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Incarti n. 80.2021.228 |
Lugano |
In nome |
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La Camera di diritto tributario del Tribunale d'appello |
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composta dai giudici |
Andrea Pedroli, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici |
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segretaria |
Sabina Ghidossi, vicecancelliera |
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parti |
RI 1
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contro |
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RS 1
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oggetto |
ricorso del 27 settembre 2021 contro le decisioni del 26 agosto 2021 in materia di IC-IFD 2010-2011-2012. |
Fatti
A. a. Dichiarazione fiscale 2010
Il 5 marzo 2012, il signor RI 1 presentava la propria dichiarazione di imposta per il periodo fiscale 2010, dichiarando unicamente un reddito da attività dipendente di fr. 485'130.- ed uno da sostanza immobiliare di fr. 9'000.-. In riferimento alla determinazione della sostanza imponibile, il contribuente dichiarava fr. 11'027.- quali “assicurazioni private sulla vita e di rendita vitalizia”, fr. 200'000.- quale sostanza immobiliare e faceva valere un debito privato di fr. 420'000.-.
b. Dichiarazione fiscale 2011
Il 28 settembre 2012, il contribuente presentava la propria dichiarazione di imposta per il periodo fiscale 2011, indicando un reddito imponibile complessivo di fr. 586'627.- derivante – dopo deduzione delle spese – dalla sua attività principale (fr. 663'016.-).
Il contribuente dichiarava poi una sostanza imponibile complessiva pari a fr. 678'773.-, composta da fr. 955'926.- quali “titoli e capitali”, fr. 12'847.- quali “assicurazioni private sulla vita e di rendita vitalizia” e fr. 200'000.- derivanti da sostanza immobiliare. Il contribuente faceva poi valere un debito privato di fr. 400'000.-.
c. Dichiarazione fiscale 2012
Il 17 febbraio 2014, il contribuente presentava la propria dichiarazione di imposta per il periodo fiscale 2012, indicando un reddito imponibile complessivo di fr. 48'825.- derivante – dopo deduzione delle spese – dalla sua attività principale (fr. 100'107.-).
Il contribuente dichiarava in seguito una sostanza imponibile complessiva di fr. 28'418.-, composta da fr. 295'449.- quali “titoli e capitali”, fr. 17'969.- quali “assicurazioni private sulla vita e di rendita vitalizia” e fr. 200'000.- derivanti da sostanza immobiliare. Il contribuente faceva poi valere un debito privato di fr. 395'000.-.
B. Il 14 giugno 2013 si teneva un incontro tra l’Ufficio delle procedure speciali della Divisione delle contribuzioni ed il contribuente. Il colloquio era stato richiesto dal signor RI 1 alfine di aggiornare l’autorità fiscale sullo stato dei procedimenti a suo carico. In particolare, il signor RI 1 affermava quanto segue:
“[…]
· Su richiesta della FINMA ho venduto il 12.5% della __________, Lugano, costituita nel 2008 e pertanto non possiedo più alcuna partecipazione;
· A titolo personale detengo il 50% della __________, Lugano;
· […]
· A titolo personale detengo a partire dal 2011 il 10% della __________, […];
· A titolo personale non detengo quote della __________, […];
· A titolo personale detengo il 50% della __________, Lugano […];
· […]
· A titolo personale confermo, […], che ero il beneficiario economico della __________ […];
· A titolo personale confermo che il beneficiario economico della __________, Panama è mia moglie, […]”.
Il contribuente è infatti imputato nel procedimento penale di cui all’__________ per appropriazione indebita, art. 138 cifra. 2 CP, amministrazione infedele aggravata, art. 158 cifra 1 cpv. 3 CP, bancarotta fraudolenta e frode nel pignoramento, art. 163 cifra 1 CP, falsità in documenti, art. 251 cifra 1 CP, riciclaggio di denaro, art. 305bis cifra 1 CP, riciclaggio di denaro aggravato, art. 305bis cifra 2 CP, carente diligenza in operazioni finanziarie, art. 305ter CP.
C. Il 2 dicembre 2014, l’RS 1 (di seguito: UT) – alfine di evadere le tassazioni dei periodi fiscali 2008-2012 – formulava all’attenzione del contribuente una richiesta di documentazione. Il signor RI 1 rispondeva a tale scritto il 29 dicembre 2014, producendo solo in parte quanto richiesto dall’autorità fiscale, in quanto affermava di non essere in possesso di molti dei documenti richiesti.
D. Con e-mail del 13 luglio 2017, l’autorità fiscale intimava al rappresentante del contribuente – avv. RA 1 – e a seguito di un ulteriore incontro avvenuto il 27 aprile 2017, il conteggio delle riprese sul reddito e sulla sostanza.
Con scritto del 20 ottobre 2017, l’avv. RA 1 contestava queste riprese. In particolare, poiché gli accertamenti effettuati si sarebbero fondati sulle risultanze dell’incarto penale pendente presso il Ministero pubblico, tuttavia non ancora definitive. Per tale ragione, l’avv. RA 1 chiedeva di “voler soprassedere alla formulazione delle decisioni di tassazione nell’attesa della definizione delle contestazioni in sede penale”.
