|
Raccomandata |
|
|
|
|
|
|
Incarto n.
LG/DC/sc |
Lugano
|
In nome |
|
||
|
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni |
|||||
|
|
|||||
|
|
|||||
|
composto dei giudici: |
Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici |
|
redattore: |
Luca Giudici, vicecancelliere |
|
segretario: |
Fabio Zocchetti |
|
statuendo sul ricorso del 2 maggio 2008 di
|
|
RI 1 rappr. da: RA 1
|
|
|
|
contro |
|
|
|
la decisione su opposizione del 1 aprile 2008 emanata da |
||
|
|
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità |
||
|
|
|
|
|
ritenuto, in fatto
1.1. RI 1, nata nel 1961, in precedenza attiva in qualità di massaggiatrice / venditrice, in data 22 ottobre 2001 ha presentato domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (orientamento professionale / riadattamento nella stessa professione), segnalando di essere affetta da “sindrome del tunnel carpale della mano sinistra e destra cronica” (doc. AI 1-5).
1.2. Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’assicurazione invalidità (SAM), con decisione su opposizione del 1° aprile 2008 (doc. 115-1), l’UAI ha confermato la propria precedente decisione del 23 agosto 2005 (doc. AI 103-1) respingendo la richiesta di prestazioni, non presentando l’assicurata un grado d’invalidità pensionabile.
1.3. Contro questa decisione l’assicurata, rappresentata dal Dr. Med. __________, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA (doc. I), successivamente completato in data 29 maggio 2008 (doc. V) non ossequiando lo stesso ai requisiti di cui all’art. 1a cpv. 1 della Legge di procedura per i ricorsi al Tribunale cantonale delle assicurazioni (LPAss).
Sostanzialmente la ricorrente ha contestato la perizia SAM, ritenuta insufficiente e incompleta sia dal profilo della diagnosi medica che da quello della valutazione della capacità lavorativa.
A sostegno delle proprie argomentazioni il rappresentante di RI 1 ha presentato un proprio referto peritale del 2 maggio 2008 chiedendo l’attribuzione alla ricorrente di una mezza rendita d’invalidità, subordinatamente che vengano svolti ulteriori accertamenti medici (doc. V).
Il rappresentante della ricorrente ha poi postulato la concessione dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura (doc. V).
1.4. L’UAI, in risposta, dopo aver sottoposto la documentazione al Servizio medico regionale dell’AI (SMR) ed escluso un peggioramento dello stato di salute della ricorrente con susseguente influsso sulla sua capacità lavorativa, ha postulato la reiezione integrale del gravame (doc. X+1).
1.5. In data 5 luglio 2008 il Dr. Med. __________ ha preso posizione sulla risposta dell’UAI contestando la valutazione medica operata dal medico del SMR, Dr. __________, in particolare per quanto riguardo la sindrome della fatica cronica (doc. XII+ bis).
1.6. Nel rispetto del termine di 10 giorni fissato da questo Tribunale per inoltrare le osservazioni a quest’ultimo scritto del Dr. __________ (doc. XIII), l’UAI, il 14 agosto 2008, ha prodotto le annotazioni del 29 luglio 2008 del Dr. __________, il quale ha ribadito come la sindrome della fatica cronica in ambito assicurativo vada valutata come i disturbi di tipo somatoforme (doc. XIV+1).
I doc. XIII, IV e allegati sono stati trasmessi al rappresentante dell’assicurata per conoscenza (doc. XV).
1.7. Con scritto del 30 gennaio 2009 il signor __________ si è rivolto a questo Tribunale in veste di curatore di RI 1 chiedendo informazioni sui tempi di evasione della pratica (doc. XVI + bis).
in diritto
2.1. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).
Occorre qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).
Dal momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:
" 6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004 il TFA ha evidenziato che:
" 5.2 In una recente sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."
In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006 si è confermata nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia, rilevando:
" (…)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi. (…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
2.4. Nella decisione su opposizione del 1° aprile 2008 l’UAI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurata ritenendo il grado di invalidità inferiore al 40%.
Questo Tribunale è dunque chiamato a stabilire se l’UAI ha correttamente o meno negato la rendita a RI 1.
L’UAI, al fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato, ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.
In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica (Dr. __________), quella infettivologica (Dr. __________), quella neurologica (Dr. __________) e infine quella psichiatrica (Dr. __________).
La patologia reumatologica è stata vagliata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in reumatologia e riabilitazione, il quale nel referto del 28 giugno 2005, dopo aver illustrato l’anamnesi famigliare, personale e sociale, i dati soggettivi dell’assicurata e le constatazioni obiettive ha posto la diagnosi di “fibromialgia; periartropatia omero scapolare calcarea a sinistra; sindrome del tunnel carpale bilaterale e stato dopo meniscectomia mediale a livello del ginocchio di sinistra” (doc. AI 101-29).
Il perito ha poi precisato:
" (...)
Questa paziente presenta per quanto riguarda l'aspetto reumatologico un sindrome fibromialgica. È presente una sintomatologia cronica persistente e resistente a tutte le terapie ormai da tempo, una tendenza alla generalizzazione con dolori che sono iniziati a livello dell'avambraccio e a livello delle mani per poi irradiare progredientemente a tutto il corpo. Accanto alla sintomatologia dolorosa e all'evoluzione tipica vi sono anche tutti i tender points necessari per la diagnosi di una fibromialgia. La paziente soffre inoltre di tutta una serie di problemi a carattere funzionale con disturbi del sonno, nonché stanchezza cronica, affaticamento rapido, cefalea, vertigini e nausea che ben si accompagnano alla diagnosi di fibromialgia. Recentemente essa ha sofferto di un dolore particolarmente intenso a livello della spalla di sinistra dove è stata diagnosticata una periartropatia omeroscapolare tendinopatia e calcarea. Dopo un'infiltrazione con corticosteroidi questa sintomatologia è scomparsa e alla visita attuale non vi sono più residui. Essa inoltre ha presentato una sindrome del tunnel carpale bilaterale con disturbi della sensibilità a livello delle dita delle mani. Attualmente alla visita neurologica non ho riscontrato nessun disturbo della sensibilità alle mani. Vi è poi uno stato dopo miniscectomia mediale del ginocchio di sinistra nel 1980 con alle radiografie attuali una riduzione della rima articolare al compartimento mediale. Non ho invece riscontrato nè dal punto di vista clinico nè da quello radiologico importanti problematiche a livello della colonna vertebrale. In particolare nessun sindrome cervicovertebrale o lombovertebrale.
Nessuna sindrome irritativa o deficitaria. Non segni d'instabilità lombare.
Radiologicamente alle radiografie convenzionali messe a disposizione nessuna patologia di rilievo nè a livello dei segmenti cervicali nè a quelli lombari.
Tenendo in considerazione quindi i reperti particolarmente blandi a livello dell'apparato locomotorio ritengo che questa paziente non presenti un'incapacità alcuna dal punto di vista reumatologico nelle attività lavorative svolte fino ad ora o nell'attività di casalinga."
(Doc. AI 101-29+30)
La patologia infettivologica è stata indagata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in medicina interna e medicina tropicale, ha diagnosticato un’”obesità di grado I (IMC 30,7 kg/m2); affaticabilità aumentata senza riscontri oggettivi; colon spastico; sindrome del tunnel bilaterale” (doc. AI 101-31).
Il Dr. __________ nella propria valutazione non ha rilevato alcunché di patologico o in qualche modo oggettivabile, concludendo il rapporto indicando di trovarsi di fronte una paziente d’aspetto sano per la quale non vi sono altre indagini da proporre (doc. AI 101-32).
La patologia neurologica è stata esaminata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in neurologia, il quale nel rapporto peritale datato 16 giugno 2005 ha rilevato che, dal punto di vista sia clinico che elettrofisiologico, non ha riscontrato elementi che permettano di diagnosticare una sindrome del tunnel carpale sia al lato destro che al sinistro. Egli non ha escluso d’altro canto che in particolari situazioni, soprattutto dopo sforzi prolungati con le mani, possa esservi una sindrome irritativa del nervo mediano al tunnel carpale.
