sedente nell’aula penale maggiore di questo Palazzo di giustizia, per giudicare
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nella causa penale |
Ministero pubblico |
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e in qualità di accusatori privati |
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ACPR 1 ACPR 2 entrambi patrocinati da RAAP1 |
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contro |
IMPU_1 rappresentato dall’ DUF1 |
nei confronti del quale in data 2 giugno 2014 è stata adottata la seguente misura sostitutiva dell’arresto:
l’obbligo di sottostare scrupolosamente ad ogni e qualsiasi misura definita a suo beneficio dalla dottoressa __________ nell’ambito della presa a carico a cui si è volontariamente sottoposto; misura approvata con decisione del Giudice dei provvedimenti coercitivi in data 3 giugno 2014.
imputato, a norma dell’atto d’accusa nr. __________ del 23.06.2015 emanato dal Procuratore pubblico PP1, di
1. omicidio intenzionale (tentato)
per avere,
in data 5 marzo 2014,
a __________, __________, all’interno del Capannone __________,
tentato di uccidere ACPR2,
e meglio,
accorgendosi, all’interno del summenzionato Capannone, della presenza di ACPR2 abbracciato alla sua ex compagna ACPR 1,
scaraventandosi quindi su di loro, colpendo contestualmente ACPR2 con dei pugni al viso, facendolo cadere a terra unitamente a ACPR1,
e indi, ACPR2 a terra privo di sensi, tirandogli, come se colpisse un pallone, ripetutamente calci alla nuca, alla zona nuca/collo e alla schiena,
tentato di uccidere ACPR2, non riuscendovi solo per motivi derivati dal caso, nonché per l’intervento degli agenti di sicurezza,
cagionandogli le lesioni riportate nel parere medico legale di data 10 novembre 2014 in atti;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 111 CP richiamato l’art. 22 CP;
2. lesioni semplici
per avere,
in data 5 marzo 2014,
a __________, __________, all’interno del Capannone __________,
nelle circostanze di fatto di cui al punto 1,
colpendo ACPR1 all’addome e sulla gamba sinistra con dei calci, nel mentre quest’ultima tentava di proteggere con il suo corpo ACPR2, a terra inerme,
cagionato alla stessa le lesioni riportate nel certificato medico dell’Ospedale __________ di data 5 marzo 2014 in atti;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: dall’art. 123 cifra 1 CP;
3. minaccia
per avere,
a __________,
in data 5 marzo 2014,
dopo i fatti di cui al punto 1,
nel mentre veniva accompagnato dagli agenti di sicurezza, incusso timore a ACPR2, nel frattempo adagiato a terra in attesa dei soccorsi, rivolgendosi a lui dicendogli che non sarebbe finita lì;
fatti avvenuti: nelle circostanze di luogo e di tempo indicate;
reato previsto: art. 180 CP;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IMPU_1, assistito dal suo difensore d’ufficio avv. DUF1;
- l’avv. RAAP1, patrocinatore d’ufficio (GP) degli accusatori privati ACPR1 e ACPR2.
Espletato il pubblico dibattimento dalle ore 09:35 alle ore 16:15.
Evase le seguenti
questioni: Verbale del dibattimento
Preliminarmente, la Presidente constata che nell’AA quale misura sostitutiva dell’arresto è menzionato unicamente l’obbligo di sottostare a una presa a carico da parte della dr.ssa __________; chiede al PP se si possono considerare decadute le altre misure sostitutive.
PP: tutte le misure sostitutive sono da considerare decadute con l’emissione dell’AA.
Avv. RAAP1: desidero precisare che per tranquillità degli AP chiederò che venga comunque pronunciato un divieto di avvicinarsi alle vittime. Preciso che dai fatti non è più successo nulla, ma si chiederà che questo divieto venga pronunciato per qualche tempo.
Sentiti: § il Procuratore pubblico, il quale esordisce indicando che è indubbio che quanto accaduto la sera dei fatti è molto grave, posto come IMPU_1 per gelosia, per rabbia, per egoismo, si sia rivolto e poi accanito su un altro ragazzo che non aveva colpa alcuna se non quella di essere stato preferito a lui da una ragazza. Ripercorre lo svolgimento dei fatti, evidenziando come sia stato lo stesso IMPU_1 a dire che i calci con cui ha colpito la vittima sono stati tirati con la tecnica che gli era stata insegnata, che ha colpito come se fosse un pallone e ha continuato anche quando si è frapposta la ragazza. Durante l’inchiesta IMPU_1 ha dichiarato di averlo fatto per rabbia, la rabbia di un giovane tradito che quella sera voleva prendersi una rivalsa, rabbia che la stessa dr.ssa __________ definisce come un’esteriorizzazione di una fragilità ed insicurezza interne. IMPU_1 si è avventato sulla vittima sapendo le conseguenze che il suo atto poteva provocare, tanto da poi citare, durante l’inchiesta, il caso ____________. Egli sapeva quello che poteva succedere perché gli era anche stato spiegato a scuola, ma quella sera ha vinto la rabbia e perso la ragionevolezza. E’ solo per il caso e per l’intervento della sicurezza che la vittima ha riportato “solo” una commozione cerebrale, commozione che ha comunque avuto degli strascichi come le amnesie, le emicranie, tanto da poter riprendere solo dopo qualche mese la sua normale attività.
Per la pericolosità dell’agito, la forza con cui sono stati sferrati i calci, la gravità della colpa e la pochezza dell’atto, una pena di 5 anni di detenzione per tentato omicidio intenzionale sarebbe il minimo (TF 6B_184 2006; inc. ___________ p. 79, confermata integralmente in CARP). IMPU_1 ha però saputo dimostrare che non è un criminale: il giorno successivo ai fatti ha mandato un messaggio di scuse che appare sincero, ha iniziato un percorso che l’ha portato ad ammettere le proprie responsabilità, mettendo da parte l’orgoglio. Egli ha mostrato pentimento per il suo agito, pentimento che secondo il PP è sincero ed è stato mantenuto nel corso degli anni trascorsi dai fatti, scusandosi e risarcendo le vittime. Chiede che venga riconosciuta l’attenuante specifica del sincero pentimento, così come l’attenuante generica della giovane età. Ritenuto come non si tratti comunque di fatti che vanno bagatellizzati, chiede che venga pronunciata una pena detentiva di 3 anni, di cui 6 mesi da espiare possibilmente in una forma facilitata, mentre la restante parte sospesa per un periodo di prova di 2 anni;
§ l’avv. RAAP1, rappresentante degli accusatori privati, il quale esordisce delineando il carattere mite degli AP, che mai avrebbero pensato di trovarsi coinvolti in un fatto di violenza come quello del 05.03.2014, e che ora non cercano vendetta, ma unicamente la verità che gli permetta di ripristinare il senso di sicurezza perso. Sottolinea come la sera dei fatti la giustizia non si sia affatto attivata, non prendendo sufficientemente sul serio quanto accaduto e permettendo a IMPU_1 di tornarsene a casa indisturbato, nonostante egli avesse anche proferito delle chiare minacce. Il Carnevale è certamente un momento di divertimento, ma non va perso il senso delle proporzioni. Rileva come sia apprezzata l’evoluzione dimostrata da IMPU_1, ma come rimangano delle perplessità ritenuti i suoi pregressi episodi di violenza. Trattandosi di una persona intelligente, che sta completando gli studi universitari, il suo uso della violenza impone una riflessione, a maggior ragione trattandosi di un atleta che sa usare e misurare la forza, conoscendo il proprio potenziale. Oggi le persone che hanno subito l’aggressione possono ancora dirsi fortunate, ma gli effetti dell’accaduto non vanno banalizzati. ACPR2 ha avuto a lungo delle emicranie, a volte ha ancora delle piccole perdite di memoria, ha dovuto compiere un percorso per superare quanto successo. Anche ACPR1 ha avuto delle ripercussioni, perché da quella notte ha una ferita che sta ancora cercando di rimarginare.
Chiede la conferma integrale dell’AA (sottolineando che il punto 1 AA è adempiuto dall’imputato anche dal punto di vista soggettivo, quantomeno per dolo eventuale), così come l’accoglimento dell’istanza di risarcimento. Chiede che, qualora venga comminata una pena sospesa condizionalmente, per il periodo di prova venga prevista una norma di condotta che faccia divieto all’imputato di avvicinarsi ai due AP, alle loro abitazioni e ai loro posti di lavoro (100 metri) e di prendere contatto con loro, questo come elemento contributivo al sentimento di ritrovata sicurezza da parte delle vittime;
§ l’avv. DUF1, difensore dell’imputato, la quale ripercorre il vissuto del suo assistito, mettendo l’accento su come egli ad un certo punto si sia perso, commettendo un fatto che gli rimarrà sulla coscienza per tutta la vita. I fatti dell’AA non sono contestati, essendo peraltro ammessi senza riserve dallo stesso IMPU_1. In merito alla qualifica giuridica, in particolare del punto 1 dell’AA, evidenzia come dal punto di vista oggettivo lo svolgimento dei fatti sia grave, nella misura in cui si tratta di fatti potenzialmente idonei a mettere a repentaglio la vita della vittima. Dal punto di vista soggettivo, tuttavia, IMPU_1 non ha mai preso in considerazione, nemmeno inconsciamente, di poter ferire a morte la vittima; ne ha preso coscienza dopo, ma nel momento in cui si sono svolti i fatti tale consapevolezza non c’era. Ripercorre le condizioni dell’art. 12 CP concludendo che la fattispecie genera dei dubbi quanto alla presenza di un dolo eventuale, andando preferita la negligenza. IMPU_1 ha agito in un impeto di rabbia che l’ha reso impossibilitato a pensare e ad agire in modo ragionevole. Menziona la perizia medico legale da cui risulta che la vittima non è mai stata in pericolo di vita, che non ha riportato danni permanenti, rispettivamente che non è possibile stabilire la forza con cui i calci sono stati sferrati. Chiede che venga valutato se l’atteggiamento di IMPU_1 sia intenzionale o negligente. Anche per l’imputazione di lesioni semplici, rileva come non vi fosse alcuna intenzionalità nell’atto, nella misura in cui IMPU_1 non avrebbe mai voluto colpire la sua ex compagna e probabilmente non si è neppure reso conto di averlo fatto.
Per la commisurazione della pena, nonostante i fatti possano essere ritenuti emotivamente pesanti, IMPU_1 non è un criminale: ha sbagliato, ha ammesso e si è assunto le sue responsabilità, ha saputo rispondere con sincerità ammettendo gesti e fatti oggettivamente molto pesanti e difficili per chiunque altro si trovasse in una tale situazione. È l’incontro imprevisto con le vittime, unito all’alcol assunto, che ha reso IMPU_1 incapace di gestire le proprie emozioni, scagliandosi contro la coppia e perdendo il lume della ragione. Il motivo è futile, ma per IMPU_1 ACPR1 rivestiva una grande importanza. Dai fatti, IMPU_1 ha preso coscienza del suo agire, si è scusato e si vergogna. E’ studente universitario a __________, è ben inserito, fa parte di associazioni locali, ha dei progetti ambiziosi e per contribuire alle proprie spese personali lavora parallelamente agli studi come _________, momenti in cui si trova a gestire con successo situazioni di conflitto. La terapia svolta con la dr.ssa __________ ha dato risultati positivi, consentendo di acquisire l’autostima che mancava e la capacità di controllo nei rapporti interpersonali. Nonostante le scarse entrate si è detto disponibile a risarcire le spese mediche, il torto morale e anche le spese legali. Chiede che venga riconosciuta l’attenuante specifica del sincero pentimento, rispettivamente l’attenuante generica della giovane età. Ritenute queste attenuanti, l’evoluzione positiva dimostrata, la mancanza di intenzionalità, il fatto che si tratta di un tentativo e i sentimenti al momento dei fatti, chiede una pena detentiva di 24 mesi al massimo da porre interamente a beneficio della sospensione condizionale per tenere conto dei principi di risocializzazione.
Considerato, in fatto ed in diritto
1. Vita anteriore
1.1. IMPU_1, cittadino __________ nato __________, in merito alla sua situazione personale ed economica ha dichiarato:
" Sono studente di economia da settembre __________ a __________ e momentaneamente sono al secondo semestre. Vivo a __________ in un appartamento in comune con mio fratello e un altro studente. In famiglia non abbiamo nessun tipo di problema. Per quanto riguarda la mia situazione economica posso dire di dipendere ancora dai miei genitori, infatti sono loro che mi passano dei soldi per poter vivere e studiare a __________.”
(VI PG 02.05.2014, p. 2, all. Rapp. PG, AI 6).
