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Incarto n. |
Locarno 27 maggio 2014/cv |
In nome |
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La Corte di appello e di revisione penale |
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composta dai giudici: |
Giovanna Roggero-Will, presidente, Damiano Stefani e Giovanni Celio |
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segretaria: |
Barbara Maspoli, vicecancelliera |
nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero pubblico
ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con appelli
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AP 1 ACPR 10
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contro la sentenza emanata il 18 dicembre 2013 dalla Corte delle assise criminali nei confronti di AP 1 e IM 1 |
esaminati gli atti;
ritenuto che - con sentenza 18 dicembre 2013 la Corte delle assise criminali ha dichiarato AP 1 e IM 1 autori colpevoli di:
- incendio intenzionale, per avere, in data 4 agosto 2012 a __________, incendiato un cassonetto dei rifiuti e due ombrelloni posti all'esterno del bar ACPR 8, cagionando alla ACPR 8, proprietaria del locale, un danno di lieve importanza (inferiore a fr. 1'000.-);
- ripetuto danneggiamento, per avere:
-- il 4 agosto 2012, a __________, distrutto o reso inservibile una vetrinetta e un tavolo del bar ACPR 8, cagionando un danno inferiore a fr. 1'000.-;
-- il 3 febbraio 2013, a __________, danneggiato con delle mattonelle e con calci il cofano e le portiere sinistre di una vettura della Polizia Comunale, provocando un danno complessivo di fr. 5'273.85;
- ripetuta violenza o minaccia contro i funzionari, per avere:
-- il 3 febbraio 2013, a __________, agendo in correità tra loro e con altre persone, impedito con violenza e minacce agli agenti comunali ACPR 4 e ACPR 5 di ripristinare l'ordine, tutelare la sicurezza pubblica ed impedire nuove infrazioni, rispettivamente commesso contro di loro violenze e vie di fatto mentre adempivano le loro funzioni;
-- il 24 settembre 2013, a __________ e __________, all'esterno del ACPR 8, in una pausa della partita Lugano-Ambrì Piotta, impedito ai funzionari di Polizia Isp. ACPR 1 e Isp. ACPR 2, debitamente legittimatisi e intenti a sorvegliare il comportamento dei tifosi per prevenire disordini e identificare le persone diffidate, l'esercizio delle loro funzioni;
- ripetuta aggressione, per avere:
-- il 3 febbraio 2013, a __________, partecipato ad un'aggressione in danno degli agenti ACPR 4 e ACPR 5, esercitando contro di loro atti di violenza;
-- il 24 settembre 2013, a __________ e __________, aggredito gli ispettori di Polizia ACPR 2 e ACPR 1, colpendoli con pugni, calci e corpi contundenti e cagionando loro lesioni;
- lesioni semplici, per avere, il 3 febbraio 2013, a __________, cagionato a ACPR 4 ematomi, tumefazioni e ferite alla testa, alla mandibola e alla mano destra, con conseguente trauma cranico commotivo;
- perturbamento colposo della circolazione pubblica, per avere, il 31 maggio 2013, sull'autostrada A2, portale sud del tunnel “__________”, acceso dei fumogeni posti sul terreno sovrastante l'autostrada, causando l'aspirazione del fumo all'interno della galleria, tale da interrompere repentinamente la visibilità all'interno della medesima, con conseguente blocco dei veicoli sopraggiunti e relativa messa in pericolo della vita e dell'integrità dei conducenti;
- disobbedienza a decisioni dell’autorità, per avere, il 24 settembre 2013, a __________ e __________, omesso di ottemperare al divieto di accesso agli impianti sportivi di tutta la Svizzera;
- rissa, per avere, il 24 settembre 2013, a __________ e __________, al termine della partita Lugano-Ambrì Piotta, partecipato ad un reciproco scambio di violenze con pugni, calci, pietre e altri oggetti contundenti tra sedicenti sostenitori delle due squadre, a seguito delle quali diversi appartenenti alle opposte tifoserie hanno riportato lesioni.
Con il medesimo giudizio, AP 1 è stato dichiarato autore colpevole anche di:
- lesioni semplici, per avere, il 3 febbraio 2013, a __________, nel corso del Carnevale presso il capannone di __________, colpito con un pugno in volto e con calci al corpo ACPR 7, cagionandogli escoriazioni alla mucosa boccale e alla fronte, due edemi craniali nonché escoriazioni e rigonfiamenti alle mani, alla spalla destra e alla caviglia sinistra;
- ripetute lesioni semplici aggravate (consumate e tentate), per avere, il 24 settembre 2013, a __________ e __________:
-- prima dell'inizio del derby Lugano-Ambrì Piotta, apposto sugli spalti della curva sud della pista di ghiaccio “Resega”, circa 30-40 autoadesivi che celavano lamette taglienti, allo scopo di causare lesioni agli ignari spettatori, cagionando in tal modo a ACPR 6 un taglio profondo 0,5 cm all'indice della mano destra;
-- colpito l'Isp. ACPR 1 con pugni, calci e con un corpo contundente, mentre si trovava a terra;
- danneggiamento, per avere, il 24 settembre 2013, a __________ e __________, reso inservibili le tribune della curva sud della pista di ghiaccio “Resega”, cospargendo gli spalti di sterco e pesci marci.
Sempre con la medesima pronuncia, IM 1 è stato dichiarato autore colpevole anche di:
- lesioni semplici, per avere il 24 settembre 2013, a __________ e __________, colpito l'Isp. ACPR 1 con pugni e calci mentre si trovava a terra e colpito l'isp. ACPR 2 con pugni e scaraventato lo stesso oltre la balaustra del terrazzo del ACPR 8 mentre si trovava nell'impossibilità di difendersi.
In applicazione della pena, la prima Corte ha condannato:
- AP 1 alla pena detentiva di tre anni, da dedursi il carcere preventivo e di sicurezza sofferto, a valere quale pena unica comprensiva di quella di 60 aliquote giornaliere da fr. 30.- inflittagli con DA del 22 febbraio 2012 del Ministero pubblico del canton Berna e di quella di 15 aliquote giornaliere da fr. 30.- inflittagli con DA del 30 luglio 2012 del Ministero pubblico del canton Zugo;
- IM 1 alla pena detentiva di due anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo e di sicurezza sofferto.
