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Incarto n. |
Lugano 12 gennaio 2011 |
In nome |
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La Corte di appello e di revisione penale |
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composta dei giudici: |
Giovanna Roggero-Will, presidente, Franco Lardelli e Rosa Item |
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segretario: |
Orio Filippini, vicecancelliere |
sedente, giusta l’art. 453 CPP (fed), quale Corte di cassazione e revisione penale per statuire sul ricorso presentato il 12 aprile 2010 da
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RI 1
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contro la sentenza emanata nei suoi confronti l’11 marzo 2010 dal giudice della Pretura penale |
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esaminati gli atti;
posti i seguenti
punti in questione:
1. Se dev'essere accolto il ricorso per cassazione.
2. Il giudizio sulle spese e sulle ripetibili.
Ritenuto
in fatto: A. Con decreto d’accusa 3 agosto 2009, il procuratore pubblico ha
ritenuto RI 1 autore colpevole di grave infrazione alle norme della
circolazione per avere, il 2 maggio 2009 a __________, circolato con la vettura Ford targata alla velocità di 76 km/h (dedotto il margine di tolleranza), accertata dalla polizia mediante apparecchio radar, malgrado il vigente
limite di 50 km/h.
Egli ne ha, pertanto, proposto la condanna alla pena pecuniaria - sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di tre anni - di fr. 600.-
(corrispondente a 10 aliquote di fr. 60.-) e ad una multa di fr. 500.- da
sostituirsi in caso di mancato pagamento con una pena detentiva sostitutiva di
5 giorni.
Contro il decreto di accusa RI 1 ha sollevato tempestiva opposizione.
B. Dopo
il dibattimento, con sentenza 11 marzo 2010, il giudice della Pretura penale,
statuendo sull’opposizione, ha confermato l’imputazione contenuta nel decreto
d’accusa.
In applicazione della pena egli ha condannato RI 1 alla pena pecuniaria - sospesa
condizionalmente per un periodo di prova di tre anni - di fr. 200.- (corrispondente
a 10 aliquote giornaliere di fr. 20.-), ad una multa di fr. 50.- (da
sostituirsi, in caso di mancato pagamento, con una pena detentiva sostitutiva
di 3 giorni) e al pagamento delle tasse e spese di giustizia di complessivi fr.
700.-.
C. Avverso la predetta sentenza è insorto il condannato con
dichiarazione di ricorso alla Corte di cassazione e revisione penale di data 13
marzo 2010. Nella motivazione scritta, presentata il 12 aprile 2010, postula,
in via principale, l’annullamento del giudizio impugnato e, in via subordinata,
la derubricazione della sua condanna in infrazione lieve alle norme della
circolazione giusta l’art. 90 cifra 1 LCStr.
D. Con
scritto 22 aprile 2010, il procuratore pubblico, senza svolgere particolari
osservazioni, chiede la reiezione del ricorso.
Considerando
in diritto: 1. Giusta l’art 288 CPP TI - applicabile in forza dell’art. 453 CPP (fed) - il ricorso per cassazione è essenzialmente un rimedio di diritto (lett. a e b), ritenuto che l’accertamento dei fatti e la valutazione delle prove sono censurabili unicamente per arbitrio (art. 288 lett. c e 295 cpv. 1 CPP) e che arbitrario non significa manchevole, discutibile o finanche inesatto, bensì manifestamente insostenibile, destituito di fondamento serio e oggettivo, in aperto contrasto con gli atti (DTF 135 V 2 consid. 1.3 pag. 4, 133 I 149 consid. 3.1 pag. 153, 132 I 13 consid. 5.1 pag. 17, 131 I 217 consid. 2.1 pag. 219, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 con richiami) o basato unilateralmente su talune prove a esclusione di tutte le altre (DTF 118 Ia 28 consid. 2b pag. 30, 112 Ia consid. 3 pag. 371).
2. RI 1 contesta, innanzitutto,
l’accertamento del primo giudice secondo cui egli ha superato il limite di
velocità di 26 km/h.