Secondo lo specialista i rimanenti sintomi lamentati dalla paziente non sono spiegabili con una patologia neurologica e sono da inquadrare nell’ambito di una sindrome del dolore cronico senza una componente neurogena rilevante sottogiacente.
Dal punto di vista strettamente neurologico l’assicurata è da considerare abile al lavoro al 100% anche come casalinga con la sola limitazione per lavori eccessivamente pesanti e ripetitivi con le mani che potrebbero di nuovo favorire l’insorgere di una sintomatologia irritativa a livello dei nervi mediani (doc. AI 101-34/35).
La patologia psichiatrica è stata vagliata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale nel suo referto del 19 giugno 2005 ha posto la seguente valutazione:
" (...)
Da circa quattro anni l'A. accusa una sindrome del dolore cronico diffuso a carattere fibromialgico associata a sindrome da affaticamento cronico. Sul piano psichico l'A. è stata seguita a livello specialistico in quanto ha mostrato una riduzione della capacità di tollerare lo stress vissuto come sollecitazione esorbitante che non le permetteva più di fornire delle prestazioni oggettivamente valide. L'A. accusa anche un calo della concentrazione e dell'attenzione vissuti come segnale di una alterazione del funzionamento psicologico, quindi con una eccessiva preoccupazione. Sul piano affettivo l'A. non ha avuto la possibilità di promuovere una relazione di appartenenza duratura e affidabile non ottenendo dal partner quella dedizione incondizionata e quella compiacenza calorosa che i limiti imposti dalla malattia secondo lei richiedevano. Per quel che riguarda le sue aspettative si è quindi sentita fortemente delusa dal partner mentre rispetto all'atteggiamento nei confronti degli sviluppi futuri ha mostrato una tendenza regressiva aspirando ad essere trattata con tutti i riguardi e preservata da sforzi eccessivi. Attualmente si osserva un forte bisogno di sicurezza associato ad una percezione del futuro come qualcosa di insicuro, incerto, angosciante. È forte la tendenza ad aggrapparsi, ad attribuire grande valore alla fiducia e a riversare all'esterno le ansie cercando di trovare in qualcuno o in qualcosa un sostegno affidabile e sicuro.
Diagnosticamente ritengo trattasi di una sindrome del dolore cronico somatoforme (ICD-F45.4) in personalità con tratti orali e dipendenti. L'inabilità lavorativa psichiatrica in questo momento è a mio avviso del 30%.
Terapeuticamente, a mio avviso, sono indicati gli ansiolitici a basso dosaggio in associazione agli antidepressivi SSRI a profilo sedativo, preferibilmente quelli usati con successo nelle somatizzazioni (mirtazapina)." (Doc. AI 101-41+42)
Globalmente, quindi, nel rapporto peritale del 20 luglio 2005 i medici del SAM, sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome del dolore cronico somatoforme in personalità con tratti orali e dipendenti (ICD10 F 45.4)”, mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di “▪ obesità di grado I con BMI di 30,7 kg/m2; ▪ colon spastico; ▪ sindrome del tunnel carpale bilat. anamnestica, senza riscontri oggettivabili al momento attuale; ▪ varicosi con stato d’intervento alle vene; ▪ fibromialgia; ▪ periartropatia omero scapolare calcarea sin.; ▪ stato dopo meniscectomia mediale a livello del ginocchio sin.” (doc. AI 101-18).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% nelle attività finora svolte.
" (...)
Predominante appare la patologia psichiatrica dove si evidenzia una sindrome del dolore cronico somatoforme in personalità con tratti orali e dipendenti. L'esame clinico e l'atteggiamento assunto dall'A. durante la degenza è compatibile con un aggravazione da parte dell'A. Infatti l'A., come evidenziato a più riprese nel corso delle valutazioni specialistiche, appare una persona dall'aspetto sano, non ha mostrato segni di stanchezza o di affaticamento durante la raccolta anamnestica, evidenziando determinazione e ostinazione nell'imporsi e portare avanti le proprie rivendicazioni. Ha mostrato, a più riprese, pianti profusi senza che una patologia depressiva abbia potuto essere rilevata, evidenziando un atteggiamento assolutamente dimostrativo ed aggravatorio. Pertanto riteniamo che la diagnosi di aggravazione debba essere presa in considerazione. Non abbiamo potuto assolutamente constatare ed evidenziare la diagnosi di sindrome d'affaticamento cronico.
Dal punto di vista reumatologico, neurologico ed infettivologico l'A. non presenta incapacità lavorativa.
Gli esami di laboratorio non hanno mai permesso di evidenziare alterazioni che abbiano potuto giustificare i disturbi accusati dall'A.
Dopo la perizia effettuata dal dr. __________ per l'UAI nel marzo 2003 si è assistito ad un miglioramento dello stato di salute dell'A., con la scomparsa della sindrome del tunnel carpale e con la caratterizzazione di una sintomatologia somatoforme, senza evidenza per alterazioni organiche significative. La patologia somatoforme si iscrive in un disturbo di personalità che con il tempo ha concorso a ridurre la capacità lavorativa nella misura del 30% a partire probabilmente dal giugno 2004 in avanti, quando l'A. attesta una significativo peggioramento dei disturbi.
La patologia psichiatrica, caratterizzata da un disturbo somatoforme e di personalità, è però accompagnata da un atteggiamento dimostrativo ed aggravatorio, che ne rende difficile la valutazione.
Segnaliamo come l'A., purtroppo, abbia intrapreso un cammino in cui è alla continua ricerca di attestazioni e conferme alla sua incapacità lavorativa rifiutando l'idea di avere delle risorse e delle capacità residue. Questo fatto rende la prognosi negativa ed è avvalorata anche dall'iter nel corso di questi anni, con addirittura il rifiuto di recarsi ad centro __________ di __________. Riteniamo che l'A. non abbia motivazione a mettere a frutto le proprie competenze lavorative. (...)" (Doc. AI 101-22)
In sede ricorsuale l’assicurata ha prodotto un dettagliato rapporto del Dr. Med. __________, specialista FMH in medicina generale e suo rappresentante, dal seguente tenore:
" (...)
Bemerkungen:
Als erstes fällt auf, dass der psychiatrische Gutachter nirgends eine Definition mit den entsprechenden Kriterien seiner aufgeführten Diagnosen angibt. Damit fällt schon a priori für jeden Leser - so auch für den Rechtsanwender - die wichtigste Grundlage weg, um die Qualität der Subsumtion der untersuchten Sachlage unter die jeweilige Diagnose durch den Gutachter beurteilen zu können.
Ich möchte dies nun zuhanden des Gerichtes nachholen:
Im deutschsprachigen Raum wird bei der Definition psychiatrischer Störungen die Internationale Klassifikation psychischer Störungen ICD 10 Kapitel V (F) zur Hilfe genommen.
Im offiziellen deutschsprachigen Übungsbuch Fallbuch Psychiatrie Kasuistiken zum Kapitel V F) steht unter anderem im Vorort der Herausgeber: "Das mit der Einführung der ICD 10 verbundene Ziel, die psychiatrische Diagnostik reliabler und letztlich auch valider zu machen, lässt sich daher nur verwirklichen, wenn die Diagnostiker systematisch mit den Veränderungen vertraut gemacht werden und sich hinsichtlich der neuen diagnostischen Regeln trainieren." "Die vorliegende Sammlung von Falldarstellungen stellt einen Versuch dar, einige Prinzipien operationaler Diagnostik nach dem Kapitel V (F) der ICD 10 in didaktischer aufbereiteter Form darzustellen." "Im Gegensatz zu Kasuistiken aus dem klinischen Bereich wurde in diesen Falldarstellungen alle diagnosenrelevanten Merkmale berücksichtigt, so dass eine Zuordnung der Symptomatik zu den in der ICD 10 einzelnen formulierten diagnostischen Kriterien möglich wurde.
