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Incarto n. |
Lugano 28 settembre 2007/fb |
In nome |
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La seconda Camera civile del Tribunale d'appello |
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composta dei giudici: |
Epiney-Colombo, presidente, Walser e Cocchi (giudice supplente) |
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segretario: |
Bettelini, vicecancelliere |
sedente per giudicare nella causa promossa direttamente in appello, con petizione 17 febbraio 2005 da
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AT 1
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contro |
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CV 1
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con la quale l'attrice chiede la condanna del convenuto al pagamento dell'importo di fr. 267'597.79 oltre interessi al 5% dal 1° ottobre 2003 in materia di credito in conto corrente (operazioni sui cambi), mentre quest'ultimo, con risposta 30 maggio 2005, ne postula l'integrale reiezione.
Avendo le parti proceduto all'udienza di dibattimento finale del 23 gennaio 2007, dopo aver presentato i rispettivi allegati di conclusione con i quali ribadiscono le loro antitetiche domande.
Letti ed esaminati gli atti ed i documenti di causa.
Considerato
in fatto e in diritto:
1. CV 1 ha aperto il 18 settembre 2002 presso la AT 1 (in seguito Banca) il conto 1__________ __________, depositandovi, il successivo 30 settembre 2002, l'importo di € 620'000.-. CV 1, che non ha conferito mandato di gestione alla banca, ha eseguito operazioni spot ed opzioni sui cambi EURO/USD/CHF ottenendo, dalla banca, un primo limite di credito di € 2'250'000.- con un margine del 20% e successivamente un nuovo limite, sempre per operazioni sui cambi, pari a € 5'000'000.- con un margine di garanzia del 10%, garanzia costituita dal deposito in conto. Le operazioni eseguite da CV 1 hanno subito delle importanti perdite così da erodere la garanzia e la mancanza dell'apporto delle chieste nuove garanzie ha determinato la banca, nel novembre 2003, a chiudere le operazioni con il risultato di una perdita di complessivi fr. 267'597.79 che sono chiesti, con l'azione che ci occupa, in restituzione.
2. Il convenuto si oppone alla petizione ritenendo che il danno lamentato, che contesta e non ritiene provato, a torto, dalla banca sia da ricondurre allo stesso istituto di credito che ha apertamente violato il dovere di diligenza e fedeltà nei confronti del cliente gestendo in modo non professionale l'operatività della relazione bancaria, non informandolo in maniera tempestiva e corretta e violando ripetutamente le istruzioni ricevute. Solo con l'allegato conclusivo, il convenuto ha poi precisato quali doveri avrebbe violato la banca e meglio il fatto di aver autorizzato operazioni in contrasto con le marginature e di non essere intervenuta nemmeno quando le operazioni ancora aperte cominciavano ad intaccare il patrimonio stesso della banca, lucrando ugualmente commissioni, ed inoltre di non aver dimostrato che tutta l'operatività sul conto fosse riconducibile al solo convenuto.
3. Nella presente fattispecie non vi è contestazione alcuna in merito alla competenza territoriale e per materia dei giudici svizzeri e in particolare della scrivente Camera, stante il foro pattuito con la sottoscrizione delle condizioni generali di apertura del conto (art. 14, doc. C), e l'adempimento delle condizioni formali (art. 302 CPC) per la promozione della causa direttamente in appello. La petizione va così dichiarata ammissibile. Pacifica è pure l'applicazione del diritto svizzero, per l'esplicita scelta delle parti (art. 14 delle CG, doc. C; art. 17 Convenzione di Lugano).
4. Il conto corrente/deposito aperto dal convenuto presso l'attrice ha natura mista, poiché vi si ritrovano caratteristiche tipiche del contratto di deposito, di prestito e di mandato. La dottrina e la giurisprudenza più recenti hanno pertanto rinunciato ad un'esatta qualificazione giuridica di simili accordi, ritenendo che quest'ultima dipendesse in definitiva dalle particolarità del singolo contratto concluso tra la banca ed il cliente (Fellmann, Berner Kommentar, N. 429 ad art. 398 CO). Per quanto riguarda la responsabilità della banca si è tuttavia potuto constatare che la maggior parte delle pattuizioni, pur nella loro diversità, presentano elementi che si rifanno al mandato (Fellmann, op. cit., N. 430 ad art. 398 CO; mentre Hardegger, Über die Allgemeine Geschäftsbedingungen der Banken, Berna e Stoccarda 1991, p. 116, ritiene che le norme relative al mandato debbano applicarsi in maniera generalizzata in tutti i vari contratti bancari, cfr. DTF 101 II 121, 110 II 286) e ciò anche nel caso in cui la banca non sia al beneficio di un contratto di gestione (II CCA 1° dicembre 1997 inc. n. 12.97.47, 25 luglio 2005 inc. n. 12.2004.94, 5 ottobre 2005 inc. n. 12.2004.150). Ne discende in ogni caso che la presente fattispecie può di principio essere esaminata sotto l'ottica del contratto di mandato (art. 394 e segg. CO; Fellmann, op. cit., ibidem; II CCA 21 febbraio 2001 inc. n. 10.1998.22, 12 giugno 2002 inc. n. 12.2001.94 in NRCP 2003 p. 249, 6 aprile 2004 inc. n. 10.2001.16 in NRCP 2004 p. 293, 9 febbraio 2006 inc. n. 12.2005.45).
5. Il convenuto rimprovera alla banca di non essere tempestivamente intervenuta al momento in cui l'operatività del conto più non rispettava il limite di credito concesso, rispettivamente i margini di garanzia pattuiti.
5.1. In base alla dottrina e alla giurisprudenza, se, come nella fattispecie -ove l’attore gestiva personalmente il suo conto, sia pure facendo talora capo alle intese con il funzionario suo referente in sala cambi- la banca non è al beneficio di un contratto di gestione patrimoniale (ICCTF 3 maggio 2004 4C.305/2003 consid. 3.2.1), essa non può essere resa responsabile nei confronti di un cliente per non avergli chiesto la prestazione di un margine o per avergli chiesto un margine insufficiente in occasione dell’effettuazione di una transazione che in realtà necessiterebbe il versamento di un tale margine (Lombardini, Droit bancaire suisse, p. 483 n. 87). Il margine ha in effetti quale unico scopo quello di limitare i rischi che la banca correrebbe in caso d’insolvenza del cliente e dunque essa è di principio libera di rinunciarvi (Lombardini, op. cit., ibidem; Lombardini, Transaction sur options, appels de marge et responsabilité de la banque pour abus de droit, in NRCP 2005 p. 52; Lombardini, La jurisprudence du Tribunal fédéral dans le domaine de la gestion de fortune en 2005, in NRCP 2005 p. 257; SJ 1999 205 consid. 4c; ICCTF 8 dicembre 2000 4C.166/2000 consid. 5b/cc, 22 luglio 2002 4C.152/2002 consid. 2.2, 3 maggio 2004 4C.305/2003 consid. 3.2.1, 26 gennaio 2005 4C.298/2004). Diverso è però il caso se i rapporti contrattuali prevedono un obbligo di richiedere un tale margine (sentenza SJ citata) oppure se dalla concreta pattuizione sul margine sia evincibile una particolare esigenza di protezione del cliente (ICCTF 22 luglio 2002 4C.152/2002 consid. 2.2, 3 maggio 2004 4C.305/2003 consid. 3.2.1).
5.2. Negli accordi sui margini (doc. M e doc. T), intervenuti tra le parti, non vi è nessun accenno a tale obbligo, anzi si dichiara che "la banca ha il diritto di prendere tutte le misure necessarie per stabilire il livello di garanzie, richieste senza tuttavia esserne obbligata". Nemmeno era evincibile un'esigenza di protezione specifica del cliente poiché quest'ultimo era titolare, a M__________, di una società di intermediazioni finanziarie specialmente sui cambi (cfr. rapporto doc. S e teste Q__________) ed era sicuramente esperto in materia di cambi (teste Q__________).
6. Il convenuto rimprovera pure alla banca di non averlo compiutamente e tempestivamente informato della situazione. La censura è assolutamente infondata. L'istruttoria ha dimostrato il contrario (teste M__________: "Nel luglio/agosto 2003....la situazione ha cominciato a peggiorare. Io l'ho avvertito durante colloqui telefonici del peggioramento della situazione"; "In settembre la situazione è precipitata con la garanzia che non copriva più l'esposizione del conto. V__________ è stato informato di ciò sia con telefonate mie ed anche con una visita che gli ho fatto con il signor Q__________ a M__________. Anche in questa situazione non si dimostrò preoccupato e promise che avrebbe fatto affluire nuovi capitali...."; "Venne anche avvertito che se la garanzia non fosse stata ricostituita avremmo chiuso tutte le operazioni. Ci disse allora di temporeggiare e di persino prorogare la scadenza di alcune operazioni" e teste Q__________: "Era a conoscenza che la garanzia era in buona parte erosa"; "Gli è stato detto che se le garanzie non fossero entrate le operazioni sarebbero state chiuse. Chiese appunto di temporeggiare e di non rendere la situazione più critica. Purtroppo le garanzie promesse non sono mai arrivate e allora si è deciso d chiudere le posizioni"). Ed inoltre per la giurisprudenza (ICCTF 23 luglio 2002 4C.108/2002 consid. 2b, 9 dicembre 2002 4C.205/2002 consid. 2.2; 26 gennaio 2005 4C.298/2004 consid. 3.1; sentenza 12 novembre 2004 della Cour de Justice di Ginevra, in NRCP 2004 p. 258 consid. 5.1; II CCA 5 ottobre 2005 inc. n. 12.2004.150), la banca che non è al beneficio di un mandato di gestione e si impegna ad eseguire unicamente gli ordini che le sono affidati dal cliente, non è in generale tenuta a salvaguardare gli interessi del mandante. In siffatta evenienza non sussiste un obbligo generale d’informazione. L’obbligo di fedeltà non le impone nemmeno di consigliare spontaneamente sui probabili sviluppi dei suoi investimenti e sulle misure da intraprendere per limitare i suoi rischi (DTF 119 II 333 consid. 5 e 7; ICCTF 22 luglio 2002 4C.152/2002 consid. 2.2).
7. Il convenuto ritiene che la banca non abbia saputo dimostrare che l'operatività svolta sul conto in questione fosse tutta a lui riconducibile. Ancora una volta le risultanze istruttorie - nei confronti delle quali il convenuto non muove una sola minima critica e che vanno ritenute, pur provenendo da funzionari della banca, assolutamente attendibili (cfr. II CCA 15 marzo 2005 in NRCP 2005 p. 290) - indicano che nella posizione CV 1 non sono state addebitate operazioni riguardanti altri clienti (testi M__________ e S__________) e che, prima della causa, mai fu espressa una contestazione del genere (teste M__________) riguardante le operazioni effettuate, di ognuna delle quali era informato (teste Q__________). Del resto il convenuto ben si guarda dal segnalare una qualsiasi operazione tra quelle contenute nella documentazione di cui ai plichi doc. N, O e P che non sarebbe avvenuta per suo ordine.
8. Il convenuto ritiene che la perdita vantata dalla banca non sia provata. Ancora una volta a torto. Dall'estratto conto relativo al conto __________ 1__________ rubrica CHF, per il periodo 1.7.2003/31.12.2003, risulta, con valuta 20.11.2003, un'esposizione negativa di fr. 267'597.79 (cfr. estratto conto citato, pag. 16 in plico doc. P). Tale estratto conto è stato trasmesso al cliente con il sistema "fermo banca" come pattuito tra le parti al momento dell'apertura del conto (doc. A) senza che appaia, agli atti di causa, qualsiasi specifica contestazione prima della presentazione dell'allegato di risposta di causa del 30 maggio 2005, a distanza di circa un anno e mezzo. Tale atteggiamento del convenuto rappresenta una ratifica delle risultanze di quell'estratto che contiene operazioni usuali e lecite inerenti specificatamente il tipo di rapporto tra le parti (a contrario II CCA 8 marzo 1996 F. SA c. M.). Inoltre il convenuto, con un fax del 26 settembre 2003, ha confermato la posizione ("la presente per confermarti la posizione", doc. Z). Anche se l'espressione è assolutamente generica non vi è altra spiegazione che si riferisse a quella del suo conto ed alla sua esposizione negativa che gli era nota (teste M__________: "Ricordo che chiedemmo a V__________ di voler confermare la sua posizione che era debitoria e lui ci disse che lo avrebbe fatto senza però indicare alcuna cifra. Da qui il fax che ci ha inviato. V__________ era informato e conosceva l'entità del debito nei confronti della banca.").
9. Un'ultima contestazione del convenuto riguarda il fatto che la banca ha continuato a beneficiare di utili quali commissioni e costi di gestione per operazioni effettuate anche quando la marginatura non era più garantita. Non ne trae conclusioni particolari. Se si riferisce alla mancata diligenza della banca per aver operato in regime di carenza di garanzia valgono le motivazioni di cui al consid. 5.1; se si riferisce ad una pretesa di rimborso addebitando alla banca di aver lucrato in modo contrario ai suoi obblighi, ancora una volta, fa difetto una responsabilità dell'attrice e, in ogni caso, il convenuto non ha sostanziato e provato le sue pretese.
10. La petizione deve così essere accolta per capitale ed interessi (lettera di messa in mora del 20 novembre 2003, doc. BB), con tasse, spese e ripetibili a carico del convenuto.
Per i quali motivi
visti, per le spese, l'art. 148 CPC e la vigente TG
dichiara e pronuncia
1. La petizione 17 febbraio 2005 è accolta e di conseguenza CV 1, M__________, è condannato a pagare alla AT 1, L__________, l'importo di fr. 267'597.79 oltre interessi al 5% dal 20 novembre 2003.
2. Le spese della procedura d’appello consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 9’000.-
b) spese fr. 150.-
Totale fr. 9’150.-
già anticipati e da anticiparsi dalla parte attrice, sono a carico del convenuto CV 1 che rifonderà, inoltre, alla controparte l'importo di fr. 17'000.- per ripetibili.
3. Intimazione:
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terzi implicati |
1. TE 1 2. TE 2 3. TE 3 4. TE 4 5. TE 5
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Per la seconda Camera civile del Tribunale d'appello
La presidente Il segretario
Rimedi giuridici
Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso superiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14 , entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).