Incarto n.
17.2015.187

Locarno

21 aprile 2016/mi

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

 

La Corte di appello e di revisione penale

 

 

composta dai giudici:

Giovanna Roggero-Will, presidente,

Damiano Stefani e Francesca Lepori Colombo

 

segretaria:

Sara Lavizzari, vicecancelliera

 

 

nell’ambito del procedimento penale condotto dal Ministero pubblico

 

sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con annuncio del 2 settembre 2015 da

 

 

AP 1

 

rappr. dall' DI 1

 

 

contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 25 agosto 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona (motivazione scritta intimata il 12 novembre 2015)

 

 

richiamata la dichiarazione di appello 4 dicembre 2015;

 

esaminati gli atti;

 

 

ritenuto che              -   con decreto d’accusa n. 1690/2014 dell’8 aprile 2014 il procuratore pubblico ha ritenuto AP 1 autore colpevole di:

 

                                         1.   impedimento di atti dell’autorità per avere, a __________, nel Comune di __________, in data 10 novembre 2013, impedito ai guardiacaccia __________ e __________ di procedere ad un atto che rientra nelle loro attribuzioni, e meglio, per essersi sottratto ad un loro controllo, durante un servizio di sorveglianza nell’ambito della caccia bassa da loro svolto, dandosi alla fuga, omettendo di ottemperare alla loro ingiunzione di fermarsi, facendo perdere in seguito le sue tracce;

 

                                         2.   infrazione alla Legge federale sulla caccia per avere, in località __________ (Comune di __________), in data 10 novembre 2013, intenzionalmente e senza essere autorizzato, ucciso un francolino di monte (animale di specie protetta); la selvaggina da lui indebitamente abbattuta è stata in seguito abbandonata dall’imputato nel corso della fuga di cui al punto 1, recuperata e sequestrata dai guardiacaccia il medesimo giorno;

 

                                         3.   contravvenzione alla Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici per avere, in località __________ (Comune di __________), in data 10 novembre 2013, intenzionalmente e senza essere autorizzato, abbattuto un secondo esemplare di lepre variabile, in urto con quanto prescritto dalla legge cantonale che vieta l’uccisione di più un capo di lepre comune o di lepre variabile al giorno; il selvatico da lui indebitamente cacciato è stato abbandonato dall’imputato nel corso della fuga di cui al punto 1 e sequestrato dai guardiacaccia.

 

Il procuratore pubblico ha proposto la condanna di AP 1 alla pena pecuniaria - sospesa condizionalmente per un periodo di prova di due anni - di 15 aliquote giornaliere di fr. 140.- ciascuna (per complessivi fr. 2'100.-), alla multa di fr. 300.-, alla devoluzione allo Stato (Fondo di intervento selvaggina) di un risarcimento di fr. 500.- (fr. 250.- per il francolino di monte e fr. 250.- per la lepre variabile) e al pagamento di tasse e spese di giustizia. Il magistrato inquirente ha, inoltre, proposto di privare l’imputato dell’autorizzazione al diritto di cacciare per la durata di un anno, oltre che ordinato il sequestro e la successiva confisca e distruzione del sacchetto di plastica bianca contenente il cadavere del francolino di monte e del sacchetto di platica verde contenente il cadavere di lepre variabile (già disposti dai guardiacaccia).

 

                                     -   A seguito della tempestiva opposizione di AP 1, con sentenza 25 agosto 2015 (intimata il 12 novembre 2015), il giudice della Pretura penale ha confermato le imputazioni e le proposte di pena di cui al DA, ad eccezione dell’ammontare dell’aliquota giornaliera che è stato ridotto da fr. 140.- a fr. 120.-. Il pretore ha, inoltre, condannato l’imputato al pagamento della tassa e delle spese giudiziarie di fr. 1'470.- e ordinato la confisca e la distruzione dei sacchetti di plastica contenenti i corpi del francolino di monte e della lepre variabile.

 

                                     -   Contro la sentenza del giudice della Pretura penale AP 1 ha tempestivamente annunciato di voler interporre appello e, dopo avere ricevuto la motivazione scritta della pronuncia, ha confermato tale sua volontà con dichiarazione 4 dicembre 2015 in cui ha precisato di impugnare i dispositivi n. 1, 2 e 3 della sentenza di prime cure, postulando il suo proscioglimento e protestando tasse, spese e ripetibili (III).

 

                                     -   La presidente di questa Corte ha assegnato alle parti un termine di 5 giorni per comunicare il loro consenso allo svolgimento del procedimento d’appello con procedura scritta (IV). L’imputato non vi ha acconsentito (VII).

 

 

esperito                         il pubblico dibattimento il 14 aprile 2015 durante il quale:

 

-   Il Dipartimento del territorio, rappresentato dal signor __________ dell’Ufficio caccia e pesca, ha chiesto la conferma dell’impugnato giudizio;

                                         -  l’appellante ha postulato il suo proscioglimento da ogni accusa e il riconoscimento di un’indennità ex art. 429 CPP per le spese legali sostenute;

 

 

considerando

 

                                         L’accusato

 

                                   1.   AP 1 è nato il __________ a __________.

                                         Celibe e padre di un figlio maggiorenne, ormai autosufficiente, vive con i genitori ad __________.

                                         E’ cacciatore da oltre vent’anni (verb. interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. primo grado, pag. 1).

                                         Di professione muratore, lavora per __________ con un reddito mensile netto di circa fr. 4'600.- / fr. 4'700.- per tredici mensilità (verb. interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. primo grado, pag. 2; verb. dib. d’appello, pag. 2). Nel 2013 ha conseguito un reddito fiscalmente imponibile di fr. 75’533.- (cfr. doc. 17 pretura penale).

 

                                         AP 1 è incensurato (doc. 17 pretura penale).

                                        

 

                                         Inchiesta e dibattimento di primo grado

 

                                   2.

                                   a.   Alle 7.30 della mattina del 10 novembre 2013, i guardiacaccia __________ e __________ si trovavano appostati nel Comune di __________, più precisamente in zona __________, per sorvegliare l’esercizio della caccia bassa (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1). Ad un certo momento - a causa dell’abbaiare e del tintinnio dei campanellini appesi ai loro collari - hanno notato la presenza di due cani da caccia, intenti a cercare selvaggina (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1). Hanno, pertanto, deciso di rimanere in zona e, verso le 09.20, hanno sentito un primo colpo di fucile, senza però individuare nessun cacciatore.

                                         Sentito un secondo colpo di fucile alle 10.30 circa, __________ e __________ si sono diretti verso il luogo di provenienza dello sparo e, una decina di minuti dopo, hanno avvistato un cacciatore appostato in una valletta distante circa 50 metri dalla loro posizione (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1; verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1; verbale __________ 03.03.2014, AI 16 pag. 1; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato al verb. dib. Primo grado, pag. 1).

