Incarto n.
72.2015.100

Lugano,

29 ottobre 2015/lc

Sentenza

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

La Corte delle assise criminali

 

 

composta da:

giudice Rosa Item, Presidente

 

GI 1 12

GI 2 13

 

Anna Grümann, vicecancelliera

 

sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare

 

nella causa penale

Ministero pubblico

 

 

 

e in qualità di accusatori privati:

 

ACPR 1

ACPR 2,

 

 

contro                              IM 1

rappresentato dall’avv. DUF 1

 

in carcerazione estradizionale dal 17 maggio 2014 al 15 giugno 2014 (30 giorni),

in carcerazione preventiva dal 16 giugno 2014 al 10 novembre 2014 (148 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dall’11 novembre 2014;

 

IM 2

rappresentato dall’avv. DUF 2

 

in carcerazione preventiva dal 18 marzo 2014 al 19 marzo 2014 (2 giorni),

in carcerazione estradizionale dall’11 maggio 2014 al 15 giugno 2014 (36 giorni),

in carcerazione preventiva dal 16 giugno 2014 al 26 novembre 2014 (164 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 27 novembre 2014;

 

IM 3

rappresentato dall’avv. DUF 3

 

in carcerazione preventiva dal 18 marzo 2014 al 19 marzo 2014 (2 giorni),

in carcerazione estradizionale dal 13 maggio 2014 al 15 maggio 2014 (3 giorni) e dal 6 febbraio 2015 al 15 febbraio 2015 (10 giorni);

in carcerazione preventiva dal 16 febbraio 2015 al 2 aprile 2015 (46 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 3 aprile 2015;

 

IM 4

rappresentato dall’avv. DUF 4

 

in carcerazione estradizionale dal 9 maggio 2014 al 4 luglio 2014 (57 giorni) e dal 24 febbraio 2015 al 10 marzo 2015 (15 giorni),

in carcerazione preventiva dall’11 marzo 2015 al 19 aprile 2015 (40 giorni),

in esecuzione anticipata della pena dal 20 aprile 2015;

 

 

 

e in qualità di terzo aggravato:

 

__________, __________

 

 

imputati, a norma dell’atto d’accusa nr. 81/2015 del 30.06.2015 emanato dal Procuratore pubblico PP 1, di

 

                                   1.   rapina aggravata

per avere, ad __________ il 25 marzo 2014, in correità tra loro e con i cittadini __________ __________, __________, __________ e __________, tutti latitanti, nonché con altre persone al momento non ancora identificate,

 

commesso un furto usando violenza contro una persona, minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza,

muniti di un’arma da fuoco ed associati ad una banda intesa a commettere furti o rapine,

 

e meglio per avere

 

dopo essersi ripartiti i vari ruoli tra loro,

IM 4, __________, __________ e __________, entrando nella gioielleria ACPR 2,

 

IM 1 e __________ controllando la situazione dall’esterno,

 

IM 4 avvicinandosi e minacciando a mano di una pistola ACPR 1, che reagiva afferrando l’arma con le mani per poi lasciare la presa,

 

IM 4 obbligando ACPR 1 a mettersi a terra mettendole del nastro adesivo sulla bocca per impedirle di gridare, bloccandole le mani con delle fascette tipo elettricista ed i piedi con del nastro adesivo ed essere poi aiutato, in un secondo tempo, da __________ nell’”incaprettare” la vittima, rendendola inetta a resistere,

 

__________ e __________ mandando in frantumi i cristalli di alcune vetrinette di esposizione ed asportando orologi e preziosi,

 

__________ recandosi nell’ufficio rialzato frugato nella borsetta di ACPR 1 senza nulla asportare,

 

__________ forzando la cassa registratrice asportando il denaro contante per CHF 2'931.00,

 

fuggendo dapprima a piedi e poi a bordo di biciclette sottratte in precedenza,

__________ e __________ consegnando la refurtiva a __________ che, dopo aver percorso un tratto in bicicletta, proseguiva a piedi,

 

IM 4, __________, __________, __________ e IM 1 fuggendo a bordo di biciclette facendo perdere le loro tracce,

 

sottraendo ai danni della gioielleria ACPR 2 denaro contante, orologi di lusso e preziosi per un importo complessivo pari a CHF 454’836.21, di cui una parte ritrovata al __________ di __________;

 

 

                                   2.   rapina aggravata tentata

per avere, ad __________, __________ ed altre località non meglio precisate il 18 marzo 2014, in correità tra loro e con i cittadini lituani __________, ____________________ e __________, tutti latitanti, nonché con altre persone al momento non ancora identificate,

 

commesso un furto usando violenza contro una persona, minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza,

muniti di un’arma da fuoco ed associati ad una banda intesa a commettere furti o rapine,

 

e meglio per avere

 

IM 1 indicando ai correi la gioielleria ACPR 2 come obiettivo della rapina e ripartendo i vari ruoli,

 

__________, IM 3, __________ ed altro correo sottratto le biciclette necessarie per garantirsi la fuga,

 

reperito nel bosco __________ il luogo in cui lasciare i vestiti di ricambio da utilizzare dopo l’esecuzione della rapina,

 

IM 2 entrando verso le ore 10.00 nella gioielleria ACPR 2 verificando la disposizione dei locali interni,

 

IM 4 e __________ incaricati di legare i dipendenti della gioielleria utilizzando delle fascette di elettricista,

 

IM 2 e IM 3 incaricati di scassinare le vetrine per sottrarre i preziosi,

 

__________ incaricato di ricevere la refurtiva sottratta dai complici,

 

non riuscendo nel loro intento poiché IM 2 e IM 3 venivano fermati dalla Polizia nei pressi della gioielleria ACPR 2 e quindi posti in arresto provvisorio;

 

 

                                   3.   atti preparatori punibili (alla rapina) in via subordinata per i fatti del 18 marzo 2014

per avere, il 18 marzo 2014 ad __________, __________, __________ ed altre località non meglio precisate, in correità tra loro e con i cittadini lituani __________, __________, __________ e __________, tutti latitanti, nonché con altre persone al momento non ancora identificate,

 

preso conformemente ad un piano concrete disposizioni tecniche ed organizzative la cui natura ed estensione mostrano che si accingevano a commettere una rapina,

 

e meglio per avere

 

IM 1 indicato ai correi la gioielleria ACPR 2 come obiettivo della rapina e ripartito i vari ruoli,

 

IM 2, IM 3, __________ ed altro correo sottratto le biciclette necessarie per garantirsi la fuga,

 

reperito nel __________ il luogo in cui lasciare i vestiti di ricambio da utilizzare dopo l’esecuzione della rapina,

 

IM 2 entrando verso le ore 10.00 nella gioielleria ACPR 2 verificando la disposizione dei locali interni,

 

IM 4 e __________ incaricati di legare i dipendenti della gioielleria utilizzando delle fascette di elettricista,

 

IM 2 e __________ incaricati di scassinare le vetrine per sottrarre i preziosi,

 

__________ incaricato di ricevere la refurtiva sottratta dai complici,

 

 

                                         IM 1 singolarmente

 

                                   4.   falsità in certificati

per avere, a __________ il 17 marzo 2014, per migliorare la propria situazione, usato a scopo di inganno un documento falso,

 

e meglio per avere,

 

consegnato alla ricezione dell’Hotel __________ la carta di identità lituana nr. __________ intestata a __________, così da non dover dichiarare le sue reali generalità allo scopo di impedire la sua identificazione dopo la commissione dei reati di cui sub. 1, 2 e 3 del presente atto di accusa;

fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;

reati previsti: dagli art. 140 cifra 2 CP, art. 140 cifra 3 cpv. 2 CP, art. 252 CP, art. 260bis CP;

 

 

Presenti:                    -   il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;

                                     -   l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 1;

                                     -   l’imputato IM 2, assistito dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 2;

                                     -   l’imputato IM 3, assistito dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 3;

                                     -   l’imputato IM 4, assistito dal suo difensore d’ufficio avv. DUF 4, accompagnato dalla MLaw __________;

                                     -   in qualità di interprete per la lingua lituana, D. G.;

                                     -   in qualità di interprete per la lingua russa, V. W..

 

 

 

Espletato il pubblico

dibattimento:                martedì 27.10.2015, dalle ore 09:35 alle ore 15:50;

mercoledì 28.10.2015, dalle ore 09:00 alle ore 14:10;

giovedì 29.10.2015, dalle ore 17:30 alle ore 18:00.

 

 

 

Evase le seguenti

questioni:                      Verbale del dibattimento

 

                                    I.   L’avv. __________ rileva che la formulazione dell’imputazione di tentata rapina di cui al punto 2 dell’atto d’accusa non è molto chiara, dal momento che è indicato che gli imputati avrebbero “commesso un furto”.

La Presidente osserva che in fondo al punto 2 dell’atto d’accusa è indicato “non riuscendo nel loro intento”, per cui è chiaro che l’imputazione è quella di tentata rapina.

 

L’avv. __________ rileva inoltre che l’atto d’accusa riporta l’art. 140 cifra 3 cpv. 2 CP e al riguardo il Procuratore pubblico conferma che la norma corretta è l’art. 140 cifra 3 cpv. 1 CP.

Con l’accordo di tutte le parti, l’atto d’accusa viene rettificato di conseguenza.

 

                                   II.   Con l’accordo delle parti, la refurtiva indicata nell’atto d’accusa viene rettificata in fr. 349'551.-- (tenendo conto del prezzo di costo e non del prezzo di vendita e tralasciando l’IVA e le spese di traporto).

 

 

Sentiti:                       §   il Procuratore pubblico, il quale ripercorre le principali tappe dell’inchiesta e le dichiarazioni rese dagli imputati. Riassume poi i numerosi riscontri oggettivi a carico degli imputati, come pure i loro precedenti penali. Richiamando ampia giurisprudenza, ritiene che in diritto i fatti del 18 marzo 2014 debbano essere qualificati di tentata rapina. È inoltre data l’aggravante dell’aver agito in banda, della quale fanno parte anche IM 2 e IM 3 (altrimenti non vi sarebbe stato motivo per incontrarsi con i correi dopo il 25 marzo 2014), per cui gli stessi devono rispondere anche della rapina consumata del 25 marzo 2014. Richiamando la sentenza del TF 1B.364/2009 e una sentenza cantonale di Friborgo del 01.06.2015, chiede che anche l’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco venga confermata. Venendo alla commisurazione della pena, sottolinea la gravità della colpa degli imputati, che sono venuti in Svizzera unicamente per delinquere e hanno insistito finché sono riusciti a portare a termine la rapina. Ravvede poche attenuanti a favore degli imputati, segnatamente per IM 2 la sua giovane età e la collaborazione prestata prima di ritrattare, ritrattazione che a fronte dei riscontri oggettivi e delle dichiarazioni di __________ non è credibile. In conclusione, chiede la conferma integrale dell’atto d’accusa per i reati di rapina aggravata consumata, rapina aggravata tentata e falsità in certificati, proponendo la condanna di IM 1 alla pena detentiva di 4 anni e 10 mesi (tenuto conto del suo ruolo maggiore rispetto ai coimputati), di IM 4 alla pena detentiva di 4 anni e 8 mesi (ritenuto il trattamento che ha riservato alla vittima) e di IM 2 e IM 3 alla pena detentiva di 4 anni e 6 mesi (considerate la giovane età di IM 2 e la difficile situazione famigliare di IM 3). Nel caso in cui la Corte dovesse invece ritenere, per i fatti del 18 marzo 2014, il reato di atti preparatori punibili alla rapina invece che quello di tentata rapina, si rimette al giudizio della Corte per la commisurazione della pena. Chiede infine che nella determinazione della pena non venga effettuato alcun paragone con altre sentenze e che l’eventuale attenuazione della pena dovuta al fatto che gli imputati debbano scontare la pena lontano da casa non venga riconosciuta, dal momento che gli stessi hanno volontariamente deciso di venire a delinquere in Svizzera. Per quanto riguarda i sequestri, si rimette a quanto già detto al dibattimento;

 

                                    §   l’avv. DUF 2, difensore dell’imputato IM 2, il quale motiva le seguenti conclusioni (cfr. arringa scritta sub doc. DIB 5):

                                         -     in relazione ai fatti del 18 marzo 2014, chiede il proscioglimento dall’imputazione di tentata rapina, chiedendo che venga invece ritenuto il reato di atti preparatori punibili ex art. 260bis CP;

                                         -     postula il proscioglimento del suo assistito dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa;

                                         -     chiede una massiccia riduzione della pena proposta dalla pubblica accusa, da contenere in 18 mesi. Subordinatamente, qualora la Corte dovesse ritenere, per i fatti del 18 marzo 2014, il reato di tentata rapina, chiede che IM 2 venga condannato ad una pena detentiva massima di 24 mesi. In via ancora più subordinata, nell’ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere adempiuto nei confronti del suo patrocinato, per i fatti del 25 marzo 2014, il reato di rapina aggravata, che lo stesso venga condannato alla pena detentiva massima di 3 anni;

                                         -     se la pena detentiva inflitta a IM 2 rimarrà nei 24 mesi, la stessa deve essere posta interamente al beneficio della sospensione condizionale. Nel caso in cui dovesse invece essere condannato alla pena detentiva di 3 anni, dedotto il carcere preventivo sofferto, la rimanenza dovrà essere sospesa;

                                         -     chiede il dissequestro in favore del suo patrocinato del telefonino che gli è stato sequestrato;

 

                                    §   l’avv. DUF 3, difensore dell’imputato IM 3, il quale in relazione ai fatti del 18 marzo 2014 si associa al collega della difesa chiedendo che venga ritenuta l’imputazione subordinata di atti preparatori punibili. Chiede il proscioglimento del suo patrocinato da qualsiasi imputazione relativa ai fatti del 25 marzo 2014, sottolineando che lo stesso non si trovava ad __________ e contestando la sussistenza di una banda ex art. 140 cifra 3 cpv. 1 CP, rilevando in particolare che IM 3 non ha più avuto alcun contatto con IM 1 dopo i fatti del 18 marzo 2014 e che non ha percepito alcun compenso. Per quanto riguarda la pena da infliggere al suo assistito, rileva che quella proposta dalla Pubblica accusa è manifestamente sproporzionata e chiede che IM 3 venga condannato ad una pena che gli consenta di uscire immediatamente di prigione per raggiungere suo figlio, rimasto orfano;

 

                                    §   l’avvDUF 4, difensore dell’imputato IM 4, il quale esordisce esprimendo il massimo rispetto da parte suo e da parte del suo assistito nei confronti della vittima. Rileva poi che il suo assistito ha ammesso le proprie responsabilità, avvalendosi per il resto del diritto di non rispondere e non creando quindi lavoro agli inquirenti, ciò che ha permesso di portare celermente a termine l’inchiesta nei suoi confronti. Ritiene che dall’inchiesta e in particolare dalle dichiarazioni della vittima è emerso che l’arma era giocattolo, per cui chiede il proscioglimento dall’aggravante dell’essersi muniti di un’arma da fuoco. Si associa ai colleghi della difesa nel contestare la sussistenza dell’aggravante dell’aver agito in banda, come pure nel sostenere che per i fatti del 18 marzo 2014 debba essere ritenuto il reato di atti preparatori punibili, che in quanto tali sono assorbiti dalla rapina consumata il 25 marzo 2014. Postula quindi che il suo patrocinato venga condannato unicamente per la rapina semplice del 25 marzo 2014; subordinatamente chiede che per i fatti del 18 marzo 2014 vengano ritenuti gli atti preparatori punibili. Per quanto riguarda la commisurazione della pena, rileva che il suo assistito ha ammesso i fatti e mette in evidenza la sua precaria situazione finanziaria come pure il lungo carcere preventivo sofferto. In merito ai precedenti, osserva che ha un piccolo precedente in Germania e che la sentenza di condanna emessa dalla Spagna non è agli atti. In conclusione, ritiene adeguata alla colpa del suo assistito la pena detentiva di 3 anni e 6 mesi;

 

                                    §   l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale esprime anzitutto la sua solidarietà alla vittima. Rileva poi che il suo assistito non ha collaborato con gli inquirenti ma non ha nemmeno intralciato il loro lavoro. È cosciente dei riscontri oggettivi che collocano il suo assistito ad __________ al momento dei fatti del 25 marzo 2014, ma rileva che detti riscontri non comprovano la sua partecipazione alla rapina. Passa in rassegna le chiamate in causa effettuate nei confronti del suo patrocinato da parte di __________ e __________, non lineari e contraddittorie, come pure quella di IM 2, che neppure può essere considerata credibile. In conclusione, chiede il proscioglimento di IM 1 dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa, come pure dalle imputazioni di cui ai punti 2 e 4 dell’atto d’accusa, per gli stessi motivi. Subordinatamente, postula la condanna del suo assistito per rapina semplice, con il ruolo secondario di palo, mentre che i fatti del 18 marzo 2014 sono assorbiti dalla rapina consumata, trattandosi di atti preparatori punibili, per cui nella denegata ipotesi in cui la Corte dovesse ritenere colpevole il suo patrocinato, postula una massiccia riduzione della pena proposta dalla Pubblica accusa, ritenuto inoltre che sarebbe la prima condanna per rapina.

 

 


Considerato,                  in fatto ed in diritto

 

 

                                   1.   Vita anteriore e precedenti penali degli imputati

 

                               1.1.   IM 1

 

                            1.1.1.   In merito alla sua vita anteriore, IM 1, cittadino lituano residente a __________ in __________, ha dichiarato:

 

" Io sono nato a __________. Io vivo con la mia mamma e con mio fratello che ha 1 anno e mezzo meno di me; i miei genitori si erano infatti separati quando io ero ancora piccolino. Con noi vivono anche i nonni materni. Preciso che mio nonno è deceduto quando io mi trovavo qui in Farera. Noi abbiamo una casa propria; essa appartiene alla mia mamma. Io ho fatto l’asilo a __________, dove ho fatto pure le scuole elementari. Io ho frequentato tutte le scuole d’obbligo ottenendo i relativi diplomi e poi ho iniziato la scuola di saldatore. Questa scuola è una scuola tecnica diurna e dura 2 anni. Alla fine ho fatto uno stage lavorativo di 6 mesi come saldatore e ho ottenuto il relativo diploma. Come saldatore non riuscivo a trovare lavoro. Il garage della casa della mia mamma è stato poi adibito ad officina meccanica per automobili. Io ho ottenuto la licenza per poter esercitare questa attività insieme a mio zio. Abbiamo quindi lavorato assieme come meccanici. All’età di 21 anni ho smesso con questa attività lavorativa e ho iniziato a viaggiare. Io cercavo lavoro all’estero. Ho quindi lavorato come manovale, operaio, ecc., in cantieri in Germania, Svezia, Belgio, Spagna. Io lavoravo in nero. (…).

 

Anche se ho girato mezza Europa io sono sempre stato in contatto con i miei familiari. Anche oggi ci sentiamo praticamente tutti i giorni; la nostra famiglia è molto unita. In questo periodo la mia mamma ha smesso di lavorare per poter star vicino alla nonna che non è più autonoma. Mio fratello abita ancora con la mamma e la nonna e le aiuta. Mio fratello lavora a __________.

 

Con mio papà invece non ho rapporti di sorta. La prima e ultima volta che l’ho visto avevo 15 anni. Aggiungo che la mia mamma aveva voluto divorziare dal papà perché lui beveva. La volta che l’ho incontrato, mio papà era ubriaco per cui io ho deciso che non lo avrei mai più rivisto.

 

La nostra famiglia ha sempre avuto delle difficoltà economiche visto che in Lituania la vita non è facile come in altri Paesi. Quando riuscivo a trovare un lavoro, mandavo dei soldi ai miei familiari per aiutarli economicamente. Anche quando rientravo in Lituania portavo dei soldi, provenienti dal lavoro in nero, alla mia famiglia.

 

Nel caso in cui dovessi essere liberato dopo il processo, so per certo che potrei tornare a casa mia a __________ e che i miei familiari non aspettano altro.”

(VI PP 11.02.2015 pagg. 2-3; dichiarazioni confermate in aula: VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB.)

 

 

 

                            1.1.2.   Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero risulta che IM 1 è stato condannato il 25 aprile 2008 dal Ministero pubblico di __________ per entrata e soggiorno illegali alla pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da fr. 30.--, sospesa condizionalmente per 2 anni (AI 14, AI 34).

 

In __________ è stato condannato l’11 giugno 2010 per traffico e consumo di droga alla prigione di 3 mesi e 1 giorno (AI 119).