Entrambe le pene sono state poste al beneficio della sospensione condizionale: quella inflitta a AP 1 in ragione di due anni, mentre quella inflitta a IM 1 in ragione di 21 mesi.
Nei due casi è stato impartito un periodo di prova di cinque anni per la durata del quale sono state fissate le seguenti norme di condotta:
- obbligo di sottoporsi ad assistenza riabilitativa presso l'Ufficio del patronato;
- obbligo di risiedere presso il domicilio dei propri genitori, in occasione di ogni festeggiamento pubblico del Carnevale romano e ambrosiano in Ticino, a partire dalle ore 20.00;
- obbligo di risiedere presso il domicilio dei propri genitori in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell'Hockey Club Lugano e dell'Hockey Club Ambrì-Piotta, ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l'evento, con l'avvertenza che, in caso di inadempienza, la pena sarebbe stata ripristinata senza ulteriori ammonimenti.
Inoltre, entrambi i condannati sono stati astretti ad un trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già durante l’espiazione di pena.
AP 1 e IM 1 sono, inoltre, stati condannati, in solido, a risarcire agli accusatori privati l’importo complessivo di fr. 32'028.35 (oltre interessi), di cui fr. 1'027.85 a favore del ACPR 10.
Ordinata la confisca degli oggetti in sequestro, ai condannati sono, infine, stati caricati, in solido, con ripartizione interna in misura di un mezzo ciascuno, la tassa di giustizia e i disborsi.
preso atto che contro la sentenza della Corte delle assise criminali hanno tempestivamente annunciato di voler interporre appello sia AP 1, sia IM 1, sia il ACPR 10.
Dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, con dichiarazione di appello 25 febbraio 2014 rispettivamente 4 marzo 2014, IM 1 e AP 1 hanno precisato di impugnare i dispositivi n. 3.1.4 e 3.2.4 della sentenza di prime cure relativi alle norme di condotta che li obbligano a risiedere presso il domicilio dei genitori durante i Carnevali e le partite di hockey, postulandone la modifica.
Il ACPR 10 ha, invece, precisato di impugnare il dispositivo n. 4.3 della sentenza di primo grado relativo al risarcimento, chiedendo l’accoglimento integrale delle pretese civili da lui avanzate.
Ne discende che, in assenza di impugnazione, tutti gli altri dispositivi della sentenza 18 dicembre 2013 della Corte delle assise criminali sono passati in giudicato.
Con istanze probatorie 15 e 17 aprile 2014, IM 1 e AP 1 hanno chiesto l’assunzione agli atti dei seguenti mezzi di prova:
- audizione testimoniale:
-- della madre di AP 1, __________;
-- della madre di IM 1, __________;
-- di __________ (funzionario dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative, Torricella);
- acquisizione agli atti:
-- di rapporti scritti da parte dell’Hockey Club Lugano e dell’Hockey Club Ambrì-Piotta attestanti il numero complessivo di partite (amichevoli incluse) giocate da ognuna delle due squadre nella stagione 2013/2014;
-- della documentazione attestante il calendario completo, amichevoli comprese, della prossima stagione hockeistica.
Con istanza probatoria 22 aprile 2014, il ACPR 10 ha chiesto l’acquisizione agli atti:
- delle richieste di risarcimento datate 8 febbraio 2013 e 10 dicembre 2013;
- dell’annuncio di appello 24 dicembre 2013.
Preso atto della rinuncia all’audizione testimoniale di __________, con decreto 5 maggio 2014, la presidente di questa Corte ha accolto l’istanza probatoria formulata da IM 1, parzialmente accolto quella presentata da AP 1 e respinto quella proposta dal ACPR 10.
Ha, pertanto, ammesso l’audizione testimoniale di __________ e di __________ nonché l’acquisizione agli atti della documentazione richiesta, ma solo limitatamente a quella concernente le due compagini ticinesi.
esperito il pubblico dibattimento il 27 maggio 2014 durante il quale:
- il procuratore pubblico non si è opposto ad eventuali modifiche delle norme di condotta;
- l’avv. DI 2, patrocinatrice di AP 1, ha chiesto che la norma di condotta ordinata in prima sede venga modificata in modo tale da permettere di garantire l’esclusione del condannato dalle zone calde senza però incidere così massicciamente nella sua vita ed in quella dei suoi genitori, disponendo il controllo del suo rispetto mediante l’applicazione del braccialetto elettronico (e, quando dovesse essere a disposizione in Ticino, mediante il braccialetto munito di GPS);
- l’avv. DI 1, patrocinatore di IM 1, ha postulato la modifica della norma di condotta nel senso di obbligare il condannato a risiedere al proprio domicilio, qualunque esso sia, prevedendo il controllo del suo ossequio tramite braccialetto elettronico per la durata di un anno e prescindendo da un tale controllo per la restante parte del periodo di prova. Ha, inoltre, chiesto la reiezione dell’appello del __________.
ritenuto
Potere cognitivo della Corte d’appello penale
1. Giusta l’art. 398 cpv. 1 CPP, l’appello può essere proposto contro le sentenze dei tribunali di primo grado che pongono fine, in tutto o in parte, al procedimento. In particolare, mediante l’appello è ora possibile censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 398 cpv. 3 lett. a), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (lett. b) e l’inadeguatezza (lett. c).
Giusta l’art. 398 cpv. 2 CPP - secondo cui il tribunale d’appello esamina per estenso (“plein pouvoir d’examen”, “umfassende Überprüfung”) la sentenza in tutti i punti impugnati - il tribunale di secondo grado ha una cognizione completa in fatto e in diritto su tutti gli aspetti controversi della sentenza di prime cure.
Sulla questione della cognizione del tribunale di secondo grado il TF ha avuto modo di precisare che l’appello porta ad un nuovo e completo esame di tutte le questioni contestate e ha spiegato che la giurisdizione di seconda istanza non può limitarsi ad individuare gli errori dei giudici precedenti e a criticarne il giudizio ma deve tenere i propri dibattimenti ed emanare una nuova decisione - che sostituisce la precedente (art. 408 CPP) - secondo il proprio libero convincimento fondato sugli elementi probatori in atti e sulle risultanze delle prove autonomamente amministrate (STF 6B_715/2011 del 12 luglio 2012 consid. 2.1 che cita, fra gli altri, Eugster, in: Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, Basilea 2011, ad art. 398, n. 1, pag. 2642, confermata in STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.1; cfr., inoltre, Rapporto esplicativo concernente il Codice di procedura penale svizzero, DFGP, giugno 2001, pag. 261; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 398, n. 7, pag. 766).
