Raccomandata

 

 

Incarto n.
32.2010.212

 

LG/sc

Lugano

19 gennaio 2011

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

 

Il presidente del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Daniele Cattaneo

 

con redattore:

Luca Giudici, vicecancelliere

 

 

segretario:

Fabio Zocchetti

 

 

 

statuendo sul ricorso del 19 luglio 2010 di

 

 

 RI 1  

rappr. da:   RA 1  

 

 

contro

 

 

 

la decisione del 21 giugno 2010 emanata da

 

Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

 

in materia di assicurazione federale per l'invalidità

 

 

 

 

 

ritenuto,                           in fatto

 

                               1.1.   RI 1, nata nel 1951, da ultimo attiva in qualità di ausiliaria di pulizia e casalinga, in data 1° settembre 2008 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) segnalando di essere affetta “ernia lombare – depressione – disturbi multiformi” (doc. AI 1-1/6).

                                        

                               1.2.   Esperiti gli accertamenti medici ed economici del caso, in particolare una valutazione psichiatrica ad opera del Centro peritale per le assicurazioni sociali (__________) e del SMR e un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (doc. AI 19-1; 23-1), l’UAI con decisione del 21 giugno 2010 (doc. AI 37-1), preavvisata con progetto del 25 marzo 2010 (doc. AI 31-1) ha attribuito all’assicurata un quarto di rendita d’invalidità (grado 43%) dal 1° agosto 2008.

 

                               1.3.   Contro questa decisione l’assicurata, patrocinata dall’avv. dr. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento a RI 1 del diritto ad una rendita intera d’invalidità (100%) con effetto dal 1° agosto 2008 (doc. I).

 

                                         La ricorrente ha contestato la valutazione medica svolta dall’amministrazione sulla base delle indicazioni del medico curante (Dr. __________) che ritiene l’assicurata inabile al lavoro al 100% in un’attività lucrativa e nella mansioni di casalinga.

                                         Viene inoltre contestata la valutazione economica, in particolare il reddito da valido che l’UAI ha desunto dalle tabelle statistiche invece che da quello realmente percepito o in alternativa da quello previsto dal contratto collettivo di lavoro nel settore, e  

                                         le riduzioni del salario da invalida. L’avv. RA 1 ha postulato, a tal proposito, l’applicazione della riduzione massima del 25%.

                                         A mente dell’insorgente ritenuto che l’attività di salariata riguardava lavori del tutto analoghi o più pesanti delle mansioni di casalinga andrebbe riconosciuta in quest’ultima attività una limitazione almeno di pari grado a quella di salariata (doc. I).

 

                                         L’avv. RA 1 ha quindi chiesto l’esecuzione di “nuovi accertamenti che tengano conto in maniera coordinata di tutte le patologie di cui soffre la paziente e della loro influenza cumulativa sulla capacità lavorativa”, in particolare di una perizia giudiziaria, oltre che l’audizione come teste del Dr. __________ (doc. I).

 

                               1.4.   Il 26 luglio 2010 l’avv. RA 1 ha trasmesso a questa Corte il referto del 21 luglio 2010 del Dr. __________ e postulato l’audizione dello stesso specialista (doc. IV+N).

 

                                         Il doc. IV con annesso è stato inviato all’UAI ai fini della risposta di causa (doc. V).

 

                               1.5.   L’UAI, in risposta, fondandosi sulla valutazione psichiatrica del __________, quella del SMR e l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica ha confermato il proprio provvedimento e postulato la reiezione del ricorso (doc. VI).

 

 

                                         in diritto

 

                                         In ordine

 

                               2.1.   La presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

 

                                         Nel merito

 

                               2.2.   Il TCA è chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurata un quarto di rendita AI dal 1° agosto 2008.

 

                                         Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

                                         Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

 

                                         L’art. 28 cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

                                        

                                         Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

                                        

                                         Al proposito va infine ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

 

                               2.3.   Se, però, un assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.

 

                                         Per questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1; RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).

                                         A sua volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003), precisa:

 

"  Per mansioni consuete di una persona senza attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende ogni attività svolta dalla comunità."

 

                                         L’invalidità viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c).

                                         Si paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht, Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).

                                         Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le incombenze che lo concernono.

                                         Questa presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139; Valterio, op. cit. pag. 211).

