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redattrice: |
Tanja Balmelli, vicecancelliera |
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segretario: |
Gianluca Menghetti |
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statuendo sul ricorso dell’8 settembre 2017 di
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RI 1
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contro |
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la decisione del 13 luglio 2017 emanata da |
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Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità |
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ritenuto in fatto
1.1. RI 1, 1959, attivo come fiduciario a metà tempo quale dipendente di una società da lui stesso fondata e per l’altra metà del tempo attivo nella gestione di immobili di sua proprietà, dal 20 ottobre 2012 è stato inabile al lavoro a causa di un tumore linfatico, in remissione dall’agosto 2013.
Il 22 agosto 2013 (doc. 5) l’assicurato ha chiesto prestazioni all’Ufficio assicurazione invalidità, che ha raccolto informazioni sia mediche presso i medici curanti sia professionali.
1.2. Nel rapporto finale del 29 aprile 2014 (doc. 25) il Servizio Medico Regionale ha ritenuto l’assicurato inabile al 100% dal 16 ottobre 2012 e abile al 50% in qualsiasi attività dal 10 gennaio 2014.
L’assicurato ha presentato dei certificati di inabilità lavorativa mensile totale per motivi psichici dal 1° aprile 2014 (doc. 32) e il 1° ottobre 2014 (doc. 38) è stato operato alla spalla destra, ciò che ha comportato una nuova incapacità al lavoro al 100%.
Lo stesso dr. med. __________ dell’SMR ha considerato il 29 gennaio 2015 (doc. 46) che l’assicurato era nuovamente inabile al 100% dal 31 marzo 2014 a causa del peggioramento dello stato di salute psichico, perciò il 26 febbraio 2015 (doc. 51) ha disposto una perizia psichiatrica per valutare l’evoluzione delle condizioni psichiche dal 2014 fino a quel momento.
Aggiornata la documentazione medica presso i curanti, l’SMR ha ritenuto necessario, il 14 agosto 2015 (doc. 71), erigere una perizia anche in ambito somatico stanti i disturbi alle spalle.
Il 9 ottobre 2015 (doc. 76) e l’8 gennaio 2016 (doc. 83) il Servizio Medico Regionale ha ripreso le diagnosi poste nei rapporti peritali del 21 maggio 2015 (doc. 60) dalla dr.ssa med. __________ e del 7 ottobre 2015 (doc. 75) dal dr. med. __________, concludendo per un’inabilità lavorativa del 10% per motivi psichici come fiduciario/immobiliarista e in attività adeguate, mentre del 25% come agricoltore/viticoltore, in entrambi i casi intesa come riduzione del rendimento dal 31 marzo 2014; non era invece presente un’incapacità lavorativa per motivi fisici.
1.3. Preso atto del rapporto d’inchiesta per l’attività professionale indipendente del 12 gennaio 2016 (docc. 86 e 88) e del parere del consulente in integrazione professionale (doc. 87), con progetto di decisione del 14 gennaio 2016 (doc. 89) l’Ufficio AI ha attribuito all’assicurato una rendita di invalidità temporanea dal 1° ottobre 2013, ma con versamento della rendita intera dal 1° febbraio 2014, e fino al 30 giugno 2014, giacché dal 31 marzo 2014 era intervenuto un miglioramento tale che, in applicazione del metodo specifico, il grado di invalidità era del 6%.
Con le osservazioni del 1° marzo 2016 (doc. 97) l’assicurato ha contestato nel dettaglio la perizia psichiatrica sulla scorta, anche, di due pareri specialistici di carattere medico e professionale, concludendo di essere totalmente incapace a svolgere l’attività di fiduciario e chiedendo un riesame da parte del perito e dell’SMR.
Il dr. med. __________ ha trasmesso la nuova documentazione alla dr.ssa med. __________ del Centro peritale per le assicurazioni sociali, la quale il 22 marzo 2016 (doc. 103) ha allestito un rapporto complementare alla sua precedente valutazione del 2015, ribadendola integralmente. Alla luce però dei disturbi psichiatrici maggiori apparsi successivamente, nel 2016, indicati dal medico psichiatra curante, la perita ha ritenuto opportuno una rivalutazione, che il medico SMR ha avallato (doc. 104).
La dr.ssa med. __________ ha reso la sua perizia il 7 novembre 2016 (doc. 117), che ha portato il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale a confermare il 10 gennaio 2017 (doc. 119) la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva e i gradi di incapacità lavorativa precedentemente già accertati.
Le osservazioni del 24 febbraio 2017 (doc. 125) dell’assicurato sono state oggetto di un complemento peritale il 14 aprile 2017 (doc. 128), a seguito del quale il 2 maggio 2017 (doc. 127) il dr. med. __________ si è riconfermato nel suo precedente rapporto finale.
1.4. Con decisione del 13 luglio 2017 (doc. A) l’amministrazione ha confermato il progetto di decisione e quindi l’attribuzione di una rendita intera temporanea dal 1° febbraio al 30 giugno 2014.
1.5. L’8 settembre 2017 (doc. I) RI 1, sempre assistito dall’avv. RA 1, si è rivolto al Tribunale chiedendo di rinviare gli atti all’Ufficio AI per nuovi accertamenti.
Nel suo lungo e dettagliato ricorso, che ricalca le osservazioni al progetto di decisione, l’assicurato ha minuziosamente contestato le perizie psichiatriche che l’amministrazione ha attribuito al Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali, lamentandosi che, in sostanza, le valutazioni specialistiche non si sono riferite alla sua attività di fiduciario, ma si sono dilungate in considerazioni puramente teoriche, senza addentrarsi, invece, sulle reali ripercussioni dei suoi deficit cognitivi sull’abituale professione. L’insorgente non ritiene possibile che i riscontrati deficit cognitivi che influiscono sulle attività intellettuali più complesse non abbiano alcun influsso, nemmeno minimo, sulla sua capacità lavorativa, considerata la professione intellettualmente complessa, in cui l’attenzione e la concentrazione sono fondamentali. Pertanto, l’assicurato ha chiesto di rivalutare la sua capacità lavorativa avendo conoscenza dell’effettiva attività professionale svolta. Le conclusioni a cui giungono le perite – capacità lavorativa residua del 90% - risultano dunque arbitrarie.
1.6. Nella sua risposta del 5 ottobre 2017 (doc. IV) l’amministrazione ha ripercorso i passi procedurali intrapresi, confermando per intero gli esiti dell’istruttoria attuata a livello medico e economico dopo avere vagliato le obiezioni sollevate dal ricorrente. L’Ufficio AI ha evidenziato di avere attentamente accertato a livello medico lo stato di salute dell’assicurato, sia dal profilo internistico, non contestato, sia dal profilo psichiatrico mediante due perizie specialistiche complete di valutazioni neuro-psicologiche. Le complete e concludenti conclusioni delle perite sono fondate su indagini approfondite, rese in piena conoscenza dell’incarto, con descrizione del contesto medico, perciò hanno forza probatoria piena. Inoltre, ha rilevato l’amministrazione, le perite hanno risposto alle critiche dell’assicurato alle valutazioni peritali mediante un complemento, a cui essa rinvia a conferma delle conclusioni mediche rese. Di uguale parere è stato anche il medico psichiatra dell’SMR, perciò le conclusioni mediche tratte nel rapporto finale del 10 gennaio 2017 e l’evoluzione dello stato di salute con miglioramento finale determinante una capacità lavorativa del 90% in qualsiasi attività (75% in attività fisiche quale agricoltore/viticoltore) devono essere confermate.
Dal lato economico l’Ufficio AI ha ribadito la perdita di guadagno del 6% calcolata per il periodo successivo al marzo 2014 dopo attenta istruttoria esperita tramite inchiesta per indipendenti.
