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Incarto n.
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Lugano
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In nome |
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Il Tribunale cantonale amministrativo |
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composto dei giudici: |
Raffaello Balerna, presidente, Damiano Bozzini, Lorenzo Anastasi, supplente |
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segretaria: |
Sarah Socchi, vicecancelliera |
statuendo sul ricorso 30 giugno 2010 della
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RI 1 |
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contro |
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la decisione 15 giugno 2010 del Consiglio di Stato (n. 3061) che respinge l'impugnativa presentata dalla ricorrente avverso la decisione 16 marzo 2010 con cui il municipio di Biasca le ha negato il permesso a posteriori per posare dei pannelli solari sul tetto di uno stabile (part. 5447) nel nucleo; |
viste le risposte:
- 13 luglio 2010 del Consiglio di Stato;
- 16 luglio 2010 del municipio di Biasca;
letti ed esaminati gli atti;
ritenuto, in fatto
A. a. La RI 1,
qui ricorrente, è proprietaria di uno stabile (part. 5447) all'interno del nucleo
tradizionale di Biasca, dichiarato paesaggio pittoresco ai sensi del decreto legislativo
sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio del 16 gennaio 1940
(DLBN; RL 9.3.1.1; cfr. piano dei siti e dei paesaggi pittoreschi approvato con
ris. gov. n. 2174 del 24 marzo 1992).
b. Il 18 settembre 2008 il municipio ha rilasciato all'insorgente il permesso
per demolire e ricostruire l'edificio, subordinandolo tra l'altro alla
condizione, contenuta nell'avviso dei Servizi generali del Dipartimento del
territorio (n. 61919) che i pannelli solari siano posati complanari alla
falda e presentino una colorazione vicina a quella del materiale di copertura
del tetto.
B. a. In corso
d'opera, scostandosi dal permesso ricevuto, la ricorrente ha posato due
pannelli solari rettangolari (ca. 20 mq l'uno), inclinati ca. 40° rispetto alla
falda (ovest) del tetto, su cui insistono.
b. Il 28 dicembre 2009 la ricorrente ha inoltrato al municipio una variante
a posteriori, per i pannelli sistemati senza permesso. La relazione tecnica
allegata alla domanda di costruzione precisava che la differente posa dei
collettori solari era dettata dallo sfavorevole orientamento delle falde del
tetto (est-ovest), che, soprattutto nei mesi invernali, non permetterebbe di
convogliare a sufficienza i raggi solari e, di conseguenza, di coprire il
fabbisogno termico (produzione acqua calda, riscaldamento) auspicato.
c. All'accoglimento del permesso si sono opposti i Servizi generali del
Dipartimento del territorio (avviso n. 68920), sulla scorta del preavviso
negativo formulato dall'Ufficio della natura e del paesaggio (UNP). Ricordati i
criteri da esso stesso recentemente elaborati per valutare i pannelli solari
all'interno dei nuclei, l'UNP ha infatti ritenuto che, in concreto, i collettori
solari, posati non complanari ma con un'inclinazione completamente diversa
da quella della falda interessata, introducono un elemento di forte disordine.
In tal senso a nostro avviso il comparto viene svilito e fortemente
squalificato dall'intervento in esame, ponendosi dunque in contrasto con il
DLBN.
d. Recepito l'avviso negativo dell'autorità dipartimentale, il 16 marzo 2010 il
municipio ha negato alla ricorrente il permesso richiesto.
C. Con
decisione 15 giugno 2010 il Consiglio di Stato ha respinto l'impugnativa presentata
dalla RI 1 avverso il suddetto provvedimento.
Il Governo ha innanzi tutto precisato che il controverso intervento dovesse
essere valutato alla luce dell'art. 18a della legge federale sulla
pianificazione del territorio del 22 giugno 1979 (LPT; RS 700), che impone un
inserimento accurato dei pannelli nel tetto e nelle facciate. La loro posa non
deve inoltre pregiudicare monumenti culturali e naturali di importanza
cantonale: proprio in quest'ottica, ha aggiunto, occorre determinare
se l'intervento progettato possa ritenersi rispettoso dei limiti imposti dal
DLBN, essendo il nucleo di Biasca classificato come paesaggio pittoresco. Il
Governo ha poi ritenuto che, in concreto, il progetto non potesse essere
autorizzato poiché i pannelli solari, non rispettando la pendenza del tetto, non
si integrerebbero convenientemente nel tetto. Dovrebbero essere complanari alla
falda, con i raccordi (..) posti nel sottotetto. Per il suo
impatto eccessivo, ha concluso, il progettato intervento può essere ritenuto
come alterazione del nucleo di Biasca.