                                         L'importanza dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.

 

                               2.4.   Nel caso in cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art. 28 cpv. 2ter LAI secondo cui

 

"  Qualora l’assicurato eserciti un’attività lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge, l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei due ambiti."

 

                                         Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V 146.

 

                                         Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre 2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.

                                         Questa giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.

 

                                         In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo misto.

                                         Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo a determinate condizioni.

 

                                         In particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  7.3 Anlässlich ihrer Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3 BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:

 

7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen, grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind (beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher intellektuell).

Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein (beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner, behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber nach dem G

BGE 134 V 9 S. 13

esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit ausgeschlossen werden kann.

 

7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen, dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E. 7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht hinreichend gewürdigt worden ist.

 

7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche Auswirkungen vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.

 

7.3.4 Ein allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für die Statusfrage, ohne Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person gesundheitlich in der Lage, voll erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das Arbeitspensum aus freien Stücken, insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys etc.) zu haben, hat dafür nicht die Invalidenversicherung einzustehen. Allein stehende Personen werden bei einer freiwilligen Herabsetzung des Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch zu Teilerwerbstätigen mit einem Aufgabenbereich Haushalt neben der Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch verursachten, IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich ausgegangen werden.

 

7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.

 

7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer, auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.

 

7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist schliesslich nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei Annahme einer entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V 12-14)

 

                                         Al riguardo la giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha sviluppato le seguenti considerazioni:

 

"  4.    Invaliditätsbemessung

 

Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbs­tätig und im Übrigen im Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinde­rung im Aufgabenbereich massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungs­fähigkeit im erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspru­chung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04  vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit der beiden Tätigkeits- ­bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung offenkundig und unvermeidbar­

sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerb­lichen Bereich voll ausgenützt wird und wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich stärker auswirken, und die Berücksichti­gung ist auf (ungewichtet) 15 % beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirkli­chen konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelas­tung über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."

 

                               2.5.   Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità. Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute, l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr. 76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28, 30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999, pagg. 190s).

 

                               2.6.   Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

                                         L'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

 

"  (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

 

                                         Secondo la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

 

                                         In una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

                               2.7.   Nel caso in esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al __________ il mandato di effettuare una valutazione psichiatrica.

 

                                         Il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e __________ e il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto peritale del 27 agosto 2009, dopo aver illustrato i dati anamnestici, quelli soggettivi e oggettivi e la terapia psichiatrica attuale, hanno posto la diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10/F33.1)” ed esposto la seguente valutazione:

 

"   (…)

6.      DISCUSSIONE

 

Siamo confrontati con una donna di 58 anni che, a partire dal mese di agosto 2007, non è più stata in grado di esercitare la sua abituale attività di domestica tuttofare. L'A. in passato (1992) era stata confrontata ad una situazione molto problematica dovendosi occupare del marito rimasto invalido a causa di un ictus cerebri, del figlio 13enne e parallelamente continuando la sua attività lavorativa.

 

L'A. tuttavia ha manifestato un vero e proprio crollo psichico, a partire dal mese di agosto 2007, quando è stata confrontata in maniera drammatica alla morte della signora della quale si occupava (sarebbe deceduta fra le sue braccia) e, parallelamente, all'insorgenza di una malattia neurologica riconducibile ad una sindrome extrapiramidale atipica in diagnosi differenziale con una paresi progressiva sopranucleare.

L'A., a causa dell'ingravescente disagio psichico, è stata trattata dal neurologo curante Dr. __________ mediante una terapia psicofarmacologica a base di benzodiazepine e serotoninergici. Tuttavia al momento le condizioni psichiche risultano essere ancora precarie.

 

Mediante la nostra perizia psichiatrica siamo tenuti a rilevare l'eventuale presenza di un disturbo con ripercussione sulla CL, i limiti funzionali e le terapie esigibili.

Quanto oggettivato durante l'incontro con l'A. è riconducibile ad una sindrome depressiva di media gravità.

L'esame psichico ha consentito di rilevare la presenza di un deflessione timica (al momento in assenza di franche ideazioni suicidali), una riduzione dello slancio vitale, un atteggiamento rassegnato, sentimenti di autosvalutazione, l'incapacità da parte dell'A. di proiettarsi positivamente nel futuro ed un importante senso d'impotenza legato al fatto che l'A., con il progredire della malattia neurologica, si rende conto di non più essere in grado di fare ciò che faceva in precedenza.

