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assistito dalla vicecancelliera |
Dell'Oro |
sedente per statuire nella causa che oppone
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RE 1 RE 2 |
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all’ |
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Autorità regionale di protezione __________, |
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per quanto riguarda la privazione in via cautelare del diritto dei genitori di determinare il luogo di dimora della figlia
PI 1 |
giudicando sul reclamo presentato il 24 novembre 2022 da RE 1 e da RE 2 contro la decisione emessa il 15 novembre 2022 (ris. n. 2615/2022 dell’8 novembre 2022) dall'Autorità regionale di protezione __________;
letti ed esaminati gli atti,
ritenuto
in fatto
A. Dal matrimonio tra RE 1 e RE 2, celebrato in __________ 2009, sono nate __________ (2014) e PI 1 (__________ 2016). I coniugi vivono in Svizzera dal mese di 2009.
B. Già in occasione della nascita della primogenita __________, il Servizio di Pediatria dell’Ospedale __________ aveva segnalato alcuni elementi di preoccupazione relativi alla situazione familiare dei coniugi __________ all’Autorità regionale di protezione __________.
Con decisione del 2 maggio 2016 (ris. n. 73/2016) la suddetta Autorità ha istituito in favore di RE 1 e RE 2 una curatela di rappresentanza con amministrazione dei beni ex art. 394-395 CC. Al curatore, __________, è stato assegnato il compito di amministrare i beni ed i redditi del patrimonio degli interessati presentando annualmente i rendiconti, corredati dai giustificativi, e il rapporto morale entro il mese di febbraio di ogni anno; di salvaguardare convenientemente gli interessi materiali e morali degli interessati; di chiedere se necessario i consensi previsti dall'art. 416 CC; di presentare l'inventario dei beni degli interessati.
Dal 2018 __________ vive stabilmente in __________, presso i nonni paterni.
C. A seguito del trasferimento della famiglia a __________, con decisione 26 marzo 2021 (ris. n. 771/2021; poi oggetto di rettifica con decisione 31 marzo 2021, ris. n. 856/2021 del 30 marzo 2021) l’Autorità regionale di protezione __________ (di seguito: Autorità di protezione) ha assunto le due misure di curatela in essere. Con riferimento alle sfere di compiti assegnati alla nuova curatrice nominata, __________, l’Autorità di protezione ha aggiunto quello di provvedere ad una situazione abitativa o ad un alloggio adeguati e di rappresentare RE 1 in tutti gli atti necessari a questo proposito. Successivamente la curatrice è stata sostituita da __________, curatore attuale della coppia (decisione 25 febbraio 2022, ris. n. 420/2022 del 23 febbraio 2022).
D. In data 5 ottobre 2021 è pervenuto all’Autorità di protezione il rapporto di violenza domestica redatto dalla Polizia Cantonale in relazione a dei fatti avvenuti il 1° ottobre precedente, in base al quale RE 1 si era presentata al Pronto soccorso dell’Ospedale __________ con una contusione lombare, asseritamente provocata da due calci sferrati dal marito nella schiena nel corso di una lite. L’allora curatrice dei coniugi, con e-mail 22 ottobre 2021, ha segnalato all’Autorità di protezione la propria preoccupazione per la situazione familiare, in via di peggioramento. Sin dal 2012 le forze dell’ordine (Polizia Cantonale, Polizia di __________ e Polizia __________) sono state chiamate ad intervenire per dei litigi coniugali.
Sentiti entrambi i coniugi in udienza il 27 ottobre 2021 – nel corso della quale RE 2 ha rifiutato di sottoporsi a regolari controlli riguardanti il consumo di alcool ed entrambi i genitori hanno dichiarato di non svincolare il pediatra della figlia dal segreto professionale – con decisione 12 novembre 2021 l’Autorità di protezione ha conferito all’Ufficio dell’aiuto e della protezione, settore delle famiglie e dei minorenni (di seguito: UAP) un mandato per un’indagine socio-familiare del nucleo familiare di PI 1 e dei genitori; il mandato è stato esteso anche ad una verifica della situazione dell’altra figlia __________, alfine di chiarire le circostanze del suo affidamento a terzi all’estero e ai rapporti con la sorella.
E. In data 11 agosto 2022 l’UAP ha fatto pervenire il proprio rapporto di valutazione socio-ambientale, nel quale è stato evidenziato che il contesto familiare di PI 1 presenta numerosi fattori di rischio per la minore, mentre i fattori di protezione risultano carenti e poco visibili. La concretizzazione di una misura di collocamento, almeno diurno, della minore in un Centro educativo minorile (di seguito: CEM) era stata considerata tuttavia poco probabile, vista la scarsa collaborazione dimostrata sin lì dai genitori. È stata dunque proposta una valutazione delle competenze genitoriali dei coniugi, dei controlli evolutivi della minore e il conferimento di un mandato di controllo e informazione all’UAP. Nel caso di ulteriore mancanza di collaborazione da parte dei genitori nell’attuazione dei provvedimenti suggeriti e a fronte di importanti rischi evolutivi per PI 1, l’UAP si riservava la possibilità di proporre misure maggiormente incisive, quali ad esempio un collocamento residenziale della minore.