"Jeder Falldarstellung folgt in aller Regel eine Diskussion der Diagnosen und Differentialdiagnosen noch ICD 10 ..., wobei die zu Grunde liegenden diagnostischen Kriterien im einzelnen diskutiert werden." "Die Diskussion der ICD 10 - Diagnosen beruht nahezu durchgehend auf den klinisch - diagnostischen Leitlinien, ..." "Die im Einzelfall erfolgte Diagnosenstellung wird ausführlich begründet ..."
Für die Autoren bestehen somit keine Zweifel, dass sich eine psychiatrische Diagnose auf die entsprechenden Kriterien stützen muss und sie ausführlich diskutiert werden muss. Das eidgenössische Versicherungsgericht/Bundesgericht stimmt in diesem Punkt mit den Autoren überein. Dieser Forderung ist der psychiatrische Gutachter in keinster Weise nachgekommen.
Die anhaltende somatoforme Schmerzstörung (ICD 10 F45.4) ist ein Unterkapitel der somatoformen Störungen (ICD 10 F45). Die somatoformen Störungen werden nach WHO folgendermaßen beschrieben:
"Das Charakteristikum ist die wiederholte Darbietung körperlicher Symptome in Verbindung mit hartnäckigen Forderungen nach medizinischen Untersuchungen trotz wiederholter negativer Ergebnisse und Versicherung der Ärzte, dass die Symptome nicht körperlich begründbar sind. Wenn somatische Störungen vorhanden sind, erklären sie nicht die Art und das Ausmaß der Symptome, das Leiden und die innerliche Beteiligung des Patienten.“
Frau RI 1 kontaktierte mich erstmals am 09.02.2005. Seitdem hatte sie keine weiteren medizinischen somatischen Untersuchungen verlangt. Mit der Diagnose des Chronischen Müdigkeitssyndrom (ICD 10 G 93.3) kann sie sich bestens identifizieren und strebt keinerlei weitere Abklärungen an. Dieses Verhalten spricht eindeutig gegen die Diagnose einer Somatisierungsstörung.
Die anhaltende somatoforme Schmerzstörung (ICD 10 F45.4) wird folgendermaßen beschrieben:
„Die vorherrschende Beschwerde ist ein andauernder, schwerer und quälender Schmerz, der durch einen physiologischen Prozess oder eine körperliche Störung nicht vollständig erklärt werden kann. Er tritt in Verbindung mit emotionalen Konflikten oder psychosozialen Belastungen auf, die schwerwiegend genug sein sollten, um als entscheidende ursächliche Faktoren gelten zu können.“
Das zentrale Kriterium ist bei dieser Diagnose der Schmerz. Von anderen Symptomen wird hier nicht gesprochen. Dies steht jedoch in Gegensatz zu den Ausführungen des Gutachters unter dem Punkt Anamnese, wie ich oben unter 2.1. schon dargelegt habe.
Hier sollte man sich an die Anweisungen des oben zitierten Fallbuches halten: "Schmerzen können als Teil des Somatisierungssyndroms angesehen werden. Liegen ausschließlich Schmerzen und keine anderen somatoformen Symptome vor, so sollte besser die anhaltende somatoforme Schmerzstörung (F45.4) diagnostiziert werden."
Gemäß diesen diagnostischen Anweisungen hätte der Gutachter aufgrund der multiplen Symptome neben den Schmerzen eben nicht die Diagnose anhaltende somatoforme Schmerzstörung verwenden sollen.
Neben dem Kriterium des Vorliegens von Schmerzen müssen diese außerdem in Verbindung mit emotionalen Konflikten oder psychosozialen Belastungen auftreten, die schwerwiegend genug sein sollten, um als entscheidende ursächliche Faktoren gelten zu können.“
Auch in diesem Punkt werden die geforderten Kriterien verfehlt. Es gelingt dem Gutachter nicht, in überzeugender Weise die hier schwerwiegenden, wirksamen und ursächlichen emotionalen Konflikte oder psychosozialen Belastungen darzustellen.
In seinen psychodynamischen Überlegungen geht davon aus, dass Frau RI 1 von ihrer letzten Partnerbeziehung enttäuscht war und deshalb eine Tendenz zur Regression gezeigt hatte mit dem Ziel, dass auf sie in jeglicher Hinsicht Rücksicht genommen und sie von exzessiven Anstrengungen geschützt werde.
Diese Aussagen stehen in großen Gegensatz zu den Beobachtungen des freiwilligen administrativen Beistandes Herrn __________, welcher sie etwa seit Frühling 2006 bis etwa Ende 2007 betreute. Dieser bestätigte mir nach mehreren Hausbesuchen, dass Frau RI 1 eine sehr ordentliche Frau sei, ihre administrativen Belege sehr sorgfältig abgelegt hätte, sie aber aufgrund ihrer Erkrankung nicht die Kraft habe ihren administrativen Pflichten außer Haus nachzukommen. Er hegte keinerlei Zweifel an der Echtheit von der chronischen Müdigkeit/Erschöpfbarkeit von Frau RI 1.
" Ein Beistand hat die Aufgabe, einer Person in ihrem Alltag zur Erfüllung ihrer Pflichten sich selber gegenüber sowie der Öffentlichkeit gegenüber beizustehen. Dadurch bekommt ein Beistand einen tieferen Einblick in die Art und Weise, wie die zu betreuende Person ihren Alltag konkret bewältigt. Auch wenn Herr __________ keine ärztliche Fachperson ist, sollten seine Beobachtungen dennoch eine gebührende Bedeutung erhalten. Dies insbesondere vor dem Hintergrund eines schwierig zu beurteilenden Krankheitsbildes.
Zusammenfassend ist hier festzuhalten, dass es dem Gutachter in keinster Weise gelingt, die von ihm gestellte Diagnose der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung in nachvollziehbarer Weise plausibel zu machen.
3. Chronisches Müdigkeitssyndrom (ICD 10 G93.3)
Wiederholt wurde in den Akten das Chronische Müdigkeitssyndrom (= englisch Chronic Fatigue Syndrome) erwähnt, dies insbesondere im __________. Im Austrittsbericht von dort vom 11.02.2005 wird die Diagnose Chronic Fatigue Syndrome mit/bei nach den diagnostischen Kriterien nach Fukuda 1994, klinisch gesicherte und erklärliche anhaltende oder wiederkehrende Erschöpfung, Leistungsintoleranz bei anhaltender Distress - Symptomatik gestellt.
Die Gutachter der SAM geben an, keine Hinweise für ein Chronisches Müdigkeitssyndrom gefunden zu haben. Auch hier unterließen sie es, dieses Syndrom zu definieren. Ich werde dies nun nachholen:
Die WHO hat in ihrer Online Ausgabe das Chronische Müdigkeitssyndrom seit dem Jahr 2005 unter G93.3 kodiert. Diese Neuerung ist vielen Ärzten entgangen, so auch jenen im __________ __________. Bis anhin war es im deutschsprachigen Raum gerechtfertigt und üblich, die Diagnose im Sinne einer Analogie unter Neurasthenie (ICD 10 F48.0) zu kodieren. Medizinisch historisch gilt die Neurasthenie als Vorläuferdiagnose des Chronischen Müdigkeitssyndroms. Es macht nun wenig Sinn, die Diagnose der Neurasthenie weiter zu verwenden. Höchstwahrscheinlich wird sie in Zukunft irgendeinmal obsolet werden.
