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Incarto n. |
Lugano
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In nome |
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La seconda Camera civile del Tribunale d'appello |
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composta dei giudici: |
Epiney-Colombo, presidente, Bozzini e Fiscalini |
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vicecancelliere: |
Bettelini |
sedente per statuire nella causa inc. n. OA.2009.792 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, promossa con petizione 16 dicembre 2009 da
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AP 1
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contro |
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AO 1
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con la quale l'attore ha chiesto la condanna di AO 1 al pagamento di fr. 47'098,80 oltre interessi e accessori a titolo di stipendi arretrati, vacanze impagate e indennizzo per inadempienza contrattuale;
domande alle quali si è opposta la convenuta, che ha riconosciuto un credito complessivo dell’attore di fr. 22'443,45 ma nel contempo ha vantato una pretesa di fr. 235'444,19 quale risarcimento del danno subito per le inadempienze del dipendente, rispettivamente quale pagamento di prestazioni ad esso fornite, pretesa che ha quindi posto in compensazione, rispettivamente fatto valere in via riconvenzionale chiedendo la condanna della controparte al versamento di fr. 206'954,40;
domanda
principale che il Pretore, con sentenza 28 marzo 2012, ha accolto nella misura di fr. 4'046.- oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2008, accogliendo
pure la domanda riconvenzionale limitatamente a fr. 73'732.- oltre interessi al
5% dal 5 agosto 2009;
appellante l’attore principale il quale, con atto di appello del 14 maggio
2012, chiede in riforma del giudizio impugnato di accogliere parzialmente la
petizione limitatamente a fr. 25'566,80 e di respingere integralmente la
domanda riconvenzionale, con protesta di ripetibili;
mentre la convenuta con risposta del 16 luglio 2012 propone la reiezione dell'appello, protestando le ripetibili;
letti ed esaminati gli atti e i documenti di causa
ritenuto
in fatto: A. AP
1 è stato assunto il 1° settembre 1996 da AP 1 con uno stipendio mensile lordo
(assegni familiari compresi) di fr. 6’000.– oltre alla messa a disposizione di
un veicolo di servizio, come “capo meccanico responsabile del servizio dopo
vendita” (doc. B).
L'attività della datrice di lavoro comprendeva, oltre alla gestione di un
autocentro, alla compravendita di veicoli e all'esecuzione di servizi di
manutenzione e riparazione (doc. A), anche lo svolgimento della funzione di
agenzia della marca di automobili F__________, fungendo pure da punto di
riferimento per diverse autoconcessionarie del Ticino (agenti locali), nei
rapporti con la casa madre F__________ Svizzera (teste E__________ A__________,
audizione 23 novembre 2010 pag. 5).
Tra le parti nel contratto sono sorte contestazioni in merito alle pretese
salariali del dipendente, esposte nello scritto inviato il 12 agosto 2008 (doc.
D), che ha provocato la risposta del 18 agosto 2008 con la quale la datrice di
lavoro ha rivolto accuse di "malversazioni di sicura rilevanza penale"
(doc. 8).
Il 12 settembre 2008 AP 1 ha quindi inoltrato le dimissioni con effetto
immediato (doc. E), invocando motivi gravi ai sensi dell'art. 337 CO. Il
contenzioso sorto tra le parti non ha trovato soluzione.
B. Con
petizione 16 dicembre 2009 AP 1 ha pertanto convenuto AO 1 dinanzi alla
competente Pretura chiedendone la condanna al pagamento di complessivi fr. 47'098,80
oltre interessi e accessori a titolo di stipendi e tredicesime mensilità
arretrati, vacanze impagate e indennizzo per la mancata messa a disposizione
del veicolo di servizio, già poste in deduzione le fatture delle riparazioni
commissionate dall’attore alla convenuta ammontanti a complessivi fr. 4'435,10.
Domande alle quali si è opposta la convenuta, che ha riconosciuto di dovere
all’attore fr. 22'443,45 a titolo di salario e indennità, ma ha nel contempo
fatto valere una sua pretesa di fr. 235'444,19 a titolo di risarcimento del danno subito per le inadempienze del dipendente, rispettivamente
di credito per prestazioni fornitegli, credito che ha quindi posto in
compensazione, rispettivamente fatto valere in via riconvenzionale per fr. 206'954,40,
oltre interessi, chiedendo il rigetto definitivo dell’opposizione al precetto
esecutivo fatto spiccare nei confronti del debitore.
Domanda a sua volta integralmente contestata dal convenuto in via
riconvenzionale con replica e risposta alla riconvenzionale del 12 aprile 2010,
alla quale ha fatto seguito la duplica con replica alla riconvenzionale del 14
maggio 2010 con la quale la domanda riconvenzionale è stata precisata e la
pretesa aumentata a fr. 209'540,91 oltre interessi.
Esperita l'istruttoria, le parti hanno confermato le proprie domande e
allegazioni nei rispettivi memoriali conclusivi del 25 maggio 2011, con l’attrice
in via riconvenzionale che ha ridotto la pretesa a fr. 204'730,40, oltre
interessi.
C. Statuendo
con sentenza 28 marzo 2012, il Pretore ha accolto l’azione principale
limitatamente a fr. 4'046.- oltre interessi al 5% dal 1° gennaio 2008 e, nel
contempo, parzialmente accolto la domanda riconvenzionale per fr. 73'732.- oltre
interessi al 5% dal 5 agosto 2009, con ripartizione delle spese e condanna alla
rifusione delle ripetibili in funzione del rispettivo grado di soccombenza.
Il Pretore ha innanzitutto esaminato i compiti lavorativi dell’attore,
deducendo dalle risultanze istruttorie che ad esso competesse “la
responsabilità del servizio dopo vendita, del servizio di garanzia, delle
fatturazioni generali ai clienti, degli ordini di lavoro” (sentenza
impugnata pag. 3), e ha quindi preliminarmente esaminato le domande proposte
con l’azione riconvenzionale.
Accertato come il dipendente fosse autorizzato ad incassare direttamente in
contanti dai clienti le fatture e come un simile incasso sia avvenuto per
complessivi fr. 8'563,25, il giudice di prime cure ha ritenuto il dipendente
debitore di tale somma, non avendo questi saputo dimostrare di aver riversato
alla datrice di lavoro quanto incassato per suo conto.
Il Pretore ha poi esaminato la pretesa principale dell’attrice in via
riconvenzionale, che vanta un credito di fr. 216’725,65 pari al danno
asseritamente subito per inadempienze contrattuali dall’attore, al quale imputa
il mancato recupero, per conto della convenuta e degli agenti locali a lei
facenti capo, nei confronti dell’agenzia principale (F__________ Svizzera),
delle fatture per i lavori svolti in garanzia sui veicoli venduti. A mente del
Pretore, l’attore era la persona incaricata di svolgere questo compito e a lui
va imputato un agire disordinato e tardivo che, concomitante ad un problema
informatico nella gestione dei contatti tra convenuta e F__________ Svizzera, ha
causato la trasmissione tardiva delle fatture e il conseguente loro mancato
pagamento.
In merito alla quantificazione del danno così causato, ritenuto comprovato
sulla base della produzione delle sole fatture e nel relativo estratto
contabile, il giudice di prime cure ha concluso che dai documenti agli atti si
debba dedurre come già a partire dal dicembre 2003 la datrice di lavoro fosse a
conoscenza dell’inadeguatezza del dipendente nello svolgere tale compito. Alla
danneggiata il Pretore ha quindi imputato una colpa concomitante per aver negligentemente
lasciato proseguire il dipendente, ancora per ulteriori cinque anni circa, fino
a causarle un danno di tale rilevanza. Tale circostanza è quindi stata ritenuta
un fattore di riduzione della colpa dell’attore che, unitamente ad altri
fattori, ha indotto il Pretore a ridurre del 60% il risarcimento dovuto.
L’attore è pure stato riconosciuto debitore di fr. 5'995,20 per prestazioni a
lui fatturate dalla convenuta per lavori fatti eseguire a titolo privato dall’autofficina.
Il Pretore ha quindi esaminato le domande dell’attore respingendo dapprima la
pretesa di un indennizzo per la mancata messa a disposizione del veicolo
aziendale, con l'eccezione di un rimborso di fr. 350.- per una deduzione
eccessiva, siccome l’attore avrebbe comunque soddisfatto le sue esigenze
facendo capo a diversi veicoli dell'azienda e avendo egli rinunciato per oltre
due anni e mezzo a pretenderne uno in uso esclusivo.
Il giudice di prime cure ha invece riconosciuto buona parte delle pretese di
indennizzo per vacanze non godute, ovvero 31,5 giornate (a fronte di una
richiesta di 35 giornate) ritenuto come la datrice di lavoro non abbia saputo
dimostrare che il dipendente ne abbia effettivamente usufruito. Pure
sostanzialmente riconosciute dal Pretore risultano le pretese salariali, in
buona parte peraltro neppure contestate dalla convenuta.
D. AP
1 è insorto con appello del 14 maggio 2012 contro la sentenza del Pretore,
chiedendone la riforma nel senso di accogliere parzialmente la petizione,
limitatamente a fr. 25'566,80 e di respingere integralmente la domanda riconvenzionale,
con protesta di ripetibili.
Con risposta del 16 luglio 2012 AO 1 ha proposto la reiezione dell'appello,
protestando le ripetibili.
e considerato
in diritto: 1. Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo codice di diritto processuale civile svizzero (CPC). Ritenuto che la procedura innanzi al Pretore è stata avviata prima di quella data, la stessa, fino alla sua conclusione, resta disciplinata dal diritto cantonale previgente (art. 404 cpv. 1 CPC) e meglio dal codice di procedura civile ticinese (CPC/TI). Non così invece la procedura ricorsuale in rassegna, che, avendo preso avvio a seguito di una decisione pretorile comunicata dopo quella data, è retta dalle nuove disposizioni federali (art. 405 cpv. 1 CPC).
2. L’appellante
riepiloga preliminarmente, senza esprimere particolari censure, le circostanze
relative al contratto sorto tra le parti, le rispettive domande di causa e le
conclusioni a cui è giunto il Pretore, premettendo di non contestare la
decisione relativa alla domanda principale, fatta eccezione per la
compensazione indebitamente ammessa. L’appello è pertanto finalizzato a contestare
il riconoscimento delle pretese riconvenzionali della convenuta, ad eccezione delle
fatture per lavori di riparazione di cui il dipendente ha beneficiato e per le
quali riconosce la pretesa.
L’appellante contesta dapprima di aver avuto i compiti di responsabilità
indicati nella decisione pretorile, essendo stato assunto quale meccanico, come
risulterebbe dalla lettera di assunzione (doc. B) e non essendo successivamente
intervenuta alcuna estensione delle mansioni lavorative. Anche la
corrispondenza intrattenuta da F__________ Svizzera con la convenuta ne sarebbe
la prova, l’attore non figurando mai quale destinatario.
L’appellante contesta inoltre che sussista la prova dell’incasso da parte sua
della somma di fr. 8'563,25 versata dai clienti, riconoscendo unicamente una
precisa lista di incassi per un totale di fr. 3'324,10, somme ricevute in
contanti e peraltro sempre riversati nella cassa aziendale utilizzando
l’apposita “cassetta” messa a disposizione a questo scopo, come riferito
dal teste G. Qualora tali incassi in contanti non fossero poi stati riversati
nella cassa aziendale, si tratterebbe di una circostanza imputabile unicamente
alla datrice di lavoro, i conteggi cassa giornalieri non potendo essere
ritenuti prova di inadempienza da parte del dipendente.
Al Pretore viene poi rimproverato di non aver adeguatamente considerato le
gravi accuse rivolte all’attore, che l’istruttoria ha dimostrato essere
infondate e pretestuose, con il solo scopo di ingiustamente incolpare l’ex
dipendente di comportamenti scorretti.
L’appellante contesta inoltre la conclusione pretorile relativa alla questione
del mancato recupero dalla casa madre F__________ Svizzera dei rimborsi per i
lavori eseguiti in garanzia dalla convenuta e dalle agenzie locali, l’incasso
di tali somme non risultando tra i compiti a lui contrattualmente attribuiti e
non potendo quindi esservi una sua responsabilità per eventuali disfunzioni.
Rileva inoltre di non essere stato destinatario delle comunicazioni di F__________
Svizzera e di non esserne stato personalmente informato, e sottolinea come neppure
il direttore del settore garanzie di F__________ Svizzera, sentito quale teste,
lo abbia indicato quale responsabile.
A mente dell'appellante il problema informatico venutosi a creare nella
gestione dei contratti tra il garage e F__________ Svizzera è rilevante e il
Pretore non l'avrebbe adeguatamente considerato, ritenendo a torto che pure la
responsabilità per il funzionamento di questo servizio incombesse all’attore,
che neppure possiede le necessarie competenze.
Le emergenze istruttorie (teste D__________ T__________, verbale 23 novembre
2010 pag. 13) avrebbero inoltre dimostrato come i problemi sorti con le
pratiche di rimborso si sarebbero risolti già nel corso del 2007, ovvero prima
della cessazione del rapporto di impiego in questione, sconfessando così la tesi
del Pretore, che avrebbe erroneamente intravvisto nella soluzione del problema dopo
la partenza dell'appellante un ulteriore indizio della sua responsabilità. Alla
stessa conclusione porterebbe infine la circostanza che i problemi con i
rimborsi sono sorti nel 2005, ovvero parecchi anni dopo l'assunzione dell'appellante,
avvenuta nel 1996.
L'appellante contesta, infine, che sia stata fornita la prova del preteso danno
e segnatamente dell'importo quantificato nella sentenza impugnata. In
particolare contesta la rilevanza del conteggio esposto nel verbale della
riunione del 1° dicembre 2003 (doc. 58) e che fosse già sorto un danno nel 2003.
Neppure i conteggi (tabelle) doc. 2 e 6 sarebbero documenti sufficienti a
provare il danno, l'ammontare delle fatture non essendo rilevante in mancanza
della prova che gli importi in queste indicati fossero tutti riferiti a lavori
che avrebbero potuto essere eseguiti in garanzia ed essere accettati e
rimborsati dalla casa madre.
3. A
norma dell’art. 321a cpv. 1 CO, il lavoratore deve eseguire diligentemente e
con cura il lavoro che gli è stato affidato. Si tratta di un’obbligazione
generale per la quale il lavoratore deve eseguire la sua attività negli
interessi del datore di lavoro e conformemente alle regole della buona fede. La
misura della diligenza viene determinata in base alle circostanze (DTF 123 III
257 consid. 5a), nonché avuto riguardo alla natura del contratto, al rischio
professionale, al grado di istruzione e alle cognizioni tecniche che il lavoro
richiede, come pure in funzione alle capacità e alle attitudini del lavoratore
(art. 321e cpv. 2 CO), ma egualmente anche da ciò che si potrebbe pretendere da
un altro lavoratore posto nella stessa situazione (Rémy Wyler, Droit du travail, 2a ed., Berna 2008,
pag. 139). Violando tale dovere, il lavoratore non adempie nel debito modo le
obbligazioni derivanti dal contratto di lavoro (Staehelin,
Zürcher Kommentar, N. 1 e 3 all’art. 321a CO) e simile violazione può
comportare per il lavoratore l’obbligo di riparare il danno cagionato
intenzionalmente o per negligenza al suo datore di lavoro (art. 321e CO; Staehelin, op. cit., N. 4
all’art. 321a). L’art. 321e CO ripropone nella sostanza il principio
generale della responsabilità contrattuale sancito dall’art. 97 CO, la quale
presuppone la prova del danno, la violazione degli obblighi contrattuali,
nonché l’esistenza di un nesso di causalità naturale e adeguato fra i primi due
elementi. La colpa è presunta. Compete al datore di lavoro dimostrare la sussistenza
dei primi tre requisiti, mentre al lavoratore incombe l’onere di provare
l’assenza di ogni colpa. Una volta ammessa la responsabilità, spetta al giudice
– il quale in questo ambito dispone di un ampio margine di apprezzamento –
stabilire in quale misura il lavoratore è tenuto a risarcire il danno (TF 7 settembre 2004 4C.195/2004 consid. 2.1; DTF 110 II 349).
4. Nella
fattispecie, nell'ottica del giudizio in merito all'inadempienza contrattuale, occorre
anzitutto chinarsi sulle mansioni affidate all'attore.
Con la replica 12 aprile 2010 l'appellante aveva rilevato l'assenza di un
mansionario scritto o di altra prova in merito alle mansioni che la convenuta pretende
di avergli conferito, affermando di aver sempre svolto in modo corretto e
completo i compiti assegnatigli.
Respinti quindi i singoli rimproveri mossigli in relazione alla conduzione
dell'officina, in quanto strumentali alla causa e mai in precedenza formulati,
l'attore ha pure contestato l'esistenza di un danno (replica pag. 3).
Con la duplica 14 maggio 2010 la convenuta aveva per contro ribadito di
ritenere responsabile il dipendente per le disfunzioni sorte nel sistema di
rimborso delle fatture (per i lavori eseguiti in garanzia), imputabili a errori
e negligenze nello svolgimento di questo incarico affidatogli. La convenuta ha
per contro decisamente negato che vi fosse stato un problema informatico o
un'inadempienza dell'amministratore unico A__________ V__________ tra le cause
delle disfunzioni, specificando che "a partire almeno dal 2002/2003 i
responsabili della convenuta, in particolare proprio il signor V__________, gli
sollecitavano pressoché giornalmente la risoluzione della problematica",
ricevendo risposte tranquillizzanti o spiegazioni che imputavano il mancato
incasso a difficoltà di comunicazione e "al sistema informatico"
(duplica, pag. 3). Nulla sarebbe mutato neppure dopo la riunione del 1°
dicembre 2003 (doc. 58) con la quale si sarebbe rilevata la gravità della
situazione. Da questa situazione sono poi sorti i problemi con la casa madre emersi
verso la fine del 2005, sfociati nella decisione dell'aprile 2007 di F__________
Svizzera SA.
5. Nel
caso concreto va anzitutto rilevato come la pretesa estraneità del dipendente
dalla procedura di trasmissione delle fatture alla casa madre (per ottenere la
copertura e il rimborso dei lavori eseguiti in garanzia) è contraddetta dalle
emergenze istruttorie e non può pertanto essere rimproverato al Pretore di non
aver a priori escluso l'attore da ogni responsabilità per i disagi venutisi a
creare in seno alla convenuta. Va però considerato come quest'ultima non abbia prodotto
alcun elemento o prova documentale dai quali risulti che il compito in
questione rientrasse tra le funzioni contrattualmente previste per un “capo
meccanico responsabile del servizio dopo vendita” (doc. B) e cosa
concretamente questa mansione comportasse dal punto di vista dei doveri
professionali. Inoltre, nulla emerge dalle allegazioni o dall'esito degli
accertamenti istruttori, in merito alla relazione gerarchica del dipendente
nello svolgimento di tale funzione, in particolare con il responsabile della
ditta, nonché amministratore unico e solo avente diritto di firma A__________ V__________
(doc. A). Negli allegati la convenuta non ha speso una parola per descrivere la
struttura aziendale (organigramma) e i ruoli gerarchici assegnati ai vari
dipendenti, in particolare con riferimento a quanto riguarda la gestione di
mansioni non direttamente connesse con il lavoro meccanico o il servizio di
vendita e consulenza alla clientela, ma piuttosto qualificabili come pratiche amministrative
e gestionali. Tra quest'ultime figurano senz'altro le procedure interne per la
richiesta di rimborso dalla casa madre dei lavori eseguiti in garanzia
(direttamente dalla convenuta o per il tramite delle agenzie locali a lei
facenti riferimento). Non si può quindi ritenere che siano stati forniti
sufficienti elementi per chiarire le precise mansioni affidate all'attore.
