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Incarto
n. |
Lugano, |
Sentenza In nome |
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La Corte delle assise criminali |
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composta da: giudice Mauro Ermani, Presidente
GI 1, giudice a latere
GI 2, giudice a latere
__________, assessore giurato
__________, assessore giurato
__________, assessore giurato
__________, assessore giurato
Veronica Lipari, cancelliera
sedente nell’aula penale di questo palazzo di giustizia, per giudicare
nella causa penale Ministero pubblico
e in qualità di accusatori privati
ACPR 1
Patrocinati dall’avv. RAAP 1
ACPR 2
ACPR 3
ACPR 4
contro IM 1,
rappresentato dall’avv. DUF 1
in carcerazione preventiva dal 23 giugno 2017 al 6 dicembre 2019 (168 giorni);
in anticipata esecuzione della pena dal 7 dicembre 2019
imputato, a norma dell’atto d’accusa nr. 86bis/2018 del 13.8.2018 emanato dall’allora Procuratore pubblico PP 1, di
1. Assassinio
per avere, ad __________ il 23.06.2017, sulla rampa d’accesso all’autosilo sotterraneo “__________”, agendo con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo e modalità particolarmente perversi, intenzionalmente ucciso la moglie +__________ dalla quale doveva vivere separato per decisione supercautelare pretorile, colpendola ripetutamente da distanza ravvicinata e a bruciapelo, con almeno 7-10 colpi a lei sparati con la pistola ZCZ cal. 7,62 Tokarev da lui portata seco, dopo averla raggiunta seguendola di soppiatto e sorprendendola mentre si recava a piedi sul posto di lavoro ad __________,
configurandosi il movente e lo scopo particolarmente perversi nel suo egoismo ossessivo, possessivo e liberticida nei confronti della consorte non avendone mai accettato, incurante delle decisioni giudiziarie, la separazione e l’indipendenza poiché da lui ritenuta essere di sua esclusiva “proprietà”, ciò che può essere riassunto nell’assioma “o sei mia o non sarai di nessun altro”, mettendo poi in atto le sue reiterate minacce di morte con modalità particolarmente perverse dimostrate dall’essersi premeditatamente armato, averla cercata, seguita mentre si recava al lavoro e infine freddamente e crudelmente uccisa scaricandole addosso e di spalle, pressoché tutto il caricatore della pistola quale segno di odio disumano, di totale disprezzo per la vita altrui e di bestiale vendetta per avergli opposto l’ennesimo rifiuto di tornare da lui;
e meglio per avere,
- già durante il matrimonio esercitato su di lei un ossessivo, egoistico e possessivo totale controllo sia sui di lei movimenti sia sulle sue libertà, da lui messo in atto anche sul posto di lavoro della donna tanto da costringere il datore di lavoro della __________ di __________ a licenziarla in data 20 gennaio 2014. Atteggiamento possessivo, violento e preclusivo di ogni libertà sfociato in svariati episodi di liti fra i coniugi con interventi di polizia, del Ministero pubblico e di altre autorità, di cui l’ultimo avvenuto in data 6 aprile 2017 e sfociato nella decisione 7 aprile 2017 di allontanamento del marito dal domicilio coniugale accompagnato da una misura supercautelare del Pretore di __________ di mantenere una distanza di almeno 200 metri dalla consorte (AI 59);
- continuando ad esercitare questo ossessivo e possessivo controllo su di lei (a suo dire per presunti ma mai comprovati “tradimenti” di lei) anche dopo la summenzionata misura giudiziale di allontanamento e di divieto di avvicinarsi a lei, violandola peraltro sistematicamente con abusivi appostamenti, inseguimenti, osservazioni a distanza e incontri a sorpresa (AI 163 pag. 3 righe 14-19);
- perseguitandola nel contempo con l’invio, fra maggio e giugno 2017, con un’infinità di messaggi SMS per indurla a tornare con lui per poi intimarle, di fronte ai risoluti dinieghi di lei, dei termini temporali per “…pentirsi…” altrimenti “…sarebbe stato troppo tardi…”“(AI 154 pag. 21 righe 12-14 e pag. 34 righe 22-30), giungendo infine, sempre tramite vari messaggi SMS, a proferire al di lei indirizzo inequivocabili minacce di morte (AI 154 pag. 33 righe 28-33; pag. 34 righe 28-30 e pag. 35 righe 6-8);
- pianificando ed organizzando, a __________ qualche giorno prima del grave fatto di sangue, l’acquisto a suo dire per telefono (di cui però non è stata trovata traccia nei tabulati del suo cellulare) della summenzionata pistola e dei relativi colpi, acquistati, sempre a suo dire, da uno sconosciuto (secondo lui espressosi in lingua macedone o albanese) che gliel’avrebbe recapitata in bucalettere in cambio di CHF 1'000.- , pure lasciati da lui in bucalettere (AI 163 pag. 2 righe 36-40);
- sapendo del tragitto percorso dalla consorte per recarsi al lavoro ad __________ avendola spiata sistematicamente nel periodo precedente, deciso scientemente di passare all’azione il 23 giugno 2017 verso le ore 08.45 per mettere in atto le summenzionate minacce di morte, portando seco l’arma e recandosi ad __________ con la sua auto AUDI targata __________ posteggiandola nei parcheggi pubblici di Via __________ ad __________, tendendole in tal modo un agguato sorprendendola per strada e, dopo averla avvicinata e strattonata per il collo, la trascinava lungo la rampa d’entrata dell’autosilo dove poi estraeva, dal retro della cintola dei suoi calzoni dove l’aveva preventivamente infilata, la suddetta pistola scaricando a bruciapelo sulla donna, soprattutto da retro (AI 146), tutti i colpi del caricatore, salvo l’ultimo per utilizzarlo onde inscenare il suo ferimento al capo, poi rivelatosi medicalmente solo superficiale e di striscio (AI 180);
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 112 CPS;
1A Imputazione alternativa o subordinata (art. 325 cpv. 2 CPP): omicidio intenzionale
per avere, nelle medesime circostanze di tempo e di luogo e con le modalità descritte al punto precedente, intenzionalmente ucciso la moglie +__________ dalla quale doveva vivere separato per decisione giudiziaria, sparandole a bruciapelo e da distanza ravvicinata, almeno 7-10 colpi con la pistola ZCZ cal. 7,62 Tokarev, provocandone in tal modo il decesso pressoché immediato a seguito delle ferite letali riportate;
fatti avvenuti: nelle già indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 111 CPS;
2. Contravvenzione alla LF sull’assicurazione per la vecchiaia e i superstiti
per avere, a __________ e __________ nel corso del 2016, in violazione dell’obbligo che gli incombeva in qualità di datore di lavoro, intenzionalmente omesso di produrre, per l’anno 2016, la distinta dei salari così come richiesto dalla RAAP 1, malgrado i vari solleciti a provvedervi;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 88 LAVS;
3. Incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegali
per avere, ad __________ il 23.05.2017, scientemente procurato un’attività lucrativa nella sua ditta di __________, al cittadino __________ __________ privo del necessario permesso;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 116 cpv. 1 lett. b LStr.;
4. Infrazione alla LArm
per avere, a __________ ed __________ nel corso del mese di giugno 2017, senza diritto, dapprima acquistato illegalmente, a suo dire da uno sconosciuto, la pistola ZCZ mod. 57 cal. 7,62 Tokarev n. di serie __________ con relativo caricatore contenente 9 colpi, senza essere al beneficio della relativa autorizzazione e senza essere titolare di un permesso di porto d’armi, portandola poi abusivamente con sé fuori dal domicilio in occasione del crimine di cui al punto 1. Inoltre per avere, a partire dal 2007 in poi, acquistato presso il negozio __________ di __________, diverse munizioni per armi a canna lunga e per pistola, esportandole poi illegalmente in __________ senza alcun diritto o permesso ufficiale per l’esportazione di tali componenti;
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 33 cpv. 1 lett. a LArm;
5. Ripetuto danneggiamento
per avere, ad __________ il 23.06.2017 all’interno dell’autosilo sotterraneo “__________”, in occasione dei fatti di cui al punto 1, intenzionalmente danneggiato i veicoli in sosta Honda targato TI __________ di ACPR 3 e Toyota targato SO __________ di ACPR 4, tramite i colpi sparati alla +moglie __________ con la pistola ZCZ cal. 7.62 Tokarev e poi rimbalzati in uscita dopo averla colpita, provocando in tal modo dei danni alle rispettive carrozzerie per complessivi CHF 5925,40.-.
fatti avvenuti: nelle indicate circostanze di tempo e di luogo;
reato previsto: dall’art. 144 CPS;
Presenti: - il Procuratore pubblico PP 1, in rappresentanza del Ministero Pubblico;
- l’imputato IM 1, assistito dal suo difensore d’ufficio, avv. DUF 1;
- l’avv. RAAP 1, patrocinatore d’ufficio (GP) delle accusatrici private eredi ACPR 1, accompagnato dal collega avv. __________.
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Espletato il pubblico dibattimento: |
mercoledì 29 novembre 2019 dalle ore 09:40 alle ore 18:10; giovedì 20 novembre 2019 dalle ore 09:40 alle ore 18:40. |
Sentiti: § il Procuratore pubblico, per la sua requisitoria, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
Il 13 giugno 2017, alle ore 00:13:34, IM 1, scrive alla moglie: “ti do 10 giorni per pentirti perché dopo sarà troppo tardi”. Il 23 giugno 2017, alle ore 08:56:45, sulla rampa di accesso all’autosilo __________ di __________, IM 1 uccide la moglie __________ sparando 7 colpi di pistola, colpendola da tergo con 5 colpi, di cui 4 letali. Il calvario di __________ è iniziato ben prima del 13 giugno 2017, ovvero almeno all’inizio di aprile di quello stesso anno, quando con fatti concreti e con coraggio aveva deciso di riprendere in mano la propria vita. È altrettanto certo che, da quel momento, il suo cammino è diventato ancor più angoscioso e assillante. È la mattina del venerdì 23 giugno 2017, ore 08:50. __________, appena scesa dal bus che dalla sua nuova residenza in Via __________ a __________ l’aveva portata ad __________, stava scendendo la Via __________. Si stava dirigendo verso l’__________ dove aveva finalmente trovato un nuovo lavoro come __________ e __________. Alle 08:55, giunta all’altezza del condominio __________, in prossimità della __________, incrocia il marito dal quale si era separata all’inizio del mese di aprile 2017, che da poco più di un minuto la stava attendendo. Assieme, i due attraversano la strada e raggiungono la zona della rampa dell’autosilo __________. D’improvviso, il marito l’afferra e la solleva con forza da terra, trasportandola di fatto giù dalla rampa. Sono le ore 08:56:33. Da qui in poi, le videocamere esterne di cui è dotata la zona riprendono solo in parte la scena. Proprio in quei secondi giungono in prossimità della __________ l’impiegato comunale __________ ed il testimone __________. __________ riferirà che qualche secondo prima aveva notato sul marciapiede la coppia intenta a litigare, li aveva osservati mentre si avvicinavano all’imbocco dell’autosilo, vedendo l’uomo afferrare la donna al collo e trascinarla giù per la rampa. La sente urlare, ferma la sua Mercedes all’imbocco della rampa, la vede bloccata a terra dall’uomo. Alle ore 08:56:39 secondi, 6 secondi dopo l’ultima immagine del video, ma qualche secondo prima dell’immagine riferita da __________, la videocamera riprende il corpo dell’imputato in prossimità della rampa, è sbilanciato e per terra. La moglie era pure per terra in quel momento, appena sopra di lui. Il marito, appena rialzatosi, estrae da dietro la schiena una pistola. Si porta a monte della moglie armando la pistola. Le immagini successive mostrano il viso della donna con una chiara espressione di sofferenza, il marito ha appena esploso i primi colpi. Nei secondi che seguono, le immagini mostrano la donna che gira le spalle al marito e tenta di fuggire scendendo la rampa. Dietro di lei appare IM 1 che le punta la pistola alla schiena e spara dei colpi. La donna cade bocconi. Sono le ore 08:56:47. IM 1 ha appena ucciso sua moglie __________. L’imputato scende la parte finale della rampa e si porta davanti alla moglie, distesa. Rivolge la pistola contro il proprio capo e lascia partire un colpo, ferendosi al viso in modo superficiale. Nei secondi successivi si china sulla moglie, con ancora in mano la pistola. Sono le ore 08:56 e 52 secondi. La registrazione videofilmata si interrompe, riprenderà dopo 38 secondi mostrando l’imputato in piedi intento a risalire verso l’imbocco della rampa, che si china per recuperare il proiettile fuoriuscito dalla camera della pistola al momento della prima manipolazione. Le immagini mostrano che egli ritorna verso la vittima, intento ancora a maneggiare la pistola per caricarla con l’ultimo colpo alle 08:57:41 secondi. Le registrazioni video mostrano dei leggeri ma chiari movimenti del corpo della donna distesa. Le immagini si interrompono nuovamente. Non di meno, all’esterno, __________, gerente del chiosco sito dall’altra parte di Via __________, è in collegamento con la centrale di Polizia. Dalla registrazione della chiamata si ode in modo nitido, chiaro, l’ultimo colpo sparato dall’imputato. L’inchiesta ha chiaramente accertato che quell’ultimo colpo è stato sparato ancora contro la moglie. Sarà il colpo che lascerà il tatuaggio sulla pelle della schiena della vittima. Un colpo sparato a bruciapelo, a non più di 20 cm. Dritto al cuore della moglie, come evidenziato dalla TAC post-mortem. Secondo gli esami dei medici forensi, il decesso di __________ è da addebitare ad uno shock emorragico acuto conseguente a concomitanti lesioni alle strutture intratoraciche di cuore, aorta e polmone sinistro. Da tale esame è emerso che il corpo della vittima è stato leso da almeno 7 colpi che hanno prodotto complessivamente 20 fori riconducibili a 10 tramiti. Con l’esame tomografico assiale computerizzato, è stato evidenziato che in particolare 4 proiettili hanno interessato organi vitali. Un proiettile ha perforato da posteriore il cuore, l’aorta toracica e un polmone sinistro. Altri due proiettili hanno perforato da posteriore, il polmone sinistro. Dai referti medico legali, emerge infine che il decesso non è stato immediato, e che i colpi letali sono stati quattro e sono stati tutti esplosi alla schiena. Con riferimento alla scena ripresa a video, l’imputato ha sparato 4 colpi alla schiena della vittima, mentre questa stava tentando una disperata fuga. Di questi primi 4 colpi, 3 erano letali. Il quinto colpo, sempre sparato alla schiena, è stato esploso quando la vittima era già distesa per terra, con la schiena denudata. Anche quest’ultimo colpo è risultato letale, preciso al cuore. È stato sparato ad una distanza non superiore ai 20 cm. Questi sono i fatti. Potremmo anche chiudere qui e passare alla definizione della colpa e alla proposta di pena poiché quanto appena descritto è sufficiente per ritenere l’imputato autore colpevole di omicidio intenzionale. La pubblica accusa ritiene però che i fatti debbano essere esaminati con riferimento all’art. 112 CP, che descrive l’omicidio nella forma aggravata dell’assassinio, per il quale vi è una pena minima di 10 anni e una pena massima senza limiti. L’art. 112 CP è applicabile quando il colpevole ha agito con particolare mancanza di scrupoli, in particolare con movente, scopo e modalità particolarmente perverse. Quanto distingue l’assassinio dall’omicidio è la particolare mancanza di scrupoli correlata alla speciale odiosità della ragione d’agire, del fine perseguito, del modo di agire e di altre eventuali circostanze specifiche. L’autore è una persona senza scrupoli che agisce a sangue freddo, di un egoismo primitivo, privo di sentimenti sociali che non tiene conto della vita altrui pur di realizzare i propri interessi. Queste caratteristiche sono circostanze personali di cui all’art. 27 CP, vanno verificate secondo criteri morali oggettivi e devono apparire come un carattere costante della personalità dell’autore. A titolo di esempio, è stato ritenuto particolarmente odioso il movente dell’autore che uccide per derubare la vittima, per beneficiare di prestazioni assicurative, per vendetta o perché la vittima non si piega alla sua volontà. Lo scopo è particolarmente perverso, quando l’autore uccide per permettere la commissione di un altro reato, o per evitarsi degli inconvenienti, uccidendo ad esempio la donna incinta, o la moglie che lo preferisce ad un altro. Ancora, è odioso lo scopo quando l’atto è fatto per coprire delle malversazioni finanziarie consumate per garantirsi il proprio tenore di vita. Le modalità sono specialmente odiose quando l’imputato mostra particolare crudeltà o sadismo, che si traduce nel provare piacere nel vedere soffrire gli altri e nel tormentarli. Parimenti, un autore agisce con mancanza di scrupoli quando procede in modo efferato e brutale. Dall’esame del comportamento deve emergere una colpa tanto grave da distinguersi dalla già gravissima colpa dell’omicidio: la colpa dell’assassino deve assurgere a qualcosa di infamante. Il movente non è particolarmente perverso quando l’autore agisce in uno stato di emozione che le circostanze concrete rendono comprensibile da un punto di vista umano (senza comunque giustificarlo). Si tratta, ad esempio, del caso in cui l’autore agisce in una situazione di grave conflitto oggettivo o in preda a uno stato di grave e perdurante sofferenza, le cui cause sono oggettivamente imputabili alla vittima stessa. Se le cause non sono addebitabili alla vittima stessa, è verosimile che egli non sia semplicemente un omicida, ma un assassino. La valutazione della particolare assenza di scrupoli non può poggiare su considerazioni di tipo soggettivo. L’autore può realizzare queste circostanze anche senza esserne consapevole. Per giudicare la particolare assenza di scrupoli non vanno considerati particolari ragioni di indignazione generale e nemmeno il carattere dell’autore, ma la sua capacità di valutare il carattere illecito del suo comportamento e di agire secondo tale valutazione. Questa capacità non è incompatibile con la scemata imputabilità, né con una deficienza caratteriale, né con una violenta commozione non scusabile o con una profonda prostrazione non scusabile. Questi ultimi aspetti vanno considerati nella commisurazione della pena, non nella qualifica del reato. Una volta posto il quadro teorico, bisogna procedere alla sussunzione. IM 1, colpendo ripetutamente la moglie alle spalle, mentre questa visibilmente impaurita stava tentando di sottrarsi alla morte, dimostra un elevato disprezzo della vita altrui. In un secondo tempo, quando la moglie si trovava già stesa a terra agonizzante, recupera da terra un altro proiettile e le spara a bruciapelo alla schiena, manifestando l’assoluta mancanza di scrupoli di cui all’art. 112 CP. Questa circostanza fattuale dimostra una volta di più, che mai, nemmeno quando lo scriveva nei numerosissimi messaggi alla moglie, egli ha considerato l’eventualità di un suicidio. Eventualità mai nemmeno riscontrata dai vari medici specialistici che nel corso degli ultimi anni hanno avuto dei colloqui, delle riunioni e delle visite con l’imputato.
L’uccisione è stata per __________ l’apice di un lungo e infinito tormento, iniziato il 2 aprile 2017, quando IM 1 venne allontanato dalla propria abitazione a seguito dell’intervento della Polizia, resosi necessario dopo l’ennesimo episodio conflittuale con __________, in cui l’imputato se l’era presa con il genero, reo, a suo parere, di avere una relazione con la moglie. A seguito di questo episodio, __________ e la figlia __________ decisero di lasciare l’appartamento e vennero ospitate da un’amica. Madre e figlie rimangono dall’amica fino al 7 aprile 2017, quando, a seguito di una denuncia per violenza domestica (presentata il giorno prima da __________) e dell’interrogatorio di Polizia dell’imputato, questi viene definitivamente allontanato da casa per decisione, prima, della Polizia e, poi, del Pretore aggiunto. In quella circostanza, il giudice civile ha in particolare precisato che IM 1 non poteva e non doveva far ritorno al proprio domicilio, avvicinarsi a moglie e figlie per 200m, né recarsi presso la scuola di __________ né presso il posto di lavoro di __________. A seguito di un’esplicita richiesta di __________, il Pretore ha pure deciso in via cautelare la sospensione della comunione domestica, l’attribuzione dell’appartamento ad __________ e la sospensione delle relazioni tra IM 1 ed __________. Lo stesso Pretore, in un’ulteriore decisione in materia di protezione della personalità, aveva ordinato a IM 1 di astenersi dal contattare la moglie, proibendogli di avvicinarsi a meno di 300 metri di distanza. Il 25 maggio 2017 __________ scrisse a IM 1 il suo nuovo progetto di vita: un divorzio anche in __________, una vita da sola con le figlie, un lavoro e un appartamento appena possibile. Lo stesso giorno, alle 11:27 del mattino, IM 1 le rispose “__________, se sei sicura di quello che scrivi, se è la tua ultima decisione o no, devi pensare bene, per me non va così, questa non è la mia decisione, io ti ho detto cosa voglio” e la moglie gli rispose “ok, non vuoi capire che io non voglio nessuno?”. Il 4 giugno 2017 __________ scrisse ancora al marito: “voglio stare da sola e non permetterò a nessuno di avvicinarsi e stare con me, e non chiedermi più questo, voglio stare sola”. Il 5 giugno 2017, alle 00:13:28, IM 1 chiese alla moglie “dimmi solo se mi darai la possibilità di tornare insieme” __________ gli rispose di no. Quello stesso giorno, __________ gli scrisse ancora “voglio stare da sola, non so più in che modo devo spiegartelo, non posso sempre spiegare le stesse cose” e addirittura “se vuoi scrivermi, va bene, se vuoi sentirmi, va bene, se vuoi vedermi ti ho detto che non scappo più, e se vuoi uccidimi. Ma non chiedermi altro”. E ancora il 14 giugno 2017, alle 23:51:08, “ti dirò per l’ultima volta che è tutto finito, con te non c’è nessun rimedio, non meriti di amarti, e non meriti di farmi pena”. __________ glielo aveva comunicato anche in altro modo, ovvero assumendo un atteggiamento che può essere immaginato come un muro di gomma. Il 19 maggio 2017 la patrocinatrice in ambito civile di __________ comunica al Pretore che malgrado il divieto dell’11 aprile 2017, fino a quel giorno IM 1 aveva inviato alla moglie 514 messaggi. Solamente il 13 giugno 2017 IM 1 inviava ad __________ 47 messaggi, utilizzando Viber, senza ottenere risposta. Il 19 giugno 2017, i messaggi sono “solo” 38, pesanti anche a livello di contenuti, e le risposte di __________ sono due. IM 1 si appostava al bar dal quale poteva osservare il balcone del suo nuovo appartamento, la sorvegliava anche nei pressi del luogo di lavoro. Vi è una segnalazione fatta alla Polizia il 12 maggio 2017 dalla moglie che comunica che IM 1 violava le distanze di sicurezza. IM 1 ha mantenuto un continuo atteggiamento di sfida verso la moglie e le autorità, come dimostra il suo scritto del 1 giugno 2017 alla moglie: “se mi denunci, non solo alla Polizia, ma anche se vuoi denunciarmi a Dio, io quello che penso lo farò, anche se non ho più il controllo”, o quello del 19 giugno: “mi hai denunciato alla Polizia, io sono felice se mi denunci, prima che lo fai io penserò a come difendermi così che loro non potranno farmi niente, io non sono un idiota come te”. Il PP sostiene che le diverse autorità intervenute non hanno saputo cogliere la gravità della situazione e la pericolosità dell’imputato. __________ si è sentita sola e indifesa a fronteggiare l’imperversare del marito. Il 3 giugno 2017, __________ scrisse all’imputato: “perché mi stai minacciando tutto il tempo, fai quello che pensi, risolvi il problema, non ti preoccupare, non mi difende nessuno, vieni e uccidimi, stai libero, non mi difende più la polizia, non la chiamo più, vieni pure ed uccidimi, se nessuno può salvarmi, non mi difendo neanche più, fai quello che hai pianificato e basta”. Sebbene gli ordini del Pretore fossero stati impartiti sotto la comminatoria dell’art. 292 CP, nessuna segnalazione di reato è stata presentata alle autorità penali per la violazione di questi ordini. La Polizia è stata reiteratamente chiamata presso il domicilio della famiglia IM 1. Il PP ricorda le date: 2 febbraio 2012, 21 febbraio 2013 (su richiesta della signora __________, vicina di casa, che segnalava di aver ospitato __________ dopo averla sentita chiedere aiuto dal balcone, averla vista in corridoio con una mano intorno al collo respirare con difficoltà, perché il marito aveva tentato di strozzarla, fatto non propriamente irrilevante), alcuni giorni prima del 13 marzo 2013, il 2 aprile 2017 a seguito della lite con __________, il 4 aprile 2017 e infine il 7 aprile 2017, quando la Polizia consegna all’imputato la decisione di allontanamento e lo accompagna per raccogliere i suoi effetti personali. Il 12 maggio 2017 __________ chiama la Polizia, denunciando che il marito non rispetta la decisione del Pretore. Nemmeno i servizi preposti a individuare il pericolo, i medici specialistici del servizio psicosociale di __________ o i membri della CTR regionale hanno compreso la portata di ciò che stava accadendo. __________ sentiva che quel momento si stava avvicinando, ne aveva paura, come riferisce il testimone __________, vicino di casa, a cui avrebbe anche chiesto dove comprare lo spray al pepe. Dopo avere cercato di far ragionare l’imputato (senza successo) __________, logorata, sapeva che il suo momento sarebbe arrivato. Nei messaggi si trovano dichiarazioni di infinito amore, minacce di suicidio per amore, richieste di perdono, consigli di riconciliazioni di terze persone influenti come l’attuale premier ________, dichiarazioni di perdono per i tradimenti. IM 1 dapprima le rimprovera di avergli rovinato la vita, di averlo lasciato solo. Le rinfaccia tutto quanto fatto per lei, a partire dal matrimonio. Le rinfaccia di averlo privato della vedovanza, di averlo usato per ottenere il permesso di domicilio, di averlo sposato per denaro e di avere dilapidato la somma del decesso della prima moglie. Poi la minaccia di farla ritornare in __________ con le figlie e di disconoscere queste ultime. Per finire, le prospetta dapprima il proprio suicidio (ritenendola responsabile) e le comunica che la ucciderà. Il 7 giugno 2017 le scrive: “ti amo, non posso permettermi di perderti, questa è la mia ultima soluzione, altro non esiste, pensa bene cosa volevo dirti”. Il giorno dopo: “non permettere che comincio a pensare alla seconda fase perché questa non è buona per nessuno dei due”. il 9 giugno 2017: “credimi, la tua cattiveria non può essere maggiore della mia”. Il 12 giugno, non trovandola in casa, le invia: “ti avevo detto di non fare questo errore, tu invece lo hai fatto, adesso indietro non si può tornare”. Qualche ora dopo: “adesso ti rimane solo di pregare Dio, nient’altro”. A ridosso della mezzanotte: “ricordati bene, ti amerò fino alla morte, morirò sul tuo abbraccio e sul tuo petto, puoi divertirti finché non arriverà quel giorno, e arriverà”, fino ad arrivare al 13 giugno 2017: “ti do 10 giorni per pentirti, dopo sarà tardi”. Alle 2:39 di notte dello stesso giorno le scrive: “non permetterò neanche adesso di separarti da me, solo la morte può separarci”. Alle 8:22 del mattino poi: “tutte le lacrime che ho versato le pagherai, solo tu sai con che cosa”. Qualche giorno prima le aveva scritto: “penso che è arrivato il momento, penso che è sempre più vicino, è meglio che questo non venga perché non so a cosa porterà”. L’imputato riprende insistentemente l’aspetto della morte che si avvicina. Il 14 giugno 2017 le scrive: “non devi pensare che stavolta cederò, non pensare che mi passerà stavolta, non mi passerà, l’ultima soluzione è di stare insieme”. Il mattino dello stesso giorno le invia: “mi tormenti ancora, ma non sarà a lungo, io devo mettere fine al film, perché ogni film ha un inizio e una fine e la fine la devo mettere io perché non posso più guardare il film” e “quando metterò la fine al film tu mi dirai che era meglio guardarlo, ma oramai sarà troppo tardi perché non ci sarà più corrente per vedere il film, lo vedranno gli altri”. Sempre quel giorno: “oggi ho capito tante cose che tu definitivamente hai deciso” e nel pomeriggio “troverai in breve la mia risposta”. E ancora il 17 giugno 2017: “non ho più la forza, l’ultimo sforzo lo tengo per quello e quello deve venire, solo tu sai cosa penso io, penso che non posso senza di te, devo morire con te”. Il 3 giugno 2017 IM 1 le aveva ancora scritto: “sono disposto a tutto e morirò con te, credimi che morirò con te, non fare questo sbaglio” e “ti avevo già detto tante volte che morirò con te, devi essere sicura, non permettere che ti rassicuri perché sarà troppo tardi e non si potrà più tornare indietro”. Il 18 giugno 2017 poi: “__________ per favore non permettere che la penna finisca, perché sarà vuoto e sarà troppo tardi, non scriverò allora e allora sarà male”. Il 19 giugno 2017 è stato l’ultimo giorno in cui vi è stato un importante scambio di messaggi tra i due, che termineranno definitivamente il 21 giugno 2017. Nella serie infinita di messaggi, non si può ignorare quello di una __________ esasperata, che recitava: “perché mi stai minacciando tutto il tempo, fai quello che pensi, risolvi il problema, non ti preoccupare, non mi difende nessuno, vieni e uccidimi”. Quanto scritto da IM 1 è esattamente quanto lui ha messo in atto il 23 giugno 2017. Entrambi sapevano cosa sarebbe accaduto, la di lei madre, che __________ aveva sentito la sera prima al telefono, ha riferito agli inquirenti che la figlia le aveva detto di rimanere in salute per curare le sue figlie e che lei si trovava in un pozzo senza fondo. L’imputato non solo si è armato di una pistola carica di 10 colpi, ma ha lasciato sul letto anche uno scritto per __________ dove scrive: “io e tua madre andiamo insieme”. Sparare alla schiena e infierire sparando anche l’ultimo colpo, quando era già morente, concretizzano le modalità odiose dell’assassinio. Ma il fatto di aver terrorizzato la moglie per almeno un mese, facendole sentire sulla pelle e nella mente ogni ora del giorno che la sua fine era decisa, mostrando che nulla e nessuno poteva fermarlo, va assimilato alla tortura. Se queste modalità di agire non vengono ritenute particolarmente perverse e proprie ad una persona che ha agito intenzionalmente e senza scrupoli, il PP fatica ad identificare quali altre modalità possano pretendere di essere sussunte nel requisito di modalità particolarmente perverse esatto dall’art. 112 CP. Nella sussunzione dei fatti nel reato di assassinio la seconda circostanza da analizzare è il movente. Nel caso in esame, la gelosia dell’imputato per la moglie viene menzionata in varie testimonianze come ragione per la quale egli avrebbe agito. Lo stesso imputato scrive più volte di questa gelosia nei messaggi inviati alla moglie. In molti riferiscono che IM 1 controllava la moglie, la seguiva sul posto di lavoro e interferiva con i colleghi di lei in modo insolente, in quanto sospettati di avere una relazione lei. Le sottraeva il telefono, rifiutandosi di restituirlo anche davanti alla polizia. L’inchiesta non ha minimamente portato alla luce elementi che possano far sospettare di un’infedeltà della moglie. Le infondate gelosie hanno causato importanti liti, minacce e maltrattamenti, tanto da obbligare __________ a lasciare più volte il tetto coniugale sin dal 2012, dapprima in modo temporaneo e dal 2 aprile 2017 in modo definitivo. Questa gelosia trova origine nella differenza di età fra i coniugi, ma anche nelle circostanze particolari in cui i due si sono conosciuti e sposati, nelle condizioni sociali e famigliari di lei, e quelle personali e psicologiche di lui. Le liti riferite sono continue, assumendo la forma dell’insulto spregevole “puttana”, della minaccia con la pistola e dell’aggressione fisica (v. episodio dello strangolamento). Esaminando la cartella clinica ospedaliera di __________, emergono delle visite frequenti al PS, dove vengono riportati dei traumi non sempre di origine chiara. Alcune visite riportano delle lesioni che ai tempi avevano poco significato, ma che alla luce di quanto capitato, risultano sospette. Se dagli atti del procedimento non emergono contatti fra l’imputato o la vittima e i vari enti ospedalieri e sanitari, CPR, servizio psicologico e PS dopo il 14 maggio 2015 fino al 2 aprile 2017, non significa che la situazione fosse migliorata. A testimonianza di ciò vi è la partenza dal domicilio del figlio __________ nel 2015, poi delle figlie __________ e __________ nel 2016, che hanno lasciato l’abitazione in ragione del pesantissimo clima. __________ lo definisce “invivibile”, __________, riferisce di un “rapporto malato”. IM 1 era veramente, solo, geloso? La gelosia, se eccessiva, sfocia nella possessività, ovvero nell’impadronirsi dell’altro e della sua libertà. Leggendo gli atti del procedimento, si notano numerosi episodi che devono indurre a ritenere che a muovere IM 1 il 23 giugno 2017 non è stata la gelosia. Seguire, dubitare, controllare, sono atteggiamenti di un geloso che entro certi limiti possono essere comprensibili. Il fatto di rinchiudere la propria moglie in casa per non farla andare a lavorare, farle perdere il posto di lavoro, umiliarla davanti ad amici, familiari e figlie, ricattarla minacciando procedure civili e penali in __________, richiederle in nome della loro unione di rimanere incinta per poi indurla ad abortire, sottrarle la carta d’identità e rivolgersi a lei scrivendo: “tu non andrai da nessuna parte finché io sono in vita, separarmi da te credimi non permetterò neanche adesso e anche a te non permetterò di separarti da me, ti faccio tornare”, sono l’espressione di chi crede di poter avere un diritto esclusivo da esercitare sulla moglie. Poco conta se ciò ha origini culturali come lui stesso ha riferito 11 ottobre 2017, quando, riferendosi al matrimonio, dice: “cercavo una donna per cucinare, lavare e fare il bucato” e che “le donne in __________ non valgono niente”. Questo aspetto, pure rilevato dal perito psichiatra, è anche confermato da un episodio davanti alla CTR, quando l’imputato al termine di una riunione si rivolge ai membri della commissione minacciandoli di mai più permettersi di dire a sua moglie cosa deve e cosa non deve fare, “altrimenti...”. L’atteggiamento di rifiuto e di ribellione della moglie che cercava solo di recuperare la propria vita e la sua disubbidienza civile, rappresentano per l’imputato la caduta degli dei. È qualcosa di assolutamente inaccettabile e incompatibile con i suoi precetti che travalicano la gelosia, e si sublimano in un diritto esclusivo di proprietà. La disobbedienza civile della moglie è un movente perverso e odioso tanto quanto quello ritenuto dal TF a carico di un padre che aveva ucciso la figlia per ragioni analoghe (DTF 127 IV 10). In questa fattispecie, vi è anche lo scopo odioso e perverso. Non è sempre facile distinguere lo scopo dal movente, spesso i due si sovrappongono. L’imputato aveva lo scopo di togliere di torno colei che sfuggiva ai suoi ordini e colei che era la causa della sua situazione di degrado psicofisico. Ciò denota un enorme egoismo che va oltre ogni concezione civile. La pubblica accusa ritiene che IM 1 ha perseguito un altro scopo attraverso il suo agire: egli ha deciso di togliere di mezzo la moglie per vendicarsi del fatto che ella, nel suo immaginario, lo aveva usato e sfruttato ai fini personali, per poi abbandonarlo causandogli immensa sofferenza. Lo si nota quando scrive: “tutte le lacrime che ho versato in questi mesi le pagherai, ti giuro che le pagherai, solo tu sai con che cosa”. Le rimprovera di averlo usato per l’ottenimento del permesso di domicilio ottenuto nel 2014, e quando le scrive l’11 giugno 2017: “dopo tutti i problemi che ho avuto per sposarti, adesso ti devo perdere, questo sicuro non succederà”, o quando le fa pesare il sacrificio di averla sposata facendole presente di averle fatto un regalo per il suo trentesimo compleanno. Ancora: “mi hai rovinato la vita abbastanza, mi hanno tolto la vedovanza per te, ho perso i clienti a causa tua, mi hai denunciato alla polizia”. Alla testimone __________, in una conversazione del 30 maggio 2017, l’imputato dice: “adesso come obiettivo ho di vincere il caso davanti al giudice e di tenerla. Dopo le faccio pagare tutto”. Successivamente, al figlio __________, nella lettera lasciatagli sul letto, scrive “non riesco più a sopportare che lei viva con la disgrazia di tua madre e quindi tu e le tue sorelle non dovete aiutare __________ e __________, dovete prendervi cura solo di voi”. Alla Polizia, che lo interpella sul destino dato agli oltre 300 mila fr. incassati, afferma che lei lo ha sposato per i soldi. Aspetti rilevati dal perito psichiatra e classati con l’espressione “vissuti di risarcimento”. Il PP ritiene quindi che IM 1 ha agito con lo scopo di eliminare la causa del suo difficile momento psicofisico e delle sue sofferenze, ma anche con lo scopo di regolare i conti con una persona a cui ritiene di aver dato tanto e di aver ricevuto in ritorno una fregatura. In sunto: alla luce di tutto questo, appare ineluttabile ritenere che quanto commesso dall’imputato è un assassinio. E questo sia per le modalità, che per il movente, che per lo scopo. La pubblica accusa ricorda all’attenzione dei giurati che l’imputazione subordinata di omicidio intenzionale, usuale in casi del genere e pure suggerita dal legislatore, ha quale scopo di fungere da ripiego nella denegata ipotesi in cui la Corte non dovesse giungere alla sufficiente convinzione che i fatti in esame debbano essere sussunti nel reato di assassinio. Non va interpretata quindi come un dubbio della pubblica accusa sul reato che ha commesso l’imputato. Prima di passare alla pena, va discussa la perizia psichiatrica. Al perito psichiatra, per le sue specifiche conoscenze mediche e competenze, è richiesto di indagare la turba psichica o il disturbo del peritando formulando una diagnosi che aiuti nell’accertamento di un fatto. Inoltre, deve indagare il grado di imputabilità dell’imputato per rapporto al reato contestatogli, la sua pericolosità sociale, nonché proporre, se del caso, una misura. Nello svolgimento della perizia, lo specialista deve considerare i fatti così come accertati dal giudice, ma se questo accertamento definitivo non c’è, deve fondarsi sui fatti accertati dall’inchiesta. Il perito non deve incorrere in contraddizioni interne. Deve di principio esaminare tutti gli atti raccolti dagli inquirenti necessari a rendere un quadro quanto più preciso dell’imputato e del suo comportamento delittuoso. In concreto, la perizia agli atti conclude per una diagnosi di reazione acuta da stress grave, passeggera, su una persistente sindrome di disadattamento con disturbo misto delle emozioni e della condotta, ovvero un’alterazione diversa da un disturbo di personalità e da una patologia psichiatrica. Dall’esame condotto dal PP, questa perizia non appare ineccepibile. Innanzitutto il perito non sembra aver effettuato un esame completo della numerosa corrispondenza telefonica tra l’imputato e la vittima. In secondo luogo il perito sembra ritenere che l’imputato si sia sparato l’ultimo colpo per inscenare il suo ferimento o un tentativo di suicidio. Questo però non è quello che emerge dagli atti, e meglio dalla ricostruzione fatta dalla Polizia scientifica nel suo rapporto del 20 febbraio 2017 (AI 183, l’ultimo colpo sparato non era rivolto a sé stesso, bensì alla moglie). In terzo luogo, il perito dà per accertato un fatto non confermato, ovvero che egli, in prossimità dell’autosilo, prima di afferrare la moglie, si confrontava con un nuovo evento psicologicamente inaccettabile, ovvero la definitiva e inequivocabile impossibilità di recuperare il rapporto con la moglie. La circostanza, reiteratamente comunicatagli dalla moglie e dai figli nei giorni precedenti, non può essere ritenuto un nuovo evento psicologicamente inaccettabile. Il perito indica il concetto di reato d’impeto, lasciando intendere che potrebbe attagliarsi alla fattispecie in esame, oltrepassando i limiti del mandato e inoltrandosi in un campo che non è di sua competenza, poiché definire un reato “d’impeto” equivale ad apporgli una connotazione di carattere giuridico. A mente del PP, il perito ha inoltre sottovalutato le prime dichiarazioni dell’imputato rilasciate alla Polizia e al PP e non ha considerato che ha sparato l’ultimo colpo alla moglie, e non già a sé stesso, sempre alla schiena, dopo aver raccolto un proiettile da terra. Il perito afferma che “è possibile” affermare che IM 1 al momento dei fatti soffrisse di una reazione acuta da stress grave, e che tale quadro sembra essersi iscritto in una preesistente sindrome di disadattamento con disturbo misto. A mente del PP, in una fattispecie di tale delicatezza, da un perito ci si deve aspettare un giudizio ben più imperativo, ingiuntivo e perentorio, che un semplice “è possibile che” o “sembra essersi scritto su”. A maggior ragione se in perizia si scrive che l’imputato possiede delle competenze cognitive solo lievemente deficitarie (pag. 19), delle capacità intellettive nella norma (21), un’intelligenza concreta nella media (pag. 23) e che non soffre di un disturbo psichiatrico maggiore. Il TF ha già avuto modo di sottolineare come le sindromi post traumatiche da stress, si colleghano solo raramente ad un comportamento delittuoso (DTF 6S-353/2005 e DTF 6S_543/2000). Il reato commesso sotto l’impeto di affetto, ira, paura, gelosia, ossia condizionato da un violento impulso emotivo, può, a dipendenza dei casi, trovare fondamento in una riduzione delle facoltà cognitive, e più spesso volitive dell’autore. Dal profilo forense, la commissione di reati si accompagna per sua natura a stati di turbamento emotivo, che tuttavia rientrano nella normalità psicologica. Il giudice ne deve tener conto unicamente nell’ambito della commisurazione della pena (47 CP). Solo stati di turbamento emotivo maggiore, chiaramente attribuibili ad un disturbo psichico con valenza di malattia, adempiono le condizioni per l’applicazione dell’art. 19 cpv. 2 e più raramente del cpv. 1. In considerazione di quanto appena esposto, nonché del comportamento lucido, equilibrato e freddo tenuto dall’imputato immediatamente dopo l’aver esploso tutti i colpi tranne l’ultimo, consistente nell’inscenare il proprio suicidio, nel ricaricare la pistola, nello sparare alla moglie un ultimo colpo preciso al cuore, nel tentare di nascondere la pistola, nel fatto di aver predisposto in modo ordinato le lettere sul suo letto prima di partire la mattina, e nell’aver riferito subito o qualche tempo dopo alla polizia una dinamica ben diversa da quella che è stata accertata, il PP chiede che la perizia non venga considerata nelle sue conclusioni laddove postula una riduzione dell’imputabilità, fosse anche di grado lieve. Chiede inoltre che il disturbo e le difficoltà psicofisiche osservate sull’imputato vengano esaminate nella commisurazione della pena, e non della colpa. Se però questa Corte dovesse far proprie le conclusioni del perito, chiede che il grado di scemata imputabilità venga considerato con estrema prudenza, e per al massimo il 10-15% sulla colpa. L’art. 47 CP prevede che la pena deve essere commisurata alla colpa. In aggiunta al criterio della colpa, la norma impone di considerare la vita anteriore, le condizioni personali e l’effetto che la pena avrà sulla sua vita futura. In concreto si tratta di esaminare il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso (la vita) e la sua reprensibilità. La norma fa inoltre riferimento a circostanze soggettive proprie all’autore, e meglio i moventi e gli obiettivi perseguiti, così come la possibilità che l’autore aveva di decidere di non delinquere. A questo stadio vanno esaminati i criteri di attenuazione dell’art. 48 CP. Vengono citati motivi onorevoli, la grave angustia, l’impressione dell’esistenza di una grave minaccia, la provocante condotta tenuta dalla vittima, il fatto di aver agito in uno stato psicologico particolare, di violenta commozione d’animo (che deve essere scusabile), oppure in uno stato di profondo degrado psicologico come una profonda prostrazione che deve anche essere scusabile (non addebitabile all’imputato), e infine il sincero pentimento. Va considerata in seguito l’eventuale scemata responsabilità proposta dalla perizia psichiatrica, che va a ridurre la colpa, e non la pena. L’esame in concreto di questi primi due insiemi di criteri permette di stabilire la colpa oggettiva dell’imputato e la gravità di quest’ultima. Dopodiché la Corte dovrà procedere a fissare la pena base. Fissata questa, sarà da ponderarla facendo riferimento ancora ad altri criteri propri alla persona: la sua vita, i suoi precedenti, la sua reputazione, la situazione personale, il comportamento dopo il reato, nel corso del procedimento e quello tenuto a processo e in carcere, come pure l’effetto che la pena avrà sulla sua vita (salute, età, distanza dal suo paese, obblighi verso la propria famiglia, ecc.). Per finire si dovrà considerare il concorso con gli altri reati, siccome il comportamento tenuto dall’imputato nelle varie circostanze adempie i requisiti di legge per i vari reati ascrittigli. L’incidenza sulla pena sarà tuttavia molto lieve. Per la contravvenzione alla LAVS, ci vorrà una multa. In concreto, la colpa di IM 1 è estremamente grave. La soppressione di una vita appare ancor più grave se si considera che il comportamento dell’imputato racchiude tutte e tre le forme dell’aggravante dell’assassinio, per il motivo e lo scopo, tanto primitivi e inconsistenti da risultare egoistici e assolutamente avulsi da qualsiasi rapporto di adeguatezza con il bene attinto: la vita della moglie. L’agire di IM 1 è ancora più grave se si considera che l’ha uccisa dopo averla terrorizzata, umiliata di fronte a terzi, sui social, davanti alle di lei figlie. Egli ha addirittura tentato di rovinarne l’immagine anche dopo la morte, scrivendo al figlio __________ di non riuscire più a sopportare che lei viveva con la disgrazia di sua madre. Basti rileggere ciò che egli lascia scritto a __________: “tutto quello è per colpa tua”. Tutto questo per soddisfare un suo interesse, il suo benessere, un egoismo tale che è difficile da illustrare. La gravità della sua colpa non è attenuabile da una ridotta imputabilità a causa di un disturbo di natura psichiatrica, siccome la perizia non appare sufficientemente decisiva in questo senso. La gravità non è nemmeno attenuabile da un sincero pentimento. Quella resa dall’imputato è una frase di circostanza, dal momento che nel corso dell’inchiesta non ha rinunciato ad addebitare alla moglie responsabilità squalificanti, come il racconto al perito di __________ che la sera prima, dal balcone, in atteggiamenti intimi col vicino, gli avrebbe mostrato il dito medio. Affibbiandole dichiarazioni orrende come quella fatta a lui pochi secondi prima di morire, “tu e tuo figlio avete ucciso tua moglie per mangiare la vedovanza”. O ancora, nel corso dei verbali, accusandola di comportamenti riprovevoli come quello di averlo sposato per il permesso, per i soldi, accusandola di essersi appropriata del denaro che lei avrebbe dovuto riversare alla cassa AVS per spenderli al casinò. Il pentimento, non è mai concesso a chi non si assume le responsabilità di quanto commesso o per chi non collabora con gli inquirenti per chiarire fatti e responsabilità dell’accaduto. Appare assai difficile pure ritenere a discarico dell’imputato l’attenuante della violenta commozione dell’animo per le circostanze o uno stato di profonda prostrazione, ritenuto che entrambe le circostanze esigono che siano scusabili, ossia che la ragione di tale stato sia da attribuire in modo prevalente alla vittima. Esigenza che a mente del PP non è assolutamente data nel caso in esame. In un simile quadro, vi è da chiedersi quali elementi possano permettere al giudice di scostarsi dai limiti edittali superiori previsti dall’art. 112 CP, che prevedono un minimo di 10 anni ed un massimo della detenzione a vita. In considerazione di questo, la pubblica accusa non può formulare una richiesta di pena che si discosti da una pena base di 20 anni. Chiede inoltre la pronuncia di una multa di fr. 300.- per la contravvenzione. Non si oppone a che venga ordinata una misura, anche se esprime grossi dubbi sull’utilità della stessa. Chiede infine che l’imputato, malgrado la lunga permanenza in Svizzera e la presenza qui di quello che rimane della sua famiglia, venga espulso dalla Svizzera per il massimo di 15 anni. Per gli oggetti in sequestro non si oppone al dissequestro eventualmente richiesto dalla difesa;