2.1. Il giudice della Pretura penale,
sulla scorta dei dati rilevabili dall’apparecchio radar, ha accertato che il
ricorrente, al momento considerato dal DA, circolava ad una velocità di 79 km/h corrispondente, dedotto il margine di tolleranza di 3 km/h, ad una velocità imputabile di 76 Km/h. Ciò posto e ritenuto che sulla strada in cui è avvenuto il controllo la
velocità consentita era di 50 km/h, il primo giudice ha concluso che il
superamento del limite è stato di 26 km/h (sentenza impugnata, consid. 2 pag. 3).
Il primo giudice ha, poi, preso posizione su una serie di eccezioni del
ricorrente volte ad invalidare il rilevamento della velocità operato dagli
agenti di polizia.
In particolare, per quanto qui d’interesse, il primo giudice ha innanzitutto ritenuto
“pretestuosa” l’obiezione di RI 1 secondo cui l’indicazione sul rapporto
di constatazione e su quello di controllo della velocità del tipo di
apparecchio usato per il rilevamento era imprecisa e non permetteva di
concludere che si trattava dello stesso dispositivo del quale era stato
prodotto il certificato di verifica. Il pretore ha, infatti, rilevato che le
indicazioni contenute nei suddetti rapporti (“Laser Jenoptic” e “Laser
Jenoptik Laveg no. 24006”) sono “chiare ed inequivocabili” e
coincidono con quella del certificato di verifica, ovvero “Jenoptik Video
Laveg S/N 8001 VL 1011, Metas 24006-0” (sentenza impugnata, consid. 5 pag.
4).
Sempre per quanto qui d’interesse, il primo giudice ha, poi, respinto anche
l’obiezione del ricorrente che, con riferimento alla postilla del certificato
di verifica secondo cui “La verificazione è valida (…) a condizione che lo
strumento di misura soddisfi i requisiti legali, che i dispositivi di
sigillatura siano intatti e che parti importanti per la misurazione non siano
state oggetto di riparazione”, ha lamentato che agli atti non c’era la
prova dell’adempimento di tali condizioni. Al riguardo, il pretore ha rimarcato
che RI 1 “si è limitato a sollevare la questione in maniera generica senza
nemmeno tentare di portare indizi che potessero almeno rendere verosimili tali
dubbi” e che egli “non ha neppure chiesto che l’apparecchio venisse
sottoposto ad un approfondito esame” (sentenza impugnata, consid. 5 pag.
5).
Nel giudizio impugnato il primo giudice ha poi respinto anche l’obiezione del
ricorrente secondo cui la misurazione della sua velocità non era affidabile,
siccome la distanza da cui è stata effettuata - ovvero m 171 - è risultata
essere oltre i limiti previsti dal costruttore che, nel manuale d’uso
dell’apparecchio (prodotto al dibattimento in estratto dallo stesso
ricorrente), ha indicato che il rilevamento deve essere effettuato da una
distanza variante fra i 30 e i 150 m se puntato sulle carrozzerie e fino a m
350 se puntato sulle targhe. Su questo aspetto il pretore ha osservato che il
punto mirato dagli agenti (corrispondente all’incrocio degli assi cartesiani
sulla foto in atti) è di poco discosto dalla targa con uno spostamento entro i
limiti di tolleranza e che, pertanto, contrariamente alla tesi del ricorrente,
la velocità non è stata rilevata puntando il laser sulla carrozzeria
dell’automezzo (sentenza impugnata, consid. 5 pag. 5)
2.2. Con il gravame il ricorrente si
limita, in sostanza, a riformulare alcune delle obiezioni proposte in occasione
del dibattimento dinanzi il giudice della Pretura penale.