Oltre a mancare un mansionario scritto, neppure si è ritenuto di rimandare a
elementi utili al proposito che potessero emergere dal testo del contratto
collettivo di lavoro (CCL) in vigore all'epoca per il settore professionale
delle autorimesse, specificatamente in merito alla categoria di capo meccanico
nella suddivisione dei lavoratori per una loro classificazione ai fini
dell'applicazione del CCL (documento questo peraltro neppure agli atti).
Neppure è stato allegato e accertato quale fosse l'effettivo potere decisionale
di cui il dipendente era detentore e tra i rimproveri mossi si fatica a
distinguere tra cattiva esecuzione del lavoro per mancato rispetto di
istruzioni ricevute e inadeguato esercizio di un eventuale potere decisionale e
organizzativo conferitogli in questo ambito. Mai è stata invocata una direzione
autonoma dell'autofficina da parte dell'attore o un suo ruolo dirigenziale
preminente. Al contrario il ruolo dell'amministratore unico A__________ V__________,
unico avente diritto di firma, è apparso come quello di un dirigente
effettivamente attivo e presente in azienda.
Se ne deve pertanto concludere che il Pretore ha erroneamente seguito la tesi
della convenuta tendente ad attribuire all'attore una responsabilità personale per
il mancato funzionamento del sistema di rimborso dei lavori eseguiti in
garanzia, inadempienza posta alla base della richiesta di risarcimento. A
fronte di tale indeterminatezza rispetto alle responsabilità, non sussistono quindi
elementi sufficienti per ricondurre il danno asseritamente patito ad una
violazione contrattuale del lavoratore e ad una sua intenzionalità o negligenza,
e vengono così meno i requisiti su cui fondare l'obbligo di riparazione ai
sensi dell’art. 321e CO.
Ne risulta che la convenuta ha fallito nell’onere della prova che le incombeva
(NRCP 2007 pag 320), non avendo dimostrato quali compiti e quali responsabilità
essa aveva attribuito all’attore, con la conseguenza che non ha potuto dimostrarne
la violazione.
6. Va
inoltre rilevato come una responsabilità del dipendente per i pretesi danni, invocati
sostanzialmente come una sorta di pretesa complessiva benché concretamente
riferibili a distinti episodi manifestatisi sull'arco di più anni, andrebbe
pure esclusa quale conseguenza dell'atteggiamento passivo e inadeguato assunto
dalla convenuta e per suo conto dal o dai superiori gerarchici dell'attore e eventualmente
dagli azionisti della società.
Come rilevato dal Pretore, l'inadeguatezza dell'attore nella gestione dei
rimborsi appariva chiaramente già nel dicembre 2003 e, ciò nonostante, la
datrice di lavoro lo ha negligentemente lasciato proseguire fino al giorno del
licenziamento del 12 novembre 2008, venendo meno al dovere di interessarsi da
vicino ai crescenti problemi (sentenza impugnata pag. 5).
Nelle comparse scritte la convenuta ha rilevato di aver ripetutamente rivolto
rimproveri al dipendente già dal dicembre del 2003 (doc. 58), ma non ha allegato
né dimostrato quali precise direttive e ordini abbia conseguentemente impartito
o quali altri atti abbia saputo intraprendere per evitare che i rimproverati
errori si ripetessero e scongiurare così che la situazione continuasse a
perdurare negli anni, fino ad assumere la rilevanza desumibile dalle cifre
addotte dalla stessa danneggiata.
Queste circostanze, imputabili alla convenuta, non costituiscono unicamente un
valido motivo di riduzione del risarcimento per colpa concomitante della
danneggiata, come ritenuto dal giudice di prime cure, ma nel caso concreto
rendono la convenuta pienamente responsabile per quanto successo, perlomeno a
partire dal momento in cui avrebbe potuto intervenire in modo adeguato e
efficace, se del caso sottraendo questa mansione al dipendente o addirittura
rinunciando alla collaborazione con rescissione del rapporto d'impiego.
7. È vero
che, alla luce delle citate circostanze, si potrebbe comunque ritenere esserci
stata una responsabilità dell'attore perlomeno per gli inconvenienti sorti in
un primo tempo, ovvero in quella fase iniziale in cui la convenuta non era
ancora pienamente cosciente dei problemi sorti e quindi non era in grado di
rimediarvi in modo adeguato. La tesi non merita però di essere esaminata
poiché, oltre alla rilevanza delle summenzionate lacune probatorie sulle
mansioni effettive del dipendente (considerando n. 5), mancano agli atti gli
elementi che permettano di stabilire quali fatture relative a quel limitato periodo
sarebbero poi effettivamente rimaste impagate e quale sia il conseguente danno concretamente
patito.
Le tabelle riassuntive (doc. 2 e 6) elaborate dalla stessa convenuta non
possono inoltre essere verificate dettagliatamente sulla base della contabilità
aziendale, di cui nulla vi è agli atti e la lista delle fatture rimaste prive
di rimborso si riduce quindi ad un’affermazione di parte, rimasta senza sufficiente
supporto probatorio.
La convenuta si è concentrata essenzialmente nel rimproverare all’attore tutta
una serie di errori commessi, per anni, nello svolgimento delle sue mansioni, ma
non è stata in grado di adeguatamente quantificare i costi derivanti da tali
comportamenti, né si è curata di provarne l’effettiva entità. Non bastano
infatti a questo proposito le circostanze riferite dai testi, che si sono più
che altro espressi in termini generali, senza preciso riferimento a singole
fatture e al loro specifico iter seguito per il rimborso, al fine di poter
determinare l'esito scaturito. Mancano quindi dati oggettivi e precisi sul
danno asseritamente patito dalla convenuta che è pertanto rimasto allo stadio
di un’affermazione di parte.
Anche per questo motivo la conclusione pretorile non può trovare conferma.
8. Nessuna
allegazione e spiegazione è stata proposta dalla convenuta in merito all'uso dei
sistemi informatici e ai compiti specifici del dipendente nella gestione e
risoluzione di problemi manifestatisi appunto nella trasmissione informatizzata
delle richieste di rimborso (al riguardo si veda quanto illustrato dal
responsabile nazionale, teste D__________ T__________, verbale 23 novembre 2010
pag. 13 e 14) . Ne consegue che, in assenza dei necessari riscontri, il Pretore
non poteva dedurre alcunché a proposito dei motivi che hanno poi permesso la
risoluzione degli incontestati problemi sorti. In particolare non vi è evidenza
che permetta di stabilire una relazione temporale tra la cessazione del
rapporto di impiego con l'attore e il ripristino di una situazione priva di
intoppi.
9. La
datrice di lavoro ha pure rimproverato al dipendente di aver incassato in
alcune occasioni denaro dai clienti senza riversarlo in cassa. Il Pretore,
accertato l'avvenuto incasso, ha ritenuto che il dipendente sia venuto meno
all'onere della prova relativo al riversamento di questi soldi all'impiegata
responsabile delle registrazioni di cassa.
Dall'istruttoria è però emerso che il convenuto non era l'unico ad incassare
denaro contante (deposizione G__________ S__________ del 11 gennaio 2011 pag.
5) e come le somme incassate con simili modalità transitassero di fatto, almeno
in parte, in un'apposita "cassetta", prima di venir in seguito
trasferiti nella cassa con relativa registrazione contabile. Ritenuto come tale
"cassetta" non fosse accessibile unicamente all’attore, restando
così nelle disponibilità di più persone alle dipendenze della convenuta, si
deve concludere che non è stata portata la prova della colpevolezza dell’attore
nell’eventuale ammanco delle somme reclamate dalla convenuta. Non bastano a questo
proposito le testimonianze considerate dal Pretore, che comprovano unicamente il
versamento di somme in contanti nelle mani dell'attore. Pure il particolare sistema
di rilascio di ricevute descritto dai testi E__________ A__________ (audizione
23 novembre 2010 pag. 4) e L__________ R__________ (audizione 11 gennaio 2011
pag.1 e 2) non fa che confermare una prassi tutt'altro che univoca, ovvero la
messa in atto da parte della convenuta di un sistema di incasso in contanti dai
clienti e di rilascio delle ricevute che non permette di risalire con certezza ai
vari passaggi di consegna dei contanti. Viste le circostanze, in assenza della
prova certa in merito all'effettiva sorte di queste somme, non potendosi senz'altro
dedurre che questi importi siano rimasti in possesso del dipendente, non può quindi
essere confermata la decisione pretorile che lo condanna alla rifusione delle
somme in questione. Anche su questo punto, l'appello merita pertanto di essere
accolto.
10. Visto l'esito del giudizio, può
rimanere indecisa la censura dell'appellante, peraltro irricevibile poiché in
parte nuova e comunque insufficientemente motivata (art. 311 CPC), in merito
alla violazione dell’art. 323 cpv. 2 CO per la compensazione delle pretese della
convenuta con quanto dovuto come tredicesima mensilità e indennità per vacanze
non godute, a suo dire lesiva del minimo esistenziale.
Come rilevato dal Pretore l'attore ha rinunciato a prevalersi del divieto di
compensazione per l'importo dovuto alla convenuta per le fatture non ancora
pagate. Lo stesso appellante dichiara inoltre la questione "irrilevante"
in caso di rifiuto delle domande formulate in via riconvenzionale (appello pag.
8 n. 4).
11. Irricevibile per mancanza di
motivazione (art. 311 CPC) risulta pure la censura con la quale l'appellante
invoca la rescissione immediata del contratto per cause gravi e si riserva, in
modo peraltro irrito, di far valere future pretese a questo riguardo.
12. Ne consegue che, in
accoglimento dell'appello, le pretese formulate dalla convenuta in via
riconvenzionale sono confermate limitatamente a fr. 5'995,20.
E' per contro confermata la decisione pretorile che ha accolto le domande
dell'attore limitatamente a fr. 31'562.-, cifra alla quale andrà posta in
compensazione la summenzionata pretesa della debitrice, condannata quindi al
versamento del relativo saldo. Di conseguenza non può trovare accoglimento la
domanda di rigetto in via definitiva dell'opposizione formulata in via
riconvenzionale.
13. In conclusione, l’appello,
nella misura in cui è ricevibile, è accolto con conseguente riforma della
decisione impugnata nel senso che la petizione è parzialmente accolta e la
convenuta condannata al pagamento dell’importo di fr. 25'566,80, oltre
interessi al 5% dal 1° gennaio 2008. Il dispositivo sugli oneri
processuali di prima sede segue pertanto la medesima sorte. Gli oneri
processuali e le ripetibili di appello seguono la soccombenza (art. 106
CPC), ritenuto che si è tenuto conto di un valore litigioso di fr. 95'252,80 (fr.
25'566,80 ./. fr. 4'046.- + fr. 73'732.-).
Per questi motivi,
richiamati per le spese gli art. 148 CPC/TI, 106 e 95 CPC, la LTG e il Regolamento sulle ripetibili,
pronuncia: 1. L’appello 14 maggio 2012 di AP 1, nella misura in cui è ricevibile, è accolto. Di conseguenza la decisione 28 marzo 2012 del Pretore del Distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:
1. La petizione è parzialmente accolta e di
conseguenza AO 1, L, è condannata a versare a AP 1, __________, l'importo di
fr. 25'566,80 oltre interessi al 5% dal 1.1.2008;
1.1 La tassa di giustizia e le spese, di complessivi fr. 1'600.- da anticipare così come anticipate, sono poste a carico delle parti in ragione di un mezzo ciascuna, compensate le ripetibili.
2. L'azione
riconvenzionale è integralmente respinta.
2.1 La tassa di giustizia e le spese di complessivi fr. 5'000.- da anticipare così come anticipate, sono poste a carico dell'attrice riconvenzionale che rifonderà al convenuto riconvenzionale fr. 12'000.- per ripetibili.
3. invariato.
2. Gli
oneri processuali inerenti l’appello di complessivi fr. 4'000.-, già anticipati
dall’appellante, sono posti a carico dell'appellata, la quale rifonderà AP 1
fr. 5'000.- per ripetibili di appello.
3. Notificazione:
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Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1
Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello
La
presidente Il vicecancelliere
Rimedi giuridici
Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF). La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).