1.7. Il ricorrente ha riaffermato il 19 ottobre 2017 (doc. VI) che gli accertamenti peritali svolti sono lacunosi e quindi ha chiesto che vengano ripetuti, in via principale, tramite una perizia giudiziaria ordinata dal TCA e, in via secondaria, dall’Ufficio AI su rinvio atti.
L’Ufficio AI non ha formulato ulteriori osservazioni (doc. VII).
considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è sapere se, correttamente, l’Ufficio assicurazione invalidità ha attribuito all’assicurato una rendita (intera) di invalidità temporanea, ossia per il periodo intercorrente dal 1° febbraio al 30 giugno 2014, visto che dal 31 marzo 2014 sarebbe abile al lavoro al 90% in qualsiasi attività (al 75% come viticoltore) e dal calcolo della perdita di guadagno risulta un grado AI del 6%.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione ragionevolmente esigibili.
Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA, ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29 cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
2.3. Trattandosi in concreto dell’attribuzione di una rendita limitata nel tempo, per costante giurisprudenza, quando l’amministrazione con un’unica decisione attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le regole sulla revisione di decisioni amministrative ex art. 17 LPGA (DTF 131 V 164, 131 V 120, 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA I 597/04 del 10 gennaio 2006; I 689/04 del 27 dicembre 2005; I 38/05 del 19 ottobre 2005; I 12/04 del 14 aprile 2005; I 528/04 del 24 febbraio 2005 e I 299/03 del 29 giugno 2004).
L’art. 17 cpv. 1 LPGA stabilisce che se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta.
I principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 343 consid. 3.5).
Se la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).
Queste norme sono applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo (STF 8C_94/2013 dell’8 luglio 2013 consid. 4.1 e STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 pag. 137). L’art. 88a cpv. 2 OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3).
Giusta l’art. 29bis OAI, se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado di invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado di invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 lett. b LAI.
Infine, una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione (STFA I 8/04 del 12 ottobre 2005 pubblicata in Plaidoyer 1/06, pag. 64-65).
2.4. Nel caso di specie, a seguito della domanda di prestazioni dell’assicurato, dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti e sentito il parere del Servizio Medico Regionale che si è espresso sull’intera documentazione acquisita, l’Ufficio assicurazione invalidità ha disposto una perizia psichiatrica che ha affidato al Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali.
La dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha avuto due colloqui personali con l’assicurato, il 14 aprile (100 minuti) e il 13 maggio (20 minuti) 2015. Per la sua valutazione l’esperta si è basata sul riassunto degli atti effettuato dal dr. med. __________ dell’SMR, sul rapporto dello psichiatra curante dr. med. __________ del 3 ottobre 2014, che ha contattato per telefono, e sui suoi certificati d’inabilità lavorativa fino al 31 gennaio 2015.
L’esperta ha esposto l’anamnesi familiare, personale e sociale, lavorativa, psicopatologica, gli esiti dell’esame clinico secondo AMDP-System, la descrizione della giornata, delle attività e delle abitudini e il trattamento psichiatrico in essere (3 volte al mese dallo psichiatra curante e farmacoterapia).
La diagnosi posta era di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10; F41.2).
Nella discussione la perita ha evidenziato una discrepanza tra il resoconto soggettivo dell’assicurato rispetto alle difficoltà di attenzione, concentrazione, memoria e pianificazione dei compiti e quanto osservato dal colloquio clinico e comprovato dalla descrizione della quotidianità. Infatti l’assicurato è risultato reggere senza difficoltà i colloqui peritali, non evidenziando alcuna delle alterazioni riferite. La descrizione della quotidianità lo vedeva ingaggiarsi tutti i giorni in varie attività ricreative, lavorative e legate alla gestione di sé, della casa, della vigna. La discrepanza evidenziata ha reso opportuno un approfondimento neuropsicologico e i risultati tratti dal neuropsicologo __________ indicavano in modo abbastanza chiaro la tendenza dell’assicurato ad accentuare i sintomi. Confrontato durante il secondo colloquio sull’esito dei test neuropsicologici, l’assicurato ha negato tentativi volontari di amplificare i sintomi e ha ribadito le proprie difficoltà.
La specialista ha precisato che la sindrome diagnosticata era un disturbo blando, non una patologia psichiatrica maggiore. Inoltre, non è stato possibile oggettivare la reale entità dei deficit neuro-psicologici riferiti dall’assicurato dati i tentativi di aggravamento dei sintomi. La valutazione clinica da parte della perita psichiatra e del neuropsicologo e la descrizione della quotidianità non deponevano per invalidazioni sensibili in questi ambiti. Infine, sul piano terapeutico appariva utile mantenere la farmacoterapia e il lavoro psicoterapico, che aiutasse l’interessato a contenere le preoccupazioni rispetto alla salute e a possibili recidive tumorali.
Nel determinare le conseguenze sulla capacità lavorativa l’esperta si è affidata all’esame della descrizione delle risorse e dei deficit secondo lo schema MINI ICF – APP, dove il grado di disabilità era, per quasi ogni voce, lieve senza conseguenze negative o, addirittura, non v’era nessun grado di disabilità.
In conclusione, la descrizione della quotidianità e la valutazione di risorse e deficit secondo lo schema MINI ICF erano coerenti con la presenza di un’invalidazione molto blanda. La professione svolta di fiduciario/immobiliarista poteva continuare ad essere svolta, “con un’inabilità lavorativa pari al 10% con diminuzione del rendimento” (pag. 9). La capacità lavorativa come casalingo era invece piena.
L’esperta ha da ultimo precisato che, rispetto al passato, non poteva supportare il giudizio dello psichiatra curante dr. med. __________, il quale sosteneva che il quadro clinico era da sempre e tuttora grave, ma per la specialista del CPAS questa valutazione contrastava con tutte le componenti della perizia. Sussistevano da parte dell’assicurato elementi di amplificazione del disagio psichico. Dal 31 marzo 2014, con l’inizio della presa a carico psichiatrica, fino al momento della perizia, l’inabilità lavorativa risultava ridotta del 10%. Non erano necessari interventi di reintegrazione professionale.
Stanti i disturbi alle spalle, su mandato dell’Ufficio AI l’assicurato è stato visitato il 5 ottobre 2015 dal dr. med. __________, FMH medicina interna, il quale nel suo rapporto del 7 seguente (doc. 75) ha riassunto gli atti, ha esposto l’anamnesi sociale e personale, i disturbi attuali, il trattamento in corso, lo status e la radiologia.
La diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa era di esiti di tenotomia del capolungo del bicipite, decompressione sotto-acromiale artroscopica spalla destra (1° ottobre 2014) per impingement sotto-acromiale spalla destra, tendinopatia del capolungo del bicipite. Lieve conflitto sub-acromiale spalla sinistra. Episodio depressivo.
La diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa era di linfoma di Burkitt stadio IV, attualmente in stato di remissione, esiti di chemio-immunoterapia. Steatosi epatica, steato-epatite, siderosi epatica. Sindrome metabolica con obesità, intolleranza glucidica. Coxalgia destra.
Per queste patologie l’esperto non ha ritenuto un’incapacità lavorativa nella professione abitualmente svolta di fiduciario/ immobiliarista, mentre nell’attività di agricoltore/viticoltore ha giudicato la presenza di un’incapacità lavorativa del 25% a causa della diagnosi di sindrome del conflitto sub-acromiale bilaterale.
Alla luce di queste due perizie il 9 ottobre 2015 (doc. 76) il dr. med. __________ dell’SMR ha concluso che l’assicurato era inabile al 100% in qualsiasi attività dal 27 ottobre 2012, mentre al 50% dal 10 gennaio 2014 e al 10% dal 31 marzo 2014, intesa come riduzione del rendimento, nella sua attività di fiduciario/ immobiliarista e in altre attività adeguate leggere.
