|
|
|
|
|
|
|
|
Incarto n. |
Lugano, |
In nome |
|
||
|
Il presidente della Corte delle assise correzionali |
|||||
|
di Lugano |
|||||
|
|
|||||
|
Presidente: |
giudice Claudio Zali |
|
Segretaria: |
Roberta Arnold, dr. iur., |
Sedente nell’aula penale di questo Palazzo di giustizia, senza intervento degli assessori giurati, avendovi l’accusata, con l’annuenza del difensore e del procuratore pubblico, rinunciato,
|
per giudicare |
AC 1 e domiciliato a
|
|
|
|
|
|
prevenuta colpevole di:
1. truffa (tentata)
per avere,
al fine di procacciarsi un indebito profitto,
a __________, tra il 21 ottobre 2003 e la fine di novembre 2003,
ripetutamente tentato di ingannare con astuzia la gerente della PL 1 di __________ così da indurla a compiere atti pregiudizievoli per il patrimonio altrui,
in specie nel tentativo di farsi dapprima confermare l'esistenza di un conto del marito __________ (dal quale viveva separata, senza nessuna procura bancaria) e quindi accreditare sul proprio conto no. __________ presso la __________ di __________ - a debito appunto del conto no __________ intestato al marito sul quale questi aveva versato complessivi EUR 71'300.- (di cui EUR 60’126.- ancora depositati) proventi delle rapine da lui commesse in Italia - l’importo di Euro 5'000.-, rispettivamente di attivare un ordine permanente di bonifico di Euro 2'500.- ogni 3 mesi,
tentativo non riuscito, siccome riusciva a scoprire l’inganno;
configurandosi l'inganno astuto:
nell'aver allestito e fatto uso di falsa documentazione asseritamente firmata dal marito e segnatamente:
- del falso ordine di bonifico dell'importo di
EUR 5'000.- datato 19.11.2003;
- del falso ordine di bonifico permanente di Euro 2'500.- ogni 3 mesi, datato
19.11.2003;
- della falsa procura datata 27.10.2003 mediante la quale le veniva concessa
procura per "prelevare, depositare, e qualsiasi altro movimento
bancario" sul conto __________ intestato al marito __________;
e inoltre:
per avvalorare l'asserito consenso del marito al
prelievo del denaro, nel produrre alla PL 1 il "permesso di colloquio con
detenuti" mediante il quale la Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Como aveva conferito il permesso a lei e al proprio figlio per un
colloquio in carcere con il marito __________;
fatti avvenuti a __________, nel periodo compreso tra l'ottobre e l'inizio
di dicembre 2003;
reato previsto dall'art. 146 CPS;
2. ripetuta falsità in documenti,
per avere,
nelle circostanze di tempo e di luogo di cui al punto 1.,
allo scopo di procacciarsi un indebito profitto,
ovvero nel tentativo di effettuare indebiti prelievi di denaro e di liberamente operare sul conto no__________ intestato al marito __________ presso la __________ di __________,
allestito e fatto uso di falsa documentazione, e segnatamente:
- del falso ordine di bonifico dell'importo di
EUR 5'000.- datato 19.11.2003, sul quale aveva in particolare falsificato la
firma del marito __________;
- del falso ordine permanente di bonifico di Euro 2'500.- ogni 3 mesi, datato
19.11.2003, sul quale aveva pure e in particolare falsificato personalmente la
firma del marito __________;
- della falsa procura datata 27.10.2003 mediante la quale le veniva concessa
procura per "prelevare, depositare, e qualsiasi altro movimento
bancario" sul conto __________ intestato al marito __________; procura
da lei consegnata alla PL 1 di __________ negli ultimi giorni di novembre /
inizio dicembre 2003 e da lei falsificata sia nel contenuto che con l'apposizione
della falsa firma del marito;
fatti avvenuti a __________ e __________, nel periodo ottobre/inizio dicembre 2003;
reato previsto dall'art. 251 cifra 1 CPS;
3. riciclaggio di denaro (tentato),
per avere, a __________,
nel periodo ottobre/novembre 2003,
tentato di compiere atti suscettibili di vanificare il ritrovamento e la confisca di valori patrimoniali, provenienti da crimini,
in specie, attivandosi non appena appreso dell'arresto del marito __________ in Italia, nel tentare ripetutamente - mediante la presentazione di ordini di bonifico e procura da lei stessa falsificati - di prelevare dal conto no. __________ presso la __________ di __________ intestato al marito, l’importo di Euro 60'126.- rimasto,
sapendo e in ogni caso dovendo presumere, specie dopo l’ arresto del marito avvenuto in Italia il 18.10.2003, che tale denaro era provento di varie rapine a mano armata (in parte con presa d’ostaggio) commesse in Italia dal proprio coniuge ai danni di diversi istituti di credito;
fatti avvenuti nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto dall'art. 305bis Cifra 1 e 3 CP;
e meglio come descritto nell'atto d'accusa 152/2004 del 1 dicembre 2004, emanato dal Procuratore pubblico.
|
Presenti |
§ Il PP 1. § L'accusata AC 1 assistita dal difensore di fiducia (GP) DF 1.
|
Espleti i pubblici dibattimenti dalle ore 14.00 alle ore 16.00.
Sentiti § Il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale confermato integralmente l’atto di accusa in esame, conclude chiedendo che, visto il comportamento vergognoso dell’accusata in aula, la ritrattazione, l’assenza di scrupoli, la stessa venga condannata a 12 mesi, ev. sospesi condizionalmente, per un periodo di prova di almeno 3 anni
§ Il Difensore, il quale contesta tutti i reati nell’ACC. La truffa non sussiste poiché, in virtù del secondo colloquio in carcere con il marito, quest’ultimo era d’accordo di versare i contributi alla moglie e per il figlio. Pertanto i soldi presi dalla AC 1 non erano indebiti. L’inganno con astuzia non c’è perché la sig.a AC 1 non ha nascosto nulla alla funzionaria di banca. Infatti essa ha potuto confrontare, grazie ai documenti inoltrati dalla sig.a AC 1, la veridicità delle firme. Anche il danneggiamento non c’è perché lei pensava di prelevare i soldi appartenenti al marito e non a terzi danneggiati. Per quel che concerne la ripetuta falsità in documenti, lo scopo era di farsi pagare i contributi alimentari previsti dalla legge e l’avvocato con i risparmi e l’accordo di __________. In casu __________ era ancora sposato con la sig.a __________ e le aveva concesso di utilizzare il conto. Per quel che concerne il tentato riciclaggio, il primo elemento non sussiste poiché la destinazione dei soldi era stata chiaramente indicata, ovvero il conto della sig. AC 1 a __________. I versamenti e prelievi erano facilmente identificabili. Oltretutto i soldi erano puliti poiché provento del lavoro del marito e del risarcimento dell’assicurazione dell’auto. Pertanto la difesa chiede il proscioglimento da tutti i capi d’accusa e in via subordinata una massiccia riduzione della pena con sospensione della stessa tenendo conto della grave angustia e scemata responsabilità della AC 1, che aveva un figlio piccolo a carico, con il padre in carcere, e che aveva problemi di salute. Chiede che venga anche tenuto conto che è invalida e che il procedimento è già stato un duro castigo.
Posti dal Presidente, con l'accordo delle Parti, i seguenti
quesiti: AC 1
1. E’ autrice colpevole di:
1.1. tentata truffa
per avere,
al fine di procacciarsi indebito profitto,
a __________, tra il 21 ottobre e la fine di novembre 2003,
tentato di ingannare astutamente la gerente della PL 1 di __________ utilizzando falsa documentazione, per indurla ad addebitare il conto no. 31361.12 del marito con un ordine permanente di bonifico trimestrale di Euro 2'500.- e il trasferimento di Euro 5'000.- a favore del proprio conto no. 16011.69 presso la stessa banca?
1.2. falsità in documenti, ripetuta
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1 AA,
allo scopo di procacciarsi un indebito profitto,
allestito e fatto uso, falsificando la firma del marito __________, di due falsi ordini di bonifico e di una falsa procura?
1.3. tentato riciclaggio di denaro
per avere, a __________,
nel periodo ottobre/novembre 2003,
tentato di vanificare il ritrovamento e la confisca di denaro provento di varie rapine commesse in Italia dal proprio coniuge, cercando di prelevare dal suo conto no. 31361.12 presso la PL 1 di __________ l’importo di Euro 60'126.-
e meglio come descritto nell’atto di accusa?
2. Ha agito in stato di scemata responsabilità?
3. Sussistono attenuanti specifiche giusta l’art. 64 CP?
4. Può beneficiare della sospensione condizionale della pena privativa della libertà?
Ritenuto, - che la AC 1, già prima di sposare __________, era al corrente dei suoi precedenti penali per reati contro il patrimonio, ivi inclusa la rapina (AI 19, pag. 2);
- che nel 1999 essa ha avviato la procedura di divorzio, nel cui ambito ha ottenuto alimenti per fr. 300.- mensili per il figlio comune __________;
- che il 21 ottobre 2003 essa ha appreso dell’arresto del marito in Italia;
- che essa ha perciò assunto informazioni presso il comando dei carabinieri di __________, dove il __________ era domiciliato, nonché dai di lui genitori, prendendo così visione di un articolo di un giornale italiano che raccontava i dettagli dell’arresto, indicava i reati contestati al sospettato e faceva menzione di un bottino di 300'000 Euro che sarebbe stato depositato su di un conto bancario in Svizzera;
- che la settimana dell’arresto, appresa la notizia, l'accusata si è recata per tre volte in carcere a far visita al marito;
- che, secondo quanto raccontato dall'accusata, il marito nell'occasione le avrebbe chiesto di controllare la corrispondenza ricevuta __________;
- che essa avrebbe in tal modo scoperto l’esistenza del di lui conto presso la __________ di __________;
- che essa ha quindi esibito in tale banca tre documenti falsi, sui quali ha falsificato la firma del marito, allo scopo di ottenere che parte del denaro presente sul conto le venisse bonificato;
- che essa non è riuscita nel proprio intento, avendo la gerente dell'istituto bancario scoperto il tentativo di inganno;
- che la prevenuta è pertanto autrice colpevole degli ascritti reati di falsità in documenti e di tentata truffa;
- che essa è inoltre autrice colpevole di tentato riciclaggio di denaro, per avere in tal modo cercato di sottrarre alle ricerche degli inquirenti almeno parte dell'avere del conto, ben sapendo che si trattava del provento delle rapine commesse dal marito (e per parte delle quali è nel frattempo stato condannato a 8 anni di reclusione in Italia);
- che in sede di inchiesta essa aveva in effetti confessato tale consapevolezza;
- che in aula la AC 1 ha invece ritrattato, adducendo giustificazioni non credibili;
- che non si può infatti prestarle credito alcuno laddove afferma di avere creduto in buona fede che il denaro fosse provento dell'onesto lavoro del marito;
- che in suo favore non sussistono le invocate attenuanti specifiche, né si può ammettere che essa abbia agito in stato di scemata responsabilità;
- che pertanto, tutto considerato, la Corte ritiene commisurata alla colpa dell'imputata una pena di 8 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per tre anni;
- che la tassa di giustizia di Fr. 200.- e le spese processuali sono a carico della condannata.
Rispondendo affermativamente a tutti i quesiti, tranne ai quesiti no. 2 e 3;
visti gli art. 11, 18, 21, 36, 41,63, 64, 68, 146, 251, 305 bis CP
9 segg. CPP e 39 TG sulle spese
dichiara e pronuncia:
1. AC 1 è autrice colpevole di:
1.1. tentata truffa
per avere,
al fine di procacciarsi indebito profitto,
a __________, tra il 21 ottobre e la fine di novembre 2003,
tentato di ingannare astutamente la gerente della PL 1 di __________ utilizzando falsa documentazione, per indurla ad addebitare il conto no. 31361.12 del marito con un ordine permanente di bonifico trimestrale di Euro 2'500.- e il trasferimento di Euro 5'000.- a favore del proprio conto no. __________ presso la stessa banca;
1.2. falsità in documenti, ripetuta
per avere,
nelle circostanze di cui al punto 1 AA,
allo scopo di procacciarsi un indebito profitto,
allestito e fatto uso, falsificando la firma del marito __________, di due falsi ordini di bonifico e di una falsa procura;
1.3. tentato riciclaggio di denaro
per avere, a __________,
nel periodo ottobre/novembre 2003,
tentato di vanificare il ritrovamento e la confisca di denaro provento di varie rapine commesse in Italia dal proprio coniuge, cercando di prelevare dal suo conto no. __________ presso la PL 1 di __________ l’importo di Euro 5’000.- oltre che ulteriori Euro 2'500.- ogni 3 mesi,
e meglio come descritto nell’atto di accusa.
2. Di conseguenza AC 1 è condannata:
2.1. alla pena di 8 (otto) mesi di detenzione;
2.2. al pagamento della tassa di giustizia di fr 200.- e delle spese processuali.
3. L’esecuzione della pena detentiva inflitta alla condannata è condizionalmente sospesa per un periodo di prova di 3 anni.
4. Questo giudizio può essere impugnato mediante ricorso per cassazione alla CCRP; la dichiarazione di ricorso deve essere presentata al Presidente di questa Corte entro cinque giorni da oggi; la motivazione entro venti giorni dalla notificazione della sentenza integrale.
|
Intimazione a: |
|
|
|
|
|
terzi implicati |
PL 1
|
Per la Corte delle assise correzionali
Il presidente La segretaria
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 200.--
Inchiesta preliminare fr. 200.--
Spese postali,tel.,affr. in blocco fr. 50.--
fr. 450.--
===========