L'appellante può limitare il suo appello ad alcuni punti del dispositivo del giudizio di prima istanza (art. 399 cpv. 4 CPP). In questi casi, giusta l’art. 404 cpv. 1 CPP, la giurisdizione d’appello esaminerà soltanto i punti impugnati. Il principio soffre ad ogni modo di un’importante eccezione, secondo cui, a favore dell’imputato, il potere di esame della Corte di appello si estende anche ai punti non appellati (art. 404 cpv. 2 CPP; Mini, Commentario CPP, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 398, n. 13, pag. 741).
Il TF ha recentemente precisato che, nell’ambito dei singoli punti impugnati (enumerati esaustivamente alle lettere a-g dell’art. 399 cpv. 4 CPP), il controllo della giurisdizione di appello è nuovo e completo: l’appello parziale non permette, infatti, alle parti di sottoporre al controllo del tribunale di secondo grado soltanto alcuni fatti, sottraendone altri al suo esame. Secondo l’Alta Corte, un appello parziale formulato in tal senso non va dichiarato irricevibile ma interpretato in maniera estensiva, in modo da soddisfare le esigenze dell’art. 399 cpv. 4 CPP, conformemente alla volontà del legislatore che ha voluto permettere alla giurisdizione di appello di esercitare un ampio controllo sulla causa che gli viene sottoposta (STF 6B_404/2012 del 21 gennaio 2013 consid. 2.2).
2. Sulla vita degli imputati, sui loro precedenti penali e sui fatti oggetto del procedimento penale - rimasti incontestati - si rinvia, in applicazione dell’art. 82 cpv. 4 CPP, alla motivazione della sentenza impugnata da cui risulta, in particolare, che AP 1 e IM 1 sono stati ritenuti colpevoli degli episodi qui di seguito illustrati.
a. Il 4 agosto 2012, al termine dei festeggiamenti legati alla presentazione della squadra dell’HCL, AP 1 e IM 1, insieme ad altri, hanno preso parte all’incendio di un cassonetto dei rifiuti e di due ombrelloni così come al danneggiamento di un tavolo ed alla distruzione di una vetrinetta del bar ACPR 8 che si trova in prossimità della pista di ghiaccio.
Per questi fatti sono stati condannati per incendio intenzionale e per danneggiamento.
b. Il 3 febbraio 2013, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale di __________, precisamente al momento della chiusura del capannone, AP 1 ha avuto un breve battibecco con uno dei membri dello staff della manifestazione cui ha, per finire, sferrato un pugno al volto e diversi calci al corpo, procurandogli multiple contusioni.
L’agire di AP 1 e quello di IM 1 - che era entrato nel capannone con una transenna sotto al braccio - ha richiamato l’attenzione degli agenti della polizia comunale ACPR 4 (zio AP 1) e ACPR 5 che sono quindi intervenuti per evitare che la situazione degenerasse.
Essi sono, però, stati ostacolati dai due imputati che, insieme ad altri, li hanno aggrediti, arrivando anche a lanciare contro di loro (senza colpirli) la transenna di cui sopra e dei vasi di fiori, e picchiati, tanto da causare negli agenti un stato confusionale e, rispettivamente, un trauma cranico lieve e un trauma cranico commotivo.
Gli imputati hanno, pure, preso parte al danneggiamento - messo in atto mediante mattonelle e calci - del cofano e delle portiere della vettura d’ordinanza dei poliziotti.
Per le botte date al membro dello staff, AP 1 è stato condannato per lesioni semplici, mentre per i fatti che hanno visto coinvolti gli agenti della polizia comunale i due giovani sono stati condannati per violenza o minaccia contro i funzionari, aggressione, lesioni semplici (nei confronti di ACPR 4) e danneggiamento.
c. Il 31 maggio 2013, al portale sud del tunnel autostradale denominato “__________”, AP 1 e IM 1, insieme ad altri, hanno acceso dei fumogeni posti sul terreno sovrastante la galleria. Con quel gesto, unito all’esposizione di uno striscione, essi volevano commemorare la scomparsa di un tifoso di una squadra italiana di calcio secondo l’abitudine che parrebbe vigere tra le varie fazioni di “ultras”.
Fatto sta che il denso fumo creato è stato aspirato all'interno della galleria, provocando la repentina interruzione della visibilità al suo interno ed il conseguente blocco dei veicoli sopraggiunti, ciò che ha messo in pericolo la vita e l'integrità dei conducenti.
Questo episodio è costato agli imputati la condanna per perturbamento colposo della circolazione pubblica.
d. Nel pomeriggio del 24 settembre 2013, in vista del derby di campionato fra HCL e HCAP previsto per quella sera alla Resega, AP 1, insieme ad altri, ha cosparso di sterco e di pesce marcio il settore degli spalti riservato ai tifosi della squadra avversaria (curva sud).
Essi hanno, pure, nascosto delle lamette taglienti sotto 30/40 autoadesivi che hanno apposto un po’ ovunque sugli spalti della curva sud, ciò che ha causato il lieve ferimento di una ragazza.
Durante una pausa della partita, AP 1 e IM 1 - che non hanno potuto accedere alla pista in quanto erano stati diffidati - davanti al bar ACPR 8 hanno aggredito due ispettori della polizia cantonale in borghese.
Sia AP 1 che IM 1 hanno colpito con pugni e calci uno dei due agenti sul quale AP 1 ha infierito gettandogli sulla nuca una lattina di birra nel momento in cui questi si è accasciato al suolo a seguito dei colpi ricevuti.
Inoltre, IM 1 se l’è presa anche con l’altro agente, colpendolo con dei pugni e buttandolo oltre la balaustra del terrazzo del bar.
Entrambi i poliziotti hanno subito delle lesioni.
Alla fine della partita, poi, AP 1 e IM 1 hanno partecipato alla rissa che ha avuto luogo nella zona del cimitero, dove le due opposte fazioni di ultras si erano date appuntamento per affrontarsi.
