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segretario: |
Gianluca Menghetti |
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statuendo sul ricorso del 26 gennaio 2021 di
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RI 1
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contro |
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la decisione su opposizione del 10 dicembre 2020 emanata da |
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CO 1
in materia di assicurazione contro la disoccupazione |
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ritenuto, in fatto
1.1. Il 23 marzo 2020 la RI 1, impresa di gessatura, ha inoltrato un Preannuncio di lavoro ridotto al 100% per 13 dipendenti dal 16 marzo 2020, sottolineando che “siccome l’edilizia è chiusa dal 16 marzo 2020 e i maggiori fornitori di merce sono chiusi ci è impossibile lavorare sui cantieri” (cfr. doc. 1 punto 11) e precisando che il preannuncio è stato “inoltrato solo in data odierna poiché titolare e segretaria in malattia per Coronavirus, vedi certificato medico allegato” (cfr. doc. 1).
1.2. Il 14 aprile 2020 la Sezione del lavoro ha sollevato opposizione parziale e ha riconosciuto il diritto ad indennità per lavoro ridotto per il periodo dal 23 marzo al 22 settembre 2020 (cfr. doc. 2).
1.3. Contro questa decisione l’azienda ha inoltrato, il 16 aprile 2020, una tempestiva opposizione nella quale chiede il riconoscimento del diritto all’indennità per lavoro ridotto dal 16 marzo 2020 e ribadisce che:
" Il preannuncio di lavoro ridotto è stato richiesto a contare dal 16.03.2020, data di chiusura decretata e imposta dal Cantone Ticino per le misure relative al COVID-19.
Per motivi di salute sia del gerente signor __________, sia della moglie __________ non ci è stato possibile inoltrare la richiesta immediatamente. A tal proposito alleghiamo come documento di prova i due certificati medici che ne attestano l'incapacità lavorativa dovuta a malattia.
Considerato che il preannuncio per lavoro ridotto doveva essere firmato da una persona incaricata a rappresentare la nostra società, e che entrambe le persone autorizzate erano in incapacità lavorativa, il preannuncio è stato inoltrato in un secondo momento.” (Doc. 3)
1.4. Con decisione su opposizione del 10 dicembre 2020 la Sezione del lavoro ha confermato il precedente provvedimento e si è così espressa:
" (…) Per quanto concerne l'ammissione dell'effetto retroattivo di un preannuncio di lavoro ridotto si osserva quanto segue.
In data 20 marzo 2020 è entrata in vigore l'Ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione, nella quale è stabilito che "in deroga all'articolo 36 capoverso 1 LADI e all'articolo 58 capoversi 1-4 dell'ordinanza del 31 agosto 1983 sull'assicurazione contro la disoccupazione (OADI), II datore di lavoro, se intende pretendere l'indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di preannuncio prescritto." (cfr. art. 8b cpv. 1 Ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione). Tale articolo prevede quindi una deroga al rispetto del termine di preannuncio di 10, rispettivamente di tre giorni, previsto dagli artt. 36 cpv. 1 LADI e 58 cpv.1 OADI. Non è tuttavia prevista una deroga all'obbligo di preannunciare l'introduzione del lavoro ridotto all'autorità competente. In altre parole, con la summenzionata Ordinanza, è stato soppresso il termine di preannuncio ma non il preannuncio stesso. Ciò significa che il datore di lavoro rimane obbligato a preannunciare, vale a dire a notificare prima dell'inizio, il lavoro ridotto al servizio cantonale, avendo però - eccezionalmente - diritto alle indennità per lavoro ridotto dalla data di inoltro di detto preannuncio. Essendo rimasto in vigore l'obbligo di inoltrare per scritto all'autorità competente il preannuncio prima dell'inizio, del lavoro ridotto, non può essere ammesso il diritto all'indennità con effetto retroattivo (cfr. sentenza 25.06.2020 Cour de Justice Canton de Genève, ATAS/510/2020, consid. 6).
Tenuto conto di quanto sopra, non essendovi alcuna base legale per ammettere l’effetto retroattivo, a far stato per stabilire l’inizio del diritto conformemente all’Ordinanza COVID-19 precitata, è la data di inoltro del preannuncio. Come emerge dal timbro postale, la RI 1 ha inoltrato il proprio preannuncio, in data 23 marzo 2020; il diritto dell’indennità di lavoro ridotto va quindi riconosciuto a partire da tale data (art. 39 cpv. 1 LPGA) e non retroattivamente a partire dal 16 marzo 2020, come richiesto in sede di opposizione. (…)” (Doc. A pto. 2)
L’amministrazione ha inoltre sottolineato che non esistono gli estremi per una restituzione dei termini secondo l’art. 41 LPGA, rilevando:
" (…) Nel caso concreto, né nello scritto allegato al preannuncio né nell'opposizione né nei tre certificati medici allegati alla stessa viene addotto il motivo per cui sia il signor __________ che sua moglie sarebbero stati impediti dì agire. Non è infatti sufficiente indicare in maniera generica che quest'ultimi sarebbero stati incapaci al lavoro per malattia, ma si sarebbe dovuto specificare quali attività e perché i coniugi non sarebbero stati in grado di svolgere; attività tara cui avrebbe dovuto rientrare il compilare un formulario. In secondo luogo l'opponente neppure adduce alcun grave e improvviso motivo, per cui le sarebbe stato impossibile farsi rappresentare per tempo da un terzo.
Inoltre il preannuncio è stato inoltrato il 23 marzo 2020, giorno in cui entrambi i coniugi, stando ai certificali medici agli atti, sarebbero stati incapaci al lavoro; non si intravvede pertanto alcuna ragione valida per cui sarebbero stati in grado di inoltrare il preannuncio il 23, sebbene a detta loro incapaci al lavoro, ma non il 16 marzo 2020. Infine, il certificato medico concernente __________ è stato redatto a seguilo della visita del 30 marzo 2020; dal che se ne deduce che, fino a quel momento, il suo stato di salute non era grave a tal punto da richiedere una consultazione.
Alla luce di ciò l'istanza di restituzione del termine va respinta. Infatti i motivi addotti dall’opponente non sono atti ad ammettere un impedimento non colposo di agire ai sensi di quanto sopra. (…)” (Doc. A pto 3)
La Sezione del lavoro ha inoltre precisato che il lavoro ridotto è autorizzato soltanto fino al 31 agosto 2020, per i seguenti motivi:
" (…) Va infine precisato che a norma dell'art. 8c Ordinanza COVID-19 assicurazione contro la disoccupazione "in deroga all'articolo 36 capoverso 1 LADI, il preannuncio dev'essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di sei mesi". Tale articolo è tuttavia stato abrogato con effetto dal 1° settembre 2020 (cfr. modifica 12.08.2020 dell'Ordinanza COVI D-19 assicurazione contro la disoccupazione), pertanto - indipendentemente dall'inoltro di un'eventuale opposizione - le decisioni il cui periodo di diritto alle indennità in data 31.08.2020 durava da almeno 3 mesi sono state decurtate al 31 agosto 2020.
Di conseguenza alla RI 1 il periodo di lavoro ridotto autorizzato è stato automaticamente modificato dal 23 marzo 2020 al 31 agosto 2020.” (Doc. A pto. 4)
1.5. Contro questa decisione la RI 1 ha fatto inoltrare un tempestivo ricorso al TCA.
Il suo patrocinatore, che chiede il versamento dell’indennità per lavoro ridotto dal 16 marzo 2020, sottolinea innanzitutto che - all’interno dell’impresa - dal profilo amministrativo le pratiche vengono eseguite solo dalla moglie e socia __________ al domicilio coniugale di __________.
Egli ritiene che siano date le condizioni per la restituzione del termine in quanto __________ e la moglie erano inabili al lavoro a causa del COVID-19:
" (…) Entrambe le persone che avrebbero potuto agire in nome e per conto della __________, nel periodo dal 16 marzo al 23 marzo 2020 erano affette da Covid-19 e, come da disposizioni del Medico cantonale, erano tenuti a rimanere al proprio domicilio in isolamento.
L'affezione da Covid-19 è confermata per __________ in modo esplicito dal certificato medico 26 gennaio 2021 del Dr. Med __________ (doc. doc. E) e per la signora __________, dalla lettera di dimissione 27.3.2020
dell'Ospedale __________ di __________ come pure dal Dr. Med. __________ con referto 26.1.2021 (doc. E, F).
11.
L'interpretazione espressa dalla Sezione del lavoro. Ufficio giuridico, dei certificati medici allegati in corso di procedura appare priva di fondamento e così restrittiva da non potere essere supportata dal precetto della buona fede. Tale agire costituisce una palese violazione del potere di apprezzamento concesso ad un'autorità amministrativa a danno della ricorrente.
Di fronte alle chiare attestazioni mediche dei Dr. Med. __________ (per __________ - doc. G), Dr. Med. __________ e dell'__________ (per __________, doc. D, F) di inabilità al lavoro al 100% per malattia la Sezione del lavoro, Ufficio giuridico, non può discostarsi dal loro contenuto motu proprio e senza alcun elemento
che possa farla dubitare della fede facenza dei citati attestati.
A conferma di quanto asserisce la ricorrente il certificato medico qui allegato 26 gennaio 2021 del Dr. Med. __________ attesta per __________ un decorso sfavorevole della malattia iniziata il 13 marzo 2020 diagnosticata in Covid-19 e rettorragia che l'hanno indebolita notevolmente. Le fu persino prescritto un ulteriore periodo di quarantena di almeno 10 giorni e di almeno 48 ore di assenza di sintomi (doc. E, F).
Semmai la menzionata Sezione avrebbe dovuto chiedere all'istante/opponente prima di decidere, un complemento di prova, dal profilo della gravita delle affezioni patite dei coniugi __________ e sugli handicap che dovevano subire al momento.
Si aggiunga che il contagio da Covid-19 non si annuncia con gentile preavviso chiedendo "permesso", ma arriva eo ipso improvvisamente senza concedere il tempo ad una azienda con struttura amministrativa limitata come quella in oggetto di predisporre preparativi, adottare contromosse, incaricare terzi e così di seguito.
In assenza di ciò, si deve concludere, sulla base dei documenti agli atti comprovanti l'affezione importante di entrambi da Covid-19 e obbligati all'isolamento al loro domicilio, che non poteva essere da loro preteso oggettivamente e soggettivamente di allestire il formulario di annuncio citato e di inviarlo al 16 marzo 2020.
Prove: documenti
12.
Nemmeno può essere ammessa l'interpretazione della Sezione del lavoro secondo cui il fatto che __________ si sia recata dal Dr. Med. __________ il 30 marzo 2020 fosse indice che la sua malattia non fosse poi così debilitante.
Al contrario, un simile fatto indica semmai che la paziente non fosse in grado di spostarsi a seguito della gravita della malattia che la colpiva (sulla gravita dei sintomi doc. E, F), a cui aggiungere che le incombeva l'obbligo di rispettare il periodo di isolamento al proprio domicilio (di cui la Sezione del lavoro non ha in casu alcuna considerazione).
Si aggiunga che a quell'epoca le indicazioni per i pazienti sospetti Covid-19 era di non recarsi dal curante medico e di rimanere al proprio domicilio a scontare il periodo di isolamento, riservati eventualmente i contatti telefonici col curante. Di tutto ciò la Sezione del lavoro, in modo del tutto privo di ogni fondamento di buona fede, pare non avere memoria alcuna.
Prove: documenti
13.
Secondo la Sezione del lavoro argomenta che la ricorrente avrebbe dovuto fare capo a terzi per inoltrare la domanda di indennità per lavoro ridotto al 16 marzo 2020.
Nemmeno questo assunto regge ad un esame approfondito. Come noto le mansioni amministrative della Sagl erano e sono affidate alla sola signora __________, mentre il marito __________ si occupa della parte operativa sui cantieri.
Sappiamo che entrambi erano affetti da Covid-19, sofferenti di sintomi rilevanti e costretti all'isolamento a proprio domicilio (doc. D, E, F, G, H), dovendo pure accudire i loro due figli.
Ne consegue che la RI 1 non disponeva di persone di riferimento terze ed esterne a cui affidare il compito di sostituire la signora __________ nelle mansioni amministrative e nella pratica di compilazione della domanda di indennità per lavoro ridotto con tutti i dati e i giustificativi necessari.
Si aggiunga che nel periodo del 16-23 marzo 2020 le aziende erano chiuse per ordine dell'autorità e pochissime lavoravano per di più o ranghi ridotti, tutti fatti vissuti sulla propria pelle da tutti i cittadini, ma che la menzionata Sezione sembra avere dimenticato.
In simili circostanze pretendere da persone ammalate e in isolamento di trovare tempestivamente dei terzi cogniti di pratiche amministrative (fiduciario, contabile, eccetera) a cui spiegare la struttura dell'azienda, fornire i dati e i giustificativi necessari e affidare il mandato di procedere e inviare tempestivamente appare al di là di ogni ragionevole e pretendibile agire.
Anche in questo caso l'autorità amministrativa ha proceduto, deciso e motivato nel disprezzo del potere di apprezzamento di cui gode incorrendo in un palese eccesso di potere di apprezzamento a danno della ricorrente. (…)” (Doc. I)
1.6. Nella sua risposta del 9 febbraio 2021 la Sezione del lavoro propone di respingere il ricorso e osserva:
" (…)
2. Contestando quanto addotto dalla ricorrente, lo scrivente Ufficio si riconferma integralmente nelle considerazioni e conclusioni esposte nella decisione impugnata. In primo luogo rileva che, contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente (ricorso, pag. 3 punto 4), il referto 16 marzo 2020 (doc. G del ricorso) non indica che il signor __________ fosse affetto da Covid-19 e che le sue condizioni di salute fossero precarie.
Inoltre in nessuno dei certificati medici agli atti, nemmeno in quelli prodotti con il ricorso, si può leggere che entrambi i coniugi erano impossibilitati a compilare il formulario di preannuncio il 16 marzo 2020. Anzi, dalla lettera di dimissione del 27 marzo 2020 a seguito della visita in ospedale della signora __________ del medesimo giorno si desume che la stessa è "positiva al Covid dal 19.03.20”, "giunge in PS per addominalgia, nausea e diarrea comparse da 2-3 giorni e per scariche ematiche da oggi” e "viene dimessa in buone condizioni generali" (cfr. doc. F del ricorso, pagg. 1 e 2; grassetto dello scrivente). Il 16 marzo 2020, quindi, la signora non era positiva al Covid ne soffriva di addominalgia, nausea, diarrea o scariche ematiche. La prova regina che i signori __________ sarebbero stati in grado di compilare il formulario di preannuncio già il 16 marzo 2020 è però che l'hanno fatto il 23 marzo 2020, sebbene, stando ai certificati medici agli atti, __________ sarebbe stata incapace al lavoro dal 13 marzo 2020 al 12 aprile 2020 e __________ dal 13 marzo 2020 al 3 aprile 2020. Infine, inutile sarebbe stato chiedere, come lo vorrebbe la ricorrente, un complemento di prova quanto allo stato di salute dei coniugi: da un lato, in sede di ricorso la ricorrente ha prodotto nuovi certificati medici ma da essi, come visto, non si può dedurre che la coppia non fosse in grado di inoltrare il preannuncio già il 16 marzo 2020; dall'altro lato, ulteriori prove al riguardo non sarebbero comunque state atte a portare quest'autorità a un altro convincimento rispetto a quello di cui alla decisione impugnata, poiché l'istanza di restituzione del termine è da respingere anche per altri motivi.
3. Infatti, a prescindere da quanto precede, i coniugi __________ avrebbero anche potuto incaricare un terzo di compilare il formulario di preannuncio rispettivamente di consegnarlo alla posta o in una buca delle lettere. L'incarico e le poche informazioni necessarie potevano essere dati per telefono o altro mezzo di comunicazione senza contatto diretto, rispettando così la misura della quarantena. Non vi era nemmeno la necessità di incaricare una persona particolarmente cognita di pratiche amministrative né della situazione particolare della ricorrente: nel preannuncio bisognava indicare alcuni dati sull'azienda e il motivo della richiesta e allegare tre documenti. Se si fosse optato per far capo a un professionista, comunque, le aziende che avrebbero potuto assicurare un tale servizio non erano chiuse, bensì aperte nel rispetto delle norme igieniche accresciute e di distanza sociale o in regime di lavoro da casa (cfr. Risoluzione del Consiglio di Stato n. 1298 del 14 marzo 2020, punti 4 e 5). (…)” (Doc. III)
1.7. Il 10 febbraio 2021 il TCA ha assegnato alle parti un termine di 10 giorni per presentare eventuale altri mezzi di prova (cfr. doc. IV). Le parti sono rimaste silenti:
in diritto
2.1. L’art. 36 LADI (“Preannuncio del lavoro ridotto e verifica dei presupposti”) al cpv. 1 prevede che:
" Un datore di lavoro, se intende pretendere l’indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, deve avvertire per scritto il servizio cantonale, almeno dieci giorni prima dell’inizio del lavoro ridotto. Il Consiglio federale può prevedere, in casi eccezionali, termini di preannuncio più brevi. Il preannuncio dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di tre mesi.”
L’art. 58 OADI (“Termine di preannuncio”) stabilisce che:
" 1Il termine di preannuncio per lavoro ridotto è eccezionalmente di tre giorni se il datore di lavoro prova che il lavoro ridotto ha dovuto essere introdotto per circostanze improvvise e imprevedibili.
2Il lavoro ridotto può essere preannunciato immediatamente prima del suo inizio, se necessario per telefono, qualora in un’azienda le possibilità di lavoro dipendano dall’entrata giornaliera delle ordinazioni e non si possa lavorare per la costituzione di riserve. Il datore di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza indugio e per iscritto.
3Il capoverso 2 si applica anche se il datore di lavoro non ha potuto dare il preannuncio nel termine prescritto.
4Se il datore di lavoro non ha preannunciato il lavoro ridotto nel termine prescritto senza valido motivo, la perdita di lavoro è computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il termine impartito per il preannuncio.
5In caso di perdite di lavoro in seguito a perdite di clientela dovute a condizioni meteorologiche si applica l’articolo 69 capoversi 1 e 2.”
2.2. Il 20 marzo 2020 il Consiglio federale, sulla base dell’art. 185 cpv. 3 Cost. fed. (“Fondandosi direttamente sul presente articolo, può emanare ordinanze e decisioni per far fronte a gravi turbamenti, esistenti o imminenti, dell’ordine pubblico o della sicurezza interna o esterna. La validità di tali ordinanze dev’essere limitata nel tempo”; cfr. sul tema la STF 4A_180/2020 del 6 luglio 2020, consid. 4.4. pubblicata in DTF 146 III 194 seg.) ha adottato l’Ordinanza sulle misure nel settore dell’assicurazione contro la disoccupazione riguardo al coronavirus (COVID-19) che contiene una serie di misure che alleviano le condizioni per poter beneficiare dell’indennità per lavoro ridotto e prevede che:
" Art. 1
In deroga all’articolo 31 capoverso 3 lettera b della legge federale del 25 giugno 1982 sull’assicurazione contro la disoccupazione (LADI), il coniuge o il partner registrato del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ultimo ha diritto all’indennità per lavoro ridotto.
Art. 2
In deroga all’articolo 31 capoverso 3 lettera c LADI le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi o partner registrati occupati nell’azienda hanno diritto
all’indennità per lavoro ridotto.
Art. 3
In deroga agli articoli 32 capoverso 2 e 37 lettera b LADI, nessun periodo d’attesa è dedotto dalla perdita di lavoro computabile.
Art. 4
In deroga all’articolo 33 capoverso 1 lettera e LADI, una perdita di lavoro è computabile in quanto concerna persone vincolate da un rapporto di lavoro di durata determinata o da un rapporto di tirocinio o al servizio di un’organizzazione per lavoro temporaneo.
Art. 5
In deroga all’articolo 34 capoverso 2 LADI, per le seguenti persone si tiene conto di un importo forfettario di 3320 franchi come guadagno determinante per un’attività lucrativa a tempo pieno:
a. il coniuge o il partner registrato del datore di lavoro occupato nell’azienda di quest’ultimo;
b. le persone che, come soci, compartecipi finanziari o membri di un organo decisionale supremo dell’azienda, determinano o possono influenzare risolutivamente le decisioni del datore di lavoro, come anche i loro coniugi o partner registrati occupati nell’azienda.
Art. 6
Per permettere ai datori di lavoro di pagare il salario ai lavoratori il giorno di paga abituale, i datori di lavori possono richiedere il versamento dell’indennità per lavoro ridotto senza doverlo anticipare.
Art. 7
In deroga all’articolo 38 capoverso 3 lettere b e c LADI, il datore di lavoro non presenta alla cassa di disoccupazione il conteggio sull’indennità per lavoro ridotto pagata ai suoi lavoratori e la conferma secondo cui assume l’obbligo di continuare a pagare i contributi alle assicurazioni sociali.
Art. 8
Per il 2020 la partecipazione della Confederazione è aumentata di 6 miliardi di franchi.
Art. 9
1 La presente ordinanza entra retroattivamente in vigore il 17 marzo 2020.
2 Fatto salvo l’articolo 8, si applica per un periodo di sei mesi dalla data d’entrata in vigore.” (Stato 17 marzo 2020)
Attraverso una modifica del 25 marzo 2020, in vigore dal 26 marzo 2020 (cfr. RU 2020 1075), sono stati introdotti nell’Ordinanza gli art. 8b e 8c del seguente tenore:
" Art. 8b
1 In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI e all’articolo 58 capoversi 1-4 dell’ordinanza del 31 agosto 1983 sull’assicurazione contro la disoccupazione (OADI), il datore di lavoro, se intende pretendere l’indennità di lavoro ridotto per i suoi lavoratori, non è tenuto a rispettare il termine di preannuncio prescritto.
2 Il lavoro ridotto può essere preannunciato anche per telefono. Il datore di lavoro deve confermare il preannuncio telefonico senza indugio e per scritto.
Art. 8c
In deroga all’articolo 36 capoverso 1 LADI, il preannuncio dev’essere rinnovato se il lavoro ridotto dura più di sei mesi.” (Doc. A5)
L’art. 9 dell’Ordinanza del 20 marzo 2020 stabilisce che “la presente ordinanza entra retroattivamente in vigore il 17 marzo 2020” (cpv.1) e che “fatto salvo l’articolo 8, si applica per un periodo di sei mesi dalla data d’entrata in vigore” (cpv. 2) (cfr. RU 2020 877-879).
L’entrata in vigore è successivamente stata anticipata al 1° marzo 2020 (modifica dell’Ordinanza dell’8 aprile 2020 in vigore dal 9 aprile 2020, cfr. RU 2020 1201).
L’art. 8b è stato abrogato con effetto dal 1° giugno 2020 attraverso una modifica dell’Ordinanza del 20 maggio 2020 (cfr. RU 2020 1077-1078).
Dal 1° giugno 2020 è quindi stato ripristinato il termine di preavviso previsto agli art. 36 LADI e 58 OADI (cfr. consid. 2.1).
2.3. Nella “Direttiva 2020/06: aggiornamento «Disposizioni speciali a causa della pandemia»” del 9 aprile 2020, la Segreteria di Stato dell’economia (in seguito: SECO) ha in particolare previsto quanto segue:
" (…)
Preannuncio di lavoro ridotto
In deroga all’articolo 36 cpv. 1 LADI e all’articolo 58 cpv. da 1 a 4 OADI, il datore di lavoro non è tenuto ad attendere alcun termine di preannuncio se intende pretendere l’indennità per lavoro ridotto per i propri lavoratori. Le presenti disposizioni si applicano anche alle aziende che per il mese di marzo hanno già ricevuto autorizzazioni con un termine di preannuncio di 3 giorni.
Se la data di ricevimento/timbro postale non può più essere determinata a causa di errori o informazioni ambigue da parte degli organi esecutivi, il periodo previsto inizia a decorrere come annunciato dal datore di lavoro, non prima del 17 marzo 2020, e funge da data di ricevimento.
In caso di richieste presentate tardivamente, la data di ricevimento del 17 marzo 2020 fa fede se l’azienda ha dovuto chiudere a seguito dei provvedimenti delle autorità e ha presentato la richiesta prima del 31 marzo 2020 (data di ricevimento/timbro postale). (…)”
2.4. Le direttive amministrative non costituiscono norme giuridiche e non sono vincolanti per il giudice delle assicurazioni sociali (cfr. STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; STF 8C_688/2011 del 13 febbraio 2012 consid. 3.2.1; DTF 138 V 50 consid. 4.1 pag. 54; DTF 137 V 434 consid. 4.2 pag. 438; DTF 133 V 169 consid. 10.1 pag. 181).
Quest’ultimo deve tenerne conto per prendere la sua decisione nella misura in cui queste ultime permettono un’interpretazione delle disposizioni legali applicabili giustificata nel caso di specie (cfr. DTF 146 V 224; DTF 146 V 104; STF 8C_405/2018 del 22 gennaio 2019 consid. 6.1.1; DTF 142 V 442 consid. 5.2 pag. 445 seg.; DTF 140 V 314 consid. 3.3 pag. 317; DTF 138 V 50 consid. 4.1; DTF 133 V 587 consid. 6.1 pag. 591; DTF 133 V 257 consid. 3.2 pag. 258 seg.; DTF 132 V 125 consid. 4.4; DTF 132 V 203 consid. 5.1.2; DTF 131 V 286 consid. 5.1.; DTF 131 V 45 consid. 2.3; DTF 130 V 229 consid. 2.1.; DTF 127 V 57 consid. 3a; STFA I 102/00 del 22 agosto 2000; DTF 125 V 377, consid. 1c, pag. 379 e riferimenti; SVR 1997 ALV Nr. 83 consid. 3d, pag. 252, ALV Nr. 86 consid. 2c, pag. 262, ALV Nr. 88 consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127 e ALV Nr. 98 consid. 4a, pag. 300).
Il giudice deve, invece, scostarsene quando esse sono incompatibili con i disposti legali in esame (cfr. DTF 130 V 229 consid. 2.1.; STFA H 183/00 dell'8 maggio 2001; DTF 126 V 68 consid. 4b; DTF 125 V 379 consid. 1c e sentenze ivi citate; SVR 1997 ALV Nr. 86, consid. 2c, pag. 262, SVR 1997 ALV Nr. 88, consid. 3c, pag. 267-268 = DLA 1998 N. 24, consid. 3c, pag. 127, SVR 1997 ALV Nr. 98, consid. 4a, pag. 300; DTF 120 V 163 consid. 4b, DTF 119 V 65 consid. 5a; RCC 1992 pag. 514, RCC 1992 pag. 220 consid. 16; DLA 1992 N. 5, consid. 3b, pag. 91; DTF 117 V 284 consid. 4c, DTF 116 V 19 consid. 3c, DTF 114 V 16 consid. 1, DTF 112 V 233 consid. 2a, DTF 110 V 267 consid. 1a, DTF 109 V 4 consid. 3a; vedi inoltre Bois, "Procédures applicables aux requérants d'asile" in RSJ 1988 pag. 77 ss; Duc-Greber: "La portée de l'art. 4 de la Constitution fédérale en droit de la sécurité sociale" in RDS 1992 II pag. 527; Cattaneo, "Les mesures préventives et de réadaptation de l'assurance-chômage", Ed. Helbing & Lichtenhahn, Basilea e Francoforte sul Meno 1992, pag. 296-297).
Secondo la giurisprudenza, infatti, tramite le direttive non possono essere introdotte limitazioni ad una pretesa materiale che vadano al di là di quanto previsto da leggi e ordinanze (DTF 118 V 32, DTF 109 V 169 consid. 3b).
In una sentenza 2C_105/2009 del 18 settembre 2009, l'Alta Corte, a proposito delle direttive, ha ricordato che:
" Simili atti servono a favorire un'applicazione uniforme del diritto e a garantire la parità di trattamento. Essi non hanno forza di legge e non fondano quindi diritti ed obblighi dei cittadini né vincolano gli amministrati, i tribunali o la stessa amministrazione. Ciò non significa tuttavia che siano irrilevanti per le istanze di ricorso. Queste ultime verificano in effetti se le direttive riflettono il senso reale del testo di legge e ne tengono conto nella misura in cui propongono un'interpretazione corretta ed adeguata al caso specifico. Più specificatamente, tali autorità non si scostano senza motivi importanti da un'ordinanza amministrativa, se la stessa concretizza in modo convincente i presupposti di legge e di regolamento a cui è subordinato l'ottenimento di una determinata prestazione (DTF 133 II 305 consid. 8.1; 133 V 394 consid. 3.3; 130 V 163 consid. 4.3.1; 128 I 167 consid. 4.3)."
2.5. In una sentenza 8C_695/2020 del 1° dicembre 2020 il Tribunale federale ha dichiarato irricevibile il ricorso inoltrato da una Sagl che gestisce un ristorante nel Canton Ginevra la quale il 7 aprile 2020 aveva inoltrato un preavviso di lavoro ridotto dal 16 marzo 2020.
L’Ufficio cantonale del lavoro aveva stabilito e confermato in opposizione che l’azienda aveva diritto al lavoro ridotto dal 7 aprile al 6 ottobre 2020.
La decisione su opposizione è stata confermata dalla Camera delle assicurazioni sociali della Corte di giustizia del Canton Ginevra con sentenza ATAS/813/2020 del 28 settembre 2020.
Il Tribunale federale ha sottolineato quanto segue:
" (…)
2.
En bref, les juges cantonaux ont retenu que le restaurant géré par la recourante avait dû fermer le 16 mars 2020 en exécution de l'art. 6 al. 2 let. b de l'Ordonnance du 13 mars 2020 sur les mesures destinées à lutter contre le coronavirus (Ordonnance 2 COVID-19, abrogée le 22 juin 2020; RS 818.101.24). Le 20 mars 2020, le Conseil fédéral avait adopté l'ordonnance sur les mesures dans le domaine de l'assurance-chômage en lien avec le coronavirus (Ordonnance COVID-19 assurance-chômage; RS 837.033), entrée en vigueur avec effet rétroactif le 17 mars 2020 (art. 9). Dès cette date et en dérogation aux art. 32 al. 2 et 37 let. b LACI (RS 837.0), aucun délai d'attente n'était déduit de la perte de travail à prendre en considération (art. 3). L'ordonnance COVID-19 assurance-chômage a été modifiée le 25 mars 2020 avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également (art. 9), avec notamment l'introduction d'un nouvel art. 8b (RO 2020 1075), qui prévoyait qu'en dérogation aux art. 36 al. 1 LACI et 58 al. 1 à 4 OACI (RS 837.02), l'employeur n'était pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu'il avait l'intention de requérir l'indemnité en cas de réduction de l'horaire de travail en faveur de ses travailleurs (al. 1).
Selon la cour cantonale, il ressortait de l'art. 8b Ordonnance COVID-19 assurance-chômage que le délai de préavis avait été supprimé mais pas le préavis lui-même, de sorte qu'une indemnisation en cas de RHT devait toujours être annoncée à l'avance. Ainsi, entre le 17 mars et le 31 mai 2020 (date à laquelle l'art. 8b avait été abrogé; RO 2020 1777), lorsqu'il avait l'intention de requérir des indemnités en faveur de ses travailleurs, l'employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de dix jours avant d'introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu, selon les juges cantonaux, d'aviser l'autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette période particulière, la date du préavis correspondait au début de la RHT et au début de l'indemnisation. La recourante ayant déposé un préavis de RHT le 7 avril 2020, elle avait droit aux indemnités en cas de RHT dès le jour de sa demande au plus tôt, sans effet rétroactif.
3.
En l'occurrence, on peut déduire de l'écriture de la recourante du 27 octobre 2020 qu'elle conclut à l'octroi d'indemnités en cas de RHT dès le 17 mars 2020. A l'appui de son argumentation, la recourante fait valoir pour l'essentiel qu'elle a dû fermer son établissement le 16 mars et que de ce fait, les indemnités en cas de RHT devaient lui être accordées dès le moment de la fermeture. Par ailleurs, elle soutient qu'elle n'avait pas connaissance de l'existence d'un délai pour déposer sa demande d'indemnités. Enfin, elle expose se trouver dans une situation délicate sur le plan économique.
Ce faisant, la recourante n'expose toutefois pas en quoi les constatations des premiers juges seraient inexactes et n'énonce pas les règles de droit qui auraient été violées, de sorte que l'on ne peut pas en déduire en quoi l'acte attaqué serait contraire au droit. Partant, faute de satisfaire aux exigences de motivation légales (art. 42 LTF), le recours doit être déclaré irrecevable. (…)”
Nella citata sentenza della Corte di Giustizia del Canton Ginevra figurano in particolare le seguenti considerazioni:
" 4. (…)
L’ordonnance COVID-19 assurance-chômage a ensuite été modifiée le 26 mars 2020, avec effet rétroactif au 17 mars 2020 également (art. 9), avec notamment l’introduction d’un nouvel art. 8b qui prévoit que l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis, lorsqu’il a l’intention de requérir l’indemnité en cas de RHT en faveur de ses travailleurs (al. 1). Le préavis de RHT peut également être communiqué par téléphone et l’employeur est tenu de confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique (al. 2).
Dans la directive du 9 avril 2020, le SECO a précisé que pour les demandes déposées en retard, le 17 mars 2020 est considéré comme la date de réception, si l’entreprise a dû fermer en raison des mesures prises par les autorités et qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020 (date de réception / cachet de la poste).
La chambre de céans a jugé dans un arrêt de principe du 25 juin 2020 (ATAS/510/2020) qu’en admettant la rétroactivité des demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO avait adopté une pratique contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58 OACI. Il ressortait de l’interprétation de l’art. 8b précité que le Conseil fédéral avait supprimé le délai de préavis, mais pas le préavis lui-même. En d’autres termes, une indemnisation pour RHT devait toujours être annoncée à l’avance, même en application de l’art. 8b. Ainsi, entre le 17 mars et le 31 mai 2020, lorsqu’il avait l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses travailleurs, l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de dix jours avant d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser l’autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis. Pendant cette période particulière, la date du préavis correspondait ainsi au début de la RHT et au début de l’indemnisation.
5. En l’espèce, la recourante gère un restaurant qui a dû fermer le 16 mars 2020 en exécution de l’art. 6 de l’ordonnance 2 COVID-19. Ce n’est toutefois que le 7 avril 2020 qu’elle a déposé un préavis de RHT avec effet au 16 mars 2020. Comme cela ressort des considérants précités, jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de dix jours a été supprimé. Ainsi, la recourante avait droit à l’indemnité en cas de RHT dès le jour de sa demande à l’intimé, sans effet rétroactif. Dès lors qu’elle a communiqué son préavis de RHT par courriel du 2 avril 2020 à l’intimé, c’est à juste titre que ce dernier lui a octroyé l’indemnité en cas de RHT à compter de cette date seulement.”
Nella sentenza ATAS/510/2020 del 25 giugno 2020 la Corte di giustizia del Canton Ginevra si era invece così espressa:
" (…)
5. La question qui se pose dans ce contexte est celle de savoir si l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage a suspendu, tant que dure la pandémie, le principe de la non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT tel que prévu par l’art. 36 LACI (Boris RUBIN, op. cit. n° 11 ad art. 36 LACI, Bulletin LACI RT, G7 ad art. 36 LACI ; Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, Quelques implications du coronavirus en droit suisse du travail, in Newsletter DroitduTravail.ch du 9 avril 2020 de l’Université de Neuchâtel, let. e pp. 15 et 16).
(…).
6. a. Comme cela ressort de la jurisprudence susmentionnée, il convient d’interpréter l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage conformément aux diverses méthodes d’interprétation applicables en la matière.
C’est le lieu de rappeler que l’art. 8b de l’ordonnance précitée est libellé de la manière suivante:
1En dérogation aux art. 36, al. 1, LACI et 58 al. 1 à 4, de l’ordonnance du 31 août 1983 sur l’assurance-chômage (OACI), l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis lorsqu’il a l’intention de requérir l’indemnité en cas de réduction de l’horaire de travail en faveur de ses travailleurs.
2Le préavis de réduction de l’horaire de travail peut également être communiqué par téléphone. L’employeur est tenu de confirmer immédiatement par écrit la communication téléphonique.
Soit en allemand:
1In Abweichung von Artikel 36 Absatz 1 AVIG4 und Artikel 58 Absätze 1–4 der Arbeitslosenversicherungsverordnung vom 31. August 1983 (AVIV) muss der Arbeitgeber keine Voranmeldefrist abwarten, wenn er beabsichtigt, für seine Arbeitnehmerinnen und Arbeitnehmer Kurzarbeitsentschädigung geltend zu machen.
2Die Kurzarbeit kann auch telefonisch vorangemeldet werden. Der Arbeitgeber muss die telefonische Voranmeldung unverzüglich schriftlich bestätigen.
b. Force est de constater, en premier lieu, que l’al. 1 de la disposition précitée prévoit que l’employeur n’est pas tenu de respecter un délai de préavis. Cela signifie, qu’un préavis est toujours requis, ce qui est au demeurant confirmé par l’al. 2 qui porte sur la possibilité de communiquer son préavis par téléphone. Par conséquent, l’interprétation littérale et systématique de la disposition précitée permet de considérer que ce n’est que le délai - au sens de l’art. 36 al. 1 en lien avec l’art. 58 al. 1 à 4 OACI - qui a été supprimé entre le 17 mars et le 31 mai 2020, et non l'exigence d’un préavis.
c. Reste à savoir si, compte tenu de la référence à l’art. 58 al. 4 OACI et vu la suppression du délai, le préavis doit en réalité être considéré comme un avis.
L’art. 58 OACI prévoit à son al. 5 une procédure particulière, réglée par l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, lorsque la perte de travail est due à des pertes de clientèle imputables aux conditions météorologiques. L’art. 69 en question, intitulé «Avis», stipule que l’employeur est tenu d’aviser l’autorité cantonale, au moyen de la formule du SECO, de la perte de travail due aux intempéries, au plus tard le cinquième jour du mois civil suivant (al. 1). Lorsque l’employeur a communiqué avec retard, sans raison valable, la perte de travail due aux intempéries, le début du droit à l’indemnité est repoussé d’autant (al. 2).
Il ressort ainsi de cette disposition que lorsque le Conseil fédéral entend admettre le versement rétroactif d’indemnités en cas de RHT, il prévoit expressément une procédure d’avis comme c’est le cas à l’art. 58 al. 5 OACI en lien avec l’art. 69 al. 1 et 2 OACI, l’avis devant être communiqué dans un certain délai. Or, à l’art. 8a de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, le Conseil fédéral n’a pas évoqué une procédure d’avis mais bien une procédure de préavis.
d. Selon le dictionnaire de l’Académie française, le préavis peut être défini comme un avis qu’un organisme, une institution donne par avance, un avertissement préalable ou encore comme un avertissement préalable qu’est tenue de donner une partie à une autre, selon les termes d’un contrat, et qui correspond au délai légal entre une prise de décision ou le choix d’une mesure et l’application de celle-ci.
Quant au terme «avis», il peut être défini comme étant une notification verbale ou écrite. Au contraire de la notion d’«avis», le terme «préavis» sous-entend ainsi une mesure annoncée à l’avance.
Au demeurant, la version allemande de l’art. 8b al. 2 de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage illustre bien cette notion. En effet, cette disposition prévoit que la réduction du temps de travail peut également être annoncée à l'avance par téléphone («Die Kurzarbeit kann auch telefonisch vorangemeldet werden»).
e. Il ressort ainsi de ce qui précède que la modification légale voulue par le Conseil fédéral a supprimé le délai de préavis mais non le préavis lui-même. En d’autres termes, une RHT, pour laquelle une indemnisation est demandée, doit toujours être annoncée à l’avance, même en application de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage.
7. En résumé, en situation ordinaire, conformément aux art. 32 al. 2 LACI et 50 al. 2 OACI, dans sa teneur en vigueur temporairement suspendue jusqu’au 30 septembre 2020 en raison de la pandémie de coronavirus (cf. consid. 4b supra), une RHT ne peut débuter que 10 jours après réception, par l’autorité cantonale, du préavis et l’indemnisation ne peut commencer qu’après un délai d’attente de deux ou trois jours selon les cas. En d’autres termes, l’employeur doit attendre 12 ou 13 jours depuis la communication de son préavis pour que l’indemnisation commence (voir ch. 2.1 de la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service public de l’emploi SPE de l’État de Fribourg).
Durant la crise liée au COVID-19, le Conseil fédéral a tenté de simplifier la procédure et d’accélérer l’indemnisation:
- entre le 17 mars et le 31 mai 2020, lorsqu’il avait l’intention de requérir une indemnité en faveur de ses travailleurs, l’employeur ne devait plus respecter un délai de préavis de 10 jours avant d’introduire la RHT. Cela étant, il restait tenu d’aviser l’autorité cantonale, par écrit, avant le début de la RHT en question, le droit aux indemnités ne pouvant naître rétroactivement à l'avis (Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, op. cit., let. e pp. 15 et 16).
Pendant cette période particulière, la date de réception du préavis de RHT correspondait ainsi au début de la RHT et au début de l’indemnisation (voir ch. 2.1 de la Newsletter n° 4 du 26 mars 2020 du service public de l’emploi SPE de l’État de Fribourg).
- dès le 1er juin 2020, vu la suppression de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, la RHT ne peut débuter que 10 jours après réception, par l’autorité cantonale, du préavis. En revanche, le début de la RHT correspond toujours au début de l’indemnisation, aucun délai d’attente n’étant applicable durant la crise liée au COVID-19. Par conséquent, depuis le 1er juin 2020, un employeur devra attendre 10 jours depuis le dépôt du préavis pour que l’indemnisation commence.
8. En l’espèce, la recourante gère une boutique, laquelle a dû fermer avec effet au 17 mars 2020 en exécution de l’ordonnance 2 COVID-19. Ce n’est toutefois que le 14 avril 2020 qu’elle a informé l’intimé de son intention d’appliquer une RHT dès le 17 mars 2020. L’intimé a partiellement accepté la RHT, en ce sens qu’il l’a fait débuter au 14 avril 2020, invoquant la directive 2020/06 du 9 avril 2020, selon laquelle pour les demandes déposées en retard, le 17 mars 2020 est considéré comme la date de réception si l’entreprise a dû fermer en raison des mesures prises par les autorités et qu’elle a déposé sa demande avant le 31 mars 2020.
Comme cela ressort des considérants ci-dessus, jusqu’au 31 mai 2020, seul le délai de préavis de 10 jours a été supprimé (cf. art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage). Ainsi, pendant cette période, un employeur pouvait appliquer une RHT dès réception, par l’intimé, du préavis, et être indemnisé dès cette date.
Dans le cas de la recourante, le préavis a été communiqué à l’intimé par courriel du 14 avril 2020. C’est donc à juste titre que l’OCE a accepté la RHT à compter du 14 avril 2020 uniquement, et non pas déjà depuis le 17 mars 2020.
9. Contestant la date du 14 avril 2020, la recourante revendique également une égalité de traitement avec les employeurs ayant pu bénéficier de la pratique instaurée par le SECO dans la directive 2020/06 du 9 avril 2020. Dans ce contexte, elle conteste la validité de la directive qui admet le principe du versement rétroactif des indemnités RHT uniquement lorsque la demande a été déposée avant le 31 mars 2020.
a. En tant qu'autorité de surveillance, le SECO a adopté des directives à l'intention des organes d'exécution en matière d’assurance-chômage.
Dans sa directive 2020/06 du 9 avril 2020, le SECO a adopté une pratique selon laquelle toute demande transmise à l’autorité avant le 31 mars 2020 était considérée comme ayant été déposée le 17 mars 2020 si l’entreprise concernée avait fermé ses portes en raison des mesures de confinement prononcées dès cette date (directive précitée, p. 8).
Destinées à assurer l'application uniforme des prescriptions légales, les directives de l'administration n'ont pas force de loi et, par voie de conséquence, ne lient ni les administrés ni les tribunaux; elles ne constituent pas des normes de droit fédéral au sens de l'art. 95 let. a de la loi sur le Tribunal fédéral (LTF; RS 173.110) et n'ont pas à être suivies par le juge. Elles servent tout au plus à créer une pratique administrative uniforme et présentent à ce titre une certaine utilité; elles ne peuvent en revanche sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont censées concrétiser. En d'autres termes, à défaut de lacune, les directives ne peuvent prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la jurisprudence (ATF 132 V 121 consid. 4.4 et les références; ATF 131 V 42 consid. 2.3 et les références; arrêt du Tribunal fédéral 9C_283/2010 du 17 décembre 2010 consid. 4.1).
b. Le principe de l'égalité de traitement, consacré à l'art. 8 al. 1 Cst., commande que le juge traite de la même manière des situations semblables et de manière différente des situations dissemblables (ATF 131 V 107 consid. 3.4.2 p. 114 et les arrêts cités). Toutefois selon la jurisprudence, le principe de la légalité de l'activité administrative prévaut sur celui de l'égalité de traitement. Par conséquent, le justiciable ne peut généralement pas invoquer une inégalité devant la loi, lorsque celle-ci est correctement appliquée à son cas, alors qu'elle l'aurait été faussement, voire pas appliquée du tout, dans d'autres cas (ATF 134 V 34 consid. 9 p. 44 et les références). Cela suppose cependant, de la part de l'autorité dont la décision est attaquée, la volonté d'appliquer correctement à l'avenir les dispositions légales en cause. Autrement dit, le justiciable ne peut prétendre à l'égalité dans l'illégalité que s'il y a lieu de prévoir que l'administration persévérera dans l'inobservation de la loi.
Encore faut-il que les situations à considérer soient identiques ou du moins comparables (ATF 126 V 390 consid. 6a p. 392, 116 V 231 consid. 4b p. 238, 115 Ia 81 consid. 2 p. 82 s. et les références citées).
c. Comme indiqué précédemment, les directives du SECO ne peuvent pas sortir du cadre fixé par la norme supérieure qu'elles sont censées concrétiser. En d'autres termes, elles ne peuvent pas, sauf lacunes, prévoir autre chose que ce qui découle de la législation ou de la jurisprudence.
Dans le cas d’espèce, il ressort des considérations qui précèdent que la suppression, par le biais de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage, du délai de préavis n’équivaut pas à la suppression du principe du préavis. S’il a certes fait rétroagir la suppression de ce délai au 17 mars 2020, le Conseil fédéral n’a pas prévu que les indemnités en cas de RHT pouvaient désormais être payées rétroactivement, en dérogation à l’art. 36 LACI (cf. dans le même sens Jean-Philippe DUNAND / Rémy WYLER, op. cit., let. e pp. 15 et 16). Par conséquent, en admettant la rétroactivité des demandes déposées avant le 31 mars 2020, le SECO a adopté une pratique contraire à l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage et à la non-rétroactivité des indemnités en cas de RHT au sens des art. 36 LACI et 58 OACI.
Cela étant, pour pouvoir invoquer une inégalité de traitement dans l’illégalité, il faut encore que la recourante rende vraisemblable le fait que l’administration persévérera dans l’inobservation de la loi et que les situations à considérer sont identiques ou du moins comparables. Or, la pratique contestée par la recourante ne concerne que les demandes déposées entre le 17 et le 31 mars 2020, pour lesquelles l’intimé s’est selon toute vraisemblance déjà prononcé par décision. Il paraît ainsi peu probable qu’il soit amené, à l’avenir, à se prononcer sur une demande déposée en mars. Par conséquent, on ne peut pas prévoir que l’intimé persévérera dans l’inobservation de l’art. 8b de l’ordonnance COVID-19 assurance-chômage. De plus, la situation de la recourante n’est pas comparable à celles visées par la pratique en vigueur. Certes, comme d’autres, la recourante a été contrainte de fermer, le 17 mars 2020, la boutique qu’elle exploitait. Cependant, contrairement aux situations prévues par la pratique du SECO, elle a attendu le 14 avril 2020 pour déposer sa demande, sortant par-là du champ d’application de la pratique du SECO.
On ne se retrouve dès lors pas dans le cas de deux employeurs ayant déposé leurs demandes respectives avant le 31 mars 2020, dont l’un aurait bénéficié de la pratique illégale du SECO alors que l’autre non. (…)”
Anche il Tribunale amministrativo del Canton Berna, in una sentenza 200 20 551 ALV del 15 ottobre 2020, in particolare ai consid. 4.4 e 4.5, relativa a un caso nel quale il preannuncio era stato effettuato il 10 aprile 2020, ha sottolineato che è possibile accordare il diritto alle indennità per lavoro ridotto soltanto dal momento del preannuncio:
" (…)
4.4 Demnach ergibt die sprachlich-grammatikalische, entstehungsgeschichtliche, systematische und teleologische Auslegung, dass gestützt auf Art. 8b Abs. 1 der Änderung vom 25. März 2020 der COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) zwischen 1. März und 31. Mai 2020 keine Voranmeldefrist mehr abgewartet werden musste und ein Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung am Tag der Voranmeldung, nicht aber rückwirkend entstand (zum Ganzen: Urteil des Verwaltungsgerichts des Kantons Bern vom 7. Oktober 2020, ALV/2020/428; Beschluss des eABK vom 25. August 2020).
4.5 Der einzelzeichnungsberechtigte Geschäftsführer der Beschwerdeführerin meldete sich erstelltermassen am 10. April 2020 bei der AKB zum Bezug von Corona Erwerbsersatzentschädigung an (act. III), was als Anmeldedatum für den Bezug von Kurzarbeitsentschädigung zu gelten hat, da die Anmeldung bei einer unzuständigen Stelle nicht schadet (Art. 29 Abs. 3 ATSG). Den Akten sind hingegen keine Hinweise für eine frühere Anmeldung (vgl. Beschwerde S. 1: „habe ich umgehend per E-Mail der Ausgleichskasse des Kantons Bern zugestellt. Nach anfänglichen Schwierigkeiten mit der Lesbarkeit der Anmeldung wurde mir der Empfang am 10. April 2020 bestätigt.”) zu entnehmen. Eine solche ist demnach nicht ausgewiesen.
Soweit die Beschwerdeführerin einen weitergehenden Anspruch aufgrund behördlicher Fehlinformationen (Stellungnahme vom 7. September 2020) und demnach gestützt auf den Grundsatz von Treu und Glauben (Art. 9 BV; vgl. zur Bindung an falsche Auskünfte: BGE 143 V 341 E. 5.2.1 S. 346, 131 V 472 E. 5 S. 480) geltend macht, dringt sie nicht durch. Wie eben dargelegt, hat die Beschwerdeführerin aufgrund der ins Feld geführten falschen Auskunft der AHV-Zweigstelle, wonach die Anmeldung bei der AKB erfolgen müsse, keinen Nachteil erlitten.
Damit besteht – wie der Beschwerdegegner in der Beschwerdeantwort zutreffend erkannte – Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung ab dem 10. April 2020, sofern die übrigen Anspruchsvoraussetzungen nach Art. 39 AVIG erfüllt sind. Bei dieser Ausgangslage erübrigen sich Weiterungen zu den (nicht publizierten) Weisungen des Staatssekretariats für Wirtschaft SECO (06/2020 vom 9. April 2020 [S. 7 Ziff. 2] bzw. 08/2020 vom 1. Juni 2020 [S. 9 f. Ziff. 2]), wonach bei verspätet eingereichten Anträgen das Eingangsdatum 17. März 2020 gesetzt werde, wenn der Betrieb aufgrund der behördlichen Massnahmen schliessen musste und der Antrag auf Kurzarbeitsentschädigung vor dem 31. März 2020 (Eingangsdatum/Poststempel) gestellt wurde. (…)”
Nella citata sentenza 200 20 428 ALV del 7 ottobre 2020 il Tribunale amministrativo del Canton Berna ha riconosciuto il diritto al lavoro ridotto dal 17 marzo 2020 ad una ditta che non aveva ricevuto un ordine di chiusura ma che aveva subito gli effetti a livello economico dello scoppio della pandemia e che aveva inoltrato il suo preannuncio il 24 marzo 2020.
Il Tribunale amministrativo bernese ha innanzitutto interpretato il testo dell’Ordinanza ed ha concluso che il Consiglio federale non ha inteso rinunciare al preavviso di lavoro come tale bensì (soltanto) al termine di preavviso:
" (…)
4.3.3 Die hier zu beurteilende Norm wurde vom Bundesrat gestützt auf die ihm in Art. 185 Abs. 3 der Bundesverfassung (BV; SR 101) bzw. Art. 7 EpG eingeräumte Kompetenz erlassen. Weil die betreffende Verordnung direkt gestützt auf diese Ermächtigungsgrundlage in zeitlicher Dringlichkeit erlassen wurde, ist die Entstehungsgeschichte kaum bzw. nur rudimentär dokumentiert. Im Kontext der ausserordentlichen Lage sowie des angeordneten «Lockdowns» ging es dem Bundesrat bei der Änderung vom
25. März 2020 im Bereich der Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) darum, mit dem Instrument der Kurzarbeitsentschädigung vorübergehende Beschäftigungseinbrüche auszugleichen und die Arbeitsplätze zu erhalten, wobei die Ansprüche ausgeweitet und die Beantragung vereinfacht wurden (vgl. Medienmitteilungen des Bundesrates vom 20. und 25. März 2020 «Coronavirus: Massnahmenpaket zur Abfederung der wirtschaftlichen Folgen» resp. «Coronavirus: Zusätzliche Massnahmen zur Stützung der Wirtschaft», abrufbar unter <www.admin.ch>, a.a.O.). Hinweise auf die Einführung eines rückwirkenden Anspruchs auf Kurzarbeitsentschädigung lassen sich daraus nicht entnehmen, zumal auch anlässlich der Medienkonferenzen des Bundesrates bzw. an den points de presse soweit ersichtlich nie dargelegt worden wäre, eine Voranmeldung sei rückwirkend möglich.
4.3.4 Mit Blick auf Art. 8c COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1076), wonach die Voranmeldung zu erneuern ist, wenn die Kurzarbeit länger als sechs Monate dauert, ist auch in systematischer Hinsicht davon auszugehen, dass der Verordnungsgeber – wie dies der Wortlaut von Art. 8b dieser Verordnung bereits nahelegt (vgl. E. 4.3.2) – einzig auf die Voranmeldefrist, nicht aber auf die Voranmeldung selbst verzichtete und dabei die Voranmeldefrist quasi auf null Tage festsetzte.
4.3.5 In Ausnahmefällen zeichnet sich bereits vor dem eigentlichen
Anspruchsbeginn ab, ob ein Leistungsanspruch entstehen wird. Für solche Spezialfälle kennt das Sozialversicherungsrecht Voranmeldefristen wie jene im Bereich der Kurzarbeitsentschädigung (vgl. BVR 2006 S. 375 E. 3.2). Die Voranmeldefrist dient hier in erster Linie zur Sicherung der Kontrollmöglichkeiten der KAST. Zur Vermeidung von Missbräuchen ist die Verwaltung in diesem Bereich in besonders hohem Ausmass auf eine sofortige Überprüfung angewiesen, da rückwirkende Abklärungen – insbesondere wegen unvorhergesehener Veränderungen wirtschaftlicher Natur – häufig keine zuverlässigen Aufschlüsse mehr geben können (BGE 114 V 123 E. 3b S. 124; vgl. auch BORIS RUBIN, Commentaire de la loi sur
l’assurance-chômage, 2014, Art. 36 N. 1; THOMAS NUSSBAUMER,
Arbeitslosenversicherung, in: ULRICH MEYER [Hrsg.], chweizerisches Bundesverwaltungsrecht [SBVR], Band XIV, Soziale Sicherheit, 3. Aufl. 2016, S. 2418 N. 507; AVIG-Praxis KAE des Staatssekretariats für Wirtschaft SECO, Stand: Juli 2020, G6-G8 [abrufbar unter <www.arbeit.swiss>]). Demnach bezweckt die Voranmeldefrist – anders als etwa die Karenzfrist (Art. 32 Abs. 2 AVIG; Art. 50 AVIV) – nicht etwa eine Beteiligung der Arbeitgeber an den Arbeitsausfällen, sonder reine Missbrauchskontrolle.
Sinn und Zweck der Einführung von Art. 8b COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung war, die bisherige Regelung in Art. 36 Abs. 1 AVIG und Art. 58 Abs. 1-4 AVIV (vgl. E. 2.3 hiervor) abzuändern, weil die Kurzarbeit im März wegen plötzlich eingetretener, nicht voraussehbarer Umstände in Zusammenhang mit dem am 16. März 2020 durch den Bundesrat beschlossenen «Lockdown» eingeführt werden musste und damit eine rechtzeitige Voranmeldung nicht mehr möglich war (vgl. Dazu FAQ Kurzarbeitsentschädigung [FAQ KAE], Rubrik: «Wurde der administrative Aufwand für die Meldung von Kurzarbeit im Zusammenhang mit dem Coronavirus vereinfacht?», abrufbar unter <www.arbeit.swiss>).
Arbeitgeber, die wegen der Corona-Pandemie in Schwierigkeiten geraten waren, sollten denn auch schnell und unkompliziert unterstützt werden (vgl. dazu FAQ KAE, Rubrik: «Was hat sich durch COVID-19 bezüglich KAE verändert?», abrufbar unter <www.arbeit.swiss>), damit sie während der ganzen Zeit des Arbeitsausfalles entschädigt würden. Deshalb hatte ein Arbeitgeber ab Voranmeldung, die mit Blick auf die neu eingeführte Möglichkeit der telefonischen Voranmeldung (Art. 8b Abs. 2 COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung) sofort bzw. ohne Verzug
vorzunehmen war, Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung für seine
Arbeitnehmer. Die Voranmeldung konnte somit bis unmittelbar vor Beginn bzw. Weiterführung der Kurzarbeit bei der KAST eingereicht werden (vgl. dazu FAQ KAE, Rubrik: «Was gilt bezüglich Voranmeldefrist?»).
Der Bundesrat hielt also ausdrücklich am Institut der Voranmeldung fest, womit systemimmanent ein rückwirkender Anspruch ausgeschlossen wurde. Mit anderen Worten wurde nicht etwa die Einführung einer nachträglichen Meldemöglichkeit für bereits zurückliegende Kurzarbeit beabsichtigt, andernfalls die Voranmeldung ihres Sinnes entleert worden wäre und die Arbeitgeber die Kurzarbeit auch erst zusammen mit der Geltendmachung des Anspruchs im Sinne von Art. 38 Abs. 1 AVIG hätten anmelden können. Anders verhält es sich dagegen beispielsweise beim
Anspruch auf Erwerbsausfall für Selbständigerwerbende. Dieser wurde dergestalt geregelt, dass der Anspruch am Tag beginnt, an dem alle Anspruchsvoraussetzungen erfüllt sind (Art. 3 i.V.m. Art. 11 Abs. 1 der Verordnung vom 20. März 2020 über Massnahmen bei Erwerbsausfall im Zusammenhang mit dem Coronavirus [COVID-19-Verordnung Erwerbsausfall; SR 830.31]). Dem Bundesrat hätte es freigestanden, auch im Bereich der Kurzarbeitsentschädigung eine entsprechende Regelung zu treffen, was er indes nicht tat. Dies führt nicht zu einer sachlich unhaltbaren Lösung, denn die gewählte Regelung berücksichtigt die Konzeption des Arbeitslosenversicherungsrechts, wobei mit der vorübergehenden
Aufhebung der Voranmeldefrist im Rahmen der rasch zu ewährenden
staatlichen Hilfe die Möglichkeit eines sofort entstehenden Leistungsanspruchs geschaffen wurde. Vor diesem Hintergrund kann nicht von einer Verordnungslücke ausgegangen werden.
4.4 Als Zwischenfazit ergibt die sprachlich-grammatikalische,
entstehungsgeschichtliche, systematische und teleologische Auslegung, dass gestützt auf Art. 8b Abs. 1 der Änderung vom 25. März 2020 der COVID-19-Verordnung Arbeitslosenversicherung (AS 2020 1075) zwischen 1. März und 31. Mai 2020 keine Voranmeldefrist mehr abgewartet werden musste und ein Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung am Tag der Voranmeldung, nicht aber rückwirkend entstand. (…)”
Il Tribunale amministrativo del Canton Berna ha poi concluso che la direttiva della SECO, la quale permette in modo contrario alla legge di riconoscere retroattivamente al 17 marzo 2020 il diritto all’indennità per lavoro ridotto a tutti i datori di lavoro toccati dall’ordine di chiusura che avevano effettuato l’annuncio entro il 31 marzo 2020, doveva essere applicata anche alla ricorrente che era stata toccata soltanto indirettamente dagli effetti economici della pandemia COVID-19 (principio dell’uguaglianza nell’illegalità).
Al riguardo il Tribunale bernese si è così espresso:
" (…)
5.3 Mit den Bestimmungen der Weisungen, wonach bei verspäteten
Anträgen ein früheres Eingangsdatum fingiert werden sollte, wurde der materielle Anspruch auf Kurzarbeitsentschädigung nicht über die
Verordnung hinausgehend eingeschränkt, was von vornherein unzulässig wäre (vgl. dazu BGE 142 V 425 E. 7.2 S. 434; SVR 2019 IV Nr. 43 S. 138 E. 3), sondern im Gegenteil ausgedehnt. Weil diese Ausdehnung den Versicherten zugutekam, bestand für die Betroffenen kein Anlass, diese Vorgaben des SECO zu hinterfragen bzw. einer gerichtlichen Überprüfung zuzuführen. In der vorliegenden Konstellation, in welcher der Beschwerdeführer im Wesentlichen die analoge Anwendung dieser Praxis auf seinen Betrieb fordert, ist deren Rechtmässigkeit indes von Bedeutung. Dabei folgt aus dem Dargelegten, dass die Bestimmungen der Verwaltungsweisungen keine hinreichende Grundlage in den vorerwähnten Verordnungen des Bundesrates (vgl. E. 4 hiervor) finden, dem Sinn und Zweck der Voranmeldung widersprechen (vgl. E. 4.3.5 hiervor) und damit –
jedenfalls was die regulären Arbeitnehmenden betrifft – rechtswidrig sind (Beschluss der eABK vom 25. August 2020). Hier nicht zu beurteilen ist hingegen die Rechtmässigkeit der mit der Weisung 10/2020 zusätzlich eingeführten Möglichkeit für Personen in arbeitgeberähnlicher Stellung oder bei Arbeit auf Abruf, die Voranmeldung für den Vormonat auch rückwirkend zu tätigen. Es handelt sich denn auch insoweit um eine andere Ausgangslage, als für diese neu geschaffenen Anspruchsgruppen (vgl. E. 3.3 hiervor; Beschwerdeantwort S. 4 Ziff. III Art. 8) ein rechtzeitiges Handeln unter Umständen gar nicht möglich war (der Einbezug von Arbeitnehmenden auf Abruf erfolgte erst am 8. April 2020 [AS 2020 1201]).
5.4 Der Betrieb des Beschwerdeführers musste zwar nicht auf
behördliche Anordnung hin schliessen (vgl. Art. 6 Abs. 3 lit. m COVID-19- Verordnung 2; E. 3.2 hiervor) und wäre damit vom sachlichen Anwendungsbereich der besagten Weisungen nicht erfasst, er wurde indessen faktisch im vergleichbaren Ausmass der Pandemiesituation bzw. von den behördlichen Massnahmen getroffen. So mussten unter anderem ...praxen auf nicht dringend angezeigte medizinische Eingriffe und Therapien verzichten (Art. 10a Abs. 2 COVID-19-Verordnung 2). Mithin waren nur noch Notfallbehandlungen erlaubt, während ... oder ... Wahlbehandlungen ausgesetzt werden mussten (vgl. auch ... der C.________ vom 15. März 2020 [Akten des Beschwerdeführers {act. I} 3]; Aufruf des Präsidenten der D.________ vom 18. März 2020 [act. I 5]). Dies
führte gemäss Angaben des Beschwerdeführers (Beschwerde S. 1) zu einem Arbeitsausfall von 95 % (... Behandlungen) bzw. 100 % (...).
5.5 Nach der Rechtsprechung geht der Grundsatz der Gesetzmässigkeit der Verwaltung in der Regel der Rücksicht auf die
gleichmässige Rechtsanwendung vor. Der Umstand, dass das Gesetz in anderen Fällen nicht oder nicht richtig angewendet worden ist, gibt dem Bürger und der Bürgerin grundsätzlich keinen Anspruch darauf, ebenfalls abweichend vom Gesetz behandelt zu werden. Das gilt jedoch nur, wenn lediglich in einem einzigen oder in einigen wenigen Fällen eine abweichende Behandlung dargetan ist. Wenn dagegen die Behörden die Aufgabe der in andern Fällen geübten, gesetzwidrigen Praxis ablehnen, können der Bürger oder die Bürgerin verlangen, dass die gesetzwidrige Begünstigung, die Dritten zuteil wird, auch ihnen gewährt werde, soweit dies nicht andere legitime Interessen verletzt. Die Anwendung der Gleichbehandlung im Unrecht setzt als Vorbedingung voraus, dass die zu beurteilenden Sachverhalte identisch oder zumindest ähnlich sind (BGE 131 V 9 E. 3.7 S. 20, 126 V 390 E. 6a S. 392).
5.6 Vor dem Hintergrund, dass Betriebe, die aufgrund behördlicher Massnamen schliessen mussten, von der eigentlichen gesetzeswidrigen Praxis profitiert haben (vgl. Beschwerde S. 2; Beschwerdeantwort S. 3 Ziff. III Art. 5), besteht im vorliegenden Einzelfall Anspruch auf Gleichbehandlung im Unrecht, da die behördlichen Massnahmen faktisch einer Schliessungsanordnung gleichkamen (erlitt der Beschwerdeführer dadurch doch gleichermassen einen massiven Arbeitsausfall und in Folge dessen einen wirtschaftlichen Verlust [vgl. E. 5.4 hiervor], womit praktisch von einem identischen Sachverhalt zur behördlichen Schliessungsanordnung auszugehen ist). Folglich ist hier ebenso zu fingieren, dass die Voranmeldung bereits am 17. März 2020 versandt wurde, womit die Kurzarbeitsentschädigung betreffend die fünf
mitarbeitenden Personen des Beschwerdeführers unter Vorbehalt der erfüllten weiteren Voraussetzungen bereits ab dem 17. März 2020 zu bewilligen ist. (…)”
2.6. L’art. 58 cpv. 4 OADI prevede che se il preannuncio viene effettuato tardivamente senza “valido motivo”, la perdita di lavoro è computabile soltanto a contare dal momento in cui scade il termine per il preannuncio (cfr. B. Rubin “Commentaire de la loi sur l’assurance-chômage”, Ed. Schulthess 2014, pag. 373 n. 11: “Il peut toutefois être restitué en cas de raison valable c’est-à-dire aux conditions de l’art. 41 LPGA”).
L’art. 41 LPGA stabilisce che se il richiedente o il suo rappresentante è stato impedito, senza sua colpa, di agire entro il termine stabilito, lo stesso è restituito, sempre che l'interessato lo domandi adducendone i motivi entro 30 giorni dalla cessazione dell'impedimento e compia l’atto omesso.
Per "impedimento non colpevole" si intende, non soltanto l'impossibilità oggettiva o la forza maggiore, bensì anche l'impossibilità soggettiva che risulta da circostanze personali o da un errore scusabile. Queste circostanze devono comunque essere valutate oggettivamente. In definitiva, al richiedente non deve potere essere rimproverata una negligenza.
L’assenza di colpa deve essere manifesta (cfr. STF 8C_666/2014 del 7 gennaio 2015 consid. 4.2.; STF 8C_898/2009 del 4 dicembre 2009 consid. 2; STFA I 393/01 del 21 novembre 2001; DTF 96 II 265 consid. 1a; U. Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, pag. 170 segg.; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo 1998, n. 151).
Non costituiscono, per contro, motivi scusabili il sovraccarico di lavoro, l'ignoranza del diritto, rispettivamente l'insicurezza dovuta all'introduzione di una nuova norma legale (cfr. STF 2C_448/2009 del 10 luglio 2009; STFA C 366/99 del 18 gennaio 2000; DLA 2002 N. 15 pag. 113; DLA 2000 N. 6, consid. 2, pag. 31; DLA 1988 N. 17, consid. 4a, pag. 128; DTF 110 V 339, consid. 3, pag. 343 e DTF 110 V 210, consid. 4, pag. 216).
Deve infine essere sottolineato che l'istituto della restituzione in intero costituisce un rimedio di carattere straordinario che incide profondamente nella sicurezza del diritto, per cui occorre valutare l'adempimento dei requisiti con rigore e seguire criteri restrittivi (cfr. STF K 34/03 del 2 luglio 2003).
Nella già citata sentenza 38.2020.66 del 1° febbraio 2021 il TCA ha negato che esistessero validi motivi per accordare retroattivamente le prestazioni rilevando che:
" (…) Nel caso concreto le argomentazioni addotte dalla ricorrente (ignoranza di legge, distanza tra X.___________ e la sede della ditta ad Y.____________ dove si trovava la documentazione) non costituiscono un “valido motivo” ai sensi dell’art. 58 cpv. 4 OADI per accordare retroattivamente le prestazioni dal 16 marzo 2020, anche in considerazione del fatto che il preannuncio poteva essere effettuato in maniera estremamente semplificato, che i lavoratori colpiti dal lavoro ridotto erano i soli tre dipendenti dell’azienda (cfr. doc. 1), che gli spostamenti non erano proibiti (cfr. al riguardo anche le precisazioni della Sezione del lavoro riprodotte al consid. 1.6) e che l’annuncio è stato effettuato più di un mese dopo la forzata chiusura dell’azienda. (…)”
2.7. Nel caso concreto è incontestato che il “Preannuncio d’indennità per lavoro ridotto” è stato effettuato il 23 marzo 2020.
La Direttiva della SECO 2020/06, riprodotta al consid. 2.3, precisa che “in caso di richieste presentate tardivamente, la data di ricevimento del 17 marzo 2020 fa fede se l’azienda ha dovuto chiudere a seguito dei provvedimenti delle autorità e ha presentato la richiesta prima del 31 marzo 2020”.
Come visto (cfr. consid. 2.5), questa Direttiva è stata ritenuta contraria alla legge della Corte di giustizia del Canton Ginevra e dal Tribunale amministrativo del Canton Berna (che l’ha tuttavia applicata in un caso concreto), nella misura in cui concede il diritto all’indennità per lavoro ridotto a partire da un momento che precede il preannuncio.
Chiamato a sua volta a pronunciarsi sul tema, questo Tribunale ritiene che, vista la situazione del tutto particolare venutasi a creare con lo scoppio della pandemia COVID-19, con in particolare l’ordine del 16 marzo 2020 di chiusura di molte attività economiche, che ha necessitato da parte dei datori di lavoro di adottare misure immediate e la conseguente necessità di informarsi pure sul diritto alle prestazioni per lavoro ridotto, peraltro concretizzate e precisate dal Consiglio federale con due Ordinanze specifiche emesse a distanza di pochi giorni (il 20 e il 25 marzo 2020, cfr. consid. 2.2), è del tutto ragionevole che la SECO abbia concesso ai datori di lavoro un breve termine (e precisamente fino al 31 marzo 2020) per inoltrare le proprie domande di lavoro ridotto senza avere delle conseguenze negative, dal profilo della nascita del diritto alle prestazioni, riconoscendo così di fatto un motivo valido per giustificare l’annuncio tardivo (cfr. art. 58 cpv. 4 OADI).
Comunque anche qualora si volesse, per pura ipotesi di lavoro, ritenere la direttiva della SECO contraria alle disposizioni dell’Ordinanza, essa andrebbe comunque applicata al fine di non discriminare i datori di lavoro ticinesi che hanno inoltrato il loro preavviso entro il 31 marzo 2020, rispetto a quelli di altri Cantoni (i quali, come sottolinea il Tribunale amministrativo del Canton Berna nella sua sentenza del 15 ottobre 2020 al consid. 5.3., essendo avvantaggiati dall’interpretazione data dalla SECO non avevano nessun interesse a mettere in discussione la direttiva; vedi pure sul tema la citata sentenza della Corte di giustizia del Canton Ginevra del 25 giugno 2020, consid. 9c, entrambe riprodotte al precedente consid. 2.5).
Nel caso concreto, siccome la RI 1 ha inoltrato la propria domanda prima del 31 marzo 2020, il diritto va dunque riconosciuto dal 17 marzo 2020, senza che sia necessario esaminare se la malattia del titolare dell’impresa e della moglie costituisca oppure no un ulteriore motivo valido per giustificare il preannuncio tardivo (cfr. consid. 2.6).
2.8. L’art. 61 lett. a LPGA, in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per le parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
In data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61 lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di regola pubblica. Dalla medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.
La procedura è pertanto di principio onerosa se concerne la fissazione dei contributi (cfr. Messaggio concernente la modifica della legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni sociali, FF 2018, pag. 1303 e seguenti, pag. 1334: “La mozione Gruppo UDC 09.3406 chiede che venga abolito il principio della gratuità delle procedure di ricorso davanti ai tribunali cantonali nell’ambito delle assicurazioni sociali. L’indicazione secondo cui la procedura è gratuita va pertanto soppressa (art. 61 lett. a D-LPGA). Saranno così applicabili le disposizioni del diritto cantonale relative alle spese di procedura. Per quanto riguarda invece le controversie relative a prestazioni, la lettera fbis contempla l’addebito di spese soltanto nel caso in cui la singola legge lo preveda. Nell’assicurazione invalidità una tale regolamentazione è già in vigore dal 1° luglio 2006 (art. 69 cpv. 1bis LAI)”).
Secondo l’art. 83 LPGA (disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del 21 giugno 2019 si applica il diritto anteriore.
In concreto, il ricorso è del 26 gennaio 2021 per cui si applica la nuova disposizione legale. Trattandosi di prestazioni LADI, il legislatore non ha previsto di prelevare le spese.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è parzialmente accolto.
§ la decisione su opposizione del 10 dicembre 2020 è modificata nel senso che il diritto alle indennità per lavoro ridotto è riconosciuto dal 17 marzo 2020.
2. Non si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato. La Sezione del lavoro verserà alla RI 1 fr. 1'800.-- (IVA inclusa) a titolo di ripetibili.
3. Comunicazione agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca Menghetti