D. Contro il
predetto giudizio, la RI 1 si aggrava ora dinnanzi al Tribunale cantonale
amministrativo con ricorso 30 giugno 2010.
Ricordati i motivi che l'hanno indotta alla posa inclinata dei collettori
solari, l'insorgente ritiene che il nucleo di Biasca non avrebbe un particolare
pregio paesaggistico poiché vi sarebbero diverse costruzioni non conformi alla
zona di situazione (corpi in cemento armato, aperture non adeguate, ecc.). I
pannelli solari non deturperebbero il nucleo. La volontà di preservare il paesaggio,
soggiunge, non vuol dire restare ingessati e impedire a priori lo sviluppo e
le necessità delle nuove tecniche costruttive.
E. All'accoglimento
dell'impugnativa si oppone il Consiglio di Stato, senza formulare particolari
osservazioni.
Ad analoga conclusione perviene il municipio, precisando come il diniego del permesso
si fondi sull'avviso negativo vincolante dell'autorità dipartimentale.
Considerato, in diritto
1.La competenza del Tribunale cantonale amministrativo è data dall'art. 21 cpv. 1 della legge edilizia cantonale del 13 marzo 1991 (LE; RL 7.1.2.1). Certa è la legittimazione attiva della ricorrente, istante in licenza (art. 21 cpv. 2 LE). Il ricorso, tempestivo (art. 46 cpv. 1 legge di procedura per le cause amministrative del 19 aprile 1966; LPamm; RL 3.3.1.1) è dunque ricevibile in ordine e può essere evaso sulla base degli atti (art. 18 cpv. 1 LPamm).
2.2.1. Giusta l'art. 18a LPT, nelle
zone edificabili e nelle zone agricole è accordata l'autorizzazione per l'installazione
di impianti solari accuratamente integrati nei tetti e nelle facciate, sempre
che non ne risultino pregiudicati monumenti culturali o naturali d'importanza
cantonale o nazionale.
L'art. 18a LPT, in vigore dal 1. gennaio 2008,
costituisce una norma d'autorizzazione direttamente applicabile, concepita con
l'obbiettivo di accelerare le procedure e sopprimere gli ostacoli burocratici
che si frappongono a tali progetti, in particolare nella zona agricola (Cristoph Jäger, Kommentar zum
Bundesgesetz über die Raumplanung, Zurigo 2009, ad art. 18a LPT, n. 2). Essa conferisce un diritto al
rilascio della licenza edilizia, allorquando risultino cumulativamente
soddisfatte le tre condizioni che pone: (a) connessione ad un edificio
principale, (b) accurata integrazione nel tetto o nelle facciate, (c) assenza
di pregiudizi per monumenti culturali o naturali d'importanza nazionale o
cantonale (cfr. STA 52.2009.255 del 12 novembre 2009, consid. 2.1.; Jäger, op. cit., ad art. 18a
LPT, n. 21 segg.).
2.2. Considerato il modo particolare e i tempi stretti con cui è stata adottata
la norma in occasione delle discussioni parlamentari sull'evoluzione della
politica agricola (Politica agricola 2011; cfr. sull'istoriato: Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n. 1 segg. con rinvii
ai bollettini ufficiali ivi citati), non è così chiara la sua portata per
rapporto al diritto cantonale (Jäger,
op. cit., ad art. 18a LPT,
n. 2; Peter Hänni, Planugs-, Bau-
und besonderes Umweltschutzrecht, Berna 2008, pag. 229). Per una parte della dottrina,
vi è comunque da ritenere che l'art. 18a LPT non abbia inteso limitare
le competenze costituzionalmente garantite ai Cantoni, quali la pianificazione
del territorio (art. 75 Cost.), ed escludere l'applicazione delle disposizioni
di diritto cantonale e comunale agli impianti solari; nella misura in cui
pongono dei requisiti per l'autorizzazione di questi impianti, tali
prescrizioni, segnatamente di polizia delle costruzioni, devono dunque essere
rispettate, purché non svuotino l'art. 18a LPT del suo contenuto (cfr. Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n. 13, 19 seg.; cfr. in
questo senso: sentenza del Tribunale amministrativo di Zurigo n. VB.2008.322
del 29 ottobre 2008, consid. 3.3 con rinvii).