E. a. Decisioni di tassazione 2010
Con decisioni di tassazione IC/IFD 2010 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito imponibile, per l’IC, di fr. 1'475'500.- e per l’IFD di fr. 1'500'400.-. La sostanza imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr. 5'183'000.-.
In particolare, l’UT accertava un reddito da titoli e capitali di fr. 300'520.- ed altri redditi della sostanza mobiliare per complessivi fr. 752'492.-. Inoltre, l’autorità fiscale stabiliva, ai fini della determinazione della sostanza imponibile, fr. 5'649'064.- quali “titoli e capitali”. A sostegno dei propri accertamenti, l’UT esponeva la motivazione seguente:
4.1 I redditi lordi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa) appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione dividendo erogato dalla __________, al netto della suddetta attenuazione (fr. 300'000.--). Detto reddito non è stato dichiarato all’autorità fiscale, la quale di conseguenza non procede ad alcun rimborso dell’imposta preventiva.
4.1 Valori rettificati in base agli importi effettivi.
4.2 I redditi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa) appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione delle distribuzioni dissimulate di utile, al netto della suddetta attenuazione, come da dettaglio che segue:
Vantaggi auto __________, fr. 20'229.--;
Prestazioni __________, fr. 732'263.--.
[…]
26.1 Situazione al 31.12.2010 o a fine imponibilità:
__________, fr. 1'275'000.--;
__________, fr. 127'500.--;
__________, Panama, fr. 300'000.--;
__________ Seychelles, fr. 1'250'000.--;
__________, USA, fr. 100'000.--;
__________., fr. 1'220'439.--;
__________, Londra, fr. 437'806.--,
__________, fr. 175'000.--.
Averi Banca __________, fr. 505'955.--;
Averi __________, fr. 257'364.--.
b. Decisioni di tassazione 2011
Con decisioni di tassazione IC/IFD 2011 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito imponibile, per l’IC, di fr. 1'508’800.- e per l’IFD di fr. 1'536’000.-. La sostanza imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr. 8'354’000.-.
In particolare, l’UT accertava altri redditi della sostanza mobiliare per complessivi fr. 917’409.-. Inoltre, l’autorità fiscale stabiliva, ai fini della determinazione della sostanza imponibile, fr. 8'656'355.- quali “titoli e capitali”. A sostegno dei propri accertamenti, l’UT esponeva la motivazione seguente:
4.2 I redditi da partecipazioni qualificate (che raggiungono almeno il 10% del capitale azionario di una società di capitale o sociale di una cooperativa) appartenenti alla sostanza privata sono imponibili in ragione del 60%.
Imposizione delle distribuzioni dissimulate di utile derivante dalle prestazioni della __________, al netto della suddetta attenuazione, pari a fr. 917'409.--.
[…]
26.1 Situazione al 31.12.2011 o a fine imponibilità:
__________, fr. 1'050’000.--;
__________, fr. 2'265’000.--;
__________, fr. 300'000.--;
__________ Seychelles, fr. 1'250'000.--;
__________, USA, fr. 100'000.--;
__________., fr. 2'749’454.--;
__________, Londra, fr. 435’975.--“.
c. Decisioni di tassazione 2012
Con decisioni di tassazione IC/IFD 2012 del 13 dicembre 2017, l’UT accertava un reddito imponibile, per l’IC, di fr. 50’400.- e per l’IFD di fr. 77’400.-. La sostanza imponibile complessiva, ai soli fini di IC, veniva stabilita in fr. 7'781’000.-.
In particolare, l’UT accertava, ai fini della determinazione della sostanza imponibile, fr. 8'073'759.- quali “titoli e capitali”. A sostegno dei propri accertamenti, l’UT esponeva la motivazione seguente:
“[…]
27.1 Situazione al 31.12.2012 o a fine imponibilità:
__________: 1'050'000.- fr.;
__________: 1'987’500.- fr.;
__________, Panama: 300'000.- fr.;
__________ Seychelles: 1'250'000.- fr.;
__________, USA: 100'000.- fr.;
__________.: 2'749’454.- fr.;
__________, Londra: 446’356.- fr.”.
F. Con unico reclamo del 12/24 gennaio 2018, l’avv. RA 1, per conto del contribuente, impugnava le decisioni di tassazione IC/IFD 2008, 2009, 2010, 2011 e 2012. Nel memoriale venivano contestate integralmente le decisioni summenzionate ed il rappresentante indicava che “i dettagli e le motivazioni complete a supporto del presente reclamo verranno trasmessi successivamente, in attesa degli sviluppi del procedimento penale in corso presso il Ministero Pubblico ticinese”.
G. Il 15 giugno 2021 l’UT prospettava al ricorrente una reformatio in peius delle decisioni contestate dal reclamante e meglio, nel seguente modo:
- “Reddito d’altra fonte 2010 rettificato da Fr. 752'492 a Fr. 1'526'596 secondo quanto emerso dalle analisi esperite dal Ministero Pubblico e Polizia Giudiziaria
- Reddito d’altra fonte 2011 rettificato da Fr. 917'409 a Fr. 1'529'015 secondo quanto emerso dalle analisi esperite dal Ministero Pubblico e Polizia Giudiziaria”.
