Raccomandata

 

 

Incarto n.
33.2012.19

 

TB

Lugano

27 maggio 2013

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

 

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

 

 

 

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

 

redattrice:

Tanja Balmelli, vicecancelliera

 

segretario:

Fabio Zocchetti

 

 

 

 

statuendo sul ricorso del 16 novembre 2012 di

 

 

 RI 1  

rappr. da:   RA 1  

 

 

contro

 

 

 

la decisione su opposizione del 29 ottobre 2012 emanata da

 

Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni, 6501 Bellinzona

 

 

in materia di prestazioni complementari

 

 

 

 

 

 

ritenuto                            in fatto

 

                               1.1.   __________, nata nel 1917 e deceduta il 2 giugno 2011 (doc. C), è stata al beneficio delle prestazioni complementari (almeno) dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011 (doc. G).

 

                               1.2.   Poco prima del suo decesso è emersa della sostanza (soldi) non dichiarata (doc. D) e, per questo motivo, l'assicurata è stata oggetto di una procedura speciale fiscale di recupero d'imposta.

Il 30 agosto 2012 (doc. E) la nipote e unica erede dell'assicurata (doc. C), RI 1, ha informato subito la Cassa di compensazione dell'esistenza di questa sostanza, e meglio non appena ha ricevuto la decisione dell'autorità fiscale del 29 agosto 2012 (doc. F) portante sul recupero di imposta 2001-2009 ammontante a Fr. 1'788,95, interessi di ritardo compresi.

 

                               1.3.   Con decisione del 7 settembre 2012 (doc. G) la Cassa cantonale di compensazione ha emesso nei confronti di __________, in virtù dell'art. 25 LPGA, un ordine di restituzione di Fr. 28'566.- per prestazioni complementari indebitamente percepite dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011. Inizialmente la Cassa ha ritenuto giustificato applicare il termine di perenzione di 15 anni (artt. 10, 97 cpv. 1 lett. b e 146 CP) anziché di 5 anni, reputando che il suo credito derivi da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine più lungo. Pertanto, l'intero importo versato all'assicurata (Fr. 28'566.-) deve essere restituito, mentre la questione della buona fede va risolta in un secondo momento.

 

                               1.4.   L'opposizione dell'assicurata del 20 settembre 2012 (doc. H) è stata respinta con decisione su opposizione del 29 ottobre 2012 (doc. B). La Cassa di compensazione ha confermato che in virtù dell'art. 24 OPC-AVS/AI vige l'obbligo di informare la Cassa in merito a modifiche personali e materiali dell'assicurato. Tale obbligo si estende anche ai terzi e quindi anche alla persona che aiutava l'assicurata nelle incombenze amministrative, seppure non sia chiaro se questa persona, anch'essa deceduta, abbia informato l'autorità del capitale emerso. Ad ogni buon conto, non è sufficiente informare un'amministrazione (l'autorità fiscale) non coinvolta nella procedura. Sebbene non sia possibile attribuire una colpa alla nipote dell'assicurata, la stessa, unica erede, è comunque responsabile personalmente della restituzione delle prestazioni versate, che possono essere recuperate fino a 10 anni in virtù del termine di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA trattandosi di una sottrazione di imposta, atto punibile penalmente.

Va dunque confermata la restituzione dell'importo preteso.

 

                               1.5.   Con ricorso del 16 novembre 2012 (doc. I) RI 1, sempre patrocinata dall'avv. RA 1, ha chiesto che la pretesa della Cassa di compensazione sia limitata ai cinque anni di perenzione previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA e che questo termine decorra dal 7 settembre 2012.

La ricorrente ha osservato di essersi impegnata per le pratiche amministrative della nonna poco prima che ella morisse, poiché il figlio se ne era occupato fino alla sua morte (marzo 2011).

L'assicurata si limitava quindi a sottoscrivere tutto quanto il figlio le sottoponeva e quindi va supposto che sia stato per mano dello stesso figlio che il conto di risparmio non sia stato dichiarato all'autorità fiscale e, conseguentemente, neppure alla Cassa.

Tuttavia, non appena la ricorrente si è accorta della sostanza non dichiarata, ha avvertito l'autorità fiscale e, una volta giunta la decisione di recupero d'imposta, anche la Cassa per le PC.

Quanto al prolungamento del termine di perenzione da 5 a 10 anni, l'insorgente ha rilevato che mancano sia i presupposti oggettivi sia soggettivi per il compimento del reato di truffa, sia perché lei stessa non ha omesso alcunché, sia perché né alla nonna né al figlio, entrambi defunti, possono ora essere imputati dei reati penali. Inoltre, va rilevato che l'assicurata è stata (solo) oggetto di una semplice procedura amministrativa di recupero delle imposte sottratte, senza avvio di una procedura penale, poiché nessun reato penale può essere ipotizzato.

Infine, l'insorgente ha rilevato che il suo caso diverge da quello già deciso dal TCA (33.2006.7), a cui la Cassa l'ha apparentata.

 

                               1.6.   Il 29 novembre 2012 (doc. III) l'amministrazione ha proposto di respingere il ricorso, ribadendo la non responsabilità della ricorrente nella procedura di restituzione, ma visto che è l'unica erede dell'assicurata la stessa si deve assumere l'onere di restituire le prestazioni indebitamente percepite dalla nonna.

 

Il TCA ha interpellato l'Ufficio delle procedure speciali (doc. V), delle cui risposte (doc. VII) si dirà per quanto necessario.

 

 

considerato                    in diritto

 

                               2.1.   Oggetto del contendere è la restituzione delle prestazioni complementari indebitamente percepite dalla defunta assicurata __________ dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011, pari a Fr. 28'566.-, e chiesti alla ricorrente quale sua unica erede.

 

                               2.2.   Per l'art. 24 OPC-AVS/AI, la persona che ha diritto o il suo rappresentante legale o, nel caso, il terzo o l'autorità a cui è versata la prestazione complementare, deve comunicare senza ritardo all'organo cantonale competente per le prestazioni complementari ogni mutamento delle condizioni personali ed ogni variazione importante della situazione materiale del beneficiario delle prestazioni. Questo obbligo di informare vale anche per le modifiche che riguardano i membri della famiglia dell'avente diritto.

L'art. 25 cpv. 1 LPGA stabilisce che le prestazioni indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in gravi difficoltà.

Il diritto di esigere la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui l'istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo, quest'ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

 

L'art. 3 cpv. 1 OPGA prevede che l'ammontare della restituzione è stabilito mediante decisione.

 

Per giurisprudenza costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali, la restituzione delle prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le condizioni di una riconsiderazione o di una revisione processuale della decisione con la quale le prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V 42 cons. 2b).

 

                               2.3.   Per l'art. 53 cpv. 1 LPGA, le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano essere prodotti in precedenza.

Per il cpv. 2, l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una notevole importanza.

 

Dalla riconsiderazione (o riesame) va dunque distinta la revisione processuale delle decisioni amministrative.

L'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha stabilito che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA K 147/03 del 12 marzo 2004 = DTF 130 V 318).

 

Per analogia con la revisione processuale delle decisioni emanate dalle autorità giudiziarie, l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione di una decisione formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (DTF 129 V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA C 191/02 del 15 luglio 2003; STFA I 339/01 del 29 novembre 2002).

Kieser, in ATSG-Kommentar, 2a ed., Zurigo 2009, a pag. 682, n. 47 ad art. 53, a proposito dell'art. 53 cpv. 3 LPGA, precisa:

 

"  b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodifizierte Regelung galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche Darstellung derselben Schlauri, 176 ff.; vgl. zudem SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.2), welche ihre Gültigkeit auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält. Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägungs-voraussetzungen (insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid zurückzukommen (vgl. BGE 107 V 192). Beinhaltet eine solche lite pendente erlassene Verfügung eine Schlechterstellung, stellt die entsprechende Verfügung lediglich einen Antrag an das Gericht dar, und es bleibt der Partei die Möglichkeit offen (auf welche sie hinzuweisen ist), das Rechtsmittel zurückzuziehen (vgl. BGE 127 V 234; zur Kritik von Schlauri, 173 ff.; an diesem Entscheid vgl. SVR 2005 EL Nr. 3, P 7/02, E. 3.3). Entspricht die Wiedererwägung sonst nicht dem im Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt sie bloss einem Antrag an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im Übrigen wird bei einer entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren gegenstandlos (vgl. ATSG-Kommentar, Art. 61 N 87). Allerdings ist es nach der Rechtsprechung dem Versicherungsträger nicht benommen, eine im Gerichtsverfahren vorgenommene Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV Nr. 20)."

 

La nozione di fatti o mezzi di prova nuovi si apprezza allo stesso modo in caso di revisione (processuale) di una decisione amministrativa (art. 53 cpv. 1 LPGA), di revisione di un giudizio cantonale (art. 61 lett. i LPGA) o di revisione di una sentenza fondata sull'art. 137 lett. b OG (Plädoyer 2007/1 pag. 62 [sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 642/04 del 6 dicembre 2005]).