Nel rapporto finale dell’8 gennaio 2016 (doc. 83) il medico SMR ha precisato che l’inabilità lavorativa del 10% era come fiduciario /immobiliarista, mentre come agricoltore/viticoltore il grado di incapacità lavorativa era del 25%.
A seguito del progetto di decisione di attribuzione di una rendita temporanea di invalidità, unitamente alle sue osservazioni l’assicurato ha prodotto il parere del 24 febbraio 2016 (doc. 97) del dr. med. __________, psichiatria e psicoterapia FMH, in cui sono stati esposti l’anamnesi, l’esame clinico, i dati soggettivi e quelli significativi desunti dalla documentazione ricevuta. In particolare, lo specialista ha elencato i punti critici della perizia della dr.ssa med. __________ e del neuropsicologo dr. __________, che ha concluso che non era possibile esprimersi sulla reale presenza e sull’entità di possibili difficoltà cognitive.
Il dr. med. __________ ha quindi posto la diagnosi di grave sindrome ansioso-depressiva, con sindrome biologica, consecutiva ad antecedenti personali clinici e terapeutici di tumore maligno. Importante disturbo di personalità pervasivo e invalidante caratterizzato da marcati tratti istero-conversivi, abbandonici, ipocondriaci e di tipo limite (borderline).
Lo specialista ha concluso che l’assicurato presentava un quadro clinico, psicopatologico e diagnostico particolarmente invalidante e complesso, che giustificava la sua completa incapacità lavorativa. Il rischio di passaggi all’atto e di gesti suicidali in questi casi non era da trascurare. Egli ha ribadito “l’errore evidente commesso dalla collega psichiatra nella sua valutazione specialistica, la quale non ha saputo andare al di là delle modalità fenomenologiche e relazionali superficiali (di facciata) del paziente: la qual cosa l’ha indotta in errore nel sottostimare la gravità del caso clinico in esame, nelle sue valutazioni conclusive e, addirittura, portandola a sospettare che il paziente abbia potuto amplificare il suo disagio psichico in modo volontario (la qual cosa però non ha potuto essere confermata dalla testistica del Dr. __________).”.
Infine, lo psichiatra ha ritenuto importante sottolineare che “nella valutazione dei colleghi non è stato in nessun modo presa in considerazione la necessità di procedere a dei test psicologici proiettivi che, nei casi come quello di questo periziando, risultano essere di valido ausilio e aiuto nella valutazione psicopatologica e psicodiagnostica.”.
Nel rispondere alle domande sottopostegli l’indomani della sua perizia dall’avv. RA 1, nel suo complemento il dr. med. __________ ha posto la diagnosi di sindrome post traumatica da stress a seguito della malattia tumorale (ICD-10; F43.1); modificazione persistente della personalità (ICD-10; F62.0); sindrome ansioso-depressiva ricorrente con sindrome biologica (ICD-10; F33.11). A suo dire, questa diagnosi corrisponde solo in parte a quelle formulate dai dr. __________ e __________ (risposta n. 2).
Inoltre, la malattia tumorale rappresentava sicuramente il fattore scatenante, quindi la causa principale del succedersi delle differenti manifestazioni patologiche indicate (risposta n. 3).
Pertanto, il quadro clinico giustificava pienamente la sua incapacità lavorativa in qualsiasi tipo di attività, in particolare nell’ultima svolta, poiché l’assicurato perdeva la concentrazione, la memoria, l’elasticità mentale per potere essere in grado di controllare in ogni momento l’esattezza delle operazioni quali la tenuta della contabilità e la presentazione di rendiconti (risposta n. 4).
I disturbi riscontrati erano pervasivi, coinvolgevano ogni aspetto della vita cognitiva, affettiva e valetudinaria e si ripercuotevano sull’attività professionale in modo catastrofico proprio per la complessità e la gravosità dell’impegno, unitamente alle sollecitazioni cognitive, emotive e volitive peculiarità della professione di fiduciario. Egli ha rilevato che non era concepibile, nello svolgimento della professione di fiduciario, una mancanza di continuità, di precisione, di attenzione e di cali di rendimento che ne comprometterebbero irrecuperabilmente gli obiettivi intrinsechi dell’attività (risposta n. 5).
Questi pareri specialistici, unitamente al rapporto del 23 febbraio 2016 sulla descrizione del mansionario dell’attività dell’assicurato fatto appositamente allestire dal legale dell’assicurato (doc. 97), sono stati sottoposti all’attenzione della dr.ssa med. __________, sui quali ha preso dettagliatamente posizione il 22 marzo 2016 (doc 103), rispondendo ad ogni critica mossale dal collega sia di carattere contenutistico sia procedurale. Nel suo complemento la perita ha inoltre discusso tutti i punti contestati dall’avv. RA 1 nelle sue osservazioni al progetto di decisione e ha preso visione in modo dettagliato del mansionario, confermando il suo giudizio in ogni singolo punto del questionario. In conclusione, per i motivi esposti la psichiatra nominata dall’Ufficio AI ha affermato che i punti contestati dal collega e dal legale dell’assicurato non modificavano le conclusioni, diagnostiche e funzionali riportate nella sua perizia del 21 maggio 2015, che pertanto sono state ribadite.
Per quanto concerne le due nuove diagnosi emerse dal secondo certificato del dr. med. __________, trattandosi di disturbi psichiatrici maggiori che avrebbero potuto comportare invalidazioni più importanti sia a livello fenomenico che nelle varie aree di attività, compreso l’ambito professionale, e che perciò meritavano un adeguato approfondimento, ritenuto che sono stati oggettivati dal 2016 e che dal maggio 2015 non aveva più visto l’assicurato, la perita ha demandato all’SMR la decisione sul procedere, se chiedere un rapporto di decorso o una nuova perizia.
La dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, è stata incaricata di valutare lo stato di salute dell’assicurato, la sua capacità lavorativa, le risorse funzionali e l’evoluzione del suo stato dal maggio 2015. Per stendere il suo rapporto del 7 novembre 2016 (doc. 117) la perita ha consultato tutta la documentazione messa a disposizione dall’Ufficio AI, si è basata sui dati anamnestici acquisiti dagli atti, dall’assicurato e dallo psichiatra curante. Inoltre, ha avuto tre colloqui diretti con l’assicurato nell’ambito delle visite ambulatoriali del 21 giugno 2016 (per un’ora e 15 minuti), del 5 luglio 2016 (per un’ora e 40 minuti) e del 31 agosto 2016 (per 50 minuti), così pure con lo psichiatra curante dr. med. __________ telefonicamente per 10 minuti. Infine, si è fondata sui risultati del 24 giugno 2016 del dosaggio plasmatico degli psicofarmaci assunti dall’assicurato e sui risultati della valutazione neuropsicologica effettuata dalla neuropsicologa __________ il 10 agosto 2016.
La psichiatra ha poi esaminato nel dettaglio gli atti messi a sua disposizione, riassumendoli, ha esposto l’anamnesi familiare, fisiologica, scolastica, lavorativa e sociale, lo sviluppo della malattia e i risultati delle terapie praticate, la terapia assunta riferita dall’assicurato (una seduta di psicoterapia ogni 2 settimane della durata di 30 minuti, Cipralex e Temesta), il risultato del dosaggio plasmatico dei medicamenti assunti, i disturbi lamentati (deficit di concentrazione, stanchezza mentale, disturbi di memoria, non riuscire più a fare il suo mestiere), la descrizione della giornata, le osservazioni dell’assicurato rispetto ai risultati della valutazione neuropsicopatologica, le aspettative dell’assicurato rispetto alla sua richiesta di prestazioni AI (rendita al 50% perché non riesce più a svolgere la sua professione).
