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Incarto n. |
Locarno 2 novembre 2015/cv |
In nome |
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La Corte di appello e di revisione penale |
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composta dai giudici: |
Giovanna Roggero-Will, presidente, Damiano Stefani e Giovanni Celio |
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segretario: |
Ugo Peer, vicecancelliere |
nell’ambito del procedimento penale condotto dalla Sezione della circolazione
ed ora sedente per statuire nella procedura d’appello avviata con annuncio del 30 gennaio 2015 da
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AP 1 |
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contro la sentenza emanata nei suoi confronti il 29 gennaio 2015 dalla Pretura penale di Bellinzona (motivazione scritta intimata il 3 aprile 2015) |
richiamata la dichiarazione di appello 22 aprile 2015;
esaminati gli atti;
ritenuto
in fatto: A. Con decreto d’accusa n.
35673/909 del 3 ottobre 2014, la Sezione della circolazione ha dichiarato AP 1 autore
colpevole d’infrazione alle norme della circolazione per i seguenti fatti
avvenuti a Locarno il 16 luglio 2014:
“ Alla guida dell’autofurgone __________ dopo essersi fermato ad uno “stop”, s’inoltrava in un’intersezione ostacolando in modo rilevante la marcia di un motociclista sopraggiungente dalla sua destra, il quale onde evitare la collisione frenava e cadeva”.
L’autorità amministrativa
ha, quindi, proposto la condanna del prevenuto alla multa di fr. 400.- oltre
che al pagamento delle tasse e spese di giustizia per complessivi fr. 180.-.
Contro il decreto d’accusa
AP 1 ha sollevato tempestiva opposizione.
B. Dopo il dibattimento,
con sentenza del 29 gennaio 2015, il presidente della Pretura penale, statuendo
sull’opposizione, ha confermato l’imputazione e la pena contenute nel decreto
d’accusa accollando al condannato le tasse e spese di giustizia per complessivi
fr. 380.-.
C. Con scritto 30
gennaio 2015 AP 1 ha presentato annuncio d’appello contro la sentenza pretorile
che ha confermato, il 22 aprile 2015, con dichiarazione scritta d’appello, in
cui ha postulato la sua assoluzione e ha protestato tasse e spese di procedura,
oltre ad un’indennità ex art. 429 CPP.
D. In applicazione
dell’art. 406 cpv. 1 lett. c CPP, visto, in particolare, che la sentenza di
primo grado concerne unicamente contravvenzioni, con decreto 23 aprile 2015, la
presidente di questa Corte ha informato le parti che l’appello sarebbe stato
trattato in procedura scritta ed ha impartito a AP 1 un termine di 20 giorni
per la presentazione di una motivazione scritta (art. 406 cpv. 3 CPP).
Col relativo allegato, inoltrato il 15 maggio 2015, l’appellante ha confermato
le richieste formulate con la dichiarazione d’appello.
E. Con scritto 20 maggio
2015, la Sezione della circolazione ha comunicato di non avere particolari
osservazioni.
Considerando
in diritto: 1. Giusta l’art. 398 cpv. 4
CPP se - come nel caso in esame - la procedura dibattimentale di primo
grado concerneva esclusivamente contravvenzioni, mediante l’appello si può far
valere unicamente che la sentenza è giuridicamente viziata o che l’accertamento
dei fatti è manifestamente inesatto o si fonda su una violazione del diritto.
Non possono essere addotte nuove allegazioni o nuove prove.
Nei suddetti casi, dunque, questa Corte dispone di piena cognizione soltanto
per quanto attiene alle questioni di diritto, estendendosi il suo esame al
diritto federale, al diritto convenzionale e al diritto cantonale (Mini,
in Codice svizzero di procedura penale, Commentario, Zurigo 2010, ad art. 398,
n. 20, pag. 742; Kistler Vianin, in Commentaire romand,
Code de procédure pénale suisse, Basilea 2011, ad art. 398, n.
27, pag. 1777; Schmid, Schweizerische Strafprozessordnung,
Praxiskommentar, 2a edizione, Zurigo 2013, ad art. 398, n. 12, pag. 778 e
seg.).
L’esame dei fatti è, per contro, limitato ai casi in cui un accertamento
fattuale è “manifestamente inesatto” o si fonda su una violazione del diritto.
La formulazione “manifestamente inesatto” richiama la nozione d’arbitrio
elaborata dalla giurisprudenza federale sulla scorta dell’art. 9 Cost. (Mini,
in op. cit., ad art. 398, n. 22, pag. 743; Kistler Vianin, in op.
cit., ad art. 398, n. 28, pag. 1777; Schmid, Praxiskommentar, op. cit.,
ad art. 398 n. 13, pag. 779) secondo cui un accertamento dei fatti può dirsi
arbitrario se il primo giudice misconosce manifestamente il senso e la portata
di un mezzo di prova, se omette senza valida ragione di tener conto di un
elemento di prova importante, suscettibile di modificare l’esito della
vertenza, oppure se ammette o nega un fatto ponendosi in aperto contrasto con
gli atti di causa o interpretandoli in modo insostenibile (DTF 138 III 378
consid. 6.1; 137 I 1 consid. 2.4 pag. 5; 136 III 552 consid. 4.2 pag. 560; 135
V 2 consid. 1.3 pag. 4/5; 134 I 140 consid. 5.4 pag. 148; 133 I 149 consid. 3.1
pag. 153 e sentenze ivi citate; STF 6B_216/2014 del 5 giugno 2014; 6B_527/2011
del 22 dicembre 2011; 6B_312/2011 dell’8 agosto 2011). Il giudice non incorre,
invece, in arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono
comunque sostenibili nel risultato (DTF 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153; 132 III
209 consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 8 consid. 2.1 pag.
9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze citate).
2. a) Giusta l’art. 36 cpv.
2 LCStr, alle intersezioni, la precedenza spetta al veicolo che giunge da
destra. I veicoli che circolano sulle strade designate principali hanno la
precedenza anche se giungono da sinistra. È riservato qualsiasi altro
disciplinamento mediante segnali o ordini della polizia.
L’art. 36 cpv. 1 dell’Ordinanza sulla segnaletica stradale del 5 settembre 1979
(OSStr) prevede che il segnale di «Stop»,
obbliga il conducente ad arrestarsi e a dare la precedenza ai veicoli che
circolano sulla strada cui si avvicina.
L’esercizio del diritto di precedenza è specificato all’art. 14 cpv. 1 dell’Ordinanza sulle norme della circolazione stradale del 13 novembre 1962 (ONC), secondo cui chi è tenuto a dare la precedenza non deve ostacolare la marcia di chi ne ha diritto, ma deve ridurre per tempo la velocità e, se è obbligato ad aspettare, fermarsi prima dell'intersezione.
b) In ragione del principio dell’affidamento (art. 26 LCStr), ogni utente della strada che si comporta in maniera corretta può, a sua volta, confidare nel corretto comportamento degli altri utenti nella misura in cui non vi siano indizi per ritenere il contrario. In particolare, il beneficiario della precedenza può contare sul fatto che il suo diritto venga rispettato (Bussy/Rusconi, Code suisse de la circulation routière commenté, 4a edizione, Basilea 2015, ad art. 36 LCStr n. 3.1.1 e 3.6.6; STF 6S.34/2006 del 28 agosto 2006, consid. 4.5.2; DTF 125 IV 83, consid. 2b; 124 IV 81, consid. 2b; 122 IV 133, consid. 2a).
c) Il diritto di precedenza è violato quando chi ne è beneficiario, a causa del comportamento di chi deve cederla, deve modificare bruscamente il suo modo di condurre, ossia è costretto in modo repentino a frenare, ad accelerare o a schivare poco prima o poco dopo l’intersezione, a prescindere dal verificarsi di una collisione (DTF 105 IV 341, consid. 3a).
d) Nelle località, chi deve dare la precedenza può immettersi sulla carreggiata se l’utente prioritario si trova ad una distanza di circa 70 metri dall’intersezione (DTF 114 IV 146; 99 IV 173 consid. 4b) e, di principio, soltanto se non rischia di ostacolargli la strada (Bussy/Rusconi, op.cit., ad art. 36 LCStr n. 3.4.6). Egli deve, altresì, tener conto della propria velocità e di quella del conducente prioritario (Bussy/Rusconi, op.cit., ad art. 36 LCStr n. 2.2.2, 3.4.6 e 3.6.4).
Alle intersezioni, una velocità eccessiva del titolare della precedenza non libera il debitore dalle proprie responsabilità, tranne se essa è manifestamente eccessiva (DTF 118 IV 277, consid. 5a e 5b; cfr. anche STF 6B_509/2010 del 14 marzo 2011, consid. 3.3.5; Bussy/Rusconi, op. cit., ad art. 36 LCStr n. 3.6.4 e 3.5.4).
3. L’art. 90 cpv. 1 LCStr prevede che chi contravviene alle norme della circolazione contenute nella LCStr o nelle prescrizioni di esecuzione del Consiglio federale è punito con la multa.
Risultanze dell’inchiesta
4. Alle 11’20 del 16
luglio 2014, si verificava a __________, nell’incrocio tra via __________ e via
__________, un incidente della circolazione.
__________, che percorreva via __________ alla guida del suo motoveicolo, al
fine di evitare una collisione con l’autofurgone condotto da AP 1, che da via __________
si immetteva su Via __________, frenava bruscamente, perdendo la padronanza del
veicolo e rovinando a terra.
5. Sulla dinamica dell’incidente, AP 1 ha dichiarato alla polizia quanto segue:
“ circolavo da solo alla guida dell’autofurgone Dacia su Via __________ in direzione di Via __________. Era giorno e il fondo stradale in asfalto era asciutto. Avevo la cintura di sicurezza correttamente allacciata, le luci anabbaglianti del veicolo erano accese (…). Giunto allo Stop su Via __________, mi arrestavo per verificare che da entrambe le direzioni non sopraggiungessero altri veicoli. Guardando sulla mia destra in direzione di __________, notavo una colonna di veicoli all’entrata della rotonda. Per questo motivo decidevo di proseguire diritto su Via __________ per poi entrare nella rotonda di Piazza __________. (…). Appena oltrepassato Via __________ sentivo un rumore e per questo mi arrestavo immediatamente. Guardando attraverso gli specchietti retrovisori (centrale e destro) notavo un motoveicolo per terra. Dopo avere accostato il mio veicolo sul marciapiede andavo a soccorrere il centauro. Lo stesso si trovava sdraiato sulla schiena con il motoveicolo appoggiato su una gamba (…). Preciso che fra i veicoli non vi è stata alcuna collisione. ” (cfr. verbale AP 1 20 luglio 2014 allegato all’AI 1).
A domanda dell’agente
interrogante che gli chiedeva se, sulla destra, avesse notato il sopraggiungere
del motociclista, AP 1 ha, poi, ancora dichiarato:
“ Non l’ho visto, ma ricordo la colonna dei veicoli fermi che si immetteva nella rotonda” (ibidem).
Dal canto suo, __________
ha dichiarato alla polizia quanto segue:
“ circolavo su Via __________
proveniente dalla rotonda __________ di __________ ed ero diretto al mio
magazzino in Via __________. Il tempo era bello e il manto stradale asciutto.
Circolavo con il regolare casco di protezione allacciato e le luci del
motoveicolo erano regolarmente accese.
La visibilità come la visuale erano buone.
Circolavo ad una velocità di circa 45-50 km/h.
Come detto circolavo su Via __________ e giunto a pochi metri con
l’intersezione con via __________ da distante notavo un veicolo che
attraversava l’intersezione da sinistra verso destra. Da parte mia non ho
rallentato in quanto la distanza non era tale da mettere in pericolo nessuno.
Dietro al veicolo che ho appena descritto vi era un’altra automobile tipo pick
up con la scritta AP 1. Questo veicolo ha rallentato allo stop senza però
fermarsi e dopodiché è ripartito. Quando questo veicolo si è immesso
nell’intersezione io mi trovavo a circa 5-6 metri dallo stesso e per evitare l’urto con lo stesso ho effettuato una frenata di emergenza.
Fortunatamente sono riuscito ad evitare l’urto con il veicolo sopramenzionato,
ma di conseguenza sono rovinato al suolo. La moto mi è caduta addosso e sono
rimasto con la gamba incastrato sotto di essa.
L’altro conducente dopo aver attraversato l’intersezione ha proseguito su Via __________
e si è fermato una decina di metri dopo. Lo stesso mi ha chiesto a più riprese
da che parte ero arrivato in quanto non mi aveva visto. Mi ha unicamente detto
che ha sentito il botto della mia caduta” (cfr. verbale __________ 20 luglio
2014 allegato all’AI 1).
Per quanto qui d’interesse, va ancora rimarcato che gli agenti intervenuti sul luogo dell’incidente hanno potuto constatare sul lato destro di Via __________, all’altezza dell’intersezione con Via __________, “una traccia di frenata lasciata dal motoveicolo condotto da __________” (cfr. rapporto di polizia, AI 1, pag. 2).
Giudizio di primo grado
6. AP 1 ha confermato dinanzi al pretore la propria versione dei fatti, precisando che, dopo essersi fermato allo “stop”, egli - prima di ripartire - aveva lasciato transitare un ciclista proveniente dalla sua sinistra e che, in quel momento, davanti a lui, “non c’era nessun altro veicolo fermo” (cfr. verbale d’interrogatorio dell’imputato, allegato al verbale dib. di primo grado).
7. Prendendo la parola
nel corso del dibattimento la difesa ha dapprima sostenuto come non potesse
essere seguita la versione di __________ secondo cui, nel momento in cui l’imputato
si è immesso nell’intersezione, egli si trovava a soli 5-6 m di distanza. Se
così fosse - ha spiegato - il centauro, viaggiando ad una velocità di 45 km/h,
avrebbe infatti oltrepassato l’incrocio prima che il veicolo di AP 1, partendo
da fermo, gli si potesse parare davanti.
La difesa ha, pure, rilevato come fosse inverosimile che __________ viaggiasse
a soli 45 km/h, ritenuto che, a quella velocità, egli non avrebbe certamente
perso il controllo del motoveicolo (cfr. memoriale difensivo allegato al
verbale dib. di primo grado, pag. 2-3).
Il difensore ha, quindi, spiegato che i fatti si erano verosimilmente
realizzati nel modo seguente:
- __________
è uscito dalla rotonda di __________ su Via __________ ad una velocità di ca. 40
km/h;
- vedendo
la strada libera, egli ha accelerato in modo deciso raggiungendo (in un paio di
secondi) la velocità di 95 km/h;
- oltrepassata
la colonna di auto ferme in entrata alla rotonda, quando si trovava a ca. 80 m
dall’intersezione, il centauro ha scorto il veicolo di AP 1 che si stava
immettendo su Via __________;
- egli ha quindi frenato di colpo, perdendo il controllo della moto, cadendo e scivolando sulla carreggiata per ca. 80 m fino all’altezza di Via __________ (cfr. memoriale difensivo allegato al verbale dib. di primo grado, pag. 4-5).
A detta del difensore,
nessuna infrazione poteva dunque essere rimproverata all’appellante che,
nonostante non fosse in condizione di vedere __________ (nascosto dalla colonna
di auto che arrivava fino ad 80 m dall’incrocio), poteva confidare nel fatto
che i veicoli non ancora nel suo campo visivo circolassero al massimo a 50
km/h, ovvero ad una velocità che gli avrebbe permesso di attraversare
comodamente l’intersezione senza intralciare la circolazione (cfr. memoriale
difensivo allegato al verbale dib. di primo grado, pag. 5-6).
8. Il presidente della Pretura penale ha spiegato di non poter condividere la tesi difensiva, riducendosi essa “a una mera interpretazione di quanto avvenuto, di cui però non vi è, in base alla documentazione agli atti, alcun riscontro oggettivo” (sentenza impugnata, consid. 5.2, pag. 7).
Il pretore ha, in particolare, osservato
che, per quanto riguarda la distanza alla quale si sarebbe trovato il
motociclista nel momento in cui l’imputato si è immesso nell’intersezione, la
tesi difensiva era sconfessata dai seguenti elementi:
- su
Via __________, all’altezza dell’intersezione con via __________, la polizia ha
riscontrato tracce di frenata del motoveicolo che lasciano supporre come __________
abbia dovuto “frenare all’ultimo momento d’improvviso e bruscamente, onde
evitare la collisione con l’imputato che gli aveva tagliato la strada”;
- la
polizia non ha riscontrato tracce di sfregamento della moto sul tratto di 80 m
di carreggiata sulla quale, secondo la tesi difensiva, __________ sarebbe
scivolato;
- il centauro
è stato trovato con una gamba incastrata sotto il motoveicolo; ciò sconfessa la
tesi secondo cui egli ha perso la padronanza del veicolo 80 m prima
dell’incrocio, ritenuto che, in quel caso, egli sarebbe stato con grande
probabilità sbalzato dalla moto e avrebbe finito la sua corsa altrove;
- egli ha riportato
solo delle ferite leggere e superficiali, ciò che pure sconfessa la tesi dello
scivolamento per una tratta di 80 m.
Il primo giudice ha, quindi, accertato come __________:
“ fosse ad una distanza dall’incrocio tale per cui il transito del furgone condotto dall’imputato gli ha ostacolato la sua marcia, costringendolo a frenare bruscamente e a perdere conseguentemente la padronanza della sua moto. Può quindi anche rimanere indecisa la questione di sapere a quale precisa lontananza egli si trovava: determinante, come detto, è invece che egli ha dovuto mutare, in modo repentino, il proprio modo di condurre, schivando - poco prima dell’intersezione - il veicolo dell’imputato” (sentenza impugnata, consid. 5.2.a, pag. 7-8).
Il pretore ha, poi, ancora spiegato come non vi erano elementi per ritenere che __________ circolasse ad una velocità superiore a quella da lui dichiarata di 45-50 km/h, ribadendo che:
“ se egli avesse condotto a una velocità di 95 km/h (come suggerisce la difesa), verosimilmente non avrebbe slittato con la gamba incastrata sotto la moto, ma sarebbe stato sbalzato dalla stessa, procurandosi anche ferite ben peggiori” (sentenza impugnata, consid. 5.2.b, pag. 8).
Egli ha, dunque, ritenuto che la velocità
tenuta dal centauro non era tale da liberare l’imputato dalle sue
responsabilità.
Ciò
posto, il pretore ha concluso che il comportamento di AP 1 giustificava la
sanzione comminatagli dalla Sezione della circolazione.
Appello
9. Con l’appello AP 1
contesta l’accertamento pretorile secondo cui egli si è immesso
nell’intersezione ad una distanza tale da ostacolare la marcia del centauro ed
obbligarlo ad una frenata d’emergenza.
In primo luogo, egli sostiene che la versione data da __________ alla polizia è
inverosimile nella misura in cui il centauro ha affermato che “quando AP 1,
senza fermarsi allo stop, si è immesso nell’intersezione, lui si trovava a 5-6
m dalla stessa e viaggiava a 45 km/h”. A detta dell’appellante infatti:
“ per percorrere 6 metri ad una
velocità di 45 km/h si impiega meno di mezzo secondo, ovverosia il tempo che il
pick-up del signor AP 1, con un’accelerazione di 2,0129 m/s2,
impiegava per sporgere neanche di mezzo metro su Via __________. In tale
ipotesi, __________ avrebbe comodamente attraversato l’incrocio davanti al
signor AP 1, senza il minimo pericolo” (motivazione d’appello, pag. 2).
Oltretutto, rileva ancora
l’insorgente, “a 45-50 km/h un motociclista con l’esperienza di __________ non
avrebbe certo perso il controllo del veicolo in quel modo” (motivazione
d’appello, pag. 2).
AP 1
assevera, poi, che gli elementi ritenuti dal pretore per escludere la sua
versione dei fatti (in particolare, le tracce di frenata in prossimità
dell’intersezione e la posizione di __________ dopo la caduta):
“ possono anche sostenere la tesi
difensiva. Infatti, il motociclista, che con tutta probabilità viaggiava a
90-95 km/h, può essersi accorto dell’automobile a 70 m di distanza, aver
cominciato a frenare senza lasciare tracce, e negli ultimi metri, accortosi che
non sarebbe riuscito a fermarsi in tempo, ha schiacciato il freno a fondo,
lasciando i segni e perdendo il controllo della moto solo pochi metri prima
dell’intersezione” (motivazione d’appello, pag. 3).
10. Per motivare
l’arbitrio, non è sufficiente criticare la decisione impugnata né è sufficiente
contrapporvi una diversa versione dei fatti, per quanto sostenibile o
addirittura preferibile essa appaia. È, invece, necessario dimostrare il motivo
per cui la valutazione delle prove fatta dal primo giudice è manifestamente
insostenibile, si trova in chiaro contrasto con gli atti, si fonda su una
svista manifesta, contraddice in modo urtante il sentimento di equità e di
giustizia (DTF 138 V 74 consid. 7; 137 I 1 consid. 2.4;
DTF 135 V 2 consid. 1.3; 133 I 149 consid. 3.1; 132 I 217 consid. 2.1;
129 I 173 consid. 3.1 con richiami) o si basa unilateralmente su talune prove
ad esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b; 112 Ia 369 consid.
3).
In particolare, il Tribunale federale ha avuto modo di stabilire che un
accertamento dei fatti può dirsi arbitrario se il primo giudice ha
manifestamente disatteso il senso e la rilevanza di un mezzo di prova oppure ha
omesso, senza fondati motivi, di tener conto di una prova idonea ad influire
sulla decisione presa oppure, ancora, quando il giudice ha tratto dal materiale
probatorio disponibile deduzioni insostenibili (DTF 129 I 8 consid. 2.1).
11. Si osserva preliminarmente
che, nella misura in cui l’appellante si diparte da fatti diversi da quelli
ritenuti in primo grado (sostenendo che il centauro - giunto a 70 m
dall’incrocio ad una velocità di 95 km/h - ha dapprima “cominciato a frenare
senza lasciare tracce” ed ha poi “schiacciato il freno a fondo, lasciando
i segni e perdendo il controllo della moto a pochi metri dell’intersezione”),
il gravame dev’essere dichiarato irricevibile, non potendo essere addotte nel
presente procedimento nuove allegazioni o nuove prove (art. 398 cpv. 4 CPP).
Ciò posto, si osserva che è in modo del tutto sostenibile che il primo giudice -
ritenendo, nella sostanza, la versione fornita alla polizia da __________ - ha
accertato che l’appellante si è immesso nell’intersezione ad una distanza tale
da ostacolare la marcia del centauro ed obbligarlo ad una frenata d’emergenza.
Da un lato, il pretore ha avvalorato quest’ipotesi rilevando come le tracce di
frenata riscontrate dalla polizia su Via __________, all’altezza di Via __________
(cfr. Rapporto di polizia 31 luglio 2014, AI 1, pag. 2), lasciavano supporre
che il centauro avesse effettivamente dovuto frenare all’ultimo momento, appena
prima dell’incrocio, per evitare di impattare col veicolo dell’imputato.
Dall’altro, egli ha fornito una serie di elementi (oltre alle menzionate tracce
di frenata, l’assenza di segni di sfregamento della moto su Via __________, la
posizione finale del centauro e la superficialità delle ferite da lui patite) che
escludevano recisamente la dinamica dell’incidente ipotizzata dalla difesa e,
in particolare, escludevano che il centauro potesse essere caduto a 80 m
dall’intersezione a una velocità di 95 km/h e potesse essere scivolato sulla
carreggiata fino all’altezza di Via __________.
L’accertamento pretorile non può essere scalfito dalla censura ricorsuale
sollevata col gravame. In particolare, non toglie credibilità alla versione dei
fatti di __________ (confermata, come visto, dalle tracce di frenata), la sua
dichiarazione secondo cui, nel momento in cui AP 1 si è immesso nell’incrocio
(partendo da fermo, secondo l’ipotesi accusatoria confermata dal pretore), egli
circolava a 45 km/h e si trovava a 5/6 m di distanza. È, infatti, verosimile
che, così esprimendosi, __________ intendesse semplicemente spiegare agli inquirenti
di essersi trovato il furgone davanti quando si trovava a 5-6 m dall’incrocio e
non che il furgone, in quel momento, stava solo iniziando la manovra di
immissione. Non va poi dimenticato che, quella descritta dal centauro, è una
situazione concitata vissuta in prima persona e, pertanto, non necessariamente
ricordata nei minimi particolari.
Il giudizio pretorile appare, poi, del tutto sostenibile anche in relazione
alla velocità del motoveicolo. Come spiegato dal pretore, la velocità di 45
km/h dichiarata dal centauro è compatibile con la sua posizione finale dopo la
caduta.
Anche in questo caso non può essere seguito AP 1 quando sostiene che, a quella
velocità, “un motociclista con l’esperienza di __________ non avrebbe certo
perso il controllo del veicolo in quel modo”. Rientra, infatti, nella
logica delle cose che un centauro che viaggia a 45 km/h e vede un veicolo che
gli taglia la strada, possa perdere il controllo del suo mezzo e rovinare a
terra e ciò indipendentemente dalla sua esperienza di motociclista.
Ritenuto quanto precede, questa Corte non può che confermare il giudizio di
primo grado secondo cui AP 1 ha ostacolato in modo rilevante la marcia del
veicolo condotto da __________, rendendosi colpevole del reato di infrazione
alla LCStr ai sensi dell’art. 90 cpv. 1 LCStr in combinazione con l’art. 36
cpv. 2 LCStr, 36 cpv. 1 OSStr e 14 cpv. 1 ONC.
12. Quanto alla
commisurazione della pena - non oggetto di specifica contestazione - si osserva
che nessun appunto può essere mosso alla multa di fr. 400.- inflitta
all’appellante dal presidente della Pretura penale.
La stessa - oltre a situarsi ampiamente nei limiti del quadro edittale (cfr.
art. 106 cpv. 1 CP) - è infatti certamente ossequiosa degli elementi di
valutazione prescritti dagli art. 47 e 106 cpv. 3 CP.
13. Di conseguenza, la sentenza impugnata è integralmente confermata.
Gli oneri processuali di seconda sede seguono la soccombenza e sono posti a carico dell’appellante (art. 428 cpv. 1 CPP).
Per questi motivi,
visti gli art. 80, 81, 398 e segg. CPP,
26, 36 cpv. 2, 90 cpv. 1 LCStr, 36 cpv. 1 OSStr, 14 cpv. 1
ONC,
47 e segg., 106 CP,
nonché, sulle spese, l’art. 428 CPP e la LTG
dichiara e pronuncia:
1. Nella misura in cui è ricevibile, l’appello è respinto.
Di conseguenza:
1.1. AP 1 è autore colpevole di infrazione alle norme della circolazione per essersi, il 16 luglio 2014, a __________, inoltrato in un’intersezione senza rispettare il diritto di precedenza ostacolando in modo rilevante la marcia di un motociclista sopraggiungente dalla sua destra.
1.2. AP 1 è condannato alla multa di fr. 400.- (quattrocento).
1.2.1. In caso di mancato pagamento la pena detentiva sostitutiva è fissata in 4 (quattro) giorni (art. 106 cpv. 2 CP).
1.3. Gli oneri processuali del procedimento di primo grado, per complessivi fr. 380.-, sono posti a carico dell’appellante.
2. Gli oneri processuali d’appello, consistenti in:
- tassa di giustizia fr. 500.-
- altri disborsi fr. 50.-
fr. 550.-
sono posti a carico dell’appellante.
3. Intimazione a:
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4. Comunicazione a:
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- Pretura penale, 6501 Bellinzona - Comando della Polizia cantonale, 6500 Bellinzona - Ministero pubblico SERCO, 6501 Bellinzona - Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, 6900 Lugano - Sezione della circolazione, Ufficio giuridico, 6528 Camorino |
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P_GLOSS_TERZI |
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Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente Il segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.