Questi fatti hanno portato alla condanna degli imputati per disobbedienza a decisioni dell’autorità (avendo essi omesso di ottemperare al divieto di accesso agli impianti sportivi di tutta la Svizzera), violenza o minaccia contro i funzionari, aggressione e rissa.
Per il pestaggio degli ispettori di polizia, IM 1 è stato condannato per lesioni semplici.
Per quello scontro e per l’apposizione delle lamette, AP 1 è stato ritenuto colpevole di ripetute lesioni semplici aggravate (consumate e tentate), mentre per avere imbrattato gli spalti è stato condannato per danneggiamento.
e. Per tutti i reati commessi, a AP 1 è stata inflitta una pena detentiva di tre anni, da dedursi il carcere preventivo e di sicurezza sofferto, a valere quale pena unica comprensiva di quella di 60 aliquote giornaliere da fr. 30.- inflittagli con DA del 22 febbraio 2012 del Ministero pubblico del canton Berna e di quella di 15 aliquote giornaliere da fr. 30.- inflittagli con DA del 30 luglio 2012 del Ministero pubblico del canton Zugo. La pena è stata sospesa condizionalmente in ragione di due anni.
A IM 1 è, invece, stata irrogata una pena detentiva di due anni e sei mesi, da dedursi il carcere preventivo e di sicurezza sofferto, sospesa condizionalmente in ragione di 21 mesi.
Nei due casi è stato impartito un periodo di prova di cinque anni per la durata del quale sono state fissate le seguenti norme di condotta:
- obbligo di sottoporsi ad assistenza riabilitativa presso l'Ufficio del patronato;
- obbligo di risiedere presso il domicilio dei propri genitori, in occasione di ogni festeggiamento pubblico del Carnevale romano e ambrosiano in Ticino, a partire dalle ore 20.00;
- obbligo di risiedere presso il domicilio dei propri genitori in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell'Hockey Club Lugano e dell'Hockey Club Ambri-Piotta, ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l'evento. A quest’ultima norma di condotta è stata aggiunta l'avvertenza che, in caso di inadempienza, la pena sarebbe stata ripristinata senza ulteriori ammonimenti.
Inoltre, nei confronti di entrambi i condannati è stato ordinato un trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già durante l’espiazione di pena.
Appelli di AP 1 e IM 1
3. La dichiarazione di colpevolezza per i reati sopra elencati, la commisurazione delle pene detentive, la concessione della sospensione condizionale soltanto parziale, la durata del periodo di prova, la norma di condotta che obbliga i condannati a sottoporsi ad assistenza riabilitativa così come la misura del trattamento ambulatoriale sono rimaste incontestate e sono, quindi, passate in giudicato.
Soltanto la norma di condotta che obbliga i condannati a risiedere presso il domicilio dei genitori durante determinati momenti ritenuti pericolosi (Carnevali e partite di hockey di HCL e HCAP) è oggetto di impugnazione. Con i loro appelli, infatti, AP 1 e IM 1 chiedono, sostanzialmente, che la norma di condotta impartita in prima sede venga sostituita con una norma di condotta meno incisiva e meno vincolante per loro e per i loro genitori.
4. L’art. 44 CP - che al suo cpv. 3 prevede che il giudice debba spiegare al condannato l’importanza e le conseguenze della sospensione condizionale - dispone che, in caso di sospensione totale o parziale dell’esecuzione della pena, il giudice impartisce al condannato un periodo di prova da uno a cinque anni (cpv. 1) e può, per la durata del periodo di prova, ordinare un’assistenza riabilitativa e impartire norme di condotta (cpv. 2).
Secondo l’art. 94 CP, le norme di condotta che il giudice può impartire al condannato per il periodo di prova - il cui rispetto è controllato dall’Ufficio di patronato (cfr. art. 8 cpv. 2 del Regolamento sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti) - concernono, in particolare, l’esercizio di una professione, la dimora, la guida di un veicolo a motore, la riparazione del danno nonché la cura medica e psicologica.
5. L’assistenza riabilitativa e le norme di condotta rappresentano un tipo particolare di misure di sostegno: hanno carattere ambulatoriale e mirano a ridurre il pericolo di recidiva durante il periodo di prova (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del Codice penale svizzero e del Codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, pag. 138). Trattasi di misure accessorie alla sospensione condizionale della pena che devono rispondere al medesimo scopo di prevenzione speciale e di reintegrazione sociale che caratterizza la sospensione condizionale di cui sono il complemento: esse sono, infatti, destinate a favorire l’emendamento duraturo del condannato (STF 6B_32/2008 del 13.5.2008 consid. 3.1; DTF 107 IV 88 consid. 3a; 105 IV 289; 105 IV 234 consid. 2c; 102 IV 8 consid. 2b; Trechsel/Aebersold, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 44, n. 6, pag. 252 e ad art. 94, n. 3, pag. 515; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, AT II, Berna 2006, § 5, n. 72, pag. 153; Schneider/Garré, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2013, ad art. 44, n. 26, pag. 860; Imperatori, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2013, ad art. 94, n. 3 e 6, pag. 1880 e n. 9, pag. 1881; Perrin, Commentaire romand, CP I, Basilea 2009, ad art. 94, n. 10, pag. 896).
Assistenza riabilitativa e norme di condotta possono essere previste unicamente se sono indispensabili affinché possa essere formulata una prognosi favorevole (Messaggio, pag. 142 e 143; Perrin, op. cit., ad art. 95, n. 6, pag. 909).
Esse non possono protrarsi oltre il periodo di prova ma possono, eventualmente, coprire un periodo più limitato nel tempo (STF 6S.79/2001 del 26.2.2001 consid. 2c; DTF 77 IV 71 consid. 4; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 516; Perrin. op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897-898).
6. Le norme di condotta sono misure vincolanti che concernono campi specifici e che vengono imposte al condannato per distoglierlo dalla delinquenza o per ridurre al massimo il rischio di recidiva (DTF 130 IV 1 consid. 2.2; 107 IV 88 consid. 3a; 105 IV 234 consid. 2c; 102 IV 8 consid. 2; 77 IV 71 consid. 1).
