Incarto n.
14.2003.93

Lugano

3 maggio 2004

CJ/fc/dp

 

In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino

 

La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello

 

 

 

 

composta dei giudici:

Cometta, presidente,

Pellegrini e Chiesa

 

segretario:

Jaques, vicecancelliere

 

 

statuendo sulla causa a procedura sommaria appellabile (EF.2003.273) promossa con istanza 30 giugno 2003 da

 

 

 AO1 

rappr. dall'  RA2 

 

 

contro

 

 

AP1 

rappr. dall'  RA1 

 

 

tendente ad ottenere il rigetto definitivo dell’opposizione interposta al PE n. __________ dell'UEF di Locarno dell'11 marzo 2003;

 

sulla quale istanza il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna, con sentenza 13 novembre 2003, ha così deciso:

 

"1.   L’istanza è accolta: l'opposizione interposta dalla parte convenuta al precetto esecutivo n. __________ dell'Ufficio esecuzione e fallimenti di Locarno è respinta in via definitiva per fr. 13'666,10 oltre interessi al 5% dal 29 novembre 2000 e fr. 100.-- di spese esecutive.

2.    Le spese e la tassa di giustizia per complessivi fr. 320.--, da anticipare dalla parte istante, sono poste a carico della parte convenuta, la quale rifonderà a controparte fr. 100.-- di indennità.

3.    omissis";

sentenza dedotta tempestivamente in appello dall'escussa che con atto 24 novembre 2003 ha postulato la reiezione dell'istanza e protestato spese e ripetibili di entrambe le sedi;

 

viste le osservazioni 15 dicembre 2003 della parte appellata, che si è opposta al gravame, con protesta di spese e ripetibili, e chiesto di essere ammessa al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio;

 

 

ritenuto

 

in fatto:                            A.   Con PE n. __________ dell’UEF di Locarno (doc. A), AO1 ha escusso AP1. per l'incasso dell’importo di fr. 13'766,10 oltre interessi al 5% dal 29 novembre 2000 e spese, indicando quale titolo di credito: “Sentenza della seconda Camera civile del Tribunale d'Appello (__________)”.

                                                  Interposta opposizione, l’escutente ne ha chiesto il rigetto definitivo.

 

 

                                           B.   All'udienza di contraddittorio del 1. ottobre 2003, la parte convenuta ha concluso per la reiezione integrale dell'istanza, eccependo in particolare la compensazione con un credito di fr. 21'200,55 cedutole lo stesso giorno dalla C__________, __________ (I) e accertato con sentenza 11 agosto 1997 del Pretore di Bellinzona.

                                                  In replica, l'escutente ha contestato la compensabilità del credito fatto valere dall'escussa, affermando che il credito per salari da essa vantato non era pignorabile né pertanto, in virtù dell'art. 323b CO, compensabile.

                                                  In duplica, la convenuta ha evidenziato come l'eccezione sollevata dall'escutente non fosse né motivata né provata, un credito risalente a più di 3 anni non potendo del resto ricadere nel campo d'applicazione degli art. 323b cpv. 2 CO e 93 LEF, i quali tutelano i crediti correnti e futuri.

 

 

                                           C.   Con sentenza 13 novembre 2003, il Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna ha accolto l’istanza. In sostanza, dopo aver rilevato la controversia dottrinale circa la ripartizione dell'onere della prova dell'impignorabilità del salario nell'ambito dell'art. 323b cpv. 2 CO, il primo giudice, per le circostanze particolari della fattispecie, ha ritenuto di doverlo accollare alla convenuta (datrice di lavoro), in quanto l'escussa aveva comunicato all'escutente la cessione del credito opposto in compensazione solo all'udienza di discussione, precludendole così ogni e qualsiasi possibilità di portare la prova dell'impignorabilità. Decidere altrimenti sarebbe equivalso ad ammettere un modo di procedere incompatibile con l'art. 2 cpv. 2 CC.

 

 

                                           D.   Contro la sentenza pretorile si aggrava tempestivamente AP1, criticando l'inversione dell'onere della prova operata dal giudice di prime cure. In sintesi, l'appellante ritiene che si sia così svuotato completamente l'istituto della compensazione, siccome il datore di lavoro non dispone, né può materialmente disporre degli elementi necessari alla quantificazione della quota impignorabile del salario, come ad esempio l'importo della pigione dell'abitazione del lavoratore oppure dei premi dell'assicurazione malattia. L'appellante contesta inoltre che il proprio comportamento possa essere ritenuto abusivo: ha solo esercitato il diritto di farsi cedere un credito e di opporlo in compensazione nella procedura di rigetto dell'opposizione riconosciuto dalla legge. La creditrice avrebbe del resto potuto e dovuto aspettarsi che un debitore facesse valere l'eccezione di compensazione, visto che dal 14 maggio 1999 al 21 maggio 2003 sarebbero stati rilasciati contro di lei ben 41 attestati di carenza di beni per un totale di fr. 165'782,15.

 

 

                                           E.   Delle osservazioni dell’appellato si dirà, nella misura necessaria ai fini del presente giudizio, nei considerandi seguenti.

 

 

Considerato

 

in diritto:                          1.    Per l’art. 80 cpv. 1 LEF quando il credito sia fondato sopra una sentenza esecutiva, il creditore può chiedere in giudizio il rigetto definitivo dell'opposizione.

 

                                        1.1.   Una sentenza diviene esecutiva quando è cresciuta in giudicato (vale a dire: non può più essere impugnata con un rimedio ordinario) e da essa scaturisce per il debitore un obbligo di pagamento o di prestazione di garanzia (cfr. Jaeger/Walder/ Kull/ Kottmann, Bundesgesetz über Schuldbetreibung und Konkurs, vol. I, 4a ed., Zurigo 1997, n. 3 s. ad art. 80; Daniel Staehelin, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, vol. I, n. 6 ss. ad art. 80; Pierre-Robert Gilliéron, Commentaire de la LP, vol. I, Losanna 1999, n. 35 s. e 38 s. ad art. 80; Peter Stücheli, Die Rechtsöffnung, tesi Zurigo 2000, p. 213 s. e 221 ss.).

 

                                        1.2.   Il giudice del rigetto deve accertare d’ufficio, in ogni stadio di causa, se la sentenza su cui si fonda l’esecuzione ossequia tutti i requisiti posti dalla LEF per poterle riconoscere carattere esecutivo (cfr. Staehelin, op. cit., n. 50 ad art. 84; Gilliéron, op. cit., n. 22 ad art. 80 e 68 ad art. 84; Stücheli, op. cit., p. 112 s.).

 

                                        1.3.   In casu, la sentenza 22 novembre 2002 della seconda Camera civile del Tribunale d'appello (inc. 12.2002.44, doc. B), debitamente attestata cresciuta in giudicato sulla prima pagina, costituisce pertanto un valido titolo di rigetto definitivo dell'opposizione per "la somma di fr. 13'666,10 oltre interessi al 5% dal 29 novembre 2000, a titolo di salario lordo, dal quale AP1 è autorizzata a dedurre i relativi contributi sociali, fornendo la prova dell'avvenuto versamento agli istituti sociali", ciò che peraltro non è contestato dall'appellante.

 

 

                                           2.    In virtù dell’art. 81 cpv. 1 LEF, se il credito è fondato su una sentenza esecutiva di un’autorità della Confederazione o del Cantone in cui fu promossa l’esecuzione, l’opposizione è rigettata in via definitiva a meno che l’escusso provi con documenti che dopo la sentenza il debito è stato estinto o il termine per il pagamento è stato prorogato ovvero dimostri che è prescritto.

 

                                        2.1.   Quale prova dell’estinzione del credito per compensazione valgono soltanto documenti che siano idonei a provare l'esistenza della contropretesa, ossia una sentenza esecutiva ai sensi dell'art. 81 cpv. 1 LEF oppure un riconoscimento incondizionato da parte della controparte attestante una pretesa creditoria liquida e indiscutibile (“mit völlig eindeutigen Urkunden” cfr. DTF 115 III 100 cons. 4, con rif.).

 

                                           a)    Per alcuni tribunali cantonali e la dottrina, quale prova della contropretesa sarebbero sufficienti documenti idonei a giustificare almeno il rigetto provvisorio dell’opposizione (cfr. Panchaud/Caprez, Die Rechtsöffnung, Zurigo 1980, n. 3 ad § 144; Dieter Gessler, Scheidungsurteile als definitive Rechtsöffnungstitel, SJZ 1987, p. 257, prima della nota 92; Viktor Aepli, Zürcher Kommentar V 1h, 3. ed., Zurigo 1991, n. 159 ad Vorbem. zu Art. 120-126, con rif.; Staehelin, op. cit., n. 10 ad art. 81, con rif.; Gilliéron, op. cit., n. 59 ad art. 81; Stücheli, op. cit., p. 238 a.i.).Tale formulazione è fonte di possibili malintesi. Infatti, l'art. 81 cpv. 1 LEF esige una prova (documentale) "stretta" (cfr. DTF 115 III 100 cons. 4; 124 III 503 cons. 3a) dell'estinzione del credito posto in esecuzione. Un riconoscimento di debito scritto e firmato dall'escutente (che costituisce sì un titolo di rigetto provvisorio ai sensi dell'art. 82 cpv. 1 LEF) potrà quindi giustificare la reiezione dell'istanza soltanto qualora il giudice sia convinto dell'esistenza della contropretesa opposta in compensazione; il minimo dubbio dovrà intendersi a vantaggio dell'escutente, anche se le sue allegazioni appaiono meno verosimili (ai sensi dell'art. 82 cpv. 2 LEF) di quelle contrarie dell'escusso.

 

                                           b)   In casu, la sentenza 11 agosto 1997 del Pretore del distretto di Bellinzona (inc. OA.96.238), prodotta dall'escussa quale doc. 1 e che respinge l'azione di disconoscimento di debito (ex art. 83 cpv. 2 LEF) promossa dall'escutente contro C__________, costituisce pertanto a priori un valido titolo a dimostrazione dell'esistenza e dell'esigibilità del credito opposto in compensazione, ammontante a fr. 17'007,15 oltre interessi al 5% dal 28 luglio 1995 (cfr. doc. 1, cons. 1) (per la verità, siffatta sentenza riguarda un'esecuzione apparentemente diversa da quella indicata sull'attestato di carenza beni 5 febbraio 2001 [doc. 2] e sull'atto di cessione 1. ottobre 2003 [doc. 3] – esecuzione n. 300'055 dell'UEF di Bellinzona nel primo caso, n. 445'253 dell'UEF di Locarno negli altri due casi –, ma l'importo posto in esecuzione è lo stesso [fr. 25'529,60]: si tratta quindi sicuramente della medesima procedura, proseguita tuttavia ad un nuovo foro esecutivo in seguito al cambiamento di domicilio dell'escussa [art. 53 LEF a contrario]).

                                                  Infatti, la reiezione dell'azione di disconoscimento di debito implica implicitamente l'accertamento dell'esistenza del credito per il quale l'opposizione è stata rigettata in via provvisoria, poiché l'azione di disconoscimento di debito è simile ad un'azione di accertamento del credito, salvo che il ruolo delle parti (ma non l'onere della prova) è invertito: attore è l'escusso, convenuto l'escutente (cfr. DTF 91 II 111; Gilliéron, op. cit., n. 53 ad art. 83). Certo, dal profilo formale soltanto il dispositivo – e non i motivi – cresce in giudicato e il dispositivo della sentenza che respinge l'azione di disconoscimento di debito, salvo conclusioni riconvenzionali in tal senso, non accerta l'esistenza del credito (cfr. Gilliéron, op. cit., n. 120 ad art. 83), bensì, come nel caso di specie, unicamente la reiezione dell'azione. È tuttavia errato affermare, alla stregua di Gilliéron (op. cit., loc. cit.), che il giudice si limita a constatare che l'escusso non ha dimostrato l'inesistenza o l'inesigibilità della pretesa posta in esecuzione: l'onere della prova spetta in effetti all'escutente e l'azione può essere respinta solo se questi ha dimostrato l'esistenza e l'esigibilità del credito in questione. Di conseguenza ben si può riconoscere alla sentenza la qualità di titolo di prova dell'esistenza e dell'esigibilità del credito che ne è oggetto.

                                                  Invero, manca il timbro di crescita in giudicato. Dall'emissione dell'attestato di carenza beni 5 febbraio 2001 (doc. 2) e dall'assenza di contestazione dell'escutente si può però dedurre che detta sentenza sia comunque passata in giudicato.

 

                                        2.2.   L'escusso deve inoltre portare la prova dell'insieme dei presupposti per la compensazione: reciprocità dei crediti da compensare, esigibilità del credito compensante e diritto di azione (Durchsetzbarkeit/Fälligkeit und Klagbarkeit), esecutorietà (Erfüllbarkeit/Erbringbarkeit, exécutabilité) del credito da compensare e identità di natura (Gleichartigkeit) dei crediti in questione (cfr. Gessler, p. 257; Aepli, op. cit., n. 160 ad Vorbem. zu Art. 120-126; n. 80 e 83 ad art. 125; Staehelin, op. cit., n. 10 ad art. 81; Stücheli, op. cit., p. 239; cfr. pure Ingeborg Schwenzer, Schweizerisches Obligationenrecht, Allgemeiner Teil, 2a.ed., Berna 2000, n. 77.04 ss.), nonché dichiarazione di compensazione (cfr. art. 124 cpv. 1 CO; Aepli, op. cit., n. 161 ad Vorbem. zu Art. 120-126; Stücheli, op. cit., p. 241 ad c; Pierre Engel, Traité des obligations en droit suisse, 2a ed., Berna 1997, p. 671 e 675 ad D). Questi presupposti possono essere dimostrati anche con altri mezzi di prova che non con documenti (cfr. DTF 113 III 86). Inoltre, il diritto di compensare deve essere sorto dopo l'ultimo stadio della procedura di accertamento del credito posto in esecuzione in cui l'eccezione sarebbe ancora potuta essere sollevata (cfr. Aepli, op. cit., n. 156 s. ad Vorbem. zu Art. 120-126; Staehelin, op. cit., n. 10 ad art. 81, con rif.; Stücheli, op. cit., p. 237).

 

                                           a)    Nel caso di specie, la condizione della reciprocità (o dell'identità dei creditori) è data dalla cessione di credito 1. ottobre 2003 tra C__________ e l'appellante (doc. 3), notificata all'escutente all'udienza di discussione.

 

                                           b)   L'esigibilità del credito compensante risulta, come visto (cfr. supra ad 2.1), dalla sentenza 11 agosto 1997 (doc. 1).

 

                                           c)    Che il credito posto in esecuzione sia eseguibile e addirittura esigibile si evince dalla sentenza 22 novembre 2002 (doc. B).

 

                                           d)   La natura pecuniaria – e pertanto identica – dei crediti in esame è pacifica.

 

                                           e)    La compensazione è stata dichiarata all'udienza di discussione dell'istanza di rigetto. Anche se fatta "all'ultimo secondo", siffatta dichiarazione era ancora possibile, siccome le eccezioni, di qualsiasi tipo, possono essere sollevate anche per la prima volta in sede di contraddittorio, la controparte dovendo essere pronta a controbattere (principio dell'eventualità [cfr. CEF 6 novembre 2003 [14.03.36]; Staehelin, op. cit., n. 52 ad art. 84, Gilliéron, op. cit., n. 103 ad art. 82; Angelo Olgiati, Le norme generali per il procedimenti civile nel Canton Ticino, tesi Zurigo 2000, pp. 106 ss], detto anche massima di concentrazione o principio degli stadi preclusivi del processo [cfr. Cocchi/Trezzini, CPC-TI, Lugano 2000, n. 22 ss. ad art. 78]), con il rilievo che il giudice deve tenerne conto nell'attribuzione delle spese e indennità (cfr. art. 20 cpv. LALEF; Gessler, op. cit., p. 257 i.f.; Staehelin, op. cit., n. 11 ad art. 81; Stücheli, op. cit., p. 239 i.f. e nota 94; p. 241).

 

                                           f)     Il diritto di compensazione dell'appellante è sorto solo con la cessione del credito da essa vantato – poiché prima non era realizzata la condizione della reciprocità –, ossia dopo la chiusura della procedura sfociata nella sentenza 22 novembre 2002 (doc. B). L'autorità di cosa giudicata di quest'ultima non si oppone pertanto alla compensazione voluta dall'appellante.

 

                                        2.3.   Ultimo presupposto: la compensazione non deve essere esclusa dalla legge o dalla convenzione (Stücheli, op. cit., p. 239 ss.).

 

                                           a)    Ex art. 323b cpv. 2, 1. periodo CO, il datore di lavoro può compensare il salario con un credito verso il lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia pignorabile. Tale norma costituisce lex specialis rispetto all'art. 125 n. 2 CO, che esclude la compensazione contro la volontà del creditore in particolare per i salari assolutamente necessari al mantenimento del creditore e della sua famiglia, in quanto non consente alle parti di pattuire convenzioni contrarie (cfr. art. 361 cpv. 1 CO).

 

                                           b)   È discussa in dottrina e tra le parti la questione di sapere se spetti al datore di lavoro o al lavoratore dimostrare che il salario sia o no pignorabile.

                                                  Secondo la giurisprudenza (DTF 53 III 213, cons. 6; 88 II 313, cons. 6b; BS AppGer. 10.12.1943, SJZ 1944, 266, n. 173; GE CJ 26.5.1979, JdT 1979 I 452 ad n. 47) e una parte numericamente maggioritaria della dottrina (cfr. Manfred Rehbinder, Berner Kommentar VI.2.2.1, Berna 1985, n. 17 ad art. 323b; Daniel Brand et al., Der Einzelarbeitsvertrag im Obligationenrecht, Muri-Berna 1991, n. 14 ad art. 323b; Schönenberger/Staehelin, Zürcher Kommentar V 2c, Zurigo 1996, n. 14 ad art. 323b; Staehelin, op. cit., n. 12 ad art. 81; Nicolas Jeandin, Commentaire romand du CO, vol. I, Ginevra/Basilea/Monaco 2003, n. 8 a.i. ad art. 125), spetta al lavoratore dimostrare che il credito di salario che il datore di lavoro intende compensare è impignorabile ai sensi dell'art. 93 LEF.

                                                  Aepli (op. cit., n. 160 ad Vorbem. zu Art. 120-126; n 81 e 82 s. ad art. 125) distingue tra la prova del fatto che il credito da compensare sottostia all'art. 125 n. 1 o 2 CO, e la prova che esso sia impignorabile, in quanto a questa seconda prova, comunque a carico del creditore di alimenti o di salario, sarebbero da porre delle esigenze non troppo alte ("nicht strenge Anforderungen"), un semplice richiamo all'art. 125 n. 2 CO non essendo però sufficiente. Nello stesso senso si esprime Stücheli (op. cit., p. 240 s.), secondo il quale, nella procedura di rigetto definitivo dell'opposizione, le condizioni d'esclusione della compensazione devono essere rese solo verosimili dall'istante.

                                                  All'opposto, C. Brunner/J.-M- Bühler/J.-B. Waeber (Commentaire du contrat de travail, 2. ed., Losanna 1996, n. 3 ad art. 323b) sostengono che spetta al datore di lavoro portare la prova dell'esattezza del calcolo dell'importo che egli pretende pignorabile.

                                                  Per Gessler (op. cit., p. 256 s.), l'art. 81 cpv. 1 LEF (e non CO) implica nell'interesse di un'esecuzione efficace delle sentenze cresciute in giudicato un'inversione dell'onere della prova così come risulterebbe essere se si applicasse l'art. 8 CC – in virtù del quale i fatti dirimenti ("rechtshindernde Tatsachen", "faits dirimants"), quali il carattere impignorabile del credito da compensare ex art. 125 n. 2 CO, vanno comprovati da chi li allega –, inversione che obbliga la parte che invoca la compensazione, come nel caso dell'azione di accertamento del ritorno a miglior fortuna (art. 265a cpv. 4 nLEF) a dimostrare che la controparte, vista la sua buona situazione finanziaria, non necessita del credito da compensare per coprire il suo minimo di esistenza. A mente di quest'autore, siffatta soluzione sarebbe anche giustificata dal fatto che si potrebbe presumere già dall'esistenza della sentenza accertante il credito da compensare che lo stesso sia indispensabile al suo titolare (ai sensi dell'art. 93 LEF).

 

                                           c)    Occorre anzitutto osservare come la sentenza DTF 88 II 313 (cons. 6b), spesso citata in dottrina, non sia motivata sulla questione della ripartizione dell'onere della prova.

                                                  Nella DTF 115 III 102 s. (cons. 4d), citata da Gilliéron (op. cit., n. 63 ad art. 81), il Tribunale federale, in quanto ha respinto il ricorso contro la decisione di rigetto definitivo dell'opposizione, sembra del resto essere partito dal presupposto che spettava all'escusso (debitore degli alimenti) provare che i suoi eventuali crediti – sorti in seguito a versamenti di importi superiori a quelli dovuti – erano superiori alle quote concrete non compensabili dei crediti di alimenti, quand'anche si sia riferito, su un altro punto, alla DTF 88 II 311 ss.

                                                  Nella DTF 53 III 213, il Tribunale federale si era invece riferito, senza ulteriore spiegazioni, all'art. 8 CC. Ci si può però chiedere se le circostanze particolari della fattispecie (dagli atti risultava infatti che il lavoratore possedeva due automobili e una villa e che dopo il fallimento della sua società non gli erano mancati i mezzi per intraprendere un costoso trasloco nonché viaggi all'estero) non abbiano avuto un ruolo determinate ("Unter diesen Umständen hätte es dem Kläger oblegen, darzutun, dass er keine Mittel für seinen und seiner Familie Unterhalt besitze …", sottolineatura del redattore).

                                                  Comunque, il riferimento all'art. 8 CC non è convincente.

                                                  Certo, le condizioni negative di un diritto, che siano un fatto distruttivo (estintivo o modificatore: "rechtsvernichtende/ rechtsaufhebende Tatsache") o dirimente ("rechtshindernde Tatsache"), vanno provate da chi le allega (cfr. Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. I, Berna 2001, n. 1178, 1181 e 1187 ss.). Orbene, l'art. 125 CO, già per il suo titolo marginale ("casi di esclusione") e per la sistematica della legge, ma anche a causa del suo carattere dispositivo (cfr. Aepli, op. cit., n. 21 ad art. 125), indica chiaramente che i casi menzionati all'art. 125 CO sono eccezioni al principio della compensazione posto all'art. 120 CO (sulla distinzione tra fatti generativi di diritto e fatti dirimenti, cfr. Hohl, op. cit., n. 1179). Appare quindi giustificato operare una differenza tra le condizioni positive poste agli art. 120 e 124 cpv. 1 CO e quella negativa dell'art. 125 CO (cfr. Aepli, op. cit. n. 160 ad Vorbem. zu Art. 120-126), la quale tecnicamente va qualificata quale fatto dirimente (in questo senso: Gessler, op. cit., p. 256, per il caso degli alimenti del diritto di famiglia).

                                                  Invece, per l'art. 323b cpv. 2, 1. periodo CO, che costituisce lex specialis rispetto all'art. 125 CO (cfr. Schönenberger/ Staehelin, op. cit., n. 8 ad art. 323b), la pignorabilità del credito del lavoratore è un fatto generativo del diritto di compensare, non solo dal profilo del testo della norma ("il datore di lavoro può compensare il salario con un credito verso il lavoratore soltanto nella misura in cui il salario sia pignorabile"), ma pure per il suo carattere eccezionale (nel senso che la compensazione è l'eccezione) e assolutamente imperativo (cfr. art. 361 cpv. 1 CO; Rehbinder, op. cit., n. 14 ad art. 323b; Jeandin, op. cit., n. 8 i.f. ad art. 125). Spetta pertanto al datore di lavoro provare che il credito da compensare sia pignorabile e in che misura.

 

                                           d)   L'appellante oppone a ciò il fatto che il datore di lavoro non disporrebbe, né potrebbe materialmente disporre degli elementi necessari alla quantificazione della quota impignorabile del salario, come ad esempio l'importo della pigione dell'abitazione del lavoratore oppure dei premi dell'assicurazione malattia.

                                                  In realtà, numerosi autori ritengono che il datore di lavoro possa chiedere all'Ufficio di esecuzione del domicilio del lavoratore la determinazione del suo minimo di esistenza, in applicazione analogica dell'art. 325 cpv. 1, 1. periodo CO, il quale prevede tale facoltà in caso di cessione o di messa a pegno del salario (cfr. Rehbinder, op. cit., n. 12 ad art. 323b; Brand et al., op. cit., n. 14 ad art. 323b; Ullin Streiff/Adrian von Kaenel, Leitfaden zum Arbeitsvertragsrecht, 5. ed., Zurigo 1992, n. 5 ad art. 323b; Jean-Louis Duc/Olivier Subila, Commentaire du contrat individuel de travail, Losanna 1998, nota 249 ad art. 323b; Manfred Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 15. ed., Berna 2002, n. 215 ad § 9; Gabriel Aubert, Commentaire romand du CO, vol. I, Ginevra/Basilea/Monaco 2003, n. 1 ad art. 323b; M. Rehbinder/W. Portmann, Basler Kommentar zum OR, vol. I, 1. ed. Basilea/ Ginevra/Monaco 2003, n. 3 ad art. 323b). Soltanto Schönenberger/Staehelin (op. cit., n. 13 ad art. 323b) sostengono che siffatta analogia non sia indicata, in quanto la soluzione di lasciare al giudice la determinazione della quota pignorabile apparirebbe una soluzione più adeguata dal profilo pratico. Invero, le due possibilità possono coesistere (cfr. Rehbinder, op. cit., n. 13 ad art. 323b) e vi sono motivi di economia processuale a favore della facoltà delle parti di eventualmente risolvere una loro divergenza con la via più celere e semplice della determinazione del minimo di esistenza da parte dell'ufficio di esecuzione.

                                                  Di conseguenza, non vi è effettiva impossibilità per il datore di lavoro di dimostrare il carattere pignorabile del credito (o della parte di credito) da compensare. E in ogni caso, l'eventuale reiezione dell'eccezione di compensazione non implica un pregiudizio irreparabile, siccome il datore di lavoro conserva il diritto di far valere il suo credito con un'esecuzione separata successiva contro il lavoratore (cfr. Rehbinder, op. cit., n. 17 ad art. 323b; Staehelin, op. cit., n. 10 i.f. ad art. 81).

 

                                           e)    A titolo abbondanziale, va rilevato come dalla propria ammissione dell'appellante risulti che dal 14 maggio 1999 al 21 maggio 2003 sono stati rilasciati contro l'escutente ben 41 attestati di carenza di beni per un totale di fr. 165'782,15. In queste circostanze, si può ragionevolmente supporre che al momento in cui i crediti di salario in questione sono diventati esigibili (ossia agosto, settembre e ottobre 2000) – momento determinante per l'applicazione dell'art. 323b CO (cfr. Rehbinder, op. cit., n. 10 ad art. 323b), l'escutente non disponeva di alcun bene pignorabile, in particolare di alcun reddito pignorabile ai sensi dell'art. 93 LEF. Risulta pertanto dagli atti (a questo proposito, cfr. Aepli, n. 82 ad art. 125) che la compensazione non era possibile.

 

 

                                           3.    L’appello va quindi respinto.

                                                  Tassa di giustizia e indennità seguono la soccombenza (cfr. art. 48, 49, 61 cpv. 1 e 62 cpv. 1 OTLEF).

 

 

                                           4.    La parte appellata chiede di essere messa al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.

                                                  Risulta dalla legge cantonale sul patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria (Lag, RL 3.1.1.7) che l’assistenza giudiziaria è concessa alle condizioni cumulative seguenti:

                                                  –   il richiedente è una persona fisica indigente (art. 3);

                                                  –   la procedura per la persona richiedente presenta probabilità di esito favorevole e una persona ragionevole e di condizioni agiate non rinuncerebbe alla procedura a causa delle spese che questa comporta (art. 14 cpv. 1 a contrario);

                                                  –   per il gratuito patrocinio vi è necessità oggettiva di patrocinio (art. 14 cpv. 2 a contrario), ossia:

                                                      –   la persona richiedente non è in grado di procedere con atti propri, o

                                                      –   la designazione di un patrocinatore è necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi, oppure

                                                      –   la causa presenta difficoltà particolari.

 

                                                  Nel caso di specie, dal certificato per l'ammissione all'assistenza giudiziaria 18 dicembre 2003 si evince che la richiedente è disoccupata e non percepisce più indennità da novembre 2002 mentre è al vaglio della competente autorità una domanda per l'ottenimento della pubblica assistenza: il presupposto dell'indigenza è quindi realizzato. L'opposizione all'appello presentava probabilità di esito favorevole, tant'è vero che lo stesso è stato respinto. Infine, vi era necessità oggettiva di patrocinio, poiché la questione dell'interpretazione dell'art. 323b CO è controversa e non è di facile soluzione.

 

                                                  Tuttavia, a rigore, l'attribuzione di un'indennità all'appellata renderebbe senza oggetto la richiesta di assistenza giudiziaria. L'intervento dello Stato è infatti puramente sussidiario rispetto al diritto d'incassare indennità dalla controparte. Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale (cfr. DTF 122 I 326 s., cons. 3c/d; CEF 22 marzo 2004 [14.03.90], cons. 5.2; cfr. pure Fabienne Hohl, Procédure civile, vol. II, Berna 2002, n. 2034; Jean-François Aubert/Pascal Mahon, Petit commentaire de la Constitution fédérale, Zurigo/Basilea/Ginevra 2003, n. 11 ad art. 29), l'indennità deve però poter essere incassata effettivamente, quindi l'istanza di concessione dell'assistenza giudiziaria può essere respinta prima dell'effettivo incasso solo qualora la parte soccombente sia una collettività o una persona privata, la cui solvibilità è fuori dubbio ("ausser Zweifel").

                                                  Nella fattispecie non vi sono però elementi per ritenere con certezza la solvibilità della controparte, quand'anche le uniche esecuzioni risultanti a carico di AP1 siano quelle promosse dall'escutente. La richiesta di assistenza giudiziaria va pertanto accolta. Ad ogni buon conto il patrocinatore della parte appellata dovrà rendere attendibile, al momento in cui sottoporrà la nota professionale a questa Camera per l'approvazione (art. 7 cpv. 2 Lag), la ragionevole impossibilità di incassare l'indennità.

 

 

Per i quali motivi,

richiamati gli art. 81 LEF, 125, 323b CO nonché 48, 49, 61 e 62 OTLEF;

 

 

pronuncia:                      1.    L’appello 24 novembre 2003 di AP1, __________, è respinto.

 

 

                                           2.    L'istanza 15 dicembre 2003 di AO1 di ammissione al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio è accolta.

 

 

                                           3.    La tassa di giustizia di fr. 480.--, già anticipata dall'appellante, rimane a suo carico. AP1 rifonderà a controparte fr. 900.-- a titolo di indennità.

 

 

4.        Intimazione a:

                                                  –RA1, __________;

                                                  –   __________, __________.

                                                  Comunicazione alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Campagna.

 

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                                              Il segretario