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Incarto n. |
28 aprile 1999/FC/rgc |
In nome |
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La Camera di
esecuzione e fallimenti |
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composta dei giudici: |
Cometta, presidente, |
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segretario: |
Baur Martinelli, vicecancelliera |
statuendo sul ricorso 3 luglio 1998 di
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__________ |
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contro |
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l’operato dell’UEF di Bellinzona
nell’esecuzione n. __________ promossa contro la ricorrente da
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__________, rappr. da: avv. __________ |
in materia di esecuzione abusiva;
viste le osservazioni 27 luglio 1998 del precettante e 3 agosto 1998 dell'UEF di Bellinzona;
ritenuto
in fatto: A. __________ procede contro __________ per fr. 100'000.-- oltre accessori per il titolo di risarcimento danni per offesa al credito.
Al precetto esecutivo l'escussa ha interposto tempestiva opposizione.
B. La ricorrente è dell'avviso che il PE n__________ debba essere annullato, atteso che se possono esservi divergenze d'opinione tra il precettante e la persona fisica __________ - membro del consiglio d'amministrazione dell'escussa - non vi è per contro alcun contenzioso tra l'avv. __________ e la ditta __________. L'atto esecutivo assume pertanto valenze prevaricatrici, costituendo un esempio scolastico di manifesto abuso di diritto.
C. Il precettante ha postulato la declaratoria di irricevibilità del gravame, la LEF conferendo al creditore il diritto di avviare una procedura esecutiva senza dover provare il fondamento del suo credito. L'avv. __________ chiede che "l'assoluta e manifesta inutilità del ricorso", che ha determinato per il resistente una perdita di tempo e di denaro, sia sanzionata con una multa in applicazione dell'art. 16 cpv. 2 LPR, come pure con il pagamento di una tassa di giustizia ex art. 30 LTG. Il precettante chiede inoltre "un importo a titolo di risarcimento per le spese legali sostenute dal resistente per la sua difesa", il suo patrocinio essendo stato curato dalla collega di studio avv. __________.
D. L'UEF di Bellinzona è pure dell'avviso che il ricorso sia irricevibile.
Considerando
in diritto: 1.
a) È principio fondamentale del diritto esecutivo che la legittimazione materiale, fondata sulla titolarità del diritto materiale dedotto in giudizio, è sottratta al potere di cognizione dell'organo d'esecuzione e fallimento, come pure dell'Autorità cantonale di vigilanza, rientrando nella giurisdizione esclusiva del giudice del rigetto dell'opposizione o del merito (STF [CEF] 3 aprile 1997 in re avv. W. K. c. dott. T. T. e avv. G. S. cons. 2; CEF 29 gennaio 1999 in re A. R. c. S. SA; CEF 29 ottobre 1991 su reclamo A. & G. B. cons. 3; Flavio Cometta, Commentario alla LPR, Lugano 1998, n. 3.3.2 ad art. 7, p. 124; Fritzsche/Walder, Schuldbetreibung und Konkurs nach schweizerischem Recht, vol. I, 3. ediz., Zurigo 1984, § 9 n. 43 s. con rif.).
b) Secondo la giurisprudenza del Tribunale federale, il fatto di perseguire nelle forme consentite dal diritto un credito vantato non può costituire in linea di principio un atto illecito e contrario al diritto. Tuttavia, se è chiesto il riconoscimento di una pretesa senza qualsivoglia fondamento giuridico o immaginaria, allora si dà - verificandosene tutti i presupposti - atto illecito (DTF 10, p. 576), senza che ne consegua necessariamente l'annullabilità o la nullità dell'esecuzione (cfr. sulla nozione Flavio Cometta, Nouveautés législatives fédérales et cantonales en matière de poursuite pour dettes et faillite significatives pour l'activité bancaire, Vezia/Bellinzona 1998, p. 49 ss., n. 2.1.1.4): infatti, in tale evenienza, l'escusso può facilmente difendersi con la semplice formulazione dell'opposizione ex art. 74 LEF (DTF 113 III 4).
c) La nullità dell'esecuzione per abuso di diritto può essere riconosciuta solo in casi eccezionali, ad esempio quando è manifesto l'intento del precettante di agire non per ottenere quanto gli spetta ma solo per angariare deliberatamente l'escusso o pregiudicarlo nei suoi diritti personali (DTF 115 III 21 ss.; sul principio della buona fede valido anche nel diritto esecutivo federale, cfr. Max Baumann, Zürcher Kommentar, 3. ediz., Zurigo 1998, n. 33 e 36 ad art. 2 CC con rif.).
2. Agli atti nulla risulta che possa far concludere per l'ipotesi vessatoria prospettata dal ricorrente. Non si realizzano pertanto i requisiti eccezionali che giurisprudenza e dottrina impongono perché si dia abuso di diritto nel caso concreto. Ne consegue la reiezione del gravame e non la declaratoria di irricevibilità, come richiesto dal precettante e dall'organo d'esecuzione forzata, l'indagine sui presupposti dell'abuso di diritto rientrando nelle specifiche competenze dell'Autorità cantonale di vigilanza.
3. Le doglianze della parte ricorrente, costruite sul pregiudizio che può derivare a chi è ingiustamente oggetto di procedura esecutiva, possono trovare sbocco giudiziario - dandosene i presupposti - nell'azione di accertamento negativo in procedura ordinaria (DTF 120 II 20-27), possibile anche sotto il nuovo diritto esecutivo in vigore dal 1. gennaio 1997 (cfr. sentenza 16 febbraio 1999 della II Corte civile del Tribunale federale [inc. n. 5C.7/1998], destinata a pubblicazione, in re E. S. c. G. R. L. cons. 2d). Resta esclusa l'ipotesi - fatta propria dall'Obergericht del Cantone Zurigo nella sentenza 18 marzo 1998 pubblicata in ZR 1999, p. 65-68, n. 16, interessante per stroncare d'acchito intenti vessatori ma non condivisa dal Tribunale federale - di far capo all'istituto dell'annullamento giudiziale dell'esecuzione ex art. 85a LEF, che resta possibile solo nel caso in cui l'escusso abbia omesso di formulare opposizione. L'esito di siffatto orientamento giurisprudenziale è che l'escusso negligente beneficia del rimedio dell'art. 85a LEF che gli facilita in termini apprezzabili la tutela dei propri diritti, mentre l'escusso diligente deve far capo alla più ardua azione di accertamento dell'inesistenza del credito dedotto in esecuzione, che ha luogo in procedura ordinaria - e non accelerata, come nell'ipotesi dell'art. 85a LEF - e con l'onere non indifferente di giustificare un interesse giuridico degno di protezione (DTF 120 II 21 s. cons. 2a, 22 ss. cons. 3).
4. L'avv. __________ chiede che l'assoluta e manifesta inutilità del ricorso della ditta __________, che ha determinato per il precettante una perdita di tempo e di denaro, sia sanzionata con una multa in applicazione dell'art. 16 cpv. 2 LPR, come pure con il pagamento di una tassa di giustizia ex art. 30 LTG nonché con un importo a titolo di risarcimento per le spese legali sostenute per la sua difesa, curata dalla collega di studio avv. __________.
4.1. Principio della gratuità delle spese
a) Per l'art. 16 cpv. 2 LPR, la parte o il suo rappresentante che agisce in modo temerario o in mala fede può essere condannata a una multa sino a 1'500 franchi, nonché al pagamento di una tassa di giustizia secondo l'art. 30 della Legge sulla tariffa giudiziaria e delle spese.
La procedura di ricorso, come pure quella di revisione e di interpretazione, sono gratuite. La norma ha portata propria solo con riferimento agli istituti di diritto processuale cantonale della revisione e dell'interpretazione, mentre in materia di ricorso si limita in sostanza al richiamo all'art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF a valere quale sedes materiae.
b) Con la revisione del 1997 della LEF, il principio della gratuità è stato fissato nella legge all'art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF, mentre in precedenza era disciplinato solo nella OTLEF, dove ora è rimasto con effetto dichiarativo all'art. 61 cpv. 2 lett. a OTLEF.
c) Il diritto esecutivo federale può essere attuato, verificandosene i presupposti, sulla base di una semplice domanda d'esecuzione all'ufficio d'esecuzione. Se il successivo atto, il precetto esecutivo da intimare all'escusso, resta senza la dichiarazione di opposizione del debitore, è possibile procedere fino all'incasso senza che sia necessario l'intervento dell'autorità giudiziaria. Da questa modalità esecutiva, che spesso consente di concludere in termini ragionevoli la procedura d'incasso, si deduce che l'esecuzione forzata non è parte costitutiva del processo civile in senso proprio: essa costituisce una branca particolare del sistema giuridico svizzero, che fa parte del diritto amministrativo (DTF 118 III 31 cons. 3a con rif.; Poudret/Sandoz-Monod, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. II, Berna 1990, p. 804), ed è gestita da speciali autorità amministrative - gli organi d'esecuzione e fallimenti - che non sono tribunali.
d) Nel diritto amministrativo vige il principio della partecipazione ai costi. Dal profilo della politica del diritto, è evidente che il rischio della messa a carico di tasse e spese procedurali consente una migliore responsabilizzazione delle parti, che saranno indotte ad evitare nel loro stesso interesse patrimoniale di promuovere ricorsi ingiustificati e privi di qualsivoglia prospettiva di esito favorevole: in tal modo si ottiene non solo uno sgravio apprezzabile delle autorità giudicanti, ma anche e soprattutto la pace del diritto (Rhinow/Koller/Kiss-Peter, Öffentliches Prozessrecht und Grundzüge des Justizverfassungsrechts des Bundes, Basilea e Francoforte sul Meno 1994, § 15 n. 816).
Questo effetto deterrente - provvido nel diritto amministrativo in genere - non vale in linea di principio, per espressa volontà del legislatore federale e senza che ne siano ben compresi gli intendimenti, per la procedura di ricorso della LEF (Cometta, Commentario alla LPR, n. 1.1.d all'art. 16 LPR, p. 237 s.).
4.2. Condanna a una multa e pagamento di tasse e spese quale misura d'eccezione
a) La sanzione della multa sino a 1'500 franchi e del pagamento di tasse e spese (art. 16 cpv. 2 LPR) ha portata propria quale norma di diritto processuale cantonale solo per la revisione (art. 26-29 LPR) e l'interpretazione (art. 30-33 LPR), mentre in materia di ricorso ha solo effetto dichiarativo, richiamando in sostanza l'art. 20a cpv. 1 secondo periodo LEF.
b) La multa è compatibile con l'art. 6 § 1 CEDU, purché la sanzione sia prevista da una legge formale e l'importo non violi il principio della proporzionalità. Il suo uso quale deterrente contro i querulomani è stato oggetto di esame in sede di Commissione europea dei diritti dell’uomo nella decisione 9 maggio 1994 in re G. L. c. Italia, in: DR [Decisioni e rapporti della Commissione europea dei diritti dell'uomo] 77-A, p. 8: "La Commission estime que l’imposition d’une amende, qui a pour but de décourager les plaideurs téméraires, d’éviter ainsi l’engorgement des rôles et d’assurer de ce fait une bonne administration de la justice, n’est pas contraire en tant que telle au droit d’accès à un tribunal tel qu'il est garanti par l'art. 6 par. 1 de la Convention"; cfr. anche la decisione 2 luglio 1991, in: DR 70, p. 47.
Nei suoi aspetti quantitativi la multa non deve costituire un ostacolo irragionevole all'accesso ai tribunali, cfr. sul tema Jean-François Flauss, L'abus de droit dans le cadre de la Convention européenne des droits de l'homme, in: RUDH 1992, p. 465. Il limite massimo di fr. 1'500.--, imposto tanto dalla LEF che dalla LPR, ossequia in tutta evidenza siffatti principi e consente di tener conto agevolmente delle peculiarità di ogni caso.
c) Si tratta di multa d'ordine che, pur riferita potenzialmente a tutti, si attualizza solo nei confronti di quella cerchia limitata di persone che entra in un rapporto di diritto particolare con l'autorità e serve al conseguimento di un obiettivo di interesse generale: la disciplina del processo esecutivo nell'ossequio del principio di celerità, conseguibile anche con l'imposizione d'imperio di norme comportamentali atte a impedire il sorgere di sterili dispute (DTF 121 I 382 cons. 3bb).
d) L’Autorità cantonale di vigilanza, quando fosse oberata da eccessivi sovraccarichi di lavoro riconducibili a ragioni congiunturali, sarebbe comunque legittimata ad arginare l’eccesso di ricorsi temerari - volti unicamente a procrastinare la conclusione della procedura esecutiva e frutto di riflessioni di chi non sa o non vuole comprendere ragione - facendo capo alla procedura espressamente prevista dal legislatore all'art. 9 cpv. 2 LPR nei confronti di coloro che procedono abusivamente. Sarà così possibile limitarsi, previo esame dei rimedi giuridici proposti, a dichiararli, in quanto non vi si ravvisi un indizio di fondatezza, come manifestamente irricevibili, con conseguente onere delle spese processuali a carico del ricorrente. Si potrà quindi prescindere dall’esame di merito e avvertire formalmente chi persevera in attitudini defatigatorie e dispersive che, dandosene le condizioni, tutti i suoi ulteriori gravami saranno evasi secondo modalità analoghe (cfr. mutatis mutandis STF [II Corte di diritto pubblico] 12 aprile 1994 in re R. N. c. Comune di Bellinzona; Cometta, Commentario alla LPR, n. 1.2.1.c all'art. 16 LPR, p. 239).
e) Sulle tasse, l'art. 16 cpv. 2 LPR rinvia espressamente all'art. 30 LTG: ne consegue che per ogni decisione dell'Autorità cantonale di vigilanza, per cui non sia prevista una particolare tariffa, la tassa va da fr. 50.-- a fr. 2'000.--. Sono applicabili alla determinazione della tassa di giustizia e alle modalità di richiesta di anticipazione di tasse e spese, mutatis mutandis, i principi dedotti dalla LTG, segnatamente:
- l'importo deve essere in funzione del valore (art. 17, 19, 22 n. 1-2 e 22 n. 7 LTG), della natura e della complessità della disputa (art. 3 cpv. 1 LTG);
- può essere richiesta l'anticipazione delle presumibili tasse e spese giudiziarie (art. 11 cpv. 1-3 LTG, con la comminatoria di stralcio del ricorso dai ruoli se il versamento non avviene nel termine fissato (art. 12 cpv. 1 e 3 LTG).
4.3. Procedimento temerario o in mala fede.
a) Con procedimento temerario o in mala fede va intesa ogni tattica dilatoria volta a procrastinare il più possibile la conclusione della vicenda esecutiva e tale da costituire violazione del dovere di agire secondo la buona fede nell'esercizio dei propri diritti (DTF 120 III 97 cons. 2c), come pure un comportamento processuale manifestamente abusivo che consiste nel far capo alla vasta gamma dei rimedi di diritto anche in assenza di un interesse concreto meritevole di protezione giuridica (DTF 111 Ia 150; Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, vol. I, Berna 1990, p. 192, n. 2 con rif.). È di tutta evidenza che l'abuso di diritto fondato sull'art. 2 CC non può trovare tutela giuridica nel diritto pubblico e in particolare nel diritto procedurale della LEF (Cometta, Commentario alla LPR, n. 1.3.a all'art. 16 LPR, p. 240).
b) È temerario il gravame manifestamente privo di possibilità di esito favorevole, che nessun ricorrente ragionevole e in buona fede formulerebbe (DTF 120 III 110 cons. 4b).
c) La declaratoria di temerarietà o mala fede va motivata. L'obbligo del pagamento di multa e spese è in linea di principio a carico del ricorrente o del suo rappresentante, senza escludere tuttavia altri interessati se la loro attitudine processuale ha pregiudicato in modo rilevante la sollecita conclusione della vicenda esecutiva.
4.4. La ricorrente è dell'avviso che l'esecuzione debba essere annullata per il fatto che non vi è contenzioso tra l'avv. __________ e la ditta __________, pur non potendo escludere che contrasti possano esistere tra il precettante e la persona fisica __________, membro del consiglio d'amministrazione dell'escussa. Sulla consistenza della pretesa dedotta in esecuzione, in sede di osservazioni l'avv. __________ si è limitato all'apodittica asserzione che il credito esiste. Sulla base dei soli elementi disponibili, non vi è alcun motivo di qualificare il ricorso siccome procedimento temerario o in mala fede: ne consegue che non vi è spazio per qualsivoglia sanzione processuale contro la parte ricorrente.
5. L'avv. __________ richiede inoltre espressamente un importo a titolo di risarcimento per le spese legali sostenute per la sua difesa, curata dalla collega di studio avv. __________.
In deroga al principio di diritto processuale civile secondo cui il giudice condanna in linea di principio la parte soccombente a rifondere all'altra le ripetibili, intendendosi con ripetibili le spese indispensabili causate dal processo comprensive di un'adeguata indennità per gli onorari di patrocinio, nella procedura di ricorso ex art. 17 LEF non si riconosce alcuna indennità alle parti (art. 62 cpv. 2 OTLEF; Cometta, Basler Kommentar zum SchKG, Basilea/Ginevra/ Monaco 1998, n. 13 all'art. 20a LEF, p. 145).
6. Il ricorso deve pertanto essere respinto. Non si prelevano spese (art. 20a cpv. 1 primo periodo LEF) e non si assegnano indennità.
Richiamati gli art. 2 CC; 17, 20a, 67 e 69 LEF; 62 cpv. 2 OTLEF; 16 LPR; 30 LTG;
pronuncia: 1. Il ricorso 3 luglio 1998 __________ è respinto.
2. Non si prelevano spese e non si assegnano indennità.
3. Contro questa sentenza è dato ricorso entro dieci giorni alla Camera delle esecuzioni e dei fallimenti del Tribunale federale, Losanna, per il tramite della scrivente Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d'appello, Lugano, in conformità dell'art. 19 LEF.
4. Intimazione a:
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Per la Camera di esecuzione e fallimenti del Tribunale d’appello
quale autorità di vigilanza
Il presidente La segretaria