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con redattore: |
Christian Steffen, vicecancelliere |
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segretario: |
Fabio Zocchetti |
statuendo sul ricorso del 24 giugno 2005 di
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1. RI 1 2. RI 2
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contro |
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la decisione su opposizione del 25 maggio 2005 emanata da |
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in relazione alla fallita |
Cassa CO 1
in materia di contributi AVS
FA 1 |
ritenuto, in fatto
1.1. La ditta __________, con sede a __________, è stata iscritta a Registro di Commercio del Distretto di __________ in data __________ (cfr. pubblicazione FUSC __________).
La società ha modificato la propria ragione sociale divenendo FA 1, __________ (cfr. FUSC del __________).
La società ha in seguito trasferito la propria sede a __________ (cfr. FUSC del __________).
__________ ha ricoperto la carica di membro del Consiglio di amministrazione (di seguito: CdA) dal __________, giorno del suo decesso. RI 2 è stato presidente del CdA dal __________.
La __________ è stata affiliata alla Cassa CO 1 (in seguito: Cassa), quale datrice di lavoro, dal 1. novembre 1994 al 31 ottobre 1999, mentre la FA 1 è stata affiliata dal 1. novembre 1999 al 31 ottobre 2003.
La società, in entrambe le sue denominazioni, è entrata in mora con il pagamento dei contributi, per cui la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidarla dal mese di agosto 1995, rispettivamente dal mese di marzo 2000 e precettarla dal mese di aprile 1997, rispettivamente dal mese di luglio 2000.
Con decreti del 16 maggio 2003 e 16 ottobre 2003 della Pretura del Distretto di __________, __________, sono state dichiarate l’apertura, rispettivamente la sospensione della procedura di fallimento nei confronti della sopra citata società ai sensi dell’art. 230 LEF (cfr. FUSC del __________).
La Cassa ha in seguito insinuato il proprio credito di fr. 480'679.05 all’Ufficio fallimenti del Distretto di __________ afferente ai contributi AVS/AI/IPG/AD/AF non soluti per gli anni dal 2000 al 2003, quest’ultimo per il mese di gennaio, nonché le riprese salariali per gli anni 1998 e 1999, dopo controllo del datore di lavoro.
La liquidazione fallimentare è stata definitivamente chiusa per mancanza di attivi a causa del mancato pagamento dell’anticipo delle spese per la relativa continuazione.
1.2. Per questo motivo, costatato di avere subito un danno, il 25 novembre 2004 la Cassa ha emesso delle decisioni di risarcimento danni ex art. 52 LAVS nei confronti di RI 2 e di RI 1, erede del defunto __________, per l’importo di fr. 480'679.05, dovuto solidalmente con __________.
1.3. In seguito alle opposizioni interposte da RI 1 e da RI 2, la Cassa, con due decisioni su opposizione distinte del 25 maggio 2005, ma di simile tenore, ha confermato il contenuto dei suoi primi provvedimenti.
1.4. Con tempestivo ricorso del 24 giugno 2005 RI 2 e RI 1, entrambi rappresentati dall’avv. RA 1, hanno impugnato le decisioni su opposizione.
RI 1 ha rilevato:
" 1. La ricorrente sollevava una questione di legittimazione che
l'autorità di prime cure ha apparentemente frainteso. La signora RI 1, infatti, partiva dalla constatazione che la richiesta di risarcimento fosse stata inviata a lei personalmente e non in qualità di rappresentante della comunione ereditaria, oppure alla comunione ereditaria direttamente.
Quando il defunto lascia più eredi, sorge fra i medesimi una comunione di tutti i diritti e di tutte le obbligazioni che dura dall'apertura dell'eredità fino alla divisione (articolo 602 cpv. 1 CCS).
La ricorrente, nella opposizione, non negava - anzi riconosceva - che gli eredi possano singolarmente essere considerati responsabili per i debiti della massa ereditaria (articolo 603 CCS).
Ella aggiungeva che nei confronti della comunione ereditaria mai era stata emessa una decisione, attestante l'esistenza di un debito nei confronti della massa ereditaria stessa.
In effetti, l'articolo 603 CCS "gilt nur fur die Erbschafts- und Erbgangsschulden" (Basler Kommentar, ad art. 602, pag. 715, marginale 31), quindi contro i debiti derivanti dalla successione.
Questo significa che la richiesta di debito di oltre 480'000.- franchi andava indirizzata alla comunione ereditaria, rispettivamente alla rappresentanza della stessa.
Solo in caso di crescita in giudicato della decisione di debito sarebbe potuto chiedere agli eredi singolarmente (o collettivamente) la somma pretesa.
Per contro, la Cassa (prima) e lo __________ (dopo) è adita direttamente e subito contro la vedova, ovvero una degli eredi, al posto di rivolgersi alla comunione ereditaria, alla loro rappresentanza oppure - in limine litis - contemporaneamente contro tutti gli eredi in questa loro veste.
La ricorrente precisava che la sentenza del Tribunale federale indicata nella sentenza (RU 119 V 165ss) non fosse qui applicabile quo alla legittimazione. In effetti, nel caso indicato dal Tribunale federale il datore di lavoro era defunto dopo che era stato accertato e notificato il danno. Nella fattispecie, per contro, il signor __________ era invece morto prima che il danno fosse preteso.
Di contro lo __________, chiamando in causa gli articoli 14 CO (?) e 603 cpv. 1 CCS ha stabilito una legittimazione diretta, quando in realtà andava prima accertato il debito della successione all'interno della comunione (art. 602 cpv. 1 CCS).
Occorre dunque distinguere la responsabilità dell'erede dalla sua legittimazione, rispettivamente da quella della comunione ereditaria. Si chiede dunque che codesto lodevole Tribunale verifichi la legittimazione della ricorrente ad essere chiamata direttamente in causa.
Prove: c.s.
2. E' contestata l'affermazione secondo cui il defunto signor __________ sia da considerarsi "la persona da ritenere responsabile del danno causato alla Cassa, quale ex-membro del Consiglio di amministrazione".
Come visto, tale affermazione indurrebbe a ritenere il signor __________ unico responsabile del danno preteso dalla Cassa.
Certo, è vero che egli sia stato membro formale della società (riservati gli argomenti sviluppati in seguito in merito alla sua malattia). Per questa ragione si sarebbe potuta comprendere una corresponsabilità del defunto signor __________.
Nondimeno, è però anche vero che da nessuna parte emerge che egli fosse davvero da ritenere (unico) responsabile del danno in essere.
Si contesta dunque che il defunto __________ fosse da considerarsi responsabile del danno, risultando egli al massimo - e per motivi formali - corresponsabile.
La ricorrente aveva già sollevato la tematica cui tuttavia l'autorità amministrativa non ha fornito risposta concreta.
L'autorità amministrativa ha concluso in maniera del tutto stereotipata che al signor __________ fossero da addebitare gravi responsabilità e negligenze, nonché che queste fossero da addebitare solo a lui.
Ciò è assolutamente contestato. In base alla documentazione all'epoca in possesso dei diretti interessati, con particolare riferimento alla dichiarazione dello stesso __________ del 9 novembre 2001 in cui esso si confermava che la FA 1 ha regolarmente versato i contributi paritetici dell'AVS per il periodo fino al 30 novembre 2001 (doc. B allegato all'opposizione), né il signor __________ né tantomeno la qui ricorrente erano in possesso di sufficienti elementi per rendersi anche solo lontanamente conto dell'iceberg contro il quale si stavano dirigendo. A tale proposito si aggiunge, quantunque solo a titolo informativo, che anche per quanto riguarda i contributi LPP i pagamenti richiesti erano avvenuti regolarmente (doc. C allegato all"opposizione).
Va detto che il defunto signor __________ non era mai stato sentito e/o convocato dalla Cassa in merito alla questione. Neppure la signora RI 1 è stata mai convocata.
Quando si avanzano determinate pretese - soprattutto quando le si rivolgono agli ignari eredi - un'audizione è il minimo che il cittadino possa chiedere!
Inoltre, il signor __________ era da tempo malato di tumore. Si tratta della causa che lo ha portato al decesso.
Egli non era dunque neppure più in grado di condurre effettivamente in qualità di organo la società. I documenti medici, se richiesti, dovranno essere se del caso richiesti in edizione.
Lo __________ era perfettamente informato dello stato di salute del signor __________, tant'è che ciò è stato pure ribadito nell'opposizione (punto 4 della decisione su opposizione).
E' umanamente ed istintivamente comprensibile che una persona che lotta per la sopravvivenza non metta in primo piano le pratiche burocratiche ed amministrative.
In questi casi vi è da chiedersi dove sia questa (unica) grave negligenza da parte del defunto.
L'autorità di prime cure dovrà pure tentare di sovvertire questa umana presunzione, cosa che sino ad oggi non ha fatto.
L'autorità amministrativa non spende una parola sulla malattia e la rispettiva incapacità lavorativa ed operativa del signor __________.
Due dunque le possibilità: le autorità di prime cure hanno constatato l'operatività e la grave negligenza del signor __________ (ed allora ci si chiederebbe sulla scorta di quali criteri lo abbiano fatto) oppure non lo hanno minimamente valutato (commettendo un diniego di giustizia, visto anche che l'autorità non ha mai voluto convocare il signor __________ o la qui ricorrente).
A questo dilemma l'autorità dovrà per forza di cosa fornire una risposta.
Fatto sta che l'accertamento del grado di negligenza - che deve dimostrare l'autorità in virtù dell'articolo 8 CCS e della massima officiale - dagli atti non si evince.
Tuttavia questo mancato accertamento è importantissimo poiché verte proprio attorno all'assoggettamento o meno della ricorrente.
Lo stesso __________ ha ammesso recentemente che il grado di negligenza va appurato e che questo può scagionare un cittadino da ogni addebito: recentemente - come si è appreso dalla stampa - sono stati scagionati in blocco tutti gli organi e dirigenti dell'allora __________, segnatamente proprio con l'argomento che vi fossero responsabilità di una persona terza e - quindi - nessuna negligenza da parte di tutti gli altri organi.
A questo punto la signora RI 1 chiede il contraddittorio orale - visto che non l'ha mai avuto - in modo da potere esporre meglio i propri argomenti, rispettivamente per rendersi conto (e questo vale anche per codesto lodevole Tribunale) delle ragioni che hanno indotto lo __________ a decidere diversamente il "caso __________ " dal "caso __________ ".
E' infatti incomprensibile che si riconosca una colpa grave ad un malato tumorale (ed in seguito terminale), mentre si
giunge a conclusione diversa nel caso di organi societari professionisti, fra cui avvocati, contabili, ecc.
Prove: c.s.; contraddittorio orale
3. In una recente presa di posizione inerente alla signora __________. il __________ ha ribadito la presunzione della pubblicità del Foglio ufficiale cantonale. Nel caso della signora __________, il __________ rimproverava alla cittadina (peraltro straniera ed alloglotta) di non avere letto una pubblicazione del Foglio ufficiale cantonale. Si precisa che la causa in essere è approdata al Tribunale federale che - per altre ragioni - ha ravvisato la possibilità di una violazione al principio della buona fede da parte delle autorità.
L'__________ è sottoposto al __________, segnatamente al __________.
3.1 Se - come visto - il __________ impone formalmente al cittadino a leggere il Foglio ufficiale cantonale, a maggior ragione è lecito ritenere che questo lo facciano __________
Orbene, è pacifico che il nome del signor __________ sia stato pubblicato nel corso del mese di settembre sul Foglio ufficiale allorquando egli morì: mensilmente, infatti, vengono pubblicati sul Foglio ufficiale tutti i decessi delle persone residenti in Ticino.
3.2 Questo significa che almeno fino al 12 novembre 2003 la vedova signora RI 1 aveva il diritto a rinunciare all'eredità (articolo 567 CCS) e - in limine litis - chiedere il beneficio di inventario (articolo 580 cpv. 2 CCS).
La sospensione della procedura è avvenuta il 24 ottobre 2003, mentre l'insinuazione del danno da parte della Cassa è avvenuta il 29 ottobre 2003.
Va pure ricordato che la ricorrente non aveva nessuna legittimazione a visionare gli atti della ditta. Del resto, va aggiunto, la Cassa non le rimprovera alcunché, chiamandola in causa unicamente nella sua figura di co-erede.
3.3 Viceversa, la Cassa sapeva grazie al Foglio ufficiale che la persona era deceduta.
Nell'ambito dell'articolo 2 CCS la Cassa sapeva anche che gli ignari eredi avrebbero dovuto pagare le presunte responsabilità del defunto attingendo al proprio patrimonio qualora non avessero chiesto l'inventario e/o rinunciato all'eredità.
Essa (a differenza dell'ignara signora RI 1) conosceva perfettamente le conseguenze, prova ne è che nella decisione viene menzionata la sentenza del Tribunale federale RU 119 V 165ss in merito alla rinuncia (cfr. in particolare i considerandi 3 e 4 della citata sentenza).
Non informando tempestivamente una situazione che le era nota, è quindi lecito ritenere che la Cassa abbia volutamente sottaciuto il debito agli eredi in modo che questi non rinunciassero all'eredità e potessero essere raggiunti a riparare personalmente per un danno cagionato dal defunto.
In altre parole: le autorità hanno - negligentemente o intenzionalmente - indotto nell'errore gli eredi - fra cui la qui ricorrente - ai sensi dell'articolo 24 CO nell'ambito della loro decisione di accettare o meno l'eredità.
Anche sotto questo aspetto vi è da chiedersi fino a che punto la signora RI 1 debba essere chiamata in causa.
3.4 Questa situazione potrebbe paradossalmente comportare una situazione di regresso da parte della vedova signora RI 1, qualora ella dovesse essere ritenuta responsabile dei problemi della ditta di cui il defunto marito era membro.
In effetti, ammettendo il credito della Cassa nei Suoi confronti, la signora RI 1 si ritroverebbe ad avere un danno patrimoniale effettuato - negligentemente o intenzionalmente - dalle autorità che l'hanno indotta in errore (art. 24 CO) facendole accettare un'eredità, senza informarla per tempo.
Questo comporterebbe la possibilità di valutare un regresso della signora RI 1 verso lo __________ per un danno patrimoniale subìto e che poteva esserle evitato.
In tale caso il danno sarebbe computabile nella differenza patrimoniale in cui si ritroverebbe pagando la somma pretesa dalla Cassa e quella in cui si sarebbe trovata se avesse rinunciato all'eredità, quindi conteggiando anche tutte le spese collaterali al decesso.
Il coinvolgimento dell'ignara vedova nel sollevato danno della Cassa appare dunque comportare anche ulteriori strascichi di non poco conto.
3.5 Occorre infine convenire la situazione imbarazzante, simile ad un vicolo cieco, in cui la signora RI 1 è venuta a trovarsi.
Ella non ha oggi più la possibilità di rinunciare all'eredità essendo trascorsi i canonici tre mesi per la rinuncia.
E' quindi inconfutato che ella si trovasse in errore (articolo 24 CO) al momento dell'accettazione dell'eredità in quanto ignara della spada di damocle di circa mezzo milione di franchi che pendeva su di lei da parte __________.
__________ - d'altronde - sapeva che il signor __________ era deceduto ma non ha comunicato nulla alla signora, attendendo che essa accettasse l'eredità per poi attingere dal suo patrimonio privato.
La situazione in cui viene a trovarsi l'ignaro erede è dunque imbarazzante e scomoda.
Lo scrivente legale dubita che la signora RI 1 avrebbe accettato l'eredità se fosse stata correttamente informata o se fosse stata informata sulla realtà dei fatti.
Anche su questo punto l'autorità di prime cure non ha voluto sentire ragioni, presumibilmente in ragione del fatto che doveva spiegare il suo silenzio verso gli eredi nell'attesa (e speranza) che essi non rinunciassero all'eredità.
Anche la dichiarazione del 30 novembre 2001 (doc. B annesso all'opposizione) non lascia dubbio alcuno al proposito).
Prove: c.s., in particolare contraddittorio orale
4. Nel merito la signora RI 1 osserva che la decisione non sente ragioni delle obiezioni in merito ad una mancata chiarezza dei conteggi presentati (punti 3 e 7 dell'opposizione).
A mente di questo studio legale codesto lodevole Tribunale ha avuto occasione di confermare che i conteggi devono essere chiari e corretti (STCA del 18 marzo 2003 in re G.; cfr. anche STCA del 18 marzo 2003 in re R.): senza questa chiarezza è impossibile stabilire se i calcoli siano stati espressi in maniera corretta.
Dai conteggi non si capisce se e come siano stati dedotti gli oneri sociali per le indennità di insolvenza versate dalla __________ computati sulla massa salariale come pure se siano stati dedotti gli importi versati a titolo di rimborso degli oneri sociali dalla __________.
La signora RI 1, non essendo mai stata personalmente organo formale, non è in grado di comprovarlo (la questione può nondimeno essere ricercata pacificamente da questa autorità nell'ambito dell'articolo 93 LAVS) ma la FA 1 dalla fine del 2002 risulta avere beneficiato delle indennità di insolvenza previste dagli articoli 51ss LADI, come risulta dalle schede prodotte come Doc. D.
L'articolo 52 cpv. 2 LADI prevede che i contributi sociali debbano essere a questo proposito prelevati dall'indennità di insolvenza. A tale proposito la __________ deve conteggiare questi contributi con gli organi competenti delle assicurazioni sociali e dedurre ai lavoratori la parte da loro dovuta. Ne è dunque che la Cassa (__________) dovrebbe avere ricevuto i contributi sociali nel periodo di insolvenza per il tramite della __________ ma le schede di calcolo della Cassa anche da questo punto di vista sono assolutamente indecifrabili ed affatto chiare.
Inoltre risulta che la FA 1 ha beneficiato per diverso tempo dei rimborsi ai sensi della L-rilocc riversati al datore di lavoro da parte della __________. Anche al riguardo non è stato possibile reperire un conteggio completo e la documentazione recuperata della fallita è inutilizzabile, al di là dei documenti prodotti come doc. B ed C. Tali rimborsi sono stati effettuati inizialmente a favore della ditta mentre successivamente sono stati versati direttamente alla Cassa (__________). Anche di tali versamenti tuttavia non v'è traccia nei conteggi alla base della decisione impugnata.
La decisione è del tutto silente riguardo ad entrambi gli argomenti di fatto sollevati, rimarcando un accertamento incompleto ed errato dei fatti. Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e il conteggio rifatto.
I conteggi sono informatizzati e criptici. Solo gli addetti ai lavori riescono a comprenderli. Essi devono essere invece chiari, non solo per i motivi sopraindicati bensì anche per la semplice constatazione che sono in ballo migliaia di franchi che si pretendono da (ignari) cittadini.
Per le ragioni sopra esposte alla base della decisione impugnata si lamenta un accertamento lacunoso dei fatti; già per questo motivo la decisione deve essere annullata. Non solo, ma la decisione impugnata deve essere annullata anche in quanto si configura una situazione di diniego di giustizia
La signora RI 1 aveva (invano) espressamente indicato la mancanza di una chiara trasparenza al proposito (cfr. in particolare punto 3) ed aveva sollevato non pochi dubbi sui conteggi stessi (punti 3 e 7).
Si ricorda che la signora RI 1 chiamava espressamente in causa l'articolo 52 cpv. 2 LADI che prevede che i contributi sociali debbano essere prelevati dall'indennità di insolvenza.
4.1 A tale proposito risultava non essere rispondente alla verità che la disciolta FA 1 avesse delle pendenze arretrate precedenti al 30 novembre 2001.
Come bene dimostrava la dichiarazione dello stesso __________ (doc. B, annesso all'opposizione) la ditta era in perfetta regola con il pagamento dei contributi sociali fino al 30 novembre 2001.
La dichiarazione del 30 novembre 2001 è chiara.
Invano la signora RI 1 si è domandata la ragione per la quale la decisione del 25 novembre 2004 confuti la precisa e chiara dichiarazione del 9 novembre 2001.
Fino al 30 novembre 2001, contrariamente a quanto sostenuto, non risultavano esservi sono dunque arretrati.
Il contenuto dello scritto 30 novembre 2001 è inequivocabile per il comune lettore!
4.2. La decisione è silente al proposito dei contributi sociali, sebbene fosse stato chiesto dalla signora RI 1 (punto 3 dell'opposizione). Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e - soprattutto - chiarita.
Giustamente, quindi chiedeva un annullamento per questa mancanza di chiarezza la quale può essere appurata anche da codesto lodevole Tribunale.
4.3 A prescindere dai conteggi da chiarire la ricorrente contestava anche la nozione di danno intesa dalla Cassa (prima) e dallo __________ (dopo). Al punto 7 dell'opposizione, infatti, l'insorgente sosteneva che la pretesa risarcitoria non fosse corretta.
Come indica il tenore del testo tedesco, ci troviamo di fronte ad un "Schadenersatzanspruch".
Gli estratti-conto dei contributi paritetici annessi concernono, il periodo 1 ° gennaio 1998 - 31 ottobre 1999 e 1 ° gennaio 2000 - 31 ottobre 2003.
Essendo il signor __________ deceduto il __________ il conteggio del danno a lui riferito andava conteggiato fino a tale data.
Nondimeno, negli estratti-conto emergono voci che non costituiscono un danno.
Nell'opposizione si faceva (e si fa tutt'ora) riferimento in particolare:
a) ai pretesi contributi per spese amministrative
b) alle non meglio precisate diffide/multe/tasse d'ufficio
c) agli interessi di mora
d) alle spese esecutive
Tutte queste voci fanno possono certo fare parte di una separata richiesta di rimborso (Forderunq/Kostenersatz) ma non del risarcimento di danno (Schaden). E soprattutto queste devono essere dimostrate, in particolare:
a) il "contributo" alle spese amministrative non costituisce un danno. Esso va dimostrato in modo che si possa valutare se sia quantificato correttamente, necessario ed utile;
b) non si comprende se si tratta di diffide, multe o tasse d'ufficio. Si tratta invero di tre entità distinte. Nondimeno, anche in questo caso (si pensi già solo alle multe!) non ci troviamo di fronte ad un danno. A tale proposito va ricordato che gli eredi non sono tenuti a pagare le multe dei defunti: questo lo ha stabilito persino la CEDU. Questa voce è quindi da stralciare. Gli eredi non devono pagare le sanzioni penali (multa) del defunto;
c) gli interessi di mora non costituiscono un danno;
d) le spese esecutive vanno dimostrate nella loro entità e nella loro necessità: ad esempio un precetto notificato erroneamente o inutilmente non costituisce una spesa che devono sopportare gli eredi. Anche queste pretese costituiscono un rimborso e non un danno.
Neppure in sede di opposizione, l'autorità non ha assolutamente dimostrato che queste voci costituiscano un danno e se fossero state imprescindibili.
Visto quanto sopra il danno deve essere comunque ridotto delle voci sopraindicate, impregiudicati i considerandi in merito ai pagamenti ai pagamenti per i periodi fino al 30 novembre 2001 (doc. B annesso all'opposizione), delle indennità ricevute attraverso l'insolvenza ed il __________.
Prove: c.s. , in particolare doc. B e D; si richiama dalla __________ l'incarto completo relativo alle indennità di disoccupazione versate a ex dipendenti della FA 1; si richiama dalla __________ l'incarto completo delle somme rimborsate alla FA 1 in applicazione della L-rilocc
Ne è dunque che il ricorso deve essere accolto.
Per questi motivi,
Richiamati la LPGA, la LAVS, il CCCS, il CO, nonché ogni disposto in concreto applicabile,
richiamati i pertinenti atti, in particolare quelli dell'autorità di prime cure e quelli inerenti alle indennità di insolvenza e __________, nonché il potere indagatorio dell'autorità e gli altri mezzi di prova richiesti,
tenuto conto che né la ricorrente, né il defunto marito sono mai stati sentiti dall'autorità (art. 42 LPGA),
effettuata la nuova verifica chiesta in merito ai conteggi nonché alle prestazioni ricevute per il tramite delle indennità per insolvenza,
si chiede a codesto lodevole Tribunale piaccia giudicare:
I. In via preliminare
E' data l'audizione, segnatamente in contraddittorio con le autorità di prime cure (art. 42 LPGA).
lI. In via principale
1. Il ricorso è accolto.
§ Di conseguenza la decisione 25 maggio 2005 è
annullata
§ Di conseguenza la signora RI 1 non
è tenuta a risarcire la somma pretesa dall'__________.
2. Protestate tasse, spese e ripetibili.
III. In via subordinata
1. II ricorso è accolto.
§ Di conseguenza la decisione 25 maggio 2005 è
annullata.
§ Di conseguenza è fatto ordine all'__________ di effettuare nuovamente ed in maniera trasparente i calcoli, in particolare tenendo conto dei considerandi esposti nel ricorso.
2. Protestate tasse, spese e ripetibili."
(Doc. I, inc. 31.2005.10)
Da parte sua RI 2 ha affermato:
" 1. Si prende atto che nella fattispecie si può configurare al
massimo una corresponsabilità del signor __________.
L'autorità amministrativa ha concluso in maniera del tutto stereotipata che al signor __________ fossero da addebitare gravi responsabilità e negligenze.
Ciò è assolutamente contestato. In base alla documentazione all'epoca in possesso dei diretti interessati, con particolare riferimento alla dichiarazione dello stesso __________ del 9 novembre 2001 in cui esso si confermava che la FA 1 ha regolarmente versato i contributi paritetici dell'AVS per il periodo fino al 30 novembre 2001 (doc. C), il signor __________ non era in possesso di sufficienti elementi per rendersi anche solo lontanamente conto dell'iceberg contro il quale si stavano dirigendo. A tale proposito si aggiunge, quantunque solo a titolo informativo, che anche per quanto riguarda i contributi LPP i pagamenti richiesti erano avvenuti regolarmente (doc. D).
Va detto che il signor __________ non era mai stato sentito e/o convocato dalla Cassa in merito alla questione. Quando si avanzano determinate pretese un'audizione è il minimo che il cittadino possa chiedere!
Le autorità di prime cure hanno dato per scontato l'operatività e la grave negligenza del signor __________ (ed allora ci si chiederebbe sulla scorta di quali criteri lo abbiano fatto se non prettamente formali) oppure non lo hanno minimamente valutato (commettendo un diniego di giustizia, visto anche che l'autorità non ha mai provveduto a convocare il ricorrente). A questo dilemma l'autorità dovrà per forza di cosa fornire una risposta.
Fatto sta che l'accertamento del grado di negligenza - che deve dimostrare l'autorità in virtù dell'articolo 8 CCS e della massima officiale - dagli atti non si evince.
Tuttavia questo mancato accertamento è importantissimo poiché verte proprio attorno all'assoggettamento o meno della ricorrente.
Lo stesso __________ ha ammesso recentemente che il grado di negligenza va appurato e che questo può scagionare un cittadino da ogni addebito: recentemente - come si è appreso dalla stampa - sono stati scagionati in blocco tutti gli organi e dirigenti dell'allora __________, segnatamente proprio con l'argomento che vi fossero responsabilità di una persona terza e - quindi - nessuna negligenza da parte di tutti gli altri organi.
A questo punto il signor __________ chiede il contraddittorio orale - visto che non l'ha mai avuto - in modo da potere esporre meglio i propri argomenti, rispettivamente per rendersi conto (e questo vale anche per codesto lodevole Tribunale) delle ragioni che
hanno indotto lo __________ a decidere diversamente il "caso __________ " dal "caso __________ ".
Prove: c.s.; contraddittorio orale
2. Nel merito il signor __________ osserva, come già fatto valere in sede di opposizione, che la decisione non fornisce ragioni delle obiezioni in merito ad una mancata chiarezza dei conteggi presentati.
A mente di questo studio legale codesto lodevole Tribunale ha avuto occasione di confermare che i conteggi devono essere chiari e corretti (STCA del 18 marzo 2003 in re G.; cfr. anche STCA del 18 marzo 2003 in re R.): senza questa chiarezza è impossibile stabilire se i calcoli siano stati espressi in maniera corretta.
Dai conteggi non si capisce se e come siano stati dedotti gli oneri sociali per le indennità di insolvenza versate dalla __________ computati sulla massa salariale come pure se siano stati dedotti gli importi versati a titolo di rimborso degli oneri sociali __________.
II signor __________ rammenta, pur non essendo in grado di comprovarlo (la questione può nondimeno essere ricercata pacificamente da questa autorità nell'ambito dell'articolo 93 LAVS) che la FA 1 dalla fine del 2002 risulta avere beneficiato delle indennità di insolvenza previste dagli articoli 51 ss LADI, come risulta dalle schede prodotte come Doc. E.
L'articolo 52 cpv. 2 LADI prevede che i contributi sociali debbano essere a questo proposito prelevati dall'indennità di insolvenza. A tale proposito la __________ deve conteggiare questi contributi con gli organi competenti delle assicurazioni sociali e dedurre ai lavoratori la parte da loro dovuta. Ne è dunque che la Cassa (__________) dovrebbe avere ricevuto i contributi sociali nel periodo di insolvenza per il tramite della __________ ma le schede di calcolo della Cassa anche da questo punto di vista sono assolutamente indecifrabili ed affatto chiare.
Inoltre risulta che la FA 1 ha beneficiato per diverso tempo dei rimborsi ai sensi della L-rilocc riversati al datore di lavoro da parte della __________. Anche al riguardo non è stato possibile reperire un conteggio completo e la documentazione recuperata della fallita è inutilizzabile, al di là dei documenti prodotti come doc. E ed F. Tali rimborsi sono stati effettuati inizialmente a favore della ditta mentre successivamente sono stati versati direttamente alla Cassa (__________). Anche di tali versamenti tuttavia non v'è traccia nei conteggi alla base della decisione impugnata.
La decisione è del tutto silente riguardo ad entrambi gli argomenti di fatto sollevati, rimarcando un accertamento incompleto ed errato dei fatti. Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e il conteggio rifatto.
I conteggi sono informatizzati e criptici. Solo gli addetti ai lavori riescono a comprenderli. Essi devono essere invece chiari, non solo per i motivi sopraindicati bensì anche per la semplice constatazione che sono in ballo migliaia di franchi che si pretendono da (ignari) cittadini.
Per le ragioni sopra esposte alla base della decisione impugnata si lamenta un accertamento lacunoso dei fatti; già per questo motivo la decisione deve essere annullata. Non solo, ma la decisione impugnata deve essere annullata anche in quanto si configura una situazione di diniego di giustizia
Il signor __________ aveva (invano) espressamente indicato la mancanza di una chiara trasparenza al proposito ed aveva sollevato non pochi dubbi sui conteggi stessi.
Si ricorda che il signor __________ chiamava espressamente in causa l'articolo 52 cpv. 2 LADI che prevede che i contributi sociali debbano essere prelevati dall'indennità di insolvenza.
2.1. A tale proposito risultava non essere rispondente alla verità che la disciolta FA 1 avesse delle pendenze arretrate precedenti al 30 novembre 2001.
Come bene dimostrava la dichiarazione dello stesso __________ (doc. C) la ditta era in perfetta regola con il pagamento dei contributi sociali fino al 30 novembre 2001.
La dichiarazione del 30 novembre 2001 è chiara.
Fino al 30 novembre 2001, contrariamente a quanto sostenuto, non risultavano esservi sono dunque arretrati, quantunque trattasi di acconti.
Il contenuto dello scritto 30 novembre 2001 è inequivocabile per il comune lettore!
2.2. La decisione è silente al proposito dei contributi sociali, sebbene fosse stato chiesto dal signor __________ (cfr. opposizione). Sotto questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e - soprattutto - chiarita.
Giustamente, quindi si chiedeva un annullamento per questa mancanza di chiarezza la quale può essere appurata anche da codesto lodevole Tribunale.
2.3. A prescindere dai conteggi da chiarire il ricorrente contestava anche la nozione di danno intesa dalla Cassa (prima) e dallo __________ (dopo). Nell'opposizione, infatti, l'insorgente sosteneva che la pretesa risarcitoria non fosse corretta.
Come indica il tenore del testo tedesco, ci troviamo di fronte ad un "Schadenersatzanspruch".
Nondimeno, negli estratti-conto emergono voci che non costituiscono un danno.
Nell'opposizione si faceva (e si fa tutt'ora) riferimento in particolare:
a) ai pretesi contributi per spese amministrative
b) alle non meglio precisate diffide/multe/tasse d'ufficio
c) agli interessi di mora
d) alle spese esecutive
Tutte queste voci fanno possono certo fare parte di una separata richiesta di rimborso (Forderunq/Kostenersatz) ma non del risarcimento di danno (Schaden). E soprattutto queste devono essere dimostrate, in particolare:
a) il "contributo" alle spese amministrative non costituisce un danno. Esso va dimostrato in modo che si possa valutare se sia quantificato correttamente, necessario ed utile;
b) non si comprende se si tratta di diffide, multe o tasse d'ufficio. Si tratta invero di tre entità distinte. Nondimeno, anche in questo caso (si pensi già solo alle multe!) non ci troviamo di fronte ad un danno. A tale proposito va ricordato che gli eredi non sono tenuti a pagare le multe dei defunti: questo lo ha stabilito persino la CEDU. Questa voce è quindi da stralciare. Gli eredi non devono pagare le sanzioni penali (multa) del defunto;
c) gli interessi di mora non costituiscono un danno;
d) le spese esecutive vanno dimostrate nella loro entità e nella loro necessità: ad esempio un precetto notificato erroneamente o inutilmente non costituisce una spesa che devono sopportare gli eredi. Anche queste pretese costituiscono un rimborso e non un danno.
Neppure in sede di opposizione, l'autorità non ha assolutamente dimostrato che queste voci costituiscano un danno e se fossero state imprescindibili.
Visto quanto sopra il danno deve essere comunque ridotto delle voci sopraindicate, impregiudicati i considerandi in merito ai pagamenti ai pagamenti per i periodi fino al 30 novembre 2001 (doc. C), delle indennità ricevute attraverso l'insolvenza ed il __________.
Prove: c.s. , in particolare doc. E e F; si richiama dalla __________ l'incarto completo relativo alle indennità di disoccupazione versate a ex dipendenti della FA 1; si richiama dalla __________ l'incarto completo delle somme rimborsate alla FA 1 in applicazione della L-rilocc
Ne è dunque che il ricorso deve essere accolto. Per questi motivi,
Richiamati la LPGA, la LAVS, il CCCS, il CO, nonché ogni disposto in concreto applicabile,
richiamati i pertinenti atti, in particolare quelli dell'autorità di prime cure e quelli inerenti alle indennità di insolvenza e __________, nonché il potere indagatorio dell'autorità e gli altri mezzi di prova richiesti,
tenuto conto che né la ricorrente, né il defunto marito sono mai stati sentiti dall'autorità (art. 42 LPGA),
effettuata la nuova verifica chiesta in merito ai conteggi nonché alle prestazioni ricevute per il tramite delle indennità per insolvenza,
si chiede a codesto lodevole Tribunale piaccia giudicare:
I. In via preliminare
E' data l'audizione, segnatamente in contraddittorio con le autorità di prime cure (art. 42 LPGA).
lI. In via principale
1. II ricorso è accolto.
§ Di conseguenza la decisione 25 maggio 2005 è annullata
§ Di conseguenza il signor RI 2 non è tenuto a
risarcire la somma pretesa dall'__________.
2. Protestate tasse, spese e ripetibili.
III. In via subordinata
1. Il ricorso è accolto.
§ Di conseguenza la decisione 25 maggio 2005 è annullata.
§ Di conseguenza è fatto ordine __________ di effettuare nuovamente ed in maniera trasparente i calcoli, in particolare tenendo conto dei considerandi esposti nel ricorso.
2. Protestate tasse, spese e ripetibili." (Doc. I, inc. 31.2005.11)
1.5. La Cassa, in risposta, ha postulato il parziale accoglimento dei ricorsi, nel senso di ridurre l’importo da risarcire a fr. 468'180.45, con argomenti, di cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).
1.6. Il 5 settembre 2005 le parti hanno chiesto l’assunzione di nuove prove, e meglio:
RI 1:
" 1. Contraddittorio orale
Nella decisione 25 novembre 2004 si lanciavano precise accuse all'indirizzo del signor __________ ("Nella fattispecie, la persona da ritenere responsabile del danno causato alla Cassa (....) è il signor __________, il quale è deceduto il __________"). La motivazione è stata in seguito precisata in sede di opposizione additando la responsabilità del defunto signor __________ in ragione della sua posizione di organo.
In sede di osservazioni l'autorità amministrativa chiama in causa una nuova motivazione: la responsabilità deriverebbe (solo/anche) dal fatto che nonostante la grave malattia il signor __________ fosse rimasto organo della società.
Essendosi apparentemente spostato l'asse della grave responsabilità (dall'attività di organo a quella di avere mantenuto questa funzione), appare evidente la necessità del contraddittorio orale per verificare quali siano le reali cause che hanno condotto alla pretesa.
Toccherà all'autorità amministrativa fornire le generalità esatte del funzionario che ha trattato la pratica.
E' evidente che una grave malattia (che ha condotto in seguito al decesso del signor __________) può ridurre e annullare una grave negligenza personale.
Il contraddittorio è infine importante per un altro essenziale motivo: nell'ambito della pratica risarcitoria inerente al __________ la stessa Cassa ha liberato in toto tutti gli organi ed ex-organi. Come si vedrà al punto 6, sotto, la Cassa dovrà nel contraddittorio spiegare la ragione del parametro utilizzato nell'ambito del __________.
2. Chiamata in qualità di teste (persona informata sui fatti) del sig. __________
II responsabile della Cassa, signor __________, non ha mai spiegato (ed anzi legittima l'agire della Cassa) le ragioni per la quale è stato rifiutato il diritto di audizione di cui all'articolo 42 LPGA.
Se è vero che fino alla prima decisione non sussiste simile diritto (nonostante gli alti importi in gioco e che abbiamo a che fare con un'ignara vedova), l'articolo 42 LPGA conferisce invece questo diritto prima dell'emissione della seconda decisione, ovvero quella dopo l'opposizione.
L'argomentazione indicata dalla Cassa nel preavviso (pag. 5) urta dunque l'articolo 42 LPGA, tant'è che viene citata una giurisprudenza precedente all'entrata in vigore della LPGA stessa.
Non è quindi corretta l'affermazione secondo cui l'opposizione vanifica l'articolo 42 LPGA.
Il rifiuto di sentire la signora RI 1 dopo l'opposizione non costituisce pertanto solamente un diniego di giustizia (art. 42 LPGA) ma anche la forte sensazione che l'opposizione costituisse un mero esercizio formale. Questa tesi è rafforzata anche dal fatto che solo davanti a questo Tribunale la Cassa si è accorta di avere sbagliato i conteggi.
Il signor __________ - che ha pure firmato il preavviso 22 agosto 2005 - va dunque sentito come teste al fine di capire che cosa sia stato deciso dietro le quinte di questa procedura, di comprendere le reali ragioni del diniego del diritto di essere sentiti oralmente (art. 42 LPGA) e di come è stata istruita la causa.
La necessità dell'audizione si rende importante anche nell'ambito della lettura del FUC, ritenuto che nel preavviso 22 agosto 2005 si ammette di avere saputo del decesso del signor __________ ma di non avere (volutamente?) informato per tempo gli eredi della spada di Damocle che incombeva su di loro.
3. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa parrebbe ammettere di avere emesso un erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere successivamente (nel 2002) comunicato la rettifica. Si invita la Cassa ad adire la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto correttamente.
4. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa viene invitata ad edire i documenti che certificano l'ammontare del danno "collaterale" riferito alle spese di amministrazione ed agli interessi di mora. La Cassa quantifica infatti tali somme in maniera del tutto generica senza assolutamente fornire alcuna prova o indizi circa il loro effettivo ammontare.
5. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa afferma di avere il diritto di quantificare all'interno delle sue pretese ai sensi dell'articolo 52 LAVS anche quelle relative alle pretese IPG, Al e LADI e degli assegni cantonali.
Non risulta che essa abbia prodotto tali incarti. In particolare quelli relativi alla LADI ed agli assegni cantonali.
A prescindere dalla questione (dibattuta nel merito) che attraverso la pretesa LAVS la Cassa ora imponga anche risarcimenti di altre assicurazioni sociali, appare evidente che vi debbano essere dei (precisi) incarti inerenti a queste pretese.
La Cassa viene dunque invitata a versare agli atti gli incarti, con le relative quantificazioni, derivanti dalle pretese AI, IPG, LADI e dalla legge sugli assegni famigliari.
6. Richiesta di completazione di edizione del disciolto __________
La Cassa ha liberato da ogni obbligo contributivo i dirigenti e gli ex-dirigenti del __________. Anche queste persone erano organi di una persona giuridica chiamate a risarcire la Cassa per i contributi mancanti.
Sembra difficile credere che avvocati, fiduciari, contabili, ecc., non si siano mai accorti di questi mancati pagamenti nonostante la loro funzione. Eppure la Cassa li ha assolti tutti ed in toto.
La signora RI 1 ritiene che siano stati utilizzati parametri differenti e si appella pertanto alla parità di trattamento. In particolare essa ritiene che tutti i dirigenti ed ex dirigenti non possano essere stati meno negligenti del defunto signor __________. La Cassa dovrà spiegare così, anche nel contraddittorio, dove sta la tanto più grave negligenza tra il signor __________ e tutti questi organi liberati.
7. Diritto di essere sentito ex art. 42 LPGA
La signora RI 1 ribadisce la richiesta di essere sentita oralmente dall'autorità. Trattandosi di un diritto di audizione e non di contraddittorio, nonché tenuto conto che la stessa Cassa non abbia ritenuto utile tale incontro, si chiede l'esclusione di controparte da questa audizione.” (doc. V, inc. 31.2005.10)
RI 2:
“1. Contraddittorio orale
La Cassa dovrà spiegare se il signor __________ è stato considerato corresponsabile (come indica nella decisione su opposizione) oppure responsabile (come fa capire nel preavviso).
La questione è essenziale anche per capire gli eventuali regressi interni. In questo senso la Cassa deve per forza avere già in mano tutti gli elementi necessari per essere giunta a questa conclusione.
2. Richiesta di completazione di edizione dell'incarto inerente a __________
Il signor __________ deve potere conoscere le responsabilità imputate al signor __________. Non si potrebbe infatti escludere che il signor __________ abbia contestato le imputazioni - magari facendone valere di quelle non rispondenti al vero - venendo addirittura prosciolto.
Non si potrebbe neppure escludere che il signor __________ abbia proposto prove utili e favorevoli al signor __________ senza che egli lo sapesse.
3. Richiesta di completazione di edizione del disciolto __________
La Cassa ha liberato da ogni obbligo contributivo i dirigenti e gli ex-dirigenti del __________. Anche queste persone erano organi di una persona giuridica chiamate a risarcire la Cassa per i contributi mancanti. Sembra difficile credere che avvocati, fiduciari, contabili, ecc., non si siano mai accorti di questi mancati pagamenti nonostante la loro funzione.
La stessa Cassa imputa la gravità della colpa in ragione della funzione di organo al signor __________.
Eppure la Cassa ha assolto tutti ed in toto in seno alla società __________.
Il signor __________ ritiene che siano stati utilizzati parametri differenti e si appella pertanto alla parità di trattamento.
In particolare egli ritiene che tutti i dirigenti ed ex dirigenti non possano essere stati meno negligenti di lui.
La Cassa dovrà spiegare così, anche nel contraddittorio, dove sta la tanto più grave negligenza tra il signor __________ e tutti questi organi liberati.
4. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa parrebbe ammettere di avere emesso un erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere successivamente (nel 2002) comunicato la rettifica.
Si invita la Cassa ad edire la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto correttamente.
5. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa viene invitata ad edire i documenti che certificano l'ammontare del danno "collaterale" riferito alle spese di amministrazione ed agli interessi di mora.
La Cassa quantifica infatti tali somme in maniera del tutto generica senza assolutamente fornire alcuna prova o indizi circa il loro effettivo ammontare.
6. Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa
La Cassa afferma di avere il diritto di quantificare all'interno delle sue pretese ai sensi dell'articolo 52 LAVS anche quelle relative alle pretese IPG, Al e LADI e degli assegni cantonali.
Non risulta che essa abbia prodotto tali incarti.
In particolare quelli relativi alla LADI ed agli assegni cantonali.
A prescindere dalla questione (dibattuta nel merito) che attraverso la pretesa LAVS la Cassa ora imponga anche risarcimenti di altre assicurazioni sociali, appare evidente che vi debbano essere dei (precisi) incarti inerenti a queste pretese.
La Cassa viene dunque invitata a versare agli atti gli incarti, con le relative quantificazioni, derivanti dalle pretese Al, IPG, LADI e dalla legge sugli assegni famigliari.
7. Diritto di essere sentito ex art. 42 LPGA
II signor __________ chiede di essere sentito oralmente. Trattandosi di un diritto di audizione e non di contraddittorio, nonché tenuto conto che la stessa Cassa non abbia ritenuto utile tale incontro, si chiede l'esclusione di controparte da questa audizione." (Doc. V, inc. 31.2005.11)
1.7. In data 21 settembre 2005 il Giudice delegato del TCA ha assegnato alle parti un termine di 5 giorni per esprimersi in merito alla ricusazione comunicata dal Vicepresidente del TCA (doc. VI).
1.8. Pendente causa il TCA ha proceduto ad alcuni accertamenti di cui si dirà in seguito.
1.9. In data 23 agosto 2006 le parti sono state convocate per procedere ad un pubblico dibattimento, che si è tenuto in data 11 ottobre 2006 (doc. XXXIII e XXXVII). Dall’udienza è emerso che:
“Va innanzitutto precisato che __________ non è entrato in un CdA ma era già membro del CdA quando la società esisteva, __________ è giunto a lui con il progetto della Società a cui egli ha aderito. La gestione concreta degli affari è stata opera da RI 2 e dal Sig. __________. E sin dall'inizio la Società ha assunto del personale in vista di conseguire contratti ed era quindi entrata nelle spese e sin dall'inizio è stato necessario far capo all'ing. __________ per fronteggiare i salari.
Chi veniva incaricato di contattarlo al fine di aver credito tranquillizzava il sig. __________ indicandogli ottime o buone prospettive societarie tali da far rifiorire l'azienda.
Il Giudice chiede ai sig.ri __________ se un uomo con esperienza dell'ing. __________, amministratore per anni di società e consapevole degli oneri e degli pubblici tributi che vanno versati, aveva mai operato accertamenti o richieste in merito a tali oneri sociali.
I sig.ri indicano appunto che l'amministrazione concreta non era sua, chi lo interpellava lo tranquillizzava. Il contabile era coadiuvato da un aiuto contabile la situazione era apparentemente sotto controllo.
In merito allo stato di salute va evidenziato che dopo l'intervento chirurgico del dott. __________ del __________ vi sono stati anni di tranquillità fin quando verso il __________ sono emerse delle metastasi che hanno imposto le cure presso i dott. __________ e __________ nonché presso il dott. __________ ed hanno imposto una radioterapia a __________ estremamente debilitante. La sig.ra RI 1 evidenzia come dopo queste cure il marito presentasse difficoltà di deambulazione significative. Secondo i sig.ri __________ a partire dal 2000 la situazione è andata peggiorando.
L'ing. __________ unitamente alla moglie ha sempre abitato al 4° piano dello stabile ancora oggi occupato dalla sig.ra e l'ing. __________ ha lasciato l'ultima volta l'appartamento coniugale forse nel __________ ed è morto il ____________________.
I sig.ri __________ ribadiscono da un lato la fiducia dell'ing. __________ nei confronti del progetto del suo iniziatore sig. __________ e nei confronti dei collaboratori. Ribadiscono questo declino fisico e in parte di lucidità mentale intervenuto con la malattia.
La sig.ra evidenzia qui come il marito ricevesse spesso delle chiamate in particolare da clientela potenziale che voleva far capo a lui e voleva che fosse l'ing. __________ il referente societario, per questo motivo __________ non ha lasciato la società e non ha delegato ad altri l'amministrazione.
Vi era poi il discorso della formazione degli agenti di sicurezza che era stata finanziata __________ con un onere però di assunzione delle persone interessate irrinunciabile. In sostanza lo __________ ha finanziato la formazione di 34 agenti ma queste persone doveva poi essere assunte in ditta prima ancora di avere i contratti con la clientela e quindi si creava la difficoltà di andare a recuperare sul mercato.
La sig.ra __________ evidenzia che le richieste di finanziamento degli stipendi erano costanti e l'ing. __________ non aveva più la consapevolezza dell'entità del proprio capitale per fronteggiare questi oneri. Tanto che la sig.ra RI 1 lo interpellò in merito e da li rispose che sapeva il fatto suo.
A questo momento il sig. __________ lascia l'udienza e firma le 2 pagine di verbale.
La sig.ra RI 1 indica come il marito per tutta la sua vita professionale abbia fatto capo per l'amministrazione concreta a collaboratori, contabile, segretarie che si sono sempre puntualmente occupati degli aspetti amministrativi tra cui quello riferito agli oneri sociali tanto da "farlo dormire sonni tranquilli". Egli quindi sapendo che c'erano dei collaboratori in seno alla società era tranquillo. Il GD evidenzia comunque, come rilevano pure i rappr. della Cassa che già a partire nel 1995 vi erano difficoltà nel pagamento degli oneri sociali ed è stato necessario diffidare la società ed anche precettarla. È vero che di seguito questi oneri sono stati soluti. Nel 1999 la società poi ha cambiato ragione sociale, ha sostanzialmente, come riferito dai sig.ri __________, assunto nuovi compiti e cambiato lo scopo e quindi la figura del sig. __________ è stata confrontata da vicino con l'amministrazione.
La Cassa segnala che dopo il cambio di scopo e di ragione sociale sistematicamente l'amministrazione ha diffidato e precettato la società a partire dal marzo 2000.
La sig.ra RI 1 segnala poi come il rapporto con __________, per problemi personali di __________, avesse perso d'intensità e fosse soprattutto RI 2, da "apprendista stregone" in seno ad un'azienda che prospettava importanti contratti ed era composta da persone con esperienza, che riversava al papà le richieste di anticipo per gli stipendi in maniera fiduciosa per il futuro.
La sig.ra RI 1 aggiunge che a partire dal 2001 il marito le ha delegato la gestione famigliare. Io la svolgevo come ritenevo e lui si arrabbiava perchè non era come voleva lui pur sapendo spiegare i meccanismi che lui prediligeva.
Mi si chiede perchè se non si sentiva più di fare l'amministrazione di casa perchè ha mantenuto la presenza in seno al CdA. La sig.ra RI 1 ribadisce che la sua figura era così importante ai fini dell'acquisizione di clienti, era la figura di riferimento societaria per cui non poteva lasciarla.
I funzionari della Cassa evidenziano che questa situazione è significativa della sua consapevolezza da un lato e dalla sua lucidità a gestire.
Per venire al secondo tema sollevato in sede ricorsuale ossia quello relativo alla mancata informazione da parte dell'amministrazione dell'incombente debito agli Eredi, ciò che avrebbe permesso loro di rinunciare alla successione.
L'amministrazione evidenzia la data della pubblicazione sul FUC __________ dell'avvenuta morte __________ __________ precedente dell'ing.__________ ed osserva che l'apertura del fallimento e la successiva sospensione sono del __________ e quindi la conoscenza del danno data di quel momento. Il certificato ereditario inoltre è del __________ ed evidenzia la rinuncia alla successione da parte delle figlie __________ e __________ __________.
La sig.ra RI 1 indica che se avesse avuto la consapevolezza o "una fotografia istantanea" della situazione avrebbe proceduto diversamente, avrebbe rinunciato alla successione.” (doc. XXXVII)
in diritto
In ordine
2.1. L'art. 72 del Codice di procedura ticinese (CPC), applicabile in virtù del rinvio al diritto sussidiario dell'art. 23 della Legge di procedura davanti al TCA, prevede che il giudice può ordinare la congiunzione di azioni:
a) quando sia dato un caso di litisconsorzio e una delle azioni non sia riservata ad altro giudice per ragione di materia;
b) quando, essendo dirette contro un medesimo convenuto, derivino dal medesimo fatto o atto giuridico.
Nell'evenienza concreta, visto che i ricorsi presentati dai due insorgenti sono diretti contro delle decisioni derivanti dal medesimo fatto giuridico e pongono le medesime richieste giuridiche, è accertata la connessione tra loro. Per economia processuale, le procedure ricorsuali sono dunque congiunte in un unico procedimento giudiziario (cfr. SVR 2005 AHV N. 15 pag. 48; STFA del 26 agosto 2005 nella causa L., C 23/04 e C 26/04; STFA del 4 agosto 2005 nella causa A. e B., K 150/04 e
K 151/04; DTF 128 V 126; DTF 127 V 157; DTF 127 V 33; STFA del 16 ottobre 2000 nella causa K. K., Ö. K. S., P. S., K 52/00, K 53/00, 54/00 consid. 1; STFA del 29 settembre 1998 nella causa B., K 139+142/97, consid. 1; DTF 123 V 215 consid. 1).
2.2. RI 1 contesta innanzitutto la sua legittimazione passiva. L’insorgente afferma che la richiesta di risarcimento andava fatta valere innanzitutto contro la comunione ereditaria e solo “in caso di crescita in giudicato della decisione di debito sarebbe potuto chiedere agli eredi singolarmente (o collettivamente) la somma pretesa.” (doc. I, inc. 31.2005.10).
La ricorrente sostiene inoltre che la giurisprudenza pubblicata in DTF 119 V 165 seg. non è applicabile al caso di specie poiché in quel caso il datore di lavoro era deceduto dopo l’accertamento e la notifica del danno, mentre in concreto la morte è sopraggiunta prima della notifica del danno.
Nella citata sentenza del 27 aprile 1993 (DTF 119 V 165), il TFA ha stabilito che “il debito derivante dall’art. 52 LAVS passa agli eredi del responsabile che non abbiano rinunciato alla successione. In caso di rinuncia e di liquidazione da parte dell’ufficio dei fallimenti, il credito deve essere prodotto nella massa del fallimento della successione (consid. 3c).”
L’Alta Corte, al consid. 3c, ha in particolare rammentato che “D’après la jurisprudence, une obligation résultant d’un acte illecite commis par le de cujus passe aux héritiers qui ont accepté la succession (ATF 103 II 334 consid.3). En cas de répudiation et de liquidation par l’office des faillites, la créance doit être produite dans la masse en fallite (Deschenaux/Terrier, La responsabilità civile, 2e éd., p. 197). Ces principes s’appliquent également aux obligations découlant de l’art. 52 LAVS.”
Questa giurisprudenza è stata confermata e precisata con sentenza del 23 maggio 2003 pubblicata in DTF 129 V 300, dove il TFA ha stabilito che “l’obbligo di risarcire il danno giusta l’art. 52 LAVS risultante dalla responsabilità presunta del de cuius per la sua qualità di organo della persona giuridica fallita passa agli eredi. In considerazione della responsabilità solidale degli eredi per i debiti della successione, la cassa di compensazione è libera di procedere contro i singoli eredi soltanto per una parte del credito oppure per la sua totalità.”
L’Alta Corte ha infatti affermato:
" 3. I., geb. 1935, seines Zeichens ehemaliger alleiniger Verwaltungsrat der konkursiten Aktiengesellschaft X., starb am 18. Januar 1996. Zu prüfen ist daher, ob der geltend gemachte öffentlich-rechtliche Schadenersatzanspruch (als Passivum) vererblich ist, bejahendenfalls, ob die Beschwerdegegnerin den Anspruch gegenüber den letztinstanzlich am Recht stehenden Erben in Beachtung der AHV-rechtlichen und allgemeinen prozessrechtlichen Vorschriften rechtsgültig geltend machte und – sofern dies auch positiv zu beantworten ist - schliesslich die Begründetheit der Forderung.
3.1 Nach der Rechtsprechung geht die Verpflichtung aus einer vom Erblasser begangenen unerlaubten Handlung auf die Erben über, welche die Erbschaft angenommen haben (BGE 103 II 334 Erw. 3). In BGE 119 V 168 Erw. 3c erwog das Eidgenössische Versicherungsgericht, dieser Grundsatz gelte auch für Schadenersatzpflichten nach Art. 52 AHVG (grundlegend: BGE 96 V 73 Erw. 1). Von dieser Regel ausgehend ist es unerheblich, ob der
AHV-rechtlich präsumtiv haftende Erblasser, wie im hier zu beurteilend en Fall, vor Erlass einer ihn persönlich ins Recht fassenden Verfügung stirbt oder der Tod erst nachher eingetreten ist (so in dem in BGE 119 V 168 Erw. 3c zu beurteilenden Sachverhalt) (in SVR 2000 AHV Nr. 16 S. 49 nicht publizierte Erw. 3a; Urteil K. und V. vom 10. Oktober 2002, H 36/02 und H 38/02). Macht die Verwaltung nach dem Tod einer Ergänzungsleistungen empfangenden Person die Rückerstattung zu Unrecht ausgerichteter
Versicherungsleistungen geltend, genügt es sodann für die Rechtswirksamkeit der Verfügung, wenn mit dieser nur eine einzelne Erbin oder ein einzelner Erbe ins Recht gefasst wurde (BGE 129 V 70). Das Eidgenössische Versicherungsgericht begründete die Änderung der bisherigen Rechtsprechung, wonach die Verfügung jedem einzelnen Erben persönlich zu eröffnen war, wenn die Rückforderung erst nach dem Tod des Leistungsbezügers geltend gemacht wurde, im Wesentlichen damit, dass die Erben Solidarschuldner sind (Art. 143 Abs. 2 OR in Verbindung mit Art. 603 Abs. 1 ZGB) und nach Art. 144 OR von Gläubigern je einzeln für einen Teil oder auch für das Ganze belangt werden können (BGE 129 V 71 f. Erw. 3.2 und 3.3). Von diesen Grundsätzen abzugehen,
wenn die Geltendmachung eines Schadenersatzanspruches nach Art. 52 AHVG in Frage steht, besteht kein Anlass. Entgegen den Vorbringen der Beschwerdeführer ist es daher nicht zu beanstanden, dass die Beschwerdegegnerin nicht alle, sondern bloss zwei Erben ins Recht fassen wollte.“
Nel caso di specie la Cassa ha pertanto agito correttamente chiedendo direttamente a RI 1 il risarcimento del danno. Non vi è infatti nessun obbligo, da parte dell’amministrazione, di chiedere il pagamento del dovuto alla comunione ereditaria.
Va poi abbondanzialmente evidenziato come la Cassa ha comunque chiesto il risarcimento del danno ai due eredi che non hanno rifiutato l’eredità (ossia RI 1 e RI 2).
Il TCA deve di conseguenza entrare anche nel merito del ricorso presentato da RI 1.
2.3. Gli insorgenti fanno un generico riferimento alla violazione del diritto di essere sentiti. In particolare la ricorrente ritiene che suo marito, il defunto __________, non è stato sentito prima di adottare il provvedimento di richiesta di risarcimento del danno. Anche RI 2 afferma di non essere mai stato convocato dalla Cassa. Inoltre le decisioni non avrebbero preso sufficientemente posizione sulle censure sollevate, in particolare sull’asserita opacità dei conteggi.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa, 124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).
Se però gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice, che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).
In concreto gli insorgenti ritengono che la Cassa non avrebbe dato loro la possibilità di apportare elementi liberatori, violando così il diritto di essere sentito. In realtà dagli atti non sembra che i ricorrenti abbiano espressamente chiesto di essere sentiti dalla Cassa. Sia come sia, il TFA, con sentenza del 20 settembre 2005 (C 128/04) ha stabilito che :
" 1.2 Art. 29 Abs. 2 BV räumt kein Recht auf mündliche Anhörung ein, sondern beschränkt den Gehörsanspruch auf schriftliche Stellungnahmen (Pra 2003 Nr. 97 S. 520 Erw. 2.6; Urteil W. des Bundesgerichts vom 13. November 2002, 4P.195/2002; vgl. BGE 125 I 219 Erw. 9b sowie AHI 1993 S. 41 Erw. 3b betreffend Art. 4 aBV), es sei denn, ein Erlass gäbe ausdrücklich das Recht auf eine mündliche Anhörung (vgl. Pra 2003 Nr. 97 S. 520 Erw. 2.6). Art. 42
ATSG sieht mündliche Anhörungen im Rahmen des Verwaltungsverfahrens nicht ausdrücklich vor und auch aufgrund des VwVG oder des AVIG ergibt sich kein explizit erwähntes Recht auf eine mündliche Anhörung.
Anhand der Akten ist ersichtlich, dass die Versicherte ausreichend
Gelegenheit hatte, zum Sachverhalt Stellung zu nehmen (vgl. Erw. 1.1 hievor).
Es sind hier auch keine Umstände gegeben, die zu einer Ausnahme vom Regelfall der Möglichkeit, schriftlich Stellung zu nehmen, führen würden, sodass das rechtliche Gehör der Beschwerdeführerin nicht verletzt wurde, indem sie nicht mündlich angehört wurde.“ (sottolineature del redattore)
Non vi è pertanto alcun diritto, di regola, ad essere sentiti oralmente. Una presa di posizione scritta è sufficiente.
Nel caso di specie gli insorgenti, in sede di ricorso, hanno ancora potuto far valere le loro ragioni innanzi un’autorità giudiziaria che gode del pieno potere cognitivo, come l’istanza precedente, e sono stati sentiti nel corso di un pubblico dibattimento. Per cui l’eventuale violazione del diritto di essere sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove gli insorgenti hanno nuovamente ribadito le loro motivazioni.
Inoltre, per quanto concerne il defunto __________, come rileva la Cassa in sede di risposta, considerato che il decesso è avvenuto il __________ ed è dunque antecedente alla conoscenza del danno subito, avvenuta con la pubblicazione nel FUSC del __________, la censura si rivela comunque infondata.
Per quanto concerne l’asserita mancata presa di posizione su tutte le censure sollevate ed in particolare circa i conteggi, va rammentato che la pretesa di un provvedimento motivato impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti. Tale obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi poteri decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro canto, consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della decisione che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni atto decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne hanno determinato il convincimento, ritenuto comunque che l'autorità non è tenuta a prendere esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di diritto, ma può limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni di parte atte a influire sul giudizio (cfr. STFA del 2 novembre 2004 nella causa M., I 458/03; STFA dell’11 ottobre 2004 nella causa T., H 180/03; DTF 126 V 80 consid. 5b/dd; Albertini, Der verfassungsmässige Anspruch auf rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag. 368 seg. con numerosi rinvii).
In concreto la Cassa, con le decisioni su opposizione, ha spiegato in maniera puntuale ed approfondita i motivi che l’hanno portata a respingere le opposizioni e le parti hanno potuto comprendere contenuto e significato delle decisioni che sono state tempestivamente impugnate.
I ricorrenti hanno inoltre potuto esprimersi in merito alla risposta presentata dalla Cassa.
Alla luce di quanto sopra esposto non si ravvisa una violazione del diritto di essere sentito. Il TCA può entrare nel merito del ricorso.
Nel merito
2.4. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata in seguito all’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni (dell’assicurazione).
I presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno, la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.
Nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, pag. 20).
Sussidiarietà significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro (Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991, pag. 163).
In questo contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid. 2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).
Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore - il 1° gennaio 2003 - del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).
L'Alta Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.
A proposito della nozione di "organo" in una sentenza del 1° settembre 2005 nella causa Z., H 183/04 il TFA ha ricordato che:
" 3.3 Orbene, Z._________ - dal profilo materiale proprietario economico della S.________ SA (il pacchetto azionario della società era stato da lui acquistato nel 1995 per l'importo di fr. 230'000.-) e formalmente procuratore con firma individuale - ha dimostrato con il suo modo di agire di non avere corretta nozione dei doveri che incombono ad un organo materiale. Egli infatti ha assunto la gestione della società, influenzandone in modo determinante la formazione della volontà (DTF 114 V 79 consid. 3; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna 1996, § 37,
n. 17). È bene ricordare in questo contesto che, secondo la giurisprudenza, sono considerati organi di una persona giuridica in primo luogo le persone iscritte come tali a registro di commercio, quali il consiglio di amministrazione (rispettivamente l'amministratore unico) e gli organi di controllo. A determinate condizioni possono assumere la qualità di organo anche il direttore, il procuratore ex art. 458 CO o l'amministratore di fatto (DTF 119 II 255, 117 II 441 consid. 2b, 571 consid. 3 e riferimenti; Nussbaumer, Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation d'un dommage selon l'art. 52 LAVS, in RCC 1991 pag. 402 seg.)."
2.5. Si ha un danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; STFA del 18 agosto 2005 nella causa L., H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid. 5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard, La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).
Costituiscono elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre 2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H 346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali, "Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II 2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid. 6).
Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H 194/96).
2.6. I ricorrenti contestano l’ammontare dell’importo richiesto dalla Cassa, ossia fr. 480'679.05.
L’amministrazione in sede di risposta hanno ammesso di aver commesso un errore e ha proposto di limitare l’ammontare del danno a fr. 468’180.45, poiché nella distinta dei salari 2002 la società ha, erroneamente, dichiarato anche le indennità di insolvenza in realtà versate direttamente dalla __________ ai beneficiari delle stesse e sulle quali i contributi sono già stati versati.
Per il resto la Cassa chiede la conferma di quanto chiesto.
I ricorrenti sostengono invece che i conteggi presentati dalla Cassa non sono chiari. In particolare non sarebbe comprensibile se e come sono stati dedotti gli oneri sociali per le indennità di insolvenza versate dalla cassa di disoccupazione e se siano stati dedotti gli importi versati a titolo di rimborso degli oneri sociali della __________, poiché la società ha beneficiato per diverso tempo di rimborsi ai sensi della L-rilocc riversati al datore di lavoro da parte della __________.
Essi fanno valere un diniego di giustizia a causa della mancanza di una chiara trasparenza al proposito e sollevano dubbi circa i conteggi della Cassa che sarebbero poco trasparenti. Infine gli assicurati sostengono che alcune voci dell’importo chiesto dalla Cassa non costituiscono un danno.
In particolare il contributo alle spese amministrative, le multe, diffide e tasse d’ufficio, gli interessi di mora e le spese esecutive.
Per quel che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti, L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).
Tuttavia va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).
Del resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato, l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti, op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).
Infatti, la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in nella causa G., consid. 3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 nella causa M. consid. 6c, H 99/95).
In concreto dalla documentazione prodotta dalla Cassa emerge chiaramente che il conteggio, proposto in sede di risposta, a parte per quanto concerne il 2002, e di cui si dirà in seguito, è corretto.
La Cassa, alle decisioni formali del 25 novembre 2004 (doc. 1, inc. 31.2005.10), ha allegato i conteggi dei contributi rimasti impagati. Dalla documentazione emerge che l’amministrazione ha prodotto gli estratti conto dei contributi paritetici, i rapporti sul controllo dei datori di lavoro e le dichiarazioni del salario e degli assegni famigliari sottoscritte dalla stessa società.
I conteggi sono chiari e facilmente comprensibili. Essi inoltre, sulla base della documentazione a disposizione della Cassa al momento dell’emanazione della decisione, come si vedrà in seguito, erano corretti.
2.7. I ricorrenti, per contestare l’ammontare del danno, si rifanno innanzitutto ad una dichiarazione del 9 novembre 2001 rilasciata dalla Cassa, dove l’amministrazione ha affermato:
“(…)
con la presente si certifica che la ditta
FA 1
Ha regolarmente versato i contributi paritetici AVS fino al 30.11.2001.” (doc. B allegato all’opposizione, inc. 31.2005.10)
Essi, facendo valere implicitamente il principio della buona fede, ritengono che sulla base di quanto dichiarato la Cassa, perlomeno fino al 30 novembre 2001, non è più abilitata a chiedere contributi supplementari.
Va qui
ricordato che il principio generale della buona fede, sancito dall’art. 9 Cost.,
permette al cittadino di
esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di
contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronea possono obbligare
l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla
legge.
Secondo la giurisprudenza, di regola, un'informazione erronea è vincolante
quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di
persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva
riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato
nel frattempo, fidandosi dell'informazione ricevuta egli abbia preso delle
disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II
387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a;
cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si
applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate).
In concreto la società non può, sulla base della dichiarazione del 9 novembre 2001, far valere il principio della buona fede, poiché con tale scritto l’amministrazione si è limitata a confermare il pagamento regolare dei contributi richiesti sulla base degli atti a disposizione, ma non ha escluso la possibilità di procedere a delle riprese o delle rettifiche, come suo diritto in virtù dell’art. 162 OAVS, nel caso in cui, come in concreto, in occasione di successivi controlli, fossero scoperti salari determinanti non notificati.
La circostanza che una società sia in regola con il pagamento dei contributi fino ad allora dovuti non impedisce all’amministrazione di effettuare un controllo più approfondito e di procedere a delle riprese.
Per quanto concerne gli scoperti anteriori al 30 novembre 2001, che gli assicurati sostengono non essere dovuti, va invece rilevato che il 18 giugno 2002, ossia posteriormente al rilascio di tale scritto, l’amministrazione ha effettuato un controllo del datore di lavoro ex art. 162 OAVS, da cui è risultata una ripresa salariale per gli anni 1998 e 1999 per un importo di fr. 1'119.80 di contributi (allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10).
Per il 2000 sono stati emessi un conteggio di rettifica per contestazione di assegni familiari anticipati (4 aprile 2002: fr. 8'587.25; cfr. allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10: cronologia degli invii) e un conteggio per diffide, spese esecutive ed interessi di mora (29 maggio 2002, cfr. doc. A1, allegato al doc. 3, inc. 31.2005.10).
Per quanto concerne il 2001, il 6 giugno 2002 è stato emesso il conteggio di chiusura (cfr. allegato A2 al doc. 3, inc. 31.2005.10: fr. 193'470: cronologia degli invii), mentre il 2 maggio 2003 è stato notificato un conteggio di rettifica per contestazioni assegni famigliari anticipati (cfr. allegato A2 al doc. 3, inc. 31.2005.10: fr. 7’137).
Per cui, tutte le riprese e rettifiche sono successive alla dichiarazione del 30 novembre 2001 e sono state fatte sulla base di elementi non ancora conosciuti a quell’epoca.
L’ammontare delle riprese e delle rettifiche di quegli anni non sono del resto state contestate.
Gli insorgenti si limitano infatti ad affermare e solo in sede di nuove prove, per i soli invii del 2002 che “la Cassa parrebbe ammettere di avere emesso un erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere successivamente (nel 2002) comunicato la rettifica.” (cfr. punto 3 doc. V, inc. 31.2005.10 e punto 4 doc. V, inc. 31.2005.11, sottolineatura del redattore) e chiedono di “edire la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto correttamente.”
In realtà la “rettifica”, come visto, concerne unicamente l’ammontare degli assegni familiari anticipati (differenza di fr. 8'587.25 nel 2000 e fr. 7'137 nel 2001, quest’ultimo “invio” è del 2003 e dunque non è contestato; cfr. punto 3 doc. V, inc. 31.2005.10 e punto 4 doc. V, inc. 31.2005.11). Non è invece contestato l’invio del conteggio di chiusura (cfr. doc. V, inc. 31.2005.10 e doc. V, inc. 31.2005.11: i ricorrenti parlano solo di “rettifica”).
I ricorrenti comunque non contestano in maniera dettagliata e precisa il calcolo dell’ammontare finale dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti nel 2000 e 2001 e calcolati dalla Cassa (ciò che avrebbero dovuto fare se avessero voluto contestare l’importo richiesto: cfr. RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b), né sembrano aver contestato il conteggio datato 23 luglio 2004 trasmesso alla società relativo ai contributi del 2000 e del 2001. Del resto, dalle dichiarazioni dei salari del 2000 (del 17 gennaio 2001, allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10) e del 2001 (del 27 maggio 2002, e dunque comunque posteriore alla dichiarazione del 9 novembre 2001) compilate e firmate dalla stessa società, emerge che la Cassa ha utilizzato gli importi dichiarati dalla ditta fallita per calcolare i contributi dovuti (fr. 1'318'513 per il 2000 e fr. 2'156'493 per il 2001; cfr. allegati al doc. 1, inc. 31.2005.10), da cui ha dedotto i pagamenti già effettuati (che i ricorrenti non affermano essere superiori a quelli figuranti sulle lettere del 23 luglio 2004) e gli assegni familiari anticipati ai dipendenti (anche questo importo non è stato contestato dai ricorrenti).
Per cui gli importi richiesti dal 1998 al 2001 (fr. 1'119.80 per il biennio 1998/1999; fr. 9'653.55 per il 2000 e fr. 211'486.05 per il 2001; cfr.doc. 11, inc. 31.2005.10) vanno confermati.
2.8. I ricorrenti sostengono, per il 2002 e 2003, che la Cassa non avrebbe tenuto conto delle indennità per insolvenza già versate dalla cassa di disoccupazione.
Secondo l'art. 52 cpv. 2 LADI i contributi legali alle assicurazioni sociali devono essere prelevati dall’indennità per insolvenza. La cassa deve conteggiare i contributi prescritti con gli organi competenti e dedurre ai lavoratori la parte dei contributi da loro dovuta. L'art. 76 OADI recita inoltre:
" 1 La cassa preleva dall’indennità per insolvenza i contributi (quota del lavoratore e del datore di lavoro):
a. all’AVS/AI/IPG e all’assicurazione-disoccupazione, per la cassa di compensazione AVS del datore di lavoro;
b. all’assicurazione-infortuni obbligatoria, per l’istituto d’assicurazione competente;
c. alla previdenza professionale obbligatoria, per l’istituto di previdenza del datore di lavoro.
2 L’importo dei contributi alla previdenza professionale obbligatoria risulta dal regolamento dell’istituto di previdenza; la cassa preleva soltanto i contributi corrispondenti al salario coordinato.
3 La cassa deduce la quota del lavoratore dall’indennità per insolvenza.
4 Il Seco disciplina la procedura d’intesa con l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali.
5 L’articolo 35 capoverso 3 è applicabile per analogia alla verifica delle deduzioni.
Come documentato dalla Cassa, nella dichiarazione dei salari del 2002 figurava una massa salariale di fr. 1'891'609.65 (cfr. allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10). Parte di questo importo (fr. fr. 91.177.05) è stato versato dalla Cassa disoccupazione a titolo di insolvenza (cfr. doc. 8, Inc. 31.2005.10, cfr. anche doc. B, inc. 31.2005.10: da rilevare a questo proposito che gli importi indicati nel doc. B, inc. 31.2005.10 prodotto dalla ricorrente corrispondono perfettamente a quelli evinti dalla documentazione prodotta dalla Cassa in sede di risposta sub doc. 8, inc. 31.2005.10).
I contributi dell'anno 2002 sono tuttavia stati calcolati sulla base dell’importo complessivo di fr. 1'891'609.65, poiché l’amministrazione non era a conoscenza di questa circostanza.
Come rettamente proposto dalla Cassa in sede di risposta, l’importo delle indennità per insolvenza derivante dal doc. 8 (inc. 31.2005.10) deve essere dedotto dal reddito determinante.
La Cassa ha dedotto tuttavia solo fr. 84'727.20 (e non fr. 91’177.05).
La differenza tra l’importo complessivo dell’indennità per insolvenza di fr. 91.177.05 e l’importo dedotto dalla Cassa di fr. 84’727.20, deriva dal fatto che il reddito di fr. 5'830.50 versato a __________ non era stato dichiarato dalla società nella dichiarazione dei salari, per cui, giustamente, non va dedotto dal reddito complessivo di fr. 1'891'609.65.
La Cassa inoltre dal reddito di fr. 5'365.45 versato a __________, ha dedotto solo i fr. 5'275.75 di salario, giungendo ad una ripresa di fr. 89.70 e non ha tenuto conto della tredicesima di fr. 618.70, come invece ha fatto, per esempio, con __________ e __________, dove tuttavia dopo la sottrazione il salario da riprendere dava un saldo positivo.
A mente del TCA, considerato che la tredicesima fa parte del salario determinante, e che è stato versato un importo di fr. 618.70 a titolo di indennità di insolvenza per la tredicesima, la ripresa di fr. 89.70, contrariamente a quanto ritiene la Cassa, non può essere mantenuta.
Per cui, per il 2002 il reddito soggetto a contribuzione AVS/AI/IPG/AF è di fr. 1'806'792.10 [1'891'609.65 (salari dichiarati dalla società) – 91’177.05 (indennità per insolvenza) + 5’830.50 (salario non dichiarato di __________) + 618.70 (tredicesima di __________) – 89.70 (parte della tredicesima di __________ compreso nel salario dichiarato nel 2002] in luogo di fr. 1'806'881.80 proposti dalla Cassa in sede di risposta.
Il contributo del 2002 ammonta pertanto a fr. 182'486 (10.1% di fr. 1'806'792.10) per l’AVS/AI/IPG, a fr. 52'534.40 (3% di fr. 1'751’147.10) per l’AD, a fr. 1'112.90 per la disoccupazione II (2% di fr. 55'645), a fr. 27'101.90 (1.5% di fr. 1'806'792.10) per gli AF, a fr. 2'737.30 (1.5 % di fr. 182'486) per contributi alle spese amministrative, e a fr. 1'250 per le diffide, fr. 3'751.45 per gli interessi di mora e fr. 652 per le spese spese esecutive, per complessivi fr. 271'625.95.
In queste condizioni, nel 2002, gli insorgenti devono ancora fr. 244'911.65 (271'625.95 - 26'714.30), in luogo dei fr. 244'924.80 calcolati dalla Cassa.
Per il 2003 il danno si limita a fr. 996.25 relativo al salario dell’unico dipendente del mese di gennaio (doc. 10, inc. 31.2005.10). Quest’ultimo ha beneficiato di indennità per insolvenza solo nel febbraio 2003 (cfr. doc. 8, inc. 31.2005.10), ossia per un periodo successivo al calcolo del danno.
Pertanto l’amministrazione, giustamente, non ha computato le indennità per insolvenza, trattandosi di periodi successivi a quelli in esame (doc. 8, inc. 31.2005.10).
Il calcolo del 2003 è pertanto corretto.
Per quanto concerne il bonus d’inserimento in azienda (art. 4 L-rilocc), versato direttamente alla società (cfr. doc. F), va rammentato che esso fa parte del salario determinante ai sensi della LAVS e deve essere compreso nel calcolo del danno. Infatti l’art. 4 cpv. 4 L-rilocc prevede che “il contributo (ndr il bonus) è pagato al lavoratore per il tramite del datore di lavoro insieme alla retribuzione pattuita. Il datore di lavoro deve versare i contributi usuali alle assicurazioni sociali e prelevare la quota del lavoratore.” Per cui anche in questo caso spetta ai ricorrenti versare gli oneri sociali.
Infine, come rileva correttamente la Cassa in sede di risposta, per costante giurisprudenza costituiscono elementi del danno anche le spese di amministrazione, gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive e le tasse di diffida (DTF 121 III 384; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00; RDAT II-2002 pag. 519 seg.). Non sono invece state chieste multe, malgrado l’infelice formulazione figurante negli estratti conto dei contributi paritetici che indicano “diffide, multe , tass.d’uff.” (cfr. doc. A e seg. allegati al doc. 3 inc. 31.2005.10.). Per cui viene a cadere anche la contestazione degli insorgenti.
Riassumendo, nell'evenienza concreta, dalla documentazione agli atti e meglio dalle chiusure conto, dalle rettifiche e dalle dichiarazioni dei salari (doc. 1 e allegati, inc. 31.2005.10), nonché dalla documentazione relativa alle indennità per insolvenza versate (doc. 8 e seguenti, inc. 31.2005.10), risulta chiaramente l'importo dei contributi non saldati.
Il danno finale ammonta dunque a fr. 468'167.30 (1'119.80 [1998/1999] + 9'653.55 [2000] + 211'486.05 [2001] + 244'911.65 [2002] + 996.25 [gennaio 2003].
2.9. Per definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).
L’obbligo di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).
Inoltre - anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag. 608 consid. 5b).
2.10. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di lui.
Incombe allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213).
È quindi possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di liquidità.
Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a).
L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus, op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).
2.11. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.
La misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op. cit., pag. 53).
I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa.
Si deve infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).
Nel caso di una società anonima si debbono porre esigenze molto severe per quanto concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con riferimenti).
La giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).
Occorre però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).
2.12. Innanzitutto va precisato che, secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella causa C., Inc. 31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali cause di un fallimento.
A proposito della responsabilità dei membri del Consiglio di amministrazione in una sentenza dell'11 ottobre 2004 nella causa T. (H 180/03) il TFA si è così espresso:
" Questa Corte, ancora di recente, ha in particolare ribadito quali sono gli obblighi del consigliere d'amministrazione di una società anonima che non si occupa o non può occuparsi della gestione degli affari e rammentato che in siffatta evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV no. 15 pag. 51 seg.). Così l'organo di una società anonima deve prestare attenzione particolare alla scelta della persona cui è affidata la gestione degli affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà o
dovrebbe dare (cura in istruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo).
Segnatamente è suo preciso dovere vigilare e attivarsi di conseguenza affinché i contributi alle assicurazioni sociali vengano regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1992 pag. 268 consid. 4b)."
2.13. RI 1 sostiene che il defunto marito si è comportato correttamente e non ha commesso alcuna negligenza grave o intenzionalità nel suo agire.
Più precisamente fa valere che __________ è al massimo “corresponsabile” del danno e non “unico responsabile”.
L’insorgente rileva che __________ non avrebbe nulla da rimproverarsi circa la corretta gestione degli affari. Essa sostiene inoltre che era da tempo ammalato di tumore e pertanto non era più in grado di condurre effettivamente in qualità di organo la società. Non vi sarebbe pertanto alcuna grave negligenza. A questo proposito, ed in virtù del fatto che in un altro caso (“__________”) l’amministrazione avrebbe deciso in altro modo, l’insorgente chiede un contraddittorio orale.
Al riguardo va innanzitutto ricordato che, accettando il mandato di membro del CdA della __________, in seguito FA 1, __________ ha assunto tutti gli oneri che da tale funzione derivano (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W., H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
La responsabilità per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali incombeva quindi anche a __________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).
In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13 febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995 nella causa C., consid. 3b, H 294/94).
Nella presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla ricorrente non sono sufficienti per liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.
Come ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.
Pertanto deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V 219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H 153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag. 165). Non è sufficiente esaminare i conti una volta all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a). Secondo la nostra Massima Istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993 nella causa N.).
Se non ha
adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la
giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari
(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19
maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o
l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.
__________ non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi di svolgere un ruolo passivo nella società. Egli avrebbe dovuto verificare puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b).
Egli avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid. 5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).
Essersi fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbero permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F. F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b). Diverso sarebbe stato se, appena conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni sociali, __________ avesse inoltrato immediatamente le proprie dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H 10+45/01, consid. 9).
Se avesse subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).
Se è vero che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H 393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid. 4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). Non è possibile liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie (SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).
Le stesse considerazioni valgono a maggior ragione per RI 2 che, oltre ad essere stato membro del CdA, ne è pure stato il presidente fin dalla costituzione della società.
In queste condizioni entrambi sono tenuti a risarcire il danno subito dalla Cassa.
2.14. La ricorrente fa tuttavia valere il precario stato di salute di suo marito ed in particolare la circostanza che è stato vittima di un tumore.
In passato il TCA ha già avuto occasione di considerare giustificato il mancato pagamento dei contributi, se è dovuto a grave malattia del presidente del CdA, che aveva praticamente condotto alla rovina la ditta, poiché gli altri amministratori non erano in grado di continuare gli affari, viste le particolari conoscenze richieste (STCA 7 novembre 1990 in causa V.P., L.R., E.G., O.R.; STCA 8 luglio 1991 in causa L.B. e D.T.).
Inoltre, non è stato ritenuto responsabile l'amministratore, che a seguito di invalidità, non era più in grado di seguire gli affari della società, per il danno insorto dopo l'evento invalidante (STCA 26 novembre 1991 in causa M.C.; STCA 9 marzo 1993 in causa J.E., J.E., K.O., F.G., L.F., V.R. e V.A., consid. 2.6).
Il TCA ha ribadito che la persona totalmente invalida per motivi psichici che viene indotta da terze persone ad assumere la carica di amministratore unico di una società che egli non è in grado di gestire a cagione del suo stato di salute non può essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi (STCA del 4 maggio 1995 in causa P.P., Inc. 31.95.105).
A proposito di un amministratore unico con problemi di salute, in una sentenza del TFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa G., H 193/96, l'Alta Corte ha negato quale motivo di discolpa lo stato di salute del convenuto, motivando:
" (…)
c) Il ricorrente giustifica inoltre il mancato pagamento dei contributi con motivi di salute, riferiti al periodo tra il 1989 e il 1993. A sostegno del suo assunto, produce un certificato medico 31 luglio 1996 del dott. G. di __________, dal quale si evince che ha subito una operazione di by‑pass nel giugno 1990 e che era affetto da diabete di difficile controllo.
Questi motivi non possono essere fatti valere quale esimente ex art. 52 LAVS. L'amministratore unico di una società deve infatti preoccuparsi di affidarla, in sua assenza, ad una persona competente nella gestione e non può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo. Si noti poi che nel 1990 G. ha incassato da diverse assicurazioni un importo fatto successivamente affluire alla società, che nel 1991 ha acceso un prestito ipotecario presso la Banca R. di R. e che nel 1993 ha pure versato un'ulteriore somma alla G. SA. Trattasi di atti concludenti che dimostrano come l'interessato, malgrado avesse qualche problema di salute, si sia sempre attivamente occupato della società, ricordato comunque che ‑ ove fosse stato realmente incapace di determinarsi come si richiede a un amministratore unico - sarebbe stato suo preciso dovere dimettersi dalla carica.
Il ricorrente ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e riferimenti), peraltro molto addentro nell'ambito delle imprese di costruzione, ritenuto che operava nella società già dal 1971 e che avrebbe dovuto sapere, perché fatto notorio, che in tempi di grave crisi nel settore immobiliare possono insorgere complicanze al momento dell'incasso dei crediti. Nemmeno la circostanza che G. abbia profuso mezzi liquidi nella ditta ‑ in misura comunque inferiore alle sue capacità, come dimostra la donazione ai figli di un bene immobile del valore di fr. 180 000.‑ ‑ è sufficiente a sanare la grave negligenza. Infatti non è accertato che la scelta di differire il pagamento dei contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza della società. Neppure è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo a ogni suo credito (DTF 108 V 188), visto che già dal 1990 sapeva che vi sarebbero stati problemi d'incasso riferiti alla S. SA, già T. SA. L'organo, secondo la giurisprudenza, deve prestare particolare attenzione nel caso in cui sia a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria. In questo contesto il solo fatto che egli abbia investito nell'impresa, a fondo perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio privato, nulla cambia, allorquando la sua responsabilità secondo l'art. 52 LAVS sia stata appurata (sentenza inedita 19 febbraio 1992 in re V., J., W. e T., H 62/91).
Va ancora ricordato al ricorrente che il dovere di diligenza risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che quest'ultimo deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli affari sociali e che non' è sufficiente l'ossequio della "diligentia quam in suis" (DTF 122 111 198 e riferimenti). Al riguardo il Tribunale federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che gli obblighi di vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da connotare con particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b), tanto più quando, in mancanza di delega durante un periodo di malattia, lo stesso amministratore se ne è occupato in prima persona.
Ne consegue che G. dovrà pertanto risarcire il danno subito dalla Cassa." (sottolineature del redattore)
Con sentenza del 1 dicembre 2003 nella causa W., inc. 31.2002.31-34, questo Tribunale, sulla base delle risposte dei medici curanti, ha ritenuto dimostrato secondo il principio della verosimiglianza preponderante valido nell’ambito delle assicurazioni sociali che l’assicurato, a causa di una sindrome depressiva ricorrente e del costante uso di sostanze stupefacenti, non era consapevole della carica di consigliere di amministrazione che si apprestava ad assumere e neppure era in grado di determinarsi circa un’eventuale uscita dal CdA e lo ha liberato dal pagamento del danno causato all’amministrazione.
Per contro in una sentenza del 22 febbraio 2001 nella causa T., C., P., C. (inc. 31.1999.78-80/31.2000.01), lo scrivente Tribunale ha ammesso la responsabilità di un amministratore il quale, malgrado il suo stato di salute, avrebbe potuto e dovuto provvedere a nominare un suo sostituto o, se ciò non fosse stato possibile, rassegnare le sue dimissioni.
2.15. Nel caso di specie il TCA ha proceduto a numerosi accertamenti al fine di accertare lo stato di salute dell’interessato nel periodo in esame.
Interpellato circa la questione a sapere i nomi dei medici che hanno avuto in cura __________ durante la lunga malattia, nonché i nosocomi presso i quali è stato degente (doc. VII, inc. 31.2005.10), il legale della ricorrente ha comunicato al TCA che l’interessato è stato ricoverato presso l’Ospedale __________ di __________ e la Clinica __________ di __________ e che è stato seguito dai dr. med. __________, __________, __________ e __________ (doc. VIII, inc. 31.2005.10).
Dopo aver ottenuto lo svincolo dal segreto professionale (doc. IX, inc. 31.2005.10), il TCA ha posto ai medici le seguenti domande:
"1. Durante quale periodo __________ è stato in cura presso di Lei e per quale malattia (le chiediamo di voler precisare quando è insorta la malattia)?
2. In quel periodo, ed in particolare dal 1998, __________ è stato durevolmente inabile al lavoro (da quando a quando)? In particolare poteva esercitare la sua funzione di membro del consiglio di amministrazione? Se era inabile al lavoro, in quale periodo non poteva svolgere l’attività e per quali motivi? Se era inabile al lavoro, in quale percentuale lo era (100%, 80%, ecc.; le chiediamo di voler trasmettere copia di eventuali certificati medici o rapporti)?
3. __________, dal __________, era in grado di assumere la carica di membro del Consiglio di amministrazione di una SA? In particolare egli era consapevole delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?
In particolare __________ era in grado di svolgere i compiti di vigilanza e controllo che competono ad un membro di un Consiglio di amministrazione di una SA? In caso di risposta negativa, perché no?
4. __________, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di delegare la gestione della società a terzi? In caso di risposta negativa, perché no?
5. Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che avrebbe potuto dimettersi dalla carica di amministratore? In caso di risposta negativa, perché no?” (doc. da X a XIII, inc. 31.2005.10)
Il 17 marzo 2006 il Dr. __________, urologo, ha affermato di poter unicamente rispondere di aver operato l’assicurato il __________ per __________ e di aver effettuato l’ultima visita nel suo studio il 22 febbraio 2000. Lo specialista ha poi aggiunto che “in qualità di chirurgo non mi sono mai occupato delle attività dell’Ing. __________, non sono quindi in grado di rispondere alle Loro questioni.” (doc. XIV, inc. 31.2005.10).
Da parte sua il Dr. med. __________, medicina interna FMH, ha affermato:
" premetto che fra il __________ ed il sottoscritto intercorrono stretti legami di parentela. In questo senso non ritengo di essere nella posizione più idonea ad una valutazione oggettiva nei suoi confronti, segnatamente per quel che concerne l’aspetto più prettamente professionale della sua attività.
Nondimeno ben volentieri entrerò nel merito, nell’intento di essere comunque di aiuto.
1. il paziente a margine è stato in mia cura __________, data del suo decesso. Le sue diagnosi erano le seguenti:
Diagnosi principali:
Carcinoma prostatico pT3pN0M0G3 con:
Diagnosi 1/93, st. da prostatectomia radicale 5/93, radioterapia palliativa anca sx 2/00, st. da ormonoterapia e molteplici chemioterapie
Metastatizzazione ossee multifocali sintomatiche bacino, colonna lombare, cranio, spalla dx e costole a partire dal __________
Cardiomiopatia di origine indeterminata con:
insufficienza cardiaca biventricolare, fibrillazione striale cronica
Coxartrosi bilaterale, stato da protesi dell’anca sinistra __________ con zoppia residua
Diabete mellito II non insulinodipendente con:
insufficienza renale grado lieve-moderato
Diagnosi collaterali:
Iperuricemia con gotta __________
Litiasi renale __________
St. da asportazione polipo ileocecale __________St. da op. cataratta bilaterale __________
St. da 2xtonsillectomia, st. da appendicectomia __________
Decorso della malattia
La neoplasia prostatica, all’origine di una diffusione metastatica a carattere multiorganico, ha presentato un decorso accelerato a partire dal __________ con rapido e progressivo peggioramento delle condizioni generali. Più precisamente egli ha sviluppato difficoltà alla deambulazione (inizialmente due stampelle) fino all’impossibilità a lasciare il domicilio (5 rampe di scale) nel __________, e all’immobilizzazione a letto da inizio __________. Inoltre perdita della continenza sfinterica, dipendenza da analgesici oppiacei per dolori ossei invalidanti (dal __________), difficoltà ad alimentarsi, fino all’alterazione dello stato di coscienza dapprima fluttuante (inizio __________) e da ultimo permanente (__________o __________), Il decesso è sopraggiunto dopo una degenza ininterrotta di ca. 2 mesi alla Clinica __________.
2. a mia conoscenza il paziente a margine, di formazione ingegnere, era pensionato e pertanto non percepiva retribuzioni. Nel periodo in cui egli è stato mio paziente egli non ha mai sottoposto alla mia attenzione certificati di inabilità lavorativa.
Per gli aspetti attinenti direttamente la sua attività presso un consiglio di amministrazione, non dispongo di elementi tali da potermi esprimere.” (doc. XV, inc. 31.2005.10)
Il Dr. med. __________, medicina interna FMH, oncologia-ematologia FMH, il 28 marzo 2006 ha affermato:
" 1.
__________ è stato in mia cura regolare dal __________, giorno del suo decesso, a causa di un carcinoma della prostata con metastasi ossee.
2.
Durante il periodo cui il signor __________ veniva seguito da me, non ho mai dovuto produrre alcun documento di inabilità lavorativa.
Vi sono stati senz’altro periodi di ridotta capacità lavorativa che non possono però essere definiti con precisione nel tempo.
Non conoscendo quali sono i compiti di un membro di consiglio di amministrazione mi è impossibile affermare se potesse o meno esercitare tali mansioni.
Il paziente assumeva senz’altro dei medicinali antidolorifici ed era sovente stanco.” (doc. XVIII, inc. 31.2005.10)
Alle successive domande ha risposto di non essere in grado di rispondere (doc. XVIII, inc. 31.2005.10).
Da parte sua il Dr. med. __________, medicina interna FMH, oncologia-ematologia, il 13 aprile 2006 ha affermato:
" 1.
__________ è stato in mia cura regolare dal __________ fino al __________, dopodiché è subentrato prevalentemente il Dr. med. __________ fino al momento del suo decesso.
Il signor __________ è stato da me trattato per metastasi ossee da carcinoma della prostata insorte nel __________.
2.
Non sono in grado di esprimermi sull’inabilità lavorativa precedente la mia presa a carico, avvenuta in data __________. Dal __________ il paziente è stato durevolmente inabile al lavoro. Causa l’importante sintomatologia dolorosa aveva necessità di ricorrere regolarmente all’assunzione di analgesici. Non conoscendo l’impegno richiesto dalla sua funzione di membro del consiglio di amministrazione e non essendo mai stati richiesti dei certificati, non sono in grado di quantificare retrospettivamente la sua sicuramente presente inabilità lavorativa.” (doc. XIX)
Come il suo collega, anche il Dr. med. __________ non è invece stato in grado di rispondere alle altre domande (doc. XIX, inc. 31.2005.10).
Il 20 aprile 2006 il TCA ha interpellato i due nosocomi presso i quali è stato degente __________, chiedendo:
" Ai fini del giudizio Vi chiediamo di rispondere, dettagliatamente, alle seguenti domande (periodo da prendere in considerazione __________, compresi):
1. Durante quale periodo __________ è stato degente presso di Voi e per quale malattia?
2. Dal __________, __________ è stato durevolmente inabile al lavoro (da quando a quando)? In particolare poteva esercitare la sua funzione di membro del consiglio di amministrazione (era capace di intendere e di volere)? Se era inabile al lavoro, in quale periodo non poteva svolgere l’attività e per quali motivi? Se era inabile al lavoro, in quale percentuale lo era (100%, 80%, ecc.; Vi chiediamo di voler trasmettere copia di eventuali certificati medici o rapporti)?
3. __________, dal __________, era in grado di assumere la carica di membro del Consiglio di amministrazione di una SA? In particolare egli era consapevole delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?
4. In particolare __________ era in grado di svolgere i compiti di vigilanza e controllo che competono ad un membro di un Consiglio di amministrazione di una SA? In caso di risposta negativa, perché no?
5. __________, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di delegare la gestione della società a terzi? In caso di risposta negativa, perché no?
6. Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che avrebbe potuto dimettersi dalla carica di amministratore? In caso di risposta negativa, perché no?” (doc. XX, inc. 31.2005.10)
Dopo essere stato sollecitato, il Dr. med. __________, primario del __________ dell’Ospedale __________ di __________, ha affermato che l’interessato è stato degente presso il reparto di __________ dell’Ospedale __________ dal __________. Lo specialista ha precisato che dagli atti non “si evidenzia che non fosse in grado di intendere e di volere. Per quanto concerne la patologia concernente il ricovero presso il reparto di __________ all’__________, vi era a causa della patologia curata una inabilità lavorativa di circa 15 giorni.” (doc. XXIV, inc. 31.2005.10). Dopo aver precisato di non poter rispondere alle altre domande, il medico ha affermato che “le risposte sono dedotte dagli atti, dove non si evince che il paziente non fosse in grado di intendere e volere, però vista la breve degenza e la pura natura chirurgica della problematica non è possibile rispondere a domande specifiche poste.” (doc. XXIV, inc. 31.2005.10).
Da parte sua il Direttore operativo del __________, __________, ha affermato che l’assicurato è stato degente dal __________, dal __________, dal __________, giorno del decesso e che pertanto non è possibile fornire indicazioni per il periodo fino al __________ (doc. XXV, inc. 31.2005.10).
Le parti hanno potuto esprimersi in merito alle risultanze (doc. XXVIII e seguenti inc. 31.2005.10). La Cassa rileva in particolare che il defunto __________, pur essendo da tempo malato, nel periodo contributivo scoperto (dal 1998 al gennaio 2003) poteva seguire, rispettivamente delegare gli affari della società o, se questo non era possibile, rassegnare le proprie dimissioni (doc. XXVIII, inc. 31.2005.10).
Da parte sua l’assicurata ha evidenziato il pessimo stato di salute del defunto __________ che gli avrebbe impedito di esercitare la propria attività quale consigliere d’amministrazione e ritiene necessario porre ulteriori domande ai medici (doc. XXXII, inc. 31.2005.10).
In concreto, a differenza di quanto giudicato nella citata sentenza del 1 dicembre 2003 (inc. 31.2005.31-34), dagli atti medici non emerge che il defunto __________ fosse in una condizione psico-fisica tale da non essere in grado di delegare il lavoro a terzi o di dimettersi dalla sua carica di consigliere d’amministrazione.
Infatti, anche il Dr. __________, pur attestando una sicura inabilità lavorativa, non ha invece rilevato un’impossibilità, per l’interessato, di inoltrare una lettera di dimissioni. Da parte sua il Dr. __________ certifica solo una ridotta capacità lavorativa, ciò che, e contrario, significa comunque che l’interessato poteva, in parte, esercitare la propria attività e perlomeno attivarsi dimettendosi dalla carica di amministratore.
Egli infatti quale amministratore della società doveva preoccuparsi di affidare i suoi compiti a terzi nel caso in cui non fosse stato in grado di svolgere la sua attività e non poteva limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo.
Se fosse stato incapace di determinarsi in merito all’avvenire della ditta, avrebbe dovuto dimettersi dalla carica. Dagli atti all'incarto non si evince infatti che la malattia sia insorta in modo repentino da non permettere al convenuto di reagire.
I medici, del resto, non hanno attestato un’incapacità di intendere o di volere che avrebbe eventualmente potuto impedire all’interessato di lasciare la carica. Anzi, il Dr. med. __________, primario del __________ dell’Ospedale __________ di __________, sembra piuttosto escludere tale possibilità.
Per cui, dagli atti medici acquisiti da questo Tribunale, che non meritano ulteriore completazione, poiché chiari e non contestati nel loro contenuto, non emerge che il defunto __________ non sia stato in grado di gestire gli affari della società ed in particolare di provvedere al pagamento dei contributi o per lo meno che le condizioni di salute fossero di una gravità tale da impedirgli di delegare a terzi tali compiti e di controllarne il relativo operato oppure, quale ultima possibilità, di inoltrare le proprie dimissioni.
E’ quindi da ritenere che il defunto __________, malgrado la grave malattia, fosse ancora in grado di svolgere mansioni operative in seno alla società o per lo meno le conseguenze della malattia non erano tali da impedirgli una delega a terzi (se ciò non fosse stato possibile, sarebbe stato dovere dell’interessato rassegnare le dimissioni).
Questa circostanza è stata evidenziata anche in sede di audizione, dove è emerso come __________ “ricevesse spesso delle chiamate in particolare da clientela potenziale che voleva far capo a lui e voleva che fosse l’ing. __________ il referente societario, per questo motivo __________ non ha lasciato la società e non ha delegato ad altri l’amministrazione.” (doc. XXXVII). E’ vero che, secondo la moglie, ad un certo punto “l’ing. __________ non aveva più la consapevolezza dell’entità del proprio capitale per fronteggiare questi oneri.”, tuttavia, interpellata circa la questione a sapere per quale motivo il marito non ha lasciato il CdA, __________ ha evidenziato come la figura dell’Ing. __________ fosse “così importante ai fini dell’acquisizione di clienti, era la figura di riferimento societaria per cui non poteva lasciarla.” (doc. XXXVII)
Da quanto sopra emerge che __________, malgrado la grave malattia svolgeva comunque un ruolo rilevante in seno alla società, aveva la consapevolezza dell’importanza della sua presenza nella gestione della ditta ed aveva la necessaria lucidità per dimettersi dagli incarichi ottenuti.
L’interessato ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui apparteneva l’interessato, peraltro molto addentro nell’ambito della società, di cui era membro del CdA da diversi anni.
In questo senso l’interessato, e per lui l’erede RI 1, deve essere considerato responsabile per il mancato pagamento dei contributi.
2.16. Quest’ultima ritiene inoltre che vi sia una concolpa della Cassa nella misura in cui l’avrebbe indotta in errore poiché non avrebbe informato gli eredi del debito del defunto __________, impedendo di fatto alla ricorrente di rinunciare all’eredità. Ciò, malgrado la pubblicazione del decesso di __________ nel Foglio Ufficiale.
Per l’art. 566 cpv. 1 CC gli eredi legittimi ed istituti possono rinunciare alla successione loro devoluta.
A norma dell’art. 567 cpv. 1 CC il termine per la rinuncia è di tre mesi.
L’art. 580 cpv. 1 CC prevede che l’erede che ha la facoltà di rinunciare alla successione può chiedere il beneficio d’inventario.
Nell’ambito della procedura di compilazione dell’inventario, a norma dell’art. 581 cpv. 2 CC chiunque possa dare informazioni sulla situazione patrimoniale del defunto è obbligato, sotto propria responsabilità, a fornirle all’autorità competente che ne lo richieda.
Per l’art. 582 cpv. 1 CC l’autorità incaricata dell’inventario fa pubblicare una grida, con la quale i creditori ed i debitori dell’eredità, compresivi i creditori per fideiussione, sono invitati a notificare i loro debiti e crediti entro un termine stabilito.
A norma l’art. 587 cpv. 1 CC chiuso l’inventario, ogni erede è invitato a dichiarare entro il termine di un mese se accetti l’eredità. Per il cpv. 2 quando sia giustificato dalle circostanze, l’autorità competente può accordare un nuovo termine per far procedere a stime, per la liquidazione di pretese controverse o per simili motivi. L’art. 588 CC prevede poi che entro il termine stabilito l’erede può rinunciare all’eredità o chiedere che sia liquidata d’ufficio oppure accettarla col beneficio di inventario od incondizionatamente. Se non fa alcuna dichiarazione s’intende che l’abbia accettata col beneficio d’inventario.
Per l’art. 590 cpv. 1 CC i creditori del defunto i cui crediti non risultano dall’inventario perché hanno omesso di notificarli non hanno azione né contro l’erede personalmente né contro l’eredità.
Spettava dunque alla ricorrente attivarsi e agire nel modo più opportuno a tutela dei propri interessi.
La Cassa era infatti tenuta ad informare l’insorgente della presenza del debito solo nel caso in cui l’interessata o un altro erede avesse chiesto il beneficio d’inventario.
In assenza di richiesta di beneficio d’inventario non spetta invece, di regola, ai creditori, e tantomeno alla Cassa di compensazione, che tra l’altro è venuta a conoscenza del danno solo nel corso del mese di __________, allorché __________ era deceduto da circa due mesi, comunicare agli eredi, prima dell’accettazione dell’eredità, la presenza di debiti del de cujus.
Inoltre, dagli atti emerge che le figlie della ricorrente e gli abiatici hanno rinunciato all’eredità, mentre solo i due ricorrenti l’hanno accettata.
Nulla impediva pertanto anche all’insorgente di rinunciarvi, oppure di chiedere il beneficio d’inventario, che le avrebbe permesso di conoscere l’esatto ammontare dell’asse successorio.
Era quindi compito dell’insorgente, e non della Cassa, effettuare i passi necessari per evitare di dover essere chiamata a pagare i contributi rimasti impagati.
2.17. I ricorrenti sostengono di essere vittime di una disparità di trattamento poiché i dirigenti del __________ sono stati esonerati dalle loro responsabilità, mentre gli insorgenti sono stati chiamati a rispondere del danno causato dalla società.
Questo Tribunale evidenzia che la lamentela sulla presunta diversità di trattamento fra assicurati viene a cadere, in generale non potendoci essere uguaglianza di trattamento fra assicurati qualora vi sia un'applicazione illegale di norme giuridiche.
Il TCA non ha elementi per ritenere che i dirigenti __________ siano stati a torto esonerati dall’obbligo di risarcimento. Le due fattispecie sembrano peraltro già a prima vista del tutto diverse e quindi non paragonabili. Comunque anche volendo per pura ipotesi di lavoro dar seguito all'impostazione data dal loro patrocinatore, i ricorrenti non ne potrebbero trarre vantaggio alcuno.
In proposito si osserva che in una sentenza del 4 giugno 2003 nella causa A. (K 31/03), il Tribunale federale delle assicurazioni ha nuovamente ribadito la propria costante giurisprudenza:
" (…) D'une façon générale, un administré ne peut pas invoquer le principe de l'égalité de traitement pour bénéficier d'une faveur analogue à celle accordée illégalement à des tiers. En d'autres termes, il n'y a pas d'égalité dans l'illégalité, à moins que l'autorité ne refuse de revenir sur sa pratique contraire à la législation (cf. p. ex. ATF 127 I 3 consid. 3a, 125 II 166 consid. 5 et 122 II 451 consid. 4a et les références). (…)."
Anche questa censura non può trovare accoglimento.
2.18. Gli insorgenti, nell’atto ricorsuale, hanno formulato la richiesta di essere convocati per un contraddittorio e fanno valere il diritto di essere sentiti ex art. 42 LPGA (cfr. doc. I, inc. 31.2005.10 + 11 e doc. V inc. 31.2005.10+11).
Tale domanda è stata accolta dal TCA.
Le ulteriori prove invocate dai ricorrenti sono superflue (doc. V, inc. 31.2005.10 e 11).
Va innanzitutto rilevato che sulla base degli elementi fattuali relativi alla presente vertenza e delle tavole processuali, segnatamente della difficile situazione finanziaria della società, dello specchietto concernente l'evoluzione del debito contributivo, dell’estratto conto dei contributi e delle dichiarazioni dei salari questo Tribunale ritiene la questione della responsabilità ex art. 52 LAVS dei ricorrenti sufficientemente chiarita.
In particolare risulta irrilevante richiamare l’incarto dell’assicurazione contro la disoccupazione e __________, poiché gli importi chiesti dalla Cassa sono evinti dalle dichiarazioni di salario compilate dalla stessa società, da cui sono state dedotte le indennità per insolvenza direttamente versate ai beneficiari dalla Cassa disoccupazione. Gli importi evinti dal doc. B prodotto dai ricorrenti, corrisponde a quello del doc. 8 prodotto dalla Cassa. Non vi sono pertanto motivi per effettuare ulteriori accertamenti. Per contro, in virtù dell’art. 4 cpv. 4 L-rilocc i contributi sono dovuti anche sul bonus versato all’azienda, per cui è irrilevante richiamare l’incarto __________.
Il TCA rinuncia pure all’audizione di __________ quale “persona informata sui fatti”, che non avrebbe mai spiegato le ragioni per le quali è stato rifiutato il diritto di audizione di cui all’articolo 42 LPGA. In realtà la Cassa non ha rifiutato il diritto di audizione, non avendolo, gli interessati, apparentemente, fatto valere in sede di opposizione. Del resto, anche se vi fosse stata una richiesta in tal senso, l’amministrazione era legittimata a respingerla (cfr. consid. 2.3). Risulta superfluo sentire __________ anche per “capire cosa sia stato deciso dietro le quinte di questa procedura” e “di come sia stata istruita la causa” (doc. V), poiché i motivi alla base della decisione sono stati spiegati dalla Cassa sia nella decisione formale, sia nella decisione su opposizione, sia nella risposta di causa. I ricorrenti sono inoltre al corrente di come è stata istruita la causa avendovi partecipato.
Infine, come visto, non spettava alla Cassa informare l’erede della possibilità di rinunciare all’eredità. E’ infatti compito dello stesso erede informarsi sui debiti del defunto, eventualmente chiedendo l’istituzione di un inventario, e poi decidere se rinunciare o meno all’eredità. Un’audizione di __________ non modificherebbe nulla a questo stato di cose e non gioverebbe alla causa dei ricorrenti.
Anche la richiesta di completazione degli incarti AI, IPG, LADI e assegni di famiglia va respinta nella misura in cui i contributi di queste assicurazioni sociali già sono parte dell’intero incarto prodotto dalla Cassa e peraltro già visionato dai ricorrenti (cfr. lettera del 6 dicembre 2004 dell’avv. Avv. RA 1 che chiede di visionare i documenti della cassa e successiva consultazione degli atti il 22 dicembre 2004; allegato al doc. 11, inc. 31.2005.10).
Come visto nelle considerazioni che precedono, risulta superfluo anche chiedere la documentazione inerente la procedura relativa ai contributi dovuti dal __________.
Gli insorgenti invitano la Cassa a dimostrare l’invio della rettifica dei contributi nel 2002. Il TCA ha già indicato i motivi per i quali un accertamento in tal senso è superfluo al consid. 2.8.
Anche la richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa tramite la quale l’amministrazione viene invitata ad “edire” i documenti che certificano l’ammontare del danno “collaterale” riferito alle spese d’amministrazione ed agli interessi di mora non può essere accolta. Infatti, come visto, spetta agli insorgenti precisare per quale motivo e in cosa i calcoli della Cassa non sarebbero corretti (cfr. consid. 2.6.).
Infine, per quanto concerne la richiesta di richiamare l’incarto di __________, questo Tribunale non vede in cosa potrebbe essere utile per i ricorrenti, vista la loro palese responsabilità per il danno subito dalla Cassa indipendentemente da quanto detto dal terzo membro del CdA.
Inoltre,
conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare
d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege
des Bundes, pag. 47, no. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, IIa ed., pag.
274; Kummer, Grundriss des Zivilprozessrechts, 4a ed., pag. 135; Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra
1991, pag. 63; cfr. pure SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA del 15 novembre 2002
nella causa R., H 177/01; STFA dell'8 ottobre 2002 nella causa C., I 673/00;
STFA del 23 luglio 2002 nella causa G.; G.; G., H 170/01; STFA del 4 febbraio
2002 nella causa C., H 194/01; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H
220/00; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 28 giugno
2001 nella causa R. G., I 11/01; STFA del 13 novembre 2000 nella causa F. S., H
238/98; DTF 124 V 94; DTF 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e
rinvii). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di
essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1 pag.
1; SVR 2001 IV no 10 pag. 28; DTF 124 V 94; DTF 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c e rinvii).
Alla luce di quanto sopra esposto il TCA ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita e rinuncia all’assunzione di ulteriori prove.
Ai ricorrenti, parzialmente vincenti in causa, rappresentati da un avvocato, vanno assegnate ripetibili parziali (art. 61 LPGA).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- I ricorsi sono parzialmente accolti.
Le decisioni impugnate sono modificate nel senso che RI 2 e RI 1 sono condannati a pagare alla Cassa CO 1 l’importo complessivo di fr. 468'167.30, in via solidale con __________.
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. La Cassa verserà a RI 1 e a RI 2, in solido, fr. 800 (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.
3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
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terzi implicati |
FA 1
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Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il giudice delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio Zocchetti