Incarto n.
60.2022.10

 

Lugano

12 ottobre 2022            

 

In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino

La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello

 

 

 

composta dai giudici:

Nicola Respini, presidente,

Raffaele Guffi, Giovan Maria Tattarletti

 

cancelliera:

Claudia Malaguerra Bernasconi, vicecancelliera

 

 

sedente per statuire sul reclamo 5/10.1.2022 presentato da

 

 

 

 RE 1 

patr. da:   PR 1 

 

 

contro

 

 

gli ordini di sequestro e di rilevamenti segnaletici emanati il 30.12.2021 dal procuratore pubblico Marisa Alfier nel contesto del procedimento penale di cui all’inc. MP __________ promosso nei suoi confronti per titolo di violazione di domicilio e sommossa;

 

 

richiamate le osservazioni 25/26.1.2022 e la duplica 28/29.3.2022 del magistrato inquirente;

 

vista la replica 7/8.3.2022 di RE 1;

 

letti ed esaminati gli atti;

 

considerato

 

 

 

 

 

 

in fatto

 

                                 a.   In data 29.12.2021 è stato organizzato da alcuni “__________”, sul sedime dell’__________ a , un pranzo comunitario, con altre attività correlate all’occupazione di tali spazi. Da un comunicato degli stessi emergeva che “(…) sull’area è in corso un presidio solidale con pranzo e poetry slam, mentre all’interno alcune persone stanno rendendo agibili gli spazi. La sera ci sarà la prima assemblea pubblica. Tutt* sono invitat* a partecipare! (…). Sette giorni dopo lo sgombero del __________ ci è sorto un fortissimo dubbio: forse abbiamo dimenticato le placche della cucina accese …. La preoccupazione ci ha spinto a rientrare per assicurarci che un incendio (…) non divampi. Trattandosi di uno ‘stato di necessità’, rientrare non dovrebbe avere alcuna conseguenza sulle persone che provvederanno alla messa in sicurezza dello stabile (…). Per questo motivo, ci siamo organizzat*, dal basso, per riprenderci con le nostre mani ciò che ci è stato tolto (…)” (comunicato 29.12.2021).

 

                                       Alcuni dei manifestanti si sarebbero infatti introdotti all’interno dell’immobile ed altri sarebbero saliti sul tetto dello stesso. All’alba del 30.12.2021 sarebbe di conseguenza intervenuta la polizia cantonale, procedendo allo sgombero. Diverse persone che si trovavano nell’edificio sarebbero state portate presso gli uffici della polizia per essere interrogate. Tra queste anche RE 1 (cfr. inc. MP __________).

 

Al termine del suo interrogatorio del 30.12.2021, il magistrato inquirente ha emanato un ordine di sequestro degli oggetti rinvenuti in suo possesso (un martello, due taglierini, un coltellino, un frattazzo, due tubetti di colla, un tubetto di inchiostro, un tubetto di acrilico, un paio di occhiali protettivi e un cellulare) (AI 6, AI 21). Il reclamante ha richiesto che il suo telefono cellulare venisse posto sotto suggello. Il procuratore pubblico ha inoltre emanato un ordine di rilevamento ai sensi dell’art. 260 CPP (caratteristiche fisiche, fotografie segnaletiche ed impronte papillari). RE 1 si è opposto al suddetto ordine.

 

 

                                 b.   Con gravame 5/10.1.2022 RE 1 insorge contro entrambi gli ordini di cui sopra, postulando il dissequestro dei suoi oggetti personali e la distruzione dei rilevamenti dattiloscopici (reclamo 5/10.1.2022, p. 4). Egli afferma che tali misure, ed in particolare i rilevamenti segnaletici, sarebbero sproporzionate rispetto ai presunti reati a lui imputati. Per quanto concerne gli oggetti sequestrati il reclamante ribadisce “(…) l’inadeguatezza, in quanto sia per la presunta sommossa, che per la violazione di domicilio, non si comprende cosa tali attrezzi potrebbero apportare come prova per il prosieguo del procedimento (…)” (reclamo 5/10.1.2022, p. 3). Nel suo reclamo ha inoltre sollevato una violazione dell’art. 107 CPP affermando che la polizia non avrebbe contattato il suo avvocato all’inizio del suo interrogatorio.