Sono nuovi ai sensi di queste disposizioni solo i fatti già esistenti all'epoca della procedura precedente, ma che non erano stati allegati poiché non ancora noti nonostante tutta la diligenza del caso; i fatti verificatisi dopo la fine del processo, e comunque dopo il momento in cui, secondo le regole di procedura applicabili, potevano ancora essere addotti, non vanno invece considerati e non possono quindi fondare una domanda di revisione (DTF 121 IV 317 consid. 2 pag. 321; 118 II 199 consid. 5 pag. 204; 110 V 138 consid. 2 pag. 141; 108 V 170 consid. 1 pag. 171; Elisabeth Escher, Revision und Erläuterung, in: Thomas Geiser/Peter Münch [a cura di], Prozessieren vor Bundesgericht, 2a ed., Basilea e Francoforte 1998, n. 8.21; René A. Rhinow/Beat Krähenmann, Schweizerische Verwaltungsrechtsprechung, Ergänzungsband, Basilea e Francoforte 1990, n. 43 B I c, pag. 132). I fatti nuovi devono inoltre essere rilevanti, vale a dire devono essere di natura tale da modificare la fattispecie alla base della sentenza contestata e da condurre a un giudizio diverso in funzione di un apprezzamento giuridico corretto. Per quanto concerne i nuovi mezzi di prova, gli stessi devono servire a comprovare i fatti nuovi che giustificano la revisione oppure fatti già noti e allegati nel procedimento precedente, che tuttavia non avevano potuto venir provati, a discapito del richiedente (DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358). Se i nuovi mezzi sono destinati a provare dei fatti sostenuti in precedenza, il richiedente deve pure dimostrare di non essere stato in grado di invocarli in tale procedimento. Una prova deve essere considerata concludente quando bisogna ammettere che essa avrebbe condotto il giudice a statuire in modo diverso se egli ne avesse avuto conoscenza nella procedura principale. È decisiva la circostanza che il mezzo di prova non serva solamente all'apprezzamento dei fatti, ma alla determinazione degli stessi. Non basta pertanto che in una nuova perizia siano apprezzati in modo diverso i fatti; occorrono invece elementi di fatto nuovi, dai quali risulti che il fondamento della pronunzia impugnata presentava difetti oggettivi. Per giustificare la revisione di una sentenza non basta che, dalla fattispecie conosciuta al momento dell'emanazione della pronunzia principale, il perito tragga, ulteriormente, conclusioni diverse da quelle del tribunale. Neppure costituisce motivo di revisione il semplice fatto che il tribunale potrebbe aver mal interpretato fatti conosciuti all'epoca del procedimento principale. L'apprezzamento inesatto deve, al contrario, essere la conseguenza dell'ignoranza o della carenza di prove riguardanti fatti essenziali per la sentenza (DTF 127 V 353 consid. 5b pag. 358, 110 V 138 consid. 2 pag. 141, 291 consid. 2a pag. 293, 108 V 170 consid. 1 pag. 171; cfr. pure DTF 118 II 199 consid. 5 pag. 205).

 

L'amministrazione può riconsiderare una decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio errata e la sua rettifica rivesta un'importanza notevole. Questi principi sono pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid. 4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA C 24/02 dell'11 febbraio 2004). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi fondamentali (DTF 119 V 483 consid. 3; DTF 110 V 179).

L'irregolarità deve essere manifesta. Il Tribunale federale ha precisato (STF 8C_883/2008 del 31 marzo 2009, consid. 4.1.2):

 

"  In particolare, non si può parlare di un'inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi loro aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, le condizioni per procedere a una riconsiderazione non sono date (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008, consid. 3.1 con riferimenti)."

 

Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (STF 9C_862/2010 del 18 gennaio 2012; STF 9C_1061/2010 del 7 luglio 2011, consid. 6.1), la riconsiderazione non è tuttavia ammissibile se la decisione è stata oggetto di controllo giudiziale nel merito (DTF 127 V 466 consid. 2c).

 

Per determinare se è possibile riconsiderare una decisione in quanto manifestamente erronea, occorre fondarsi sulla situazione giuridica esistente al momento della sua pronuncia, prendendo in considerazione la prassi allora in vigore (DTF 125 V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti), tenuto conto del fatto che un cambiamento di prassi o di giurisprudenza non giustifica di regola una riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115 V 308 consid. 4a/cc pag. 314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per evitare che la riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare liberamente i presupposti del diritto a prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve essere manifesta. In particolare non vi è inesattezza manifesta se l'assegnazione della prestazione dipende dall'adempimento di condizioni materiali il cui esame presuppone un certo margine di apprezzamento riguardo a certi aspetti o elementi, e se la decisione iniziale appare ammissibile alla luce della situazione di fatto e di diritto. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della decisione iniziale, non è possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza 9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 3.1 con riferimenti).

 

Occorre inoltre precisare che il Tribunale non può obbligare l'amministrazione ad entrare nel merito di una tale richiesta, come è del resto espressamente previsto all'art. 53 LPGA, poiché non esiste un diritto alla riconsiderazione di una decisione cresciuta in giudicato (STF 8C_334/2008 del 26 novembre 2008, consid. 3.1; STF U 403/06 del 9 ottobre 2007, consid. 8; DTF 133 V 50 consid. 4.1 pag. 52, 127 V 466 consid. 2c; 106 V 78 consid. 2 pag. 79). Secondo la dottrina tuttavia la decisione di procedere o meno in tal senso deve rispettare il principio dell'uguaglianza di trattamento e non essere arbitraria (Kieser, ATSG-Kommentar, 2003, n. 22 ad art. 53).

 

L'amministrazione non è tenuta a riconsiderare una decisione, poiché essa ha unicamente la facoltà di procedere a un simile riesame nella misura in cui sono soddisfatte determinate condizioni; per contro né l'assicurato né il giudice possono obbligarla a un tale passo (STF 8C_257/2011 del 14 giugno 2011, consid. 4; STF 8C_302/2007 del 4 agosto 2008, consid. 3; STF H 223/06 del 17 gennaio 2008, consid. 5; citata STF U 403/06, consid. 8; STF I 309/06 del 20 aprile 2007, consid. 3; DTF 133 V 50 consid. 4.1).

 

Nella menzionata DTF 133 V 50, al considerando 4.2.2 il Tribunale federale ha pure statuito che una decisione con cui l'amministrazione rifiuta di entrare nel merito di una domanda di riesame non è impugnabile tramite la procedura di opposizione, in quanto una domanda di riconsiderazione può essere in ogni caso ripresentata in ogni tempo (citata STF U 403/06, consid.8).

 

                               2.4.   In concreto, con decisione formale del 7 settembre 2012 (doc. G) la Cassa cantonale di compensazione, evidenziando l'obbligo di collaborare spettante all'assicurata in virtù dell'art. 28 LPGA, ha osservato che, tramite lo scritto del 30 agosto 2012 (doc. E) dell' avv. RA 1 che rappresenta la ricorrente, è venuta a sapere che la defunta assicurata possedeva della sostanza mai dichiarata.

Alla luce di questa sostanza (ca. Fr. 200'000.-), l'autorità fiscale ha avviato una procedura speciale atta al recupero d'imposta (doc. VII), sfociata nella decisione del 29 agosto 2012 (doc. F) che prevede il pagamento di Fr. 1'574.- a titolo di arretrati di imposta dal 2001 al 2009, a cui si sono aggiunti gli interessi di ritardo (Fr. 309,30).

 

La restituzione di prestazioni complementari si imporrebbe quindi a seguito della scoperta di questa sostanza appartenente all'assicurata, annunciata però solo poco prima che morisse, nel giugno 2011 (doc. D), con la compilazione della dichiarazione d'imposta IC/IFD 2010 e con l'aiuto della ricorrente. Secondo la Cassa cantonale di compensazione, l'assicurata avrebbe indebitamente così beneficiato di prestazioni complementari dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011.

A fronte di detta sostanza, l'amministrazione ha quindi ricalcolato il diritto alle prestazioni complementari dell'interessata nel periodo dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011.

 

Constatato un indebito versamento giusta l'art. 25 LPGA, l'amministrazione ha chiesto all'assicurata la restituzione della somma di Fr. 28'566.-, corrispondente alla differenza fra le PC incassate dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011 e le prestazioni complementari di diritto nel medesimo lasso di tempo (Fr. 0.-).

 

Nel proprio ricorso la ricorrente ha riconosciuto che l'assicurata ha indebitamente ricevuto tali prestazioni complementari, ma ne ha ammesso un obbligo di restituzione soltanto per gli ultimi cinque anni a decorrere dal momento in cui l'esistenza di questa sostanza è stata comunicata alla Cassa di compensazione, ossia a contare, a ritroso, dal 7 settembre 2012. La ricorrente ha quindi contestato il termine indicato dalla Cassa, non ravvisando la necessità di far capo alla prescrizione penale (art. 25 cpv. 2 LPGA) non essendoci stato alcun reato penale.

 

                               2.5.   Va innanzitutto rammentato che la Cassa di compensazione, avendo rilevato un caso di indebita percezione di prestazioni da parte dell'assicurata, era tenuta ad emanare una decisione di restituzione, essendo adempiuti entrambi i presupposti dell'art. 53 LPGA per il riesame delle precedenti decisioni formali di concessione delle prestazioni complementari.

 

Da un lato, infatti, le passate decisioni formali di concessione di una prestazione complementare dal 1° gennaio 2001 in poi sono (diventate) manifestamente errate per il periodo dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011.

Esse sono infatti contrarie alla legislazione in materia di PC, che impone che l'importo della prestazione complementare annua è pari alla quota delle spese riconosciute che eccede i redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC). Fra i redditi computabili v'è il consumo di sostanza di 1/10 (art. 11 cpv. 1 lett. c LPC). Ora, poiché dal 2001 è emersa della sostanza mai dichiarata di circa Fr. 200'000.-, in virtù dell'art. 24 OPC-AVS/AI l'assicurata era tenuta ad informare la Cassa cantonale di compensazione di questa sua sostanza, essendo determinante per stabilire, insieme alle spese riconosciute, il suo diritto alle PC.

Ne discende che la Cassa di compensazione ha indebitamente versato all'assicurata delle prestazioni complementari dal 2001 fino al momento del suo decesso nel 2011 che, per contro, non dovevano esserle riconosciute.

D'altro lato, il riesame delle decisioni alla base della concessione delle PC all'assicurata riveste un'importanza notevole, poiché hanno per oggetto una prestazione periodica (DTF 119 V 475 consid. 1c; STF 9C_795/2009 del 21 giugno 2010, consid. 2.3).

 

La richiesta di restituzione delle prestazioni complementari versate a __________ è quindi formalmente giustificata.

 

Occorre dunque verificare la lamentela della ricorrente, debitrice verso la Cassa in quanto unica erede dell'assicurata (art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA, N. 4610.01 e N. 4610.02 DPC), in merito alla correttezza, dal profilo giuridico, del principio della restituzione retroattivamente fino al 1° gennaio 2001 in virtù dell'esistenza di un atto punibile penalmente che prevede una prescrizione più lunga, che l'amministrazione ha qualificato nella sottrazione d'imposta.

 

                               2.6.   In primo luogo, quale presupposto per verificare se l'obbligo di restituzione è dato, v'è il termine relativo di prescrizione di un anno, a proposito del quale la nostra Massima istanza ha stabilito che i termini dell'art. 25 cpv. 2 LPGA (art. 47 vLAVS), contrariamente al tenore letterale della norma, costituiscono un termine di perenzione (DTF 133 V 579 consid. 4.1; DTF 127 V 484; DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119 V 431 consid. 3a; Kieser, Bundesgesetz über die Alters- und Hinterlassenen-versicherung, Zurigo 1996, pag. 192; Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed., 2009, pag. 100).

 

I termini di perenzione non possono essere né interrotti né sospesi e devono essere applicati d'ufficio (DTF 111 V 135 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1997, N. 36-37, pag. 59-60 e N. 12-13, pag. 311-312).

Per giurisprudenza costante, i termini sono salvaguardati se prima del loro scadere è stata emessa una decisione formale e se la medesima è stata correttamente notificata alla persona che deve restituire le prestazioni (DTF 119 V 434; Kieser, op. cit., n. 30 ad art. 25, pag. 286).

 

Nelle recenti sentenze del 15 gennaio 2013 (9C_744/2012 consid. 6.2), del 29 gennaio 2013 (8C_918/2012) e del 19 marzo 2013 (9C_925/2012), il Tribunale federale ha ricordato che il termine annuo di perenzione comincia normalmente a decorrere nel momento in cui l'amministrazione, usando l'attenzione da essa ragionevolmente esigibile e avuto riguardo alle circostanze, avrebbe dovuto rendersi conto dei fatti giustificanti la restituzione (DTF 119 V 431 consid. 3a pag. 433; 110 V 304). Ciò si verifica quando l'amministrazione dispone di tutti gli elementi decisivi nel caso concreto dalla cui conoscenza risulti di principio e nel suo ammontare l'obbligo di restituzione di una determinata persona (DTF 111 V 14 consid. 3 pag. 17). Il termine annuo di perenzione comincia in ogni caso a decorrere non appena dagli atti emerge direttamente l'irregolarità della corresponsione delle prestazioni (consid. 5.1 non pubblicato in DTF 133 V 579, ma in SVR 2008 KV n. 4 pag. 11 [K 70/06]; cfr. pure sentenza 9C_1057/2008 del 4 maggio 2009 consid. 4.1.1). Questo Tribunale ha inoltre pure avuto modo di precisare (come ricorda la STF 8C_64/2011 del 7 novembre 2011) che a prescindere da una eventuale violazione del principio inquisitorio, il termine annuo di perenzione di cui all'art. 25 cpv. 2 LPGA non può cominciare a decorrere prima che le prestazioni siano state decise ed erogate (SVR 2010 EL Nr. 12 [9C_795/2009]). Secondo giurisprudenza, questo termine viene salvaguardato con la resa del progetto di liquidazione del caso (DTF 133 V 579 consid. 4.3.1; 119 V 431 consid. 3c; SVR 2011 IV Nr. 52 [8C_699/2010] consid. 2). Ancora, è utile osservare che secondo un principio posto dalla giurisprudenza, in presenza di un errore dell'amministrazione occorre di regola un secondo motivo - nel senso di una presa di coscienza dell'errato versamento delle prestazioni sulla base di un ulteriore indizio - per fondare il momento della conoscenza ragionevolmente esigibile dell'azione di restituzione (DTF 110 V 306 seg.). Infine, se per l'accertamento e l'esame del diritto alla restituzione è necessaria la collaborazione tra più unità amministrative incaricate dell'attuazione dell'assicurazione, la conoscenza anche di una sola di esse è sufficiente a fare decorrere i termini (DTF 112 V 180 consid. 4c; RCC 1989 pag. 558). Tuttavia, la conoscenza di un'autorità incompetente non è sufficiente in tal senso (cfr. STF 9C_276/2012 del 14 dicembre 2012 consid. 5.1 destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale).

 

Nel caso concreto, questo Tribunale evidenzia che la condizione del termine di perenzione di un anno (art. 25 cpv. 2 LPGA) per pretendere la restituzione di prestazioni indebitamente percepite è stata pienamente adempiuta. Infatti, la Cassa ha saputo soltanto il 30 agosto 2012 (doc. E) che sin dal 2001 __________ possedeva della sostanza di Fr. 200'000.-. È stato infatti l'avv. RA 1, che assiste la ricorrente nelle pratiche concernenti la nonna, che le ha trasmesso la decisione del 29 agosto 2012 (doc. F) della Divisione delle contribuzioni per il recupero di imposta per gli anni 2001-2009, emessa a seguito della mancata dichiarazione di tutta la sostanza e dei relativi redditi.

Mediante questa comunicazione spontanea, l'insorgente ha invitato la Cassa ad esaminare la situazione dell'assicurata e, se del caso, a procedere con un recupero delle prestazioni complementari versate indebitamente in passato all'assicurata.

 

Dato che la decisione formale di restituzione che ne è seguita è stata emanata il 7 settembre 2012 (doc. G), è quindi evidente che l'anno di perenzione relativa è stato rispettato.

 

                               2.7.   Va ora verificato quale termine di prescrizione si deve applicare.

Da una parte, la Cassa di compensazione ha adottato il termine più lungo di quello dell'art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA, poiché il suo credito deriverebbe da un atto punibile - la sottrazione d'imposta - per il quale il diritto fiscale penale prevede un termine di prescrizione più lungo.

D'altra parte, la ricorrente chiede che, non essendovi stata la concretizzazione di alcun reato penale - visto che si è trattato di una autodenuncia (doc. VII) e che la persona è deceduta e non può più quindi essere oggetto di una procedura penale -, si applichi la regola generale del termine di prescrizione di 5 anni di cui all'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA.

 

Riguardo ai termini di prescrizione penale più lunghi, Carigiet/ Koch (Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, Supplemento 2000, pag. 60 e op. cit., 2a ed. 2009, pag. 101) affermano, riferendosi all'art. 25 cpv. 2 LPGA e basandosi sulla DTF 113 V 256 consid. 4, che l'esistenza di un atto punibile è chiaramente data quando sussiste una corrispondente sentenza penale. Se essa non esiste, allora spetta alla Cassa di compensazione esaminare pregiudizialmente se il credito di restituzione derivi da un atto punibile penalmente. In tal caso, va ammesso un atto illecito soltanto quando esso è provato. Devono perciò essere poste le stesse esigenze in materia di prova come in un procedimento penale. Pertanto, la verosimiglianza preponderante valida nelle assicurazioni sociali non è (più) sufficiente (DTF 113 V 256 consid. 4a: "Bei selbständiger Beurteilung des Straftatbestandes durch die AHV-Behörden darf aber eine strafbare Handlung nur bejaht werden, wenn sie bewiesen ist. Dabei müssen an den Beweis die gleichen Anforderungen gestellt werden wie in einem Strafverfahren. Der im Sozialversicherungsrecht sonst übliche Beweisgrad der überwiegenden Wahrscheinlichkeit genügt nicht. Die Kassenleiter sind verpflichtet, strafbare Handlungen im Sinne von Art. 87 ff. AHVG der zuständigen kantonalen Instanz anzuzeigen (Art. 201 AHVV). Unterbleibt eine solche Anzeige, so bestehen erhebliche Zweifel am Vorliegen einer strafbaren Handlung, es sei denn, die Unterlassung der Anzeige qualifiziere sich klar als pflichtwidrig. Auf jeden Fall hat die Kasse, die sich auf die strafrechtliche Verjährungsfrist beruft, Aktenmaterial zu produzieren, welches das strafbare Verhalten hinreichend ausweist (vgl. EVGE 1957 S. 51 und 198).". In particolare, deve essere comprovato che l'obbligo di informazione è stato violato.

 

Di uguale parere Kieser, ATSG-Kommentar, 2009, pag. 364 n. 42 ad art. 25, dove al riguardo afferma:

 

"  c) Vorbehalten sind längere strafrechtliche Fristen. Dabei ist gegebenenfalls durch den Versicherungsträger vorfrageweise zu entscheiden, ob eine strafbare Handlung vorliegt (vgl. dazu *Kieser, Verwaltungsverfahren, N 519), wobei aber der entsprechenden Entscheidfindung des Versicherungsträgers klare Grenzen gesetzt sind (vgl. BGE 113 V 260). Es ist davon auszugehen, dass auch eine längere strafrechtliche Frist nicht mit der Wirkung unterbrochen werden kann, dass sie in der Folge erneut zu laufen beginnen würde (zum Ausschluss der Unterbrechung N 38; vgl. im Übrigen auch BGE 127 III 541 f.)."

 

Nella DTF 118 V 193, al considerando 4a l'Alta Corte ha ribadito questi concetti giurisprudenziali (DTF 113 V 256) e ha inoltre precisato quanto segue:

 

"  (…) Pour décider si le dommage dérive d'un acte punissable soumis par les lois pénales à une prescription de plus longue durée, le juge des assurances sociales, à l'instar du juge civil, doit appliquer, à titre incident, les règles du droit pénal (ATF 113 V 258 consid. 4a, 112 II 188 consid. II/2b). Il est cependant lié par une condamnation pénale, de même que par un prononcé libératoire constatant l'absence d'acte punissable; la décision pénale suspendant la procédure ne lie le juge civil (ou des assurances sociales) que si elle est assortie des mêmes effets qu'un jugement quant à son caractère définitif (ATF 106 II 216). Par ailleurs, un acte punissable au sens de l'art. 82 al. 2 RAVS suppose, comme dans le cas de l'art. 60 al. 2 CO, la réunion des éléments tant objectifs que subjectifs de l'infraction (ATF 113 V 259 consid. 4a, ATF 106 II 217 sv.).

 

La jurisprudence a encore précisé que, en l'absence d'un jugement pénal, et lorsque des indices permettent de supposer qu'un acte punissable a été commis, les autorités de l'AVS doivent en établir l'existence si elles entendent se prévaloir de l'art. 82 al. 2 RAVS (ATF 113 V 258 consid. 4; RCC 1991 p. 385, consid. 7a non publié aux ATF 117 V 131). (…)"

 

Anche nella recente DTF 138 V 74 (9C_131/2011, SVR 2012 EL Nr. 7) riguardante la restituzione di prestazioni di assicurazioni sociali indebitamente riscosse e l'applicazione del termine di prescrizione più lungo previsto dal diritto penale, ai considerandi 6.1 e 7 l'Alta Corte ha ribadito che le esigenze costituzionali relative alla valutazione delle prove nella procedura penale valgono pure nell'ambito della procedura giudiziaria in materia di restituzione di prestazioni di assicurazioni sociali quando si tratti di verificare, a titolo preliminare, se il diritto di chiedere la restituzione derivi da un reato per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione più lungo di quelli stabiliti dall'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA.

 

                               2.8.   Secondo l'art. 31 cpv. 1 LPC, è punito con una pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere, sempre che non sia dato un crimine o un delitto per cui il Codice penale commina una pena più grave, chiunque:

a) mediante indicazioni inesatte o incomplete o in qualsiasi altro modo, ottiene indebitamente da un Cantone o da una istituzione di utilità pubblica, per sé o per altri, una prestazione in virtù della presente legge;

b) mediante indicazioni inesatte o incomplete o in qualsiasi altro modo, ottiene illecitamente un sussidio in virtù della presente legge;

c) viola l'obbligo del segreto oppure, nell'applicazione della presente legge, abusa della sua posizione ufficiale o professionale, a danno di terzi o a suo vantaggio;

d) non ottempera all'obbligo di comunicazione che gli incombe (art. 31 cpv. 1 LPGA).

Per l'art. 31 cpv. 2 LPC, è punito con la multa fino a Fr. 5'000.-, sempre che non sia data una fattispecie descritta nel cpv. 1, chiunque:

a) violando l'obbligo che gli incombe, fornisce scientemente informazioni inesatte o rifiuta di dare informazioni,

b) si oppone ad un controllo ordinato dall'autorità competente o in qualsiasi altro modo lo impedisce.

 

Il reato dell'art. 31 cpv. 1 LPC consiste nell'ottenere il pagamento di prestazioni complementari con indicazioni ingannevoli su fatti importanti o in altri modi, sebbene le condizioni legali per una prestazione rispettivamente per il pagamento in quella misura non siano oggettivamente date. I principi generali del diritto amministrativo vanno garantiti dalla disposizione penale cosicché le prestazioni complementari siano versate soltanto alle persone che adempiono le condizioni legali (DTF 138 V 74 consid. 5.1: "Mit der Strafbestimmung soll namentlich mit Blick auf die begrenzten finanziellen Mittel der öffentlichen Haushalte, den zielgerichteten und effizienten Einsatz dieser Mittel sowie auf die allgemeinen Grundsätze des Verwaltungsrechts sichergestellt werden, dass Ergänzungsleistungen nur an Personen ausbezahlt werden, welche die gesetzlichen Voraussetzungen erfüllen und auf finanzielle Hilfe angewiesen sind. Schutzzweck der Norm sind die rechtmässige, möglichst effiziente und rechtsgleiche Durchführung des Versicherungszweiges der Ergänzungsleistungen sowie Treu und Glauben im Verkehr zwischen Behörden und Leistungen beanspruchenden Personen (BGE 131 IV 83 E. 2.1.1 S. 87 f.).").

 

L'enunciato dell'art. 31 cpv. 1 LPC si perfeziona formalmente con il primo pagamento delle prestazioni complementari. In quel momento, tutti gli elementi oggettivi e soggettivi sono realizzati.

 

L'azione penale di cui all'art. 31 cpv. 1 LPC si prescrive in 7 anni (art. 97 cpv. 1 lett. c CP), visto che la sanzione prevista da questa norma è una pena pecuniaria fino a 180 aliquote giornaliere. Pertanto, non si tratta né di un reato per il quale è comminata la pena detentiva a vita, per il quale l'azione penale si prescrive in 30 anni (art. 90 cpv. 1 lett. a CP), né di un reato per il quale è comminata una pena detentiva superiore a tre anni e quindi l'azione penale si prescrive in 15 anni (art. 90 cpv. 1 lett. b CP).

 

La prescrizione decorre dal giorno in cui l'autore ha commesso il reato (art. 98 lett. a CP).

 

L'eccezione prevista dall'art. 25 cpv. 2 seconda frase LPGA mira ad armonizzare le regole del diritto delle assicurazioni sociali e del diritto penale nell'ambito della prescrizione. Deve essere evitato che la rivendicazione secondo il diritto delle assicurazioni sociali decada, prima che inizi la prescrizione dell'azione penale, poiché sarebbe insoddisfacente se l'autore potesse certo ancora essere punito penalmente, mentre la restituzione di prestazioni sociali indebitamente ricevute non potesse però più essere richiesta (DTF 138 V 74 consid. 5.2: "Es soll vermieden werden, dass der sozialversicherungsrechtliche Anspruch verwirkt, bevor die Verfolgungsverjährung des Strafrechts eintritt; denn es erschiene unbefriedigend, wenn der Täter zwar noch bestraft werden könnte, die Rückerstattung unrechtmässig bezogener Leistungen aber nicht mehr verlangt werden dürfte. Dieser ratio legis wird entsprochen, wenn für den Beginn der längeren strafrechtlichen Verjährungsfrist auf die entsprechende strafrechtliche Regelung - hier aArt. 71 lit. a StGB - abgestellt wird vgl. BGE 126 III 382 E. 4a/bb S. 383; BGE 113 V 256 E. 4a S. 258; BGE 111 V 172 E. 4a S. 175; Urteil K 70/06 vom 30. Juli 2007 E. 6.6, nicht publ. in: BGE 133 V 579, aber in: SVR 2008 KV Nr. 4 S. 11).".

Nel citato caso giudicato il 19 dicembre 2011 dal Tribunale federale (DTF 138 V 74 consid. 5.2), la firma sul formulario per la richiesta delle PC è stata posta l'11 giugno 2003 e le decisioni di restituzione sono state emesse dalla Cassa il 23 febbraio 2009 rispettivamente il 2 luglio 2009.

Pertanto, ritenuto che non erano ancora trascorsi sette anni tra i due momenti topici, la nostra Massima istanza ha osservato che tutte le prestazioni indebitamente ricevute potrebbero essere completamente chieste in restituzione, se ci si basasse su questo più lungo termine penale di prescrizione. Contrariamente all'opinione del ricorrente, non influiva in alcun modo né il fatto che la sentenza dell'istanza precedente fosse giunta dopo la decorrenza del termine di 7 anni di prescrizione (20 dicembre 2010), né che era subentrata la prescrizione dell'azione penale. Determinante per la tutela del termine di prescrizione è infatti l'emanazione della decisione di restituzione e la sua notifica alla persona interessata dal provvedimento.

 

                               2.9.   Nella fattispecie, è indubbio, e tantomeno non è contestato dalla ricorrente vista la denuncia spontanea della nonna nella sua dichiarazione d'imposta IC/IFD 2010, che sin (almeno) dall'anno 2000 __________ non ha comunicato all'autorità fiscale, e nemmeno alla Cassa di compensazione quando ha postulato le prestazioni complementari, di possedere dei libretti di risparmio con capitali ammontanti a poco più di Fr. 200'000.-.

 

D'avviso del Tribunale che, come detto, alla stessa stregua della Cassa di compensazione è qui chiamato a stabilire con certezza - la verosimiglianza non è qui più sufficiente (DTF 138 V 74, DTF 113 V 256) - se vi sia stato un atto illecito punibile penalmente, si deve pertanto indubbiamente rimproverare all'assicurata una violazione dell'obbligo di avvisare ed informare la Cassa (STF 9C_112/2011 del 5 agosto 2011).

 

Si pone nondimeno la questione a sapere se l'assicurata avrebbe potuto essere perseguita penalmente.

 

Dalla documentazione agli atti discende ed è incontestato che gli elementi oggettivi del reato penale di cui all'art. 31 cpv. 1 LPC sono realizzati. Infatti, i dati incompleti inseriti a suo tempo nel formulario di richiesta delle prestazioni complementari riguardo alla sostanza mobile posseduta (libretti di risparmio) ed ai relativi redditi (interessi), hanno indotto la Cassa cantonale di compensazione a concedere ed a versare all'assicurata le prestazioni complementari, alle quali invece ella non aveva diritto.

 

Litigioso è invece sapere se l'assicurata abbia intenzionalmente, ossia consapevolmente e volontariamente (art. 12 cpv. 2 CP), perseguito l'ottenimento delle prestazioni complementari.

 

Secondo la ricorrente, sarebbe infatti stato il figlio dell'assicurata ad occuparsi della richiesta di prestazioni complementari, lasciando all'assicurata il compito soltanto di firmare l'apposita domanda (doc. I punto 2: "Infatti, la signora __________ non era minimamente in grado di occuparsi delle proprie pratiche amministrative, per le quali si affidava interamente al figlio. Da parte sua si limitava, durante il periodo di tempo in cui delle sue questioni amministrative si occupava il figlio __________, semplicemente a sottoscrivere tutto quanto quest'ultimo le sottoponeva.". Ed ancora al punto 3: "(…) è stato proprio per mano del signor __________ che la defunta __________ non ha mai dichiarato al fisco un proprio conto di risparmio per un importo di ca. Fr. 200'000.-, rispettivamente i relativi redditi provenienti da detto importo. Da quanto si può arguire pertanto anche la richiesta di prestazioni complementari, a suo tempo inoltrata per conto della defunta __________, è stata predisposta dal figlio __________, mentre la defunta __________ era totalmente ignara al proposito.").

 

Ad ogni buon conto, dalle affermazioni dell'insorgente, risulta che l'interessata era al corrente che una gran parte della sua sostanza non veniva (appositamente) dichiarata alle competenti autorità amministrative, tanto che "(…) era già stata lei stessa [ndr: la nipote] a convincere la defunta a fare la denuncia spontanea al fisco." (doc. I punto 8). Va poi rilevato come, pur considerando l'età avanzata e la delega al figlio delle questioni fiscali, la signora __________ – sottoscrivendo le sue dichiarazioni fiscali incomplete e facilmente rilevabili come tali – si è assunta la responsabilità anche penale di detta omissione e le conseguenze che si sono riverberate sulla PC.

 

D'avviso di questo Tribunale, va qui ammesso con sufficiente certezza che l'assicurata fosse cosciente della incompletezza delle indicazioni fornite nel formulario di richiesta di prestazioni complementari. Apponendovi comunque la propria firma, ha perlomeno accettato l'eventualità che le fossero riconosciute delle prestazioni complementari alle quali non aveva diritto (DTF 138 V 74 consid. 8.4).

Ne discende che i presupposti dell'art. 31 cpv. 1 LPC sono stati adempiuti.

 

                             2.10.   Occorre esaminare se, come ritenuto nella STCA 33.2006.7 del 17 luglio 2007, siano adempiuti in concreto i presupposti affinché sia dato un crimine o un delitto per cui il Codice penale commina una pena più grave, quale una truffa ex art. 146 CP.

 

Giusta l'art. 146 CP, si rende colpevole di truffa chiunque, per procacciare a sé o ad altri un indebito profitto, inganna con astuzia una persona affermando cose false o dissimulando cose vere, oppure ne conferma subdolamente l'errore inducendola in tal modo ad atti pregiudizievoli al patrimonio proprio o altrui.

 

Come ricordato nella STF 6B_189/2012 del 5 luglio 2012, la truffa può essere ammessa nel momento in cui il beneficiario di PC omette, nonostante il suo obbligo legale di farlo, di informare correttamente l'assicurazione sociale e quest'ultima si trova in una situazione in cui può scoprire la verità soltanto molto difficilmente.

 

"  (…)

2.

Le recourant considère ensuite que ses agissements au détriment de l'aide sociale sont constitutifs d'une contravention au sens de l'art. 73 de la loi cantonale sur l'action sociale (LASoc) et non pas d'escroquerie (art. 146 CP). En retenant ce chef de condamnation pour le motif qu'il a laissé croire aux services sociaux qu'il était en passe d'obtenir un emploi alors qu'il travaillait déjà et qu'il les a ainsi dissuadés de procéder à des vérifications, les magistrats cantonaux n'ont pas méconnu le droit fédéral, dès lors que l'escroquerie peut être admise dès le moment où le bénéficiaire omet de renseigner correctement l'assurance sociale, dans une situation où celle-ci ne peut que très difficilement déceler la réalité (ATF 127 IV 163)." (…)

 

La recente STF 6B_542/2012 del 10 gennaio 2013 riprende la citata DTF 127 IV 163, in cui il Tribunale federale aveva stabilito che il procacciamento indebito di prestazioni complementari dell'assicurazione sociale è costitutivo di truffa e non solo di violazione delle norme penali previste dalla LPC, l'inganno astuto essendo compiuto mediante "atto concludente". L'inganno astuto è adempiuto allorquando il beneficiario delle prestazioni dell'assicurazione concesse esclusivamente alle persone indigenti si limita a dar seguito alla domanda dell'autorità competente di produrre, nell'ambito del riesame della sua situazione economica, un determinato estratto conto, benché egli possieda una fortuna non trascurabile su un altro conto, mai dichiarato. Al considerando 1.2, la summenzionata sentenza 6B_542/2012 ha inoltre ricordato che informazioni incomplete di un beneficiario dell'assistenza sociale, che danno luogo ad un errato quadro complessivo della situazione rispettivamente che lo avvalorano, equivalgono ad un depistaggio attivo mediante atti concludenti (DTF 131 IV 83 consid. 2.2 in fine).

 

                             2.11.   Dovendo giudicare sulla domanda della Cassa volta alla restituzione di prestazioni versate indebitamente alla nonna della ricorrente, il TCA deve esaminare, a titolo pregiudiziale, se le circostanze corrispondenti ad un reato penale siano adempiute e, pertanto, se un termine di prescrizione più lungo che i termini relativi e assoluti previsti dall'art. 25 cpv. 2 LPGA sia applicabile in specie (STF 8C_592/2007 del 20 agosto 2008, consid. 5.3).

 

Nel giudizio 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012, la nostra Massima istanza ha ritenuto che la Cassa di compensazione non era stata negligente nell'accertare i redditi e la sostanza dell'assicurato al momento della richiesta di prestazioni complementari. Stanti le numerose domande di prestazioni complementari e l'atteggiamento dell'interessato nei confronti degli avvisi relativi all'obbligo di informazione, niente avrebbe permesso alla Cassa di scoprire la considerevole modifica della sostanza dell'assicurato - che ha ereditato oltre 6 milioni di franchi dal fratello deceduto - e che ha giocoforza comportato la richiesta di restituzione di oltre Fr. 200'000.- per prestazioni indebitamente percepite.

 

"  (…)

6.

L'argumentation de l'administration est fondée. On ne saurait effectivement lui reprocher d'avoir fait preuve de négligence puisque, selon la jurisprudence correctement citée par les premiers juges, celle-ci avait satisfait à son obligation d'établir la situation financière de l'assuré (revenus, fortune, dépenses) lors de la détermination initiale du droit aux prestations et que, par la suite, compte tenu du nombre de demandes de prestations complémentaires et du comportement de l'intimé vis-à-vis des nombreux rappels concernant l'obligation de renseigner, absolument rien ne lui permettait d'envisager la modification considérable survenue dans la situation financière de l'assuré. L'acte attaqué doit donc être annulé sur ce point. La cause doit être retournée à la juridiction cantonale pour qu'elle examine si les autres conditions d'application de l'art. 146 CP relatif à l'escroquerie sont réalisées, dans la mesure où ses brèves considérations à ce sujet ne permettent pas de le comprendre (cf. jugement cantonal, p. 8, consid. 4c, premier paragraphe), ou si d'autres infractions prévues par les art. 31 LPC ou 16 aLPC à l'instar du cas traité dans l'ATF 9C_131/2011 du 19 décembre 2011 entrent en ligne de compte et, cas échéant, pour qu'elle applique le délai de prescription plus long relatif à l'infraction pénale éventuellement retenue.".

In concreto, dall'esame degli atti risulta che poiché l'assicurata non ha dichiarato della sostanza mobile ed i redditi di questa sostanza alla Cassa di compensazione - a differenza del caso esposto nella DTF 138 V 74, in cui l'autorità fiscale era a conoscenza che l'assicurato riceveva una rendita d'invalidità dalla previdenza professionale e la sua omissione è stata compiuta (solo) nei confronti delle prestazioni complementari, ma bastava semplicemente richiamare la notifica di tassazione per scoprire l'omissione di questo reddito -, quest'ultima non poteva o poteva solo difficilmente scoprire (stante il segreto bancario) che __________ possedeva, in realtà, un patrimonio (nascosto) di oltre Fr. 200'000.- e che, quindi, il diritto alle prestazioni complementari avrebbe sin da subito dovuto esserle negato stante un'eccedenza di entrate.

In assenza di indizi concreti, dato che negli ultimi dieci anni l'assicurata non aveva mai accennato all'esistenza di tale sostanza né con la richiesta di prestazioni complementari né tanto meno ciò risultava dalle sue notifiche di tassazione e visto che questo capitale è emerso soltanto nel 2011 nell'ambito dell'autodenuncia all'autorità fiscale da parte dell'interessata medesima, per la Cassa risultava dunque impossibile venire a conoscenza della effettiva consistenza del patrimonio dell'assicurata.

In tali circostanze, va dunque ammesso che l'assicurata non solo ha ingannato l'amministrazione cantonale, ma l'ha anche fatto con astuzia violando gravemente un suo obbligo di informare.

 

Quali altri elementi costitutivi oggettivi della truffa (Corboz, Les infractions en droit suisse, vol. I, 2002, pagg. 300-310 ad art. 146 CP) va annoverato l'errore, nel senso che la vittima è stata tratta in errore, ossia si è fatta una falsa rappresentazione della realtà sulla scorta dei dati che l'interessata le ha fornito e quindi ha creduto che l'assicurata fosse indigente e necessitasse di prestazioni complementari.

 

È pure necessario che vi sia un atto pregiudizievole agli interessi pecuniari della vittima, ciò che qui è indubbiamente dato, visto che la Cassa di compensazione è stata chiamata a versare alla richiedente delle prestazioni complementari.

 

Inoltre, dissimulando la sua reale condizione economica, la nonna dell'insorgente si è procacciata un indebito profitto sotto forma di prestazioni complementari e quindi ha arrecato danno al patrimonio della Confederazione e dei Cantoni (art. 146 cpv. 1 CP), che sono chiamati a versarle le prestazioni complementari in quanto persona bisognosa che ne ha fatto richiesta.

 

Infine, va ammesso un rapporto di causalità tra i diversi elementi evocati, l'inganno astuto deve causare l'errore, l'errore deve causare l'atto pregiudizievole che a sua volta cagiona il danno (DTF 115 IV 32). Ci vuole quindi un legame tra l'inganno e il danno (DTF 120 IV 135), ossia l'inganno astuto deve motivare l'atto che danneggia il patrimonio, in concreto assolutamente presente.

 

Quali elementi soggettivi della truffa, vanno indicati l'intenzione e lo scopo dell'indebito arricchimento. L'autore deve agire allo scopo di procurarsi o di procurare a un terzo un arricchimento indebito. Il reato è commesso quando sopraggiunge il danno. Non è necessario che ci sia un arricchimento (DTF 119 IV 214).

Da quanto precede discende, dunque, che i presupposti legali e giurisprudenziali per qualificare il comportamento adottato dall'assicurata quale truffa ex art. 146 cpv. 1 CP sono, secondo il TCA, interamente dati.

In conclusione, quindi, la truffa deve essere ammessa, giacché l'interessata ha omesso di informare correttamente la Cassa di compensazione sull'esistenza di tutta la sua sostanza e l'amministrazione si è trovata in una situazione in cui non poteva scoprire la verità se non solo molto difficilmente.

 

                             2.12.   Stante quanto esposto, per la restituzione delle prestazioni percepite indebitamente dall'assicurata sarebbe certo determinante il termine di prescrizione penale più lungo (art. 25 cpv. 2 2a frase LPGA), ovvero per il reato penale della truffa il termine di prescrizione è, oggi, di 15 anni ex art. 97 cpv. 1 lett. b CP (Carigiet/Koch, Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed., 2009, pag. 102).

 

Il 20 agosto 2008 (STF 8C_592/2007) il Tribunale federale si è occupato di un assicurato che ha chiesto ed ottenuto nel 1999 e nel 2004 delle indennità giornaliere in caso di disoccupazione indicando che il suo domicilio era in Svizzera, mentre a seguito di un'inchiesta penale è emerso che l'interessato sin dal 1999 abitava in Francia, malgrado il domicilio ufficiale fosse nel nostro Paese. La Cassa di disoccupazione gli ha quindi negato ulteriori prestazioni e gli ha chiesto in restituzione quanto versato fino a quel momento.

Inoltre, essa ha sporto denuncia penale perché l'assicurato ha fornito false indicazioni per potere ottenere indebitamente delle prestazioni dall'assicurazione contro la disoccupazione, sebbene non adempisse la condizione del domicilio in Svizzera.

Prima di esaminare nel dettaglio questa circostanza, l'Alta Corte ha precisato che affinché il termine di prescrizione più lungo previsto dal diritto penale si applichi, non è necessario che l'autore del reato sia stato condannato (DTF 118 V 193 consid. 4a pag. 197, 113 V 256 consid. 4a pag. 258; cfr. anche DTF 122 III 225 consid. 4 pag. 226).

Nel caso di specie, il giudice di prima istanza non era dunque necessariamente tenuto ad attendere che un giudizio penale fosse reso nei confronti del ricorrente, anche se il giudice avrebbe potuto scegliere di sospendere la procedura nell'attesa dell'esito del procedimento penale (cfr. consid. 5.3).

 

"  (…)

5.4

5.4.1 En l'occurrence, l'application de l'art. 105 LACI entre en considération. D'après cette disposition, celui qui, par des indications fausses ou incomplètes, ou de toute autre manière, aura obtenu pour lui-même ou pour autrui des prestations de l'assurance auxquelles il n'avait pas droit sera puni de l'emprisonnement pour six mois au plus ou d'une amende de 30 000 fr. au plus (20 000 fr. au plus, selon la teneur de l'art. 105 LACI en vigueur jusqu'au 30 juin 2003; RO 1982 p. 2184, 2003 p. 1728), à moins qu'il ne s'agisse d'un crime ou d'un délit frappé d'une peine plus élevée par le code pénal.

 

L'application de l'art. 146 al. 1 CP (escroquerie) est également envisageable. Cette disposition prévoit une peine privative de liberté de cinq ans au plus ou une peine pécuniaire à l'encontre de celui qui, dans le dessein de se procurer ou de procurer à un tiers un enrichissement illégitime, aura astucieusement induit en erreur une personne par des affirmations fallacieuses ou par la dissimulation de faits vrais, ou l'aura astucieusement confortée dans son erreur et aura de la sorte déterminé la victime à des actes préjudiciables à ses intérêts pécuniaires ou à ceux d'un tiers." (…).

 

In quest'ultimo caso giudicato dal Tribunale federale, l'assicurato aveva ricevuto delle prestazioni dall'assicurazione contro la disoccupazione nel periodo dal 28 ottobre 1999 al 27 ottobre 2001 e dal 1° febbraio 2004 al 31 marzo 2006, per un totale di Fr. 127'314,80.

Per quanto concerne il primo periodo, l'Alta Corte ha rilevato che a quel momento l'attuale art. 97 cpv. 1 CP non era ancora in vigore e che la prescrizione dei reati era regolata dall'art. 70 vCP ("5.4.2 L'art. 97 al. 1 CP, dans sa teneur actuelle, à laquelle se sont référés les premiers juges, n'était pas encore en vigueur à l'époque du premier délai-cadre d'indemnisation pendant lequel des prestations litigieuses ont été versées au recourant (du 28 octobre 1999 au 27 octobre 2001). A l'époque, la prescription de l'action pénale était régie par l'art. 70 aCP (dans sa teneur en vigueur jusqu'au 1er octobre 2002; aRS p. 214; RO 1994 p. 2290, 2002 p. 2993 et 2996). Cette disposition prévoyait un délai de prescription de 20 ans si l'infraction était passible de la réclusion à vie, de dix ans si elle était passible de l'emprisonnement pour plus de trois ans ou de la réclusion, et de cinq ans si elle était passible d'une autre peine. Le délai de prescription de l'action pénale pour une infraction telle que décrite à l'art. 105 LACI était donc de cinq ans - et non de sept ans - à l'époque du premier des deux délai-cadres pendant lesquels le recourant a perçu les prestations litigieuses. Il était de 10 ans pour une infraction à l'art. 146 al. 1 CP.").

 

Riportando queste considerazioni al caso concreto, va ricordato che le prestazioni complementari che sono state indebitamente versate a __________ decorrono dal 1° gennaio 2001, quando, quindi, vigeva ancora il vecchio ordinamento penale ed i termini di prescrizione erano più corti rispetto alle nuove norme entrate in vigore il 1° ottobre 2002.

In tal caso, va dunque fatto riferimento al principio della lex mitior (art. 389 CP) applicabile in diritto penale, che comporta che i nuovi termini di prescrizione sono applicabili anche ai reati commessi prima dell'entrata in vigore della nuova legge, ma solo se sono più favorevoli all'autore del reato, ciò che è qui il caso.

 

Nella già citata STF 9C_622/2011 del 3 febbraio 2012, oggetto del contendere era la correttezza di un ordine di restituzione di prestazioni versate dal gennaio 2001 al luglio 2010 (ossia quando l'amministrazione cantonale si è accorta dell'indebito versamento), tenuto conto che era dal 1992 che l'assicurato beneficiava di PC. L'Alta Corte ha rinviato gli atti affinché fosse esaminato se erano dati i presupposti per una truffa secondo l'art. 146 CP oppure altri reati penali previsti dall'art. 31 LPC, riconoscendo (implicitamente) che il termine di prescrizione di dieci anni invocato dall'istanza inferiore nel caso della truffa fosse corretto (cfr. considd. 5 e 6).

 

Lo stesso termine di prescrizione di dieci anni è stato ammesso nella STF 9C_674/2011 del 3 agosto 2012 al considerando 4.2  in un'analoga situazione.

 

Per contro, giacché gli ordini di restituzione emessi nel 2009 concernevano le prestazioni complementari versate al ricorrente dal dicembre 2003 in poi, nella summenzionata DTF 138 V 74 il termine di prescrizione dell'azione penale applicabile all'art. 31 cpv. 1 LPC è stato fissato in sette anni (art. 70 cpv. 1 lett. c vCP valido fino al 31 dicembre 2006, rispettivamente art. 97 cpv. 1 lett. c ed art. 389 CP nella versione in vigore dal 1° gennaio 2007). Inoltre, poiché le decisioni di restituzione sono state emanate meno di sette anni dopo la sottoscrizione della domanda di prestazioni complementari (giugno 2003), tutte le prestazioni indebitamente versate potevano essere integralmente richieste sulla base del termine di prescrizione penale più lungo (cfr. considd. 5.2 e 9).

 

Stanti le argomentazioni appena esposte, ritenuto che, in specie, la Cassa di compensazione ha iniziato a versare all'assicurata le prestazioni complementari il 1° gennaio 2001 e quindi che il termine di prescrizione dell'azione penale, del reato di truffa giusta l'art. 146 cpv. 1 CP era, all'epoca dei fatti, di 10 anni a buon diritto la Cassa cantonale di compensazione, in quest'ultimo caso, potrebbe chiedere la restituzione di tutte le prestazioni complementari versate all'assicurata negli ultimi dieci anni.

 

                             2.13.   Va ancora rilevato che la Cassa cantonale di compensazione ha fondato il termine decennale della prescrizione della sua pretesa di restituzione di PC sull'art. 175 LIFD e sull'art. 258 cpv. 1 LT, considerando il reato commesso dall'assicurata di natura fiscale (la sottrazione d'imposta).

 

La questione dell'applicabilità in concreto di tale lunga prescrizione per questa contravvenzione non va approfondita in concreto.

Infatti, con la legge del 20 marzo 2008, il Parlamento federale ha approvato una modifica della LIFD, entrata in vigore il 1° gennaio 2010, per cui ha previsto l'esenzione di pena in caso di autodenuncia a fronte di una sottrazione d'imposta (art. 175 cpv. 3 e 4 LIFD). La norma impone una collaborazione attiva del contribuente per l'accertamento dei fatti ed il pagamento del dovuto.

La norma cantonale dell'art. 258 LT segue pedissequamente quella federale (su questi aspetti, Marco Bernasconi e Donatella Ferrari: Le nuove norme relative alla semplificazione del ricupero di imposta in caso di successione e all'introduzione dell'autodenuncia esente da pena, in RTiD I-2008 pag. 487 segg.).

 

Ma le due norme citate non prescindono esclusivamente dall'infliggere una multa, ma anche "dall'aprire un procedimento penale" se adempiute le condizioni.

Tale rinuncia a livello fiscale rende, d'avviso di questo Tribunale, comunque inapplicabile, nel contesto dell'art. 25 cpv. 2 LPGA, la prescrizione voluta con la LT e la LIFD per la sottrazione fiscale.

 

La ratio della prescrizione più lunga dell'art. 25 cpv. 2 LPGA, ossia quella di un parallelismo tra il diritto delle assicurazioni sociali ed il diritto penale/fiscale, non sarebbe concretizzata a fronte di una rinuncia a procedere da parte della competente autorità fiscale di persecuzione.

 

                             2.14.   In merito all'applicazione della suindicata perenzione di dieci anni in caso di truffa ex art. 146 cpv. 1 CP, il TCA evidenzia che, a differenza del caso giudicato in DTF 138 V 74, in specie l'assicurata che ha indebitamente percepito le prestazioni complementari dal 1° gennaio 2001 al 30 giugno 2011, è venuta a mancare il 2 giugno 2011 (doc. 8).

 

L'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA prescrive che sono tenuti alla restituzione il beneficiario della prestazione indebitamente concessa o i suoi eredi. Stante il decesso di __________, dal profilo delle assicurazioni sociali debitrice dell'obbligo di restituzione è quindi diventata la ricorrente, sua unica erede (doc. 8).

 

A questo proposito, con sentenza P 32/06 del 14 novembre 2006, l'allora Tribunale federale delle assicurazioni si era così pronunciato riguardo all'obbligo di restituzione da parte di un coniuge di prestazioni di cui ha beneficiato illegalmente l'altro coniuge, deceduto:

 

"  (…)

3.3 Le recourant soutient que la créance en remboursement de l'intimée - qui serait née avec la décision de restitution le 10 mai 2004, soit après le décès de la bénéficiaire - ne pourrait entrer dans la masse successorale, faute d'avoir existé à l'ouverture de la succession.

Cet argument n'apparaît pas fondé au regard de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances, selon laquelle la dette de la personne tenue à restitution passe aux héritiers - sauf répudiation de la succession - au décès de cette dernière (ATF 105 V 82 consid. 3, 96 V 73 consid. 1), même lorsque l'administration n'a pas fait valoir la créance en restitution du vivant de la personne tenue à restitution (ATF 129 V 70 consid. 3 et l'arrêt cité). En effet, les droits et les obligations pécuniaires du de cujus qui ressortissent au droit public sont transmis aux héritiers avec le reste de son patrimoine; par conséquent, la dette en restitution du défunt devient une dette personnelle des héritiers. L'obligation de restitution du de cujus passe aux héritiers (à condition qu'ils acceptent la succession) même lorsqu'elle n'a pas encore fait l'objet d'une décision; il suffit pour cela que la dette découle d'un rapport de droit que l'assuré a créé de son vivant. En vertu du principe de l'universalité de la succession, les héritiers peuvent, même dans ce cas, être recherchés personnellement (RCC 1959 p. 402 consid. 2, 1970 p. 578 consid. 1).

 

Dès lors que la créance en restitution porte sur des prestations versées (en trop) à la bénéficiaire pour la période allant d'août 2001 à décembre 2003 et relève d'un rapport de droit créé du vivant de celle-ci, l'obligation de restitution a passé au recourant, même si la décision y relative n'a été prise qu'après le décès de son épouse." (…)  (la sottolineatura è della redattrice)

 

Anche la summenzionata DTF 138 V 74, al considerando 6.1, a proposito della necessità, per la Cassa di compensazione rispettivamente per il giudice delle assicurazioni sociali, in ambito di restituzione di prestazioni versate indebitamente, di fondarsi su una sentenza penale o, in suo assenza, di dovere esaminare pregiudizialmente se la restituzione si fonda su un atto punibile e quindi l'autore sarebbe condannato penalmente, ricorda che determinante è l'esistenza di un atto oggettivamente punibile penalmente, che la persona tenuta alla restituzione abbia commesso l'atto punibile penalmente e che essa stessa adempia ai presupposti soggettivi di punibilità ("Erforderlich ist, dass eine objektiv strafbare Handlung vorliegt und dass die auf Rückerstattung belangte Person die strafbare Handlung begangen hat und die subjektiven Strafbarkeitsvoraussetzungen erfüllt (vgl. BGE 118 V 193 E. 4a S. 197 f.; 113 V 256 E. 4a S. 258 f.; Urteil K 70/06 vom 30. Juli 2007 E. 6.2 und 6.4, nicht publ. in: BGE 133 V 579, aber in: SVR 2008 KV Nr. 4 S. 11)").

 

La morte della persona perseguita o perseguibile penalmente estingue l'azione pubblica tendente alla sanzione del comportamento.

 

L'esistenza o la realizzazione di una causa di estinzione dell'azione pubblica, come per ogni azione intentata in giustizia, costituisce un ostacolo che impedisce in modo permanente e definitivo di intentare delle azioni e di adire l'autorità competente o, se l'autorità penale è già stata sollecitata, che impone di terminare l'azione pubblica (Piquerez, op. cit., pag. 592. N. 2719).

 

La concretizzazione di questo principio ha portato il legislatore a stabilire che il pubblico ministero emana un decreto di non luogo a procedere, se vi sono degli impedimenti a procedere (art. 310 cpv. 1 lett. b CPP) rispettivamente dispone l'abbandono totale o parziale del procedimento, se non possono definitivamente essere adempiuti presupposti processuali o sono intervenuti impedimenti a procedere (art. 319 cpv. 1 lett. d CPP). Questi motivi comprendono, ad esempio, il mancato rispetto dei termini di querela, la prescrizione, il decesso dell'imputato, l'incapacità processuale durevole (Bernasconi/Galliani/Marcellini/Meli/ Mini/Noseda, Codice svizzero di procedura penale, Commentario, 2010, pag. 612 N. 8 ad art. 319 cpv. 1 lett. d CPP, Niggli/Heer/Wiprächtiger, Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2011, N. 15 ad art. 319).

 

In particolare, dunque, la morte della persona perseguita comporta l'estinzione dell'azione pubblica, poiché il principio della personalità delle pene vieta di perseguire penalmente gli eredi del delinquente defunto (Piquerez, op. cit., pag. 592 N. 2720). Di conseguenza, l'azione pubblica non può più essere esercitata e, se è già stata avviata, essa non può più essere continuata (Piquerez, Précis de procédure pénale suisse, 1994, pag. 328 N. 1698; Hauser/Schweri/Hartmann, op. cit., pag. 423 N. 7).

Fondandosi su questo principio, la Corte europea ha condannato la Svizzera in due occasioni per avere inflitto una sanzione penale agli eredi per una frode fiscale commessa dal de cujus (A.P., M.P. e T.P. contro Svizzera e E.L., R.L. e J.O.-L. contro Svizzera del 29 agosto 1997, n. 45, Rec. 1997-V, pag. 1477 e 1509). In questi giudizi, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha affermato che esiste una regola fondamentale del diritto penale, secondo cui la responsabilità penale non sopravvive all'autore del reato penale.

 

Nel medesimo senso la sentenza 6B_459/2008 del 20 maggio 2009.

 

Ancora recentemente il Tribunale federale ha confermato questa conclusione, affermando che "il decesso dell'opponente comporta lo stralcio della causa, non essendo più dati gli estremi per procedere penalmente nei suoi confronti" (STF 1B_701/2012 del 30 aprile 2013).

 

Infine, questo Tribunale rileva che, come per la LPC e la LPGA, in ambito di responsabilità civile secondo la legge federale sulla circolazione stradale, l'art. 83 cpv. 1 2a frase LCStr prevede che se l'azione di risarcimento o di riparazione derivante da infortuni cagionati da veicoli a motore, velocipedi o mezzi simili a veicoli deriva da un reato per il quale la legislazione penale stabilisce una prescrizione più lunga, questa è applicabile anche all'azione civile.

 

Pertanto, questa norma va interpretata conformemente alla giurisprudenza sviluppata in relazione all'art. 60 cpv. 2 CO, il cui tenore è identico. La regola dell'estensione della prescrizione ha per scopo di armonizzare la prescrizione del diritto civile con quella del diritto penale. Affinché l'art. 60 cpv. 2 CO sia applicabile, il comportamento all'origine del danno deve adempiere gli elementi costitutivi oggettivi e soggettivi di un atto punibile secondo il diritto cantonale o federale. Il giudice civile applicherà le regole del diritto penale; egli è tuttavia vincolato da una condanna penale, da una sentenza liberatoria che constata l'assenza di un atto punibile o da una decisione di sospensione della procedura penale assortita degli stessi effetti di un giudizio quanto al suo carattere definitivo. L'applicazione della prescrizione penale più lunga suppone anche che il reato sia in relazione di causalità naturale ed adeguata con il danno che dà luogo all'azione civile (DTF 136 III 502 al considerando 6.1).

 

Inoltre, sempre a proposito della prescrizione penale più lunga in ambito di LCStr, la sentenza 4D_80/2007 del 9 aprile 2008 si è così espressa:

 

"  (…)

2.2.1 La prescription des actions en dommages-intérêts et en réparation du tort moral qui découlent d'accidents causés par des véhicules automobiles ou des cycles est réglée par l'art. 83 al. 1 LCR (RS 741.01). En vertu de cette disposition, lesdites actions se prescrivent par deux ans à partir du jour où le lésé a eu connaissance du dommage et de la personne qui en est responsable, mais en tout cas par dix ans dès le jour de l'accident; toutefois, si les dommages-intérêts dérivent d'un acte punissable soumis par les lois pénales à une prescription de plus longue durée, cette prescription de plus longue durée s'applique à l'action civile. L'art. 83 al. 1, 2e phrase, LCR doit être interprété conformément à la jurisprudence développée en relation avec l'art. 60 al. 2 CO, dont la teneur est identique (cf. ATF 131 III 430 consid. 1.2). La prescription de plus longue durée du droit pénal s'applique aussi à l'action directe du lésé, prévue par l'art. 65 al. 1 LCR, contre l'assureur en responsabilité civile (ATF 125 III 339 consid. 3b; 112 II 79 consid. 3; cf. ATF 122 III 225 consid. 5).

 

2.2.2 Pour que la prescription de plus longue durée du droit pénal soit applicable, il faut que l'acte comme tel soit objectivement punissable et qu'il puisse être attribué au défendeur (ATF 112 II 172 consid. II/2b p. 188; 106 II 213 consid. 4a). Le juge civil appliquera, à titre incident, les règles du droit pénal; il est toutefois lié par une condamnation pénale, par un prononcé libératoire constatant l'absence d'acte punissable ou par une décision de suspension de la procédure pénale assortie des mêmes effets qu'un jugement quant à son caractère définitif (ATF 122 III 225 consid. 4; 118 V 195 consid. 4a; 111 II 429 consid. I/2d p. 440; 106 II 213 consid. 3). L'application de la prescription pénale plus longue suppose aussi que l'infraction visée soit en relation de causalité naturelle et adéquate avec le préjudice donnant lieu à l'action civile (ATF 127 III 538 consid. 4b; 122 III 5 consid. 2c et les références citées). Il faut de plus que le bien juridique lésé entre dans le cercle des biens protégés par la norme pénale considérée (ATF 122 III 5 consid. 2c; 71 II 147 consid. 7b; Brehm, Berner Kommentar, Band VI/1/3/1, 1998, n. 67 ad art. 60 CO et les références citées)." (…) (l'evidenziatura è della redattrice)

 

                             2.15.   Riportando le summenzionate considerazioni al caso di specie, __________ è la sola ed unica responsabile dal profilo penale del reato che le ha permesso di ottenere, a torto, delle prestazioni complementari dal 2001 al 2011.

Tuttavia, l'autrice delle infrazioni di cui all'art. 146 cpv. 1 CP, è deceduta. Di conseguenza, l'azione penale nei suoi confronti, neppure aperta, non è possibile ed è estinta.

 

L'insorgente, da parte sua, non ha commesso alcun reato.

In virtù delle argomentazioni esposte, d'avviso del Tribunale, non è pertanto possibile estendere all'erede i termini della perenzione penale che sarebbe stata applicata all'assicurata.

 

Come visto, infatti, il termine più lungo della prescrizione penale può unicamente essere adottato nei confronti dell'autore dell'atto punibile, dunque non anche esteso alla nipote per il solo fatto che essa ha ereditato, alla morte dell'assicurata, i crediti ed i debiti della defunta parente (art. 560 cpv. 2 CC; citata STFA P 32/06 consid. 3.3).

 

In conclusione, la prescrizione penale più lunga derivante dall'art. 146 cpv. 1 CP in relazione con l'art. 25 cpv. 2 2a frase LPGA, non può essere estesa anche all'insorgente, siccome non è possibile attribuirle un atto oggettivamente e soggettivamente punibile penalmente che è stato commesso da terzi e per il fatto che una decisione formale nei confronti dell'assicurata tesa alla restituzione delle rendite PC versate non è stata emanata prima della morte della stessa.

 

In queste circostanze, va ritenuto il termine di perenzione generale di cinque anni di cui all'art. 25 cpv. 2 prima frase LPGA.

Non va dimenticato che il debito della defunta di restituire le prestazioni indebitamente percepite diventa un debito personale degli eredi e, di conseguenza, l'obbligo di restituzione del de cujus passa agli eredi (citata STFA P 32/06 consid. 3.3) in virtù dell'art. 2 cpv. 1 lett. a OPGA.

Per contro, l'estensione del termine di prescrizione se v'è un reato per il quale la legislazione penale stabilisce una prescrizione più lunga, non può dunque entrare in linea di conto.

 

 

 

Ne discende, dunque, che il termine assoluto di perenzione del credito della Cassa di compensazione è fissato in cinque anni e va calcolato conformemente alle regole ordinarie dell'art. 25 cpv. 2 LPGA. L'obbligo di restituzione delle prestazioni può essere fatto valere retroattivamente di cinque anni dal settembre 2012, ossia da quando la Cassa di compensazione, venuta a conoscenza dei fatti giustificanti la restituzione, ha emesso la decisione formale di restituzione delle prestazioni indebitamente ricevute dall'assicurata (DTF 138 V 74 consid. 5.2), e non dal giugno 2011 come ritenuto nella decisione impugnata.

Ciò porta ad ammettere la perenzione di una parte delle pretese dell'amministrazione (citata STF 8C_592/2007 consid. 5.4.4).

 

                             2.16.   Da quanto precede risulta dunque che la decisione impugnata deve essere annullata ed il ricorso va integralmente accolto, con rinvio degli atti alla Cassa di compensazione per l'emanazione di una nuova decisione di restituzione di prestazioni indebitamente ricevute conformandosi a quanto esposto.

 

Visto l'esito del ricorso e siccome è patrocinata da un legale (art. 61 lett. g LPGA), alla ricorrente sono attribuite ripetibili.

 

Di conseguenza, si prescinde pure dal sentire l'insorgente e di indire quindi una pubblica udienza come richiesto (doc. I), siccome superflua ai fini della soluzione della controversia.

 

 

 

 

Per questi motivi

 

dichiara e pronuncia

 

                                   1.   Il ricorso è accolto.

 

                                         § La decisione impugnata è annullata e gli atti vanno rinviati alla Cassa cantonale di compensazione, affinché emani una nuova decisione che tenga conto delle considerazioni esposte.

 

                                   2.   Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa di compensazione verserà alla ricorrente l'importo di Fr. 2'000.- a titolo di ripetibili (IVA inclusa).

 

                                   3.   Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

 

 

 

Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il presidente                                                           Il segretario

 

Daniele Cattaneo                                                  Fabio Zocchetti