F. Nel corso dell’udienza tenutasi il 22 settembre 2022 i contenuti del rapporto dell’UAP sono stati illustrati a RE 1 e a RE 2. I genitori hanno affermato che i fattori di rischio evidenziati nel rapporto per la crescita di PI 1 non rappresentavano un reale motivo di preoccupazione, trattandosi in realtà dello standard normale di vita nella loro cultura. Essi hanno inoltre affermato di non intendere sottoporsi personalmente né far sottoporre la figlia ad una valutazione psicologica.
G. Con decisione 10 ottobre 2022 (ris. n. 2264/2022 del 27 settembre 2022) l’Autorità di protezione ha designato in via cautelare l’UAP come Ufficio di controllo e di informazione in favore di PI 1 ai sensi dell’art. 307 cpv. 3 CC, mandato che deve essere esperito mediante colloqui regolari con i genitori e con la figlia per verificare la situazione personale: gli operatori hanno inoltre diritto di effettuare visite a domicilio e raccogliere informazioni direttamente presso enti o servizi che si occupano del minore, nonché famigliari prossimi. Ai genitori è stato fatto ordine di collaborare, con la comminatoria dell’azione penale.
L’Autorità di protezione ha inoltre conferito mandato al Servizio medico-psicologico di __________ (di seguito: SMP) per una valutazione psicodiagnostica a favore di PI 1, finalizzata a fornire un quadro del funzionamento psichico e della struttura personologica della minore.
Infine, l’autorità di prime cure ha conferito all’SMP un mandato di procedere ad una valutazione delle capacità genitoriali di RE 1 e di RE 2 nei confronti della figlia PI 1; in particolare, la valutazione dovrà verificare l'esistenza o meno di indizi concreti di messa in pericolo del corretto sviluppo psichico, affettivo, sociale e fisico di PI 1, ascrivibili alla modalità educativa e di accudimento da parte dei genitori e come, se, e quali strategie possano essere messe in atto per salvaguardare il predetto sviluppo della figlia. All’SMP è stato in particolare richiesto che la perizia si esprima in merito ai possibili fattori di rischio nel contesto del mantenimento della custodia della minore ai genitori.
Ai genitori è stato fatto ordine di collaborare anche con l’SMP per le predette valutazioni, con la comminatoria dell’azione penale.
H. Alla luce degli ulteriori elementi scaturiti da una perquisizione domiciliare da parte della Polizia cantonale (cfr. Rapporto informativo-disagio familiare 24 ottobre 2022), nata a seguito della pubblicazione sui sociali media di una foto che ritraeva RE 2 quale detentore di una pistola mitragliatrice, con decisione supercautelare 28 ottobre 2022 (ris. n. 2529/2022) l’Autorità di protezione ha privato RE 1 e RE 2 del diritto di determinare il luogo di dimora della figlia PI 1, collocandola presso una famiglia SOS individuata dall’UAP, designato quale coordinatore del progetto. Le relazioni personali fra la minore e i genitori sono state provvisoriamente sospese.
I. Dopo aver sentito per scritto i coniugi __________, patrocinati da una legale, con decisione 15 novembre 2022 (ris. n. 2615/2022 dell’8 novembre 2022) l’Autorità di protezione ha confermato in via cautelare la privazione del loro diritto di determinare il luogo di dimora della figlia PI 1 e il collocamento di quest’ultima presso una famiglia SOS, oltre alla designazione dell’UAP quale ente coordinatore del progetto. Le relazioni personali fra la minore e i genitori, da organizzarsi per il tramite dell’UAP, sono state provvisoriamente ripristinate in modalità sorvegliata, con frequenza regolare di almeno due volte al mese. Ad un eventuale reclamo è stato denegato l’effetto sospensivo.
L. Con reclamo 24 novembre 2022 RE 1 e RE 2 sono insorti contro la pronuncia cautelare, postulando il ripristino del loro diritto di determinare il luogo di dimora della figlia e la revoca del collocamento di quest’ultima presso una famiglia affidataria. In subordine, essi chiedono l’annullamento della decisione impugnata e il rinvio della causa in prima istanza per una nuova decisione. I coniugi __________ postulano inoltre la concessione del beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
M. Con osservazioni 20 dicembre 2022 l’Autorità di protezione si è riconfermata nella decisione impugnata, postulandone la conferma e la reiezione del reclamo.
N. Con scritto 22 dicembre 2022 RE 1 e RE 2 hanno comunicato di non intendere avvalersi della facoltà di replica, ponendo dunque fine allo scambio di memoriali scritti.