Di conseguenza, l’autorità fiscale assegnava al reclamante un termine scadente il 5 luglio 2021 per esprimersi sulla prospettata modifica, avvertendolo che in caso di mancata risposta avrebbe deciso in base alla documentazione già agli atti.
H. a. Decisioni di tassazione dopo reclamo 2010
A seguito del reclamo interposto dal contribuente, l’autorità fiscale accertava un reddito imponibile, per l’IC, pari a fr. 1'339'000.- e per l’IFD, pari a fr. 1'363'900.-, con la seguente motivazione:
“Contro la decisione di tassazione è stato presentato un reclamo senza particolari contestazioni
Il reclamo è quindi stato analizzato in base alla documentazione emersa nelle verifiche espletate dal Ministero pubblico.
In data 4 giugno è stata inviata una richiesta raccomandata, recapitata, considerato che il termine è scaduto senza esito positivo, il reclamo viene quindi evaso in base alla documentazione a disposizione dell’Autorità fiscale.
Relativamente all’anno 2010 i valori sono così rettificati:
- Vantaggi auto Fr. 33'715 (Cfr. Verbale __________)
- Distribuzione dissimulata di utile __________ Fr. 272'442 (Cfr. AI 333 pag 11-14 e RE 609 Pag 24-25)
- Prestazioni __________ Fr. 1'220'439 (Cfr. AI 333 pg 25)
- Totale di Fr. 1'526'596 imposto al 60% in Fr. 915’957”.
b. Decisioni di tassazione dopo reclamo 2011 e 2012
Con decisioni di tassazione dopo reclamo IC/IFD 2011 e 2012 del 28 luglio 2021, l’UT riconfermava gli importi accertati nelle decisioni di tassazione del 13 dicembre 2017.
I. Il 26 agosto 2021, l’autorità fiscale notificava nuovamente al contribuente, per quanto qui di interesse, le decisioni di tassazione dopo reclamo relative ai periodi fiscali dal 2010 al 2012 essendo le comunicazioni precedenti “tornat[e] al mittente”. Di conseguenza, l’UT rendeva attento il contribuente che il termine per presentare ricorso sarebbe iniziato a decorrere con questa nuova notifica.
L. Con tempestivo ricorso del 27/28 settembre 2021 alla Camera di diritto tributario, RI 1 insorge contro le decisioni di tassazione su reclamo 2010-2012.
a. Periodo fiscale 2010
Il ricorrente contesta dapprima l’accertamento dell’autorità fiscale relativo al reddito da sostanza mobiliare ed in particolare, la definizione delle prestazioni della società __________. Secondo lo stesso, l’UT avrebbe tratto, dall’analisi dell’incarto penale pendente presso il Ministero pubblico, delle conclusioni non confacenti alla realtà dei fatti. Il ricorrente sostiene infatti che dalla documentazione emergerebbe solamente “che l’autorità inquirente è giunta alla conclusione che sul conto bancario intestato a __________ […] vi sono state delle entrate pari a € 4'439'200.77, e delle uscite par complessivi € 4'446'882.-“, di conseguenza non sarebbe dato sapere come l’UT abbia quantificato le prestazioni della __________ (di fr. 1'220'439.-). L’insorgente evidenzia poi che “nella denegata ipotesi in cui l’entità dell’asserito utile di CHF 1'220'439.- sia corretto”, unicamente il 30% di tale somma sarebbe da imputargli quale dividendo e ciò in virtù dell’art. 671 CO e del fatto che “l’azionariato di __________ all’epoca era composto nella misura del 30% del ricorrente” e il restante da altri azionisti.
Infine, sempre in merito alla __________, il signor RI 1 sottolinea che questa società avrebbe a sua volta pagato “delle commissioni di introduzione a vari sub-Advisory”, motivo per il quale l’entità del reddito “a maggior ragione” viene contestata.
In merito alla distribuzione dissimulata di utili accertata dall’autorità fiscale, il contribuente ritiene l’addebito fiscale non motivato, in quanto non sarebbe possibile comprendere “l’operazione concreta che si sospetta rappresenti un utile dissimulato”. Inoltre, lo stesso sarebbe oggetto di un procedimento penale, non ancora terminato. In aggiunta, il ricorrente ritiene anche non date le condizioni per ammettere una distribuzione dissimulata di utili.
Infine, il ricorrente contesta la quantificazione della sostanza imponibile, che divergerebbe da quella da lui indicata nella dichiarazione di imposta.
b. Periodo fiscale 2011
Anche nel contesto del periodo fiscale 2011, il ricorrente censura l’agire dell’UT in merito all’accertamento delle prestazioni della __________ ed alla determinazione della sostanza imponibile. Lo stesso adduce gli stessi motivi che ha illustrato relativamente al periodo fiscale 2010.
c. Periodo fiscale 2012
In merito al periodo fiscale 2012, l’insorgente contesta l’accertamento della sostanza imponibile da parte dell’UT, che sarebbe “in evidente contrasto con quanto risulta in particolare dal Modulo 2 riferito all’elenco dei titoli e dei collocamenti in capitali, oltre agli allegati prodotti dal signor RI 1”.
