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Incarto n.
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Lugano
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In nome |
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Il Tribunale cantonale amministrativo |
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composto dei giudici: |
Lorenzo Anastasi, presidente, Matteo Cassina, Raffaello Balerna, quest'ultimo in sostituzione del giudice Stefano Bernasconi, impedito; |
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segretario: |
Leopoldo Crivelli |
statuendo sul ricorso 2 marzo 2005 di
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RI 1
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contro |
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la decisione 16 febbraio 2005 (inc.2004.40407) con cui il Giudice dell'istruzione e dell'arresto ha prorogato di due mesi la carcerazione in vista di sfratto del ricorrente; |
viste le risposte:
- 7 marzo 2005 del Giudice dell'istruzione e dell'arresto;
- 9 marzo 2005 del Dipartimento delle istituzioni;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. a) Il ricorrente RI 1 ha depositato in Svizzera il 16 ottobre 2003, una domanda d'asilo. Sprovvisto di qualsiasi documento egli ha dichiarato essere cittadino del Botswana.
Con decisione del 26 marzo 2004, poi cresciuta in giudicato, l'Ufficio federale dei rifugiati si è rifiutato di entrare nel merito della richiesta, intimandogli di lasciare il nostro Paese.
b) Dopo il suo arresto, avvenuto il 15 luglio 2004 ad opera della polizia
cantonale presso il centro della Croce Rossa Svizzera di __________, con
decreto d'accusa 18 agosto 2004 RI 1 è stato condannato alla pena di 75 giorni
di detenzione, sospesa condizionalmente per due anni, e all'espulsione dal
territorio svizzero per un periodo di 3 anni, siccome ritenuto colpevole di infrazione
alla LDDS, per avere soggiornato illegalmente in Svizzera tra il 12.06.04 e il
15.07.04, di infrazione alla LFStup, per avere ripetutamente venduto nel
periodo aprile/luglio 2004 un imprecisato quantitativo di cocaina (almeno 90
bolas), e di contravvenzione alla LFStup, per aver consumato personalmente
della marijuana.
B. a) Con decisione 13 agosto 2004, il Dipartimento delle istituzioni, Sezione dei permessi e dei passaporti, ha ordinato la carcerazione del ricorrente in vista del suo allontanamento dal territorio elvetico, ritenendo in sostanza che egli costituiva una minaccia grave per la salute altrui (art. 13b cpv. 1 lett. b LDDS) e che indizi concreti facevano temere che intendesse sottrarsi all'espulsione (art. 13b cpv. 1 lett. c LDDS).
Il provvedimento è stato confermato il 19
agosto 2004 dal Giudice dell'istruzione e dell'arresto (in seguito:GIAR).
b) Il 23 settembre 2004 RI 1 ha presentato un'istanza di scarcerazione. La
stessa è stata respinta dal GIAR con decisione 1° ottobre 2004, dopo audizione
del ricorrente.
c) Il 5 novembre 2004 il Dipartimento delle istituzioni ha chiesto una proroga
di tre mesi della carcerazione, motivando tale decisione con le difficoltà
incontrate nella determinazione delle reali generalità dell'insorgente e della
sua vera nazionalità. L'istanza è stata accettata dal GIAR, senza che alcuna
udienza fosse stata indetta.
C. L' 8 febbraio 2005 il Dipartimento delle istituzioni ha domandato
che il periodo di carcerazione fosse prorogato di ulteriori due mesi, in quanto
- malgrado gli sforzi intrapresi – i persistenti problemi nell'identificazione
del ricorrente non consentivano di porre in esecuzione il suo allontanamento.
Dopo avere dato modo alla patrocinatrice dell'insorgente di esprimersi in
merito alla legittimità del provvedimento, il 16 febbraio 2004 il GIAR ha accolto
la suddetta istanza ed ha quindi concesso la proroga richiesta.
D. Contro quest'ultima pronuncia RI 1 insorge ora davanti al Tribunale
cantonale amministrativo, chiedendo di essere immediatamente scarcerato. Ravvisa
una violazione del diritto federale nel fatto che il GIAR abbia adottato la
decisione impugnata senza averlo prima sentito oralmente. Lamenta inoltre
l'incompleto accertamento dei fatti rilevanti per il giudizio. Infine censura
la violazione del principio della celerità e di quella della proporzionalità,
ritenuto come la sua detenzione perduri ormai da oltre sei mesi.
E. All'accoglimento del gravame si oppone il Dipartimento delle istituzioni. Dal canto suo il GIAR si rimette al giudizio di questo tribunale, formulando una serie di osservazioni di cui si dirà, per quanto necessario, in seguito.