Considerato
in diritto
1. Le decisioni delle Autorità regionali di protezione concernenti minorenni sono impugnabili mediante reclamo alla Camera di protezione del Tribunale di appello, nella composizione di un giudice unico (art. 450 CC in relazione agli art. 314 cpv. 1 e 440 cpv. 3 CC; art. 2 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione e la procedura in materia di protezione del minore e dell’adulto [LPMA]; art. 48 lett. f n. 7 LOG). Riguardo alla procedura applicabile, per quanto non già regolato dagli art. 450 segg. CC occorre riferirsi, in via sussidiaria, alla Legge sulla procedura amministrativa, in particolare alle norme concernenti le azioni connesse con il diritto civile di competenza dell’autorità amministrativa (art. 99 LPAmm; cfr. Messaggio del Consiglio di Stato n. 6611 del 7 marzo 2012 concernente la modifica della LTut, pag. 8) e, in via ancora più sussidiaria, alle disposizioni del diritto processuale civile (CPC; v. art. 450f CC).
2. I reclamanti criticano la decisione dell’Autorità di protezione di privarli del diritto di determinare il luogo di dimora della figlia PI 1, contestando gli accertamenti dell’autorità di prime cure e giudicando il provvedimento lesivo del principio della proporzionalità.
2.1. Nella decisione impugnata, l’Autorità di protezione ha ritenuto di dover confermare in via cautelare la misura di privazione del diritto dei genitori di determinare il luogo di dimora della figlia PI 1 adottata in via supercautelare e il collocamento di quest’ultima presso una famiglia affidataria in considerazione degli “elementi di sensibile criticità già riscontrati e per cui sono in corso gli approfondimenti peritali predisposti” (mandato per una valutazione psicodiagnostica a favore di PI 1, nonché mandato per una valutazione delle capacità genitoriali di RE 1 e RE 2), oltre ad una “condizione abitativa di estremo degrado dell'appartamento (locali in disordine e sporchi, accumulo di oggetti in ogni angolo della casa, vestiti sporchi ammucchiati, spazzatura accumulata, biancheria da letto della camera della minore lurida, derrate alimentari avariate)” (pag. 7). Inoltre, secondo l’Autorità di protezione, RE 2 non avrebbe giustificato la presenza in casa di “armi definite softair”, detenute illegalmente ovvero “in violazione dell'art. 12 dell'Ordinanza federale sulle armi, gli accessori di armi e le munizioni” (decisione impugnata, pag. 7).
L’autorità di prime cure ha rilevato che i genitori hanno dichiarato di “voler collaborare nell'ambito della perizia sulle capacità genitoriali”, mentre essi “non spendono invece una parola in merito alla loro volontà di collaborazione con i servizi sociali, e neppure in merito alla loro volontà di collaborazione anche rispetto al mandato di valutazione psico-diagnostica in favore di PI 1” (decisione impugnata, pag. 7).
Alla luce dei “rilevanti fattori di criticità già evidenziati in seno al nucleo famigliare” e dei nuovi elementi emersi a seguito dell’intervento della Polizia cantonale del 27 ottobre 2022, “gli elementi di pregiudizio accertati sono tali da necessitare un intervento cautelativo di messa in protezione con il mantenimento del collocamento della minore al di fuori del contesto famigliare” (decisione impugnata, pag. 7). La “pubblicazione di foto sui socialmedia che ritraggono il padre detenere una pistola mitragliatrice, l'avvenuto ritrovamento e sequestro di due armi softair a domicilio, nonché il contesto di grave incuria domiciliare” conducono l’Autorità di protezione a ritenere che esista “un concreto pericolo attuale ed imminente per lo sviluppo fisico e psichico della minore” (decisione impugnata, pag. 7-8).
La messa in protezione di PI 1, con il mantenimento dell’attuale collocamento in famiglia affidataria “è un intervento proporzionale e necessario, considerato che misure meno incisive sarebbero inefficaci a garantire la necessaria protezione della minore, a maggior ragione considerata la chiusura dei genitori nei confronti dell'autorità e della rete di intervento e che ha precluso sino ad oggi qualsiasi tipo di altro sostegno” (decisione impugnata, pag. 8).
L’autorità di prime cure ritiene che dovrà essere verificata la volontà di collaborare espressa recentemente dai genitori, interrogandosi se tale cambiamento di attitudine sia espressione “di una volontà autentica dei genitori di collaborare” o piuttosto “non sia reattivo alla volontà di ottenere il rientro della figlia a domicilio” (decisione impugnata, pag. 8).
2.2. Nel loro reclamo, RE 1 e RE 2 contestano fermamente quanto stabilito dall'Autorità di protezione, “ritenendo il provvedimento preso non fondato su basi giuridiche concrete e lesivo del principio di proporzionalità e sussidiarietà” (reclamo, pag. 4). I reclamanti contestano le motivazioni su cui è stata fondata la decisione (“Mancata collaborazione dei genitori con i servizi sociali; Presunte violenze domestiche da parte del Signor RE 2 nei confronti della moglie; Condizione abitativa precaria”, reclamo, pag. 5).
Secondo i reclamanti, in relazione alla presunta violenza domestica che RE 2 eserciterebbe nei confronti della moglie, “non vi sono elementi per ritenere che la minore viva una situazione di pericolo” e il collocamento di PI 1 non può essere giustificato dal “semplice intervento della polizia Cantonale presso l'abitazione dei Signor RE 2” a seguito delle urla sentite dai vicini, senza nessun riscontro concreto (reclamo, pag. 5). RE 2, ad oggi, “non ha subito alcuna condanna penale o divieto di avvicinamento o altro provvedimento giudiziale da cui si possa trarre un giudizio di inidoneità genitoriale e quindi di pericolo per la minore” (reclamo, pag. 6). Le armi ritrovate nell'abitazione coniugale erano in realtà armi giocattolo, di plastica, ciò che è stato chiarito in sede penale (reclamo, pag. 6).
Per quanto riguarda la reticenza dei reclamanti a cooperare con i servizi sociali, essi rilevano che tale mancata collaborazione – peraltro migliorata nel tempo – era dovuta a diversi fattori, in particolare alla loro mancanza di dimestichezza nei rapporti con le autorità giudiziarie (scarsa comprensione della lingua italiana, soprattutto con riferimento a termini legali e giuridici, e assenza di patrocinio) e ad un “forte sentimento di insicurezza e paura” legato alla loro differente cultura (reclamo, pag. 6). Con le debite spiegazioni, i genitori si sono resi disponibili ad essere sottoposti alle misure richieste dall’Autorità di protezione (reclamo, pag. 6).
RE 1 e RE 2 riconoscono di avere una situazione economica precaria e di necessitare se del caso di un sostegno dal punto di amministrativo, “ma non vi sono elementi oggettivi che permettano di dubitare in alcun modo delle loro capacità genitoriali o che giustifichino la privazione della custodia” (reclamo, pag. 7). I reclamanti sostengono che la figlia, nel caso concreto, non si troverebbe in alcun stato di pericolo, come peraltro affermato espressamente anche da tutti gli operatori (scuola, pediatra, UAP; reclamo, pag. 7-8). La decisione dell’autorità di prime cure appare dunque lesiva del principio della proporzionalità e non tutela il bene della bambina, “che si è ritrovata immediatamente privata della sua normale routine quotidiana” e viola “il suo diritto di stare con i genitori a cui è molto legata” (reclamo, pag. 8). A mente dei reclamanti anche il principio della sussidiarietà risulta violato, nella misura in cui “nessun provvedimento meno invasivo ha preceduto la misura di privazione della custodia”, quale ad esempio il collocamento della minore presso la nonna materna (reclamo, pag. 8).
Per questi motivi, i reclamanti chiedono la restituzione del diritto di determinare il luogo di dimora della minore. ln subordine, postulano l'annullamento dei suddetti punti del dispositivo con rinvio degli atti all'autorità di protezione per un nuovo giudizio (reclamo, pag. 8).
2.3. Giusta l'art. 307 cpv. 1 CC, se il bene del figlio è minacciato e i genitori non vi rimediano o non sono in grado di rimediarvi, l'autorità di protezione ordina le misure opportune per la protezione del figlio.
2.3.1. L'art. 310 cpv. 1 CC (privazione del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio) prevede che quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo, l'autorità di protezione deve toglierlo alla custodia dei genitori, o dei terzi presso cui si trova, e ricoverarlo convenientemente.
La privazione del diritto di determinare il luogo di dimora è dunque una misura che consiste nel togliere ai genitori il diritto di determinare il luogo di residenza e le modalità di cura del figlio, e nel collocare in modo adeguato il minorenne presso terzi o in un istituto (Meier/ Stettler, Droit de la filiation, 6a ed. 2019, n. 1736-1739 pag. 1129 e segg). Nel caso in cui i genitori vengano privati di tale diritto, la sua titolarità passa all’Autorità di protezione che, decidendone il collocamento, determina il luogo di dimora del minore (DTF 128 III 9, consid. 4a; STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_548/2015 del 15 ottobre 2015 consid. 4.3; STF 5A_335/2012 del 21 giugno 2012 consid. 3.1; Breitschmid, in: BSK ZGB I, 7a ed. 2022, ad art. 310 CC n. 6; Meier, in: CR CC I, ad art. 310 n. 7 pag. 1908).