Esse possono imporre al condannato l’obbligo di fare o di astenersi dal fare una determinata cosa (Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 29, pag. 861; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 6, pag. 1880; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 30, pag. 903).
a. L’elenco contenuto nell’art. 94 CP non è esaustivo (Messaggio, pag. 141; Trechsel/Aebersold, op. cit, ad art. 94, n. 2, pag. 515; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 74, pag. 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 26, pag. 860, n. 36, pag. 862 e n. 45, pag. 864; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 19, pag. 1884; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 29, pag. 903).
Può essere impartita una sola norma di condotta o, eccezionalmente, più norme di condotta contemporaneamente (Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 37, pag. 862; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 898): in un caso come nell’altro, esse possono essere accompagnate dall’assistenza riabilitativa o meno (Schneider/Garré, op. cit., ad art. 94, n. 1, pag. 1880; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 898).
b. La scelta e il contenuto delle norme di condotta devono essere conformi allo scopo della sospensione condizionale - ovvero l’emendamento duraturo del condannato (STF 6B_1/2012 del 18.4.2012 consid. 2.3.1; 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; DTF 130 IV 1 consid. 2.1; 106 IV 325 consid. 1; 105 IV 289; 105 IV 234 consid. 2c; 103 IV 134 consid. 2; 102 IV 8 consid. 1; 100 IV 252 consid. 2; 95 IV 121 consid. 2; 94 IV 11 consid. 1; 77 IV 71 consid. 1; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 27, pag. 860; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 10, pag. 896 e n. 12, pag. 897).
Devono ispirarsi a considerazioni pedagogiche, sociologiche e mediche (STF 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; DTF 107 IV 88 consid. 3a; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9, pag. 1881; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897) ed avere un rapporto diretto con le circostanze in cui è stato commesso il reato (DTF 108 IV 152 consid. 3b; 102 IV 8 consid. 1; 77 IV 71 consid. 1; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 515; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 31, pag. 861; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9, pag. 1881; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897 e n. 30, pag. 903).
c. Le norme di condotta sono concepite in primo luogo nell’interesse del condannato in modo tale che gli sia ragionevolmente possibile rispettarle (Messaggio, pag. 141; STF 6B_1/2012 del 18.4.2012 consid. 2.3.1; 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; 6B_32/2008 del 13.5.2008 consid. 3.3; DTF 130 IV 1 consid. 2.1 e 2.2; 108 IV 152 consid. 3a; 106 IV 325 consid. 1; 105 IV 289; 105 IV 234 consid. 2c; 103 IV 134 consid. 2; 94 IV 11 consid. 1; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 153 e n. 73, pag. 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 27, pag. 860 e n. 36, pag. 861; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9 e 11, pag. 1881; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896).
Il giudice non può impartire norme di condotta che già al momento della decisione si rivelano irrealizzabili o irragionevoli: tali norme di condotta non sarebbero solo insensate ma scoraggerebbero anche il condannato e ne pregiudicherebbero il miglioramento (DTF 105 IV 289; 103 IV 134 consid.2; 100 IV 252 consid. 2; 100 IV 197 consid. 3; 94 IV 11 consid. 1; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 515 e n. 12, pag. 518; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 153; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 26 e 27, pag. 860; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 1881). Le norme di condotta non devono, quindi, essere insopportabili, troppo rigorose o troppo dure (STF 6B_1/2012 del 18.4.2012 consid. 2.3.2; DTF 106 IV 325 consid. 2a e 2c), né possono essere contrarie all’ordinamento giuridico (DTF 103 IV 134 consid. 2). Inammissibili sono anche le norme di condotta la cui realizzazione dipende da terzi (SJZ 58 (1962), n. 69; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 12, pag. 518) o quelle che ledono la sfera personale del condannato (Trechsel/Aebersold, op, cit., ad art. 94, n. 12, pag. 518; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 73 e nota 125, pag. 154 e n. 82, pag. 159; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 47, pag. 865; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 21, pag. 1884; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 15, pag. 898). Pure inammissibili sono le norme di condotta dalle quali non ci si può attendere un miglioramento duraturo del condannato o quando, in luogo di quelle ordinate, potevano esserne impartite altre più adeguate (DTF 106 IV 325 consid. 2b e 2c; 102 IV 8 consid. 1).
d. Le norme di condotta devono essere atte ad avere un effetto educativo tendente a ridurre il rischio di recidiva (STF 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; 6B_32/2008 del 13.5.2008 consid. 3.1 e 3.3; DTF 130 IV 1 consid. 2.1; 108 IV 152 consid. 3a; 107 IV 88 consid. 3a; 106 IV 325 consid. 1; 105 IV 234 consid. 2c; 103 IV 134 consid. 2; 100 IV 252 consid. 2; 95 IV 121 consid. 2; 94 IV 11 consid.1; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 153 e 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 27, pag. 860; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896). Un tale effetto si ha quando esse inducono il condannato alla riflessione e, per un determinato periodo di tempo, gli richiamano costantemente alla mente l’illegalità del suo comportamento (DTF 106 IV 325 consid. 2b; 102 IV 8 consid. 2; 77 IV 71 consid. 1).
A dettare la scelta delle norme di condotta saranno, dunque, considerazioni di prevenzione speciale e non di prevenzione generale (DTF 120 IV 1 consid. 2; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 153; Kuhn, Commentaire romand, CP I, Basilea 2009, ad art. 44, n. 16, pag. 448; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896).
Ma prevenire la recidiva significa anche proteggere i terzi: se non possono avere quale unico obiettivo la protezione della collettività pubblica, le norme di condotta contribuiscono nondimeno indirettamente alla salvaguardia della sicurezza pubblica nella misura in cui aiutano il condannato a dar buona prova di sé e a non ricadere nella delinquenza (Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 27, pag. 860). Così, oltre che all’interesse del condannato, le norme di condotta possono tendere anche alla protezione di un bene giuridico: più il suo valore è alto, più vincolante possono essere le norme di condotta (Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 30 e 36, pag. 861; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896).
e. La scelta e il contenuto delle norme di condotta - che rientrano nel potere di apprezzamento del giudice (DTF 106 IV 325 consid. 1; 105 IV 289; 103 IV 134 consid. 2; 102 IV 8 consid. 1; 101 Ib 452 consid. 2; 95 IV 121 consid. 2; 94 IV 11 consid. 1; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 516; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 37, pag. 862; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897) - trovano il loro limite nel divieto dell’arbitrio e nel divieto di perseguire uno scopo estraneo all’istituzione della sospensione condizionale (DTF 130 IV 1 consid. 2.2; 107 IV 88 consid. 3a; 102 IV 8 consid. 2; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897).
