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Incarti n. 80.2018.286 |
Lugano |
In nome |
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La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello |
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composta dai giudici |
Andrea Pedroli, presidente, Mauro Mini, Raffaele Guffi |
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segretaria |
Daniela Fossati, vicecancelliera |
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parti |
RI 1
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contro |
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RS 1
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oggetto |
ricorso del 20 dicembre 2018 contro la decisione del 21 novembre 2018 in materia di IC e IFD 2016. |
Fatti
A. RI 1, domiciliato a __________, di professione fotografo, nel periodo fiscale litigioso ha lavorato alle dipendenze della __________, con sede a __________, di cui egli è socio e gerente con diritto di firma individuale.
La società – il cui scopo è, tra l’altro, produzioni fotografiche e video, produzioni e realizzazione di reportage, articoli redazionali e campagne pubblicitarie in Svizzera e all’estero – è stata costituita e iscritta a registro di commercio il 7 gennaio 2016 (cfr. estratto RC del Cantone Ticino).
Nella dichiarazione d’imposta 2016, il contribuente ha indicato redditi per complessivi fr. 39'368.–, suddivisi in fr. 38'500.– da attività dipendente principale, fr. 745.– da attività indipendente accessoria e fr. 123.– da titoli e capitali.
B. Con scritto del 7 febbraio 2018, l’RS 1, allo scopo di definire la suddetta tassazione, ha sottoposto al contribuente un calcolo delle entrate e delle uscite dell’anno 2016 di medesima data, dal quale risultava un’insufficiente disponibilità finanziaria per il suo sostentamento (una differenza negativa di fr. 3'592.–), e gli ha impartito un termine fino al 28 febbraio 2018 per presentare osservazioni in merito (con l’indicazione che ogni rettifica apportata al calcolo allestito avrebbe dovuto essere debitamente comprovata). L’autorità fiscale l’ha parimenti invitato a trasmetterle diversa documentazione bancaria, copia del contratto di locazione dell’appartamento in cui egli vive, e a indicare il destino degli attivi di bilancio al 31 dicembre 2015, non essendo più presenti nella dichiarazione 2016.
Il 22 febbraio 2018, l’RS 1 ha allestito un ulteriore calcolo delle entrate e delle uscite per l’anno 2016, da cui risultava un’insufficiente disponibilità finanziaria ancora maggiore per il mantenimento del contribuente rispetto al calcolo precedente (una differenza negativa di fr. 30'570.–). Tale calcolo gli è stato trasmesso con un’altra lettera datata (nuovamente) 7 febbraio 2018, impartendogli un termine scadente il 9 marzo 2018 per prendere posizione, comprovando ogni rettifica apportata. L’autorità fiscale lo ha inoltre invitato a produrre copia del bonifico bancario che attesti il versamento di fr. 20'000.– per la costituzione della __________.
C. Con e-mail del 6 marzo 2018, RI 1 ha risposto alle suddette due lettere datate 7 febbraio 2018, comunicando al tassatore incaricato quanto segue:
Buongiorno signor __________,
le allego la dichiarazione del versamento come richiesto.
Per quanto riguarda il sostentamento come le avevo anticipato telefonicamente lo stipendio 2016 è netto (CHF 38'500) i contributi sono pagati dalla Sagl, all’epoca della compilazione della tassazione personale questo non era chiaro.
La mia compagna aveva contribuito con 1/3 all’affitto dell’appartamento. Infine ho ricevuto dei regali (compleanno, …) e contributi in denaro da parte di ciascun genitore.
Nella speranza di aver chiarito quanto richiesto, la saluto cordialmente.
Il contribuente, unitamente all’e-mail, ha allegato solo copia di una dichiarazione scritta rilasciata il 21 dicembre 2015 da __________ (tramite la quale l’istituto bancario, “quale Cassa di depositi”, attesta “di aver ricevuto la somma di CHF 20'000.–“ e che “per dichiarazione del deponente il predetto importo rappresenta il 100% del capitale della __________ in costituzione”, importo che sarebbe stato consegnato all’Amministrazione dopo l’iscrizione a registro di commercio della società).
D. Notificando al contribuente la tassazione IC/IFD 2016, con decisione del 21 marzo 2018, l’RS 1 ha aggiunto ai redditi dichiarati dal contribuente fr. 35'100.– a titolo di "altri redditi", con la seguente motivazione:
Prestazioni valutabili in denaro o reddito d’altra fonte stabiliti per insufficienza di disponibilità finanziaria.
