Incarto n.
12.2013.155

Lugano

4 febbraio 2014

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

 

La seconda Camera civile del Tribunale d'appello

 

 

 

composta dei giudici:

Epiney-Colombo, presidente,

Bozzini e Fiscalini

 

vicecancelliera:

Federspiel Peer

 

 

sedente per statuire nella causa - inc. n. SE.2012.97 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1 - promossa con petizione del 13 marzo 2012 da

 

 

AP 1

rappr. da: RA 1

 

 

 

contro

 

 

 

AO 1

rappr. da: RA 2

 

 

 

 

 

in materia di contratto di lavoro, con cui l’attore ha chiesto la condanna della controparte al pagamento di complessivi fr. 17'020.95 a titolo di salario, poi ridotti in sede di replica a fr. 16'201.45 , per il periodo dal 13 gennaio al 30 giugno 2011, nonché il rigetto in via definitiva dell’opposizione al PE. n. __________ dell’UE di Lugano limitatamente a detto importo,

 

richiesta avversata dalla convenuta che ne ha postulato la reiezione e che il Pretore con sentenza 27 agosto 2013 ha parzialmente accolto condannando la convenuta al pagamento di fr. 11'137.- oltre interessi,

 

appellante l’attore che con appello 30 settembre 2013 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente la petizione, con protesta di tasse, spese e ripetibili,

 

 

mentre la convenuta non ha presentato alcuna risposta,

 

 

letti ed esaminati i documenti prodotti,

 

 

ritenuto

 

in fatto:

                                  A.   AP 1 è stato assunto con un contratto di durata indeterminata alle dipendenze di AO 1 in qualità di operaio carpentiere a partire dal 13 gennaio 2011. Il contratto prevedeva uno stipendio annuo di fr. 56'290.- (oltre agli assegni famigliari) per indicativamente 42 ore settimanali. Diversamente da quanto indicato in questo documento AP 1 ha pattuito col nipote __________ S__________ (“il caporale”) uno stipendio inferiore. In relazione alla propria retribuzione, in sede penale il lavoratore ha affermato di aver concordato uno stipendio di Euro 11.- all’ora mentre che in sede civile egli ha rettificato detto importo in Euro 8.- l’ora. In base a quest’accordo le spese di trasporto, il vitto e l’alloggio sarebbero state a carico della datrice di lavoro.

 

                                  B.   Sino a fine febbraio 2011 AP 1 ha percepito lo stipendio inferiore concordato a voce in contanti dalle mani di __________ S__________ e di __________ B__________, che hanno assunto il ruolo di “caporali”. Lo stipendio del marzo 2011 è invece stato versato sul conto aperto dal dipendente presso la __________; in questa occasione il salario versato corrispondeva a quanto a lui spettante secondo il contratto scritto; la differenza tra questo importo e quanto pattuito a voce è però stata consegnata da AP 1 a __________ S__________.

                                         AP 1 ha lavorato alle dipendenze di AO 1 sino al 13 maggio 2011 quando è stato licenziato per ragioni legate alla mancanza di lavoro.

 

                                  C.   Previo tentativo di conciliazione (CM.2011.715), il 13 marzo 2012 AP 1, patrocinato dal sindacato U__________, ha inoltrato alla Pretura di Lugano, sezione 1, una petizione con cui ha chiesto la condanna di AO 1 al pagamento di complessivi fr. 17’020.95. a titolo di salario, da intendersi quale differenza tra quanto dovutogli secondo il CNM (Contratto nazionale mantello per l’edilizia principale in Svizzera) e il CCL (Contratto collettivo di lavoro per l’edilizia principale del Cantone Ticino) e quanto realmente percepito. Più precisamente l’attore afferma di aver ricevuto, per il periodo dal 13 gennaio al 13 maggio 2011 unicamente fr. 13’266.- netti in luogo dei fr. 33'270.10 lordi a lui spettanti mentre per il periodo dal 14 maggio al 30 giugno 2011 gli sarebbero dovuti fr. 5'561.95, importo di cui non avrebbe però ricevuto nulla. AP 1 postula altresì il rigetto in via definitiva dell’opposizione al PE. n. __________ dell’UE di Lugano limitatamente all’importo di fr. 17'020.95. 

                                         A sostegno delle proprie pretese l’attore ha invocato una violazione del CCL ad opera della datrice di lavoro che gli avrebbe versato meno di quanto a lui dovuto in base a questa regolamentazione, vincolante per la convenuta. Egli ha contestato il suo inserimento nella classe di stipendio C ed ha rivendicato l’attribuzione alla classe A ai sensi dell’art. 42 CNM. Per quanto attiene al monte ore ed al conteggio salario egli ha presentato una propria distinta. AP 1 ha inoltre contestato la validità della disdetta immediata.

                                         La convenuta si è opposta alla petizione contestando integralmente la pretesa creditoria. In breve, essa ha affermato di aver sempre pagato il salario pattuito contrattualmente ed ha negato di aver avuto conoscenza di eventuali accordi divergenti tra i dipendenti e i “caporali”. Essa ha inoltre contestato che l’eventuale agire illecito di questi ultimi potesse venirle addebitato. Parallelamente AO 1 ha evidenziato delle incongruenze negli importi pretesi dall’attore. Essa ha pure sostenuto che la disdetta è stata data dal dipendente di propria iniziativa e che malgrado egli non si sia più presentato al lavoro dopo il 13 maggio 2011 lo stipendio gli è stato comunque versato sino al 20 maggio 2011.

                                         In sede di replica parte attrice ha approfondito le proprie argomentazioni ed ha ricalcolato la differenza salariale precisando che le incongruenze rilevate da controparte erano da ricondurre al pagamento in parte in Euro in parte in franchi dello stipendio. Essa ha ridotto la pretesa fatta valere in giudizio ed ha quantificato la stessa in fr. 16'201.45, di cui fr. 12'509.10 per il periodo sino al 20 maggio 2011 e fr. 3'692.35 per il periodo dal 21 maggio al 30 giugno 2011. Nel contempo AP 1 ha ribadito di aver intascato unicamente Euro 8.- all’ora ed ha postulato l’attribuzione alla classe salariale B.

                                         Per sua parte la convenuta in duplica ha riconfermato le proprie allegazioni.

 

                                  D.   Esperita l’istruttoria le parti sono state convocate per la discussione finale; entrambe hanno prodotto dei memoriali scritti nei quali hanno ribadito le proprie antitetiche posizioni.

 

                                  E.   Statuendo con sentenza del 27 agosto 2013 il Pretore ha accolto parzialmente la petizione ed ha condannato la convenuta al pagamento di fr. 11'137.- netti oltre agli interessi al 5% dal 14 maggio 2011 su fr. 7'904.- e dal 1° luglio 2011 su fr. 3'233.-.

                                  F.   Con appello 30 settembre 2013 AP 1 chiede la riforma del querelato giudizio nel senso di accogliere integralmente la petizione e di condannare la controparte al pagamento di fr. 17'020.85, protestate tasse, spese e ripetibili. La convenuta non ha presentato risposta all’appello.

 

 

e considerato,

 

in diritto:

 

 

                                   1.   Il 1° gennaio 2011 è entrato in vigore il nuovo Codice di diritto processuale civile svizzero che trova applicazione in entrambe le sedi, siccome la procedura innanzi al Pretore è stata avviata dopo tale data (art. 404 e 405 CPC).

 

                                   2.   Preliminarmente, al fine di chiarire quale sia la documentazione su cui poggia il presente procedimento, è necessario evidenziare che in prima sede è stato richiamato formalmente unicamente l’incarto 2011/2125 del Ministero pubblico (cfr. petizione pag. 6 e verbale dibattimentale dell’8 ottobre 2012 pag. 2), non invece quelli indicati dall’appellante nel proprio appello (pag. 2 in fine). Questi ultimi non hanno fatto oggetto di un’ordinanza pretorile di richiamo ma sono stati congiunti al presente incarto unicamente per fini istruttori. Ne discende che il loro contenuto non può essere considerato nel procedimento qui in esame; si constata nondimeno che gli atti dei singoli incarti sono completi.

 

                                   3.   Con l’appello l’attore postula l’accoglimento integrale della petizione e la condanna della controparte al pagamento di fr. 17'020.85, oltre interessi (cfr. atto di appello pag. 2), importo questo che eccede quanto richiesto in prima sede. Verosimilmente parte attrice è incorsa in un errore riprendendo in maniera acritica la cifra indicata dal Pretore in ingresso alla decisione impugnata (cfr. sentenza cit. 1) e che si riferisce all’importo postulato nella petizione (fr. 17'020.95, pag. 1) ma poi ridotto in sede di replica (fr. 16'201.45, replica pag. 5 e 6) e nel memoriale conclusivo (pag. 1). Trattasi con ogni evidenza di un’estensione delle richiesta di giudizio inammissibile in quanto non soddisfa i presupposti dell’art. 317 CPC. L’oggetto del giudizio va pertanto limitato all’importo richiesto nell’atto conclusivo di prima sede, ovvero fr. 16'201.45.

 

                                   4.   Per quanto ancora dibattuto in appello, il Pretore ha accertato che, per il periodo dal 13 gennaio al 13 maggio 2011, il lavoratore ha percepito meno di quanto a lui spettante in base al CCL. Nel contempo il magistrato ha ritenuto ingiustificata la disdetta comunicata al dipendente dalla convenuta ed ha sancito l’obbligo di quest’ultima di pagare lo stipendio anche dal 14 maggio al 30 giugno 2011, ossia durante il termine ordinario di disdetta, deduzione fatta di quanto percepito dal lavoratore presso altri datori di lavoro.

                                         Per quanto attiene alla determinazione delle ore lavorative svolte dal dipendente e dello stipendio a lui spettante, il giudice di prime cure ha giudicato inaffidabili i conteggi allestiti dalla datrice di lavoro e non provato il monte ore preteso dal lavoratore. Il magistrato ha quindi fatto capo ai parametri del CCL ed ha quantificato le ore effettuate tra il 13 gennaio ed il 13 maggio 2011 in 814; egli ha quindi moltiplicato le stesse per lo stipendio orario previsto dal CCL. In maniera analoga il magistrato ha determinato le ore da conteggiare per il periodo dal 14 maggio al 30 giugno 2011, stimate in 190.04. Anche in questo caso egli ha moltiplicato le ore per la tariffa prevista dal CCL. Da questi importi, al netto delle deduzioni sociali, il magistrato ha dedotto lo stipendio già pagato dalla convenuta, le spese sostenute dalla stessa per vitto e alloggio nonché il salario conseguito da AP 1 presso un altro datore di lavoro tra il 21 maggio e il 30 giugno 2011; l’importo spettante all’attore è quindi stato quantificato in complessivi fr. 11'137.- netti. Da ultimo, il magistrato ha riconosciuto alla patrocinatrice dell’attore un’indennità di rappresentanza di fr. 150.-.

 

                                   5.   Nel proprio allegato di appello AP 1 ha censurato il calcolo effettuato dal Pretore per stabilire le ore da retribuire per il periodo dal 13 gennaio e il 30 giugno 2011. A detta dell’appellante le ore da conteggiare assommerebbero a 902.50 per il periodo dal 13 gennaio al 13 maggio 2011 e a 215 per il periodo dal 14 maggio al 30 giugno di quell’anno, e non a 814 per il primo periodo e a 190.04 per il secondo periodo, come accertato dal magistrato (cfr. sentenza impugnata pag. 5).

 

                               5.1.   Preliminarmente è necessario sottolineare che la determinazione del monte ore, e di conseguenza dello stipendio spettante al lavoratore, si è rivelata complessa. Da un canto, parte attrice ha prodotto dei conteggi in contraddizione tra loro e contenenti degli errori (cfr. doc. H, I e N); dall’altro la sentenza impugnata non permette di ricostruire il ragionamento soggiacente il calcolo effettuato dal Pretore, calcolo che ad ogni buon conto pare inesatto in quanto fondato sui dati (come detto errati) contenuti nella documentazione attorea.

                                         In assenza di indicazioni attendibili fornite dalle parti in relazione alle ore effettuate dal dipendente, non rimane che attenersi per la determinazione delle stesse, ai parametri del CCL e al calendario sezionale dell’edilizia. Agli atti figura il calendario sezionale base per l’anno 2011 (doc. F), documento dal quale è possibile estrapolare i giorni e le ore lavorative mensili per l’anno 2011. In equità, per quanto attiene al periodo dal 13 gennaio 2011 al 13 maggio 2011 si ricava un monte ore pari a 693,5 mentre che per il periodo dal 14 maggio al 30 giugno 2011 esso assomma a 264.

                                         Ritenuto uno stipendio orario pari a fr. 27.75 (cfr. sentenza impugnata pag. 4), l’importo lordo del salario per il periodo dal 13 gennaio al 13 maggio 2011 è pertanto pari a fr. 19’245.- a cui vanno aggiunti fr. 577.- per i festivi infrasettimanali, fr. 2'101.- per le vacanze e fr. 1’826.- per la tredicesima, per un totale complessivo di fr. 23’749. A questa cifra vanno inoltre aggiunti fr. 900.- (4.5 mesi x fr. 200.-) e fr. 1’125.- (4.5 mesi x fr. 250.-) quali assegni famigliari (cfr. doc. N) per un importo totale di fr. 25’774.-. Da detto importo devono quindi essere dedotte le trattenute sociali, corrispondenti complessivamente al 21.83% (pari a fr. 5’626.-) e lo stipendio già pagato dalla datrice di lavoro assommante a fr. 14'399.- (fr. 7'314.- + fr. 7'085.-; accertato nella sentenza impugnata pag. 5 e non contestato in appello).

                                         Per il periodo dal 14 maggio al 30 giugno 2011 l’importo lordo dello stipendio assomma invece a fr. 7'326.- a cui vanno aggiunti fr. 220.- per i festivi infrasettimanali, fr. 780.- per le vacanze e fr. 695.- per la tredicesima, per un totale complessivo di fr. 9'021.-. A questa cifra vanno inoltre aggiunti fr. 300.- (1.5 mesi x fr. 200.-) e fr. 375.- (1.5 mesi x fr. 250.-) quali assegni famigliari per un importo totale di fr. 9'696.-.

                                         Da detto importo devono essere dedotte le trattenute sociali, corrispondenti complessivamente al 21.83% (pari a fr. 2'117.-) e quanto percepito da AP 1 alle dipendenze di una datrice di lavoro terza tra il 21 maggio e il 30 giugno 2011, ovvero fr. 1'869.60 (doc. N). Lo stipendio pagato da AO 1 per il periodo dal 14 al 20 maggio è già stato considerato nel periodo precedente.

 

                                         Ne discende che il dipendente ha diritto complessivamente a ulteriori fr. 11'458.- netti (fr. 5’749 + fr. 5’709.-).

 

                                   6.   L’appellante contesta inoltre la deduzione dallo stipendio delle spese per il vitto e per l’alloggio operata dal Pretore.

 

                               6.1.   L’istruttoria ha permesso di accertare che le spese per il vitto e per l’alloggio erano a carico della datrice di lavoro, obbligo che il Pretore ha riconosciuto nella sentenza di primo grado (cfr. pag. 4). Queste spese sono effettivamente state sostenute dalla convenuta, circostanza non contestata dall’attore. Come emerge dagli atti, lo stipendio previsto da contratto (fr. 27.75 all’ora) era da intendersi al netto di detti costi e ne consegue che la deduzione della quota per vitto e alloggio (pari a fr. 2'335.50) operata dal Pretore si rivela in contrasto con gli accertamenti effettuati dallo stesso. Su questo punto la sentenza di primo grado non può pertanto essere confermata.

 

                                         Così stando le cose l’importo spettante al dipendente per il periodo dal 13 gennaio al 30 giugno 2011 ammonta pertanto a fr. 11'458.- netti (fr. 5’749 + fr. 5’709.-, consid. 5.1).

 

                                   7.   Da ultimo l’appellante critica la ripartizione delle ripetibili operata dal Pretore e postula il riconoscimento in favore del sindacato UNIA di un importo equivalente a quello usualmente assegnato in caso di patrocinio per il tramite di un legale iscritto al registro degli avvocati.

 

                               7.1.   Come traspare dalla sentenza impugnata, il Pretore ha fissato le ripetibili secondo equità ed ha determinato le stesse in fr. 150.- (art. 107 CPC; sentenza cit. pag. 6). Nel caso concreto detto modo di agire pare corretto e l’importo attribuito è finanche generoso tenuto conto delle circostanze.

                                         Al riguardo si rileva che il patrocinatore di AP 1 non ha prodotto né una nota da cui sia possibile desumere il dispendio orario connesso alla causa in oggetto né una lista delle spese sostenute, ciò che sarebbe invece stato auspicabile a fronte di una simile richiesta (art. 105 cpv. 2 CPC). A questo vada aggiunto che l’art. 15 Rtar riconosce la facoltà di accordare un’indennità al patrocinatore non iscritto nel registro degli avvocati “se la qualità delle prestazioni e le circostanze lo giustifichino e avuto riguardo dello svolgimento diligente del patrocinio”. In concreto però l’attività di patrocinio svolta dal sindacato UNIA è appena sufficiente, in particolare per quel che concerne la redazione degli allegati, la formulazione delle richieste di giudizio e l’allestimento della documentazione prodotta, come visto oggetto di vari e ripetuti errori che hanno reso particolarmente laboriosa la ricostruzione dei fatti e il conseguente accertamento delle pretese attoree (cfr. anche consid. 5.1). Da un rappresentante professionale – o che tale vuole essere – ci si può aspettare ben altro, nell’interesse della persona patrocinata.

                                         In considerazione di quanto precede e dell’esito dell’appello, accolto in misura minima, un adeguamento dell’importo riconosciuto quale indennità di rappresentanza dal Pretore non si giustifica. Le ripetibili di prima sede, fissate, in equità, in fr. 150.- vanno pertanto confermate.

 

                                   8.   Visto quanto precede l’appello deve essere parzialmente accolto. La tassa di giustizia, le spese e le ripetibili di primo e secondo grado seguono la rispettiva soccombenza delle parti.

                                         Per il giudizio di appello si è tenuto conto di un valore di causa di fr. 5’064.45.

 

 

Per i quali motivi,

visti gli art. 96 e 106 CPC e 15 RTar,

 

 

decide:

 

                                    I.   L’appello 30 settembre 2013 è parzialmente accolto.

                                         Di conseguenza la sentenza 27 agosto 2013 della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1, è così riformata:

 

1.        La petizione di AP 1 è parzialmente accolta e, di conseguenza, AO 1 è condannata a pagare a AO 1 l’importo di fr. 11'458.- netti oltre interessi al 5% dal 14 maggio 2011 su fr. 5’749.- e dal 1°luglio 2011 su fr. 5’709.-.

 

2.        invariato

3.        invariato

4.        invariato

5.        invariato

 

                                   II.   Non si prelevano né tasse né spese di appello. Non si assegnano ripetibili di appello.


                                  III.   Notificazione:

 

-

-

 

                                         Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 1

 

 

 

Per la seconda Camera civile del Tribunale d’appello

La presidente                                                        La vicecancelliera

                      

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente sentenza è dato ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF). Nelle cause a carattere pecuniario il ricorso è ammissibile se il valore litigioso ammonta a fr. 15'000.- nelle vertenze in materia di diritto del lavoro e di locazione e a fr. 30'000.- negli altri casi. Per valori inferiori il ricorso è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale o se una legge federale prescrive un’istanza cantonale unica (art. 74 cpv. 2 LTF). Qualora non sia dato il ricorso in materia civile è possibile proporre negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113, 117 LTF).  La parte che intende impugnare una decisione sia con un ricorso ordinario sia con un ricorso in materia costituzionale deve presentare entrambi i ricorsi con una sola e medesima istanza (art. 119 LTF).