In primo luogo, egli rileva come agli atti non figuri un documento atto a
comprovare l’adempimento delle condizioni richieste dall’Ufficio federale di
metrologia per la convalida del certificato di verificazione dell’apparecchio
radar utilizzato per misurare la velocità. L’adempimento di tali condizioni -
continua RI 1 - non può essere dato per scontato per cui l’assenza di una prova
in tal senso “invalida totalmente la serietà e l’affidabilità del controllo
effettuato” (ricorso, pag. 2-3). A detta del ricorrente è, poi, a torto che
il primo giudice gli ha fatto carico di non aver richiesto un esame
approfondito dell’apparecchio radar, ritenuto che era compito dell’accusa
provare che lo strumento “soddisfi i requisiti di misurazione METAS” (ricorso,
pag. 4 in fine).
Continuando nel suo esposto, RI 1 ripropone la tesi secondo cui le indicazioni
dell’apparecchio annotate dalla polizia sui verbali in atti (recte: sul
rapporto di constatazione per eccesso di velocità e sul rapporto controllo
della velocità in AI 1) sarebbero imprecise, ragion per cui egli chiede “che
il verbale per errore di trascrizione venga invalidato” (ricorso, pag. 4).
Il ricorrente ripropone, infine, anche la tesi secondo cui il radar non era
puntato sulla targa, ma sulla carrozzeria. A detta di RI 1 ciò è deducibile dal
posizionamento dell’intersezione degli assi cartesiani sulla foto in atti. Ciò
posto - continua il ricorrente - essendo stato il rilevamento effettuato da una
distanza di m 171 a fronte di una distanza regolare massima di m 150, lo stesso
deve essere invalidato.
2.3. Nell’accertamento
dei fatti e nella valutazione delle prove, il giudice dispone di un ampio
potere di apprezzamento (DTF 129 I 8 consid. 2.1.; 118 Ia 28 consid. 1b; STF
30.03.2007 6P.218/2006) così che, per motivare l’arbitrio, non è sufficiente
criticare la decisione impugnata né è sufficiente contrapporvi una diversa
versione dei fatti, per quanto sostenibile o addirittura preferibile. E’,
invece, necessario dimostrare il motivo per cui la valutazione delle prove
fatta dal primo giudice è manifestamente insostenibile, si trova in chiaro
contrasto con gli atti, si fonda su una svista manifesta o contraddice in modo
urtante il sentimento di equità e di giustizia. In particolare, il Tribunale
federale ha avuto modo di stabilire che un accertamento dei fatti può dirsi
arbitrario se il primo giudice ha manifestamente disatteso il senso e la
rilevanza di un mezzo di prova oppure ha omesso, senza fondati motivi, di tener
conto di una prova idonea ad influire sulla decisione presa oppure, ancora,
quando il giudice ha tratto dal materiale probatorio disponibile deduzioni
insostenibili oppure ancora se l’accertamento contestato non è sostenuto da
alcun elemento probatorio (DTF 129 I 8 consid. 2.1.). Il giudice non incorre,
invece, in arbitrio quando le sue conclusioni, pur essendo discutibili, sono
comunque sostenibili nel risultato. Per contro, una valutazione unilaterale dei
mezzi di prova viola il divieto dell'arbitrio (DTF 133 I 149, 132 III 209
consid. 2.1 pag. 211, 131 I 57 consid. 2 pag. 61, 129 I 217 consid. 2.1 pag.
219, 129 I 8 consid. 2.1 pag. 9, 129 I 173 consid. 3.1 pag. 178 e sentenze
citate).
2.4. Per quanto attiene alla prima
censura ricorsuale, si osserva che il pretore, nel dedurre dal “certificato di
verificazione 258 - 11137” (allegato al rapporto di complemento della polizia
cantonale 23 agosto 2009) l’affidabilità dell’apparecchio radar che ha misurato
la velocità di RI 1, non ha operato una valutazione arbitraria del materiale
probatorio. Il suddetto certificato, infatti, conferma esplicitamente “che
lo strumento di misurazione corrisponde ai requisiti legali” e che lo
stesso “può essere impiegato per le misurazioni ufficiali”. A fronte di
tali attestazioni e ritenuto che negli atti non v’è traccia di elementi che
rendano anche solo verosimile l’inadempimento delle condizioni supplementari
previste dal certificato (dispositivi di sigillatura intatti, nessuna
riparazione di parti importanti per la misurazione), è in modo certamente
sostenibile che il primo giudice è partito dal presupposto che l’apparecchio
radar fosse conforme ai requisiti essenziali richiesti dalla legge (cfr. art. 4
dell’Ordinanza sugli strumenti di misurazione della velocità, RS 941.261) e,
pertanto, idoneo alla misurazione della velocità.