E. Il contribuente ha impugnato la summenzionata decisione con reclamo del 15 aprile 2018, postulandone la correzione.
Ha in particolare asserito che il suo reddito complessivo ammonterebbe a fr. 33'801.– "(come le preannunciavo telefonicamente il veicolo essendo della ditta non deve essere contemplato nelle deduzioni)", cui andrebbe aggiunto l’importo di fr. 8'000.– ricevuto da parte dei genitori a titolo di "regali". Ha ribadito che la sua compagna avrebbe partecipato al versamento del canone di locazione nella misura di un terzo. Ha concluso che, nel periodo fiscale litigioso, egli avrebbe avuto una disponibilità finanziaria netta di fr. 27'401.– (fr. 2'283.– al mese), evidenziando contestualmente di abitare sul confine.
F. Con decisione su reclamo del 21 novembre 2018, l’RS 1 ha ammesso parzialmente il gravame, riducendo il reddito d’altra fonte ("altri redditi") da fr. 35'100.– a fr. 27'000.–, sulla base delle informazioni fornite e della documentazione prodotta dal reclamante.
G. Con tempestivo ricorso alla Camera di diritto tributario, RI 1 domanda di procedere alla verifica della decisione impugnata, con riferimento all’aggiunta dell’importo di fr. 27'000.– a titolo di "altri redditi". A suo dire, il reddito imponibile ammonterebbe a fr. 33'801.– (suddivisi in fr. 30'105.– quale reddito imponibile come da dichiarazione d’imposta e in fr. 3'696.– quali "detrazioni del veicolo … dedotte erroneamente"), cui andrebbero aggiunti fr. 8'000.– "ricevuti in regalo nel corso dell’anno dai miei genitori", con una disponibilità complessiva di fr. 41'801.–. Da tale importo sarebbe da dedurre il canone di locazione versato, dell’ammontare di fr. 14'400.–, giungendo a un importo di fr. 27'401.– (fr. 2'283.– mensili), "cifra più che sufficiente per il mio sostentamento considerando inoltre che vivo sul confine".
Sostiene che la madre gli avrebbe donato fr. 20'000.–, importo che egli aveva dichiarato nella tassazione del 2015 e che avrebbe utilizzato per la costituzione della società. Adduce altresì che "Il saldo del conto risparmio della __________, deriva dall’estinzione del conto presso la __________ e relativo trasferimento sul nuovo conto e dei versamenti della __________", allegando, in copia, la decisione impugnata, il calcolo delle entrate e delle uscite del 7 febbraio 2018 e del 22 febbraio 2018, le due lettere datate 7 febbraio 2018 dell’autorità fiscale (a valere quale richiesta di documenti), il modulo 2 (elenco dei titoli e dei capitali) della dichiarazione d’imposta del 2015 (in cui il contribuente ha dichiarato che il 1° dicembre 2015 ha ricevuto fr. 20'000.– a titolo di donazione da un genitore), l’e-mail del 6 marzo 2018 con la dichiarazione scritta del 21 dicembre 2015 di __________.
H. Con le proprie osservazioni del 2 gennaio 2019, l’RS 1 comunica di riconfermarsi nella decisione impugnata, rilevando in particolare che dal calcolo delle entrate e delle uscite risultava un saldo negativo di fr. 35'094.–. Da tale importo ha comunque dedotto la somma di fr. 8'000.–, nonostante il contribuente non abbia apportato alcun giustificativo che attesti i regali ricevuti. Rileva altresì che, con il gravame, il ricorrente non ha apportato nuove prove.
Diritto
1. 1.1.
Nella motivazione della decisione impugnata, l’Ufficio di tassazione afferma laconicamente di avere parzialmente accolto il reclamo, “esaminato quanto presentato dal contribuente e preso atto delle nuove informazioni”. Di conseguenza, ha ridotto gli “altri redditi” da fr. 35'100.– a fr. 27'000.–. Nelle osservazioni al ricorso, aggiunge di aver “rivalutato” il calcolo sul dispendio, in considerazione dell’affermazione, fatta dal contribuente nel reclamo, “di aver ricevuto regali da parte dei genitori in misura di fr. 8’000”, e ciò “malgrado l’assenza di particolari giustificativi dei regali ricevuti.