Warum die WHO beschlossen hat, das CFS unter die neurologischen Erkrankungen einzureihen, ist mir bislang nicht bekannt. Es wurden nämlich bis heute weder eine klare Ätiologie noch ein eindeutiger Pathomechanismus gefunden. Man geht bei dieser Diagnose heute eher von einem Sammelbegriff mit verschiedenen Ätiologien und Pathomechanismen aus. Möglicherweise gibt es historische Gründe für die Einreihung unter G93.3. Unter derselben Nummer wird auch die benigne myalgische Encephalomyelitis eingeschlossen. In angelsächsischen Ländern wird diese Bezeichnung noch heute als Synonym für das CFS angewendet.
Die Diagnose des Chronischen Müdigkeitssyndroms wird heute in der wissenschaftlichen Fachwelt nach den von Fukuda 1994 aufgestellten Kriterien vorgenommen.
Eine der weltweit größten fachlichen Autoritäten zum Thema besitzt das US amerikanische Nationale Gesundheitsinstitut Centers of Disease Control and Prevention. Von deren Website können problemlos detaillierte Informationen zu diesem Krankheitssyndrom herunter geladen werden. (http://www.cdc.gov/cfs/). Unter dem Link Info For Healthcare Professionals kann die Definition sowie der komplette wissenschaftliche Text (Complete Text of Revised Case Definition, Fukuda et al, Annals of Internal Medicine, Vol. 121, December 15, 1994, pp. 953-959.) erreicht werden.
Kriterien für das Chronic Fatigue Syndrome nach Fukuda et. al. 1994
Erfüllt? Ja Nein
|
I |
Dauernde oder wiederkehrende Müdigkeit ohne plausible medizinische Erklärung (seit mindestens 6 Monaten dauernd oder wiederkehrend, nicht vor der Krankheit bestehend) - neu aufgetreten (nicht schon lebenslang) - nicht durch andauernde Anstrengung bedingt - erheblich eingeschränkter Aktivitätsgrad (Beruf, Schule/Ausbildung, Sozialleben, Privatleben) - nicht bedeutend erleichtert durch Ruhe |
x |
|
|
II |
Mindestens 4 der folgenden Symptome (mindestens während 6 Krankheitsmonaten, nicht vor der Krankheit bestehend) |
|
|
|
|
1. |
Beeinträchtigung von Kurzzeitgedächtnis oder Konzentration |
x |
|
|
2. |
Halsschmerzen |
|
|
|
3. |
schmerzhafte Hals- oder Achsellymphknoten |
|
|
|
4. |
Muskelschmerzen |
x |
|
|
5. |
Gelenkschmerzen ohne Rötung und Schwellung |
x |
|
|
6. |
Kopfschmerzen neuen Typs oder Musters oder Schweregrades |
|
|
|
7. |
Nichterholsamer Schlaf |
x |
|
|
8. |
Krankheitsgefühl von mehr als 24 Stunden Dauer nach einer Anstrengung |
x |
|
Die Kriterien des Chronischen Müdigkeitssyndroms wurden von Frau RI 1 somit erfüllt. Zum selben Resultat sind bekanntlich die Ärzte im __________ gelangt.
Die Gutachter der SAM bemerken lediglich, sie haben bei den Untersuchungen keinerlei Müdigkeit festgestellt. Im Gegenteil habe die Versicherte ein demonstratives Verhalten gezeigt und sich als sehr anspruchsvoll erwiesen. Sie habe nach einem Stuhl verlangt, als sie vor dem Schalter des Sekretariates warten musste.
Vor dem Hintergrund des oben gesagten erscheint diese Interpretation der Gutachter eher willkürlich.
4. Diskussion der erfolgten Abklärung und Widersprüche zu vorhandenen Akten
Mit keinem Wort sind die Gutachter insbesondere auf den Austrittsbericht vom __________ vom 11.02.2005 eingegangen. Dies wäre eine vom Bundesgericht auferlegte Pflicht der Gutachter gewesen und stellt somit eine klare Unterlassung Unterlassung dar.
5. Zur Arbeitsfähigkeit
Die Gutachter schreiben dazu, die Arbeitsfähigkeit liege in den bisherigen Tätigkeiten bei 70%. Ganz offenbar ist die Basis dieser Beurteilung das psychiatrische Gutachten. Der psychiatrische Gutachter schreibt in seinem Gutachten ganz lapidar: Die psychiatrische Arbeitsunfähigkeit liegt in diesem Moment nach meiner Ansicht bei 30%.
Aus den Untersuchungsergebnissen wird nicht nachvollziehbar, welches die Grundelemente der Beurteilung der Arbeitsfähigkeit darstellen. Im wesentlichen begründen sie ihre Bemessung mit der Diagnose der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung. Der Sprung zu 30% Reduktion der Leistungsfähigkeit erscheint somit willkürlich.
Dies darf nicht unwidersprochen bleiben. Siehe dazu die folgenden Überlegungen.
6. Leistungsfähigkeit beziehungsweise Arbeitsfähigkeit bei gesunden Personen
In einem persönlichen Gespräch teilte mir Prof. __________, Ökonom und Dozent für Personalwesen an der __________ mit, dass die Ermittlungen der Leistungsfähigkeit einer Person ein sehr schwieriges Unterfangen ist. Es müssen sowohl innere (die arbeitende Person selber betreffend) als auch äußere (die unmittelbare Arbeitsumgebung sowie soziale Faktoren) Variablen berücksichtigt werden. Es ist deshalb praktisch unmöglich, eine exakte Bestimmung der Leistungsfähigkeit einer Person vorzunehmen.
Um so schwieriger wird diese Bestimmung, wenn Variablen von Erkrankungen und deren Einfluss auf die Leistungsfähigkeit hinzutreten. Es ist deshalb anzunehmen, dass die Bestimmung der Leistungsfähigkeit/Arbeitsfähigkeit ein schwieriger Prozess ist. Es darf daher verlangt werden, dass diese Arbeit mit größter Sorgfalt vorgenommen werden muss.
7. Gerichtliche Anerkennung zur objektiven Ermittlung der Leistungsfähigkeit/Arbeitsfähigkeit
Das Bundesgericht äußerte sich zur Beurteilung der Arbeitsfähigkeit im Zusammenhang mit psychischen Erkrankungen im viel zitierten Urteil 130 V 352 dahingehend, dass das Maß des Forderbaren weitgehend objektiv bestimmt werden muss. Das Bundesgericht führt die geforderte Objektivierung nicht weiter aus. In diesem Zusammenhang ist es interessant festzustellen, wie ein Kantonales Versicherungsgericht kürzlich entschieden hat.
Anlässlich einer ähnlichen Situation wie der vorliegenden schrieb ich in einem Bericht, dass mir zur Beurteilung der Arbeitsfähigkeit in der ambulanten Situation letztlich nur die anamnestischen Angaben des Patienten zur Verfügung stünden. Ich könne nur noch entscheiden, ob ich dem Patienten glaube oder nicht. Ich machte deshalb den Vorschlag, den Patienten in einer geeigneten stationären Institution über längere Zeit eins zu eins in seiner Leistungsfähigkeit zu beobachten. Dieser Argumentation folgte das Versicherungsgericht des Kantons Solothurn in seinem Urteil vom 18.12.2007 in Sachen M. G. gegen IV-Stelle Kanton Solothurn (VSBEES.2007.66).
In der 8. Erwägung schreibt das Gericht: "Zusammenfassend ist folglich festzuhalten, dass aufgrund der vorliegenden ärztlichen Berichte und Gutachten nicht beurteilt werden kann, inwieweit sich das diagnostizierte CFS auf die Arbeitsfähigkeit des Versicherten auswirkt. Die IV-Stelle hat deshalb ergänzende Abklärung vorzunehmen, sei es, dass sie die Gutachter der MEDAS mit den Einschätzungen und Ausführungen von Dr. __________ konfrontiert, dass sie eine ergänzende medizinische Abklärung anordnet oder, was wie erwähnt am sinnvollsten erscheint, dass sie in einer geeigneten Institution über einen längeren Zeitraum abklären lässt, wie sich das CFS beim Versicherten hinsichtlich der Arbeitsfähigkeit und der Arbeitsmöglichkeiten konkret auswirkt. In diesem Sinne sind die angesprochene Verfügung vom 12. April 2006 sowie der Einspracheentscheid vom 22. Januar 2007 in Gutheissung der Beschwerde aufzugeben".