Soggettivamente ella ha riferito disturbi del sonno con astenia durante la giornata, disturbi della memoria e della concentrazione, una diminuzione dell'appetito ed in generale la preoccupazione per il fatto di dover dipendere dal coniuge.

La descrizione della giornata permette di evidenziare come l'A. sia ancora in grado di svolgere delle attività in casa, di uscire a passeggio o a fare la spesa, di preparare i pasti ma sempre con l'ausilio e la presenza del marito poiché, a causa del disturbo neurologico presente, è stata vittima di cadute recidivanti che la rendono insicura ed incidono negativamente sul suo tono dell'umore rendendola consapevole del grado di dipendenza in aumento. L'AA sembra inoltre non avere altre persone di riferimento o amicizie all'infuori del marito e del figlio.

Possiamo supporre che l'A., su un tono dell'umore di base deflesso, abbia sviluppato un vero e proprio quadro depressivo a partire dal mese di agosto 2007 dopo essere stata confrontata alla morte della signora alla quale si dedicava e all'insorgenza di una malattia neurologica progressivamente invalidante.

L'A è sempre stata una donna attiva e indipendente ma, confrontata ad un graduale decadimento delle sue condizioni fisiche, ha sviluppato uno stato depressivo rendendosi gradualmente conto di non più poter essere la donna di prima e di dover accettare un grado di dipendenza crescente nei confronti di altre persone, in particolare del marito.

Evidentemente l'A. non è ancora stata in grado di elaborare la situazione facendo il lutto della precedente per adattarsi alla odierna e futura.

Non dimentichiamo tuttavia che, oltre agli aspetti depressivi reattivi, nell'ambito della malattia di Steele-Richardson, è spesso presente una sintomatologia depressiva indipendente da eventi stressanti.

 

In risposta ai quesiti postici dalla Dr.ssa __________ possiamo affermare di essere confrontati come detto ad una sindrome depressiva di media gravità che come tale si ripercuote sulla CL dell'A. ponendo dei limiti legati soprattutto alla veloce esauribilità delle risorse energetiche, alle difficoltà relazionati e nel mantenere attenzione e concentrazione.

La terapia psicofarmacologica prescritta (a base di benzodiazepine e serotoninergici) ci sembra adeguata anche se a nostro avviso sarebbe utile per l'A. avere uno specialista di riferimento con il quale cercare di elaborare quanto ha perso per potersi adattare alla nuova situazione venutasi a creare a causa degli avvenimenti verificasi da due anni a questa parte.

 

In conclusione, per quanto finora descritto, riteniamo che l'A., da un punto di vista prettamente psichiatrico, sia da considerare inabile al lavoro per qualsiasi attività nella misura del 50% a partire dal mese di agosto 2007." (Doc. AI 19/5-7)

 

                                         Per quanto riguarda la patologia somatica l’Ufficio AI ha affidato al Servizio medico regionale (SMR) il compito di valutare il quadro clinico dell’insorgente.

 

                                         Nel rapporto medico del 17 settembre 2009 il Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e la Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, hanno posto la seguente diagnosi e valutazione:

 

"  (…)

Diagnosi:

 

·  Probabile Parkinsonismo atipico

·  Sindrome cervicale cronica con ernia discale paramediana C5-C6 e compressione della radice di C7 a sinistra

·  Sindrome lombovertebrale cronica con intermittente radicolopatia irritativa S1 a destra

·  Sindrome ansioso-depressiva

 

Valutazione/conclusione:

 

Assicurata di 58 anni in discrete condizioni generali. Cervicalgia e lombalgia ricorrenti da anni. Riscontro in RMN al rachide cervicale di ernia discale paramediana C5-C6. Lombalgia ricorrente con coinvolgimento della coxofemorale di destra su probabile alterazioni degenerative. Coesiste sindrome extra piramidale assimetrica con disturbo acinetico - rigido in presenza di tremore intenzionale. La situazione clinica risulta essere stabile nel tempo, sia dal punto di vista reumatologico che neurologico. Dal punto di vista neurologico la stabilità descritta risulta certificata nelle visite di controllo eseguite nel tempo dal Dr. __________. Dal punto di vista reumatologico non è possibile accertare un'evoluzione dello stato di salute per mancanza di obiettività sufficienti.