1.2.
A tale riguardo si deve ricordare che adita dal contribuente con reclamo, l’autorità di tassazione prende la sua decisione fondandosi sui risultati dell’inchiesta (art. 208 cpv. 1 prima frase LT) e la decisione deve essere motivata (art. 208 cpv. 2 LT; cfr. Agner/Jung/Steinmann, Kommentar zum Gesetz über die direkte Bundessteuer, Zurigo 1995, p. 422). Per giurisprudenza costante, il diritto a una motivazione ha natura formale: pertanto, di regola, la sua violazione comporta l’annullamento dell’atto impugnato, senza che vada vagliato se quest’ultimo, nel merito, è corretto (DTF 119 Ia 136 consid. 2a; 118 Ia 17 consid. 1a).
L’art. 29 Cost. fed. impone alle autorità amministrative e giudiziarie di pronunciarsi sulle allegazioni delle parti nei considerandi delle loro decisioni, riferendosi agli argomenti da queste addotti. Una motivazione può comunque essere ritenuta sufficiente quando l’autorità menziona, almeno brevemente, i motivi che l’hanno spinta a decidere in un senso piuttosto che nell’altro e pone quindi l’interessato nelle condizioni di rendersi conto della portata del giudizio e delle eventuali possibilità d’impugnazione presso un’istanza superiore (DTF 114 Ia 242 consid. 2, 112 Ia 109 consid. b e rimandi).
Per far ciò l’autorità giudicante non deve pronunciarsi necessariamente su tutti gli argomenti e le eccezioni sollevati, ma può limitarsi a prendere posizione su quelli principali ed essenziali, atti a influire sulla decisione di merito (DTF 111 Ia 1, cons. 3a; 107 Ia 248, cons. 3a; 105 Ib 248/9, cons. 2a; Imboden/Rhinow, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Basilea 1986, Vol. I, n. 85 B III a, p. 535; Känzig/Behnisch, Direkte Bundessteuer, 2ª ediz., Vol. III, Basilea 1992, p. 249). La motivazione deve in altri termini consistere nell’esposizione della fattispecie ed in una motivazione giuridica, dalla quale risulta su cosa si fonda il dispositivo della decisione: solo in tal modo, infatti, il contribuente è in condizione di motivare il suo ricorso e l’autorità di ricorso di sottoporre a verifica la decisione stessa (Känzig/Behnisch, op. cit., p. 249; inoltre sentenza CDT n. 80.2002.205 del 5 agosto 2003, in: RtiD I-2004 n.19t).
1.3.
Tornando al caso concreto, la decisione impugnata non rispetta i suddetti requisiti legali, poiché non permette di comprendere i criteri che hanno portato l’RS 1 a stimare in fr. 27'000.– a titolo di “altri redditi”, rivelandosi di conseguenza carente di motivazione. L’autorità fiscale non ha infatti minimamente illustrato in cosa consisterebbero le “nuove informazioni”, che l’avrebbero indotta a ridurre il reddito d’altra fonte.
La violazione dell’obbligo di motivazione non è neppure stata sanata in questa sede. Al contrario, le spiegazioni fornite nelle osservazioni del 2 gennaio 2019 dell’autorità fiscale (“…nella lettera di reclamo il contribuente comunicava di aver ricevuto regali da parte dei genitori in misura di Fr. 8'000, malgrado l’assenza di particolari giustificativi a comprova dei regali ricevuti, con la decisione dopo reclamo è stato rivalutato il calcolo del dispendio e corretto il reddito d’altra fonte in Fr. 27'000”) appaiono persino contradditorie. Non si comprende infatti per quale ragione l’autorità fiscale avrebbe dovuto tener conto dei pretesi regali ricevuti dall’insorgente, se quest’ultimo non aveva prodotto “particolari giustificativi” a comprova degli stessi.
1.4.
Ne discende che, già solo per questi motivi, la decisione impugnata deve essere annullata.
A prescindere da quanto sopra esposto, da una prima lettura dell’incarto fiscale emergono anche diverse incongruenze che vanno necessariamente approfondite. Su queste ultime ci si sofferma nelle considerazioni che seguono.
2. 2.1.