È poi sempre senza arbitrio che primo giudice ha ritenuto che il radar fosse
puntato sulla targa e non sulla carrozzeria. La lettura della fotografia in
atti operata dal pretore, infatti, è certamente sostenibile se solo si
considera che l’incrocio degli assi cartesiani indicati sulla stessa lambisce
la targa e che proprio il dettaglio della targa è stato riprodotto sulla
fotografia in un formato più grande (cfr. fotografia allegata all’AI 1).
Non occorre, infine, dilungarsi sulla censura con cui il ricorrente pretende
che i rapporti della polizia in atti debbano essere invalidati “per errore
di trascrizione”. È, infatti, evidentemente a ragione (e non solo senza
arbitrio) che il primo giudice ha ritenuto che le indicazioni dell’apparecchio
radar sui rapporti di polizia (“Laser Jenoptic” e “Laser Jenoptik
Laveg no. 24006”) erano sufficientemente chiare per concludere che lo
stesso coincidesse con l’indicazione sul certificato di verificazione (“Jenoptik
Video Laveg S/N 8001 VL 1011, Metas 24006-0”).
Su questi punti il ricorso deve, pertanto, essere disatteso.
3. RI 1 solleva, poi, una censura
giusta l’art. 288 lett. b rimproverando al primo giudice di non avere proceduto
all’audizione del testimone da lui proposto al dibattimento. A detta di RI 1,
il testimone avrebbe potuto riferire come la polizia, dopo il suo fermo, ha
proceduto a controllare un altro automobilista salvo poi subito rilasciarlo,
ciò che a detta dello stesso ricorrente rappresenta “una disparità di
trattamento” e conferma la “mancanza di serietà nel controllo
effettuato” (ricorso, pag. 5).
3.1. Dagli atti risulta che al
dibattimento RI 1 ha chiesto di procedere all’audizione del signor __________
che - a detta dello stesso ricorrente - sarebbe stato in grado di chiarire il
fatto che, dopo il suo fermo, ne è stato eseguito un altro, non messo a
verbale. Il giudice della Pretura penale ha respinto la richiesta avanzata dal
ricorrente poiché “tardiva ed inconferente per il presente giudizio” (cfr.
verbale del dibattimento, pag. 2).
3.2. A tenore dei combinati disposti di
cui agli art. 224 e 227 CPP (che valgono anche nei procedimenti davanti al
giudice della Pretura penale in virtù dell’art. 273 CPP) se le parti intendono
assumere prove al dibattimento, oltre a quelle indicate nell’atto (o nel
decreto) di accusa, devono comunicarle al presidente entro dieci giorni dalla
notificazione dell’ordinanza di apertura. Il termine è prorogabile ad istanza
di parte. Prove nuove e rilevanti possono, però, essere chieste e prodotte
oltre questi limiti temporali e sino alla chiusura dell’istruttoria
dibattimentale, come previsto dall’art. 228 cpv. 1 CPP, ritenuto tuttavia che,
salvo rilevanza e novità, la parte proponente non può prevalersi delle
conseguenze della ritardata notifica.
3.3. In concreto, al di là del fatto
che il ricorrente non ha spiegato i motivi per cui non è rispettato il termine
di cui all’art. 227 CPP, quel che è rilevante è che il ricorrente non ha,
neppure in questa sede, portato argomentazioni atte ad inficiare il giudizio
del primo giudice secondo cui l’audizione di __________ era inconferente, cioè
non rilevante per il giudizio. La circostanza per cui la polizia, dopo aver
proceduto al fermo del ricorrente, avrebbe controllato e rilasciato un altro
automobilista è, infatti, elemento del tutto ininfluente per il giudizio,
considerato che in diritto penale ognuno è responsabile delle proprie azioni e
che, pertanto, anche volendo ammettere che l’automobilista controllato dalla
polizia sia incorso in un’infrazione rimasta impunita, ciò non avrebbe alcuna
conseguenza sulla condanna del ricorrente.
Anche su questo punto il gravame deve, perciò, essere disatteso.
4. In diritto RI 1 sostiene, in modo
invero confuso, che il suo comportamento non configura una grave infrazione
alle norme della circolazione giusta l’art. 90 cifra 2 LCStr.
4.1. Dopo aver ricordato i presupposti
applicativi dell’art. 90 cifra 2 LCStr e il senso delle diposizioni applicabili
in materia di velocità sulle strade, il primo giudice ha osservato che “secondo
la giurisprudenza del Tribunale federale il superamento nell’abitato di 25 km/h e oltre della velocità massima consentita costituisce, indipendentemente dalle circostanze
concrete, un’infrazione grave alle norme sulla circolazione” e che,
pertanto, il comportamento del ricorrente “adempie indubbiamente la
fattispecie” (sentenza impugnata, consid. 4 pag. 4).
4.2. Nel suo gravame il ricorrente
rileva, in sostanza, come egli con il suo comportamento non abbia cagionato un
incidente e come non abbia nemmeno messo in pericolo la sicurezza altrui,
ritenuto oltretutto che il rilevamento della sua velocità è avvenuto su un
tratto di strada in buono stato, in una giornata di sole e con una buona
visibilità ed a un orario in cui “non vi era anima viva per strada”. RI
1 osserva, inoltre, come egli abbia agito involontariamente in quanto credeva
di trovarsi in un tratto di strada con limite di 60 km/h (ricorso, pag. 3-4).
4.3.a) L’art. 90 cifra 2 LCStr punisce
chiunque, violando gravemente le norme della circolazione, cagiona un serio
pericolo per la sicurezza altrui o assume il rischio di detto pericolo. Anche
la negligenza è punibile, salvo disposizione espressa e contraria (art. 100
cifra 1 LCStr).
L’art. 90 cifra 2 LCStr descrive una forma qualificata di infrazione alle
norme della circolazione stradale che presuppone, per la sua realizzazione, che
l’autore abbia creato una serio pericolo alla sicurezza altrui o si sia assunto
il rischio della creazione di un tale pericolo. Devono, pertanto, essere dati
due elementi oggettivi costitutivi e cumulativi: il primo consistente nella
violazione oggettivamente grave di una regola fondamentale della circolazione,
il secondo consistente nella creazione di un serio pericolo per gli altri utenti
della strada (Yvan Jeanneret, Les dispositions pénales de la loi sur la
circulation routière (LCR), Stämpfli Editions, Berne, 2007, pag. 43 ss).
Dal profilo soggettivo, l’autore deve avere adottato un comportamento senza
riguardi o gravemente contrario alle regole della circolazione oppure, in caso
di infrazione commessa per negligenza, deve avere assunto un comportamento
crassamente negligente (STF 8.1.2008, inc. 6B_718/2007; DTF 131 IV 133 consid.
3.2 e rinvii; Bussy/Rusconi, op. cit., ad. art. 90, n. 4.3. e 4.4).
b) Nell’ambito del superamento dei
limiti di velocità, con una giurisprudenza costante, il TF ha stabilito - in
particolare con l’obiettivo di assicurare la parità di trattamento - che,
indipendentemente dalle circostanze particolari del caso concreto,
segnatamente, indipendentemente dalle buone condizioni di circolazione o
dall’eccellente reputazione di conducente dell’automobilista trasgressore, vi è
un caso grave di violazione delle norme della circolazione stradale ai sensi
dell’art. 90 cpv. 2 LCStr quando il superamento del limite di velocità
raggiunge, all’interno dell’abitato, i 25 km/h e, fuori da località abitate e sulle autostrade, rispettivamente i 30 e i 35 km/h (STF del 16 aprile 2009 6B_1028/2008 consid. 2; DTF 132 II 234 consid. 3.1; 128 II 86 consid. 2b p. 88, 126 II
202 consid. 1a, 124 II 475 consid. 2a).
4.4. Vista la chiara giurisprudenza del
Tribunale federale e ritenuto l’accertamento - non arbitrario - secondo cui RI
1 circolava ad una velocità imputabile di 76 km/h su una strada il cui limite era di 50 km/h con un superamento di 26 km/h della velocità massima consentita, questa Corte non può che confermare le considerazioni
espresse dal primo giudice sull’adempimento delle condizioni oggettive del
reato imputato al ricorrente.
Per quanto attiene all’aspetto soggettivo non giova, evidentemente, a RI 1
sostenere di avere agito involontariamente e di aver creduto di circolare su un
tratto di strada con velocità massima di 60 km/h. Anche se così fosse, infatti, il suo comportamento costituirebbe comunque una grave
negligenza punibile in virtù dell’art. 100 cifra 1 LCStr.
Anche su questo punto il ricorso deve, dunque, essere respinto.
5. Sempre in diritto RI 1 lamenta una
sorta di violazione del principio della parità di trattamento per essere stato
giudicato più severamente per rapporto ad una altra fattispecie che ha visto
protagonista un automobilista uscito di strada e punito solo in funzione
dell’art. 90 cifra 1 LCStr (ricorso, pag. 6).
La censura è palesemente infondata nella misura in cui non v’è nessuna pretesa
alla parità di trattamento nell’illegalità (DTF 124 IV 44 consid. 2c) per cui,
anche volendo ammettere che il giudizio a cui fa riferimento il ricorrente
fosse errato, tale circostanza non potrebbe certo giovare alla sua posizione.
6. Nell’ambito della commisurazione
della pena il ricorrente sostiene che la condanna a tre giorni di detenzione
sospesi per un periodo di prova di due anni per lesioni semplici, inflittagli
il 20 ottobre 2005, non può costituire una circostanza aggravante, ritenuto “che
il periodo di prova è stato superato positivamente e che quindi questa
fattispecie non fa più stato” (ricorso, pag. 2 e pag. 5 in fine).
L’argomentazione ricorsuale è del tutto inconferente. Il fatto che il
ricorrente abbia superato con successo il periodo di prova relativa alla
suddetta condanna significa semplicemente che la pena sospesa non deve più
essere eseguita (art. 45 CP). La condanna, invece, indipendentemente
dall’esecuzione della pena, costituisce evidentemente un precedente penale da
considerare nella commisurazione della pena (cfr. l’art. 47 CP secondo cui il
giudice tiene conto della vita anteriore del condannato e la giurisprudenza
relativa ai criteri per la commisurazione della pena in DTF 129 IV 6 consid.
6.1; 117 IV 112 consid. 1).
7. Gli oneri processuali seguono la
soccombenza e sono posti, perciò, a carico del ricorrente (art. 15 cpv. 1 in combinazione con l’art. 9 cpv. 1 CPP).
Per questi motivi,
richiamata per le spese la tariffa giudiziaria,
pronuncia: 1. Il ricorso è respinto.
2. Gli oneri processuali, consistenti in:
a) tassa di giustizia fr. 800.-
b) spese complessive fr. 200.-
fr. 1'000.-
sono posti a carico del ricorrente.
3. Intimazione a:
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P_GLOSS_TERZI |
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Per la Corte di appello e di revisione penale
La presidente Il segretario
Rimedi giuridici
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e la ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione del testo integrale della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, 1000 Losanna 14, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall'art. 81 LTF. Laddove non sia ammissibile il ricorso in materia penale è dato, entro lo stesso termine, il ricorso sussidiario in materia costituzionale al Tribunale federale per i motivi previsti dall’art. 116 LTF (art. 113 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata in tal caso dall’art.115 LTF.