In merito a questa condanna, l’imputato ha dichiarato che “(…) sono una persona sfortunata. Mi è infatti capitato di essere arrestato e messo in prigione quando, in effetti, avevo commesso solo dei piccoli reati. Io ammetto di avere rubacchiato qua e là, ma non ho mai fatto niente di grave. Come avevo già spiegato in uno dei miei precedenti verbali, in Spagna sono stato particolarmente sfortunato perché ho rubato una macchina, sono stato fermato e controllato e nella vettura c’era tantissimo hashish che però non era di mia proprietà. Io ho raccontato alle autorità spagnole che avevo solo rubato la macchina e che non c’entravo niente con la droga, ma non sono stato creduto per cui sono stato condannato per traffico di stupefacenti” (VI PP 11.02.2015 pagg. 2-3).

 

In Germania IM 1 è stato condannato a diverse riprese(AI 171):

                                     -   il 2 aprile 2004 per furto aggravato e tentato furto aggravato alla pena detentiva di 6 mesi, sospesa condizionalmente per 3 anni;

                                     -   il 27 maggio 2005 per furto aggravato alla pena detentiva di 10 mesi;

                                     -   il 5 aprile 2007 per tentato furto aggravato e danneggiamento alla pena detentiva di 1 anno;

                                     -   il 4 febbraio 2010 per essersi procurato documenti falsi alla pena pecuniaria di 70 aliquote giornaliere da Euro 10.--.

 

In Belgio, l’8 luglio 2009 ha subito una condanna per furto alla pena detentiva di 6 mesi, oltre alla multa di Euro 100.-- (AI 173).

 

IM 1 ha riferito che in Lituania è stato condannato per reati contro l’ordine pubblico o rissa e di aver scontato 1 anno e mezzo di prigione. Ha dichiarato inoltre che nel suo paese d’origine era anche stato inchiestato per omicidio, ma di essere stato prosciolto (VI PG 04.07.2014 pag. 4 e pag. 9; VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB), ciò che risulta confermato dall’informativa Interpol agli atti (AI 244). A domanda del suo difensore ha spiegato che “c’è stato un processo in cui è stato provato che io non ero colpevole. Il Procuratore e il padre della vittima hanno fatto ricorso e la Corte superiore ha confermato la sentenza di proscioglimento. In questa inchiesta era coinvolto anche mio fratello e anche lui è stato prosciolto. Il colpevole è stato arrestato e condannato a 11 anni di prigione che sta scontando” (VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB).

L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato richiesto (AI 100) e sollecitato (AI 235) dagli inquirenti, non è pervenuto.

 

IM 1 è invece incensurato in Francia (AI 109) e in Olanda (AI 127).

 

                               1.2.   IM 2

 

                            1.2.1.   IM 2, cittadino lituano, ventenne, residente a __________ (Lituania), in merito al suo trascorso ha riferito:

 

" Io ho fatto le scuole dell’obbligo in Lituania, a __________. Dopo ho fatto una scuola professionale come stuccatore. Mi spiego: il mestiere è quello di ridefinire e imbiancare le pareti prima di consegnare lo stabile al committente.

Questa scuola è durata due anni. Un anno era di scuola e un anno di pratica lavorativa, dove venivo pagato, più o meno 400 Euro al mese (1'500 Litas). Ho fatto un periodo di pausa a casa, senza lavoro, e poi ho iniziato a frequentare dei corsi per diventare saldatore. Preciso che questa scuola era privata, era un tirocinio privato e io pagavo di tasca mia. Questa scuola come saldatore è durata circa 3 mesi, al termine della quale ho lavorato per un’azienda privata di montaggio per 2 mesi. Quando ho finito la scuola era inverno 2013.

Dopo sono rimasto senza lavoro a casa. Per il mio sostentamento provvedevano i miei genitori, in quanto io non mi sono mai scritto alla disoccupazione.

I miei genitori mi davano dei soldi, in sostanza quello che io chiedevo solo per far fronte alle mie esigenze. Più o meno si trattava di 100 Euro alla settimana. I miei genitori lavoravano entrambi: mio padre è un montatore, mentre mia madre era caporeparto (gerente) di un negozio. Preciso però che l’anno scorso, quando già mi trovavo in carcere, mia madre ha smesso di lavorare.

 

Io ho un fratello, lui è più grande di me ha 32 anni e si chiama __________.

Io avevo una compagna, si chiamava __________, ma noi non stiamo più insieme.

 

Io in Lituania vivevo dai miei genitori, loro hanno un appartamento. In questo appartamento vivevamo io, mia madre e mio padre, mio fratello __________ vive in Inghilterra. Io non so esattamente che lavoro faccia lui, penso comunque qualcosa del genere montatore.”

(VI PP 31.08.2015 pag. 2)

 

In aula l’imputato ha confermato le dichiarazioni rese durante l’inchiesta in merito alla sua vita e ha dichiarato che “quando uscirò di prigione, è mia intenzione andare a casa dei miei famigliari” (VI imputati pag. 2, all. 1 al V. DIB).

 

 

                            1.2.2.   IM 2 è incensurato in Svizzera (AI 85), in Francia (AI 108) e in Italia (AI 111).

 

Ha confermato di aver subito nel 2013 una condanna in Lituania per violazione dell’ordine pubblico (VI imputati pag. 3), come risulta dall’informativa Interpol (AI 244).

Non è stato possibile acquisire l’estratto del casellario giudiziale lituano (AI 99 e AI 235).

 

                               1.3.   IM 3

 

                            1.3.1.   IM 3, nato il __________ in Lituania e ivi residente, sulla sua vita anteriore ha riportato agli inquirenti quanto segue:

 

" Io sono nato a __________ e ho un fratello più grande. Io ho fatto le scuole a __________ e ho ottenuto il diploma ginnasiale all’età di 19 anni. Ho poi iniziato a lavorare nell’edilizia. A 20 anni ho lasciato l’abitazione dei miei genitori e sono andato a vivere da solo. Ho avuto un bimbo che ora ha 11 anni dalla mia compagna dalla quale mi sono poi separato quando nostro figlio aveva 6 anni. Io ho sempre contribuito al mantenimento di mio figlio nel senso che provvedevo io dal punto di vista economico. Preciso che mio figlio abita con i miei genitori da quando aveva 7 anni; da quel momento pure io sono tornato a vivere con i miei genitori. La mia ex compagna ha trovato un altro uomo e si è trasferita da lui. Nostro figlio è rimasto con i miei genitori, e quindi anche con me, perché la mia ex compagna soffre di una forma di forte depressione. Quando è terminato il lavoro nel ramo edilizio ho iniziato a lavorare come falegname nell’industria del legno che forniva l’__________. Il mio salario mensile era di Euro 800.00 che è poi diminuito a Euro 400/500.00 mensili nell’ultimo anno di lavoro 2013. Proprio nel 2013 sono rimasto senza lavoro e mi sono rivolto alla disoccupazione ricevendo Euro 150.00 al mese. Ho poi fatto dei lavoretti in nero per portare a casa un po’ di soldi.”

(VI PP 02.04.2015 pag. 5; dichiarazioni confermate al dibattimento: VI imputati pag. 3, all. 1 al V. DIB.)

 

                            1.3.2.   IM 3 è stato condannato il 13 gennaio 2014 in __________ per furto a 1 anno di prigione (AI 239). Al riguardo IM 3 ha dichiarato che “io non ho commesso furti in Francia, ma gli inquirenti francesi hanno trovato nella mia automobile degli oggetti provento di furto. Non sono stato io a nascondere tali oggetti nella vettura; io non so chi lo ha fatto” (VI PP 02.04.2015 pag. 5).

 

In Germania ha subito due condanne (AI 248):

                                     -   il 5 dicembre 2013 per infrazione alla legge sulla libera circolazione dei cittadini dell'Unione Europea, alla pena pecuniaria di 90 aliquote giornaliere da Euro 20.-- cadauna;

                                     -   il 1 luglio 2014 per conseguimento fraudolento di prestazioni, alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da Euro 10.-- ciascuna.

 

In Svizzera e in Italia non risultano iscritte condanne a suo carico (AI 81 e AI 249).

 

Dall’informativa Interpol risulta incensurato anche in Lituania (AI 236).

La richiesta degli inquirenti alle Autorità lituane di trasmettere l’estratto del casellario giudiziale (AI 234) è rimasta priva di riscontro.

 

                               1.4.   IM 4

 

                            1.4.1.   Anche IM 4 (nato il __________) è cittadino lituano e risiede a __________ (Lituania). Sulla sua vita anteriore ha riferito:

 

" Io ho fatto le scuole dell’obbligo a __________, in Lituania. Dopo ho frequentato una scuola professionale per due anni per diventare costruttore. Il primo di anno di scuola era solo di teoria, mentre il secondo anno di teoria e pratica. Io guadagnavo poco, 10 / 20 Euro al mese. Questi soldi mi venivano accreditati in banca e subito prelevati da un notaio. Preciso che in Lituania i Notai sono autorizzati a prelevare dei soldi da un conto bancario in caso di debiti.

Io infatti parecchi anni prima avevo contratto dei debiti. Si trattava di fattura di un abbonamento mensile di un telefono che non ero riuscito a pagare, di multe in arretrato perché non avevo il biglietto del bus e una volta ho preso anche una multa perché non avevo la cintura di sicurezza.

In sostanza, appena mi veniva accreditato lo stipendio, i Notai prelevavano i soldi per darli ai miei creditori. Erano 7/8 Notai che erano incaricati dell’incarto.

 

ADR che più o meno i debiti ammontavano a 10'000 Litas (circa 2'900 Euro). La somma precisa comunque non me la ricordo.

 

Dopo la scuola professionale, io sono andato in Danimarca, a __________ a lavorare. Erano gli anni 2004 / 2005, io avevo 17 anni, quasi 18. Dopo un anno che ero in Danimarca, io ho aperto un’azienda edilizia e mi occupavo di impiegare dei lavoratori lituani. Io ho avuto fino a 10 lavoratori sotto di me.

Io in Danimarca ci sono stato per 8 anni, ma l’azienda edilizia che si chiamava __________ l’ho avuta solo per 5 anni. Più o meno negli anni 2009 / 2010 è iniziata una crisi e così io ho deciso di venderla ad una persona che già conoscevo. Io comunque ho continuato a lavorare in Danimarca con i miei clienti. In questo periodo guadagnavo circa Euro 3'000.- / 4'000.- Euro al mese. Nel 2011 io sono ritornato in Lituania, ho provato a lavorare, avevo trovato un lavoro poco pagato sempre nel ramo dell’edilizia. Prendevo circa 300 Euro al mese. Io comunque dovevo sempre pagare i miei debiti e pertanto non valeva neanche la pena lavorare.

Dopo sono stato arrestato in Lituania perché ero implicato in una rissa.

 

ADR che adesso non so dire quando ciò è successo. Davvero non me lo ricordo.

Io sono stato in prigione per 2 anni e tre mesi circa. Io sono stato anche più volte trasferito e collocato in un “Lager”. Per “Lager” intendo un grande campo di detenzione all’aperto dove vi era anche una casa in comune. Dentro a questa casa noi eravamo in 30 e ci stavamo per dormire, il resto del tempo noi lo passavamo all’aperto a lavorare.

 

Se non sbaglio, sono stato scarcerato il 26 aprile 2013. Quando sono stato scarcerato, ho iniziato a bere. Io non volevo più lavorare perché non ne valeva la pena, dato che il mio stipendio sarebbe stato preso dai Notaio. Io aiutavo un po’ mio padre nelle faccende di casa. Per il mio sostentamento provvedevano i miei amici. Io chiedevo a questi miei amici diverse somme. In media, mi bastavano circa 200 Euro ogni due settimane (100 Euro a settimana).

 

Io vivevo nella casa dei miei genitori, è una casa piuttosto grande. C’ero io, mia madre e mio padre. Io ho anche un fratello, Emilis, più grande, lui vive sempre in Lituania, ma ha moglie e figli. Lui lavora in un garage.

Mio padre lavora anche lui nel ramo dell’edilizia, il suo lavoro è responsabile dei lavori. Mia madre invece non lavora.

 

Poi, io ho viaggiato, Danimarca, Svezia, Francia, Spagna, Polonia, Cechia.

 

ADR che io viaggiavo con dei miei amici e che i viaggi li pagavano loro. I miei amici andavano per lavorare, io mi aggiungevo però non lavoravo. Qualche volta io li aiutavo, ma non per ricevere un salario, solo perché loro sono amici. Io avevo fatto tanto per questi miei amici e dunque loro non mi chiedevano niente.

 

(…)

 

Quando uscirò dal carcere, la mia intenzione è di ritornare dai miei genitori in Lituania e poi recarmi dalle mie cugine in Islanda a trovare lavoro.”

(VI PP 31.08.2015 pagg. 2-4; dichiarazioni confermate in aula: VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB.)

 

                            1.4.2.   Il 28 gennaio 2014 IM 4 è stato condannato in Germania per furto alla pena pecuniaria di 15 aliquote giornaliere da Euro 15.-- ciascuna (AI 286).

 

Anche nel casellario giudiziale spagnolo risulta un’iscrizione a suo carico: il 10 febbraio 2015 è stato condannato per rapina alla prigione di 1 anno (AI 292). Al riguardo l’imputato ha dichiarato che “io mi trovavo in Spagna quando sono stato arrestato perché stavo facendo una vacanza insieme a dei miei amici. Noi siamo stati controllati dalla Polizia e arrestati, solo perché io ero ricercato dalle Autorità Svizzere. Preciso che poco prima del mio arresto, io e i miei amici ci eravamo recati in diversi negozi, fra cui una gioielleria. Quando siamo usciti dalla gioielleria, noi volevamo andare in spiaggia ma siamo stati arrestati. Successivamente al mio arresto, la Polizia spagnola ha detto che noi volevamo fare una rapina ai danni della gioielleria dove ero stato, ma questa accusa è totalmente falsa. Dopo un anno, c’è stato finalmente il processo in Spagna. Il mio Avvocato, dopo aver parlato con il Giudice, mi ha detto di firmare la proposta di condanna, altrimenti sarei rimasto in carcere in Spagna per altri 4 anni. E così io ho firmato” (VI 31.08.2015 pagg. 3-4).

 

Per contro, in Svizzera (AI 254), Francia (AI 284) e Italia (AI 285) IM 4 è incensurato.

Anche in Olanda IM 4 risulta incensurato (AI 300). In questo Paese è però pendente nei suoi confronti un procedimento penale per una rapina commessa il 18 febbraio 2014 da quattro uomini armati in una gioielleria di __________ (AI 289), rispetto al quale IM 4 si dichiara non colpevole (VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB).

 

L’estratto del casellario giudiziale lituano, nonostante sia stato richiesto dagli inquirenti (AI 255), non è stato trasmesso. Come visto più sopra, IM 4 ha dichiarato di essere stato in carcere in Lituania per 2 anni e 3 mesi a seguito di una condanna per rissa (VI PP 31.08.2015 pag. 2; VI imputati pag. 4, all. 1 al V. DIB).

 

 

                                   2.   Avvio e sviluppi dell’inchiesta

 

                               2.1.   Il 18 marzo 2014 una pattuglia della Polizia comunale di __________ notava la presenza di due persone successivamente identificate nei cittadini lituani IM 2 e IM 3.

Una seconda pattuglia della Polizia comunale di __________, in servizio di prevenzione nella zona del parcheggio pubblico “__________” sito in via __________, procedeva lo stesso giorno, alle ore 15.20, al fermo dei suddetti cittadini lituani nei pressi della gioielleria ACPR 2. Dalla perquisizione sommaria risultava che IM 3 era in possesso di due paia di guanti, un cacciavite occultato “tra lo sparato dei pantaloni e gli slip” e di un rotolo di nastro adesivo di 5 cm di larghezza di colore grigio; IM 2 al momento del controllo aveva sulle spalle uno zaino di colore grigio con all’interno una borsa sportiva vuota e nelle tasche dei pantaloni una banconota da fr. 20.-- e un paio di guanti in stoffa “celati negli slip”. I due lituani non avevano né telefoni cellulari, né capi di abbigliamento di ricambio né chiavi di abitazioni o di autovetture.

Interrogati, erano molto reticenti e rendevano delle versioni poco credibili; asserivano di trovarsi ad __________ in vacanza nonostante fossero in possesso di soli fr. 20.--; IM 2 dichiarava di aver pernottato in un albergo a __________ segnatamente all’__________.

Al termine del verbale entrambi venivano arrestati e rilasciati il giorno successivo, 19 marzo 2014 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 18.03.2014, AI 25; rapporto informativo della Polizia comunale di __________ del 08.07.2014, AI 146).

 

                               2.2.   Dagli accertamenti immediatamente eseguiti presso l’hotel __________ la Polizia scopriva che il 17 marzo 2014 si era notificato per una sola notte un altro cittadino lituano, IM 4, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità, ed aveva occupato la camera n. 135 e che sempre lo stesso giorno si era notificato per una sola notte un altro cittadino lituano, tale __________, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità, occupando la camera n. 134 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 18.03.2014, AI 25).

La Polizia sequestrava presso la camera n. 134 dell’hotel __________ i rifiuti ancora presenti nel cestino della camera. La ricerca di impronte su detti rifiuti permetteva di individuare 9 tracce di impronte digitali, di cui ne venivano identificate inizialmente 5, che risultavano appartenere a IM 2, IM 3 e al cittadino lituano IM 1, che era stato dattiloscopato nel Canton Zurigo il 24 aprile 2008 (cfr. rapporto di comparazione dattiloscopica 02.04.2014 della Polizia Scientifica, AI 43).

 

                               2.3.   Il 25 marzo 2014 veniva commessa una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2 ad __________, evento ripreso dalla videosorveglianza della gioielleria.

La titolare ACPR 1, ascoltata quello stesso giorno dagli inquirenti, riferiva che verso le ore 15.05 circa si trovava da sola in negozio, in quanto la collaboratrice era uscita per delle commissioni. La porta del negozio era spalancata e mentre era seduta al computer, aveva sentito il campanello che segnala l’entrata di clienti, per cui si era girata ed alzata, notando la presenza di un uomo che le si era avvicinato e si trovava laterale al bancone, mentre altri tre uomini si sparpagliavano all’interno del negozio.

ACPR 1 - come narrato agli inquirenti - si concentrava sull’uomo che le era vicino, che aveva estratto una pistola con la mano sinistra. D’istinto ACPR 1 afferrava l’arma con le mani, ma resasi conto della sua reazione, lasciava subito la presa; indicava che quando aveva toccato la pistola “mi è sembrata di plastica, mi ha dato la sensazione di essere leggera, un giocattolo” e che tale contatto non le aveva “dato l’impressione di toccare qualcosa di freddo”.

L’uomo che le si era avvicinato le legava le mani con delle fascette tipo quelle da elettricista; in un inglese stentato le diceva di mettersi a terra, facendole capire cosa intendeva, spingendola a terra. Spiegava che l’uomo “in questa fase non è stato violento” e che lei collaborava; mentre si trovava a pancia in giù, l’uomo iniziava a legarla con del nastro adesivo, legandole ulteriormente le mani; poi le legava i piedi con il nastro adesivo e successivamente le legava mani e piedi insieme, oltre ad imbavagliarla con lo stesso nastro adesivo per non farla urlare. ACPR 1 restava quindi “a pancia in giù con le mani dietro la schiena e le gambe piegate verso l’alto”. In quella posizione non vedeva nessuno dei quattro uomini ma unicamente le scarpe dell’uomo con la pistola, di colore arancione; li sentiva parlare in “una lingua dell’est” e sentiva spaccare le vetrine; indicava che durante i fatti “l’uomo con la pistola, si è occupato unicamente di me, continuando a legarmi con il nastro adesivo. Devo dire che non mi ha fatto particolarmente male, nel senso che non ha usato modi violenti, chiaramente quello che mi ha fatto è già di per sé violento”.

ACPR 1 narrava ancora agli inquirenti che uno degli altri tre uomini, le si era avvicinato dicendo la parola “caisse” e lei aveva immaginato che intendeva la cassa che era adiacente al bancone, che era quindi stata aperta senza che potesse vedere in che modo (VI PG ACPR 1 25.03.3014).

 

                               2.4.   Ad integrazione del dire della vittima il filmato della videosorveglianza mostrava che mentre uno degli autori legava la commessa, gli altri tre uomini, a mano di due borse a tracolla, chiusa la porta del negozio, si spostavano all’interno della gioielleria dividendosi tra il reparto vendita, ufficio e lato laboratorio.

Ad un certo punto uno di questi tre autori si recava nell’ufficio rialzato, dove rovistava nella borsetta della vittima senza sottrarre nulla e si avvicinava poi all’uomo intento a legare la vittima dietro il bancone di vendita e, raggiunta la cassa registratrice - come riferito dalla ACPR 2 - la forzava e sottraeva il denaro che vi era contenuto. Fatto ciò prendeva dalla tasca della giacca il nastro adesivo con il quale aiutava l’autore intento a legare le mani e i piedi della vittima.