 

La valutazione clinica odierna permette di definire i seguenti limiti funzionali:

-   Deve evitare situazioni di instabilità

-   Lavori fini con le mani impossibili

-   Deve limitare movimenti ripetitivi di flessione, estensione e rotazione del collo e della schiena

-   Solleva abitualmente sia da terra che da piano orizzontale massimo kg 8 e saltuariamente massimo kg 10

-   Deve limitare il salire ed il scendere le scale

-   Deve evitare la posizione statica delle braccia al di sopra del piano orizzontale - Deve evitare la deambulazione su terreni sconnessi

-   Posizione statica seduta massimo 60 minuti

 

L'ultima attività lavorativa svolta dall'assicurata fino al 2007 è stata quella di ausiliaria di pulizie ed aiuto domestico. In tale attività risulta medicalmente giustificata l'IL del 100% già a partire dal 20.08.2007. In attività lavorativa rispettosa dei limiti funzionali sopradescritti l'assicurata presenta una CL su intera giornata con rendimento ridotto del 50%. Risulta prevalentemente invalidante la sindrome extrapiramidale. Inoltre, vengono descritti episodi ricorrenti di lipotimia/sincope di origine non chiara. In attività lavorativa come casalinga l'assicurata presenta una IL del 20%. Prognosi incerta non essendo definita la diagnosi neurologica e non avendo ancora trovato giustificazione ai ripetuti episodi lipotimici. Prognosi buona in riferimento alla patologia reumatologica con carattere degenerativo e non rapidamente progressiva nel tempo.

Al momento non sono proponibili ulteriori provvedimenti medici o chirurgici atti al miglioramento della capacità funzionale.

Quanto descritto dall'assicurata risulta obiettivamente giustificabile.

Sono medicalmente giustificate dal punto di vista internistico tutte le IL fino ad oggi certificate e documentate (Doc. AI 21/5-6).

 

                               2.8.   Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

 

                                         A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

 

In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

 

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

 

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

 

"  (…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

 

                                         A questo proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi regionali:

 

"  1I servizi medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni. Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi d'esame idonei.

 

2Se occorre, i servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.

 

3Per ogni caso esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di prestazioni.

 

4I servizi medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della regione."

 

Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).

 

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto segue:

 

"  (…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)"

 

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

 

Va ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

                                         In quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

                                         Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

                                         Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

                                         Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc. 32.1999.124).

 

                               2.9.   Al fine di stabilire il grado d’invalidità, l’Ufficio AI, applicando il metodo misto, ha valutato al 33% la parte dedicata all’attività salariata e al 67% la quota dedicata alle mansioni domestiche.

 

                                         Tale suddivisione deve essere confermata. La stessa si fonda sulle affermazioni della ricorrente stessa nella richiesta di prestazioni, dove ha indicato che lavorava 2 ore al giorno sette giorni alla settimana (cfr. doc. AI 1-5). Questa circostanza è stata confermata dalla ricorrente durante l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica (cfr. doc. AI 23-2). Il rappresentante dell’assicurata ha anch’egli ripreso la medesima percentuale (doc. I, pag. 2).

 

                             2.10.   Nella concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo TCA non può confermare l’operato dell’amministrazione, in quanto la problematica neurologica non è stata chiarita in modo soddisfacente.

 

                          2.10.1.   Per quanto riguarda la patologia psichiatrica l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame da parte del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia e __________ e il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, i quali nel referto peritale del 27 agosto 2009 hanno posto la diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD10/F33.1)” (doc. AI 19-5).

                                         Secondo i periti la patologia dell’assicurata si ripercuote sulla capacità lavorativa “ponendo dei limiti legati soprattutto alla veloce esauribilità delle risorse energetiche, alle difficoltà relazionali e nel mantenere attenzione e concentrazione” (doc. AI 19-6). Dal punto di vista psichiatrico l’insorgente è da considerare inabile al lavoro per qualsiasi attività nella misura del 50% dal mese di agosto 2007 (doc. AI 19-7).