 

 

                                 c.   Nelle sue osservazioni 25/26.1.2022 il magistrato inquirente ha rilevato che non vi sarebbe stata nessuna lesione dei diritti del reclamante in merito alla presenza del difensore d’ufficio in quanto quest’ultimo sarebbe intervenuto in un secondo tempo durante l’interrogatorio, rileggendo il verbale e chiedendo di modificare, se del caso, le dichiarazioni rese dall’imputato. I rilevamenti segnaletici sarebbero inoltre, a suo dire, necessari alfine di procedere all’identificazione e all’agire dell’imputato nella notte tra il 29 ed il 30.12.2021. Per quanto attiene agli oggetti sequestrati, il procuratore pubblico ha dapprima rilevato che il telefono cellulare sarebbe stato posto sotto sigilli come richiesto dal reclamante, puntualizzando inoltre che “(…) appare perlomeno strano che chi partecipa ad un presidio solidale con pranzo e poetry slam, abbia con sé (…)” gli arnesi in oggetto.

 

 

                                 d.   In data 15/17.3.2022 RE 1 ha rinunciato alla messa sotto sigilli del telefono cellulare (AI 122), di conseguenza il 21.3.2022 il giudice dei provvedimenti coercitivi ha stralciato l’istanza di dissiggillamento del procuratore pubblico e disposto la restituzione dello stesso al magistrato inquirente (AI 126). Il 22.3.2022 il magistrato inquirente ha ordinato il dissequestro del cellulare di RE 1 (AI 127) e in data 28.3.2022 del restante materiale (AI 133).

 

 

in diritto

 

                                 1.   1.1.

                                       In applicazione dell’art. 393 cpv. 1 lit. a CPP il reclamo può essere interposto, entro il termine di dieci giorni, contro le decisioni e gli atti procedurali e, in ogni momento, contro le omissioni della polizia, del pubblico ministero e, ancora, delle autorità penali delle contravvenzioni, eccettuati i casi in cui esso è espressamente escluso dal CPP oppure quando è prevista un’altra impugnativa.

 

                                         Con il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1 lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2 LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata o ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).

 

                                         Il reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (secondo l’art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed all’art. 385 CPP per la motivazione.

                                         Esso deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).

 

                                         1.2.

                                         Giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP sono legittimate a ricorrere contro una decisione le parti che hanno un interesse giuridicamente protetto all’annullamento oppure alla modifica della pronuncia stessa (sentenza TF 1B_317/2018 del 12.12.2018 consid. 2.2.).

 

                                         L’interesse giuridicamente protetto a’ sensi dell’art. 382 cpv. 1 CPP implica che il ricorrente sia personalmente, direttamente (sentenze TF 1B_29/2018 del 24.8.2018 consid. 2.2.; 1B_158/2018 dell’11.7.2018 consid. 2.4.; DTF 142 IV 82 consid. 2.3.2.; 140 IV 155 consid. 3.2.) e (di principio: sentenza TF 1B_72/2014 del 15.4.2014 consid. 2.1.; BSK StPO – M. ZIEGLER / S. KELLER, 2. ed., art. 382 CPP n. 2) attualmente (DTF 144 IV 81 consid. 2.3.1.) leso dalla decisione che impugna (N. SCHMID / D. JOSITSCH, StPO Praxiskommentar, 3. ed., art. 382 CPP n. 2); talvolta è sufficiente un interesse anche soltanto virtuale (Commentario CPP – M. MINI, art. 382 CPP n. 5).

 

                                         L’interesse all’annullamento o alla modifica di una decisione giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP deve quindi essere di principio pratico e attuale (sentenza TPF BB.2017.39 del 3.4.2017 consid. 1.4.1.).

 

                                         Secondo la giurisprudenza (sentenza TF 1B_172/2018 del 10.4.2018 consid. 3.) si può rinunciare all’esistenza di un interesse attuale qualora la contestazione alla base della decisione impugnata possa riproporsi in ogni tempo in circostanze identiche oppure analoghe, con impossibilità per sua natura di sottoporla ad un’autorità giudiziaria prima che perda la sua attualità, ritenuta l’esistenza di un interesse pubblico sufficientemente importante a confrontarsi con la questione: si deve trattare di un argomento di importanza fondamentale, a cui si deve rispondere.