Nel frattempo, gli altri due correi, mandato in frantumi i cristalli delle vetrine di esposizione, arraffavano orologi e gioielli, nascondendoli nelle borse a tracolla.

Sottratta la refurtiva - in poco più di tre minuti - i quattro uomini lasciavano la gioielleria, mentre la ACPR 1, rimasta sola nel negozio ormai svaligiato, riusciva a liberarsi dai legacci ai piedi, si alzava e, dopo aver schiacciato l’allarme, usciva dalla gioielleria chiedendo aiuto. In suo soccorso interveniva __________ - poi ascoltato dagli inquirenti - che la liberava dalle fascette alle mani (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76 pagg. 4-5; filmato della videosorveglianza acquisito agli atti sub AI 184).

 

                               2.5.   Nel corso dell’inchiesta gli inquirenti hanno appurato, sulla base della documentazione trasmessa dalla gioielleria, che la refurtiva sottratta - composta da denaro contante, orologi e gioielli - ammontava a complessivi fr. 454'836.21 (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014, AI 76, pag. 6 e classificatore 1 all. A), importo che al dibattimento è stato rettificato - tenendo conto del prezzo di costo e non del prezzo di vendita e non computando l’IVA e le spese di trasporto - in fr. 349'551.-- (cfr. verbale del dibattimento pag. 3).

 

                               2.6.   L’accusatrice privata ACPR 1, ascoltata ancora in data 4 aprile 2014, riferiva che una settimana prima della rapina e meglio la mattina di martedì 18 marzo 2014, era giunto in gioielleria un ragazzo sui 20/25 anni che parlava un inglese stentato, vestito sportivo, che puzzava di alcool e che era stato servito dalla sua impiegata __________. Il ragazzo era entrato da solo in negozio per fare - a suo dire - un regalo ad un’amica, per cui si era interessato ad un orologio marca Omega, il cui prezzo si aggirava sui fr. 18'000.--, ma essendo il prezzo troppo alto, se ne era andato.

ACPR 1 insospettita da questo ragazzo che già di mattina presto puzzava di alcool, era uscita dalla gioielleria ed aveva raccontato il fatto a due agenti della Polizia comunale di __________ che aveva incontrato. Gli agenti le riferivano di aver incontrato il ragazzo in compagnia di un altro e i due avevano chiesto loro dove fosse il locale __________. Su due foto (A e B) che le venivano sottoposte, ACPR 1 dichiarava che il ragazzo entrato nella gioielleria assomigliava a quello ritratto nel doc. B (IM 2) e in un verbale successivo riconosceva senza dubbi o esitazioni, tra le foto di 8 uomini, IM 2 come il ragazzo che era entrato nella gioielleria la mattina del 18 marzo 2014 dal momento che - spiegava - le era rimasto “impresso il ragazzo entrato in gioielleria la mattina del 18 marzo” (VI PP ACPR 1 09.03.2015).

 

                               2.7.   Gli inquirenti procedevano anche all’acquisizione dei filmati della videosorveglianza presso la Polizia comunale di __________ nonché dei filmati di altre videosorveglianze di private società e di negozi relativamente al 25 marzo 2014; grazie a questo materiale e alle dichiarazioni di diversi testimoni prontamente sentiti, si riusciva a stabilire che gli autori del colpo ai danni della gioielleria ACPR 2, che si erano dileguati facendo perdere le proprie tracce, si erano allontanati dapprima a piedi e poi in sella a delle bicilette; che le due borse contenenti la refurtiva erano state consegnate, a poca distanza dalla gioielleria, ad un quinto correo, che non era entrato nella gioielleria e che in sella alla biciletta si era diretto, da solo, su via __________ e __________, per poi abbandonare la bicicletta in __________ e continuare la fuga a piedi mentre gli autori materiali della rapina continuavano la fuga in sella alle bicilette in direzione di __________; un sesto correo, che pure non era entrato nella gioielleria, dopo aver abbandonato la biciletta nella zona dell’autosilo di __________, aveva a sua volta fatto perdere le proprie tracce.

Venivano ulteriormente acquisiti agli atti i filmati della videosorveglianza interna ed esterna dell’hotel __________ del 17 marzo 2014 e del 23 marzo 2014.

Grazie a tutte le videosorveglianze acquisite, gli inquirenti avevano modo di delineare i tragitti percorsi dagli autori sia durante i sopralluoghi che durante la fuga dopo la commissione della rapina.

Veniva altresì accertata la presenza ad __________ il 18 marzo 2014 dei cittadini lituani __________ e __________ (cfr. rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76).

 

                               2.8.   Attraverso la verifica delle notifiche d’albergo gli inquirenti stabilivano che IM 4 si era notificato presso l’__________ di __________ sia il 17 marzo 2014 che il 23 marzo 2014 per una sola notte, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità; inoltre che tale __________ si era notificato il 17 marzo 2014 per una sola notte presso l’__________ ed era accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità ed infine che __________ si era notificato il 23 marzo 2014 per una sola notte presso l’__________ di __________, accompagnato da una seconda persona per la quale non era stata rilevata l’identità (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76 pag. 11).

 

 

                               2.9.   Lo stesso giorno della rapina, la Polizia ritrovava ad __________ tre delle biciclette usate dagli autori della rapina e dai loro correi; il 31 marzo 2014 presso la stazione __________ di __________ e il 2 aprile 2014 in via __________ a __________ venivano ritrovate altre due biciclette, mentre che la sesta bicicletta nonostante le ricerche non è mai stata ritrovata (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76 pag. 12).

I prelievi effettuati dalla Polizia Scientifica sulle manopole e sulle leve dei freni della bicicletta tipo rampichino grigia ritrovata presso l’autosilo comunale di __________ il 25 marzo 2014, permettevano di assicurare un profilo misto completo appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di comparazione DNA del 28.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. E).

 

                             2.10.   Il giorno successivo alla rapina, 26 marzo 2014, presso il bosco __________ a __________, durante un rastrellamento che gli inquirenti avevano messo in atto, venivano ritrovati diversi oggetti, in particolare un asciugamano bianco, un paio di pantaloni marca Only neri, una t-shirt marca Pull and Bear verde, un paio di scarpe mocassino marca Wawa nere, un involucro in cellofan del nastro adesivo marca Wagner SDH, un involucro parte interna marca Wagner SDH in cartone e 10 fascette di colore nero in plastica (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta, AI 76).

Sui pantaloni marca Only neri, sulla t-shirt marca Pull and Bear verde e sui mocassini marca wawa neri veniva ritrovato il DNA di __________ (cfr. rapporto di comparazione DNA del 14.06.2014, AI 103).

 

                             2.11.   Il 3 aprile 2014 la Posta inviava al Comando della Polizia Cantonale di __________, una carta d’identità lituana n. __________ a nome __________, che veniva trasmessa alla Scientifica. Attraverso gli esami del caso la Polizia Scientifica accertava che la stessa - che riportava applicata la foto di IM 1 - era contraffatta (cfr. rapporto controllo di documento ufficiale del 30.04.2014 e lettera accompagnatoria __________ del 03.04.2014, AI 76, classificatore 2 all. F).

 

                             2.12.   I due rotoli di nastro adesivo sequestrati dagli inquirenti nella gioielleria dopo la rapina, marca Wagner, risultavano essere della stessa marca del nastro adesivo che IM 3 e IM 2 avevano con loro il giorno in cui erano stati arrestati, il 18 marzo 2014.

Sul nastro adesivo utilizzato per la rapina del 25 marzo 2014, veniva ritrovato il DNA di IM 4 (rapporto di comparazione DNA del 29.06.2014, AI 138).

 

                             2.13.   Dagli accertamenti eseguiti dagli inquirenti tramite i colleghi lituani, risultava che i cittadini lituani __________ e __________ erano nella lista passeggeri del volo W6-8051 sulla tratta __________ - __________ del 20 marzo 2014, con prenotazione effettuata presso un’agenzia di viaggio a __________, e che gli stessi erano poi ripartiti per la Lituania il 27 marzo 2014 con il volo W6-8032 (__________al __________).

Attraverso le ricerche eseguite in Facebook, la Polizia ritrovava il profilo aperto da __________, che aveva pubblicato delle foto che potevano essere visualizzate liberamente senza dover chiedere “l’amicizia”. Venivano quindi trovate diverse fotografie caricate il 31 marzo 2014 ed il 6 aprile 2014 che ritraevano lo stesso __________ in compagnia di IM 4, __________ e __________, scattate in diverse zone di __________ e “in alcune fotografie gli autori indossano i medesimi capi di abbigliamento che vestivano il giorno della rapina” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014, AI 76).

Inoltre, da ulteriori accertamenti esperiti in Facebook, gli inquirenti identificavano “il profilo aperto di __________ e meglio lo pseudonimo utilizzato da __________ il quale aveva pubblicato il 28 maggio 2014 alcune fotografie che lo ritraevano in compagnia di IM 4 e __________. Nel profilo facebook di __________ pure la voce “amici” risultava essere libera ed è emerso un profilo a nome __________ che altro non è che lo pseudonimo di IM 4 dove, anche in questo caso, sono state trovate fotografie caricate il 24 marzo 2014 ed il 21 marzo 2014 ritraenti lo stesso IM 4 in compagnia di __________, __________ e __________, scattate in diverse zone di __________” (cfr. rapporto di complemento 29.07.2014, AI 168).

 

                             2.14.   Nel corso dell’inchiesta la Polizia Scientifica accertava che tre delle restanti quattro tracce di impronte digitali prelevate il 18 marzo 2014 sui rifiuti della camera n. 134 dell’hotel __________ di __________, appartenevano a IM 4 (cfr. rapporto di complemento Polizia Scientifica del 25.06.2014, AI 137).

L’ultima traccia di impronta digitale veniva identificata dalla Scientifica il 29 luglio 2014 come appartenente a IM 1 (cfr. rapporto di complemento 29.07.2014, AI 168).

 

                             2.15.   Sulla base dell’insieme di tutti gli elementi raccolti, la Polizia riteneva che il 18 marzo 2014 “la banda criminale stesse per commettere la rapina, verosimilmente a danno della gioielleria ACPR 2 di __________ ma il piano è sfumato a seguito del fermo e del successivo arresto dei due cittadini lituani IM 3 e IM 2. E’ pertanto ipotizzabile che la banda si sia organizzata nuovamente per commettere la rapina sostituendo IM 3 e IM 2 che essendo stati arrestati erano già noti ai nostri servizi” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta 30.05.2014, AI 76 pag. 17).

 

 

 

                             2.16.   Il 13 maggio 2014 in Lituania veniva interrogato __________, il quale ammetteva di aver partecipato alla rapina del 25 marzo 2014 commessa in danno della gioielleria ACPR 2 di __________. Veniva sentito nuovamente il giorno seguente come pure il 9 luglio 2014, alla presenza degli ispettori di polizia ticinesi incaricati dell’inchiesta.

In sostanza, __________ riferiva che a marzo 2014 era disoccupato e alla ricerca di un’occupazione, per cui una persona con la quale era stato in prigione gli aveva proposto un “lavoro”. L’uomo gli aveva quindi dato appuntamento presso il negozio “__________”, dove gli avevano fatto capire che il “lavoro” consisteva in una rapina ad una gioielleria. In seguito era stato accompagnato, unitamente a __________, all’aeroporto di __________, da dove avevano preso un volo per __________. Qui avevano raggiunto una pensione privata vicino alla stazione ferroviaria, dove già li aspettavano __________ (soprannominato “__________”), IM 1 (soprannominato “__________”) - che __________ ha anche riconosciuto in fotografia (cfr. doc. TPC 40) -, __________ (soprannominato “__________”) e IM 4 (soprannominato “__________”). Circa una settimana più tardi, tutti e sei avevano preso il treno per andare ad __________, dove avevano messo a segno la rapina ai danni della gioielleria ACPR 2:

 

" (…) sono andato io al negozio per la rapina insieme col “__________”, IM 4, __________ mentre IM 1 ha osservato la situazione da fuori cioè lui stava davanti al negozio vicino ai banchini e osservava se nel caso qualcuno da fuori fosse interessato di questo evento, venisse subito la polizia o simile, lui ci avrebbe comunicato. Mentre il “__________” aspettava fuori negozio, dove vicino a quel negozio ci sono due stradine strette che vanno sulla collina. Allora lui aspettava sulla collina, guardando dal negozio - a sinistra. Il suo ruolo era aspettare tutte le cose rubate e poi scappare dal luogo dell’evento e poi nascondere tutti i gioielli e gli orologi rubati da qualche parte. Allora voglio dire, che a quel negozio per lo scopo di rapina il 25-03-2014 è andato il primo IM 4 col “__________” (…), poi dopo magari un minuto o magari più presto siamo entrati io e __________. Il ruolo del “__________” e di IM 4 era legare le cassiere e toglierle la possibilità di resistere. Per questo ruolo erano loro due, perché noi pensavamo che le commesse dovevano essere due. Il mio ruolo ed il ruolo di __________ era rubare gli oggetti dalle vetrine. IM 1 aveva dato i cacciaviti ed i guanti per la rottura delle vetrine a me e a __________. Proprio IM 1 ci ha spiegato che bastava inserire il cacciavite tra i vetri vicino al lucchetto, tirare leggermente e le vetrine si aprissero facilmente. Allora dopo l’entrata al negozio io con __________ non abbiamo guardato cosa faceva il “__________” con IM 4, perché loro sapevano il loro lavoro. Noi con __________ abbiamo condiviso che uno andrà a frantumare le vetrine a destra, l’altro a sinistra. IM 1 ci aveva detto che prima bisognava rompere le vetrine che stavano vicino alle finestre e quelle che erano con vetri, perché lì stavano gli orologi ed i gioielli più costosi. Noi con __________ abbiamo fatto proprio così, io appena entrato ho rotto una vetrina a sinistra ed ho preso da lì i gioielli - gli anelli e sembra due orologi. Ho preso dalla vetrina quello che sono riuscito a toccare con la mano dal vetro rotto. Tutto che avevo preso, ho messo nella borsa che avevo sulla spalla. Tranne un orologio, due anelli ed una catena. Gli ho messi nono nella borsa, ma nelle mie tasche (dopo quel orologio è stato trovato al banco dei pegni). Poi sono andato dal “__________”, perché lui non aveva la borsa. Anche lui aveva aperto una vetrina a destra del negozio, lui non aveva la borsa, allora prendeva gli orologi dalle vetrine e gli metteva nella mia borsa. Che cosa e quanto ha preso __________ io non lo so. Noi tutti eravamo concentrati nei nostri ruoli, allora non potrei direi neanche quante vetrine c’erano nel negozio e l’ambiente del negozio. IM 1 aveva dato i nastri adesivi, chiusure lampo di plastica per la legature delle cassiere a IM 4 ed al “__________”. Prima di entrare al negozio IM 4 col “__________” hanno parlato del loro ruolo di neutralizzare le commesse ed hanno deciso tra di loro che bisognava solo legare, vincolare le commesse, ma non picchiarle, non usare nessuna violenza, non ferirle. (…). So certamente che IM 4 aveva una pistola giocattolo durante la rapina. IM 4 l’aveva ancora prima della rapina. Io non ho chiesto perché gli serviva quella. Dopo aver rubato il negozio noi tutti quattro siamo scappati dal negozio ed abbiamo sbrigati dal __________ che ci stava aspettando sulla collina vicino al negozio. Andati lì, io e __________ abbiamo dato le nostre borse con le cose rubate a __________, e lui è andato in bicicletta da solo con quelle borse. Io, IM 4, __________ e “__________” abbiamo preso le biciclette lasciate per noi e siamo andati da una parte, ma in un momento il “__________” ha girato da qualche parte. Io personalmente andando in bicicletta ho buttato il cacciavite ed i guanti usati durante la rapina da qualche parte. (…). Noi tutti eravamo d’accordo di incontrarsi nel parco dopo la rapina dove avevamo nascosto i nostri vestiti con i quali dovevamo vestirsi. Il parco era con una grande piscina. Noi tre (il “__________” aveva girato da qualche parte come ho detto prima) siamo venuti al parco, lì ho cambiato i pantaloni e la felpa. Durante la rapina io ero con i pantaloni chiari, la felpa scura con cappuccio ed il cappello grigio con scritto “Italia”. I vestiti portati durante il reato ed il cappello ho lasciato nei cespugli di quel parco cioè gli ho buttati certamente. (…). Ricordo solo che in __________ __________, il “__________” e IM 4 hanno buttato certi suoi vestiti e scarpe che avevano portato durante il reato. Poi IM 4 compiangeva delle sue scarpe “Nike” che avevano dei certi dettagli chiari.”

(VI __________ del 09.07.2014, AI 157A)

 

In seguito, erano tutti rientrati in Italia e il giorno successivo avevano preso un volo per la Lituania (verbali d’interrogatorio di __________ del 13.05.2014, del 14.05.2014 e del 09.07.2014, AI 147A).

In merito alla refurtiva, __________ precisava che “io non lo sapevo dove erano messi tutti gli orologi ed i gioielli rubati da noi, perché __________ non ci aveva detto niente. So solo che dopo il reato __________ doveva nascondere tutte quelle cose rubate in città di __________ cioè seppellirli. (…). Secondo me, solo IM 1 e __________ sapevano il posto esatto delle cose nascoste” (VI 09.07.2014 pag. 2) e che “certe persone dovevano venire fra una settimana e prendere le cose” (VI 14.05.2014 pag. 3).

In merito al compenso, __________ riferiva che “si parlava che ognuno doveva ricevere circa 20'000 Euro, perché sono riusciti bene ed avevano preso molte cose” (VI 14.05.2014 pag. 3), rispettivamente che “chi mi doveva pagare per il reato e quanto io non lo sapevo, aspettavo e basta. In Italia IM 1 e __________ erano molto misteriosi ed io avevo cominciato a sospettare che loro non ci pagavano di niente. In Italia IM 1 comprava tutto il cibo e le altre cose necessarie per noi. IM 1 aveva dato 500 franchi a ciascuno di noi: me, il “__________” e gli altri per poter tornare in Italia dopo aver svolto il reato” (VI 09.07.2014 pag. 3).

A domanda degli inquirenti, __________ rispondeva che “quando io e __________ siamo venuti in Italia e ci siamo conosciuti con loro, loro ci hanno detto che per il reato progettato una settimana fa c’erano due ragazzini i quali sono stati fermati dalla polizia per qualche motivo ad __________ in Svizzera vicino al negozio il quale si progettava a rapinare e per questo io e __________ gli “cambiamo” per eseguire il reato. Io non conosco quelli ragazzi che erano fermati dalla polizia della Svizzera una settimana prima del delitto, non gli avevo visti e non potrei nominarli” (VI 09.07.2014 pag. 3).

 

Anche __________, interrogato in Lituania il 12 e il 16 giugno 2014, dopo essersi inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere ha per finire ammesso di aver preso parte alla rapina del 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2, unitamente a __________, IM 4, IM 1, __________ e __________.

In sunto, ha dichiarato che nel mese di marzo era stato contattato da un tale __________ o __________, che gli aveva proposto un “lavoro”. Il 20 marzo 2014 lui e __________ avevano quindi preso un volo dalla Lituania fino a __________. Qui giunti, __________ li aveva accompagnati presso un albergo, dove avevano conosciuto __________, IM 4 e IM 1. Tutti e sei avevano quindi perpetrato la rapina in Svizzera:

 

" IM 1 ci ha spiegato che dovevamo rapinare una gioielleria in Svizzera, ha promesso di pagare da 1'000 al 20'000 Euro per quel lavoro. IM 1 ci portava del cibo in albergo. (…). Il 25-03-2014 siamo andati in treno in cittadina di __________ in Svizzera secondo l’indicazione di IM 1. IM 1 ha fatto vedere a me e a __________ quale negozio dovevamo rapinare. Mi ha detto di andare alla destra della porta dell’entrata e a __________ a sinistra dalla porta, sfasciare le vetrine e mettere tutto dalle vetrine nella borsa. __________ e IM 4 doveva legare le cassiere. IM 1 e __________ dovevano osservare il territorio fuori. Dopo la rapina dovevamo uscire e girare.. <illeggibile>. Abbiamo fatto tutto secondo il piano della rapina. Io ho frantumato due vetrine, ho preso gli orologi e i gioielli ed ho messo nella borsa. __________ ha fatto lo stesso. Ho sfasciato le vetrine con il cacciavite. Non ho visto come IM 4 e __________ ha legato le cassiere e se loro avevano qualche arma. Non c’era il discorso delle arme. Usciti dal negozio siamo saliti sulla collina dove abbiamo dato le borse a __________. Andando sulla collina IM 1 ha fatto vedere dove erano le biciclette ed ha detto a me e __________ di andare alla stazione e poi con treno tornare in albergo in Italia. IM 1 ci ha dato 50 eur per comprare i biglietti per ciascuno. Siamo tornati in Italia in tre - io, __________ e IM 4. Ho visto in treno che __________ aveva un orologio con il bracciale di metallo giallo. Abbiamo dormito il 26 marzo in Italia ed il 27 siamo partiti per la Lituania.”

(VI __________ 16.06.2014, AI 147A)

 

__________ ha precisato che “non ho ricevuto nessun guadagno per quella rapina. Nessuno mi ha richiamato e non mi ha pagato anche se IM 1 aveva promesso il pagamento” (VI 16.06.2014 pag. 2).

 

Per contro, __________ e __________, anch’essi interrogati in Lituania, si avvalevano della facoltà di non rispondere (cfr. VI del 12.06.2014, AI 147A).

 

                             2.17.   Le dichiarazioni rese da __________ e gli accertamenti esperiti permettevano agli inquirenti, in collaborazione con i colleghi italiani, di individuare nel __________ Stazione di __________ il luogo in cui avevano alloggiato gli autori prima e dopo l’esecuzione della rapina.
L’11 agosto 2014 veniva eseguito un sopralluogo del __________ Stazione di __________ con il consenso del gerente __________, il quale - come si legge nel rapporto di complemento del 10 settembre 2014 (AI 184) - ricordava di “aver dato in affitto dal 16 al 26 marzo 2014 delle camere a dei ragazzi riconoscendo IM 1 quale persona di riferimento per la fattispecie”. Venivano inoltre scattate diverse fotografie dell’appartamento, acquisite agli atti (rapporto di complemento/trasmissione atti del 10.09.2014, AI 184).

 

                             2.18.   In Lituania gli inquirenti prendevano atto che era pendente un procedimento penale per reati contro l’integrità personale commessi in danno di __________, il quale - come da lui stesso dichiarato - durante l’esecuzione della rapina si era intascato alcuni gioielli e un orologio Vacheron Constantin, che era poi stato posto in pegno presso il banco “__________” a __________. Per questi motivi, __________ sarebbe stato vittima di percosse e lesioni in Lituania da parte di IM 1, __________ ed ancora di tali __________ e __________.

E’ nel contesto di tale procedimento che la Polizia lituana aveva avuto modo di ritrovare, presso il banco dei pegni, l’orologio Vacheron Constantin modello n. 85515 nr. serie 1276970 del valore di fr. 55'800.-- - recuperato poi dagli inquirenti ticinesi - che risultava essere parte della refurtiva, mentre non era stato possibile stabilire la destinazione dei gioielli che __________ si era intascato (cfr. rapporto di complemento/trasmissione atti del 10.09.2014, AI 184 pag. 3).

 

                             2.19.   Il 10 settembre 2014, a seguito di una segnalazione concernente il ritrovamento casuale nel bosco di una borsa contenente orologi in zona __________ ad __________, gli inquirenti recuperavano una borsa semi interrata contenente 10 orologi Swatch del valore complessivo di fr. 1'640.--. Inoltre, tramite metal detector poco distante venivano ritrovati e dissotterrati dei supporti vuoti per orologi e gioielli di varie marche; veniva anche rinvenuto un supporto al quale erano ancora applicati un paio di orecchini Rivoir n. 013140034W del valore di fr. 11'100.--.

Tutti gli oggetti ritrovati venivano mostrati alla titolare della gioielleria ACPR 2, che li riconosceva come parte della refurtiva sottratta durante la rapina del 25 marzo 2014 (cfr. rapporto di complemento/trasmissione atti del 17.10.2014, AI 203).

Le ulteriori ricerche intraprese nella stessa zona, sempre per verificare la presenza di ulteriore refurtiva, risultavano infruttuose (rapporto di complemento/trasmissione atti del 06.11.2014, AI 209).

 

 

 

                                   3.   Arresto ed estradizione degli imputati

 

                               3.1.   Il 31 marzo 2014 la Pubblica accusa emetteva un mandato di cattura nazionale e il 30 aprile 2014 un mandato di cattura internazionale nei confronti di IM 1, IM 2, IM 3, IM 4 e __________ - oltre che nei confronti di __________ (AI 31 e 48), che, come visto, è risultata poi essere un’identità fittizia - per titolo di rapina ex art. 140 cifra 1 CP e rapina aggravata ex art. 140 cifre 2 e 3 CP in relazione ai fatti del 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2 di __________ (AI 27, 28, 29, 30, 32, 47, 49, 50, 51, 52).

 

                               3.2.   Il 20 maggio 2014 il Procuratore pubblico emanava inoltre un mandato di cattura internazionale a carico di __________, __________ e __________, sempre in relazione alla rapina del 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________ (AI 69-74).

 

                               3.3.   A seguito dell’ordine di arresto internazionale emesso a suo carico, IM 4 veniva arrestato in Spagna il 9 maggio 2014.

L’11 giugno 2014 le Autorità spagnole concedevano la sua estradizione in Svizzera (AI 147).

In data 11 luglio 2014 il Procuratore pubblico chiedeva l’estensione della domanda di estradizione ai reati di rapina aggravata tentata, atti preparatori punibili di rapina e infrazione alla LF sulle armi, per i fatti commessi ad __________ nel periodo compreso dal 17 al 25 marzo 2014 (AI 162), richiesta che veniva accolta dalla Autorità spagnole con decisione del 6 febbraio 2015 (AI 294).

Al termine della procedura di estradizione e dopo aver subito una carcerazione in Spagna (in relazione alla condanna dell’11 febbraio 2015 di cui già si è detto), IM 4 giungeva in Svizzera l’11 marzo 2015.

Il GPC con decisione del 13 marzo 2015 lo poneva in carcerazione preventiva (AI 267).

Il 20 aprile 2015 IM 4 veniva posto in regime di anticipata espiazione di pena (AI 302).

 

                               3.4.   IM 2 e IM 3 venivano arrestati in Francia l’11 maggio 2014.

La Francia concedeva l’estradizione di IM 2 e IM 3 con decisione del 15 maggio 2014 (AI 77), come pure accoglieva le domande di estensione dell’estradizione ai reati di rapina aggravata tentata e atti preparatori punibili di rapina in relazione ai fatti commessi nel periodo compreso tra il 17 e il 25 marzo 2014 ad __________ (AI 125, 150, 219, 237 e 242).

IM 2 giungeva in Svizzera il 16 giugno 2014 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 16.06.2014, AI 86).

Con decisione del GPC del 20 giugno 2014, veniva ordinata la carcerazione preventiva di IM 2 (AI 106).

Dal 27 novembre 2014 si trova in regime di anticipata espiazione di pena (AI 218).

 

IM 3 è giunto in Svizzera soltanto diverso tempo dopo e meglio il 16 febbraio 2015, in quanto ha dapprima scontato una pena detentiva in Francia (come visto, IM 3 era infatti stato condannato il 13 gennaio 2014 per furto).

La sua carcerazione preventiva veniva ordinata dal GPC con decisione del 19 febbraio 2015 (AI 238).

In data 3 aprile 2015 è stato posto in anticipata espiazione di pena (AI 298).

 

                               3.5.   Sempre in Francia il 17 maggio 2014 veniva arrestato anche IM 1. Con decisione del 22 maggio 2014 l’Autorità competente concedeva la sua estradizione alla Svizzera (AI 77).

                                         Con decisione del 23 ottobre 2014 veniva accolta anche la domanda di estensione di estradizione ai reati di rapina aggravata tentata e atti preparatori punibili di rapina nonché di falsità in certificati in relazione ai fatti commessi nel periodo compreso tra il 17 e il 25 marzo 2014 ad __________ (AI 174, 214, 220).

IM 1 giungeva in Svizzera il 16 giugno 2014, unitamente a IM 2 (cfr. rapporto di arresto provvisorio del 16.06.2014, AI 86). Con decisione del GPC del 20 giugno 2014 veniva posto in carcerazione preventiva (AI 106) e dall’11 novembre 2014 si trova in regime di anticipata espiazione di pena (AI 211).

 

                               3.6.   Per quanto concerne __________, __________, __________ e __________, il 20 giugno 2014 il Procuratore pubblico inoltrava alle Autorità lituane una domanda di assistenza giudiziaria, nella quale in particolare chiedeva quanto segue:

 

" Da nostre informazioni risulta che i cittadini lituani __________, __________, __________, __________ e __________ anch’essi gravemente sospettati di aver preso parte alla rapina a mano armata alla gioielleria ACPR 2 di __________, sarebbero stati da Voi arrestati in Lituania e si troverebbero in carcere.

 

-   Potete confermarci questi fatti?

-   Potete anche confermarci che avete aperto un procedimento penale in Lituania (art. 180.3 del Codice penale lituano) a seguito della rapina a mano armata del 25 marzo 2014 ad __________?

 

In caso affermativo, vi chiediamo se sareste disposti ad assumere il nostro procedimento penale per titolo di rapina (art. 140 codice penale svizzero), rapina a mano armata (art. 140 cpv. 2 codice penale svizzero) e rapina commessa in banda (art. 140 cpv. 3 codice penale svizzero) nei confronti unicamente degli autori __________, __________, __________ e __________?”

(domanda di assistenza giudiziaria del 20.06.2014, AI 113)

 

Tale richiesta è rimasta senza esito. Come già accennato, __________, __________, __________ e __________ sono però stati interrogati in Lituania e i relativi verbali d’interrogatorio sono stati acquisiti agli atti.

 

 

                                   4.   Atto d’accusa

 

Con atto d’accusa del 30 giugno 2015 la Pubblica accusa imputava a IM 1, IM 2, IM 3 e IM 4 il reato di rapina aggravata con arma da fuoco e in banda commessa il 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________, in correità tra loro e con __________, __________, __________ e __________, latitanti, nonché con altre persone non ancora identificate (punto 1 AA).

La Pubblica accusa imputava loro anche il reato di tentata rapina aggravata con arma da fuoco e in banda (punto 2 AA), subordinatamente di atti preparatori punibili di rapina (punto 3 AA), per i fatti del 18 marzo 2014 in danno della medesima gioielleria ed inoltre a IM 1 il reato di falsità in certificati per aver fatto uso, il 17 marzo 2014 a __________, di una falsa carta d’identità lituana a nome __________ per legittimarsi presso l’hotel __________ (punto 4 AA).

 

 

                                   5.   Dichiarazioni degli imputati

 

                               5.1.   IM 2

 

                            5.1.1.   Già si è detto più sopra che IM 2 era stato fermato ed arrestato unitamente a IM 3 il 18 marzo 2014 ad __________. Dopo essere stato interrogato, il giorno successivo, 19 marzo 2014, era stato rilasciato.

Giunto in Svizzera al termine della procedura di estradizione ed interrogato il 17 giugno 2014 dalla Pubblica accusa, dichiarava che quando era stato rilasciato il 19 marzo 2014, aveva ripreso - insieme a IM 3 - il viaggio, durato una settimana, verso la Lituania, dove era giunto il 24 aprile 2014; negava di aver pernottato - al contrario di quanto dichiarato nel verbale di Polizia del 18 marzo 2014 - presso l’albergo __________ insieme a IM 3 ed affermava che i nomi di IM 4, __________ e IM 1 non gli dicevano nulla, rispettivamente che aveva sentito il nome di IM 1 quando era stato estradato dalla Francia alla Svizzera e anche quando in Francia venivano accusati.

Affermava di non saper nulla della rapina commessa il 25 marzo 2014 alla gioielleria ACPR 2 di __________, nel corso della quale - come gli veniva fatto presente - era stato usato del nastro adesivo, per legare ed imbavagliare la vittima, della stessa marca di quello di cui era stato trovato in possesso IM 3 quando erano stati fermati dalla Polizia il 18 marzo 2014.

Dichiarava che il 18 marzo 2014 si trovava ad __________ con IM 3 poiché stavano “tornando dall’Italia a casa” e che quando era stato rilasciato dalla Polizia aveva preso più treni ed era tornato in Lituania; aveva viaggiato in treno e aveva ricevuto tante multe in Svizzera e in Germania perché viaggiava senza biglietto. Al controllore aveva presentato i suoi documenti di legittimazione, con le sue generalità ed il suo indirizzo in Lituania.

Il viaggio dalla Polonia alla Lituania era invece avvenuto con l’auto di alcuni suoi concittadini che aveva incontrato in una stazione di servizio e che gli avevano dato un passaggio.

Dichiarava quindi che il 24 marzo 2014 si trovava nella sua città con i suoi genitori; lui e IM 3 si erano lasciati un’ora prima poiché quest’ultimo abitava in una città distante 50 km dalla sua.

Giustificava di aver detto alla Polizia - nel verbale del 18 marzo 2014 - di aver dormito presso l’hotel __________, poiché sperava che dicendo di aver dormito in un albergo, lo si considerasse un turista e non un barbone senza grandi mezzi finanziari, circostanza che avrebbe potuto procurare qualche problema in più dinanzi alla Polizia. Persisteva quindi nel negare fermamente di aver dormito all’__________, allegando che la borsa vuota di cui era stato trovato in possesso conteneva del cibo che aveva poi mangiato e affermava di aver saputo che IM 3 era in possesso di due paia di guanti e di un cacciavite solo dopo che erano stati fermati il 18 marzo 2014.

 

                            5.1.2.   Durante l’interrogatorio di polizia del 4 luglio 2014, IM 2 negava di essersi incontrato, durante la sua unica permanenza in Svizzera - il 18 e 19 marzo 2014 -, con altri cittadini lituani e negava di conoscere __________, __________, IM 4, __________ e __________, di cui gli venivano mostrate le foto. Riconosceva in foto solo IM 1, ripetendo che lo aveva conosciuto quando era in carcere in Francia in attesa di estradizione verso la Svizzera; allegava che le immagini erano sfuocate per cui nei fotogrammi che gli venivano mostrati non riconosceva IM 1 che - come gli veniva contestato - aveva alloggiato il 17 marzo 2014 all’hotel __________ nella camera n. 134, così come non riconosceva __________ nei fotogrammi che lo ritraevano insieme a IM 1 e neppure IM 4 che - come gli veniva fatto presente - si era notificato sempre presso l’hotel __________ il 17 marzo 2014 alloggiando nella camera n. 135.

Confrontato con il riscontro che sui rifiuti sequestrati nella camera n. 134 dell’hotel __________, la Polizia Scientifica aveva ritrovato le sue impronte digitali e, oltre alle sue, quelle di IM 1, IM 3 e IM 4, IM 2 dichiarava di non saper spiegare per quale motivo le sue impronte erano finite su quei rifiuti.

Giustificava il possesso dei guanti neri che aveva su di sé il 18 marzo 2014 dicendo che glieli aveva dati IM 3 in Svizzera siccome aveva freddo, mentre dichiarava che il nastro adesivo trovato in possesso di IM 3 al momento del fermo lo aveva visto solo quando erano stati fermati; ribadiva che la loro intenzione quando erano stati rilasciati il 19 marzo 2014 era quella di tornare a casa, in Lituania, dove erano arrivati il 24 marzo 2014 (VI PG 04.07.2014, AI 124).

 

                            5.1.3.   IM 2 cambiava l’atteggiamento negatorio e poco collaborativo sin lì assunto in occasione del verbale del 29 luglio 2014 quando, come da sua richiesta, veniva ascoltato dal Procuratore pubblico, dinanzi al quale dichiarava di aver riflettuto sulla sua situazione e di voler riferire alcune cose.

Raccontava quindi che IM 1, che conosceva in quanto suo vicino di casa a __________, circa una settimana prima del 17 marzo 2014 gli aveva chiesto se era disponibile a fare una rapina con altre persone, cosa che aveva accettato di fare per bisogno di soldi, poiché aveva perso il lavoro e non ne aveva trovato un altro. Non avevano parlato del compenso per la sua partecipazione ma aveva capito che avrebbe ricevuto meno degli altri partecipanti, anche se avrebbe comunque ricevuto “tanto”, nel senso che avrebbe ricevuto soldi sufficienti per poter andare a vivere con la sua ragazza; pensava di ricevere Euro 10'000.--, che per lui erano “un mucchio di soldi”.
Riferiva quindi della partenza da __________ con un mini pullman insieme a “IM 4, IM 3, __________ e __________” e dell’arrivo, dopo un giorno e mezzo di viaggio, in Italia, dove ad attenderli c’era IM 1 che, a piedi, li aveva portati in una casa dove c’era un appartamento di cui aveva le chiavi, con due camere, dove avevano dormito (luogo che poi, nei verbali successivi, riconosceva nelle foto che gli venivano sottoposte).

Riferiva della partenza in treno il mattino successivo per la Svizzera, lasciando nell’appartamento gli effetti personali ed il cellulare, prendendo con loro le borse vuote, il nastro adesivo, le fascette da elettricista e una pistola giocattolo e dell’arrivo prima a __________ e poi a __________, dove erano state prese due camere presso l’hotel __________, in cui avevano alloggiato.

Riferiva poi del successivo spostamento ad __________ per un sopralluogo, dove IM 1 aveva mostrato loro l’obiettivo della rapina, il tragitto per arrivare alla gioielleria ACPR 2 ed il ritorno; descriveva l’avvicinamento nel corso dei sopralluoghi alla gioielleria, eseguito camminando due a due, separati tra loro; i percorsi fatti per raggiungere __________ e viceversa il tragitto per tornare a __________ e riferiva dell’individuazione del luogo dove nascondere i vestiti con cui cambiarsi dopo la rapina (VI PP 29.07.2014, AI 167).

 

                            5.1.4.   Nel seguito dell’inchiesta (VI PG 16.08.2014, AI 175; VI PG 01.09.2014, AI 177; VI PP 27.11.2014, AI 217) IM 2 spiegava che la refurtiva sarebbe stata sotterrata, in quanto alla fine del sopralluogo __________ e IM 1 si erano allontanati da soli ed erano tornati un po’ di tempo dopo e aveva visto che IM 1 aveva le mani sporche di terra.

IM 1 gli aveva spiegato che dopo la rapina, “avrei dovuto andare verso la collina dove c’era una salita luogo in cui sarebbe stata lasciata la bicicletta e percorrere la stessa strada fatta per arrivare alla gioielleria” e che la borsa con i gioielli “avrei dovuto consegnarla a __________”. IM 1 gli diceva “che nel corso della rapina dovevo solo occuparmi di rubare le cose e di non guardare cosa facevano IM 4 e __________. Una volta consegnata la borsa con la refurtiva a __________ dovevo poi andare subito in stazione a __________ e prendere il treno fino a __________ luogo in cui ho capito che ci saremmo incontrati tutti insieme. Dopo non so cosa avremmo fatto penso che avremmo preso il treno per __________ visto che nell’appartamento c’erano le nostre cose”.

IM 2 riferiva del ruolo di ciascuno spiegando che “io e IM 3 dovevamo prendere gli oggetti e metterli nelle borse. Nella gioielleria sarebbero entrati anche IM 4 e __________ e ho capito che si sarebbero occupati del personale della gioielleria. __________ non sarebbe entrato nella gioielleria, doveva semplicemente aspettare le borse che avremmo consegnato io e IM 3. Per quanto concerne IM 1 non so cosa avrebbe fatto quando noi saremmo stati all’interno della gioielleria a rubare”.

IM 2 si riconosceva in alcuni fotogrammi risalenti al mattino del 18 marzo 2014 in cui era stato ripreso a __________, dichiarando che “riconosco che al DOC 37A il sottoscritto è stato immortalato dopo aver rubato una bicicletta mentre al DOC 38 è stato immortalato IM 3 dopo che anche lui aveva rubato una bicicletta”.

IM 2 riferiva quindi del furto, il 18 marzo 2014, di sei biciclette che avevano “recuperato” in giro per __________ e del loro “biciclettare” sul lungolago di __________, fino a quando IM 1 gli aveva detto di “andare in giro a coppie ad __________”, dove erano arrivati ancora al mattino, e del ritrovo tutti insieme in un posto dove c’erano l’acqua e i campi da golf, dove erano rimasti per un paio d’ore bevendo delle bevande alcoliche che IM 4 e __________ avevano comprato in un negozio.

Successivamente si erano spostati ad __________ con le biciclette che avevano lasciato vicino alla gioielleria. Riferiva che qui avevano poi iniziato a girare a piedi, lui un po’ da solo e un po’ con IM 3, e di aver poi incontrato IM 1 e __________ che gli indicavano di camminare ancora un po’ e del successivo incontro con __________, che gli diceva che a IM 4 avevano preso la bicicletta; riferiva quindi del fermo suo e di IM 3, qualche minuto dopo questa comunicazione, da parte della Polizia.

IM 2 affermava di non sapere se il 18 marzo 2014 avevano lasciato definitivamente l’hotel e che quel giorno “non stavamo per fare la rapina”, ma che si trattava “solo dei sopralluoghi” ed infatti - a suo dire - aveva saputo “solo più tardi che IM 4 era entrato nella gioielleria ACPR 2 per un sopralluogo, a vedere il personale, quante persone c’erano e via discorrendo”. Indicava che “la rapina sarebbe stata commessa dietro segnale di IM 4 e __________ a parole”; ripeteva quindi di aver creduto che quel giorno stavano facendo ancora un sopralluogo e che non sapeva che stavano per commettere la rapina.

In merito a come sarebbe stata messa a segno la rapina, IM 2 dichiarava che in Italia aveva visto la pistola giocattolo e aveva sentito dire che __________ e IM 4 avrebbero usato il nastro adesivo e i laccetti per legare il personale della gioielleria, ma di non sapere se e come sarebbe stata usata la pistola giocattolo.

Affermava di non aver avuto - dopo il 18 marzo 2014 e dopo l’arresto suo e di IM 3 - nessun contatto con gli altri componenti del gruppo tranne che con IM 1 in Lituania, dove aveva incontrato anche __________, che gli aveva riconsegnato il bagaglio che aveva lasciato nell’appartamento di __________.

Dichiarava di non aver ricevuto nulla per aver partecipato alla tentata rapina.

 

Quando gli interroganti gli facevano prendere atto dell’avvenuta esecuzione della rapina il 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2 di __________ e gli mostravano il video che aveva ripreso la rapina, l’accusato dichiarava che a quella data - il 25 marzo 2014 - si trovava in Lituania, a casa; nel video riconosceva “IM 4 che era quello che legava la donna mentre l’uomo con la giacca a quadretti era __________”.

IM 2 spiegava ulteriormente come, dove e quando aveva conosciuto IM 1 e tutti gli altri componenti del gruppo; aveva conosciuto __________ il giorno della partenza per l’Italia; IM 4 l’aveva visto due giorni prima di partire per l’Italia “per parlare della rapina”, indicando che l’incontro era avvenuto vicino casa di IM 1; __________ lo aveva conosciuto nel cortile davanti alla casa di IM 1 qualche giorno prima della partenza per l’Italia mente lui si trovava a casa di IM 1; precisava di non aver mai conosciuto __________, mentre che __________ lo aveva visto una sola volta quando era rientrato in Lituania, nel mese di aprile 2014.

Ribadiva che era stato IM 1 che gli aveva mostrato la gioielleria ACPR 2 quale obiettivo della rapina, che lo aveva fatto avvicinare alla gioielleria indicandogli cosa doveva rubare dalle vetrine alla presenza anche di IM 3 e a dire che occorreva trovare delle biciclette e a spiegargli quello che si doveva fare; sempre IM 1 gli aveva dato il cacciavite per forzare le vetrine.

Confermava inoltre di aver visto IM 1 con le mani sporche di terra e ribadiva il ruolo di ognuno di loro. L’accusato dichiarava inoltre che quando erano in arresto in Francia in via di estradizione, IM 1 gli aveva detto di “non confessare niente”, così che sarebbe stato rilasciato e la Svizzera l’avrebbe dovuto risarcire per ingiusta carcerazione.

IM 2 riferiva di aver saputo della rapina commessa ad __________ “dopo qualche tempo; forse una settimana o due dopo che era stata commessa. Infatti __________, IM 1 quando sono tornati in Lituania mi avevano riferito che avevano messo a segno la rapina. Loro non mi hanno detto nessun dettaglio ma mi avevano semplicemente detto che la rapina era stata fatta. Infatti la rapina è stata fatta nello stesso obiettivo che avevamo noi la settimana precedente al colpo. I due non mi hanno detto chi aveva partecipato e da parte mia non avevo domande perché tanto non mi avrebbero detto niente”.

Quando era tornato in Lituania, IM 1 gli aveva telefonato e gli “aveva chiesto di andare da lui”. Aveva incontrato solamente IM 1, mentre __________ l’aveva incontrato in un’altra occasione. IM 1 gli aveva chiesto cosa era successo il giorno in cui era stato arrestato ad __________, ma lui per paura “non gli avevo detto niente che avevo rilasciato delle informazioni in merito all’albergo”. Negava di aver ricevuto in questa occasione soldi o altro da IM 1 o da altre persone, spiegando di aver ricevuto a fine aprile/inizio maggio 2014 da IM 1 un telefono cellulare ma “solo perché avevo perso il mio; in ogni caso non era alcun compenso legato alla rapina”.

 

                            5.1.5.   Dopo aver reso tutte queste dichiarazioni ricche di dettagli e circostanziate che coinvolgevano IM 1, IM 3, IM 4, __________ e __________, improvvisamente, il 4 marzo 2015, interrogato dal Procuratore pubblico IM 2 cambiava atteggiamento; negava di essere entrato nella gioielleria ACPR 2 il 18 marzo 2014, dichiarando di non sapere chi era entrato nella gioielleria e si avvaleva del diritto di non rispondere a tutte le domande che gli venivano poste; dichiarava di confermare “unicamente le dichiarazioni che ho rilasciato quando sono stato estradato in Svizzera. Vale a dire le dichiarazioni davanti alla Polizia e le dichiarazioni 17 giugno 2014 davanti a chi mi sta interrogando. Questo perché nei verbali successivi le mie dichiarazioni sono state viziate dai farmaci che prendevo in quel momento”.

Dichiarava quindi “di non avere partecipato alla rapina del 18 marzo 2014 e a quella del 25 marzo 2014” (VI PP 04.03.2015, AI 247).

 

                            5.1.6.   Al dibattimento, chiesto di spiegare i motivi per cui durante l’inchiesta aveva dapprima ammesso di aver preso parte al tentativo di rapina del 18 marzo 2014 ai danni della gioielleria ACPR 2 ed in seguito ritrattato le dichiarazioni rese, IM 2 dichiarava che era la prima volta che era stato incarcerato, che gli venivano somministrati dei medicinali per cui “non capivo bene quello che succedeva, quindi ho detto delle bugie per essere rilasciato quanto prima” (VI imputati pag. 5, all. 1 al V. DIB).

Dichiarava di non aver commesso il tentativo di rapina del 18 marzo 2014 e di avvalersi del diritto di non rispondere, ciò che faceva anche quando gli venivano contestati i riscontri oggettivi a suo carico (VI imputati pag. 5, all. 1 al V. DIB).

In merito alla rapina del 25 marzo 2014 dichiarava che “è impossibile che io prendessi parte a questa rapina perché mi trovavo a casa in Lituania a quella data”, dichiarando ulteriormente di non aver ricevuto alcun compenso e di non aver partecipato alla spartizione del bottino perché “non ho niente a che fare con questa rapina, non vi ho partecipato” (VI imputati pag. 9, all. 1 al V. DIB).

 

                               5.2.   IM 1

 

                            5.2.1.   Giunto in Svizzera il 16 giugno 2014 e interrogato dagli inquirenti, IM 1 in merito ai fatti che gli venivano contestati, si avvaleva del diritto di non rispondere. Riferiva della sua vita e dei suoi precedenti e solo raramente dava qualche risposta. Manteneva lo stesso atteggiamento anche di fronte ai riscontri oggettivi che gli inquirenti gli contestavano, segnatamente il ritrovamento delle sue impronte digitali sui rifiuti trovati nella camera dell’Hotel __________ dove si era annunciato il 17 marzo 2014 per una sola notte - occupando la camera n. 134 - usando la carta d’identità accertata essere falsa a nome __________ - sulla quale era apposta la sua fotografia - e anche di fronte ai fotogrammi della videosorveglianza che lo riprendevano all’esterno della gioielleria ACPR 2 in sella ad una bicicletta il 25 marzo 2014.

Nemmeno nel corso dei successivi verbali IM 1 cambiava il comportamento assunto; infatti quando gli venivano sottoposti due fotogrammi estrapolati dalla videosorveglianza dell’Hotel __________ che lo ritraevano il 17 marzo 2014 alle ore 13:22:21 e alle ore 13:32:23 all’interno dell’hotel, dichiarava che “non conosco questa persona e che non sono io”, così come si rifiutava di indicare chi fosse la persona che era in sua compagnia presso l’hotel __________ il 17 marzo 2014 alle ore 13:22:22, 13:24:15 e 13:32:21.

Quando gli veniva mostrata la carta d’identità a nome __________ con apposta la sua fotografia, IM 1 - contro ogni evidenza - dichiarava che “non sono io nella foto indicata nella carta d’identità lituana originale mostratami dagli inquirenti interroganti e non chiarirò nulla in merito”.

Asseriva inoltre di non conoscere IM 2, IM 3 e IM 4.

Di fronte all’esito degli accertamenti tecnico scientifici eseguiti sui rifiuti della camera dell’Hotel __________ n. 134, che avevano rilevato, oltre alle sue impronte, quelle di IM 2, IM 3 e IM 4, l’accusato dichiarava di non essere stato in quell’albergo e di non saper spiegare il ritrovamento delle sue impronte digitali, ribadendo di non conoscere - ad eccezione di IM 2, che aveva visto in carcere in Francia e con il quale era stato estradato - nessuna delle persone menzionategli dagli inquirenti, segnatamente IM 3, __________, __________, IM 4, __________ e __________.

Anche quando gli inquirenti gli facevano prendere atto che - in base agli accertamenti da loro eseguiti - il 17 marzo 2014 alle ore 13:51:30 presso lo stesso albergo __________, si era notificato IM 4, l’accusato ribadiva di non conoscere e di non sapere chi fosse e ciò anche a fronte dei fotogrammi che gli venivano sottoposti in visione.

Restava fermo su questa dichiarazione anche quando gli veniva fatto presente - a mano dei relativi fotogrammi - che IM 4 si era nuovamente notificato presso lo stesso albergo il 23 marzo 2014 alle ore 13:25:42 per una sola notte (ed in compagnia di una seconda persona della quale non era stata rilevata l’identità) ed anche quando gli veniva fatto prendere atto - sempre a mano dei relativi fotogrammi - che sempre il 23 marzo 2014 presso lo stesso albergo si era notificato anche __________, accompagnato da una seconda persona della quale non era stata rilevata l’identità.

Allo stesso modo, IM 1 dichiarava di non conoscere le persone immortalate dalla videosorveglianza esterna dell’hotel __________ che ritraeva - come gli inquirenti gli contestavano - il 23 marzo 2014 alle ore 19:09:58 __________, __________ e __________ nonché alle ore 19:18 __________ e lui stesso (IM 1). L’accusato neppure si riconosceva nei due fotogrammi che lo avevano ripreso all’interno dell’__________ insieme a __________.

IM 1 affermava che nel periodo dal 18 al 23 marzo 2014 si trovava in Lituania e di non essere stato in Svizzera in quel periodo mentre che a fronte della domanda a sapere dove avesse dormito le sere successive al 23 marzo 2014, si avvaleva del diritto di non rispondere.

In occasione del verbale del 13 agosto 2014 la Pubblica accusa notificava ad IM 1 che il procedimento a suo carico veniva esteso anche ai reati di tentata rapina e tentata rapina aggravata poiché commessa con un’arma ed in banda e agli atti preparatori punibili di rapina “… poiché si ritiene che io abbia effettuato dei sopralluoghi il 17 ed il 18 marzo 2014 ad __________ al fine di compiere una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2. Si ritiene inoltre che sempre il 18 marzo 2014 ad __________ io abbia tentato di perpetrare una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2, tentativo sventato dalla Polizia a seguito dell’avvenuto fermo e conseguente arresto di IM 2 e IM 3”.

L’accusato, a fronte dell’estensione dell’accusa ai reati di tentata rapina, tentata rapina aggravata, atti preparatori punibili di rapina e falsità in certificati, rinunciava, con l’accordo del suo difensore, al principio di specialità, “per fare in modo che tutto proceda velocemente e io possa conoscere l’esito del procedimento penale avviato a mio carico” (VI PP 13.08.2014, AI 169).

 

                            5.2.2.   Nel prosieguo dell’inchiesta IM 1 non mutava il suo comportamento e ciò anche a fronte della contestazione che il 23 marzo 2014 tra le ore 19.00 e le ore 19.20, il sistema di videosorveglianza interno ed esterno dell’hotel __________, aveva rilevato, oltre alla sua presenza, quella di __________, __________ e __________ nonché quella di IM 4 e __________.

A fronte dell’affermazione dell’accusato di essere stato, nel periodo dal 18 al 23 marzo 2014, in Lituania, gli interroganti gli contestavano che il suo nome figurava sulla lista passeggeri del volo W6-8051 sulla tratta __________ - __________ del 13 marzo 2014, con prenotazione fatta presso un’agenzia viaggi a __________ e pagata il 12 marzo 2014.

Chiesto quindi di indicare dove aveva soggiornato dal 13 al 17 marzo 2014, giorno in cui risultava essersi notificato all’hotel __________ di __________, l’accusato si avvaleva del diritto di non rispondere.

IM 1 si avvaleva del medesimo diritto anche quando la Polizia lo confrontava con la lista passeggeri del 27 marzo 2014, volo __________ - __________, dove, oltre a lui stesso, figuravano anche __________, __________, __________, __________ e IM 4, con due prenotazioni diverse (doc. 4 e 4a allegati al VI PG 13.08.2014); l’accusato si comportava allo stesso modo anche di fronte alla domanda a sapere dove avesse quindi soggiornato dal 13 marzo 2014, giorno del suo arrivo a __________, al 27 marzo 2014, giorno del rientro in Lituania.

In merito al giorno della rapina commessa il 25 marzo 2014 alle ore 15.07 in danno della gioielleria ACPR 2 ad __________, confrontato con la contestazione che il sistema di videosorveglianza di __________ lo aveva immortalato nelle vie del __________, così come aveva ripreso gli altri componenti della banda, IM 1, dopo aver chiesto di vedere i vari fotogrammi (doc. da 5 a 8 allegati al VI PG 13.08.2014) - che lo riprendevano in sella ad una biciletta sia sul lungolago di __________ in direzione della gioielleria ACPR 2 che in __________ ad __________, in direzione del centro, poi nel medesimo luogo ma in direzione del lungolago nonché ancora sul lungolago di __________ ma in direzione opposta alla gioielleria ACPR 2 - dichiarava di non essere “la persona sulla bicicletta immortalata dal sistema video ed inoltre non sono nemmeno capace di andare in bicicletta. Ribadisco che non sono io quello immortalato”.

Preso inoltre visione del fotogramma (doc. 9 all. al verb. citato) che lo ritraeva il 25 marzo 2014 alle ore 14.17 in sella ad un’altra bicicletta tipo rampichino di colore grigio, all’altezza del parcheggio degli __________ in direzione del lungolago di __________ e del fotogramma (doc. 10) che lo ritraeva alle ore 14:31:46 sul lungolago di __________ in direzione del parcheggio degli __________ in compagnia di un uomo anch’egli in sella ad una biciletta - che indossava vistose scarpe arancioni, un pantalone training grigio, giacca scura e un cappellino bianco -, IM 1 dichiarava di “non conoscere nessuna delle persone ritratte al doc. 10”.

Dopo aver preso atto che la seconda persona - come gli veniva contestato - era IM 4, l’accusato ripeteva di non conoscere le persone ritratte anche di fronte al fotogramma che gli veniva sottoposto (doc. 11 allegato al verb. citato) che ritraeva IM 4 e __________ ad __________ il 25 marzo 2014 alle ore 14:25:30 in __________, a pochi passi dalla gioielleria ACPR 2 di __________.

Gli interroganti contestavano inoltre ad IM 1 (doc. 12 all. al verb. citato) alcuni fotogrammi della videosorveglianza dell’oreficeria __________ di via __________ ad __________, situata a poca distanza dalla gioielleria ACPR 2, che lo riprendevano mentre si intratteneva con __________, nonché i fotogrammi estrapolati dalla videosorveglianza di __________ che aveva immortalato “tutti i componenti della banda”, segnatamente:

 

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore 10:42:05 ad __________ in via __________ __________ (tutto vestito di scuro con le stringe delle scarpe di color verde luminescente) e __________ (maglietta a maniche lunga scura e sopra una maglia a maniche corte di colore chiaro);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore 10:42:16 ad __________ in via __________ IM 4 (scarpe arancioni) e __________ (giacca a quadrettoni);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore 14:16:42 e 14:16:44 ad __________ in via __________ __________ (tutto vestito di scuro);

                                     -   il 25 marzo 2014 alle ore 14:16:53 ad __________ in Via __________ nuovamente __________ e __________.

 

Anche a fronte di questi fotogrammi, IM 1 si avvaleva del diritto di non rispondere.

IM 1 restava caparbiamente fermo sulla sua posizione anche quando la Polizia lo confrontava con la visione del video della rapina alla gioielleria ACPR 2, che mostrava il ruolo svolto da ciascuno dei partecipanti e che gli contestava quello che lui (IM 1), unitamente a __________, avevano svolto segnatamente quello di palo.

Chiesto di spiegare che fine avesse fatto la refurtiva, l’accusato dichiarava di non saper “nulla di questa rapina. Da parte mia non voglio rispondere ad alcuna domanda. Io ho le mie ragioni per non parlare e non confesserò mai di aver fatto la rapina”.

IM 1 veniva infine confrontato con i fotogrammi estrapolati dalla videosorveglianza di __________ che lo ritraevano poco dopo la commissione della rapina nei pressi dell’autosilo di __________ il 25 marzo 2014 alle ore 15:14 ed ancora con il ritrovamento del suo DNA sulle manopole e sui freni della bicicletta tipo rampichino ritrovata presso l’Autosilo comunale di __________ il 25 marzo 2014 alle ore 17.00. Anche di fronte a questi riscontri oggettivi l’accusato dichiarava che “io non parlerò mai del mio ruolo perché per me è meglio tacere. Per me possono parlare tutti ma io non parlerò mai. Potete condannarmi per i fatti che mi contestate ma io non parlerò mai, anche se mi fate vedere fotogrammi e video. In tutti quelli che mi sono stati mostrati sino ad ora non mi riconosco”.

 

                            5.2.3.   Anche nei successivi verbali, malgrado il richiamo degli inquirenti ai diversi elementi oggettivi a suo carico, l’accusato dichiarava di non essere “colpevole” e di non essere a conoscenza “della rapina che mi viene imputata”.

Di fronte alla contestazione delle risultanze d’inchiesta che delineavano la sua partecipazione con un ruolo - come gli veniva contestato - di capo/coordinatore della rapina messa a segno in danno della gioielleria ACPR 2 - in particolare per aver reclutato il personale da impiegare per la rapina, individuato l’alloggio a __________ e in Svizzera, indicato l’obiettivo della rapina, pianificato la stessa, attribuito i vari ruoli, previsto ed organizzato l’occultamento della refurtiva -, l’accusato dichiarava di non poter “dire niente perché proprio non so niente”.

Confrontato con il ritrovamento del DNA di __________ sui pantaloni marca Only neri, sulla t-shirt marca Pull and Bear verde e sui mocassini marca wawa neri - oggetti ritrovati, come sopra detto, dalla Polizia il 26 marzo 2014 a __________ presso il bosco __________ - IM 1 dichiarava di non conoscere “nessuna persona con questo nome”.

In merito all’involucro in cellofan del nastro adesivo marca Wagner SDH e all’involucro parte interna marca Wagner SDH - oggetti ritrovati il 26 marzo 2014 nel medesimo posto di cui sopra, unitamente a 10 fascette di colore nero in plastica -, che risultava della stessa marca dei 2 rotoli di nastro adesivo ritrovati all’interno della gioielleria ACPR 2 dopo la rapina e della stessa marca dei rotoli di nastro adesivo in possesso di IM 3 e IM 2 il 18 marzo 2014 al momento del loro arresto ad __________ e confrontato pertanto con la perlomeno strana coincidenza che in tre luoghi e momenti diversi fosse stata ritrovata la medesima marca di nastro adesivo Wagner, IM 1 ne prendeva atto, convenendo che “effettivamente posso dire che è molto strano”.

IM 1 negava di conoscere la località di __________ in Italia e posto di fronte alla domanda a sapere se avesse soggiornato per una decina di giorni, dal 16 al 26 marzo 2014, presso il __________, unitamente agli altri componenti della banda, nell’appartamento di cui gli venivano mostrate le foto, affermava di non voler rispondere. Prendeva atto che __________, interrogato in Lituania, aveva riconosciuto il __________ di __________ come il luogo in cui avevano pernottato.

Confrontato con la risultanza che __________ aveva dichiarato che all’uscita della gioielleria, dopo la rapina, durante la fuga, le borse con la refurtiva erano state consegnate a __________, chiesto di spiegare dove erano finite le due borse, IM 1 rispondeva di non saperne nulla; prendeva atto che in Lituania era in corso un’indagine di Polizia che vedeva quale vittima __________, che aveva dichiarato di essere stato percosso dall’accusato stesso (IM 1) e da __________, oltre che da tali __________ e __________, poiché durante la rapina ad __________ si era intascato un orologio di grande valore e alcuni gioielli; dichiarava di non voler rispondere alla domanda a sapere se conosceva __________ e __________, di cui gli venivano sottoposte le fotografie.

 

IM 1, confrontato con le dichiarazioni di IM 2 (rese nel verbale del 26.08.2014) che lo coinvolgevano nella rapina messa a segno il 25 marzo 2014 alla gioielleria ACPR 2 e nel tentativo di rapina del 18 marzo 2014, si avvaleva del diritto di non rispondere.

Si comportava allo stesso modo anche quando gli venivano contestate in maniera puntuale le ulteriori dichiarazioni rese da IM 2 (nei verbali d’interrogatoiro del 29.07.2014 e del 01.09.2014), secondo il quale, tra l’altro, la rapina pianificata per il 18 marzo 2014 era stata eseguita il 25 marzo 2014 a causa del proprio arresto e di quello di IM 3.

 

L’accusato manteneva lo stesso atteggiamento anche di fronte alla contestazione delle dichiarazioni di __________ - che, come già detto, aveva ammesso la sua partecipazione alla rapina del 25 marzo 2014 alla gioielleria ACPR 2 - laddove aveva spiegato che lui e __________ per l’esecuzione della rapina che era stata progettata una settimana prima, avevano preso il posto di “due ragazzini”, che erano stati fermati dalla Polizia e che aveva riferito inoltre del proprio ruolo, di quello di __________ così come quello degli altri partecipanti al colpo, indicando di aver ricevuto le disposizioni per la commissione della rapina da IM 1, che aveva fornito loro anche tutto il materiale necessario per la commissione della rapina.

 

                            5.2.4.   Il comportamento assunto durante l’inchiesta, IM 1 lo ha mantenuto anche al dibattimento, dove ha risposto unicamente alle domande in merito alla sua vita ed ai suoi precedenti, dichiarandosi estraneo ai fatti che gli venivano imputati.

In merito all’imputazione di tentata rapina del 18 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________, l’accusato dichiarava che “non ho niente a che fare con questi fatti del 18.03.2014 e in seguito non risponderò più a nessuna domanda come ho già dichiarato”, avvalendosi quindi del diritto di non rispondere a fronte della contestazione dei riscontri a suo carico, cosa che faceva anche per l’imputazione di aver preso parte alla rapina del 25 marzo 2014 in danno della medesima gioielleria (cfr. VI imputati, all. 1 al V. DIB).

 

                               5.3.   IM 4

 

                            5.3.1.   Interrogato dagli inquirenti (VI PP 12.03.2015, AI 259; VI PP 26.03.2015, AI 289; VI PP 14.04.2014, AI 299; VI 28.04.2015, AI 306; VI 12.05.2015, AI 311), IM 4 in merito ai fatti che gli venivano contestati dichiarava “di avere viaggiato tanto in Europa, ma non so spiegare per quale motivo sono giunto ad __________. I miei compagni di viaggio posso dire di nemmeno conoscerli per cui non posso dire nulla su di loro. Dico già che ammetto la mia colpevolezza per la rapina che è stata fatta il 25 marzo 2014. Voglio anche aggiungere che io ero ubriaco e che non ho progettato nulla per questa rapina”.

In merito alla settimana precedente la rapina dichiarava che poteva essere che era arrivato la mattina del 17 marzo 2014 con altre persone in treno a __________ (paese che sentiva nominare per la prima volta), ma che i nomi di queste persone menzionategli dall’interrogante - segnatamente __________, IM 2, IM 3, IM 1 e __________ - non li sapeva.

Allegava di non ricordarsi dove aveva dormito la sera del 17 marzo 2014, affermando che era possibile che avesse dormito all’albergo __________ - come gli veniva contestato - nella stessa camera con IM 2 e __________.

Asseriva che era possibile che avesse riservato una camera all’hotel __________ ma di non ricordare bene, non avendo dato peso alla cosa e ciò anche di fronte alla notifica presso l’hotel __________ fatta a suo nome con arrivo il 17 marzo 2014 e partenza il 18 marzo 2014; si riconosceva nei due fotogrammi estrapolati dalla videosorveglianza dell’albergo __________ di __________ del 17 marzo 2014 e affermava che era la prima volta che era giunto in Svizzera. Confrontato con le foto dei correi dichiarava di non conoscerli rispettivamente di averli già visti ma di non sapere dove o di non essere sicuro di averli già visti.

Di fronte alla contestazione che l’uomo dei fotogrammi della rapina alla gioielleria ACPR 2 - che gli venivano mostrati - che immobilizzava la vittima, era lui (IM 4), l’accusato affermava “non oso dire niente in merito”; ammetteva di aver partecipato alla rapina del 25 marzo 2014 ai danni della gioielleria, affermando che l’arma che aveva con sé era una pistola giocattolo, che non ricordava più dove aveva preso.

Di fronte alla domanda a sapere se la rapina fatta al 25 marzo 2014 era già stata organizzata per il 18 marzo 2014, IM 4 dichiarava di non avere grandi ricordi del periodo intercorso tra il 18 e il 25 marzo come pure del periodo precedente e successivo a queste date poiché in quel periodo beveva molto; precisava che la data della rapina, ossia il 25 marzo 2014, l’aveva appresa leggendo l’ordine di arresto, ribadendo che “nulla è stato progettato e programmato”.

In merito al suo coinvolgimento riferiva che quando si trovava in Lituania aveva ricevuto una telefonata da un uomo che non conosceva ma che gli aveva detto di conoscere un suo amico. Questa persona gli diceva che “c’era un lavoro da fare”, che sarebbe dovuto partire per fare un viaggio, precisando che non sapeva di dover arrivare in Svizzera. Avrebbe ricevuto “del denaro dopo la conclusione del lavoro, ma non so quanto avrei potuto avere. Io non mi sono nemmeno mai fatto un’idea di quanto sarebbe stato il mio compenso dopo aver compiuto il mio lavoro. Questo anche perché non sapevo di che lavoro si trattasse”.

La sera prima della partenza - di cui non era in grado di riferire la data, visto che era sempre ubriaco - aveva ricevuto un’altra telefonata, con la quale gli veniva detto che doveva recarsi nei pressi di un supermercato che si chiama “__________” in un quartiere di __________. Quando era arrivato aveva trovato un minibus sul quale era salito e sul quale c’erano altri uomini che non aveva mai visto prima. Durante tutto il viaggio aveva bevuto e dormito, per cui non sapeva indicare i Paesi che aveva attraversato. Ad un certo punto si erano fermati in un paesino dove erano stati accolti da un uomo che aveva messo a loro disposizione un appartamento e che parlava lituano; si era reso conto di essere in Italia e indicava che “nell’appartamento in Italia eravamo forse in 5 uomini”. Non riconosceva tuttavia le foto dell’interno dell’appartamento che gli venivano mostrate né quelle dell’esterno dello stabile. Dichiarava di non sapere i nomi degli uomini che avevano pernottato con lui in questo appartamento, che gli veniva detto trovarsi a __________, e di non poter quindi dire se si trattava delle persone di cui l’interrogante gli faceva i nomi segnatamente di IM 1, IM 3, __________, IM 2 e __________.

IM 4 affermava di non aver visto pistole nell’appartamento e di non sapere chi doveva usare la pistola per la rapina del 18 marzo 2014, che era poi stata usata il 25 marzo 2014. Chiesto di indicare se impugnava lui la pistola durante la rapina del 25 marzo 2014, IM 4 dichiarava “mi sembra di sì, si trattava di una pistola giocattolo” e questo in quanto non avrebbe mai usato una pistola vera.

Sempre con riferimento ai fatti del 18 marzo 2014, l’accusato dichiarava di non riconoscere nessuno dei luoghi di cui l’interrogante gli mostrava le fotografie e affermava che “è vero che da __________ e meglio dall’albergo __________ io sono poi arrivato ad __________ dove si trova la gioielleria ACPR 2. Non ricordo però che luoghi ho visto durante il tragitto. Voglio anche aggiungere che io parlo dell’albergo __________ perché cosi mi è stato riferito, ma io il nome dell’albergo non me lo ricordavo”.

Affermava di non sapere se era stato IM 1 a mostrare il tragitto da percorrere da __________ ad __________ e ad indicare a lui e agli altri, la gioielleria ACPR 2 quale obiettivo della rapina, affermando che i nomi di queste persone non gli dicevano niente e che lui del 18 marzo 2014 non ricordava nulla; “io del 18 marzo 2014 non mi ricordo nulla. So solo che quella volta non è successo niente. Quel giorno io non dovevo fare assolutamente niente”. Allegava di non ricordare nulla del fermo e dell’arresto di IM 2 e IM 3, di non aver rubato biciclette - che neppure riconosceva sulle foto che gli venivano mostrate - e di non saper dire “se qualcuno di noi ha rubato delle biciclette”. Affermava di avere dei “vaghi ricordi, ma solo riferiti al 25 marzo 2014, visto che ero relativamente sobrio perché sapevo che c’era la rapina da fare. Per i fatti del 18 marzo 2014 non ho invece dei ricordi perché solitamente io stavo a dormire sulla riva del lago. A causa dell’alcol io ero in uno stato quasi sempre incosciente”.

IM 4 affermava che dal 19 al 25 marzo 2014 era stato in Italia ma di non ricordare con chi e per quanti giorni “sempre perché in quel periodo bevevo molto”. Confrontato con il riscontro che, contrariamente a quanto da lui dichiarato, il 23 marzo 2014 era invece a __________, IM 4 dichiarava che “non può essere”; solo a fronte dei fotogrammi del 23 marzo 2014 che gli venivano mostrati, si riconosceva in taluni di essi, affermando tuttavia di non ricordare con chi era all’hotel __________ il 23 e 24 marzo 2014.

L’accusato allegava che __________ e __________ non erano arrivati in Svizzera e che gli era stato detto che __________ era stato in Italia; di non sapere qual era il loro ruolo, affermando di fare già “fatica a ricordare il mio di ruolo. So che avevo la pistola e che ero lì al momento della rapina, ma non posso dire che avevo un ruolo prestabilito”.

Anche di fronte alle dichiarazioni rese da __________ nel verbale del 9 luglio 2014 di cui gli veniva fatto prendere atto, IM 4 dichiarava di non ricordare nulla.

Affermava di non poter dire nulla in merito agli oggetti ritrovati nel bosco della __________, limitandosi a dire che il nastro adesivo era di produzione lituana.

Confrontato con le foto della vittima, l’accusato chiedeva all’interrogante “di non poter vedere le fotografie della vittima. Io sono stato molto male dopo i fatti e ho passato tanto tempo a pensare a quello che avevo fatto alla signora della gioielleria”.

Prendeva atto dei risultati delle analisi della Polizia Scientifica e che sul nastro adesivo ritrovato all’interno della gioielleria era stato rilevato il suo profilo genetico, affermando che ciò “vuol dire che l’ho toccato”. Affermava di non ricordarsi bene “ma mi sembra di essere stato io” a mettere il nastro adesivo sul viso della gerente della gioielleria.

IM 4 indicava che dopo la rapina era andato in Italia, dove aveva poi preso un aereo per tornare in Lituania e che non poteva però esprimersi “in merito a quello che hanno fatto gli altri. L’aereo l’ho preso in una località che non conosco; i soldi per il viaggio li avevo già con me”.

Affermava di non sapere che fine avesse fatto la refurtiva, in quanto non era stato lui a sottrarre gli oggetti preziosi e di non aver idea di chi li avesse presi e neppure sapeva che - come dichiarato da __________ - gli oggetti sottratti dovevano essere seppelliti.

L’accusato affermava che non era stato preso alcun accordo in merito all’entità del compenso; avrebbe “dovuto ricevere dei soldi dopo la vendita della refurtiva. Non so però niente di quanta refurtiva è stata portata e/o venduta in Lituania. Io non ho ricevuto niente perché ho lasciato la Lituania; devo dire che sono contento di non avere ricevuto nulla. Non mi ricordo di preciso quando ho lasciato la Lituania, ma è stato poco dopo esservi ritornato. Io non ho incontrato nessuno in Lituania per ricevere il compenso. Mi spiego meglio: tutti i gioielli rubati dovevano arrivare in Lituania e poi essere venduti. Dopo la vendita qualcuno mi avrebbe dovuto telefonare per parlare del compenso, ma io non ho aspettato e sono partito”. Spiegava che per qualcuno intendeva “uno dei ragazzi con i quali ero. Non so dire precisamente chi, ma qualcuno di loro”.

L’accusato, confrontato con le fotografie estratte da Facebook dal profilo di __________, si riconosceva su talune di esse.

 

                            5.3.2.   Al dibattimento IM 4 dichiarava di confermare quanto detto nei verbali in corso d’inchiesta, rifiutandosi di rispondere per la massima parte alle domande che gli venivano poste, rispettivamente avvalendosi del diritto di non rispondere (cfr. VI imputati, all. 1 al V. DIB).

 

                               5.4.   IM 3

 

                            5.4.1.   Interrogato dal Procuratore pubblico il 16 febbraio 2015 (AI 226), IM 3 si avvaleva del diritto di non rispondere.

Nel successivo verbale del 26 febbraio 2015 (AI 243), di fronte alla contestazione delle risultanze d’inchiesta e delle dichiarazioni di IM 2 di cui gli veniva fatto prendere atto, l’imputato restava zitto. Rispondeva unicamente per quel che concerne la sua situazione personale.

 

                            5.4.2.   Al dibattimento riguardo all’imputazione di aver partecipato alla tentata rapina del 18 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 di __________, IM 3 dichiarava di essere “rimasto sorpreso, non mi aspettavo di avere questa accusa di aver fatto la tentata rapina. Per il resto preferisco non rispondere”.

In merito alla rapina del 25 marzo 2014, confrontato con la domanda a sapere se aveva partecipato alla spartizione del bottino rispettivamente se aveva ricevuto un compenso, IM 3 dichiarava di non aver “partecipato nel reato, non ho niente a che vedere con questa rapina” (cfr. VI imputati, all. 1 al V. DIB).

 

 

                                   6.   Accertamenti della Corte

 

La Corte, sulla base delle risultanze e di tutto il materiale probatorio agli atti, preso atto delle dichiarazioni degli imputati e dell’accusatrice privata come pure delle ulteriori dichiarazioni agli atti, in merito al coinvolgimento degli imputati nella rapina tentata il 18 marzo 2014 e consumata il 25 marzo 2014, ha accertato quanto segue.

 

                               6.1.   IM 4 ha ammesso di aver preso parte alla rapina eseguita il 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2, ciò che risulta confermato dal filmato della videosorveglianza della gioielleria - in cui lo si vede immobilizzare la vittima - e dal ritrovamento del suo DNA sul nastro adesivo in questione.

In merito ai fatti del 18 marzo 2014, la Corte ha accertato che IM 4 si è notificato con i suoi dati personali il 17 marzo 2014 per una sola notte presso l’hotel __________, dove è stato anche ripreso dalla videosorveglianza, immagini nelle quali IM 4 si è riconosciuto.

Inoltre, sui rifiuti della camera dell’hotel __________, sequestrati dalla Polizia il 18 marzo 2014, sono state trovate le sue impronte digitali così come quelle di IM 1, IM 2 e IM 3, per cui sulla base di tutti questi riscontri, richiamata anche la chiamata in correità effettuata nei suoi confronti da IM 2 (che, come si vedrà più sotto, è stata ritenuta credibile, al contrario della successiva ritrattazione), la Corte - ritenuto che IM 4 ha preso parte alla rapina del 25 marzo 2014 - ha concluso che lo stesso ha partecipato anche ai fatti del 18 marzo 2014.

 

                               6.2.   In merito a IM 2 la Corte ha ritenuto accertato che lo stesso si trovava a __________ e ad __________ il 17/18 marzo 2014 e ciò sulla base dei seguenti riscontri:

 

                                     -   le sue impronte digitali sono state ritrovate sui rifiuti sequestrati il 18 marzo 2014 dagli inquirenti nella camera n. 134 dell’hotel __________;

                                     -   IM 2 è stato fermato dalla Polizia Comunale il 18 marzo 2014 ad __________;

                                     -   IM 2 è stato ripreso la mattina del 18 marzo 2014 dalla videosorveglianza di __________;

                                     -   infine IM 2 è stato riconosciuto dalla signora ACPR 1 come il ragazzo che la mattina del 18 marzo 2014 è entrato in gioielleria.

 

Sul motivo per cui si trovava in detti luoghi il 17/18 marzo 2014, IM 2 - dopo aver inizialmente negato ogni suo coinvolgimento - nel verbale del 29 luglio 2014, dopo aver chiesto lui stesso di poter parlare con il Procuratore pubblico, ha ammesso che si trovava a __________ il 17/18 marzo 2014 per commettere una rapina ai danni della gioielleria ACPR 2 unitamente ad IM 1, IM 3, __________, IM 4 e __________.

La Corte ha considerato che in questo e nei successivi verbali d’interrogatorio, oltre a fare i nomi dei correi - che ha anche riconosciuto nei fotogrammi e sulle foto che gli sono state sottoposte - IM 2 ha riferito di essere stato ingaggiato da IM 1 per l’esecuzione di una rapina e ha indicato esattamente - dettagliando e circostanziando le sue dichiarazioni - la partenza in pullman dalla Lituania, l’arrivo in Italia - dove ad accoglierli c’era IM 1 -, la sistemazione in un appartamento a __________ - che ha riconosciuto nelle foto che gli sono state sottoposte -, l’arrivo il giorno dopo a __________ e __________ in treno, il loro spostamento ad __________, lo studio del percorso per raggiungere da __________ la gioielleria ACPR 2 ad __________ e il percorso di ritorno, i sopralluoghi nei dintorni dell’obiettivo unitamente ai correi, il furto delle bici da utilizzare per la fuga, l’individuazione del luogo per occultare i vestiti con cui cambiarsi dopo la rapina, l’identificazione da parte di IM 1 e __________ del luogo dove sotterrare la refurtiva, la spartizione dei ruoli così come i dettagli concernenti l’uso dei guanti di cui si erano muniti, del cacciavite per forzare le vetrine, del nastro adesivo grigio marca Wagner, delle fascette da elettricista, della pistola giocattolo oltre che di uno zaino e di una borsa vuota dove riporre la refurtiva.

Dopo mesi in cui, nel corso dei diversi verbali d’interrogatorio che si sono succeduti, IM 2 ha continuato a fornire agli inquirenti dettagli in merito alla pianificazione della rapina, improvvisamente, il 4 marzo 2015, ha ritrattato le dichiarazioni rese. La Corte non ha tuttavia creduto alla ritrattazione di IM 2 per i seguenti motivi:

 

                                     -   le dichiarazioni che aveva reso sono confermate su più punti da riscontri oggettivi; infatti, IM 2 è stato fermato dalla Polizia il 18 marzo 2014 insieme a IM 3 nei pressi della gioielleria ACPR 2 e in possesso di diversi oggetti - guanti, cacciavite, nastro adesivo, zaino e borsa vuota - atti ad essere utilizzati nella commissione della rapina;

                                     -   le sue impronte digitali sono state trovate sui rifiuti della camera n. 134 dell’hotel __________ sequestrati dalla Polizia il 18 marzo 2014, dove sono state trovate anche le impronte di IM 3, IM 1 e IM 4, che IM 2 stesso aveva indicato come suoi correi;

                                     -   la videosorveglianza lo ritrae in sella alla bicicletta che lui stesso aveva indicato di aver rubato (insieme a IM 3) per utilizzarla per la fuga dopo la rapina, fotogramma che gli è stato mostrato e nel quale IM 2 si è riconosciuto;

                                     -   è entrato nella gioielleria la mattina del 18 marzo 2014, come riferito credibilmente dalla titolare della gioielleria;

                                     -   ha indicato agli inquirenti, accompagnandoli sul posto, i luoghi che con i correi avevano percorso in occasione dei sopralluoghi e i posti individuati per nascondere i vestiti e dove ritrovarsi dopo la rapina.

 

E’ evidente che tutti questi elementi e tutte le indicazioni fornite da IM 2 non potevano essere frutto della sua immaginazione o dell’assunzione di medicamenti, come ha banalmente sostenuto.

Oltre a queste risultanze vi è ancora che le dichiarazioni rese da IM 2 prima della ritrattazione sono in linea con quanto dichiarato da __________ e __________ - che hanno ammesso le proprie responsabilità - sia per quanto riguarda le modalità di esecuzione della rapina (con l’utilizzo di guanti, nastro adesivo, cacciavite, biciclette) che per quanto riguarda la suddivisione dei ruoli (due dei partecipanti per neutralizzare le commesse; due persone per arraffare la refurtiva e due persone a fare da guardi all’esterno dalla gioielleria); significativa a questo proposito è per esempio la modalità di scasso delle vetrine riferita da IM 2, che ha dichiarato che IM 1 gli aveva indicato che le vetrine dovevano essere forzate con il cacciavite, ciò che corrisponde esattamente a quanto dichiarato da __________, come pure la circostanza - riferita sia da IM 2 che da __________ - che la refurtiva doveva essere sotterrata.

Anche la dichiarazione di __________ secondo cui era stato informato che lui e __________ prendevano il posto di due “ragazzini” che erano stati fermati dalla Polizia una settimana prima, è un ulteriore riscontro in questo senso.

Sulla base di tutti questi elementi la Corte non ha creduto a IM 2 quando ha ritrattato le ammissioni rese e ha ritenuto invece che lo stesso abbia raccontato la verità quando ha confessato.

 

                               6.3.   Per quanto concerne IM 3, la Corte ha ritenuto comprovata anche la sua partecipazione ai fatti del 18 marzo 2014, sulla base:

 

                                     -   dei riscontri oggettivi costituiti dalle sue impronte digitali trovate sui rifiuti sequestrati il 18 marzo 2014 dagli inquirenti nella stanza n. 134 dell’hotel __________, dove sono state ritrovate anche le impronte di IM 1, IM 2 e IM 4;

                                     -   della videosorveglianza che lo riprende la mattina del 18 marzo 2014 in sella alla bicicletta a __________ dopo averla rubata, come riferito da IM 2;

                                     -   del fermo da parte della Polizia il 18 marzo 2014 ad __________ insieme a IM 2 nei pressi della gioielleria ACPR 2 in possesso dei già citati oggetti atti alla commissione di una rapina;

                                     -   della chiamata in causa da parte di IM 2, che è stata ritenuta credibile dalla Corte in quanto lineare, costante e disinteressata poiché IM 2 non aveva alcun motivo per accusare falsamente DUF 2, ritenuto che IM 2 a quel momento aveva ammesso le proprie responsabilità.

 

Anche qui vi è inoltre, ad ulteriore conferma del coinvolgimento di IM 3 nella pianificata rapina del 18 marzo 2014, la dichiarazione di __________ secondo cui gli era stato riferito che lui e __________ sostituivano due “ragazzini” che erano stati fermati dalla Polizia una settimana prima.

 

                               6.4.   In merito ad IM 1 la Corte ha accertato che la sua presenza a __________ e __________ il 18 e il 25 marzo 2014 - richiamati in particolare il documento falso riportante la sua fotografia presentato presso l’hotel __________, i fotogrammi che lo ritraggono e gli accertamenti della Scientifica, che ha rinvenuto le sue impronte digitali sui rifiuti ritrovati il 18 marzo 2014 nella stanza n. 134 dell’hotel __________ e il suo DNA sulla bicicletta abbandonata dopo la rapina del 25 marzo 2014 all’esterno dell’autosilo comunale di __________ - è incontestabile ed infatti la difesa non l’ha contestata.

La Corte ha accertato altresì che IM 1 si trovava ad IM 1 il 18 marzo 2014 unitamente a IM 4, IM 2 e IM 3, le cui impronte digitali sono pure state ritrovate sui rifiuti dell’albergo, per i quali la Corte ha già accertato la partecipazione alla preparazione della rapina alla gioielleria e quindi ai fatti del 18 marzo 2014, oltre che insieme a __________ e __________, che sono stati ugualmente chiamati in causa da IM 2 (prima della ritrattazione, cui la Corte - come visto più sopra - non ha creduto).

Il 25 marzo 2014 IM 1 si trovava ad __________ insieme agli autori materiali della rapina perpetrata quel giorno in danno della gioielleria ACPR 2 e cioè insieme a IM 4, __________ e __________ - che hanno ammesso di aver perpetrato la rapina del 25 marzo 2014 in danno della gioielleria ACPR 2 e che, ad eccezione di IM 4, lo chiamano chiaramente in causa - oltre che insieme a __________ e __________.

IM 1 è infine rientrato in Lituania sul volo del 27 marzo 2014 unitamente ai suddetti autori materiali della rapina.

Ebbene, tutti questi elementi insieme hanno condotto la Corte a concludere che IM 1 ha preso materialmente parte sia ai fatti del 18 marzo 2014 che alla rapina del 25 marzo 2014 perpetrati in danno della gioielleria  ACPR 2 di __________.

Questa conclusione, come accennato, è confermata dalle chiamate in causa effettuate da IM 2 per i fatti del 18 marzo 2014 e da __________ e __________ per i fatti del 25 marzo 2014, i quali oltretutto delineano, in modo univoco e convergente, il ruolo di organizzatore/coordinatore di IM 1 per tutti i fatti qui a giudizio, ciò che risulta confermato non da ultimo dalla circostanza che IM 1 è il primo ad arrivare in Italia già il 13 marzo 2014 e ad accogliere poi i correi lituani al loro arrivo a __________ dove hanno soggiornato presso il __________.

 

 

                                   7.   Qualifica giuridica

 

                               7.1.   Giusta l’art. 140 cifra 1 cpv. 1 CP commette rapina ed è punito con la pena detentiva sino a dieci anni o con una pena pecuniaria non inferiore a 180 aliquote giornaliere chiunque commette un furto usando violenza contro una persona, minacciandola di un pericolo imminente alla vita o all’integrità corporale o rendendola incapace di opporre resistenza.

L’art. 140 CP prevede poi - alle cifre 2, 3 e 4 - tutta una serie di aggravanti che estendono il quadro edittale della pena.

 

La cifra 2 dell’art. 140 CP prevede che il colpevole è punito con una pena detentiva non inferiore ad un anno se, per commettere la rapina, si è munito di un’arma da fuoco o di un’altra arma pericolosa.

Per arma ai sensi del citato disposto è da intendersi ogni oggetto destinato, per natura, ad offendere e a difendere, ritenuto che per la qualifica dell’oggetto quale arma occorre prescindere dalle modalità d’impiego nel caso concreto.

La definizione di arma qui d’interesse corrisponde a quella della Legge federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni del 20 giugno 1997 (LArm; RS 514.54; STF 6B_756/2010 del 6.12.2010 consid. 3.2.2).

Per sapere se un’arma è pericolosa occorre valutarne le caratteristiche oggettive, ovvero la sua oggettiva connaturata pericolosità che è data qualora l’arma sia atta ad arrecare gravi ferite (DTF 113 IV 60 consid. 1a con riferimenti; STF 6B_756/2010 del 6.12.2010 consid. 3.2.3).

Il Tribunale federale ha già avuto modo di stabilire che armi da fuoco fittizie, difettose o per le quali l’autore non dispone immediatamente di munizioni non costituiscono armi da fuoco ai sensi dell’art. 140 cifra 2 CP (DTF 111 IV 49 consid. 3; Niggli/Riedo, Basler Kommentar, StGB II, Basilea 2013, ad art. 139, n. 147, pag. 454; Donatsch, Strafrecht III, Delikte gegen den Einzelnen, Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, § 8, pag. 146). Esse potrebbero, tuttavia, essere considerate “altre armi pericolose”, ad esempio, nel caso in cui l’“arma” fosse provvista di particolari dispositivi per l’impiego quale arma contundente o arma da punta o da taglio (non, invece, se semplicemente forma e peso ne consentirebbero l’impiego quale strumento contundente; DTF 111 IV 49 consid. 3; DTF 110 IV 80 consid. 1b; Donatsch, Strafrecht III, Delikte gegen den Einzelnen, Zurigo/Basilea/Ginevra 2008, nota 361, pag. 146-147; Hurtado Pozo, Droit pénal, Partie spéciale, Ginevra/Zurigo/Basilea 2009, § 30, n. 940, pag. 283).

Secondo la dottrina, pistole scacciacani non costituiscono altre armi pericolose in quanto non sono in grado di uccidere o ferire gravemente un uomo (Niggli/Riedo, Basler Kommentar, StGB II, Basilea 2013, ad art. 139, n. 156, pag. 456). Pistole non funzionanti costituiscono “altre armi pericolose” soltanto se sono concepite fin dall’inizio come armi contundenti o armi da punta o da taglio (Trechsel/Crameri, Praxiskommentar, Zurigo/San Gallo 2013, ad art. 139, n. 20, pag. 697).

 

Per l’art. 140 cifra 3 cpv. 1 CP, il colpevole è punito con una pena detentiva non inferiore a due anni se ha eseguito la rapina come associato ad una banda intesa a commettere furti o rapine.

Secondo la giurisprudenza, una banda è data quando due o più soggetti si uniscono con la volontà, espressa in modo esplicito o concludente, di compiere insieme, in futuro, più (di due; DTF 122 IV 265 consid. 2b; 100 IV 219 consid. 2; Sabrina Kronenberg, Der Bandenbegriff im schweizerischen Strafrecht, forumpoenale 1/2011, pag. 53) reati indipendenti, anche se non ancora chiaramente determinati (STF 6B_510/2013 del 3.3.2014 consid. 3.3; 6B_531/2013 del 17.2.2014 consid. 3.2; DTF 135 IV 158 consid. 2 e 3.3; 132 IV 132 consid. 5.2; 124 IV 86 consid. 2b; Corboz, Les infractions en droit suisse, Vol. I, Berna 2010, ad art. 139, n. 16, pag. 253). La costituzione di una banda rafforza il singolo autore sotto il profilo fisico e psichico, rendendolo particolarmente pericoloso e facendo prevedere la commissione di ulteriori reati (STF 6B_510/2013 del 3.3.2014 consid. 3.3; 6B_531/2013 del 17.2.2014 consid. 3.2; DTF 135 IV 158 consid. 2 e 3.3; 132 IV 132 consid. 5.2; 124 IV 86 consid. 2b).

Una banda può essere costituita già dall’unione di due persone, a condizione che vi siano determinati elementi di organizzazione (ad esempio, la ripartizione di ruoli o compiti) che vanno oltre quelli della semplice correità o che l’intensità della collaborazione raggiunga una misura tale per cui si possa parlare di una squadra con un certo grado di affiatamento e stabile, anche se la sua durata si è eventualmente protratta soltanto per un lasso di tempo relativamente breve (DTF 135 IV 158 consid. 2 e 3; 124 IV 86 consid. 2b; Sabrina Kronenberg, op. cit., pag. 52 e segg.).

Tenuto conto dell’elevata comminatoria di pena, la nozione di banda deve essere interpretata in modo restrittivo (STF 6B_510/2013 del 3.3.2014 consid. 3.3; 6P.104/2004 del 24.3.2005 consid. 3; Niggli/Riedo, Basler Kommentar, StGB II, Basilea 2013, ad art. 139, n. 122, pag. 449).

Dal profilo soggettivo, l'appartenenza ad una banda presuppone che sia accertata la volontà dell'autore di compiere congiuntamente una pluralità di infrazioni (STF 6B_510/2013 del 3.3.2014 consid. 3.3; 6B_531/2013 del 17.2.2014 consid. 3.2; DTF 124 IV 86 consid. 2b; 124 IV 286 consid. 2; 122 IV 265 consid. 2b; 105 IV 181 consid. 4b). La semplice circostanza che due correi commettano insieme più reati e che si attendano ogni volta determinati vantaggi dalla loro cooperazione non costituisce forzatamente un indizio di una tale volontà (STF 6B_510/2013 del 3.3.2014 consid. 3.3 e 3.4.2; DTF 124 IV 86 consid. 2b e 2 c/cc).

Neppure si può concludere a posteriori per una tale volontà fondandosi sul fatto che due o più autori hanno perpetrato in modo simile una serie di reati ravvicinati nello spazio e nel tempo (STF 6P.104/2004 del 24.3.2005 consid. 4).

 

Giusta l’art. 22 cpv. 1 CP, chiunque, avendo cominciato l'esecuzione di un crimine o di un delitto, non compie o compie senza risultato o senza possibilità di risultato tutti gli atti necessari alla consumazione del reato, può essere punito con pena attenuata.

 

                               7.2.   La Corte ha ritenuto che i fatti del 18 marzo 2014 vanno qualificati come tentata rapina poiché gli autori avevano chiaramente superato il punto di non ritorno, in quanto tutto era pronto per entrare in azione: la rapina era pianificata, con l’attribuzione dei rispettivi ruoli a ognuno dei partecipanti; l’obiettivo era stato scelto e mostrato ai correi; erano stati eseguiti i sopralluoghi; erano state studiate e previste le vie di fuga e predisposte le biciclette rubate per assicurarsi la fuga; era stato individuato il luogo dove sotterrare la refurtiva; erano stati nascosti i vestiti da utilizzare per il cambio d’abito dopo il colpo; era stato stabilito il luogo d’incontro dopo la rapina; gli autori si erano avvicinati all’obiettivo ed erano in possesso degli oggetti necessari all’esecuzione della rapina (guanti, nastro adesivo, cacciavite e borse vuote), oggetti che sicuramente non avrebbero portato con loro se si fosse trattato di effettuare un semplice sopralluogo, con il rischio di destare sospetti in caso di fermo, come è poi stato effettivamente il caso.

IM 2 ha inoltre confermato che il 18 marzo 2014 erano in attesa di ricevere l’ordine per entrare in azione non appena IM 4 avesse recuperato un’altra bicicletta.
Ne consegue che la rapina non è stata consumata solo per l’avvenuto fermo di due partecipanti, vale a dire IM 2 e IM 3, nei pressi dell’obiettivo e per la conseguente impossibilità di poter portare a termine la rapina.

Non occorre spendere molte parole per ritenere che i fatti del 25 marzo 2015 vanno qualificati come rapina.

La Corte non ha però confermato l’aggravante dell’arma da fuoco, in quanto non solo non risulta comprovato che si trattasse di un’arma vera, ma anzi gli atti fanno stato di elementi che militano in senso inverso, in particolare avuto riguardo alla testimonianza della vittima.

Per quanto concerne la seconda aggravante imputata, va ricordato - come esposto più sopra - che secondo il Tribunale federale la nozione di banda deve essere interpretata in modo restrittivo e che una banda è data quando due o più soggetti si uniscono con la volontà, espressa in modo esplicito o concludente, di compiere insieme e in futuro più di due reati indipendenti, anche se non ancora chiaramente determinati. Dal profilo soggettivo l’appartenenza ad una banda presuppone che sia accertata la volontà dell’autore di compiere congiuntamente una pluralità di infrazioni.

Ciò posto, in concreto risulta certamente una minuziosa pianificazione della rapina con una precisa ripartizione e attribuzione dei ruoli, così come la volontà dei partecipanti di far parte di una banda per la commissione della rapina ai danni della gioielleria ACPR 2, mentre che non vi sono elementi agli atti che comprovano la volontà degli imputati di commettere in futuro, insieme, una pluralità di azioni criminose, per cui l’aggravante dell’aver agito in banda ai sensi dell’art. 140 cifra 3 CP non può essere confermata.

 

                               7.3.   La partecipazione di IM 2 e IM 3 alla rapina del 25 marzo 2014 è fondata dalla Pubblica accusa - oltre che sul concetto di banda - sulla convinzione che i due accusati si sono rivisti con i correi dopo il tentativo di rapina a __________, dove avrebbero ricevuto dei soldi per rientrare in Lituania, e in Lituania dopo la rapina del 25 marzo 2014, dove avrebbero ricevuto un compenso.

Ora, IM 2 ha riferito spontaneamente degli incontri in Lituania con IM 1, __________ e __________, ma nega di aver percepito un compenso, mentre IM 3 non ha rilasciato alcuna dichiarazione in merito.

La Corte ha osservato innanzitutto che tali circostanze - il compenso percepito e gli incontri con i correi - non sono menzionate o anche solo accennate nell’atto d’accusa.
La Corte ha ritenuto inoltre che non risulta comprovato che i due abbiano effettivamente percepito un compenso.
Al riguardo, va rilevato che l’ipotesi - sostenuta dal Procuratore pubblico - secondo cui IM 2 e IM 3 si sarebbero incontrati a __________ con i correi dopo essere stati rilasciati il 19 marzo 2014, è chiaramente smentita dagli inquirenti, che nel loro rapporto di polizia hanno indicato che “al termine del verbale IM 2 e IM 3 sono stati arrestati e rilasciati il giorno seguente e la sezione ricerche e controlli ha verificato se gli stessi si ricongiungessero ad altri connazionali con esito negativo” (rapporto di costatazione e preliminare d’inchiesta del 30.05.2014 pag. 3, AI 76).
Il semplice fatto, poi, che IM 2 si sia incontrato, in Lituania, con i correi - come ha spontaneamente dichiarato - e che gli sia stato comunicato che la rapina in danno della gioielleria era stata eseguita, non è sufficiente per ritenere comprovata l’avvenuta percezione di un compenso, ritenuto che per IM 3 manca qualsiasi riscontro in merito a incontri con i correi dopo il 18 marzo 2014.

Ne consegue che IM 2 e IM 3 sono stati prosciolti dall’imputazione di cui al punto 1 dell’atto d’accusa.

 

                               7.4.   Infine, per IM 1 risulta pacifica la realizzazione dei presupposti oggettivi e soggettivi della fattispecie di falsità in certificati, essendo comprovato che lo stesso si è notificato all’hotel __________ presentando un documento - con apposta la sua fotografia - a nome di __________, documento che è stato accertato essere contraffatto.

 

 

                                   8.   Commisurazione della pena

 

                               8.1.   Passando alla commisurazione della pena, va detto che la colpa degli accusati è oggettivamente e soggettivamente grave, avuto riguardo al fatto che non hanno avuto alcuna esitazione a percorrere migliaia di chilometri per venire in Svizzera a commettere la rapina. Hanno evidentemente agito per fine di lucro, prendendo di mira un bottino importante come quello che può assicurare una gioielleria, con una notevole dose di spregiudicatezza, considerato che il colpo avveniva nel centro di __________, in pieno giorno. Gli imputati hanno agito in modo professionale, in base ad un piano ben studiato dove nulla era lasciato al caso, come dimostra l’esecuzione dei sopralluoghi, l’individuazione e lo studio preventivo delle possibili vie di fuga, la verifica del numero di persone presenti all’interno della gioielleria, la cura riposta nel prevedere il cambio dei vestiti dopo il colpo, le biciclette rubate per assicurarsi una fuga veloce, l’uso dei guanti e della pistola giocattolo, il nastro adesivo e le fascette per legare e neutralizzare il personale femminile all’interno della gioielleria, così come la precisa ripartizione dei ruoli nel momento dell’esecuzione della rapina, con la conseguente velocità e sicurezza nell’azione, tutto era accortamente previsto, studiato ed eseguito per correre i minori rischi possibili ed assicurarsi un importante bottino risultato essere di oltre fr. 349'000.--, che solo in minima parte è stato recuperato.

 

IM 1 e IM 4 hanno perseguito l’obiettivo di rapinare la gioielleria ACPR 2 di __________ con grande determinazione, come dimostra il fatto che - fermati IM 2 e IM 3 il 18 marzo 2014 dalla Polizia - non hanno per nulla desistito dal portare a termine il piano criminale, ma anzi si sono velocemente riorganizzati, stante l’arrivo in breve tempo dalla Lituania - dopo soli due giorni, il 20 marzo 2014 - degli altri due correi per sostituire i due che erano stati bruciati dall’avvenuto fermo e dal successivo arresto. Riorganizzati i partecipanti, hanno messo a segno la rapina il 25 marzo 2014 in poco più di tre minuti, dando prova di una grande organizzazione e altrettanta determinazione ed oltretutto incuranti dei rischi che correvano di poter essere a loro volta intercettati dalla Polizia, dimostrando grande spregiudicatezza e notevole sangue freddo anche nel ripresentarsi dopo soli 5 giorni, il 23 marzo 2014, presso lo stesso albergo __________.

La Corte ha considerato a favore di tutti gli imputati il fatto che è stata utilizzata una pistola giocattolo e - come testimoniato dalla stessa vittima - senza l’uso di una violenza più marcata rispetto a quanto necessario per neutralizzarla.

 

                               8.2.   Fatte queste premesse generali e comuni a tutti gli accusati, la Corte ha considerato inoltre per IM 2 che con grande, troppa facilità ha accettato di prendere parte alla commissione di un reato grave come la rapina, in un Paese straniero e lontano.

La Corte ha tenuto conto della sua giovane età e che per un certo periodo ha ammesso le proprie responsabilità e ha collaborato con gli inquirenti, anche se a questo comportamento è seguita la successiva ritrattazione.