Nel capitolo sull’esame psichico: status e stato psichico secondo AMDP-System, l’esperta ha riassunto le osservazioni da essa effettuate nel corso dei colloqui avuti con l’assicurato e ha esposto le constatazioni relative alle manifestazioni concrete del danno alla salute per mezzo del test MINI ICF-APP: strumento utilizzato per la descrizione di risorse e deficit, riscontrando per i 13 punti (rispetto delle regole, organizzazione dei compiti, flessibilità, competenza, giudizio, persistenza, assertività, contatti con gli altri, integrazione nel gruppo, relazioni intime, attività spontanee, cura di sé, mobilità) essenzialmente nessun grado di disabilità oppure un grado di disabilità lieve senza conseguenze negative.
Nel rapporto peritale sono altresì integrate alcune parti della valutazione neuropsicologica effettuata dalla psicologa __________ il 3 agosto 2016, utilizzate dalla psichiatra nell’esame del caso.
È pure riportato il confronto telefonico avuto con il dr. med. __________, il quale ha confermato la diagnosi di episodio depressivo che starebbe evolvendo in una forma ricorrente – di cui però non sapeva specificare l’inizio e la fine di eventuali altri episodi depressivi – e ha ribadito che l’assicurato continuava a presentare uno stato depressivo ed ansioso con preoccupazioni sul suo stato di salute a fronte del tumore avuto con nosofobia e cancrofobia. Era discontinuo a livello occupazionale e lavorativo, faceva tantissime attività, ma tutte spezzettate. A suo dire, l’assicurato presentava una sofferenza autentica e severa; il curante non ha mai osservato una sindrome post traumatica da stress né ha formulato la diagnosi di un disturbo di personalità.
La dr.ssa __________ ha posto la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10; F41.2).
La specialista ha osservato che nel corso della vita l’assicurato ha presentato buone risorse e capacità che ha saputo impiegare con successo in vari ambiti. La biografia e l’anamnesi non hanno messo in evidenza la presenza di un disturbo di personalità codificabile secondo l’ICD-10 ai codici F60-F61. L’assicurato non ha manifestato deviazioni in più di una delle seguenti aree: cognitività, affettività, controllo degli impulsi e soddisfazione dei bisogni, modalità di porsi in relazione con gli altri. L’immagine di sé era stabile e l’assicurato non ha mostrato fino ad allora una tendenza a comportamenti rissosi o impulsivi. Egli ha iniziato a presentare un disagio psichico a seguito della diagnosi di linfoma di Burkitt e dell’iter terapeutico (immuno-chemioterapia) e ha iniziato un trattamento psichiatrico integrato (terapia cognitivo-comportamentale e farmacologica) il 31 marzo 2014. La patologia tumorale si è risolta positivamente e non v’erano segni di recidiva.
La specialista ha osservato che erano state formulate diverse diagnosi psichiatriche dagli attori intervenuti, esponendole e concordando con quella di sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10; F41.2) posta dalla collega dr.ssa __________, che non aveva riscontrato una patologia psichiatrica maggiore, poiché sulla base dell’anamnesi raccolta, della descrizione dell’esordio e dello sviluppo del disagio da parte dell’assicurato, della valutazione clinica oggettiva, dei disturbi soggettivi e del quotidiano da lui fornita, la diagnosi di sindrome mista ansioso-depressiva era condivisibile. Infatti, il disagio psichico presentato dall’interessato in quegli anni non ha mai soddisfatto alcun criterio per porre diagnosi di episodio depressivo (ICD-10; F32).
La perita si è poi pronunciata sui rapporti del dr. med. __________: il primo indicava una diagnosi non codificata e il secondo, non datato, ma codificato, conteneva la diagnosi di disturbo post traumatico da stress (F43.1), non descritto in alcun modo nel primo rapporto, sorprendeva per l’assenza nell’anamnesi dell’assicurato della diagnosi di linfoma di ogni criterio che potesse supportare tale ipotesi diagnostica, non condivisibile in alcun modo. Essa ha elencato i criteri della PTSD e ha rilevato che l’assicurato non ha mai presentato un disturbo di personalità specifico (ICD-10; F60) visto l’ottimo funzionamento da lui descritto nelle diverse aree di vita fino alla diagnosi di linfoma (iter formativo concluso senza difficoltà con formazioni successive, servizio militare assolto, relazione affettivo-matrimoniale stabile e di lunga durata, carriera lavorativa ottima, nessuna difficoltà relazionale con colleghi, clienti, inquilini, amici, buon adattamento ai cambi di contesto scolastico e lavorativo). Pertanto, a suo dire la diagnosi di disturbo di personalità (neppure codificata) solo sulla base di 2 test proiettivi non era scientificamente ed eticamente corretta.
Altresì non era condivisibile la diagnosi di modificazione persistente della personalità dopo evento catastrofico (ICD-10; F62.0), non soddisfacendo il disturbo psichico dell’assicurato alcun criterio per porre tale diagnosi, che tra l’altro presuppone quale base che la modificazione sia presente per almeno 2 anni e che segua l’esposizione ad uno stress catastrofico quale ad esempio esperienza in campo di concentramento, torture, disastri, esposizione a situazioni che mettono a repentaglio la vita e non debba essere in relazione con episodi di altre sindromi psichiche (ad eccezione della PTSD) e non possa essere spiegata da un danno o malattia cerebrale.
Infine, la psichiatra del CPAS non ha neppure condiviso la diagnosi di sindrome ansioso-depressiva ricorrente con sindrome biologica (ICD-10; F33.11), posta anch’essa dal dr. med. __________, giacché dall’anamnesi raccolta dopo la valutazione peritale effettuata su incarico dell’Ufficio AI, terminata nel maggio 2015, l’assicurato non ha presentato alcun episodio depressivo. Non v’era alcuna evidenza a livello anamnestico di almeno 2 episodi depressivi fra i quali vi sia stata una remissione completa per poter porre tale diagnosi.
Per quanto concerne la capacità lavorativa dell’assicurato, la perita ha precisato che l’assicurato, per sua stessa ammissione in diverse occasioni, fino alla diagnosi del linfoma era attivo al 100%: l’impegno era suddiviso al 50% per l’attività della SA e per l’altro 50% per la gestione dei propri immobili, dai quali percepiva gli affitti e la cura della vigna. Egli ha confermato alla specialista di avere continuato a lavorare mezza giornata dopo il maggio 2015 e di avere continuato ad occuparsi della vigna e della gestione dell’economia domestica.
La psichiatra ha confrontato per valutare il peso della diagnosi posta con il suo funzionamento il resoconto soggettivo con l’esame oggettivo, la descrizione del quotidiano, le competenze sociali e relazionali e ha compilato il bilancio risorse deficit secondo schema MINI-ICF. In occasione dell’esame peritale l’interessato riferiva una polarizzazione ansiosa sui temi legati alla salute e uno stato depressivo conseguente alle limitazioni psicofisiche (lamentata stanchezza psicofisica, consistenti alterazioni dell’attenzione, della concentrazione, della memoria e della capacità di pianificare i compiti). La descrizione dei disturbi lamentata contrastava con quanto oggettivabile all’esame psichico e con la descrizione della giornata effettuata. Non si evidenziavano segni di stanchezza mentale durante i colloqui peritali e la descrizione della quotidianità rilevava un quotidiano attivo in varie attività ricreative, lavorative, legate alla gestione di sé, della casa e del vigneto. Le funzioni dell’Io percettive (assenza di deliri ed allucinazioni), esecutive (capacità programmative e pratiche conservate), decisionali, consequenziali (coerenza e capacità di seguire procedure intatte) e previsionali erano intatte. La valutazione di risorse e deficit secondo lo schema MINI-ICF era coerente con la presenza di un’invalidazione molto blanda.