Nella procedura fiscale vigono la massima ufficiale e il principio inquisitorio. L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie (art. 204 cpv. 1 LT; art. 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (decisione TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; cfr., al proposito, Berger, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione accertano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (art. 200 LT; art. 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (decisione TF n. 2C_51/2010 del 23 agosto 2010 consid. 3.1; decisione TF n. 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006 consid. 2, in: StR 61 p. 442).
2.2.
Di principio, in applicazione analogica della regola generale prevista dall’art. 8 CC, nella procedura fiscale l’onere della prova è ripartito nel senso che l’autorità fiscale è tenuta a dimostrare l’esistenza di elementi che fondano o aumentano l’onere fiscale, mentre è a carico del contribuente la prova di quei fatti che concorrono ad escludere o a ridurre il debito verso l’erario (DTF 133 II 153 e 121 II 257; ASA 64 p. 493; StE 1990 B 13.1 n. 8).
La descritta regola sull’onere probatorio non è però assoluta, in quanto non lascia alcuno spazio a considerazioni inerenti alle effettive possibilità probatorie o comportamenti ostruzionistici (Schär, Normentheorie und mitwirkungsorientierte Beweislastverteilung, in: ASA 67 p. 435). Una prima eccezione è data allorquando il contribuente tralascia, in maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi, la collaborazione, possibile ed esigibile, nel chiarimento degli elementi che fondano l’obbligo fiscale. Una seconda eccezione si verifica invece quando il contribuente, per motivi a lui estranei, non può apportare la prova di un fatto che diminuisce il suo debito d’imposta oppure può farlo solo prestando una collaborazione che non può essere pretesa. In queste circostanze, fatti rimasti privi di prova nell’ambito di una tassazione d’ufficio ai sensi dell’art. 130 cpv. 2 LIFD sono da accertare mediante una stima (Zweifel/Hunziker, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum Schweizerischen Steuerrecht, 3a ediz., Basilea 2017, n. 29 ad art. 130 LIFD, p. 2242 s., e riferimenti).
2.3.
Secondo l’art. 204 cpv. 2 LT, di uguale tenore dell’art. 130 cpv. 2 LIFD e dell’art. 46 cpv. 3 LAID, l’autorità di tassazione esegue la tassazione d’ufficio, in base a una valutazione coscienziosa, se il contribuente, nonostante diffida, non soddisfa i suoi obblighi procedurali oppure se gli elementi imponibili non possono essere accertati esattamente per mancanza di documenti attendibili. Può tener conto di coefficienti sperimentali, dell’evoluzione patrimoniale e del tenore di vita del contribuente. La tassazione d’ufficio può essere impugnata soltanto con il motivo che essa è manifestamente inesatta. Il reclamo deve essere motivato e indicare eventuali mezzi di prova (art. 206 cpv. 3 LT, 132 cpv. 3 LIFD), per cui vi è un’inversione dell’onere della prova: non tocca all’autorità dimostrare la correttezza della propria valutazione, bensì all’interessato provare che la stessa è manifestamente inesatta.
2.4.
Giurisprudenza e dottrina tendono a riconoscere che si possa ricorrere alla tassazione d’ufficio non solo laddove il contribuente, nonostante diffida, non soddisfi ai suoi obblighi procedurali, ma anche qualora la mancanza di documenti attendibili sulla sua situazione finanziaria non possa essergli imputata (decisione TF n. 2A.426/2004 del 23 novembre 2004; TF n. 2A.442/2001 del 19 giugno 2002; RDAF 2000 II 41; Zweifel/Hunziker, op. cit., n. 29 e 31 ad art. 130 LIFD, p. 2242 ss.; Richner/Frei/Kaufmann/Meuter, Handkommentar zum DBG, 3a ediz., Zurigo 2016, n. 26 ad art. 130 LIFD, p. 1407; contra Berger, op. cit., p. 197).
L’autorità fiscale deve agire “pflichtgemäss”, ovvero secondo coscienza professionale, conformandosi agli indispensabili criteri di prudenza che devono sempre essere tenuti presenti in procedimenti del genere, principalmente allo scopo di evitare eccessi di discrezionalità (ASA 50 p. 372). Detto altrimenti, il contribuente deve essere imposto, nella misura del possibile, su un reddito valutato il più vicino possibile alla sua capacità contributiva reale (Zweifel/Hunziker, op. cit., n. 46 ad art. 130 LIFD, p. 2249).
3. 3.1.
Nel caso in esame, come visto, l’RS 1 si è discostato dalla dichiarazione presentata dal ricorrente ed ha rivalutato il suo reddito. Nella decisione del 21 novembre 2018, qui impugnata, ha accolto parzialmente il suo reclamo, riducendo il reddito d’altra fonte ("altri redditi") da fr. 35'100.– (come accertato nella precedente decisione di tassazione del 21 marzo 2018) a fr. 27'000.–.
Pur ritenendo che la dichiarazione presentata dal contribuente non fosse completa, l’autorità ha rinunciato ad una vera e propria tassazione d’ufficio, che avrebbe presupposto dapprima una diffida e che avrebbe poi limitato il diritto di reclamo da parte del contribuente (obbligo di motivazione ex art. 206 cpv. 3 LT e 132 cpv. 3 LIFD). Con decisione del 7 gennaio 2016 ha, infatti, notificato a RI 1 una tassazione ordinaria, con la conseguenza che l’obbligo di effettuare indagini d’ufficio, nell’intento di ricostruire la verità materiale, non è mai venuto meno. Come ha stabilito la giurisprudenza del Tribunale federale, la rinuncia alla tassazione d’ufficio non impedisce tuttavia all’autorità di tassazione di determinare gli elementi imponibili in base ad una valutazione, rispettando le regole relative all’onere della prova (sentenza del Tribunale federale del 22 febbraio 2006, n. 2A.561/2005 consid. 3).
3.2.
Come esposto in narrativa, l’RS 1 ha a due riprese sottoposto al contribuente un calcolo delle entrate e delle uscite, da cui emergeva un’insufficiente disponibilità finanziaria (con esito diverso), invitandolo a prendere posizione.
Dal secondo calcolo, in particolare, emergeva un ammanco di oltre 30'000 franchi, ancor prima di considerare le spese per il sostentamento personale:
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Entrate |
Uscite |
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Attivi |
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Estratto titoli Banca __________ (variazione 1.1-31.12) |
24’136 |
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Estratto titoli Banca __________ (variazione 1.1-31.12) |
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39’623 |
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Qs __________ Sagl (variazione 1.1-31.12) |
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20’000 |
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Attivi aziendali (variazione 1.1-31.12) |
5’378 |
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Apporto in Sagl |
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5’378 |
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Redditi |
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CS dipendente |
34’224 |
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UN aziendale accessorio |
745 |
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Reddito titoli |
123 |
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Oneri |
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Spese professionali |
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3’696 |
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Cassa malati |
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3’067 |
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Spese mediche |
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25 |
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affitto |
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21’600 |
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Imposte |
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1’787 |
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Totali |
64’606 |
95’176 |
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eccedenza |
– 30’570 |
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Con e-mail del 6 marzo 2018, il contribuente si è rivolto al tassatore incaricato, limitandosi a produrre la dichiarazione di __________ relativa al deposito del capitale della neocostituita società (v. supra consid. C.). Nella stessa occasione, RI 1 ha affermato che lo stipendio netto per l’anno 2016 ammonterebbe a fr. 38'500.– (poiché i contributi sarebbero stati asseritamente pagati dalla società) e che la sua compagna avrebbe versato un terzo del canone di locazione dell’appartamento (dunque 1/3 di fr. 21'600.–), senza però allegare alcunché a sostegno delle proprie argomentazioni. L’Ufficio di tassazione ha conseguentemente deciso di imporre “altri redditi” nella misura di fr. 35'100.–.
3.3.
Alla luce del calcolo delle entrate e delle uscite appena illustrato, è indubbio che l’autorità di tassazione fosse tenuta a intraprendere degli accertamenti, allo scopo di chiarire come il contribuente avesse potuto far fronte alle spese sostenute, con i soli redditi dichiarati. Spicca, in particolar modo, l’incremento dei risparmi privati (variazione elenco titoli).
Le sole indicazioni fornite dall’insorgente non permettono di superare i problemi rilevati.
4. 4.1.
In primo luogo, non è chiaro a quanto ammonti lo stipendio versato al ricorrente dalla __________ Sagl, società da lui costituita all’inizio dello stesso periodo fiscale. Dal certificato di salario 2016, rilasciato il 28 aprile 2017 risulta un salario netto di fr. 34'224.– quale importo determinante per la dichiarazione d’imposta, calcolato deducendo dal salario lordo totale di fr. 38'500.– i contributi AVS/AI/IPG/AD/AINP di fr. 2'887.– e del secondo pilastro di fr. 1'389.– ivi indicati.