" ADR che sono nato a __________, ho ____ fratelli. I miei genitori a tutt’oggi sono tutt’ora sposati. Mio padre lavora come …omissis…
Io ho frequentato l’asilo e le scuole elementari a __________ senza problemi. Ho poi iniziato le scuole medie a __________. ADR che non ho avuto problemi neanche alle scuole medie, non ho bocciato classi né altri problemi di sorta. […omissis…] Ho quindi iniziato il liceo a __________, con indirizzo __________, terminando la maturità nel __________ con la media circa del _____. ADR che anche al liceo non vi sono mai stati problemi. Ho poi iniziato __________ a __________ trasferendomi a __________ dove vivo con ________ e un altro studente. Ho appena concluso gli esami del _______ semestre, non ho ancora ricevuto i risultati”.
(VI PP 02.06.2014, p. 2, AI 17).
In occasione dell’interrogatorio finale, l’imputato ha precisato:
" ADR che confermo quanto da me descritto sulla mia situazione personale precisando che nel frattempo ho passato gli esami del __________ semestre ed ho iniziato il __________ semestre. Nel frattempo ho anche lavorato un mese a __________, __________, si tratta di un lavoro da me svolto per potermi pagare gli studi rispettivamente per poter iniziare a risarcire le vittime”.
(VI PP 09.02.2015, recte 23.02.2015, p. 2, AI 54).
Al dibattimento, IMPU_1 ha indicato:
" R: …omissis… Mi rimane ancora un anno per poter terminare. Desidero poi fare un semestre all’estero, __________ per seguire i corsi sempre di __________ …omissis…”
(VI imputato, pp. 1-2, all. 1 V. DIB.).
1.2. Quanto ai progetti per il futuro, l’imputato ha dichiarato di voler
“terminare gli studi, dare un master __________, magari a __________. Questo è il mio progetto”. Ha inoltre indicato di non avere “una ragazza da dopo i fatti; non ho più avuto alcuna relazione. Non so dire perché, non mi sono legato a nessuna persona e volevo stare da solo.”
(VI imputato, p. 2, all. 1 V. DIB).
1.3. In merito alle attività svolte dall’imputato nel proprio tempo libero, che come si vedrà in seguito sono tutt’altro che irrilevanti nell’ambito del presente procedimento, IMPU_1 ha affermato:
" ADR che io vado regolarmente in palestra, circa 4 volte alla settimana. Il mio allenamento in palestra consiste nella condizione fisica quindi corsa sul tapis-roulant, cyclette, e poi dedico anche una parte alla resistenza muscolare con esercizi di pesi. In passato giocavo a calcio nel __________ …omissis…
ADR che in palestra, come descritto, ci vado circa dall’età di __ anni a tutt’oggi.”
(VI PP 02.06.2014, p. 3, AI 17).
" … che non ho fatto Boxe come professionista ma mi allenavo in palestra in particolar modo mi allenavo con KickBoxing. Mi allenavo __________ nella palestra __________. ADR che mi allenavo con il sacco una o due volte alla settimana, non facevo incontri. ADR che in queste modalità mi sarò allenato per circa 6 mesi complessivi e questo prima dei fatti accaduti con __________. Preciso che in quel periodo mi allenavo a __________, erano i primi 3 mesi che ho fatto e poi gli ulteriori tre mesi li ho fatti a __________, ma questo dopo un anno circa, mi allenavo comunque in palestra facendo pesi e corsa. ADR che non ho mai avuto un allenatore, chiedevo consigli a dei presenti in palestra che ne sapevano più di me.”
(VI PP confronto 26.08.2014, pp. 5-6, AI 32).
Al dibattimento chiesto di indicare come trascorreva il proprio tempo libero, l’imputato riferiva:
" (… ) passo il mio tempo libero con un mio amico, __________, e facendo sport. Confermo che __________ è l’amico che era con me la sera dei fatti. Come sport faccio ______, ______ e _______. Ho praticato kickboxing al _________; ho fatto qualche corso, non so dire per quanto tempo. La Presidente ricorda che avevo dichiarato che avevo fatto kickboxing sia qui in _______ che poi a __________ R: lo confermo. ADR che non faccio più kickboxing perché mi trovo meglio facendo altri sport più orientati alla condizione fisica. Quello del kickboxing è stato solo un periodo. Confermo che si tratta di un’arte marziale con cui si impara a difendersi, a tirare colpi sia con pugni che con calci. ADR che ho giocato a calcio …omissis…
La Presidente mi chiede se sono in grado di sferrare dei pugni e dei calci con forza, con precisione. R: ai tempi sì, ora non praticando più kickboxing non penso. Confermo che ai tempi ero in grado di tirare calci e pugni con notevole forza e precisione.”
(VI imputato, p. 2, all. 1 V. DIB.).
2. Precedenti penali
2.1. Dall’estratto del casellario giudiziale svizzero non risultano condanne a carico dell’imputato (AI 53, doc. TPC 9). Tuttavia nel corso dell’inchiesta sono emersi due episodi di violenza, precedenti ai fatti oggetto del presente giudizio.
2.2. Per quanto attiene al primo episodio, si tratta di fatti avvenuti il 7 dicembre 2011 a danno di __________, fatti che sono stati oggetto di procedimento penale sfociato nel decreto d’accusa __________ del 13 marzo 2012, con il quale
IMPU_1 è stato ritenuto colpevole di lesioni semplici per avere colpito la vittima con un pugno al viso e per averle sferrato dei calci ai fianchi (AI 53), decreto che tuttavia è divenuto in seguito privo di oggetto in considerazione del recesso di querela della vittima a fronte del versamento di un importo a titolo di torto morale effettuato dall’imputato a __________.
In merito IMPU_1 ha dichiarato:
" … i problemi sono iniziati nel 2011 al __________ di __________, ero con un mio amico che si chiama __________. __________ stava discutendo con degli altri ____________, mi sembra che l’argomento riguardasse una partita di calcio. Uno del gruppo, non so per quale motivo, si è rivolto a me chiedendomi, ________________ ed io non ho risposto. A quel punto è intervenuto il mio amico chiedendo cosa stesse succedendo e quindi un ragazzo ha tirato un pugno ad un mio amico. Il __________ ci ha poi allontanati dal __________ e mentre noi stavamo andando, all’altezza del __________, si è verificata una rissa nel senso che questo gruppo ha picchiato sia me che il mio amico. Preciso che io ho solo cercato di difendermi senza riuscirci mentre che sono stato aggredito da due pugni e calci alla schiena. Non so chi degli amici di __________ mi abbia colpito perché sono arrivati da dietro. Premetto che io sono stato insultato così come pure il mio amico aveva anche alzato i toni mentre che io non ho detto nulla, ad ogni buon conto io ho sempre pensato che fosse __________ perché era dietro di me. Dico alla verbalizzante che nonostante sapessi dove lavorava __________ non sono andato a cercalo. Succede dopo circa due settimane, dieci giorni, vicino alla banca __________ lo incrocio e preso dalla rabbia gli ho tirato un pugno sul volto e dei calci ai fianchi. […omissis…] ADR che con __________ volevo vendicarmi anche se non ho premeditato la cosa. Dico che non era premeditata semplicemente perché non sono andato a cercarlo 3 giorni dopo.”
(VI PP 02.06.2014, pp. 2-3, AI 17).
2.3. In merito al secondo episodio, che - va precisato - non è mai giunto dinanzi alle Autorità penali, lo stesso è stato raccontato per la prima volta dalla ex compagna dell’imputato, la quale in sede di verbale di confronto ha dichiarato:
" Preciso che avevo saputo del problema giudiziario che aveva avuto e in un’ulteriore occasione ho visto che aveva picchiato qualcuno, all’epoca non stavo ancora con lui, ero ancora con __________, ci trovavamo al carnevale di __________, se non erro è accaduto 3 anni fa. Ricordo che quella sera io non mi sentivo bene ed eravamo appena arrivati in stazione, io mi trovavo con dei miei amici e c’era anche __________ con IMPU_1, io mi ero messa nella cabina telefonica perché avevo freddo e mi sembra che fossi anche svenuta un paio di volte. Preciso che all’interno della cabina c’erano anche __________, IMPU_1 e forse anche qualcun altro, un totale forse eravamo in 5. Ad un certo punto è arrivato un uomo di 35 anni, un po’ alticcio, aveva detto qualcosa, non ricordo esattamente cosa comunque non un’espressione gentile, e non so cosa sia successo a IMPU_1 ma avuto uno scatto, è uscito dalla cabina, ha iniziato a colpire questa persona con calci e pugni sino a che questo era finito a terra continuando a colpirlo. Alla fine mi ricordo che il fratello di IMPU_1, ora mi viene in mente che c’era anche lui, aveva cercato di allontanare IMPU_1 dall’uomo a terra che poi mi ricordo essersi rialzato ed essere riuscito a prendere il nostro treno. […omissis…] Preciso alla verbalizzante che all’inizio della nostra frequentazione con IMPU_1 eravamo tornati sull’argomento dell’accaduto quella sera, lui mi aveva anche scritto su FaceBook una frase del tipo che se aveva “distrutto” quella persona lo aveva fatto per proteggermi.”
(VI PP confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 3, AI 32).
Relativamente a tale episodio, l’imputato ha riferito:
" ADR che per quanto riguarda l’episodio della cabina ha parzialmente ragione nel senso che io ero preoccupato per lei. Quest’uomo si era rivolto male nei suoi confronti, la vedevo infreddolita allora, anche per colpa dell’alcol sono uscito e ho iniziato a colpirlo. L’ho dapprima spinto, l’ho colpito con diversi pugni al volto, non saprei dire quanti, più di uno. Era poi intervenuto mio fratello a separarmi ancora prima che lui cadesse. La verbalizzante mi fa notare che se io avessi smesso di colpirlo probabilmente non sarebbe caduto e mi invita a raccontare come sono avvenuti i fatti e rispondo che io avevo ancora la rabbia addosso nel mentre mio fratello cercava di separarmi io andavo verso di lui ma non l’ho colpito quando era ancora a terra. Probabilmente ACPR1 non ricorda bene. Era anche svenuta, lo ha detto lei. Io ammetto di aver fatto male a questa persona ma non ricordo di averlo colpito quando era a terra. […omissis…] ADR che avevo picchiato prima __________ di cui al DA. __________ […omissis…] non ci siamo sentiti minacciati dal ragazzo fuori dalla cabina, ricordo che aveva detto una cosa del tipo “siete in 5 con una donna” come dire di avere dei rapporti sessuali ma non ricordo esattamente.”
(VI PP confronto IMPU_1 – ACPR1, 26.08.2014, p. 5, AI 32).
2.4. In sede dibattimentale, in merito a questi due episodi, IMPU_1 ha riferito:
" ADR che confermo di avere due episodi di violenza precedenti ai fatti del 05.03.2014. Il primo è quello di __________, a fine novembre 2011. In quel caso io e un mio amico siamo stati picchiati da lui e dai suoi amici, erano in tanti. L’ho rivisto dopo due / tre settimane e mi sono fatto prendere dalla rabbia e mi sono buttato su di lui.
ADR che quando dico buttato su di lui, voglio dire che l’ho aggredito e l’ho colpito con dei pugni. Lui mi ha denunciato e siamo poi arrivati al fatto che io avrei dovuto pagare fr. 1'500.- e il caso sarebbe stato chiuso. E’ stato trovato un accordo in questo senso e la querela è stata ritirata.
ADR che non penso di mettere sempre a posto le cose pagando. Penso che le cose vadano messe a posto con le parole. Riconosco però che fino adesso nel mio percorso ci sono più fatti, che direi violenti, che non parole.
ADR che vi è poi un altro episodio, successivo a quello di __________, in cui eravamo al Carnevale di __________, faceva freddo e nevicava, siamo andati in stazione e abbiamo incontrato ACPR 1 che aspettava il treno. ACPR1 era con due amiche, non saprei dire chi sono. Lei aveva molto freddo, tremava e siamo entrati in una cabina per tenerla al caldo; stava male e pensavo avesse perso conoscenza. In quel momento è passata una persona all’esterno della cabina che ha detto delle brutte parole su di lei. Questa persona ha detto “fatevela in quattro” o qualcosa del genere.
ADR che nella cabina eravamo quattro uomini e ACPR1. Le sue amiche erano all’esterno. Dopo che questo uomo ha detto questa cosa, io ho cercato di calmarlo, era alterato. Non riuscendoci gli ho messo le mani addosso, con delle sberle e qualche pugno.
ADR che quando la persona è caduta a terra io non l’ho più colpita. Non mi ricordo chi è intervenuto a trattenermi, probabilmente mio fratello ed altri amici.”
(VI imputato, p. 3, all. 1 V. DIB.).
3. Fatti antecedenti la notte del 4 / 5 marzo 2014 – i rapporti tra imputato e vittime
3.1. Al fine di contestualizzare i fatti oggetto del presente giudizio va premesso che IMPU_1 e ACPR1 hanno intrattenuto una relazione sentimentale durata circa 6 mesi alla quale la ragazza ha deciso di porre fine all’incirca due settimane prima dei fatti qui in discussione; al momento dei fatti e da circa una settimana, ACPR1 frequentava sentimentalmente ACPR2.
3.2. In merito al rapporto con ACPR1, l’imputato ha riferito al Procuratore pubblico:
" Di ACPR1 mi ero innamorato molto, mi ero legato a lei. Tornavo da __________ ogni weekend per vederla. Dopo circa 5 mesi e mezzo, quindi verso gennaio di quest’anno, lei ha iniziato a sentirsi con questo ACPR2. All’inizio mi diceva che era un amico. Io all’inizio le dicevo che se veramente fosse un amico lei aveva diritto di sentirlo. Durante il carnevale di __________, quindi metà febbraio circa, lei mi disse di voler andare al Carnevale con le sue amiche quando poco tempo prima mi aveva detto che voleva andare al Carnevale con me. Vengo invece a sapere che a questo Carnevale lei mi aveva tradito con ACPR2. Preciso che è stata direttamente lei a dirmelo dicendomi che era finita. Dico che lei è stata sincera con me anche se avrebbe potuto già dirmelo prima perché mi ero accorto che era diventata più fredda nei miei confronti. Quando mi ha detto queste cose, ci sono rimasto molto male ma mi sono trattenuto, non l’ho insultata e le ho detto che ero contento di aver conosciuto una persona buona di cuore. Le ho anche detto che non mi aspettavo che una persona di cuore come era lei potesse farmi del male. ADR che è vero che le avevo scritto ancora nei giorni successivi soprattutto su FaceBook dicendole di eliminare le nostre foto, e le dicevo che mi dispiaceva per quello che era successo e che non mi sarei mai aspettato quello che mi aveva fatto. lei mi rispondeva dicendomi che sperava che la perdonassi in un futuro ribadendomi che la relazione era chiusa. ADR che io era arrabbiato, deluso e triste. ADR che mi ha lasciato il 17 febbraio 2014, era un lunedì. Io le ho scritto ancora il giorno dopo, il 18 febbraio 2014. Ho poi riflettuto ed ho pensato che se anche fosse tornata da me la storia sarebbe comunque finita. Avevo poi visto dai suoi messaggi che non avevo tante speranze. E’ vero che nei giorni successivi ci pensavo ma non con rincrescimento per i sentimento che avevo provato per lei ma piuttosto per la mancanza che lei aveva dimostrato nei miei confronti tradendomi. Mi sentivo anche un po’ ferito nell’orgoglio per essere stato tradito. ADR che non avevo chiesto ad i nostri amici informazioni su ACPR2 e nemmeno su di loro, ACPR 1 e ACPR 2.”
(VI PP 02.06.2014, p. 4, AI 17).
" ADR che ho saputo che ACPR 1 sentiva ACPR 2 circa due settimane prima dei fatti. Avevo saputo che oltre a sentirsi si frequentavano anche perché era stata la stessa ACPR 1 a dirmi che si erano baciati al Carnevale __________ che si tiene circa una settimana prima del Carnevale __________. Preciso che ci eravamo quindi lasciati il giorno dopo che ACPR 1 mi aveva precisato questa cosa. Preciso che in quell’occasione però ACPR 1 non mi aveva detto di aver baciato ACPR 2 ma mi aveva detto che aveva baciato una persona. ADR che ho scoperto quindi che il ragazzo di ACPR 1 era questo ACPR 2 la sera dei fatti perché li avevo visti baciarsi.”
(VI PP confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 6, AI 32).
In occasione del dibattimento l’imputato ha confermato che quando è stato lasciato era “arrabbiato, deluso e triste”
(VI imputato, p. 2, all. 1 V. DIB.).
ACPR 1 dal canto suo ha confermato che la relazione era iniziata a settembre 2013 e che si incontravano nei week-end ritenuto come l’imputato studiasse a __________. In merito alla fine del loro rapporto, la stessa ha dichiarato:
" La relazione è terminata per mia volontà perché pur trattandomi sempre educatamente e non facendomi mai nulla di male, IMPU_1 nei miei confronti si dimostrava troppo protettivo e subito sull’attenti quando qualcuno si avvicinava a me, in sostanza era troppo geloso. Aveva anche un atteggiamento nei confronti di terzi che non mi piaceva, a titolo di esempio dico che se magari mi trovavo in piedi vicino a lui e qualcuno doveva passarci accanto io magari mi spostavo per permettere il passaggio e lui mi diceva di non spostarmi che semmai l’altro avrebbe fatto il giro. […omissis…] oltre a quanto già precisato, nel frattempo avevo iniziato a sentire ACPR 2. Preciso che IMPU_1 non sapeva che avevo iniziato a scrivermi con ACPR 2, gliel’avevo detto quando gli avevo parlato per interrompere la relazione, senza precisare come si chiamasse. Quel giorno, avendo un po’ di timore delle reazioni di IMPU_1, avevo chiesto a __________ di accompagnarmi. Avevamo fatto appuntamento alla stazione di __________. Preciso che non ci sono stati problemi con IMPU_1 quando gli ho detto che non volevo continuare, evidentemente era arrabbiato ma non mi ha trattata male, mi ricordo che era il 22 febbraio 2014. Dopo questo incontro mi ricordo di avergli chiesto scusa via sms nel senso che mi dispiaceva per quello che avevo fatto e perché stavo già frequentando un altro ragazzo. IMPU_1 non mi aveva risposto male, mi aveva semplicemente chiesto di eliminare da FaceBook le nostre foto insieme.”
(VI PP confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 3, AI 32).
La circostanza che ACPR 1 aveva posto fine alla relazione anche perché IMPU_1 si lasciava coinvolgere in situazioni litigiose, è stata confermata da ACPR 2 (VI PG 08.04.2014, p. 4, all. Rapp. PG, AI 6).
3.3. Relativamente a ACPR 2, l’imputato in inchiesta ha dichiarato di sapere che era un amico di ACPR 1, ma affermava di non conoscerlo personalmente e di non averci mai parlato (VI PG 02.05.2014, p. 3, all. Rapp. PG, AI 6). Anche al dibattimento ha ribadito che non conosceva ACPR 2, sapeva unicamente che vi era qualcun altro come gli aveva detto la stessa ACPR 1 quando lo aveva lasciato; ha riaffermato che non sapeva che fosse proprio ACPR 2 del quale pensava fosse solo un amico di ACPR 1 (VI imputato, p. 6, all. 1 V. DIB.).
ACPR 2, dal canto suo, ha confermato di non conoscere personalmente l’imputato, di averlo visto unicamente una volta in compagnia di ACPR 1 e di non aver mai avuto nessun problema con lui, neppure dopo aver iniziato la relazione con la sua nuova compagna (VI PG 08.04.2014, p. 4, all. Rapp. PG, AI 6; VI confronto IMPU_1 – ACPR2, 26.08.2014, p. 2, AI 33).
4. La notte del 4 / 5 marzo 2014
4.1. La sera di martedì 4 marzo 2014, ACPR1 e ACPR2 decidevano di recarsi con i rispettivi amici ___________ e ________________ al Carnevale ________ di ____________ per la chiusura della rassegna. I quattro dalle ore 22.30 circa trascorrevano insieme la serata nelle diverse tendine della manifestazione, sino a giungere in quella dello _____________ sita in ______________. All’incirca alle 03.30, i quattro amici stavano ballando all’interno di quest’ultima tendina: ACPR1 con ACPR2 e, poco distante, _______________ con _______________, quando repentinamente la situazione precipitava. Durante i primi interrogatori esperiti dalla Polizia la stessa è stata così descritta dai quattro amici:
" Improvvisamente sono stata urtata con violenza da tergo, la spinta è stata forte al punto di farmi cadere al suolo. L’uomo che mi ha fatto cadere si è poi accanito contro il mio ragazzo ACPR2, colpendolo dapprima con un energico pugno al viso ed in seguito ha continuato la sua azione con alcuni altri pugni diretti al capo. Non sono in grado di dire quanti sono stati in quanto sono caduta a terra e non ho visto bene. ACPR2 a seguito dei colpi subiti ha perso i sensi ed è caduto a terra, poco a lato del punto in cui mi trovavo io. […omissis…] Da parte mia dopo aver riconosciuto l’autore dell’aggressione ho potuto notare che quest’ultimo ha continuato a sferrare violenti calci al corpo privo di sensi del mio ragazzo ACPR2. Posso dire che i calci, stimabili in 5-7, erano prevalentemente mirati alla parte alta del corpo e più precisamente alla schiena, al collo ed alla testa. Ho così deciso di posizionarmi sopra il corpo di ACPR2 così da proteggerlo dai calci sferrati da IMPU_1 e sperando che quest’ultimo avrebbe desistito dalla sua azione. Purtroppo IMPU_1 nonostante ha visto che stavo facendo da scudo al corpo di ACPR2 ha continuato a tirare forti calci, colpendomi più volte alla gamba sinistra, al braccio destro ed alla pancia.”
(VI PG ACPR1, 02.04.2014, pp. 2-3, all. Rapp. PG, AI 6).
" … mentre stavo ballando assieme ai miei amici citati, improvvisamente subivo un forte colpo alla nuca, proveniente da tergo. A seguito di tale colpo, perdevo i sensi e cadevo al suolo. A dire dei presenti, colui che mi ha sferrato tale colpo, identificato successivamente in IMPU_1, ha ulteriormente infierito nei miei confronti tirandomi diversi calci alla testa, al collo e sulla schiena, tutti colpi che a mio dire sono stati inferti con il solo scopo di causarmi dolore e danni fisici. Sempre a dire dei presenti, la mia compagna ACPR1, nonché ex fidanzata di IMPU_1, vista la situazione potenzialmente pericolosa decideva di “buttarsi” sopra al mio corpo fungendo da scudo protettivo, così da impedire all’aggressore di darmi ulteriori colpi. Ecco che allora IMPU_1, pur notando che vi era la ragazza in mia protezione, non desisteva dal suo intento, continuando imperterrito anche contro di lei con diversi calci, per poi essere raggiunto dagli addetti alla sicurezza che lo allontanavano.”
(VI PG ACPR2, 08.04.2014, p. 3., all. Rapp. PG, AI 6).
" Attorno le 03:30 stavamo divertendoci ballando all’interno della tendina citata, quando ad un tratto notavo che ACPR1 e ACPR2, che sono praticamente andati al suolo passandomi davanti, come fossero stati scaraventati. Di fatto nell’istante in cui mi sono accorta, loro erano già a terra. Preciso che immediatamente io mi sono girata verso la mia sinistra, dove potevo vedere e riconoscere IMPU_1. In quel medesimo istante passandomi davanti, lo vedevo che si scagliava in direzione di ACPR1 che si era posizionata sopra a ACPR2, probabilmente in sua protezione, poiché privo di sensi. Una volta raggiunti i due amici che erano accasciati al suolo, IMPU_1 li assaliva con dei calci.”
(VI PG ____________, 14.04.2014, p. 3, all. Rapp. PG, AI 6).
" Attorno le 03:30 circa stavamo divertendoci ballando all’interno della tendina citata, quando ad un tratto notavo che ACPR2 veniva colpito alla testa, zona tempia, da un pugno sferrato da un ragazzo che è giunto all’improvviso dalla folla. Nel medesimo momento ACPR1 è caduta al suolo assieme a ACPR2, ma purtroppo non posso precisare se perché, colpita a sua volta, oppure se, visto che i due erano abbracciati, lei abbia perso l’equilibrio con la caduta di ACPR2. Di fatto nell’istante in cui mi sono accorto che ACPR2 stesse ricevendo un pugno, loro erano già a terra, in quanto è avvenuto in un brevissimo lasso di tempo. Immediatamente quando ho realizzato cosa stesse accadendo, IMPU_1 aveva già sferrato tre o più calci alla nuca di ACPR2, il quale era a terra indifeso. Nel medesimo momento che IMPU_1 assaliva ACPR2 con dei calci, è stato fermato dagli addetti alla sicurezza, all’interno della tendina. […omissis…] sicuramente ha sferrato un primo pugno alla tempia di ACPR2, in seguito una volta a terra lo ha colpito con sicuramente tre calci alla nuca, anche se non ricordo bene se fossero di più. Mentre non posso dire con certezza se ha dato dei colpi anche ad ACPR 1, ma presumibilmente ha subito anche lei dei colpi, poiché fosse a terra abbracciata a ACPR 2. Posso precisare però che ACPR 2 si trovava più vicino a IMPU_1, quindi sicuramente è lui che ha preso più colpi.”
(VI PG ______________, 16.04.2014, pp. 3-4, all. Rapp. PG, AI 6).
4.2. Tutti e quattro hanno riferito concordemente che l’imputato era poi stato fermato nel suo agire dagli addetti della sicurezza ed allontanato, mentre _____________ aiutava ACPR 1 e ______________ aiutava ACPR 2 a rialzarsi da terra e insieme si dirigevano verso l’uscita della manifestazione dove chiedevano aiuto agli agenti di sicurezza presenti che prestavano i primi aiuti, allertando contestualmente la Polizia e il Servizio ambulanza. Mentre attendevano l’arrivo dell’ambulanza si verificava un ulteriore episodio che vedeva coinvolto il qui imputato, così descritto dai quattro amici presenti:
" Durante l’attesa dell’ambulanza altri agenti di sicurezza hanno accompagnato all’esterno del capannone, sito poco distante dal punto in cui ci trovavamo noi, IMPU_1 e un suo amico. Entrambi erano trattenuti con la forza da alcuni agenti di sicurezza. Alla nostra vista IMPU_1 ha iniziato a minacciare ACPR 2, dichiarandogli che per lui la storia non era finita lì e che avrebbe ancora pagato con ulteriori conseguenze fisiche. In quel frangente anche ______________ è stato minacciato da IMPU_1, gli agenti di sicurezza hanno così deciso di mettere al suolo ed ammanettare IMPU_1 onde gestire meglio il suo stato fisico alterato.”
(VI PG ACPR 1, 02.04.2014, p. 3, all. Rapp. PG, AI 6).
" Durante l’attesa dell’ambulanza altri agenti di sicurezza hanno accompagnato all’esterno del capannone IMPU_1, nel frattempo riconosciuto assieme ad un suo amico, all’interno della tendina. Alla nostra vista, IMPU_1 iniziava a minacciarmi, proferendo frasi del tipo “con te non ho ancora finito!” oppure “andrò a prendere anche il tuo amico ______________!” dichiarandomi che per lui la storia non era finita. In quel frangente, gli agenti di sicurezza hanno così deciso di mettere al suolo ed immobilizzare il IMPU_1 onde gestire meglio il suo stato fisico alterato.”
(VI PG ACPR 2, 08.04.2014, pp. 3-4, all. Rapp. PG, AI 6).
" Vorrei precisare che mentre ci trovavamo all’esterno della manifestazione in attesa dell’ambulanza, IMPU_1 ed un suo amico sono stati portati all’esterno, passando dalla medesima uscita da noi utilizzata, per poi essere adagiati ed immobilizzati proprio a pochi metri dalla nostra posizione. Infatti loro si trovavano sul marciapiede opposto a quello in cui eravamo noi. Posso dire che mentre stavano portando fuori IMPU_1 era molto alterato, a tal punto che inveiva sbraitando ancora nei confronti di ACPR 2 ed ACPR 1, sino al punto che gli addetti alla sicurezza lo hanno poi immobilizzato al suolo mediante delle manette, cosa che hanno fatto anche con il suo amico. […omissis…] Purtroppo non ricordo le parole da lui utilizzate, anche perché ero concentrata sullo stato di salute dei miei due amici.”
(VI PG _____________, 14.04.2014, p. 5, all. Rapp. PG, AI 6).
" Vorrei precisare che mentre ci trovavamo all’esterno della manifestazione in attesa dell’ambulanza, IMPU_1 ed il suo amico sono stati portati all’esterno, passando dalla medesima uscita da noi utilizzata, per poi essere adagiati ed immobilizzati proprio a pochi metri dalla nostra posizione. Infatti loro si trovavano sul marciapiede opposto a quello in cui eravamo noi. Posso dire che mentre lo stavano portando fuori, IMPU_1 era molto alterato a tal punto che inveiva sbraitando nei confronti di ACPR 2 proferendo frasi del tipo “non finisce qui” inoltre vedendomi da parte a ACPR 2 mi diceva che sarebbe venuto a prendere anche me, e mi avrebbe fatto la stessa cosa del mio amico ACPR 2. In seguito dopo aver inveito nei nostri confronti, IMPU_1 tentava di arrivare a noi, ma gli addetti alla sicurezza, lo hanno subito atterrato ed immobilizzato con delle manette.”
(VI PG ______________, 16.04.2014, p. 5, all. Rapp. PG, AI 6).
4.3. Alcuni minuti dopo giungevano sul posto due ambulanze che trasportavano all’Ospedale Regionale di ___________ sia ACPR 2 che ACPR 1 che, dopo gli esami del caso, venivano dimessi nel corso della giornata.
I certificati medici rilasciati fanno stato di un trauma cranico commotivo e di un trauma cervicale per ACPR 2 (AI 1) e di un trauma contusivo polidistrettuale all’arto inferiore sinistro e all’emisoma di sinistra per ACPR 1 (AI 1, inc. MP 2014.2207).
IMPU_1, dal canto suo, dopo l’episodio sopradescritto veniva condotto con un’auto della Polizia in Piazza ________ dove veniva perquisito, sottoposto al test etanografico e diffidato dalla manifestazione; faceva in seguito rientro al suo domicilio.
4.4. L’8 marzo 2014 ACPR 2 ha presentato denuncia penale nei confronti di IMPU_1 (AI 1 inc. 2014.2260), cosa che ha fatto anche ACPR 1 il 10 marzo 2014 (AI 1 inc. MP 2014.2207).
5. Le risultanze dell’inchiesta – le dichiarazioni dell’imputato
5.1. IMPU_1 è stato interrogato dalla Polizia per la prima volta il 2 maggio 2014 nell’ambito del procedimento penale aperto a suo carico per titolo di lesioni semplici, vie di fatto e minaccia; lo stesso ha riferito:
" La sera del 04 marzo 2014 ho deciso di trascorrere la serata presso la manifestazione “Carnevale _________” di ___________ in compagnia di alcuni miei amici. Sono partito da ______ ed ho raggiunto la città con il treno verso le ore 22:50. Dopo aver passato l’ingresso abbiamo trascorso la serata all’interno del perimetro della manifestazione. Durante le ore che sono rimasto a ___________ posso dire di aver consumato numerose bevande alcoliche. Più precisamente posso dire di aver sorbito diverse birre e della vodka redbull. Normalmente non consumo molte bevande alcoliche, quindi in quella circostanza posso dire di aver bevuto molto rispetto al mio standard abituale. Ricordo che la Polizia mi ha sottoposto alla prova etanografica circa alle ore 04:45 la quale è risultata positiva nella misura dello 0.9 per mille. [… omissis …] Non ho mai fatto uso di droghe.
Attorno alle ore 03:30 del 05 marzo 2014 ho raggiunto in compagnia del mio amico _____________ la tendina dello ____________ sita in Piazza ___________ a ___________. Ero da poco entrato al suo interno quando ho visto la mia ex ragazza ACPR 1. Posso comunicare all’agente interrogante che con ACPR 1 intrattenevo una relazione sentimentale da più o meno 6 mesi e quest’ultima aveva deciso di lasciarmi circa due settimane prima dei fatti. Come detto ero da poco entrato all’interno della tendina quando ho visto ACPR 1 ballare amorevolmente con ACPR 2. Da parte mia, considerate le bevande alcoliche sorbite in precedenza, non ho più capito nulla ed ho avuto un attacco di gelosia. Mi sono così diretto verso di loro e senza pensarci due volte ho sferrato un pugno alla testa di ACPR 2. Ricordo di averlo colpito una sola volta alla testa, dopodiché è caduto al suolo…. Era un pugno, non sono in grado di dire con quale forza l’ho sferrato.”
(VI PG IMPU_1, 02.05.2014, p. 3, all. Rapp. PG, AI 6).
" Mentre cadeva a terra ha cercato di afferrarmi ma non vi è riuscito. In seguito, offuscato dalla gelosia, nonostante si trovasse al suolo gli ho ancora tirato un calcio in schiena. Successivamente la mia ex ACPR 1 si è posizionata sopra al ACPR 2 nel tentativo di proteggerlo dai miei calci, da parte mia contrariamente a quanto dichiarato da ACPR 1, posso dire di non averla mai colpita con dei calci. Non mi permetterei mai di picchiare una donna, tanto più che si trovava a terra.”
(VI PG IMPU_1, 02.05.2014, pp. 3-4, all. Rapp. PG, AI 6).
Confrontato con il certificato medico prodotto da ACPR 1, l’imputato rispondeva:
" Posso dire di aver tirato un calcio a ACPR 2, ma nego di aver colpito ACPR 1. Verosimilmente si è fatta male cadendo al suolo.”
(VI PG IMPU_1, 02.05.2014, p. 4, all. Rapp. PG, AI 6).
" Posso dire che la mia aggressione nei confronti di ACPR 2 si è protratta per pochi secondi. Successivamente sono stato allontanato dal mio amico _____________ ed in seguito sono stato afferrato da tergo da alcuni agenti di sicurezza privati presenti poco distante dal punto in cui ci trovavamo, mi hanno bloccato ed accompagnato all’esterno. Dagli agenti di sicurezza sono stato scortato sino alla più vicina uscita del perimetro che delimita la manifestazione. In detto luogo erano stati portati per prestargli le prime cure anche ACPR 2 e ACPR 1, da parte mia alla loro vista ho nuovamente perso la testa ed ho cercato di raggiungere ACPR 2 per continuare il lavoro iniziato in precedenza. Prontamente gli agenti di sicurezza mi hanno bloccato e messo a terra. Ricordo che hanno dovuto ammenettarmi perché ero molto agitato.”
(VI PG IMPU_1, 02.05.2014, p. 4, all. Rapp. PG, AI 6).
A sapere se quando si trovava all’uscita avesse minacciato ACPR 2, lo stesso rispondeva:
" No verbalmente non gli ho mai detto niente. Volevo unicamente raggiungerlo ma gli agenti di sicurezza mi hanno atterrato prima che potessi farlo.”
(VI PG IMPU_1, 02.05.2014, p. 4, all. Rapp. PG, AI 6).
5.2. Interrogato dal Procuratore pubblico il 2 giugno 2014, l’imputato ha dichiarato:
" Quel martedì in teoria io sarei dovuto andare a _______ ma poi dei miei amici mi avevano chiesto di fermarmi per l’ultima serata di ___________. I miei amici sono _____________ e ___________. Mi ricordo che siamo partiti con ___________ e _____________ da _______ verso le 22.40. I miei amici avevano già comprato la birra in lattine da 0.5 e anche delle bottiglie. Mi ricordo che erano due casse di lattine da 10 bottiglie e una cassa di 6 lattine da 0.5l e due bottiglie di vino bianco. Abbiamo iniziato a bere una volta a ___________, in stazione. Terminato di bere siamo entrati al Carnevale circa verso le 23.30 e le 24.00. Abbiamo trascorso la serata nei pressi del Capannone dello ____________ in Piazza ___________ dove siamo praticamente rimasti tutti la sera. Quando verso circa le 3.00 mi trovavo con _____________ e stavo ballando, ho notato ACPR 1 e ACPR 2 che ballavano nello stesso capannone. Vendendoli ho avuto uno scatto d’ira ed ho quindi tirato un pugno a ACPR 2 sul volto. Come conseguenza ACPR 2 è caduto a terra sul fianco sinistro. ACPR 1 a quel punto, mentre era ancora in piedi, si mette sopra di lui.
ADR che ACPR 2 a terra si trovava sul fianco sinistro, almeno così oggi ricorso. Io mi trovavo dietro di lui nel senso che i miei piedi erano all’altezza della sua schiena ed io vedevo la sua nuca, non vedevo il suo viso. Gli ho quindi tirato un calcio in schiena. ACPR 1 in quel momento era accanto a ACPR 2 che lo proteggeva sulla parte davanti. A quel punto mi ricordo che sono stato bloccato dal mio amico _____________ che mi ha tenuto quando io stavo tirando l’ultimo calcio.
La verbalizzante mi fa notare che se dichiaro “l’ultimo calcio” presuppone che gli ho tirato più di un calcio e rispondo che gliene ho tirato solo uno.
ADR che _____________ non è che mi ha tenuto perché stavo tirando altri calci ma perché ero arrabbiato.
ADR che non ho colpito ACPR 1
A quel punto i securini mi hanno preso e mi hanno portato fuori dal perimetro del Carnevale. A quel punto io ho avuto ancora un po’ di rabbia ed i securini mi hanno accompagnato al suolo ammanettandomi. Hanno dovuto fare questo perché io volevo ancora tornare verso ACPR 2 perché ero ancora molto arrabbiato.
ADR che io non ho più detto nulla a ACPR 2 ed ai suoi amici. Ho solo gridato non parole ma proprio un urlo.
ADR che escludo di aver detto espressioni minacciose nei confronti di ACPR 2 e dei suoi amici.”
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, pp. 4-5, AI 17).
A domanda del patrocinatore delle vittime, rispondeva di presumere che ACPR 2 una volta a terra si fosse coperto il volto per difendersi, ma di non saperlo per certo perché lui vedeva solo la schiena, rispettivamente rispondeva che la vittima non gli aveva detto nulla, né prima di cadere né una volta a terra (VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p. 5, AI 17).
Esortato dal Procuratore pubblico ad essere più sincero, anche a fronte dei chiari referti medici relativi alle ferite riportate dalle due vittime, l’imputato faceva le prime piccole ammissioni, e meglio:
" ADR per riprendere il racconto preciso che quella sera ero molto arrabbiato, avevo anche bevuto, io solitamente non bevo. Sono quindi andato verso ACPR 2 che era in faccia a me e gli ho tirato un pugno al volto. Lui è caduto a terra. Io ricordo che ACPR 1 si è messa sopra di lui, era ancora in piedi. Io non l’ho vista cadere. Questo lo ha fatto per proteggere ACPR 2. Come detto io ero molto arrabbiato e non escludo di aver tirato altri calci a ACPR 2 e non solo quello in precedenza dichiarato. Io non ricordo bene quanti calci gli ho dato e quindi non saprei dire esattamente dove li ho tirato.
ADR che non escludo che in questa mia ira abbia anche colpito ACPR 1 visto che era sopra ACPR 2. Io non avrei mai voluto picchiare ACPR 1 ma neanche ACPR 2, non avrei mai voluto mandarli all’ospedale, ridurli così.”
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p.6, AI 17).
" R. io ho il nitido ricordo di aver dato un pugno a ACPR 2 all’inizio in pieno volto. Non escludo per la rabbia di aver tirato più calci come detto da ACPR 1 e quindi anche a lei.
ADR che non mi ricordo dove ho tirato i calci, io ero in piedi all’altezza del bacino di ACPR 2, dietro la sua schiena.
La verbalizzante mi chiede se sono sicuro di non aver detto altre frasi prima che gli agenti di sicurezza mi ammanettassero e rispondo che non escludo di aver detto ancora qualcosa a ACPR 2 ed ai suoi amici prima di venire ammanettato ma non mi ricordo.”
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p. 7, AI 17).
" R. per quanto attiene ai calci ribadisco che io non escludo di avergliene tirati di più, non escludo neanche di averglieli tirati dove dicono loro quindi spalle, schiena e nuca. Non l’ho fatto volontariamente nel senso che non volevo fargli male. Ho tirato i calci alla zona più prossima a dove mi trovavo io. Ero fuori di testa, ero arrabbiato, ero ubriaco. […omissis…] Per quanto attiene alle frasi che ho proferito quando ero ammanettato non escludo di aver detto quello che riferisce ACPR 2 ma aggiungo che mi avevano dato del “figlio di puttana”.
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p. 8, AI 17).
All’imputato venivano così contestate le dichiarazioni rese dai testimoni _____________ e ______________, contestazioni che portavano l’imputato ad ammettere:
" R. non contesto a questo punto di aver tirato anche dei calci alla nuca. Non posso che ribadire che ero ubriaco e che avevo perso la testa.”
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p. 8, AI 17).
L’imputato dichiarava infine di aver scritto, la sera successiva ai fatti, un messaggio a ACPR 2 per scusarsi dell’accaduto; tale messaggio è stato spedito dall’imputato con il profilo Facebook di suo fratello ritenuto come entrambe le vittime, da lui più volte contattate perché a suo dire voleva scusarsi, avevano bloccato il suo contatto.
Al termine del verbale di interrogatorio, il Procuratore pubblico prospettava all’imputato delle misure sostitutive alla carcerazione, e meglio l’obbligo di tenersi a disposizione delle Autorità, l’obbligo di sottostare scrupolosamente a ogni e qualsiasi misura definita dalla dr.ssa ______________ nell’ambito della presa a carico a cui l’imputato si era volontariamente sottoposto, rispettivamente il divieto di prendere contatto con le vittime. L’imputato si dichiarava d’accordo con quanto prospettato dal Procuratore pubblico
(VI PP IMPU_1, 02.06.2014, p. 9, AI 17).
6. I verbali di confronto e l’interrogatorio finale dell’imputato
Ritenute le divergenti versioni fornite da una parte dall’imputato e dall’altra dalle vittime e dai testimoni, il Procuratore pubblico in data 26 e 28 agosto 2014 procedeva a dei verbali di confronto tra i diversi protagonisti.
6.1. In occasione del verbale di confronto tra l’imputato e la sua ex compagna ACPR 1 (AI 32), quest’ultima in merito ai fatti ha dichiarato:
" Ci trovavamo alla tendina dello ____________ da forse circa mezz’oretta. Mi ricordo che ci trovavamo più o meno in mezzo alla tendina e stavamo ballando, ad un certo punto io mi sento urtare e cado a terra a causa del colpo. Non so con cosa sono stata colpita, da dietro non ho potuto vedere, non aveva neanche riconosciuto subito chi mi avesse colpita. Ad oggi non saprei dire se ero caduta sul davanti o sulla schiena, non ricordo più. Nel mentre stavo cadendo a terra, mi sono accorta che ACPR 2 veniva colpito con un pugno alla testa sul davanti, preciso che ACPR 2 si trovava davanti a me […omissis…] Quando sono a terra vedo a terra anche ACPR 2 sul fianco, il suo viso era rivolto verso di me e ho visto che non reagiva. Solo a quel punto mi sono accorta di chi ci aveva colpito e meglio IMPU_1. IMPU_1 si trovava dietro ACPR 2, all’altezza della schiena e lo colpiva con calci sulla schiena, sul collo e sulla nuca; in sostanza sulla parte superiore del corpo. Per proteggerlo io quindi mi sono messa sopra di lui ed è stato a quel punto che sono stata colpita con dei calci all’addome e alla gamba sinistra. Non mi ricordo se ero stata colpita più volte. Oggi non saprei dire quante volte IMPU_1 avesse colpito ACPR 2 con dei calci, era comunque più di una.”
(VI confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 4, AI 32).
Dal canto suo, infine, l’imputato giungeva ad ammettere:
" … dopo aver visto che si baciavano io mi sono gettato praticamente su ACPR 2 buttando quindi a terra ACPR 1 che era nel mezzo. Colpisco quindi ACPR 2 con dei pugni sul viso e, quando è caduto a terra, gli ho tirato dei calci sulla schiena e tra il collo e la nuca. Lui era sdraiato sul fianco e io ero posizionato dietro la sua schiena, mi sarò trovato al massimo alla distanza di 50 o 60 cm.
ADR che i calci che tiravo sono stati forti, li ho tirati con la tecnica insegnata. Con tecnica insegnata intendo sollevando il piede da dietro e tirato in avanti come quando tiro un calcio ad un pallone. Quando ACPR 2 era a terra gli ho tirato più di un calcio.
ADR che quando era a terra gli ho tirato solo calci.
ADR che non saprei dire quanti colpi alla nuca abbia dato, sicuramente uno ma non escludo anche due o tre.
ADR che peso 87 kh e sono alto 1.85.
ADR che in palestra sollevo con le gambe 140 kg.
ADR che invece sollevo 22 kg per parte con le braccia.
Per tornare ai fatti quindi vedo che ACPR 1 ad un certo punto si mette sopra ACPR 2 per difenderlo così come l’ho visto sul fianco.
La verbalizzante mi chiede visto che ACPR 2 è a terra e non lo vedo muoversi perché continuo a colpirlo e rispondo perché avevo la rabbia addosso.
La verbalizzante mi chiede perché nello sport e anche nella boxe vengono usati dei caschi di protezione come anche nello sci, nell’hockey e rispondo per proteggere la testa dalle fratture.
La verbalizzante mi chiede cosa può succedere con una frattura al cranio e rispondo non lo so.
La verbalizzante mi invita a riflettere e rispondo che potrebbe anche morire.
ADR che so quello che è successo a ________ quando dei ragazzi hanno colpito con calci e pungi un altro ragazzo che poi è morto. Di quello che era successo a ____________ ce ne aveva parlato anche il direttore a scuola.
La verbalizzante mi chiede perché ho continuato a colpire ACPR 2 e rispondo perché in quel momento non ragionavo dalla rabbia.”
(VI confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, pp. 7-8, AI 32).
A fronte di tali dichiarazioni, il Procuratore pubblico estendeva il procedimento penale all’ipotesi di tentato omicidio (VI confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 8, AI 32).
Quanto ai momenti successivi di quella sera, ACPR 1 riferiva ancora:
" Dopo che gli agenti hanno spinto IMPU_1 al bancone io non so cosa sia successo perché io ero a terra e non riuscivo a rialzarmi, ero sotto shock. Io mi ricordo che sono stata aiutata da _____________ ad alzarmi e uscire dalla tendina e in quel momento ho visto ______________ che teneva ACPR 2.
ADR che non ho quindi visto ______________ rialzare ACPR 2.
ADR che in quel momento ______________ ha dovuto essere aiutato da altri amici per sostenerlo perché ACPR 2 non riusciva a rimanere in piedi, si lasciava cadere. ACPR 2 a quel punto ha iniziato a chiedere dove fosse e cosa fosse successo perché non si ricordava nulla. In quel momento eravamo solo io, ______________ e _____________ e degli amici di ACPR 2 e ______________. ACPR 2 non ricordava più nulla, dove ci fossimo visti e nemmeno cosa avesse fatto il giorno prima o il mese prima. Sono entrata ancora più in panico perché vedevo il volto rosso e la maglietta strappata e a quel punto ho chiesto aiuto ad una persona che usciva dalla tendina del ______________ che ci ha detto di uscire dal Carnevale e che avremmo trovato gli agenti che ci avrebbero aiutato. Abbiamo quindi raggiunto l’esterno del Carnevale, ACPR 2 sempre sorretto da ______________ e da un altro amico, e una volta all’esterno gli agenti hanno allertato l’ambulanza. Una volta arrivati gli agenti ACPR 2 è stato adagiato a terra da loro tenendo fermo il collo dicendogli di non muoversi. A quel punto vedo IMPU_1 accompagnato dagli agenti di sicurezza e un amico di IMPU_1, tale _____________. IMPU_1 appena ci ha visto ha iniziato a dire che per ACPR 2 non sarebbe finita lì.”
(VI confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 8, AI 32).
L’imputato dal canto suo confermava che quando, all’esterno del carnevale, aveva visto il gruppetto aveva cercato di nuovo di andare loro addosso, minacciandoli, poco prima di essere messo a terra dagli agenti (VI confronto IMPU_1 – ACPR 1, 26.08.2014, p. 9, AI 32). Al termine del confronto, l’imputato si scusava con ACPR 1.
6.2. IMPU_1 veniva posto a confronto con ACPR 2; quest’ultimo in merito ai fatti di quella sera dichiarava:
" Mi ricordo che prima del fatto ero andato a fare un giro in Piazza _____________ sempre con ACPR 1, ______________ e _____________ e poi abbiamo fatto rientro alla tendina dello ____________ mangiando qualcosa. Una volta rientrati nella tendina siamo rimasti a ballare, io ero vicino ad ACPR 1, io e lei eravamo uno di fronte all’altro. _____________ ed ______________ erano vicino a noi, non saprei dire se erano a destra o a sinistra, forse sulla sinistra. Io avevo la schiena verso la porta d’entrata mentre che ACPR 1 dava la schiena al bar della tendina. Della serata ho il ricordo di essere stato come scaraventato e poi ho un black out. Ho poi un flash mentre sono seduto vicino all’obelisco con ______________ e _____________ che erano vicini a me e un altro flash di IMPU_1 trattenuto dagli agenti di sicurezza che urla. Io non ho il ricordo di IMPU_1 che mi colpisce, né in piedi e nemmeno a terra. Quanto riportato nel verbale di polizia è stato quanto riferitomi da _____________, ______________ e ACPR 1. Ad oggi ho l’impressione di ricordala e di viverla ma questo perché mi è stata raccontato. Io immagino di aver perso i sensi al primo colpo. […omissis…] ho il flash che non avevo ricnosciuto ACPR 1 e che non rammentavo di averla conosciuta e quanto l’avevo conosciuta. Ancora quando ero in ospedale non rammentavo quello che avessi fatto due giorni prima, dove fosse e quando avessi conosciuto ACPR 1”
(VI confronto IMPU_1 – ACPR 2, 26.08.2014, pp. 3-4, AI 33).
IMPU_1, come già fatto durante il verbale di confronto con la sua ex compagna, ammetteva che:
" Quando la sera in questione ho visto ACPR 2 che si baciava con ACPR 1 mi sono lasciato prendere dalla rabbia e mi sono scaraventato su ACPR 2 tirandogli dei pugni sul viso quando era in piedi e quando era a terra gli ho tirato dei calci in schiena, sulla nuca e sul collo come indicato nel precedente verbale. ADR che quando all’inizio mi sono scaraventato su ACPR 2, ACPR 1 trovandosi in mezzo, è caduta a terra. Ad un certo punto ACPR 1, quando era a terra, si è messa sopra a ACPR 2 ed io ho tirato dei calci colpendo anche lei. ADR che ho continuato a picchiare a terra ACPR 2 per la rabbia che avevo e per il fatto di averli visti baciarsi, per gelosia. ADR che a ACPR 2 dopo quello che gli ho fatto poteva anche succedergli di peggio nel senso che sarebbe potuto anche morire. Non so neanche io perché ho continuato a picchiarlo, ero fuori di testa.
La verbalizzante mi chiede se mi rendevo conto che stavo tirando dei calci ad una persona e dove li stavo tirando e rispondo di sì. Vedevo che era a terra.
La verbalizzante mi chiede perché continuare a colpirlo visto che era a terra e rispondo che non so spiegare. All’inizio volevo si picchiarlo ma non volevo mandarlo all’ospedale.
La verbalizzante mi contesta che tuttavia sono consapevole della mia forza dagli allenamenti in palestra e rispondo che sono consapevole della mia forza ma di indole la mia intenzione non è di usarla per fare del male.
La verbalizzante mi fa prendere atto tuttavia come già erano occorsi due episodi dove avevo fatto male a due persone e rispondo che è vero. Non so rispondere a perché non mi sono fermato la sera dei fatti. […omissis…]
ADR che non so cosa avrei fatto se gli agenti di sicurezza non mi avessero bloccato”
(VI confronto IMPU_1 – ACPR 2, 26.08.2014, pp. 5-6, AI 33).
Al termine dell’interrogatorio di confronto, l’imputato si scusava con ACPR 2.
6.3. Il 28.08.2014, la Pubblica accusa eseguiva il confronto tra l’imputato e _____________ la quale riferiva:
" … la prima cosa che ho visto sono stati ACPR 1 e ACPR 2 che cadevano a terra come se fossero stati scaraventati e sono finiti qualche metro distanti da me, a stima direi due o tre metri. In quel momento, loro già a terra, ho visto IMPU_1 che si è avvicinato a loro. Mi ricordo ACPR 1 sopra ACPR 2 che era accasciato. Ricordo che quindi ha iniziato a dare calci a entrambi. Ricordo che IMPU_1 era vicino alla parte superiore del corpo ma oggi precisamente non saprei su che parti del corpo abbia dato calci. Non saprei dire a chi dei due IMPU_1 era più vicino.”
(VI confronto IMPU_1 – _____________, 28.08.2014, p. 3, AI 35).
L’imputato confermava che:
" Mentre quindi sono nella tendina, e stavo ballando, ho visto ACPR 2 e ACPR 1 ballare e darsi qualche bacio, io a quel punto mi sono scaraventato su ACPR 2, ACPR 1 è caduta perché era in mezzo. Ho quindi colpito ACPR 2 con dei pugni al viso, e poi è caduto, quando è caduto, ho iniziato a colpirlo con dei calci tra la schiena sino alla nuca, nuca compresa, non so dire quanti, ma più di uno. ACPR 1 si è poi messa sopra di lui, io ho continuato a tirare dei calci e ho colpito anche lei. Gli agenti di sicurezza mi hanno quindi preso e mi hanno allontanato sino alla seconda uscita.
ADR che all’uscita del carnevale quando ho visto ACPR 2 mi sono fatto prendere ancora dalla rabbia ho cercato di andare verso di lui. Mi ricordo che avevo detto a ACPR 2 che non sarebbe finita, a quel punto gli agenti di sicurezza mi hanno messo a terra e ammanettato.”
(VI confronto IMPU_1 – _____________, 28.08.2014, p. 4, AI 35).
6.4. In occasione dell’interrogatorio finale (AI 54), IMPU_1 confermava il dire delle vittime e dei testimoni, riconfermando tutto quanto aveva ammesso nel corso degli interrogatori dinanzi al Procuratore pubblico.
7. Il rapporto medico legale
7.1. Il 13 ottobre 2014 il Procuratore pubblico procedeva alla nomina quale perito della dottoressa __________, medico legale, con il compito di indicare “sulla base della documentazione in atti, le lesioni riportate da ACPR 2, i mezzi che le hanno prodotte e la loro compatibilità con le dichiarazioni rese”, così come di indicare “se i calci inferti così come dichiarati potevano essere idonei a causare lesioni più gravi, ovvero il decesso” (decreto nomina perito, AI 43).
7.2. Il perito giudiziario, nel referto peritale del 10 novembre 2014 (AI 45) conclude che:
" In base alle caratteristiche delle lesioni descritte e alle varie dichiarazioni rese e presenti in atti, la lesione ecchimotivo-escoriativa localizzata in regione frontale destra con contestuale edema dei tessuti molli (evidenziato anche alla TAC) è riconducibile ad un pugno inferto alla vittima dall’aggressore… Appare compatibile trattarsi di un pugno dotato di notevole energia (a distanza di breve tempo ha già determinato un’alterazione traumatica della cute) e idoneo a determinare la caduta a terra della vittima e la sua perdita di conoscenza.”
(perizia 10.11.2014, p. 9, AI 45)
" Per quanto riguarda il trauma commotivo sviluppatosi esso può essere il frutto di diversi meccanismi lesivi: il pugno, la caduta a terra e i successivi calci.”
(perizia 10.11.2014, p. 9, AI 45)
" La documentazione medica agli atti non permette di indicare, nemmeno approssimativamente, il numero di calci che la vittima avrebbe subito poiché non viene mai fatta menzione di alcuna lesione cutanea indicativa di un trauma contusivo al dorso. Dunque i calci inferti (come risulta dalle dichiarazioni rese) non furono di entità tale da determinare, quantomeno immediatamente, lo sviluppo di lesioni cutanee e tantomeno delle strutture sottostanti (TAC negativa).”
(perizia 10.11.2014, p. 9, AI 45)
" L’uomo non fu mai in pericolo di vita e le lesioni subite non hanno determinato alcun indebolimento permanente di un organo.”
(perizia 10.11.2014, p. 9, AI 45)
" Certamente calci inferti al capo e al rachide, soprattutto se inferti con molta forza, possono determinare lesioni assai potenzialmente gravi e anche letali, potendo determinare fratture dei corpi vertebrali con possibile interessamento mielico (e quindi danni neurologici irreversibili la cui gravità dipende dall’altezza del segmento leso: più alta è la vertebra lesionata più devastanti saranno i danni arrecati) ovvero lesioni cerebrali anche letali sia per lesioni vascolari sia per dirette lesioni neurologiche.”
(perizia 10.11.2014, p. 9, AI 45)
7.3. In occasione della delucidazione peritale eseguita il 9 febbraio 2015 (AI 49), il perito giudiziario - confrontato con le dichiarazioni dello stesso imputato che aveva dichiarato che i calci tirati erano forti - affermava:
" R: posso dire che nella documentazione medica messami a disposizione non vi è un’osservazione di lesioni al dorso a differenza di quanto riportato per l’ematoma alla fronte. Non posso escludere che vi sia stata una sopravvenienza successiva di lesioni cutanee anche al dorso ma che allo stato non vi è modo di rilevare.
ADR che una spiegazione per cui non vi è indicata una lesione nelle parti colpite può essere ricondotta eventualmente alla presenza di vestiti della vittima soprattutto se imbottiti e dalla circostanza che un calcio dato con il collo del piede ha una superficie più ampia che comporta una distribuzione più ampia dell’energia e della forza.”
(VI PP dr.ssa __________, 09.02.2015, pp. 2-3, AI 49).
Quanto alla conclusione relativa alla potenziale letalità dei calci inferiti, la dr.ssa __________ precisava:
" ADR che preciso che si tratta di un rischio potenziale. Quando parlo di calci inferti con molta forza intendo una forza sufficiente a superare la resistenza ossea. Resistenza che può variare da persona a persona. Non posso escludere che il colpo avesse una forza sufficiente a determinare lesioni gravi. Vi possono essere molti fattori che concorrono alla non insorgenza di lesioni in conseguenza di un trauma contusivo come ad esempio uno spostamento del corpo colpito (dispersione della forza per spostamento del corpo). L’unica cosa che posso dire è che nel caso in specie io non ho riscontrato lesioni dalla documentazione prodotta.
A domanda dell’avv. RAAP1 rispondo che il fatto che la persona a terra sia cosciente o non cosciente può aver influenza nel senso che se la persona a terra è incosciente non può proteggersi da ulteriori colpi.”
(VI PP dr.ssa __________, 09.02.2015, p. 3, AI 49).
8. Il rapporto relativo alla presa a carico da parte della dr.ssa ______________
8.1. Come sopra accennato, come misura sostitutiva alla carcerazione, all’imputato è stata imposta la presa a carico da parte della dr.ssa ______________. Quest’ultima, in un primo rapporto di data 26 agosto 2014 all’attenzione del Procuratore pubblico (AI 31) riferiva:
" Le confermo che il paziente è in mia cura ambulatoriale dal 04.06.2014 ed è d’accordo di continuare la cura indipendentemente dall’obbligo di seguirla, riconoscendo l’utilità per sé del trattamento. Ho iniziato un trattamento psicoterapico a cadenza regolare tenendo conto delle sue esigenze universitarie. Segue scrupolosamente le indicazioni da me poste. Abbiamo iniziato un lavoro di evidenziazione dei tratti disfunzionali della sua personalità: difficoltà a gestire le situazioni stressanti relazionali, scarsa consapevolezza del suo potere aggressivo che si slatentizza nel momento in cui si sente trattato in modo ingiusto o irrispettoso con possibile passaggio all’atto aggressivo verbale e fisico; oscillazione dell’autostima. Sta acquisendo maggiore fiducia nei propri mezzi, investendosi nel progetto formativo, sta imparando a applicare nuove soluzioni nelle situazioni di disagio emotivo legato a situazioni conflittuali e di apprendere dall’esperienza evitando il passaggio all’atto e le situazioni dove è prevedibile la creazione di conflitti (feste popolari). Permane una rigidità di visione con difficoltà a vedere e a mettersi nei panni altrui ed un’autocentratura. Ieri ha disdetto l’appuntamento per SMS per motivi familiari e si è presentato questa mattina spontaneamente. Durante tutto il periodo di cura, si è sempre mantenuto astinente dal consumo di sostanze alcoliche, ed è motivato a mantenere l’astinenza a lungo termine.”
8.2. In un successivo rapporto (rapporto 20.02.2015, AI 52), la dr.ssa ______________ indicava:
" L’evoluzione della cura ambulatoriale è positiva. A livello psicoterapico continuiamo il lavoro di evidenziazione e trattamento dei tratti disfunzionali della sua personalità. Ha acquisito maggior consapevolezza della sua difficoltà a gestire le situazioni stressanti relazionali (per autocentratura e scarsa empatia) e sta imparando ad applicare soluzione non disadattative nelle situazioni di disagio emotivo legato a situazioni conflittuali utilizzando nuove strategie di comportamento quali la presa di distanza e il ricorso alle figure di riferimento per l’analisi ed il confronto delle situazioni, evitando il passaggio all’atto. Evita a priori le situazioni dove è prevedibile la creazione di conflitti (feste popolari). Ha maggior consapevolezza della rabbia legata al sentimento di rifiuto o torto subito e dell’eventuale potere aggressivo che si potrebbe slatentizzare quando si sente trattato in modo ingiusto o irrispettoso con analisi della situazione in modo più razionale. In fase di miglioramento l’autostima. Ha acquisito maggior fiducia nei propri mezzi. Mantiene l’investimento nel progetto formativo. Permane una certa rigidità di visione con difficoltà a mettersi nei panni altrui.”
8.3. Nel rapporto di aggiornamento chiesto (doc. TPC 11) in vista del dibattimento, datato 27 novembre 2017, la dottoressa ______________ comunicava che il percorso si era concluso positivamente in data 20 settembre 2015, confermando nella sostanza il contenuto dei due precedenti rapporti (doc. TPC 13). In particolare, confermava che IMPU_1 aveva imparato ad applicare soluzioni non disadattative nelle situazioni di disagio emotivo legate a situazioni conflittuali e ad utilizzare nuove strategie di comportamento quali la presa di distanza e il ricorso a figure di riferimento esterne per l’analisi ed il confronto delle situazioni evitando ogni passaggio all’atto
(rapporto dr.ssa ______________ 27.11.2017, p. 2, doc. TPC 13).
8.4. Al dibattimento, chiesto di riferire in merito al percorso seguito con la dr.ssa ______________, l’imputato dichiarava:
" R: ho fatto questo percorso che è durato più di un anno, che mi ha aiutato a gestire i momenti di rabbia, di gelosia. La dr.ssa mi ha dato dei consigli su cosa fare quando faccio sport, p. es. di far finta che io stia scappando da qualcuno e altre volte che io stia rincorrendo qualcuno, questo per migliorare il problema della rabbia e della gelosia. Io ho seguito i suoi consigli, non saprei dire come questo mi ha aiutato, però la situazione è migliorata. Abbiamo anche affrontato altri temi.”
(VI imputato, p. 3, all. 1 V. DIB.).
A sapere perché non avesse riferito alla dr.ssa ______________ di uno dei due precedenti episodi di violenza (per intendersi, quello avvenuto in ___________, quando si trovavano nella cabina del telefono), rispondeva:
" R: non lo so, per la tanta vergogna che ho avuto. Volevo poi concentrarmi su questo fatto che è successo con ACPR 2 e ACPR 1. La dr.ssa mi avrebbe aiutato in tutto per controllare la rabbia; è riuscita ad aiutarmi e dal lì in avanti non è mai più successo nulla. Evito di bere, ma all’inizio ho anche evitato locali, feste, situazioni dove ci sono tante persone, magari alterate, che possono anche dire parole brutte che mi potrebbero fare arrabbiare. Dopo il percorso con la dr.ssa, ho poi comunque frequentato locali, festini, riuscendo a controllare le mie emozioni, il mio stato d’animo, la rabbia.”
(VI imputato, p. 4, all. 1 V. DIB.).
Confermava inoltre al Procuratore pubblico di lavorare per la ____________ e di essersi frequentemente trovato in situazioni tese, dove veniva insultato o spinto da tifosi alterati e di aver sempre lasciato perdere, aggiungendo:
" Ho veramente imparato che alzare le mani non porta da nessuna parte. Una persona matura, con un po’ di testa, è in grado di risolvere le questioni parlandone. Questo è quello che ho imparato. Non ho mai più alzato le mani su nessuno. Il percorso con la dr.ssa ________, così come il lavoro allo ______, mi hanno aiutato molto.”
(VI imputato, p. 4, all. 1 V. DIB.).
9. L’atto di accusa
Con atto d’accusa 76/2015 del 23 giugno 2015, il Procuratore Pubblico ha imputato IMPU_1 di
- tentato omicidio intenzionale per avere, il 5 marzo 2014, a ___________, all’interno del capannone dello ____________, tentato di uccidere ACPR 2 colpendolo con dei pugni al viso, facendolo cadere a terra unitamente a ACPR 1, indi, mentre si trovava a terra privo di sensi, tirandogli come se colpisse un pallone, ripetutamente dei calci alla nuca, alla zona nuca/collo e alla schiena, non riuscendovi solo per motivi derivati dal caso, nonché per l’intervento degli agenti di sicurezza (punto 1 AA);
- lesioni semplici per aver, nelle circostanze di cui al puntoi 1, colpito ACPR 1 con calci all’addome e sulla gamba sinistra (punto 2 AA) mentre quest’ultima tentava di proteggere con il suo corpo ACPR 2, a terra inerme, cagionandole le lesioni riportate nel certificato medico agli atti;
- minaccia, per avere, dopo i fatti di cui al punto 1, incusso timore a ACPR 2, mentre questo si trovava adagiato a terra in attesa dei soccorsi, rivolgendosi a lui dicendogli che non sarebbe finita lì (punto 3 AA).
10. Dibattimento
10.1. In occasione del dibattimento, così interrogato dalla Presidente, l’imputato ha innanzitutto confermato le dichiarazioni rese durante l’inchiesta, precisando in merito al punto 1 dell’AA:
" A D della Presidente confermo che quando ho visto ACPR 1 ballare e baciare ACPR 2 non ci ho più visto e l’ho aggredito in modo violento.
A D della Presidente a sapere se ho colpito ACPR 2 al viso con un pugno solo o con più pugni rispondo che, in base a quanto mi ricordo, si trattava di un pugno. Non mi ricordo di averne tirati di più, ad essere sincero.
La Presidente rilegge le dichiarazioni rese dall’imputato durante il verbale di interrogatorio di data 02.05.2014.
ADR che mi ricordo di un pugno e poi lui è caduto per terra. Confermo che ho visto che a terra lui non si muoveva e da quanto mi ricordo si teneva il capo e cercava di proteggersi.
La Presidente rilegge le dichiarazioni rese dall’imputato durante il verbale di interrogatorio di data 26.08.2014.
R: confermo quanto ho detto in corso d’inchiesta e cioè di averlo visto rimanere a terra, sul fianco, senza muoversi.
A D della Presidente a sapere perché ho continuato a colpire il mio antagonista a terra e privo di sensi, rispondo che ho perso la testa, non sapevo ragionare bene. Per questo l’ho fatto, colpendolo dopo che è caduto a terra, rimanendo fermo.
ADR che io mi sono avvicinato a lui, mi sono messo dietro di lui e ho calciato in zona schiena, collo e nuca. Non mi ricordo il numero di calci, 2 li ho tirati, ma non escludo di più. Io mi ricordo che in tutto ho tirato più di due calci, questo sì, ma non so dire dove o come li ho tirati. Non mi ricordo. Alla nuca non so dire quanti calci ho tirato, potrebbe essere che ne ho tirato 1 alla nuca, 2 alla schiena, 1 al collo, oppure diversamente, non mi ricordo.
ADR che non so dire come fossero questi calci, non mi ricordo, è passato del tempo.
La Presidente rilegge le dichiarazioni da me rese durante l’inchiesta e io confermo che ho tirato dei calci con forza, non saprei dire adesso esattamente con quanta forza. Il movimento che ho fatto è quello che ho descritto in inchiesta. Io ho giocato a calcio, intendo questo con “la tecnica insegnata”, cioè come tirare ad un pallone.
A D della Presidente a sapere perché ho continuato a colpire ACPR 2 mentre era a terra inerme, rispondo che come detto prima ho perso il controllo di me stesso, per questo motivo ho continuato a tirare dei calci.”
(VI imputato, pp. 5-6, all. 1 V. DIB.)
E ancora:
" AD della Presidente a sapere per quale motivo ho continuato a colpire quando ACPR 1 si è messa sopra ACPR 2 come scudo per proteggerlo, rispondo che avevo perso la testa, ho ancora tirato 1-2 calci anche quando ACPR 1 si era buttata su ACPR 2. Io ho comunque continuato, non so dire esattamente quanti calci ho tirato e ho fatto male anche a lei.”
(VI imputato, p. 6, all. 1 V. DIB.)
" ADR che io con i calci che ho sferrato a ACPR 2 alla testa potevo causare la sua morte, come sapevo essere avvenuto nel caso di ____________ che era morto poiché era stato colpito con dei calci alla testa quando era a terra.
ADR che so che la testa è la parte più sensibile del corpo.
La Presidente mi chiede se ho preso in considerazione di poter uccidere ACPR 2, rispondo che l’ho preso in considerazione, ma non era quello che volevo fare.”
(VI imputato, p. 7, all. 1 V. DIB.)
" A D della Presidente ammetto che dopo i fatti, ho ancora cercato di avvicinarmi a ACPR 2, quando li ho visti all’esterno. Non so dire cosa volessi ancora fare, ero completamente perso. Confermo che è in quel momento che sono poi stato ammanettato dalla sicurezza e messo a terra.
A D della Presidente che anche quando stavo colpendo ACPR 2, sono stato fermato dalla sicurezza e sono stato allontanato. Confermo che non mi sono fermato da solo, ma sono stato fermato dalla sicurezza e sono stato portato fuori dal Carnevale.
A D della Presidente confermo che all’esterno del Carnevale ho detto a ACPR 2 “che non finisce qui”, questo dopo che sono stato fermato dalla sicurezza. Intendevo dire che avremmo risolto la cosa dopo, ma quello che ho detto in quel momento è stato frutto di un non ragionare. Anche quello che ho detto al suo amico, ______________, è stato frutto di un non ragionare. Io dopo i fatti non mi sono mai più avvicinato a ACPR 2, a ACPR 1, ai loro amici o ai famigliari.”
(VI imputato, p. 7, all. 1 V. DIB.)
10.2. In merito alle imputazioni di lesioni semplici e minaccia, l’imputato ammetteva nuovamente il suo agito, riferendo:
" A D della Presidente a sapere se ammetto i fatti imputati al punto 2 dell’AA (lesioni semplici a danno di ACPR 1) rispondo che ammetto i fatti descritti e cioè di aver colpito con dei calci anche ACPR 1 sia all’addome che sulla gamba sinistra.”
(VI imputato, p. 8, all. 1 V. DIB.)
" A D della Presidente a sapere se ammetto i fatti imputati al punto 3 dell’AA (minaccia a danno di ACPR 2) rispondo che ricordo di aver minacciato ACPR 2 dicendogli che non sarebbe finita lì.
A D della Presidente a sapere dove si trovava ACPR 2 quando gli ho detto “che non sarebbe finita lì” rispondo che lui era fuori dal perimetro del Carnevale, dove c’è il tendone dello ____________, ma all’esterno del perimetro. Non so dire quanto tempo era passato dai fatti avvenuti all’interno, ma qualche minuto certamente. ACPR 2 era sdraiato, era già arrivata l’ambulanza, era sdraiato sul lettino dell’ambulanza, questo quando io l’ho minacciato.”
(VI imputato, p. 8, all. 1 V. DIB.)
10.3. In merito all’atteggiamento avuto dall’imputato nei confronti delle vittime, meritano di essere riportate le parole dello stesso imputato che durante il dibattimento, nuovamente confrontato con un messaggio inviato poco dopo i fatti a ACPR 2, ha ripetuto:
" ADR che confermo che il giorno successivo, con l’account di mio fratello, ho scritto un messaggio perché mi sentivo schifato da quello che avevo fatto. Ho scritto un messaggio e sono anche andato all’ospedale con _____________ per sapere come ACPR 2 stesse. Mi ero reso conto che avevo fatto una cosa che non si fa.
R: io ho scritto con l’account di mio fratello perché sia ACPR 2 che ACPR 1 mi avevano bloccato come contatto. Io ancora oggi mi scuso sia con ACPR 2 che con ACPR 1 per tutto quello che ho fatto; mi scuso anche con i loro genitori, con i famigliari che si sono sentiti male per questa storia. Non ho mai più fatto nulla di simile, mi pento e mi faccio schifo per quello che ho fatto. Per questo ho scritto subito il giorno dopo e sono anche andato in ospedale. In ospedale mi hanno detto che ACPR 2 era stato lì, ma non mi hanno rilasciato maggiori informazioni, non possono.”
(VI imputato, pp. 7-8, all. 1 V. DIB.)
Di transenna si rileva che l’imputato nel 2015 ha provveduto a risarcire le spese mediche sostenute dalle vittime, rispettivamente in data 11 dicembre 2017 ha sottoscritto una dichiarazione (doc. TPC 14) con cui si impegna a pagare fr. 5'000.- quale torto morale (di cui fr. 4'000.- a ACPR 2 e fr. 1'000.- a ACPR 1); in aula, ha altresì riconosciuto di dover pagare le spese legali sostenute dalle vittime (V. DIB., p. 3).
11. Gli accertamenti della Corte
11.1. Commette omicidio intenzionale ai sensi dell'art. 111 CP chiunque intenzionalmente uccide una persona. Il tentativo, ex art. 22 CP, è dato quando l'autore realizza tutti gli elementi soggettivi dell'infrazione e manifesta la sua intenzione di commetterla, senza che siano adempiuti integralmente quelli oggettivi (DTF 137 IV 113, consid. 1.4.2 pag. 115 e rinvii). Il tentativo presuppone sempre un comportamento intenzionale, il dolo eventuale è però sufficiente (STF 6B_246/2012 del 10 luglio 2012 consid. 1.1.1).
Giusta l'art. 12 cpv. 2 CP, commette con intenzione un crimine o un delitto chi lo compie consapevolmente e volontariamente. Basta a tal fine che l'autore ritenga possibile il realizzarsi dell'atto e se ne accolli il rischio. La seconda frase dell'art. 12 cpv. 2 CP definisce la nozione di dolo eventuale (DTF 133 IV 9, consid. 4), che sussiste laddove l'agente ritiene possibile che l'evento o il reato si produca e, cionondimeno, agisce, poiché prende in considerazione l'evento nel caso in cui si realizzi, lo accetta pur non desiderandolo (DTF 137 IV 1, consid. 4.2.3).
11.2. La Corte, sulla base di tutto il materiale probatorio agli atti, preso atto delle dichiarazioni predibattimentali e dibattimentali, del rapporto medico legale e del certificato medico agli atti, in merito al punto 1 AA, ha accertato che l’imputato la notte del 5 marzo 2014, quando ha visto la sua ex compagna, che lo aveva lasciato solo 2 settimane prima, che ballava amorevolmente e si baciava con ACPR 2, è stato accecato dalla gelosia e in preda a tale sentimento si è scaraventato sul suo antagonista e, cogliendolo di sorpresa, gli ha sferrato un pugno al viso dotato di una notevole energia, provocandone la caduta a terra. La Corte ha inoltre accertato che quando ACPR 2 era a terra privo di sensi e già indebolito dal forte pugno che gli era stato sferrato, nonostante l’imputato avesse ben visto che lo stesso era inerme al suolo, l’ha colpito con diversi calci, di cui almeno due diretti alla nuca sferrati come “fosse un pallone”, prendendo di mira e colpendo una zona, la testa, che come è notorio, è sede di funzioni vitali e quindi particolarmente sensibile.
Ciò comporta, ha considerato la Corte, che chi come IMPU_1 - persona che all’epoca dei fatti praticava kickboxing e aveva praticato il calcio e quindi in grado di assestare colpi precisi e mirati - sferra più calci alla testa di una vittima a terra, priva di sensi, inerme ed indifesa, non può non pensare di poterne causare la morte. E se, nonostante tale consapevolezza, le infligge più di un calcio al capo, di una forza evidente, come quando si calcia un pallone, non può che aver accettato il rischio, certamente alto, di provocarne la morte.
IMPU_1 sferrando come ha fatto diversi calci mirati alla testa e al collo/nuca, non poteva quindi non prendere in considerazione il rischio di poter colpire a morte ACPR 2 e non solo di potergli causare delle lesioni gravi o un grave danno alla salute, ciò che l’imputato stesso ha confermato in aula, e che è ulteriormente confermato dall’accanimento che ha dimostrato sulla sua vittima, questo dal momento che neppure l’intervento di ACPR 1 che si è posta su ACPR 2 a mo’ di scudo, è servito a fermarlo. Un ulteriore elemento di questa assoluta determinazione è costituito dal fatto che l’imputato non si è fermato da solo, ma è stato fermato nella sua azione violenta contro ACPR 2 solo dall’intervento degli agenti di sicurezza che lo hanno bloccato e allontanato; oltre a ciò, la determinazione dell’imputato è confermata ulteriormente dal fatto che, anche se era trascorso del tempo e benché ACPR 2 si trovasse disteso sulla lettiga dell’ambulanza, ha ancora tentato di avventarsi sulla vittima e, non riuscendovi, lo ha comunque minacciato pesantemente dicendogli che non era finita lì, confermando la volontà di volere il peggio per la vittima.
Sulla base di detti accertamenti la Corte ha confermato l’imputazione di tentato omicidio intenzionale per dolo eventuale, escludendo la tesi della negligenza proposta dalla difesa.
11.3. Ai sensi dell’art. 123 cifra 1 CP, chiunque intenzionalmente cagiona in altro modo un danno al corpo o alla salute di una persona è punito, a querela di parte, con una pena detentiva fino a tre anni o con una pena pecuniaria. Questa norma protegge l'integrità corporea e la salute fisica e psichica e la sua applicazione presuppone una lesione significativa dei beni giuridici protetti. La giurisprudenza menziona, a titolo d'esempio, le ferite, i lividi, le escoriazioni o le graffiature, salvo che queste lesioni abbiano per conseguenza solo un disturbo passeggero e senza importanza della sensazione di benessere (DTF 134 IV 189 consid. 1.1; 119 IV 25 consid. 2a).
Tra il comportamento pericoloso dell’autore e le lesioni corporali della vittima deve poi sussistere un rapporto di causalità naturale ed adeguato (Corboz, Les infrations en droit suisse, vol. I, 3 éd., Berna 2010, ad. art. 223, n°16, pag. 136). Dal profilo soggettivo l’art. 123 cifra 1 CP presuppone che le lesioni al corpo o alla salute di una persona siano state cagionate intenzionalmente, laddove il dolo eventuale è sufficiente. La negligenza è per contro esclusa.
11.4. La Corte ha confermato il punto 2 dell’AA relativo alle lesioni semplici in danno di ACPR 1. Le lesioni causate alla vittima sono comprovate dal certificato medico agli atti e, peraltro, lo stesso imputato ha ammesso di aver colpito con calci ACPR 1, sia all’addome che sulla gamba sinistra. La Corte ha ritenuto che non è credibile che l’imputato non abbia agito intenzionalmente nei confronti della vittima, come sostenuto dalla difesa, considerato che sarebbe bastato che si fermasse e non continuasse a colpire con calci la vittima, come invece ha fatto, posto che l’aveva ben vista porsi con il suo corpo a difesa di ACPR 2.
11.5. La Corte ha infine confermato anche il punto 3 dell’AA relativo alla minaccia a danno di ACPR 2, reato ammesso dall’imputato e di cui, poste le risultanze agli atti, sono pacificamente realizzati i presupposti oggettivi e soggettivi.
12. Commisurazione della pena
12.1. In merito alla commisurazione della pena, richiamato l’art. 47 CP, la Corte ha valutato oggettivamente e soggettivamente grave la colpa dell’imputato, avuto riguardo alle modalità dell’aggressione a ACPR 2, al fatto che IMPU_1 si è scaraventato su di una vittima che non aveva alcuna colpa, che non gli aveva fatto nulla, cogliendola di sorpresa ed impedendole in tal modo qualsiasi difesa, colpendola con un forte pugno che l’ha stordita facendole perdere i sensi e continuando poi a colpirla con calci quando era a terra priva di sensi e senza alcuna possibilità di difendersi, l’ha colpita ripetutamente con calci diretti in zone pericolosissime come la nuca e quindi il capo, dimostrando un notevole accanimento, vero è che non ha cessato di colpirla neppure quando ACPR 1 è intervenuta in sua difesa e venendo fermato solo dall’intervento della sicurezza. E l’imputato, ha considerato la Corte, è andato ancora oltre quando, nonostante fosse trattenuto dagli agenti di sicurezza, ha cercato ancora di avvicinarsi a ACPR 2 fino a quando era sul lettino dell’ambulanza, dimostrando una grandissima determinazione e volontà nell’aggressione violenta messa in atto.
La colpa dell’accusato è ancora grave perché ha agito per un motivo futile ed egoistico quale è la gelosia che, come ha detto lui stesso, non lo ha fatto più ragionare. Ha causato danni a due vittime che per diverso tempo hanno dovuto sopportare le conseguenze sia fisiche che psichiche del suo agire e che difficilmente un risarcimento può lenire o compensare fino in fondo.
Ciò detto la Corte ha considerato a favore dell’imputato che si è scusato con le vittime già il giorno dopo i fatti tramite Facebook, poi durante l’inchiesta, in occasione dei confronti ed infine ancora in aula; che ha intrapreso un percorso con la dr.ssa ______________ durato oltre un anno e mezzo volto alla gestione della rabbia dovuta al sentimento di rifiuto o di torto con passaggio a comportamenti aggressivi e violenti che, a detta della specialista, ha avuto buon esito; che anche in aula, come in parte già fatto durante l’inchiesta, l’imputato ha ammesso le sue responsabilità e ha collaborato con gli inquirenti; che ha provveduto al rimborso delle spese mediche sostenute dalle vittime; che alcuni giorni prima del dibattimento ha riconosciuto il torto morale dovuto alle vittime e in aula anche le spese legali da queste sostenute.
Sulla base di dette risultanze, la Corte ha riconosciuto all’imputato, come già fatto dal Procuratore Pubblico e chiesto dalla difesa, l’attenuante specifica del sincero pentimento ex art. 48 lett. d CP.
La Corte ha anche tenuto conto che l’imputato dall’epoca dei fatti ad oggi ha mantenuto un buon comportamento, così come dell’evoluzione positiva della sua persona, tanto da lavorare oggi quale __________ e quindi sicuramente in un ambiente esposto alla necessità di dover gestire situazioni di stress e provocazioni, acquisendo fiducia di sé. Inoltre, la Corte ha tenuto conto della sua giovane età all’epoca dei fatti, 21 anni, così come del fatto che si tratta di un tentativo commesso per dolo eventuale, per cui tutto ciò considerato, e tenuto conto della gravità dei fatti, la Corte ha ritenuto adeguata alla colpa dell’accusato la pena detentiva di 3 anni, di cui 6 mesi da espiare e per i restanti 30 mesi sospesa condizionalmente con un periodo di prova di due anni e ciò per tener conto dell’effetto di reinserimento sociale e professionale dell’imputato.
In merito alla richiesta degli accusatori privati di pronunciare una norma di condotta volta ad evitare contatti tra loro e l’imputato, la Corte ha osservato e tenuto conto che in quasi 4 anni non vi sono stati tentativi da parte dell’imputato di contatti diretti o indiretti con le vittime, per cui non ha considerato giustificata e proporzionata alla situazione concreta, tale misura.
13. Pretese degli accusatori privati
Come già detto sopra, l’imputato già in corso di inchiesta ha provveduto a risarcire le spese mediche sostenute dalle vittime e pochi giorni prima del dibattimento si è impegnato al pagamento di un torto morale a favore delle stesse; in aula ha riconosciuto di dover corrispondere alle vittime anche le spese legali da loro sostenute.
Per quanto concerne l’indennità per torto morale, IMPU_1 è condannato al pagamento di fr. 4'000.- all’ACPR 2 e fr. 1'000.- all’ACPR 1.
Va detto che, al di là di quanto riconosciuto dall’imputato, dagli atti (in particolare dagli interrogatori delle vittime e, per ACPR 2, anche dalla documentazione medica acquisita) emerge chiaramente come i fatti in esame abbiano causato una sofferenza fisica e psichica che si è protratta per diverso tempo, generando anche difficoltà nella quotidianità, di modo che la richiesta formulata dagli accusatori privati appare congrua.
Relativamente alle spese legali esposte pari a complessivi fr. 7'912.80, ritenuto come entrambe le vittime siano state poste a beneficio del gratuito patrocinio, IMPU_1 a titolo di risarcimento danni per le spese legali, è condannato al pagamento a favore di ACPR 2 di fr. 3'956.40 (di cui fr. 2'735.40 a favore dello Stato), rispettivamente di fr. 3'956.40 a favore di ACPR 1 (di cui fr. 2'735.35 a favore dello Stato).
14. Tassa di giustizia e spese processuali
La tassa di giustizia di fr. 1'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
Le spese per la difesa d’ufficio sono sostenute dallo Stato, riservato l’art. 135 cpv. 4 CPP. La nota professionale dell’avv. DUF1 è stata approvata così come esposta, con l’adattamento alla durata effettiva del dibattimento, e meglio per complessivi fr. 12'953.85, di cui fr. 10'710.- di onorario, fr. 1'284.30 di spese oltre a fr. 959.55 di IVA.
Anche la nota professionale del patrocinatore d’ufficio degli accusatori privati, avv. RAAP1, è stata approvata così come esposta, con l’adattamento alla durata effettiva del dibattimento, e meglio per complessivi fr. 5'470.75, di cui fr. 4'605.- di onorario, fr. 460.50 di spese e fr. 405.75 di IVA. Come indicato al punto che precede, l’imputato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 5'470.75 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano, mentre la differenza sarà versata direttamente agli accusatori privati.
visti gli art.: 12, 22, 40, 43, 44, 47, 49, 111, 123 cifra 1, 180 CP;
135, 138, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
1. IMPU_1
è autore colpevole di:
1.1. omicidio intenzionale (tentato)
per avere,
il 5 marzo 2014, a ___________,
tentato di uccidere ACPR 2,
colpendolo con un pugno al viso e facendolo cadere a terra, tirandogli poi ripetutamente calci alla nuca, al collo e alla schiena mentre si trovava a terra privo di sensi, cagionandogli le lesioni descritte nei certificati medici agli atti;
1.2. lesioni semplici
per avere,
il 5 marzo 2014, a ___________,
colpito ACPR 1 con dei calci all’addome e alla gamba sinistra, mentre questa tentava di proteggere ACPR 2, cagionandole le lesioni descritte nel certificato medico agli atti;
1.3. minaccia
per avere,
il 5 marzo 2014, a ___________,
incusso timore in ACPR 2, dicendogli che “non sarebbe finita lì”;
e meglio come descritto nell’atto d’accusa.
2. Di conseguenza,
avendo dimostrato sincero pentimento,
IMPU 1 è condannato
alla pena detentiva di 36 (trentasei) mesi.
3. L’esecuzione della pena detentiva è sospesa in ragione di 30 (trenta) mesi, con un periodo di prova di anni 2 (due). Per il resto è da espiare.
4. IMPU 1 è inoltre condannato a versare:
4.1. all’accusatore privato ACPR 2 l’importo di fr. 4'000.- a titolo di indennità per torto morale e fr. 3'956.40 a titolo di risarcimento danni per spese legali (di cui fr. 2'735.40 a favore dello Stato, in quanto al beneficio del gratuito patrocinio);
4.2. all’accusatore privato ACPR 1 l’importo di fr. 1'000.- a titolo di indennità per torto morale e fr. 3'956.40 a titolo di risarcimento danni per spese legali (di cui fr. 2'735.35 a favore dello Stato, in quanto al beneficio del gratuito patrocinio);
5. La tassa di giustizia di fr. 1'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
6. Le spese per la difesa d’ufficio sono sostenute dallo Stato.
6.1. La nota professionale dell’avv. DUF1 è approvata per:
onorario fr. 10'710.00
spese fr. 1'284.30
IVA (8%) fr. 959.55
totale fr. 12'953.85
6.2. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 12’953.85 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
7. Le spese per il gratuito patrocinio degli accusatori privati sono sostenute dallo Stato.
7.1. La nota professionale dell’avv. RAAP1 è approvata per:
onorario fr. 4'605.00
spese fr. 460.50
IVA (8%) fr. 405.25
totale fr. 5'470.75
7.2. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 5'470.75 non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 138 cpv. 1 e 135 cpv. 4 CPP).
Intimazione a: -
Comunicazione a: - Comando della Polizia cantonale, SG/SC (Servizi centrali), via S. Franscini 3, 6500 Bellinzona
- Ministero Pubblico, SERCO, 6501 Bellinzona
- Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise criminali
La Presidente La vicecancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 1'000.--
Inchiesta preliminare fr. 300.--
Perizia fr. 1125.--
Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 183.75
fr. 2'608.75
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