§ l’avv. RAAP 1, rappresentante delle accusatrici private eredi ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
chiede alla signora __________, accusatrice privata, personalmente, di prendere la parola. __________ esprime le seguenti conclusioni:
“Inizialmente non pensavo di essere capace di partecipare al processo, ma poi io e mia sorella abbiamo trovato il coraggio di essere qui. Per onorare mia madre ho trovato il coraggio di parlare. Prima di giungere in Svizzera la nostra vita era molto pesante. Giunte qui, vivevamo in 7 in un appartamento con 3 stanze. Io e mia sorella vivevamo come ospiti. IM 1 aveva molte preferenze rispetto i suoi figli naturali, noi eravamo messe in disparte. Questa situazione è durata un anno e mezzo circa. Dopo nostra madre ha cominciato a lavorare. Vi erano continui litigi, IM 1 era molto geloso e la insultava, fin quando lei ha smesso di lavorare. Da lì in poi la situazione è diventata molto pesante. Mia mamma non poteva uscire da sola, veniva sempre controllata anche quando stava in casa. Vivevamo tutte sempre controllate e non potevamo sentirci serene, nemmeno in casa, dove lui effettuava delle entrate a sorpresa. Io cercavo di stare spesso fuori, mia sorella era più piccola e purtroppo ha subìto la situazione e tutti i loro litigi, a qualunque ora del giorno e della notte. Nonostante la mamma cercava di nascondere i suoi sentimenti, a noi era chiaro che soffriva. Io ho avuto molti attacchi di panico e sono finita in ospedale diverse volte, mi mettevo in mezzo tra loro per difenderla ma poi finiva che stavo male. Una volta sono andata con __________ all’insaputa di IM 1 a prendere un telefono perché il mio era stato rubato. Avevo fatto l’abbonamento a mio nome, l’avrei pagato da sola. Dopo un paio di giorni ero in camera con la porta aperta (non ci era consentito chiuderla in sua presenza) lui ha visto il cellulare e me l’ha buttato giù dal balcone. Sono uscita di casa scalza per riprenderlo, arrivata in giardino ho avuto un attacco di panico e sono corsa in ospedale con mia madre che correva per soccorrermi. Mia sorella piangeva e doveva soffrire in silenzio, era troppo piccola per fare qualcosa. Fino a marzo/aprile 2017 è andata avanti così. Ricordiamo come fosse ieri il rientro di IM 1 dalla __________, c’erano __________, __________ e il loro bambino. La mamma è stata accusata (con parole forti che eravamo abituate a sentire) di tradire IM 1 con il marito della figlia, unico uomo che poteva ancora entrare in casa senza essere accusato di essere amante di mia madre. Ha preso un coltello e minacciato di morte la mamma, ero in camera e ho sentito tutto, quando ho udito un rumore forte sono andata a prendere mia sorella e il bambino e li ho chiusi in camera con me e ho chiamato la polizia. Ho obbligato mia madre e mia sorella a non tornare più a casa, abbiamo trovato chi ci ospitava e abbiamo chiesto aiuto agli uffici competenti. Il nostro vissuto è di solitudine e di abbandono. Abbiamo cercato un appartamento dove pensavamo di poter avere una vita senza continui controlli, senza paura e minacce. Ciò non è stato possibile, lui ha sempre minacciato e insultato la mamma. I servizi non potevano fare nulla se non emanare una decisione di allontanamento che puntualmente non veniva rispettata. La mamma e noi pensavamo di trovare serenità, uscendo da quella casa vedevamo la luce in fondo al tunnel, ma ci sbagliavamo. Cercavamo aiuto senza riceverlo, o magari non potevamo riceverlo. Mamma era il nostro tronco, ha perso tutti rami nel bosco e sono rinsecchiti. Questo siamo io e mia sorella oggi __________ enne. Nostra madre ci è stata portata via da un momento all’altro. L’impatto è stato incredibilmente doloroso a dire poco. Il giorno in cui ci è stata portata via la persona più importante della nostra vita, colei che ci dava speranza e voglia di vivere nonostante tutto, io mi trovavo in vacanza mentre __________ era a fare uno stage al mio posto di lavoro. Ho ricevuto una chiamata dalla Polizia dal telefono della figlia di IM 1 in cui mi comunicavano che la mamma era stata uccisa. Pensavo che fosse uno scherzo di IM 1 per farmi stare male, invece non era così. Mi è stata passata la figlia di IM 1 che mi ha confermato che era vero. La mia vita si è fermata. Ho chiamato la gerente del negozio dove lavoravo chiedendo alla gerente di non dire nulla a mia sorella, dopo quella chiamata non ricordo nulla, solo che ad un certo punto uno degli amici con cui ero in vacanza mi ha chiesto i documenti perché eravamo in aeroporto. Mia sorella ricorda molto bene quella chiamata, rammenta che c’era una cliente in negozio che parlava di un delitto ad __________. Ha pensato alla mamma ed è andata in tilt. Quell’estate per noi è come se non ci fosse stata, ricordiamo poche cose. Girovagando tra lettere, appartamenti, problemi economici, fisici e psichici, pensavamo di non sopravvivere. Poi piano piano abbiamo capito che dovevamo andare avanti. Ci sentiamo sole, non abbiamo nessuno su cui contare veramente, dormiamo assieme nel letto e se una delle due tarda a tornare a casa senza avvisare l’altra ci spaventiamo subito. Viviamo in una costante ansia, come se lui possa farci del male ancora in qualche altro modo. Con la continua paura che esca dalla prigione o che riesca a comunicare con qualcuno per farci del male. Lui da sempre ha minacciato tutti quanti della mia famiglia, i miei nonni con una pistola, ha ucciso mia mamma a sangue freddo. Non ci sentiamo al sicuro, mai. Abbiamo chiesto aiuto ma nessuno ha potuto aiutarci e la mamma è morta. Quando abbiamo saputo che __________ ha chiesto la sua presenza per il matrimonio, abbiamo vissuto questo come un’ingiustizia. Nostra madre non potrà mai partecipare a nessun nostro evento. La vita per loro va avanti, mentre per noi è stata spezzata ed è finita. Ad oggi la nostra vita rimane vuota, ci sentiamo instabili e sperdute. Gli unici parenti di riferimento che abbiamo sono in __________, __________ o __________. Ma noi due non possiamo spostarci per questioni burocratiche ed economiche. Siamo qui a sostenerci a vicenda con il ricordo della mamma che ogni giorno ci manca sempre di più. Vi ringrazio per avermi ascoltata. Io voglio solo aggiungere che conosco il IM 1 come una persona che ha sempre manipolato tutti quanti e quando non è riuscito ha sempre cercato in qualche modo di attirare l’attenzione. Questa volta non ci è riuscito, non è riuscito a far andare le cose nel modo che lui voleva, ha fatto quello che ha fatto. Noi siamo distrutte, mia nonna ha solo voglia di morire, io vado avanti per mia sorella, la mia zia è finita in una specie di clinica di __________ per delle crisi di nervi che non aveva mai avuto. Tutta la famiglia è distrutta per via di un uomo egocentrico che vuole solo attenzioni. Lui ogni volta che faceva qualsiasi cosa di brutto, poi diceva di essersi pentito, manipolando tutti. Io sono stata l’unica che non ho mai creduto al suo gioco e ho sempre cercato di convincere mia madre ad andare via, anche a tornare in __________, non ci sono mai interessati i suoi soldi né i permessi per stare qui. È lui che pensava ai soldi, tant’è che nelle lettere parla solo di soldi e di catene d’oro. Come fa a dirsi pentito, non c’è nulla di buono in lui. Io non volevo niente di tutto questo, né soldi, né permesso né niente. Anche se eravamo poveri stavamo bene, avevamo tutto, siamo venuti in Svizzera con questo uomo che sembrava il migliore del mondo e invece ha distrutto una famiglia intera. Mia sorella va dallo psicologo, io non riesco ad andare perché mi trattengo e cerco di avere forza anche per lei. Non posso crollare per lei, sono forte per lei. Per me, so che questo è un procedimento e lo rispetto, ma nel mio cuore questa è una perdita di tempo, so che non è così perché è necessario e deve andare così, ma è una perdita di tempo. Dare attenzioni a questo uomo è una perdita di tempo. Lui non merita nessun perdono, oltre 10 anni di sofferenza e ha pure ucciso mia madre, che non ha mai avuto una vita felice perché era molto innocente, non era in grado di decidere da sola, è stata sempre manipolata da qualcuno. Io sono sempre stata contraria alla loro unione e cercavo di aiutarla in qualche modo. Anche senza che lui scrivesse che è stata colpa mia, io già mi sono data la colpa da sola, perché se io non la avessi convinta ad andare via, sarebbe stata almeno viva, anche se accanto a questo essere… però non so se sarebbe stata felice, perché vivere così non era una vita. Io non ho altro da aggiungere, vi ringrazio.”;
§ l’avv. __________, rappresentante delle accusatrici private eredi ACPR 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
I fatti emersi dall’inchiesta mostrano una situazione drammatica. Madre e figlie prigioniere di un uomo egoista, geloso, manipolatore che non concepiva il fatto che sua moglie potesse avere la propria indipendenza e una propria vita. L’imputato cercava una serva, un oggetto. Si tratta di una persona gelosa e possessiva che ha pure fatto abortire la moglie (v. verbale 12 ottobre 2017, riga 35, pag. 17) privandola della propria libertà di decisione. L’imputato progettava le accuse di adulterio, chiedeva ad amici di fingersi amanti della moglie per poi coglierla in flagrante. Numerosi i ricatti messi in atto, come le minacce di divorzio e di disconoscere le di lei figlie. Minacce ai parenti (v. episodio in cui puntò la pistola alla suocera) e minacce di morte ripetute, purtroppo portate a compimento. Questa vita di prigionia ha causato enormi sofferenze nella vittima e nelle figlie. Solo dopo l’aggressione a __________ con un coltello hanno potuto separarsi da questo ambiente tossico con l’intervento delle autorità. In questo modo speravano di potersi costruire una vita libera dall’oppressione dell’imputato, ma lì è iniziato un altro tipo di oppressione: __________ è stata pedinata e tempestata di messaggi. L’imputato ha inoltre scoperto l’indirizzo della nuova abitazione della moglie e delle figlie, per poi appostarvisi sotto. Portando all’estremo il suo atteggiamento egoistico, possessivo e ricattatorio, le ha dato pure un ultimatum. Oggi l’imputato ha confermato di essere una persona egoista, perversa, manipolatrice, possessiva e tirannica che non si assume le proprie responsabilità. Non ha mai chiesto perdono a __________ ed __________ per aver strappato loro la madre. Ha invece incolpato la vittima perché lo tradiva (falso), perché non voleva tornare da lui e perché gli avrebbe sparato per prima. Nelle lettere ha incolpato le figlie della vittima della sua morte. La sua memoria è molto precisa soltanto per descrivere ciò che gli fa comodo (es. i tradimenti inventati), ma quando si tratta di dover raccontare altro, diventa vaga. Non racconta della pistola, non ricorda ciò che ha commesso il 23 giugno. Dice di essere sicuro di volersi togliere la vita dopo aver commesso il fatto, salvo essere smentito dalle sue stessi dichiarazioni dove accusava la vittima di avergli sparato per primo. Dal rapporto polizia scientifica (foto 183), emerge che anche l’ultimo colpo, quello teoricamente destinato a sé stesso, è stato sparato alla schiena della vittima a distanza molto ravvicinata. L’imputato era pronto da tempo a fare ciò che ha fatto: pedinava la vittima per capire i suoi spostamenti, ha cercato un’arma, si è appostato sul suo percorso, l’ha afferrata e le ha sparato senza pietà mentre stava cercando di fuggire. Il tentativo di suicidio è ingannevole, poiché per stessa dichiarazione della figlia __________, l’imputato non si sarebbe mai tolto la vita. I fatti configurano senza dubbio alcuno il reato di assassinio. Ha ucciso la vittima con modalità particolarmente odiose e prive di scrupoli: è stata un’esecuzione. Il movente è perverso ed egoistico. La vittima gli apparteneva e solo lui poteva deciderne le sorti. Realizzato che non sarebbe più tornata, l’imputato ha deciso che __________ non poteva essere di nessun altro. Rinvia alla sentenza CARP no. 17.2011.108, consid. 38.1, che illustra le caratteristiche del reato di assassinio. Ne cita due passaggi a descrizione della personalità dell’autore e di colui che uccide la moglie poiché lasciato. L’imputato non poteva accettare di essere lasciato solo, sebbene è stato proprio lui la causa dell’allontanamento. Per concludere, alla luce delle risultanze dell’inchiesta, le ACP chiedono la sua condanna per i reati descritti nell’AA, nonché l’integrale accoglimento dell’odierna istanza di risarcimento;
§ l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1, il quale formula e motiva le seguenti conclusioni:
Il 23 giugno 2017, ad __________, IM 1 ha premuto il grilletto uccidendo sua moglie e poi cercando di uccidersi, bussando con quei colpi alle porte dell’infelicità. IM 1 ha compiuto il più grave dei gesti che si possono compiere: togliere la vita ad una persona. Per questo, prima di ogni valutazione giuridica, è opportuno e doveroso rivolgere un pensiero alla famiglia di __________ e al loro dolore. IM 1 l’ha detto in entrata ad ogni verbale, si è pentito ogni giorno e ogni notte di quello che ha fatto. La difesa aderisce alla richiesta di risarcimento degli ACP chiedendo alla Corte di valutarne l’entità in base alla condanna che deciderà. In merito alla questione giuridica, la difesa contesta il reato di assassinio chiedendo la derubricazione al reato di omicidio intenzionale. Anche se alcune dichiarazioni di IM 1 risultano dolorose, sconcertanti, fastidiose, e anche se l’idea che certe dinamiche famigliari tra uomo e donna non sono accettabili secondo i canoni occidentali, il reato di assassinio presuppone un ragionamento che deve fare astrazione da tutto ciò. Si è giunti in aula quasi due anni e mezzo dopo i fatti, con un AA che è stato rispedito al PP da questa Corte poiché non indicava, nella sua prima versione, movente e scopo del presunto assassinio. Tuttavia, nella versione corretta, l’indicazione di movente e scopo appare ancora lacunosa. L’AA è frutto di un’inchiesta condotta in modo superficiale dal MP. La difesa si trova d’accordo col Presidente che ieri ha constatato esserci stata troppa Polizia, a fronte di soli quattro verbali esperiti dinnanzi al PP, particolarmente succinti e sbrigativi, dove non sono stati indagati né il movente, né lo scopo, né le modalità del gesto. Un altro fatto ha condizionato negativamente l’inchiesta, ovvero la perizia, concessa unicamente da questa Corte il 19 dicembre 2018. Una perizia, fra l’altro criticata dal PP, che, seppur sia stata limitata dal lungo tempo trascorso dai fatti, si rivela di fondamentale importanza, poiché in qualche modo ricostruisce e dà le spiegazioni che l’inchiesta non ha saputo dare. Il compito della perizia è quello di aiutare a chiarire i fatti, indagare una turba psichica e valutare il grado di imputabilità. Il perito deve fondarsi su fatti accertati dall’inchiesta, che in questo caso è stata lacunosa. Dal punto di vista del perito, IM 1 quella mattina ha ricevuto il rifiuto definitivo da parte della moglie a stare con lui. Secondo il PP invece la vittima lo aveva già reso ampiamente presente prima. Ma il meccanismo della mente umana è più strutturato e non ci sono elementi per dire che quel rifiuto fosse stato compreso da IM 1 come un rifiuto definitivo. Infine, il perito non ha oltrepassato i limiti del suo mandato parlando di gesto d’impeto, ma ha reso una valutazione psicologica (e non giuridica) di quel gesto. Il MP ha fatto un grave errore di tempi, di modi e di merito. A mente della difesa questa perizia è fondamentale. Riguardo ai punti 2, 3, 4 e 5 dell’AA, la difesa si rimette al giudizio della Corte. I fatti nella sostanza sono ammessi, restano i problemi LARM e la valutazione a sapere se IM 1 fosse consapevole che __________ avesse o meno il permesso. La difesa si concentra comunque sulla questione assassinio/omicidio e sulla pena. I fatti nella sostanza sono ammessi. L’imputato ha reso sempre la stessa versione, salvo durante il verbale d’arresto. Su quella versione e su quel verbale, fatto alla Clinica __________ di __________, il difensore ricorda di aver visto in IM 1 il dramma umano che si stava consumando, chiede dunque di valutare quel verbale con estrema cautela. Nell’AA si semplificano e si generalizzano varie situazioni. I reati legati a dinamiche famigliari, necessitano attenzione alle sfumature e ai dettagli. IM 1 secondo l’AA ha esercitato un controllo ossessivo, un atteggiamento violento, ecc. A fronte di queste conclusioni, vanno apportate le seguenti precisazioni. Ripercorre il passato di IM 1. Nel dicembre del 2009, in un incidente muore la prima moglie. Una morte particolarmente drammatica alla quale, come riportano le figlie __________ e __________ (cita le dichiarazioni), egli reagisce malissimo. La perizia mette in relazione questo accadimento con i fatti di __________, indicando per IM 1 la presenza di sentimenti di perdita inaccettabili per contenuti emotivi vissuti in passato, senza alcuna successiva elaborazione intrapsichica. Questa dinamica va indagata e compresa, prima di dire (a torto) che IM 1 ha perfino, a dimostrazione del suo non sincero pentimento, accusato la moglie di averlo sposato per soldi o per il permesso. Il secondo matrimonio era fin da subito sbagliato e costruito su un bisogno utilitaristico di tutti e due. IM 1 ha investito tutto precocemente in questa seconda relazione poi sgretolatasi. Il sentimento di perdita e di abbandono è insopportabile per lui. Da qui il sospetto che __________ l’avesse sposato per i soldi. Nulla può giustificare il comportamento di IM 1, ma bisogna comprendere i motivi dell’agire. Il collega dell’ACP ha detto che __________ e le figlie erano prigioniere di un tiranno, parole durissime. IM 1 è un omicida, ma non è la persona che ieri l’avvocato delle accusatrici private ha descritto. Caratterizzare unicamente l’unione come una sorta di prigionia di __________, è sbagliato. La perizia mette sull’attenti indicando la presenza di una situazione antecedente al reato molto specifica. Sono stati citati vari testimoni, ma non le tre persone che maggiormente hanno vissuto, dall’interno, quella relazione. I figli di lui hanno saputo mantenere una discrezione e un tono notevoli durante tutta l’inchiesta, sono stati anche molto duri con il padre, senza smettere di essere una famiglia e di andare a trovarlo. Ieri il PP ha detto che i figli hanno lasciato la casa a causa di IM 1, ma questo è sbagliato. Cita alcuni estratti dei loro verbali a descrizione del matrimonio. __________ riporta che fino al momento dell’incidente, la loro era una famiglia normale. All’inizio anche con __________ andava bene, malgrado i litigi per via delle figlie di lei. __________ lavava i vestiti, ma non i loro e divideva il cibo nel frigo. Più passava il tempo e più la relazione non funzionava tanto da fare intervenire le rispettive famiglie in diverse occasioni. Anche il carattere di __________ non era dei migliori, IM 1 non è mai stato comunque violento con lei. __________ ha riportato la stessa versione. La vita di IM 1 girava attorno a __________ e, a causa di ciò, i figli sono stati trascurati. __________ conferma che il padre aveva un carattere forte, ma non li ha mai picchiati né obbligati a fare nulla. __________ prende poi posizione sull’aborto di __________, dicendo che loro non erano d’accordo ad un altro bambino e che il padre aveva reagito male. __________ aveva sostenuto di volere un altro figlio per tutelarsi a livello finanziario. IM 1 la riempiva di regali, la cospargeva di attenzioni. Avevano un tenore di vita superiore, era diventato egoista, pensava solo a lui e a __________. Non si è mai vista violenza. Anche a fronte del reato peggiore che si possa immaginare, questi sono i fatti. Le parole di IM 1 (“cercavo una domestica”) sono state espresse ieri in modo inopportuno. Lui in realtà intendeva dire una madre per i suoi figli, per la divisione dei compiti che lui intende, ma non cercava una prigioniera né una schiava. Il controllo su __________ che trascende nel periodo finale è un aspetto della sua gelosia, ma non è l’elemento caratterizzante di quel matrimonio. Nel 2012 abbiamo le prime avvisaglie di problemi documentati: vi sono reperti medici, una gravidanza conflittuale, viene coinvolta la CTR, IM 1 va d’urgenza da uno psichiatra in quanto sofferente e addolorato quando parla della sua prima moglie. Nel 2013 la CTR annota che il rapporto tra loro è migliorato, periodo in cui avviene una nefasta riunione di famiglia che li convince a perseverare insieme. Cita le dichiarazioni della madre di __________.
Tutto quel che accade in quel matrimonio, l’AA non lo considera. Si ritiene che dal 2009 al 2017 sia stato sempre solo IM 1 il possessivo, il geloso, che la trattava da prigioniera. L’episodio di aprile 2017, la storia tra __________ e __________, è un tradimento diverso dagli altri che fa degenerare la situazione. Riporta le dichiarazioni di __________ riguardanti i presunti tradimenti, cita anche le dichiarazioni di __________ a descrizione di quella sera, come pure quelle di __________. Quell’episodio pesa e tutta la famiglia è scossa da quella possibile relazione. Non è una sua proiezione mentale di IM 1, ma fatti che si inseriscono su un tessuto fragilissimo. Dopo quel momento, __________ e le figlie lasciano l’appartamento impaurite, IM 1 finisce fuori di casa nel vero senso della parola, dorme in auto, perde 30 chili, fuma disperatamente e gira con un cannocchiale a tracolla, ossessionato e allucinato. Perde il suo posto di lavoro. La perizia indica che IM 1 ha vissuto una reazione acuta da stress grave che insorge tipicamente entro un mese da un evento particolarmente stressante: la decisione del 6 aprile 2017. Cita la perizia: insonnia, ipolessia, ansia, calo di peso, tensione, fumo, così fino al giorno del reato. Tali sintomi si sarebbero auto alimentati attraverso la sua condotta: controllo della moglie, continui appostamenti, contatto con i figli, raccolta di informazioni, ecc., il tutto facendogli perdere il senso del tempo e dei propri impegni professionali e sociali. La decisione pretorile del 7 aprile 2017 segna un cambio di passo in questa vicenda. DUF 1 perde il lavoro e si trova senza nulla per la prima volta. Non riesce più ad adattarsi e non ha i mezzi per modificare una situazione che si ricollega al suo vissuto drammatico. La possibilità che l’unione potesse finire lo ha esposto ad un’angoscia di separazione potente e drammatica, che gli stravolge la vita e lo fa entrare in una nuova dinamica. Nessuno viene aiutato, né __________ né IM 1, che chiede aiuto ai suoi figli e poi ai medici. Anche questo disperato tentativo di dire “aiutatemi” è una novità, segno che non ha mai vissuto un periodo come quello. Ieri ci ha detto “non sono riuscito a lasciarla andare” e comincia quel delirante scambio di sms con __________ e con i suoi figli. Il PP ha dato finalmente una chiara e strutturata interpretazione dei messaggi, ma a mente della difesa parte da dei presupposti sbagliati. __________ effettivamente non vuole tornare con IM 1, il comportamento di IM 1 via messaggio è allucinante, ossessivo. Questo però non fa di lui un assassino. Ha spedito 514 messaggi in pochi giorni, a dimostrazione che non aveva nessun piano strutturato e che non stava bene. I messaggi vanno inseriti in quel contesto psicologico particolare, poiché la lettura globale di quello scambio ci dice che il IM 1 descritto in quello stato dalla perizia, nel fiume di messaggi, addossa ad __________ diverse colpe. La rimprovera per il fatto di averlo lasciato, lui, credendo di averle dato tanto. Inizialmente le dice: “morirò con te”. __________ risponde: “vieni e uccidimi, accoltellami IM 1” e lui: “non ti ucciderò mai solo te lo sai benissimo”. Il 4 giugno 2017 __________ scrive: “va bene, ieri ti ho detto vieni e uccidimi non ti denuncio”. IM 1n: “io non sono un assassino” e __________: “hai detto tu che ucciderai me, fallo, ora devo mangiare perché tu mi ucciderai”. Il giorno dopo: “uccidimi e basta”, “o mi uccidi o amici, un'altra soluzione non c’è”. IM 1 risponde: “tu puoi pensare quello che vuoi, io ti amo e nient’altro e voglio morire accanto a te”. La difesa non si permette di giudicare quanto ha scritto __________ e non si permette di dire che sarebbe stato meglio non rispondere in questo modo, poiché si tratta di una situazione uscita dai binari della normalità. Tuttavia quella di IM 1 non è una strategia della tortura, ma qualcosa di più drammatico. Un piccolo esempio: il PP ha detto che __________ ha rifiutato un suo passaggio per essere riaccompagnata a casa. IM 1 si offre di andare a prenderla, e lei: “non devi, vado a piedi finché non morirò da qualche parte”, “voglio morire da sola con le mie sofferenze”. La sussunzione di questi messaggi non è scontata come descritto dal PP ieri. Il messaggio del 13 giugno per IM 1 non è una scadenza di morte, ma una scadenza legata alla causa civile pendente. Si può parlare di premeditazione per quel messaggio? È un elemento indiziante e non una condizione per l’assassinio. A mente del difensore la premeditazione, qualora ci fosse, va relativizzata e non ci sono elementi che la rendono scontata. L’inchiesta non ha stabilito da dove arrivi la pistola con cui IM 1 ha ucciso __________, dal momento che egli in Svizzera non ha armi e dalla __________ non ne ha portate. Qualcuno gliel’ha fornita, lui non sa dire di chi. __________, che ha fornito un verbale delirante e che avrebbe potuto dire di più, è rimasto persona informata sui fatti. La difesa contesta la qualifica giuridica di assassinio. Premette che un omicidio intenzionale è già di per sé un reato gravissimo. L’assassinio deve distinguersi sulla base di una particolare assenza di scrupoli e quindi un concetto che rischia di essere influenzato da principi morali. Il legislatore ha dunque indicato esempi concreti al fine di individuare e qualificare la particolare assenza di scrupoli: movente, scopo, modalità particolarmente perverse. Per l’accusa vi sono tutte e tre le condizioni. Tornando al 23 giugno, la perizia afferma che IM 1 soffriva di una condizione clinica denominata reazione acuta da stress (cita la diagnosi). Al momento del reato era pervaso da una pulsionalità patologica, mossa dall’esasperazione causata da sentimenti di perdita inaccettabili. Secondo l’AA i moventi e lo scopo del gesto sono egoismo ossessivo, possessivo e liberticida nei confronti della consorte. L’AA quindi accomuna e sovrappone movente e scopo. Ieri il PP ha individuato un nuovo movente e un nuovo scopo non previsti nell’AA (motivo per il quale l’AA era stato rispedito al PP da questa Corte, l’allora PP ha emanato il nuovo AA in un giorno). Il movente, secondo il PP, non fu solo la gelosia. Di quanto scritto nell’AA, il PP non ha mai parlato, forse perché ha capito che è davvero un po’ poco. In requisitoria non ha illustrato l’unico movente indicato nell’AA. A mente della difesa non è emerso dall’istruttoria che IM 1 l’avesse mai umiliata davanti alle figlie o che chiudesse __________ in casa per non farla andare al lavoro. __________ ha altresì perso il lavoro poiché ha deciso di rimanere in vacanza nonostante il titolare le chiedesse di rientrare. __________ voleva tutelarsi a livello economico rimanendo incinta. __________ ha sofferto, IM 1 è stato geloso e possessivo, ma non ci sono elementi che dimostrano che quest’ultimo la ritenesse un oggetto, né che l’uccisione è stata causata dalla disobbedienza civile di __________. Il movente va ricercato in tutta la relazione, nella persona di IM 1, nelle dinamiche conflittuali. Perché l’ha quindi uccisa? La perizia indica due possibili eventi: IM 1 l’avrebbe vista con il vicino sul balcone. __________ lo ha inoltre incolpato di aver ucciso la moglie per “mangiare” la vedovanza. L’imputato spiega di averla uccisa per questi motivi, quando, alla __________ di __________, capisce finalmente che il rapporto non è più recuperabile. Il tema è l’incapacità di affrontare nuovamente un abbandono dopo la morte della prima moglie. In questo caso c’è un conflitto gravissimo all’origine e tanta sofferenza. La difesa non vede l’egoismo necessario ai fini del reato di assassinio. L’AA prima dimentica e poi sbaglia il movente, aspetto che poi si evolve in maniera importante in requisitoria.
Il PP ha asserito che lo scopo è stato indicato genericamente nell’AA e ha spiegato, in requisitoria, che egli ravvisa un doppio scopo per cui IM 1 avrebbe ucciso __________: togliersi di torno colei che sfuggiva ai suoi ordini e che gli provocava sofferenza, e, secondariamente, compiere una vendetta verso chi nel suo immaginario lo aveva sfruttato per fini personali, per poi abbandonarlo. Questi due scopi sono stati argomentati, nell’ottica del reato di assassinio. La difesa non può non portare all’attenzione della Corte il fatto che nell’AA ci sia uno scopo differente da quello argomentato ieri dal PP e che si sovrappone al movente. La difesa su quanto argomentato in aula dal PP, non ha potuto esprimersi e prendere posizione, e questi scopi sono incompatibili con le considerazioni peritali. L’avv. DUF 1 conosce IM 1 da prima di quella mattina, e sa che lui non poteva uccidere __________ con lo scopo di migliorare le sue condizioni personali. Contesta quindi il primo scopo indicato dal PP. La difesa inoltre rileva che il PP ha voluto dare maggior spessore ad uno scopo che non ha la necessaria forza per ritenere il reato di assassinio. L’inchiesta quindi non ha individuato il vero scopo, con il che questo elemento non va considerato. Sulle modalità di esecuzione, l’AA ci dice che le modalità particolarmente perverse sarebbero l’essersi premeditatamente armato, averla cercata, seguita mentre si recava al lavoro, e freddamente e crudelmente uccisa, scaricandole addosso e di spalle pressoché tutto il caricatore della pistola. Le immagini agli atti sono terribili, ma quale omicidio non lo è? IM 1 compie il suo gesto sotto le telecamere dell’autosilo e non poteva immaginare che lì non vi fossero. La scelta di __________ rimarca un’assenza particolare di premeditazione, poiché non avesse voluto essere visto, avrebbe potuto andare a casa di lei. Dopo il fatto, IM 1 non scappa e non si sottrae. Il rapporto di Polizia riporta che ha nascosto l’arma e si è detto che l’avrebbe fatto per non farsi sparare a sua volta. Dai video si vede un comportamento fortemente confuso. In aula si è per la prima volta rimarcato l’aspetto dell’ultimo colpo che egli avrebbe sparato alla moglie, nonostante durante l’inchiesta non sia stato un tema. Vero, si sente un colpo nella registrazione telefonica e la scientifica afferma essere l’ultimo esploso, ma non quello che IM 1 avrebbe sparato contro sé stesso. Secondo il PP ciò proverebbe che il suo tentativo di suicidio sarebbe inscenato. Tuttavia quest’ultimo colpo non compare nel video, quindi la difesa si chiede come sia possibile affermare che il tentativo di suicidio sia falso. L’inchiesta non risponde a questa domanda e il PP si limita a scriverlo nell’AA. Se una persona orienta la pistola verso la sua testa e fa partire un colpo che lo sfiora colpendosi di striscio dopo aver ucciso una persona, la difesa si chiede come sia possibile pensare ad una messa in scena. Il fatto che l’imputato possedesse delle armi non fa di lui un bravo tiratore. E se davvero avesse ideato una messa in scena, perché utilizzare così male quell’ultimo colpo? Perché non utilizzarlo per sé stesso dando forza a quella messa in scena? La difesa riconosce che l’imputato in passato ha spesso utilizzato il suicidio come atto dimostrativo. Ma stavolta era tutto diverso, come dice la perizia, non si può escludere che quel tentativo sia stato un reale tentativo di suicidio. La perizia riporta l’ideazione omicida-suicida arcaicamente immaginata dal peritando come risolutiva della sua sofferenza. Movente, scopo e modalità descritte nell’AA appaiono superficiali e inadatte a supportare il reato di assassinio, frutto di un’inchiesta insufficiente. Una perizia effettuata nei tempi corretti avrebbe aiutato l’inchiesta e spiegato il contesto ambientale, le difficoltà di IM 1, il suo carattere e la sua idea di giustizia. Il comportamento di IM 1 prima, dopo e durante è stato quello di un omicida, senza la perfidia ed il cinismo che caratterizzano la personalità dell’assassinio. La perizia dichiara che il pentimento è autentico, parla di gesto di impeto e passionale. Non è una valutazione giuridica, ma una spiegazione psicologica dell’agire di IM 1. __________ in quel momento impersona la certificazione che l’imputato perderà nuovamente qualcuno e che finirà solo (visto che sono andati via anche i figli) dopo averle dato soldi e accesso in Svizzera. Questo ragionamento, profondamente sbagliato e inaccettabile, lo fa precipitare, ma non fa di lui un assassino. Secondo la perizia il movente dell’imputato è la grande sofferenza, la disperazione assoluta, l’alterazione emozionale. Il lutto per la prima moglie, il sentimento di colpa e abbandono, il fatto di aver speso i soldi per __________, di aver allontanato per lei i suoi figli, si mescola e si somma tutto in quella mattina, diventando insostenibile. L’accentuazione di ogni aspetto negativo di sé stesso degenera. IM 1 diventa non solo l’uomo dei pedinamenti, del binocolo (elemento tragico di questo racconto perché, secondo un suo ragionamento, vuole rispettare il divieto imposto dal Pretore e quindi il binocolo gli serve per vedere __________ da lontano, rispettando a modo suo l’ingiunzione di non avvicinarsi), ma quella mattina ad __________ IM 1 diventa anche un omicida. IM 1 ha agito per qualcosa di molto più profondo del “o con me o con nessuno” su cui è costruita l’inchiesta. Le argomentazioni portate dal PP sono inconciliabili con i risultati della perizia. Per quanto concerne la commisurazione della pena, __________ ha perso il bene giuridico più prezioso, la vita, e IM 1 ha commesso il gesto più grave previsto dal CP. Non ci sarà indennizzo né pena che possa ripristinare questo equilibrio irrimediabilmente stravolto. Il CP prevede da 5 a 20 anni per l’omicidio e da 10 anni alla pena a vita per l’assassinio. Il margine è molto esteso, il che ci porta a dire che anche un fatto gravissimo può presentare delle sfumature. Il PP ha chiesto 20 anni e la condanna per assassinio, la colpa è gravissima e non ci sarebbero attenuanti. Nell’ambito della colpa, le dinamiche in ambito famigliare complicano la valutazione. Bisogna cercare il reale senso dell’uccidere. La dinamica materiale è abbastanza chiara, ma quella antecedente al fatto invece risulta più oscura. Qui interviene ancora una volta la perizia, che ci parla di delitto d’impeto, pulsionalità patologica mossa dall’esasperazione e sentimenti di perdita inaccettabili (cita la perizia). La risposta di IM 1 è scevra di una riflessione reale sulle conseguenze del proprio gesto ed è compatibile con quanto affermato dall’imputato in inchiesta: ovvero è stato un gesto d’impulso. L’omicidio è grave e con dolo diretto, ma compiuto da una persona sofferente, distrutta, stravolta. IM 1 ha collaborato, anche se in prima battuta egli ha riferito che era stata __________ ad avergli sparato. Tale dichiarazione è stata subito ritrattata e l’imputato ha ammesso i fatti. Non si evince alcun tentativo di manipolare la ricostruzione dei fatti e non prevale il tentativo di ingannare l’interlocutore, come affermato dal perito. IM 1 in quest’aula è reo confesso, pervaso da un pentimento vero. Non minimizza la portata dei propri gesti, ma chiede di essere creduto nelle sue ragioni personali e passionali. Egli non empatizza con la vittima perché concentrato sui propri vissuti di dolore. IM 1 ha __________ anni, quindi gli effetti della pena saranno importantissimi sulla sua persona. Ha una vita drammatica alle spalle e 4 figli che ancora hanno bisogno di lui. Non ha mai avuto uno stile di vita criminogeno. Ha saputo a modo suo adattarsi alla nostra realtà e ha un basso pericolo di recidiva. In carcere si è comportato bene e ha acconsentito nella sostanza alle richieste delle parti lese. È inoltre disponibile a seguire un trattamento. L’imputato porta spesso una sua verità personale che non corrisponde alla verità oggettiva. “Cosa vuol dire essere pentito?” “vuol dire che non dovevo farlo, dovevo lasciarla andare ma non sono riuscito”. La difesa ritiene che questa sia una significativa presa di coscienza. IM 1 vuole pagare per le sue colpe. La legge è più forte e giusta delle emozioni che ci pervadono. A queste emozioni, al legittimo dolore delle vittime, all’imputato, la Corte deve anteporre la forza del pensiero giuridico, l’analisi critica dei fatti e l’applicazione del diritto, chiedendosi perché e come IM 1 abbia premuto quel grilletto, e di conseguenza valutare se quel gesto sia un assassinio e se le condizioni per ritenerlo siano comprovate. Chiede, tenuto conto della lieve scemata imputabilità, la condanna per omicidio e una pena detentiva di 14 anni. Non si oppone a una misura ambulatoriale. Chiede che la Corte nel valutare l’espulsione consideri il tempo trascorso in Svizzera e la presenza qui di tutta la sua famiglia;
§ il Procuratore pubblico in replica afferma che la difesa ha sollevato un problema di natura formale nella struttura dell’AA, sostenendo non essere indicato l’elemento dello scopo perverso dell’assassinio. Il PP concorda sul fatto che è indicato in maniera insufficiente, fatto che invece non è rimarcabile per gli altri due aspetti, ovvero nelle modalità e nel movente, nonostante quest’ultimo sia riassunto in termini generali. Al di là di queste insufficienze, l’AA a mente del PP è assolutamente sufficiente per qualificare il reato di assassinio. Nonostante il movente sia riassunto in termini generali, il TF ha indicato a più riprese come le circostanze non vadano cumulate e possano anche verificarsi in modo alternativo. Per quanto concerne la verità materiale, il PP ritiene che al di là dell’aspetto formale, quanto commesso dall’imputato sia veramente un assassinio, per i motivi già espressi. Non di meno, il PP, sulle possibilità ventilate dal Presidente in entrata, accetterà la decisione della Corte (eventuale rinvio atti al MP). Rileva tuttavia che il principio accusatorio non è violato per la seconda imputazione dell’omicidio intenzionale. L’art. 325 CPP riporta che l’AA deve, in modo succinto ma preciso, indicare i fatti. L’art. 111 CP recita: “chiunque intenzionalmente uccide”, senza dover indicare particolari esigenze. Nella discussione il PP evidenzia i motivi, il movente, e gli scopi: questi ultimi possono essere considerati al di là del contenuto dell’AA e faranno parte degli argomenti che la Corte dovrà ritenere nell’ambito della commisurazione della pena (che non devono forzatamente essere indicati nell’AA). Per il resto, al di là della diffusa, completa e apprezzata arringa difensiva, il PP si riconferma nella gravità del fatto e nelle sue richieste. Anche se il reato dovesse essere considerato omicidio, riconferma la richiesta di pena di 20 anni, non potendo rilevare elementi attenuanti sufficienti per poterla ridurre;
§ l’accusatore privato, rispettivamente il suo patrocinatore, in replica si limita a fare qualche osservazione su alcuni elementi che il collega della difesa ha illustrato. È stato detto che non vi fosse evidenza che l’imputato avesse capito in precedenza il rifiuto di __________, ma il patrocinatore sostiene che l’imputato non volesse semplicemente accettarlo, e che sono stati proprio i ripetuti rifiuti a provocare la volontà di uccidere la vittima. L’incidente alla prima moglie ha sicuramente causato una grande sofferenza, ma proprio per questo motivo l’imputato cercava una seconda moglie: per lavare, amministrare la casa e accudire i figli. In seguito, la difesa incolpa la vittima di essere parte di un sistema arcaico, essendosi sposata per interesse. Tuttavia bisogna mettersi nei panni di una donna giovane con due figlie che abita in __________, con limitate prospettive economiche, che incontra un uomo che si presenta come una persona buona e in parte benestante, che poteva offrirle una prospettiva migliore trasferendosi in Svizzera, soprattutto per le proprie figlie. Non è un interesse cinico. Sul fatto che la difesa neghi che la vittima fosse una prigioniera, non va dimenticato che l’episodio di aprile 2017 non è l’unico: si parla di anni e anni di comportamenti possessivi, di scenate di gelosia, come quando l’imputato si nascose nel bagagliaio della vittima per scoprire dove andasse e sorprenderla con un presunto amante mai esistito. Si parla di un calvario durato anni. Sul fatto che l’imputato è stato allontanato da casa, inizialmente sono state madre e figlie ad uscire dalla casa perché per la Polizia non c’era altro modo. Piuttosto che stare in casa con lui, hanno cercato ospitalità altrove. __________ è stata formalmente licenziata per l’episodio dell’assenza ingiustificata per vacanza, ma ciò altro non era che una scusa poiché è chiaro a tutti che il problema era sempre e solo il comportamento dell’imputato, che continuava disturbare gli ospiti ed il personale, accusava poi i colleghi di tradimento incutendo loro paura. L’autore che uccide la moglie perché non accetta di essere abbandonato, agisce per un movente particolarmente odioso e futile. Il movente, quindi, è chiaro. L’imputato, dopo aver scoperto l’indirizzo della vittima, ha ricominciato a sorvegliarla, pedinarla, seguirla, al fine di scoprirne gli spostamenti così da appostarsi il giorno dell’omicidio. Per ciò che riguarda il tentato “suicidio” (appositamente fra virgolette), ricorda le ripetute messe in scena di IM 1 negli anni per farsi passare come la vittima, il perseguitato, allo scopo di intenerire chi gli stava davanti. Chiede quindi alla Corte di non farsi ingannare. La disperazione dell’imputato è alimentata dall’ossessione di possedere quella donna come un oggetto. Un particolare di quanto affermato dalla difesa in arringa ha colpito il patrocinatore, ovvero la questione del binocolo che IM 1 avrebbe usato per rispettare il divieto di avvicinarsi: è stato detto (anche dal Presidente) che il senso del divieto non era di stare a distanza, ma di non importunare la donna. È un comportamento di stalking, ancora non previsto dal CP, ma che andrebbe punito prima che si producano le conseguenze dibattute in questo caso. Sulla presunta dimostrazione di pentimento, l’imputato non è assolutamente sincero e spesso ha tentato di rovesciare la responsabilità su altri: sulla vittima che non tornava da lui e che lo tradiva, sulle figlie che gli hanno messo contro la moglie. È assurdo credere che quest’uomo si sia pentito. Ricorda anche, con riferimento all’età dell’imputato, che la vittima prima di morire aveva __________ anni ed era nel fiore degli anni. Al di là delle sfumature e delle emozioni di cui ha parlato la difesa, i fatti restano e dimostrano che l’imputato è un assassino;
§ l’avv. DUF 1, difensore dell’imputato IM 1 in duplica afferma di apprezzare l’intervento del PP e di non contestare il reato di omicidio. Per il reato di assassinio invece, ribadisce non essere comprovati né indicati nell’atto d’accusa gli elementi dello scopo, del movente, né delle modalità particolarmente perverse.
Considerato, in fatto ed in diritto
1.1. IM 1
IM 1, …OMISSIS...
La perizia psichiatrica riporta dettagliatamente la sua vita, la quale si può riassumere come segue. …OMISSIS... La prima moglie, una donna __________ coetanea, è deceduta nel ____ a seguito di un incidente stradale, lasciandolo con quattro figli, in ordine: __________ (__________), __________ (__________), __________ (__________) e __________ (__________). A seguito di questo evento, IM 1 ha ricevuto un’indennità, a suo dire, di circa fr. 400'000.-. Un anno dopo la morte della moglie, IM 1 ha cercato un’altra donna, trovandola in __________, giovane __________ di __________ anni più giovane, con già due figlie a carico e proveniente da una famiglia molto indigente. Nel 2009 ha dunque portato in Svizzera la sua seconda moglie e le due figlie, e hanno cominciato una vita tutti assieme (6 figli), a __________.
In Ticino IM 1 ha sempre lavorato come __________, con una sua ditta individuale.
L’imputato ha così brevemente descritto la sua situazione personale, nel verbale 27 giugno 2017 dinanzi al PP __________ (da notare che le prime dichiarazioni sono state influenzate dal fatto che egli faceva di tutto pur di screditare l’immagine della moglie appena uccisa):
" …OMISSIS...”
(AI 23).
Sentito dal PP il 27 giugno 2017, IM 1 ha dichiarato di possedere un immobile in __________:
" ...OMISSIS…”
(AI 23).
Risentito dal PP __________ il 31 agosto 2017, l’imputato ha avuto modo di raccontarsi nuovamente:
" …OMISSIS…”
(AI 97).
La signora __________, gestore presso l’immobiliare __________ che amministra lo stabile dove risiedeva l’imputato con la famiglia, ha dichiarato che il versamento dell’affitto avveniva sempre con un mese di ritardo, e che la __________ aveva pure proceduto a delle procedure esecutive (AI 123). Inoltre:
" (…) IM 1 posso dire che fumava nell’ascensore, lasciava in giro le sue cose negli spazi comuni, aveva fatto dei danni all’appartamento di sotto a seguito della rottura della sua lavatrice, c’era un viavai di persone nel suo appartamento che davano fastidio e c’erano spesso dei litigi. (…) non era un inquilino modello e spesso non rispettava il regolamento dello stabile. (…) era stato ripreso più volte (…) non ha mai risposto a queste lettere. (…) era arrogante (…) balbettava al telefono quando si arrabbiava. (…) come se non gli avessi detto nulla, un atteggiamento menefreghista e non collaborativo. (…) una volta ho parlato anche con sua moglie, quella che è poi morta per mano sua (…) si esprimeva in italiano e devo dire che anche lei non era gentile anzi forse peggio di lui. (…) il loro garage era pieno di loro oggetti ma non conteneva la vettura e siccome io avevo necessità di recuperare un garage avevo scritto al IM 1 che il garage non era un deposito. (…) mi ha chiamato dicendomi che se ne fregava di quello che avevo scritto, che non ero io che dovevo dire a loro dove mettere la macchina (…) Questo fatto sarà avvenuto nel 2016.”
(AI 123).
Dal rapporto giudiziario di Polizia emerge il seguente quadro personale della vittima:
" (…) __________, …OMISSIS...”
(AI 184).
Una descrizione della vittima è stata data dalla madre della stessa, __________, interrogata in Polizia il 4 ottobre 2017:
" (…) Attualmente sono ospite dalle mie nipoti, figlie naturali di __________, a __________ e cerco di aiutarle come posso. Rimarrò da loro sino a domenica ma se vi è necessità posso allungare il mio soggiorno. …OMISSIS…
(…) Mi viene chiesto che tipo di vita __________ conducesse in __________ e io rispondo che aveva lavorato come __________ e come __________ e abitava con me e mio marito, salvo nel periodo in cui era stata sposata con __________. …OMISSIS… IM 1 e __________ venivano in __________ sono capitate delle occasioni che IM 1 chiudesse in casa la __________ con la __________ e le minacciasse con la pistola. Queste cose me le aveva raccontate la __________ ma io posso dire che il IM 1 poi veniva a casa mia, si sfogava e io cercavo di tranquillizzarlo. IM 1 era solito portare con sé delle armi e più di una volta era capitato che appoggiasse la sua pistola sul mio tavolo da pranzo. (…) IM 1 quando veniva da me era agitato e arrabbiato e mi diceva che voleva divorziare (…) io gli dicevo che non doveva venire da me e lui per contro mi diceva che io dovevo calmarlo. (…) dicevo al IM 1 che doveva andare da un dottore che poteva aiutarlo con delle pastiglie (…)”
(AI 129).
IM 1 è incensurato in Svizzera (AI 7). In __________ egli è conosciuto per i reati di furto, furto aggravato e contraffazione di moneta (non sono indicati né il periodo né le eventuali condanne) (AI 184).
3. CIRCOSTANZE DELL’ARRESTO
Il 23 giugno 2017, verso le 08:45, il gerente dell’edicola __________ situata in Via __________, ha chiesto lintervento della Polizia presso l’autosilo sito nella stessa via, sotto il negozio __________, poiché aveva udito dei colpi d’arma da fuoco (AI 31).
Al giungere degli agenti, veniva rinvenuto al suolo il corpo esamine di una donna. Accanto a lei, vi era un uomo, vivo ma sofferente, in posizione supina con la testa appoggiata accanto a quella della donna. L’uomo veniva immediatamente soccorso, per la donna invece non restava che constatarne il decesso.
Sul posto erano puntate diverse telecamere della videosorveglianza, che hanno ripreso quanto accaduto. L’uomo, IM 1, aveva sparato ripetutamente alla seconda moglie, __________, uccidendola, poi, volgendo la pistola alla testa, aveva sparato un colpo, ferendosi di striscio. Le immagini a questo punto si interrompono, per poi riprendere e mostrare l’uomo accasciato sulla donna, ancora cosciente (lui). L’arma veniva rinvenuta dietro al pilone poco oltre l’entrata, sulla destra. I colpi esplosi andavano pure a danneggiare due autovetture parcheggiate nell’autosilo.
L’imputato, trasportato all’Ospedale __________, è risultato il giorno dei fatti non verbalizzabile. Così il dr.med. __________, Psichiatra Capoclinica:
" (…) Allo status il paziente appare vigile ma rallentato e disorientato nel tempo e nello spazio. Accede al colloquio in maniera formalmente disponibile. La mimica è ipomobile, poco espressiva, improntata alla tristezza, lo sguardo sostiene quello dell’interlocutore. L’eloquio è rallentato, presente se stimolato ma no molto informativo. Il tono della voce risulta nella norma. Appare calmo nell’aspetto e nel modo di porsi. Non emergono disturbi logico-formali e del contenuto del pensiero, contenuto che verte sulla sofferenza per l’allontanamento della seconda moglie. Non si evidenziano disturbi della percezione. Tono dell’umore tendente al deflesso. Affettività ipoespressa. Non presenti attualmente intenzione e/o progettualità anticonservative. Non sintomi d’ansia. Appetito riferito ultimamente come scarso. Funzioni cognitive caratterizzate da deficit mnesici. Assente la coscienza di malattia tenuto conto anche dell’amnesia dei fatti che l’hanno condotto al presente ricovero: il paziente si chiede come mai la moglie non sia ancora venuta a trovarlo in ospedale. Progettualità futura non valutabile. (…) Attualmente non ritengo che il paziente possa sostenere un interrogatorio, cosa che potrà essere possibile quando, dopo osservazione, egli intanto risulti orientato nei tre assi. (…) Nel caso di diretta dismissibilità dal punto di vista somatico, ritengo comunque necessario un ricovero in __________ che provvedo a contattare per accennare il caso. Eventualmente potrà essere interrogato direttamente in __________ per un eventuale sostegno dopo la comunicazione di quanto accaduto.”
(AI 5).
IM 1 è stato poi ritenuto verbalizzabile con certificato 26 giugno 2017 della __________ (AI 10). Fino al 18 luglio 2017, è stato ricoverato presso la __________ di __________ in una camera securizzata, dopodiché è stato trasferito al carcere la Farera.
A verbale finale avvenuto il 12 aprile 2018 (in carcere dunque da ca. 10 mesi), ha così descritto la sua situazione al penitenziario:
" (…) Attualmente alla Stampa svolgo il lavoro di __________ con __________. Guadagno qualcosa come peculio che mi serve poi per comprarmi il necessario per accudire ai miei piccoli bisogni. Lo svolgo regolarmente tutti i giorni. Devo dire che anche i rapporti con i miei figli sono buoni tanto è vero che vengono ogni settimana a trovarmi. Anche la maggiore che si chiama __________ con la quale avevo avuto prima dei fatti dei problemi, anche lei si è fatta viva con me in carcere. Ovviamente non ho più avuto nessun rapporto con le due figlie naturali della mia defunta moglie __________. Non ho altro da aggiungere.”
(AI 201).
Il primo atto d’accusa data dell’11 maggio 2018, ed è stato rimandato al Ministero pubblico (con decisione 9 agosto 2018 della Corte, AI 221) in quanto per l’ipotesi di assassinio non figuravano, in concreto, scopo e movente, elementi costitutivi del reato (AI 211). Il PP __________ ha dunque completato l’atto d’accusa rinviandolo al Tribunale penale in data 14 agosto 2018 (doc. TPC 1).
4. FATTI E MOTIVI A DELINQUERE:
4.1. Assassinio sub. omicidio
L’inchiesta è stata svolta quasi interamente dalla Polizia. L’allora PP __________ è comparso solo per esperire alcuni verbali d’interrogatorio (quattro, tra cui quello d’arresto e quello finale), del solo imputato. Da notare che in entrata ad ogni verbale, a domanda di sapere se avesse dichiarazioni spontanee da fare, l’imputato ha quasi sempre dichiarato di ritenersi pentito “mille volte” per quanto fatto, che, potesse tornare indietro, avrebbe agito diversamente (es. AI 161).
In sostanza, vittima e imputato vivevano da anni una relazione malata, in cui, come tipicamente accade in __________ (stando alle dichiarazioni di tutti gli interrogati), l’uomo comanda sulla donna e sui figli, imponendo il suo volere e pretendendo da tutti rispetto. A lei, solitamente, spetta il ruolo di casalinga, assegnata alle mansioni domestiche, all’accudimento dei figli e alla cucina. Quel che non ha funzionato nel caso di specie, è, sostanzialmente, la ribellione della vittima a questo modus vivendi, volendo ella lavorare e avere una certa autonomia e una sua vita sociale, il tutto reso quasi impossibile dalle ossessive fantasie di IM 1 in merito alla presunta infedeltà della donna, da lui ripetutamente data per certa e con diversi partner, ma, in realtà, sostenuta dal nulla più totale. Anni e anni di gelosie morbose, liti e ripicche, finché la donna, sfinita, poco dopo aver pure chiesto aiuto alla giustizia (ricevendo un non luogo a procedere e un divieto per il marito di avvicinarsi oltre 200 m) ha abbandonato il tetto coniugale, causando lo scompenso dell’uomo, che ha deciso che l’unico modo per onorare il giuramento di matrimonio fatto dinanzi a Dio, era che uno dei due (o entrambi, secondo la sua versione), doveva morire (“finché morte non ci separi”). Altri motivi per separarsi, dal suo punto di vista, non vi potevano essere.
L’imputato, sentito più volte dalle autorità del procedimento, ne ha raccontate di ogni, dicendosi sempre pentito e giustificando il suo agire con l’immenso amore che provava per la moglie. Per fare ciò, ha ripetutamente mentito, per poi nascondersi dietro a dei “non ricordo” o a dei silenzi, confrontato con le prove agli atti. Egli, fondamentalmente, alla fine non contesta di averla uccisa nel modo in cui mostrano le telecamere. Ripete allo sfinimento che anche lui avrebbe dovuto morire con la donna, ma ciò non è accaduto. Afferma inoltre di non ricordare i momenti relativi all’uccisione vera e propria della consorte.
Per inquadrare la fattispecie, in particolare le condizioni che potrebbero vestire il reato di assassinio, occorre ripercorrere la relazione tra la vittima e l’imputato, per poi approfondire l’acquisto dell’arma del delitto, i giorni prima i fatti ed il giorno stesso.
4.1.1. La relazione tra l’imputato e la vittima
4.1.1.1. Il matrimonio
a) L’imputato, prima di conoscere la vittima, ha avuto un primo matrimonio con __________, donna con la quale ha avuto quattro figli (__________, __________, __________ e __________). Un incidente stradale avvenuto in __________ nel __________ ha causato la morte della moglie di IM 1, lasciandolo vedovo con i quattro figli. …OMISSIS...
Gli accertamenti esperiti dalla Polizia su ordine del PP __________ hanno permesso di stabilire che, a seguito della morte della prima moglie, l’imputato ha percepito un capitale pari a CHF 320'000.-, versato in più rate tra il 17 luglio 2009 ed il 25 agosto 2009, da parte dell’assicurazione __________.
Tutti gli interrogati, in particolare i figli dell’imputato, concordano col dire che egli aveva l’abitudine di recarsi presso diversi Casinò in Ticino, a __________ e in __________ (tutti i giorni quando vi andavano in ferie), sia da solo che in compagnia della moglie __________ (ella da sola ci si sarebbe recata al massimo due volte, AI 69), che manteneva uno stile di vita superiore alle loro disponibilità e che aveva, sostanzialmente, sperperato l’indennità versatagli dall’assicurazione a seguito del decesso della moglie per l’acquisto di auto, vacanze e spese non necessarie, oltre che nel gioco d’azzardo. Presso l’Ufficio esecuzioni risulta che, nel periodo in cui è stata accreditata la somma dalla __________, l’imputato versò unicamente CHF 2'770.10, a fronte di un importo debitorio complessivo di CHF 101'633.30 (rapporto di Polizia, AI 184). Inoltre, l’affitto del loro appartamento era regolarmente pagato in ritardo.
L’imputato, sentito dalla Polizia l’11 ottobre 2017, ha così risposto alla domanda di sapere come avesse speso i soldi derivanti dalla morte della prima moglie:
" (…) ho pagato i debiti che avevo e tutto il resto li ho spesi per la __________. Per debiti ho speso circa 70'000.-/CHF 80’000.- direttamente all’ufficio esecuzioni e fallimenti a __________. Io ho finito di spendere tutti i soldi quest’anno e siccome non avevo più nulla sul conto la __________ ha deciso di lasciarmi. Confermo che dopo aver sposato la __________ ho speso il resto della somma, quasi CHF 200'000.- per lei e i soldi sono finiti quest’anno. (…) ho però CHF 30'000.- in un conto in __________ che avrei usato per il matrimonio dei miei figli. Sono CHF 30'000.- che facevano parte dell’importo di CHF 200'000.-. Ho portato la __________ al mare, l’ho portata in Germania, in Italia, in Grecia e in Bulgaria. Io esaudivo i desideri della __________. Aggiungo che per evitare litigi con la __________, quando andavamo al mare in Italia, dovevo pagare anche la camera al fratello di __________ sennò lei non mi parlava più. (…) non mi avrebbe preparato la cena e via discorrendo. (…) Io le davo CHF 1'000.- ma lei mi sgridava perché ne voleva CHF 2'000.-. Io le davo anche soldi per andare al Casinò di __________ e al Casinò di __________ ma io la accompagnavo sempre. Mi viene in mente che ho pagato anche alla __________ quasi Euro 40'000.- di debiti che lei aveva. Infatti prima di sposarmi con lei, per avere dei soldi, la __________ aveva chiesto soldi in banca che doveva restituire. Io non sono andato alla banca a saldare i suoi debiti ma le ho dato il denaro brevi manu. __________ diceva che oltre ad essere suo marito ero anche suo padre e quindi dovevo pagarle tutto. (…) ho regalato anche braccialetti e tante altre cose (…) tutto quello che voleva (…). Mi viene chiesto se la __________ mi abbia sposato per i miei soldi e io rispondo di si. La __________ non era stupida, sapeva che a seguito della morte di mia moglie nell’incidente avrei preso molti soldi. (…) Prendo atto che dall’analisi del conto (…) si rileva che dal mese di agosto 2009 al mese di ottobre 2010, vi sono stati alcuni importanti prelievi, in particolare:
- 21.09.2009 CHF 50'000.-
- 18.12.2009 CHF 15'000.-
- 01.02.2010 CHF 13'500.-
-10.02.2010 CHF 14'000.-
- Mese di marzo 2010 CHF 20'000.- in più prelievi
- 07.07.2010 CHF 22'000.-
- 16.08.2010 CHF 30'000.-
(…) mi viene chiesto come io abbia speso le singole somme (…) rispondo che una parte di soldi li ho usati per pagare il leasing mensile di CHF 1900.- per la macchina __________ BMW di mia figlia __________. Mi viene chiesto quanto costasse la macchina e io rispondo che la macchina BMW costava circa CHF 120'000.-. (…) ho pagato praticamente metà macchina. Io avevo prelevato i soldi che tenevo a casa e ogni mese pagavo, come detto la rata del leasing da CHF 1900.-. Mi viene chiesto di riflettere attentamente e mi viene chiesto nuovamente come io abbia usato i soldi che ho prelevato. (…) a dicembre 2009 ho pagato le mie spese ordinarie, come ad esempio l’affitto di casa, il leasing, le tasse e via discorrendo. Davo anche soldi a mia mamma e stimo che all’anno le avrò dato CHF 2000.-. Per l’affitto pagavo CHF 1'410.-, avevo il leasing della macchina e le mie spese. Insomma è vero che ho prelevato quasi CHF 200'000.- che ho usato per pagare gli affitti qui a __________, per andare al Casinò, per andare in vacanza con la __________, insomma li ho spesi in pratica per lei. (…) Ai miei figli non ho dato i soldi perché pagavo già le scuole e le loro vacanze e davo loro una paghetta di CHF 50.- al mese.(…) circa CHF 80'000.- li ho usati per pagare i miei vecchi debiti che avevo prima di sposare la __________ mentre CHF 20'000.- ho pagato i debiti della __________ in __________. (…) È vero che io prima di conoscere la __________ andavo al Casinò ma poi avevo chiesto la diffida che ho ancora. Era __________ che andava al Casinò (…) Confermo che però io ero andato al Casinò di __________ con la __________ e poi andavamo anche insieme a __________.
ADR che io avevo ottenuto la diffida dai Casinò in Svizzera perché avevo avuto delle perdite al gioco.
ADR che __________ non poteva prelevare dai miei conti perché non aveva la firma.
Prendo atto che io ho sposato __________ in data __________.2009 e nel mese di luglio/agosto 2009 ho percepito più di CHF 320'000.- ma in fin dei conti dopo un anno, nel 2010 li avevo spesi tutti. (…)
Mi viene sottoposto in visione il DOC 8, che sottoscrivo, relativo all’estratto del registro delle esecuzioni a mio nome in cui si rilevano le singole esecuzioni a mio nome nonché emerge che a mio carico ho 67 attestati carenza di beni non estinti negli ultimi 20 anni per un importo di CHF 101'633.30.-. Mi viene chiesto di prendere posizione in merito e io ne prendo atto. Come già detto inizialmente ho pagato dei precetti con i soldi ottenuti a seguito del decesso di mia moglie. (…) Mi viene detto che la mia situazione finanziaria non era rosea già quando ero sposato con la mia prima moglie __________ (…) e nonostante l’importo percepito nel 2009 (…) sono riuscito a sperperare tutto il denaro senza dare un centesimo ai miei figli naturali salvo mia figlia __________.”
(AI 133).
Proprio la figlia __________, sentita in Polizia il 13 luglio 2017, ha anch’ella descritto il modo in cui il padre avrebbe speso i soldi del capitale versatogli a seguito della morte della madre:
" (…) Vorrei precisare che a seguito della morte di nostra madre a noi figli spettava la rendita di CHF 15'000.- come figlio orfano e io alcuni mesi dopo che mi sono sposata, nel mese di agosto 2009 ho ricevuto da mio padre l’importo di CHF 30'000.-. so che agli altri fratelli mio padre non ha dato nemmeno un centesimo e ha speso molti soldi per macchine, ha rinnovato la casa in __________, insomma ha speso i soldi per lui e poi per la __________ per farla venire in Svizzera.”
(AI 69).
L’imputato, confrontato con queste dichiarazioni, ha così risposto:
" (…) confermo di aver dato alla __________ l’importo di CHF 30'000 per il matrimonio, alla __________ ho comprato una Golf per un importo di CHF 5'000; alla __________ ho comprato una Fiat per CHF 4'500 mentre all’__________ ho lasciato la casa in __________ e il conto con CHF 30'000.-. Vorrei precisare che la casa in __________ era completamente pagata nel 2007 e la mia prima moglie, che lavorava in un __________ ad __________, mi ha aiutato a pagare le spese. (ndv l’imputato singhiozza). (…)”
(AI 133).
Sempre l’imputato, nel corso del verbale di Polizia del 28 novembre 2017, ha potuto nuovamente rispondere alla domanda di sapere come avesse speso i soldi derivanti dal decesso della sua prima moglie, fornendo altre risposte confuse e poco verosimili:
" (…) Una parte di soldi l’ho data ad __________, circa CHF 20’000-20'000 spalmati sugli anni del nostro matrimonio, quindi circa CHF 3'750.- all’anno e credo che questi soldi glieli abbia dati a suo fratello che sta a __________. Il resto è stato praticamente speso da me e da __________ nell’arco dei nostri _____ anni di matrimonio. Ho portato anche mia sorella e i suoi famigliari in vacanza in Grecia, ho portato anche __________ in Bulgaria e oltre alle vacanze ho spesso portato __________ ai Casinò ma non quelli in Svizzera perché ho l’auto diffida. (…) gli inquirenti mi contestano che nel corso del 2009 ho percepito complessivamente l’importo di CHF 320'000.- erogato dall’assicurazione __________ e nel mese di settembre 2010 in pratica avevo speso già tutto. Posso dire che ho portato complessivamente più di CHF 100'000.- in __________ e che ho dato ad __________, ai suoi genitori, un po’ per mia madre per vivere e un po’ per mia sorella. Gli inquirenti mi dicono che io alla fine ho speso denaro per gli altri ma non ho messo a posto la mia situazione debitoria e io dico che è così.
(…) Gli inquirenti mi dicono che __________ è rimasta con me anche dopo aver speso tutti i soldi nel periodo 2009-2010 e io dico che lei voleva il permesso.”
(AI 161).
b) L’imputato ha così descritto il momento in cui ha conosciuto la seconda moglie, __________, sentito dalla Polizia l’11 ottobre 2017:
" (…) l’ho conosciuta tramite un cugino di mia madre (…) cercavo una donna da sposare perché i miei figli mi vedevano triste ed erano loro che mi dicevano che dovevo trovarmi una donna. (…) cercavo una donna per lavare, cucinare, fare il bucato. Mi viene detto che cercavo una domestica e io rispondo di si. Premetto che in __________ le donne non valgono niente, nel senso che comanda l’uomo, è lui che comanda in casa, è lui che deve portare i soldi, portare anche la legna in casa mentre la donna si deve occupare di fare i pagamenti, crescere i figli e amministrare la casa oltre a lavare e a cucinare. A domanda dell’avv. DUF 1 rispondo che ero innamorato più della mia anima di __________.
Gli inquirenti mi chiedono se io questa mentalità che c’è in __________ l’ho portata anche in Svizzera e io rispondo che non è così. È vero che __________ doveva chiedermi il permesso per fare le cose e uscire. Se lei mi chiedeva il permesso (…) e a me non piaceva il posto dove andava io le dicevo di no. (…) doveva essere a casa quando io rientravo e aver preparato la cena. A domanda dell’avv. DUF 1 rispondo che tra me e __________ ci eravamo ripartiti i ruoli. (…) ho pensato che la __________, essendo giovane e avendo quasi l’età dei miei figli, potesse andare bene per loro. (…) non è che ci conoscevamo molto (…) le avevo detto che ero geloso e lo avevo detto anche davanti a sua madre. Devo dire che è stata una cosa pratica nel senso che lei essendo già stata sposata due volte aveva esperienza quindi ho deciso di sposarla. (…) mi avrebbe sposato e sarebbe stato per sempre. (…) Mi viene chiesto se __________ fosse libera di uscire quando voleva e io rispondo che poteva, perché no? Non doveva chiedermi il permesso (…) di giorno poteva uscire liberamente. Mi viene chiesto se la sera __________ potesse uscire e io rispondo di si. (…) Mi viene chiesto se __________ potesse andare in discoteca e io rispondo che a lei non piaceva ma in ogni caso non glielo avrei premesso perché per la nostra mentalità non sta bene che una donna sposata vada in discoteca. (…)
(…) 2013 (…) in quell’anno __________ era scappata di casa perché avevamo avuto delle discussioni (…) Io sono poi andato giù in __________ e i genitori di __________ mi avevano pregato di tornare con lei perché io avevo minacciato di divorziare da lei così le avrei fatto perdere il permesso che era appunto il B.
Gli inquirenti mi dicono che si tratta di un ricatto e io dico che la moglie non può scappare dal tetto coniugale.
Gli inquirenti mi dicono che le donne non sono oggetti ma esseri umani e io rispondo che so che sono esseri umani ma lo sono anche gli uomini. (…) Dal 2009 al 2013 il matrimonio con __________ andava tutto bene ma poi le cose sono cambiate o meglio __________ è cambiata. Lei non voleva più venire a letto con me, quando io volevo lei mi diceva che aveva mal di testa o mal di pancia, non mi preparava più da mangiare. __________ era cambiata in negativo all’80%. (…) Mi viene chiesto quando è accaduta la storia dell’herpes e io rispondo che __________ non mi faceva più sesso orale da due anni siccome le veniva sempre fuori l’herpes alla bocca nel solito posto. Quest’anno, di rientro dalla __________, quando c’era stata la storia con __________, avevo visto che __________ aveva proprio l’herpes in quel punto. È vero che dal 2013 ad oggi ho sempre avuto sospetti che __________ avesse altri uomini e anche perché me lo dicevano i miei amici (…).”
(AI 133).
__________, sorella dell’imputato, unica che ha speso qualche parola a suo favore, ha così descritto il fratello ed i suoi matrimoni:
" (…) era molto bravo e con la sua prima moglie era molto innamorato e si amavano molto. (…) non ha mai avuto problemi mentali (…) È poi capitata la tragedia (…) __________ è morta sul colpo (…) la Rega era partita dalla Svizzera per venire in __________. Mi viene chiesto se IM 1 potesse prendersi cura dei figli e svolgere le faccende di casa e io rispondo di si, è un uomo di prima classe, faceva tutto in casa, era come una femmina. Un anno dopo IM 1 diceva a mia madre che non ce la faceva più a fare tutte le cose di casa e capitava che i figli non avessero nulla da indossare per cui aveva deciso di sposarsi per avere una donna che facesse le pulizie. (…) diceva a nostra madre che si sarebbe sposato con la __________ che proveniva da una famiglia molto povera e che aveva già due figli. IM 1 diceva che doveva per forza sposarsi per avere una donna che facesse le faccende di casa. (…) si erano sposati praticamente subito, poi lui è rientrato in Svizzera mentre lei con le figlie erano rimaste in __________ ma poi sono iniziate le discussioni con mia madre. (…) aveva scoperto (…) __________ aveva avuto diversi uomini e si era sposata almeno due volte avendo così due figlie da due uomini differenti. (…) Mi viene chiesto se __________ avesse l’etichetta di una poco di buono per il fatto di avere avuto due figlie da due padri differenti e io rispondo che in effetti è così. Io avevo detto a mio fratello che non era una donna per lui perché giravano le voci che era una tipa facile e che voleva andare sempre in giro. (…)”
(AI 159).
Così __________, unico figlio maschio dell’imputato, ha descritto la loro famiglia, sentito in Polizia il 3 luglio 2017:
" (…) …OMISSIS…
(…) mio padre ha poi conosciuto la __________ in __________ e credo che non sia passato nemmeno un anno dall’incidente. Dopo circa un mese che si sono conosciuti, tramite un amico di mio padre si sono poi sposati. Preciso che __________ abitava in un paese a circa 30 km dalla nostra abitazione in __________. Nostro padre non ci ha informato di questo matrimonio, abbiamo condiviso la sua scelta nonostante secondo noi fosse passato poco tempo da quello che era successo nel 2009 per rifarsi una nuova vita ma lo abbiamo accettato. __________ aveva già due figlie, __________ che aveva circa __________ anni e __________ che ne aveva __________. (…) io fino a due mesi fa circa ero al corrente che mio padre aveva riconosciuto le due figlie di __________ per poterle portare in Svizzera anche perché era desiderio della stessa __________ di stare con loro. (…) Solo alcuni mesi fa, in un’occasione parlando con il papà mi diceva che dalle carte in suo possesso risultava che era il padre biologico delle figlie e lui voleva mettere a posto questa situazione. (…) All’inizio le cose andavano anche se a volte mio padre litigava con la __________ sempre per le figlie. Mio padre era severo e la __________ per ripicca se la prendeva con noi 3 fratelli. Come esempio posso citare il fatto che lavasse i panni della __________ e della __________ ma non i nostri oppure nel frigorifero divideva i cibi alimentari. (…) ho sempre saputo che la loro relazione non poteva funzionare (…). Essendo partiti da casa con il pensiero che fossimo noi il problema della coppia ma nel contempo cercavamo la nostra indipendenza, devo dire che da quel momento i rapporti si sono spenti. Io non ho più avuto tante notizie da loro. (…)”
(AI 46).
Così un’altra figlia, __________, a descrizione del matrimonio tra il padre ed __________:
" (..) ha cercato subito di farcela piacere ma noi figli eravamo un po’ contro perché sembrava un torto a nostra madre e che era passato troppo poco tempo. Mio padre ci diceva che avevamo bisogno qualcuno con cui stare ma nonostante le nostre rimostranze, mio padre l’ha sposata e l’ha portata insieme alle sue due figlie (…) in Svizzera. Vedevo che mio padre era tranquillo e felice e questo lo è stato per i primi due anni. Sono poi iniziati i litigi tra loro che scoppiavano per piccole cose (…) seguivano le ripicche (…)”
(AI 70).
c) Dunque, riassumendo si può concludere che, poco dopo la morte della prima moglie, IM 1 si rese conto di non essere in grado di gestire una casa e quattro figli. Sparse dunque la voce in __________ alla ricerca di un’altra donna, trovando, tramite un conoscente, __________, che aveva una situazione alquanto disperata, considerate le due figlie da due uomini diversi e la reputazione che ne consegue nel loro paese, come pure proveniente da una famiglia indigente, ma di ben __________ anni più giovane e di bella presenza. Senza troppe formalità, chiese la sua mano ai genitori di lei che acconsentirono e la portò in Svizzera. I figli di lui, contrariamente a quanto dall’uomo dichiarato, non furono coinvolti in questa scelta. Inizialmente la loro reazione non fu delle migliori, vedendo il comportamento del padre come una mancanza di rispetto verso la madre recentemente scomparsa.
La relazione matrimoniale non è mai davvero andata bene, tanto che agli atti vi sono informazioni circa diversi contatti da parte di __________ con le ARP e con delle case di accoglienza per donne in difficoltà, già nel periodo 2012-2013, il tutto a causa della gelosia di lui (AI 59). I figli di lui hanno pian piano lasciato l’abitazione di famiglia per andare a vivere da soli, a causa proprio del clima invivibile creato dai litigi tra l’imputato e la moglie. I due inoltre sfogavano le loro frustrazioni mettendo in atto ripicche nei confronti dei figli dell’altro (es. lui non dava soldi alle figlie di lei, lei non lavava i vestiti dei figli di lui, ecc.). L’ossessione di IM 1 per la moglie aveva messo tutto il resto, figli compresi, in secondo piano.
L’imputato, da parte sua, ha rilasciato una sfilza di dichiarazioni, incolpando prevalentemente la moglie e le di lei figlie dei conflitti che affliggevano la coppia, come, ad esempio:
“…OMISSIS…”
(AI 23).
Il figlio dell’imputato, __________, sentito in Polizia il 3 luglio 2017, ha descritto la situazione conflittuale che regnava in casa, fino alla decisione di lui e delle sue sorelle di lasciare l’abitazione, essendo il clima insostenibile e cercando, loro, la propria indipendenza. Da quel momento, i rapporti col padre si fecero rari (AI 46).
Questa versione è stata confermata anche dall’interrogatorio della sorella __________, la quale ha descritto il duro momento della morte della madre, l’arrivo di __________ ed il rapporto conflittuale di quest’ultima col padre, come segue:
" (…) Dopo circa un anno le cose non andavano tanto bene (…) la __________ litigava con mio padre quindi di riflesso faceva più cose per le sue figlie che per noi. (…) pretendeva che nostro padre si comportasse esattamente come faceva con noi in tutto per tutto. (…) La sua vita girava intorno solo alla __________ e noi figli venivamo trascurati. (…) quando è morta la mia mamma, mio padre ha preso un sacco di soldi e non ha dato un centesimo a noi figli (…) giocava al Casinò di __________ oppure andava a giocare alle carte tutta la notte. (…) aveva chiesto la diffida per andare nei Casinò a livello svizzero ma non so a quando risalga. (…) è capitato che __________ e mio padre andassero al Casinò di __________ a giocare (…) 1-2 volte al mese. (…) quando mio padre andava in __________, aveva con sé molti soldi che spendeva giocando a carte, offrire cene agli amici, portare al mare __________ cose che non aveva mai fatto quando la nostra mamma era in vita. (…) io e la __________ siamo andate via da casa per la tensione che c’era a casa, per i frequenti litigi che c’erano tra __________ e mio padre. (…) in due occasioni mio padre aveva minacciato di togliersi la vita, prima gettandosi dal balcone e poi tramite ingerimento di medicamenti ma era solo per dire ma non aveva mai messo in atto nulla di concreto. Mio padre faceva dei gesti dimostrativi nel togliersi la vita e basta. Voleva unicamente attirare l’attenzione su di sé. (…) Spesso mio padre si inventava le cose, creava dei litigi con la __________ per una causa che non esisteva. Ad esempio se mio padre rincasava che la cena non era pronta litigava con __________ oppure diceva che lei aveva un amante. (…) ADR che tanti davano la colpa ad __________ perché aveva cambiato mio padre e anch’io lo avevo notato. __________ insomma aveva due figlie da due uomini differenti e dava l’idea di essere una donna sicura di sé e assumeva atteggiamenti egoistici perché prima c’era lei e le sue figlie e poi tutti gli altri. (…) io andavo d’accordo con lei, un rapporto normale e a me non ha mai fatto nulla di male.”
(AI 67).
L’amica di famiglia __________, sentita in Polizia il 5 luglio 2017, ha anch’ella riportato il clima litigioso all’interno della coppia dovuto alla differenza d’età tra i due e alla gelosia dell’imputato, il tutto con ripercussioni sui figli di entrambi:
" (…) __________ mi diceva solo che IM 1 era geloso e mi aveva anche detto che le era capitato di dover chiamare la polizia. (…) IM 1 buttava le cose dell’__________ dal balcone, non le dava la coperta per coprirsi quando era a letto, (…) si metteva a litigare con lei davanti ai figli, le diceva parolacce. __________ mi aveva anche detto che c’erano problemi con i figli, nel senso che i figli naturali di IM 1 ricevevano tutto mentre le sue due figlie no. (…) litigava con IM 1 perché pensava che lei lo avesse tradito con diversi uomini (…) la controllava, nel senso cha la chiamava chiedendole dove si trovasse e lui nel giro di poco tempo si presentava nel luogo in cui __________ aveva detto di essere. (…) chiamava mille volte il posto di lavoro della __________ e alla fine è stata licenziata.”
(AI 51).
La figlia maggiore di __________, __________, sentita dalla Polizia il 10 luglio 2017, ha parlato anche di un episodio di aborto:
" (…) IM 1 aveva ingiuriato mia madre di essere una poco di buono perché lui aveva il sospetto che lo tradisse con altri uomini ed inoltre la minacciava, anche di morte. (…) spesso IM 1 diceva a mia madre che l’unico sistema per separarli era che uno dei due morisse. IM 1 pretendeva da mia madre un figlio per attestare che lei lo aveva sposato per amore e non per avere i documenti ma alla fine quando lei è rimasta incinta ha dovuto abortire perché i figli di IM 1 non volevano un altro fratello. Preciso che la mia mamma non voleva un altro figlio e aveva cercato di fare ragionare il IM 1. Insomma un bambino non era la soluzione ideale, e quando mia mamma era rimasta incinta l’avrebbe tenuto ma siccome tutti erano in disaccordo mia madre ha abortito. Mia mamma stava male perché aveva dovuto prendere delle pastiglie per l’aborto. (ndr. l’imputato a verbale 11.10.17 ha confermato che __________ abortì due volte in quanto lui non voleva altri figli, AI 133 pag. 17). (…) Io avevo problemi solo con il IM 1 perché litigava con la mamma oppure perché non mi dava magari CHF 20.- che mi servivano per andare a scuola.
Non ricordo di avere avuto problemi con gli altri fratellastri che qualche anno fa hanno lasciato la casa (…) Dopo la loro partenza la situazione non è migliorata, anzi nei confronti del IM 1 è peggiorata siccome lui accusava la mamma che i suoi figli avevano lasciato la casa per causa sua. Io stufa di questa situazione ho anche chiesto alle figlie del IM 1 cosa ne pensassero loro e mi hanno confermato che non erano andate via per noi o per la mamma ma non sopportavano più il carattere del papà. (…) lui chiedeva ai suoi amici di mandare dei messaggi alla mamma facendosi passare per degli amanti per poterla incastrare.”
(AI 57).
E ancora, il 3 agosto 2017:
" (,,,) Mi viene chiesto se mia madre, durante il matrimonio con IM 1, frequentasse altri uomini e io rispondo che mia madre non frequentava nessuno. (…) non aveva la necessità (…) anche dopo che se n’era andata (…) anche se (…) avesse voluto (…) sarebbe stato praticamente impossibile farlo siccome il IM 1 la controllava sempre. (…) me l’avrebbe detto (…) eravamo anche amiche. (…) pensava solo a noi figlie, di giorno lavorava e alla sera veniva a casa e ci raccontava della giornata (…)”
(AI 88).
Clima confermato anche dall’altra figlia della vittima, __________, allora __________enne, sentita il 4 ottobre 2017:
" (…) __________ si intrometteva nelle discussioni tra mia madre e IM 1 quando vedeva che non ce la faceva più. Cosa che facevo pure io negli ultimi 2 anni. Non ce la facevo più a vedere mia madre così. Intendo dire che per esempio lui di notte sognava delle cose e pensava che fossero successe veramente e poi litigava con mia madre. (…) Quando erano in presenza di gente lui faceva finta che tutto andava bene. Poi quando erano soli trovava sempre dei pretesti per litigare (…) IM 1 ha sempre incolpato mia madre che i suoi figli se ne erano andati via, dicendo che io e __________ ci sarebbe godute la casa. (…) IM 1 dopo aver discusso con mia madre andava da solo da mia nonna e sparlava di lei. So che più volte ha anche minacciato che avrebbe ammazzato mia madre. Questo è stata mia nonna a dirmelo. (…) Non so come mia madre avrebbe potuto tradirlo visto che non poteva neanche andare a fare la spesa da sola. Era geloso (...) Una volta si è pure nascosto nel baule dell’auto per vedere se lei parlava con qualcuno o andava da qualche parte. Questo fatto è successo più volte. (…) mia madre stava tutto il giorno a casa. (…) non la faceva andare a lavorare (…) l’aveva accusata di andare a letto con i colleghi e il datore di lavoro. (…) Di solito non lo vedevamo per tutta la giornata e alle 18.00 quando rientrava dal lavoro entrava in casa in maniera brusca sbattendo la porta. Si posizionava sul letto senza dire nulla, a fumare. Quando mia madre lo chiamava per la cena, a volte veniva a mangiare e a volte rimaneva in camera. Succedeva che gli chiedevo delle cose e lui faceva finta di non sentirmi. (…) c’erano giorni che cercava dei pretesti per litigare e li trovava e il giorno dopo faceva finta che nulla fosse successo. (…) pensava sempre che lo tradisse. (…) Mia mamma non poteva neanche depilarsi perché lui pensava che lo faceva per un altro uomo. (…) Lui dava sempre della puttana a mia madre e diceva che anche le sue figlie (io e mia sorella) saremmo diventate così. (…) Nell’ultimo periodo quando lui le diceva queste cose mia madre si metteva a ridere o meglio gli rispondeva ridendo.”
(AI 130).
Il genero __________, marito della figlia di lui __________, ha anch’egli riportato alcuni aneddoti circa le animate discussioni che avvenivano all’interno della coppia, evidenziando i comportamenti melodrammatici dell’imputato:
" (…) Già dopo un paio di anni di matrimonio, nel 2011, la situazione non era già più molto tranquilla, la coppia aveva dei problemi ed allora si sono rivolti a me e mia moglie per parlare e chiedere consigli. Non ricordo quali fossero i problemi ma ho cercato in qualche maniera di dare dei consigli positivi ad __________ per cercare di calmare la situazione. Fu IM 1 stesso a dirmi di parlare con sua moglie.
Circa 5 anni fa, una notte, verso le 3, ho sentito suonare al campanello di casa. Al citofono non rispondeva nessuno allora sono sceso ed ho visto IM 1 sdraiato a terra, era mezzo svestito e diceva di lasciarlo morire li. Poi si è alzato, ha iniziato a correre e si è sdraiato in mezzo alla strada dove, in quel momento, stava giungendo da distante una macchina. Io l’ho preso con me ed ho cercato di calmarlo e poi l’ho accompagnato a casa sua dove __________ ed i figli erano svegli. (…) lui degenera facilmente per cose banali. È uno che cerca problemi.
Altro episodio accaduto circa 3 o 4 anni fa; ho saputo da mia moglie che IM 1 e __________ hanno avuto una lite violenta in casa loro, lui le avrebbe messo le mani al collo ed era intervenuta la polizia. Davanti agli agenti ha tentato di buttarsi dal balcone, mettendosi a cavalcioni sulla ringhiera. Gli agenti lo avevano poi riportato in casa. (…) (ndr. questo litigio è stato ben descritto dalla vicina di casa __________ ad AI 111, la donna accoglieva __________ stravolta dopo la lite, riportando che il marito aveva tentato di strozzarla poiché geloso, chiamò poi la Polizia) nel medesimo periodo, dove vi era ospite in casa loro il cognato di IM 1, il marito della sorella di __________, era nata un’altra discussione perché __________ in quel periodo era rimasta incinta e IM 1 insinuava che magari il padre avrebbe potuto essere il cognato e non lui. Anche in quell’occasione era nata una discussione ma devo dire che spesso, per qualsiasi motivo anche banale, IM 1 litigava con __________.
Poi è accaduto un episodio in __________ di cui non riesco a dimenticarmi circa due anni fa. IM 1, davanti a mio figlio, ha puntato una pistola alla tempia di __________. Questo mi era poi stato riferito da __________ in presenza di IM 1. Quest’ultimo, ridendo, si è giustificato dicendo che era un gesto scherzoso il suo. Anche mentre compiva il gesto, davanti a mio figlio, ha fatto una grande risata. Ho poi saputo che IM 1, sempre per fare uno scherzo, aveva infilato una pistola nella borsetta di __________ mentre lei si era recata in polizia, sempre in __________, per rifare dei documenti. Chiaramente se fosse stata scoperta avrebbe passato dei guai seri. IM 1 ci rise sopra. (…) Circa un anno fa ho incontrato IM 1 sotto casa sua. __________ è salita in casa mentre con lui ho potuto parlare una mezz’oretta. Mi diceva che lui e sua moglie stavano vivendo un periodo molto turbolento dove litigavano molto spesso. IM 1, mi disse di aver minacciato __________ che l’avrebbe ammazzata, che avrebbe portato il suo cadavere a sua madre, che lei lo tradiva con qualcuno, che lui l’aveva vista ed altre cose. Lui diceva cose dolorose per __________. Io ho cercato di calmarlo e di dargli dei buoni consigli. (…) questi sono solo alcuni e a mio modo di vedere i più gravi eventi che riguardano IM 1. (…)
(…) anche a __________ aveva detto di stare attenta che tra me e __________ c’era qualcosa, mettendo così anche in lei il dubbio che io la tradissi con __________. Io ho parlato con mia moglie di questa cosa e anche lei mi aveva detto che non era possibile e che erano fantasia del padre.”
(AI 68).
Anche la figlia __________, moglie di __________, ha riportato alcuni aneddoti circa il rapporto problematico di coppia tra suo padre ed __________ e la sua mania di controllo sulla stessa:
" (…) qualche anno fa mio padre addirittura diceva che __________ lo aveva tradito con il marito di sua sorella, con un conoscente albanese che era venuto con la famiglia in vacanza in Svizzera (…) e via discorrendo. (…) __________ era una persona che parlava che socializzava mentre mio padre pensava che andasse con altri uomini. (…) non permetteva ad __________ di uscire di casa e anzi quando le chiedevo di fare la baby sitter a mio figlio doveva chiedere il permesso a mio padre e non sempre glielo dava. (…) lui la controllava, non le dava soldi per la spesa e doveva sempre rendergli conto di ogni momento della sua giornata (…) sennò erano guai (…) Mio padre ad esempio usciva alla mattina per andare a lavorare ma poi rientrava di sorpresa dopo un’ora per vedere se lei era a casa. Se mio padre non riusciva a rientrare a casa faceva suonare il telefono di casa e se __________ non rispondeva per lui voleva dire che era fuori. (…) mio padre è alla vecchia maniera nel senso che la donna doveva fare solo quello che voleva lui e basta. Inoltre loro due avevano anche una gran differenza di età (…) mi sono scontrata fisicamente con mio padre a seguito di una discussione che aveva avuto con __________ dove lo aveva colpevolizzato per l’incidente del 2009 ed io mi ero arrabbiata per questo. Ho avuto dei lividi in viso a seguito dello scontro fisico ma non ho fatto una visita medica. (…)”
(AI 69).
L’imputato, confrontato con queste dichiarazioni nel corso dell’interrogatorio di Polizia dell’11 ottobre 2017, ha affermato che la figlia avrebbe mentito in quanto arrabbiata con lui, avendo lo stesso accusato il marito di lei di aver avuto dei rapporti sessuali con __________ (episodio di cui si dirà di seguito) (AI 133).
La sorella di __________, __________, conferma quanto già dichiarato dagli altri, parlando di un rapporto malato e del fatto che il padre chiedesse loro molto spesso di andare a parlare con la moglie pur di convincerla a stare con lui:
" (…) loro avevano un rapporto malato, litigava tantissimo, l’80% della loro relazione era un litigio unico, una storia che non avrebbe mai funzionato. (…) mio padre insisteva nel far funzionare le cose, insomma che tutto andava bene. (…) usava noi figli affinché parlassimo con __________ per farla stare con lui. Noi figli abbiamo sempre cercato di dargli dei consigli ma non ci ascoltava, faceva sempre di testa sua. (…) Mio padre ha sempre avuto la concezione della famiglia tutta unita e quando non riusciva nel suo intento si arrabbiava. Era diventato un egoista, pensava solo a lui e alla __________. Gradualmente loro due si erano isolati da tutti e avevano mantenuto le amicizie che andavano bene ad entrambi. (…) aveva sempre il sospetto che la __________ avesse degli amanti, forse perché era giovane, bella e intelligente.”
(AI 70).
La madre della vittima, __________, ha descritto l’imputato come un uomo temibile che in __________, dove lei abita, girava sempre armato. Dopo aver sottolineato la grande gelosia provata dall’uomo per la figlia, ha pure dichiarato di averlo segnalato per ben tre volte alla Polizia __________, in particolare poiché si presentava regolarmente, a casa sua e dell’altra sua figlia __________, armato:
" (…) Seduta stante mostro un esposto che ho presentato in data 28.04.2017 alla polizia __________ perché io avevo paura del IM 1 siccome girava sempre armato ed inoltre turbava anche la sorella di __________ che si chiama __________. Infatti IM 1 andava anche dalla sorella di __________ che non gli apriva però la porta perché era impaurita come lo ero anch’io per cui mi sono rivolta alla polizia __________ spiegando la situazione. La polizia __________ mi diceva che dovevamo chiuderci in casa con i catenacci. Io avevo seriamente paura che IM 1 potesse farmi del male perché era sempre agitato, nervoso ed inoltre girava anche armato di pistola. L’esposto viene annesso al presente verbale quale DOC 1 (ndr. è in __________, non tradotto). Vorrei precisare che gli esposti sono 3 ma la polizia __________ non ha mai fatto nulla. Quando mi hanno informata della morte di mia figlia __________, ho stracciato tante cose e il DOC 1 è l’unico esposto che mi è rimasto. Contro il IM 1 ho fatto in totale tre esposti, non rammento il periodo (…) Nel mese di aprile 2017 IM 1 era in __________ ed era venuto a casa mia. Mi aveva detto “o divorzio dalla __________ oppure l’ammazzo e poi mi suicido”. Io dicevo al IM 1 che doveva andare a farsi curare, a farsi vedere da uno psichiatra ma lui mi diceva che non lo avrebbe fatto. (…) in questi mesi IM 1 mi aveva detto che anche se __________ si fosse trovata dall’altra parte del mondo lui l’avrebbe trovata e ammazzata. (…) è anche capitato che IM 1, quando era da noi magari per capodanno o per una qualche festa, accendeva la radio del suo furgone e poi sparava in aria. Successivamente io e altri famigliari raccoglievamo i bossoli. (…) mi aveva detto che doveva avere delle armi siccome abitava nella fascia di confine con la __________. (…) a __________ tutti conoscono IM 1, lui può darti l’anima oppure ammazzarti. (…) __________ era cambiata dopo il matrimonio. La vedevo tanto triste ma lei non si confidava mai con me siccome non voleva causarmi dei malesseri (…)”
(AI 129).
Le dichiarazioni di tutti gli interrogati – salvo, ancora una volta, quelle dell’imputato – convergono e sono credibili. Si può quindi concludere con certezza che la relazione tra imputato e vittima era una relazione malsana, nella quale lui pretendeva di comandare su ogni aspetto della vita di lei, ossessionato dalla possibilità che potesse tradirlo ed alla continua ricerca di elementi che confermassero questa sua tesi, trascurando i figli e la qualità di vita di tutti. Tali questioni risultano essere state relegate in secondo piano, tanto che la situazione non migliorò nemmeno quando i figli naturali di lui decisero di andarsene. Al contrario, questo fu un ulteriore pretesto per dare contro alla moglie e alimentare le fantasie astruse di IM 1, che pretendeva obbedienza e incuteva timore a chiunque gli parlasse, minacciando atti violenti e girando armato ogni qualvolta si recava in __________. I 35 anni trascorsi in Ticino non sono, di tutta evidenza, bastati all’imputato per integrarsi nella cultura del nostro Paese, che si fonda sulla parità dei sessi e sul rispetto reciproco.
b) I problemi sul posto di lavoro di __________
IM 1, sempre ossessionato dalla possibilità che __________ potesse tradirlo, arrivò a pedinarla e ad ossessionarla pure sul posto di lavoro, coinvolgendo a più riprese colleghi e superiori della stessa, fino a rendere impossibile una continuazione del rapporto di lavoro, avendo, costoro, paura della presenza inquietante del marito della donna.
__________, ex datore di lavoro di __________, ha così descritto i motivi per cui scelse di licenziare la donna, nonostante professionalmente non avesse nulla di cui lamentarsi:
" (…) lavorava in __________ con il capo servizio (…) è sempre stata apprezzata come collaboratrice, si impegnava sempre sul lavoro ed eravamo contenti. (…) pochi mesi dopo l’assunzione di __________ erano iniziati i problemi e lei aveva paura di lui. Io avevo consigliato ad __________ di risolvere la questione con suo marito ma lei mi aveva anche riferito che aveva raggiunto la Svizzera tramite il ricongiungimento famigliare e se avesse lasciato il marito sarebbe dovuta tornare in __________. (…) Ho cercato di aiutare la __________ creando dei turni appositi così da far figurare al IM 1 che lei lavorava mentre in realtà si sarebbe dovuta presentare a queste strutture (ndr. consultori famigliari) per dei consigli. A quanto ne so però la __________ non ci è mai andata (…) in numerose occasioni il marito (…) si presentava all’amministrazione __________ chiedendo se sua moglie __________ lavorasse. (…) in un’occasione aveva preteso che venisse aperto l’armadietto della __________ per verificare se lei nascondesse un telefono siccome sospettava che lei lo tradisse. Io sono intervenuto personalmente e il signor IM 1 era aggressivo, arrogante e presuntuoso anch’io ho dovuto alzare la voce e poi l’ho accompagnato fuori. (…) Altre volte si vedeva il IM 1 fuori nei parcheggi (…) andavano via insieme. (…) spesso telefonava alla __________ e voleva farsi passare la __________ per parlare con __________. (…) aveva chiesto più volte al __________ di licenziarla perché era geloso di lei e non voleva che lavorasse lì. (…) __________ quando veniva a lavorare, appena varcata l’entrata della __________, cambiava espressione, diventava serena. A seguito di questa situazione, ho dovuto inoltrare ad __________ un avviso del 11.03.2013 a seguito del comportamento di suo marito alla __________ la situazione si era tranquillizzata ma per pochi mesi.”
Questo avviso, datato per l’appunto 11 marzo 2013, si trova agli atti ed ha il seguente tenore:
" (…) Gentile Signora IM 1,
(…) le comunichiamo quanto segue:
- In numerose occasioni abbiamo dovuto trovare soluzioni organizzative che le permettessero di affrontare al meglio situazioni famigliari molto difficili;
- In numerose occasioni abbiamo dovuto gestire visite e telefonate da parte di suo marito, assolutamente fuori luogo in relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproco;
- quanto sopra ha messo a disagio il team della __________, costretto a vivere delle situazioni che non dovrebbero esistere e che andrebbero risolte all’interno della sfera privata evitando tensioni e preoccupazioni ai propri colleghi; a tale scopo esistono associazioni che possono aiutare lei e suo marito a risolvere eventuali problemi.
D’ora in avanti, e considerate le straordinarie energie dedicatele sinora, nel caso in cui dovessimo assistere a nuovi problemi privati che influiscono negativamente sull’ambiente lavorativo, saremo costretti a procedere più severamente al fine di salvaguardare un clima sereno.
Nella speranza che la sua situazione famigliare migliori, la salutiamo molto cordialmente.”
__________ ha poi proseguito il suo racconto:
" Successivamente un nostro collaboratore (…) continuava a ricevere dei messaggi e telefonate da una persona che si spacciava essere __________ ma che in realtà probabilmente non era lei. (…) stava turbando anche la sua situazione famigliare. Io ho parlato con __________ di questa cosa come anche il __________ aveva anche parlato con il IM 1 e da quel momento __________ non ha più ricevuti messaggi e chiamate strane. Purtroppo ad __________ è stato intimato un ammonimento al 17.10.2013 nella speranza che la aiutasse a cambiare la situazione ma il marito continuava a telefonare alla __________ quindi a turbare la quiete del team di lavoro. (…)”
L’ammonimento in questione è anche agli atti, e recita:
" (…) Facciamo riferimento alla lettera dell’11 marzo scorso.
Purtroppo constatiamo che i suoi problemi famigliari hanno nuovamente disturbato la serenità del team __________. Il responsabile, signor __________, facendo riferimento al Regolamento del personale, le ha chiarito più di una volta quali comportamenti sono ammessi e quali sono da evitare __________.
La rendiamo attenta che, qualora dovessimo ricevere nuove lamentele in merito a comportamenti inadeguati, che generano tensioni e paure all’interno del team __________, saremo costretti a procedere con il licenziamento.
Nella speranza che la sua situazione famigliare migliori, presentiamo distinti saluti.”
Sempre __________ alla Polizia:
" __________ aveva chiesto un congedo per poter andare in __________ in vacanza con suo marito e gli era stato concesso ma __________ aveva richiesto ulteriori 2 giorni ma __________ aveva rifiutato la richiesta perché non aveva personale ma lei era stata a casa lo stesso. (…) Questo avvenimento è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e il 20.01.2014 la __________ è stata licenziata.”
Anche la raccomandata di licenziamento è agli atti e di seguito riportata:
" (…) Signora __________, malgrado quanto fatto sinora dalla direzione e dal Responsabile __________ per aiutarla nelle sue esigenze famigliari, a malincuore abbiamo preso atto che in data 2 gennaio 2014 ha mancato gravemente di rispetto al suo Responsabile: il suo comportamento inadeguato, ha turbato la serenità del personale, dei residenti e dei visitatori. In data 2 gennaio 2014, pur non essendo stata autorizzata dal suo Responsabile, ha deciso autonomamente di lasciare il posto di lavoro prima della fine del turno. Prendiamo inoltre atto che continue interferenze famigliari turbano gravemente la tranquillità del team __________ e di altri collaboratori __________.
Quanto descritto ha irrimediabilmente leso il rapporto di fiducia che la __________ ha nei suoi confronti. Richiamata la lettera dell’11 marzo 2013, l’ammonimento del 17 ottobre 2013 e i numerosi colloqui avuti con il Responsabile __________ e la Direzione, le comunichiamo il suo licenziamento nei termini previsti dal regolamento interno __________ (art. 36).
Dal ricevimento della presente sino al 30 aprile 2014 è dispensata dal presentarsi sul posto di lavoro, ma riceverà comunque lo stipendio e la quota parte di tredicesima. Dal 30 aprile 2014 sarà libera da ogni impegno verso la __________ (…) salvo quello inerente il segreto professionale. (…)”
Per poi specificare, ancora il __________ in interrogatorio:
" Insomma non era solo questo ma anche le continue telefonate del IM 1 alla __________, oppure a volte fermava nei parcheggi altri collaboratori chiedendo se la __________ avesse un altro uomo oppure se stava lavorando. Devo dire che a malincuore la __________ è stata licenziata, ha pagato la situazione che il marito aveva creato con le sue continue telefonate e visite inopportune; (…) piangeva e io le avevo detto che qualora avesse sistemato la situazione famigliare, il licenziamento lo avrei stralciato. (…) in data 11.04.2017 (ndr. aveva appena lasciato il marito, si dirà di questa situazione nel capitolo seguente) la __________ si era presentata alla __________ indicando che aveva risolto la sua situazione famigliare e che era a disposizione per un eventuale contratto di lavoro. La __________ però non è stata più contattata perché sono oberato di lavoro e ho tante cose in cantiere. (…)”
(AI 82).
L’imputato, a domanda di sapere se si fosse mai presentato sui posti di lavoro di __________ chiedendo informazioni su di lei in sua assenza, ha così sfrontatamente mentito, in Polizia, il 22 agosto 2017:
" (…) in effetti una volta sono andato alla __________ di __________ dove lavorava la __________. Non sono entrato nella __________ ma sono rimasto fuori dove ho visto lo __________ di __________ e gli avevo detto che non mi piaceva che lei lavorasse lì perché ero geloso. Avevo chiesto a questo __________ di licenziare la __________. Mi viene in mente che gli avevo anche telefonato per reclamare sui turni di lavoro della __________ che secondo me non andavano bene perché a volte finiva alla sera, verso le ore 22:30 arrivava a casa a mezzanotte. Io non volevo che __________ lavorasse là perché doveva partire un’ora e mezza prima per arrivare in orario sul posto di lavoro io ero molto geloso. Mi viene chiesto se io avessi il dubbio che la __________ mi tradisse quando lavorava alla __________ e io rispondo che non avevo il dubbio ma il pensiero perché quasi tutti i giorni si faceva fare i massaggi dal massaggiatore della __________. Per i dipendenti erano gratis i massaggi quindi mi è venuto il pensiero che mi tradisse. (…)”
(AI 91).
__________, caposervizio presso __________, ha confermato in toto le dichiarazioni dei colleghi sull’invadente presenza dell’imputato alla __________ e sulle pressioni esercitate dallo stesso sulla moglie e su loro tutti, alla ricerca di chissà quale tradimento avesse messo in atto la donna (AI 94):
" (…) Io ho auto la netta impressione che il IM 1 la trattasse come un oggetto, come se avesse fatto un investimento e ciò gli dava il diritto di comportarsi così con lei. (…) seguiva la __________, la teneva sotto controllo. (…) il personale __________ era impaurito (…) continuava a chiamare la __________ (…) __________ mi aveva detto che IM 1 aveva minacciato i genitori della __________ con un’arma e che lui aveva addirittura un arsenale. (…) i collaboratori del team erano terrorizzati (…)”.
(AI 94).
__________, il fisioterapista alle dipendenze __________, dopo aver ammesso che per i dipendenti i suoi servizi erano gratuiti, ha affermato di mai averne fatti ad __________. Nel corso del 2013, ha iniziato a ricevere dei messaggi da un numero che non conosceva, una trentina, con richieste di incontrare questa persona senza indicare né luogo né dire chi fosse. In un’altra occasione questa persona l’avrebbe chiamato dicendogli di stare lontano da sua moglie:
" (…) il tono era d persona arrabbiata, faceva frasi corte e sconnesse a livello linguistico. (…) non mi ha fatto minacce; mi aveva solo detto di stare lontano da sua moglie. (…) questa telefonata che è durata circa 5 minuti, mi sono arrabbiato e gli dicevo che ero sposato e che avevo una figlia e lui si è un po’ calmato e addirittura ricordo che mi aveva detto “se non sei te allora ti invito anche a bere un caffé”. (…) avevo anche deciso di bloccare i due numeri di telefono. (…) io non conosco la __________, non ho mai parlato con lei e non è mai venuta da me per fare fisioterapia. (…) avevo poi cancellato tutti i messaggi e le chiamate ricevute (…).”
(AI 95).
L’imputato, sentito in Polizia l’11 ottobre 2017, ha candidamente ammesso di aver avuto il serio sospetto che la moglie lo tradisse con il “massaggiatore”, per il solo fatto che egli effettuava dei massaggi sul suo posto di lavoro:
" (…) Mi viene chiesto con chi pensavo che __________ avesse una storia e io rispondo che pensavo che lei avesse una storia con il massaggiatore siccome lei andava a lavorare un’ora prima del suo orario. (…) la __________ mi diceva che faceva i massaggi e quindi nella mia testa ho pensato che lei andasse a letto con lui. (…) a me bastava che lei si comportasse come doveva, nel senso che oltre a lavorare __________ doveva anche cucinare per me perché io ero fuori a lavorare. Vorrei precisare che nel week end, se magari la __________ lavorava, ero io che cucinavo, facevo il bucato e stiravo anche. Voglio dire che a me dava fastidio quando __________ aveva magari due giorni di libero e non mi preparava nemmeno la cena, quando rientravo dal lavoro dicendomi che avevo diritto di riposarsi. (…) Mi viene chiesto se io abbia mai telefonato alla __________ e io rispondo che avrò chiamato 6/7 volte ma per cose urgenti (…) magari mi servivano dei documenti (…) Mi viene chiesto se chiamavo per controllare __________ e io dico che assolutamente non è così. (…) Non mi ricordo di avere discussioni con il direttore. Una volta sono andato alla __________ e ho portato dei regali di Natale e questo gesto lo avevo fatto per far ben vedere __________, così che venisse accettata dal team __________. (…) aspettavo __________ nel parcheggio per portarla a casa siccome non c’era il bus. (…) Non sono io che ho inviato messaggi e telefonate a questa persona (ndr. __________) che non conosco e il suo nome lo sento per la prima volta oggi. (…) escluso un mio coinvolgimento (…) __________ (…) non sono stato io. (…) __________ (…) ho sempre detto che ero geloso. Non l’ho mai trattata male psicologicamente (…) È vero che ho contattato __________, ci siamo incontrati e gli avevo chiesto per quale motivo facesse fare sempre alla __________ il turno serale come ho spiegato prima. Io non ho mai detto a __________ dei miei dubbi sulla __________, sul fatto che mi tradisse (…) quanto dichiarato dal __________ non corrisponde a realtà. (…) in sede di verbale di perquisizione (…) è stato trovato sul tavolo del salotto, un dittafono (…) in cui è incisa una registrazione (…) con __________ (…) Mi viene chiesto perché ho registrato __________ e io rispondo perché __________ non credeva che io avessi parlato con lui per il cambio dei turni. __________ non sapeva che io lo stavo registrando (…) viene fatta sentire per estesa la registrazione (…) sembra che io abbia svolto la funzione del padre e io dico che era stata __________ a dirmi di parlare con __________ affinché lei non facesse più i turni delle ore 22:00. Prendo atto che nel DOC 9 io mi lamento con __________ che __________ non mi dava il regolamento __________ ed è in netto contrato con quanto detto poc’anzi e io dico che __________ non voleva darmi il regolamento __________ ma non so come mai (…) con __________ ho anche detto che __________ non prendeva dei giorni di libero quando io volevo andare con lei da qualche parte e questo mi ha fatto insospettire. (…) non mi ricordo di aver detto a __________ di stare alla larga da moglie come si evince dal DOC 9. (…) in effetti ho detto al __________ di stare alla larga da mia moglie ma perché una volta lui aveva gettato ad __________ i suoi occhiali in __________. (…)
Mi viene chiesto se era vero che continuavo a telefonare e a fare visite inopportune alla __________ e io rispondo che non lo ricordo. (…) L’avv. RAAP 1 mi chiede come io abbia reagito al licenziamento di __________ e io rispondo che non lo so; non mi ricordo. (…) __________ mi aveva detto che era stata licenziata perché appunto aveva avuto una discussione con il __________ e aveva fatto cadere delle padelle”.
(AI 133).
Non vi è alcun dubbio che i fatti si siano svolti come ben descritti dagli ex colleghi della donna, credibili e coerenti, come pure confermati dagli scritti inviati ad __________ prima del licenziamento e prodotti agli atti. La donna ha dunque perso il lavoro a causa del comportamento asfissiante ed ossessivo del marito.
c) La lite del 2 aprile 2017
Il 2 aprile 2017 la situazione a casa __________ degenerò, il tutto a causa di un incontro tra il genero __________ (marito di __________) e __________. Riassumendo, secondo quanto riportato da __________, __________ si trovava nel palazzo di fronte, a casa di __________ e __________, per dare da mangiare al loro cane in quanto assenti.
__________, che nel frattempo stava fumando una sigaretta nei dintorni, non sentì, e quindi non rispose, ad una telefonata della moglie __________, la quale chiamò quindi __________ per chiederle se sapeva dove fosse il marito. Lei rispose di non saperlo e di trovarsi a casa delle sorelle della donna, terminando la telefonata. In quel momento, __________ scorse __________ sul balcone delle due di lui cognate, e la donna gli chiese di salire a darle una mano per portare giù i sacchi del cibo per il cane. __________, che nel frattempo era uscita di casa e si era recata nei pressi dell’appartamento delle sorelle, vide quindi __________ e __________ uscire insieme dallo stesso, e pensò subito che i dubbi del padre su una loro relazione potessero essere veritieri.
L’imputato in quel momento stava rientrando da un viaggio in __________, e fu avvisato dalla figlia, in preda al panico, di questi fatti. Il giorno seguente ha quindi convocato l’intera famiglia e ha dato di matto, fino a venire alle mani con il genero ed impugnare un coltello. Intervenuta la Polizia, __________ e le figlie sono andate a stare da un’amica di famiglia per qualche giorno. A seguito di questi fatti, il 6 aprile 2017 __________ ha sporto denuncia contro il marito per coazione e minaccia. L’imputato l’ha denunciata a sua volta per ingiuria e minaccia. Entrambe le procedure si sono concluse con dei non luoghi a procedere. Ma tant’è.
Così il genero __________ raccontando alla Polizia quanto accaduto quella sera:
" La situazione è poi degenerata circa 3 o 4 mesi fa. Io ero uscito per fare delle faccende e rincasando sono stato chiamato da __________ che stava fumando una sigaretta ed era al telefono sul balcone di casa di __________, figlia di IM 1. Preciso che __________ abita nel palazzo in faccia a quello di IM 1 ed __________. L’ho salutata e lei mi ha detto che sarebbe scesa per tornare a casa ma mi aveva chiesto di salire per darle una mano per trasportare il cibo del cane. Io l’attendevo sotto il portone del palazzo ma lei non arrivava allora ho citofonato. __________ dal citofono mi diceva di non stare bene e che stava bevendo un bicchiere d’acqua chiedendomi di salire per darle una mano. Sono quindi salito e l’ho incontrata sul pianerottolo che stava chiudendo la porta. Ho preso il sacco con il cibo del cane mentre lei teneva il cane. Una volta usciti dal portone, all’esterno c’era mia moglie che mi attendeva in quanto aveva avuto dei dubbi su di me perché non le avevo risposto al telefono e quindi aveva chiamato __________. Quest’ultima le aveva detto di essere a casa di __________ e che stava per tornare a casa sua. Per questo motivo __________ era venuta a controllare e caso vuole che anche io mi trovavo li assieme ad __________.
Mia moglie se l’è presa perché ha pensato che davvero avevamo una relazione. Io ho tentato di spiegarmi ma lei non ascoltava. __________ le aveva spiegato che lei era stata al telefono tutto il tempo con il fratello e che lui poteva confermare. Preciso nuovamente che con __________ non ho mai avuto nulla di più che un normale rapporto famigliare, lei era mia suocera e basta. Con lei non ho avuto nessun rapporto amoroso o intimo.
Il giorno dopo mia moglie ha capito la situazione e che non c’era stato nulla tra di noi e si era scusata dapprima con me ed in seguito con __________.
IM 1 si trovava in __________ e non so come è venuto a sapere di questo episodio. (…) Il giorno successivo, dopo il lavoro sono andato subito a casa di loro (…) erano presenti IM 1, __________, __________, __________, __________ e __________. Quando sono arrivato già sapevo che IM 1 aveva picchiato la testa contro la porta e che mio figlio era rimasto scioccato perché me lo aveva riferito mia moglie per telefono.
Al mio giungere abbiamo iniziato a parlare, lui mi chiedeva di andare in ospedale per fare degli esami, unitamente a sua moglie ma non so di quali esami parlasse. Io gli ho detto ok, andiamo subito. Lui però alla fine non ci voleva andare.
Poi mi accusava nuovamente che io facevo sesso con sua moglie: io gli ho ribadito che non era vero e che se serviva avrei fatto anche gli esami così poi lui non mi avrebbe più infastidito.
Io l’ho poi preso per mano tirandolo verso di me come per dirgli “andiamo dai”. Lui si è agitato e ha iniziato a trascendere. L’ho quindi bloccato e gli ho spostato la faccia con il palmo della mia mano senza picchiarlo. L’ho poi bloccato con le mie mani sulle sue spalle ed era mia intenzione farlo sedere sulla sedia ma lui è caduto per terra. Io l’ho lasciato, IM 1 si è alzato, ha estratto la sua dentiera dalla bocca e l’ha lanciata contro il muro accusando me di avergliela rotta. È poi andato in cucina dove ho sentito che sceglieva tra le posate qualcosa e poi è uscito con un coltello (…) a lama liscia di circa 20/25 cm (…) mi veniva incontro (…) quando l’ho visto col coltello sono uscito sul pianerottolo, ho detto a mia moglie di andarsene e sono sceso. Nel frattempo le donne lo hanno bloccato impedendo che lui venisse da me. (…) sono sceso dove ho trovato la polizia. Con gli agenti siamo saliti ed abbiamo trovato le donne che stavano scendendo di corsa dalle scale e lui che le inseguiva con il coltello in mano.
La polizia lo ha poi disarmato e fermato. In seguito gli era stato dato l’allontanamento da casa.
ADR che in quel frangente non ero stato interrogato. La polizia mi ha informato che potevo sporgere querela. Io non ho ritenuto il caso. Nei giorni seguenti ho ricevuto dei messaggi da IM 1, che si scusava per quello che era successo, che era dispiaciuto e mi aveva invitato a parlare con __________ per farla ritornare a casa. (…) Io ne avevo parlato con mia moglie e dopo esserci consultati abbiamo deciso di non rispondere a questi messaggi e di non interporci tra loro perché non volevamo problemi.
Un paio di settimane dopo il suo allontanamento dopo io mi trovato al __________, al parco giochi con mio figlio __________. Improvvisamente mi sento toccare da dietro e mi giro, era IM 1. Lui un po’ chiuso su sé stesso, piangendo, ha iniziato a prendermi con le mani sulle mie braccia e mi ha baciato sul viso diverse volte chiedendomi perdono e che lui aveva sbagliato. Aggiungeva pure che era stato dal medico il quale aveva detto che doveva curarsi perché era malato. Alla fine di questo incontro mi ha chiesto di andare, unitamente a mia moglie e __________, a casa di __________ a parlare con lei e chiederle di farlo tornare a casa e di tornare assieme a lui. (…) si trattava di una messa in scena per ottenere il suo scopo.”
(AI 68).
Il figlio dell’imputato, __________, sentito in Polizia il 3 luglio 2017, ha così descritto il giorno dell’intervento della Polizia durante il litigio, che lo spinse ad ospitare provvisoriamente il padre a casa sua:
" (…) il giorno che è intervenuta la polizia per allontanarlo dal suo domicilio a seguito dell’ennesima lite con __________, ha chiesto il mio sostegno e da parte mia l’ho invitato a dormire a casa mia. Ci è rimasto per circa 2 settimane ma la nostra convivenza non funzionava in particolar modo perché io cercavo di sostenerlo e dargli dei consigli per questa situazione mentre lui pensava solo alla __________. Ci invitava a parlare con lei per poter risolvere la loro situazione e da parte mia, in un’occasione ci sono andato insieme a __________ ma __________ aveva confermato la sua intenzione di non stare più con nostro padre.
Dopo alcune settimane, una sera al rientro dal lavoro mio padre mi esortava nuovamente ad andare a parlare con la __________ e io gli rispondevo che sarei andato il giorno successivo perché era tardi. Sarebbe stato anche il sabato quindi avrei avuto tutto il tempo per parlare con lei ma il mio rifiuto di esaudire la sua richiesta immediatamente l’ha interpretato come un mio disinteressamento. Ha iniziato a fare una scenata portandosi anche sul balcone dicendo che voleva gettarsi nel vuoto scavalcando anche la prima protezione. Dal suo atteggiamento l’ho ritenuta una sceneggiata anche perché non era la prima volta che assumeva comportamenti del genere. Ritrovata la calma il giorno seguente è partito e ha lasciato il mio appartamento.”
(AI 46).
Versione a grandi linee confermata anche da un’altra dei figli dell’imputato, __________, che la racconta per sentito dire e non per esperienza diretta:
" Mi viene chiesto se sono al corrente della presunta relazione extraconiugale tra mio cognato __________ e la __________ e da parte mia posso dire che io ero andata in vacanza con mia sorella __________ e avevo lascito ad __________ la chiave del nostro appartamento affinché ci curasse il cane. Quello che racconto lo so per sentito dire. Sembra che una sera l’__________ era andata nel nostro appartamento per prendere i biscotti per il cane e si era soffermata in balcone e piangeva. __________ in quel momento stava transitando e dopo averla vista le chiedeva come stava e la __________ lo invitava ad andare a casa sua a bere un caffè che c’era anche uno zio che si chiama __________. Sembra che __________ invece di attenderla in strada le sia andato incontro sulle scale e nel momento in cui stavano uscendo dal palazzo giungeva mia sorella __________, moglie di __________, e quando li ha visti si è agitata perché nostro padre qualche volta le aveva detto di fare attenzione che magari loro due potrebbe avere una storia. Da qui è stato avvisato mio padre e poi è nata tutta la storia che ha successivamente portato all’allontanamento di mio padre da parte della polizia. (…)”
(AI 67).
L’amica di famiglia __________, ha descritto così quanto riportatole dalla vittima, andata a stare da lei con le figlie a seguito proprio di quel litigio:
" (…) Nel mese di maggio 2017 (recte: aprile), la sera che è successo il casino, stavo finendo il lavoro all’hotel __________ e mi sono trovata la __________ con le sue due figlie che erano state accompagnate in macchina da un’amica della __________. __________ mi diceva che era successo un casino, il IM 1 era rientrato dalla __________ e lo stesso giorno hanno litigato. (…) la __________ aveva chiamato la Polizia perché a casa il IM 1 aveva preso in mano il coltello per ammazzare il marito della __________ perché sospettava che la __________ lo tradisse con lui. La __________ si era messa in mezzo ai due uomini perché non voleva che il IM 1 ammazzasse il genero e all’arrivo della polizia lei è scesa in strada con le sue due figlie. __________ mi chiedeva se potevo affittarle una camera all’hotel __________ ma non avendo soldi l’ho ospitata a casa mia per una settimana circa ma poi è rientrata a casa sua e nel frattempo aveva fatto la denuncia. (…) __________ doveva trovarsi un nuovo appartamento per cui lei ha deciso di ritornare da lui (…) voleva divorziare (…)”
(AI 51).
Anche la figlia minore della vittima, __________, ha riportato una descrizione dettagliata di quanto avvenuto quella sera, vissuta da lei in prima persona:
" Ricordi cosa è successo ad inizio aprile 2017 presso l'appartamento di Via __________, quando tu, la mamma e __________ abitavate ancora con IM 1? Ricordo che al rientro dalla __________ IM 1 aveva accusato mia madre di averlo tradito con il marito di __________ o meglio __________. __________ si era arrabbiato siccome IM 1 aveva chiesto di andare in ospedale a fare i controlli per verificare che non avessero avuto rapporti. Hanno iniziato a gridare entrambi e io nel sentirli urlare sono uscita dalla doccia e quando sono giunta in salotto loro si stavano già picchiando. Ricordo che era presente il nipote di IM 1 (figlio di sua sorella), __________ che li stava dividendo. Anche mia madre cercava di dividerli. __________ era come paralizzata e non si muoveva.
lo sono corsa in camera dove c'era mia sorella __________ ed il figlio di __________ e __________, __________. Nel contempo ho notato che IM 1 stava uscendo dalla cucina con un coltello grande tipo quelli per tagliare il pane o la carne in mano. lo mi sono spaventata e nel frattempo mia sorella __________ stava già chiamando la polizia. __________ nel momento in cui IM 1 era andato in cucina a prendere il coltello era riuscito ad allontanare __________ portandolo fuori dall'appartamento. Ho sentito mia mamma che chiedeva a IM 1 cosa volesse fare con il coltello; poi è riuscita a toglierglielo dalle mani e a gettarlo nel lavandino della cucina. IM 1 si è poi seduto sul tavolo in salotto ed è poi arrivata la polizia. Ricordo che tutto era in disordine a causa della lite. lo, mia sorella __________ e mia madre abbiamo detto alla polizia che avevamo paura a rimanere con IM 1 e quindi ci è stato detto che avremmo dovuto trovare un posto dove andare. Siamo poi andate a casa di un'amica di famiglia, __________ che ci ha ospitato per una o due settimane o meglio sin tanto che non siamo riuscite a tornare nell'appartamento di Via __________. A. nostro rientro IM 1 non era più in casa siccome era stato allontanato dalla polizia.
Vorrei aggiungere che __________, nel periodo in cui siamo stati suoi ospiti, è poi andata a raccontare tutto quello che facevamo a IM 1. Aveva anche chiesto a mia mamma di ritornare con lui. Questa cosa non l'ho capita perché prima dei fatti IM 1 e __________ si odiavano per via di discussioni passate.”
(AI 130).
Con decisione 10 aprile 2017 il Pretore __________ (__________) ha deciso per IM 1 l’allontanamento ed il divieto di fare ritorno al proprio domicilio nonché il divieto di avvicinarsi alla moglie e alle figlie per un raggio di m 200 (AI 59). Il 13 aprile 2017, l’imputato ha avviato le pratiche per il divorzio in __________ ed il 20 aprile 2017 ha chiesto il disconoscimento delle due figlie di lei. Dagli atti risulta che lo stesso usava queste due cause allo scopo di convincere la donna a tornare da lui. Così l’imputato:
" (…) Mi viene sottoposto in visione il DOC 13 (…) relativo ad alcuni messaggi del 25.05.2017 estrapolati dalla piattaforma Viber trovata nel mio cellulare (…) in cui prego __________ di tornare con me informandola pure che avevo 15 giorni di tempo per ritirare il tutto ma __________ sostanzialmente mi rispondeva di fare quello che ritenevo più opportuno. Mi viene chiesto di prendere posizione in merito ritenuto che appaia come un ricatto e io rispondo che io le volevo bene ed ero disposto a ritirare tutto. Per me non era un ricatto, era un sistema per far sì che __________ tornasse con me.”
(AI 133).
Per completezza d’informazioni, si fa notare che __________, sentita una seconda volta dalla Polizia il 10 novembre 2017, ha dichiarato agli inquirenti di aver avuto, nel corso del 2013-2014, una relazione proprio con __________ (genero dell’imputato), e di aver reagito molto male quando l’imputato la informava del suo sospetto di una relazione di __________ con __________, tanto da farla sparlare molto male di quest’ultima in quel periodo.
L’imputato, a dire della donna, le avrebbe mostrato dei messaggi tra __________ ed __________ che potevano essere interpretati (es. “come stai”, foto di lui a passeggio o altro, ma mai nulla di esplicito né appuntamenti), e avrebbe poi registrato una conversazione telefonica dove la __________ ne avrebbe dette di ogni nei confronti di __________. IM 1 avrebbe poi fatto sentire questa conversazione ad __________, la quale si arrabbiò e andò a discutere con __________ per spiegare che in realtà non c’era mai stata nessuna relazione.
A __________ rimase comunque il dubbio, ciononostante:
" (…) Dopo aver scoperto che IM 1 aveva fatto sentire la registrazione ad __________, l’ho chiamato e l’ho insultato e l’ho mandato a quel paese.”
(AI 149).
L’imputato non ha mai raccontato nel dettaglio quanto avvenuto quel giorno, sarà che non gli è nemmeno mai stata espressamente posta la domanda, limitandosi a prendere atto delle dichiarazioni degli altri (senza contestarle), aggiungere qualche dettaglio (es. la storia dell’herpes alle labbra della moglie) e a parlarne ogni tanto nei vari verbali in riferimento al fatto che il comportamento di __________ e __________ fosse stato l’inizio della fine, incolpando loro di quanto avvenuto dopo, ad esempio:
" (…) Mi viene chiesto per quale motivo io avessi il dubbio che la __________ mi tradisse e io rispondo che __________ quando mi faceva il sesso orale le veniva come un segno sul labbro, e meglio un herpes per cui per un anno, nel corso del 2013 non me lo ha più fatto. Abbiamo riprovato ancora una volta, nel 2014, ma alla __________ è venuto fuori ancora un herpes al lato della bocca per cui non me lo ha più fatto. Il giorno del mio rientro dalla __________, nel mese di aprile 2017, ho visto che __________ aveva l’herpes allo stesso angolo della bocca per cui avevo creduto che mi avesse tradito con __________ (…)”
(AI 91).
" Mi viene chiesto quando è accaduta la storia dell’herpes e io rispondo che __________ non mi faceva più sesso orale da due anni siccome le veniva sempre fuori l’herpes alla bocca nel solito posto. Quest’anno, di rientro dalla __________, quando c’era stata la storia con __________, avevo visto che __________ aveva proprio l’herpes in quel punto. È vero che dal 2013 ad oggi ho sempre avuto sospetti che __________ avesse altri uomini e anche perché me lo dicevano i miei amici (…). __________ è arrabbiata con me (…) penso che lo sia perché io e suo marito ci siamo picchiati per quella famosa storia del suo tradimento con __________. Gli inquirenti mi dicono che era stata __________ a chiamarmi quando ero in __________ per dirmi del presunto tradimento e io dico che è così ma poi ha tenuto la parte a suo marito. (…) sono arrabbiato con lei siccome ha tenuto la parte a suo marito __________ che a suo padre sempre in relazione alla famosa storia del tradimento. (…) Dalle audizioni sin qui esperite emerge chiaramente che io non mi fidassi in nessuna maniera di mia moglie (…) la goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’avvenimento che è accaduto il 02.04.2017 presso la mia abitazione (…) e meglio la presunta relazione extraconiugale tra __________ e la __________. Mi viene detto che tra me e __________ vi è stata una lite tant’è che poi preso un coltello in mano e allora è intervenuta la polizia.
In data 06.04.2017 __________ si è presentata presso la gendarmeria di __________ e ha inoltrato denuncia penale (…) ottenendo che venissi allontanato dal io domicilio (…) in data 13.04.2017, tramite lo studio legale __________ di __________ ho avviato le pratiche per il divorzio da __________. (..) confermo che ho avviato la pratica di divorzio per tutelarmi e per proteggermi. Volevo gestire io il divorzio e non volevo che la __________ avviasse il divorzio in Svizzera. (…)”
(AI 133).
Nessuno contesta che la lite avvenuta tra IM 1 ed il genero sia stata violenta, tanto da spaventare tutti i presenti e spingere __________ a chiamare le forze dell’ordine. A seguito di questa lite, __________ lo denunciò, provocando l’ordine del Pretore con cui faceva divieto a IM 1 di avvicinarsi alla moglie per più di 200 metri, e lasciò l’appartamento trasferendosi dall’amica con le due figlie, mandando completamente in tilt l’imputato. Dopo circa due settimane, la donna fece rientro nell’appartamento di __________ e si mise alla ricerca di una nuova abitazione mantenendo il segreto sull’indirizzo, per sfuggire al controllo dell’uomo.
d) La separazione e gli atti da stalker
L’allontanamento dal domicilio per l’imputato è stato un vero e proprio trauma che, purtroppo, altro non ha fatto che accrescere la sua ossessione per la donna e raggiungere livelli altissimi di stress, arrivando, come riportato da più interrogati, a perdere 30 chili di peso, smettere di lavorare, dormire in auto e consumare 5-6 pacchetti di sigarette al giorno.
In particolare, il mese di giugno 2017 è stato molto pesante per IM 1, tanto da spingerlo a chiedere aiuto al Servizio psico-sociale di __________. Il dr. __________, che lo ha preso in cura in quei giorni, ha così descritto i loro incontri:
" Il signor IM 1 è stato visitato il giorno 7 giugno 2017 dopo un consulto telefonico avvenuto il giorno stesso con il medico curante Dr. __________ che richiedeva una valutazione psichiatrica per sintomatologia da disadattamento relativa a problematiche coniugali.
Il signor IM 1 è stato visitato in data 07.06., 09.06. e 16.06.2017 (era prevista una visita psichiatrica il 23.06.2017 alle ore 14.00).
Nel primo incontro ha descritto con partecipazione emotiva la vicenda relativa alla prima moglie (decesso per incidente stradale avvenuto nel 2007) e successivamente ha riferito le difficoltà con la seconda moglie discutendo con il sottoscritto possibili soluzioni per gestire la crisi coniugale (es, partenza per la __________). Ha riferito inoltre di aver dormito in auto per tre giorni a causa di un litigio con il genero trovato a casa con la moglie, ha comunque da subito negato in modo chiaro intenzionalità autolesiva o eteroaggressiva o atteggiamenti minacciosi nei confronti della consorte.
Nei colloqui del 09 e 16 giugno il signor IM 1 si è mostrato adeguato al contesto con progettualità e ricerca di una soluzione (riferite aspettative dagli incontri con gli avvocati referenti per il divorzio, discussione di una soluzione per la coppia, condivisione di una proposta di presa di distanza temporanea sia temporale che spaziale dalla moglie).
Il 19 giugno ho condiviso con il figlio signor __________ il progetto di un breve soggiorno in __________ del IM 1 con il figlio medesimo in coincidenza con le sue vacanze lavorative. In sintesi, la terapia intrapresa nel breve spazio di 2-3 incontri prevedeva il tentativo (condiviso con il signor IM 1 ed il figlio __________) di mettere una "distanza" tra i coniugi ed approfondire la conoscenza della situazione in generale e delle relative dinamiche e problematiche. La diagnosi fatta dal sottoscritto in data 09.06.2017 è: Problemi nella relazione con il coniuge o con il partner (ICD-10 Z63.0)”
(AI 60).
__________, dopo aver lasciato l’appartamento ed essersi trasferita momentaneamente dall’amica __________, è tornata a __________ giusto il tempo per cercare e trovare una nuova sistemazione. Il trasloco di __________ da __________ a __________ è avvenuto nel corso della prima settimana di giugno 2017, il tutto facendo in modo che l’imputato non venisse a conoscenza del loro nuovo indirizzo.
__________, parla in questi termini descrivendo i giorni seguenti l’allontanamento di IM 1:
" IM 1 spesso mi chiamava al telefono pregandomi di parlare con la __________, di informarla che era cambiato e che avrebbe fatto qualsiasi cosa lei avrebbe chiesto. (…) Lei mi diceva che IM 1 continuava a rimanere in auto stazionato sotto il palazzo o nei pressi dei parcheggi (…) siccome da li poteva vedere il balcone di casa. (…) aveva ossessionato i suoi figli in quanto continuava a chiamarli dicendo che voleva riavere __________.”
(AI 51).
Per tutta l’inchiesta IM 1 ha negato di aver messo in atto un atteggiamento da stalker, anche se poi, alle puntuali contestazioni del PP o della Polizia circa i suoi singoli comportamenti, egli ha dovuto in parte ammetterli, ritenendoli però sempre e comunque giustificati, visti i comportamenti asseritamente provocatori ed infedeli della donna, che aveva osato andarsene di casa. Ad esempio:
" (…) D: È vero che malgrado l’ingiunzione giudiziaria di stare a distanza da sua moglie, lei la seguiva costantemente ed ossessivamente nei suoi spostamenti fuori casa?
R: Nego che io la seguissi e sono cosciente che avevo il divieto giudiziario di avvicinarla.
D: A cosa le serviva il binocolo ritrovato dalla polizia nella sua auto lasciata a poca distanza dal luogo del crimine?
R: Mi serviva per poter osservare mia moglie da lontano per tranquillizzarmi su dove fosse e cosa facesse. (…)”
(AI 23).
__________, altra figlia dell’imputato, ha descritto anch’ella il duro momento affrontato dal padre alla separazione forzata dalla moglie:
" (…) è successo quando io e __________ eravamo in vacanza a __________ e dopo alcuni giorni ci ha chiamato la __________ che ci diceva che era successo un casino, che la __________ aveva chiamato la polizia e che nostro padre non poteva più avvicinarsi a lei. Insomma prima mio padre aveva tutto e in un attimo si è ritrovato a dormire in macchina ma mio fratello __________ lo aveva ospitato a casa per due settimane. Preciso che ci sono state delle mattine in cui vedevo mio padre dormire all’interno della sua macchina Audi parcheggiata nel suo posteggio privato in via __________. (…) nell’ultimo periodo mio padre seguiva la __________. (…) era cosciente che aveva un ordine di allontanamento (…) assillava __________ con messaggi e le chiedeva pure se lei lo amasse ancora, ma lei non gli dava una risposta concreta per cui mio padre aveva sempre la speranza. (…) non gli ha mai detto che non voleva più stare con lui, lo diceva solo a noi figli che a nostra volta dovevamo riferirlo a nostro padre.”
(AI 70).
Pure il figlio __________ ha confermato l’atteggiamento ossessivo del padre nei confronti della moglie, a seguito della separazione:
" Con mio padre sono poi andato in __________ per una settimana, forse era l’ultima settimana di maggio 2017, con l’intento di poterlo calmare ma anche giù mi sono occupato della nonna mentre lui andava a contattare i genitori di __________ e a ricercare i documenti che attestavano che le figlie non erano le sue.(…) Praticamente da quando ha lasciato il mio appartamento è stato un susseguirsi di messaggi e incontri tutti volti a far sì che la __________ tornasse con lui cosa che però, con i suoi atteggiamenti, non poteva funzionare. Anche le sue richieste non erano esaudibili perché erano a senso unico e andava bene solo per quello che riteneva lui. (…) mio padre era geloso e possessivo ma anche il carattere dell’__________ non era dei migliori e potrei definirlo egoista per come si è comportata con me e con le mie sorelle. (…) aveva in macchina un binocolo che usava per poter vedere la __________ questo perché aveva la restrizione del giudice che non si poteva avvicinare e pertanto usava il cannocchiale per vederla. (…) non poteva stare un giorno senza vedere la __________, era veramente innamorato, come un’ossessione. (…) nell’ultimo mesetto circa ha perso 30 kg fumando almeno 5/6 pacchetti di sigarette al giorno.”
(AI 46).
L’altra figlia __________ ha confermato quanto riportato anche da altre persone vicine all’imputato, ovvero che egli prendeva contatto con loro chiedendo aiuto per fare in modo che __________ tornasse da lui:
" (…) ogni volta che lo incontravo le discussioni erano sempre le medesime sul fatto che mi invogliava nel discutere con la __________ affinché tornasse con lui. Anche il giorno precedente abbiamo avuto un lungo scambio di messaggi sms ma il tema era sempre lo stesso; vai a parlare con __________ e da parte mia gli avevo confermato che l’avevo sentita e che lei era decisa a non più tornare con lui. (…) nel periodo in cui era fuori dal suo appartamento, veniva da noi e si piazzava sulla sedia del balcone e presumo a controllare i movimenti di __________. (…) il nostro palazzo è molto vicino al suo. Se non era da noi, mio padre stava dentro in macchina nel parcheggio privato sotto a casa.”
(AI 67).
Anche il genero __________ ha descritto i momenti difficili vissuti dalla coppia a seguito della separazione di fatto:
" (…) siamo andati da __________ ma lei ci ha detto di lasciarla stare, sapeva che noi eravamo andati da lei perché era stato IM 1 a chiedercelo, sapeva pure che lui era fuori casa, anzi, era sempre fuori dalla porta del palazzo per controllarla e dormiva anche in macchina nei pressi del domicilio. (…) le scriveva messaggi di minaccia di morte e altre cose brutte. Dopo aver parlato con lei abbiamo raggiunto IM 1, che ci attendeva nel piazzale e gli abbiamo riferito che per ora lei non vuole tornare di lasciarla in pace (…) Lui ha cambiato espressione e mi ha detto di dire al giudice che era vero che io avevo una relazione con lei e che poi IM 1 avrebbe saputo cosa fare. Io gli ho detto che non avrei detto bugie. (…) Dopo questo episodio ho iniziato a ricevere messaggi da numeri vari, anche italiani, in lingua strana, __________. In totale una decina di messaggi che contengono minacce di morte per me e mio figlio. Nel contempo ho anche ricevuto messaggi dal numero di IM 1 il quale si scusava del suo comportamento (…) ho capito che a mandarmi i messaggi di minaccia (…) era IM 1 perché anche il fratello di __________ aveva ricevuto dei messaggi di minaccia molto simili ai miei e dal medesimo numero. (…) lui la controllava continuamente, la seguiva, voleva sempre sapere dove era, controllava i soldi, le ricevute, la chiamava continuamente sul cellulare per sapere dov’era e cosa faceva. So che addirittura si è chiuso nel bagagliaio della macchina di __________ per vedere dove andava e se telefonava con qualcuno mentre si trovava in auto. Anche sul posto di lavoro si presentava in continuazione. (…)”
(AI 68).
__________, figlia dell’imputato e moglie di __________, ha confermato in toto la versione resa dal marito, descrivendo il suo rapporto problematico col padre, prendendone le distanze:
" (…) con mio padre non ho per niente un buon rapporto e anzi sono tre mesi che non lo vedevo e non lo sentivo più. (…) è stata __________ a chiamare la polizia che è poi intervenuta. (…) dopo alcuni giorni mio padre ha chiesto scusa a __________ (…) Chiedeva a __________ di aiutarlo affinché __________ tornasse con lui (…) successivamente ha messo in giro le voci nel __________ che sua moglie __________ lo aveva tradito con __________. Vorrei precisare che io e __________ ci siamo subito chiarite e anche da quei giorni ci siamo sempre frequentate di più anche se di nascosto (…) Dopo i fatti di aprile 2017, mio padre era divenuto veramente assillante e chiedeva a noi figli di parlare con __________ e di convincerla a tornare da lui ma lei aveva deciso che non poteva più continuare con lui. Già per quanto successo nel corso degli anni era difficile pensare che le cose sarebbero cambiate. (…) è una persona che si riprende subito. Lui è capace a farsi passare per un poveretto, è un attore nato quando conviene a lui.”
(AI 69).
__________, gerente dell’__________ dove __________ aveva trovato lavoro a fine maggio 2017, dopo aver perso il precedente al __________, ha dichiarato in Polizia di aver saputo della situazione della donna, appena separatasi dal marito, che veniva costantemente pedinata dallo stesso:
" (…) un paio di settimane dopo essere stata assunta (…) __________ mi aveva detto che prima di iniziare il lavoro, erano forse le ore 08.45 si era seduta vicino alla __________ di via __________ e il IM 1 era lì che le stava girando intorno per cui lei ha scattato delle foto e poi gli diceva di andarsene. Io le foto le avevo viste (…) si vedeva un uomo che camminava e che stava guardando la __________ mentre scattava la foto. Posso stimare una distanza di 3 metri dalla __________ a quell’uomo. (…) __________ mi diceva solo che era contenta di essersi lasciata dietro alle spalle la sua vecchia vita siccome aveva cambiato casa ed era andata a __________ e aveva anche trovato un posto di lavoro. (…)”
(AI 56).
Le analisi del cellulare della donna hanno confermato la presenza di numerose fotografie ritraenti l’imputato a distanza ravvicinata, e questo già a partire da maggio 2017 (AI 93). Lo si vede appostato in auto a svariati orari sotto l’abitazione della donna, presso il suo nuovo posto di lavoro come pure all’aperto a piedi.
Durante questo periodo (maggio 2017), l’imputato avrebbe pure utilizzato il profilo Facebook (suo e di sua moglie) per screditarla e poi, dopo essere stato bloccato dall’intervento di una delle figlie di lei, avrebbe creato un altro falso profilo Facebook, sempre per tentare di “incastrarla”. Così la figlia di lei, __________:
" (…) Era il Facebook di IM 1 e di mia madre ma poi dopo che era stato allontanato dalla polizia ho notato che sul loro profilo il IM 1 postava delle brutte scritte e delle foto. Mia mamma non poteva più accedere a facebook perché il IM 1 aveva cambiato la password. Io mi ero ricordata che a casa il IM 1 usava il computer per accedere a Facebook (…) avevo dovuto inserire il mio numero di telefono in facebook per avere il nuovo codice di accesso e alla fine sono riuscita ad entrare nel profilo e a cancellare tutto. (…) il IM 1 non ha avuto nessuna reazione al fatto che il profilo era stato cancellato siccome ne aveva creati altri, anche a nome della mamma. Io avevo chiesto l’amicizia al profilo falso creato per mia madre e poi nella bacheca avevo scritto di non fare nessun commento o altro perché il profilo era un fake, un falso. (…) ho fotografato la conversazione tra mio padre e il suo amico quando parlavano della situazione relativa a mia madre. (…) in un messaggio IM 1 scrive “dobbiamo trovare un sistema per incastrarla.” (…) lei non aveva nessun profilo e non aveva nessuna intenzione di crearlo anche perché non che era molto capace (…)”
(AI 88).
L’imputato, confrontato con questo fatto, ha negato di aver mai manipolato i profili facebook della donna nel tentativo di screditarla o incastrarla:
" (…) Mi viene chiesto se ho a disposizione uno o più profili Facebook (…) ho un profilo che corrisponde a __________ e c’è una password ma non me la ricordo. Questo profilo l’ho creato quando ero in __________, era maggio di quest’anno. È stato un mio amico a creare questo profilo sulla mia applicazione del telefono (…) prima di maggio del 2017 io e __________ avevamo un altro profilo (…) __________ mi pare ma poi __________ era riuscita a bloccarlo nel mese di maggio 2017. Io non potevo più accedere (…) Sempre nel mese di maggio mi ero accorto che qualcuno aveva creato un finto profilo di me e __________ che corrispondeva a __________ e qualcuno aveva messo delle foto di noi. (…) la __________, la figlia di __________, sulla bacheca del profilo aveva scritto che era un profilo falso. Insomma come sono stato bloccato al profilo originale qualcuno ha aperto un profilo falso. (…) c’erano le foto. Mi viene chiesto allora quale fosse lo scopo del finto profilo e io rispondo che non lo so. (…) Mi viene chiesto se sono stato io a creare il finto profilo e io rispondo che non sono stato io. Mi viene chiesto se io abbia chiesto a qualcuno di creare questo finto profilo e io rispondo che non ho fatto nulla di tutto ciò. (…) Io non ho mai scritto insulti contro __________ erano i miei amici che la insultavano. Per chiarire preciso che prima che fossi allontanato da casa in Facebook scrivevo cose divertenti ma poi ho iniziato a scrivere cose più serie che riguardavano la mia situazione. (…) Mi viene chiesto se io abbia mai chiesto a qualcuno di scrivere dei commenti negativi in Facebook sulla __________ rispettivamente se io abbia chiesto a qualcuno di corteggiare per finta, tramite messaggi, la __________. Dopo aver riflettuto penso di aver chiesto a una sola persona di scrivere dei messaggi in Facebook ad __________ per corteggiarla ed era forse nel periodo in cui avevamo problemi, ovvero da quando ero stato allontanato da casa mia dalla polizia nel 2017. (…) non mi ricordo come si chiama (…) Mi viene chiesto per quale motivo (…) io rispondo che non era per corteggiarla ma per chiederle perché non volesse stare con me. L’avv. DUF 1 chiede di parlare con il suo assistito. (…) pausa (…) avevo chiesto a questa persona di provarci con la __________ per vedere la sua reazione. (…) __________ non ha ceduto al corteggiamento. Io cercavo una prova che __________ mi tradisse, cercavo una prova che confermasse i miei dubbi. Mi viene chiesto che cosa avrei fatto nel caso __________ avesse accettato il corteggiamento e io rispondo che li avrei seguiti, avrei fatto la foto e l’avrei data al giudice dicendo che lei era una traditrice dimostrando che il nostro matrimonio era falso. In __________ esiste ancora il divorzio per colpa e la foto mi avrebbe facilitato le pratiche (…)
Mi viene chiesto per quale motivo io avessi il dubbio che la __________ mi tradisse e io rispondo che __________ quando mi faceva il sesso orale le veniva come un segno sul labbro, e meglio un herpes per cui per un anno, nel corso del 2013 non me lo ha più fatto. Abbiamo riprovato ancora una volta, nel 2014, ma alla __________ è venuto fuori ancora un herpes al lato della bocca per cui non me lo ha più fatto. Il giorno del mio rientro dalla __________, nel mese di aprile 2017, ho visto che __________ aveva l’herpes allo stesso angolo della bocca per cui avevo creduto che mi avesse tradito con __________ (…) La __________ quando andavamo a letto aveva sempre mal di testa o mal di pancia. Insomma non avevamo più i rapporti sessuali come li avevamo all’inizio del nostro matrimonio. (…)”
(AI 91).
L’analisi dei dispositivi elettronici ha permesso di appurare che l’imputato aveva contattato un suo compaesano (__________) incitandolo a scrivere dei commenti negativi sul social e a trovare altri amici disposti a farlo, per incolpare __________ di quanto stava accadendo tra di loro (AI 93).
La figlia della vittima, __________, ha così descritto il loro trasloco a __________ avvenuto i primi giorni di giugno 2017:
" Mi viene chiesto di raccontare com’era diventata la situazione tra IM 1 e mia madre dopo che quest’ultima ha depositato la denuncia penale e io posso dire che l’unica cosa che era cambiata era che IM 1 non stava più con noi nell’appartamento. IM 1 però lo si vedeva nei parcheggi del palazzo oppure girare con la sua macchina Audi nelle adiacenze. (…) faceva tutte le sere così, ci controllava e telefonava sempre alla mamma, anche alle 2, 3 di mattina. Non ho idea se IM 1 avesse un posto dove dormire dopo che aveva lasciato l’appartamento ma di fatto era sempre nei presso del palazzo. (…) abbiamo cambiato domicilio forse una settimana prima dei fatti e avevamo trovato un appartamento a __________ (…) dal 10.06.2017 al 22.06.2017 ho abitato a __________. ADR che io vedevo il IM 1 in particolare la sera anche perché di giorno lavoro. Quando rientravo a casa magari la mamma mi faceva vedere dove era appostato il IM 1. (…) Sino a quando IM 1 non ha scoperto il nostro nuovo indirizzo non lo si vedeva, ma questo per soli 2-3 giorni. La mamma però lo vedeva quando andava a lavorare all’__________ di __________. Il nostro indirizzo di __________ è stato scoperto da IM 1 a seguito di uno stratagemma esibendo la carta d’identità di mia madre, che le aveva sottratto, presso la __________ dove aveva acquistato un paio di mobili (ndr. episodio di cui si dirà di seguito). Scoperto il nostro indirizzo vedevamo sempre il IM 1 nelle vicinanze, nei parcheggi del nostro stabile e addirittura una volta lo avevo visto come cliente al bar __________ di __________ che in pratica si trova di fronte al nostro palazzo. (…)”
(AI 57).
" (,…) quando la mamma ha fatto il trasloco da casa del IM 1 a __________ era stata aiutata dal nostro vicino __________ che è diventato nostro amico. È vero che __________ è venuto a trovarci nel nostro appartamento ma era sempre con i suoi figli come anche nostra madre ci portava nell’appartamento di __________. (…) ha una compagna che si chiama __________, di cui non so il cognome, e anche con lei avevamo un ottimo rapporto di amicizia. (…)”
(AI 88).
Con riferimento a come egli avesse scoperto il nuovo indirizzo di residenza della ex moglie, l’imputato ha così riferito, fabbricandosi una versione ad hoc per gli inquirenti, del tutto inattendibile:
" (…) alcuni amici mi avevano detto che la __________ aveva comprato dei mobili alla __________. (…) non so come si chiamino ma se li vedo in giro li riconosco.
Mi viene detto che io casualmente incontro sempre questi amici che non so come si chiamino ma che danno sempre informazioni sulla __________. (…) Uno di questi amici si chiama __________ (…) È stato lui a dirmi che aveva saputo che la __________ aveva comprato i mobili alla __________.
Io sono andato per controllare alla __________ (…) se lei non li avesse acquistati a mio nome. Alla __________ avevo chiesto alla commessa chiedendomi se mia moglie (…) avesse acquistato dei mobili e dopo aver guardato il computer l’impiegata mi diceva che aveva comprato dei mobili al nome di lei e io avevo chiesto quale indirizzo avesse fornito e l’impiegata me lo aveva dato.
Mi viene detto che a tutt’oggi non si è riuscita a trovare la carta d’identità __________ e io dico che si trova in __________ siccome serviva per le procedure di divorzio dall’__________. Sono stato io a portare la carta d’identità di __________ in __________ e l’ho fatto a sua insaputa. La __________ teneva la mia (…) poi io un giorno ho trovato la mia carta d’identità nella mia bucalettere. Mi viene chiesto per quale motivo tenessimo le carte d’identità dell’altro e io rispondo che almeno la __________ poteva vedere la mia foto sul mio documento e io potevo vedere la sua foto sul suo documento (…). (…) In fronte allo stabile dell’__________ c’è un bar e da lì vedevo la __________ quando usciva sul terrazzo (…) mi appostavo e la controllavo (…)”
(AI 91).
Racconto non compatibile con quanto dichiarato dalla commessa della __________, __________, la quale ha riportato tutt’altra versione, negando di essere stata lei a dare queste informazioni all’imputato, come pure che il tutto è stato un errore da parte degli impiegati del magazzino:
" (…) Nel mese di giugno, segnatamente il 19.06.2017 ero al lavoro (…) verso le 11.00 si è presentato un uomo chiedendomi copia di un contratto di merce che aveva acquistato un mese fa unitamente a sua moglie. (…) Siccome non si possono rilasciare copie dei contratti se non a coloro che l’hanno stipulato, riferivo che la copia (…) sarebbe stata inviata direttamente al domicilio di sua moglie __________. L’uomo mi chiedeva quale fosse l’indirizzo e siccome la situazione mi pareva alquanto strana chiedevo all’uomo di esibire un documento (…) si trattava di IM 1. Ribadivo (…) che la copia (…) l’avrei inviata all’indirizzo (…) che (…) non gli avrei fornito (…) L’uomo mi sembrava agitato, ha iniziato a tremare e poi si è allontanato. (…) sembrava non dormisse da tempo (…) Ho immediatamente avvisato telefonicamente __________ (…) mi informava che era separata dal marito, che aveva una diffida ad avvicinarsi a lei di 300 metri e che la polizia era informata (…) lui era molto insistente nell’avere il nuovo indirizzo dicendo che avevano traslocato da poco e non se lo ricordava.
Poco dopo però venivo avvisata da __________ (…) e __________ (…) che lavorano al magazzino (…) che (…) si era presentato chiedendo conferma dell’indirizzo della moglie __________ mostrando pure il suo documento d’identità. I ragazzi mi avevano anche detto che inizialmente il IM 1 aveva mostrato la sua carta d’identità (…) per poi (…) estrarre la carta d’identità della moglie asserendo che loro avevano bisogno di quel documento facendo parvenza che glielo avessi detto io. (…) I ragazzi, verificando a monitor il nominativo della __________, hanno permesso così a IM 1 di visionare il nuovo indirizzo della moglie che era a __________ in via __________. (…) ho deciso di avvisare immediatamente la __________ (…) ed inoltre la informavo che avrei chiamato subito la polizia, ciò che ho fatto. (…)”
(AI 96).
Agli atti, il file audio della telefonata in Polizia (AI 126) conferma quanto riportato dalla __________. Il funzionario del 117 ha poi preso contatto direttamente con __________ per dirle di chiamare il 117 qualora l’uomo si fosse avvicinato. La vittima ha colto la palla al balzo per chiedere all’agente di recuperare la sua carta d’identità visto che aveva avuto la prova che la stessa era in possesso del marito, ricevendo una risposta a dir poco insoddisfacente dall’agente al telefono: “non possiamo farci niente”, “contatti il suo avvocato che saprà cosa fare”.
La versione della __________ è stata poi confermata anche dagli stessi operatori di magazzino __________ e __________. Così __________:
" (…) ci aveva spiegato che era stato alle casse del negozio, ma visto che erano incasinati perché era il giorno dell’inventario e non avevano tempo di poter fare un controllo gli era stato detto di provare direttamente a chiedere in magazzino. (…) mi aveva detto che aveva bisogno di controllare l’indirizzo di consegna se era corretto, ma quello di __________ e non quello di __________, perché era stato cambiato l’appartamento e quindi l’indirizzo (…) ho chiesto assistenza al mio collega __________. Lui è arrivato ed insieme siamo andati al computer per verificare l’indirizzo. Non capendo bene il cognome, abbiamo chiesto all’uomo un documento. Immediatamente lui ha tirato fuori il suo, ma non essendo a suo nome il contratto ci ha fornito immediatamente un secondo documento, intestato ad una donna (…) documento straniero simile alla patente di guida. Vedendo la fotografia, ho pensato che l’uomo presente in magazzino potesse essere il padre o uno zio di questa persona, per la differenza di età tra lui e la foto sul documento. Con __________ abbiamo aperto il contratto intestato a questa signora, che aveva lo stesso cognome dell’uomo (…) Se solo avessimo saputo qualsiasi cosa, non avremmo certamente fornito informazioni. Purtroppo abbiamo sottovalutato parecchio la situazione. Sullo schermo del computer è apparso l’indirizzo di consegna dell’abitazione di __________ e subito l’uomo ha confermato dicendo che era l’indirizzo giusto. Dopodiché è andato via. (…) Solo quando siamo stati raggiunti da __________, abbiamo capito la gravità della situazione.”
(AI 103).
Stesso racconto lo ha rilasciato __________ ad AI 109.
L’imputato, confrontato con le dichiarazioni del personale della __________ in data 11 ottobre 2017, ha negato di aver avuto con sé la carta d’identità della moglie, sostenendo di aver solo mostrato il suo permesso C. Egli ha sostenuto che lo scopo della sua visita al negozio era solo quello di verificare se la moglie avesse ordinato dei mobili a suo nome. Ascoltate le registrazioni delle telefonate in Polizia, IM 1 si è avvalso della facoltà di non rispondere (AI 133). In un seguente verbale, ha dichiarato di aver spedito la carta d’identità alla madre in __________ per permetterle di far avanzare le pratiche per il divorzio. Sentito in Polizia il 19 dicembre 2017, non essendo stato ritrovato il documento né in Ticino né in __________, ha ribadito la sua versione, sostenendo di non aver mai mostrato il documento ai dipendenti della __________ che avrebbero inventato tutto pur di dare a lui tutta la colpa (AI 169).
Confrontato con il fatto che le indagini hanno permesso di appurare tutti i pedinamenti da lui messi in atto nei confronti della moglie, IM 1, sentito dal PP il 31 agosto 2017, ha accampato ulteriori scuse:
" (…) Sui pedinamenti che il PP mi contesta a danno di mia moglie malgrado l’ingiunzione pretorile, io dico che era lei a chiamarmi per comparare le varie cose necessarie per i figli (…) è vero che io ero già oggetto di ingiunzione pretorile e non so perché lei mi abbia contattato (…) e perché continuasse a telefonarmi dal telefono di casa sua.(…)”
(AI 97).
La figlia della vittima, __________, ha anch’ella descritto alcuni momenti di tensione tra la coppia in quest’ultimo periodo:
" (…) Mia madre aveva segnalato la cosa anche in polizia, ma la polizia diceva che non potevano fare nulla perché lui manteneva le distanze. IM 1 era sotto casa giorno e notte. Si posizionava in Via __________ in maniera tale da vedere il balcone di casa e osservare meglio. Ricordo di averlo visto una volta parcheggiato fuori dalla mia scuola e questo per il motivo che ricordo il numero della sua targa (…) poteva essere all’incirca l’inizio di giugno 2017. Mi è capitato diverse volte di vederlo passare con la macchina davanti alla mia scuola. (…) dopo che ci siamo trasferite (…) mi è capitato di vederlo diverse volte alla sera (…) nel parchetto sterrato situato di fronte a casa. (…) da quella posizione vedeva chi entrava e chi usciva dall’entrata principale della palazzina. (…) La mamma ci diceva di fare attenzione a quando rientravamo a casa e di fare dei giri diversi e più lunghi per evitare di essere seguite. Preciso che era principalmente alla sera che lui si metteva sotto casa nostra, siccome mia madre terminava il lavoro alle 22.30/23.00. (…) era sempre sotto casa a controllarci (…) Di continuo lui chiamava sia sul cellulare di mia mamma che sul telefono fisso e poi le mandava di continuo sms (…) Ha mandato anche qualche messaggio a me, dove mi diceva di dire alla mamma di ritornare con lui e mi diceva anche che non poteva vivere senza di noi.(…)”
(AI 130).
Visto tutto quanto sopra, le versioni convergenti di tutti gli interrogati (salvo l’imputato), la Corte ha accertato quanto segue: __________ e le figlie, lasciato l’appartamento ove risiedevano con l’imputato, andarono a stare da un’amica di famiglia. Nel frattempo, __________ trovò un lavoro presso __________ e cercò un appartamento dove andare ad abitare con le figlie. Nel mentre, fece rientro presso l’appartamento di __________, finché, individuato poi l’appartamento di __________, vi traslocò durante i primi giorni di giugno 2017. L’imputato, scioccato dalla decisione della moglie di lasciarlo, mise in atto una vera e propria crociata nei suoi confronti, pedinandola, scrivendole messaggi, telefonandole di continuo, chiedendo di sostenere la sua causa ad ogni persona li conoscesse, senza darsi tregua. Scoperto che __________ aveva trovato un nuovo appartamento, si è subito adoperato e, con uno stratagemma, il 19 giugno 2017, riuscì ad impadronirsi dell’indirizzo, per poi appostarsi sotto il palazzo e seguire ogni suo spostamento.
Tra le parti, innumerevoli sono stati gli atti che hanno coinvolto a vario titolo, più autorità:
- Con denuncia 6 aprile 2017, __________ ha denunciato il marito per coazione, minaccia, vie di fatto e ingiuria, sostenendo di essere vessata da lui per questioni di gelosia sin dal loro matrimonio avvenuto nel 2009. In particolare, la donna diceva di essere stata continuamente insultata con l’epiteto “puttana” e accusata dal marito di essere infedele, ripetutamente, come pure minacciata di morte e costretta a restare chiusa in casa. Una volta, sarebbe stata afferrata per il collo dal marito per circa 10-20 secondi (in riferimento all’episodio dell’herpes, che secondo il marito configura la prova del tradimento). Per questi fatti il 15 maggio 2017 è stato decretato il non luogo a procedere dal PP __________ poiché per le ingiurie non v’era una data di riferimento (impossibile calcolare i 3 mesi) e per il resto si trattava della parola di uno contro la parola dell’altro senza riscontri probatori (AI 8 e AI 100).
- In sede di verbale nel corso del procedimento appena descritto, il 7 aprile 2017 IM 1 ha denunciato __________ in quanto asseriva di essere stato a sua volta insultato e minacciato, nonché colpito una volta alla spalla con una padella. Fatti negati dalla donna, salvo una minaccia “ti rompo un piatto in testa” avvenuta in contesto di una lite, da lei ammessa. Il PP __________, sempre il 15 maggio 2017, ha decretato il non luogo a procedere anche per questi fatti, non potendo datare le ingiurie e ritenendo la minaccia non seria né grave, considerato il contesto di litigio in cui era stata proferita (AI 8 e AI 100).
- Con decisione 10 aprile 2017 il Pretore __________ (__________) ha deciso, su istanza di __________, l’allontanamento dell’imputato ed il divieto di fare ritorno al proprio domicilio nonché il divieto di avvicinarsi alla moglie e alle figlie per un raggio di m 200 (AI 59);
- Agli atti risultano depositati dei documenti in __________ datati 13 aprile 2017, contenenti una denuncia penale allestita dal rappresentante di IM 1 in __________ contro la vittima, accusata di aver falsificato le carte così da farlo risultare il padre delle sue due figlie (AI 54). Dai documenti tradotti, risulta che egli avrebbe dato il suo consenso “per cambiamento del nome e non per l’iscrizione come padre-genitore”. Non si sa ad oggi che sorte abbia avuto questa denuncia. A tale proposito, la figlia di __________, __________ (__________), ha dichiarato: “io, mia madre e __________ non siamo capaci ad allestire dei documenti relativi al nostro riconoscimento e altro. È stato IM 1 che ha fatto tutte le carte (…)” (AI 57). __________, figlia dell’imputato, ha dal canto suo dichiarato: “(…) sono al corrente delle circostanze in cui mio padre ha riconosciuto le figlie di __________. Ci aveva comunicato a tutti noi che le riconosceva per farle venire in Svizzera, che avrebbero portato il nostro cognome e da parte nostra non abbiamo sollevato rimostranze.” (AI 69). Versione confermata anche dagli altri figli dell’imputato (AI 70, __________ parla proprio di adozione). L’imputato, sentito l’11 ottobre 2017 dalla Polizia, ha sostenuto di non essere mai stato a conoscenza del fatto di aver riconosciuto le due figlie di lei e di aver sempre pensato di aver loro dato solo il suo cognome (AI 133). Ma tant’è.
4.1.2. L’acquisto della pistola
Avendo l’imputato dichiarato di detenere delle armi in __________, affermazioni confermate anche da altri interrogati, tra cui i suoi figli, l’allora PP __________ ha avviato, il 25 settembre 2017, una procedura di assistenza giudiziaria presso l’autorità penale competente in __________, così da poter eventualmente perquisire l’abitazione e sequestrare le armi (AI 116). La perquisizione è avvenuta nel dicembre del 2017 da parte di due ispettori della Cantonale affiancati da un agente di Polizia cantonale di lingua madre __________ che ha funto da interprete (AI 153). L’esito della perquisizione è stato il ritrovamento, tra l’altro, di un fucile, di una pistola (diversa da quella usata per uccidere __________), nonché munizione di vario calibro e denaro contante per CHF 3'060, Euro 1'400, il tutto contestato all’imputato dalla Polizia con verbale 19 dicembre 2017 (AI 169).
Come l’imputato sia entrato in possesso dell’arma usata per uccidere la moglie, resta un mistero. Gli elementi agli atti non permettono di fare luce su tale fatto. Sono per contro stati ritrovati degli sms spediti dall’imputato che, sommati alle dichiarazioni di alcuni interrogati, permettono perlomeno di concludere che egli, nel corso del mese di giugno, si adoperò attivamente chiedendo a diversi suoi conoscenti di reperirgli una pistola. Chi poi effettivamente gliel’abbia fornita ed in quali circostanze, non è dato sapere. Di certo la versione resa dall’uomo, piena di contraddizioni, risulta tutto fuorché credibile. Agli atti è presente un rapporto di accertamento tecnico sull’arma ritrovata sul luogo del delitto (AI 155). Di seguito le dichiarazioni dell’imputato e dei suoi “conoscenti”.
Nel corso del suo primo verbale, l’imputato ha dichiarato che la pistola usata per uccidere la moglie l’aveva con sé già da 4-5 anni, e che l’aveva pagata fr. 1'000.- (AI 23).
Sentito dalla Polizia il 27 luglio 2017, ha poi fornito tutt’altra versione:
" (…) Mi viene chiesto di raccontare nel dettaglio come io sia entrato in possesso della pistola ZCZ (Zavodi Crvena Zastava), mod. 57 Cal 7,62 Tokarev, no. __________ e io rispondo che avevo telefonato a diversi amici, sia qui in Svizzera che in __________ perché cercavo una pistola. Questo è successo due giorni prima che succedesse quella cosa ad __________ e che confermo essere i fatti del 23.06.2017. Insomma io avevo messo in giro la voce che cercavo una pistola e sono stato chiamato da un uomo, che parlava un po’ __________ e un po’ albanese, cioè ho capito che poteva essere albanese da come parlava __________. Confermo che cercavo una vera pistola e un caricatore pieno di proiettili. (…) due giorni prima dei fatti di __________, verso la mattina avevo messo in giro la voce che cercavo una pistola e verso la sera l’ho ottenuta.
ADR che quando avevo chiesto ai miei amici la pistola vera con caricatore pieni di proiettili mi dicevano che non dovevo fare il matto siccome avevo detto più volte che volevo togliermi la vita. Infatti una volta quando ero da mio figlio __________ ho cercato di buttarmi giù dal balcone ma lui mi ha fermato. Nessuno mi voleva credere che io stavo male, pensavano tutti che io stavo bene ma non era così e in tre mesi sono dimagrito 28 kg, dormivo in macchina e non mangiavo.
ADR che io avevo chiamato __________ che ho il suo numero in memoria ma lui non ha voluto aiutarmi. (…) la sera mi ha chiamato questo uomo che parlava in __________ e albanese e mi diceva che dovevo lasciare CHF 1000.- nella bucalettere in via __________ che dopo un’ora avrei trovato al suo interno quello che cercavo, e meglio la pistola e il caricatore con i proiettili. Mi viene chiesto se era di CHF 2000.- e io mi correggo e dico che era CHF 1000.-.
ADR che io avevo CHF 1000.- in casa perché avevo già prelevato del denaro. (…) avevo lasciato il denaro in banconote da CHF 100 e 200 all’interno di una busta nel ripiano inferiore della bucalettere. Dopo un’ora sono tornato alla mia bucalettere e nello stesso ripiano ho trovato un sacco della spazzatura nera che avvolgeva la pistola. Ho portato il tutto in casa, ho guardato nel sacco e ho visto la pistola che mi pare avesse il caricatore inserito e i proiettili sciolti.
Mi pare che sono stato io ad inserire nel caricatore i proiettili e mi pare che fossero 10 e un proiettile l’ho lasciato nell’Audi. Mi viene contestato che in macchina non è stato trovato alcun proiettile e io rispondo che allora forse l’ho lasciato a casa siccome è stato trovato in sede di perquisizione. Mi viene chiesto dove (…) non me lo ricordo. Mi viene detto che il proiettile è stato trovato in una scatoletta nell’armadio bianco del salotto e io rispondo che non me lo ricordo. Posso aggiungere che forse in casa avevo un proiettile 9mm che era rimasto in macchina da un viaggio in __________ e questo circa 12 anni fa.
ADR che in __________ ho a casa un fucile Beretta Calibro 12 e una pistola Beretta 9 mm e tutte e due le detengo in modo regolare.
ADR che conosco bene le armi, sono un appassionato e un cacciatore.
ADR che ho acquistato la pistola qui perché non era fattibile portare una pistola dalla __________. L’ultima volta che sono stato in __________ risale a due settimane prima dei fatti del 23.06.2017 e io viaggio sempre in aereo.
Dopo aver caricato il caricatore con i proiettili, ho inserito il caricatore e ho fatto il movimento di carica. Insomma l’arma era pronta all’uso e poi l’ho messa sotto al sedile del conducente della mia vettura Audi.
La mia intenzione era poi di andare da qualche parte e usare l’arma contro di me; ero fuori uso, completamente. (…)
ADR che non mi ricordo che tipo di proiettili mi erano stati lasciati nel sacco della spazzatura. È vero che ho pulito la pistola e ho aperto il carrello della pistola per vedere se funzionava. Confermo che non ho fatto nessun tiro di prova. (…) è la prima volta che cerco un’arma ed è la prima volta che faccio del male a qualcuno (…) non ho mai sparato a mia madre (…) Prendo atto che nel verbale dinnanzi al magistrato penale del 27.06.2017 ho dichiarato che la pistola usata per sparare ad __________ l’avevo acquistata da un albanese 4-5 anni fa (…) confermo la versione che ho reso oggi in sede di verbale e probabilmente dinnanzi al PP ero stanco e scosso. (…) ”
(AI 83).
Nuovamente interrogato dalla Polizia il 22 agosto 2017, l’imputato ha fornito la seguente versione, confermando solo a tratti quella precedente, senza fornire particolari credibili e trincerandosi dietro a dei “non lo so”:
" Mi viene nuovamente chiesto dove abbia preso e da chi la pistola sequestratami in data 23.06.2017 (…) e io rispondo che l’ho trovata nella bucalettere come ho già indicato l’altra volta. Mi viene chiesto di spiegare il motivo di questa acquisto al mercato “nero” e rispondo che l’ho fatto perché volevo mantenere la promessa fatta davanti a Dio. Insomma io non potevo portare delle armi dalla __________, e l’ultima volta mi sono recato in aereo. Mi viene detto che allora già pensavo di portare un’arma in Svizzera e io rispondo che mi sono spiegato male nel senso che non ho l’abitudine di andare in macchina ma sempre con l’aereo ed è difficile portare con sé un’arma. Rivolgermi al mercato nero è stata la soluzione più facile e veloce. (…) confermo nuovamente la mia versione. Mi viene chiesto dove si trova il sacco nero dei rifiuti dove era contenuta l’arma e rispondo che l’ho buttato via. Quando ho preso il sacchetto. La munizione era già stata inserita nel caricatore e avanzava solo un colpo che era nel sacchetto. Mi viene detto di riflettere attentamente perché non potevo sapere che avanzava un colpo sciolto nel sacchetto e io rispondo che quando ho preso il sacchetto ho sentito che c’era la pistola e il colpo singolo.
Ho controllato nel sacchetto, ho preso la pistola che ho messo sotto l’ascella e poi sono andato in macchina con il sacco (…) l’ho poi gettato nel cassonetto vicino a casa, la pistola nella cintola dei pantaloni e il colpo singolo in canna. (…) Il caricatore lo avevo messo nella tasca dei pantaloni. Non mi sono preoccupato che qualcuno potesse vedermi anche perché era buio. In quel momento ero fuori con la testa. Mi viene contestato nel precedente verbale (…) avevo dichiarato di aver lasciato il denaro nella bucalettere e dopo un’ora avevo trovato la pistola (…) che ho portato subito in casa e non alla macchina come ho appena dichiarato. Mi viene chiesto quale sia la versione giusta e io rispondo che non lo so. (…) non mi ricordo se sono andato prima in casa o alla macchina. (…) avevo trovato la pistola nella bucalettere verso mezzanotte. Io avevo ricevuto una telefonata un’ora prima da questa persona che parla __________ che mi aveva chiamato sulla mia utenza telefonica (…) da un numero del telefonico pubblico che si trova vicino alla Posta di __________. Ho pensato che mi stesse chiamando dal numero pubblico perché il numero era particolare. Infatti ricordo che questo numero aveva gli ultimi due numeri finali __________, se non erro, e so che questi numeri appartengono alle cabine pubbliche della posta di __________. Questa persona mi ha chiamato solo una volta, mi aveva detto di mettere CHF 1000.- nella bucalettere e dopo un’ora avrei trovato la pistola. Da quel giorno non ho più sentito questa persona.”
(AI 91).
Interrogato il 31 agosto 2017 dal PP __________, all’imputato sono state contestate le varie versioni rese nel corso dei verbali, chiedendo di determinarsi a sapere quale fosse quella corretta:
" Il PP mi contesta la diversità delle versioni (…):
- l’avevo acquistata per CHF 1000.- da un ignoto albanese di __________ 4 o 5 anni fa
- l’avevo acquistata da un albanese di __________ lasciando i soldi in bucalettere e trovando poi la pistola verso mezzanotte in bucalettere con la munizione sciolta a parte, portando poi tutto in casa (…)
- l’avevo acquistata sul mercato nero da un uomo che parlava __________, due giorni prima dei fatti, lasciando i soldi in bucalettere e poi trovando la pistola pure in bucalettere in un sacchetto dei rifiuti e con il caricatore già riempito con 9 colpi più uno sciolto a parte, senza mai incontrare il venditore (…)
(…) quella vera è l’ultima di queste versioni. La prima che ho dato è perché pensavo che si trattasse della pistola che ho in __________. Il PP mi fa notare che in occasione di quel verbale di conferma dell’arresto era chiaro che si stava parlando dell’arma del crimine e non certo di quella in __________ di cui il PP non sapeva neanche dell’esistenza finché non l’ho rivelata io stesso.
Il PP mi informa che da quanto ha potuto finora appurare la scientifica, l’arma sarebbe di provenienza dell’esercito della ex Jugoslavia, così come anche le munizioni. Ne prende atto e al riguardo non mi stupisce perché chi me l’ha venduta è uno di quella zona (della ex Jugoslavia essendo albanese). (…) aveva un accento albanese.
ADR dell’avv. RAAP 1 sul periodo in cui ho deciso di acquistare la pistola, rispondo che l’ho fatto un paio di giorni prima di riceverla materialmente in bucalettere. Io avevo messo in giro la voce che cercavo una pistola per uccidermi e ho poi ricevuto la telefonata di questo __________ che non ho mai visto né incontrato. Lui mi ha chiamato dicendomi solo “…sei tu IM 1 e vuoi quello che cerchi?...” e io ho risposto di si. Mi ha poi detto di lasciare CHF 1'000.00 in bucalettere, ciò che ho fatto trovando poi l’arma (…) il numero (…) l’ho cancellato.”
(AI 97).
L’analisi dei dispositivi elettronici in uso all’imputato ha permesso di rintracciare una conversazione con tale “__________”, con il quale si era dato appuntamento al bar __________ o __________ di __________. Così il rapporto di Polizia:
" (…) a partire dal 13.06.2017 (…) IM 1 inizi ad insistere su qualcosa che __________ dovrebbe procurargli, ma senza comunque mai essere esplicito via messaggi. A più ripetizioni con il passare dei giorni l’imputato chiede se ci sono novità, sino ad arrivare al punto in cui __________ è preoccupato per cosa possa fare IM 1. Le conversazioni tra loro terminano poi in data 19.06.2017. Si rimarca che i due si sono anche sentiti alcune volte via telefono, sempre utilizzando la piattaforma Viber.”
(AI 93).
Tale versione non convincendo gli inquirenti, l’imputato è stato nuovamente sentito dalla Polizia il 20 settembre 2017 per approfondire tale acquisto. Dopo avergli contestato tutti i numeri di telefono (quelli cancellati compresi) con i quali risultava avere avuto un contatto telefonico nei giorni precedenti i fatti, egli ha dichiarato che quello del venditore della pistola non c’era. Gli sono dunque stati contestati tutti gli SMS scambiatisi con l’amico “__________” che lui stesso aveva indicato come una persona alla quale aveva chiesto aiuto per trovare l’arma:
" 08.06.2017
10.00.15 - IM 1: Dove sei chiamami
13.09.46 - __________: Sono a casa
13.10.27 - IM 1: Ci sono le novità
13.11.18 - __________: No chiesto adesso
13.06.2017
10.45.06 – IM 1: Chiamata in uscita (00:00)
13.10.22 – IM 1: Dove sei beviamo caffè
14.53.39 – IM 1: C’è caffé
15.25.17 – IM 1: Videochiamata in uscita (00:00)
15.56.17 – IM 1: Sei qua
15.56.32 – IM 1: Beviamo caffé
20.35.42 – __________: IM 1 non c’è ancora
20.47.50 – IM 1: Mi pare che lui è bugiardo
21.14.50 – __________: Non lo so se non viene stasera domani vedo con qualcun altro
21.15.17 – IM 1: Ok
15.06.2017
10.14.36 – IM 1: Buongiorno ci sono delle novità beviamo caffè
12.34.13 – IM 1: Dove sei
12.35.50 – __________: A casa sto cercando il numero di una persona
12.36.19 – IM 1: Ok cerca di trovarla
12.36.37 – __________: Ok
15.02.57 – IM 1: Dove sei ci sono novità
15.03.39 – IM 1: Io sono da __________
21.49.23 – IM 1: C’è risultato
22.10.41 – __________: Vieni all’__________
22.11.20 – IM 1: Subito
22.11.54 – __________: No ma per dirti che io sono qua
22.12.08 – IM 1: Perché io aspetto qua
22.12.22 – IM 1: Ma c’è qualcosa di nuovo
22.13.08 – __________: Quando avrai tempo aspetto il risultato
22.13.28 – IM 1: Ok
22.20.53 – IM 1: Tu che cosa pensi ci sarà la birra
22.21.35 – IM 1: Non lo so forse
22.21.55 – IM 1: Tua opinione
22.24.38 – __________: Chiami ha detto che lo chiameranno
22.25.13 – IM 1: Ok
17.06.2017
00.28.18 – IM 1: Ci sono novità
00.35.57 – __________: Non c’è se non mi chiama il mattino
00.37.17 – IM 1: Da quella cosa non ci sarà niente
00.38.22 – __________: Lo chiamo domani forse è andato da qualche parte
00.47.29 – IM 1: Non ci sarà niente di sicuro
00.48.15 – __________: Vediamo non devi essere così sicuro
01.03.29 – IM 1: Tu dove sei
01.05.25 – __________: Sono tornato a casa
01.05.57 – __________: Ti scrivo domani
01.06.49 – IM 1: Vediamo ma non sono sicuro
02.29.39 – __________: Non fare stupidate
02.30.09 – __________: Leggo su facebook calmati sarà tutto apposto
02.30.36 – IM 1: Tu sai benissimo perché scrivo così
02.31.07 – __________: Ok vado a letto”
(AI 114).
L’imputato si è così espresso al proposito:
" (…) questi messaggi non hanno nulla a che fare con l’acquisto della pistola. I messaggi sono inerenti alle elezioni in __________. (…) __________ ha all’incirca 35-36 anni. (…) Gli agenti interroganti mi contestano il fatto che la mia versione data in merito ai messaggi sembra poco veritiera.
Cosa volete che rispondo… ditemi cosa devo dire e ve la dico…
Vengo invitato a tenere un comportamento migliore. (…)”
(AI 103).
Gli inquirenti sono riusciti a rintracciare __________ e ad interrogarlo il 7 dicembre 2017. Egli, si è detto un simpatizzante socialdemocratico __________ (stesso partito in cui era attivo l’imputato), con pochi legami col Ticino (nonostante vi risulti residente e percepisca la disoccupazione), ove trascorreva ben poco tempo (difatti poi è stato segnalato all’Ufficio stranieri dagli interroganti), e amico dell’imputato poiché “vicini di paese”. Dopo aver inizialmente accampato scuse, messo alle strette dagli interroganti ha dovuto ammettere – perlomeno – di aver ricevuto la richiesta da parte dell’imputato di cercargli un’arma, negando comunque infine di c’entrare qualcosa con l’effettiva fornitura della stessa:
" (…) È capitato che io lavorassi con IM 1, per la sua ditta (…) L’ultima volta (…) risale al mese di giugno del corrente anno a __________ per una signora che sta vicino alla caserma di __________. Abbiamo __________ (…) IM 1 mi ha dato CHF 100.- per il mio lavoro (…) si tratta di lavoro nero (…) erano cifre irrisorie. (…) con IM 1 ho dei rapporti di amicizia (…) mi aveva parlato dei suoi problemi (…) sua moglie lo aveva lasciato perché ne aveva un altro. (…) nel mese di giugno praticamente vedevo tutti i giorni il IM 1 e mi aveva detto che aveva dei problemi con l’AVS siccome __________ non aveva fatto i dovuti pagamenti. (…) IM 1 mi aveva detto che aveva speso un sacco di soldi al Casinò con la ____ ed era per quel motivo che doveva continuare a lavorare. (…) Mi viene chiesto se io abbia avuto dei contatti telefonici rispettivamente se io mi sia incontrato con IM 1 prima degli avvenuti fatti (…) penso che mi avesse chiamato. Non so se mi abbia chiamato la sera prima dei fatti siccome io ero al bar __________ a giocare __________. Non mi ricordo se ci siamo sentiti via messaggio o per telefono (…) nell’ultimo periodo ci scrivevamo spesso ma per sapere dove ci trovavamo per poi incontrarci. (…) non mi ha mai detto di volersi togliere la vita rispettivamente di uccidere la __________. Era ossessionato da __________ (…) non mi sarei mai aspettato che facesse una cosa del genere. (…)
Mi viene chiesto se IM 1 mi abbia chiesto di procurargli qualcosa di particolare e io rispondo che a me non mi aveva mai chiesto nulla. Mi viene chiesto se io ne sia sicuro e io rispondo che a me non ha chiesto nulla ma forse stava cercando la pistola.
Gli inquirenti mi invitano a concentrarmi e io dico che da due mesi ho sentito IM 1 che era seduto in un altro tavolo al bar __________ dire che lui voleva ammazzare la __________ e poi si sarebbe ammazzato (…) l’ho sentita due o tre volte. (…) io non sapevo cosa dire. (…) Io so che lui in __________ ha una pistola e ha anche il permesso e quindi quando il IM 1 aveva detto di avere una pistola, nel mese di maggio 2017, ho pensato si riferisse a quella che ha in __________. (…) Mi sa che mi sono confuso… IM 1 non mi ha mai detto che aveva una pistola ma aveva detto che avrebbe preso una pistola per ammazzare lei e poi se stesso. (…) io non ho armi (…) non mi ha mai chiesto di trovare una pistola per lui.
(…) Mi viene sottoposto il DOC 1, che sottoscrivo, relativo allo scambio di messaggi tra la mia utenza telefonica e quella di IM 1 (…) Mi viene chiesto di prendere posizione in merito e io posso dire che non lo so. Mi viene chiesto se IM 1 mi abbia mai chiesto di reperire un’arma e io rispondo che IM 1 non mi ha mai chiesto nulla in merito. (…) non posso dare una risposta; non so che cosa mi avesse chiesto il IM 1. (…) Gli inquirenti mi dicono di riflettere attentamente e io rispondo che in effetti IM 1 mi aveva chiesto di trovargli una pistola ma io gli raccontavo le balle. Io devo dei soldi a IM 1 (…) è capitato che mi pagasse il pacchetto di sigarette o altre piccole cose. Quando IM 1 mi ha chiesto la pistola, era il mese di maggio/giugno 2017 e io non so se avesse chiesto anche ad altri __________. (…) gli dicevo che la cosa era fattibile ma non ero intenzionato ad aiutarlo. (…) temporeggiavo perché io non ho mai cercato la pistola e non ho mai chiamato nessuno e non volevo mettermi in mezzo a questa storia. (…) all’inizio mi aveva chiesto una pistola col silenziatore e poi gli avevo detto che avrei chiesto a qualcuno (…) non abbiamo parlato del prezzo.
Gli inquirenti mi dicono che però questi messaggi tra me e il IM 1 si interrompono pochi giorni prima degli avvenuti fatti e io rispondo che IM 1 mi aveva chiamato e poi gli avevo detto che non avevo trovato le persone e nemmeno i numeri di telefono per chiedere della pistola. erano tutte bugie che io gli raccontavo. (...) mi sentivo in obbligo morale verso IM 1. (...) non ho dato nessun numero di telefono a IM 1 di una persona che avrebbe potuto aiutarlo a trovargli una pistola. Di questo ne sono sicuro al mille per mille. (…) non so dove IM 1 abbia recuperato la pistola. (…)”
(AI 165).
L’imputato, confrontato con le dichiarazioni di __________ interrogato dalla Polizia il 19 dicembre 2017, ha tentato di confortarle dicendo a sua volta un’altra verità:
" (…) in effetti a __________ avevo chiesto se conosceva qualcuno che potesse procurarmi una pistola. Gli inquirenti mi dicono che ho aspettato l’ultimo verbale per dire che avevo parlato con __________ per reperire un’arma come si poteva presumere dalla conversazione che mi era stata contestata nel verbale del 20.09.2017. Vorrei precisare che non mi avete mai chiesto espressamente del __________ ma in ogni caso confermo che a lui avevo chiesto di darmi una mano a cercare una pistola. Avevo chiesto a lui perché lo conosco da piccolo. Ho chiesto a lui perché magari conosceva qualcuno che poteva aiutarmi ma poi lui non mi ha aiutato. A suo dire non conosceva nessuno. Per quanto concerne la conversazione che mi è stata contestata (…) ammetto che abbiamo parlato della pistola ma anche delle elezioni. (…) __________ ha dichiarato che durante i vostri incontri nei vari bari (…) lei si è confidato, (…) Confermo quello che dice e con lui avevo parlato anche di tante altre cose. (…) Confermo che __________ per 7 anni non ha pagato la mia AVS perché aveva speso tutti i soldi al Casinò. (…) confermo anche che a __________ avevo detto che __________ mi aveva tradito con __________ e che mi aveva lasciato. (…) confermo di aver detto che volevo ammazzare la __________ e poi me stesso e questo risale a pochi giorni prima dei fatti. Gli inquirenti mi contestano che __________ sta parlando di un periodo sull’arco di due mesi prima dei fatti e io lo contesto perché erano pochi giorni prima. (…) __________ mi diceva di lasciar perdere che avrei trovato un’altra donna ma io gli dicevo che io amavo la __________ e non potevo vivere senza di lei. (…) Mi viene fatto presente che contrariamente a quanto da me dichiarato, __________ ha ammesso che gli avevo richiesto una pistola, comprensiva anche di silenziatore e munizione mediante messaggi sul cellulare e che avevo iniziato la mia ricerca già a partire dal mese di maggi/giugno 2017. __________ ha detto che non voleva mettersi in mezzo a questa storia per non crearsi problemi, anche per il fatto che mi vedeva molto nervoso. (…) Confermo che __________ era una delle persone che avevo chiesto se conoscesse qualcuno che potesse recuperare una pistola. Mi viene chiesto a quali altre persone io abbia chiesto una pistola e da parte mia non mi ricordo. (…) ne avevo parlato al bar __________ ma non so con quali persone (…) non nel mese di maggio (…) Prendo nuovamente atto che la conversazione con __________ risale al 08.06.2017 e io dico che in quel periodo ero fuori, non sapevo dove andavo, e non mangiavo nemmeno. Ero come un pollo senza testa. (…) Mi viene nuovamente chiesto per l’ennesima volta chi sia stato a fornirmi la pistola utilizzata per uccidere __________ e rispondo che non lo so, come detto l’ho trovata nella bucalettere. Confermo la mia versione che ho già fornito nei precedenti verbali. Gli inquirenti mi contestano che dai tabulati non è emersa la chiamata da me indicata da questa persona che mi avrebbe fornito la pistola per un importo di CHF 1000.- e da parte mia confermo la mia versione dei fatti. (…)”
(AI 169).
Interrogato dalla Polizia, tale __________, compagno di bar dell’imputato, ha dovuto prendere posizione in merito alla possibilità di un suo coinvolgimento nell’acquisto dell’arma, essendo che dall’analisi dei cellulari risultava una telefonata con il numero dell’imputato il giorno prima dei fatti:
" Mi viene chiesto se io parli la lingua __________ e io rispondo che non capisco quella lingua. (…) se non mi sbaglio io e IM 1 ci siamo scambiati i numeri di telefono ed è capitato che ci siamo sentiti. Io avevo dato il mio numero di telefono al IM 1 dicendogli che poteva chiamarmi per andare a bere un caffè.
ADR che l’ultima volta che ho sentito al telefono IM 1 risale a circa 4-5 giorni prima dei fatti di __________. Ci siamo accordati per bere un caffè al da __________ e ci siamo poi trovati. Mi sembrava un po’ triste.
Mi viene chiesto se io abbia sentito che IM 1 stava cercando una pistola e io rispondo che a me IM 1 non ha mai chiesto di avere una pistola o munizione. Nulla di nulla. (…)
Prendo atto che dall’analisi del telefono cellulare di IM 1 (…) risulta che lo stesso mi abbia telefonato alla mia utenza telefonica (…) il 22.06.2017 alle ore 11:26:14 (UTC +2) della durata di 23 secondi. Mi viene chiesto quale fosse il contenuto del nostro discorso e io rispondo che IM 1 mi aveva chiamato per poi ci siamo trovati al bar da __________. Mi pare che quando IM 1 mi abbia chiamato io fossi già al bar.”
(AI 131).
Nel corso dell’interrogatorio 20 settembre 2017, all’imputato era già stata contestata tale telefonata, ed egli si era così espresso:
" (…) Prendo atto che tale numero è intestato a __________ di __________, cittadino __________, nato guarda caso in Bosnia ed Erzegovina, luogo di provenienza della pistola. Mi viene chiesto di prendere posizione e di spiegare cosa ci siamo detti durante la chiamata e rispondo di conoscere __________ siccome frequentiamo lo stesso bar, quello in faccia al Bar __________ di __________. Può essere che mi abbia chiamato per lavoro.”
(AI 103).
Versione questa smentita dal __________, che ha così preso posizione, negando comunque ancora ogni suo coinvolgimento:
" (…) contesto quanto dichiarato dal IM 1, nel senso che non ci siamo sentiti per lavoro. Lui mi aveva chiamato per andare a bere un caffè e così è stato. Io non ho mai lavorato per il IM 1 anche perché sono in AI. Mi viene chiesto se IM 1 mi abbia mai chiesto di reperire un’arma e io rispondo che l’unica cosa che ho sentito dal IM 1 era che voleva uccidere sua moglie e se stesso come indicato sopra. Di armi io non ne ho mai sentito parlare e IM 1 non mi ha mai chiesto nulla in merito. (…) dagli accertamenti esperiti è emerso che a mio carico risulta un decreto d’accusa del 31.03.2015, cresciuto in giudicato, per i reati di minaccia e infrazione e contravvenzione alla LF sulle armi e sulle munizioni. (…) rispondo che io ho raccontato la verità e sono stato condannato. Non ho fatto nulla di grave. A seguito di un comportamento non corretto del __________ nei confronti di mio figlio, io gli avevo mostrato che portavo una pistola, non carica, nella cintola dei pantaloni e così lui mi ha denunciato. A seguito di ciò mi sono state sequestrate le armi e mi è stato revocato il permesso d’armi. Io volevo solo spaventare __________. Mi viene chiesto di riflettere attentamente e io confermo nuovamente che a me IM 1 non ha chiesto nulla di armi. Non mi ha mai chiesto di recuperare in arma e non mi ha mai nemmeno chiesto se io conosca qualcuno che potesse reperire un’arma per lui. (…) Mi viene chiesto se io conosca __________ e io rispondo che mi sembra di conoscerlo. Di lui conosco solo il nome __________ e dovrebbe essere un cittadino __________. (…) lavora nell’edilizia (…) va al bar da __________ (…)”
(AI 131).
Questo è quanto c’è agli atti. Non vi sono altri elementi che permettano di concludere con certezza come l’imputato si sia procurato l’arma del delitto, anche se le versioni rese da lui stesso e dal __________, non appaiono credibili. Comunque, i messaggi scritti a quest’ultimo si situano tra l’8 ed il 19 giugno 2017, dopodiché si interrompono, con il che si può concludere che l’imputato ha ricevuto la pistola tra il 19 ed il 21 giugno 2017 (lui dichiara di averla ricevuta due giorni prima dei fatti), e che aveva iniziato a cercare di reperire l’arma già nel corso del mese di maggio 2017.
4.1.3. I giorni precedenti i fatti
L’analisi dei cellulari ha permesso di estrapolare gli scambi di messaggi tra l’imputato e la moglie in quei giorni. Nel corso del mese di giugno, continuamente, l’uomo la contattava più volte al giorno tentando di convincerla a tornare con lui, arrivando pure a minacciarla. Da parte della donna non risultano molte risposte. IM 1, a più riprese, indicava la parola “morte”, invitandola a prendere sul serio le sue esternazioni, chiedendole anche di non fargli perdere il controllo. Alcuni messaggi sono poi stati cancellati per mano dell’imputato e non possono più essere recuperati (piattaforma Viber) (AI 93).
Rendendosi conto che l’evolversi della loro relazione non andava come voleva lui, l’imputato aveva anche smesso di andare a lavorare, occupando le sue intere giornate a seguire la moglie dove poteva, ed il restante tempo al bar.
Il 13 giugno 2017, in un sms scritto da lui ad __________, le dava un termine di 10 giorni per tornare con lui (NB. l’uccisione è avvenuta il 23 giugno 2017). Ci torneremo. Di seguito saranno ripercorsi i giorni precedenti quello dei fatti, prima dal punto di vista dell’imputato, poi dal punto di vista della moglie.
4.1.3.1. Dal punto di vista dell’imputato
L’imputato, sentito dalla Polizia l’11 ottobre 2017, ha preso posizione in merito ad un sms spedito alla moglie dove le avrebbe dato una sorta di ultimatum in data 13 giugno 2017:
" (…) Mi viene sottoposto in visione il DOC 14, che sottoscrivo, relativo in particolare al messaggio del 13.06.2017 estrapolato dalla piattaforma Viber trovata nel mio cellulare (…) in cui testualmente ho scritto da __________: “Ti do 10 giorni per pentirti perché dopo sarà tardi”.
Gli inquirenti mi dicono che in effetti __________ è stata uccisa il 23.06.2017, per cui mi viene chiesto di prendere posizione in merito ritenuto che sia difficile parlare di coincidenza.
Io non volevo uccidere la __________ ma volevo uccidere anche me stesso. Il 13.06.2017 è il giorno che __________ mi ha lasciato da solo nelle mie 4 mura di casa. È davvero una coincidenza la data del 23.06.2017. Prendo atto che __________ ha ufficialmente preso il nuovo domicilio in data 15.06.2017 (momento di silenzio).”
(AI 133).
Il 14 giugno 2017, risulta che l’imputato ha prelevato EUR 300.- per giocarli al Casinò di __________. Così IM 1 sentito in Polizia l’11 ottobre 2017:
" (…) Prendo pure atto che nonostante le mie condizioni di salute, come da me indicato, in data 14.06.2017 ho eseguito un prelevamento di Euro 300.- (CHF 332.70) al Casinò __________, che altro non è che quello di __________.
Mi viene chiesto di prendere posizione in merito. (ndv. momento di silenzio)
Si è vero, sono andato al Casinò di __________ per cercare di rilassarmi ma non ho vinto nulla. Mi viene detto che la mia situazione finanziaria non era rosea tanto che ho tre mesi di affitto arretrati (…) e io confermo che sono andato al Casinò di __________ da solo per rilassarmi.”
(AI 133).
I figli dell’imputato hanno dichiarato di essere stati contattati dall’uomo diverse volte e con insistenza in quei giorni, in quanto, ancora, chiedeva loro di prendere contatto con __________ per convincerla a tornare con lui. Ad esempio, così __________, con la quale l’imputato non aveva più avuto contatti da mesi (a seguito della lite di aprile):
" (…) l’avevo visto un paio di giorni prima dei fatti quando stavo camminando con mia suocera davanti al bar __________ in direzione dell’__________ a __________. Mio padre dalla macchina mi aveva chiamato e sgridato perché non interagivo con la __________. Poco dopo è entrato all’__________ dove eravamo noi e anche li ha fatto una scenata e io gli dicevo che se non la smetteva avrei chiamato la polizia. Ho fatto il gesto di telefonare, mio padre mi è venuto contro tanto che un signore lì presente è intervenuto redarguendolo a miglior comportamento. No è nata una discussione tra questo signore che non conosco e mio padre. In molti hanno visto questa scena (…) questa situazione mi ha disturbato e mi sono recata alla polizia qui vicina segnalando l’episodio ma mi era stato dato un foglio da compilare e mandare via a __________ ma alla fine non l’ho fatto. (…) ho messo anche il blocco perché mi diceva sempre le solite cose e anche in orari inusuali come alle 3 di mattina o alle 6 di mattina. (…)”
(AI 69).
IM 1, interrogato la prima volta il 27 giugno 2017, ha così descritto i giorni precedenti l’uccisione della moglie, dando sfogo alla fantasia:
" (…) Il PP mi chiede cosa ricordo (…) ricordo qualcosa e lo racconto così: due giorni prima del fatto mia moglie mi aveva mandato sul mio telefonino un video e delle foto con lei nuda che faceva l’amore con un altro uomo che non so chi sia. Lei mi aveva anche scritto che era un suo vicino di casa (noi vivevamo separati e la pratica di separazione era in atto presso la pretura di __________). Io ho poi chiamato lei al telefono e le ho detto “…amore non farmi questo perché io ti amo più di qualsiasi altra cosa…”. Lei mi ha risposto che non le interessava niente di quel che le stavo dicendo e che potevo fare quel che volevo e ha aggiunto “…se vuoi puoi anche venire ad uccidermi ma io non torno più da te perché ho trovato l’uomo giusto…”. Il giorno dopo le ho scritto un SMS del seguente tenore: “…amore ti perdono tutto e vieni a parlare con me e mettiamo a posto le cose e rimettiamoci insieme e sono disposto a promettertelo anche davanti al giudice e a Dio…”. Lei non mi ha risposto. Io allora gli ho mandato un altro SMS del tenore: “…amore se non vuoi rispondermi, rispondi almeno a queste 4 domande che sono: cosa vuoi fare della tua vita; hai intenzione di tornare con me?; vuoi parlare con me per mettere in chiaro le cose?; non vuoi più saperne di me?...”. Lei non mi ha risposto e ho mandato da lei mia figlia biologica __________ nel senso che se mia moglie non voleva rispondere a me poteva almeno rispondere a mia figlia sulle domande che avevo posto. Mia figlia ha tentato di chiamarla al cellulare ma lei non ha risposto e anche l’altro mio figlio __________ ha tentato di chiamarla anche lei ma senza risposta. Anche l’altra mia figlia biologica __________ ha chiamato anche lei ma senza risposta. Il giorno prima di fatti mia figlia __________ ha incrociato mia moglie fuori dal __________ a __________ e le ha chiesto “…__________ (…) perché sei così dura con mio padre e se vuoi puoi discutere anche in nostra presenza (cioè dei figli) per sistemare le vostre cose…”. Mia moglie le ha risposto “… non mi interessa più niente di lui, io ho ottenuto quello che volevo (intendeva con ciò che quando avrebbe ottenuto il permesso C per la Svizzera lei sarebbe stata libera di fare quello che voleva)…”. La sera prima del fatto io sono andato al __________ di __________ per comprare le bibite e ho visto mia moglie a distanza e anche lei mi ha visto e allora subito lei si è abbracciata a un uomo che era con lei (non ho visto bene se era lo stesso del video che mi aveva mandato mentre facevano l’amore). Subito le ho scritto un SMS dal tenore “…amore non farmi questo perché noi abbiamo giurato davanti a Dio che nulla ci separerà per tutta la vita…”. Lei non mi ha risposto subito ma poi ho ricevuto quella stessa sera una sua telefonata sul telefono fisso di casa dicendomi “…fai quello che vuoi che io non accetto il nostro giuramento davanti a Dio…”., Io risposto “…se tu non lo accetti io lo accetto invece…”. Tutta la notte sono rimasto scombussolato e non sapevo cosa fare e non ho dormito. Non pensavo più a niente.”
(AI 23).
In un seguente verbale, ha dichiarato che, dopo essersi procurato la pistola, avrebbe seguito la moglie per due giorni, descrivendo alla Polizia di averla vista nelle più disparate situazioni, ovviamente intenta a tradirlo ripetutamente:
" (…) Per due giorni ho avuto la pistola in macchina e ho seguito la __________ tanto che la sera prima dei fatti lei mi ha provocato perché quando ero seduto al bar di __________ ho visto lei che stava baciando un uomo e poi sono entrati in casa e quindi penso che hanno fatto l’amore.
ADR che confermo che io con me avevo il binocolo e le cose si vedevano bene.
ADR che io continuavo a seguirla perché le volevo bene, ero innamorato tantissimo di lei e non potevo stare senza di lei e vederla stare con un altro. Quando ho visto questa scena mi era venuta la voglia di andare a casa da __________ per uccidermi davanti a lei perché le volevo bene. Avevo già perso la prima moglie e non volevo perdere anche la seconda. Un giorno me ne andrò anch’io e le raggiungerò. Nella mia testa ho delle vocine che mi dicono che un giorno mi uccideranno.”
(AI 87).
L’imputato, sentito ancora dalla Polizia il 22 agosto 2017, ha ribadito di aver visto la moglie baciarsi con un altro uomo mentre si trovava sulla terrazza del suo appartamento, anzi, di averla addirittura vista fare sesso:
" (…) Mi viene chiesto dove avrei visto __________ baciare un uomo la sera prima dei fatti, rispettivamente nei giorni precedenti e rispondo che lo confermo e anzi ho anche visto la __________ fare sesso nel balcone. Io questa scena l’ho vista quando ero in macchina e usavo il binocolo per controllare la __________. (…) la sera prima degli avvenuti fatti, verso le ore 23:30 con il binocolo, ho visto la __________ fare sesso sul balcone. Mi viene detto come ho fatto a vedere questa scena ritenuto che fosse buio data l’ora e io rispondo che nell’appartamento c’era la luce accesa e io ho potuto vedere la scena di sesso con __________. (…) ho visto la __________ che era sul balcone e ho visto che dietro di lei c’era un uomo (…) si baciavano e poi dai loro movimenti ho capito che stavano facendo sesso. Lei davanti e lui dietro (…) non erano nudi sopra al busto ma non so dire se lo fossero anche sotto la cintura. (…) ho visto la faccia dell’__________ e ho visto che era un po’ contenta. (…)”
(AI 91).
Sentito nuovamente dal PP il 31 agosto 2017, ha negato di aver mai proferito le prime dichiarazioni, rendendosi probabilmente conto di quanto fossero insostenibili.
In merito al fatto che la moglie gli avrebbe mandato un video e alle foto di lei nuda mentre avrebbe fatto l’amore con un altro uomo (vicino di casa), l’esame dei cellulari non ha permesso di trovare nulla. Così, invece, l’imputato:
" (…) Io non ricordo di aver mai ricevuto dei video di questo genere che ho descritto in quel verbale. E non ricordo neanche di aver detto quella frase al PP in quel verbale.”
(AI 97).
In merito al fatto che l’aveva vista abbracciare un uomo alla __________, e poi prima baciare e poi fare sesso con un uomo sul suo balcone, non essendo stato trovato nessun riscontro probatorio a queste sue asserzioni, l’imputato il 31 agosto 2017 ha dichiarato:
" (…) l’episodio del bacio è avvenuto due giorni prima e quello di fare sesso la sera prima. Il PP mi chiede di che materiale fosse il balcone sul quale ho visto queste scene e io rispondo che è in mattoni/cemento bianco. Il PP mi chiede come facevo allora a vedere la scena di sesso visto che le parti intime di solito sono sotto la soglia usuale dei balconi. Io rispondo che l’ho dedotto dai loro movimenti e che io ho visto benissimo.”
(AI 97).
E poi, sentito in Polizia il 28 novembre 2017:
" (…) Non mi ricordo di averlo detto, forse l’ho detto ma ero sotto medicamenti. Non posso dire niente in merito. Mi viene chiesto se io abbia ricevuto dei video e messaggi di __________ in cui dimostrava che stava facendo l’amore con un uomo e io posso dire di non aver ricevuto nessun video da __________. Ho però ricevuto dei messaggi da un __________ in cui mi diceva che __________ aveva fatto l’amore con un altro uomo. (…) Prendo atto che dall’analisi dei cellulari nulla a tal proposito è emerso e io ne prendo atto (…) confermo però che la sera prima degli avvenuti fatti avevo visto __________ fare l’amore con un uomo fuori sul balcone del suo nuovo appartamento di cui avevo già riferito nei precedenti verbali. (…) Mi viene chiesto chi sia questo uomo __________ (…) non mi ricordo più come si chiama. Anzi devo dire che è stata una donna __________ che mi ha inviato un messaggio dicendomi questa cosa ma non so chi sia. (…) questa donna __________ aveva un compagno __________ ma lui è andato con la __________ e per questo la donna mi ha scritto.(…) __________ mi aveva confessato di avere avuto una relazione con questo __________, sono stati nel bagno di casa mia a __________. Non so come si chiami questo __________, non ricordo il suo nome ma abita in __________. Lui era stato a casa nostra a __________ a dormire con i suoi due bambini (…) L’avv. DUF 1 chiede di conferire con il suo assistito. (…) (ndr. pausa con il difensore) (…) mi sento confuso per cui mi avvalgo della facoltà di non rispondere.”
(AI 161).
La figlia della vittima, __________, ha pure riportato di aver incontrato l’imputato al bar vicino casa loro, circa una settimana prima dei fatti:
" (…) forse una settimana prima, ero andata a bere qualcosa al bar __________ di __________ e ho visto che c’era IM 1, che era seduto fuori proprio al buio. Era seduto con un signore che lavora al bar __________. Quando l’ho visto non l’ho salutato cosa che anche lui non aveva fatto. ADR che era sera, dopo le ore 22.00.
Dopo aver bevuto qualcosa con il mio amico gli ho chiesto di accompagnarmi a casa perché avevo paura, avevo timore che il IM 1 potesse seguirmi per magari parlarmi, per litigare e io non avevo nessuna voglia. (…) in linea d’aria posso stimare che tra il bar e la nostra abitazione ci siano meno di circa 200m ma non so quantificare.”
(AI 88).
La vicina di casa dell’imputato, __________, ha così descritto i momenti in cui ha incontrato IM 1 i giorni prima dei fatti:
" (…) L’ultima volta che ho visto IM 1 presumo risalga a mercoledì, se non erro, e l’ho incontrato nell’ascensore (…) stava salendo. Quando si è aperta la porta dell’ascensore ho visto l’uomo da solo, l’ho visto stravolto, con le lacrime agli occhi e quando mi ha visto ha abbassato lo sguardo ed è entrato nel suo appartamento. Devo dire che lui è parso sorpreso nel vedermi. Devo dire che mi dispiaceva per lui, per tutti gli interventi di polizia a seguito delle liti, per il fatto che fosse solo nell’appartamento mentre prima era pieno di gente e avevo capito che doveva essere aiutato ma non ero io la persona giusta. Avevo anche pensato di parlarne con le sue figlie. (…) Nella notte tra mercoledì e giovedì, ho sentito che IM 1 era rincasato verso le ore 02.30 e ho avuto una sensazione strana, come un presentimento che lo stesso non fosse andato a ballare, che stesse tramando qualcosa ma non so spiegare questa mia sensazione.
Giovedì mattina sono uscita di casa e sono rincasata alla sera ma non ho notato nulla di particolare poi il venerdì mattina ho visto che alla porta dell’uomo erano stati apposti i sigilli di polizia.”
(AI 45).
L’imputato, a domanda di sapere per quale ragione avesse indicato ripetutamente la parola “morte” scrivendo alla moglie in quei giorni, ha così risposto al PP, interrogato il 31 agosto 2017:
" (…) Il PP mi fa presente che vi sono agli atti diversi messaggi da me inviati e o ricevuti da mia moglie in cui questo genere di minacce da parte mia sono chiare ed inequivocabili e la parola “morte” ricorre abbastanza. Io dico che se figura quella parola nei miei messaggi è perché l’ha scritta Dio. (…) il senso che io volevo dare a questi messaggi erano che piuttosto che vivere senza la __________, io preferivo morire. Il PP mi fa notare che purtroppo qui si sta inquisendo la morte di mia moglie non mia. Io rispondo che purtroppo ho sbagliato colpo. (…)”
(AI 97).
Gli inquirenti hanno rintracciato pure dei conoscenti dell’imputato che hanno avuto contatti con lui durante i giorni precedenti l’uccisione della moglie. Così lo ha descritto __________, suo compagno di bar:
" (…) il giorno prima dei fatti (…) si è seduto accanto a noi senza chiederci il permesso. Era la prima volta che si sedeva accanto a noi. Erano le ore 10.00 circa del mattino. IM 1 diceva che doveva uccidere la moglie e che doveva uccidere se stesso e che non poteva andare avanti così che lei lo aveva rovinato. Noi gli dicevamo che doveva semplicemente allontanarsi da sua moglie ma lui diceva che non poteva e non voleva. (…) ultimamente non lavorava ed era quasi sempre lì al bar __________. Posso dire che 10-15 giorni prima dell’omicidio IM 1 arrivava al bar con il suo furgone e stava lì tutto il tempo. Si metteva in un angolino, fumava una sigaretta dietro all’altra e quando arrivava un suo compaesano si metteva a parlare con lui. Se nessuno parlava con lui se ne stava semplicemente lì da solo. (…) IM 1 mi diceva anche che lei lo aveva rovinato perché le aveva dato un sacco di soldi. (…)”
(AI 131).
L’imputato, nel corso del verbale 11 ottobre 2017 dinanzi alla Polizia, ha confermato di aver visto __________ il giorno prima dei fatti:
" (…) confermo le dichiarazioni di __________. Mi viene chiesto se il giorno prima dei fatti avevo già la pistola e io rispondo di sì e sapevo già cosa fare. Per quanto concerne la sera prima degli avvenuti fatti, gli inquirenti mi ricordano che nei precedenti verbali avevo dichiarato che verso le ore 23:30, mentre ero appostato a controllare __________, con il binocolo l’avevo vista fare sesso nel balcone. Da parte mia lo confermo. (…) quanto dice la __________ non è vero. Io ho visto __________ fare sesso sul balcone quindi confermo le mie precedenti dichiarazioni.”
(AI 133).
La Polizia, il 26 novembre 2017, ha quindi chiesto all’imputato di descrivere dettagliatamente la giornata prima dei fatti, e così lui ha risposto:
" (…) quel giorno non avevo lavorato. Mi trovavo a __________ in giro, sono stato quasi tutto il girono al bar __________ e ho bevuto solo coca cola perché non bevo alcolici. Confermo che mi sono svegliato al mattino, sono stato al bar __________ tutto il giorno, poi sono andato al bar __________ di __________, mi pare di essere andato al negozio __________ di __________ (…) mi pare di aver visto __________ sulla via dove c’è la __________ ed è stato un caso. (…) Gli inquirenti mi contestano che stavo osservando __________ e io rispondo che in effetti era così. Ora non mi ricordo se era quel giorno o un altro ma ricordo che __________ stava salutando un uomo e ho riconosciuto essere il suo vicino di casa. (…) mi era stato descritto (…) Mi viene chiesto chi mi abbia descritto il vicino di casa di __________ e io rispondo che io una volta avevo visto __________ con questo uomo nei pressi della __________ (…) e poi lo avevo anche visto mentre guardavo __________ con il binocolo quando era a casa. Mi viene contestato che io devo aver seguito il vicino di casa per sapere se era effettivamente così e io ammetto che ho seguito quest’uomo (…) poi sono tornato a casa o al bar. (…) stavo male psicologicamente, non ero in forma. (…) quella notte ho dormito a casa ed ero da solo. Quel giorno lì non ho sentito i miei figli. (…) ero fuori uso perché ero nervoso perché __________ non tornava da me.”
(AI 161).
Da quanto precede emerge con meridiana evidenza che l’imputato, nei giorni precedenti l’uccisione della moglie, ha avuto comportamenti ossessivi vivendo un vero e proprio incubo per il fatto che la moglie non voleva più – e questo gli era chiarissimo – tornare con lui, organizzando pedinamenti, costruendosi ipotesi di tradimenti da usare quali mezzi di pressione su di lei, avvertendola che non fosse tornata da lui, se ne sarebbe prevalso davanti ai tribunali __________, e per finire raccontando a tutti che senza di lei non poteva più vivere e che avrebbe anche potuto farla finita. I fatti, come vedremo, sono andati però diversamente.
4.1.3.2. Dal punto di vista della vittima
Questi giorni sono ben descritti da __________, nuovo vicino di casa della vittima, con il quale __________ si era confidata raccontandogli il tormento causatole dal marito. Interrogato il 30 giugno 2017 (AI 44), __________ ha così dichiarato:
" (…) __________ (…) era la mia vicina di casa da circa un paio di settimane. (…) Mi sono presentato come il suo vicino e padre di __________ e le aveva anche detto che se avesse avuto bisogno di qualsiasi cosa ero a disposizione (…) domenica 18.06.2017 ho parlato un po’ con __________ (…) dicevo che l’avrei aiutata (…) verso le ore 19.00 è arrivato il furgone (…) non sapevo che situazione stesse vivendo. (…) lunedì __________ mi aveva confidato che era andata via di casa dal marito e che c’erano continui litigi (…) Martedì sera ho parlato ancora con __________ e l’avevo invitata a casa a vedere il mio appartamento (…) mi confidava che il marito la seguiva, non la lasciava stare (…) le dicevo che doveva fare denuncia e per risposta mi diceva che ne aveva fatte tante di denunce. (…) eravamo sul balcone (…) quando lei mi diceva di aver visto suo marito alla guida della sua macchina (…) il conducente non era sceso dalla macchina aveva il finestrino aperto e avevo visto una persona che stava fumando. (…) __________ mi aveva detto che era la macchina di “lui” inteso suo marito (…) mi aveva detto che lui per lei era un’ombra, che la stava consumando e che non la lasciava stare. (…) era spaventata ma mi diceva che secondo lei lui avrebbe girato per un po’ e poi se ne sarebbe andato. Infatti così è successo. (…) __________ era una povera donna e indifesa. (…) mercoledì (…) 23.30 (…) ho notato una vettura Audio, uguale a quella di martedì che percorreva la predetta via avanti e indietro (…) non sono andato a riferire di questa scena ad __________ per non turbarla. (…) Purtroppo venerdì mattina del 23.06.2017 è successo quello che non doveva succedere ad __________. (…) Mi viene in mente però che martedì, pochi giorni prima del delitto, __________ mi aveva chiesto dove poteva acquistare le bombolette allo spray al pepe che avrebbe magari usato per spaventare il IM 1.(…) io non ho mai avuto nessuna relazione con la __________.”
(AI 44).
La sera prima dei fatti, __________, madre della vittima, ha dichiarato di averla sentita per telefono:
" (…) avevo parlato con __________ via Skype ed era alla sera verso le ore 19.00. Parlando con __________ lei si era messa le mani in testa e mi aveva detto che dovevo rimanere in salute per curare le sue figlie e io le dicevo che le passavo il papà ma __________ ha chiuso la comunicazione. Mi viene chiesto se fossi a conoscenza del fatto che __________ avesse lasciato il tetto coniugale e io rispondo che __________ non mi aveva mai detto nulla, era stata sua sorella a dirmelo. (…) l’ho saputo nel mese di maggio 2017 (…) L’avv. DUF 1 mi chiede per quale motivo io non abbia detto ad __________ di divorziare e io rispondo che lui l’avrebbe ammazzata. Io ho consolato sia __________ che il IM 1. Insomma uno che ti mette la pistola sul tavolo o che gira sempre con la pistola alla cintura significa che non è tutto a posto. Questo era il IM 1 quando era in __________.”
(AI 129).
La figlia minore della vittima, __________, ha così descritto la sera prima dei fatti:
" (…) è arrivata a casa dal lavoro verso le 22.30/23.00, comunque tardi. Non ricordo che abbiamo fatto nulla di particolare. Se ben ricordo era arrivato il nostro vicino di casa __________ con i suoi figli a bere qualcosa. Loro sapevano la nostra situazione e si erano informati per sapere come stavamo. Dopo circa una mezz’ora o un’ora loro sono tornati nel loro appartamento e noi siamo andati a dormire. Il giorno seguente io verso le 08.10 sono uscita di casa per andare a fare uno stage nel negozio dove lavora mia sorella. Mia mamma è uscita dopo di me per andare al lavoro. Preciso che mia sorella __________ la sera del 22.06.2017 era partita per andare in vacanza. Ricordo che io ero rincasata e __________ stava preparando la valigia per partire. È poi partita la stessa sera (…) io mi sono poi coricata con la mamma quando i vicini se ne sono andati.”
(AI 130).
In definitiva si ha cha la vittima era ormai spossata dai continui comportamenti invasivi del marito, nonostante il perentorio ordine pretorile di starle lontano e, allo stremo delle forze, si è quasi rassegnata al suo destino: “lo so che mi ucciderà, ma io con lui non ci torno!”. Detto, fatto. Anche qui ci torneremo.
4.1.4. Il giorno dei fatti
L’uccisione di __________ ad opera del marito è stata ripresa dalle telecamere della videosorveglianza. Quali altri riscontri oggettivi agli atti vi sono i rapporti del medico legale sul corpo della vittima, le analisi effettuate sulla persona dell’imputato e i danneggiamenti causati dai proiettili a due automobili parcheggiate all’interno dell’autosilo.
Riassumendo quanto emerso dalle immagini della video sorveglianza, si può concludere che:
" (…) i fatti possono essere così riassunti:
IM 1, alcuni minuti prima dei fatti, transitava con la sua auto su via __________, proveniente da via __________. Aggirava il civico __________ di via __________ e parcheggiava sul posteggio pubblico presente dietro lo stabile citato. S'incamminava verso via __________ dove attendeva per qualche minuto l'arrivo della moglie, di fronte al civico __________. La donna, che camminava sul marciapiede in direzione della __________, raggiunto il marito continuava per la sua strada senza mutare il proprio passo, con il IM 1 al suo fianco. I due attraversavano via __________ al passaggio pedonale in prossimità dell'intersezione circolare. Giunti, sempre appaiati, all'altezza dell'imbocco della rampa d'accesso all'Autosilo __________, l'uomo sollevava di forza la moglie e si avviava a passo accelerato verso l'autosilo. La coppia raggiungeva la barriera d'accesso all'autosilo, in fondo alla rampa. Qui il IM 1, caduto a terra, si rialzava ed estraeva una pistola che aveva nei pantaloni, dietro la schiena. Risaliva la rampa per qualche metro eseguendo delle manipolazioni all'arma, ponendosi tra la donna e l'uscita dell'autosilo. Nel giro di due secondi si notano i primi effetti degli spari sulla vittima, che ruota su sé stessa di 1800 e crolla a terra, bocconi, vicino alla barriera d'ingresso. Un'auto (di colore blu) posteggiata nell'autosilo, viene colpita da un proiettile di rimbalzo sul vetro della portiera anteriore destra. IM 1 scende nuovamente la rampa e, giunto in prossimità della barriera, volge verso di sé l'arma esplodendo un colpo, quindi si getta sulla vittima. In quel frangente la pistola appare con il carrello arretrato e la donna ha la camicetta che le copre quasi totalmente la schiena. Dopo circa trenta secondi, l'uomo è di nuovo in piedi con l'arma tra le mani ed una ferita manifesta alla fronte. La schiena della vittima è completamente scoperta dato che la camicetta, posteriormente, è sollevata fino alle spalle. L'autore risale la rampa e si china, come a raccogliere qualcosa. Tornando sui suoi passi verso la vittima esegue altre manipolazioni all'arma. Dal video si nota la vittima compiere dei movimenti. Poco dopo i testimoni odono un ultimo sparo, registrato anche nella telefonata tra uno di essi e la Centrale di Polizia. Quando la prima pattuglia giunge sul posto IM 1 è nuovamente disteso sul dorso della moglie. La pistola è già dietro l'angolo, in fondo alla rampa dell'autosilo.”
(AI 183).
La Polizia è intervenuta nel giro di pochi minuti dal fatto. Dal rapporto della scientifica si evince che:
" (…) La scena del crimine era stata isolata e si presentava pressoché invariata rispetto a quanto riscontrato dai primi intervenuti, fatto salvo per la posizione della vittima +__________, che era stata girata (in posizione supina) per verificarne le condizioni. IM 1, trovato sdraiato bocconi accanto alla donna, era stato soccorso e trasportato all'Ospedale __________ di __________ per le cure del caso, anche perché le sue condizioni erano state giudicate, in una prima fase, molto più gravi di quanto si sono poi dimostrate.
A terra, accanto al corpo della donna era presente la sua borsetta. Sulla rampa erano presenti numerosi bossoli di arma da fuoco ed alcuni punti d'impatto, al suolo come sulle pareti. Pure colpite da proiettili e con i vetri infranti due auto, regolarmente posteggiate all'interno dell'autosilo. Poco distante dalla posizione di ritrovamento delle persone coinvolte, dietro all'angolo in fondo alla rampa d'accesso all'autosilo, è stata trovata una pistola scarica (con carrello arretrato).”
(AI 183).
Agli atti figura la meticolosa ricostruzione della Polizia scientifica con l’estrapolazione dei singoli fotogrammi a descrizione di quanto avvenuto in quel brevissimo momento: i fatti si sono svolti sull’arco di 1 minuto e 24 secondi. Da notare che quel tipo di videosorveglianza si attiva con un sensore di movimento, pertanto nel mezzo del video vi sono delle pause, verosimilmente dovute ad una questione di sensibilità della telecamera e di settaggio del sensore (AI 183).
4.1.4.1. Le dichiarazioni dell’imputato
L’imputato, interrogato numerose volte soprattutto dalla Polizia, prima di sapere dell’esistenza della videosorveglianza, ne ha raccontate di ogni. In seguito, si è spesso trincerato dietro a dei “non ricordo” o dei silenzi, poco verosimili tenuto conto delle prime e fantasiose versioni da lui rilasciate (non si fosse ricordato nulla per davvero, l’avrebbe detto subito). Ha comunque dichiarato che quella mattina egli è partito di casa con l’intento di fermare la moglie e chiederle di tornare con lui. Ad una sua risposta negativa, l’avrebbe uccisa e poi si sarebbe tolto la vita a sua volta.
Le dichiarazioni di IM 1 saranno esposte in modo cronologico, così come rilasciate, per evidenziarne l’evoluzione.
a) Sentito dal PP la prima volta il 27 giugno 2017 (prima non era verbalizzabile), ha inizialmente inventato una storia totalmente in contrasto con quanto ripreso dalla videosorveglianza (che ancora non sapeva ci fosse). In particolare, ha cominciato col dire che sarebbe stata la moglie a sparargli per prima, tanto da provocargli le ferite riscontrate su di lui, e solo in seguito le avrebbe sparato lui (un solo colpo), negando, poi, di essersi sparato da solo:
" (…) Alla mattina, sapendo che lei andava a lavorare ad __________, io ho preso la macchina e sono andato in quel posto. L’ho incontrata mentre lei era a piedi per recarsi al lavoro e io le ho detto “…amore il nostro matrimonio è finito qua… se non vuoi metterti d’accordo su una separazione pacifica, farò io quello che abbiamo giurato davanti a Dio e cioè a me come prima per poi anch’io sparare a lei così saremmo morti insieme. Ciò avrebbe permesso di rimanere per sempre insieme. Lei allora ha preso la pistola che avevo io e mi ha sparato colpendomi in fronte provocandomi quella ferita che ho adesso (ndr. la sottolineatura è dell’estensore della presente sentenza). Il PP mi chiede come mai, se come dico è stata la moglie a spararmi per prima, sia lei ad essere rimasta uccisa con diversi colpi d’arma da fuoco e non io. Io rispondo che ora ricordo che dopo che lei mi ha sparato in fronte io le ho tolto la pistola e ho sparato un colpo a lei. Non ricordo su quale parte del corpo le abbia sparato. Ricordo anche che a un certo momento mia moglie è caduta a terra. Non sapevo però se fosse morta o solo ferita. In seguito non ricordo più nulla di quel che è capitato.
Il PP mi contesta che dai primi accertamenti, risulterebbe che io abbia sparato almeno una decina di colpi (la pistola è stata rinvenuta con il caricatore completamente vuoto!) a mia moglie, dopo averla trascinata fisicamente per la rampa dell’autosilo dove poi l’avrei uccisa a sangue freddo. Alla scena, avrebbero assistito dei testimoni che transitavano in zona (…) al riguardo dichiaro: non ricordo se non solo un colpo sparato da me alla moglie e a domanda del PP rispondo che la mia pistola ha un caricatore di 9 colpi. (…) io non ricordo di avergli sparato più di un colpo come ho detto (…) Non ricordo nient’altro. (…)
D: Come mai ha deciso di uccidere sua moglie?
R: Io non so perché l’ho uccisa, nel senso che non so se l’ho fatto perché lei mi ha provocato tanto o per qualche altro motivo. (…)
D: Quanti colpi ricorda di aver sparato con la pistola a sua moglie? R: Ricordo solo un colpo. Se però come mi dice il PP il caricatore è stato trovato vuoto, vuol dire che qualcuno ha sparato anche altri colpi. Il PP mi fa notare che questa mia amnesia selettiva è poco credibile visto che non c’era nessun altro al momento del fatto oltre a me e mia moglie. Ne prendo atto ed è vero (…)
D: Lei ricorda di essersi sparato e, se sì, in quale parte del corpo?
R: E’ stata mia moglie a spararmi e non io quando le ho messo in mano la pistola?
D: Perché l’ha fatto e cosa voleva ottenere?
R: Volevo morire per primo. Il PP mi fa notare che sarebbe stato poi difficile per me trascinare nel mio folle amore anche mia moglie visto che io sarei deceduto prima di lei precludendomi così di poterle sparare a mia volta. Ne prendo atto e io rispondo che ho visto queste scene nei film. Mia moglie mi diceva sempre già prima e costantemente che se fosse lei morta prima di me io avrei dovuto prendermi cura delle sue figlie e anche io le dicevo a mia volta di curare lei i miei figli se fossi morto io prima di lei.”
(AI 23).
b) L’imputato, in seguito, ha reso una seconda versione dei fatti il 27 luglio 2017, dinanzi alla Polizia, pretendendo di averla uccisa - dopo aver preso atto per l’ennesima volta che lei non voleva più rimanere con lui - per adempiere alla promessa fatta davanti a Dio, che solo la morte li avrebbe potuti separare:
" (…) sapevo che __________ andava a lavorare ad __________ per cui le sono andato incontro e le ho chiesto di venire a bere un caffè con me, ma lei mi diceva che dovevo andarmene, che io ero morto e poi non ricordo più cosa sia successo.
ADR che io avevo visto __________ per l’ultima volta, salvo i fatti del 23.06.2017, alle ore 23.30 circa quando l’avevo vista in balcone a baciarsi con un uomo e quella sera non ho dormito. (…) L’avv. RAAP 1 interviene chiedendomi se quando ho incontrato __________ la mattina del 23.06.2017 avessi già con me la pistola e io rispondo che l’avevo con me e l’avevo nascosta dietro alla schiena, infilata nella cintura. Avevo con me l’arma perché volevo mantenere la mia promessa. (…) quella che avevamo fatto davanti a Dio quando ci siamo sposati. L’avv. RAAP 1 mi chiede se non sapessi prima che la __________ mi considerava “morto” e io rispondo che l’ho saputo quando glielo avevo chiesto la mattina dei fatti. Mi viene chiesto se allora avessi con me la pistola con l’intenzione di usarla e io rispondo che non me lo ricordo. (…)”
(AI 83).
Durante l’interrogatorio del 31 agosto 2017 gli è poi stato mostrato il video ritraente l’uccisione da parte sua di sua moglie. L’imputato ha qui dichiarato di non ricordare quasi più nulla:
" (…) ricordo quando ho attraversato la strada e l’ho avvicinata chiedendole di andare a bere un caffè per chiarire le nostre cose ma lei mi ha risposto che io per lei ero come “…morto…” e che non voleva più vedere neanche la mia ombra. Da li via non mi ricordo più niente. Il PP mi chiede se in queste immagini io abbia visto mia moglie con in mano una pistola e io rispondo di no. Il PP mi contesta che queste crude immagini smentiscono quanto io avevo dichiarato nel verbale PP del 27.06 (…) nel senso che sarebbe stata mia moglie a spararmi per prima e solo dopo io avrei sparato a lei un colpo di pistola. Versione la mia pure smentita da dei testimoni (…) io reagisco dicendo che forse volevo che avvenissero i fatti cosi come ho descritto in quel verbale (…) ma che poi i fatti si sono svolti diversamente. Non ho altro da aggiungere sulle immagini che ho appena visionato.”
(AI 97).
c) Confrontato con i risultati dei rapporti dei medici legali e scientifici sul corpo di __________, descriventi il numero di colpi e le modalità di sparo dei proiettili, egli ha ancora dichiarato di non avere nulla da dire in proposito. Preso atto che sulla mano della moglie non è stata riscontrata nessuna traccia di polvere da sparo, IM 1 ha riferito:
" (…) ribadisco quello che ho detto sopra nel senso che era solo una mia intenzione quella che mia moglie sparasse a me un colpo ma prendo atto da questi riscontri contestatimi dal PP che in realtà lei non mi ha sparato nessun colpo.”
(AI 97).
d) L’allora PP __________ gli ha quindi prospettato gli elementi a suo carico fondanti l’ipotesi accusatoria di assassinio ex art. 112 CP:
" (…) il PP (…) mi fa prendere atto che a suo parere, io ho dimostrato di aver agito:
- in modo mirato, preordinato e pianificato in ogni minimo dettaglio;
- mettendo in atto veri e propri atti di persecuzione fisica e psichica nei confronti di mia moglie già da diversi anni (…) in modo ossessivo e prevaricatorio dopo la separazione, in spregio peraltro al divieto pretorile di avvicinarla;
- privandola del suo documento d’identità (…) e di fatto della sua libertà di movimento (…) considerandola (…) alla stregua di un “oggetto” di mia proprietà e completamente asservita alla mia volontà;
- millantando presunti tradimenti della vittima di cui non è stato trovato alcun concreto e documentabile riscontro in istruttoria, coinvolgendo peraltro famigliari e terzi nel mio delirante tentativo di trovarne la prova;
- organizzando l’agguato a mia moglie a sangue freddo e in piena lucidità già da tempo (vedi: le modalità di procurarsi l’arma e le munizioni da ignoti e sul mercato “nero”, le ricorrenti minacce di morte alla moglie; l’ossessionato controllo sulla sua vita personale e professionale, ecc.);
- simulando il mio stesso tentativo di suicidio ferendomi in realtà in modo del tutto insignificante e marginale (a fronte della mia dimostrata capacità di colpire mia moglie con tutto il caricatore dell’arma e in zone vitali con dimostrata perfetta padronanza dell’arma!), evidenziando così che la mia vera intenzione non era quella di portarlo a termine;
- pianificando l’alibi per questo mio gesto estremo lasciando a casa mia singole lettere ai figli, il mio vestito migliore steso sul letto (per il funerale?) e cercando di farsi passare per qualcuno psichicamente scompensato anche se i medici che mi hanno avuto in cura non ne attestano in alcun modo l’esistenza di sintomatologie (…);
realizzando in tal modo appieno i presupposti di mancanza di scrupoli, segnatamente con movente (di puro egoismo!), scopo (di vendicarsi per la separazione) e modalità (pianificate e a sangue freddo) particolarmente perversi come prevede l’art. 112 CPS.
Ne prendo atto e da parte mia non ho niente da dire.”
(AI 97).
e) Sentito in Polizia il 28 novembre 2017, ha avuto modo di raccontare nuovamente la sua versione, descrivendo più nel dettaglio quanto da lui fatto durante la mattina, salvo ribadire di nulla ricordare delle fasi relative all’uccisione della consorte:
" (…) mi sono svegliato con i vestiti che già indossavo il giorno prima. Non mi ricordo che vestiti (…) Sono uscito di casa, sono andato alla mia macchina Audi che si trovava posteggiata nel parcheggio privato dove c’era anche la BMW. La pistola era già nascosta in macchina, sotto il sedile del passeggero anteriore. ADR che quando ho avuto la pistola, l’ho portata in casa per vedere se funzionava. Mi viene chiesto come io abbia testato che la pistola funzionasse e io rispondo che il giorno prima del 23.06.2017, la pistola era in casa e ora non mi ricordo quando e come io l’abbia portata in macchina. Ora come ora credo di aver messo la pistola in macchina la sera del 22.06.2017 ma non ne sono sicuro. Mi viene detto che la sera del 22.06.2017 sono stato in giro nei bar e poi alle 23.30, mentre ero appostato nei pressi dell’abitazione di __________ l’avevo vista a fare l’amore con un uomo.
Mi viene chiesto se avessi con me la pistola e io rispondo che ora non lo so, forse era nascosta da qualche parte (…) vicino alla macchina, sotto a dei sassi. Gli inquirenti mi invitano a concentrarmi e io dico che non ricordo, so solo che la pistola a un certo punto era sotto il sedile del passeggero anteriore della macchina Audi. (…) per verificare il funzionamento (…) ho fatto dei movimenti a secco e basta. Non ho smontato l’arma.
Sono salito nella macchina Audi e sono andato ad __________. Ho visto poi __________ che stava camminando da sola sul marciapiede, poco prima della __________ dove nei pressi c’è anche l’autosilo __________. (…) non sapevo che turno di lavoro facesse la __________, sono andato ad __________ perché magari l’avrei vista.
Infatti ho visto __________ per cui sono andato a parcheggiare la macchina, ma non so dove, e a piedi ho raggiunto __________ che a circa 20 metri di distanza dalla __________ dove nei pressi c’è anche l’autosilo __________.
Io ho salutato __________ e le avevo chiesto di andare a bere un caffè e lei mi diceva “io con te non bevo il caffè, tu per me sei morto, io non voglio vedere neanche la tua ombra” e a questo punto non ricordo più cosa io abbia fatto.
Mi viene chiesto dove si trovasse l’arma e io dico che l’avevo con me ma non ricordo come la portassi. Confermo che quando ho parcheggiato, ho preso l’arma da sotto il sedile e l’ho portata con me ma non ricordo come e dove la portassi. Dopo che __________ mi aveva detto quelle cose io non ho visto più, nel senso che era tutto nero, non so che cosa poi sia successo; non lo ricordo. Mi viene chiesto se ricordo come fosse vestita la __________ e io rispondo che non lo ricordo. (…) Gli inquirenti mi contestano che ho visto “nero” quando __________ mi ha riferito di non voler avere più a che fare con me, ma la sera precedente, come da me dichiarato, avevo visto __________ fare l’amore con un altro uomo senza però crearmi delle reazioni. Da parte mia posso dire che volevo uccidermi ma non so cosa mi abbia bloccato. (…)”
(AI 161).
f) Gli interroganti hanno poi sottoposto all’imputato ulteriori riscontri, come ad esempio il fatto di aver ritrovato la sua auto parcheggiata nel parcheggio comunale antistante l’entrata dell’autosilo __________, a metà tra due parcheggi liberi, con la marcia inserita e le chiavi nel blocco d’accensione, come a voler dire che il conducente fosse uscito di fretta. L’imputato ha, come sempre, risposto di non ricordare. Inoltre, nella tasca della portiera laterale anteriore, lato passeggero, è stata trovata una busta contenente cellulari e delle chiavi. Sulla busta l’imputato aveva scritto un testo in __________ che, tradotto, significa: “Le chiavi dell’appartamento e il telefono – Il telefono lo devi custodire dentro ci sono tutti i messaggi che ho scritto alla __________ e leggili – Il telefono non lo devi dare a nessuno”. L’imputato, ha così risposto, ancora una volta in maniera evasiva:
" (…) sono io che ho scritto questo. Mi viene chiesto per chi fosse questa busta e io rispondo che non lo so; forse per i figli e meglio l’__________. Mi viene chiesto quando io abbia scritto ciò e io rispondo che non mi ricordo, può essere che lo abbia fatto la sera prima o la mattina degli avvenuti fatti. (…) ho scritto questa cosa nel medesimo periodo in cui ho scritto le lettere trovate sul mio letto. (…)”
(AI 161).
A questo punto del verbale gli sono stati contestati i precisi momenti ripresi dalla telecamera della videosorveglianza, ai quali l’imputato ha sempre risposto con dei silenzi o dei “non ricordo”. L’agente interrogante gli ha quindi sottoposto la cronologia ricostruita dalla scientifica:
" (…)
08:51:36 CHI Audi nera compare all’entrata della __________ (da __________)
08:51:46 CHI Audi nera transita di fronte al chiosco
08:54:53 CHI autore è “fermo” oltre la ______ di fronte ad un paletto
08:55:41 CHI la vittima raggiunge l’autore fermo in attesa
08:55:46 CHI autore e vittima camminano appaiati sul marciapiede
08:56:31 CHI sollevamento vittima da parte dell’autore all’altezza della rampa autosilo
08:56:34 CHI autore e vittima escono dal campo visivo sulla rampa
08:56:39 C01 autore entra nel campo visivo
08:56:40 C01 si riconosce la presenza della vittima
08:56:45 C01 è inquadrato il volto della vittima
08:56:46 C01 la vittima ruota di 180 gradi e cade in avanti
08:56:47 C01 la vittima è a terra
08:56:50 C01 l’autore si punta l’arma alla testa
08:56:51 C01 l’autore è a terra, sulla vittima ed impugna l’arma nella mano destra
08:56:52 C01 la registrazione s’interrompe
08:57:21 TEL ha inizio la telefonata tra il gerente chiosco e la CO
08:57:30 C01 la registrazione riprende; l’autore è in piedi con la fronte sanguinante, la vittima è a terra con la maglietta sollevata fino alle spalle
08:57:41 C01 l’autore è in piedi vicino alla vittima, che è sempre a terra e negli ultimi fotogrammi si muove; quindi la registrazione s’interrompe
08:57:55 TEL si sente uno sparo (gerente corre verso il chiosco)
08:58:38 C02 la registrazione riprende; l’autore è a terra sdraiato sopra la vittima
08:58:49 C02 la registrazione s’interrompe
08:59:34 C01 la registrazione riprende; l’autore è a terra sdraiato sopra la vittima
08:59:37 C01 il primo agente di polizia è inquadrato
Mi viene chiesto di prendere posizione e io ne prendo atto ma non ricordo nulla. (…) Non mi ricordo della mia ferita ma ricordo che mi erano stati fatti dei punti.
Prendo atto che sul luogo degli avvenuti fatti è stata trovata la pistola ZCZ (…) con il carrello otturatore aperto e il caricatore (vuoto) inserito, poco oltre l’entrata dell’autosilo __________. (…) Mi viene chiesto di prendere posizione in merito, in particolare a sapere per quale motivo la pistola si trovasse dietro al pilone d’entrata, come se fosse stata nascosta e io ne prendo atto ma non ricordo nulla. (…) non lo so spiegare, non so il perché. (…) riconosco che la pistola per uccidere la __________ era in mio possesso e l’ho usata contro __________ come si è visto dai video. (…)”
(AI 161).
g) Due giorni dopo (30 novembre 2017), l’allora PP __________, gli ha contestato nuovamente gli elementi a suo carico. IM 1 si è riconfermato nelle precedenti dichiarazioni, precisando inoltre che:
" (…) sapevo qual era il bus che prendeva la __________ per recarsi sul lavoro ad __________. Sapevo anche l’orario al quale lo prendeva. Il PP mi chiede come facevo a sapere ciò e io rispondo che lo sapevo perché l’avevo già seguita e anche perché lei mi aveva confermato l’orario in un messaggio.”
(AI 163).
h) La figlia __________ ha così descritto il momento in cui è stata informata della morte della madre:
" Come detto dopo aver salutato mia mamma il 23.06.2017 mi sono recata per fare lo stage. Non ho visto nulla di particolare. Nel mentre stavo facendo dei lavori di pulizia ho sentito una signora che stava parlando di una sparatoria nei pressi della __________ di __________. Mi sono preoccupata ma ho pensato che non poteva essere successo qualcosa alla mamma. __________ mi ha poi contattata sul cellulare, era impanicata e mi ha chiesto di passarle la gerente del negozio. Chiedevo poi cosa fosse successo e lei mi diceva che c’erano problemi con dei documenti. Di seguito è arrivata la polizia in negozio. Contemporaneamente mi aveva contattata anche __________ ma io non avevo risposto. Gli avevo risposto via sms dicendo che stavo facendo uno stage, ma lui mi ha richiamata. Ho quindi risposto e lui mi ha detto di stare li che sarebbe arrivato da me. Quando è arrivata la polizia ho capito che era successo qualcosa e poi mi hanno informata.”
(AI 130).
Di questi istanti, oltre alle dichiarazioni dell’imputato, vi sono diverse testimonianze di persone che si trovavano nelle vicinanze e hanno udito gli spari (allegati AI 184). Il video e la ricostruzione effettuata dalla Polizia scientifica consegnano una situazione assolutamente chiara tanto da rendere i fatti incontestabili: IM 1 ha ripetutamente sparato alla moglie, perdendo, al momento di caricare l’arma, un proiettile per terra. Con la donna a terra in fin di vita, IM 1, dopo aver preso accuratamente la mira, si è sparato un colpo di striscio alla testa, ferendosi superficialmente. A quel punto ha risalito la rampa e ha recuperato il proiettile caduto, per infine spararlo a bruciapelo alla schiena della donna. Trattasi senza alcun dubbio dell’ultimo colpo registrato nella conversazione del teste __________ con il 117. Sparato questo, l’uomo si è sdraiato sul corpo esanime della moglie, fino al sopraggiungere delle forze dell’ordine. Ogni ulteriore considerazione si spreca.
Dalla relazione medico legale sugli accertamenti necrosocopici eseguiti sulla salma della vittima (AI 146), con la descrizione di tutti i fori causati dai numerosi colpi d’arma da fuoco sparati nella sua direzione dal marito, risulta:
" (…) L’analisi delle lesioni penetranti indica che la donna è stata attinta da un minimo di 7 ad un massimo di 10 colpi d’arma da fuoco a proiettile singolo. I tramiti intratoracici sono infatti stati determinati, per la loro posizione, da singoli colpi, mentre le lesioni trapassanti gli arti superiori possono essere state determinanti dagli stessi colpi che hanno cagionato le lesioni toraciche (…) I fori di ingresso ed uscita sono distribuiti variamente sulla superficie anteriore e posteriore del corpo, ad indicare una modificazione dei rapporti tra vittima e aggressore durante le fasi dell’aggressione.
La causa del decesso risiede in uno shock emorragico acuto conseguente alla lesione degli organi toracici. La morte, come accade in casi consimili, non è immediata ma necessita di alcuni minuti per verificarsi. Nell’immediatezza del determinismo delle lesioni la vittima è in grado di muoversi/reagire a cui segue nel volgere di brevissimo tempo una progressiva e rapida riduzione delle capacità di movimento con successiva progressiva perdita di coscienza fino al decesso(…)”
(AI 146).
Agli atti è presente il rapporto sulla TAC post-mortem (AI 185), con la descrizione di ogni tramite con foro d’entrata e foro d’uscita dei proiettili. Queste le conclusioni:
" (…) Segni per causa del decesso da letale rapida emorragia causata da concomitanti lesioni alle strutture intratoraciche di cuore aorta e polmone sinistro, al passaggio di multipli proiettili da arma da fuoco esplosi in direzione del torace da posteriore ad anteriore. (…)”
Le immagini allegate al rapporto della scientifica, evidenziano l’accanimento dell’imputato sul corpo di __________, avendo scaricato quasi l’intero caricatore della pistola in direzione del busto della vittima (alcuni colpi hanno raggiungo anche le braccia, essendo che la donna ha tentato di scappare prima di cadere a terra).
4.1.4.3. IM 1 voleva davvero uccidersi?
a) L’imputato al momento dei fatti è risultato sobrio, nel suo sangue è stata rilevata la presenza di diazepam (ansiolitico), medazolam (ipnotico, sedativo), idrossi-midazolam (metabolita del midazolam), ketamina (anestetico), norketamina (metabolita della ketamina) e caffeina. Nelle urine sono state trovate le sostanze seguenti: propofol (anestetico), fentanyl (analgesico oppioide), midzolam, idrossi-midazolam, ketamina, norketamina, lidocaina (anestetico locale) e caffeina. Le concentrazioni misurate si situano negli intervalli dei valori terapeutici (AI 65).
IM 1, dopo aver ripetutamente sparato alla moglie, ha volto la pistola verso la sua testa, facendo esplodere un ulteriore colpo e causandosi una ferita superficiale, guarita nel giro di pochi giorni e suturata con dei punti. Dalla relazione medico legale della dr.ssa __________ emerge che:
" (…) l’uomo aveva riportato una ferita dei tessuti molli in regione frontale destra e alla TC del cranio si evidenziava una minima emorragia delle meningi senza rilevanza clinica. Il paziente era stabile e, in assenza di complicanze, dimissibile a breve. (…) la lesione (…) appare compatibile per essere stata prodotta da un proiettile d’arma da fuoco che ha attinto il capo in modo superficiale non penetrante (interessamento unicamente dei tessuti molli), ovvero con un colpo “di striscio”. La trasmissione dell’energia del proiettile, anche in assenza di fratture craniche, ha determinato una minima e irrilevante emorragia meningea. La localizzazione della lesione è compatibile per essere stata autoinferta. (…)”
(AI 180).
Inoltre, gli inquirenti, nel corso della perquisizione dell’appartamento in uso all’imputato, hanno rinvenuto diversi manoscritti da lui lasciati all’attenzione di diverse persone, come pure un suo abito (all’apparenza, il suo abito migliore), steso sul letto.
I due scritti ritrovati sul tavolo, tradotti dal __________, riportano il seguente testo:
1: __________ – Non riesco più a sopportare che lei vive con la disgrazia della tua mamma. Ho deciso così – non dovete mai aiutare __________ e __________. Dovete prendervi cura solo tra di coi. Ricordati che le collane le devi dare ai tuoi figli. Quelle due con il medaglione le regali a tua moglie da parte mia. Devi aiutare __________ e __________.
2: Queste chiavi sono della nostra casa in __________. Della mia camera dove c’è la munizione. Anche la chiave della cassa forte della nostra casa in __________ e sugli scaffali, la troverai, ci sono soldi e anche la pistola è lì. Il testamento è nella scrivania, tira fuori tutti i cassetti e troverai un quaderno.
Le lettere, che sono state aperte e tradotte dal __________, riportano i seguenti testi:
" Per __________: Per te __________ faccio questo – e non voglio che venite al mio funerale tu e __________ – Hai capito
Per __________: Vostro padre vi ha amato tanto ma voi non volevate capirlo. Vi amo e la vostra sorella maggiore __________ non voglio che viene al mio funerale e __________ anche. Vi amo tanto voi non capite. Capirete quanto vi ho amato dovete ascoltare vostro fratello maggiore ciao.
Per __________: __________ Io amo tanto tua madre e amo tanto anche te come mia figlia. Litighiamo per colpa della tua sorella maggiore __________ e mi dispiace tanto che è finita così ho pregato tanto sia te sia tua sorella maggiore voi volevate così – Mi dispiace – Chiedete a __________ (ndr. diminutivo di __________) di leggere i messaggi che ho scritto alla vostra madre
Per __________: Io vi voglio bene ma voi a me no. Io e tua madre andiamo insieme perché io la amo tanto. E tutto quello è per colpa tua. Ti ho mandato tanti messaggi ma tu non volevi aiutarmi. Chiedete ad __________, che vi farà vedere quanti messaggi ho mandato a voi e alla vostra madre.
Per __________: __________ tu sai quanto ti amo Dovete prendervi cura uno con l’altro con tuo fratello maggiore. Piango mentre scrivo la lettera per te perché tu sai che assomigli tanto alla tua madre. Non so che cosa scriverti perché ti amo tanto. La tua sorella maggiore non voglio che viene al mio funerale- hai capito? Neanche __________. Vi amavo tanto.
Per __________: __________ – vostro padre vi amava – Devi prenderti cura di __________ e __________ – qua vi ho lasciato sul tavolo a casa in __________ ci sono un po’ di soldi nella cassa dove c’è la pistola li troverete nella scrivania dove c’è la munizione dovete tirare tutti i cassetti fuori li c’è un documento di un notaio – dove è il garage in Svizzera io ho due garage qua ci sono le chiavi sul tavolo. Non voglio che __________ e nessuno della sua famiglia vengano al mio funerale. Dovete prendervi cura uno con l’altro e che vi ricordate di me perché tutta la mia vita ho fatto fatica per voi. Le due collane le devi prendere e le devi regalare ai tuoi figli da parte mia e il pacher è da __________ per il resto non mi ricordo. Io vi ho amato tanto e anche __________ l’amavo tanto vi ho amato tutti ma voi non mi capite e avete tutto il resto. Vi amo tanto e se voi un giorno quando avrai figli metti i nomi di tua mamma e il mio vi amo e prendetevi cura di vostro padre IM 1.
__________ leggi tutti i miei messaggi a __________ e __________ che ho scritto alla loro madre perché lei sapeva.
Per __________: __________ è con me perché l’amavo tanto.”
Durante il primo interrogatorio 27 giugno 2017, IM 1, dinanzi all’allora PP __________, interrogato in merito alle lettere da lui manoscritte rinvenute a casa sua sul suo letto, si è così espresso:
" D: Perché ha lasciato a casa sua delle lettere indirizzate ai suoi figli?
R: Le ho scritte, lasciandole poi in bella vista sul mio letto del mio domicilio, perché se mi fosse successo qualcosa loro avrebbero saputo cosa fare. E’ vero che a una figlia che si chiama __________ ho scritto di non venire al mio funerale perché mia moglie è stata a letto con il suo marito (mio genero). (…)”
(AI 23).
L’imputato è tornato a parlare dell’ipotesi di togliersi la vita, dopo aver ucciso la donna, nel verbale 22 agosto 2017 dinanzi alla Polizia, calcando maggiormente la mano:
" (…) mi sono pentito un milione di volte perché non volevo uccidere solo lei, volevo uccidere anche me. In quel momento non ero io come IM 1 ad agire ma un altro IM 1 dentro di me. Io adesso sono pentito, sono io che ho ucciso la __________ ma come detto ad agire c’era un altro IM 1 dentro di me. Nella mia vita non ho mai ucciso neanche un gatto. (…)”
(AI 91).
b) Nel verbale 28 novembre 2017, la Polizia gli ha contestato nel dettaglio ogni singolo scritto da lui lasciato sul letto di casa, indirizzato ai suoi figli e alle figlie di __________. Egli ha così preso posizione:
" (…) Mi viene mostrato il DOC 9 relativo al tavolo del mio salotto e mi viene chiesto di prendere posizione in merito e io posso dire che avevo lasciato le cose per i miei figli. Mi pare che io abbia preparato le cose la sera prima degli avvenuti fatti. Ho preparato tutti per i miei figli siccome io sarei morto, siccome mi sarei tolto la vita e di questo ne ero sicuro ma invece mi sono sbagliato. Ho preparato tutti i documenti per i miei figli.
Sul tavolo del salotto sono stati rinvenuti due manoscritti (DOC 10-11) (…)
(ndr. traduzione:
DOC 10: __________ – Non riesco più a sopportare che lei vive con la disgrazia della tua mamma. Ho deciso così – non dovete mai aiutare __________ e __________. Dovete prendervi cura solo tra di coi. Ricordati che le collane le devi dare ai tuoi figli. Quelle due con il medaglione le regali a tua moglie da parte mia. Devi aiutare __________ e __________. /
DOC 11: Queste chiavi sono della nostra casa in __________. Della mia camera dove c’è la munizione. Anche la chiave della cassa forte della nostra casa in __________ e sugli scaffali, la troverai, ci sono soldi e anche la pistola è lì. Il testamento è nella scrivania, tira fuori tutti i cassetti e troverai un quaderno.)
sono stato io a scrivere queste due lettere. Entrambe le lettere erano indirizzate a mio figlio __________. Per quanto concerne la munizione che ho nella casa in __________ si tratta di una parte che ho acquistato dalla Svizzera e l’altra che ho acquistato giù. (…) Dal documento 10 traduco che la prima frase significa che io non potevo più sopportare che __________ vivesse con i soldi che ho ricevuto a seguito del decesso della mia prima moglie. Per quanto concerne il fatto che i miei figli non dovessero aiutare __________ e __________ intendevo che loro sapevano (…) che __________ usava il telefono di __________ per scrivere ad altre persone. __________ sapeva tutto quello che __________ faceva. __________ e __________ mi trattavano come un cane.(…) la maggior parte delle volte che avevo discussioni con __________ erano dovute al comportamento di __________ (…) la __________ quando era più piccola mi faceva anche la barba. (…)
Mi viene chiesto come io abbia lasciato la camera da letto e io rispondo che avevo preparato dei vestiti sul letto e le lettere per i miei bambini. Mi viene mostrato il DOC 12 relativa alla mia camera da letto (vestiti e lettere) e mi viene chiesto di prendere posizione e io dico che avevo scritto le lettere per tutti i bambini.
Ho lasciato anche una lettera per la __________ perché se avessi sbagliato e mi fossi ucciso c’era anche per lei una lettera. Mi viene chiesto di indicare che cosa intendessi dire “se avessi sbagliato” e io dico che se avessi deciso di uccidermi avrei lasciato la lettera ad __________.
A domanda l’avv. DUF 1 rispondo che le lettere le avevo scritte un paio di giorni prima degli avvenuti fatti e non sapevo ancora se mettere in atto un suicidio/omicidio o solo suicidio. Gli inquirenti mi contestano che in questo verbale ho dichiarato che sono uscito di casa la mattina del 23.06.2017 con l’intenzione di uccidere la __________ se non fosse tornata con me per cui avrei dovuto togliere la lettera per __________. Da parte mia non mi sono ricordato di togliere la lettera per __________.
ADR che non ricordo quando ho preparato i vestiti sul letto, sicuramente alcuni giorni prima degli avvenuti fatti.
ADR che io non dormivo in quella camera ma sul divano del salotto da diverso tempo.
Per quanto concerne la lettera per __________ confermo di averla scritta io e ne confermo il contenuto. Non volevo che lei venisse al mio funerale perché era stata __________ a far scoppiare il casino. Se non mi avesse telefonato quando ero in __________ dicendomi di aver beccato la __________ con il __________ non sarebbe successo nulla. Mi viene chiesto se io non abbia colpe e io rispondo che non ho colpe all’80% ma solo il 20%. Sono sempre stato trattato come un cane dai miei figli.
Confermo il contento della lettera per __________ e loro non capivano che il mio desiderio era quello di avere una famiglia unita. Gli inquirenti mi contestano che nei verbali è emerso che io usavo i miei figli per portare i messaggi ad __________ affinché tornasse da me o per appianare i nostri problemi e io rispondo che è così perché se ne sono andati da casa e mi hanno lasciato da solo. Gli inquirenti mi dicono che sto allora colpevolizzando i miei figli per non avermi aiutato ad appianare con __________ e io rispondo di si.
Confermo anche il contenuto della lettera per la __________ e penso che il senso di questa lettera per __________ era che la loro mamma, la __________, non c’era più.
Confermo il contenuto della lettera che ho scritto per la __________ e gli inquirenti mi contestano il fatto che in pratica do la colpa alla ragazza per il fatto di essere rimasta orfana e io dico che è così perché io e __________ litigavamo sempre per colpa sua. (…) Confermo anche il contenuto della lettera che ho scritto per la __________. Confermo che il contenuto della lettera che ho lasciato ad __________. Loro non mi hanno capito però hanno sempre avuto tutto da me.
Confermo infine anche il contenuto della lettera lasciata alla __________ perché infatti ho scritto che lei era con me, nel senso che saremmo morti tutti e due. (…) era una lettera per i miei figli così l’avrebbero potuto leggere.
Gli inquirenti mi fanno prendere atto che ho ucciso __________ il 23.06.2017, guarda caso 10 giorni dopo la ricezione del mio messaggio inviatole il cui le davo proprio quel lasso di tempo per ripensarci.(…) rispondo che da __________ mi avevano dato questo termine per le pratiche del disconoscimento delle figlie, e meglio la __________ e la __________. Si è trattato di un puro caso, una coincidenza.
Si aggiunge pure che il 23.06.2017 alle ore 14.00 (…) sarei stato sottoposto a visita psichiatrica presso il servizio psicosociale di __________. Da parte mia dico che non ne ero al corrente; me ne sono dimenticato. (…)
Voglio dire che io avevo pregato sia __________ che i suoi genitori che lei non doveva sposarmi se non voleva stare con me per sempre, anche perché avevo detto ad __________ che ero molto geloso. Devo dire che me lo sentivo che un giorno __________ se ne sarebbe andata da me. Gli inquirenti mi dicono che nessuno mi ha obbligato a sposare la __________ che peraltro sono stato io a cercare ed inoltre sono andato contro tutto e tutti quando avevo deciso di lasciarla. Mi viene detto che anche mia madre era contro il matrimonio e io che avrei dovuto ascoltarla.
Devo dire che in ogni caso mi dispiace per quello che ho fatto, se potessi tornare indietro non mi sposerei nemmeno più.”
(AI 161).
c) Sentito due giorni dopo dall’allora PP __________, l’imputato ha confermato che la sua intenzione era di uccidersi a sua volta, e di non saper spiegare per quale motivo per finire non lo ha fatto:
" (…) Il PP mi chiede se confermo che volevo uccidermi anch’io dopo aver ucciso la __________ ma che non l’ho fatto perché “…non so cosa mi abbia bloccato…) (…) lo confermo. Il PP mi chiede di spiegare meglio (…) non so dare spiegazioni. Preciso però che questa frase era da me riferita al fatto di non essermi suicidato quando la sera prima avevo visto la __________ fare l’amore sul balcone con l’altro uomo. Il PP mi fa presente che comunque non mi sono suicidato né la sera prima né tantomeno il giorno dopo aver ucciso la __________. E’ vero che non l’ho fatto ma ribadisco che io avevo l’intenzione di farlo dopo aver ucciso la __________.(…) il PP mi contesta che da tutti questi elementi che mi sono stati contestati (ndr. il suo atteggiamento nei mesi precedenti verso sua moglie e le invenzioni da lui raccontate per giustificare il suo comportamento) emerge la mia chiara e pianificata volontà di eliminare fisicamente la __________. (…) Dopo aver conferito con il mio difensore io dichiaro che la mia intenzione di uccidere la __________ mi è nata solo quel giorno del fatto quando lei mi ha per l’ennesima volta rifiutato e fatto chiaramente intendere che non sarebbe più tornata con me. Tutto quello che ho fatto prima, seguendola, scrivendole numerosissimi messaggi, fissandole termini ecc, era volto a fare in modo che tornasse con me per tenere unita la famiglia.
Il PP mi contesta che questa mia dichiarazione urta decisamente con i dati di fatto ed in particolare con:
- Essermi procurato una pistola da ignoto nelle modalità che ho descritto e dopo aver sparso la voce che ne cercavo una;
- Aver deciso di pagarla CHF 1'000.00 sul mercato illegale delle armi;
- Averla nascosta sotto il sedile passeggero della mia auto già la sera prima;
- Averla portata con me il giorno del reato ed essermela infilata nei calzoni sul lato posteriore prima dell’incontro con la __________;
- Aver affrontato la __________ in strada e dalle immagini si deduce che quel mio comportamento era una vera e propria “esecuzione” senza averle nemmeno lasciato il tempo di capire cosa stesse succedendo.
Ne prendo atto ma io ribadisco quanto ho dichiarato sopra. Mi rendo però conto che, visti i dati di fatto, risulta difficile credermi. Il PP conferma che questo è il caso. (…)”
(AI 163).
d) Le indagini hanno permesso di stabilire che l’imputato, abituato a sfoggiare reazioni teatrali nei momenti di conflitto, minacciando a ripetizione di togliersi la vita già in passato nel corso delle precedenti liti con moglie e figli, non è credibile, nemmeno per questo episodio. Abile cacciatore e manipolatore d’armi, dopo aver caricato l’arma e perso un proiettile per strada, ha colpito ripetutamente la moglie con freddezza e precisione nei punti vitali, sparando sia a distanza che a bruciapelo, scaricando quasi l’intero caricatore sulla donna che tentava invano di scappare. Un colpo l’ha tenuto per sé, indirizzando la pistola verso la sua tempia e sparandosi addosso praticamente da fermo, tanto che le telecamere della videosorveglianza nemmeno si sono attivate. Il colpo l’ha raggiunto di striscio, provocandogli una ferita superficiale, tanto quanto erano superficiali le sue precedenti minacce di suicidio, come quando ad esempio si faceva trovare sdraiato in mezzo alla strada davanti all’appartamento della figlia, gesto puramente dimostrativo della sua sofferenza.
Anche in questo caso, egli ha messo in scena un evento che non voleva palesemente si realizzasse, e questo sin dall’inizio, altrimenti avrebbe evitato le lettere ai figli al solo scopo di vestire il dramma, e non avrebbe certamente sbagliato a puntare la pistola. Ma se ciò non bastasse, dopo essersi ferito ha risalito la rampa, recuperato il proiettile caduto a terra in un primo momento, ricaricato l’arma e sparato nuovamente alla schiena della moglie, che oramai giaceva a terra immobile. A questo punto, dando sfoggio della sua teatralità, vi si è sdraiato sopra, come a voler mettere in atto una scena già ben definita nella sua testa, che appare, quanto sopra considerato, tutto fuorché spontanea.
D’altro canto, chi vuole davvero uccidersi e si ferisce solo di striscio non riserva l’ultimo colpo alla vittima, ma lo rivolge a sé nell’intento di non fare di nuovo cilecca.
La verità per la Corte sta, invece, nelle dichiarazioni rese nel corso del suo primo verbale d’interrogatorio e poi smentite dalle immagini della videosorveglianza: egli si è sparato solo ed unicamente allo scopo di incolpare la moglie di averlo colpito per prima e giustificare la sua reazione in quanto legittima difesa. IM 1 non ha quindi mai avuto la seria intenzione di uccidersi, questo è quanto.
4.1.4.4. Gli accertamenti del magistrato inquirente a favore della tesi di assassinio
L’allora PP __________, sentito l’imputato in due occasioni a fine inchiesta, gli ha quindi elencato gli elementi che secondo lui fonderebbero l’accusa di assassinio, rispettivamente la fondatezza dell’ipotesi di premeditazione del crimine. L’imputato si è limitato a prenderne atto, riconfermandosi nelle sue precedenti dichiarazioni:
" Sulla pianificazione premeditata del grave crimine
Il PP mi ricorda (…) in particolare:
- I messaggi con i quali le avevo fissato già il 13.06.2017, un termine di 10 giorni per “pentirsi” e tornare da me, altrimenti sarebbe stato “…troppo tardi…” (…)
- l’anticipata descrizione con messaggio del 12.06.2017 a mia moglie, della scena dell’uccisione che in effetti si è poi avverata e cioè “…morirò nel tuo abbraccio e sulle tue tette…” (…) scena poi ancora ribadita nel messaggio del 14.06.2017 con il quale ho avvertito mia moglie che “…non pensare che mi passerà stavolta non mi passerà perché l’ultima soluzione è di stare insieme e in che modo vedrai non c’è nessun cedimento stavolta perché ti amo tantissimo e morirò per te e vicino a te…” (…)
- la minaccia inequivocabile nel messaggio del 10.06.2017 che “…ogni cosa può avere delle conseguenze per tutti e due dopo indietro non si può tornare solo io so come sarà la fine nessun’altro lo sa…” (…)
- non da ultimo la mia stessa amissione che “… io ho messo in atto quello che ho scritto nei messaggi, ma dovevo morire anch’io…” quale esplicita confessione che la mia intenzione era quella di comunque uccidere premeditatamente mia moglie (…)
- disegno criminoso che avevo già pianificato ed organizzato procurandomi, nelle modalità da me indicate (invero poco credibili a mente del PP), la pistola poi usata per materialmente uccidere mia moglie.
Di fronte a queste contestazioni del PP, io dico che il termine che avevo fissato dei dieci giorni a mia moglie (messaggio del 13.06.2017) era riferito al fatto che avevo ricevuto un termine di 15 giorni dal mio avvocato in __________ per chiarire la questione legale del divorzio e dalle altre pratiche legali. Il PP mi fa notare che il tenore del messaggio è tutt’altro che collegabile con questi aspetti legali ma che evoca invece ben altre e meno nobili intenzioni da parte mia. Ne prendo atto ma io ribadisco la mia versione (…)”
(AI 163).
Elementi riprodotti anche a verbale finale 12 aprile 2018, con l’aggiunta dei seguenti:
" (…) – le mie stesse ammissioni di aver seguito la __________ diverse volte di nascosto prima del 23 giugno 2017 per apprendere quale bus e da dove lo prendeva per recarsi al lavoro ad __________ (…), tanto è vero che il giorno del tragico epilogo, io sono andato a colpo sicuro ad __________ con la mia auto, sapendo esattamente a che ora arrivava con il bus e il tragitto che avrebbe dovuto fare per recarsi al lavoro (…)
- la mancanza totale di spiegazioni plausibili e verificabili istruttoriamente, della vera e reale provenienza e modalità di acquisizione della pistola usata per l’omicidio, dimostrandomi così omertoso e parimenti determinato a procurarmela in qualsiasi modo e con qualsiasi mezzo pur di pianificare e realizzare il disegno criminale che avevo già in mente dal momento che ho deciso di procurarmela per quel canale che ho descritto;
- non da ultimo, la mia mancanza di spiegazioni plausibili e minimamente credibili sul “cosa” mi abbia impedito di mettere in atto l’asserita mia volontà di porre fine anche ai miei giorni dopo aver ucciso mia moglie, dal momento che io stesso ho dichiarato formalmente a verbale che “… non so cosa mi abbia bloccato…” (…)
Ne prendo atto ed al proposito mi riconfermo in quanto io ho sempre dichiarato nei miei precedenti verbali. Lascio al mio difensore disquisire poi nella sede opportuna se questi elementi siano convalidabili formalmente o meno. (…)”
(AI 201).
a) Il difensore avv. DUF 1 ha chiesto con scritto 22 novembre 2017 (AI 156) di procedere ad una perizia psichiatrica. Il PP, il 28 novembre 2017, ha respinto la richiesta, essendoci, a suo parere, agli atti abbastanza elementi per sostenere con certezza che l’imputato non soffrirebbe di nessuna turba psichica; riservandosi di chiedere un certificato al Servizio psichiatrico del carcere (AI 160), come in effetti ha poi fatto con scritto 2 febbraio 2018 al responsabile del servizio psichiatrico all’interno del PCT (AI 178).
Così dr. __________, nel suo scritto 14 marzo 2018:
" Onorevole Procuratore,
seguo il succitato dall'inizio della detenzione dopo la dimissione dalla Clinica __________ di __________ in data 18.07.2017. Le allego i relativi rapporti d'uscita delle degenze precedenti il trasferimento presso le __________.
1. Il detenuto ha presentato all'inizio della detenzione cattive condizioni generali, perdita ponderale, menomazioni nella coordinazione dei movimenti e nella deambulazione. Il contatto verbale è stato difficile a causa della sedazione eccessiva. Nel decorso abbiamo osservato alcuni effetti collaterali della medicazione instaurata alla __________ ed è stata rilevata una seria ipovitaminosi D. Dopo la modifica del trattamento il decorso è stato favorevole. Il detenuto è stato sempre collaborante e adeguato ed è stato instaurato un buon rapporto terapeutico. Il tono d'umore è rimasto deflesso durante la detenzione al Giudiziario con frequenti ideazioni suicidali. Questi sintomi si sono attenuati dopo il trasferimento al PCT. Ora, il detenuto presenta una condizione ben compensata e priva di sintomi degni di rilievo. La coscienza del reato è adeguata.
2. La diagnosi alla dimissione dalla __________ appartiene al gruppo di disturbi disadattivi e non è presente un disturbo psichiatrico maggiore. Durante la detenzione abbiamo osservato una comprensibile deflessione del tono d'umore, reattiva al reato commesso, alla carcerazione, alla perdita del legame con i familiari e alla perdita della donna amata. IM 1 presenta una struttura della personalità semplice, poco differenziata con qualche "atavismo" culturale che gli rende incompleta l'assimilazione e adattamento alla realtà in cui vive e lavora.
3. Il detenuto è messo a beneficio di un trattamento psicoterapeutico. I colloqui si svolgono in lingua croata (frammista alle espressioni in italiano) che comprende molto meglio della lingua italiana. L'accento del trattamento è orientato all'elaborazione del reato.
4. Se saranno rilevati degli elementi utili per l'istruttoria, le saranno comunicati tempestivamente. Il detenuto ha firmato uno svincolo dal segreto professionale e ha espresso il suo consenso e la volontà di collaborare. (…)”
(AI 192).
L’imputato, preso atto di questo certificato nel corso del verbale finale del 12 aprile 2018 dinanzi al PP, ha così dichiarato:
" (…) Ne prendo atto ed al proposito non ho nulla da dichiarare. Da quando sono seguito in carcere a livello psichiatrico, mi sento molto meglio e devo dire che sono stato aiutato anche a recuperare una miglior percezione della realtà tanto è vero che oggi sento un grosso sentimento di pentimento per quello che ho commesso e non riesco a perdonarmi da solo per quello che ho fatto. Questo sentimento di afflizione è anche aggravato dal fatto che mentre mi trovavo in carcere è morta anche mia madre in __________ e anche la mamma di mio genero, pure lei in __________. Non ho altro da aggiungere.
(…) anche i rapporti con i miei figli sono buoni tanto è vero che vengono ogni settimana a trovarmi. Anche la maggiore che si chiama __________ con la quale avevo avuto prima dei fatti dei problemi, anche lei si è fatta viva con me in carcere. Ovviamente non ho più avuto nessun rapporto con le due figlie naturali della mia defunta moglie __________. Non ho altro da aggiungere.”
(AI 201).
L’atto d’accusa (il secondo) è stato pendente dinanzi alla Corte delle assise criminali dal 14 agosto 2018. Agli atti risulta una seconda richiesta della difesa datata del 12 giugno 2018 per l’esperimento di una perizia giudiziaria, non decisa dal PP. A domanda della direzione del procedimento, l’avv. DUF 1 ha confermato di voler mantenere la sua richiesta di prove (doc. TPC 2 e 3), alla quale l’allora PP __________ si è detto ancora contrario (doc. TPC 7), rinviando alle sue precedenti considerazioni.
Il Presidente della Corte, chieste alle parti le relative osservazioni, ha fatto allestire una perizia psichiatrica sull’imputato, incaricando il dr. __________, per permettere, se del caso, la presa a carico dell’imputato con un’adeguata misura, come pure per valutarne il rischio di recidiva (doc. TPC 10, 18), un accertamento peritale essendo pertinente non solo, come sembra pretendere il precedente rappresentante del MP, per stabilire eventuali stati di ridotta imputabilità.
b) Il 17 maggio 2019, il dott. __________ ha rilasciato il suo rapporto nel quale conclude:
" (…) Diagnosi al momento del reato
- Reazione acuta da stress, grave (F43.02)
- Sindrome di disadattamento con disturbo misto delle emozioni e della condotta (F43.24)
- Accentuazione di tratti di personalità (tratti impulsivi, (sado)masochistici/dipendenti e narcisistici (Z73.1)
Diagnosi attuale
- Accentuazione di tratti di personalità (tratti impulsivi, (sado)masochistici/dipendenti e narcisistici (Z73.1)
(…) I reati sono correlabili alle turbe psichiche da noi rilevate (…) I disturbi psichici rilevati non comportano un’incapacità totale di valutare il carattere illecito né di agire secondo tale valutazione (…) Tutti gli elementi emersi dall’indagine delineano una condotta sufficientemente organizzata nel suo dispiegarsi, adeguatamente finalizzata, non inquinata da uno stato di scollamento dagli elementi costitutivi della realtà (…) La capacità di agire al momento del reato era scemata lievemente. Al momento dei fatti, il peritato si trovava in uno stato di lieve riduzione della capacità attentiva e coscienza, era inoltre pervaso da una pulsionalità che non si può non definire per certi aspetti patologica, mossa dall’esasperazione causata da sentimenti di perdita inaccettabili, contenuti emotivi già esperiti e non elaborati nel passato (la morte traumatica ed incidentale della prima moglie). Si tratta pertanto non di un’alterazione della capacità di comprendere la realtà e i suoi elementi di significato, quanto di una lieve compromissione dell’esercizio di un libero e coerente arbitrio (…) (…) il rischio di recidiva (…) è basso. Tale rischio si riferisce ad una situazione clinica e psicosociale invariata del peritando nel futuro. (…) 8% entro sette anni e del 10% entro dieci anni. (…) Qualora il peritando intrattenesse invece nuovamente una relazione connotata dai medesimi elementi patologici (…) il rischio si configurerebbe più alto, probabilmente almeno medio. Per questa ragione riteniamo centrale l’applicazione delle misure terapeutiche (…)
(…) il Sg IM 1 beneficerebbe (…) un trattamento con finalità terapeutiche: potrebbe essere utile un approccio psicologico/psicoterapico forense incentrato sul reato e sull’elaborazione delle proprie responsabilità in merito allo stesso piuttosto che un miglior riconoscimento e gestione dei propri stati d’animo (…)E’ inoltre indispensabile, al fine di ottenere una buona prognosi in termini di rischio di recidiva, che vi sia una prevenzione di eventuali sintomi clinici soggiacenti o che si potrebbero slatentizzare come risposta al crollo dell’idealizzazione operata tipicamente dal soggetto con elementi narcisistici (…) e, se necessario, il loro trattamento farmacologico. Infine, potrebbe essere utile una riabilitazione sociale (soprattutto relazionale ed occupazionale), ponendo una certa delicatezza sui rapporti intrafamigliari del peritando. (…) il disturbo psichiatrico del peritando non è da considerarsi grave (…) non immaginiamo che, allo stato attuale dei fatti, un trattamento stazionario sarebbe più efficace di un trattamento ambulatoriale. Riteniamo pertanto che una presa a carico ambulatoriale specifica possa essere adeguata. (…) Il peritando è pronto a sottoporsi ad un trattamento, anche per una lunga durata.(…)”
(doc. TPC 23).
4.2. Contravvenzione alla LAVS
L’imputato è accusato di contravvenzione alla LAVS, per avere a __________ e __________ nel corso del 2016, in violazione dell’obbligo che gli incombeva in qualità di datore di lavoro, intenzionalmente omesso di produrre, per l’anno 2016, la distinta dei salari così come richiesto dalla ACPR 2, malgrado i vari solleciti a provvedervi.
Agli atti figura l’incarto AVS ad AI 162. Il 16 ottobre 2017 l’IAS ha inoltrato denuncia penale contro l’imputato per infrazione alla LAVS, dalla quale risulta che in data 9 marzo 2017 la ACPR 2 ha emanato nei confronti di IM 1 una diffida, ritenuto che la distinta dei salari, riferita all’anno 2016 e dunque al periodo 01.01.2016/31.12.2016 non era stata trasmessa entro il 30 gennaio 2017. Vista la mancata evasione della diffida, il 10 aprile 2017 la ACPR 2 ha inviato una comminatoria, rimasta anch’essa senza esito. Da qui la denuncia penale per il reato di infrazione alla LAVS (poi declassato dal PP __________ a contravvenzione) e la costituzione ad ACP della ACPR 2.
L’imputato, interrogato in merito dal PP __________ il 30 novembre 2017, ha dichiarato:
" (…) Ne prendo atto ed al riguardo dichiaro che mi ricordo di aver ricevuto qualcosa a questo proposito ma non ricordo esattamente quante e quali lettere.”
(AI 163).
A verbale finale 12 aprile 2018, ha dichiarato:
" (…) Ammetto anche questo reato e sottolineo che non ho mandato queste distinte di salario siccome non li trovavo perché era la mia defunta moglie ad occuparsene.”
(AI 201).
4.3. Infrazione alla LF sugli stranieri
IM 1 è accusato di infrazione alla LF sugli stranieri, per avere ad __________ il 23.05.2017, scientemente procurato un’attività lucrativa nella sua ditta di ________, al cittadino __________ __________ privo del necessario permesso.
L’imputato, interrogato in merito dall’allora PP __________ il 30 novembre 2017, ha dichiarato:
" (…) Mi ricordo di questo fatto ed è vero che ho fatto lavorare questo operaio in un __________ di mia competenza. Lui è un mio paesano che era in Svizzera in visita a sua madre che abita qui in Ticino. Sono io ad avergli chiesto se poteva aiutarmi in quel lavoro visto che io dovevo recarmi in __________.”
(AI 163).
A verbale finale 12 aprile 2018, ha dichiarato:
" (…) Ammetto anche questo reato ma secondo me, come mi aveva detto lui, aveva il permesso. Il PP mi fa notare che invece lui non ce l’aveva.”
(AI 201).
L’imputato è accusato di infrazione alla LARM per avere, a __________ ed __________ nel corso del mese di giugno 2017, senza diritto, dapprima acquistato illegalmente, a suo dire da uno sconosciuto, la pistola ZCZ mod. 57 cal. 7,62 Tokarev n. di serie __________ con relativo caricatore contenente 9 colpi, senza essere al beneficio della relativa autorizzazione e senza essere titolare di un permesso di porto d’armi, portandola poi abusivamente con sé fuori dal domicilio in occasione del crimine di cui al punto 1.
Di queste imputazioni si è già ampiamente detto sopra.
Inoltre, è imputato per lo stesso titolo per avere, a partire dal 2007 in poi, acquistato presso il negozio __________ di __________, diverse munizioni per armi a canna lunga e per pistola, esportandole poi illegalmente in __________ senza alcun diritto o permesso ufficiale per l’esportazione di tali componenti.
L’imputato ha così dichiarato, il 20 settembre 2017 alla Polizia:
" (…) ADR che in passato sono passato presso l’armeria di __________ per cercare di comprare dei colpi calibro 9 mm e dei colpi per il fucile da portare in __________. Gli avevo chiesto se potevo acquistarli unicamente con il permesso C, e lui mi diceva di sì. Per la dogana dovevo unicamente presentare la ricevuta. Se no0n erro ne avevo comprato 50 colpi per la pistola e 200 calibro 12. Questo comunque già 1 anno fa. Ricordo di averli portati in __________ quando sono andato con l’auto, nel mese di agosto 2016.(…)”
(AI 103)
Interrogato dalla Polizia il 28 settembre 2017, __________, titolare del negozio __________ di __________, ha confermato di conoscere l’imputato e di avergli venduto diversa munizione, in quanto era un cacciatore. Le indagini hanno permesso di stabilire che il venditore fu contattato dall’imputato l’8 giugno 2017:
" (…) dopo aver fatto mente locale, se non erro ma credo sia così, avevo chiamato il IM 1 per dirgli che era arrivata la munizione 7.62X25, vuol dire che erano 5 scatole da 50 munizione. Posso dire che era una comanda fatta appositamente per il IM 1 che aveva richiesto tale munizione per pistola e posso dire che ci sono poche pistole che usano tale munizione. (…) una di queste pistole è la CZ 52 che è una pistola fabbricata in Cecoslovacchia tantissimi anni fa. (…) IM 1 ha ordinato la munizione forse un mese prima (…) avevo detto al IM 1 che la munizione comandata era arrivata (…) non è mai passato a ritirare la munizione e io l’ho venduta ad un altro acquirente ma non so dire quando. (…) non ho mai detto al IM 1 che doveva presentare una ricevuta alla dogana perché non è permesso portare i colpi all’estero. A me il IM 1 non mi ha mai detto che portava munizione all’estero, lui mi diceva solamente che andava a caccia, mi viene in mente che mi diceva che andava in __________. (…). Confermo che da molti anni il IM 1 veniva nel mio negozio per acquistare munizione e anzi, pensavo che fosse di nazionalità __________. (…) ”
(AI 122).
L’imputato, confrontato con queste dichiarazioni, ha preso posizione l’11 ottobre 2017:
" (…) la munizione era per un mio amico che si chiama __________ che abita in __________. (…) Mi viene chiesto se io sia consapevole del fatto che come cittadino __________ io non possa esportare della munizione e io rispondo che non lo sapevo. Mi viene detto che è necessario richiedere un’autorizzazione speciale e io confermo che non mai chiesto. Mi viene chiesto per quale motivo io non sia andato a recuperare la munizione dal __________ e io rispondo che forse non avrò avuto tempo ma gli inquirenti mi fanno notare che avevo dichiarato che nell’ultimo tempo non avevo più lavorato e io rispondo che forse non mi sentivo bene. Mi viene detto che però avevo tempo di seguire la __________. (momento di silenzio). Mi viene detto nuovamente che avevo il tempo di seguire la __________ e io mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Non posso rispondere. (…) si tratta di una coincidenza, era munizione che avevo ordinato per conto di un mio amico di cui fornirò il nominativo. (…) Mi viene detto che era la prima volta che ordinavo munizione 7.62. Prendo atto che le chiamate dell’armeria non sono state trovate nel mio telefono perché risultano cancellate ma figurano sui tabulati. Ne prendo atto ma non mi sembra di aver cancellato i numeri dell’armeria.
Gli inquirenti mi dicono che stavo già tessendo il piano da mettere in atto e non si tratta di una pura coincidenza che io abbia comandato la munizione per una CZC, e meglio un’arma così particolare e ricercata. (…)”
(AI 133).
Interrogato poi anche il 28 novembre 2017, ha dichiarato:
" Per quanto concerne la munizione che ho nella casa in __________ si tratta di una parte che ho acquistato dalla Svizzera e l’altra che ho acquistato giù.”
(AI 161).
A verbale finale 12 aprile 2018, ha riferito:
" (…) Ammetto anche questo reato ed è vero che ho acquistato ed esportato in __________ le munizioni comprate in quel negozio, precedentemente ai fatti del giugno 2017.”
(AI 201).
IM 1 è imputato di danneggiamento ripetuto per avere, ad __________ il 23.06.2017 all’interno dell’autosilo sotterraneo “__________”, in occasione dei fatti di cui al punto 1, intenzionalmente danneggiato i veicoli in sosta Honda targato TI __________ di ACPR 3 e Toyota targato SO __________ di ACPR 4, tramite i colpi sparati alla moglie __________ con la pistola ZCZ cal. 7.62 Tokarev e poi rimbalzati in uscita dopo averla colpita, provocando in tal modo dei danni alle rispettive carrozzerie per complessivi CHF 5925,40.-.
Sentito il 26 giugno 2017, ACPR 4 ha descritto i danni riportati dal suo veicolo colpito dai proiettili esplosi dall’arma in uso all’imputato (AI 24), costituendosi accusatore privato affermando di lasciare l’istruzione del caso alle autorità. Stesso discorso per ACPR 3, sentito dalla Polizia il 28 giugno 2017 (AI 43).
L’imputato, confrontato con i danneggiamenti causati, ne ha preso atto (AI 161). A verbale finale 12 aprile 2018, ha dichiarato:
" (…) Ammetto anche questo reato.”
(AI 201).
5. DIRITTO E CONVINCIMENTO DELLA CORTE
5.1. Giusta l’art. 111 CP, chiunque intenzionalmente uccide una persona è punito con una pena detentiva non inferiore a cinque anni.
È, invece, applicabile l’art. 112 CP - che prevede una pena detentiva non inferiore a dieci anni - quando il colpevole ha agito con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi.
Dunque, quanto distingue l’assassinio (art. 112 CP) dall’omicidio (art. 111 CP) è la particolare mancanza di scrupoli correlata alla speciale odiosità del movente, del fine, del modo di agire o di altre circostanze specifiche (fanatismo, terrorismo).
L'assassinio è, in sintesi, un caso aggravato di omicidio intenzionale che si contraddistingue per il carattere particolarmente reprensibile dell’atto (FF 1985 II 912 segg.; DTF 127 IV 10 consid. 1a; STF 6B_532/2012 dell’8 aprile 2013 consid. 3.1; 6B_215/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 2.2.1; Corboz, Les infractions en droit suisse, Basilea 2010, Vol. I, ad art. 112, n. 3-23, pag. 35-39). Come sottolineato dallo stesso legislatore, con il conforto della dottrina e della giurisprudenza, l’autore cui si riferisce la norma penale è una persona senza scrupoli, che agisce a sangue freddo, di un egoismo primitivo e crasso, priva di sentimenti sociali, che non tiene dunque in nessun conto la vita altrui pur di realizzare il proprio interesse (FF 1985 II 913 con riferimento a Der juristische und der psychiatrische Masstab bei der Beurteilung der Tötungsdelikte, RPS 67/1952 pag. 322 e segg.). Queste caratteristiche - accertate secondo criteri morali oggettivi - devono apparire come un carattere costante della personalità dell’autore (DTF 127 IV 10 consid. 1a; 115 IV 8 consid. 1b).
Per caratterizzare “la particolare mancanza di scrupoli” - che è una circostanza personale speciale a norma dell'art. 27 CP (art. 26 vCP; DTF 120 IV 275 consid. 3; STF 6S.9/2007 del 17 maggio 2007 consid. 4.5) - l’art. 112 CP evoca (a titolo di esempio) il movente, lo scopo o le modalità particolarmente perversi (Stratenwerth/Jenny/Bommer, Schweizerisches Strafrecht, Besonderer Teil I, Straftaten gegen Individualinteressen, Berna 2010, § 1, n. 19, pag. 29).
Il movente è particolarmente odioso, tra l'altro, quando l'autore uccide contro remunerazione o per derubare la vittima (DTF 127 IV 10 consid. 1a; 118 IV 122 consid. 2b; 115 IV 187 consid. 2 e 3; STF 6B_719/2012 del 13 maggio 2013 consid. 1.4; 6B_532/2012 dell’8 aprile 2013 consid. 3.1; 6B_236/2012 del 19 dicembre 2012 consid. 5.1; 6B_215/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 2.2.1; 6B_89/2012 del 29 giugno 2012 consid. 1.4; 6B_198/2012 del 31 maggio 2012 consid. 2.1; 6B_735/2011 del 3 aprile 2012 consid. 3.2; 6S.394/2006 del 1. marzo 2007 consid. 4.4; 6S.359/2004 del 22 ottobre 2004 consid. 2.2), per ereditare o beneficiare di prestazioni assicurative (STF 6B_236/2012 del 19 dicembre 2012 consid. 5.1; 6S.368/2002 del 6 ottobre 2003 consid. 4), per vendetta senza un motivo serio (DTF 106 IV 347), perché la vittima non si piega alla sua volontà (DTF 127 IV 20) oppure quando l’autore uccide senza ragione o per una sciocchezza (Corboz, op. cit., ad art. 112, n. 8, pag. 36; STF 6B.943/2009 del 3 dicembre 2009 consid. 3.3; 6S.145/2006 del 2 giugno 2006 consid. 2.2; 6P.152/2005 del 15 febbraio 2006 consid. 7.2). Lo scopo è particolarmente odioso, tra l'altro, quando l'agente vuole eliminare un testimone sgradito o una persona che cerca di impedire la commissione del reato, insomma quando l’autore agisce per commettere, coprire o facilitare un altro reato (Schubarth, Kommentar zum schweizerischen Strafrecht, Besonderer Teil, Vol. 1: Delikte gegen Leib und Leben, Art. 111-136 StGB, Berna 1982, ad art. 112, n. 23, 25, 27 e 28; STF 6B_532/2012 dell’8 aprile 2013 consid. 3.1; 6B_215/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 2.2.1). Parimenti, lo scopo è particolarmente odioso quando l’autore agisce per evitarsi disagi o inconvenienti, ad esempio uccidendo la donna resa incinta o la moglie perché le preferisce un’altra donna (DTF 101 IV 279; 77 IV 64; 70 IV 8).
5.2. Il modo di agire è specialmente odioso, tra l'altro, quando l'agente dimostra crudeltà o sadismo (Corboz, op. cit., ad art. 112, n. 13-17, pag. 37; Disch, L'homicide intentionnel, tesi, Losanna 1999, pag. 313 a 322; STF 6B_532/2012 dell’8 aprile 2013 consid. 3.1; 6B_236/2012 del 19 dicembre 2012 consid. 5.1; 6B_215/2012 del 24 ottobre 2012 consid. 2.2.1; 6S.400/2001 del 10 gennaio 2002 consid. 8b). Va, qui, annotato che per Stratenwerth, quanto più vi è sproporzione tra lo scopo perseguito e la distruzione della vita umana, tanto più ci si avvicina alla fattispecie dell’assassinio (Stratenwerth/Jenny/Bommer, op. cit., § 1, n. 20, pag. 30).
Gli antecedenti e il comportamento dell’autore dopo l’atto sono ugualmente da prendere in considerazione se direttamente connessi all’atto, nella misura in cui forniscono un quadro della personalità dell'autore (DTF 127 IV 10 consid. 1a; 117 IV 369 consid. 17; STF 6B_532/2012 dell’8 aprile 2013 consid. 3.1; 6P.252/2006 del 1. febbraio 2001 consid. 9.1; Schwarzenegger, Basler Kommentar, StGB II, Basilea 2007, ad art. 112, n. 6, pag. 42-43).
La premeditazione non è un presupposto necessario del reato di cui all'art. 112 CP (Disch, op. cit., pag. 292 e rinvii) che non esige nemmeno che l'agente abbia provato piacere nel fare soffrire la sua vittima o nell'ucciderla così come non richiede un'assenza di legami tra di loro o che l'agente abbia agito a sangue freddo.
La legge non enumera i casi di particolare perversione (indicata dal movente, dallo scopo o dalle modalità) che realizzano la particolare mancanza di scrupoli: si potrà anche affermare che una morte per strangolamento indizia un assassinio e che la mancanza di premeditazione indizia un omicidio, ma si tratta pur sempre di indizi (cfr. STF 6P.96/2001 e 6S.413/2001 del 15 gennaio 2001 e STF 6S.435/2005 del 16 febbraio 2006 - entrambi casi di strangolamento - ritenuto il primo omicidio e il secondo assassinio).
Ai fini del giudizio, occorre valutare il comportamento dell'autore nel suo insieme. Un omicidio intenzionale è già di per sé un reato gravissimo: la colpa dell'assassino deve distinguersi, dunque, in modo netto da quella dell'omicida (Corboz, op. cit., ad art. 112, n. 3 e segg. con numerosi riferimenti; Schwarzenegger, op. cit., ad art. 112, n. 7 e segg. con rinvii). Nella valutazione di questa questione, considerazioni di sdegno emotivo poco aiutano: chi uccide un padre di famiglia senza pensare alle conseguenze indirette del crimine, ad esempio, non commette per ciò solo un assassinio (DTF 118 IV 122 consid. 3b).
5.3. Secondo costante giurisprudenza, il movente non presenta particolare perversità quando non denota, di per sé, un egoismo assoluto, nella misura in cui l’autore abbia agito sotto l’influsso di un’emozione che le circostanze concrete rendono, in applicazione di quei valori morali generalmente riconosciuti dalla società civile chiamata a giudicare del gesto, umanamente comprensibile secondo una valutazione oggettiva. È, segnatamente, il caso quando l’autore agisce in una situazione di conflitto oggettivamente grave oppure sulla spinta di una sofferenza fondata seriamente su motivi oggettivamente imputabili alla vittima stessa (DTF 104 IV 150 consid. 2; 106 IV 342 consid. 4; 118 IV 122; 120 IV 265 consid. 3a; 127 IV 10; STF 6B_236/2012 del 19 dicembre 2012 consid. 5.1; 6B_740/2008 del 9 dicembre 2008 consid. 3 e 3.1; 6P.140/2006 del 10 novembre 2006 consid. 11.2; 6P.41/2006 del 2 maggio 2006 consid. 7.2.3; 6P.49/2006 del 6 aprile 2006 consid. 5.2; 6S.424/2004 del 16 febbraio 2005 consid. 1.3.1; 6S.359/2004 del 22 novembre 2004 consid. 2.1 e 2.2; 6S.10/2004 del 1. aprile 2004 consid. 5.2; Corboz, op. cit., ad art. 112, n. 4, pag. 31, n. 8, pag. 32 e n. 23, pag. 34-35; Schwarzenegger, op. cit., ad art. 112, n. 7, pag. 43-44 e n. 15a, pag. 47-48; Disch, op. cit., pag. 316, capitolo 6.3.1.2.1; Graven, Meurtre par passion, RPS 1960, pag. 134; Donatsch, Strafrecht III, Delikte gegen den Einzelnen, Basilea 2008, ad art. 112, pag. 11).
La valutazione del carattere più o meno perverso del movente non può, per contro, poggiare su considerazioni di natura soggettiva. In effetti, se è ben vero che, in conformità ai principi generali del diritto penale, il dolo deve portare su tutti gli elementi oggettivi costitutivi del reato, è anche vero che quando la normativa legale prevede delle circostanze personali particolari, l’autore può realizzarle senza esserne consapevole. La particolare mancanza di scrupoli è un criterio soggettivo di qualifica del reato di assassinio, ma alcuni degli indizi scelti dal legislatore per evidenziare questa circostanza personale sono di natura oggettiva (Disch, op. cit., pag. 323, capitolo 6.3.1.3).
Per giudicare della particolare mancanza di scrupoli non vanno, neppure, considerati il carattere dell’autore, le sue particolari emozioni, la sua capacità di valutare il carattere illecito del suo agire e di agire secondo tale valutazione tanto che la sussistenza di una particolare mancanza di scrupoli non è incompatibile né con una scemata imputabilità né con una deficienza caratteriale né con una non scusabile violenta commozione (Schwarzenegger, op. cit., ad art. 112, n. 24, pag. 50; Corboz, op. cit., ad art. 112, n. 22, pag. 38 e riferimenti; STF 6S.359/2004 del 22 ottobre 2004 consid. 2.2). Questi aspetti non hanno alcuna influenza sulla qualifica del reato ma vanno considerati nella determinazione della pena (Schwarzenegger, op. cit., ad art. 112, n. 25, pag. 50-51).
5.4. La Corte, in applicazione stretta e rigorosa del principio accusatorio, tenuto inoltre conto degli argomenti della difesa, si è attenuta a quanto esposto nell’atto d’accusa e ha ritenuto che esso contiene una descrizione dei fatti sufficiente per verificare l’aggravante dell’assassinio, almeno per quanto riguarda le modalità e il movente. Diversamente, lo scopo non è sufficientemente esplicitato, ma per questa sola mancanza non ha ritenuto di dover procedere ad un rinvio dell’atto d’accusa, poiché lo scopo indicato dal Procuratore pubblico nella sua arringa, e meglio che IM 1 l’avrebbe uccisa per eliminare la causa del suo degrado psicofisico, come pure per vendicarsi del fatto di essere stato usato e poi abbandonato, indipendentemente dal fatto che non sia esplicitato nell’atto d’accusa, non appare, dall’analisi dell’intero incarto, comunque dato. In altri termini, detto che per la qualifica di assassinio basta anche una sola delle tre varianti, e meglio scopo, movente e modalità particolarmente perversi, la Corte ha analizzato questa fattispecie esclusivamente dal punto di vista delle ultime due varianti citate. Questo a valersi quale premessa a fondamento del giudizio.
5.5. La Corte ha accertato che l’imputato, rimasto tragicamente vedovo nel dicembre 2008, sin da subito ha cercato di trovarsi una nuova compagna di vita. Le circostanze che lo hanno portato a sposarsi con __________ sono note e già sopra ampiamente esposte: è condivisibile che la donna abbia legittimamente intravisto in questo matrimonio anche la possibilità di migliorare la situazione economica e sociale sua e delle figlie. In tutto questo non vi è proprio nulla di cui meravigliarsi, così come non vi è da meravigliarsi che l’imputato abbia cercato immediatamente di trovare una donna che, come dice lui, si occupasse delle faccende di casa, delle questioni amministrative e della crescita dei suoi figli, come spiega molto bene nella sua descrizione la madre della vittima. Fatto sta che questa unione ha portato a convivere più persone dal passato diverso, in un appartamento relativamente piccolo, e la situazione ha generato abbastanza presto delle tensioni che poi sono sfociate in atti anche violenti da parte dell’imputato che ha, sia per motivi socio culturali, sia per convinzioni proprie, sia, per finire, per una sua personale lettura della Bibbia (“dice la Bibbia che l’uomo è il capo famiglia”, v. verbale d’interrogatorio dibattimentale, pag. 2), interessato più volte anche le autorità tutorie e di polizia. Senza che questo porti a sminuire le responsabilità dell’imputato e senza cadere nel tranello di chi legge i fatti col senno di poi, un’analisi critica e spassionata di quanto è accaduto deve invitare tutte le autorità intervenute a riflettere, per il futuro, sulla gestione di situazioni di violenza domestica, che sempre più spesso purtroppo accadono, con un migliore passaggio di informazioni, grazie anche ai mezzi informatici che oggi sono disponibili.
Fatto sta che la situazione è divenuta sempre più difficile ed ha avuto il suo apice quel 2 aprile 2017, allorquando, in questo supportato dalla figlia __________, l’imputato ha maturato che il suo convincimento che la moglie lo tradisse con il genero corrispondeva alla realtà. Nulla agli atti dimostra la veridicità di questi fatti. Ma tant’è: quel 2 aprile IM 1 prese addirittura un coltello, minacciando il genero, alla presenza di molti dei famigliari, tra i quali anche __________ e le di lei figlie. Il clima che si era creato già prima aveva comunque indotto, indipendentemente dai torti e dalle ragioni, i primi tre figli dell’imputato a lasciare l.ppartamento andando a vivere altrove. Quella circostanza determinò __________, in questo sostenuta dalle figlie, a definitivamente interrompere il matrimonio e la convivenza. Da lì in avanti l’imputato ha messo in atto tutta una serie di atti che definire di stalking ancora non rende l’idea di quanto siano stati invasivi, minacciosi ed opprimenti, nei confronti della moglie. Moglie che non ha mai reciso dall’idea di non più condividere la sua vita con lui. Il tutto fino al 23 giugno 2017, quando l’ha uccisa.
Quel mattino, stando rigorosamente alla ricostruzione dei fatti come sopra accertati, l’imputato, che si era procurato con l’inganno il nuovo indirizzo della donna, che avrebbe dovuto starle lontano per ordine giudiziario, che non l’avrebbe più dovuta importunare, che si era persino rivolto a uno psicologo per chiedere aiuto – al quale però non aveva raccontato che stava maturando l’idea di ucciderla, idea peraltro nata già qualche settimana prima – che si era procurato pistola e munizioni, sapendo che la moglie si sarebbe recata al lavoro a quell’ora con il bus, l’ha attesa e le ha dato un’ultima possibilità: “o torni con me, o ti uccido”. Perché questo è sostanzialmente anche quello che ha riferito lo stesso IM 1 ancora durante l’interrogatorio dibattimentale: o torni con me o ti uccido.
5.6. Cosa è successo su quella rampa che porta all’autosilo della __________, è in buona parte ricostruito dalle immagini delle videosorveglianze. Dopo averle intimato per l’ultima volta di tornare con lui ed essersi ancora una volta, e per l’ennesima volta, sentito dire che la donna non sarebbe tornata, l’ha presa per il collo, portata sulla rampa, buttata a terra, ha estratto la pistola, l’ha caricata – e in quel mentre gli è caduto un colpo – le ha sparato un primo colpo a brucia pelo al petto, la donna si è girata e lui le ha scaricato quasi tutto il caricatore nella schiena. Dopo averla così uccisa, ha rivolto in diagonale la pistola contro la sua testa, e ha esploso un colpo. L’ultimo colpo che ancora c’era nel caricatore. In seguito è risalito sulla rampa, ha recuperato il colpo che era caduto, lo ha inserito e lo ha scaricato nuovamente sulla schiena nuda della vittima. Questa, in definitiva, la dinamica dei fatti, alla quale ricostruzione l’imputato non ha minimamente collaborato. La Corte non crede che egli non ricordi nulla di quanto successo su quella rampa. L’imputato per contro ricorda perfettamente tutte le fasi precedenti, e non solo, perché quando pretende di aver tentato il suicidio, lo ricorda bene. Al quesito a sapere se si trattò di un vero e proprio tentativo di suicidio, la Corte ha risposto in maniera granitica, negativamente, e meglio:
- intanto IM 1 era solito inscenare situazioni per lui drammatiche, come lo sdraiarsi per strada, il far finta di volersi buttare dal balcone, persino in carcere una guardia ha pensato che davvero volesse fare una cosa del genere. Egli è solito, in situazioni per lui emotivamente difficili, inscenare una tragedia a suo danno. Così vanno letti i bigliettini che lascia prima di uscire quella mattina, a casa sua, con tanto di bel vestito appoggiato sul letto;
- chi intende suicidarsi e non ci riesce, rimanendo solo lievemente ferito, senza perdere le proprie facoltà fisiche, e ha ancora un colpo a disposizione, lo usa per sé, se davvero vuole suicidarsi. Non lo scarica sulla vittima come ha fatto lui, oltretutto dopo essere andato a riprenderselo. Questa è una tra le tante bugie raccontate, manifestamente la peggiore e più spregevole, come quella di farsi poi ritrovare abbracciato alla moglie morta e trivellata di colpi;
- d’altra parte, quel colpo rivolto a sé ha una sua chiara spiegazione. Questa spiegazione la si ritrova nella lettura del primo verbale, che per giurisprudenza contiene generalmente le indicazioni più spontanee, perché ancora prive di quei calcoli che col tempo si fanno, tanto più che sono raccolte solo quattro giorni dopo l’arresto. Quelle dichiarazioni, di cui la difesa vorrebbe venisse sminuita la portata, dicono chiaramente che il primo colpo l’avrebbe sferrato la moglie, perché quello era il piano: non già la disperazione, o perlomeno solo la disperazione, ma il fatto che lui avrebbe reagito per difendersi da un’aggressione della consorte. Ecco perché ferirsi così di striscio, lui che di armi è un collezionatore, lui che le armi le sa usare. In realtà, egli contava già a quel momento di depistare le indagini, perché altrimenti non ci sarebbe stata nessuna ragione di raccontare che sarebbe stata la moglie a sparare il primo colpo, oltre naturalmente al fatto, come detto, che se voleva suicidarsi avrebbe rivolto contro di sé l’ultimo colpo.
5.7. A fronte di questi accertamenti, la Corte si è quindi chinata sulla questione di sapere se le modalità e il movente sono particolarmente perverse. Le condizioni di applicazione della norma, sono già state esposte sopra e ampiamente ripercorse dalle parti con pertinenti indicazioni, salvo divergere sull’applicazione di questi principi al caso di specie. Quanto alle modalità, sono particolarmente perverse quando l’autore infligge alla vittima più sofferenze di quanto è necessario per sopprimerla, rispettivamente dimostra una cattiveria, un disprezzo della vita umana, che travalica i limiti del semplice omicidio. Orbene, i fatti così come accertati dalla Corte, configurano un caso scolastico di modalità particolarmente perverse. Basti al riguardo la constatazione di aver inflitto un’ulteriore colpo di pistola alla vittima, quando già era morta, dopo essersi peritato di recuperare il colpo che era andato perso in precedenza. È vero che la premeditazione non è un elemento costitutivo dell’aggravante dell’assassinio, ma l’agire dell’imputato non può dirsi frutto dell’impeto del momento, perché lui, la pistola se l’era già procurata, e quella mattina è sceso dalla macchina armato per incontrare la moglie. Chi non premedita la soppressione di una vita umana, non si reca armato ad un incontro con la propria moglie, semplicemente perché soffre e perché vuole convincerla a tornare con lui. Se lo fa con la pistola e con le munizioni, è perché ha deciso di usarle. Che, poi, la decisione di mettere in atto concretamente il piano, fosse dipesa, all’ultimo, dal fatto che la moglie gli abbia manifestato di nuovo e questa volta di persona, in faccia, per l’ultima volta, l’ennesimo rifiuto di tornare con lui, in maniera così categorica, non può essere sussunto come un reato d’impeto. A questo proposito la Corte non può non rilevare come il perito psichiatrico si sia dipartito da una situazione fattuale errata e si sia spinto troppo in là, facendo considerazioni fattuali, che esulano dalla sua competenza. Su questo punto infatti la perizia non si basa, come giustamente evidenziato dal PP, su circostanze fattuali certe, ma finanche diverse da quelle prese in considerazione dalla Corte, in particolare gli scambi di messaggi da dove emerge chiaramente come __________ non ne volesse più sapere, e come questo fosse noto all’imputato.
5.8. Quanto al movente, l’atto d’accusa non è particolarmente preciso, ma lo è sufficientemente laddove descrive a pagina 2 in alto, che __________ è stata uccisa perché gli aveva opposto l’ennesimo rifiuto di tornare da lui. Del resto questo movente è stato spiegato in maniera molto chiara in aula dallo stesso imputato “io non potevo vivere senza di lei”, e quindi “o torni con me, o ti uccido”. Detto, fatto. Orbene, sopprimere una vita umana perché non si sopporta più di stare soli, non le si riconosce il diritto di autodeterminarsi nella propria vita, non si accetta che la propria consorte possa autonomamente decidere di riprendere in mano la propria esistenza, senza fare i conti con l’autore, costituisce, anche qui, un caso scolastico di movente perverso, tipico dell’assassinio.
Con il che è l’imputazione principale prevista al pt. 1 dell’atto d’accusa a trovare piena conferma, avendo IM 1 realizzato tutti gli elementi costitutivi del reato di assassinio di cui all’art. 112 CP.
Per quanto concerne i reati minori, questi sono stati sostanzialmente tutti ammessi dall’imputato. Il danneggiamento e l’infrazione alla LARM non pongono nessun tipo di problema, essendo infrazioni direttamente correlate al reato principale di assassinio. Anche la contravvenzione alla LAVS è pacifica, non essendo manifestamente sufficiente la tesi dell’imputato che ha dichiarato di non essersi accorto della diffida, in quanto tali questioni erano delegate alla moglie. Stesso discorso vale per l’infrazione alla LF sugli stranieri. Questi reati hanno dunque trovato pienamente conferma.
Con riferimento invece all’infrazione alla LARM di cui al pt. 4 dell’atto d’accusa, per aver acquistato ed esportato della munizione in __________, la Corte, stante il testo di legge che non prevede la punizione a questo titolo per l’esportazione al di fuori dei paesi Schengen, e tenuto conto della posizione del PP espressa in aula, ha prosciolto l’imputato.
6. COMMISURAZIONE DELLA PENA
6.1. Per l’art. 47 cpv. 1 CP, il giudice commisura la pena alla colpa dell’autore. Tiene conto della vita anteriore e delle condizioni personali dell’autore, nonché dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita.
Il cpv. 2 dello stesso disposto precisa che la colpa è determinata secondo il grado di lesione o esposizione a pericolo del bene giuridico offeso, secondo la reprensibilità dell’offesa, i moventi e gli obiettivi perseguiti nonché, tenuto conto delle circostanze interne ed esterne, secondo la possibilità che l’autore aveva di evitare l’esposizione a pericolo o la lesione.
Come già l’art. 63 vCP, dunque, anche l’art. 47 cpv. 1 CP stabilisce che la pena deve essere commisurata essenzialmente in funzione della colpa dell'autore (DTF 136 IV 55 consid. 5.4).
In applicazione dell’art. 47 cpv. 2 CP - che codifica la giurisprudenza anteriore fornendo un elenco esemplificativo di criteri da considerare - la colpa va determinata partendo dalle circostanze legate all’atto stesso (Tatkomponenten). In questo ambito, va considerato, dal profilo oggettivo, il grado di lesione o di esposizione a pericolo del bene giuridico offeso e la reprensibilità dell'offesa (objektive Tatkomponenten), elementi che la giurisprudenza sviluppata nell’ambito del precedente diritto designava con le espressioni “risultato dell'attività illecita” e “modo di esecuzione” (DTF 129 IV 6 consid. 6.1).
Vanno, poi, considerati, dal profilo soggettivo (Tatverschulden), i moventi e gli obiettivi perseguiti - che corrispondono ai motivi a delinquere del vecchio diritto (art. 63 vCP) - e la possibilità che l'autore aveva di evitare l'esposizione a pericolo o la lesione, cioè la libertà dell'autore di decidersi a favore della legalità e contro l'illegalità nonché l’intensità della volontà delinquenziale (cfr. DTF 127 IV 101 consid. 2a; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.1). In relazione alla libertà dell’autore, occorre tener conto delle “circostanze esterne”, e meglio della situazione concreta dell’autore in relazione all’atto, per esempio situazioni d’emergenza o di tentazione che non siano così pronunciate da giustificare un'attenuazione della pena ai sensi dell’art. 48 CP (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del Codice penale svizzero e del Codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1745; STF 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2).
Determinata, così, la colpa globale dell’imputato (Gesamtverschulden), il giudice deve indicarne in modo chiaro la gravità su una scala e, quindi, determinare, nei limiti del quadro edittale, la pena ipotetica adeguata. Così come indicato dall’art. 47 cpv. 1 in fine CP e precisato dal TF (in particolare, DTF 136 IV 55 consid. 5.7), il giudice deve, poi, procedere ad una ponderazione della pena ipotetica in considerazione dei fattori legati all’autore (Täterkomponenten), ovvero della sua vita anteriore (antecedenti giudiziari o meno), della reputazione, della situazione personale (stato di salute, età, obblighi familiari, situazione professionale, rischio di recidiva, ecc.), del comportamento tenuto dopo l’atto e nel corso del procedimento penale così come dell’effetto che la pena avrà sulla sua vita (DTF 136 IV 55 consid. 5.7; 129 IV 6 consid. 6.1; STF 6B_1092/2009, 6B_67/2010 del 22 giugno 2010 consid. 2.2.2; cfr. anche STF 6B_585/2008 del 19 giugno 2009 consid. 3.5).
Con riguardo a quest'ultimo criterio, il legislatore ha precisato che la misura della pena delimitata dalla colpevolezza non deve essere sfruttata necessariamente per intero se una pena più tenue potrà presumibilmente trattenere l'autore dal compiere altri reati (Messaggio del 21 settembre 1998 concernente la modifica del Codice penale svizzero e del Codice penale militare nonché una legge federale sul diritto penale minorile, FF 1999, pag. 1744; DTF 128 IV 73 consid. 4; STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2). La legge ha, così, codificato la giurisprudenza secondo cui occorre evitare di pronunciare sanzioni che ostacolino il reinserimento del condannato (DTF 128 IV 73 consid. 4c; 127 IV 97 consid. 3). Questo criterio di prevenzione speciale permette tuttavia soltanto di eseguire correzioni marginali, la pena dovendo in ogni caso essere proporzionata alla colpa (STF 6B_78/2008, 6B_81/2008, 6B_90/2008 del 14 ottobre 2008 consid. 3.2; 6B_370/2007 del 12 marzo 2008 consid. 2.2; 6B_14/2007 del 17 aprile 2007 consid. 5.2 e riferimenti; Stratenwerth, Schweizerisches Strafrecht, Allgemeiner Teil II, Strafen und Massnahmen, Berna 2006, § 6, n. 72, pag. 205).
6.2. Giusta l’art. 112 CP, se l’autore di un omicidio intenzionale ha agito con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente, scopo o modalità particolarmente perversi, la pena è una pena detentiva a vita o una pena detentiva non inferiore a dieci anni.
La legge commina, poi, una pena detentiva sino a tre anni o una pena pecuniaria per i reati di danneggiamento (art. 144 CP) e di infrazione alla LARM (art. 33 LARM), una pena detentiva sino a un anno o una pena pecuniaria per il reato di incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegali, e una multa per la contravvenzione alla LAVS.
Secondo l’art. 49 cpv. 1 CP, quando per uno o più reati risultano adempiute le condizioni per l’inflizione di più pene dello stesso genere, il giudice condanna l’autore alla pena prevista per il reato più grave aumentandola in misura adeguata. Non può tuttavia aumentare di oltre la metà il massimo della pena comminata ed è in ogni modo vincolato al massimo legale del genere di pena (Ackermann, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2007, ad art. 49, n. 8 e seg., pag. 908 e seg.; Trechsel/Affolter-Eijsten, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Praxiskommentar, Zurigo 2008, ad art. 49, n. 7 e seg., pag. 282 e seg.; Stratenwerth/Wohlers, Schweizerisches Strafgesetzbuch, Handkommentar, Berna 2009, ad art. 49, n. 1, pag. 114; Stoll, Commentaire romand, CP I, Basilea 2009, art. 49, n. 78, pag. 506).
Giusta l’art. 40 CP, di regola la durata della pena detentiva è di almeno sei mesi, mentre la durata massima è di venti anni. La pena detentiva è a vita se la legge lo dichiara espressamente. È il caso, come visto, dell’art. 112 CP secondo cui per l’autore colpevole di assassinio la pena è la detenzione a vita o la detenzione non inferiore a dieci anni. La pena detentiva a vita è la pena più severa che conosce il Codice penale svizzero. Essa dura, di principio, fino alla morte del condannato (Brägger, Basler Kommentar, StGB I, Basilea 2007, ad art. 40, n. 7, pag. 715) ritenuto, tuttavia, che al condannato a vita può essere concessa dall’autorità competente la liberazione condizionale al più presto dopo 15 anni (art. 86 cpv. 5 CP in combinazione con il cpv. 1; cfr. art. 87 cpv. 1 CP secondo cui al liberato condizionalmente va imposto un periodo di prova di una durata compresa tra uno e cinque anni; cfr., pure, sentenza CRP 28.10.2013, inc. 60.2013.241, consid. 3, pag. 8-11 in cui la CRP ha escluso la possibilità di imporre un periodo di prova “a vita”).
Il concorso di reati non può fondare, di per sé, la pronuncia di una pena detentiva a vita se il reato per il quale è comminata una tale sanzione, preso a sé stante, non giustifica, alla luce della colpa dell’autore, la pronuncia di tale pena (DTF 132 IV 102 consid. 9.1; STF 6B_284,285/2012 del 29 ottobre 2012 consid. 4.1.5; 6B_36/2011 del 18 ottobre 2011 consid. 2.1). Il concorso di reati può, invece, compensare eventuali circostanze attenuanti e permettere, nonostante la loro presenza, la pronuncia della pena massima. Il Tribunale federale ha, infatti, già avuto modo di stabilire che circostanze aggravanti e circostanze attenuanti possono compensarsi (DTF 127 IV 101 consid. 2b, 116 IV 300 consid. 2a; STF 6S.20/2006 del 12.6.2006 consid. 4; 6S.444/2004 del 14.3.2006 consid. 2; STF 6S.151/2004 del 15.6.2004 consid. 2.2; 6S.145/2003 del 13.6.2003 consid. 4.1) sicché la pena massima prevista per un determinato reato - in concreto, la pena detentiva a vita - può essere pronunciata anche in presenza di circostanze attenuanti, nella misura in cui queste siano compensate da circostanze aggravanti, come, ad esempio, in caso di concorso di reati (cfr. DTF 116 IV 300 in cui il TF ha, fra l’altro, stabilito che, in caso di concorso fra assassinio commesso in stato di responsabilità scemata e un altro reato, può essere pronunciata la pena detentiva a vita).
6.3. In concreto, l’imputato risponde, oltre che di assassinio, anche di ripetuto danneggiamento, infrazione alla LARM, infrazione alla LF sugli stranieri e contravvenzione alla LAVS.
6.4. Con riferimento alla colpa di IM 1, tenuto conto dei fatti così come sopra accertati, sopprimere una vita umana per motivi tanto futili e con modalità così perverse, configura una colpa gravissima che non ha da essere ulteriormente motivata. L’imputato ha ammazzato la propria moglie per egoismo, considerandola come fosse di sua proprietà, non riconoscendole la dignità di persona, perché questa dignità non può di tutta evidenza prescindere dal diritto di autodeterminarsi nella propria vita. Questa colpa è gravissima sia dal profilo oggettivo, sia da quello soggettivo: IM 1 alternative ne aveva. In realtà egli è un manipolatore che fa scenate teatrali, che finge addirittura di riconoscere in sé di avere un problema, ma poi dallo psicologo ci va solo perché stava male lui, non certo per prevenire quello che stava organizzando. Basti pensare che ci va solo quattro giorni prima, e lo psicologo ha rilevato che in quell’occasione non aveva dato segnali di violenza verso di sé o verso terzi. Per lui, una sola cosa contava: o torna con me o la uccido. Non si è mai neanche posto criticamente di fronte alle ragioni che avevano indotto la vittima a lasciarlo. Per lui basta dire di amare una persona, e questa persona deve fare quello che vuole lui, altrimenti la uccide. Ancora una volta: detto, fatto.
Nemmeno nella sua vita si scorgono fatti di particolare rilevanza che giustifichino delle attenuanti: nonostante fosse in Svizzera da oltre 30 anni, ha dimostrato di non essere in grado di completamente integrarsi nel nostro paese, se solo si pensi alla sua scala di valori in merito ai ruoli all’interno di una famiglia: l’uomo comanda, la moglie conta poco.
Nemmeno l’atteggiamento processuale gli è di giovamento. Come detto, la Corte non ha creduto a una memoria selettiva, non ha nemmeno creduto, perché altamente inverosimile, alla storia della pistola acquistata nelle circostanze da lui riferite: lasciare dei soldi in buca lettere a uno sconosciuto, con il rischio che qualcuno li possa prendere, senza adempiervi, sconosciuto che gli avrebbe poi lasciato in buca lettere arma e munizioni, è altamente inverosimile. Né crede che egli sia realmente pentito di quello che ha fatto, malgrado lo abbia ripetuto fino allo sfinimento, perché non vi è pentimento senza assunzione di responsabilità. E assumersi le responsabilità significa raccontare finalmente come sono andate le cose, sia per quanto concerne l’acquisto dell’arma, e sia, soprattutto, per quello che accadde quel giorno sulla rampa dell’autosilo, dove sua moglie trovò la morte. Certo, egli è preoccupato delle conseguenze, per lui, di questo gesto, preoccupazione che si è manifestata sin dagli albori dell’inchiesta; anzi, già durante l’esecuzione del suo piano criminale, rivolgendo la pistola contro di sé per dimostrare che era stata la moglie a sparargli. Per riconoscere una qualsivoglia attenuante, da questo punto di vista, la Corte si sarebbe aspettata maggiore chiarezza e più sincerità. Ma tant’è. Nei fatti egli non è pentito, ma dispiaciuto per le conseguenze che quel gesto ha avuto sulla sua vita. Altre spiegazioni non ve ne sono.
6.5. In definitiva, la reclusione a vita per IM 1 non entra in considerazione poiché, in generale, questa pena viene inflitta in casi in cui tutte e tre le aggravanti dell’assassinio sono date, rispettivamente quando una delle tre non è solo particolarmente perversa, ma sfocia in atti simili alla tortura; insomma ad atti di una gravità ancora maggiore rispetto a quella di cui egli risponde. Come rilevato, la Corte ha proceduto a colmare una delle lacune istruttorie con l’esperimento della perizia psichiatrica. Pur condividendo in buona parte le critiche esposte dal Procuratore, ha ritenuto di non potersi discostare nelle conclusioni peritali e quindi dal riconoscere una scemata imputabilità, comunque di livello molto lieve, fondata sulla diagnosi posta dal perito, che è figlia della situazione di sofferenza che ha vissuto in quel periodo l’imputato. Sofferenza che lo ha portato a difficoltà sul lavoro, a perdita di peso, a fumare eccessivamente, eccetera. In altri termini, che la si voglia considerare come una riduzione della colpa, e quindi una scemata imputabilità, oppure un’attenuante della pena, con diretta conseguenza sulla sua commisurazione, gli effetti sarebbero identici. Questa attenuazione della colpa configurandosi, come detto, in una scemata imputabilità lieve, ha portato la Corte a condannarlo ad una pena detentiva di 18 anni, in linea per altro con la giurisprudenza cantonale in casi analoghi, pur con tutti i limiti che questo genere di paragone comporta (sentenza CARP 17.2013.61 del 26 novembre 2013 in re H. P. M., sentenza CARP 17.2011.3 del 24 maggio 2011 in re M. S., sentenza CCRP 17.2007.2 del 18 dicembre 2007 in re A. A., sentenza Corte delle assise criminali 72.2017.214 del 18 maggio 2018 in re M. E.). Per contro, il concorso dei reati non ha avuto alcuna incidenza, se non per quanto concerne la contravvenzione che deve essere necessariamente punita con una multa. Con riferimento alla diagnosi posta dalla perizia psichiatrica, è stato infine ordinato un trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in corso di espiazione della pena.
6.6. Per quanto concerne l’espulsione si tratta di un caso di espulsione obbligatoria. La gravità del reato commesso rende preponderante l’interesse pubblico al suo allontanamento. D’altro canto i legami con la Svizzera sono sì solidi per la presenza sul territorio dei famigliari a lui più cari, ma non determinanti, poiché egli ha comunque sempre mantenuto e mantiene stretti contatti con il paese d’origine. D’altra parte, in Svizzera egli non ha saputo integrarsi in maniera accettabile e come si deve esigere da una persona che vi vive da oltre 30 anni, già solo per i debiti che ha accumulato e che non ha saldato nonostante l’importante risarcimento ottenuto a seguito della morte della prima moglie e per la scala di valori a cui ancora oggi egli fa riferimento. È stata quindi decretata la sua espulsione per un periodo di 15 anni.
7. PRETESE ACP, SEQUESTRI E NOTE
7.1. Le pretese degli accusatori privati (eredi ACPR 1 e ACPR 2) sono state accolte così come presentate, trattandosi di importi in linea con la prassi delle nostre Corti e stante l’acquiescenza dell’imputato.
7.2. Per quel che è degli oggetti in sequestro, è ordinata la confisca di tutto quanto in sequestro, salvo gli oggetti richiesti dalla difesa, per i quali è stato ordinato il dissequestro a favore dell’imputato a crescita in giudicato integrale della presente.
7.3. Con riferimento alla nota professionale dell’avv. DUF 1, giusta l’art. 135 cpv. 1 CPP il difensore d’ufficio è retribuito secondo la tariffa d’avvocatura della Confederazione o del Cantone in cui si svolge il procedimento. Secondo l’art. 4 cpv. 1 del Regolamento sulla tariffa per i casi di patrocinio d’ufficio e di assistenza giudiziaria e per la fissazione delle ripetibili (in seguito: Regolamento Tpu), l’onorario dell’avvocato che opera in regime di assistenza giudiziaria è calcolato secondo il tempo di lavoro sulla base della tariffa di fr. 180.- l’ora (cfr. DTF 132 I 201 consid. 8.5. - 8.7.; STF 1P.161/2006 del 25 settembre 2006 consid. 3.2.).
La retribuzione del patrocinatore va fissata in considerazione del tempo impiegato, dell’importanza della pratica, dell’impegno difensivo e della qualità del lavoro prestato, delle difficoltà giuridiche e fattuali, del numero degli interrogatori e delle udienze ai quali il patrocinatore d’ufficio ha partecipato, del risultato ottenuto e della responsabilità assunta (cfr. art. 21 cpv. 2 LAvv; DTF 122 I 1 consid. 3a; STF 6B_273/2009 del 2 luglio 2009, consid. 2.1; STF 6B_960/2008 del 22 gennaio 2009 consid. 1.1; Harari/Aliberti, in Commentaire Romand, CPP, Basilea 2011, ad art. 135, n. 15, pag. 575; Ruckstuhl, in Basler Kommentar, Schweizerische Strafprozessordnung, 2. ed., Basilea 2014, ad art. 135, n. 3).
In applicazione del principio generalmente riconosciuto secondo cui va retribuito il tempo corrispondente ad una regolare, ordinata e ragionevole conduzione del mandato, non è determinante il tempo effettivamente impiegato ma, invece, il dispendio di un patrocinatore mediamente diligente e sperimentato nel diritto penale nella trattazione di un mandato di analoga complessità (per il Ticino, vedi Consiglio di Moderazione 19 novembre 1996, pag. 4, in re avv. B.; cfr., per un altro ambito, CARP del 18 maggio 2011, inc. 17.2011.22, consid. 3.3; CRP del 29 dicembre 2010, inc. 60.2010.218).
La nota professionale dell’avv. DUF 1 è stata parzialmente decurtata per un totale di 60.38 ore a fr. 180.- l’una (fr. 10'869.60), con riferimento a prestazioni indicate come segue:
- “riordino incarto” (08.01.2018, 20.02.2018, 25.04.2018),
- rilettura e studio verbali a cui aveva partecipato (17.01.2018, 28.10.2019, 29.10.2019, 02.11.2019, 07.11.2019, 08.11.2019),
- alcuni contatti con i figli/parenti dell’imputato (12.04.2018, 23.04.2018, 15.05.2018, 04.07.2018, 28.11.2018, 05.02.2019, 25.02.2019, 05.04.2019, 03.06.2019, 08.07.2019, 16.10.2019),
- alcune analisi giurisprudenziali per la richiesta di perizia (22.11.2017, 06.06.2018),
- alcuni colloqui col cliente e relativa trasferta (26.03.2018, 08.08.2018, 04.10.2018, 20.11.2018, 18.12.2018, 01.04.2019, 22.07.2019, 09.09.2019,08.11.2019),
- parte della preparazione arringa (-4h in data 11.11.2019, -1h 13.11.2019, -2h il 16.11.2019), e
- stima dibattimento (-5h).
La Corte ha quindi infine tassato e approvato il restante totale di fr. 31'822.20 per onorario, fr. 1'649.00 per spese, fr. 853.45 per l’IVA all’8% e fr. 1'755.70 per l’IVA al 7.7%, per un totale di fr. 36'080.35.
L’importo di fr. 26'130.20 già tassato dal Ministero pubblico ad AI 151, è stato inoltre posto a suo carico, così come pure la nota professionale di fr. 28'033.90 dell’avv. RAAP 1, patrocinatore delle accusatrici private a beneficio del gratuito patrocinio.
Tassa di giustizia e spese procedurali sono a carico del condannato.
visti gli art.: 12, 44, 47, 49, 51, 63, 66a, 69, 70, 106, 112, 144 CP;
88 LAVS; 116 LStr; 33 LARM;
135, 422 e segg. CPP e 22 TG sulle spese;
dichiara e pronuncia:
IM 1
1. è autore colpevole di:
1.1. assassinio
per avere,
ad __________ il 23.06.2017, sulla rampa d’accesso all’autosilo sotterraneo “__________”, agendo con particolare mancanza di scrupoli, segnatamente con movente e modalità particolarmente perversi, intenzionalmente ucciso la moglie +__________, colpendola ripetutamente da distanza ravvicinata e a bruciapelo, con almeno 7-10 colpi a lui sparati con la pistola ZCZ cal. 7,62 Tokarev, dopo averla raggiunta seguendola di soppiatto e sorprendendola mentre si recava a piedi sul posto di lavoro ad __________;
1.2. contravvenzione alla Legge federale sull’AVS
per avere,
a __________ e __________ nel corso del 2016, in violazione dell’obbligo che gli incombeva in qualità di datore di lavoro, intenzionalmente omesso di produrre, per l’anno 2016, la distinta dei salari così come richiesto dalla ACPR 2, malgrado i vari solleciti a provvedervi;
1.3. incitazione all’entrata, alla partenza o al soggiorno illegali
per avere,
ad __________ il 23.05.2017, scientemente procurato un’attività lucrativa nella sua ditta di __________, al cittadino __________ __________ privo del necessario permesso;
1.4. infrazione alla Legge federale sulle armi
per avere,
a __________ ed __________ nel corso del mese di giugno 2017, senza diritto, dapprima acquistato illegalmente, a suo dire da uno sconosciuto, la pistola ZCZ mod. 57 cal. 7,62 Tokarev n. di serie __________ con relativo caricatore contenente 9 colpi, senza essere al beneficio della relativa autorizzazione e senza essere titolare di un permesso di porto d’armi, portandola poi abusivamente con sé fuori dal domicilio in occasione del crimine di cui al punto 1.1;
1.5. danneggiamento ripetuto
per avere,
ad __________ il 23.06.2017 all’interno dell’autosilo sotterraneo “__________”, in occasione dei fatti di cui al punto 1.1, intenzionalmente danneggiato i veicoli in sosta Honda targato TI __________ di ACPR 3 e Toyota targato SO __________ di ACPR 4, tramite i colpi sparati alla +moglie __________ con la pistola ZCZ cal. 7.62 Tokarev e poi rimbalzati in uscita dopo averla colpita, provocando in tal modo dei danni alle rispettive carrozzerie per complessivi CHF 5'925.40.-;
il tutto meglio come descritto nell’atto d’accusa e precisato nei considerandi.
2. IM 1 è prosciolto dall’imputazione di infrazione alla Legge federale sulle armi di cui al pt. 4 dell’atto d’accusa, limitatamente alla fattispecie indicante l’acquisto e l’esportazione, dal 2007 in poi, di munizione in __________.
3. Di conseguenza,
avendo agito in stato di lieve scemata imputabilità, limitatamente al reato di assassinio
IM 1 è condannato
3.1 alla pena detentiva di 18 (diciotto) anni, da dedursi il carcere preventivo sofferto;
3.2 al pagamento di una multa di CHF 300.-, la quale in caso di mancato pagamento sarà commutata in una pena detentiva sostitutiva pari a giorni 3 (tre).
4. È ordinata l’espulsione di IM 1 dal territorio svizzero per un periodo di 15 (quindici) anni, ai sensi dell’art. 66a CP.
5. IM 1 è inoltre condannato a versare ai seguenti accusatori privati le seguenti indennità:
5.1. a __________ ed __________ (eredi ACPR 1): fr. 28’033.90 per titolo di risarcimento per spese legali, da devolvere integralmente allo Stato del Canton Ticino in quanto beneficiarie di GP (v. pt. 10.2), fr. 1’582.- per spese funerarie, nonché fr. 60'000.- ciascuna per titolo di risarcimento del torto morale. Il risarcimento per la perdita di sostegno è riconosciuto nel principio, per la cui quantificazione è ordinato il rinvio al competente foro civile;
5.2. alla ACPR 2, fr. 39'735.- per titolo di risarcimento danno (pretese di regresso rendite per orfano, doc. TPC 42);
6. Per il resto delle loro pretese, gli accusatori privati sono rinviati al competente foro civile.
7. È ordinato il trattamento ambulatoriale ex art. 63 CP, da eseguirsi già in sede di espiazione di pena.
8. Deduzion fatta della tassa di giustizia e delle spese procedurali, è ordinata la confisca di tutto quanto in sequestro, salvo per i seguenti oggetti:
- otto chiavi (tre Kaba Star, 3 chiavi di lucchetti e 2 chiavi porte interne);
- un mazzo contenente 10 chiavi varie;
- nove chiavi;
- 14 chiavi varie;
- documentazione concernente incedente stradale in ______;
- una Kaba Star __________,
per i quali è ordinato il dissequestro a favore dell’imputato solo a crescita in giudicato integrale della presente.
9. La tassa di giustizia di fr. 10'000.- e le spese procedurali sono a carico del condannato.
10. Le spese per la difesa d’ufficio e per il gratuito patrocinio delle accusatrici private sono sostenute dallo Stato.
10.1. Le note professionali dell’avv. DUF 1 sono approvate per:
onorario fr. 31’822.20
spese fr. 1’649.00
IVA (8%) fr. 853.45
IVA (7,7%) fr. 1'755.70
totale fr. 36’080.35
10.2. La nota professionale dell’avv. RAAP 1 è approvata per:
onorario fr. 23’947.20
spese fr. 2’095.20
IVA (8%) fr. 1’504.85
IVA (7,7%) fr. 486.65
totale fr. 28’033.90
10.3. Il condannato è tenuto a rimborsare allo Stato del Cantone Ticino l’importo di fr. 90’244.45 (composto da fr. 36’080.35 avv. DUF 1, fr. 28'033.90 avv. RAAP 1, qui tassati, nonché fr. 26'130.20 tassati dal Ministero pubblico con decisione 13.11.2017, AI 151) non appena le sue condizioni economiche glielo permettano (art. 135 cpv. 4 CPP).
11. Questo giudizio può essere impugnato mediante appello alla Corte di appello e di revisione penale. L’appello va annunciato al Presidente della Corte delle assise criminali, per iscritto oppure oralmente a verbale, entro dieci giorni dalla comunicazione della sentenza. La dichiarazione d’appello va inoltrata alla Corte d’appello e di revisione penale entro venti giorni dalla notifica della sentenza motivata.
Intimazione a: -
Comunicazione a: - Ufficio dei Giudice dei provvedimenti coercitivi, via Bossi 3, 6900 Lugano
- Ufficio assistenza riabilitativa, ufficio del Patronato, Piazza Molino Nuovo 15, 6900 Lugano
- Direzione del carcere penale La Stampa, CP, 6904 Lugano
Per la Corte delle assise criminali
Il Presidente La cancelliera
Distinta spese:
Tassa di giustizia fr. 10'000.--
Inchiesta preliminare fr. 18'523.20
Perizia fr. 22'002.80
Multa fr. 300.--
Trascrizioni fr. 130.05
Altri disborsi (postali, tel., ecc.) fr. 284.75
fr. 51'240.80
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