Vor dem Hintergrund des weiter oben Analysierten ist offensichtlich, dass die vom Kantonalen Versicherungsgericht Solothurn als am sinnvollsten erscheinende Untersuchungsmethode ("... dass sie in einer geeigneten Institution über einen längeren Zeitraum abklären lässt, wie sich das CFS beim Versicherten hinsichtlich der Arbeitsfähigkeit und der Arbeitsmöglichkeiten konkret auswirkt.") bei Frau RI 1 nicht angewendet wurde.
Das Hauptargument für meine Forderungen nach einer Langzeitbeobachtung der Leistungsfähigkeit liegt in der Natur des Krankheitssyndroms:
Die direkte Beobachtungszeit während der Befragung und Untersuchung ist für eine Beurteilung zu kurz. Meist gelingt es den Untersuchten, sich für die Zeit der Untersuchung zusammenzureissen. Dadurch machen sie für einen kurzen Zeitraum den Eindruck, mehr leisten zu können als dauerhaft möglich. In den nachfolgenden Tagen ist ihre Leistungsfähigkeit noch extremer erniedrigt als üblicherweise, begleitet vom Gefühl krank zu sein. Diese bei all diesen Kranken zu machende Beobachtung hat ihren Niederschlag in dem einen von acht Zusatzkriterien für die Diagnosestellung gefunden ("Krankheitsgefühl von mehr als 24 Stunden Dauer nach einer Anstrengung", siehe oben).
Nur eine längere Beobachtung von Frau RI 1 an einem Arbeitsplatz über eine längere Zeit in einer geeigneten (ambulanten) Institution wird die notwendige Objektivität liefern.
Die Gutachter von Frau RI 1 haben sich viel zu wenig Zeit genommen, um vor dem Hintergrund dieser speziellen medizinischen Situation eine faire Beurteilung der Leistungsfähigkeit vornehmen zu können.
Selbst den Ärzten im __________ war es in der Zeit der Hospitalisierung von Frau RI 1 vom 04.11. bis zum 10.11.2005 nicht möglich, dazu konklusiv Stellung zu nehmen.
Wie ich weiter oben ausführlich dargelegt hatte, hatte die Invalidenversicherung in der Vergangenheit die Absicht, Frau RI 1 bei einer __________ abklären zu lassen. Dies war ein vernünftiger Entscheid und, wie ich eben gezeigt habe, ganz im Sinne des Kantonalen Versicherungsgerichtes Solothurn. Leider wurde Frau RI 1 dieser Hinsicht von den Ärzten falsch beraten. Dies führte ganz offensichtlich dazu, dass Frau RI 1 von den Gutachtern als unkooperativ angesehen wurde und ihr außerdem ein aggravierendes Verhalten unterstellt wurde.
8. Vollständigkeit und Mängel des Gutachtens
Es ist zusammenfassend offensichtlich, dass das vorliegende polydisziplinäre erhebliche Mängel aufweist. Insbesondere werden die Diagnosen vorgängig nicht definiert, z.B. nach ICD 10, sondern in sehr persönlicher beziehungsweise willkürlicher Weise angewendet. Ebenso willkürlich erscheint die Bemessung der verbliebenen Leistungsfähigkeit.
9. Fazit zum gesamten Gutachten
Nach meiner Ansicht ist das Gutachten ungenügend bezüglich des Prozesses und der damit gewonnenen Resultate sowohl was die gestellten Diagnosen als auch die Beurteilung der verbliebenen Leistungsfähigkeit betrifft. Es ist somit ungeeignet, den medizinischen Sachverhalt in der Krankheitssituation von Frau RI 1 in Bezug auf ein IV-Rentenverfahren zu erhellen." (Doc. C)
2.5. Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:
" (…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).
2.6. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
2.6.1. Nell’ambito della perizia SAM, l’assicurata è stata infatti sottoposta ad un accurato esame reumatologico, grazie al consulto specialistico del 28 giugno 2005 del Dr. Med. __________, il quale, dopo aver posto la diagnosi di “fibromialgia; periartropatia omero scapolare calcarea a sinistra; sindrome del tunnel carpale bilaterale e stato dopo meniscectomia mediale a livello del ginocchio di sinistra”, ha ritenuto la paziente abile in misura completa nelle attività lavorative finora svolte o nell’attività di casalinga (doc. AI 101-29/30).
Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.
2.6.2. L’assicurata è stata poi sottoposta ad un consulto infettivologo da parte del Dr. med. __________, spec. FMH in medicina interna e medicina tropicale, il quale nel suo referto ha diagnosticato “obesità di grado I (IMC 30,7 kg/m2); affaticabilità aumentata senza riscontri oggettivi; colon spastico; sindrome del tunnel bilaterale”. Lo specialista ha poi precisato, in merito alla affaticabilità cronica lamentata dalla paziente, di non aver rilevato alcunché di patologico o in qualche modo oggettivabile a tal proposito e di ritenere abile in misura completa la paziente (doc. AI 101-32).
Queste conclusioni specialistiche, che del resto non sono state contestate attraverso dei referti medico-specialistici attestanti delle patologie infettive con influsso sulla capacità lavorativa residua, possono essere fatte proprie dal TCA.
2.6.3. Nell’ambito della perizia SAM, l’assicurata è stata pure sottoposta, in data 16 giugno 2005, ad un esame neurologico da parte del Dr. med. __________, spec. FMH in neurologia, dal quale è emerso che la paziente non presenta delle patologie neurologiche invalidanti, motivo per il quale, da questo profilo, deve essere considerata pienamente abile al lavoro (doc. AI 101-35).
Anche queste conclusioni specialistiche, che del resto non sono state contestate attraverso dei referti medico-specialistici attestanti delle patologie neurologiche con influsso sulla capacità lavorativa residua, possono essere fatte proprie dal TCA.
2.6.4. Infine, per quanto concerne la patologia psichiatrica, nel suo consulto peritale del 19 giugno 2005, il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, posta la diagnosi di sindrome del dolore cronico somatoforme (ICD10-F45.4) in personalità con tratti orali e dipendenti, ha valutato l’assicurata inabile dal profilo psichiatrico al 30% (doc. AI 101-42).
L’assicurata, da parte sua, ha contestato le conclusioni a cui sono giunti i medici del SAM, in particolare la valutazione peritale effettuata dal Dr. __________.
A sostegno delle proprie argomentazioni la ricorrente ha prodotto la presa di posizione del Dr. __________, specialista FMH in medicina generale e anche rappresentante dell’assicurata.
Il medico curante ha contestato la perizia plurisdisciplinare SAM, ritenendola insufficiente, incompleta ed errata dal punto di vista diagnostico, in quanto a suo dire non fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (ICD 10). Egli ha posto la diagnosi di sindrome da affaticamento cronico ICD 10 G93.3 (Chronic Fatigue-Syndrom) e ha giudicato del tutto arbitraria la valutazione del 30% di inabilità lavorativa fondata sulla perizia del Dr. __________. A mente del medico curante la sindrome da affaticamento cronico rappresenta un quadro clinico di difficile comprensione che necessita un periodo d’osservazione presso un’istituzione adeguata prima di una valutazione definitiva della capacità lavorativa residua (doc. C5).
Il TCA non ha motivo di distanziarsi dalle conclusioni a cui è giunto il perito dell’amministrazione, avallate anche dal medico del SMR, Dr. __________ (doc. X +1; XIV 1), per i motivi che seguono.