 

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

 

Tale non può essere il referto del Dr. __________, medico generalista FMH, il quale in data 14 maggio 2010 si è limitato ad indicare che la paziente, dal punto di vista psichiatrico, soffre di una sindrome ansio-depressiva che associata alla patologia neurologica rende la paziente inabile in misura totale (doc. 39-2).

 

                                         A mente del TCA questo certificato, steso peraltro da un medico non specialista in psichiatria, stringato, generico, privo di diagnosi secondo una classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle patologie dell’interessata e del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre il decorso della patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.8.) e non è atto a mettere in dubbio le conclusioni alle quali sono giunti i periti del __________.

 

                                         Il TCA sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

 

In data 26 luglio 2010 il patrocinatore dell’assicurata ha prodotto l’attestato medico del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha diagnosticato una “sintomatologia depressiva con forte componente ansioso-disforica, assimilabile a ICD 10-F32.2 Episodio depressivo severo, senza sintomi psicotici”. Secondo il medico curante l’assicurata è totalmente inabile al lavoro (doc. N).

 

                                         Per consolidata giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).

 

                                         La certificazione del Dr. __________ del 21 luglio 2010 (doc. N) prodotta dalla ricorrente in corso di causa, fa riferimento ad una situazione clinica dell’assicurata constatata successivamente alla decisione impugnata. Il medico ha infatti attestato di avere in cura la paziente unicamente dal 28 giugno 2010, data del primo colloquio, e di averla quindi visitata il 5 e il 13 luglio 2010 (doc. N) e dalla documentazione medica agli atti non risulta che il quadro psichiatrico accertato dai periti del __________ il 27 agosto 2009 fosse peggiorato nel periodo antecedente la decisione impugnata (21 giugno 2010); (cfr. doc. 39-2/3).

 

                          2.10.2.   Per quanto riguarda invece la patologia somatica, l’assicurata è stata visitata il 17 settembre 2009 dai medici del SMR Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, i quali nel rapporto di medesima data hanno diagnosticato "Probabile Parkinsonismo atipico. Sindrome cervicale cronica con ernia discale paramediana C5-C6 e compressione della radice di C7 a sinistra. Sindrome lombovertebrale cronica con intermittente radicolopatia irritativa S1 a destra. Sindrome ansioso-depressiva” (doc. AI 21-1).

 

                                         Secondo i periti nell’ultima attività svolta di ausiliaria di pulizie ed aiuto domestico l’inabilità lavorativa è completa dal 20 agosto 2007, mentre in un’attività rispettosa dei limiti funzionali indicati nel rapporto la capacità lavorativa è del 50%. Nelle mansioni di casalinga invece l’abilità è del 20% (doc. AI 21-6).

 

                                         La ricorrente, ha prodotto un primo referto datato 6 novembre 2008 del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, il quale ha posto quale diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa quella di “Disturbo ansioso depressivo lieve moderato, con abuso di benzodiazepina. Probabile parkinsonismo atipico. DD: malattia di Parkinson, paresi progressiva sopranucleare, atrofia multi sistemica. Sindrome cervicale cronica, con ernia discale paramediana, compressione C7 a lieve prevalenza a sinistra. Sindrome lombovertebrale cronica, radicolopatia irritativa S1 destra” (doc. AI 39-6).

                                         Lo specialista aveva ritenuto, a quel momento, la paziente inabile al lavoro in forma superiore all’80% (doc. AI 39-6).

 

                                         Nel successivo rapporto datato 14 luglio 2009 il Dr. __________ ha evidenziato che la paziente “presenta un quadro clinico compatibile con un disturbo extrapiramidale atipico, acineto-rigido tremolante, in lenta progressione, associato ad un disturbo ansioso-depressivo di probabile origine organica” (doc. AI 39-3). Il medico ha quindi sottolineato che il quadro valetudinario della paziente si è aggravato il 16 giugno 2009, a seguito di una caduta con conseguente frattura dislocata del polso destro.

 

                                         A mente dello specialista “il contesto clinico, le ricorrenti cadute apparentemente avvenute senza spiegazione, inducono a sostenere l’ipotesi di una paresi progressiva sopranucleare (malattia di Steele-Richardson), con diagnosi di probabilità formulata esclusivamente su base clinica anche in assenza di disturbi oculomotori certi” (doc. AI 39-3/4).