 

 

                                         1.3.

                                         Come si è detto, il 22.3.2022 il procuratore pubblico ha dissequestrato il cellulare di RE 1 (AI 127) ed il 28.3.2022 il restante materiale sequestrato (AI 133).

 

                                         Si pone dunque la questione a sapere se oggi ci sia ancora un interesse attuale all’evasione dell’impugnativa 5/10.1.2022 in merito all’ordine di sequestro emanato il 30.12.2021.

 

                                         La risposta è negativa. Non si può infatti ritenere che la decisione impugnata possa riproporsi in ogni tempo in circostanze identiche oppure analoghe, con impossibilità per sua natura di sottoporla ad un’autorità giudiziaria prima che perda la sua attualità. È pertanto venuto meno l’interesse all’annullamento del sequestro e di conseguenza all’evasione del gravame di RE 1 su tale ordine.

 

                                         1.4.

                                         Il gravame, in merito a questo punto, è dunque divenuto privo d’oggetto e va stralciato dai ruoli.

 

                                         1.5.

                                         Dato l’esito, si impone comunque di procedere ad un esame sommario, prima facie, del caso oggetto dell’impugnativa allo scopo di determinarsi sull’accollamento di tassa di giustizia e spese e sulle ripetibili (cfr., in analogia, sentenza TF 1B_5/2020 del 24.2.2020 consid. 1.2.).

 

                                         1.5.1.

                                         Secondo l’art. 263 cpv. 1 CPP all’imputato e a terzi possono essere sequestrati oggetti e valori patrimoniali se questi saranno presumibilmente utilizzati come mezzi di prova (a), utilizzati per garantire le spese procedurali, le pene pecuniarie, le multe e le indennità (b), restituiti ai danneggiati (c) oppure confiscati (d).

 

                                         Il sequestro, provvedimento cautelare, ha lo scopo di acquisire e conservare gli oggetti per il dispiegamento della procedura e pertanto per le necessità dell’istruzione preliminare, per le decisioni del magistrato requirente e per quelle del giudice del merito nella prospettiva – anche – della produzione e valutazione delle prove (sequestro probatorio secondo l’art. 263 cpv. 1 lit. a CPP) [sentenza TF 1B_492/2017 del 25.4.2018 consid. 2.2.] e della decisione di confisca, restituzione o devoluzione, come agli art. 69 ss. CP (sequestro confiscatorio in applicazione dell’art. 263 cpv. 1 lit. d CPP) [sentenza TF 1B_76/2020 del 6.7.2020 consid. 4.1.; ZK StPO – S. HEIMGARTNER, 3. ed., art. 263 CPP n. 15 ss.].

                                         Il sequestro (quale misura coercitiva che restringe la garanzia della proprietà giusta l’art. 26 Cost.) è legittimo – secondo l’art. 197 CPP – soltanto se si fonda su una base legale, in presenza concorrente di sufficienti indizi di reato (sentenza TF 1B_194/2018 del 28.5.2018 consid. 4.3.), se gli obiettivi con esso perseguiti non possono essere raggiunti mediante misure meno severe (proporzionalità), se l’importanza del reato lo giustifica (proporzionalità) e se vi è connessione tra questo e l’oggetto che così occorre salvaguardare per istruttoria e giudizio (sentenza TF 6B_815/2020 del 22.12.2020 consid. 10.1.; BSK StPO – F. BOMMER / P. GOLDSCHMID, op. cit., vor art. 263-268 CPP n. 11 ss.).

 

                                         1.5.2.

                                         Nel caso in esame il materiale (tra cui pure un frattazzo, un martello ed un coltellino) trovato in possesso di RE 1 al momento del suo fermo potrebbe essere considerato atto a perpetrare il reato di violazione di domicilio: sussiste dunque una connessione tra i reati ipotizzati e gli oggetti del sequestro. Anche le ulteriori condizioni del sequestro (base legale, presenza concorrente di sufficienti indizi di reato e proporzionalità) erano nel caso in esame rispettate.