Il Dr. __________, peraltro medico generalista FMH e non specialista in psichiatria, né in neurologia, nel suo referto del 2 maggio 2008 (doc. C5), e nel ricorso da lui redatto in data 29 maggio 2008 (doc. V), ha criticato la perizia del SAM del 20 luglio 2005, nonché quella del Dr. __________ del 19 giugno 2005, senza tuttavia fornire elementi oggettivi tali da mettere in dubbio le valutazioni peritali dell’amministrazione.
Egli ha diagnosticato una sindrome della fatica cronica (ICD 10 G93.3), contrariamente al Dr. __________ che ha indicato nel proprio referto una sindrome del dolore cronico somatoforme (ICD10-F45.4) in personalità con tratti orali e dipendenti.
Contrariamente a quanto sostenuto dal rappresentante dell’assicurata il Dr. __________ ha fornito una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (ICD 10 F45.4) e si è pronunciato sulla gravità dell'affezione, conformemente ai criteri enunciati al consid. 2.5..
Lo specialista ha in particolare evidenziato che l’assicurata ha mostrato una riduzione della capacità di tollerare lo stress, un calo della concentrazione e dell'attenzione vissuti come segnale di una alterazione del funzionamento psicologico, quindi con una eccessiva preoccupazione. Sul piano affettivo l’assicurata “non ha avuto la possibilità di promuovere una relazione di appartenenza duratura e affidabile non ottenendo dal partner quella dedizione incondizionata e quella compiacenza calorosa che i limiti imposti dalla malattia secondo lei richiedevano” (doc. AI 101-42).
Il Dr. __________ ha poi osservato che, dal punto di vista delle aspettative, la ricorrente si è sentita “fortemente delusa dal partner mentre rispetto all'atteggiamento nei confronti degli sviluppi futuri ha mostrato una tendenza regressiva aspirando ad essere trattata con tutti i riguardi e preservata da sforzi eccessivi”.
Attualmente lo specialista ha osservato un forte bisogno di sicurezza associato ad una percezione del futuro come qualcosa di insicuro, incerto, angosciante. A suo dire è “forte la tendenza ad aggrapparsi, ad attribuire grande valore alla fiducia e a riversare all'esterno le ansie cercando di trovare in qualcuno o in qualcosa un sostegno affidabile e sicuro” (doc. AI 101-41/42).
Il perito ha poi valutato l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurata indicando al momento della visita peritale (era il 19 giugno 2005) un’inabilità lavorativa psichiatrica del 30%. Egli ha compiutamente illustrato l’anamnesi della paziente a livello famigliare, scolastico, professionale, sociale e patologico esprimendosi inoltre sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Il perito ha poi proceduto all’esame psichico giungendo ad una valutazione conclusiva convincente e scevra di contraddizioni.
Tale referto psichiatrico appare senza dubbio approfondito e dettagliato e questo Tribunale non ha motivi per ritenerlo incompleto o lacunoso.
2.6.5. Nelle annotazioni del 12 giugno 2008 il Dr. __________ ha confermato la diagnosi di “Sindrome del dolore cronico somatoforme in personalità con tratti orali e dipendenti (ICD10 F45.4)” posta dal Dr. __________. In particolare, il medico del SMR ha precisato che dall’attuale conoscenza e letteratura medica (allegata alle annotazioni) risulta che la sindrome della fatica cronica diagnosticata dal Dr. __________ fa parte delle patologie di tipo MUPS (medically unexplained physical symptoms) come la fibromialgia o altri disturbi di tipo somatoforme (doc. X1).
Questa Corte condivide la valutazione operata dal medico del SMR e ritiene la sindrome da fatica cronica (CFS) e la fibromialgia malattie che presentano caratteristiche comuni, sia per la tipologia di pazienti (prevalentemente donne giovani adulte, che denunciano disabilità) sia per altre caratteristiche (eziologia sconosciuta, cronicità, test di laboratorio normali). Vedi a questo proposito anche http://www.associazionecfs. it/Mantova2.pdf; www. stanchezzacronica.it) e di conseguenza nel ritenere la sindrome della fatica cronica un disturbo di tipo somatoforme.
Del resto il Tribunale federale nella sua giurisprudenza fa esplicitamente riferimento alla sindrome somatoforme da dolore persistente ma anche a “…uno stato sindromale comparabile di origine non chiara…” (cfr. STF 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009, consid. 5.1 e DTF 131 V 49).
Per quanto riguarda la classificazione indicata dal Dr. __________: “Chronisches Müdigkeitssyndrom ICD 10 G 93.3” va inoltre sottolineato quanto segue.
La ICD-10 è la decima revisione della classificazione ICD (dall'inglese International Classification of Diseases), ossia la classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, proposta dall'OMS.
Il capitolo 5, sezioni F00-F99, si riferisce alle patologie mentali e del comportamento, mentre il capitolo 6, sezioni G00-G99, si riferisce alle neuropatie.
La cifra G93.3 dell’ICD prevede quanto segue:
“Postviral fatigue syndrome. Benign myalgic encephalomyelitis” (cfr. www.who.int /classification).
La classificazione sotto la sezione “F” è stata indicata sia dal Dr. __________ del SAM (doc. AI 101-42) che dal Dr. __________ del SMR (doc. X1). Inoltre anche gli specialisti dell’__________ di __________ (doc. AI 73-6) hanno classificato la sindrome della fatica cronica in questione come un disturbo che si riferisce alle patologie mentali e del comportamento (“F”) .
Inoltre, per quel che riguarda gli aspetti neurologici, il perito Dr. Med. __________, spec. FMH in neurologia, nel suo referto del 16 giugno 2005 ha stabilito che “…I rimanenti sintomi descritti dalla paziente (…) non sono spiegabili con una patologia neurologica e sono da inquadrare nell’ambito di una sindrome del dolore cronico senza una componente neurogena rilevante sottogiacente” (doc. AI 101-34/35).
Egli ha esplicitamente escluso che i dolori sofferti dall’assicurata abbiano un’origine neurologica (“Dolori in varie parti del corpo, non dovuti a patologia neurologica sottogiacente” (cfr. doc. AI 101-35)).
Non siamo dunque in presenza di un’affezione di carattere neurologico (cfr. STF 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009, consid. 5.2.2.)
Il Dr. __________ ha annotato che rispetto alla valutazione peritale SAM del 2005 non risulta una modifica dello stato di salute dell’assicurata. Egli ha poi fatto riferimento alla valutazione effettuata presso l’__________ di __________ nel 2004 per confutare le argomentazioni del Dr. __________ (doc. X1).
Per quanto riguarda il rapporto dell’__________ di __________, presso il quale la ricorrente è stata ricoverata dal 4 al 10 novembre 2004, nello stesso viene sì diagnosticata una sindrome della fatica cronica (Chronic Fatigue-Syndrom - F48.0), tuttavia i medici, pur non escludendo la presenza di una sindrome della fatica cronica, non hanno rilevato alcuna patologia psichiatrica rilevante (disturbi ansioso-depressivi): “Es finden sich derzeit keine Hinweise für eine klinisch relevante Angst- od. Depressive Störung” (doc. AI 73-7).
Conclusione alla quale era sostanzialmente giunto anche lo specialista interpellato dall’amministrazione diagnosticando una sindrome del dolore cronico diffuso a carattere fibromialgico associata a sindrome da affaticamento cronico (doc. AI 101-41). Tuttavia senza presentare una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata. I periti del SAM hanno aggiunto che l’assicurata “…appare una persona dall’aspetto sano, non ha mostrato segni di stanchezza o di affaticamento durante la raccolta anamnestica, evidenziando un atteggiamento assolutamente dimostrativo ed aggravatorio” (doc. AI 101-22).
