Incarto n.
12.2011.16

Lugano

26 luglio 2011/lw

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

 

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

 

 

 

composta dei giudici:

Epiney-Colombo, presidente,

Bozzini e Fiscalini

 

vicecancelliera:

Verda Chiocchetti

 

 

sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2007.38 della Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud promossa con petizione 21 maggio 2007 da

 

 

AO 1 

rappr. dall’  RA 2 

 

 

contro

 

 

AP 1 

rappr. dall’  RA 1

 

 

 

 

chiedente la condanna della convenuta al pagamento di fr. 14'183.95, oltre interessi al 6% dal 9 luglio 2004 e il rigetto definitivo dell’opposizione al PE n. __________ dell’UE di Mendrisio;

 

domanda a cui si è opposta la convenuta, postulando la reiezione integrale della petizione e che il Pretore ha parzialmente accolto con sentenza 3 gennaio 2011 condannando la convenuta al pagamento dell’importo di fr. 12'378.25 oltre interessi al 5% dal 7 luglio 2004 e rigettando in via definitiva l’opposizione al PE n. __________ dell’UE di Mendrisio limitatamente a detto importo;

 

appellante la convenuta, che con atto d’appello 24 gennaio 2011 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di respingere integralmente la petizione, protestando tasse, spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

mentre l’attrice con osservazioni 9 marzo 2011 postula la reiezione del gravame pure con protesta di tasse, spese e ripetibili;

 

esaminati gli atti

 

ritenuto

 

in fatto:

 

                                  A.   AO 1, società specializzata nella spedizione e nel trasporto di pacchi e corrispondenza, ha recapitato in diverse occasioni tra il luglio 2003 e il marzo 2004 alla ditta __________ con sede in Germania apparecchiatura video e fotografica vendutale da AP 1, società commerciante apparecchi di ottica e fotografia con sede a C__________. Per ciascuna di queste spedizioni, AO 1 ha emesso una fattura all’indirizzo di AP 1 concernente le spese doganali anticipate e i costi di sdoganamento sostenuti (docc. da E a S). Il 2 febbraio 2007 AO 1 ha fatto notificare a AP 1 il precetto esecutivo n. __________ per l’importo di fr. 14'183.95 oltre interessi al 6% del 9 luglio 2004 e fr. 1'100.-, indicando quale titolo di debito fatture impagate dal 31 luglio 2003 al 12 maggio 2005 e risarcimento per titolo di mora (doc. T). L’escussa ha interposto opposizione.

 

                                  B.   Con petizione 21 maggio 2007 AO 1 si è dunque rivolta al Pretore della giurisdizione di Mendrisio-Sud chiedendo la condanna di AP 1 al pagamento di fr. 14'183.95 oltre interessi al 6% dal 9 luglio 2004 e il rigetto in via definitiva dell’opposizione al precetto esecutivo per tale importo. La convenuta con risposta 15 novembre 2007 ha chiesto la reiezione della petizione e il mantenimento dell’opposizione al precetto notificatole. Essa, pur ammettendo che l’attrice ha effettuato e consegnato a un’impresa tedesca colli contenenti merce da lei venduta, ha però negato che fosse in esecuzione tra le parti dal 2003 un contratto unico comprendente condizioni generali di contratto, non essendo tale circostanza provata dalla copia della proposta di contratto e del contratto prodotte dall’attrice poiché da lei non sottoscritte. In merito alle fatture prodotte, ha poi osservato che i crediti pretesi concernevano unicamente dazi doganali e spese che non potevano esserle addebitati: infatti, da una parte la merce venduta era esente da dazio doganale, e dall’altra le vendite alla ditta __________ non prevedevano alcuna spesa a suo carico, come dimostravano le fatture da lei allegate ai colli trasportati. Di conseguenza, essa avrebbe soddisfatto il suo impegno contrattuale quale mittente, sollevando a giusta ragione opposizione al precetto esecutivo notificatole. In replica l’attrice ha ribadito le sue richieste di giudizio, sostenendo che il contratto di trasporto concluso dalle parti in data 14 marzo 2003 era ancora in vigore, non essendo stato disdetto nei termini previsti e rinnovandosi dunque automaticamente di anno in anno, e che quindi le spese di sdoganamento erano dovute secondo le condizioni generali di contratto, mentre tasse e dazi doganali dovevano essere rimborsati, essendo stati anticipati. Per quanto attiene l’affermazione della convenuta relativa all’esenzione da dazi della merce da lei venduta, l’attrice ha affermato che se la merce fosse stata esente, l’amministrazione doganale non avrebbe imposto la medesima emettendo ogni volta una formale decisione in proposito. In duplica anche la convenuta ha mantenuto la sua posizione, ribadendo sia l’inapplicabilità delle condizioni generali di contratto, e dunque l’impossibilità di imporle il pagamento delle spese di sdoganamento, sia il fatto che la merce da lei venduta fosse esente da dazio, come dimostrato dalle bolle doganali da lei consegnate alla controparte; di conseguenza, pagando i dazi doganali, quest’ultima non avrebbe eseguito le istruzioni ricevute, omettendo oltretutto di prontamente informarla del problema e lasciando scadere i termini di ricorso contro le decisioni dell’autorità doganale. Esperita l’istruttoria, nelle conclusioni scritte 10 giugno 2010 le parti si sono riconfermate nelle rispettive richieste di giudizio.

 

                                  C.   Statuendo il 3 gennaio 2011, il Pretore ha parzialmente accolto la petizione, condannando AP 1 al pagamento dell’importo di fr. 12'378.25 e rigettando in via definitiva l’opposizione al PE n. __________ limitatamente a detto importo.

 

                                  D.   Con appello 24 gennaio 2011 la convenuta ha chiesto la riforma della suddetta decisione nel senso di respingere integralmente la petizione e mantenere l’opposizione interposta al PE n. __________. Nelle sue osservazioni del 9 marzo 2011 l’appellata propone di respingere l’appello e di confermare il giudizio pretorile. Delle considerazioni delle parti si dirà per quanto necessario nei prossimi considerandi.

 

e ritenuto

 

in diritto:

 

                                   1.   La decisione impugnata è stata emessa il 3 gennaio 2011 e di conseguenza giusta l’art. 405 CPC alla procedura ricorsuale si applica il Codice di diritto processuale civile svizzero, entrato in vigore il 1° gennaio 2011.

 

                                   2.   Il Pretore ha innanzitutto stabilito che tra le parti si era perfezionato un contratto di trasporto per atti concludenti, non potendo dedurre la conclusione di tale contratto dalle copie della proposta di contratto e del contratto prodotte dall’attrice, poiché non sottoscritte dalla controparte. Egli ha ritenuto che l’esistenza del medesimo era stata confermata dalla testimonianza di M__________, la quale ha riferito che le spese di trasporto erano pagate dalla convenuta e in seguito fatturate all’acquirente F__________ in occasione di successive forniture. Inoltre, la convenuta ha pacificamente ammesso negli allegati di causa l’effettuazione dei trasporti della merce da lei venduta, contestando unicamente in sede conclusionale, e dunque tardivamente, di non essere la mandante del trasportatore.

 

                                         Appurata l’esistenza di un contratto di trasporto tra le parti, il Pretore si è poi chinato sulla pretesa di pagamento dell’attrice. A tal proposito, egli ha giudicato che i costi di sdoganamento ammontanti a fr. 33.- per ogni spedizione non potessero essere posti a carico della convenuta, non avendo l’attrice fornito prova alcuna che al contratto in vigore tra le parti fossero applicabili le condizioni generali di contratto esposte nei docc. B e C e neppure che le parti avessero pattuito in altro modo il pagamento di tali costi. Per quanto attiene invece i dazi doganali, il primo giudice ha considerato che i medesimi rientravano nelle spese anticipate dal mandatario nell’ambito dell’esecuzione del mandato di cui questi può chiedere la rifusione al mandante e ha respinto le contestazioni della convenuta in merito all’avvenuto pagamento di tali costi in dispregio delle istruzioni fornite, non avendo la stessa provato l’inadempienza. Difatti, a suo avviso, il doc. 1 e doc. 13, ossia lo scritto di F__________ rispettivamente la tabella doganale riportante l’elenco delle merci esenti da dazio, non potevano essere considerati una prova dell’esenzione delle operazioni del trasporto in oggetto, trattandosi di documenti riportanti semplici opinioni, mentre la menzione dell’esenzione dall’IVA riportata sulle fatture predisposte da AP 1 era secondo lui riferita all’esenzione dall’IVA dovuta in Svizzera, da cui la merce esportata è effettivamente esente. L’importo richiesto è stato infine ridotto da fr. 14'183.95 a fr. 12'378.25, non avendo alcune fatture trovato riscontro nella documentazione doganale prodotta dall’attrice.

 

                                   3.   L’appellante rimprovera al Pretore di non aver correttamente valutato i fatti, giungendo quindi a conclusioni giuridiche errate, nonché di aver omesso nel giudizio impugnato senza valido motivo la vera portata probatoria dell’audizione testimoniale di M__________ e delle altre risultanze documentali, le quali provano insieme agli ulteriori indizi convergenti emersi in corso di causa che la convenuta non è debitrice di alcun importo, non essendo stata dimostrata la sua posizione di controparte contrattuale dell’attrice e dunque l’esistenza di un contratto di trasporto tra le parti. In particolare, la convenuta afferma innanzitutto di avere sin dalla risposta di causa contestato l’esistenza di un contratto di trasporto sia scritto sia orale tra le parti e nell’allegato conclusivo ha solo puntualizzato e ottimizzato tale contestazione alla luce degli elementi emersi in fase istruttoria. L’inesistenza di qualsiasi contratto tra le parti in causa e il fatto che mandante della spedizione fosse la ditta acquirente sono stati difatti confermati, a mente dell’appellante, dalla testimonianza di M__________, la quale ha dichiarato che la controparte effettuava trasporti unicamente per questo cliente della convenuta e che quindi era stata verosimilmente scelta da quest’ultimo. Oltre a ciò, l’appellante osserva di aver esplicitamente dichiarato in entrata alla risposta che ogni allegazione della controparte non accettata come vera doveva essere ritenuta contestata. Il giudizio di irritualità a causa della tardività delle allegazioni in merito alle contestazioni circa l’esistenza di un contratto espresso dal Pretore risulta quindi arbitrario, non avendo la convenuta mutato l’azione. Inoltre, prosegue l’appellante, il primo giudice è giunto alla conclusione che le parti avessero stipulato un contratto di trasporto per atti concludenti ignorando sia gli elementi probatori in contrasto con tale conclusione, e in particolare la testimonianza agli atti, sia il fatto che l’attrice è una trasportatrice professionale, che opera quindi di principio sulla base di offerte scritte e condizioni generali di contratto, la cui esistenza nella fattispecie è stata asserita, ma non provata tramite la produzione del relativo documento. L’appellante ritiene difatti che la mancata produzione di un contratto scritto dovesse portare il giudice, alla luce della prassi seguita dalle ditte che si occupano in maniera professionale di trasporto di merce, a concludere per l’inesistenza di qualsivoglia contratto tra le parti, riconoscendo quale controparte contrattuale dell’attrice la ditta destinataria della merce in applicazione dell’art. 16 cpv. 1 CO e delle ulteriori prove a sostegno di tale conclusione, ossia la mancata richiesta insieme alle spese ed ai dazi doganali della mercede per i trasporti effettuati e dello scritto del titolare della ditta destinataria della merce che avvertiva la convenuta dell’errore di sdoganamento. Secondo l’appellante anche la mancata richiesta nelle fatture prodotte del corrispettivo per il trasporto è la prova implicita dell’assenza di un contratto tra le parti in causa, essendo pacifica l’onerosità del mandato e non avendo d’altronde l’attrice mai contestato tale condizione, né provato la gratuità della prestazione effettuata. Inoltre, il Pretore non ha correttamente riconosciuto la portata probatoria del doc. 1: il fatto che l’attrice si fosse rivolta in prima battuta all’acquirente per ottenere il rimborso dei dazi doganali dimostra infatti, per l’appellante, che mandante del vetturale era l’acquirente, e dunque l’inesistenza di qualsiasi contratto tra l’attrice e la convenuta.

 

                                   4.   Con la risposta di causa il convenuto deve prendere chiaramente posizione sui fatti enunciati nella petizione essendo la generica allocuzione “contestato” opposta all’asserzione di un complesso di fatti insufficiente (cfr. Cocchi / Trezzini, CPC-TI, m. 6 ad art. 170): ne consegue che la preliminare asserzione della convenuta in entrata alla risposta di considerare contestato ogni fatto asserito dalla controparte se non ammesso come vero non è sufficiente a sanare l’eventuale omissione di una circostanziata contestazione di quanto addotto dall’attrice negli allegati circa l’esistenza di un contratto. È dunque necessario valutare se l’esistenza di un contratto è stata puntualmente contestata dalla convenuta negli allegati introduttivi. Difatti, il tema della lite è fissato e limitato dalle domande ed eccezioni formulate dalle parti nella petizione e risposta, rispettivamente replica e duplica. Le eccezioni che il convenuto non ha sollevato in modo preciso nella risposta, rispettivamente nella duplica, non sono proponibili nelle conclusioni finali. Nella misura in cui le eccezioni si fondano anche su elementi di fatto, non può infatti stabilirsi il contraddittorio giudiziale se esse non furono formulate nello scambio iniziale degli allegati fondamentali. Come anche rilevato dal Pretore, l’eccezione di carenza di rapporto contrattuale sollevata per la prima volta con le conclusioni di causa in prima istanza è quindi inammissibile (cfr. Cocchi / Trezzini, CPC-TI, m. 28 e m. 29 ad art. 78).

 

                                4.1   Nella petizione l’attrice ha affermato di aver concluso con la controparte nell’aprile 2003 un contratto di trasporto e consegna pacchi al destinatario per la durata di un anno, rinnovatosi poi tacitamente di anno in anno in mancanza di disdetta (cfr. petizione, pag. 2). A questo proposito, nell’allegato di risposta si legge: “Si contesta che tra le parti fosse in esecuzione dal 2003 un unico contratto, ovvero che fossero in uso condizioni generali di contratto”. La convenuta ammette poi l’avvenuto trasporto e consegna da parte dell’attrice di merce da lei venduta ad un’impresa tedesca (cfr. risposta, pagg. 2 e 3). Alla luce di quanto asserito dall’attrice, la suddetta contestazione esclude la conclusione tra le parti di un contratto di trasporto generale, ma non per contro che le parti abbiano stipulato di volta in volta un contratto per ogni trasporto di merce della convenuta effettuato dall’attrice. Tale interpretazione della suddetta contestazione è confermata anche dal fatto che, nonostante l’attrice avesse ribadito in replica l’esistenza di un contratto di trasporto oltre all’applicazione delle condizioni generali di contratto, nella duplica la convenuta non solo si è limitata a eccepire in merito all’applicabilità delle condizioni generali di contratto, ma ha pure riconfermato l’avvenuto trasporto della merce da parte dell’attrice (cfr. duplica, pagg. 2-3). Inoltre, come osservato dal Pretore, la convenuta non ha mai sostenuto negli allegati introduttivi che mandante dell’attrice fosse la ditta germanica acquirente: ritenuto che scopo della contestazione è offrire al giudice una sufficiente conoscenza dei fatti e di mettere la controparte nella situazione di rilevare quali singoli fatti essa debba provare (Cocchi / Trezzini, CPC-TI Appendice 2000/2004, m. 9 ad 170), tale circostanza avrebbe dovuto essere sollevata sin dal principio con la contestazione dell’esistenza di un contratto.