2.3. Per quanto attiene ai singoli requisiti posti dall'art. 18a LPT, la
norma, come già accennato, presuppone innanzi tutto la connessione ad un
edificio principale (a), ovvero l'esistenza di un edificio principale, sul
tetto o contro la facciata del quale deve essere installato (Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n. 22).
La nozione di integrazione accurata (b) nel tetto o nelle facciate, mira
a preservare da alterazioni l'aspetto generale del sito. Essa conferisce all'autorità
competente al rilascio del permesso una certa latitudine di giudizio ai fini
dell'individuazione del suo contenuto normativo. Nella valutazione, occorre
esaminare il caso specifico, tenendo presenti eventuali norme cantonali e
comunali di polizia ed estetica (cfr. supra consid. 2.2), come pure le
caratteristiche del sito (visibilità, esposizione, eventuale mascheramento,
ecc.) e quelle dell'impianto progettato (dimensioni e colori dell'impianto,
superficie occupata, modalità costruttive, ecc.; cfr. Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT n. 29 segg.).
L'art. 18a LPT richiede infine (c) che l'installazione degli impianti
non rechi alcun pregiudizio a monumenti culturali d'importanza
nazionale o cantonale. Il concetto di monumento culturale
o naturale dev'essere interpretato alla luce della legislazione in materia di
protezione della natura e del paesaggio. In particolare, per monumento culturale
occorre intendere gli oggetti o le opere create dall'uomo che testimoniano un
passato politico, economico, sociale o architettonico e alla cui conservazione
risponde un interesse pubblico superiore, quali edifici pubblici o privati, insiemi
costruiti (sog. Ensembles), parchi, ecc. (cfr. Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n. 30 con rinvii). Sono invece
considerati monumenti naturali singoli oggetti appartenenti alla natura
animata o inanimata, che hanno un valore particolare per ragioni estetiche,
storiche, scientifiche o altro (ad esempio: elementi del paesaggio degni di
protezione, alberi isolati, cascate, montagne o geotipi; cfr. Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n.
30; Josef Rohrer in: Kommentar
NHG, Zurigo 1997, §1 n. 16). Sono in particolare monumenti d'importanza
cantonale gli oggetti definiti e protetti come tali dalla legge sulla
protezione dei beni culturali del 13 maggio 1997 (LBC; RL 9.3.2.1) e dalla legge
cantonale sulla protezione della natura del 12 dicembre 2001 (LCPN; RL
9.3.1.7).
Non rientrano invece nella nozione di monumento d'importanza cantonale i siti
pittoreschi – vale a dire parti di paesaggio nelle quali si accentua la
bellezza del paese (quali laghi, nuclei urbani e rurali, ecc.) – o i paesaggi
ed i panorami pittoreschi ai sensi del DLBN, ovvero estese porzioni di
territorio costituenti, nel loro insieme, valori caratteristici dell'ambiente
lacuale, collinare, montano, alpino e dei relativi insediamenti (cfr. art. 2
lett. c e d regolamento d'applicazione del decreto legislativo 16 gennaio 1940
sulla protezione delle bellezze naturali e del paesaggio del 22 gennaio 1974;
RBN; RL 9.3.1.1.1). Per questi elementi, in particolare per i siti pittoreschi,
la tutela di un aspetto estetico soddisfacente, è già garantita nell'ambito
della valutazione dell'integrazione accurata dell'impianto solare, nella
quale occorre tener conto dei criteri di protezione posti dal DLBN (cfr. anche Jäger, op. cit., ad art. 18a LPT, n.
31).
2.4. All'interno delle zone edificabili, l'autorizzazione per i pannelli solari
in applicazione dell'art. 18a LPT spetta al municipio, previo avviso dei
Servizi generali del Dipartimento del territorio qualora gli impianti
concernano anche diritto di competenza cantonale, quale ad es. il DLBN (cfr.
art. 3 LE, art. 2 cpv. 1 e allegato 1 regolamento di applicazione delle legge
edilizia del 9 dicembre 1992; RLE; RL 7.1.2.1.1).