Inoltre, i risultati della valutazione neuropsicologica effettuati dalla neuropsicologa evidenziavano la presenza di disturbi neuropsicologici solo dell’attenzione sostenuta con carico sulla memoria di lavoro e fluttuazione del rendimento, deficit del controllo attentivo, deficit di memoria a lungo termine verbale caratterizzato da difficoltà del recupero spontaneo di informazioni mentre il loro riconoscimento risultava perturbato, riduzione della fluenza verbale in modalità fonemica mentre restanti funzioni cognitive indagate risultavano pienamente nella norma rispetto al campione normativo di riferimento per età, sesso e scolarità. Tali disturbi potevano essere considerati di entità lieve-media e si ripercuotevano unicamente nelle attività cognitive complesse dove il soggetto doveva gestire più variabili contemporaneamente o ricordare e adattare nuove procedure a seconda delle esigenze. La neuropsicologa ha ricordato che non poteva trascurare il fatto che i pazienti ad alto funzionamento con professioni complesse ed articolate avvertono maggiormente le loro difficoltà cognitive e lo scarto tra la prestazione attuale e quella precedente l’evento di malattia, con punteggi ai test tuttavia nella norma. L’assicurato aveva infatti riferito di non avere difficoltà nella gestione della contabilità semplice o nell’uso di software appresi prima dell’evento di malattia, ma di non riuscire più a gestire contabilità complesse dove era necessario un continuo aggiornamento sulle norme, sule leggi e sulle modifiche di elaborazione dei dati e della fiscalità.
È stato infine segnalato come i test utilizzati per valutare l’attendibilità della valutazione sono risultati globalmente nella norma e non si ravvisava pertanto la tendenza dell’assicurato a volere aggravare o peggiorare le proprie difficoltà cognitive.
Pertanto, sulla base di quanto discusso, la capacità lavorativa nella sua abituale professione era del 90%, mentre come casalingo era del 100%.
Ciò stante, non erano necessari interventi di reintegrazione professionale.
In conclusione, dall’anamnesi raccolta relativa al periodo intercorso tra la valutazione della perita psichiatra dr.ssa med. __________ e l’attuale valutazione peritale non v’era evidenza di intervenute nuove patologie psichiatriche. Sulla base di quanto da essa rilevato visto che le sue constatazioni erano del tutto sovrapponibili a quelle della collega, la dr.ssa med. __________ ha ritenuto che non vi sia stato alcun aggravamento della malattia psichica, la sindrome mista ansioso-depressiva. Di conseguenza, l’abituale professione poteva continuare a essere svolta con un’inabilità lavorativa del 10% con diminuzione del rendimento, la capacità lavorativa come casalingo era piena.
Non era dunque possibile concordare con il giudizio del curante e del dr. med. __________, che ha sostenuto che il quadro clinico era grave, con incapacità lavorativa in qualsiasi attività, ciò che contrastava con tutte le componenti della perizia.
Rinviando agli atti medici e alla perizia psichiatrica CPAS, il 10 gennaio 2017 (doc. 119) il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, nel suo rapporto finale SMR ha posto la diagnosi, con influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurato, di sindrome mista ansioso-depressiva, di esiti di tenotomia del capolungo del bicipite, di lieve conflitto sub-acromiale spalla sinistra. Quale diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, linfoma di Burkitt stadio IV in remissione, steatosi epatica, steato-epatite, siderosi epatica; sindrome metabolica con obesità, intolleranza glucidica; coxalgia destra.
Basandosi sui referti peritali, il medico SMR ha confermato i gradi di incapacità lavorativa del 100% dal 27 ottobre 2012, del 50% dal 10 gennaio 2014 e del 10% dal 31 marzo 2014 da intendersi come riduzione del rendimento e quale motivazione della sua valutazione ha ripreso alcune frasi conclusive della perita psichiatra dr.ssa med. __________.
Il 24 febbraio 2017 (doc. 125) l’avv. RA 1 ha criticato l’operato della predetta specialista e della neuropsicologa __________, e in particolare il risultato a cui è giunta la psichiatra per quanto concerne la capacità lavorativa del 90% dell’assicurato, che corrisponde alla medesima capacità riscontrata dalla prima perita dr.ssa __________, malgrado la presenza di comprovati deficit neuropsicologici non noti a quest’ultima.
Nel suo complemento del 14 aprile 2017 (doc. 128) la dr.ssa med. __________ ha preso posizione sulle 10 critiche mosse dal patrocinatore del ricorrente rispondendo nel dettaglio.
L’esperta ha evidenziato che dalla conclusione della neuropsicologa __________ è emerso come i disturbi citati dal legale potevano essere considerati di entità lieve-media e si ripercuotevano unicamente nelle attività cognitive complesse dove il soggetto doveva gestire più variabili contemporaneamente o ricordare o adattare nuove procedure a seconda delle esigenze (risposta n. 1).
La perita nominata dall’Ufficio AI ha ricordato che nel rapporto di inchiesta per l’attività professionale indipendente del 12 gennaio 2016 era stato indicato che, prima dell’insorgere del danno alla salute, l’assicurato era attivo al 100% e l’impiego era suddiviso al 50% per l’attività vera e propria e per l’altro 50% per la gestione dei propri immobili dai quali percepiva gli affitti e l’amministrazione di alcuni immobili. Pertanto, anche prima del danno alla salute l’assicurato non svolgeva solo ed unicamente attività cognitive complesse in cui doveva gestire più variabili contemporaneamente, ricordare e adattare nuove procedure secondo le esigenze. Di ciò la psichiatra ne ha tenuto conto nella sua valutazione sulla capacità lavorativa dell’assicurato nella professione da lui svolta prima del danno alla salute (risposta n. 2).
Sulla conclusione della neuropsicologa che l’esame era valido e che non ha ravvisato alcuna tendenza dell’assicurato a voler aggravare o peggiorare i sintomi, la psichiatra non aveva nulla da obiettare (risposta n. 3).
Per quanto concerne i disturbi lamentati dall’assicurato, l’esperta ha ricordato di averli riportati per esteso a pagina 27 del suo rapporto e di averli letti all’assicurato affinché li confermasse. Essa ha rilevato di avere riportato nel dettaglio la descrizione della giornata, l’esame psichico in particolare rispetto alle funzioni cognitive che ha ripreso nella sua risposta n. 4 e facendo notare come vi fosse una discrepanza tra il resoconto soggettivo delle difficoltà cognitive lamentate dall’assicurato e quanto valutato dalla specialista oggettivamente durante i 2 incontri avuti nei quali non ha rilevato alcuna stanchezza psicofisica e in particolare le numerose attività, in diversi ambiti, svolte dall’assicurato durante la giornata e da lui descritte.
Riguardo alla domanda n. 5 la dr.ssa __________ ha già risposto in precedenza, ribadendo che la sua conclusione era pertinente e motivata. L’affermazione del legale che i disturbi lamentati dall’assicurato in ambito professionale erano invece spiegabili proprio con i deficit oggettivati dall’esame neuro-psicologico era impropria, in quanto i disturbi neuropsicologici dell’attenzione e della memoria rilevati dalla neuropsicologa con la sua valutazione potevano essere considerati di entità lieve-media e si ripercuotevano unicamente nelle attività cognitive complesse dove il soggetto doveva gestire più variabili contemporaneamente o ricordare o adattare nuove procedure a seconda delle esigenze.
L’interessato ha poi chiesto che la perita completi la propria valutazione determinando se e in che misura i disturbi neuro-psicologici rilevati incidano sulla sua capacità lavorativa, tenendo conto delle mansioni concretamente svolte come fiduciario.
Al riguardo, la psichiatra del CPAS ha evidenziato che nella sua valutazione aveva già tenuto conto di quanto descritto nel rapporto fatto allestire dall’assicurato da specialisti in materia il 23 febbraio 2016 sull’attività da esso svolta fino all’8 dicembre 2014, sui doveri di fiduciario, sul grado di complessità e di responsabilità delle pratiche svolte, sul guadagno medio. L’incertezza dovuta a stanchezza e la carente concentrazione potevano a loro avviso influire sull’efficienza dell’assicurato nella sua attività di fiduciario e sull’efficacia del lavoro svolto.
Inoltre, a pagina 33 del suo rapporto la dr.ssa __________ ha riportato le dichiarazioni dell’assicurato sul suo statuto professionale e ha citato anche i rapporti di inchiesta per l’attività professionale indipendente del 26 settembre 2014 e del 12 gennaio 2016, in cui era chiaramente indicata l’attività svolta dall’assicurato e in quale misura. Essa aveva pure confrontato il funzionamento e il resoconto soggettivo reso dall’assicurato con l’esame oggettivo per valutare il peso della diagnosi posta, la descrizione del quotidiano, le competenze sociali e relazionali e aveva compilato il bilancio risorse e deficit secondo lo schema MINI-ICF. Non aveva evidenziato segni di stanchezza mentale durante i colloqui peritali, mentre aveva rilevato un quotidiano attivo in varie attività lavorative, ricreative, legate alla gestione di sé, della casa e del vigneto. L’assicurato non aveva difficoltà nella gestione della contabilità semplice, ma non riusciva più a gestire contabilità complesse dove era necessario un continuo aggiornamento sulle leggi e sulle modifiche e sulla fiscalità.
Pertanto, la perita ha affermato di avere tenuto esaurientemente conto dell’attività professionale svolta dall’assicurato prima del linfoma e al momento della perizia tenendo conto della presenza dei disturbi neuropsicologici evidenziati dalla neuropsicologa considerati di entità lieve-media con ripercussione unicamente nelle attività cognitive complesse dove doveva gestire più variabili contemporaneamente, ricordare e adattare nuove procedure a seconda delle esigenze.
Di conseguenza, l’esperta non ha considerato per nulla lacunosa la sua perizia sulla valutazione della capacità lavorativa dell’assicurato (risposta n. 6).
Quanto alla critica di un’assenza di spiegazione sulla definizione della capacità lavorativa al 90%, nel suo complemento la perita ha risposto che a pagina 33 e 34 ha indicato quali deficit mentali e psichici incidevano sulla capacità lavorativa dell’assicurato e su tale base ha concluso per una limitazione del 10% della capacità lavorativa nella sua attività considerando anche i disturbi neuropsicologici. La psichiatra non ha quindi ritenuto accettabile l’affermazione del legale dell’assicurato secondo cui il quadro clinico era ben più grave rispetto alla precedente perizia. Il confronto che essa ha effettuato al momento della sua valutazione peritale con quello realizzato dalla dr.ssa __________ non aveva rilevato alcun peggioramento dello stato psichico dell’assicurato. A tale proposito, a pagina 26 del suo rapporto la seconda perita aveva scritto che l’assicurato stesso non riferiva che era in corso alcun miglioramento né peggioramento del suo stato psichico dal maggio 2015 al momento della sua valutazione (risposta n. 7).
Alla domanda n. 8 la specialista ha indicato di avere già risposto nell’ambito di altre domande.
Al punto 9 il legale dell’interessato ha affermato che agli atti v’era una valutazione oggettiva che confermava l’attendibilità del resoconto soggettivo dell’assicurato, che andava perciò vagliato dalla perita in maniera completamente diversa rispetto a quando non v’erano elementi che confermassero l’oggettività dei disturbi lamentati. Da parte sua, la psichiatra ha risposto trattarsi di un’estrapolazione di frasi dal loro contesto integrale, dal quale essa si è discostata in maniera assoluta e ha riportato la frase conclusiva espressa dalla neuropsicologa, concludendo che non era stato fatto alcun test per verificare se ogni frase detta dall’assicurato fosse attendibile o non attendibile e questo non era neppure lo scopo della perizia (risposta n. 9).
Da ultimo, alla richiesta n. 10 dell’avv. RA 1 che la perizia della dr.ssa __________ sia completata secondo quanto da lui indicato, essa ha risposto di non avere nulla da aggiungere.
Il dr. med. __________ del Servizio Medico Regionale ha preso visione il 2 maggio 2017 (doc. 127) delle puntuali ed esaustive risposte della perita psichiatra alle domande postele dal legale dell’assicurato e le ha ritenute medicalmente corrette e condivisibili. Egli ha pertanto confermato il suo precedente rapporto finale del 10 gennaio 2017.
2.5. Per costante giurisprudenza (STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106, al consid. 3b)aa il TFA ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozial-versicherungsrecht, Zurigo 1997, pag. 230).
L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:
" (…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert." (…).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Da ultimo, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag. 628-629; D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V 49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann, Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 segg.).
Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.6. Va ancora ricordato che per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).
Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30 giugno 2004 al consid. 3.2 l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".
Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)”.
Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).
Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:
" (…)
4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung (Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend wirkt. (…)”.
Con la STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V 281, il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro deve essere valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati predefiniti. In particolare, la presunzione secondo cui questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.
In due recenti sentenze del 30 novembre 2017 (8C_841/2016 e 8C_130/2017), destinate alla pubblicazione, il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura illustrata nella DTF 141 V 281 deve ora essere applicata all’esame di tutti i casi nei quali è richiesta una rendita AI in presenza di disturbi psichici, in particolare anche nell’eventualità di depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).
Alla luce di questa nuova prassi, dunque, per tutte le malattie psichiche, ivi comprese le depressioni da lievi fino a medio-gravi, occorrerà applicare una procedura probatoria fondata su indicatori.
Ciò comporta, in particolare, la modifica della precedente giurisprudenza del Tribunale federale (cfr., fra le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; STF 8C_650/2016 del 9 marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; STF 9C_434/2016 del 14 ottobre 2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3;) secondo cui le depressioni da lievi fino a medio-gravi erano ritenute invalidanti solo nel caso in cui fosse stata dimostrata una “resistenza alle terapie”, ponendo ora quale questione decisiva, per tutte le affezioni psichiche, quella di sapere se la persona interessata riesca a presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di un’incapacità lavorativa e al guadagno invalidante.
2.7. Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato accuratamente vagliato dall'Ufficio AI prima dell'emanazione della decisione impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che confermare l'operato dell'amministrazione.
I disturbi somatici sono stati indagati dal dr. med. __________ nel 2015 e le sue conclusioni, secondo cui non v’era un’incapacità lavorativa nella professione abitualmente svolta di fiduciario/ immobiliarista, mentre come agricoltore/viticoltore il ricorrente era inabile al lavoro al 25%, sono chiare, complete e dettagliate e, per di più, non sono contestate. Non v’è quindi motivo per metterle in dubbio e per esaminarle oltre.
Per quanto concerne la problematica psichica, essa è stata chiarita in modo soddisfacente non solo dalla prima perita che ha esaminato l’assicurato nel 2015 e si è ripronunciata nel marzo 2016, ma anche dalla seconda esperta che si è espressa nell’estate 2016 e poi nel suo complemento dell’aprile 2017.
Non va infatti dimenticato di rilevare che il ricorrente è stato oggetto non solo di due perizie specialistiche in ambito psichico, ma anche di due complementi peritali, che facevano seguito alle critiche rivolte dal patrocinatore dell’assicurato ai rapporti peritali.