 

                                4.2   In ogni caso, contrariamente a quanto sostenuto dall’appellante, né la documentazione prodotta né l’istruttoria hanno dimostrato che mandante dell’attrice fosse l’acquirente germanico della merce. Il solo fatto che l’attrice fosse stata scelta da quest’ultimo, come deposto dalla teste M__________ (cfr. verbale di udienza 29 aprile 2010, pag. 2), non esclude che la convenuta fosse la sua controparte contrattuale. Inoltre, dalla deposizione risulta che le spese di trasporto erano pagate dalla convenuta, la quale le fatturava in seguito alla destinataria della merce in occasione di una fornitura successiva. Già di per sé il pagamento della mercede, punto essenziale di un contratto di trasporto ai sensi dell’art. 440 e segg. CO, è indizio che mandante dell’attrice fosse la convenuta. A ulteriore sostegno di ciò, vi è pure la circostanza che, se mandante dell’attrice fosse stata l’acquirente della merce, l’appellante non avrebbe avuto motivo di anticipare le spese di trasporto, essendo le medesime già di principio a carico del compratore se la cosa venduta deve essere spedita in luogo diverso da quello ove l’obbligazione deve essere eseguita (art. 189 cpv. 1 CO) e non essendo in tal caso oltretutto neppure debitore contrattuale dell’obbligazione. Inoltre, neanche il doc. 1, da cui si evince che l’attrice si era rivolta all’acquirente per ottenere il rimborso dei dazi doganali, dimostra che mandante fosse quest’ultima. Infatti, nel caso in cui il contratto di trasporto preveda che destinatario della merce sia un terzo, si ha un contratto a favore di terzi ai sensi dell’art. 112 CO. Tale contratto a favore di terzi è considerato di principio perfetto, ossia si presume che la volontà delle parti sia che il terzo o il suo avente causa possa chieder direttamente l’adempimento (art. 112 cpv. 2 CO), dovendo esplicitamente pattuire l’esclusione di tale possibilità tramite accordo. In tal caso il debitore della prestazione ha due creditori, la controparte contrattuale e il terzo, e può far valere nei confronti di entrambi tutte le eccezioni derivanti dal contratto (cfr. Staehelin E., Basler Kommentar OR-I, 4a ed., n. 1 ad art. 440 e n. 17 ad art. 112; Marchand S., Commentaire Romand CO-I, n. 21 ad art. 440). L’appellata poteva quindi rivolgersi alla ditta destinataria della merce chiedendole il pagamento dei dazi anticipati anche se la stessa non era sua mandante. Nulla muta il fatto che dal documento risulti che per la ditta acquirente i suddetti costi non dovessero essere richiesti alla convenuta in quanto fornitrice e non destinataria della merce, poiché in primo luogo tale asserzione esprime solo un’opinione e secondariamente tale circostanza rispecchia semplicemente quanto previsto dall’art. 189 cpv. 1 CO, essendo comprese nelle spese di trasporto a carico dell’acquirente sia la mercede sia tutti i costi legati al trasporto come dazi doganali, imposte, premi assicurativi, ecc. (cfr. Koller A., Basel Kommentar OR-I, 4a ed., n. 11 ad art. 188/189).

 

                                4.3   Per quanto attiene la forma di stipulazione del contratto, giusta l’art. 440 CO il contratto di trasporto non necessita di alcuna forma particolare e può dunque essere concluso anche oralmente o tacitamente (cfr. Staehelin E., op. cit., n. 4 ad art. 440). La legge non compie alcuna distinzione a questo proposito nel caso il contratto sia concluso da operatori professionali. Di conseguenza, non risultando agli atti che le parti avessero pattuito una forma particolare, gli stessi possono essere stati conclusi anche oralmente o per atti concludenti, essendo irrilevante che l’attrice sia una società di trasporto che agisce in maniera professionale. Infine, neppure la mancata richiesta della mercede insieme alle spese e ai dazi doganali prova l’inesistenza di un contratto di trasporto tra appellante e appellata, avendo l’appellante sin dal principio ammesso l’avvenuto trasporto della merce e non essendo dunque la stessa oggetto di discussione tra le parti.

 

                                   5.   L’appellante ritiene inoltre che la distinzione tra spese di sdoganamento e spese doganali e di dazio anticipate dall’attrice sia immotivata e irragionevole alla luce dell’internazionalità del trasporto effettuato. Difatti, a suo avviso, nel trasporto internazionale non si deve compiere una suddivisione così netta tra gli elementi essenziali del contratto, ossia la mercede dovuta al vetturale, e le stipulazioni accessorie, essendo tali elementi strettamente connessi per la necessità nell’ambito del trasporto internazionale di dover sempre eseguire sia lo sdoganamento sia le relative mansioni amministrative per il prelievo di IVA e dazi. Di conseguenza, se il lato economico dell’operazione non è stato compiutamente disciplinato in ogni sua parte, ossia suddiviso tra compenso del trasporto, compenso per lo sdoganamento e regime dei costi eventualmente anticipati, è a suo avviso arbitrario distinguere tra le differenti voci di spesa nel momento in cui l’obbligazione economica del mandante non è interamente comprovata come nel caso in oggetto. Egli chiede dunque di riesaminare la decisione di primo grado in proposito accertando che la mancata pattuizione concerneva sia le spese di sdoganamento che quelle doganali anticipate dalla parte attrice. A tal proposito l’appellante contesta altresì le ragioni di diritto addotte dal Pretore a sostegno del suo obbligo di pagamento alla controparte dei dazi doganali anticipati. A suo parere, non rispetta i principi di diritto e di equità l’aver riconosciuto il suddetto obbligo di pagamento, ritenuto che tali spese sono state causate da un errore dell’appellata e dalla mancata applicazione della diligenza richiestale dalla legge e dalla sua posizione di operatore professionale nel ramo. Difatti, come confermato dalla testimonianza di M__________, sua contabile, l’appellante aveva correttamente stilato tutta la documentazione di trasporto della merce venduta, da cui risultava che non erano dovuti dazi doganali. L’appellata non ha mai eccepito che l’imposizione di dazi da parte delle autorità doganali germaniche fosse da imputare all’errato allestimento della documentazione per il trasporto e lo sdoganamento compilata dall’appellante e dunque, a prescindere dalla questione a sapere se la merce era effettivamente esente o meno, nonché chi fosse il mandante, la questione fondamentale è l’inadempienza contrattuale della vetturale. Da una parte, la medesima si è infatti ingiustificatamente dipartita dalle chiare istruzioni ricevute e riportate sulla documentazione consegnatagli con la merce da trasportare, come dimostra l’errata riscossione dei dazi, dall’altra essa ha omesso di informare la mandante dell’accaduto, precludendole in questo modo ogni possibilità di contestazione del prelevamento doganale subito.

 

                                   6.   Innanzitutto, per quanto attiene la richiesta dell’appellante di non differenziare tra spese di sdoganamento e costi doganali anticipati in virtù dell’internazionalità del trasporto, si rileva che, seppur in ambito internazionale vi siano diversi accordi che hanno la precedenza sulle norme nazionali a seconda del mezzo di trasporto usato (cfr. Staehelin E., op. cit., n. 15 e ss. ad art. 441), nel caso in oggetto dagli atti non si evince nulla, né in merito alla pattuizione dell’applicazione di norme speciali né riguardo al mezzo di trasporto e anche l’appellante si è limitata a tale riguardo a contestare la suddivisione tra compenso per lo sdoganamento e costi anticipati in considerazione dell’elemento internazionale, senza però indicare le basi legali che stabiliscono quanto da essa sostenuto. Di conseguenza, la fattispecie sottostà alle norme generali sul contratto di trasporto previste dal Codice delle obbligazioni, e in particolare agli artt. 440 e ss. CO, quale diritto sussidiario.

 

                                   7.   Giusta l’art. 440 cpv. 2 CO, al contratto di trasporto sono applicabili le regole del mandato in quanto non stabiliscano diversamente le disposizioni di questo titolo. Non essendoci alcuna norma speciale al proposito, anticipazioni e spese sono dunque dovute secondo l’art. 402 cpv. 1 CO, il quale prescrive l’obbligo del mandante di rimborsare al mandatario quanto da lui anticipato per la regolare esecuzione del mandato. Affinché nasca tale obbligazione, il mandatario deve aver anticipato delle spese a proprio nome e in esecuzione del mandato, subendo dunque una diminuzione volontaria del suo patrimonio. Questa diminuzione patrimoniale deve inoltre discendere dall’esecuzione regolare del mandato, ossia da una parte deve esistere un accordo di mandato esplicito, e dall’altra le spese devono corrispondere alle istruzioni del mandante in quanto esse non siano né inopportune né irrealizzabili oppure essere state oggettivamente necessarie all’esecuzione del mandato (cfr. F. Werro, Commentaire romand CO-I, n. 7 ad art. 402). L’avvenuto pagamento dei dazi doganali da parte dell’appellata non è mai stato contestato dalla convenuta ed è stato provato dalla documentazione doganale prodotta (docc. Z 1-10). L’appellata ha pagato i dazi doganali, subendo quindi una diminuzione volontaria del suo patrimonio, essendo irrilevante che si sia trattato di un trasporto internazionale poiché né le norme specifiche sul contratto di trasporto né quelle relative al mandato prevedono una differenziazione in tal senso. Ne consegue la rimborsabilità di quanto anticipato a tale titolo in virtù dell’art. 402 cpv. 1 CO.

 

                                         In merito alla contestazione circa la mancanza del presupposto di una regolare esecuzione del mandato, si rileva innanzitutto che le spese doganali anticipate dall’appellata risultavano essere oggettivamente necessarie all’esecuzione del mandato, ritenuto che senza il versamento dei dazi doganali la merce non avrebbe potuto essere importata in Germania e dunque consegnata alla destinataria. Inoltre, contrariamente a quanto da essa sostenuto, l’appellante non ha provato la mancata regolare esecuzione del mandato, né con la documentazione prodotta né tramite la deposizione di M__________. Infatti, la documentazione doganale allestita dall’appellante (docc. 2-12) dimostra solo la sua convinzione sull’esenzione doganale della merce, non che essa lo fosse realmente, poiché la decisione di riscossione o meno dei dazi spetta alle autorità doganali. Ne deriva che tale documentazione non prova che il vetturale non abbia eseguito gli ordini impartiti dal mandante, non essendo questi a dover decidere sull’imponibilità e non dimostrando quindi l’avvenuta imposizione della merce che l’appellata abbia omesso di presentare la documentazione consegnatale. Oltretutto, dagli atti non risulta che le parti avessero discusso in maniera specifica la questione dei tributi doganali, né tantomeno che l’appellante avesse chiaramente ordinato che la merce non doveva essere imposta alla dogana. Pertanto, ritenuto che il pagamento dei dazi doganali era indispensabile per eseguire il mandato, e in assenza di precise istruzioni in proposito, l’appellata ha anticipato i dazi per la regolare esecuzione del mandato e dunque ha diritto alla loro rifusione ai sensi dell’art. 402 cpv. 1 CO. Anche la testimonianza di M__________ conferma unicamente che secondo l’appellante la merce non doveva essere imposta alla dogana in quanto si trattava di apparecchi digitali (cfr. verbale di udienza 29 aprile 2010, pag. 1), senza però dimostrare in alcun modo che l’appellata abbia contraddetto le istruzioni ricevute pagando i dazi richiesti dalle competenti autorità doganali. Ne consegue che anche la censura in proposito deve essere respinta e la decisione pretorile confermata.

 

                                   8.   Infine, l’appellante considera errata la sentenza poiché, pur avendo tempestivamente contestato l’ammontare degli importi richiesti dalla controparte con le fatture prodotte, il giudice di prima istanza ha riconosciuto a priori senza valido motivo che i dazi fossero dovuti e che l’importo esatto dalle autorità doganali germaniche fosse corretto, seppur le medesime non sono autorità giudiziarie, ma semplici autorità amministrative, ed escludendo oltretutto senza fondata ragione l’applicazione delle tabelle prodotte dall’appellante. Il Pretore ha ritenuto che i dazi doganali fossero dovuti sulla base della documentazione doganale prodotta dall’attrice (docc. Z 1-10), considerato che i documenti prodotti dalla controparte non potevano assurgere a prova riportando sia il doc. 1 che il doc. 13 semplici opinioni. Ne consegue che egli, contrariamente a quanto sostiene l’appellante, ha motivato la sua decisione in merito. Per quanto concerne poi in particolare il doc. 13, ossia la tabella prodotta dalla convenuta a comprova dell’esenzione doganale della merce da lei venduta, si deve rilevare anche in questa sede che il documento in questione dimostra unicamente che la merce con un determinato numero di codice è esente dai dazi doganali in importazione in Germania da paesi terzi, non provando però ancora che la merce venduta dall’appellante rientri in questa categoria. D’altronde, neppure le bolle doganali preparate dalla convenuta (docc. 2-12) dimostrano che la merce fosse esente poiché, come visto sopra (cfr. consid. 7), questa documentazione esprime solo una sua convinzione: dagli atti risulta infatti l’avvenuta imposizione delle merce per decisione delle autorità doganali (docc. Z 1-9), dunque delle autorità preposte a questo specifico compito, non essendo rilevante ai fini del giudizio che non si tratti di un’autorità giudiziaria, e l’erroneità di tali decisioni non è stata dimostrata.

 

                                         Infine, in merito all’ammontare dei dazi dovuti, l’appellata ha provato l’ammontare delle somme richieste tramite la documentazione doganale (docc. Z 1-10), mentre l’appellante si è limitata a contestare la fondatezza degli importi (cfr. risposta pagg. 3 e 4) senza però addurre alcuna prova a sostegno del fatto che tali somme fossero errate. Ne consegue che anche su questo punto la decisione pretorile regge alle critiche.

 

                                   9.   Visto quanto sopra, l’appello di AP 1 è integralmente respinto. Le spese giudiziarie, ossia le spese processuali e le spese ripetibili (art. 95 CPC), seguono la soccombenza giusta l’art. 106 CPC. Oltre alle spese processuali, l’appellante rifonderà dunque alla controparte fr. 700.- a titolo di ripetibili d’appello.

 

Per questi motivi,

 

decide

 

                                   1.   L’appello di AP 1 è respinto.

 

                                   2.   Gli oneri processuali consistenti in:

                                         a) tassa di giustizia      fr. 500.-

                                         b) spese                         fr. 100.-    

                                         totale                              fr. 600.-

                                         già anticipate dall’appellante, restano a suo carico, con l’obbligo di rifondere all’appellata fr. 700.- per ripetibili di appello.

 

                                   3.   Notificazione:

 

-     le

-     

 

                                         Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Mendrisio-Sud

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La vicecancelliera

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Nelle cause a carattere pecuniario con un valore litigioso inferiore a fr. 30'000.- è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale,  1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).