Anche i medici dell’__________ di __________ sono giunti a conclusioni simili affermando in particolare che “Die Patientin während des Interwiews auf ihrem Stuhl, zeigt eine lebhafte Gestik und Mimik. Sie erzählt sehr ausschweifend, kommt häufig vom Thema ab, zeigt keinerlei Symptome von Müdigkeit. Insgesamt ist das Dargelegte jedoch wenig fassbar und zum Teil ist es schwierig herauszufinden, auf was sia hinaus will. Es ist Ohnmachtgefühl zu spüren, dessen Ursache schwer zu fassen ist” (doc. AI 73-12, la sottolineatura è del redattore)
Il Dr. __________ ha poi valutato il caso sulla base dei criteri di Förster rilevando che non vi è una patologia psichiatrica di base di rilievo, vi è assenza di una patologia somatica di rilievo. Non vi sono problemi a livello di integrazione sociale, in quanto la paziente ha una relazione con un amico, ha un’amica che le mette a disposizione la macchina e si occupa di cani e gatti.
Il decorso della patologia è pluriennale ma non vi è stato un ricovero presso una clinica riabilitativa e non viene seguito un trattamento regolare alla ricerca di migliorare lo stato di salute (doc. X1).
2.7. In conclusione il TCA non ha motivo di scostarsi dalla perizia del SAM che ha valutato globalmente le affezioni di cui soffre l’assicurata e ha concluso per un’inabilità lavorativa del 30%.
A proposito della diagnosi di sindrome del dolore somatoforme persistente, va comunque rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, questa diagnosi non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.3. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).
Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.3.), per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Dalle tavole processuali è dimostrato sia dai referti dell’__________ di __________, che dalla perizia del SAM e dalle conclusioni del medico del SMR, Dr. __________, che l’assicurata non è affetta da una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema le sentenze del Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007, 9C_636/2007 del 28 luglio 2008, 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009).
Quanto agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro. L’Alta Corte ha infatti osservato:
" (…)
3.
3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165; arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).
3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert (psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.
La question de savoir si ces circonstances exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).
Si les limitations liées à l'exercice d'une activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).
3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère invalidant d'une fibromyalgie.
4.
En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée souffre d'un syndrome
douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine librement.
5.
5.1 Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.
5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel et professionnel de l'assurée.
De même convient-il de suivre la juridiction cantonale lorsque celle-ci
estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite des compétences relationnelles importantes.
Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.
De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).
Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.
5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”
In una sentenza 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009 confermando il giudizio del TCA l’Alta Corte ha stabilito che non si era in presenza degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per stabilire se l’assicurato sia in grado di fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per sormontare gli effetti della sua sintomatologia dolorosa.
Il TFA ha infatti osservato :
" (...)
5.3.2 Per il resto, l'accertamento del primo giudice secondo cui la ricorrente non avrebbe presentato (quantomeno nel periodo soggetto al presente esame giudiziario) una comorbidità psichiatrica importante quanto a gravità, acutezza e durata, trova conferma nel fatto che gli atti non mettono in evidenza una patologia psichiatrica maggiore e anzi riferiscono di una reazione depressiva in fase di remissione (cfr. ad esempio il rapporto 2 febbraio 2007 del curante, dott. X). Quanto agli altri criteri elaborati dalla prassi in materia di stabilire se l'assicurato sia in grado di fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per sormontare gli effetti della sua sintomatologia dolorosa, il primo giudice ne ha, senza arbitrio, negato la necessaria intensità e costanza. Così, pur avendo ammesso l'esistenza di affezioni corporali croniche (cervicotoraco-brachialgia a sinistra, ernia discale a livello Th2/Th3, lombalgie di tipo recidivante su alterazione degenerativa iniziale a livello L4/L5), egli ha negato, in maniera certamente sostenibile, la presenza degli altri fattori determinanti. A sostegno della tesi che l'assicurata non avrebbe subito un ritiro totale dalla vita sociale basti rilevare che, per quanto attestato dal suo curante, la ricorrente, ancora nel febbraio 2007, andava regolarmente 4-5 volte alla settimana in palestra a fare fitness. La Corte cantonale poteva pertanto, senza arbitrio, concludere che un'eventuale interruzione dei contatti sociali non era da intendersi in senso patologico bensì fosse piuttosto riconducibile all'uscita dal mondo lavorativo. Lo stesso dicasi per l'assenza di uno stato psichico consolidato e per l'impossibilità di un'evoluzione sul piano terapeutico. La remissione della reazione depressiva, da un lato, e il beneficio - riconosciuto dall'interessata stessa in occasione della visita peritale 30 maggio 2006 della dott.ssa X - tratto dal trattamento farmacologico, dall'altro, potevano legittimamente indurre il primo giudice a ritenere un'evoluzione positiva sul piano terapeutico e a negare la presenza di uno stato psichico consolidato, rispettivamente di un insuccesso dei trattamenti intrapresi conformemente alle regole dell'arte. Del resto, a conferma di questa valutazione, anche il dott. X ha riconosciuto che un'adeguata cura specialistica contribuirebbe a stabilizzare la situazione della paziente in modo tale da consentirle di riprendere una attività lavorativa in modo quasi completo. (...)"
Nel caso di specie, visto quanto stabilito dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007) e alla luce di quanto stabilito dal Dr. __________ e dal Dr. __________,
ci si potrebbe chiedere se gli altri criteri richiesti sono realmente realizzati.
Questa questione può rimanere indecisa visto che comunque l’inabilità lavorativa accertata del 30% non permette di riconoscere all’assicurata il diritto alla rendita.
2.8. È ancora utile ricordare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Per quanto riguarda poi l’accertamento professionale presso il Centro d’osservazione, __________, di __________, si evidenzia quanto segue.
In data 6 ottobre 2004 l’UAI ha comunicato all’assicurata la necessità di un accertamento professionale, della durata di quattro settimane, presso il citato centro per permettere di valutare la sua capacità reintegrativa e professionale (doc. AI 57-1).
Malgrado inizialmente l’insorgente fosse d’accordo di svolgere questo accertamento professionale, vedi a questo proposito lo scritto del 14 ottobre 2004 dove ella attendeva “…informazioni per come si procede questa valutazione” (doc. AI 61-1), successivamente l’assicurata rifiuterà di sottoporsi a tale provvedimento.
In data 29 ottobre 2004 la ricorrente ha comunicato la sua impossibilità a svolgere questo accertamento, previsto dal 4 gennaio al 28 gennaio 2005, a causa del suo ricovero presso l’__________ di __________. Tuttavia, la degenza presso l’ospedale universitario __________ è durata dal 4 al 10 novembre 2004 (doc. AI 68-1).
Nel rapporto medico del 20 gennaio 2005 la Dr.ssa __________ del SMR ha precisato che la diagnosi posta dall’__________ di __________ di “Sindrome della fatica cronica” non impedisce il previsto periodo di accertamento della capacità lavorativa a __________. Anzi, il medico del SMR ha aggiunto che è proprio nell’ambito di un accertamento professionale tipo __________ che si potrà valutare l’incidenza di questa patologia sul rendimento. A mente della Dr.ssa __________ tale accertamento è del tutto esigibile in considerazione dello stato di salute dell’assicurata che non presenta segni per un disturbo ansioso o depressivo clinicamente rilevante (doc. AI 78-2).
Nuovamente sollecitata dall’UAI in data 25 gennaio 2005 a sottoporsi al citato accertamento con la comminatoria dell’art. 21 cpv. 4 LPGA (doc. AI 80-1), l’assicurata ha motivato la sua impossibilità a recarsi a __________ a causa del suo stato di salute (doc. AI 81-1).
Il 10 marzo 2005 la Dr.ssa __________ ha ribadito che dal punto di vista medico non sono oggettivate patologie o limitazioni funzionali tali da impedire né il viaggio al __________ di __________, né il soggiorno in detto istituto (doc. AI 88-1).
La certificazione dell’__________ di __________ del 14 marzo 2005, poi ripresa dalla ricorrente a sostegno della propria tesi circa l’impossibilità dal profilo medico di recarsi al centro d’osservazione __________, non permettono a questa Corte una diversa valutazione.
Nello scritto del 14 marzo 2005 il Dr. __________ ha affermato che lo stato di salute della paziente non rende possibile un trasferimento di RI 1 al centro di __________, anzi – a suo dire – sarebbe controproducente e sostanzialmente non fornirebbe risposte conclusive (doc. AI 89-1). Tale attestazione è tuttavia in contrapposizione con i referti del medesimo ospedale universitario del 30 novembre 2004 che riferiscono di non essere giunti a fornire risposte conclusive ai dolori lamentati dalla paziente: “Die kurzhospitalisation diente der Diagnostik und ein therapeutischer Anspruch bestand in der kurzer Zeit nicht” (doc. AI 73-7) anche dal punto di vista della capacità lavorativa: “Arbeitsfähigkeit: aufgrund der Kurzhospitalisation nicht konklusiv beurteilbar” (doc. AI 73-8) e soprattutto non evidenziano alcun sintomo di un rilevante disturbo ansioso depressivo, rispettivamente di stanchezza (cfr. doc. AI 73-12; 73-7).
Ne discende che questa Corte non ha motivi per mettere in dubbio le conclusioni dei medici del SMR che ritengono lo stato di salute dell’assicurata tale da non impedire il soggiorno presso il __________ di __________.
La conclusione dei periti del SAM secondo cui l’assicurata non abbia motivazioni a mettere a frutto le proprie competenze lavorative può essere condivisa da questo TCA.
In conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.), alla stessa può essere fatto riferimento.
Inoltre, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che la ricorrente è abile al lavoro al 70% nelle sue precedenti attività.
2.9. Occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Preliminarmente va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso concreto, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, sono determinanti i dati del 2002, come giustamente applicato dall’UAI.
2.10. Per determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente possibile. Di regola ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un’azienda simile.
Nel caso in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà riferimento ai dati empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui – in assenza di indizi concreti che impongano una diversa valutazione – la persona assicurata avrebbe di regola, e conformemente all’esperienza generale, continuato l’attività precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid. 2a).
Nel caso di specie, l’assicurata dopo le scuole dell’obbligo nella Svizzera tedesca ha intrapreso una formazione commerciale. Fino al 1992 RI 1 ha lavorato quale impiegata in diverse ditte (__________, __________, un’agenzia di lavori temporanei, __________, __________), oltre che svolgere l’attività di cassiera e venditrice. Dal 1993 al 1995 è proprietaria di uno studio di massaggi. Successivamente è attiva nella vendita di gioielli e dal 1996 lavora come massaggiatrice nella Svizzera italiana, prima come dipendente e poi a titolo indipendente, alternando tale attività alla vendita di prodotti naturali.
Dal 2001 al 2002 ha lavorato quale baby-sitter presso l’associazione __________ di __________ nell’ambito di un programma di reintegrazione professionale. Dopo l’incidente automobilistico del dicembre 2002 non ha più lavorato (doc. AI 101-11).
A mente di questa Corte ritenuto come dalle mansioni di impiegata e massaggiatrice svolte dall’assicurata non sia possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico che la ricorrente avrebbe potuto conseguire senza invalidità (vuoi per il lungo tempo trascorso e la lunga inattività dell’assicurata, vuoi per l’assenza di dati precisi nell’incarto), il reddito da valida va determinato sulla base di dati statistici.
Applicando i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2002, categoria 3, conoscenze professionali e specializzate p.to. 52 “Commercio al dettaglio e riparazioni” si ottiene un importo mensile di fr. 3'893.-- e di fr. 46'716.-- all’anno. Cifre simili a quelle applicate dall’UAI, la cui consulente ha proposto un reddito ipotetico di fr. 3'400.-- (fr. 44'200.--all’anno) per un impiegata d’ufficio con attestato federale di commercio con alcuni anni di esperienza (doc. AI 55-2).
2.11. Per quanto riguarda invece il reddito da invalido, anch’esso, tra l’altro, non contestato, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido, da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC 1991 p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre, va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Il Tribunale federale ha inoltre ricordato che "nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla salute, può compiere soltanto lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U240/99 del 7 agosto 2001 consid. 3c/cc, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid.4.2.1. pag. 476 con riferimento)" (cfr. STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008)
Nel caso concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2002 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3’820.-.
Riportando questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 7/8-2008, p. 90), esso ammonta a fr. 3'982.35 mensili oppure a fr. 47'788.20 per l'intero anno (fr. 3'982.35 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Ritenuto che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.8.) da un punto di vista medico, l’assicurata può esercitare un’attività adeguata al suo stato di salute al 70%, il reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 33'451.74 (fr. 47'788.20 ridotti del 30%).
In ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
" 2.4 Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar, während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5 Entgegen der Auffassung im kantonalen Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache, dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.
2.6 Die IV-Stelle führt in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7 Damit sind im Rahmen des Abzuges die leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente führt." (STFA succitata)
In un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 - riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104, il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:
" Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14 febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005 nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4 OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419 consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute, l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004 nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.12. In concreto, la consulente non ha applicato riduzioni dal reddito statistico e la ricorrente non ha contestato tale circostanza.
Il TCA non vede alcun motivo per sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Amministrazione.
Partendo, quindi, da un salario da invalida di fr. 33'451.74 e
confrontando questo dato con l'importo di fr. 46'716.-- corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da valida nell'anno 2002 (cfr. consid. 2.10.), emerge un’incapacità al guadagno pari al 28,3% ([fr. 46'716 – fr. 33'451.74] x 100 : fr. 46'716.-- ), arrotondato al 28% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà in ogni caso diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall’amministrazione.
Per quanto riguarda il periodo antecedente la perizia SAM, ovvero dal marzo 2001 (data d’inizio del danno alla salute, cfr. doc. AI 49-1) al giugno 2004 (data del peggioramento dello stato di salute, cfr. doc. AI 101-22) occorre fare riferimento alla perizia del Dr. med. __________ del 26 marzo 2003 che ha valutato l’assicurata inabile dal 9 marzo 2001 nella misura dei 2/3 nell’attività di massaggiatrice e abile al 100%, dalla medesima data, come impiegata di commercio (doc. AI 29-5).
Applicando le cifre precedentemente indicate confrontando il reddito ipotetico da valida nel 2002 di fr. 46'716.-- con il salario da invalida di fr. 47'788.20 (senza la riduzione del 30% essendo l’assicurata - a mente del Dr. __________ - nel periodo indicato abile in misura completa nell’attività di impiegata di commercio) non si ottiene alcuna perdita di guadagno.
Anche su questo punto la decisione dell’UAI merita conferma.
2.13. L’assicurata ha chiesto al TCA che vengano esperiti ulteriori accertamenti medici (V).
Al proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
In concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere ad altri accertamenti medici.
2.14. Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a carico dell’assicurata, la quale con il ricorso ha tuttavia chiesto di poter beneficiare dell'assistenza giudiziaria. Non essendo la ricorrente stata patrocinata da un avvocato, ma da un medico, tale istanza è limitata all’eventuale esonero delle tasse e spese di giustizia.
Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 86, pag. 626).
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).
Occorre qui ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad avvocato patentato (STFA 2 marzo 2005, I 447/04, consid. 4.2 citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e DTF 132 V 206 consid. 5.1.4; per quanto riguarda un avvocato non impiegato presso un’organizzazione riconosciuta di utilità pubblica e non iscritto in un albo cfr. DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 = SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181; giurisprudenza nuovamente confermata nella STF 8C-399/2007 del 23 aprile 2008).
In casu, la ricorrente non svolgendo nessuna attività lucrativa e risultando a carico della pubblica assistenza, si trova nel bisogno. La medesima dispone in effetti, quali entrate, di soli fr. 1'977.--- al mese da parte della pubblica assistenza (doc. IX bis).
Ritenuto come il ricorso non appariva di primo acchito privo di esito favorevole, l’insorgente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese processuali (cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale obbligo di rimborso qualora la sua situazione economica dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente. A seguito della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte dallo Stato.
3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti