|
|
|
|
|
||
|
Incarto n. RINVIO TF |
Lugano 2 giugno 2017
|
In nome |
|
||
|
La Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello |
|||||
|
|
|||||
|
|
|||||
|
composta dei giudici: |
Jaques, presidente Walser e Grisanti |
|
vicecancelliere: |
Cassina |
statuendo nella causa OR.2012.21 (opposizione per non ritorno a miglior fortuna, procedura ordinaria) della Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna promossa con istanza 10 settembre 2012 dalla
|
|
AP 1
|
|
|
|
contro |
|
|
|
AO 1
|
||
|
|
|
|
|
giudicando sull’appello 12 gennaio 2015 presentato da AP 1 contro la decisione emessa il 26 novembre 2014 dal Pretore della Giurisdizione di Locarno-Campagna;
ritenuto
in fatto: A. Con precetto esecutivo n. __________ emesso il 22 febbraio 2012 dall’Ufficio esecuzione e fallimenti (UEF) di Locarno l’AP 1 procede contro AO 1, titolare della ditta individuale PI 1, attiva nella vendita di calzature e pelletteria, per l’incasso di fr. 62'311.–, indicando quale titolo di credito l’“Attestato carenza beni in seguito a fallimento n. 19152 emesso il 26.10.94 di fr. 62'311.– dall’Ufficio esecuzioni di __________. Contratto di prestito n. 01-412364 III del 19.09.1989”.
B. Al precetto esecutivo l’escusso ha interposto opposizione, eccependo di non essere ritornato a miglior fortuna. Il 27 febbraio 2012 l’UEF di Locarno ha trasmesso il precetto esecutivo con la relativa opposizione alla Pretura della Giurisdizione di Locarno-Campagna perché statuisse sulla sua ammissibilità.
C. Con decisione del 17 agosto 2012 il Pretore aggiunto ha ammesso l’opposizione di non ritorno a miglior fortuna proposta dall’escusso.
D. Il 10 settembre 2012 l’AP 1 ha presentato azione di accertamento del ritorno a miglior fortuna (art. 265a cpv. 4 LEF), chiedendo che il Pretore accerti che il convenuto è ritornato a miglior fortuna e che rigetti in via definitiva l’opposizione interposta al precetto esecutivo n. __________.
E. Chiusa l’istruttoria il 2 luglio 2013, nel corso della quale sono stati sentiti tre testi e assunti diversi documenti, le parti hanno rinunciato al dibattimento finale e si sono confermate nelle rispettive domande nelle loro conclusioni scritte del 24 e 25 settembre 2013.
F. Statuendo con decisione del 26 novembre 2014, il Pretore ha respinto la petizione e ha confermato in via definitiva l’opposizione per mancato ritorno a miglior fortuna interposta da AO 1, ponendo a carico dell’AP 1 le spese processuali di fr. 2'055.– e un’indennità per ripetibili di fr. 7'000.– a favore del convenuto.
G. Contro la sentenza appena citata l’AP 1 è insorta a questa Camera con un appello del 12 gennaio 2015 per ottenerne l’annullamento e l’accoglimento della petizione, e in via subordinata l’annullamento e la retrocessione degli atti al Pretore, affinché accerti l’entità del ritorno a miglior fortuna del convenuto. Nelle sue osservazioni del 9 febbraio 2015, AO 1 ha chiesto di respingere l’appello.
H. Con sentenza del 20 gennaio 2017 (inc. 5A_834/2015) il Tribunale federale ha annullato la decisione del 13 settembre 2015 con cui questa Camera aveva dichiarato l’appello irricevibile siccome tardivo e posto le spese processuali di fr. 3'500.– a carico dell’appellante, tenuta a rifondere alla controparte fr. 5'000.– per ripetibili, e le ha rinviato la causa per nuovo giudizio.
Considerando
in diritto: 1. La sentenza impugnata – emanata in materia di accertamento del ritorno a miglior fortuna in procedura ordinaria senza preventiva esecuzione (art. 265a cpv. 4 e 198 lett. e n. 7 CPC LEF) – è una decisione finale di prima istanza, contro cui è dato il rimedio dell’appello (art. 308 cpv. 1 lett. a CPC) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello (art. 48 lett. e n. 1 LOG), sempre che il valore litigioso secondo l’ultima conclusione riconosciuta nella decisione raggiunga fr. 10'000.– (art. 308 cpv. 2 CPC; RtiD 2012 II 893 seg. n. 53c [massima]). Nel caso di specie il valore litigioso è pari all’importo del credito posto in esecuzione (sentenza del Tribunale federale 5A_21/2010 del 19 aprile 2010, consid. 1.2; Eric Muster, Le retour à meilleure fortune: un état des lieux, BlSchK 2013 pagg. 15-16), ovvero di fr. 62'311.–, sicché sotto questo aspetto, l’appello è senz’altro ricevibile. La legittimazione dell’appellante deriva dalla sua qualità di attrice nella procedura di prima istanza.
1.1 Pronunciata in procedura ordinaria senza obbligo di conciliazione (art. 198 lett. e n. 7 CPC), la sentenza è appellabile entro trenta giorni dalla notificazione (art. 311 cpv. 1 CPC). In concreto, il Tribunale federale ha stabilito che l’appello proposto lunedì 12 gennaio 2015 avverso la decisione impugnata notificata all’attrice il 27 novembre 2014 è tempestivo, poiché il termine di ricorso è rimasto sospeso durante le ferie natalizie (ovvero dal 18 dicembre 2014 al 2 gennaio 2015 incluso) in virtù dell’art. 145 cpv. 1 lett. c CPC (sentenza 5A_834/2015 del 20 gennaio 2017), l’art. 63 LEF non essendo applicabile al termine in questione, contrariamente a quanto deciso da questa Camera nella sentenza del 13 settembre 2015. L’appello è pertanto ricevibile e dev’essere trattato nel merito.
1.2. Con l’appello possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento errato dei fatti (art. 310 CPC), fermo restando che mutazioni dell’azione, allegazioni di fatti e mezzi di prova nuovi sono ammessi nei limiti stabiliti dall’art. 317 CPC. I requisiti di motivazione che discendono dall’art. 311 cpv. 1 CPC impongono all’appellante di spiegare perché la sentenza impugnata sarebbe erronea e non (solo) perché le sue opinioni sarebbero pertinenti (DTF 138 III 375, consid. 4.3.1).
2. Il creditore che procede sulla scorta di un attestato di carenza di beni dopo il fallimento (o per l’incasso di un credito sorto prima del fallimento, art. 267 LEF) può promuovere una nuova esecuzione solo se il debitore è ritornato a miglior fortuna (art. 265 cpv. 2 LEF). Con questo termine, che non è definito nella legge (DTF 135 III 425 consid. 2.1; Muster, op. cit., pag. 5), si deve intendere la nuova sostanza netta del debitore, la quale è data non soltanto quando il debitore ha concretamente capitalizzato i suoi nuovi redditi, ma anche quando, grazie a essi, gli sarebbe stato possibile procedere alla loro capitalizzazione. In questo senso, e al fine d’impedire che il debitore dilapidi le sue entrate a scapito dei creditori eccependo che, formalmente, non dispone di nuova sostanza, costituiscono nuovo patrimonio, e sono dunque pignorabili, non soltanto i beni di cui il debitore è proprietario e dispone giuridicamente, ma anche quelli di cui dispone economicamente (FF 1991 III pag. 113). La soglia del ritorno a miglior fortuna corrisponde all’importo che permette al debitore non solo di condurre uno stile di vita confacente alla sua situazione, ma anche di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1).
In caso di opposizione per non ritorno a miglior fortuna, il giudice del luogo d’esecuzione statuisce in procedura sommaria se ammettere l’opposizione (art. 251 lett. d CPC). Incombe all’escusso esporre la propria situazione economica e patrimoniale e rendere verosimile di non essere ritornato a miglior fortuna (art. 265a cpv. 2 LEF). La parte soccombente può quindi promuovere azione di contestazione (ove sia il debitore) o di accertamento del ritorno a miglior fortuna (ove sia, come nel caso concreto, il creditore) in procedura ordinaria (sopra consid. 1) davanti al giudice dell’esecuzione entro venti giorni dalla comunicazione della decisione sull’opposizione (art. 265a cpv. 4 LEF). A prescindere da chi assuma il ruolo della parte attrice, il creditore deve provare che il debitore è ritornato a miglior fortuna (DTF 131 I 28 consid. 2.1) dimostrando l’esistenza e il valore degli attivi di cui questi dispone giuridicamente o economicamente, mentre spetta al debitore di comprovare il proprio fabbisogno (sentenza del Tribunale federale 5A_21/2010 del 19 aprile 2010, consid. 2.3; Vock/ Müller, SchKG-Klagen nach der Schweizerischen ZPO, 2012, pag. 105 ad 11; Fürstenberger, Einrede des mangelnden und Feststellung neuen Vermögens nach revidiertem Schuldbetreibungs- und Konkursgesetz, 1999, pagg. 112 seg.). Il periodo determinante per questa valutazione è di regola l’anno precedente l’inoltro dell’esecuzione (Fürstenberger, op. cit., pag. 23; Muster, op. cit., pag. 6).
3. Nella decisione impugnata, il Pretore ha ritenuto comprovato con documenti il fabbisogno famigliare minimo di fr. 3'590.– fatto valere dal convenuto nella procedura sommaria dell’art. 265a cpv. 1 LEF, composto del minimo esistenziale per coniugi secondo la Circolare di questa Camera sulle modalità di calcolo del minimo d’esistenza agli effetti del diritto esecutivo in conformità dell’art. 93 LEF, di fr. 1'700.–, del canone di locazione e delle spese accessorie di fr. 1'180.–, dei premi della cassa malati di fr. 583.– e dell’assicurazione privata di responsabilità civile di fr. 12.– e degli oneri fiscali ricorrenti di fr. 115.–. A tale importo il primo giudice ha sommato fr. 13.– mensili per la tassa rifiuti, fr. 240.– mensili per l’uso privato del veicolo e, come preconizzato da dottrina e giurisprudenza, il 50% dell’importo base del minimo esistenziale LEF, ossia fr. 850.–, così da permettere al convenuto di mantenere non solo lo stretto necessario ma anche un certo agio, giungendo in fin dei conti a un totale di fr. 4'693.– mensili, arrotondati a fr. 4'700.–, sufficiente a garantire al convenuto un tenore di vita dignitoso e adeguato alla sua situazione.
Contrariamente a quanto sostenuto dall’attrice, il Pretore ha ritenuto che la “riserva su scorte” di fr. 60'000.– figurante nel bilancio del 2011 dell’impresa del convenuto non è arbitraria né abusiva. In effetti, le scarpe delle precedenti stagioni rimaste invendute sono notevolmente scese di valore col passare del tempo e della moda, sicché il valore di alienazione è oramai inferiore al prezzo di acquisto. A mente del primo giudice, che si è fondato sulla testimonianza del fiduciario del convenuto, una rettifica di valore di fr. 60'000.– su delle scorte di prodotti di fr. 125'000.– (pari al 48%) è ammissibile siccome conforme agli art. 669 vCO (in vigore prima del gennaio del 2013) e 960a cpv. 3 e 4 CO, e inferiore alla svalutazione del 99% ammessa fiscalmente.
Il Pretore ha invece ritenuto corrette le allegazioni dell’attrice secondo cui nei costi aziendali alle voci “materiale ufficio”, “vetrine, decorazioni, esposizioni”, “spese di rappresentanza” sono stati inseriti costi privati che nulla hanno a che fare con l’impresa, quali spese alimentari, effetti personali, vestiti o assicurazioni private, stimabili in almeno fr. 11'000.–. Per contro i costi d’acquisto di vini per fr. 675.– costituiscono spese di rappresentanza plausibili (omaggi alla clientela), come pure le spese di circa fr. 5'500.– relative a cene o pranzi in ristoranti di __________. Per quanto riguarda i costi del veicolo – egli ha rilevato – una “quota di consumo proprio” del 20% è già stata dedotta dai costi dell’impresa, sicché per il resto si può presumere che l’autovettura venga utilizzata per scopi aziendali. L’utile dell’impresa risulta pertanto essere di fr. 48'275.91 (fr. 37'275.91 + 11'000.–), corrispondente a circa fr. 4'023.– mensili, che non raggiungono il limite di fr. 4'700.– stabilito dal Pretore perché il convenuto possa essere considerare tornato a miglior fortuna. A ciò non muterebbe l’aggiunta della pigione di fr. 466.– mensili per un secondo appartamento preso in affitto dal debitore per la suocera, ora defunta, nello stabile in cui egli vive con la moglie, senza contare che per il magistrato appare verosimile che le pigioni siano state assunte dalla suocera mediante pagamenti in contanti ai coniugi __________. Non sono di rilievo ai fini del giudizio, secondo il primo giudice, né l’“improvvida” locazione di un posto barca per fr. 250.– annui, giacché il convenuto non risulta disporre di un natante né il fatto ch’egli sia stato visto alla guida di una Mercedes Classe A, non essendo provato ch’egli ne sia proprietario.
4. Nell’appello l’attrice ritiene anzitutto inadeguato e contrario alla giurisprudenza del Tribunale federale aggiungere al fabbisogno allargato già calcolato dal Pretore in fr. 3'843.– mensili un supplemento del 50% dell’importo base, specie perché AO 1 non ha postulato un simile calcolo né ha motivato l’aumento.
4.1 Per permettere al debitore di risollevarsi dal proprio fallimento e di ricostruirsi una nuova esistenza, ristabilendosi sul piano economico e sociale senza essere costantemente sottoposto all’assillo di esecuzioni avviate da creditori rimasti insoddisfatti nel suo fallimento (Muster, op. cit., pagg. 2, 5), si considera ritornato a miglior fortuna il debitore che ha ricostituito la sua situazione finanziaria e che dispone di una fortuna netta, pari a un’eccedenza dei nuovi attivi acquisiti dopo il fallimento rispetto ai nuovi passivi (DTF 135 III 425 seg. consid. 2.1; sentenza del Tribunale federale 5A_650/2013 del 19 novembre 2013 consid. 2.3; Näf in: SchKG, Kurzkommentar, 2a ed. 2014, n. 7 ad art. 265 LEF; Muster, op. cit., pag. 5; Vock/Müller, op. cit., pag. 96 ad 3; Huber in: Basler Kommentar, SchKG II, 2a ed. 2010, n. 14 ad art. 265 LEF; Jeandin in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 23 ad art. 265 LEF). In quest’ottica la soglia del ritorno a miglior fortuna corrisponde all’importo che permette al debitore non solo di condurre uno stile di vita confacente alla sua situazione, ma anche di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1). Lo stile di vita confacente deve essere determinato in ogni singolo caso, in base alla situazione personale del debitore al momento dell’esecuzione in corso e non alla sua situazione al termine della procedura di fallimento.
4.2 Per determinare tale tenore di vita occorre innanzitutto riferirsi al minimo vitale dell’art. 93 LEF, al quale si aggiungono le spese incomprimibili (imposte) e abituali (quali le spese di acquisto e manutenzione di un veicolo, di un televisore, di un telefono, di un ordinatore, alcune assicurazioni private), oltre a un determinato supplemento (cosiddetto “sociale”) tale da garantirgli un tenore di vita adeguato alla sua situazione, che a dipendenza dei cantoni varia tra il 50 e il 100% del minimo esistenziale di base (DTF 129 III 389 consid. 5.1.3; 135 III 426 consid. 2.1; Bauer in: Basler Kommentar, SchKG, Ergänzungsband zur 2. Auflage 2017, n. 1/b ad art. 265a LEF, con rif.; Näf, op. cit., n. 8 ad art. 265; Muster, op. cit. pag. 6). Tutto quello che supera quest’importo complessivo può essere destinato ai precedenti creditori. La sua quantificazione spetta al giudice, il quale deve valutare, in ogni singolo caso, a quali condizioni il debitore può condurre una vita conforme alle sue condizioni e rifarsi una vita risparmiando (DTF 135 III 426 consid. 2.1; Jeandin, op. cit., n. 26 ad art. 265; Huber, op. cit., n. 22 ad art. 265; Fürstenberger, op. cit., pagg. 21 seg.). Il giudice gode di un ampio potere d’apprezzamento (Muster, op. cit., pag. 1; Kren Kostkiewicz, Schuldbetreibungs- & Konkursrecht, 2a ed. 2014, n. 1463). È però arbitrario applicare la maggiorazione alla totalità delle poste del minimo vitale allargato (DTF 129 III 390 consid. 5.2.2).
4.3 Nella fattispecie in esame, il Pretore ha determinato il minimo vitale allargato del debitore e della moglie in fr. 3'843.– mensili, aggiungendo al fabbisogno minimo esposto nella procedura sommaria, pari a fr. 3'590.– (minimo di base fr. 1'700.–, canone di locazione e spese accessorie fr. 1'180.–, premi della cassa malati fr. 583.–, assicurazione privata di responsabilità civile fr. 12.– e oneri fiscali ricorrenti fr. 115.–), la tassa rifiuti di fr. 13.– e i costi d’uso privato del veicolo di fr. 240.–, oltre al 50% dell’importo base del minimo esistenziale LEF, ossia fr. 850.–, ottenendo così un limite mensile di fr. 4'693.– arrotondato a fr. 4'700.–.
a) In prima sede, AO 1 non ha quantificato la soglia del ritorno a miglior fortuna, limitandosi a sostenere, con riferimento alla giurisprudenza, che oltre al minimo vitale secondo l’art. 93 LEF dev’essere computato un “certo supplemento”, nella sua situazione inferiore alla differenza tra tale minimo (da lui determinato in fr. 3'590.–) e la media dei suoi redditi sull’arco dei due ultimi anni, valutato in fr. 3'750.– mensili (risposta, ad 12 e 20-24). Come sia da definire precisamente il minimo esistenziale (allargato) e il supplemento è una questione giuridica, che il giudice risolve d’ufficio (art. 57 CPC). E nel caso in rassegna, l’appellante non pretende per avventura che le spese prese in considerazione dal primo giudice non rientrino nel fabbisogno allargato del debitore né che non siano comprovate.
b) Contrariamente a quanto allega poi l’appellante, il calcolo del Pretore non “stride” con la giurisprudenza del Tribunale federale, la quale ammette, come già ricordato (sopra consid. 4.2), il principio di una maggiorazione del solo minimo vitale di base oltre all’aggiunta delle imposte e delle spese usuali (minimo detto allargato), che deve permettere al debitore di risparmiare (DTF 135 III 425 consid. 2.1). E adottando un fattore di maggiorazione, del 50%, che si situa nella parte bassa della fascia di oscillazione osservata nelle diverse prassi cantonali (sopra consid. 4.2), il primo giudice non ha di certo ecceduto l’ampio potere d’apprezzamento riconosciutogli (sopra consid. 4.2). Certo, il debitore non ha motivato l’aumento ottenuto, ma visto che gli oneri riconosciuti dal Pretore in più del minimo vitale giusta l’art. 93 LEF (oneri fiscali ricorrenti, tassa rifiuti e costi d’uso privato del veicolo) non appaiono particolarmente generosi (ammontano a complessivi fr. 368.–), la maggiorazione del 50% è ammissibile (v. Muster, op. cit., pag. 8 ad iii; Bohnet, Actions civiles, 2014, pag. 1448, n. 23 ad § 132).
c) Quanto a un’eventuale partecipazione della moglie alle spese dell’unione coniugale, non risulta dagli atti che la consorte consegua un reddito proprio né l’appellante, su cui grava l’onere di provare le entrate del debitore o della sua famiglia (sopra consid. 2), ha dimostrato che sia il caso. La soglia del ritorno a miglior fortuna stabilita dal Pretore in fr. 4'700.– resiste dunque alla critica.
5. Sul piano degli attivi, l’appellante ribadisce che il valore dello stock di calzature e borsette del debitore dev’essere conteggiato almeno per il suo prezzo d’acquisto (di fr. 125'000.–) senza deduzione della “riserva su scorte” di fr. 60'000.– operata dal Pretore, se non per il suo valore commerciale di fr. 187'500.– tenuto conto del margine del 50%-60% conseguibile in un’attività come quella del convenuto. Ammortamenti e rettifiche di valore, e a maggior ragione riserve latenti, non possono a suo parere essere presi in considerazione nel calcolo del ritorno a miglior fortuna, il cui carattere economico implica di conteggiare tutti gli attivi reali senza “escamotages” contabili. Specialmente in un caso come quello in esame in cui il primo giudice ha giustificato la rettifica del valore dello stock fondandosi sulla testimonianza del fiduciario del debitore, che non è esperto di moda ed è l’autore della contabilità “farlocca” della ditta del convenuto, anche criticata dallo stesso Pretore, che ha accertato deduzioni infondate per almeno fr. 11'’000.–. L’appellante contesta infine che lo stock sia eccessivo e l’attività “destinata alla chiusura”, dato che il convenuto ha raddoppiato la sua superficie commerciale. A suo parere, il valore dello stock, di almeno fr. 125'000.–, supera i debiti aziendali veri accertati in fr. 75'000.–.
5.1 Tra gli attivi del bilancio al 31 dicembre 2011 della PI 1 figura una posta “scorta prodotti” iscritta per fr. 125'000.–, sulla quale è stata apportata una correzione di valore di fr. 60'000.– denominata “riserva su scorte” (doc. G). Dall’interrogatorio d’TE 1, fiduciario che si occupa della chiusura contabile e delle dichiarazioni fiscali della ditta individuale del convenuto, è emerso che una parte importante dello stock di scarpe, il cui prezzo d’acquisto ammonta complessivamente a fr. 125'000.–, è obsoleto e di bassa rotazione trattandosi di modelli fuori moda oppure di numeri che non si vendono facilmente. In quest’ottica a mente del teste è più che giustificata la rettifica di valore del 48% registrata in contabilità, già solo se si tiene conto che a livello fiscale per le collezioni più vecchie di un anno è accettato un ammortamento del 99% e che le scarpe delle precedenti stagioni rimaste invendute scendono di valore col passare del tempo e della moda, sicché il valore di alienazione è oramai inferiore al prezzo di acquisto (verbale del 2 luglio 2013, act. VI).
5.2 Non si disconosce che le qualifiche professionali del teste, la sua indipendenza dal debitore, suo cliente, e la sua affidabilità non sono fuori dubbio. Lo stesso Pretore ha infatti accertato la registrazione nella contabilità chiusa e revisionata dal teste di costi privati estranei all’attività aziendale per ben fr. 11'000.– (sentenza impugnata, pag. 9 in alto). Rimane il fatto che secondo l’esperienza comune il valore commerciale delle merci scema con il passare del tempo, e segnatamente con il passare delle stagioni per quanto attiene a calzature e borsette. Di tale ovvietà il legislatore ha tenuto conto autorizzando la rettifica del valore delle scorte di merci portate a bilancio (art. 669 vCO, 960c CO). Simili rettifiche non costituiscono quindi un “escamotage” contabile, bensì un’esigenza volta a garantire il rispetto del principio di verità (art. 959 vCO) o di affidabilità della contabilità (art. 958 cpv. 1 e 958c cpv. 1 n. 3 CO). Anche il Tribunale federale l’ha riconosciuto in una sentenza del 1955 (DTF 81 III 122), ammettendo che il valore di scarpe da donna si azzerassero in sette anni, durata sicuramente inferiore ai giorni nostri. Nulla muta al proposito la qualifica tecnicamente errata di tale rettifica di valore quale “riserva latente” (in sede di risposta) o “ammortamento” (in sede di osservazioni all’appello), poiché lo scopo e la legittimità della “riserva su scorte” sono, come visto, evidenti.
Ora, l’appellante non ha dimostrato che le scarpe in stock a fine del 2011 fossero state tutte acquistate quello stesso anno né che il loro valore commerciale effettivo corrispondesse al loro prezzo d’acquisto o di costo come presunto dalla legge (art. 666 cpv. 1 vCO e 960a cpv. 1 CO), e ancora meno che si possa computare un margine di guadagno del 50%-60% prima dell’effettiva vendita della merce (ciò che vietano le norme appena citate). D’altronde egli non può legittimamente scindere l’allegazione del teste in merito al prezzo d’acquisto delle scarpe da quella sul loro valore residuo a fine del 2011 e neppure, in modo surrettizio, porre in evidenza la sua affermazione secondo cui il tipo di scarpe vendute da AO 1, “del costo di fr. 700.–-/800.–- non dovrebbe subire grande diminuzione di valore da un anno all’altro”, senza riportare la fine della sua frase (“ma la realtà è diversa poiché il numero di potenziali clienti ad __________ è comunque troppo esiguo”, act VI pag. 3). In assenza di altri elementi concreti e oggettivi oltre a questa testimonianza, non si può considerare che il Pretore abbia oltrepassato i limiti dell’ampio potere che gli compete nell’ambito della quantificazione della fortuna netta del debitore (sopra consid. 4.2) nel valutare le scorte di merci in fr. 60'000.– come iscritto a bilancio, confermato dal teste TE 1 e accertato fiscalmente (doc. H posizione 29.2 corrispondente all’attivo riportato a bilancio, doc. G). Spettava semmai all’appellante dimostrare, per esempio mediante una perizia, che il valore corretto delle scorte effettive era superiore a quello netto figurante nel bilancio (v. sopra consid. 2), trattandosi di una questione di valutazione degli attivi del debitore e non – come erratamente scritto dalla procedente nell’appello (n. 35) – di costi. Anche su questo punto l’appello si avvera infondato.
6. Relativamente alla questione dei costi aziendali, l’AP 1 ritiene insufficiente la stima “a spanne” del Pretore, il quale ha valutato in “almeno” fr. 11'000.– i costi privati inseriti nei conti aziendali, senza esaminare compiutamente la contabilità del convenuto né le puntuali censure dell’attrice. Visto la natura ordinaria della procedura, non bastava secondo l’appellante che le spese esposte fossero semplicemente plausibili, ma spettava al debitore l’onere di dimostrare il loro carattere professionale o aziendale. A parere dell’attrice, i costi sostenuti dall’escusso e che nulla hanno a che vedere con l’attività aziendale nel 2011 assommano a fr. 24'778.60 (fr. 1'033.30 alla voce “materiale ufficio”, fr. 4'179.30 per “vetrine, decorazioni, esposizioni”, fr. 7'909.55 per “spese di rappresentanza” e fr. 11'656.45 per “altre spese”), oltre alle spese del veicolo intestato alla moglie (fr. 11'458.– dedotta una “quota di consumo proprio” del 20%, v. doc. G terzo foglio, quinta fino alla decima voce).
6.1 Per quanto attiene a quest’ultima posizione, non si può seriamente negare che un veicolo sia necessario all’attività aziendale. E contrariamente a quanto allega l’appellante (ad n. 54), poco importa a chi esso è formalmente intestato. La moglie, del resto, collabora alla gestione del negozio (v. la sua audizione del 2 luglio 2013). Le spese fisse sono quindi giustamente state computate nelle spese professionali. Quanto alle spese variabili, una quota di consumo proprio del 20% del totale dei costi fissi e variabili è stata detratta dai costi aziendali (doc. G terzo foglio decima voce). Non v’è motivo di dubitare che la rimanenza riguardi costi variabili imputabili all’attività professionale. E in assenza di contestazione del dato contabile in prima sede (v. le conclusioni dell’attrice, n. 18), il Pretore non aveva motivo di chiedere al convenuto di sostanziarlo (art. 150 cpv. 1 CPC). L’apprezzamento del primo giudice resiste pertanto alla critica.
6.2 In merito ai costi di fr. 7'311.40 per “telefono, fax e internet” (doc. G terzo foglio quindicesima voce), l’appellante li reputa ingiustificati e fa carico al Pretore e al convenuto di non averli spiegati (appello, n. 55). Sennonché essa ammette, alla stregua del Pretore, che il numero di telefono connesso all’abbonamento “Vivo Casa” è quello del negozio. E in prima sede l’attrice si era limitata a censurare una chiamata fatta dal cellulare del convenuto “estero su estero” e il costo dell’abbonamento “Vivo Casa” concluso con la Swisscom dall’ottobre del 2011 al costo fisso di fr. 99.– mensili (conclusioni, n. 15-16). Orbene, pur volendo detrarre il costo della chiamata incriminata (fr. 284.–) e quello dei tre mesi d’abbonamento (fr. 297.–) – ancorché la sua conclusione abbia verosimilmente permesso di ridurre le spese aziendali di telefono e d’internet – le spese di telecomunicazioni ammonterebbero ancora a fr. 6'730.40. E come ci si appresta a dimostrare, il peso finanziario di queste censure non sarebbe sufficiente a ribaltare la decisione impugnata.
6.3 In effetti, anche se tutte le altre doglianze dell’appellante relative ai costi aziendali venissero integralmente accolte, i costi privati da depennare dai conti aziendali salirebbero dai fr. 11'000.– stimati dal Pretore a fr. 18'048.20 (fr. 24'778.60 ./. fr. 6'730.40). L’utile aziendale andrebbe così rivalutato da fr. 37'275.91 (doc. G terzo foglio) a fr. 55'324.11 (fr. 37'275.91 + fr. 18'048.20), pari a un reddito mensile di fr. 4'610.34 comunque inferiore alla soglia del ritorno a miglior fortuna, stabilito in fr. 4'700.– mensili (sopra consid. 4.3/c). Sia come sia, l’appello è dunque votato all’insuccesso.
7. L’appellante rimprovera ancora al Pretore di avere “glissato sul posto barca” e chiede d’inserire il prezzo della locazione nell’“agio mensile” del convenuto, siccome egli avrebbe sperperato mezzi finanziari a scapito dei suoi creditori (appello, n. 58 e 7). Non si disconosce, invero, che la nozione di nuova fortuna non comprende solo i nuovi redditi effettivamente capitalizzati, ma anche quelli dissipati durante l’anno che precede l’avvio dell’esecuzione, ove il debitore avrebbe avuto modo di capitalizzarli (DTF 99 Ia 19 consid. 3/b; RVJ 1996, 300 consid. 3/a con rinvii, sopra consid. 2). Nel caso concreto, l’appellante perde però di vista che la “tassa natanti” di fr. 250.– in questione (apparentemente una tantum) è stata registrata il 3 aprile 2011 nel conto privato (n. 2850, conclusioni, n. 17), fa parte della somma di fr. 50'144.05 dedotta dai passivi e rientra di conseguenza nel reddito annuo di fr. 55'324.11 determinato in precedenza, di cui già si è detto essere inferiore alla soglia del ritorno a miglior fortuna (sopra consid. 6.3). In altre parole, la spesa è stata pagata con mezzi aziendali già presi in considerazione nella valutazione degli attivi del debitore. E non spetta al giudice sindacare sull’utilizzo dei redditi non considerati nuovi: non può ad esempio vietare al debitore di ridurre le proprie spese di vitto per permettersi di comprare biglietti della lotteria. Anche su questo punto l’appello cade nel vuoto.
8. Solleva infine l’appellante nuovamente la questione delle spese relative all’appartamento occupato dalla suocera del convenuto dal maggio del 2007 sino al febbraio del 2014. A suo parere quest’ultimo non ha provato che tutte le pigioni, di fr. 466.– mensili, siano state pagate o rimborsate dalla suocera medesima. Chiede che le stesse siano aggiunte ai redditi del debitore (appello, n. 62-70). L’appellante, tuttavia, non allega – e ancora meno prova, come gli incombeva (sopra consid. 2 in fondo) – che le pigioni per ipotesi non corrisposte dalla suocera sono state pagate dal convenuto con redditi diversi da quelli dichiarati e registrati nella contabilità aziendale. Anzi, dai conti del 2011 si evince che le pigioni maturate nell’anno precedente all’inoltro dell’esecuzione sono state registrate nel conto privato (n. 2850). Vale pertanto quanto già precisato in merito alla “tassa natanti” (sopra consid. 7): il pagamento dell’affitto della suocera, se non fosse stato rimborsato da lei, rientrerebbe comunque nella somma, pari a fr. 4'700.– mensili, lasciata a disposizione del convenuto. Neppure su questo punto l’appello merita accoglimento.
9. In conclusione, l’appellante sottolinea il carattere poco trasparente e poco affidabile della situazione finanziaria presentata dal convenuto, macchiata da diverse irregolarità contabili, in particolare a causa della mancata registrazione nel bilancio di un credito di fr. 100'000.–. Quest’ultima allegazione risulta nuova e pertanto irricevibile (sopra consid. 1.2). Verosimilmente l’appellante allude con ciò alla testimonianza della moglie del convenuto, secondo cui i coniugi hanno incaricato in Italia un avvocato di far valere una pretesa di risarcimento di fr. 100'000.– contro un fornitore per causa della consegna di merce difettosa, ma tale circostanza non è stata allegata nelle conclusioni del 25 settembre 2013 e il Pretore, giustamente, non l’ha menzionata nella sentenza impugnata. Ad ogni modo, l’appellante non ha provato che il convenuto possa ottenere effettivamente dal fornitore italiano un risarcimento netto di fr. 100'000.–. Per quanto riguarda le altre pretese irregolarità contabili, non sono di rilievo per il giudizio odierno (sopra consid. 6.3). Che lo possano essere dal profilo penale non consente comunque di presumere che il convenuto sia tornato a miglior fortuna. In definitiva, l’appello dev’essere respinto.
10. La tassa del presente giudizio e le ripetibili seguono la totale soccombenza dell’appellante (art. 106 cpv. 1 CPC). La domanda di concessione del gratuito patrocinio formulata AO 1 con le osservazioni all’appello diventa così senza oggetto, poiché non sussistano motivi – né il richiedente ne avanza alcuno – di temere nel senso dell’art. 122 cpv. 2 CPC che le ripetibili non possano o non potranno presumibilmente essere riscosse presso la controparte, che fa parte di un noto e affermato gruppo internazionale di società di recupero crediti e d’informazioni commerciali.
11. Circa i rimedi esperibili contro la presente sentenza sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 62'311.– (sopra consid. 1), raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.
Per questi motivi,
pronuncia: 1. L’appello è respinto e la sentenza impugnata è confermata.
2. La tassa di giustizia e le spese processuali di complessivi fr. 3'500.– relative al presente giudizio, già anticipate dall’appellante, sono poste a suo carico. Essa rifonderà a AO 1 fr. 3'500.– per ripetibili.
3. La domanda di ammissione al beneficio del gratuito patrocinio formulata da AO 1 è dichiarata senza oggetto.
4. Notificazione a:
|
|
–; –. |
Comunicazione alla Pretura della giurisdizione di Locarno-Campagna.
Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
Il presidente Il vicecancelliere
Rimedi giuridici
Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Il termine di ricorso è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 1 LTF).