 

                                         RE 1 sarebbe dunque risultato soccombente con il reclamo in oggetto (in merito al sequestro), ma tuttavia, visto l’esito del gravame si prescinde dal prelievo di tassa di giustizia e spese.

 

                                         1.6.

RE 1 quale imputato, è legittimato a reclamare ex art. 382 cpv. 1 CPP contro l’ordine di rilevamento segnaletico emanato dal magistrato inquirente in data 30.12.2021, avendo un interesse giuridicamente protetto all’annullamento o alla modifica del giudizio.

 

                                         Il gravame, inoltrato il 5.1.2022 a questa Corte, competente ex art. 62 cpv. 2 LOG, contro tale provvedimento effettuato il 30.12.2021 (doc. C allegato al reclamo), è tempestivo e proponibile.

 

 

                                   2.   Per quanto concerne la presunta violazione dell’art. 107 CPP, ed in particolare il fatto che “(…) la polizia non si sia premurata di contattare [l’avvocato di fiducia dell’imputato] per permetterle di rappresentare e difendere il signor RE 1 durante l’interrogatorio (…)” (reclamo 5/10.1.2022, p. 2), dal verbale di interrogatorio (AI 21) risulta che l’imputato ha preso atto del suo diritto di designare un avvocato di fiducia e di avere il diritto di conferire liberamente con lo stesso, ed in merito ha dichiarato (alle ore 6.05): “(…) rispondo che è mia intenzione prendere l’avvocato di fiducia e mi prenderà a carico dopo l’interrogatorio (…)” (AI 21). Egli si è poi limitato a non rispondere alle domande degli agenti.

 

Alle 8.05 è giunto presso il commissariato di , l’avvocato di fiducia di RE 1 a cui è stata data la possibilità di avere un colloquio libero con l’imputato. In seguito risulta che: “(…) alle ore 08.30, su richiesta dell’avvocato, vengono fatte le seguenti precisazioni (…): a pag. 3 riga 38: il mio assistito non intendeva dire che avrebbe preso l’avvocato di fiducia dopo l’interrogatorio, ma per l’interrogatorio. (…). L’interrogante chiede all’avv. (…) se dopo aver riletto il verbale vi sono delle osservazioni, modifiche o aggiunte da apportare al verbale: l’avv. (…) risponde che non vi sono aggiunte da apportare (…)” (verbale di interrogatorio 30.12.2021, p. 6, AI 21).

 

                                       I diritti dell’imputato non sono dunque stati violati. Egli, durante la prima parte del suo interrogatorio, si è infatti limitato a non reagire alle domande della polizia cantonale, avendo ben compreso la sua facoltà di non rispondere e di non collaborare [“(…) mi avvalgo della facoltà di non rispondere (…)” (AI 21)]. In seguito è giunto il suo avvocato di fiducia, che ha potuto rileggere e modificare, dove ritenuto necessario, il verbale di interrogatorio di RE 1.

 

 

                                 3.   3.1.

                                       Il reclamante, così come emerge dal verbale d’interrogatorio 30.12.2021, si è rifiutato di sottoporsi volontariamente ai rilevamenti segnaletici ordinati dalla polizia, motivo per cui, conformemente a quanto disposto dall’art. 260 cpv. 4 CPP, gli agenti di polizia hanno richiesto al procuratore pubblico l’ordine per poterli eseguire.

 

                                         RE 1 contesta l’ordine reso dal magistrato inquirente in data 30.12.2021, essendo, a suo dire, un provvedimento sproporzionato rispetto ai reati a lui imputati (reclamo 5/10.1.2022, p. 3): “(…) poiché tra i rilievi è stato predisposto anche quello delle impronte digitali, non si comprende la necessità di tale rilievo visto che la comparazione deve essere effettuata con video registrazioni. Inoltre anche le foto per valutare caratteristiche fisiche e le foto segnaletiche, fondamentalmente sono sproporzionate, stante come il signor RE 1 è stato trovato all’interno del sedime ex __________ e pertanto non si comprende per quale motivo dovrebbe essere fatta la comparazione (…)” (reclamo 5/10.1.2022, p. 3).

 

3.2.

                                       Giusta l’art. 260 CPP, il rilevamento segnaletico consiste nell’accertare le caratteristiche fisiche di una persona, nonché nel prendere impronte di parti del suo corpo (cpv. 1). Possono disporre il rilevamento segnaletico la polizia, il pubblico ministero, il giudice e, nei casi urgenti, chi dirige il procedimento in giudizio (cpv. 2). Il rilevamento segnaletico è disposto con ordine scritto succintamente motivato. Nei casi urgenti può essere ordinato oralmente, ma deve successivamente essere confermato e motivato per scritto (cpv. 3). Se l’interessato rifiuta di sottomettersi all’ordine della polizia, decide il pubblico ministero (cpv. 4).

 

                                       Il rilevamento segnaletico consiste, in sostanza, nel fotografare l’individuo e le caratteristiche particolari del suo corpo, ad esempio: difetti fisici, cicatrici, tatuaggi, occhiali, ecc. Mentre per quanto concerne le impronte papillari, esse vengono prelevate dalle mani: dita, palmo e dorso (ZK StPO – D. K. GRAF / T. HANSJAKOB, op. cit., art. 260 CPP, n. 1).

 

                                       Questo tipo di misura può perseguire diversi obiettivi. Da un lato, può essere utile per chiarire i fatti, cioè a stabilire l'identità di una persona e a creare materiale comparativo per la valutazione delle prove. D'altra parte, lo scopo della registrazione – come l'analisi del DNA – può anche essere quello di permettere il riconoscimento di un individuo in caso di futuri reati (ZK StPO – D. K. GRAF / T. HANSJAKOB, op. cit., art. 260 CPP, n. 1a).

 

                                       3.3.

                                       Quando vengono imposti uno o più provvedimenti coercitivi, devono essere soddisfatte le condizioni cumulative elencate nell’art. 197 cpv. 1 CPP. Essi possono quindi essere ordinati solo se sono previsti dalla legge (lit. a), vi sono sufficienti indizi di reato (lit. b), gli obiettivi con essi perseguiti non possono essere raggiunti mediante misure meno severe (lit. c) e se l’importanza del reato li giustifica (lit. d).

 

                                       Giusta il principio della proporzionalità (art. 197 cpv.1 lit. c e d CPP; art. 36 Cost.), la limitazione di un diritto fondamentale deve essere idonea a raggiungere lo scopo perseguito (regola di adeguatezza), che non può essere raggiunto con una misura meno invasiva (regola di necessità). Inoltre, ci deve essere un rapporto ragionevole tra gli effetti della misura sulla situazione della persona interessata e il risultato atteso dal punto di vista dell'interesse pubblico (la regola della proporzionalità in senso stretto) [DTF 137 I 167; DTF 124 I 107; sentenze TF 1B_171/2021 del 6.7.2021, TF 1B_214/2021 del 23.11.2021].

                                       Affinché i criteri di idoneità e proporzionalità in senso stretto siano soddisfatti, la misura coercitiva prevista deve quindi essere appropriata e idonea a raggiungere lo scopo previsto. Il fine deve quindi giustificare la restrizione imposta. In altre parole, l’obiettivo deve essere sufficientemente importante e la limitazione di un diritto fondamentale deve essere giustificata per essere effettivamente raggiunta. Un rapporto ragionevole tra il fine e i mezzi è quindi necessario (DTF 133 I 77). La gravità dei reati perseguiti deve, in questo contesto, essere presa in considerazione nell'esame complessivo della proporzionalità delle misure ordinate (DTF 141 IV 77), dovendo l'autorità essere tanto più vigile nel caso di reati formalmente di minore gravità (sentenze TF 1B_294/2014 del 19.3.2015, TF 1B_171/2021 del 6.7.2021, TF 1B_214/2021 del 23.11.2021).

 

                                       Nell’ambito della verifica della proporzionalità, eventuali reati precedenti dell’imputato devono essere altresì tenuti in considerazione e confluiscono nella ponderazione degli interessi come uno dei molti criteri (sentenza TF 1B_171/2021 del 6.7.2021).