                                         Dopo aver atteso fino alle 11.05 per cercare di capire chi fosse il cacciatore e quali fossero le sue intenzioni, i due guardiacaccia si sono incamminati in direzione dell’uomo che, simultaneamente, si è pure mosso verso di loro, senza però accorgersi della loro presenza poiché occupato a parlare al cellulare. Giunti ad una distanza di 5-6 metri dall’uomo, __________ l’ha salutato e questi, accortosi della presenza dei due guardiacaccia, ha dapprima risposto al saluto (con tono greve) e, dopo che i due uomini si sono identificati come guardiacaccia, si è tolto il fucile da tracolla ed è fuggito a corsa nella direzione opposta.

 

                                  b.   Entrambi i guardacaccia hanno immediatamente riconosciuto AP 1 nella persona del cacciatore (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1; verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 4; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1 - 2; verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 1; verbale di audizione __________ 25.08.2015, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).

                                         Sia __________ che __________ hanno fin da subito - e per tutto il procedimento - dichiarato di essere sicuri al 100% che il cacciatore che si era dato alla fuga fosse AP 1. Entrambi i guardiacaccia hanno aggiunto di essere giunti indipendentemente uno dall’altro alla conclusione che si trattasse di AP 1 (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2; verbale di audizione __________, allegato al ver. dib. primo grado, pag. 2), persona che entrambi hanno riferito di conoscere.

                                         __________ ha dichiarato di conoscerlo di vista:

 

  Preciso che conosco AP 1 in quanto una decina di anni orsono lo avevamo colto in flagranza di reato (stava cercando della selvaggina con un faro mobile). In quell’occasione il signor AP 1 era stato fermato e controllato dai colleghi. Fra loro era sorta una discussione, alla mia presenza, e il signor AP 1, aveva strappato di mano al collega il faro sequestrato dandosi poi alla fuga con il proprio veicolo. Ricordo che per questi fatti era stato condannato. Successivamente l’ho incontrato anche in altre occasioni, senza tuttavia avere direttamente a che fare con lui. In sostanza conosco quindi bene fisicamente il signor AP 1 e non ho difficoltà a riconoscerlo. Aggiungo inoltre che ha anche un timbro di voce particolare (tono baritonale)” (verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3).

 

                                         __________ l’ha, invece, definito un buon conoscente, se non addirittura un amico:

 

  Preciso che anni addietro lavoravamo nello stesso ambito e anche privatamente ci siamo incontrati più volte. Ci è anche capitato di trascorrere insieme delle serate. Siamo buoni conoscenti. Lo conosco bene e sono sicuro di non poterlo avere confuso con un’altra persona. Siamo inoltre entrambi cacciatori” (verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 3).

 

  Considero AP 1 con un amico; ci siamo visti più volte in varie occasioni. Preciso che siccome lui lavora sulle strade e io ero camionista ci si incontrava anche sui cantieri. Lo conoscevo già da anni ma prima di lavorare come camionista non lo vedevo mai. Quando ho iniziato nel 2005 a lavorare come camionista per una ditta di __________ lo vedevo più spesso. Ci salutavamo fino a un paio di anni fa, ma dopo i fatti oggetto dell’odierno dibattimento ho perso il suo saluto. Ribadisco, e da lì non si scappa, che il cacciatore che abbiamo visto nei boschi di __________ era AP 1 (verbale di audizione 25.08.2015, allegato al verb. Dib. Primo grado, pag. 3).

 

                                         Queste dichiarazioni sono state confermate dai due guardiacaccia anche in sede di confronto con l’imputato che, in quell’occasione, ha dichiarato di, effettivamente, conoscere i due uomini anche se soltanto di vista:

 

  D: Lei conosce personalmente i guardiacaccia __________ e __________?

R: __________ l’ho visto due volte. La prima volta, di notte, durante un controllo e la seconda in occasione del verbale di interrogatorio del 10.11.2013. __________ lo conosco di vista. È capitato che ci siamo trovati nel medesimo bar a bere qualcosa. Non abbiamo comunque mai lavorato insieme, anche se è possibile che ci siamo incrociati un paio di volte sul lavoro” (PP 04.04.2014, AI 24, pagg. 2-3).

Versione che egli ha sostanzialmente confermato anche al dibattimento d’appello:

 

  La presidente mi legge quanto dichiarato al proposito da __________ nel verbale 03.03.2014 a pag. 3. È giusto quello che lui dice: in sintesi ci siamo visti solo una volta, e oltretutto era di notte. Conosco invece meglio il signor __________: l’ho visto più spesso.

La presidente mi legge quanto dichiarato da __________ il 03.03.2014 (AI 16, pag. 3) e al dibattimento di primo grado (pag. 3). Dichiaro che, in realtà, io e __________ non siamo mai stati amici: abbiamo soltanto passato una sera insieme, in un bar in cui c’era però almeno altre 30 persone” (verb. dib. d’appello, pag. 2).

 

                                   c.   Dopo che il cacciatore si è dato alla fuga, __________ e __________ si sono immediatamente lanciati al suo inseguimento, intimandogli più volte di fermarsi. Le versioni fornite dai due uomini su quanto accaduto durante l’inseguimento sono sostanzialmente costanti e coerenti tra loro, anche se su alcuni dettagli dell’inseguimento - in particolare sul numero dei sacchetti di plastica gettati dal cacciatore in fuga e sulle modalità del loro recupero - non sono sempre stati lineari e non sempre si sono trovati d’accordo.

 

                               c.1.   Nell’esposizione dei fatti redatta da entrambi i guardiacaccia pochi giorni dopo i fatti (il 12 novembre 2013) si legge che, nei primissimi momenti della sua fuga, il cacciatore ha estratto dalla tasca posteriore della sua giacca due sacchetti di plastica, uno bianco e l’altro verde, e se ne è liberato, abbandonandoli sulla strada. Sacchetti che sono stati da loro immediatamente recuperati e che contenevano una lepre variabile bianca (quello verde) e un francolino di monte (quello bianco). Riferiscono di avere, poi, tentato di raggiungere il cacciatore, intimandogli di fermarsi, senza però riuscire a raggiungerlo e perdendo le sue tracce. Anche i successivi tentativi di individuare la direzione da egli presa, cercando le impronte dei suoi passi sulla neve, si sono rivelati inutili essendosi egli dileguato nel fitto bosco (esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1).

 

                               c.2.   Quando sono stati sentiti in corso d’inchiesta e al dibattimento di primo grado, i due guardiacaccia hanno così descritto l’accaduto.

 

                            c.2.1.   Inizialmente __________ ha detto di aver visto il cacciatore estrarre dalla giacca e gettare a terra non due sacchetti di plastica ma uno solo, di colore verde:

 

  Dopo alcuni metri ho visto che dalla tasca dorsale della giacca estraeva un sacchetto che ha gettato sulla sua destra. ADR: ricordo che il sacchetto che aveva gettato era di colore verde” (verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 4).

                                        

                                         Si è, poi, in occasione del dibattimento di primo grado, corretto tornando alla versione fornita subito dopo i fatti e spiegando di aver visto il cacciatore estrarre due sacchetti, uno verde e l’altro bianco, e gettarli nel bosco, ma di averne raccolto solo uno, al volo mentre gli correva dietro:

 

  Nel frattempo che lui (il cacciatore, ndr) correva con nella mano sinistra il fucile con l’altra mano ha prelevato dalla tasca dorsale prima un sacchetto e poi l’altro sacchetto di plastica gettandoli. Io gli correvo dietro tant’è che un sacchetto che lui ha gettato io l’ho preso subito da terra continuando a corrergli dietro. Ricordo che siccome c’era anche un po’ di neve ho messo un piede su un piccolo tronco e sono anche scivolato (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Ha, poi, spiegato meglio le fasi successive dell’inseguimento: perse abbastanza velocemente le tracce del fuggitivo, ha chiamato al telefono il collega __________ (che, nel frattempo, aveva recuperato il secondo sacchetto di plastica) e, poi, seguito un'altra pista, tentando di tagliare la strada al cacciatore in fuga:

 

  Al massimo gli sarò corso dietro per cinque minuti. Decisamente la persona che inseguivo era più veloce di me. In quel momento, mentre rincorrevo AP 1, di __________ non mi sono più preoccupato, il mio obiettivo era quello di acciuffare il AP 1 (…). Dopo aver perso le tracce, mi sono recato sulla strada sterrata che da __________ porta a __________ pensando di trovare le tracce di AP 1 siccome credevo che abitasse ad _______, in realtà non sapevo che abitava a __________. Non ho trovato le tracce su quella strada. Ho perso le sue tracce nel bosco dove a tratti c’era neve, ma non sotto le conifere (…) Nel frattempo ho chiamato __________ che aveva seguito la pista delle impronte e lui ha trovato un secondo sacchetto che ha recuperato. Ripeto che io ho visto che AP 1 buttava i due sacchetti ma ne ho preso solo uno. L’altro è stato recuperato da __________. Ci siamo incontrati sulla strada sterrata dove io mi trovavo e abbiamo cercato di capire come fare per rintracciare il AP 1 siccome eravamo convinti che lui era ancora nella regione” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         ______ ha pure precisato che, quando l’hanno incrociato nel bosco, il cacciatore era solo, senza cani da caccia al seguito (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                            c.2.2.   Anche __________ ha, dapprima, raccontato di aver visto il cacciatore gettare a terra un unico sacchetto, di colore bianco, e di essersi accorto che ve ne era un secondo - verde - solo una volta raggiunto quel punto. Ha affermato di aver raccolto quello verde, mentre il collega __________ avrebbe raccolto quello bianco e di avere, poi, proseguito, insieme al collega, l’inseguimento del fuggitivo che, però, è riuscito a far perdere le sue tracce:

 

  Ricordo che AP 1 aveva fatto un movimento, mettendo una mano nella tasca posteriore della giacca estraendo qualcosa di bianco che poi ha gettato a terra. Quando io e __________ siamo giunti in quel punto abbiamo costatato la presenza di due sacchetti: uno verde e uno bianco, a distanza di circa 2/3 metri l’uno dall’altro. Io ho trovato un sacchetto verde (contenente una lepre variabile) e __________ quello bianco (contenente un Francolino). Li abbiamo raccolti e proseguito l’inseguimento” (verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 4).

 

                                         Anche lui si è, però, corretto al dibattimento di primo grado, tornando alla precedente versione sul numero dei sacchetti - due e non solo uno - che ha visto gettare dal cacciatore. Ha ribadito di essersi fermato, insieme a __________, a raccoglierli, precisando di averne valutato il contenuto prima di riprendere l’inseguimento: __________ dietro al cacciatore e lui in direzione di __________, per tagliargli la strada ma senza successo. A quel momento, afferma, ha ricevuto la telefonata di __________ ed ha fatto, con lui, un ultimo tentativo, vano, di rinvenire le tracce del fuggitivo:

 

  Prima __________ poi io abbiamo inseguito AP 1. Tutto è successo nel bosco e alcuni metri dopo abbiamo visto AP 1 che dalla tasca posteriore ha estratto due sacchi di plastica lanciandoli a terra, li ha estratti lateralmente con una mano sola. Ci siamo fermati quell’attimo a raccogliere i due sacchetti vedendo che all’interno di uno c’era il francolino di monte e nell’altro una lepre variabile bianca. Quell’attimino ci siamo fermati per guardare all’interno dei sacchetti. A quel momento ci siamo incamminati all’inseguimento, io non lo vedevo già più, il __________ è stato più veloce di me e ha proseguito l’inseguimento. Non so quanto tempo l’abbiamo inseguito, sarà due o tre minuti. L’abbiamo seguito assieme il primo pezzo e poi ci siamo divisi, perché _______ mi ha urlato di tagliargli la strada, sapendo che alla nostra sinistra c’era la sua abitazione a comunque una bella distanza, a __________. Presumendo che sarebbe fuggito in quella direzione, io mi sono voltato sulla sinistra mentre __________ continuava dritto e da lì ho perso completamente le tracce. Dopo alcuni minuti __________ mi ha contattato telefonicamente (…) Mi ha chiesto se avevo ancora delle tracce e gli ho detto che le avevo perse e lui pure. Pensando che tornasse in direzione di __________ abbiamo fatto una ricerca in quella direzione. (…) A me risultava che lui abitava a __________” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Sulla presenza o meno del cane da caccia, __________ ha dapprima detto che il cacciatore da loro incontrato nel bosco ne aveva uno al seguito, libero dal guinzaglio, per poi affermare - al dibattimento di primo grado - di non ricordare (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                  d.   Perse le tracce del fuggitivo, i due guardiacaccia si sono diretti al domicilio di AP 1, sperando di trovarlo lì. Giunti all’abitazione attorno alle 12.00 vi hanno trovato solo la madre __________ che ha detto loro che, quella mattina, AP 1 e il padre __________ erano usciti presto per andare a caccia bassa e che altro non sapeva (esposizione del fatto del 12.11.2013, pag. 2; verbale di audizione __________ e __________, allegati al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Interrogata al dibattimento di primo grado, __________ ha precisato di avere soltanto pensato che, quella mattina, il marito e il figlio fossero usciti per cacciare:

 

  Ricordo che un giorno sono arrivati a casa nostra dei guardiacaccia. Della mia famiglia sono cacciatori mio marito e mio figlio AP 1, mentre l’altro figlio non è cacciatore. Mio marito e mio figlio vanno a caccia sia separatamente sia assieme. Quel giorno non ricordo se erano andati a caccia assieme. Li ho visti partire assieme con un solo cane ma non so di più, loro non mi dicono quello che fanno e non mi interessa neanche. I guardiacaccia mi hanno chiesto se i due erano andati a caccia e io gli ho detto che pensavo che fossero andati a caccia ma che non sapevo dove (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).

 

                                   e.   Poco dopo, i due guardiacaccia hanno incontrato il padre di AP 1 che stava rientrando a bordo del suo fuoristrada Mitsubishi. Informato dai due guardiacaccia di quanto appena accaduto a __________, egli ha negato di essersi recato a caccia con il figlio AP 1, affermando di averlo semplicemente accompagnato ad __________ per la sua battuta di caccia e di essersi, poi, dedicato ad altri lavori.

                                         Sulla sua persona i guardiacaccia hanno rivenuto un colpo Brenneck, calibro 12 a palla asciutta, e un richiamo elettronico per uccelli impostato sul canto del francolino di monte inserito in una custodia bagnata e sporca di aghi di larice ancora umidi.

                                         All’interno del veicolo vi erano un paio di scarponi da montagna, pure bagnati e pure sporchi di aghi di larice.

 

                               e.1.   Interrogato il giorno successivo dai guardiacaccia - che (contrariamente al PP che ha emanato, nei suoi confronti, un decreto di non luogo a procedere, cfr AI 19) l’hanno fin da subito creduto in combutta con il figlio - __________ ha ribadito di non sapere nulla di quanto accaduto a __________:

 

  Ieri mattina (10 novembre 2013) attorno alle 08.00-08.15 ho accompagnato mio figlio AP 1 con il veicolo fuoristrada Toyota di colore blu scuro dal mio domicilio fino ad __________, più precisamente alla fine del nucleo abitativo. Ricordo che mio figlio aveva con se il fucile sovrapposto calibro 12 ed un cane razza segugio italiano a pelo forte. Preciso che non avevo con me né fucile né nessun altro accessorio venatorio in quanto ieri non avevo nessuna intenzione di praticare la caccia. Mio figlio non mi aveva informato delle sue intenzioni venatorie” (verbale __________ 11.11.2013, AI 1, pag. 1).

 

                                         Dichiarazioni, queste, che ha poi ribadito - sentito in qualità di testimone - anche davanti al pretore:

 

  Quel giorno ho portato AP 1 fino ad __________ (..) Sono andato io a portare mio figlio e non è la prima volta che lo facciamo perché a caccia è molto più semplice farsi portare e farsi venire a prendere magari in un altro posto, quando c’è la possibilità. Siamo quindi rimasti d’accordo con AP 1 che mi avrebbe chiamato per farsi andare a prendere” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).

 

                                         Richiesto di spiegare perché la mattina dei fatti aveva con sé il richiamo elettronico per uccelli impostato proprio sul canto del francolino di monte ha detto:

 

  Il richiamo in questione si trovava nel mio veicolo privato già dal mese di agosto 2013 e dichiaro che l’apparecchio sopracitato non è mai stato prelevato dal veicolo e tanto meno utilizzato per scopi venatori. Questo richiamo elettronico per uccelli mi è stato regalato dall’amico __________ di __________, purtroppo attualmente non più in vita. Il fatto che il suddetto dispositivo si trovasse nella tasca dei miei pantaloni lo giustifico con l’intenzione di portarlo al mio domicilio” (verbale __________ 11.11.2013, AI 1, pag. 2; cfr, anche, verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 1).

 

  Io non so su che animale era inserito il mio richiamo, però posso dire che quando me l’hanno preso l’hanno manovrato e non so cosa abbiano fatto” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                         Ha, poi, così giustificato il fatto che il richiamo fosse, all’interno dell’astuccio di protezione, cosparso di gocce d’acqua e di aghi di larice ancora umidi:

 

  perché l’interno del mio fuoristrada è assai bagnato a causa dei miei cani che entrano ed escono dall’abitacolo, mentre gli aghi di larice li giustifico col fatto che frequento spesso boschi di larici” (verbale __________ 11.11.2013, AI 1, pag. 2).

 

                                    f.   Poco dopo aver preso congedo da __________, attorno alle 12.10-12.15 circa, i due guardiacaccia sono riusciti a mettersi in contatto telefonicamente con l’imputato. Questi ha detto loro di trovarsi a caccia di lepri sul motto __________ (nella zona di __________).

                                         Ubbidendo al guardiacaccia __________ che gli ha intimato di scendere a valle al più presto per chiarire quanto accaduto a __________, AP 1 ha raggiunto i due guardiacaccia ad __________ alle 12.50 circa. Al dibattimento di primo grado e al dibattimento di appello AP 1 ha precisato:

 

  Sono quindi sceso e ci siamo trovati lì in fondo al paese. Io attendevo all’inizio di un prato mentre loro erano a un garage della Renault. Li ho aspettati un quarto d’ora circa, io con il cane non sono comunque sceso fino al garage perché c’è la strada” (verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. di primo grado, pag. 1).

 

  io sono arrivato ad __________ alle 12.20, circa un quarto d’ora dopo la telefonata del guardiacaccia __________. Ho aspettato in una piazzetta per circa 20 minuti / mezz’oretta prima che i guardiacaccia mi raggiungessero. Io li avevo visti: erano fermi al garage della Renault. Io non ho attraversato la strada per raggiungerli perché avevo con me il cane ed ero rimasto d’accordo con __________ che li avrei aspettati proprio nel punto in cui ero” (verb. dib. d’appello, pag. 4).

 

Oltre al suo cane da caccia, AP 1 aveva con sé l’unica (a suo dire) preda cacciata quel giorno, una lepre variabile che aveva iscritto sul foglio di controllo (esposizione del fatti del 12.11.2013, pag. 3; verbale di audizione __________ e __________, allegati al verb. dib. primo grado, pagg. 2-3).

                                         Da subito, AP 1 ha negato di essere stato lui il cacciatore fuggito facendo perdere le sue tracce.

 

                                   3.

                                   a.   AP 1 ha sempre sostenuto che, il 10 novembre 2013, era in territorio di __________, dove ha sparato un unico colpo e ucciso un unico esemplare di lepre variabile.

                                         Interrogato dai guardiacaccia il giorno dei fatti egli ha, così, descritto la sua battuta di caccia di quella mattina:

 

  Nel corso della giornata odierna ho esercitato la caccia bassa, alla lepre, in zona __________, sopra __________ (…). Ricordo di essere partito alle 08:00 dal mio domicilio di __________ in compagnia di mio padre __________ con fucile sovrapposto calibro 12, relativa munizione e cane razza segugio italiano per recarmi ad __________. Tengo a precisare che mio padre __________ mi ha solo accompagnato con il mio fuoristrada Toyota (…) fino ad __________ rincasando in seguito (…). Al momento della partenza piovigginava.

Dopo aver percorso circa 20 minuti in verticale nel bosco, ho liberato il cane dal guinzaglio in modo da cominciare la mia battuta di caccia alla lepre. Durante tutta la mattina non ho avuto occasione di esplodere colpi con il mio fucile tranne che per l’abbattimento della lepre variabile femmina alle ore 10:30, come risulta dal foglio di controllo n. 227. Dopo di che ho effettuato una nuova perlustrazione in zona senza trovare altre prede. Successivamente mi sono incamminato verso valle. Sulla strada del ritorno ricevevo la telefonata da parte del guardiacaccia __________ il quale mi chiedeva di incontrarci per chiarire la mia posizione in relazione a presunti atti illeciti commessi da me riguardanti la caccia” (verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 1).

 

 

                                         A domanda degli agenti interroganti, ha detto di conoscere bene la zona di __________, dove aveva già praticato la caccia, l’ultima volta la settimana prima dei fatti (verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 2).

 

                                  b.   AP 1 ha ribadito questa versione dei fatti alla segretaria giudiziaria che l’ha interrogato, precisando però, per la prima volta, di soffrire di mal di schiena già da tempo e di essersi, per questo motivo, sottoposto ad una risonanza magnetica proprio il 12 novembre 2013. In particolare, ha dichiarato che l’affezione alla schiena non gli avrebbe consentito di percorrere a piedi il tragitto tra __________ e __________. Alle domande del suo avvocato ha così risposto:

 

  D: due giorni dopo i fatti Lei è andato a fare una risonanza magnetica (RM) all’OSG di Bellinzona? E se sì per che cosa?

R: perché soffro di mal di schiena.

D: da quanto tempo era stata programmata questa RM?

R: da circa 15/20 giorni. Il mal di schiena mi ha posto delle limitazioni anche sul posto di lavoro.

D: ha quindi fastidio a camminare a lungo, in salita o discesa?

R: sì. Mi sposto limitatamente a piedi, e solo per percorsi brevi”

(PP 04.04.2014, AI 24, pag. 6).

 

                                   c.   Nella stessa occasione, il qui appellante ha tenuto a precisare che il padre si serviva del richiamo elettronico che teneva in macchina unicamente per attirare gli uccelli selvatici da fotografare (PP 04.04.2014, AI 24, pag. 5).

                                         Passione, quella della fotografia, che il padre ha, però, negato:

 

  Una volta mi capitava di fotografare i selvatici a casa quando erano morti, ma adesso ho perso anche quella passione lì. A volte fotografavo anche selvatici vivi. Non si può proprio dire che io ho una passione per la fotografia. Non sono un esperto” (verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                  d.   Durante il dibattimento di primo grado, AP 1 ha ribadito la sua estraneità ai fatti di __________, supportando nuovamente tale dichiarazione con i dolori alla schiena (verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1-2). Per provare che questi dolori l’hanno costretto a sottoporsi, il 12 novembre 2013, ad una risonanza magnetica ha prodotto le copie delle convocazioni per l’esame medico.

 

                                   e.   Anche al dibattimento d’appello egli ha mantenuto la sua versione (verb. dib. d’appello, pag. 2), precisando che l’Ufficio caccia e pesca avrebbe un atteggiamento persecutorio nei suoi confronti:

  A domanda dell’avv. DI 1, preciso che è vero che mi sento perseguitato dai guardiacaccia. Li ho sempre avuti alle costole. Ancora l’anno scorso hanno piantonato la mia cascina per sicuramente 10 giorni: erano in zona a sorvegliare la mia cascina. Durante questo periodo non ho mai avuto dei contatti con i guardiacaccia che sorvegliavano. Li ho però sempre visti bene. Non riesco ad immaginare il motivo per cui è stata messa in atto questa sorveglianza. È vero anche che, alcuni anni fa, (non ricordo esattamente quando ma il mio avvocato mi ricorda che si era nel 2006), sono stato inchiestato perché ero sospettato di aver sparato al lupo in Alta Leventina. L’inchiesta è finita in niente perché è stato appurato che io, quella mattina, lavoravo (verb. dib. d’appello, pagg. 2-3).

 

                                         Accertamento dei fatti

 

                                   4.   La Difesa solleva tutta una serie di elementi che, a suo modo di vedere, escludono che il cacciatore avvistato a __________ dai guardiacaccia __________ e __________ era AP 1.

 

                                   a.   Innanzitutto, sostiene che è impossibile che AP 1, visti in particolare i dolori alla schiena di cui soffriva, abbia potuto trovarsi a __________ alle ore 9.20, e cioè al momento in cui i guardiacaccia hanno sentito esplodere il primo colpo di fucile e, soprattutto, sostiene che è del tutto impossibile che AP 1 abbia potuto essere avvistato a __________ alle 11.05 del mattino e poi raggiungere __________ alle 12.20 (orario in cui, secondo le sue dichiarazioni, è giunto all’incontro con i guardiacaccia, cfr. verb. dib. d’appello, pag. 4).

 

                               a.1.   La questione rilevante non è tanto quella a sapere se AP 1 avrebbe potuto trovarsi a __________ alle 9.20 - poiché il colpo sentito dai guardiacaccia a quell’ora avrebbe anche potuto essere sparato da altri o da AP 1 quando si trovava in una zona più lontana - ma quella a sapere se egli poteva trovarsi lì alle 11.05 e, poi, raggiungere __________ alle 12.20.

La verifica dei tempi di percorrenza eseguita dall’Ufficio caccia e pesca il 13 novembre 2013 dimostra che ciò era oggettivamente possibile, ritenuto che per percorrere il tragitto il guardiacaccia __________ ha impiegato 63 minuti, senza peraltro scegliere l’itinerario più breve tra quelli a disposizione (cfr. verifica dei tempi di percorrenza, AI 1). Dalla fuga del cacciatore a __________ (avvenuta alle 11.05 circa) all’arrivo di AP 1 ad __________ (alle 12.20) sono trascorsi 75 minuti, un lasso di tempo che è dunque assolutamente compatibile con quello verificato dal guardiacaccia __________ e sulla cui correttezza non vi è motivo di dubitare.

L’argomentazione di AP 1 secondo cui egli non avrebbe potuto fuggire a corsa sulla neve e raggiungere __________ così velocemente a causa dei dolori alla schiena di cui soffriva non può essere seguita.

Le sue dichiarazioni relative agli impedimenti causati dai lamentati dolori alla schiena non sono, infatti, credibili ritenuto che, da un lato, sostiene di aver avuto dei dolori così forti da potersi spostare limitatamente a piedi e solo per percorsi brevi (PP 04.04.2014, AI 24, pag. 6) e, dall’altro, afferma, però, di aver cacciato, insieme al suo cane, per diverse ore sul __________, in una zona ripida e scoscesa:

 

  Si tratta di una zona ripida con anche delle rocce, in parte c’è un sentiero ma io con il cane non l’ho seguito, sono andato così nel bosco. Non so quindi stimare quanti chilometri ho fatto, anche perché dovevo aspettare il cane. Ad ogni modo ci ho messo tutta la mattina. (…) Io e il mio cane siamo quindi rimasti per più di due ore in quella zona” (verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pagg. 1-2).

 

                                         Non ha da essere argomentato a lungo per spiegare che chi non può, a causa di problemi alla schiena, né spostarsi normalmente a piedi né correre sulla neve, nemmeno riesce a dedicarsi ad un’intensa e lunga battuta di caccia su un terreno impervio.

                                         Del resto, si annota qui che l’imputato si è limitato a produrre, al dibattimento di primo grado, le copie delle convocazioni per la risonanza magnetica cui, a suo dire, si era sottoposto quasi due anni prima senza, però, produrre il - maggiormente significativo - referto con la diagnosi del medico.

 

Quindi, la tesi difensiva secondo cui i tempi di percorrenza tra __________ e __________ escludono che AP 1 possa essere il cacciatore avvistato dai guardiacaccia non può essere seguita.

Contrariamente alla tesi difensiva, questa conclusione non è smentita nemmeno dall’annotazione nel foglio di controllo di AP 1 secondo cui egli avrebbe cacciato una lepre variabile ad __________ alle 10.30. Si tratta, infatti, di un documento compilato personalmente dal cacciatore senza alcun preventivo controllo di terzi e che non può godere, pertanto, di particolare valenza probatoria.

 

                                  b.   La Difesa ha continuato sostenendo che ad escludere che AP 1 potesse essere il cacciatore avvistato a __________ vi sono anche le discrepanze tra l’abbigliamento (pantaloni, berretto) di quest’ultimo e quello di AP 1 e quelle tra le impronte sulla neve attribuite dai guardiacaccia al cacciatore in fuga e il numero di piede di AP 1.

 

                               b.1.   La descrizione fatta da AP 1 dei pantaloni indossati quel giorno (pantaloni verdi con pezze marroni o grigie, cfr. verbale di interrogatorio dell’imputato, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2) corrisponde a quella dei pantaloni del cacciatore fuggito a __________ fatta dai guardiacaccia (pantaloni verdi, tipo da boscaiolo, con dei rinforzi / pezze, cfr. esposizione dettagliata dei fatti del 12.11.2013, pag. 1; verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3 e 4; verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 4 e 5).

Su quest’aspetto non vi è dunque nessuna discrepanza.

 

Per quanto concerne, invece, il copricapo indossato dal cacciatore, è vero che __________ e __________ hanno sempre sostenuto che si trattava di un cappellino con ala, mentre AP 1 si è presentato all’incontro ad __________ indossando un berretto di lana. Si tratta di una differenza che è, però, spiegabile con le condizioni metereologiche di quel giorno. Infatti, ritenuto come, in alto, quel giorno nevicasse e facesse freddo, è del tutto verosimile che AP 1 avesse con sé anche un berretto di lana e che l’abbia indossato solo in un secondo momento.

 

                               b.2.   Infine, nemmeno il fatto che AP 1 calzi scarpe no 41 esclude che fosse lui il fuggitivo. I guardiacaccia hanno, infatti, definito di grandi dimensioni non tanto gli scarponi calzati dal cacciatore (definiti “voluminosi” che è un concetto ben diverso), quanto le impronte lasciate sulla neve (verbale __________ 03.03.2014, AI 17, pag. 3; verbale __________ 03.03.2014, AI 16, pag. 5; verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 3).

Ritenuto come sia notorio che le impronte di chi corre sulla neve (specialmente, come in concreto, su un terreno in discesa) non ricalcano esattamente le dimensioni reali del piede ma, anzi, a causa dello scivolare sul terreno nevoso, tendono proprio a risultare più grandi di quel che sono, non vi è, a mente di questa Corte, alcuna discrepanza tra le dichiarazioni dei guardiacaccia e il fatto che AP 1 porti il 41 di scarpa.

 

                                   c.   Secondo la Difesa, anche il fatto che la lepre variabile trovata dai guardiacaccia addosso a AP 1 ad __________ non fosse riposta - a differenza delle prede trovate a __________ - in un sacchetto di plastica, dimostra che il fuggitivo non può essere lui.

Nemmeno questa opinione può essere seguita, già solo per il fatto che AP 1 non ha mai preteso che la lepre che portava con sé quando ha incontrato i guardiacaccia non fosse riposta in un sacchetto di plastica.

Inoltre, l’ipotesi proposta dalla Difesa può essere ragionevolmente esclusa poiché non emerge dagli atti che il gilet da caccia di AP 1 fosse sporco del sangue dell’animale, ciò che sarebbe stato il caso se esso fosse stato riposto nella tasca senza nessuna protezione.

 

                                  d.   Nemmeno la capienza della tasca del gilet di AP 1 esclude che egli abbia portato con sé i tre animali uccisi: egli stesso ha, infatti, precisato che il suo gilet da caccia ha una grande tasca dorsale (verbale AP 1 10.11.2013, AI 1, pag. 2) e gli animali in questione (due lepri variabili e un francolino di monte) sono notoriamente di piccole dimensioni (come confermato anche da __________, cfr. AI 16, pag. 5).

 

                                   e.   Sugli altri elementi che, secondo la Difesa, escluderebbero la colpevolezza dell’imputato, ci si limita ad osservare quanto segue:

                                         -     l’assenza di tracce sulla neve sulla strada che da __________ porta verso __________, è spiegabile con il fatto che il cacciatore si è dato alla fuga attraverso il bosco, dove la coltre nevosa a causa della presenza degli alberi non è omogenea, ciò che gli ha permesso di far perdere più facilmente le sue tracce, così come suggerito anche dai guardiacaccia (esposizione dettagliata dei fatti 12.11.2013, AI 1, pag. 2; verbale di audizione __________, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2);

                                         -     il numero di colpi che i guardiacaccia hanno sentito non è un elemento rilevante per stabilire il numero di animali uccisi dall’imputato. È, infatti, assolutamente possibile che alcuni colpi siano sfuggiti al loro campo uditivo (come suggerito anche da __________, cfr. AI 17, pag. 6);

                                         -     sull’argomentazione secondo cui, se davvero fosse stato lui il cacciatore di cui trattasi, AP 1 avrebbe immediatamente riconosciuto i due guardiacaccia e sarebbe fuggito prima di arrivare a pochi metri da loro, si osserva che, secondo la versione dei due guardiacaccia - che, come vedremo, è del tutto credibile - AP 1 non ha subito scorto i due uomini, e non è, dunque, immediatamente fuggito, poiché era impegnato a parlare al cellulare;

                                         -     nemmeno l’argomentazione relativa all’età convince: il fatto che il guardiacaccia __________ (di 10 anni più giovane dell’imputato) non sia riuscito a raggiungerlo durante la fuga non basta ad escludere che lui fosse il fuggiasco: essere più giovani non significa necessariamente essere più veloci e, soprattutto, il cacciatore non è stato raggiunto, non tanto perché più veloce sulla distanza, ma perché è riuscito a far perdere le sue tracce (ciò che presuppone, più che velocità, una buona conoscenza del territorio che si può ben attribuire al qui appellante);

                                         -     nemmeno il fatto che AP 1 sia un cacciatore esperto e che quella mattina fosse accompagnato da un cane da caccia esclude che egli si sia liberato delle due prede scomode nel corso della fuga: da un lato, non occorre dilungarsi per spiegare che anche il cacciatore più navigato ha interesse a non farsi cogliere in flagranza di reato (e a rallentare l’inseguimento dei guardiacaccia creando un diversivo), dall’altro è assolutamente verosimile che il cane da caccia di AP 1, da egli stesso definito “da cerca” e il cui compito è, pertanto, quello di scovare la selvaggina e non recuperarla una volta esploso il colpo (PP AP 1 04.04.2014, AI 24, pag. 5), abbia scelto di seguire il suo padrone in fuga piuttosto che fermarsi per recuperare le prede da questi gettate nel bosco.

 

                                   5.   Vagliate tutte le contestazioni sollevate dalla Difesa, ciò che resta sono le dichiarazioni dei guardiacaccia e dell’imputato.

 

                                   a.   __________ e __________ hanno entrambi immediatamente identificato AP 1 nel cacciatore incontrato nei boschi di __________ la mattina del 10 novembre 2013. L’hanno riconosciuto sia dalla fisionomia che dal particolare timbro di voce e hanno ribadito per tutto il procedimento, anche a confronto con l’imputato, di essere sicuri al 100% che si trattasse proprio di lui, persona che entrambi - come ammesso anche dalla stesso imputato - conoscevano: __________ di vista, __________ piuttosto bene.

 

                                         Questa Corte non ha motivo di dubitare della veridicità di quanto da loro affermato in modo concorde, costante e lineare per tutto il procedimento.

 

                                         Innanzitutto perché, a differenza di AP 1, i due guardiacaccia non avevano nessun interesse a mentire, denunciando l’imputato per reati non commessi. I due uomini si sono limitati a riferire, dapprima in un’esposizione scritta e poi in veste di testimoni davanti al procuratore pubblico e al giudice di primo grado, la loro versione su quanto accaduto la mattina del 10 novembre 2013 mentre stavano esercitando la loro funzione di guardiacaccia e in atti non vi è nessun elemento che faccia anche solo dubitare che, nei confronti del qui imputato, vi fosse quel clima persecutorio unicamente descritto - e neanche minimamente comprovato - dalla Difesa. Al contrario. L’assenza di precedenti specifici (almeno relativamente al passato recente) testimoniata dal casellario intonso di AP 1 sembra smentire l’esistenza di un atteggiamento persecutorio dell’Ufficio caccia e pesca nei suoi confronti.

                                         Inoltre __________ e __________ sono stati costanti e lineari non solo nell’affermare di aver identificato, senza alcun dubbio, AP 1 nella persona del cacciatore, ma anche nel riferire gli aspetti centrali di quanto accaduto quella mattina. Entrambi hanno sempre detto di aver avvistato un cacciatore nel bosco attorno alle 10.40, di averlo visto incamminarsi verso di loro mentre parlava al cellulare, di averlo salutato una volta che questi si è accorto della loro presenza, di aver ricevuto in risposta un saluto in tono greve (poco importa quali fossero le precise parole loro rivolte: salve, uella o ciao), di aver immediatamente riconosciuto AP 1, di averlo visto togliersi il fucile dalle spalle, fuggire a gambe levate in direzione opposta, togliere qualcosa dalla tasca posteriore della giacca e gettarlo a terra. Entrambi hanno, poi, raccontato, in modo costante e lineare, di avergli intimato di fermarsi, di avere tentato di raggiungerlo e di seguirne le tracce, ma senza successo.

                                         L’incertezza dei due guardiacaccia nel riferire del lancio e del recupero dei due sacchetti contenenti la lepre e il francolino di monte è spiegabile, da un lato, con la concitazione del momento che ha impedito loro di registrare in modo preciso tutti i dettagli della situazione e, dall’altro, con il tempo trascorso tra i fatti (novembre 2013) e gli interrogatori al Ministero pubblico (marzo 2014) e in Pretura penale (agosto 2015). In ogni caso, si tratta di incertezze su aspetti non decisivi della vicenda e che non minano, pertanto, la credibilità dei due guardiacaccia.

                                         Del resto, poco importa se essi hanno visto gettare uno o due sacchetti di plastica. Decisivo è che entrambi hanno visto l’imputato estrarre qualcosa dalla tasca posteriore della giacca e gettarlo a terra e che entrambi hanno dichiarato di aver raccolto (poco importa in che ordine) quelli che si sono, poi, rivelati essere due sacchetti di plastica che contenevano i corpi inanimati dei due animali di cui s’è detto.

                                         Anche la diversa versione dei due guardiacaccia sulla presenza del cane è pure spiegabile con la concitazione del momento che rende del tutto verosimile la tesi secondo cui __________, a differenza di __________, non abbia scorto il cane.

                                         Ciò detto, si rileva come questa differenza fra le versioni dei due guardiacaccia testimoni, in realtà, della loro credibilità nella misura in cui essa indica che i due non hanno concordato le loro versioni.

 

                                  b.   Ne va diversamente per l’imputato.

                                         Da un lato, alcune sue dichiarazioni sono sconfessate da elementi oggettivi.

                                         Quella secondo cui i due si sono recati ad __________ con la Jeep è smentita dal fatto che, all’arrivo dei guardiacaccia presso l’abitazione dei AP 1 3 ore e mezza più tardi, la vettura, posteggiata sotto una tettoia, era perfettamente asciutta. Ritenuto che quel giorno piovigginava ed era particolarmente umido, è praticamente impossibile, contrariamente a quanto asserito dalla Difesa, che la vettura (a differenza del richiamo elettronico che la Difesa pretende fosse umido e bagnato nonostante fosse rimasto all’interno della vettura (!), cfr. verbale 11.11.2013, pag. 2), in poco più di tre ore, si fosse completamente asciugata e non presentasse più nemmeno una goccia d’acqua sulla carrozzeria.

                                         Questa conclusione non è sovvertita dalla dichiarazione del padre che ha confermato di avere accompagnato il figlio ad __________. Detto che le dichiarazioni di __________ sollevano, nel loro complesso, forti perplessità, qui ci si limita ad annotare che il padre dell’imputato ha perso qualsiasi credibilità sostenendo che il richiamo per uccelli - che i guardiacaccia hanno trovato nelle sue tasche bagnato e cosparso di aghi di larice ancora umidi non solo all’esterno della custodia ma anche al suo interno - era sempre rimasto riposto, inutilizzato, nella macchina e che si era bagnato a causa della presenza, temporanea, di cani bagnati all’interno della macchina. Ed ha continuato a perderne cercando di fare intendere che potrebbero essere stati i due guardiacaccia ad impostare il richiamo sul canto del francolino di monte (verb. dib. di primo grado, pag 2) ritenuto come la tesi dell’ostilità dei due guardiacaccia sia rimasta allo stadio del puro parlato.

 

                                         Altre dichiarazioni dell’imputato sono, invece, fra loro inconciliabili. Per esempio, quella già citata relativa alle sue sofferenze con quella relativa alla caccia in quel di __________.

                                         Parimenti, il tentativo di giustificare con la passione per la fotografia il possesso da parte del padre di un richiamo elettronico per uccelli (quel giorno impostato, guarda caso, proprio sul canto del francolino di monte), mina la credibilità di AP 1. Il padre __________, infatti, non solo non ha mai preteso di possedere il richiamo per quel motivo ma, soprattutto, ha negato di avere la passione della fotografia descritta dal figlio (verbale di audizione, allegato al verb. dib. primo grado, pag. 2).

 

                                   6.   In conclusione, sulla scorta di tutto quanto precede, è accertato che AP 1 è il cacciatore che si è dato alla fuga nei tempi e nei modi indicati nel DA.

 

                                          Diritto

 

                                   7.

                                   a.   Giusta l’art. 286 CP chiunque impedisce ad un’autorità o ad un funzionario di procedere ad un atto che entra nelle loro attribuzioni, è punito con una pena pecuniaria sino a 30 aliquote giornaliere (cfr, per dettagli, DTF 133 IV 97 consid. 4.2; 127 IV 115 consid. 2; 124 IV 127, consid. 3a; 120 IV 136 consid. 2a STF 6B_333/2011 del 27 ottobre 2011, consid. 2.2; STF 6B_132/2008 del 13 maggio 2008, consid. 3.3; Heimgartner, in Basler Kommentar, Strafrecht II, 3a edizione, Basilea 2013, ad art. 286 CP, pagg. 2510 e segg.; Trechsel/Pieth, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, 2a edizione, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 286 CP, pagg. 1322 e segg.; Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. II, 3a edizione, Berna 2010, ad art. 286, pagg. 517 e segg.).

                                  b.   Giusta l’art. 17 cpv. 1 lett. a della Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (LCP, RS 922.0) è punito con una pena detentiva sino a un anno o con una pena pecuniaria chiunque, intenzionalmente e senza autorizzazione, caccia o uccide animali delle specie protette. Fra le specie protette ai sensi del precitato disposto vi è l’esemplare del Francolino di monte (art. 7 cpv. 1 e art. 2 lett. a LCP e art. 5 cpv. LCP).

 

                                   c.   Ai sensi degli artt. 41 della Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (LCC, RL 8.5.1.1) e 43 lett. b del Regolamento sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici (RALCC, RL 8.5.1.1.1) è punito con una multa fino a fr. 20'000.- chiunque, durante la caccia bassa, uccide più di un capo di lepre variabile al giorno.

                                   8.   In concreto, non vi sono dubbi che, dandosi alla fuga alla vista dei guardiacaccia, non ottemperando alla loro ingiunzione di fermarsi e facendo perdere le sue tracce, AP 1 si è reso colpevole del reato di impedimento di atti dell’autorità (cfr DTF 124 IV 127, consid. 2b/bb; 133 IV 97, consid. 6.2.3).

                                         Altrettanto evidente è che, uccidendo un esemplare di francolino di monte e cacciando due esemplari di lepre variabile in un periodo in cui era consentito cacciarne al massimo uno solo, egli ha infranto sia la LCP (art. 17 cpv. 1 lett. a) che la LCC (art. 41 LCC).

 

                                          Commisurazione della pena

 

                                   9.   La pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere, sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni, e la multa di fr. 300.- decise dal primo giudice e, peraltro, non oggetto di specifica contestazione, appaiono adeguate alla colpa dell’appellante e vanno, pertanto, confermate.

                                         Anche l’ammontare dell’aliquota, stabilito dal primo giudice in fr. 120.- e pure rimasto incontestato, merita conferma.

 

                                         Risarcimenti

 

                                10.   Il risarcimento di fr. 500.- (fr. 250.- per la lepre variabile e fr. 250.- per il Francolino di monte) in favore dello Stato, Fondo di intervento selvaggina deciso dal primo giudice e rimasto incontestato merita pure conferma (art. 45 cpv. 1 LCC).

 

                                         Indennizzo, tasse e spese

 

                                11.   Visto l’esito dell’appello, non entra in considerazione il risarcimento delle spese di patrocinio (art. 429 CPP) preteso dall’imputato, a cui vanno invece accollate sia le spese della procedura di primo grado, che quelle della procedura d’appello (art. 428 cpv. 1 e 3 CPP).

 

Per questi motivi,

 

visti gli art.                      6, 10, 77, 80, 84, 139, 348 e segg., 379 e segg., 398 e segg. CPP,

                                         286 CP,

                                         2 lett. a, 7 cpv. 1 e 17 cpv. 1 lett. a LCP,

                                         41, 42 lett. b e 45 LCC,

                                         43 lett. b RALCC,

nonché sulle spese gli art. 426 e 428 CPP e la LTG,

dichiara e pronuncia:                                       

 

1.L’appello è respinto.

Di conseguenza, ricordato che in assenza di impugnazione i dispositivi 4 e 5 della sentenza di primo grado sono passati in giudicato,

 

                               1.1.   AP 1 è dichiarato autore colpevole di:

 

                            1.1.1.   impedimento di atti dell’autorità, per essersi sottratto (dandosi alla fuga, omettendo di ottemperare all’ingiunzione di fermarsi e facendo perdere in seguito le sue tracce) ad un controllo dei guardiacaccia, durante un servizio di sorveglianza nell’ambito della caccia bassa;

 

                            1.1.2.   infrazione alla Legge federale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, per avere, intenzionalmente e senza essere autorizzato, ucciso un Francolino di monte (animale di specie protetta);

 

                            1.1.3.   contravvenzione alla Legge cantonale sulla caccia e la protezione dei mammiferi e degli uccelli selvatici, per avere, intenzionalmente e senza essere autorizzato, abbattuto un secondo esemplare di lepre variabile, in urto con quanto prescritto dalla legge cantonale che vieta l’uccisione di più di un capo di lepre comune o di lepre variabile al giorno;

 

                                         fatti svoltisi a __________, nel comune di __________, in data 10 novembre 2013.

                                     

                               1.2.   AP 1 è condannato:

 

                            1.2.1.   alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere di fr. 120.- cadauna, per un totale di fr. 1’800.- (milleottocento);

 

                            1.2.2.   alla multa di fr. 300.- (trecento), con l’avvertenza che, in caso di mancato pagamento, la pena detentiva sostitutiva è fissata in giorni 3 (tre);

 

                            1.2.3.   al pagamento delle tasse e spese giudiziarie di complessivi fr. 1'470.- (millequattrocentosettanta) per il procedimento di primo grado.

 

                                   2.   L’esecuzione della pena pecuniaria è sospesa condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni.

 

                                   3.   AP 1 è condannato a versare allo Stato, Fondo di intervento selvaggina, l’importo di fr. 500.- (cinquecento) a valere quale risarcimento del danno.

 

                                   4.   Non si assegnano indennità ex art. 429 CPP.

 

                                   5.   Gli oneri processuali d’appello, consistenti in:

 

-  tassa di giustizia                    fr.        1’000.-

-  altri disborsi                            fr.           200.-

                                                     fr.        1'200.-

 

sono posti a carico di AP 1.

 

 

                                   6.   Intimazione a:

 

 

                                        

                                   7.   Comunicazione a:

 

-  Pretura penale, 6501 Bellinzona

-   Comando della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona

-   Ministero pubblico SERCO, 6501 Bellinzona

-   Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano

 

 

                                            

Per la Corte di appello e di revisione penale

La presidente                                                        La segretaria

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.