Nel suo reclamo, il contribuente afferma che i contributi non dovrebbero essere dedotti, in quanto pagati dal datore di lavoro. Sostiene inoltre che non dovrebbero essere considerate le spese di trasporto, per il fatto che il veicolo sarebbe della società.
4.2.
Secondo gli articoli 17 cpv. 1 LIFD e 16 cpv. 1 LT, sono imponibili tutti i proventi di un’attività dipendente, retta dal diritto privato o pubblico, compresi i proventi accessori, quali indennità per prestazioni straordinarie, provvigioni, assegni, premi per anzianità di servizio, gratificazioni, mance, tantièmes, vantaggi valutabili in denaro risultanti da partecipazioni di collaboratore e altri vantaggi valutabili in denaro.
Le stesse Istruzioni per la compilazione del certificato di salario indicano che, se il datore di lavoro assume parzialmente o totalmente a proprio carico il contributo LPP che secondo legge, statuto o regolamento risulta a carico del dipendente, questo importo è parimenti deducibile, ma deve dapprima essere dichiarato alla cifra 7 del certificato di salario (cfr. Istruzioni per la compilazione del certificato di salario e dell’attestazione delle rendite (modulo 11) allestite dall’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC), valide dal 1° gennaio 2016, p. 11, n. 36 e n. 43). In generale, alla cifra 7 occorre indicare il genere di qualsiasi altra prestazione fondata sul rapporto di lavoro che non rientra fra quelle da dichiarare in una delle cifre da 1 a 6 o 14 del certificato di salario (Istruzioni citate, p. 10, n. 31 e seguenti).
Se poi queste prestazioni sono giustificate unicamente dal fatto che il dipendente ha una partecipazione nella società per cui lavora, allora si deve esaminare anche la questione di un’eventuale prestazione valutabile in denaro da parte della società (Knüsel/Suter, in: Zweifel/Beusch [a cura di]; Kommentar zum DBG, 3a ediz., Basilea 2017, n. 24 ad art. 17 LIFD, p. 227).
Alla cifra 2.2 del certificato di salario deve inoltre essere indicato il valore della prestazione di cui beneficia il dipendente per il fatto che può utilizzare l’automobile di servizio anche a scopi privati (Istruzioni citate, p. 7, n. 21).
4.3.
Se fosse vero che la società ha pagato anche la quota dei contributi sociali a carico del datore di lavoro e che ha messo a disposizione del dipendente un veicolo di servizio, è evidente che il certificato di salario sarebbe inesatto, poiché il dipendente avrebbe beneficiato di ulteriori redditi, che non vi figurano.
Occorre al proposito rilevare che il contribuente, che per legge è obbligato ad allegare alla dichiarazione d’imposta i certificati di salario (articoli 125 cpv. 1 lett. a LIFD e 199 cpv. 1 lett. a LT), è tenuto anche a verificare che il certificato ricevuto sia completo ed esatto, nella misura in cui ciò sia possibile ed esigibile. Nel caso in cui riscontri dei vizi, deve renderne attento il datore di lavoro e pretendere un certificato corretto. Se omette la verifica in questione, il contribuente viola gli obblighi procedurali a suo carico e sarebbe passibile anche di una sanzione per sottrazione d’imposta, nel caso in cui ne derivasse un danno per il fisco (cfr. Zweifel/Hunziker, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum DBG, 3a ediz., Basilea 2017, n. 13 ad art. 125 LIFD e n. 31 ad art. 127 LIFD).
4.4.
Non si può pertanto condividere l’operato dell’Ufficio di tassazione, che si è limitato a stralciare i contributi sociali, senza nessun accertamento in merito alle prestazioni fornite dal datore di lavoro al ricorrente. Ciò è particolarmente discutibile, se si considera che quest’ultimo è anche il detentore delle quote di partecipazione nella società di cui è impiegato. La questione delle prestazioni fornite dalla società deve pertanto essere approfondita, con la collaborazione del ricorrente e dell’Ufficio di tassazione delle persone giuridiche.
5. 5.1.
Merita qualche approfondimento anche l’attività lucrativa indipendente accessoria dichiarata dal contribuente. Nessuna documentazione è stata prodotta al riguardo.
5.2.