Lo scopo delle norme di condotta non può, quindi, essere esclusivamente o prevalentemente quello di punire ulteriormente il condannato, di danneggiarlo o di proteggere la società da lui (Messaggio, pag. 141; STF 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; 6B_32/2008 del 13.5.2008 consid. 3.3; DTF 130 IV 1 consid. 2.1 e 2.2; 107 IV 88 consid. 3a; 106 IV 325 consid. 1; 105 IV 289; 105 IV 234 consid. 2c; 103 IV 134 consid. 2; 102 IV 8 consid. 2b; 100 IV 252 consid. 2; 94 IV 11 consid. 1; 77 IV 71 consid. 4; Trechsel/Aebersold, op. cit, ad art. 94, n. 3, pag. 515 e 516 e n. 12, pag. 518; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 72, pag. 153; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 27, pag. 860 e n. 49, pag. 866; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896 e n. 12, pag. 897). Esse non possono essere impartite in sostituzione di una pena sospesa condizionalmente e non possono essere fissate in funzione della colpa del condannato (cfr. DTF 108 IV 152 consid. 3a; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 31, pag. 861; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9, pag. 1881).
f. Benché il loro ruolo non possa essere esclusivamente o prevalentemente punitivo, le norme di condotta comportano un intervento nella libertà dell’interessato ed un impatto sui suoi diritti fondamentali (Messaggio, pag. 141; STF 6S.79/2001 del 26.2.2001 consid. 2c; DTF 108 IV 152 consid. 3a; 105 IV 289; 103 IV 134 consid. 3; 102 IV 8 consid. 1 e 2b; 77 IV 71 consid. 4). Il fatto che esse vengano recepite come una cosa negativa, costino un certo sforzo al condannato e costituiscano una certa ingerenza nel suo attuale stile di vita non rende le norme di condotta inammissibili (STF 6B_756/2007 del 19.5.2008 consid. 2.3.; DTF 137 IV 72 consid. 2.4; 106 IV 325 consid. 2a; 105 IV 289; 102 IV 8 consid. 1 e 2b; 95 IV 121 consid. 2; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9, pag. 1881): del resto, è proprio tale sforzo che deve indurre il condannato a maturare e a prendere maggiormente coscienza delle sue responsabilità, mettendolo così al riparo dalla recidiva (DTF 106 IV 325 consid. 2a; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 13, pag. 897).
g. Le norme di condotta devono rispettare il principio della proporzionalità (DTF 130 IV 1 consid.2.2; 107 IV 88 consid. 3a; 105 IV 289; 102 IV 8 consid. 1; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 515; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 73, pag. 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 26, pag. 860; Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 7, pag. 1880 e n. 10, pag. 1881) e non possono intaccare la personalità del condannato più di quanto farebbe l’esecuzione della pena sospesa (Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 73, pag. 154; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 30, pag. 861; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 11, pag. 896 e n. 30, pag. 903).
Affinché il principio della proporzionalità sia rispettato, una norma di condotta in sé ragionevole non deve imporre al condannato, alla luce della sua situazione, un sacrificio eccessivo e deve tenere conto della natura e della gravità del reato commesso e di quelli da prevenire nonché dell’importanza del rischio di recidiva (DTF 130 IV 1 consid.2.2; 108 IV 152 consid. 3b; 107 IV 88 consid. 3a; 105 IV 289; 102 IV 8 consid. 1; 77 IV 71 consid. 1; STF 6B_626/2008 dell’11.11.2008 consid. 6.1; 6S.79/2001 del 26.2.2001 consid. 2c; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 31, pag. 861; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897; di parere parzialmente discordante: Imperatori, op. cit., ad art. 94, n. 9 e 10, pag. 1881 e Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 73, pag. 154 secondo i quali la gravità del reato commesso è irrilevante).
h. La pronuncia di norme di condotta non dipende dall’accordo del condannato (Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 94, n. 3, pag. 516; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 37, pag. 862; Perrin, op. cit., ad art. 94, n. 14, pag. 897). Tuttavia, davanti al fermo rifiuto manifestato dal condannato di rispettare una determinata norma di condotta, il giudice deve verificare se ne esistono altre adatte allo scopo e, se non ne trova, deve rinunciare alla sospensione condizionale in quanto, in tali circostanze, non può essere formulata alcuna prognosi favorevole (DTF 101 Ib 452 consid. 3; Perrin, op. cit., ad art. 95, n. 8, pag. 910).
7. Questa Corte ha ritenuto sproporzionata la norma di condotta impartita in prima sede che obbliga i condannati a risiedere presso il domicilio dei genitori in occasione di ogni festeggiamento pubblico del Carnevale romano e ambrosiano in Ticino (a partire dalle 20.00) e in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell’HCL e dell’HCAP (ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l’evento).
Già a livello temporale la norma di condotta implica per i condannati un aggravio eccessivo.
Infatti, così come risulta dai calcoli effettuati dalla difesa di AP 1 durante il dibattimento di appello, con una tale norma di condotta i condannati rischierebbero di dover rimanere a casa dei genitori:
- per circa 60 serate in relazione alla regular season di hockey (calcolando che ognuna delle due squadre interessate gioca 25 partite in casa e 25 partite in trasferta e aggiungendo una decina di serate circa per tener conto del fatto che non sempre le due squadre giocano in contemporanea);
- per 16 partite di play off (secondo una stima di otto partite per squadra interessata);
- per 20 amichevoli (stimando 10 partite per squadra interessata);
- per 10 partite di coppa Svizzera (cinque per squadra interessata).
Il tutto su un arco temporale di circa nove mesi, ritenuto come la stagione hockeistica inizi ad agosto e finisca ad aprile.
Se a ciò si aggiungono i Carnevali principali, si ha che la norma di condotta interessa circa 110 giorni all’anno.