M. L’autorità fiscale presenta le proprie osservazioni al ricorso del signor RI 1 l’8 novembre 2021.
Preliminarmente, l’UT si riconferma nelle proprie decisioni ed afferma che gli elementi contestati sono stati accertati sulla base degli atti del Ministero pubblico e, in particolare, solo sui dati certi e riconducibili al contribuente. Inoltre, segnala di aver comunicato al rappresentante del contribuente, prima dell’emissione delle decisioni di tassazione, gli elementi imponibili ed evidenzia la scarsa collaborazione del contribuente, che non avrebbe mai fornito le informazioni necessarie alfine di emettere delle decisioni corrette e complete. L’autorità di tassazione evidenzia poi, qualora la procedura penale dovesse rilevare dei dati diversi da quelli accertati dall’autorità fiscale, che il ricorrente avrebbe la possibilità di ricorrere all’istituto della revisione.
Nel merito delle singole contestazioni, l’autorità di tassazione illustra la genesi della determinazione degli importi stabiliti nelle decisioni su reclamo.
Diritto
I. Altri redditi da sostanza mobiliare
1. 1.1.
L’autorità di tassazione ha, per i periodi fiscali 2010 e 2011, diversamente dai dati dichiarati dal contribuente, aggiunto altri redditi provenienti da sostanza mobiliare. In particolare, l’UT ha imposto una distribuzione dissimulata di utile derivante da delle prestazioni della __________ in misura del 60% (artt. 19 cpv. 1bis vLT e 20 cpv. 1bis vLIFD). Secondo l’UT, il ricorrente avrebbe percepito – per il tramite della società __________, a lui riconducibile – fr. 1'220'439.- (€ 976'000.-) nel 2010 e fr. 1'529'015.- (€ 1'267’000.-) nel 2011.
1.2.
1.2.1.
Gli articoli 58 cpv. 1 LIFD e 67 cpv. 1 LT prevedono, con riferimento all’imposta sull’utile delle persone giuridiche, che:
1 Costituiscono utile netto imponibile:
a. ...[omissis]...
b. tutti i prelevamenti fatti prima del calcolo del saldo del conto profitti e perdite e non destinati alla copertura di spese riconosciute dall’uso commerciale, in particolare:
- ...[omissis]...
- le distribuzioni palesi o dissimulate di utili e le prestazioni a terzi non giustificate dall’uso commerciale.
1.2.2.
La dottrina ha così riassunto la nozione di “distribuzione dissimulata di utili” che si può ricavare dalla giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. Danon, in: Noël/Aubry Girardin [a cura di], Commentaire de la loi sur l’impôt fédéral direct, 2a ediz., Basilea 2017, n. 172 ad art. 57, 58 LIFD con riferimenti giurisprudenziali):
- una prestazione da parte della società, senza una corrispondente controprestazione;
- il fatto che la prestazione si traduca in un vantaggio per l’azionista o una persona a lui vicina, cioè che essa non sarebbe stata concessa ad un terzo alle stesse condizioni;
- il fatto che il menzionato carattere della prestazione (di avvantaggiare, cioè, un azionista rispetto ai terzi) sia riconoscibile da parte degli organi societari.
1.2.3.
Nell’ambito delle distribuzioni dissimulate di utile, l’onere della prova viene suddiviso nella maniera seguente: le autorità fiscali devono apportare la prova che la società ha fornito una prestazione e che non ha ottenuto una controprestazione, rispettivamente che ha ottenuto unicamente una controprestazione insufficiente. Se le prove raccolte da parte dell’autorità fiscale forniscono sufficienti indizi che rivelano l’esistenza di una tale sproporzione, spetta allora al contribuente stabilire l’esattezza delle sue allegazioni contrarie (cfr. sentenze del TF n. 2C_1157/2016 del 2 novembre 2017 consid. 4.2.3. e 2C_674/2015 del 26 ottobre 2017 consid. 7.4. e riferimenti).
Il contribuente non deve sopportare le conseguenze di una mancanza di prove, a meno che non possa essergli rimproverata la violazione dei suoi doveri di collaborazione (cfr. sentenze del TF n. 2C_605/2014 del 25 febbraio 2015 consid. 6 e riferimenti e n. 2C_11/2018 del 10 dicembre 2018 consid. 6.2.).
1.3.
Nel caso in esame, dagli atti si evince che nei periodi fiscali 2010 e 2011 la __________ ha registrato delle uscite per complessivi € 2'243'000.- (€ 976'000.- nel 2010 e € 1'267'000.- nel 2011) in favore della __________, Monaco (cfr. Rapporto di trasmissione – __________ – Inc. MP __________ [di seguito: Rapporto], p. 25 e Movimento generale per conto e contropartita, p. 2).
Secondo le valutazioni esperite dalla Polizia giudiziaria, reparto SREF (cfr. Rapporto, p. 26) – che sono poi anche state confermate dal rapporto dell’11 gennaio 2018 redatto dall’Ispettorato fiscale sulla base base di un’ispezione avvenuta nei giorni 24, 25 e 26 novembre 2015 – la __________ è riconducibile a RI 1.
Alla luce di ciò che precede, vi sarebbe quindi stata una prestazione della __________, società di cui il signor RI 1 deteneva il 30% delle azioni, a favore della __________, riconducibile sempre al signor RI 1, senza una corrispondente controprestazione.
L’autorità fiscale ha quindi dimostrato che la __________ ha fornito una prestazione senza ottenere alcuna controprestazione a favore di un suo azionista. Per contro, il contribuente non ha minimamente comprovato il contrario. Si deve così concludere che è a giusto titolo che l’autorità fiscale ha considerato i versamenti alla __________. quale “distribuzione dissimulata di utile”.
1.4.
1.4.1.
In caso di “distribuzione dissimulata di utile”, occorre poi quantificare la ripresa da effettuare ai fini del calcolo del reddito imponibile. Per giunta, il ricorrente contesta tuttavia non tanto l’aggiunta in sé della “prestazione dissimulata di utile”, bensì il suo importo.
1.4.2.
RI 1, l’insorgente contesta il valore accertato dall’autorità fiscale, ritenendo che analizzando l’incarto penale emergerebbe solamente che l’autorità inquirente è giunta alla conclusione che sul conto bancario intestato a __________ vi sarebbero state delle uscite per € 4'446'882 e delle entrate per € 4'439'200.77. Pertanto, non sarebbe comprensibile su quale base l’UT abbia quantificato le prestazioni elargite dalla __________.
L’UT, basandosi sul Rapporto e sul Movimento generale per conto e contropartita, ha accertato che la __________ ha registrato delle uscite per complessivi € 2'243'000.- (€ 976'000.- nel 2010 e € 1'267'000.- nel 2011) in favore della __________, Monaco. Pertanto, a torto il ricorrente sostiene che l’importo accertato dall’autorità fiscale non sia corretto o sia incomprensibile.
1.4.3.
L’insorgente ritiene poi che “ammesso e non concesso che gli asseriti CHF 1'220'439.- [rispettivamente CHF 1'529'015.-] possano essere qualificati quale utile della società, che potrebbe legittimare il versamento di un dividendo […] solo il 30% di tale somma sarebbe da imputare al ricorrente” ai sensi dell’art. 661 CO, secondo cui, salvo diversa disposizione dello statuto, le quote d’utili netti e d’avanzo della liquidazione devono essere calcolate in proporzione dei versamenti eseguiti sul capitale azionario.
Ora, come già sottolineato, la ripresa si riferisce a delle prestazioni versate dalla __________, che il ricorrente ha percepito per il tramite di __________ nel corso dei periodi fiscali 2010 e 2011, e non al versamento di un dividendo.
La tesi del ricorrente non merita alcuna condivisione. Nuovamente si deve ritenere che l’agire dell’UT, anche in mancanza di elementi contrari, non presta alcun fianco a critiche.
1.4.4.
Infine, il contribuente evidenzia che “__________ pagava a sua volta delle commissioni di introduzione a vari sub-Advisory di __________. Di conseguenza, a maggior ragione viene contestata l’entità del reddito della sostanza mobiliare imponibile”. Tale circostanza, alla luce dei considerandi che precedono non è di alcuna rilevanza. Come detto, la ripresa effettuata dall’UT si riferisce alle prestazioni della __________ alla __________., Monaco.
1.5.
Tenuto conto di tutte le considerazioni esposte, le censure dell’insorgente si rivelano destituite di fondamento. Il ricorso è dunque, su tale punto, infondato.
2. 2.1.
Per il periodo fiscale 2010, l’autorità di tassazione ha poi aggiunto, rispetto ai dati dichiarati dal contribuente, altri redditi provenienti da sostanza mobiliare nella misura di fr. 163'465.-, con riferimento a una distribuzione dissimulata di utile “percepita da __________ riferita all’operazione intermediata da __________. Nelle decisioni di tassazione dopo reclamo, l’UT faceva espressamente riferimento agli atti “__________, pag 11-14 e __________ Pag 24-25”.
2.2.
Preliminarmente, il ricorrente sostiene che “nella decisione suddetta riferita all’anno fiscale 2010, risulterebbe un utile dissimulato di __________ nella misura di CHF 1'220’439”.
Tale affermazione non corrisponde tuttavia alla realtà dei fatti. Come detto, nelle proprie decisioni di tassazione dopo reclamo, l’UT ha indicato:
“Distribuzione dissimulata di utile __________ Fr. 272'442 (Cfr. AI 333 pag. 11-14 e RE 609 Pag 24-25)
Prestazioni __________ Fr. 1'220'439 (Cfr. AI 333 pg 25)”.
Risulta evidente che il ricorrente ha erroneamente confuso l’importo attribuito alle prestazioni della __________ con quelle riferite alla distribuzione dissimulata di utile __________.
2.3.
Il contribuente ritiene poi che, non facendo le decisioni in oggetto riferimento a “quale sia l’operazione concreta che si sospetta rappresenti un utile dissimulato”, l’addebito fiscale indicato non sarebbe fondato.
Ora, come detto, l’autorità fiscale ha espressamente indicato il riferimento su cui si è fondata per definire la prestazione dissimulata di utile e meglio, “l’__________ pag. 11-14 e __________ Pag. 24-25”. A pagina 11 dell’__________ (ovvero del Rapporto), si evince chiaramente che l’autorità inquirente è giunta alla conclusione, che “RI 1 abbia beneficiato personalmente da questa operazione negoziata da __________ di EUR 180'000 (sul conto __________)”. L’operazione citata viene ben illustrata nelle pagine precedenti. Si tratta, in particolare, dell’operazione intermediata dalla società __________ nel corso del 2009.
A pagina 24 del Rapporto di esecuzione __________ e meglio, dalla tabella allegata, si può facilmente notare che “l’utile da operazione intermediata da __________” è stato incassato, per un importo di € 180'000.- (rispettivamente circa fr. 272'442.-) __________, il cui beneficiario economico risultava essere RI 1.
In aggiunta e per completezza, si evidenzia che il ricorrente non sostiene di non aver potuto avere accesso agli atti indicati dall’autorità fiscale nelle decisioni di tassazione dopo reclamo.
Infine, si sottolinea che è lo stesso ricorrente nel § 8, ad affermare che “l’asserito utile dissimulato è oggetto del procedimento penale di cui all’inc. __________”. Pertanto, sostenere che non sarebbe dato sapere “quale sia l’operazione concreta” costituisce un “venire contra factum proprium”. Atteggiamento che non merita alcuna tutela.
Di conseguenza, la censura sollevata dall’insorgente è priva di qualsiasi fondamento e non merita alcuna condivisione.
2.4.
2.4.1.
Il ricorrente ritiene che “l’asserito utile dissimulato non è stato accertato nel contesto di una decisione cresciuta in giudicato”, essendo il procedimento penale ancora pendente presso l’autorità penale.
2.4.2.
Nella procedura fiscale vigono la massima ufficiale ed il principio inquisitorio. L’autorità di tassazione, cui spetta il dovere di chiarire d’ufficio i fatti fiscalmente rilevanti, controlla la dichiarazione d’imposta e procede a tutte le indagini necessarie (artt. 204 cpv. 1 LT e 130 cpv. 1 LIFD), senza essere in particolare vincolata agli elementi imponibili riconosciuti o dichiarati dai contribuenti (cfr. sentenza del TF n. 2A.105/2007 del 3 settembre 2007; Berger, Voraussetzungen und Anfechtung der Ermessensveranlagung, in: ASA 75 p. 185, p. 190). La procedura fiscale è inoltre retta dal principio di collaborazione. Sia secondo l’art. 196 LT sia secondo l’art. 123 cpv. 1 LIFD, le autorità di tassazione accertano con il contribuente le condizioni di fatto o di diritto determinanti per un’imposizione completa ed esatta. Al contribuente è imposto l’obbligo di fare tutto il necessario per consentire una tassazione completa ed esatta (artt. 200 LT e 126 cpv. 1 LIFD). Egli deve in particolare esporre la situazione in maniera esaustiva e trasparente (cfr. sentenze del TF n. 2C_51/2010 del 23 agosto 2010 consid. 3.1 e n. 2A.502/2005 del 2 febbraio 2006 consid. 2, in: StR 61 p. 442).
2.4.3.
Le autorità della Confederazione, dei Cantoni, dei distretti, dei circoli e dei Comuni comunicano, su richiesta alle autorità incaricate dell’esecuzione delle leggi che disciplinano le imposte dirette, ogni informazione necessaria per la loro applicazione (art. 112 cpv. 1 prima frase LIFD; art. 39 cpv. 3 LAID; art. 185 cpv. 1 prima frase LT). Le informazioni fornite dalle altre autorità, nell’esercizio delle loro attività ufficiali, costituiscono mezzi di prova nell’ambito della procedura di tassazione (Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker, Schweizerisches Steuerverfahrensrecht, Direkte Steuer, 2a ediz., Zurigo/Basilea/Ginevra 2018, § 14, n. 35, p. 168).
2.4.4.
L’autorità di tassazione ha raccolto la documentazione, relativa al procedimento penale che coinvolge il ricorrente, mediante assistenza amministrativa secondo gli articoli 112 cpv. 1 LIFD e 185 cpv. 1 LT. La forza probatoria dei documenti in questione è pertanto fuori discussione, essendo le autorità tenute a rilasciare informazioni veritiere (Zweifel/Casanova/Beusch/Hunziker, loc. cit.).
Il fatto che il procedimento penale non si sia concluso con una sentenza passata in giudicato non è determinante. Ai fini fiscali non rileva infatti la qualifica giuridica penale degli atti compiuti dal ricorrente né il giudizio in merito all’elemento soggettivo. Gli elementi che l’autorità di tassazione ha estratto dagli atti del procedimento fiscale sono quelli che servono a determinare gli elementi imponibili.
D’altronde, se si volesse attendere la conclusione del procedimento penale per riprendere gli elementi contestati nella tassazione dell’insorgente, la conseguenza sarebbe che si dovrebbe lasciar passare in giudicato le tassazioni senza considerare i fattori emersi dall’inchiesta penale. Una volta passata in giudicato la sentenza penale, dovrebbero essere aperti i procedimenti di ricupero d’imposta e di contravvenzione per sottrazione d’imposta. Tuttavia, il ricupero d’imposta presuppone che fatti o mezzi di prova sconosciuti in precedenza permettano di stabilire che la tassazione è stata indebitamente omessa o che la tassazione cresciuta in giudicato è incompleta, oppure che una tassazione omessa o incompleta è dovuta a un crimine o a un delitto contro l'autorità fiscale (art. 151 cpv. 1 LIFD; art. 236 cpv. 1 LT). Per stabilire se i fatti o i mezzi di prova nuovi erano in realtà già esistenti al momento della tassazione, è determinante lo stato degli atti a quel momento (sentenza TF n. 2C_395/2011 del 6 dicembre 2011 consid. 4.1). Non si vede come si potrebbe giustificare l’apertura di un procedimento di ricupero d’imposta, quando al momento della tassazione erano già agli atti i documenti provenienti dall’inchiesta penale.
Avendo l’autorità fiscale proceduto all’acquisizione e all’esame dei rapporti allestiti dalla Polizia cantonale, nell’ambito del procedimento penale, non si può non ritenere pertanto la sussistenza della distribuzione dissimulata dell’utile della __________. Di conseguenza, non vi sono le condizioni perché si debbano attendere le risultanze del procedimento penale, che per giunta perdura da diversi anni ormai.
2.4.5.
Ora, se è pur vero che in virtù dell’onere della prova descritto, compete all’autorità comprovare quei fatti che fondano od aumentano l’onere fiscale, nel caso in esame, il contribuente ha tralasciato, in maniera colpevole ed in violazione dei propri obblighi la collaborazione, possibile ed esigibile, nel chiarimento dei fatti. Lo stesso si è infatti limitato a contestare la ripresa di fr. 272'442.-, senza tuttavia comprovare quanto da lui asserito. La mera circostanza che il procedimento penale nei suoi confronti non si sia ancora concluso non lo dispensa dall’adempimento dei suoi obblighi di collaborazione.
Come rilevato dall’autorità fiscale, qualora lo svolgimento della procedura penale dovesse far emergere dati diversi da quelli accertati, il ricorrente avrebbe la possibilità di avvalersi dell’istituto della revisione, ove ne fossero adempiute le condizioni.
2.5.
Nel caso in esame, in base agli atti a disposizione di questa Camera, si evince che la __________ ha beneficiato, il 25 marzo 2010, di una prestazione di € 180'000.- (equivalenti a fr. 272'442.30) versati dalla società __________ e derivanti, come detto, da un’operazione intermediata dalla società __________.
Alla luce di ciò che precede, vi è quindi stata una prestazione della __________ – che secondo quanto affermato dal ricorrente durante il colloquio del 14 giugno 2013 con l’autorità fiscale era da lui detenuta in ragione del 50% – a favore della __________. – che come detto è una società riconducibile al signor RI 1 – senza una corrispondente controprestazione.
L’autorità fiscale ha quindi dimostrato che la __________ ha fornito una prestazione senza ottenere alcuna controprestazione a favore di un suo azionista. Per contro, il contribuente non ha neanche minimamente comprovato il contrario. Si deve così concludere che è a giusto titolo che l’autorità fiscale ha considerato i versamenti alla __________. quale “distribuzione dissimulata di utile” della __________.
II. Quantificazione della sostanza imponibile
3. 3.1.
Il ricorrente, in merito a tutti i periodi fiscali oggetto del gravame, ritiene che le quantificazioni della sostanza imponibile da parte dell’autorità fiscale sarebbero “in evidente contrasto con quanto risulta in particolare dal Modulo 2 riferito all’elenco dei titoli e dei collocamenti in capitale, oltre agli allegati prodotti dal signor RI 1”.
3.2.
L’imposta sulla sostanza ha per oggetto la sostanza netta totale (art. 40 cpv. 1 LT; art. 13 cpv. 1 LAID). Essa si compone della totalità degli attivi mobiliari e immobiliari del contribuente, fatta eccezione per quei beni esplicitamente esentati dall’imposta in virtù di una disposizione speciale, quali le suppellettili domestiche e gli oggetti di uso corrente (art. 44 cpv. 2 LT; art. 13 cpv. 4 LAID).
All’imposta sulla sostanza sono soggetti tutti gli attivi, cioè tutti i diritti valutabili in denaro su cose, crediti o partecipazioni, a prescindere dal fatto che si tratti di sostanza privata o commerciale, immobiliare o mobiliare (cfr. Dzamko-Locher/Teuscher, in: Zweifel/Beusch [a cura di], Kommentar zum schweizerischen Steuerrecht, StHG, 3a ediz., Basilea 2017, n. 4 ad art. 13 LAID, p. 441). Vi rientra pertanto l’insieme dei diritti valutabili in denaro, che spettano ad una persona secondo il diritto privato e che possono essere di natura sia reale sia obbligatoria (cfr. Blumenstein/Locher, System des Steuerrechts, 7ª ediz., Zurigo 2016, p. 199).
3.3.
In un verbale sottoscritto il 14 giugno 2013 davanti all’Ufficio procedure speciali, il contribuente ha preso posizione in merito ai suoi rapporti con numerose società, i cui nomi erano emersi nell’ambito del procedimento penale. Ha in particolar modo riconosciuto di detenere quote delle società __________ SA, __________), __________, __________ e che la moglie deteneva le azioni della __________. Ha pure confermato di essere beneficiario economico della __________.
Il 2 dicembre 2014, l’Ufficio di tassazione ha chiesto al contribuente di voler fornire gli “atti di costituzione integrale con le relative schede di sottoscrizione di azioni rispettivamente contrattualistica (integrale) attinente a tutte le transazioni azionarie avvenute negli anni oggetto d’esame” delle società __________, ____________________ (rispettivamente __________, __________, __________ e della __________.
Il contribuente tuttavia non ha prodotto quanto richiesto, affermando di non esserne più in possesso.
In aggiunta, l’autorità fiscale chiedeva anche – richiamandosi all’incontro avvenuto il 14 giugno 2013 – di voler “completare le dichiarazioni d’imposta oggetto d’esame con tutti gli elementi non dichiarati, allegando nel contempo tutta la documentazione utile all’accertamento”. Anche in merito a tale richiesta l’insorgente rispondeva di non essere in possesso di ulteriore documentazione, che sarebbe stata “nelle mani degli incaricati di inchiesta o della procura di Lugano”.
In un’email del 13 luglio 2017 l’Ispettorato fiscale ha informato il rappresentante del contribuente in merito alle riprese effettuate nel calcolo dell’imposta sulla sostanza.
Prendendo posizione con scritto del 20 ottobre 2017, l’avv. RA 1 ha fra l’altro affermato che “la ripresa sulla sostanza mobiliare dovrebbe considerare, in particolare per __________, le quote di partecipazione corrette, inoltre ritengo che si dovrebbe effettuare una nuova valutazione delle varie riprese, in particolare per __________“ e a chiedere di voler sospendere la procedura fiscale fino alla definizione delle contestazioni in sede penale.
3.4.
In particolare alla luce di questa risposta, l’affermazione del ricorrente, secondo cui non sarebbero chiare le basi di calcolo dell’autorità fiscale rappresenta chiaramente un “venire contra factum proprium”, in alcun modo meritevole di tutela.
In ogni caso, neppure in sede di reclamo il contribuente ha adempiuto al proprio onere di collaborazione, presentando la documentazione richiestagli dall’autorità di tassazione in merito alle società cui è legato. Infatti, lo stesso si è limitato a contestare le decisioni di tassazione senza tuttavia apportare alcuna prova degli elementi/importi diversi rispetto a quelli accertati dall’autorità fiscale. Il ricorrente ha infatti unicamente dichiarato che “i dettagli e le motivazioni complete a supporto del presente reclamo verranno trasmessi successivamente, in attesa degli sviluppi del procedimento penale”.
Orbene, in mancanza di una qualsiasi documentazione atta a comprovare la consistenza della sostanza imponibile e meglio, dei “titoli e capitali”, l’UT non poteva fare altro che procedere alla tassazione in base alle informazioni ed agli atti in suo possesso, peraltro in gran parte confermati dallo stesso contribuente nel verbale del 14 giugno 2013.
3.5.
Il contribuente ritiene poi che alcuni accertamenti dell’autorità fiscale siano oggetto del procedimento penale di cui si è detto e la cui istruttoria non sarebbe ancora terminata. Motivo per il quale, alcuni elementi non sarebbero ancora stati accertati nel contesto di una decisione cresciuta in giudicato.
Tuttavia, come già evidenziato, non vi è ragione di ignorare le informazioni, raccolte dall’autorità fiscale mediante l’assistenza amministrativa prestata dall’autorità penale, per il solo fatto che il relativo procedimento è tuttora in corso.
3.6.
Pertanto, per le ragioni che precedono, il ricorso è respinto anche in merito alla ripresa dei “titoli e capitali”, ai fini dell’imposta sulla sostanza.
4. Il ricorso è respinto. La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico del ricorrente, soccombente.
Per questi motivi,
visti per le spese gli artt. 144 LIFD e 231 LT
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese processuali consistenti:
a. nella tassa di giustizia di fr. 5’600.–
b. nelle spese di cancelleria di complessivi fr. 400.–
per un totale di fr. 6’000.–
sono a carico del ricorrente, che le ha già anticipate.
3. Contro il presen Copia per conoscenza:
- municipio di __________.
per la Camera di diritto tributario del Tribunale d’appello
Il presidente: La segretaria: