Incarto n.
14.2020.95

Lugano

11 ottobre 2021

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

La Camera di esecuzione e fallimenti

del Tribunale d’appello

 

 

composta dei giudici:

Jaques, presidente

Walser e Grisanti

 

vicecancelliera:

Bertoni

 

 

statuendo nella causa SO.2019.4936 (opposizione al sequestro) della Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, promossa con istanza 10 ottobre 2019 da

 

CO 1, __________

(patrocinato dall’__________  __________)

 

 

contro

 

 

RE 1  (Repubblica delle Seychelles)

(patrocinata dalla PA 1 __________)

 

 

 

 

giudicando sul reclamo del 10 luglio 2020 presentato dall’RE 1 contro la decisione emessa il 26 giugno 2020 dal Pretore;

 

ritenuto

 

in fatto:                   A.   Il 6 settembre 2013 la società della Repubblica delle Seychelles RE 1, da una parte, e il cittadino ucraino residente a __________ CO 1, dall’altra, hanno concluso un contratto di servizio giuridico, col quale la prima s’impegnava a rappresentare gl’interessi del secondo nell’ambito di una vertenza pendente davanti alla Corte di arbitrato internazionale di Londra e derivante da un contratto di compravendita di azioni di diverse società. Al punto 6 del medesimo le parti hanno in particolare convenuto che tutte le controversie derivanti dal contratto – compresa la sua interpretazione, esecuzione, violazione, risoluzione o invalidità – sa-rebbero state risolte da un arbitro unico, di lingua russa, del Tribu-nale arbitrale internazionale di commercio (in seguito: “TAIC”) presso la Camera arbitrale europea di Bruxelles (Belgio).

                                  B.   A seguito di una disputa sorta tra le parti, l’RE 1 si è rivolta al TAIC convenendo in causa, oltre a CO 1, anche l’ex moglie PI 1 e la societàPI 2 (in seguito “PI 2”). Con lodo emes­so il 24 aprile 2019 l’arbitro unico ha, tra le altre cose, condannato i convenuti – in solido – a corrispondere all’attrice USD 6'874'283.17 oltre agli interessi del 5% dal 1° maggio 2018 e alle spese processuali della procedura di arbitrato.

                                  C.   Con istanza 11 giugno 2019 diretta contro CO 1, l’RE 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di dichiarare “in via incidentale” l’esecutorietà del lodo arbitrale emesso il 24 aprile 2019 dal TAIC e di decretare il sequestro “di tutti i beni, in contanti o sotto forma di titoli, monete, metalli preziosi, interessi, diritti, crediti, garanzie o qualsiasi altro valore, proprietà o diritto di qualsiasi tipo o in qualsiasi valuta, in conti, depositi, casseforti o detenuti in qualsiasi altra qualità e di proprietà o relativi al sig. CO 1 come titolare, proprietario, creditore, avente economicamente diritto, ultimo beneficiario o committente” presso diversi istituti finanziari e società, tra cui la C__________ di Zurigo (ora __________, __________), la E__________ (__________), la K__________ (Lussemburgo), la __________ (Marshall Islands), la __________ (Lussemburgo), la __________ (Ajeltake Island), la __________ (Marshall Islands), la PI 4 (Lugano), la Q__________ (Lugano) e la Banca __________ (Lugano), fino a concorrenza di fr. 6'909'133.18 (controvalore di USD 6'874'283.17), oltre agli interessi del 5% dal 1° maggio 2018 su fr. 6'819'423.09 e dal 24 aprile 2019 su fr. 89'710.09.

                                  D.   Il Pretore ha respinto l’istanza di sequestro con una prima decisione del 14 giugno 2019.

                                  E.   Con istanza del 5 luglio 2019, l’RE 1 ha chiesto alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5, di riconoscere e dichiarare esecutivo in Svizzera il lodo arbitrale emesso il 24 aprile 2019 dal TAIC e di rigettare in via definitiva l’opposizione interposta al precetto esecutivo n. __________ dell’Ufficio d’esecuzione di Lugano da essa promossa in precedenza il 3 agosto 2018 per l’incasso di fr. 6'862'830.73 oltre agli interessi del 5%.

                                  F.   Avendo la scrivente Camera annullato la decisione di reiezione del sequestro mediante sentenza 14.2019.132 del 16 agosto 2019 e rinviato la causa alla prima sede, il Pretore ha poi accolto l’istanza e ordinato il sequestro con decreto del 23 settembre 2019, poi sostituito da quello del 24 settembre 2019, eseguito il medesimo giorno dall’Ufficio d’esecuzione di Lugano (verbale n. __________) sui beni presso:

                                         “a.  C__________, __________ (Swift: __________) ormai __________, relativi in particolare, ma non esclusivamente [al]le relazioni bancarie n. IBAN __________ (USD), beneficiary __________ IIO –CO 1; IBAN __________ (USD), beneficiary 472867 IIO – PI 1, formalmente detenuto da Sig.a PI 1 ma di cui Sig. CO 1, __________, è l’avente economicamente diritto; IBAN __________ (USD) formalmente detenuto da PI 2. ma di cui Sig. CO 1, __________, è l’avente economicamente diritto.

                                          b.  E__________, __________, Switzerland (Swift __________) relativi in particolare, ma non esclusivamente [al]le relazioni bancarie n. __________, detenuto da PI 2 ma di cui Sig. CO 1, __________, è l’a­vente economicamente diritto.

                                          c.  Credito di 21'690'085.00 US dollari e 2'254'385.66 sterline inglesi [] secondo [i]l lodo arbitrale res[o] dal Tribunale arbitrale della Corte di arbitrato internazionale di Londra nella procedura n°122280 detenut[o] dal Sig. CO 1 verso K__________, in particolare Società K__________, una società costituita secondo le leggi del Lussemburgo, numero di registrazione __________, con sede in __________; __________, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________, con sede presso __________, Marshall Islands, __________; __________ Corp, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione__________, con sede in __________, Lussemburgo; __________., una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione__________, con sede presso __________, Marshall Islands, __________ e __________ Inc., una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________ con sede presso __________, Marshall Islands __________.

                                          d.  PI 4, __________, 100 azioni nominative della società PI 4,__________ con sede a Lugano, formalmente detenute da Sig.ra PI 3, __________, ma di cui Sig. CO 1, __________ è l’avente economicamente diritto.

                                          e.  PI 4, __________, dal Negozio PI 4, incluso in particolare i gioielli, gli orologi, le gemme preziose e metalli che fanno parte dell’inventario, di cui Sig. CO 1, __________, è l’avente economicamente diritto.

                                          f.   Q__________, __________, delle quote da CHF 1'000.00, formalmente detenute da Sig.ra PI 3, sposa del sig.CO 1, __________, ma di cui Sig. CO 1 __________ è l’avente economicamente diritto.

                                          g.  Banca __________,__________, relativi in particolare, ma non esclusivamente [al]le relazioni bancarie n. IBAN__________7, formalmente detenuto da Sig.a PI 3, __________, ma di cui Sig. CO 1, __________ è l’a­vente economicamente diritto”.

                                  G.   Il 10 e l’11 ottobre 2019, CO 1, rispettivamente sua moglie PI 3 e la PI 4, di cui essa è azionista e amministratrice unica, hanno presentato al medesimo giudice opposizioni al decreto di sequestro, chiedendo di revocar­lo, per quanto riguarda PI 3 limitatamente alle novanta azioni della PI 4 (lett. d) e alla relazione bancaria presso la Banca __________ (lett. g) da lei rivendicate, e per quanto attiene alla PI 4 limitatamente all’intero inventario di sua proprietà (lett. e). CO 1 ha motivato la propria opposizione – totale – producendo un allegato scritto in occasione dell’udienza del 4 febbraio 2020. Nella sua risposta del 6 aprile 2020, l’RE 1 ha confermato la propria richiesta, mentre con replica spontanea del 14 aprile 2020 CO 1 ha ribadito il suo punto di vista.

                                  H.   All’udienza 14 novembre 2019 nella causa di exequatur e di rigetto dell’opposizione, l’istante ha precisato che l’esecuzione n.__________ valeva pure quale convalida del sequestro n. __________.

                                    I.   Con decisione del 26 giugno 2020 (SO.2019.4936) il Pretore ha accolto l’opposizione formulata da CO 1 e annullato il sequestro, ponendo a carico della sequestrante le spese processuali di complessivi fr. 2'000.– e ripetibili di fr. 28'000.– a favore dell’opponente. Sempre il 26 giugno 2020, il Pretore ha respinto l’istanza volta all’exequatur del noto lodo arbitrale e al rigetto definitivo dell’opposizione all’esecuzione di convalida del sequestro (SO.2019.3299).

                                         Il 30 giugno 2020, il Pretore ha d’altronde accolto ugualmente le opposizioni di PI 3 e della PI 4 e annullato il sequestro limitatamente ai beni rivendicati dalle opponenti (SO.2019.4937/4938).

                                  L.   Contro le sentenze appena citate di annullamento del sequestro l’RE 1 è insorta a questa Camera con tre reclami separati del 10 luglio 2020 per ottenerne in via principale l’annullamento – previa concessione dell’effetto sospensivo e congiunzione delle tre cause e di quella di exequatur –, la reiezione delle opposizioni al sequestro e la conferma dello stesso, in via subordinata la sospensione della procedura di riconoscimento e di exequatur e di rigetto delle opposizioni al sequestro fino alla decisione finale e definitiva nella procedura di annullamento del lodo arbitrale in Belgio, e in via ancor più subordinata l’annullamento delle decisioni pretorili con conseguente rinvio delle cause al primo giudice per nuovi giudizi, in tutti i casi con protesta di spese e ripetibili.

                                         L’RE 1 ha inoltre impugnato alla seconda Camera civile del Tribunale d’appello (II CCA) con un reclamo dello stesso 10 luglio 2020 la decisione di reiezione dell’istanza di exequatur.

                                  M.   Il 15 luglio 2020 il presidente della Camera ha respinto le istanze di congiunzione delle tre cause e ha dichiarato inammissibili le domande volte alla concessione dell’effetto sospensivo presentate con tutte e tre le impugnazioni (inc. 14.2020.95/96/97).

                                  N.   Con sentenza del 7 gennaio 2021 (inc. 12.2020.85), la II CCA ha parzialmente accolto il quarto reclamo dell’RE 1 nel senso dell’accoglimento dell’istanza di riconoscimento ed exequatur del lodo arbitrale, mentre l’ha ritenuto irricevibile per quanto attiene alle decisioni di accoglimento delle opposizioni al sequestro e non si è pronunciato sull’istanza di rigetto definitivo in mancanza di una domanda specifica nel petitum del reclamo.

                                  O.   A “convalida del sequestro n.__________ del 10 ottobre 2019”, il 26 gennaio 2021 l’RE 1 ha promosso contro CO 1 una nuova esecuzione (n. __________) per l’incasso di fr. 6'909'133.18 oltre agli interessi del 5% dal 1° maggio 2018, cui egli ha interposto opposizione il 3 febbraio 2021.

                                  P.   Con decisione del 22 marzo 2021 (inc. 14.2020.96/97) la scrivente Camera ha dichiarato irricevibili i reclami dell’RE 1 contro l’accoglimento delle opposizioni al sequestro di PI 3 e della PI 4. Rimane così pendente solo il terzo reclamo avverso l’accoglimento dell’opposizione al sequestro del debitore CO 1, oggetto della decisione odierna.

                                   Q.   Con sentenza del 17 giugno 2021 (4A_95/2021) il Tribunale federale ha respinto, nella misura della sua ammissibilità, il ricorso in materia civile interposto da CO 1 contro la sentenza della II CCA del 7 gennaio 2021.

                                   R.   Entro il termine impartito, il 27 agosto 2021 CO 1 ha presentato osservazioni al reclamo, con cui ha concluso, in via principale, alla dichiarazione della sua irricevibilità in quanto privo d’oggetto, il sequestro dovendosi dichiarare caduco giusta l’art. 280 LEF, in via subordinata alla sua reiezione nel merito e alla conferma della decisione impugnata e in via ancor più subordinata alla sua reiezione nel merito, la sentenza impugnata essendo tuttavia riformata nel senso della reiezione dell’istanza di sequestro per assenza di beni sequestrabili.

                                   S.   Con replica spontanea del 10 settembre 2021, la reclamante ha contestato integralmente le osservazioni della controparte.

 

 

Considerando

 

in diritto:                 1.   La sentenza impugnata – emanata in materia di opposizione al sequestro – è una decisione di prima istanza finale e inappellabile (art. 309 lett. b n. 6 CPC), contro cui è dato esclusivamente il rimedio del reclamo (art. 319 lett. a CPC e 278 cpv. 3 LEF) alla Camera di esecuzione e fallimenti (CEF) del Tribunale d’appello senza riguardo al valore litigioso (art. 48 lett. e n. 1 LOG).

 

                                1.1   Pronunciata in procedura sommaria (art. 251 lett. a CPC), la decisione è impugnabile entro dieci giorni dalla notificazione (art. 321 cpv. 2 CPC). Visto che la notifica è avvenuta in concreto alla patrocinatrice dell’RE 1 il 30 giugno 2020, il termine d’impu­gnazione è scaduto venerdì 10 luglio. Presentato quello stesso giorno (data del timbro postale), il reclamo è dunque tempestivo.

 

                                1.2   Secondo l’art. 320 CPC con il reclamo possono essere censurati sia l’applicazione errata del diritto sia l’accertamento manifestamente errato dei fatti.

 

                             1.2.1   La giurisdizione cantonale superiore ha lo stesso potere di cognizione del giudice di prima istanza e verifica quindi sotto l’angolo della semplice verosimiglianza, ove siano contestati, se i presupposti del sequestro sono realizzati, riesaminando liberamente e sommariamente l’applicazione del diritto (art. 320 lett. a CPC; sentenza del Tribunale federale 5A_925/2012 del 5 aprile 2013, consid. 9.3).

 

                             1.2.2   La Camera decide in linea di principio in base agli atti di causa della giurisdizione inferiore (art. 327 cpv. 1 e 2 CPC), limitatamen­te alle censure motivate contenute nel reclamo (DTF 142 III 417 consid. 2.2.4), ma tutte le parti possono far valere fatti e mezzi di prova nuovi (art. 278 cpv. 3 LEF e 326 cpv. 2 CPC; RtiD 2017 I 757 n. 51c consid. 1.4/a), verificatisi sia prima che dopo l’emana­­zione della sentenza di primo grado (sentenza della CEF 14.1999.82 del 10 aprile 2000, consid. 1.5/e), e ciò di regola fino alla chiusura dello scambio (generalmente unico) degli allegati (sentenze del Tribunale federale 5A_306/2010 del 9 agosto 2010, consid. 3.2.3, e della CEF 14.1999.3 del 5 luglio 1999, consid. 3; cfr. DTF 142 III 418 consid. 2.2.5). I fatti e mezzi di prova antecedenti il primo giudizio (pseudonova) sono ammissibili soltanto se vengono addotti non appena sono noti e se dinanzi alla giurisdizione inferiore non era possibile addurli nemmeno con la diligenza ragionevolmente esigibile tenuto conto delle circostanze (art. 317 CPC per analogia: DTF 145 III 342 consid. 6.6.4). È ammessa solo la produzione di documenti (art. 254 cpv. 1 CPC; DTF 138 III 639 consid. 4.3). L’accertamento dei fatti e l’apprezzamento delle prove possono essere censurati unicamente se sono manifestamente errati (art. 320 lett. b CPC), ovvero arbitrari (DTF 138 III 234 consid. 4.1). Ove la correzione del vizio sia suscettibile d’influire sul­l’esito della causa, la Camera interviene, quindi, soltanto se il giudice di prime cure non ha manifestamente capito il senso e la portata di un mezzo di prova, ha omesso, senza motivi oggettivi, di considerare prove pertinenti o ha tratto deduzioni insostenibili dagli elementi raccolti (per analogia: sentenza del Tribunale federale 5A_739/ 2012 del 17 maggio 2013, consid. 2.2 e i rinvii; Jeandin in: Commentaire romand, Code de procédure civile, 2a ed. 2019, n. 5-6 ad art. 320 CPC con rimandi).

 

                                1.3   Che l’istanza di rigetto definitivo dell’esecuzione n. __________ sia stata definitivamente respinta dal Pretore (sopra ad E, H e N) è senza rilievo per la validità del sequestro, dal momento che il termine di convalida è sospeso durante l’intera procedura di opposizione al sequestro, compresa l’impugnativa in esame (art. 279 cpv. 5 n. 1 LEF). Nel frattempo, l’RE 1 ha del resto promosso una nuova esecuzione a convalida del sequestro (sopra ad O).

                                   2.   In virtù dell’art. 272 cpv. 1 LEF, il sequestro è concesso purché il creditore renda verosimile l’esistenza del suo credito (n. 1), di una causa di sequestro (n. 2) e di beni appartenenti al debitore (n. 3).

 

                                2.1   I fatti sono resi verosimili quando il giudice, fondandosi su indizi oggettivi – che risultano dagli atti (art. 254 cpv. 1 CPC) – sufficienti a costituire un “inizio di prova”, ne ricava l’impressione che i fatti pertinenti si siano realizzati, senza dover escludere la possibilità, altrettanto probabile, che si siano svolti in altro modo (DTF 138 III 233 consid. 4.1.1; RtiD 2012 II 927 consid. 1.3). In particolare egli deve convincersi che la pretesa vantata dal sequestrante esiste per l’importo enunciato ed è esigibile. Per quanto attiene al fondamento giuridico dell’istanza, il giudice procede a un esame sommario, cioè né definitivo né esaustivo, al termine del quale emana una decisione provvisoria (DTF 138 III 638-9 consid. 4.3.2), a questo stadio senza contraddittorio (per garantire l’effetto sorpresa).

 

                                2.2   Il decreto di sequestro (art. 274 cpv. 2 LEF) può essere contestato dal debitore o dai terzi toccati nei propri diritti con opposizione (art. 278 LEF) allo stesso giudice che l’ha pronunciato. Egli riesamina tutti i presupposti del sequestro – purché contestati – con un potere di cognizione immutato, ma in contraddittorio, quindi alla luce anche degli argomenti dell’opponente. Il giudice non agisce d’uffi­­cio (art. 58 cpv. 2 CPC) e decide unicamente in base ai fatti allegati (art. 55 cpv. 1 CPC) e resi verosimili, salvo che siano stati ammessi o non contestati dalla controparte non contumace oppure siano notori (art. 150 cpv. 1, 151 e 254 CPC; sentenza della CEF 14.2011.113 dell’8 settembre 2011, consid. 6.5). Sono inammissibili censure dirette non contro il decreto di sequestro ma contro gli atti di esecuzione del sequestro (art. 275 LEF), affidati all’uf­­ficio d’esecuzione (art. 274 cpv. 1 LEF). Esse vanno fatte valere con ricorso all’autorità di vigilanza nel senso dell’art. 17 LEF (DTF 129 III 207 consid. 2.3).

 

                                   3.   Nella decisione impugnata, il Pretore ha rilevato che i presupposti relativi alla verosimiglianza del credito e della causa di sequestro (art. 272 cpv. 1 n. 1 e 2 LEF) non sono più ossequiati, non potendo il lodo arbitrale essere riconosciuto e reso esecutivo in Svizzera, neppure secondo il grado della verosimiglianza semplice. Venendo quindi meno questi due presupposti, il primo giudice ha ri-tenuto che l’opposizione al sequestro andasse accolta, senza necessità di esaminare l’adempimento del requisito della verosimile appartenenza dei beni sequestrati al debitore (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF).

 

                                   4.   Con il reclamo, in estrema sintesi l’RE 1 sostiene invece che il lodo arbitrale è eseguibile e riconoscibile in Svizzera sicché i due presupposti dell’art. 272 cpv. 1 n. 1 e 2 LEF sono adempiuti e pertanto l’opposizione dev’essere respinta e il sequestro confermato.

 

                                   5.   In realtà l’esistenza del credito e della causa di sequestro possono ritenersi ormai (perlomeno) verosimili sulla scorta della sentenza del Tribunale federale che ha respinto il ricorso contro la decisione di exequatur emessa dalla II CCA (v. sopra ad N e Q). Rimane quindi da esaminare il presupposto della verosimile appartenenza dei beni sequestrati al debitore, su cui né il Pretore né la reclamante si sono espressi. La causa è infatti matura per il giudizio e motivi di economia processuale e di celerità inducono la Camera a statuire essa stessa senza indugio (art. 327 cpv. 3 lett. b CPC), sostituendo la propria motivazione a quella mancante della decisione di prima sede.

 

                                   6.   Come evidenziato nell’opposizione al sequestro da CO 1, risulta dal verbale dell’Ufficio d’esecuzione di Lugano (doc. 1 in SO.2019.4936) che il sequestro dei beni presso la C__________ (lett. a) e la Banca __________ (lett. g) è risultato infruttuoso, sicché al riguardo il reclamo è privo d’oggetto.

 

                                   7.   Gli altri beni sequestrati – ovvero le azioni nominative della PI 4 detenute dalla moglie del debitore sequestrato PI 3 (lett. d), i gioielli, orologi, gemme preziose, metalli che fanno parte dell’inventario della medesima società (lett. e), le quote societarie della Q__________ detenute da PI 3 (lett. f) e la relazione bancaria presso la E__________ intestata alla PI 2 (lett. b) – risultano formalmente di pertinenza di ter­zi, ancorché la sequestrante pretenda che in realtà appartengono al debitore sequestrato.

 

                                7.1   Ora, per costante giurisprudenza del Tribunale federale, il sequestro (come il pignoramento) può colpire soltanto beni di proprietà del debitore o crediti di cui egli è titolare (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; DTF 105 III 112 consid. 3a), essendo al riguardo determinante in linea di principio la realtà giuridica e non quella economica (DTF 107 III 104 consid. 1 e 106 III 89 consid. 2, con rinvii): sono quindi esclusi dal sequestro, in quanto considerati beni di terzi, tutti quelli che secondo le regole del diritto civile appartengono a una per-sona fisica o giuridica diversa dal debitore sequestrato. Soltanto in casi eccezionali si può tenere conto dell’identità economica fra il debitore escusso e il terzo (DTF 105 III 112 consid. 3/a, 102 III 173 consid. II.3). Pertanto, nella misura in cui i beni di cui è chiesto il sequestro si trovino in possesso di un terzo o figurino a nome di un terzo, il creditore sequestrante deve rendere verosimile che quei beni appartengono in realtà al debitore sequestrato (art. 272 cpv. 1 n. 3 LEF; Messaggio concernente la revisione della LEF dell’8 maggio 1991, in: FF 1991 III pag. 119; Stoffel in: Basler Kommentar, SchKG III, 2a ed. 2010, n. 53-55 ad art. 271 e n. 31-33 ad art. 272 LEF), oppure ch’essi sono stati trasferiti al terzo con un atto manifestamente abusivo (art. 2 cpv. 2 CC) o comunque revocabile (art. 285 segg. LEF) tendente a danneggiare i creditori o a favorirne alcuni a scapito di altri (fra altre: sentenze della CEF 14.2019.3-6 dell’1 luglio 2019, consid. 6, e 14.2010.40 del 18 giugno 2010, RtiD 2011 I 774 n. 59c, consid. 3.2).

 

                             7.1.1   Secondo il principio della trasparenza (Durchgriff), occorre far astra­zione della dualità giuridica tra debitore sequestrato e società cui i beni da sequestrare sono intestati, quando è invocata dall’uno o dall’altro soggetto allo scopo di sottrarsi abusivamente all’esecu­zione forzata, e permettere, eccezionalmente, il pignoramento o il sequestro dei beni dell’una nell’esecuzione diretta contro l’altra conformemente alla realtà economica. Due sono le condizioni poste dalla giurisprudenza al riguardo: in primo luogo è necessaria l’identità delle persone coinvolte o perlomeno l’identità dei loro interessi economici; e in secondo luogo la dualità giuridica dev’es­sere invocata in modo manifestamente abusivo per trarne un vantaggio ingiustificato a danno dei creditori (art. 2 cpv. 2 CC) (DTF 144 III 541 segg.; sentenza della CEF 14.2019.3-6 del 1° luglio 2019, consid. 6.1).

 

                             7.1.2   Il principio della trasparenza si applica non solo nell’esecuzione diretta contro la persona (solitamente giuridica) controllata (caso di trasparenza detta diretta), ma anche, più frequentemente, nel­l’esecuzione contro la persona dominante (trasparenza rovescia­ta) (DTF 144 III 548 consid. 8.3.4). Nella prima ipotesi l’applica­zione del principio di trasparenza dev’essere ammessa con ritegno poiché chi contrae con una persona giuridica sa, in principio, di correre il rischio di una sua insolvibilità in assenza di garanzie fornite dalla persona dominante (DTF 144 III 549 consid. 8.3.6; sentenza della CEF 14.2019.3-6 già citata, consid. 6.1/c).

 

                                 7.2   Nel caso in esame, per quanto attiene sia alle cento azioni nominative della PI 4 detenute dalla moglie del debitore e, per dieci di esse, da tale __________ (doc. 1), sia ai gioielli, orologi, gemme preziose, metalli facenti parte dell’inventario della medesima società, sia ancora alle quote societarie della Q__________ detenute da PI 3, l’RE 1 ha semplicemente indicato nell’istanza di sequestro che CO 1 ne sarebbe l’avente diritto economico senza ulteriori allegazioni, limitandosi a riferirsi agli estratti del registro di commercio relativi alla PI 4 e alla Q__________ e a una pagina web della prima (istanza di sequestro, pag. 15, n. 53-55).

 

                              7.2.1   All’udienza relativa alla sua opposizione CO 1 ha con­testato che i beni in questione siano di sua proprietà (act. VI, pagg. 22 e 23, ad n. 1-11, 13 e 15). Nella sua risposta scritta (act. XIII pag. 18), l’RE 1 si è avvalsa di un passo del lodo belga da lei tradotto in italiano secondo cui “le persone legate e controllate dal signor CO 1h ai sensi del paragrafo 1 dell’accordo sui servizi giuridici erano la [ormai ex] moglie PI 1 (…)” e la PI 2 (doc. A1, pag. 89 in alto). A tal proposito, l’RE 1 ha evidenziato che il debitore sequestrato si era già servito in passato della sua prima moglie come “donna di paglia” al fine di schermare i suoi beni ed evitare che questi potessero essere “aggrediti” dai suoi creditori, sicché sarebbe evidente ch’egli stia facendo lo stesso con la consorte attuale PI 3. Ha rinviato a tal proposito all’azione di contestazione delle pretese di PI 3 e della PI 4 da essa promossa nella procedura di esecuzione del sequestro giusta l’art. 108 LEF (doc. T). Nella sua replica spontanea (pag. 16), CO 1 ha rilevato in proposito che l’RE 1 non ha detto né spiegato nulla, ma si è limitata a rimandare in modo generico e inammissibile a un atto in una procedura estranea al debitore sequestrato, che contiene mere allegazioni di parte, da lui contestate.

 

                              7.2.2   Ora, il rinvio dell’RE 1 all’azione di contestazione di rivendicazione da lei promossa costituisce effettivamente un rimando del tutto generico che viola l’obbligo di specificazione (art. 55 cpv. 1 CPC), per tacere del fatto che le allegazioni contenute nella petizione sono solo semplici allegazioni di parte, non sorrette da indizi oggettivi e concreti siccome gli allegati cui rinvia non sono stati prodotti nella causa in esame. Per quanto concerne invece il contenuto del lodo arbitrale, le pagine citate dall’RE 1 si riferiscono al fatto che il contratto di servizio giuridico alla base della sua pretesa è stato concluso dall’RE 1 e da CO 1 unitamente a tutte le persone ad esso legate e da esso controllate, tra cui l’ex moglie (pagg. 38 e 39), e che tale contratto è stato firmato da lui anche per conto dell’ex moglie (pagg. 42-44 e 87-88). Queste circostanze non indiziano però in alcun modo che i beni oggetto del sequestro intestati alla consorte attuale siano in realtà di pertinenza del debitore sequestrato e che questi la stia usando come “donna di paglia” allo scopo di sottrarli al sequestro. In mancanza di qualsiasi indizio concreto e oggettivo di trasferimento abusivo degli attivi a PI 3 o alla PI 4, il reclamo non può ch’essere respinto su questo punto.

                                 7.3   Relativamente alla relazione bancaria intestata alla PI 2 pres­so l’E__________, l’RE 1 ha fatto presente con l’istanza di sequestro (ad n. 48) che secondo il lodo arbitrale “le Défendeur 1, CO 1k, lui-même, était propriétaire effectif ultime de la Panama Offshore Société PI 2, qui est le Défendeur 3 […]” (doc. A1 pag. 92 § 4). L’istante ha inoltre sostenuto (ad n. 49) che la PI 2 è in realtà solo uno strumen­to al servizio di CO 1 e non persegue alcuna attività propria, citando in proposito un altro estratto del lodo, secondo cui “le Tribunal d’Arbitrage international commercial auprès de la Chambre européenne d’arbitrage n’a aucun doute que le Défendeur 1 CO 1k] et le Défendeur n. 3 PI 2.] sont en fait la même personne (…)” (doc. A1, pag. 89, recte: pag. 90 § 3).

 

                              7.3.1   Con l’opposizione al sequestro (pag. 22, punto 12) CO 1 ha affermato che, come sostenuto dall’istante medesima, i be­ni presso l’E__________ appartengono non a lui, bensì alla PI 2. Con la risposta (pag. 18), l’RE 1 ha ribadito la propria tesi citando nuovamente il contenuto del lodo arbitrale. Nella sua replica spontanea (pag. 16), CO 1 ha evidenziato che la PI 2 era parte sia al procedimento d’arbitrato inglese che a quello belga e ciò nonostante la sequestrante non aveva spiegato minimamente perché unicamente ora bisognerebbe prescindere dalla chiara indipendenza giuridica dei soggetti coinvolti ch’essa stessa ha dimostrato di riconoscere in passato.

 

                              7.3.2   Dai passaggi del lodo belga indicati dalla reclamante risulta sen­z’altro verosimile l’identità degli interessi economici della PI 2 e di CO 1, siccome egli ne pare il “propriétaire effectif ultime” (proprietario effettivo ultimo), ovvero, nella terminologia svizzera, l’azionista unico. Ciò però non basta ancora, secondo la giurisprudenza citata (sopra consid. 7.1), a levare il velo societario, che pure sussiste tra il debitore e la società, giacché la stessa reclamante, del resto, ha convenuto nella procedura arbitrale bel­ga anche quest’ultima, quale soggetto di diritto distinto e indipendente. La sequestrante doveva in più rendere verosimile che la dualità giuridica è stata invocata in modo manifestamente abusivo per trarne un vantaggio ingiustificato a danno dei creditori. A questo proposito nei suoi atti manca ogni allegazione. Non è dato di sapere quando la società è stata fondata né da chi, quando e da chi il conto è stato aperto presso l’E__________ e neppure da dove provengono le somme depositate. In mancanza d’indizi oggettivi e concreti di un uso manifestamente abusivo della PI 2 per sottrarre al sequestro beni in realtà del debitore, non appaiono date le condizioni perché il sequestro possa vertere sul conto della società. Semmai, la reclamante avrebbe dovuto chiedere il sequestro dei diritti (sociali) di CO 1 nei confronti della PI 2 oppure più semplicemente il sequestro del conto con un’istanza diretta contro la società stessa, che secondo il lodo belga risulta condebitrice del credito fatto valere (anche) nei confronti di CO 1 (sopra ad B; al riguardo cfr. senten­za della CEF 14.2015. 87 del 14 settembre 2015 consid. 6.2/a, mas­simata in RtiD 2016 I 755 n. 61c).

 

                                    8.   In merito al sequestro del credito di USD 21'696'085.– vantato da CO 1 (unitamente all’ex moglie e alla PI 2) nei confronti in particolare della K__________ sulla base del lodo arbitrale emesso dal Tribunale arbitrale della Corte di arbitrato internazionale di Londra del 27 febbraio 2018 (doc. 4), con l’opposizione al sequestro (pag. 23, punto n. 16) egli ha eccepito che il lodo è stato annullato, che l’Ufficio d’esecuzione di Lugano non era competente per notificare direttamente il sequestro all’estero (art. 99 LEF) e che la PI 2 è l’unica creditrice ad esclusione di lui e dell’ex moglie.

 

                                 8.1   Ora, gli ultimi due argomenti sono infondati, il primo perché il credito è situato al domicilio del suo titolare CO 1 (DTF 140 III 514 seg. consid. 3.2), ossia ora a __________, per tacere del fatto che andava sollevato con un ricorso all’autorità di vigilanza (sopra consid. 2.2), il secondo perché dal lodo arbitrale risulta che accanto alla PI 2 anche il debitore sequestrato e l’ex moglie sono creditori della pretesa verso la K__________.

 

                                 8.2   Per quanto attiene al primo argomento, nella sua risposta (pag. 17) l’RE 1 ha affermato che il lodo londinese non è stato annullato, bensì rimandato al tribunale arbitrale per mancata trattazione di “alcune questioni sottoposte agli arbitri” e che il tribunale arbitrale ha confermato la parte dispositiva del lodo sia sul principio di responsabilità che sul quantum. Nella replica spontanea (pag. 15) CO 1 ha ribadito che il lodo londinese non è né definitivo né esecutivo.

 

                                          La questione è invero senza rilievo per la sequestrabilità della pretesa. Anche i crediti contestati possono essere sequestrati e pignorati. Se il terzo debitore non versa spontaneamente all’ufficio d’esecuzione quanto dovuto, la questione dell’esistenza e dell’e­stensione della pretesa sarà se del caso decisa nella procedura giudiziaria o arbitrale che l’aggiudicatario o il cessionario della pretesa (secondo l’art. 131 LEF) promuoverà contro il terzo debitore (sentenza del Tribunale federale 5C:16/2003 del 16 maggio 2003, consid. 1; Stoffel/Chabloz in: Commentaire romand, Poursuite et faillite, 2005, n. 26 ad art. 275 LEF ; DTF 109 III 13 consid. 2).

                                 8.3   In definitiva, il reclamo va parzialmente accolto nel senso della conferma del sequestro limitatamente al credito contro la K__________.

                                   9.   In entrambe le sedi le spese processuali seguono la soccombenza parziale reciproca (art. 106 cpv. 2 CPC), tenuto conto del fatto che la sequestrante ottiene ragione per un gruppo di beni su cinque, fatta astrazione dei due gruppi per i quali il sequestro si è rilevato infruttuoso. La quotità di spese e ripetibili della prima istanza non è contestata. In seconda sede, invece, le spese processuali vanno fissate (d’ufficio) in base al valore litigioso di fr. 118'000.–, pari al valore dei beni sequestrati (doc. 1), il quale è più corretto di quello del credito vantato dalla sequestrante, di fr. 6'909'133.18, sul qua­le si è basato il Pretore (v. DTF 139 III 195 consid. 4.3.2).

                                10.  Circa i rimedi esperibili sul piano federale (art. 112 cpv. 1 lett. d LTF), il valore litigioso, di fr. 118'000.– raggiunge la soglia di fr. 30'000.– ai fini dell’art. 74 cpv. 1 lett. b LTF.

 

 

Per questi motivi,

 

pronuncia:              1.   Il reclamo è parzialmente accolto e di conseguenza i dispositivi n. 1 e 2 della decisione impugnata sono così riformati:

                                         1.   L’opposizione al sequestro è parzialmente accolta e di conseguenza il sequestro n. __________ dell’Ufficio d’esecuzione di Lugano decretato il 24 settembre 2019 dal Pretore del Distretto di Lugano, sezione 5 (inc. n. SO.2019.2874), è annullato tranne per quanto attiene al seguente bene:

                                               c. Credito di 21'690'085.00 US dollari e 2'254'385.66 sterline inglesi secondo il lodo arbitrale reso dal Tribunale arbitrale della Corte di arbitrato internazionale di Londra nella procedura n°__________ detenuto dal Sig. CO 1 verso K__________, in particolare Società K__________, una società costituita secondo le leggi del Lussemburgo, numero di registrazione __________, con sede in __________, Luxembourg; __________, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________, con sede presso __________, Marshall Islands, __________; __________, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________, con sede in __________, Lussemburgo; __________, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________, con sede presso __________, Marhsall Islands, __________ e __________, una società costituita secondo le leggi delle Marshall Islands, numero di registrazione __________ con sede presso __________, Marshall Islands __________.”

                                         2.   Le spese processuali di complessivi fr. 2'000.– sono poste a carico della sequestrante in ragione di 45 e per il restante 15 a carico dell’op­ponente, a cui la prima verserà fr. 16'800.– per ripetibili ridotte.

 

                                   2.   Le spese processuali di complessivi fr. 1'000.– relative al presente giudizio, già anticipate dalla reclamante, sono poste a suo carico in ragione di 45 e per il restante 15 a carico dell’opponente, a cui la prima verserà fr. 2'100.– per ripetibili ridotte.

 

                                   3.   Notificazione a:

 

    ;

–    .

 

                                         Comunicazione alla Pretura del Distretto di Lugano, sezione 5.

 

 

Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello

Il presidente                                                            La vicecancelliera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimedi giuridici

Contro la presente decisione è possibile presentare ricorso in materia civile (art. 72 cpv. 2 lett. a LTF) al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, entro 30 giorni dalla notificazione (art. 100 cpv. 1 LTF). Può essere fatta valere unicamente la violazione di diritti costituzionali (art. 98 LTF). Il termine non è sospeso durante le ferie giudiziarie (art. 46 cpv. 2 LTF).