Le persone fisiche con reddito da attività lucrativa indipendente e le persone giuridiche devono allegare alla dichiarazione:
a. i conti annuali firmati (bilanci e conti profitti e perdite) del periodo fiscale; o
b. in caso di tenuta di una contabilità semplificata secondo l'articolo 957 capoverso 2 CO, le distinte relative alle entrate e alle uscite, alla situazione patrimoniale e ai prelevamenti e apporti privati del periodo fiscale
(art. 125 cpv. 2 LIFD; art. 199 cpv. 2 LT).
Per il diritto cantonale, è richiesta anche la produzione dei documenti seguenti:
· gli elenchi completi dei titoli, crediti e debiti;
· per le persone giuridiche le attestazioni sui compensi ai membri dell’amministrazione o di un altro organo di una persona giuridica;
· copia della dichiarazione dei salari AVS.
5.3.
Come accennato, il ricorrente non ha fornito alcuno dei documenti richiesti, limitandosi a definire l’attività dipendente svolta “fotografo”. Si tratta peraltro della stessa attività che svolge a titolo indipendente. Anche in questo caso, l’autorità fiscale dovrà raccogliere i documenti richiesti, con la collaborazione del contribuente.
6. 6.1.
Come già accennato, uno degli aspetti che più incidono sulla sproporzione fra le entrate e le uscite è rappresentato dalla variazione del patrimonio privato del ricorrente. Nella dichiarazione d’imposta, non è più stato indicato il conto esistente presso la Banca __________, mentre ne è stato indicato uno presso __________.
Il 7 febbraio 2018, l’Ufficio di tassazione ha chiesto al contribuente di produrre l’estratto conto 2016 del conto Banca __________ e l’estratto degli ultimi dieci anni del conto __________. Stando a quanto risulta dagli atti, il ricorrente non ha prodotto alcun giustificativo bancario. In queste circostanze, ci si domanda su quali basi l’Ufficio di tassazione abbia potuto accertare che il conto intestato a RI 1 presso la __________ sia stato “chiuso” e che il conto presso __________ fosse invece “nuovo” (cfr. calcolo delle entrate e delle uscite 2016 del 22 febbraio 2018 e del 6 marzo 2018).
La già menzionata dichiarazione di __________, in merito al deposito del capitale di fr. 20'000.–, servito a costituire la __________ Sagl, non permette infine di trarre alcuna conclusione in merito alla provenienza dei fondi serviti al finanziamento di tale operazione.
6.2.
Per quanto attiene alle uscite indicate nel calcolo del dispendio, già si è detto delle spese professionali, che corrispondono alle spese di trasporto. Sebbene il contribuente ne avesse domandato la deduzione, nella dichiarazione d’imposta, ha poi affermato di disporre di un’automobile della società.
Sempre fra le uscite, si segnala il canone di locazione di fr. 21'600.–. L’autorità fiscale aveva chiesto, nella lettera del 7 febbraio 2018, la produzione del contratto di locazione. .A tale proposito, il contribuente si è limitato a sostenere, nell’e-mail del 6 marzo 2018, che la sua compagna ne avrebbe pagato un terzo. Non ha tuttavia prodotto il contratto.
In mancanza del contratto e di ogni giustificativo bancario o postale, che attesti gli importi effettivamente versati nel 2016 a tale titolo dall’insorgente e dalla sua compagna, non si comprende come l’autorità fiscale possa aver modificato il calcolo del dispendio, riducendo l’uscita per la locazione da fr. 21'600.– a fr. 14'400.–.
Anche a questo riguardo, l’Ufficio di tassazione dovrà intraprendere ulteriori accertamenti.
7. Alla luce delle considerazioni che precedono, la decisione impugnata deve essere annullata e gli atti rinviati all’autorità fiscale perché riesamini la fattispecie, nel rispetto del diritto di essere sentito del ricorrente, e adotti una nuova decisione motivata ai sensi della presente decisione, e con ogni altro atto che riterrà opportuno.
Visto l’esito del gravame, non si prelevano tassa giustizia e spese processuali.
Per questi motivi,
visti per le spese gli art. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. La decisione su reclamo del 21 novembre 2018 è annullata e gli atti sono rinviati all’RS 1 per una nuova decisione motivata ai sensi della presente decisione.
2. Non si prelevano né tassa di giustizia né spese processuali.
3. Contro il presen Copia per conoscenza:
- municipio di .
per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: La segretaria: