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Incarto n.
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Lugano
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In nome |
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Il Tribunale cantonale amministrativo |
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composto dei giudici: |
Lorenzo Anastasi, presidente, Stefano Bernasconi, Matteo Cassina |
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segretario: |
Flavio Canonica, vicecancelliere |
statuendo sul ricorso 4 marzo 2003 di
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contro |
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la decisione 11 febbraio 2003 (n. 624), con cui il Consiglio di Stato ha negato al ricorrente l’autorizzazione ad esercitare la professione di fiduciario finanziario; |
vista la risposta 2 aprile 2003 del Dipartimento delle istituzioni;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A.__________ __________, __________, qui ricorrente, ha conseguito il
diploma di commercio presso la __________ __________ __________ di __________
nel 1952. Nello stesso anno ha iniziato la sua attività professionale presso
una società di __________ quale contabile. Dal 1954 al 1963 ha lavorato presso
la Banca __________ __________ __________ (__________), nelle sedi di
__________, __________ e __________, quindi, dal 1963 al 1967 presso il
__________ di __________ come capo contabile.
Rientrato alle dipendenze della __________, dal 1° dicembre 1967 al 31 dicembre
1986 ha operato in numerosi dipartimenti dell’istituto quale responsabile per
la ricerca di informazioni societarie (1967-1982), l’organizzazione e il
controllo della clientela orientale e l’esecuzione di affari esteri oltremare
(1982-1983), come pure per il servizio marketing disposto per coordinare
l’attività di acquisizione clienti (1984).
Dal 1° gennaio 1987 al 30 settembre 1989 ha assunto la carica di gestore e
responsabile del servizio di gestione patrimoniale denominato local desk
e rivolto alla clientela locale.
Lasciata la banca, dal 1° ottobre 1989 il ricorrente ha operato in qualità di
fiduciario e presidente del consiglio di amministrazione in seno alla
__________, in virtù dell’autorizzazione cantonale ad esercitare come
fiduciario commercialista e immobiliare, rilasciatagli il 23 gennaio 1990 in
base al regime transitorio introdotto dall’or abrogato art. 23bis
LFid e rinnovata il 25 giugno 2002, dopo che egli aveva ripreso l’attività
professionale, interrotta nel 1995 per ragioni personali.
B.Il 29 agosto 2002 __________ __________ ha inoltrato al Dipartimento
delle istituzioni un’istanza tendente al rilascio dell’autorizzazione
all’esercizio della professione di fiduciario finanziario.
Raccolto il preavviso negativo del Consiglio di vigilanza sull’esercizio delle
professioni di fiduciario, con decisione 11 febbraio 2003 il Consiglio di Stato
ha respinto la suddetta istanza.
Secondo il Governo, l’interessato, sprovvisto di un titolo di studio
riconosciuto, non potrebbe beneficiare dell’autorizzazione giusta l’art. 23a
LFid, non avendo ininterrottamente esercitato l’attività di consulente
finanziario presso la __________ fino all’inoltro della domanda in esame. Egli
non potrebbe inoltre essere posto a beneficio dell’autorizzazione giusta l’art.
12 lett. c LFid, difettando il requisito del periodo di pratica biennale nel
ramo finanziario. Irrilevante sarebbe l’attività presso la __________, non
essendo il ricorrente subordinato, come richiesto, al controllo di un professionista
autorizzato. Contrariamente allo spirito di predetta norma, il rilascio
dell’autorizzazione quale fiduciario commercialista sarebbe inoltre avvenuto
successivamente all’esperienza professionale maturata presso il local desk
della __________. Tra i due eventi non sussisterebbe infine un ragionevole
legame temporale.
C. Contro
il predetto giudizio governativo, __________ si aggrava ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo che sia annullato e postulando il rilascio
della controversa autorizzazione. Egli adempirebbe infatti i requisiti fissati
dall’art. 12 lett. c LFid, essendo titolare di un’autorizzazione ad esercitare
la professione di fiduciario commercialista, e avendo maturato la necessaria
esperienza professionale nel ramo finanziario durante la sua lunga permanenza
alla __________, segnatamente durante il periodo trascorso presso il relativo local
desk.
Alla luce delle riconosciute capacità del ricorrente in ambito finanziario, la
restrittiva interpretazione dell’art. 12 lett. c LFid addotta dalle autorità
cantonali in merito al computo del periodo di pratica disattenderebbe il
principio della legalità e la libertà economica garantita dall’art. 27 CF.
D. All’accoglimento del ricorso si oppone il Dipartimento delle istituzioni con argomenti che, per quanto necessario, verranno discussi qui appresso.
Considerato, in diritto
1. La competenza
del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 8a LFid), il ricorso è
tempestivo (art. 46 cpv. 1 PAmm) e la legittimazione del ricorrente certa (art.
43 PAmm). Il gravame è pertanto ricevibile in ordine.
Esso può inoltre essere deciso sulla scorta degli atti allegati al ricorso,
senza istruttoria (art. 18 cpv. 1 PAmm). Come meglio si vedrà nel seguito, la
documentazione inoltrata dal ricorrente con scritti 9 maggio 2003 (estratto del
registro di commercio 22 aprile 2003 relativo alla __________), rispettivamente
1° luglio 2003 (dichiarazione 30 giugno 2003 del dr. __________) non procura a
questo tribunale la conoscenza di ulteriori fatti rilevanti per statuire sul
diniego dell’autorizzazione, oggetto del presente ricorso.
2. Nel Canton
Ticino le attività di tipo fiduciario, svolte per conto di terzi e a titolo professionale
sono soggette ad autorizzazione (art. 1 cpv. 1 LFid). L’autorizzazione è rilasciata
dal Consiglio di Stato a chi soddisfa i requisiti posti dall’art. 8 LFid, tra i
quali figurano il possesso di un titolo di studio riconosciuto e lo svolgimento
di un periodo di pratica di due anni nel settore specifico in cui s’intende
conseguire l’autorizzazione (art. 8 cpv. 1 lett. e LFid).
È considerato fiduciario finanziario ai sensi dell’art. 7 LFid chi svolge
un’attività non occasionale nel campo finanziario, in particolare una o più
delle seguenti attività: consulenza negli investimenti (lett. a), gestione e
amministrazione di patrimoni (lett. b), intermediazione, commercio e amministrazione
di titoli e quote di proprietà (lett. c), intermediazione di investimenti in
materie prime e metalli e pietre preziose, divise e valori segnatamente attraverso
le borse operanti nei rispettivi rami (lett. d), operazioni di cambio eseguite
a titolo principale (lett. e), intermediazione e raccolta di fondi per
investimenti in generale (lett. f).
I titoli di studio riconosciuti per operare quale fiduciario finanziario sono
indicati all’art. 12 LFid: trattasi della licenza in scienze economiche o
commerciali rilasciata da un’università svizzera (lett. a), del diploma
rilasciato da una scuola superiore svizzera di economia e d’amministrazione
(SSQUEA, ora SUPSI, Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana)
(lett. b) e dell’autorizzazione ad esercitare come fiduciario commercialista a
condizione di aver svolto con profitto per almeno due anni attività nel ramo
finanziario (lett. c).
3.Il ricorrente postula il rilascio dell’autorizzazione ai sensi
dell’art. 12 lett. c LFid, essendo egli autorizzato all’esercizio della professione
di fiduciario commercialista e avendo egli ampiamente assolto il periodo di
pratica settoriale, segnatamente presso il local desk della __________
dove ha operato per più di due anni in qualità di gestore patrimoniale a diretto
contatto con la clientela locale.
3.1. Come emerge dal relativo rapporto, l’art. 12 lett. c LFid è stato introdotto a livello commissionale con l’espresso intento di estendere ai fiduciari commercialisti, autorizzati in virtù di un titolo di studio riconosciuto (cfr. art. 10 LFid), la possibilità di accedere alla professione di fiduciario finanziario, benché privi dei titoli presupposti per l’esercizio di tale attività, ossia della licenza in scienze economiche o commerciali rilasciata da un’università svizzera, rispettivamente del diploma SSQUEA (ora SUPSI) di economia e amministrazione (cfr. art. 12 lett. a e b LFid).
Sebbene ciò non venga espressamente ritenuto nel rapporto commissionale, non appare fuori luogo dedurre che la commissione legislativa intendesse per converso escludere dall’autorizzazione agevolata giusta l’art. 12 lett. c LFid i fiduciari commercialisti autorizzati, ma privi di un titolo di studio riconosciuto (cfr. rapporto 6.4.1984 della Commissione della legislazione sul messaggio 8.3.1983 concernente una legge sull'esercizio delle professioni di fiduciario, in RVGC, sessione ordinaria primaverile 1984, vol. 1, p. 546 ss, p. 551 ad art. 12).
3.2. In ogni caso, le finalità stesse della LFid non consentono di porre a beneficio dell’autorizzazione secondo l’art. 12 lett. c LFid coloro i quali, sprovvisti di qualsiasi titolo di studio riconosciuto, hanno ottenuto, come nel caso concreto, l’autorizzazione ad esercitare l’attività di fiduciario commercialista esclusivamente in virtù del regime transitorio introdotto dall’or abrogato art. 23bis LFid (il cui testo è semplicemente confluito nell’art. 23a LFid, attualmente in vigore; cfr. decreto legislativo del Gran Consiglio concernente la modifica della legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario, in RVGC, sessione ordinaria primaverile, vol. 1.2., p. 1373 sub V). L’art. 23bis LFid è infatti stato introdotto nel 1988 (BU 88, 213) allo scopo di estendere alle persone prive di un titolo riconosciuto, che operavano nel settore bancario e parabancario e che erano pertanto escluse dal sistema autorizzativo (cfr. art. 4 lett. b e c LFid), la possibilità di richiedere in ogni tempo l’autorizzazione al libero esercizio della professione, qualora avessero deciso di accedere ad una nuova attività secondo modalità per le quali l’autorizzazione si rivelava invece necessaria. Analogamente all’art. 23 cpv. 3 LFid, l’art. 23bis LFid prevedeva comunque una facilitazione del tutto eccezionale, appositamente ed esclusivamente concepita per permettere agli operatori del settore, che all’entrata in vigore della LFid aveva esercitato la professione nel rispettivo ramo (commerciale, immobiliare o finanziario) a titolo principale da almeno cinque anni e in modo continuativo fino all’introduzione della relativa domanda, di ottenere l’autorizzazione, evitando loro di dover cambiare professione o quantomeno di esercitarla secondo modalità essenzialmente diverse a causa del riconoscimento di studio mancante (cfr. RDAT II-2001 n. 51, consid. 2.1.; RDAT II-1996 n. 54, consid. 5c). L’art. 23bis LFid non mirava per contro ad agevolare la suddetta categoria di professionisti, consentendo loro di estendere la propria attività ad un ulteriore ramo fiduciario, in particolare quello finanziario, benché privi dei necessari requisiti di studio. Ammettere il contrario significherebbe, in ultima analisi, misconoscere il precipuo scopo della legge, varata per garantire la sicurezza del pubblico autorizzando l’accesso all’attività di fiduciario soltanto ai richiedenti in possesso di un titolo di studio qualificato, attestante secondo criteri obiettivi e quindi rispettosi della parità di trattamento l’idoneità all’esercizio della professione. A maggior ragione queste considerazioni valgono nell’ambito finanziario, dove l’entità dei capitali coinvolti, spesso ingenti, e la pronunciata autonomia di cui godono gli operatori del settore espongono gli investitori ad un rischio necessariamente accresciuto.
3.3. Quanto appena espresso viene corroborato dall’interpre-
tazione sistematica dell’art. 12 lett. c LFid, che si inserisce sotto il titolo di legge disciplinante i “titoli di studio riconosciuti” (v. art. 10 LFid), ossia i titoli ottenuti a seguito di un apprendimento teorico e che in tutta evidenza non comprendono le autorizzazioni rilasciate, come nel caso concreto, sulla base della mera esperienza professionale. Se il legislatore avesse davvero voluto estendere ai fiduciari commercialisti, autorizzati sulla base della relativa pratica professionale (cfr. art. 23 cpv. 3 LFid), l’autorizzazione ad esercitare la professione di fiduciario finanziario, lo avrebbe fatto introducendo la rispettiva norma tra i disposti transitori della LFid, ritenuto che l’impianto della legge non disciplina altrove le autorizzazioni rilasciate in deroga al requisito del possesso di un titolo di studio riconosciuto.
4. Nell’evenienza
concreta, il ricorrente non possiede un titolo di studio riconosciuto ai sensi
dell’art. 12 lett. a-b LFid. Il diploma ottenuto presso la scuola superiore di
commercio di Svitto e la frequentazione dei corsi d’aggiornamento organizzati
dall’Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Cantone Ticino (OADFCT) non
possono supplire alla mancanza dei titoli di studio richiesti dalla legge.
Concessa grazie ad un regime eccezionale (cfr. art. 23bis LFid, ora
art. 23a LFid), nemmeno l’autorizzazione all’esercizio della professione di
fiduciario commercialista rilasciata al ricorrente il 23 gennaio 1990 e
rinnovata il 25 giugno 2002 basta all’ottenimento dell’autorizzazione giusta
l’art. 12 lett. c LFid (v. consid. 3).
Atteso che il ricorrente non dispone di alcun titolo di studio riconosciuto
allo scopo, egli non può essere autorizzato ad esercitare la professione di
fiduciario finanziario.
5.Sulla scorta dei precedenti considerandi, può rimanere inevasa la questione di sapere se il ricorrente, in considerazione del lungo periodo intercorso tra lo svolgimento dell’attività finanziaria presso il local desk della __________ e il rilascio dell’autorizzazione di fiduciario commercialista, adempia concretamente il requisito della pratica biennale nel ramo finanziario previsto dall’art. 12 lett. c LFid.
6.Sebbene alla luce di argomenti diversi da quelli addotti dal Consiglio
di Stato sulla scorta del preavviso dipartimentale, il giudizio impugnato va
quindi confermato, respingendo il gravame contro di esso inoltrato dal ricorrente.
Non essendo ancora stata chiarita da questo Tribunale la questione giuridica
sottesa al presente giudizio (v. consid. 3.), si prescinde dal prelievo di una
tassa di giustizia (RDAT 1977 n. 32; Borghi/Corti, Compendio di procedura
amministrativa ticinese, ad art. 28 3a).
Dato l’esito, non si assegnano ripetibili (art. 31 PAmm).
Per questi motivi,
visti gli art. 1, 7, 8, 8a, 10, 12, 23, 23a LFid; 18, 23bis vLFid; 28, 31, 43, 46 PAmm;
dichiara e pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si prelevano né tassa di giustizia né spese.
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3. Intimazione a: |
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Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il segretario