Se si considera che l’obbligo di residenza al domicilio dei genitori copre una fascia oraria che va, per le partite, dalle 17.30 alla mezzanotte (per complessive 6 ore e 30 minuti) e, per i Carnevali, dalle 20.00 alle 6.00 (per complessive 10 ore), risulta che l’aggravio imposto dalla norma di condotta corrisponde ad almeno 50 giorni effettivi all’anno, quindi, almeno 250 giorni effettivi sull’arco dei cinque anni del periodo di prova. Così come sostenuto da entrambe le difese, ciò equivale, in termini di tempo, a circa un anno di carcere (cfr. art. 86 cpv. 1 CP).
A livello temporale, la norma di condotta appare, quindi, lesiva del principio della proporzionalità nella misura in cui, al di là del luogo di esecuzione, essa corrisponde, nella sua materialità, ad una pena detentiva scontata nella forma della semiprigionia.
A ciò aggiungasi che, non permettendo loro di uscire in tutte quelle occasioni (che cadono anche e soprattutto nel fine settimana), la norma di condotta - cui i primi giudici hanno chiaramente attribuito una finalità punitiva che non le appartiene - ostacola pesantemente i condannati nella loro vita sociale.
Inoltre, per quanto concerne l’obbligo di risiedere a casa dei genitori, la norma di condotta è totalmente inadeguata dato che non tiene conto della possibile evoluzione della vita dei due ragazzi che, se è vero che attualmente vivono ancora a casa dei genitori, in futuro forse vorranno rendersi autonomi. La norma di condotta comporta, quindi, per i condannati svantaggi eccessivi anche nella misura in cui, così come formulata, impedisce loro di rendersi autonomi dai propri genitori.
Questa Corte - che condivide la necessità di prevedere una misura di accompagnamento alla sospensione condizionale - ha, così, ritenuto di dover modificare la norma di condotta impartita in primo grado.
In considerazione del rischio di recidiva presentato da AP 1 e da IM 1, questa Corte ha ritenuto proporzionale e adeguata a supportare la prognosi ancora claudicante una norma di condotta che obblighi i condannati a risiedere, non al domicilio dei loro genitori, bensì al loro domicilio (qualunque esso sia) per un periodo di tempo limitato a soli tre anni (quindi, ridotto rispetto a quello previsto dai primi giudici).
Per il primo anno ha, inoltre, previsto che il rispetto della norma di condotta venga controllato mediante l’applicazione del braccialetto elettronico. Al proposito, si annota qui, a titolo abbondanziale, che l’obbligo di risiedere a casa dei genitori non avrebbe fornito, per ovvi motivi, la stessa garanzia di ossequio della norma di condotta.
Per i successivi due anni del periodo di prova, questa Corte ha ritenuto sufficiente una norma di condotta che impedisca ai condannati di accedere alle piste di ghiaccio e alla zona immediatamente circostante per un raggio di un chilometro in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell’HCL e dell’HCAP, ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l’evento.
Si noti che, nell’impartire la norma di condotta, questa Corte ha volutamente tralasciato l’avvertenza erroneamente figurante nella sentenza impugnata secondo cui “in caso di inadempienza, la pena sarà ripristinata senza ulteriori ammonimenti” nella misura in cui l’inadempienza della norma di condotta ancora non basta per provocare un tale effetto: essa deve essere colpevole (DTF 118 IV 330 consid. 3c; 100 IV 197 consid. 1; Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 95, n. 5, pag. 520; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 100, pag. 167; Schneider/Garré, op. cit., ad art. 44, n. 33, pag. 861) e deve indiziare che il condannato recidiverà (Trechsel/Aebersold, op. cit., ad art. 95, n. 10, pag. 521; Stratenwerth, op. cit., § 5, n. 101, pag. 167, n. 102, pag. 167-168 e n. 107, pag. 169; Imperatori, op. cit., ad art. 95, n. 16, pag. 1890; Perrin, op. cit., ad art 95, n. 21, pag. 915).
Appello del ACPR 10
8.
8.1. In primo grado, AP 1 e IM 1 sono pure stati condannati, in solido, a risarcire all’accusatore privato comune di __________ la somma di fr. 1'027.85, i primi giudici avendo ritenuto “che per il resto il danno appare senz’altro coperto dalla compagnia assicurativa”.
8.2. Con il suo appello, il ACPR 10 (di cui __________ è una frazione) contesta l’importo riconosciuto a suo favore e chiede che le sue pretese civili - ammontanti complessivamente a fr. 6'750.80 - vengano interamente accolte.
8.3. Secondo l’art. 126 cpv. 1 CPP, il giudice pronuncia sull’azione civile promossa in via adesiva se dichiara colpevole l’imputato (lett. a) o se assolve l’imputato e la fattispecie è matura per la pronuncia di merito (lett. b).
8.4. La motivazione con cui i primi giudici hanno respinto le pretese civili eccedenti l’importo da loro riconosciuto a favore del Comune non può essere condivisa.
Determinante non è, infatti, quello che “senz’altro appare” o “senz’altro” sarà, bensì l’effettiva situazione esistente al momento della decisione. Se a quel punto il danno è già stato coperto da un’assicurazione, la vittima non ha più pretese da vantare e l’autore non può, di conseguenza, essere condannato al risarcimento (riservate restando eventuali azioni di regresso dell’assicurazione nei suoi confronti). Ma se, come in casu (doc. TPC 50 e doc. CARP XXIX), l’assicurazione non ha ancora versato alcun indennizzo, sono in primo luogo gli autori del reato che ha provocato il danno a doverne rispondere (cfr. art. 51 cpv. 2 CO).
Oltre alla somma di fr. 1'027.85 già riconosciuto, in prima sede -corrispondente al salario degli agenti della polizia, vittime dell’agire dei condannati, non coperto dall’assicurazione (pari, in realtà, a fr. 1'027.95) - AP 1 e IM 1 sono, quindi, tenuti a risarcire al ACPR 10 anche l’importo di fr. 5'273.85 per il danno subito alla vettura di servizio dei poliziotti e quello di fr. 449.- per il danno causato alla divisa di servizio e la fondina dell’arma in dotazione all’agente ACPR 4.
In accoglimento dell’appello dell’accusatore privato, AP 1 e IM 1 sono quindi condannati, in solido, a versare al ACPR 10 l’importo complessivo di fr. 6'750.80.