Nell'accezione di “pericolo” rientra tutto quanto è suscettibile di pregiudicare lo sviluppo fisico, intellettuale e morale del figlio sotto l'autorità parentale dei genitori (STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_875/2013 del 10 aprile 2014 consid. 3.1; STF 5A_729/2013 dell’11 dicembre 2013 consid. 4.1; STF del 1° luglio 2002, inc. 5C.117/2002, consid. 3.1; Breitschmid, in: BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 3; Hegnauer, Grundriss des Kindesrechts, 5ª ed. 1999, n. 27.36 pag. 214; Meier/Stettler, Droit de filiation, n. 1298 pag. 850). Le cause della messa in pericolo sono ininfluenti (circostanze oggettive, colpa del minore, dei genitori o dell’entourage familiare): la misura non è una sanzione nei confronti dei genitori ma persegue quale unico scopo la tutela del bene del minore (STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_875/2013 del 10 aprile 2014 consid. 3.1; STF 5A_729/2013 dell’11 dicembre 2013 consid. 4.1; STF 5A_835/2008 del 12 febbraio 2009 consid. 4.1. e rif.; Breitschmid, in: BSK ZGB I, ad art. 310 CC n. 3, Meier/Stettler, Droit de filiation, n. 1742 pag.1134).
L'autorità di protezione revoca la custodia «quando il figlio non possa essere altrimenti sottratto al pericolo» (art. 310 cpv. 1 CC): le decisioni di privazione devono infatti rispettare i principi di sussidiarietà e proporzionalità (Meier, in: CR CC I, ad art. 310 CC n. 14 pag. 1907). La revoca della custodia è infatti una misura nettamente più incisiva di quelle previste agli articoli 307 e 308 CC e può essere ammessa unicamente quando gli altri provvedimenti sono falliti o appaiono di primo acchito insufficienti (STF del 10 novembre 2016, inc. 5A_404/2016, consid. 3; STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.2; STF 5A_404/2016 del 10 novembre 2016 consid. 3; STF 5A_724/2015 del 2 giugno 2016 consid. 6.3 non pubblicato in DTF 142 I 88).
Le misure che permettono la conservazione della vita nel nucleo famigliare (“communauté familiale”) devono di conseguenza rimanere prioritarie (Meier, in: CR CC I, ad art. 310 CC n. 14 pag. 1909). Considerata la gravità della misura, ma anche il rischio che una revoca inappropriata farebbe correre al minore, la privazione del diritto di determinare il luogo di dimora del figlio deve in principio essere preceduta da un rapporto o una perizia di un professionista (osservazione in ambulatorio, affidamento in prova di breve durata, esame effettuato da un gruppo interdisciplinare specializzato in protezione dei minori; Meier, in: CR CC I, ad art. 310 n. 16 pag. 1910).
2.3.2. Ai sensi dell’art. 445 cpv. 1 CC – applicabile per analogia anche ai minorenni secondo l’art. 314 cpv. 1 CC – l’Autorità di protezione può prendere, ad istanza di una persona che partecipa al procedimento o d’ufficio, tutti i provvedimenti cautelari necessari per la durata del procedimento. In caso di particolare urgenza, giusta l’art. 445 cpv. 2 CC l’autorità di protezione degli adulti può immediatamente prendere provvedimenti cautelari senza sentire le persone che partecipano al procedimento; nel contempo dà loro l’opportunità di presentare osservazioni e, in seguito, prende una nuova decisione.
Presupposti per l’emanazione di una decisione cautelare sono l’esistenza di una prognosi favorevole quanto all’esito del procedimento principale (il cosiddetto fumus boni iuris), l’urgenza del provvedimento e la sua proporzionalità (cfr. art. 389 cpv. 2 CC, secondo cui ogni misura ufficiale deve essere necessaria e idonea; Maranta, in: BSK Erwachsenenschutz, 2022, ad art. 445 CC n. 6 e segg.; sentenza CDP del 9 febbraio 2017, inc. 9.2016.183 consid. 3.1; sentenza CDP del 21 maggio 2014, inc. 9.2013.218 consid. 5.2; v. anche STF 5A_993/2016 del 19 giugno 2017 consid. 4.2.1).
3. Nella fattispecie, i reclamanti contestano le motivazioni che l’Autorità di protezione ha posto alla base della decisione di privarli provvisoriamente del diritto di determinare il luogo di dimora della figlia PI 1.
Corrisponde al vero, come sostenuto dai reclamanti, che RE 2 non risulta aver subito condanne penali per delle violenze nei confronti della moglie e che l’esistenza di violenze domestiche non può essere considerata accertata unicamente in ragione delle telefonate dei vicini alla polizia. Tali singoli elementi non permettono tuttavia di rimettere in discussione la valutazione globale delle circostanze operata dall’Autorità di protezione, che fa emergere l’esistenza di una situazione di pericolo per PI 1. I reclamanti tralasciano infatti di indicare che l’Autorità di protezione ha accertato che le richieste di intervento alla polizia (Cantonale, di __________ e __________) da parte dei vicini non sono state occasionali ma numerose (più di una dozzina), sia a __________ che in seguito a __________, e che gli agenti hanno in diverse occasioni constatato che erano in corso litigi, con urla e pianti, in presenza della minore.
I rapporti di polizia agli atti testimoniano che RE 1 si è recata in un’occasione al Pronto soccorso, affermando di essere stata presa a calci sulla schiena da marito (cfr. Rapporto di violenza domestica 3 ottobre 2021, pag. 2: “presso il Pronto soccorso la donna dichiarava che il giorno precedente (01.10.2021), durante l’ennesima lite con il marito, quest’ultimo le sferrava due calci sulla schiena in zona lombare”) e che le violenze da parte del marito non rappresentano un episodio isolato (“la donna dichiarava di subire percosse da parte del marito da molti anni e che in un’occasione, circa dieci anni fa, durante una lite, l’uomo le rompeva il pollice della mano destra”, pag. 3; oppure ad es., intervento 9 maggio 2021: “la consorte dichiarava agli agenti intervenuti di aver ricevuto un pugno dal marito”; o ancora, udienza 24 maggio 2018, verbale pag. 2: “l’assistente sociale: agli ultimi incontri con RE 1 […] l’abbiamo vista arrivare in ufficio con un occhio nero”).
I rapporti di polizia agli atti hanno in particolare evidenziato che PI 1 era presente in occasione degli episodi di violenza (cfr. Rapporto di violenza domestica 3 ottobre 2021, pag. 2: “Ai fatti assisteva anche la figlia PI 1 che si trovava nella medesima stanza”; pag. 3: “La bambina si rendeva conto dei disagi che avvenivano all’interno delle mura domestiche, tant’è che circa due mesi fa allertava telefonicamente la nonna materna chiedendole di allertare la polizia in quanto il padre stava picchiando la madre”; ). L’esposizione di PI 1, sin dalla più tenera età, ad una situazione di violenza domestica può dunque essere considerata accertata, almeno con un alto grado di verosimiglianza necessario per l’adozione di un provvedimento cautelare.
Risulta pure un fattore di pericolo per la minore il fatto che i reclamanti, a fronte di tali riscontri, abbiano sempre negato l’evidenza (sostenendo ad esempio di dormire allorquando gli agenti all’esterno dell’appartamento sentivano urla di donna e pianti della bambina provenienti dall’interno e tentavano invano di farsi aprire, arrivando a dover entrare dal balcone, temendo il peggio, rapporto di polizia 6 aprile 2022; oppure quando RE 2 ha affermato di essere stato all’estero al momento della violenza del 1° ottobre 2021, mentre risulta essere partito per la __________ unicamente in serata; cfr. rapporto informativo 25 novembre 2021), così come il fatto che RE 1 abbia dimostrato una certa ambivalenza, ritrattando le sue accuse nei confronti del marito, difendendolo e negando ogni episodio di violenza. RE 1 ha peraltro rifiutato la proposta di essere messa in protezione unitamente alla figlia (udienza 27 ottobre 2021, verbale pag. 4).
Per quanto attiene alle foto delle mitragliatrici pubblicate da RE 2 sui social network – ciò che ha provocato l’ulteriore intervento della polizia al domicilio del 24 ottobre 2022 e l’ennesima segnalazione dello stato di degrado dell’appartamento – va riconosciuto che (contrariamente a quanto inizialmente temuto) non sono state rinvenute armi da fuoco, bensì unicamente fucili soft air, con munizioni di plastica. L’Autorità di protezione risulta tuttavia aver tenuto conto di tale circostanza nella decisione, osservando che la detenzione di tale tipologia di fucili soggiaceva comunque alla legislazione sulle armi (violata in concreto, in assenza di una pertinente dichiarazione da parte del detentore). Anche questo elemento, seppur di gravità sensibilmente diversa rispetto a quanto inizialmente sospettato, si aggiunge alle altre innumerevoli fonti di preoccupazione per la situazione di PI 1.
A tali indicatori di pericolo, già consistenti e non occasionali, si aggiungono i timori legati all’abuso di alcool da parte di RE 2, segnalati già nel 2021 dall’allora curatrice (cfr. rapporto 24 ottobre 2021) e suffragati da test alcolemici effettuati in occasione di controlli di polizia (cfr. ad es. rapporti annessi allo scritto 16 novembre 2021; rapporti annessi allo scritto 18 novembre 2021). Un tale consumo è sempre stato minimizzato dal diretto interessato e dalla moglie, così come lo stato di degrado e sporcizia in cui versa ormai da tempo l’appartamento in cui vive la famiglia, testimoniato dalle fotografie agli atti (da ultimo: documentazione annessa al rapporto informativo del 24 ottobre 2022, in cui si segnalano in particolare l’accumulo di oggetti nel letto della minore, con biancheria da letto definita “lercia”, indumenti sporchi sparsi per la casa e per terra, derrate alimentari avariate nel frigo e la cucina in condizioni igieniche inappropriate), la cui insalubrità per la minore è stata più volte segnalata ai genitori, che non hanno potuto o saputo porvi rimedio.
Già nel 2020 l’allora competente Autorità regionale di protezione aveva prospettato delle misure di protezione in favore di PI 1, in particolare il suo affidamento a terzi, nel caso in cui la polizia fosse stata nuovamente chiamata ad intervenire per liti domestiche, nel caso in cui RE 2 non avesse iniziato un percorso tendente alla riduzione del consumo di alcool e se l’appartamento coniugale non fosse stato più pulito. I coniugi si sono successivamente trasferiti da __________ a __________.
Anche l’accertamento della mancata collaborazione dimostrata sinora dai coniugi con i servizi sociali e con l’Autorità di protezione non può essere rimessa in dubbio dai reclamanti e costituisce un elemento di pericolo per la minore. Il fatto che tale atteggiamento possa essere in parte spiegato da sentimenti di insicurezza e paura dei genitori e che nella fattispecie vi sia un’importante componente legata alla differente cultura e ad una limitata comprensione della lingua italiana – come evocato nel reclamo – non risulta rilevante ai fini della privazione della custodia della minore. L’autorità di prime cure non deve infatti stabilire una responsabilità (o una sanzione) per tale atteggiamento: essa si limita a constatare che la mancanza di collaborazione dimostrata da RE 2 e RE 1 impedisce un efficace monitoraggio della situazione della minore ed ostacola l’accertamento dei fatti e dell’effettivo bisogno di protezione della medesima, a fronte di una situazione complessiva di pericolo per lo sviluppo di quest’ultima (mancato svincolo del segreto professionale del pediatra, rifiuto di RE 2 di sottoporsi a controlli etilici, divieto agli operatori dell’UAP di accedere ad alcuni locali del loro appartamento, etc.).
Sebbene le misure che permettono la conservazione della vita nel nucleo famigliare debbano rimanere prioritarie, l’Autorità di protezione ha la facoltà di ordinare la privazione del diritto di determinare il luogo di dimora sul figlio qualora altri provvedimenti misure appaiano di primo acchito insufficienti o privi di chances di successo, come nel caso concreto. L’UAP medesimo, proponendo un collocamento diurno della minore in un CEM al termine della sua valutazione, ha segnalato come una simile misura – anche imposta d’ufficio – sarebbe stata verosimilmente destinata a fallire non essendo possibile fare affidamento sulla quotidiana collaborazione dei genitori (rapporto 11 agosto 2022, pag. 16). L’atteggiamento di forte chiusura da parte di RE 1 e di RE 2 nei confronti dell’Autorità di protezione e dei servizi sociali, al di là di una eventuale «colpa» dell’uno o dell’altro o dell’esistenza di eventuali giustificazioni, impedisce di fatto la messa in atto di provvedimenti in favore della minore a fronte della chiara situazione di disagio e di violenza domestica che emerge dagli atti e che si trascina da diverso tempo, da loro negata o minimizzata (trattandosi a loro modo di vedere di una “mera questione culturale”, essendo il loro modo di vivere “uno standard normale”; cfr. udienza 22 settembre 2022, pag. 4). Tale atteggiamento rende vani tutti quegli interventi protettivi che avrebbero potuto essere intrapresi, anche meno incisivi (si pensi soltanto alla possibilità di ripristinare una situazione di igiene e di garantire il suo mantenimento presso l’abitazione coniugale, in presenza di una minima collaborazione con dei servizi di aiuto domiciliare). In tal senso, il principio della proporzionalità non risulta dunque violato dall’autorità di prime cure.
Infine, corrisponde al vero che la privazione del diritto dei genitori di determinare il luogo di dimora di PI 1 sia stata decretata dall’Autorità di protezione senza attendere gli esiti della perizia sulle capacità genitoriali e della valutazione psicodiagnostica della minore, come censurato dai reclamanti. Tale privazione è tuttavia avvenuta in via supercautelare e cautelare, sulla scorta di un giudizio di alta verosimiglianza quanto all’esistenza di una situazione di pericolo, suscettibile di pregiudicare lo sviluppo della minore, che non poteva più protrarsi. Una simile decisione è provvisoria e l’Autorità di protezione è chiamata a vigilare sull’espletamento sollecito degli ulteriori approfondimenti istruttori richiesti e necessari, di modo da permettere il più rapidamente possibile una definizione della fattispecie e del futuro prossimo di PI 1. Anche prima di tali esiti, a dipendenza dell’evolversi della fattispecie e dell’emergere di nuove circostanze rilevanti che potrebbero modificare la prognosi e la valutazione del rischio incorso dalla minore al domicilio (ad esempio una fattiva collaborazione dei coniugi con i servizi, in particolare nell’espletamento delle valutazioni diagnostiche, il miglioramento delle condizioni igieniche dell’appartamento coniugale, l’inizio di un percorso di riabilitazione in relazione al consumo di alcool, eccetera), l’Autorità di protezione ha comunque la facoltà di adattare la propria decisione alle circostanze concrete con una nuova pronuncia cautelare. L’autorità di prime cure è altresì invitata a valutare le conseguenze dell’evocata separazione dei coniugi in vista di un eventuale rientro della minore, con le necessarie misure protettive accompagnatorie che siano adeguate alla nuova situazione abitativa (cfr. rapporto di aggiornamento dell’UAP datato 29 dicembre 2022, pag. 2: “attualmente moglie e marito vivono separati, lei è da sua madre”).
Sulla scorta di tutte le considerazioni di cui sopra, la decisione cautelare dell’Autorità di protezione merita conferma, mentre il reclamo di RE 1 e di RE 2 deve essere respinto.
4. I reclamanti postulano l’ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio.
Ai sensi dell’art. 29 cpv. 3 Cost., chi non dispone dei mezzi necessari ha diritto alla gratuità della procedura se la sua causa non sembra priva di probabilità di successo; ha diritto al patrocinio gratuito qualora la presenza di un legale sia necessaria per tutelare i suoi diritti. In virtù dell’art. 117 CPC, applicabile su rinvio dell’art. 13 LAG, ha diritto al gratuito patrocinio chiunque sia sprovvisto dei mezzi necessari (lett. a), la cui domanda non appaia priva di probabilità di successo (lett. b).
Alla luce della documentazione agli atti e della pacifica situazione di indigenza dei reclamanti, la domanda può essere accolta.
5. Ai sensi dell’art. art. 314abis CC, se necessario, l’Autorità di protezione ordina che il figlio sia rappresentato da un curatore, esperto in questioni assistenziali e giuridiche (cpv. 1), in particolare se il procedimento concerne il ricovero del figlio (cpv. 2 n. 1). Analogo principio è sancito anche dall’art. 449a CC, applicabile in modo esteso al diritto di protezione del minore e dell’adulto (Steck, CommFam Protection de l’adulte, ad art. 449a CC n. 4). Nel caso in cui la necessità emerga in sede di reclamo, spetta al giudice ordinare che l’interessato sia rappresentato da un curatore (Steck, CommFam Protection de l’adulte, ad art. 449a CC n. 6 e 8).
Nella fattispecie, questo giudice si è chinato sulla questione di ordinare una curatela di rappresentanza in favore di PI 1 nell’ambito del presente procedimento di reclamo, non ritenendo necessario – alla luce di tutte le circostanze del caso e dei contenuti dell’impugnativa – procedere con una simile nomina a questo stadio. Correttamente, in applicazione della summenzionata norma, l’Autorità di protezione ha manifestato l’intenzione di valutare l’istituzione di una curatela di rappresentanza in favore della minore per il prosieguo del procedimento di prime cure. Tale intenzione è stata comunicata con scritto 12 gennaio 2023 alla patrocinatrice dei reclamanti, ma non risulta essere stata ancora formalizzata.
6. Gli oneri processuali seguono la soccombenza. In considerazione dell’ammissione di RE 1 e RE 2 al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio, tali oneri sono posti a carico del Cantone (art. 118 cpv. 1 lett. b CPC e art. 122 cpv. 1 lett. b CPC). Non si assegnano ripetibili.
Per questi motivi
dichiara e pronuncia:
1. Il reclamo è respinto.
2. La domanda di ammissione al beneficio dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio presentata da RE 1 e da RE 2 è accolta.
3. Gli oneri del reclamo, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 400.–
b) spese fr. 100.–
fr. 500.–
sono posti a carico dello Stato del Canton Ticino.
Non si assegnano ripetibili.
4. Notificazione:
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Comunicazione:
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Il presidente La vicecancelliera
Rimedi giuridici
Nelle cause senza carattere pecuniario il ricorso in materia civile al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, è ammissibile contro le decisioni previste dagli art. 90 a 93 LTF per i motivi enunciati dagli art. 95 a 98 LTF entro il termine stabilito dall'art. 100 cpv. 1 e 2 LTF (art. 72 segg. LTF). Nelle cause di carattere pecuniario il ricorso in materia civile è ammissibile solo se il valore litigioso ammonta ad almeno 30 000 franchi; quando il valore litigioso non raggiunge tale importo, il ricorso in materia civile è ammissibile se la controversia concerne una questione di diritto di importanza fondamentale (art. 74 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 76 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia civile è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall'art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall'art. 115 LTF.