Tanto la dr.ssa med. __________ quanto la dr.ssa med. __________ si sono peraltro pronunciate sullo stato di salute dell’assicurato vagliando l’intera documentazione agli atti, sia essa medica sia professionale e in particolar modo si sono dettagliatamente espresse anche sulla controperizia del dr. med. __________ stilata a richiesta dell’assicurato stesso, motivando le ragioni per cui si distanziavano dalle conclusioni del collega.
Medesimo approccio è stato adottato nei confronti dei pareri dello psichiatra curante, dr. med. __________, che è stato contattato telefonicamente da tutte e due le specialiste del Centro Peritale per le Assicurazioni Sociali nell’ambito della loro valutazione.
Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, la dr.ssa med. __________ nel suo rapporto peritale di ben 33 pagine ha vagliato fin nei minimi particolari lo stato di salute dell’assicurato con attinenza alla sua attività di fiduciario/ immobiliarista. Essa ha descritto la numerosa documentazione esistente – fra cui la controperizia psichiatrica del dr. med. __________, le domande che il legale dell’assicurato ha sottoposto a quest’ultimo, le relative risposte dello specialista, la perizia della collega dr.ssa __________ e il suo complemento peritale ai quesiti dell’assicurato -, l’anamnesi, l’iter della malattia, la terapia assunta dall’interessato verificata dal dosaggio plasmatico, i disturbi soggettivi lamentati, l’esame psichico secondo l’AMDP-System e il test MINI-ICF-APP, la valutazione neuropsicologica effettuata dalla psicologa __________, le informazioni acquisite dallo psichiatra curante contattato per telefono, la diagnosi posta spiegando chiaramente come è giunta a quel risultato e i motivi per cui le sindromi attestate dai colleghi non erano pertinenti nel caso concreto. La specialista si è pronunciata sulla valutazione della capacità lavorativa del ricorrente contestualizzandola distintamente nella professione svolta di fiduciario/immobiliarista.
D’avviso della scrivente Corte, non solo il rapporto peritale del 7 novembre 2016 era chiaro, completo, dettagliato e, soprattutto, attinente all’attività lavorativa dell’insorgente, ma anche il relativo complemento del 14 aprile 2017 illustrava e specificava perfettamente ed ulteriormente lo stato di salute dell’assicurato tramite le risposte accuratamente date dalla psichiatra alle dieci critiche che egli ha avanzato nel febbraio 2017 alla sua perizia.
La dr.ssa med. __________ ha infatti nuovamente motivato la sua opinione di specialista fin nei minimi dettagli, rispondendo punto per punto alle osservazioni dell’assicurato e, occorre ribadirlo, concretizzando la sua valutazione dello stato di salute del ricorrente nell’attività di fiduciario/immobiliarista. In effetti, la perita ha tenuto debitamente ed espressamente conto dell’attività professionale svolta prima del linfoma e al momento della perizia basandosi sui rapporti di inchiesta per l’attività professionale indipendente del 26 settembre 2014 e del 12 gennaio 2016, che descrivono l’occupazione del suo tempo (50% fiduciario/immobiliarista salariato della sua SA + 45% fiduciario/amministratore del suo patrimonio + 5% viticoltore).
Inoltre, essa si è fondata sulle dichiarazioni rilasciate dallo stesso assicurato e sul rapporto del 23 febbraio 2016 che egli ha appositamente fatto allestire da specialisti nel suo campo di attività professionale e che descriveva l’attività svolta, i doveri di fiduciario, il grado di complessità e di responsabilità del lavoro.
Stando così le cose, il TCA ritiene le valutazioni mediche specialistiche rese dalla dr.ssa med. __________ puntuali, minuziose ed esaustive.
D’altronde, la seconda perita giunge alla medesima conclusione della dr.ssa med. __________, che per prima, nel 2015, ha valutato le condizioni psichiche dell’assicurato. A ciò si aggiunge poi il fatto che lo stesso assicurato ha riferito che il suo stato psichico non era né migliorato né peggiorato dal maggio 2015 fino all’estate 2016 quando la dr.ssa med. __________ l’ha visitato.
Quanto alla controperizia del dr. med. __________, il quadro clinico che lo psichiatra ha esposto ad inizio 2016 è stato confutato da entrambe le perite mediante chiare e attente precisazioni, che non v’è motivo di mettere in dubbio.
L’assicurato nel suo ricorso ha riproposto le identiche lamentele addotte con le osservazioni al progetto di decisione, sulle quali già si era espressa la dr.ssa med. __________ confermando il suo operato fino a fine 2015 e lasciando aperta la valutazione delle condizioni di salute dell’assicurato a partire dal 2016, ovvero da quando erano stati oggettivati i nuovi disturbi da parte del dr. med. __________.
La seconda esperta del CPAS ha preso quindi implicitamente anch’essa posizione sulle censure del ricorrente sia valutando quest’ultimo nell’estate 2016 tenendo conto, come visto, del parere della collega che l’ha preceduta, sia rispondendo nel mese di aprile 2017 ai dieci quesiti formulati nel febbraio 2017 dal patrocinatore dell’interessato che, in sostanza, ripropongono le stesse obiezioni riprodotte per esteso nell’atto ricorsuale.
Per il TCA, dunque, l’operato della perita psichiatra non presta il fianco ad alcuna obiezione, avendo analizzato e valutato nel dettaglio e in modo completo le condizioni di salute del ricorrente ed essendosi confrontata con i divergenti pareri dei colleghi, motivando chiaramente il suo punto di vista.
Non va poi dimenticato di osservare che anche i medici dell’SMR si sono pronunciati sullo stato di salute dell’assicurato e, fra di essi, anche uno specialista in psichiatrica (dr. med. __________).
Il TCA fa dunque proprie le conclusioni dell’SMR e in particolare quelle tratte il 2 maggio 2017, in cui ha ritenuto le risposte date dalla psichiatra alle domande del patrocinatore dell’assicurato medicalmente corrette e condivisibili, siccome puntuali ed esaustive.
Alla luce del parere della collega il dr. med. __________ ha dunque confermato il suo rapporto finale del 10 gennaio 2017, in cui ha stabilito le diagnosi e le capacità lavorative dell’assicurato così come precedentemente fissate dai periti in ambito psicosomatico.
La scrivente Corte conclude dunque che lo stato di salute del ricorrente è stato compiutamente valutato dal Servizio Medico Regionale sulla base dei numerosi referti medici agli atti raccolti dall’Ufficio assicurazione invalidità sia direttamente presso i medici curanti sia tramite tre perizie specialistiche (psichiatriche e internistiche) e due complementi peritali.
A questo proposito occorre evidenziare che il principio inquisitorio che regge la procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni non è incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di collaborare, quest'obbligo non può tradursi in una mera contestazione della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi - segnatamente di natura medica - a sostegno delle proprie argomentazioni. Non è dunque sufficiente lasciare all'autorità giudiziaria rispettivamente all'amministrazione l'onere di determinare le condizioni di salute dell’assicurato attuando un nuovo esame medico rispettivamente richiamando dei referti medici - magari addirittura in possesso dell’interessato medesimo -, quando alla base della lamentela del ricorrente vi sono (solo) affermazioni di carattere soggettivo riguardo ad un presunto peggioramento del suo stato di salute (STCA 32.2017.132 del 26 febbraio 2018; 32.2017.77 del 12 dicembre 2017; STCA 32.2017.70 del 9 novembre 2017; STCA 32.2017.62 del 26 ottobre 2017; STCA 32.2017.6 del 4 luglio 2017; STCA 32.2016.108 del 2 maggio 2017; STCA 32.2016.45 del 10 marzo 2017; STCA 32.2015.120 del 2 agosto 2016; STCA 32.2015.76 dell’8 marzo 2016; STCA 32.2015.69 del 19 febbraio 2016; STCA 32.2014.187 del 22 settembre 2015; STCA 32.2014.125 dell’8 luglio 2015; STCA 32.2014.16 del 18 giugno 2014; STCA 32.2012.315 del 30 settembre 2013; STCA 32.2012.299 del 10 settembre 2013; STCA 32.2012.243 del 27 maggio 2013; STCA 36.2012.67 dell'11 febbraio 2013 confermata dalla STF 9C_185/2013 del 17 aprile 2013; STCA 32.2008.206 del 15 giugno 2009; STCA 32.2008.178 del 10 giugno 2009; STCA 32.2007.207 del 9 giugno 2008).