 

                                         Per quanto riguarda la capacità lavorativa il Dr. __________ ha valutato l’assicurata inabile in misura completa (doc. AI 39-4).

 

                                         Il Dr. __________, medico generalista FMH, nel referto del 14 maggio 2010 ha ripreso la diagnosi del Dr. __________ e confermato l’inabilità lavorativa totale. A suo dire “è impensabile che la Signora RI 1 possa esercitare un’attività lucrativa con questa sintomatologia neurologica (tremolio, disturbi della deambulazione, paresi sopra nucleare e la depressione).” (doc. AI 39-2).

 

Tutto ben considerato dunque questo Tribunale ritiene che, in considerazione delle divergenze emerse tra la valutazione del SMR e i referti del medico curante, in particolare quelli del Dr. __________, spec. FMH in neurologia, l’Ufficio AI non poteva concludere, con la sufficiente tranquillità, per un’abilità lavorativa del 50% in attività adeguate dal mese di agosto 2007.

                                         In particolare, non convince il rapporto medico del SMR del 17 settembre 2009 del Dr. __________, spec. FMH in medicina interna e della Dr.ssa __________, spec. FMH in medicina generale, e dunque non specialisti in neurologia, laddove precisano che la situazione clinica dell’assicurata risulta essere stabile nel tempo, sia dal punto di vista reumatologico che neurologico e indicano una capacità lavorativa del 50%, malgrado una prognosi incerta “non essendo definita la diagnosi neurologica e non avendo ancora trovato giustificazione ai ripetuti episodi lipotimici” (doc. AI 21-6, la sottolineatura è del redattore).                       

 

                                         Per contro i medici curanti, in particolare il Dr. __________, hanno messo in evidenza un quadro clinico compatibile con un disturbo extrapiramidale atipico, acineto-rigido tremolante, in lenta progressione con aggravamento nel giugno 2009, a seguito di una caduta con conseguente frattura dislocata del polso destro. Lo specialista ha quindi ipotizzato una possibile paresi progressiva sopranucleare (malattia di Steele-Richardson) (cfr. doc. 39-3/4).

 

                                         Divergente risulta inoltre la valutazione della capacità lavorativa residua: del 50% in attività adeguata secondo i periti del SMR (doc. AI 21-6), inabilità totale sia per lo specialista in neurologia Dr. __________ che per il medico curante Dr. __________ (cfr. doc. AI 39-2; 39-4).

 

                                         La decisione impugnata va dunque annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI, affinché venga messo in atto, tramite uno specialista FMH in neurologia, un ulteriore approfondimento a livello neurologico inteso a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della ricorrente.

 

                             2.11.   Secondo la giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio o procedere personalmente a tale complemento.

                                         Un rinvio all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità della procedura né il principio inquisitorio.

 

                                         In una sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale basterebbe a chiarire un fatto.

 

                                         Tale giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

                                         In particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

                                         p. 560.

                                         L'autore ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

 

                                         Il risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli assicuratori.

                                         Nemmeno l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai Tribunali (e, quindi, allo Stato).

                                         Lo scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

 

                                         In una sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001, p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li avrebbe comunque puntualmente accertati.

 

                                         Nella concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come detto, si rivela lacunoso.

 

                                         La decisione impugnata va dunque annullata e l'incarto retrocesso all'amministrazione. L’UAI dovrà interpellare un perito specialista per un ulteriore approfondimento a livello neurologico, inteso a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa della ricorrente.

 

                                         Quindi, in esito a tale complemento istruttorio, l'UAI effettuerà una nuova valutazione globale, debitamente motivata, e si pronuncerà nuovamente sul diritto alla rendita dell'assicurata.

                             2.12.   Vincente in causa, la ricorrente, patrocinata dall’avv. RA 1, ha diritto ad un'indennità per ripetibili (cfr. STF del 5 settembre 2007 nella causa V., K 63/06 e la citata DTF 126 V 11 seg. consid. 2).

 

                             2.13.   Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

 

                                         Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto ai sensi dei considerandi.

                                          §  La decisione del 21 giugno 2010 è annullata.

                                         §§ Gli atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al considerando 2.11..

 

                                   2.   Visto l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.

                                         L’Ufficio AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

                                         L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante.
Al  ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente                                                           Il segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti