|
Raccomandata |
|
|
|
|
|
|
Incarto n.
DC/sc |
Lugano
|
In nome |
|
||
|
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni |
|||||
|
|
|||||
|
|
|||||
|
composto dei giudici: |
Daniele Cattaneo, presidente, Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici |
|
segretario: |
Fabio Zocchetti |
|
statuendo sul ricorso del 21 dicembre 2004 di
|
|
RI 1
|
|
|
|
contro |
|
|
|
la decisione su opposizione del 2 dicembre 2004 emanata da |
|
|
Cassa CO 1
in materia di assicurazione contro la disoccupazione |
ritenuto, in fatto
1.1. Il 29 ottobre 2004 la Cassa CO 1 (in seguito: la Cassa) ha respinto la richiesta di indennità per insolvenza inoltrata da RI 1 a seguito del fallimento della ditta __________, argomentando:
" (...)
Il lavoratore, nella procedura di fallimento o di pignoramento, deve prendere ogni provvedimento necessario alla tutela dei suoi diritti rispetto al datore di lavoro, fintanto che la Cassa gli comunichi di averlo surrogato nella procedura.
Secondo la Prassi l'assicurato è obbligato a diminuire il danno prima e dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro. Ciò significa che la persona assicurata deve dare, entro un lasso di tempo adeguato, segnali inequivocabili che permettano alla Cassa di riconoscere oggettivamente la sua ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora pagati.
Di conseguenza il diritto all'indennità per insolvenza decade se il lavoratore non fa valere in tempo utile i propri crediti salariali, o rinuncia a qualsiasi procedimento allo scopo di realizzare i crediti salariali che non è più sicuro di incassare.
Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il 31.05.2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27.08.2004, la domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.
Dal mese di maggio 2003, alla notifica di credito del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali. Le 3 lettere di rivendicazione, l'ultima della quale datata 1° dicembre 2003, non costituiscono una prova dell'impegno nel recuperare il salario." (Doc. A3)
1.2. Il 24 novembre 2004 l'assicurato ed alcuni suoi colleghi di lavoro hanno fatto inoltrare una tempestiva opposizione contro la decisione della Cassa. Il patrocinatore dei lavoratori si è così espresso:
" La presente opposizione viene effettuata in forma collettiva in quanto le persone sopra indicate fanno tutte parte della nostra organizzazione sindacale e sin dal momento della chiusura della ditta, __________, hanno concordato e negoziato unicamente la strategia per cercare di farsi versare i salari mancanti dalla ditta.
In primo luogo va rilevato che unitamente ai casi menzionati il nostro sindacato si è pure occupato del caso della signora __________, collega dei quattro sopraccitati, per la quale è stata regolarmente versata l'indennità per insolvenza.
Al momento della chiusura della ditta i 5 dipendenti si sono rivolti al sindacato per far valere i propri diritti. Quale sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare le mancanze salariali ai nostri iscritti. Ed in parte infatti ci siamo riusciti facendo versare Fr. 3000.-- ai nostri associati (vedi nostra lettera del 4 settembre 2003.). La situazione finanziaria della ditta __________ era già allora apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta aveva infatti terminato la sua attività a causa della chiusura del suo unico cliente il quotidiano __________.
Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese cercato, con pressioni telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto. Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non ha però fatto fronte ai suoi impegni. Il 5 ottobre 2003 abbiamo intimato un termine perentorio per i colleghi __________ e __________ (allegato). RI 1 e __________ cercarono allora di convincere il proprio datore di lavoro ancora con pressioni di tipo personale (lettere e telefonate). Ma tali interventi non servirono a nulla. A questo punto il 20 ottobre ci eravamo già rivolti al vostro ufficio per anticipare l'indennità di insolvenza per __________ e __________, i colleghi più in difficoltà, in quanto era palese che ci sarebbe stato il fallimento della ditta (allegato).
Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto che la __________ non avrebbe pagato, nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di fare in prima battuta la causa per la collega __________, che vantava il credito maggiore (più di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre istanze con l'importo più esiguo in seconda battuta, con la speranza che la __________ si spaventasse e pagasse il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi inviato alla Pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita __________. Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________, abbiamo anticipato l'idea di fare le istanze per gli altri attori sopra indicati nei giorni successivi.
__________, premettendo che comunque la decisione spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare inutile burocrazia; era infatti chiaro che la __________ sarebbe fallita e altre istanze avrebbero costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile.
Comunque visto la reticenza del vostro ufficio nel riconoscere il diritto alle indennità di insolvenza, nelle scorse settimane i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di esecuzione e fallimenti (allegato).
Alla luce di tutto ciò ci sembra palese l'impegno messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in campo per cercare di fare versare il dovuto. È pure evidente la buona fede del sindacato nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze in questa vertenza.
Per i motivi sopra indicati vi chiediamo perciò di rivedere le vostre decisioni." (Doc. A2)
1.3. Il 2 dicembre 2004 la Cassa ha respinto l'opposizione, sottolineando in particolare:
" (...)
Nel suo caso il rapporto di lavoro è terminato il 31 maggio 2003, il fallimento della ditta è stato decretato il 27 agosto 2004, la domanda è stata presentata alla nostra Cassa il 14 settembre 2004.
Dal mese maggio 2003, alla notifica di credito del 10 settembre 2004, non può comprovare di aver fatto il necessario a tutela dei suoi interessi salariali.
Le uniche lettere di rivendicazione sono state da lei inviate in data 15.08.2003, 07.10.2003, 01.12.2003, non raccomandate, all'attenzione del signor __________, il quale non era neppure legittimato a rappresentare la società poiché non aveva il diritto di firma.
Dal 1° dicembre 2003 alla notifica del 10 settembre 2004 non vi sono giustificativi che ci permettano di verificare il suo impegno per salvaguardare i suoi diritti salariali, pertanto confermiamo che la domanda d'insolvenza dev'essere respinta." (Doc. A1)
1.4. Contro la decisione su opposizione l'assicurato ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA nel quale il suo patrocinatore si è così espresso:
" (...)
Al momento della chiusura della ditta __________ il nostro associato citato a margine, unitamente a 5 suoi colleghi, si era rivolto al sindacato per far valere i propri diritti salariali. Quale sindacato ci siamo subito attivati per cercare di far versare le mancanze salariali per i nostri iscritti. Ed in parte, infatti, ci siamo riusciti facendo versare Fr. 3000.- ai nostri associati (vedi nostra lettera del 4 settembre 2003 allegato 2). La situazione finanziaria della ditta __________ era già allora apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità. La ditta aveva, infatti, terminato la sua attività a causa della chiusura del suo unico cliente il quotidiano __________.
Nell'estate del 2003 abbiamo a più riprese cercato, con interventi telefoniche, di far versare ai dipendenti il dovuto. Molte promesse sono state fatte dal signor __________ della __________ che non ha però fatto fronte ai suoi impegni. A più riprese sia telefonicamente che in forma scritta ( allegato 3) il nostro patrocinato ha pure continuato a fare pressione per ottenere il dovuto. Purtroppo tutti gli i interventi non servirono a nulla. Presso l'ufficio esecuzione e fallimenti i debiti della Ditta __________ si andavano accumulando copiosamente.
Sempre in questa fase ci si è tutti resi conto che la __________ non avrebbe pagato nulla a nessuno, abbiamo perciò deciso di intraprendere la via legale. L'analisi fatta da parte del sindacato è stata di fare in prima battuta la causa per la collega __________ (la quale ha ricevuto regolarmente le indennità di insolvenza), che vantava il credito maggiore (più di 16'000 franchi). L'idea era di procedere con le altre istanze, con l'importo più esiguo, in seconda battuta, con la speranza che la __________ sentendosi sotto pressione cedesse pagando il dovuto. Il 19 novembre abbiamo quindi inviato alla pretura di __________ una istanza mercede e salari per la nostra assistita __________. Durante l'udienza con il segretario assessore, signor __________, abbiamo comunicato la nostra intenzione di inoltrare le istanze per gli altri attori sopra indicati nei giorni successivi. __________, premettendo che comunque la decisione spettava a noi, ci aveva comunque esortati ad evitare inutile burocrazia; era infatti chiaro che __________ sarebbe fallita e altre istanze avrebbero costituito uno spreco di tempo e burocrazia inutile. Contattato da noi nelle settimane scorse Il segretario Assessore signor __________ ci ha confermato i fatti.
Visto la reticenza della Cassa disoccupazione nel riconoscere il diritto alle indennità d'insolvenza, nelle scorse settimane tutti i dipendenti hanno insinuato il credito al competente Ufficio di esecuzione e fallimenti (allegato 4).
Conclusioni
Alla luce di tutto ciò, ci sembra palese l'impegno messo sia a livello di rappresentante legale che individuale messo in campo per cercare di fare versare il dovuto dalla Ditta __________. E' pure evidente la buona fede del sindacato nell'aver rinunciato a inoltrare ulteriori istanze in questa vertenza, che avrebbero avuto come unico effetto un aumento del carico burocratico della pretura senza cambiare minimamente lo stato delle cose nella procedura di fallimento della ditta __________.
Per i motivi sopra indicati chiediamo piaccia giudicare:
- il ricorso è accolto
- al signor RI 1 saranno riconosciute le indennità di insolvenza
- protestate spese e ripetibili." (Doc. I)
1.5. Nella sua risposta del 10 gennaio 2005 la Cassa propone di respingere il ricorso e osserva:
" (...)
Dagli atti si evince quanto segue:
1. con istanza del 10.09.2004, pervenuta alla Cassa il 14.09.2004, il signor RI 1 rivendicava un'indennità per insolvenza pari a fr. 10'500.-- composta da fr. 4'200.-- per lo stipendio del mese di giugno 2003 (termine di disdetta), fr. 2'100.-- quale quota parte della tredicesima del 2003 e fr. 4'200.-- per vacanze non godute;
2. in data 10 settembre 2004 il signor RI 1 notificava il proprio credito tramite l'Ufficio Esecuzione e Fallimenti di __________ a seguito del fallimento della __________ decretato il __________;
3. dalla cessazione del rapporto di lavoro al decreto di fallimento il signor RI 1 ha inviato al signor __________ tre lettere, non raccomandate, in data 15 agosto 2003, 7 ottobre 2003 e 1 ° dicembre 2003. Solo la lettera del 7.10.2003 quantifica i salari arretrati rivendicati;
4. dopo il 1° dicembre 2003 non vi è nessun documento comprovante un segnale inequivocabile dal quale oggettivamente riconoscere la ferma intenzione di rivendicare i salari non ancora pagati.
La Cassa non ritiene di poter riconoscere l'indennità per insolvenza in mancanza di questi documenti.
Si osserva che anche le lettere inviate al signor __________, persona non legittimata a rappresentare il datore di lavoro, non avendo il diritto di firma, non possono assurgere a provvedimento a tutela dei diritti del ricorrente nei confronti del datore di lavoro.
Dalla fine del rapporto di lavoro (30 giugno 2003) al decreto di fallimento del 27 agosto 2004 il signor RI 1 non ha quindi prodotto nulla a tutela dei suoi diritti discendenti dal contratto di lavoro. (...)" (Doc. IV)
1.6. Il 21 aprile 2005 il rappresentante dell'assicurato ha trasmesso (Doc. VI) la lettera di disdetta (Doc. B1) e la notifica di credito (Doc. B2). Questi documenti sono stati trasmessi alla Cassa per conoscenza (Doc. VII).
in diritto
2.1. Secondo l'art. 51 cpv. 1 LADI:
" 1I lavoratori soggetti all'obbligo di contribuzione, al servizio di datori di lavoro che sottostanno in Svizzera ad una procedura d'esecuzione forzata o che occupano in Svizzera lavoratori, hanno diritto all'indennità per insolvenza, se:
a. il loro datore di lavoro è stato dichiarato in fallimento e se a quel momento vantano crediti salariali oppure
b, il fallimento non viene dichiarato soltanto perchè in seguito a manifesto indebitamento del datore di lavoro nessun creditore è disposto ad anticipare le spese o
c. hanno presentato, contro il loro datore di lavoro, una domanda di pignoramento per crediti salariali."
L'art. 55 cpv. 2 LADI stabilisce invece che:
" Il lavoratore deve restituire l'indennità per insolvenza, se il credito salariale è respinto nella procedura di fallimento o di pignoramento, non è coperto per sua colpa intenzionale o sua grave negligenza oppure è successivamente soddisfatto dal datore di lavoro."
2.2. In una sentenza pubblicata in DLA 2002 pag. 190 seg. il TFA ha sottolineato che l'obbligo di riduzione del danno a carico del lavoratore, menzionato all'articolo 55 capoverso 1 LADI, esiste già prima dello scioglimento del rapporto di lavoro quando il datore di lavoro non versa - o non versa interamente - il salario e il lavoratore deve aspettarsi di subire una perdita. L'obbligo di riduzione del danno non è tuttavia lo stesso prima o dopo lo scioglimento del rapporto di lavoro: ciò dipende di volta in volta dal singolo caso. Non si esige necessariamente che l'assicurato avvii senza indugio un'esecuzione contro, l suo datore di lavoro o che presenti un'azione contro quest'ultimo. Occorre invece che il lavoratore mostri in modo non equivoco e riconoscibile per il datore di lavoro il carattere serio del suo credito salariale.
Contravviene al proprio obbligo di ridurre il danno, e non ha pertanto diritto all'indennità per insolvenza, l'assicurato che rinuncia a qualsiasi pratica utile per riscuotere il suo salario, poiché accetta di differire per un lungo periodo l'incasso del proprio credito in attesa di giorni migliori, senza una vera e propria garanzia che il datore di lavoro sia in grado di adempiere, in futuro, i suoi obblighi finanziari.
In particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
" D'après la jurisprudence antérieure, lorsque l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie intervient après la fin des rapports de travail, le droit à l'indemnité présuppose que l'employeur ait déjà été insolvable au moment de la dissolution des rapports de travail et que l'ouverture de la faillite ou la demande de saisie ait été différée pour des motifs sur lesquels l'assuré n'avait aucune prise (ATF 114 V 59 consid. 3d). Par la suite, le Tribunal fédéral des assurances a jugé qu'il existait également un droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité lorsque l'insolvabilité de l'employeur ne survient qu'après la dissolution des rapports de travail (arrêt B. du 18 février 2000 [C 362/98], dont un compte-rendu est publié dans la RSAS 2001 p. 92). L'obligation de diminuer le dommage qu'exprime l'art. 55 al. 1 LACI exige toutefois du travailleur qui n'a pas reçu son salaire, en raison de difficultés économiques rencontrées par l'employeur, qu'il entreprenne à l'encontre de ce dernier toute démarche utile en vue de récupérer sa créance, sous peine de perdre son droit à l'indemnité en cas d'insolvabilité. Il s'agit d'éviter que l'assuré ne reste inactif en attendant le prononcé de la faillite de son ex-employeur (ATF 114 V 60 consid. 4; DTA 1999 no 24 p. 143 consid. 1c).
En principe, l'obligation de diminuer le dommage à la charge du travailleur existe également avant la dissolution du rapport de travail, quand l'employeur ne verse pas - ou pas entièrement - le salaire et que le salarié peut s'attendre à subir une perte. Ce n'est pas le but de l'indemnité en cas d'insolvabilité de couvrir des créances de salaire auxquelles l'assuré a renoncé sans raison justifiée. L'obligation de diminuer te dommage qui incombe à l'assuré avant la résiliation des rapports de travail n'est toutefois pas soumise aux mêmes exigences que la même obligation qui lui incombe après la résiliation des rapports de travail. L'étendue des démarches qui peuvent être exigées du travailleur pour récupérer tout ou partie de son salaire avant la fin des rapports de travail dépend de l'ensemble des circonstances du cas concret. On n'exige pas nécessairement de l'assuré qu'il introduise sans délai une poursuite contre son employeur ou qui[ ouvre action contre ce dernier. Il faut en tout cas que te salarié montre de manière non équivoque et reconnaissable pour l'employeur le caractère sérieux de sa prétention de salaire (arrêt N. du 15 octobre 2001 [C 194/01]).
Une absence de liquidités de l'employeur de longue durée peut justifier une demande de sûretés par le travailleur (art. 337a CO), si ce dernier peut craindre légitimement que son salaire ne lui soit pas versé conformément au contrat, cela à la différence d'un retard exceptionnel et de peu d'importance qui ne saurait compromettre la confiance du travailleur dans le respect par t'employeur de ses obligations (Gabriel Aubert, l'employeur insolvable, in: Journée 1992 du droit du travail et de la sécurité sociale, p. 110). Lorsqu'il apparaît, selon les circonstances, que l'employeur ne pourra ou ne voudra pas s'acquitter, sans un retard excessif, de ses obligations, il est normal que le salarié soit mis en mesure d'exiger des súretés et de résilier son contrat avec effet immédiat si ces dernières ne lui sont pas fournies (Aubert, loc. cit., p. 110). Du point de vue de l'assurance-chômage, il importe d'éviter que le personnel d'un employeur insolvable renonce à réclamer les arriérés de salaire pendant de nombreux mois, en tablant sur le fait que l'assurance-chômage garantisse la couverture de ses arriérés si l'employeur tombe en faillite (cf. le message du Conseil fédéral concernant le programme de stabilisation 1998 du 28 septembre 1998, FF 1999 32)."
In quel caso il TFA, trattandosi di un assicurato che aveva lavorato dal 1° agosto 1998 fino al momento del fallimento della ditta (giugno 1999), ha stabilito che non era stato soddisfatto l'obbligo di ridurre il danno, argomentando:
" (...)
b) Il est établi en l'occurrence que la créance de salaire de l'intimé était déjà compromise au début des rapports de travail, en août 1998. A ce moment-là, la société était à court de liquidités puisqu'elle n'a même pas été en mesure de verser le premier salaire mensuel. Au dire de l'intimé, il aurait reçu en tout et pour tout, à fin 1998, un versement de 5000 fr. à titre d'acompte. On peut d'ailleurs s'interroger sur la réalité de ce versement dès lors que l'intimé ne l'a pas porté en déduction de sa production de salaire dans la faillite. Quoi qu'il en soit, l'intimé était parfaitement au courant du fait que l'employeur n'était pas à même de le rémunérer. En fait, comme il l'a déclaré en procédure cantonale, s'il a accepté de travailler sans rémunération, c'est notamment parce que la qualité du projet qu'il était chargé de réaliser était «exceptionnelle». Sur la base de ces déclarations et compte tenu de la durée pendant laquelle l'intimé n'a pas été rémunéré, on est fondé à considérer que le versement d'un salaire, en réalité, était subordonné à la réalisation et au succès du projet que la société était chargée de développer, situation dont l'intimé s'est accommodé. On a d'autant plus de raison de le penser que l'intéressé, à la différence d'autres salariés de la société, n'a été déclaré durant la période en cause ni à l'AVS ni à l'institution de prévoyance de son employeur.
Les télécopies auxquelles
les premiers juges font allusion ne permettent pas d'admettre que l'intimé ait
reçu des assurances de son employeur au sujet de son salaire, ou qu'il ait eu
des raisons de croire que sa créance serait réglée à brève échéance. Ces
documents n'établissent pas non plus l'existence de démarches utiles de la
part de l'assuré en vue de recouvrer son salaire. Ces pièces - non datées -
adressées à l'administrateur de la société - montrent qu'à un moment donné,
l'intimé a réclamé une partie des salaires arriérés pour parer aux échéances
les plus pressantes. Compte tenu de la demeure prolongée - et à l'évidence
excessive - de l'employeur, l'intimé devait prendre des mesures contraignantes
et non pas seulement se contenter de réclamations orales ou écrites qui
n'offraient aucune garantie. A cet égard, on ne trouve au dossier aucun indice
qui aille dans le sens d'une mise en demeure sérieuse ou d'une quelconque
pression exercée par l'intimé sur l'employeur pour obtenir le versement de son
salaire.
Quant aux témoignages recueillis en procédure cantonale, ils n'apportent pas non plus d'éléments propres à établir l'existence de telles démarches, bien au contraire. Ainsi, selon le procès-verbal d'audition d'un technicien en informatique (ex-employé de la société), l'intimé a accepté de travailler sans recevoir de salaire parce que l'administrateur affirmait qu il allait recevoir «des millions de dollars», ce qui tend à confirmer que l'intéressé avait accepté de différer l'encaissement de sa créance à des jours meilleurs, sans véritable garantie que l'employeur fût en mesure de remplir un jour ses obligations."
In una sentenza del 2 aprile 2003 nella causa M. (C 297/02) il TFA ha considerato violato l'obbligo di ridurre il danno nel caso di un assicurato, attivo presso una ditta dal 1° gennaio al 31 marzo 2002, che malgrado non ricevesse il salario del 1° giugno 2001 ha atteso fino il 22 aprile 2002 per fare valere le proprie pretese salariali.
" (...)
2.
Nach der Rechtsprechung (vgl. Erw. 1 hievor) hat der Versicherte, welcher Insolvenzentschädigung beansprucht, auf Grund der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht je nach den gesamten Umständen im Einzelfall bereits vor, jedenfalls aber nach der Auflösung des Arbeitsverhältnisses alle zumutbaren Massnahmen zur Realisierung des Lohnanspruchs vorzunehmen. Die Vorinstanz erwägt zutreffend, dass der Beschwerdeführer dadurch, dass er nach Ausbleiben der Lohnzahlungen ab Juni 2001 mit der konkreten Geltendmachung seiner Lohnforderungen bis am 22. April 2002 zuwartete, seine Schadenminderungspflicht verletzt hat. Obwohl er angesichts der Lohnrückstände die finanziellen Schwierigkeiten seiner Arbeitgeberin schon im Sommer 2001 nicht mehr ignorieren konnte und er spätestens seit Ende des Jahres 2001 davon ausgehen musste, dass seine Lohnansprüche in hohem Mass gefährdet waren, unternahm er erst im April 2002 - und nachdem ihn die Arbeitslosenkasse hiezu aufgefordert hatte - konkrete Massnahmen zur Realisierung seiner Lohnforderungen. Bis zu jenem Zeitpunkt gab er sich mit blossen Schuldanerkennungen der Arbeitgeberin zufrieden und handelte auch dann nicht, als die S.________ AG im Januar 2002 um Nachlassstundung ersuchte (welches Begehren in der Folge allerdings zurückgezogen wurde) und ihm das Arbeitsverhältnis auf den 31. März 2002 gekündigt wurde.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vorgebracht wird, vermag zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der Beschwerdeführer zunächst annahm, die S.________ AG befinde sich in einem vorübergehenden Liquiditätsengpass, mag zutreffen. Ebenso ist nachvollziehbar, dass er im Hinblick auf einen von seiner Arbeitgeberin am 14. Juni bzw. 15. August 2001 abgeschlossenen Vergleich, wonach ihr ein Betrag von Fr. 300'000.- als Entschädigung für die Nichterfüllung von Kreditverträgen vom 31. März 2001 zustand, vorerst von der Geltendmachung seiner Lohnforderungen absah. Der Versicherte hatte jedoch unbestrittenermassen Kenntnis davon, dass sich die Zahlung der vertraglich vereinbarten Summe in der Folge verzögerte und auch eine am 10. Oktober 2001 zwischen der S.________ AG und ihrem Schuldner getroffene Vereinbarung, gemäss welcher sich die Zahlungsfrist bis spätestens 15. Oktober 2001 verlängerte, nicht eingehalten wurde. Er hätte somit allen Grund gehabt, Massnahmen zur Durchsetzung seiner Lohnforderungen in die Wege zu leiten, zumal er vor diesem Hintergrund nicht mehr davon ausgehen durfte, die ausstehenden Löhne innert nützlicher Frist ausbezahlt zu erhalten. Vielmehr musste er ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen. Dabei sind die Gründe, die zum Rückzug des Begehrens um Nachlassstundung und dazu geführt haben, dass der Konkurs über die S.________ AG schliesslich erst am 12. Juli 2002 eröffnet wurde, unerheblich. Entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde kann daraus nicht abgeleitet werden, dass die Konkursbehörde von der Liquidität der Gesellschaft ausging. Aber selbst wenn etwas anderes anzunehmen gewesen wäre, hätte dies den Beschwerdeführer nicht davon entbunden, Massnahmen (schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreibung, Lohnklage) zur Realisierung der Lohnforderung zu ergreifen. Wie das kantonale Gericht zu Recht erwägt, vermag schliesslich auch das Interesse am Erhalt des Arbeitsplatzes, wie es in der Regel alle Arbeitnehmenden haben, für sich allein einen Verzicht auf Vorkehren zur Realisierung gefährdeter Lohnansprüche nicht zu rechtfertigen. Im vorliegenden Fall kann diesem Umstand schon deshalb keine wesentliche Bedeutung beigemessen werden, weil bald nach Stellenantritt feststand, dass die S.________ AG in ernst zu nehmenden finanziellen Schwierigkeiten steckte. Es muss daher bei der Feststellung bleiben, dass die Arbeitslosenkasse den Anspruch auf Insolvenzentschädigung zu Recht verneint hat."
Il TFA è arrivato nella medesima conclusione in un'altra sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S. (C 323/02), rilevando:
" (...)
2.1 Streitig ist der Anspruch auf Insolvenzentschädigung für Lohnforderungen aus der Zeit von August bis September 1999 (zuzüglich Anteil 13. Monatslohn).
Trotz Kündigung des Arbeitsverhältnisses per 30. September 1999 hat der Beschwerdeführer die Arbeitgeberin erstmals am 27. April 2000, und damit mehr als ein halbes Jahr nach Fälligkeit der Lohnansprüche schriftlich gemahnt und es in der Folge unterlassen, rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnforderung zu unternehmen. Erst nach Bewilligung der definitiven Nachlassstundung durch das Bezirksgericht C.________ am 15. März 2002 und der Aufforderung zur Forderungseingabe im kantonalen Amtsblatt vom 13. Mai 2002 hat er gegenüber dem Sachwalter eine entsprechende Lohnforderung erhoben. Er ist damit der ihm obliegenden Schadenminderungspflicht nicht hinreichend nachgekommen, obschon er Kenntnis von den finanziellen Schwierigkeiten der Arbeitgeberin hatte und ernsthaft mit einem Lohnverlust rechnen musste.
Verwaltung und Vorinstanz haben den Anspruch unter diesen Umständen zu Recht verneint.
2.2 Die Vorbringen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vermögen zu keinem anderen Ergebnis zu führen. Dass der Beschwerdeführer zu Beginn der Lohnausstände nicht untätig gewesen ist und seinen Angaben zufolge die Zahlung von drei Monatslöhnen (offenbar für die Monate Mai bis Juli 1999) erwirkt hat, vermag ihn bezüglich der zur Diskussion stehenden Lohnforderungen für die Zeit ab August 1999 nicht zu exkulpieren. Ein Verzicht auf entsprechende Massnahmen lässt sich umso weniger rechtfertigen, als der Beschwerdeführer das Arbeitsverhältnis auf Ende August bzw. September 1999 gekündigt hatte und an die Schadenminderungspflicht für die Zeit nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses höhere Anforderungen zu stellen sind (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c). Nicht gehört werden kann daher auch das Argument des Beschwerdeführers, er habe aus sozialem Verhalten und in der Hoffnung auf weitere laufende Projekte auf eine Durchsetzung der Lohnansprüche verzichtet. Wie er selbst ausführt, war ihm bekannt, dass ein Weiterbestand der Arbeitgeberfirma von einem einzigen, vom Auftraggeber nicht angenommenen Projekt abhing und die Aussichten für eine Übernahme des Projektes durch einen anderen Interessenten ungünstig waren. Wenn er dennoch auf eine Geltendmachung der Lohnforderung verzichtet hat, so kann er das Risiko eines Lohnverlustes nicht nachträglich auf die Arbeitslosenversicherung überwälzen. Denn es kann nicht Zweck der Insolvenzentschädigung sein, Lohnansprüche zu ersetzen, auf deren Geltendmachung der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin ohne hinreichenden Grund verzichtet hat (ARV 2002 Nr. 30 S. 192 Erw. 1b; Urteil T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, Erw. 2b). Daraus, dass seinen Angaben zufolge einem anderen Arbeitnehmer der gleichen Gesellschaft Insolvenzentschädigungen ausbezahlt worden sind, vermag der Beschwerdeführer nichts für sich abzuleiten. Nicht gefolgt werden kann ihm schliesslich auch, soweit er beantragt, die Arbeitslosenkasse habe nach Art. 55 Abs. 1 AVIG in das Verfahren einzutreten.
Ein Forderungsübergang im Sinne dieser Bestimmung kann nur erfolgen, wenn ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung besteht, was hier nicht zutrifft. (...)"
In una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S. (C 133/02) l'Alta Corte si è occupata del caso di un assicurato che aveva sciolto il contratto di lavoro con effetto immediato dopo avere messo in mora il datore di lavoro di versargli il salario. Il fallimento del datore di lavoro è poi stato dichiarato a seguito dell'iniziativa di un collega di lavoro.
In quel caso l'Alta Corte ha ritenuto che l'assicurato aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno ed ha rilevato:
" (...)
Im Rahmen dieses Erfordernisses ist praxisgemäss Art. 55 Abs. 1 AVIG zu beachten, nach dessen erstem Satz - als Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht - der Arbeitnehmer im Konkurs- oder Pfändungsverfahren alles unternehmen muss, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren. Ein Anspruch auf Insolvenzentschädigung entfällt daher, wenn der Arbeitnehmer oder die Arbeitnehmerin vor (ARV 2002 Nr. 30 S. 190) oder nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses die Lohnansprüche nicht innert nützlicher Frist geltend macht (BGE 114 V 60 Erw. 4). In dem in ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff. veröffentlichten Urteil C. vom 25. Juni 1998 (C 183/97) hat das Eidgenössische Versicherungsgericht festgestellt, dass ein Versicherter, dessen Arbeitsverhältnis lange vor dem Konkurs des Arbeitgebers beendigt worden ist und der mehr als ein Jahr nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses zuwartet, um ausstehende Löhne geltend zu machen, den Anspruch auf Insolvenzentschädigung verliert. In dem in ARV 2002 Nr. 8 S. 62 ff. publizierten Urteil C. vom 4. September 2001 (C 91/01) erachtete es ein Zuwarten von drei Monaten nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses bereits als Verletzung der Schadenminderungspflicht.
3.
3.1 Der Beschwerdeführer war für die D.________ GmbH als Kraftfahrer im Fernverkehr tätig und hatte nach seiner Darstellung bis Ende März 2000 den Lohn erhalten. Den von diesem Zeitpunkt an ausstehenden Lohn samt Spesen liess er durch seinen Rechtsvertreter mit Schreiben vom 20. Dezember 2000 geltend machen und der Arbeitgeberin eine Zahlungs- und Sicherstellungsfrist bis 8. Januar 2001 ansetzen, ansonsten das Arbeitsverhältnis auf diesen Zeitpunkt hin fristlos gekündigt werde. Am 9. Januar 2001 bestätigte sein Rechtsvertreter die fristlose Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001. Die Ansprüche aus dem Arbeitsvertrag bezifferte er gegenüber der Arbeitgeberin mit Schreiben vom 23. Januar 2001 auf Fr. 34 700.- Lohn und Fr. 11 766.10 Spesen und ersuchte um Überweisung bis spätestens 31. Januar 2001.
Am 22. Februar und am 19. März 2001 hatte er mit der Arbeitgeberin in der Angelegenheit telefonischen Kontakt, wobei es u.a. um die Höhe der Ratenzahlungen ging. Am 31. August 2001 reichte er schliesslich für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren über die ausstehende Forderung ein.
3.2 Zuvor hatte der Rechtsvertreter des Beschwerdeführers bereits am 14. Dezember 2000 für einen Arbeitskollegen des Beschwerdeführers gestützt auf ein Urteil des Gewerblichen Schiedsgerichts Basel-Stadt vom 13. November 2000 die Betreibung gegen die Arbeitgeberin eingeleitet und am 8. Februar 2001 die Fortsetzung der Betreibung verlangt. Am 30. März 2001 setzte das Zivilgericht Basel-Stadt auf den 26. April 2001 die Verhandlung über die Konkurseröffnung an. Am 26. April 2001 bezahlte die Arbeitgeberin dem andern Arbeitnehmer einen Betrag von Fr. 8000.- an die insgesamt ausstehende Forderung und verpflichtete sich, den Rest von Fr. 6448.55 bis zum 10. Mai 2001 zu begleichen. Gestützt darauf zog der Arbeitskollege das Konkursbegehren einstweilen zurück. Nachdem die Arbeitgeberin den vereinbarten Zahlungstermin und zwei zusätzliche Fristen nicht eingehalten hatte, stellte der gemeinsame Rechtsvertreter am 15. Juni 2001 für den Arbeitskollegen wiederum das Konkursbegehren. Dieses Konkursbegehren konnte der Schuldnerin weder auf postalischem Wege noch durch die Polizei zugestellt werden, sodass mit Ediktalzitation vom 5. Oktober 2001 auf den 18. Oktober 2001 zur Verhandlung betreffend Konkurseröffnung vorgeladen werden musste. An diesem Tag wurde in der Folge durch das Zivilgericht Basel-Stadt über die Arbeitgeberin der Konkurs eröffnet.
3.3 Bei dieser Sachlage ist davon auszugehen, dass der Beschwerdeführer seiner Schadenminderungspflicht während des Arbeitsverhältnisses nachgekommen ist (vgl. ARV 2002 Nr. 30 S. 190), indem er seinen Lohn samt Spesen sowie gestützt auf Art. 337a OR deren Bezahlung und Sicherstellung verlangt hatte.
Nach der fristlosen Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 8. Januar 2001 machte sein Rechtsvertreter am 23. Januar 2001 schriftlich die Forderungen aus dem Arbeitsverhältnis geltend. Ferner hatte dieser am 22. Februar und am 19. März 2001 telefonisch mit der Arbeitgeberin Kontakt. Schliesslich stellte er am 31. August 2001 für den Beschwerdeführer das Betreibungsbegehren. Diese Vorgehensweise kann entgegen der Auffassung der Arbeitslosenkasse und der Vorinstanz nicht als zu langes Zuwarten und damit als Verletzung der Pflicht zur Geltendmachung der Lohnansprüche innert nützlicher Frist betrachtet werden. Zwar wurde in ARV 2002 Nr. 8 S. 62, auf welchen die Beschwerdegegnerin in der Vernehmlassung hinweist, eine Pflichtverletzung bejaht bei einem Versicherten, der drei Monate nach Beendigung des Arbeitsverhältnisses seine Lohnforderungen immer noch nicht gestellt hatte und auf die Konkurseröffnung warten wollte. Im vorliegenden Fall verhält sich die Situation indessen anders. Der Beschwerdeführer liess zum Einen durch seinen Rechtsvertreter unmittelbar nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses seine Forderung schriftlich sowie telefonisch geltend machen und mit einer gewissen Verzögerung die Betreibung einleiten. Zum Andern versuchte sein Rechtsvertreter für einen seiner Arbeitskollegen bei derselben Arbeitgeberin Lohnansprüche gerichtlich sowie betreibungsrechtlich durchzusetzen und stellte für diese am 27. März und am 15. Juni 2001 jeweils das Konkursbegehren. Ferner wusste sein Rechtsvertreter im Anschluss an das zweite Konkursbegehren, dass der Arbeitgeberin die Betreibungshandlungen nicht mehr zugestellt werden konnten. Unter diesen Umständen bedeutet es keine Verletzung der Schadenminderungspflicht, wenn ein Rechtsvertreter, der zwei Arbeitnehmer der gleichen Firma vertritt, die gerichtlichen und betreibungsrechtlichen Handlungen nur für einen Arbeitnehmer bis zur Stellung des Konkursbegehrens durchführt. Die Sache geht daher an die Arbeitslosenkasse zurück, damit diese nach Prüfung der übrigen Anspruchsvoraussetzungen in betraglicher Hinsicht über die Insolvenzentschädigung neu verfüge. (...)"
In una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa K. (C 121/03) l'Alta Corte ha stabilito che un assicurato attivo fino al 9 settem-bre 2002 presso una ditta dichiarata in fallimento l'11 novembre 2002, non aveva rispettato l'obbligo di ridurre il danno rilevando:
" (...)
2.1 In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde hält der Beschwerdeführer zu Recht nicht am sinngemäss erhobenen Einwand fest, der Einspracheentscheid beruhe insofern auf einer unzutreffenden Auslegung und Anwendung des Gesetzes, als er von einer Schadenminderungspflicht nach Art. 55 AVIG auch ausserhalb des Konkurs- oder Pfändungsverfahrens ausgehe. Zwar bezieht sich die in Abs. 1 der Bestimmung statuierte Pflicht des Versicherten, alles zu unternehmen, um seine Ansprüche gegenüber dem Arbeitgeber zu wahren, dem Wortlaut nach auf das Konkurs- und Pfändungsverfahren. Die Norm bildet jedoch Ausdruck der allgemeinen Schadenminderungspflicht, welche auch dann Platz greift, wenn das Arbeitsverhältnis vor der Konkurseröffnung aufgelöst wird (BGE 114 V 60 Erw. 4; ARV 1999 Nr. 24 S. 140 ff.), und der versicherten Person in reduziertem Umfang schon vor der Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegt, wenn der Arbeitgeber der Lohnzahlungspflicht nicht oder nur teilweise nachkommt und mit einem Lohnverlust zu rechnen ist (ARV 2002 Nr. 30 S. 190; Urteile T. vom 4. Juli 2002, C 39/02, und N. vom 15. Oktober 2001, C 194/01).
2.2 Der Beschwerdeführer hat die Lohnforderung für die Zeit ab 1. Juni 2002 seinen Angaben zufolge wiederholt mündlich geltend gemacht. Dass er sich zunächst mit der ebenfalls mündlichen Zusicherung des Arbeitgebers begnügt hat, die Lohnzahlungen würden sobald als möglich erfolgen, mag insbesondere im Hinblick darauf, dass sich die Parteien per 1. Juni 2002 auf eine neue Lohnregelung geeinigt hatten (Monats- statt Stundenlohn), als verständlich erscheinen. Zu einem Verzicht auf konkrete Massnahmen zur Realisierung der Lohnansprüche bestand aber spätestens nach der offenbar in gegenseitigem Einvernehmen erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses per 9. September 2002 kein Anlass mehr. Der Versicherte hat auch nach diesem Zeitpunkt keine rechtlichen Schritte (schriftliche Mahnung, Betreibung) zur Einforderung der ausstehenden Löhne unternommen, obschon er ab Juni 2002 keinen Lohn mehr erhalten hatte und ihm auf Grund der Angaben des Arbeitgebers bekannt war, dass der Betrieb sich in finanziellen Schwierigkeiten befand. Erst nachdem am 11. November 2002 über die Firma der Konkurs eröffnet worden war, beauftragte er die Orion Rechtsschutz-Versicherungsgesellschaft (nachfolgend: Orion) mit der Wahrung seiner Interessen. Nach Vornahme näherer Abklärungen hat diese am 16. Januar 2003 beim Konkursamt eine Forderung in der Höhe von Fr. 15'790.- eingereicht. Indem der Beschwerdeführer auch nach der am 9. September 2002 erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses während längerer Zeit keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung der Lohnansprüche in die Wege geleitet und damit bis nach der Konkurseröffnung zugewartet hat, ist er der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht nachgekommen.
3.
Was in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde vorgebracht wird, vermag zu keinem andern Ergebnis zu führen. Wohl mag es zutreffen, dass der Versicherte sich wiederholt beim Arbeitgeber bezüglich der Lohnzahlungen erkundigt und seine Lohnansprüche auch geltend gemacht hat. Es handelte sich jedoch ausschliesslich um telefonische Interventionen und nicht um rechtliche Schritte zur Realisierung der Lohnausstände, wie sie dem Leistungsansprecher auf Grund der Schadenminderungspflicht für die Zeit nach erfolgter Auflösung des Arbeitsverhältnisses obliegen. Es mag sodann als verständlich erscheinen, dass der Beschwerdeführer eine Rechtsschutzversicherung mit der Wahrung seiner Interessen beauftragt hat. Er kann jedoch nicht nachweisen, dass er dies vor der am 11. November 2002 erfolgten Konkurseröffnung über den Arbeitgeber getan hat. Es liegt diesbezüglich lediglich ein Schreiben der Orion vom 12. Dezember 2002 vor, mit welchem diese vom ehemaligen Arbeitgeber nähere Angaben zum Arbeitsverhältnis und zu den Lohnverhältnissen verlangt hat. Selbst wenn dem Beschwerdeführer anlässlich der Kontaktnahme mit der Rechtsschutzversicherung die Konkurseröffnung noch nicht bekannt gewesen sein sollte, ist ihm vorzuhalten, dass er ohne ersichtlichen Grund mit Massnahmen zur Realisierung der Lohnausstände zugewartet hat, obschon er mit einem Lohnverlust rechnen musste. Der Lohnausstand hat zwar nur etwas mehr als drei Monate umfasst und zwischen der Auflösung des Arbeitsverhältnisses und der Konkurseröffnung liegen lediglich rund zwei Monate. Nach den gesamten Umständen ist die verfügte Leistungsverweigerung jedoch nicht als unverhältnismässig zu qualifizieren. Schliesslich kann entgegen den Ausführungen in der Verwaltungsgerichtsbeschwerde nicht angenommen werden, dass der Schaden (Lohnverlust) auch bei pflichtgemässem Handeln nicht zu vermeiden gewesen wäre. Denn es ist nicht auszuschliessen, dass bei sofortiger Androhung oder Einleitung betreibungsrechtlicher Massnahmen noch eine Zahlung erfolgt wäre. Demzufolge besteht kein Grund, die Rechtmässigkeit der Leistungsverweigerung mangels einer Kausalität des pflichtwidrigen Verhaltens des Beschwerdeführers zu verneinen.(...)"
In una sentenza del 2 settembre 2003 nella causa S. (C 145/03) il TFA ha ritenuto che un assicurato non aveva violato gravemente l'obbligo di ridurre il danno. In proposito la nostra Massima Istanza ha in particolare rilevato:
" (...)
2.2 Nach den Angaben im Antrag auf Insolvenzentschädigung war der Beschwerdeführer ohne schriftlichen Arbeitsvertrag zu einem Monatslohn von Fr. 2'000.- angestellt. Das Arbeitsverhältnis dauerte vom 20. August bis 18. September 2001 und wurde vom Arbeitgeber noch während der Probezeit aufgelöst. Letzter Arbeitstag war der 10. September 2001. Als eine Lohnzahlung unterblieb, setzte sich gemäss Darstellung des Beschwerdeführers seine Freundin im Oktober 2001 telefonisch mit dem Arbeitgeber in Verbindung, welcher ihr mitgeteilt habe, die Zahlung werde im Laufe des Monats Oktober, spätestens aber im November 2001 erfolgen. Dabei sei ihr erklärt worden, dass noch eine Rechnung über einen vom Arbeitnehmer verursachten Schaden abgewartet werde. Nach weiteren telefonischen Interventionen habe sich die Freundin im November an die CAP AG gewandt, welche mit Schreiben vom 30. Januar 2002 vom Arbeitgeber nähere Angaben zum Sachverhalt verlangt habe. Auf die Antwort des Arbeitgebers vom 22. Februar 2002 forderte sie am 7. März 2002 bis Ende des Monats eine Lohnabrechnung und die Überweisung des Guthabens unter der Androhung einer Klageeinreichung bei unbenutztem Ablauf der Frist. Am 11. April 2002 beauftragte sie Rechtsanwalt Andreas Frei mit der Wahrung der Interessen des Versicherten. Nachdem der Arbeitgeber auf einen Vergleichsvorschlag vom 25. April 2002 auf Zahlung von Fr. 1'000.- nicht eingetreten war, reichte der Rechtsvertreter am 21. Mai 2002 beim Friedensrichteramt Klage auf Lohnzahlung im Betrag von Fr. 1'500.- ein. Auf die am 11. Juni 2002 erfolgte Konkurseröffnung über den Arbeitgeber hin gab er eine entsprechende Forderung in den Konkurs ein und beantragte bei der Arbeitslosenkasse die Ausrichtung von Insolvenzentschädigung.
2.3 Der Beschwerdeführer hat nach Auflösung des Arbeitsverhältnisses zunächst keine konkreten Massnahmen zur Durchsetzung des Lohnanspruchs unternommen. Die wiederholten mündlichen Interventionen seiner Freundin genügen unter dem Gesichtspunkt der arbeitslosenversicherungsrechtlichen Schadenminderungspflicht nicht. Auch die von ihm geltend gemachte Hinhaltetaktik des Arbeitgebers vermag ihn nicht zu exkulpieren, bestand nach der noch während der Probezeit erfolgten Auflösung des Arbeitsverhältnisses doch kein Grund, mit konkreten Schritten zuzuwarten. Sein Pflichtversäumnis kann indessen nicht als schwer qualifiziert werden. Der Lohnausstand umfasste lediglich knapp einen Monat und es bestanden für den Beschwerdeführer glaubhaftermassen keine Anhaltspunkte für finanzielle Schwierigkeiten des Arbeitgebers. Im Hinblick darauf, dass er über keinen schriftlichen Arbeitsvertrag verfügte und der Arbeitgeber eine Gegenforderung (Art. 321e OR) geltend machte, ist verständlich, dass er vor weiteren Vorkehren eine Rechtsschutzversicherung beigezogen hat, was zu einer Verzögerung in der Geltendmachung des Lohnanspruchs führte. An die Rechtsschutzversicherung ist er bereits am 2. November 2001 und damit weniger als zwei Monate nach Fälligkeit des Lohnanspruchs und Auflösung des Arbeitsverhältnisses gelangt.
Rechtsschutzversicherung und Rechtsanwalt haben ebenfalls innert vertretbarer Fristen gehandelt. Dem Beschwerdeführer kann auch nicht zum Vorwurf gemacht werden, dass er unter den gegebenen Umständen zunächst eine vergleichsweise Erledigung des Falles angestrebt hat (vgl. ARV 1999 Nr. 24 S. 143 Erw. 1c i.f.). Zudem wurde die arbeitsrechtliche Klage noch vor der Konkurseröffnung (11. Juni 2002) eingereicht. Auf Grund der gesamten Umstände wiegt die Verletzung der Schadenminderungspflicht nicht derart schwer, dass sie mit einer Leistungsverweigerung zu sanktionieren wäre.(...)"
2.3. Nella presente fattispecie RI 1, ha lavorato per la __________ dal 1° settembre 2002 (cfr. doc. 9) fino al 30 maggio 2003 quando è stato licenziato con effetto immediato (cfr. Doc. B1).
Al momento della disdetta del rapporto di lavoro l'assicurato vantava delle pretese salariali di fr. 10'500.-- (fr. 4'200.-- stipendio per il mese di giugno 2003, tredicesima pro rata temporis di fr. 2'100.--; vacanze arretrate fr. 4'200.--).
In una sentenza del 12 maggio 2005 nella causa V. (38.2004.99), relativa ad uno dei colleghi dell’assicurato, il TCA, dopo approfondita istruttoria, in particolare l’audizione dell’assicurato e del suo patrocinatore ( il quale rappresenta davanti al TCA tutti gli ex dipendenti della ditta), ha confermato la decisione su opposizione con la quale la Cassa negato il diritto ad indennità per insolvenza, sulla base delle seguenti argomentazioni:
" L'istruttoria della causa, ed in particolare l'udienza del 18 aprile 2005 (cfr. consid. 1.8.), ha permesso di stabilire che durante l'estate 2003 l'assicurato unitamente ai suoi colleghi ha sollecitato il datore di lavoro a versargli gli arretrati e si è rivolto al RA 1.
Il patrocinatore dell'assicurato il 4 settembre 2003 ha poi inviato alla ditta uno scritto del seguente tenore per i dipendenti __________ e __________:
" Egregi Signori,
i nostri patrocinati citati a margine ci hanno informato che nel mese di luglio hanno ricevuto un acconto.
Dopo nostra sollecitazione avete infatti versato ai nostri assistiti
fr. 3000.-- a testa.
- 1'595.-- differenze mese di dicembre,
- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,
- 585.-- differenza salariale mese di giugno 2003,
________
3'980.-- totale;
mentre il signor __________:
- 1'800.-- 13° mensilità pro-rata temporis,
- 900.-- differenza salariale mese di giugno,
________
2'700.-- totale
Vi concediamo un termine di 10 giorni per versare il dovuto dopo di che ci vedremo costretti a intraprendere la via legale per ottenere quanto richiesto.
Non escludiamo inoltre di rendere pubblica la vicenda." (Doc. 16)
Il 15 ottobre 2003 il patrocinatore dell'assicurato ha scritto al datore di lavoro una lettera del seguente tenore per i dipendenti __________ e __________:
" Egregio Signor __________,
malgrado le sue rassicurazioni, non ha ancora provveduto a versare il dovuto ai nostri assistiti. Vi concediamo un termine di 5 giorni per versare quanto spetta loro, in caso contrario adiremo le vie legali.
Ci permettiamo ricordarvi che oltre a questi colleghi ve ne sono altri che attendono la liquidazione da parte sua!" (Doc. A6)
Malgrado il datore di lavoro non abbia versato quanto dovutogli entro il termine assegnato l'assicurato ha rinunciato sia a fare emettere un precetto esecutivo sia ad inoltrare in Pretura un'azione per mercede e salario. Egli sperava infatti che il direttore della ditta gli avrebbe procurato entro un breve termine un nuovo impiego. Inoltre durante l'estate il datore di lavoro aveva pagato a tutti i dipendenti fr. 3'000.-- (cfr. consid. 1.7). __________ ha fatto valere i suoi crediti soltanto il 25 novembre 2004 (cfr. Doc. B2), dopo che la ditta era fallita il 27 agosto 2004 e dopo che erano trascorsi più di 17 mesi dalla conclusione del rapporto di lavoro.
Egli ha così manifestamente violato il proprio obbligo di ridurre il danno ai sensi dell'art. 55 cpv. 1 LADI. La giurisprudenza esige infatti che metta in atto tutte le misure possibili per rivendicare il salario (cfr. STFA del 2 aprile 2003 nella causa M., C 297/02: "Schriftliche Mahnung, Zahlungsbefehl, Betreiburg (recte: Betreibung), Lohnklage") il più presto possibile (cfr. STFA del 17 aprile 2003 nella causa S., C 323/02).
Questa soluzione si giustifica tanto più se si considera che, secondo l'espressione usata dal patrocinatore dell'assicurato nella sua opposizione, la situazione finanziaria della ditta __________ era "apparsa chiaramente in tutta la sua drammaticità" già al momento della chiusura della ditta (cfr. consid. 1.2). Inoltre, quando è stato inviato lo scritto del 15 ottobre 2003 erano già trascorsi i due mesi entro il quale il sig. __________ si sarebbe impegnato a procurare all'assicurato un nuovo lavoro (cfr. consid. 1.7).
Infine e soprattutto già il 1° dicembre 2003 la Cassa CO 1 aveva indicato al patrocinatore la procedura che doveva adottare per poter ottenere l'indennità per insolvenza (e cioè arrivare fino alla richiesta di fallimento, cfr. consid. 1.5 e 1.7).
Quanto alla scelta del patrocinatore dell'assicurato di inoltrare un'azione in Pretura solo per la dipendente che vantava il più ingente credito salariale, il TCA constata che se è vero che in una sentenza del 17 aprile 2003 nella causa S., C 133/02 (riprodotta in esteso al consid. 2.2.), il TFA ha ritenuto sufficiente che la causa giudiziaria fosse stata inoltrata da un collega di lavoro è altrettanto vero che, in quel caso, il rappresentante dell'assicurato aveva fatto valere le proprie pretese, facendo emettere un precetto esecutivo, ciò che non è avvenuto nella presente fattispecie.
L'udienza ha peraltro permesso di chiarire che delle modalità d'azione scelte dal patrocinatore dell'assicurato insieme con i dipendenti (in particolare di non fare emettere precetti esecutivi e di inoltrare un'azione in Pretura soltanto per __________) la Cassa di disoccupazione non è mai stata ufficialmente informata (cfr. consid. 1.7).
In simili condizioni la decisione su opposizione deve essere confermata.”
Le considerazioni appena riprodotte, alle quali integralmente si rinvia, valgono anche per RI 1.
Dagli atti risulta infatti che l'assicurato ha sollecitato al signor __________ il versamento del salario ancora dovuto mediante tre scritti del 15 agosto 2003 (cfr. Doc. A5-1: "ti prego di liquidare il tutto nel minor tempo possibile, visto che conosci la mia situazione. Se vuoi puoi contattarmi in modo da trovare un'intesa"), del 7 ottobre 2003 (cfr. Doc. A5-2: "ti rammento che sono ancora in attesa della liquidazione (...) Sicuro che capisci la mia situazione, spero che nei prossimi giorni provvederai alla liquidazione") e del 1° dicembre 2003.
In quell'ultima lettera il ricorrente si è così espresso:
" Visto il tuo comportamento disdicevole, nei miei confronti, e illegale, ti comunico che sono stufo di attendere quanto da te dovutomi.
Ora se entro la fine dell'anno, come promesso verbalmente dalla __________, non provvederai a saldarmi il dovuto, sarò costretto a procedere per vie legali.
Quanto dovutomi te l'ho scritto nella lettera precedente, quindi non aggiunto altro.
Visto che la nostra amicizia per te non conta niente, spero almeno che tu sia una persona seria e corretta, e che quindi ti assumi i tuoi obblighi e doveri, nei confronti dei tuoi impiegati e soprattutto di chi ti ha sempre aiutato." (Doc. A5-3)
Dopo quest'ultimo scritto e malgrado il fatto che l'ex datore di lavoro non gli abbia versato il salario arretrato, RI 1 non ha fatto spiccare un precetto esecutivo e non ha inoltrato in Pretura un'azione per mercede e salari.
Egli ha così violato l'obbligo di riduzione del danno ai sensi dell'art. 51 cpv. 1 LADI.
La decisione su opposizione impugnata deve pertanto essere confermata.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso é respinto.
2.- Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di diritto amministrativo al Tribunale federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
|
terzi implicati |
|
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario
Daniele Cattaneo Fabio Zocchetti