Tassazione della nota di onorario
9. Al punto n. 6 del dispositivo del giudizio impugnato - non oggetto di impugnazione e, dunque, passato in giudicato - la Corte delle assise criminali ha indicato che la retribuzione del difensore d’ufficio sarà stabilita con decisione separata, ciò che presuppone l’emanazione, da parte sua, di un’ulteriore decisione di tassazione.
Con il presente giudizio, questa Corte si limita, pertanto, a tassare le prestazioni del difensore d’ufficio relative alla procedura d’appello.
La nota di onorario dell’avv. DI 2 - datata 26 maggio 2014 e prodotta al dibattimento di appello (doc. dib. d’appello 2) - è stata approvata per fr. 5'621.85 complessivi (corrispondenti a fr. 5'000.- di onorario, fr. 205.40 di spese e fr. 416.45 di IVA), le prestazioni eccedenti tale importo esorbitando quanto coperto dall’assistenza giudiziaria che, secondo costante giurisprudenza e unanime dottrina, rimunera soltanto gli interventi strettamente necessari ad una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato, lo Stato non dovendo, tra l’altro, assumersi, in tale ambito, prestazioni di sostegno morale o di aiuto sociale (STF del 12.11.2007 inc. 6B_464/2007 consid. 4; per il Ticino, vedi Consiglio di Moderazione 21.06.1995, in re avv. B.; 08.11.1996, in re avv. B.; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2009, ad art. 135, n. 3, pag. 236; Lieber in Donatsch/Hansjakob/Lieber, Kommentar zur Schweizerischen Strafprozessordnung (StPO), Zurigo 2010, ad art. 135, n. 8, pag. 581; Bernasconi ed altri, Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo/San Gallo 2010, ad art. 135, n. 4, pag. 290).
Spese
10. Visto che gli appelli vertevano su di un aspetto molto limitato della sentenza di primo grado e che, quand’anche i primi giudici avessero deciso a loro favore, nulla sarebbe cambiato a livello di spese, questa Corte ha confermato l’attribuzione degli oneri processuali relativi al procedimento di prima sede così come stabiliti nella sentenza impugnata.
Gli oneri processuali d’appello seguono la soccombenza (art. 428 cpv. 1 CPP) e sono, pertanto, posti a carico dello Stato che rifonderà a IM 1 fr. 5'000.- a titolo di indennità ex art. 436 cpv. 2 CPP.
AP 1 non ha diritto ad alcun indennizzo nella misura in cui egli è al beneficio dell’assistenza giudiziaria.
Per questi motivi,
visti gli art. 77, 80, 81, 84, 122 e segg., 135, 348 e segg., 379 e segg. e 398 e segg. CPP;
44, 93 e 94 CP;
nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG e, sulle ripetibili, l’art. 436 CPP rispettivamente il Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziari e per la fissazione delle ripetibili,
dichiara e pronuncia:
1. Gli appelli presentati da AP 1, da IM 1 e dal ACPR 10 sono accolti.
Di conseguenza,
ricordato che, in assenza di impugnazione, sono passati in giudicato tutti i dispositivi della sentenza 18 dicembre 2013 della Corte delle assise criminali ad eccezione dei dispositivi n. 3.1.4 e 3.2.4 nonché del dispositivo n. 4.3:
1.1. oltre all’obbligo di sottoporsi all’assistenza riabilitativa presso l’Ufficio del patronato, nei confronti di AP 1 e di IM 1 sono ordinate le seguenti norme di condotta:
1.1.1. per i primi tre anni del periodo di prova:
- obbligo di risiedere al proprio domicilio in occasione di ogni festeggiamento pubblico del Carnevale romano e ambrosiano in Ticino, a partire dalle ore 20.00;
- obbligo di risiedere al proprio domicilio in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell’Hockey Club Lugano e dell’Hockey Club Ambrì-Piotta, ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l’evento.
Per la durata di un anno, il rispetto dell’obbligo di residenza è sorvegliato mediante l’applicazione, ad ognuno dei condannati, di un braccialetto elettronico;
1.1.2. per i due anni successivi:
- divieto di accedere alle zone in cui si festeggia pubblicamente il Carnevale romano e ambrosiano in Ticino, a partire dalle ore 20.00;
- divieto di accedere alle piste di ghiaccio ed alla zona immediatamente circostante per un raggio di un chilometro, in occasione di ogni partita di campionato e amichevole, in casa o in trasferta in Svizzera, dell’Hockey Club Lugano e dell’Hockey Club Ambrì-Piotta, ininterrottamente da due ore prima fino a due ore dopo l’evento;
1.2. AP 1 e IM 1 sono condannati, in solido, a versare all’accusatore privato ACPR 10 (__________) fr. 6'750.80 a titolo di risarcimento danni.
2. I condannati sono ricondotti in carcere per la prosecuzione dell’espiazione della pena detentiva.
3.1. La nota professionale dell’avv. DI 2, limitatamente al procedimento di appello, è approvata per:
- onorario fr. 5'000.00
- spese fr. 205.40
- IVA (8% dal 1.1.2011) fr. 416.45
Totale fr. 5'621.85
a carico dello Stato (voce contabile 117.023).
3.2. Contro la presente decisione è dato reclamo entro 10 giorni dalla notificazione al Tribunale penale federale, 6501 Bellinzona.
3.3. La richiesta di pagamento deve essere inviata, da parte del patrocinatore, all’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative della Divisione della giustizia, Via Naravazz 1, 6808 Torricella-Taverne, allegando l’originale del presente dispositivo e la nota d’onorario.
4. È confermata l’attribuzione della tassa di giustizia di fr. 2'000.- e dei disborsi relativi al procedimento di prima sede così come stabilita dai primi giudici.
5. Gli oneri processuali degli appelli, consistenti in:
- tassa di giustizia fr. 1'500.00
- altri disborsi fr. 200.00
fr. 1'700.00
sono posti a carico dello Stato che rifonderà a IM 1 fr. 5'000.- a titolo di ripetibili. Nulla è invece dovuto a AP 1, al beneficio dell’assistenza giudiziaria.
6. Intimazione a:
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7. Comunicazione a:
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- Corte delle assise criminali, 6901 Lugano - Comando della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), Via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona - Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona - Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, Via Bossi 3, 6900 Lugano - Ufficio assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano - Direzione del carcere penale La Stampa, CP 6277, 6901 Lugano
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Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente La segretaria
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.