3.Giusta gli art. 2 cpv. 2 DLBN e 3 cpv. 2 lett. d RBN i paesaggi e i
panorami pittoreschi non devono essere deturpati. Sono, quindi, vietate le
modificazioni dello stato dei fondi tali da compromettere la bellezza e gli
altri valori del paesaggio. Sono in particolare vietate le costruzioni,
ricostruzioni, o ogni altro intervento stravagante, indecoroso, di mole
sproporzionata o in contrasto con il carattere, l'armonia e i valori dell'ambiente
circostante in genere (cfr. art. 3 cpv. 2 lett. d RBN).
A differenza del concetto di alterazione (art. 3 cpv. 2 lett. c RBN) che
impone ad ogni intervento di integrarsi convenientemente in un sito dichiarato
pittoresco, vietando ogni pregiudizio o anche solo modifica apprezzabile del carattere
e dell'armonia dell'ambiente naturale o antropico (cfr. al riguardo: STA 52.2008.219
del 7 gennaio 2009 consid. 2; 52.2008.195 del 30 luglio 2008 consid. 2), la
nozione di deturpazione presuppone un notevole effetto sfavorevole sul quadro
del paesaggio. Non basta che la costruzione non lo abbellisca o lo danneggi
leggermente. Deve verificarsi un contrasto con quanto esiste, che risulti notevolmente
molesto. Il pregiudizio arrecato dalla costruzione ai valori paesaggistici
protetti deve essere rilevante. Il criterio di giudizio non è dato dal modo di
pensare e di sentire di singole persone dotate di particolare sensibilità
estetica e di speciale indirizzo artistico, ma deve essere ricercato nell'opinione
di una collettività assai vasta ed esprimente un giudizio generale. Nell'interpretazione
del concetto di deturpazione l'autorità non deve affidarsi alla sua sensibilità
soggettiva, ma deve fondarsi su criteri oggettivi, dimostrando che la loro
applicazione ad una determinata fattispecie deve condurre al divieto od alla limitazione
del diritto di costruire (STA 52.2010.85 del 7 giugno 2010 consid. 6; Scolari, op. cit., ad art. 28 LALPT, n.
208 seg. e rimandi).
Il concetto di deturpazione è di natura indeterminata. Esso con-ferisce
pertanto all'autorità decidente una certa latitudine di giu-dizio ai fini dell'individuazione
del suo contenuto normativo (Adelio
Scolari, Diritto amministrativo, Parte generale, II. ed., Cadenazzo
2002, n. 396 segg.). A differenza del Consiglio di Stato, che - fruendo di
pieno potere cognitivo (art. 56 LPamm) - può rivedere liberamente l'apprezzamento
delle istanze inferiori, in particolare di quelle che gli sono subordinate, il
Tribunale can-tonale amministrativo riesamina con riserbo l'interpretazione
da-ta dall'autorità cantonale al concetto in discussione, limitandosi a
censurare le deduzioni lesive del diritto, in quanto prive di giusti-ficazioni
oggettive, fondate su considerazioni estranee alla mate-ria o altrimenti
contrarie ai principi fondamentali del diritto. In casi di questa natura, il
tribunale si scosta dalle decisioni prese dall'autorità amministrativa soltanto
nella misura in cui escono dal quadro definito dalla legge (Borghi/Guido Corti, Compendio di
procedura amministrativa ticinese, Lugano 1997, ad art. 61 LPamm n. 2 in fine). Nella misura in cui la decisione censurata si fonda sull'apprezzamento, questo Tribunale
non può parimenti sostituire la sua valutazione a quella dell'autorità decidente,
poi-ché ad esso, a differenza del Consiglio di Stato, non compete il controllo
dell'opportunità. Esso deve quindi limitarsi a verificare che l'autorità
decidente non sia incorsa in una violazione del diritto, esercitando in modo
scorretto, segnatamente abusivo, il potere discrezionale riservatole dalla
legge (cfr. art. 61 LPamm; RtiD II-2006 n. 7 consid. 3).
4.4.1. Nel caso concreto, la ricorrente, scostandosi dalla condizione
imposta con la licenza edilizia 18 settembre 2008, ha posato due pannelli solari rettangolari (ca. 20 mq l'uno), inclinati ca. 40° rispetto alla
falda (ovest) del tetto del suo edificio (part. 5447), su cui insistono.
Chiamato ad esprimersi sulla conformità del progetto, situato all'interno di un
paesaggio pittoresco, l'UNP ha ritenuto che i pannelli solari posati non
complanari ma con un'inclinazione completamente diversa da quella della falda
interessata, introducono un elemento di forte disordine e che il comparto
ne risultasse di conseguenza svilito e fortemente squalificato dall'intervento.
Con questa motivazione, l'autorità dipartimentale ha in sostanza ritenuto che l'opera
integrasse gli estremi di un intervento deturpante ai sensi degli art. 2 cpv. 2
DLBN e 3 cpv. 2 lett. d RBN. L'interpretazione data dall'UNP, considerata la
latitudine di giudizio che occorre riconoscerle, non presta il fianco a
critiche. Non esce dal quadro definito dalla legge. I pannelli in questione, di
dimensioni non trascurabili, per la loro particolare modalità di posa incidono in
effetti negativamente sul quadro paesaggistico. La sconveniente collocazione snatura
la pendenza del tetto e introduce un elemento di mole sproporzionata per
rapporto all'edificio su cui insiste e alle costruzioni adiacenti. Il carattere
pregiudizievole dell'intervento è immediatamente rilevabile. Urta il comune
senso estetico.
Da questo profilo, irrilevanti sono le considerazioni sull'efficienza dei
pannelli e sullo sviluppo delle energie addotte dalla ricorrente. Né porta ad
altra conclusione il fatto che, in altri luoghi all'interno del nucleo, sarebbero
presenti delle costruzioni in cemento armato, corpi sui tetti (vani lift),
tetti piani, ecc. come sostiene la ricorrente. A prescindere dal fatto che
dalle fotografie da essa prodotte non risultano, di primo acchito, costruzioni o
impianti (in particolare pannelli solari) qualificabili come deturpanti, l'eventuale
presenza di opere di estetica più o meno discutibile non è sicuramente idonea a
giustificare il rilascio del permesso controverso. I sintomi di degrado
denunciati dalla ricorrente, quand'anche sussistessero, non giustificherebbero
un'ulteriore, significativa compromissione dei valori paesaggistici ed
ambientali residui. Né risulta del resto che vi siano gli estremi per ravvisare
la presenza di una prassi costante contraria alla legge, segnatamente al DLBN,
che l'autorità cantonale non intende abbandonare, suscettibile di giustificare eccezionalmente
un diritto alla parità di trattamento nell'illegalità (cfr. Ulrich Häfelin/Georg Müller/Felix Uhlmann,
Allgemeines Verwaltungsrecht, V ed., Zurigo 2006, n. 518 segg.).
4.2. Stando così le cose, è inoltre certo che l'intervento non possa soddisfare
i requisiti posti dall'art. 18a LPT, in particolare quello di integrazione
accurata, così come in definitiva ritenuto dal Governo. Per essere
conformi, i collettori solari non solo non devono produrre un effetto deturpante,
ma devono inserirsi in modo conveniente nella facciata o nel tetto dell'edificio.
Ciò che, in concreto, già per le stesse considerazioni di cui si è detto poc'anzi,
senz'altro non risulta.
5.Sulla base di tutti i motivi che precedono, il ricorso deve dunque essere respinto.
6.La tassa di giustizia e le spese sono poste a carico della RI 1 (art.
28 LPamm).
Per questi motivi,
visti gli art. 18a LPT; 2, 21 LE; 3 RLE; 2 DLBN; 3 RBN; 3, 18, 28, 46, 60, 61 LPamm;
dichiara e pronuncia:
1. Il ricorso è respinto.
2. La tassa di giustizia, di fr. 1'000.- è posta a carico della RI 1.
3. Contro la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale a Losanna entro il termine di 30 giorni dalla sua notificazione (art. 82 segg. legge sul Tribunale federale, del 17 giugno 2005; LTF; RS 173.110).
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4. Intimazione a: |
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Per il Tribunale cantonale amministrativo
Il presidente La segretaria