Considerato, in diritto
1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data (art. 31 LALMC) e la legittimazione attiva dell'insorgente, direttamente e personalmente toccato dalla decisione impugnata, è certa (art. 43 PAmm). Il ricorso, tempestivo (art. 31 LALMC e 46 cpv. 1 PAmm), è dunque ricevibile in ordine.
2. 2.1. Il ricorrente censura innanzitutto la violazione del suo diritto di essere sentito, per non avere avuto modo di esprimersi oralmente davanti al GIAR, prima che questi si pronunciasse sulla ulteriore proroga della sua carcerazione. Individua in questa omissione una grave disattenzione dei suoi diritti di parte, tale da giustificare la sua immediata scarcerazione.
2.2. La carcerazione in vista dello sfratto
è ordinata dalle autorità cantonali nei confronti di un cittadino straniero al
quale è già stata notificata una decisione di allontanamento o di espulsione, al
fine di garantirne l'esecuzione, se è data almeno una delle condizioni previste
alle lett. b, c e d della medesima disposizione (13b cpv. 1 LDDS). La carcerazione
può durare al massimo tre mesi; se particolari ostacoli si oppongono
all'esecuzione dell'allontanamento o dell'espulsione, essa può essere prorogata
di sei mesi al massimo (art. 13b cpv. 2 LDDS).
Il diritto federale dispone una serie di regole di procedura che devono essere
osservate nell'ambito del procedimento cantonale. In base all'art. 13c cpv. 2
LDDS, la legalità e l'adeguatezza della carcerazione devono essere esaminate da
un'autorità giudiziaria al più tardi entro 96 ore, dopo che la persona
interessata è stata sentita oralmente. Dopo un mese, lo straniero incarcerato
può quindi presentare un'istanza di scarcerazione, sulla quale l'autorità
giudiziaria è tenuta a pronunciarsi entro 8 giorni feriali, sulla base di un
udienza; un'ulteriore domanda di messa in libertà può essere inoltrata, in caso
di carcerazione in vista dello sfratto, dopo due mesi (art. 13c cpv. 4 LDDS).
La proroga della carcerazione necessita quindi del consenso dell'autorità
giudiziaria cantonale. A tal fine, essa tiene conto, oltre che dei motivi di
carcerazione, segnatamente della situazione familiare dell'interessato e delle
circostanze in cui la carcerazione dev'essere eseguita (art. 13c cpv. 3 LDDS).
2.3. Nel caso di specie, il GIAR ha dato il
proprio consenso all'ulteriore proroga della carcerazione chiesta dal
Dipartimento delle istituzioni agendo nel contesto di un procedimento esclusivamente
scritto. Dopo avere raccolto le osservazioni scritte 14 febbraio 2005 della
patrocinatrice del ricorrente e aver dato modo a quest'ultima di esprimersi in
merito ad un documento richiamato dalla Sezione dei permessi e dell'immigrazione,
il GIAR non ha infatti indetto alcuna udienza, ma il 16 febbraio seguente ha direttamente
statuito sulla richiesta del dipartimento, fondandosi in sostanza sugli atti a
sua disposizione e sui menzionati allegati di parte.
Ora, come giustamente sostenuto nell'impugnativa in esame, un simile modo di procedere
viola il diritto federale.
Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, le decisioni dell'autorità
giudiziaria in materia di proroga della carcerazione in vista dello sfratto
possono essere adottate soltanto dopo che la parte interessata dal
provvedimento è stata sentita oralmente in occasione di un udienza
appositamente indetta. Benché in questi casi la legge non preveda
esplicitamente il rispetto di una simile formalità, il sistema di controllo
giudiziario voluto dal legislatore federale in materia di misure coercitive
contro cittadini stranieri, ha permesso all'Alta Corte di escludere che
quest'ultimo abbia voluto rinunciare all'obbligo di indire un'udienza proprio e
soltanto laddove è in discussione la proroga di un provvedimento di carcerazione
in vista dello sfratto (DTF 121 II 110 consid. 1c). Tenuto dunque conto dello
spirito che anima le disposizioni procedurali della LDDS in questa materia, si
deve ammettere che lo straniero incarcerato dev'essere sentito oralmente non
soltanto in occasione della prima richiesta di protrazione della carcerazione, ma
anche qualora dovessero essere presentate ulteriori domande di proroga, in modo
tale che egli possa ogni volta beneficiare del più ampio e completo diritto di prendere
posizione su di una misura che lo priva della propria libertà personale.
Sulla scorta di queste considerazioni, la decisione impugnata, adottata dal
GIAR in dispregio di questi principi, dev'essere annullata.
Il semplice fatto che il ricorrente avesse già avuto modo di esprimersi
personalmente davanti alla medesima autorità giudiziaria in occasione della
conferma della sua carcerazione e nell'ambito della trattazione dell'istanza di
scarcerazione da lui inoltrata non basta certo a sanare il vizio che affligge
il presente procedimento. Tantomeno costituisce un valido motivo per derogare
alle suddette esigenze il fatto che egli si trovi incarcerato a Basilea e che
pertanto il suo trasferimento in Ticino ai fini dell'udienza possa dar luogo ad
alcune difficoltà di ordine pratico.
3. 3.1. La violazione di una norma di procedura, non comporta necessariamente l'immediata scarcerazione dell'interessato. Ciò dipende dall'importanza della disposizione lesa per la salvaguardia dei diritti della persona incarcerata: d'altra parte però si deve considerare che l'interesse affinché il suo allontanamento possa essere eseguito senza alcun intralcio può in talune circostanze ostare alla scarcerazione. Detto interesse riveste una particolare importanza e può risultare preminente, anche di fronte ad una grave violazione di una norma essenziale di procedura, quando sussistono seri indizi che indicano che lo straniero in questione rappresenta un pericolo per l'ordine e la sicurezza pubblica (DTF 122 II 154 consid. 3; 121 II 105 consid. 2c; 110 consid. 2a).
3.2. Il
diritto di potersi esprimere oralmente davanti all'autorità giudiziaria
chiamata a statuire su di una domanda di proroga della carcerazione costituisce
un'importante garanzia processuale, volta ad evitare che una persona possa
venire indebitamente privata della sua libertà personale (DTF 121 II 110 consid.
2b). In questo senso è a giusta ragione che il ricorrente reputa di essere
stato leso nel suo diritto di essere sentito. Il fatto che la sua patrocinatrice
abbia potuto formulare delle osservazioni scritte al riguardo, non permette di
relativizzare la gravità della violazione.
Tale circostanza non giustifica però ancora la sua immediata scarcerazione.
Durante la sua permanenza in Svizzera, l'insorgente è stato condannato per
infrazione alla LFStup, per avere venduto un quantitativo imprecisato, ma
comunque rilevante, di cocaina. Si tratta, a non averne dubbio di un reato di
una certa gravità, commesso in un settore, come quello degli stupefacenti,
particolarmente sensibile del nostro ordine pubblico. In questo senso, motivi
di sicurezza, legati alla protezione della collettività di fronte allo sviluppo
della criminalità e del mercato della droga, si oppongono alla sua immediata
messa in libertà, ritenuto oltretutto che egli adempie tutt'ora i motivi di
carcerazione di cui alle lett. b e c dell'art. 13b cpv. 1 LDDS. Oltre che ad
essere stato condannato per un reato contro la salute pubblica, il ricorrente
si ostina in effetti a non collaborare con le autorità svizzere nella ricerca
dei suoi documenti di legittimazione, circostanza questa che induce a temere
che se scarcerato egli potrebbe tentare di far perdere le proprie tracce al
fine di sottrarsi all'espulsione dal nostro Paese.
4. 4.1.
Stante tutto quanto precede, il gravame dev'essere parzialmente accolto, senza
che si renda necessario entrare nel merito delle rimanenti censure sollevate
dall'insorgente. La decisione impugnata è quindi annullata e gli atti sono
rinviati al GIAR affinché statuisca nuovamente sull'istanza 8 febbraio 2005 di
proroga della carcerazione in vista dello sfratto, dopo avere indetto al più
presto un'udienza.
Nella misura in cui domanda la scarcerazione del ricorrente, il ricorso dev'essere
invece respinto.
4.2. Visto l'esito non si prelevano spese e tassa di giustizia (art. 28 PAmm).
Lo Stato del Cantone Ticino verserà al ricorrente, patrocinato da un legale
iscritto all'albo, un adeguato importo a titolo di ripetibili (art. 31 PAmm).
Per questo motivo diviene priva d'oggetto la domanda di assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio formulata in questa sede.
Per questi motivi,
visti gli art. 13b, 13c LDDS; 27 e 31 LALMC; 3, 18, 28, 31, 48, 60, 61 PAmm
dichiara e pronuncia:
1. Il ricorso è parzialmente accolto ai sensi dei considerandi.
§. Di conseguenza:
1.1. la decisione 16 febbraio 2005 (inc. 2004.40407) del Giudice dell'istruzione e dell'arresto è annullata;
1.2. gli atti sono rinviati al Giudice dell'istruzione e dell'arresto per nuovo giudizio previa udienza.
2.Non si preleva tassa di giustizia.
3.Lo Stato del Cantone Ticino rifonderà al ricorrente fr. 500.– a titolo di ripetibili.
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3. Intimazione a: |
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terzi implicati |
1. CO 1 2. CO 2
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Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente Il segretario