L'insorgente si è limitato a contestare la valutazione e l’agire dell’Ufficio assicurazione invalidità, che non avrebbe vagliato sufficientemente le sue condizioni, senza però trasmettere delle valide prove (mediche) contrarie.
Infatti, l’assicurato non ha saputo comprovare le sue critiche di un peggioramento del suo stato di salute rispetto alla valutazione del Servizio Medico Regionale.
In virtù delle considerazioni esposte, in assenza di nuovi atti medici che mettano in dubbio le conclusioni che hanno tratto gli esperti sia dal punto di vista psichiatrico sia somatico, il TCA deve ritenere come completi, chiari ed affidabili i rapporti peritali che il dr. med. __________, la dr.ssa med. __________ e la dr.ssa med. __________ hanno allestito su mandato dell’Ufficio assicurazione invalidità.
Pertanto, in assenza di ulteriore documentazione medica specialistica che contraddica le predette conclusioni dei periti nominati dall’amministrazione, non v’è un valido motivo per apportare una modifica alle loro valutazioni delle condizioni di salute del ricorrente con attinenza alla decisione del 13 luglio 2017 qui impugnata.
Da quanto precede discende che una nuova valutazione dello stato di salute dell’assicurato, così come da esso richiesta, non è affatto necessaria. Infatti, per quanto concerne il periodo in esame, si deve ritenere che la documentazione agli atti è chiara, completa ed esaustiva e dunque è sufficiente per l'evasione della presente fattispecie, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti, segnatamente il rinvio degli atti all’amministrazione. La fattispecie è già stata accertata adeguatamente da esperti e, meglio, la psichiatra ha spiegato nel dettaglio i motivi che l’hanno portata a ritenere una capacità di lavoro del 90% nell’attività di fiduciario/immobiliarista.
Alla luce di ciò, la scrivente Corte non può che confermare lo stato di salute del ricorrente così come valutato nel suo rapporto finale dal dr. med. __________ il 10 gennaio 2017 ed espressamente da esso ribadito il 2 maggio 2017 dopo avere preso conoscenza dell’esaustivo complemento peritale della collega psichiatra dr.ssa med. __________, che in modo cristallino ha risposto punto per punto alle lamentele dell’assicurato.
Non v’è infatti motivo di modificare le conclusioni tratte dall’SMR, visto che specifici e più dettagliati pareri medici contrari non ne sono stati trasmessi pendente causa dal ricorrente.
L’SMR, quantomeno fino alla data determinante della decisione in lite (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute dell'assicurato peggiore rispetto a quello determinato dagli specialisti intervenuti su nomina dell’assicuratore infortuni e dall’Ufficio assicurazione invalidità.
Il suo giudizio, poi, come visto, non è stato validamente contraddetto dalle argomentazioni dell'assicurato in sede ricorsuale e va pertanto posto alla base del presente giudizio.
In tali circostanze le contestazioni dell'assicurato, non sufficientemente circostanziate, devono essere respinte, siccome prive (anche) di sostrato medicalmente oggettivabile.
Pertanto, sulla scorta delle considerazioni esposte, la scrivente Corte concorda con la soluzione adottata dall’Ufficio AI di ritenere il ricorrente totalmente inabile al lavoro dal 27 ottobre 2012 a causa del tumore linfatico 2012. In seguito, con la remissione del linfoma di Burkitt, le sue condizioni di salute sono migliorate dal 10 gennaio 2014 e la sua inabilità al lavoro è stata fissata al 50% in qualsiasi attività. Poi, quando il 31 marzo 2014 è iniziata la presa a carico specialistica da parte dello psichiatra dr. med. __________, da allora l’assicurato è stato ritenuto inabile al 10% come fiduciario/immobiliarista e in altre attività adatte e leggere tenuto conto di alcune limitazioni funzionali. Come agricoltore/viticoltore era invece inabile al 25% per la sindrome del conflitto sub-acromiale bilaterale.
2.8. Stante quanto precede, poiché l’aspetto economico non è stato contestato come tale dall’assicurato (che ha preteso che la rendita intera di invalidità gli sia concessa (anche) dal 1° luglio 2014 sulla base soltanto della sua presunta incapacità lavorativa totale in qualsiasi attività lucrativa e soprattutto nella sua di fiduciario/immobiliarista, e non in virtù di un calcolo della perdita di guadagno diverso da quello allestito dall’amministrazione nel metodo, nei redditi ritenuti e nel risultato ottenuto – doc. I punto 17: “Va da sé che anche il calcolo del grado d’invalidità a far tempo dal 31.03.2014 (raffronto dei redditi, cfr. preavviso, pag. 3) è a sua volta contestato.”), ciò porta il TCA a non verificare oltre il calcolo effettuato dall’Ufficio AI nella decisione impugnata.
Sulla base del metodo specifico è stato ritenuto un grado di invalidità del 100% (soltanto) per il periodo dal 27 ottobre 2012 al 31 marzo 2014. Dopodiché, accertato un grado di impedimento nullo per la parte salariata al 50%, del 10% per l’attività privata di fiduciario/amministratore al 45% e del 27,1% come viticoltore al 5%, il grado di invalidità complessivo è risultato essere del 6%.
In queste circostanze, il TCA non può dunque che confermare la decisione dell’Ufficio AI di concedere al ricorrente (soltanto) un diritto temporaneo alla rendita di invalidità.
Ne discende che, sulla scorta sia dell’art. 29 cpv. 1 LAI vista la domanda tardiva dell’assicurato del 22 agosto 2013 sia dell’art. 88a cpv. 1 OAI applicabile nel caso di un miglioramento della capacità di guadagno, questo diritto gli permette di beneficiare di una rendita intera dal 1° ottobre 2013, ma con versamento soltanto dal 1° febbraio 2014 fino al 30 giugno 2014, e meglio dopo un anno di attesa dall’insorgenza dell’incapacità lavorativa ma al più presto dopo sei mesi dalla data in cui è stata chiesta la prestazione, e fino a tre mesi dopo il miglioramento del suo stato di salute.
Di conseguenza, è a giusta ragione che il diritto alla rendita intera sia solo temporaneo e che dal 1° luglio 2014 il ricorrente non abbia più diritto al riconoscimento di una rendita intera di invalidità stante un grado di invalidità del 6%.
Inoltre, nella misura in cui l'Ufficio AI ha rifiutato il riconoscimento (anche) di provvedimenti d'integrazione, la decisione impugnata merita conferma (STCA 32.2017.62 del 26 ottobre 2017; STCA 32.2017.46 del 12 ottobre 2017; STCA 32.2016.122 del 10 maggio 2017; 32.2014.188 del 30 settembre 2015), giacché la soglia minima di diminuzione della capacità di guadagno conferente diritto a provvedimenti di riformazione professionale è del 20% (DTF 130 V 489 consid. 4.2; DTF 124 V 110 consid. 2b; STFA I 164/05 del 22 dicembre 2006 consid. 7; SVR 2010 IV Nr. 24; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
La decisione impugnata deve pertanto essere confermata e il ricorso integralmente respinto.
2.9. Secondo l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L'entità delle spese è determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico dell'insorgente.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.
3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Gianluca Menghetti