Pertanto tutto ciò considerato e tenuto conto dell’assenza di precedenti iscritti a casellario, del lungo carcere preventivo sofferto di circa un anno e mezzo (compreso quello in vista dell’estradizione), lontano da casa e dall’affetto dei suoi familiari, e tenuto altresì conto della sua situazione personale, sociale e familiare e della precaria situazione economica, tenuto conto che ha partecipato unicamente alla tentata rapina del 18 marzo 2014 e che si è scusato per quanto commesso, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 2 anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto, pena che vista l’assenza di una sicura prognosi sfavorevole è stata posta a beneficio della sospensione condizionale per un periodo di prova di 2 anni.

 

                               8.3.   Per IM 3 la Corte ha inoltre tenuto conto che non è la prima volta che ha a che fare con la giustizia, avendo un precedente per furto in banda in Francia per il quale ha subito la condanna ad un anno di prigione, oltre che precedenti minori in Germania.

Riguardo al suo comportamento durante l’inchiesta va detto che non ha ammesso le proprie responsabilità e non si è pertanto distanziato da quanto commesso, ciò che sicuramente è legittimo ma che non può dar luogo a sconti di pena di sorta.

Anche per lui la Corte ha tenuto conto del carcere preventivo sofferto (compreso quello in vista dell’estradizione), lontano da casa e dall’affetto dei suoi cari e di suo figlio, come pure della sua situazione personale, in particolare anche della sopravvenuta morte della madre di suo figlio e della precaria situazione economica.

Considerato altresì che anche lui ha partecipato unicamente alla tentata rapina del 18 marzo 2014, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 2 anni e 6 mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, a valere quale pena totalmente aggiuntiva alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da Euro 10.-- cadauna inflittagli in Germania il 1 luglio 2014.

In merito alla sospensione condizionale della pena la Corte ha considerato che poco prima dei fatti del 18 marzo 2014, IM 3 era stato condannato ad un anno di prigione in Francia, per cui si trova nella condizione di cui all’art. 42 cpv. 2 CP, che richiede la presenza di circostanze particolarmente favorevoli per poter far luogo alla sospensione condizionale della pena. A giudizio della Corte queste circostanze nel caso di IM 3 non sono certamente date; lo stesso, non ammettendo le proprie responsabilità, ha dimostrato nei fatti di non essersi distanziato dagli illeciti comportamenti e di non aver tratto alcun insegnamento dalla condanna del 13 gennaio 2014 per un reato analogo, per cui vista anche l’assenza di un lavoro e di una situazione finanziaria stabile, non dà nessuna garanzia di non ricadere nella commissione di ulteriori reati, motivo per cui la pena che gli viene inflitta è da espiare.

 

                               8.4.   Riguardo a IM 4, la Corte ha considerato che non è nuovo alle Autorità penali, essendo stato condannato in Germania per furto il 28 gennaio 2014 e in Spagna per rapina il 10 febbraio 2015 ad un anno di prigione. Lo stesso è inoltre ricercato dalle Autorità olandesi per rapina a mano armata e in banda commessa nel febbraio 2014 ai danni di una gioielleria. IM 4 stesso poi ha dichiarato di essere stato in prigione nel suo Paese per 2 anni e 3 mesi per aver partecipato ad una rissa.

La Corte ha considerato a suo favore che ha ammesso di aver partecipato alla rapina del 25 marzo 2014, anche se limitandosi a riconoscere le proprie responsabilità senza collaborare con gli inquirenti e senza riferire nulla in merito ai correi, ma per quel che lo concerne gli va riconosciuto che ha ammesso in parte i fatti gravi che gli venivano imputati e in aula si è scusato per quanto commesso.

La Corte ha rilevato che IM 4 ha agito in modo sicuro e veloce nell’esecuzione del suo compito e non si è fatto scrupolo alcuno a minacciare con la pistola la vittima, una donna inerme che sovrastava già solo con la sua altezza, così come a legarle mani e piedi e immobilizzarla, oltre a metterle lo scotch sulla bocca, incurante dell’enorme spavento che le incuteva.

Tutto ciò considerato e tenuto conto del carcere preventivo sofferto (anche quello in vista dell’estradizione), della sua situazione personale, familiare e sociale, del concorso dei reati tra il tentativo di rapina e la rapina consumata, richiamata la gravità dei fatti, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 3 anni e mezzo che, vista la misura della stessa, è da espiare ed è a valere quale pena interamente aggiuntiva a quella di 1 anno di prigione emessa nei suoi confronti dalle Autorità spagnole il 10 febbraio 2015.

 

                               8.5.   Per IM 1 la Corte ha considerato che non è affatto nuovo alle Autorità penali, essendo stato condannato in Germania, dove tra il 2004 ed il 2010 ha subito ben tre condanne per furto aggravato e una condanna per documenti falsi, nel Canton Zurigo nel 2008, in Belgio nel 2009 per furto e in Spagna nel 2010 per traffico di droga, ritenuto inoltre che lui stesso ha riferito poi di aver subito in Lituania la condanna ad un anno e mezzo di prigione per atti di vandalismo.

La sua colpa è quindi grave per i diversi precedenti penali che ha alle spalle, così come è grave il fatto che ha continuato a delinquere nonostante le carcerazioni subite, che non gli sono sicuramente servite a farlo desistere dal percorrere ulteriormente la strada del delinquere.

Per quanto riguarda i fatti a giudizio, la Corte ha ritenuto che ad aggravare la sua colpa concorre il ruolo di coordinatore/organizzatore del colpo messo a segno il 25 marzo 2014 dopo il tentativo del 18 marzo 2014, ruolo che è senz’altro più importante rispetto a quello degli altri correi.

Riguardo al suo comportamento nei confronti dell’inchiesta, è indubbio che l’accusato ha fatto ampiamente e caparbiamente uso, in modo convinto - anche di fronte a riscontri incontestabili quali la presenza delle sue impronte e del suo DNA - del suo diritto di non rispondere, arrivando a non riconoscersi sulla foto attaccata sulla falsa carta di identità che ha utilizzato per registrarsi all’hotel __________ e nelle numerose immagini della videosorveglianza che lo avevano immortalato a diverse riprese a __________ e ad __________, ciò che è senz’altro legittimo ma che non può dar luogo a sconti di pena.

Pertanto, tutto ciò considerato e tenuto conto del carcere preventivo sofferto (anche quello in vista dell’estradizione), dei precedenti, della sua situazione personale familiare e sociale, del concorso dei reati tra il tentativo di rapina e la rapina consumata oltre che con la fattispecie di falsità in certificati, richiamata la gravità dei fatti ed il suo ruolo di coordinatore/organizzatore della rapina ai danni della gioielleria ACPR 2, la Corte ha ritenuto adeguata alla sua colpa la pena detentiva di 4 anni e 3 mesi che, vista la misura della stessa, è da espiare.

 

 

                                   9.   Sequestri

 

                               9.1.   La Corte ha disposto la restituzione, ex art. 70 cpv. 1 CP e art. 267 cpv. 2 CPP, all’accusatrice privata Gioielleria ACPR 2 - che ne ha fatta specifica richiesta (cfr. scritto del 25.09.2015, doc. TPC 21) - dei seguenti oggetti in sequestro, sottratti durante la rapina del 25 marzo 2014:

                                     -   un orologio Constantin Vacheron;

                                     -   diversi contenitori per orologi;

                                     -   10 orologi Swatch;

                                     -   diversi supporti vuoti per orologi e gioielli;

                                     -   un paio di orecchini Rivoir.

 

                               9.2.   La bicicletta Stoke è stata dissequestrata ed attribuita all’assicurazione __________, che ha risarcito il proprietario al quale era stata sottratta (cfr. scritto del 26.10.2015, doc. TPC 43).

 

                               9.3.   Il telefonino e il relativo caricatore di pertinenza di IM 1 sono stati dissequestrati in suo favore, con l’accordo della Pubblica accusa.

Anche il telefonino di pertinenza di IM 2 è stato dissequestrato in suo favore, poiché non risulta comprovato che si trattasse di un compenso per la partecipazione di IM 2 alla pianificata rapina del 18 marzo 2014, che peraltro non hanno potuto mettere in atto proprio a seguito del fermo di IM 2, oltre che di IM 3.

 

                               9.4.   Le carte SIM in sequestro come pure la carta d’identità contraffatta vengono confiscate ex art. 69 CP.

 

                               9.5.   Sui rimanenti oggetti in sequestro, la Corte ha mantenuto il sequestro conservativo, trattandosi di mezzi di prova.

 

 

                                10.   Tassa di giustizia e spese procedurali

 

                             10.1.   Visto l’esito del procedimento, la tassa di giustizia di fr. 3'000.-- e le spese procedurali sono poste a carico dei condannati, in solido, con ripartizione interna in misura di 1/4 ciascuno, ad eccezione delle spese per le difese d’ufficio, che restano a carico dello Stato, con la riserva di cui all’art. 135 cpv. 4 CPP.

 

                             10.2.   La nota professionale dell’avv. DUF 1, difensore d’ufficio di IM 1, è stata approvata così come esposta ad eccezione del tempo esposto di 30 ore per la preparazione al dibattimento, ritenuto che vengono ritenute congrue tre giornate lavorative per complessive 24 ore. Con l’adattamento alla durata effettiva del dibattimento, la nota è stata approvata per complessivi fr. 16'203.70, comprensiva di onorario, spese (5% giusta l’art. 6 del Regolamento) e IVA.

 

                             10.3.   La nota professionale dell’avv. DUF 2, difensore d’ufficio di IM 2, è stata approvata così come esposta ad eccezione del tempo esposto per la preparazione al dibattimento, che è stato ridotto di 2 ore, per un totale di due giorni lavorativi (pari a 8 ore). Tenuto conto della durata effettiva del dibattimento, la nota è stata approvata per complessivi fr. 26'822.80, comprensiva di onorario, spese, trasferte, esborsi e IVA.

 

                             10.4.   Anche la nota d’onorario dell’avv. DUF 3, difensore d’ufficio di IM 3, è stata approvata così come esposta ad eccezione della preparazione al processo, per la quale sono stati riconosciuti  due giorni lavorativi (8 ore); con l’aggiunta dell’onorario per la partecipazione al dibattimento, la nota è stata approvata per un totale di fr. 8'293.00, comprensivo di onorario, spese e trasferte.

 

                             10.5.   La nota d’onorario dell’avv. DUF 4, difensore d’ufficio di IM 4, è stata approvata così come esposta, con l’adattamento alla durata effettiva del dibattimento, per complessivi fr. 11'884.40, comprensiva di onorario, spese e IVA.

 


Visti gli art.                     12, 22, 40, 42, 44, 47, 49, 51, 69, 140 cifra 1 e 252 CP;

135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;

 

 

dichiara e pronuncia:

 

 

                                   1.   IM 1 e IM 4 sono coautori colpevoli di:

 

                               1.1.   rapina
per avere,

ad __________, il 25 marzo 2014,
in correità con __________, __________, __________ e __________,
commesso un furto in danno della gioielleria ACPR 2, minacciando ACPR 1 con una pistola giocattolo e rendendola incapace di opporre resistenza, mettendole del nastro adesivo sulla bocca e bloccandole le mani e i piedi con delle fascette tipo elettricista e del nastro adesivo,
sottraendo denaro contante, orologi di lusso e preziosi per un importo complessivo denunciato di fr. 349'551.--,
di cui una parte ritrovata al __________ di __________,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

 

 

                                   2.   IM 1, IM 2, IM 3 e IM 4 sono coautori colpevoli di:

 

                               2.1.   tentata rapina

per avere,

ad __________, __________ ed altre località non meglio precisate,

il 18 marzo 2014,
in correità con __________ e __________,
tentato di commettere un furto in danno della Gioielleria ACPR 2, intenzionati a minacciare il personale ivi presente con una pistola giocattolo e successivamente a legarlo con nastro adesivo e fascette da elettricista per renderlo incapace di opporre resistenza,
non riuscendo nel loro intento poiché IM 2 e IM 3 venivano fermati dalla Polizia nei pressi della gioielleria ACPR 2 e quindi posti in arresto provvisorio,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

 

                                   3.   IM 1 è altresì autore colpevole di:

 

                               3.1.   falsità in certificati

per avere,

a __________, il 17  marzo 2014,
al fine di migliorare la propria situazione,
fatto uso, a scopo d’inganno, della falsa carta d’identità lituana n. __________ intestata ad __________,

e meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.

 

 

                                   4.   IM 1 e IM 4 sono prosciolti dalle aggravanti dell’essersi muniti di un’arma da fuoco e dell’aver agito come associati ad una banda in relazione al punto 1 e al punto 2 dell’atto d’accusa.

 

 

                                   5.   IM 2 e IM 3 sono prosciolti:

 

                               5.1.   dall’imputazione di rapina aggravata di cui al punto 1 dell’atto d’accusa;

 

                               5.2.   dalle aggravanti dell’essersi muniti di un’arma da fuoco e dell’aver agito come associati ad una banda in relazione al punto 2 dell’atto d’accusa.

 

 

                                   6.   Di conseguenza,

 

                               6.1.   IM 1 è condannato alla pena detentiva di 4 (quattro) anni e 3 (tre) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto;

 

                               6.2.   IM 2 è condannato alla pena detentiva di 24 (ventiquattro) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto;

 

                            6.2.1.   L’esecuzione della pena detentiva inflitta a IM 2 è sospesa e al condannato è impartito un periodo di prova di 2 (due) anni;

 

                               6.3.   IM 3 è condannato alla pena detentiva di 2 (due) anni e 6 (sei) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, a valere quale pena interamente aggiuntiva alla pena pecuniaria di 40 aliquote giornaliere da Euro 10.-- cadauna inflittagli in Germania il 1 luglio 2014;

                               6.4.   IM 4 è condannato alla pena detentiva di 3 (tre) anni e 6 (sei) mesi, da dedursi il carcere preventivo sofferto, a valere quale pena totalmente aggiuntiva alla pena detentiva di 1 (un) anno inflittagli in Spagna il 10 febbraio 2015.

 

 

                                   7.   È ordinato il dissequestro e la restituzione all’accusatore privato Gioielleria ACPR 2, __________, dei seguenti oggetti:

                                     -   1 orologio Constantin Vacheron modello nr 85515 n. serie 1276970 del valore di CHF 55'800.00 (rep. n. 38364);

                                     -   diversi contenitori per orologi (rep. n. 38383);

                                     -   10 orologi Swatch elencati a pag. 6 dell’atto d’accusa (rep. n. 38371 - 38380);

                                     -   diversi supporti vuoti per orologi e gioielli di varie marche (rep. n. 38385);

                                     -   1 paio di orecchini Rivoir nr 013140034W (rep. n. 38384).

 

 

                                   8.   È ordinato il dissequestro e l’attribuzione in favore di __________, __________, di una bicicletta bianca Stoke (rep. n. 38361).

 

 

                                   9.   È ordinato il dissequestro e la restituzione a IM 1 dei seguenti oggetti:

                                     -   1 telefono cellulare marca Huawei Ascend G510 nero IMEI __________ (rep. n. 38367);

                                     -   1 caricatore per telefono cellulare (rep. n. 38370).

 

 

                                10.   È ordinato il dissequestro e la restituzione a IM 2 di 1 telefono cellulare Samsung nero senza IMEI (rep. n. 38365).

 

 

                                11.   È ordinata la confisca di:

                                     -   1 carta d’identità lituana n. __________ a nome di __________ (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 carta SIM Pildik n. __________ (rep. n. 38368);

                                     -   1 carta SIM Pildik n. __________ (rep. n. 38369);

                                     -   1 carta SIM PILDYK n. __________ (rep. n. 38366).

 

 

                                12.   È mantenuto il sequestro conservativo, in quanto mezzi di prova, sui seguenti oggetti:

                                     -   1 asciugamano di colore bianco marca Texilario (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 paio di pantaloni marca Only di colore nero (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 t-shirt marca Pull and Bear di colore verde (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 paio di scarpe tipo mocassini marca wawa di colore nero (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 involucro in cellofan del nastro adesivo marca Wagner SDH, 50mmx25m (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 involucro parte interna marca Wagner SDH in cartone (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   10 fascette di colore nero in plastica della lunghezza di 42cm (c/o Polizia Scientifica);

                                     -   1 borsa marca Simon di colore marrone (rep. n. 38381);

                                     -   diversa documentazione cartacea (rep. n. 38382);

                                     -   1 bicicletta Leopard Villagekat colore scuro (rep. n. 38359);

                                     -   1 bicicletta rampichino marca sconosciuta colore grigio (rep. n. 38360);

                                     -   1 bicicletta rossa Titan (rep. n. 38362);

                                     -   1 bicicletta Leopard Prairie Speeder (rep. n. 38363).

 

 

                                13.   La tassa di giustizia di fr. 3'000.-- e le spese procedurali sono a carico dei condannati, in solido, con ripartizione interna in misura di ¼ ciascuno.

 

 

                                14.   Le spese per la difesa d’ufficio di IM 1 sono sostenute dallo Stato.

 

                             14.1.   Le note professionali 16 marzo 2015 e 22 ottobre 2015 dell’avv. DUF 1 sono approvate per:

 

onorario                      fr.      14'289.00

spese (5%)                 fr.           714.45

IVA (8%)                     fr.        1'200.25

totale                           fr.      16'203.70

 

                             14.2.   IM 1 è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 16'203.70 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

                                15.   Le spese per la difesa d’ufficio di IM 2 sono sostenute dallo Stato.

 

                             15.1.   Le note professionali 25 giugno 2015, 15 ottobre 2015 e 28 ottobre 2015 dell’avv. DUF 2 sono approvate per:

 

onorario                      fr.      22'185.00

spese                          fr.        1'148.50
trasferte                      fr.        1'433.00

IVA (8%)                     fr.        1'981.30

esborsi                        fr.             75.00

totale                           fr.      26'822.80

 

                             15.2.   IM 2 è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 26'747.80 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

 

                                16.   Le spese per la difesa d’ufficio di IM 3 sono sostenute dallo Stato.

 

                             16.1.   La nota professionale 27 ottobre 215 dell’avv. DUF 3 è approvata per:

 

onorario                      fr.        7'965.00

spese                          fr.           197.00

trasferte                      fr.           131.00

totale                           fr.        8'293.00

 

                             16.2.   IM 3 è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 8'293.00 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

 

                                17.   Le spese per la difesa d’ufficio di IM 4 sono sostenute dallo Stato.

 

                             17.1.   La nota professionale 28 ottobre 2015 dell’avv. DUF 4 è approvata per:

 

onorario avvocato     fr.        9'651.00

onorario praticante   fr.        1'087.50

spese                          fr.           265.60

IVA (8%)                     fr.           880.30

totale                           fr.      11'884.40

 

                             17.2.   IM 4 è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 11'884.40 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).

 

 

                                18.   Questo giudizio può essere impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale. L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.

 


Distinta spese:              Tassa di giustizia                                  fr.        3'000.--

                                         Inchiesta preliminare                           fr.      31'785.10

Spese postali,tel.,affr. in blocco         fr.           528.55

                                                                 fr.      35'313.65

                                                                 ============

 

 

                                         Distinta spese a carico di IM 1 (1/4)

 

                                         Tassa di giustizia                                  fr.           750.--

Inchiesta preliminare                           fr.        7'946.27

Spese postali,tel.,affr. in blocco         fr.           132.13

                                                                 fr.        8'828.40

                                                                 ============

 

 

                                         Distinta spese a carico di IM 2 (1/4)

 

                                         Tassa di giustizia                                  fr.           750.--

Inchiesta preliminare                           fr.        7'946.27

Spese postali,tel.,affr. in blocco         fr.           132.13

                                                                 fr.        8'828.40

                                                                 ============

 

 

                                         Distinta spese a carico di IM 3 (1/4)

 

                                         Tassa di giustizia                                  fr.           750.--

Inchiesta preliminare                           fr.        7'946.27

Spese postali,tel.,affr. in blocco         fr.           132.13

                                                                 fr.        8'828.40

                                                                 ============

 

 

                                         Distinta spese a carico di IM 4 (1/4)

 

                                         Tassa di giustizia                                  fr.           750.--

Inchiesta preliminare                           fr.        7'946.27

Spese postali,tel.,affr. in blocco         fr.           132.13

                                                                 fr.        8'828.40

                                                                 ============

 

 


 

 

Comunicazione a:  -   Comando della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona

                                     -   Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona

                                     -   Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano

                                     -   Sezione della Popolazione, ufficio della migrazione, servizio contenzioso, 6501 Bellinzona

                                     -   Ministero Pubblico della Confederazione, Taubenstrasse 16, 3003 Berna

                                     -   Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano

 

 

Per la Corte delle assise criminali

La Presidente                                                       La vicecancelliera