 

Nell’ambito dell’esame della gravità del reato richiesta non sono determinanti né la configurazione quale reato punibile a querela di parte o d’ufficio, né la comminatoria astratta della pena, ma si devono piuttosto includere il bene giuridico interessato e il contesto concreto; devono essere seriamente minacciati beni giuridici fondamentali (sentenza TF 1B_171/2021 del 6.7.2021).

                                                                                                                        

                                         Per quanto riguarda il criterio di necessità, esso incarna il principio secondo il quale quando più mezzi sono suscettibili di raggiungere lo scopo desiderato, la scelta deve essere fatta a favore di quello che incide meno gravemente sugli interessi privati - sussidiarietà delle misure coercitive (DTF 124 I 107). Non appena è possibile raggiungere lo scopo desiderato per mezzo di una restrizione meno grave dei diritti fondamentali, la misura è sproporzionata.

 

                                       3.4.

                                       Da quanto emerge dal suo verbale di interrogatorio del 30.12.2021 (AI 21) RE 1 sarebbe stato fermato quello stesso giorno alle ore 05.25 da alcuni agenti della polizia cantonale presso il sedime __________. Egli è quindi stato interrogato quale imputato per titolo di sommossa e violazione di domicilio. Al termine dell’interrogatorio il procuratore pubblico ha disposto i rilevamenti segnaletici (caratteristiche fisiche, fotografie segnaletiche ed impronte papillari) sia per poter determinare la sua effettiva presenza sui luoghi dei fatti sia per stabilire le sue responsabilità: “(…) considerato che i fatti sono stati parzialmente videoregistrati (e diffusi dai media) occorre procedere ai rilevamenti segnaletici ordinati così da poterli comparare e determinare, o meno, la presenza sui luoghi dell’imputato così da accertarne eventuali sue responsabilità (…)” (ordine di rilevamento 30.12.2021).

 

Ora, se si può ammettere che sussistano sufficienti e concreti indizi nei confronti di RE 1 in merito ai reati di sommossa e di violazione di domicilio, ci si può chiedere se la misura ordinata dal magistrato inquirente rispetti il principio di proporzionalità.

 

Il procuratore pubblico, con scritto 30.12.2021 ha ordinato alla polizia cantonale di effettuare alcuni rilevamenti segnaletici (ai sensi dell’art. 260 cpv. 1 CP) tra cui le fotografie segnaletiche, descrizione/fotografia delle caratteristiche fisiche e raccolta delle impronte papillari. Il magistrato inquirente ha affermato, nelle sue osservazioni al reclamo, che “(…) per i reati di sommossa e di violazione di domicilio, è necessario procedere all’identificazione del reclamante nei vari momenti dei fatti del 29-30 dicembre 2021. Inoltre, occorrerà verificare, tramite anche impronte, se egli ha partecipato (o meno) alla rimozione di transenne per penetrare nell’immobile ex-macello e comprendere quale sia stata la sua via di entrata nel citato immobile. Il reclamante sostiene di essere stato fermato sul sedime ex-macello, come se fosse rimasto unicamente all’esterno, dimenticando, però, di essere pure penetrato all’interno dell’immobile (…) e nemmeno è da escludere che egli sia salito sul tetto dell’immobile (…)” (osservazioni 25.1.2022, p. 2).

 

Ora, nel caso in esame si può ammettere la necessità di effettuare le fotografie segnaletiche al fine di confrontarle con le immagini video raccolte e, se del caso, identificare il reclamante. Al contrario mal si comprende l’utilità del prelievo delle impronte papillari di RE 1, anche perché dagli atti non emerge che si sia provveduto alla raccolta sul sedime  e al suo interno di materiale per un eventuale confronto. Anche il fatto di voler comparare le sue impronte digitali con quelle presenti sulle transenne poste a protezione __________, così come affermato dal magistrato inquirente, appare inverosimile.

 

 

                                 4.   Il gravame, per quanto non divenuto privo d’oggetto, è parzialmente accolto.

 

Le impronte papillari di RE 1, raccolte il 30.12.2021, devono essere distrutte.

                                       Ritenuto che parte delle censure di RE 1 sono state accolte, mentre altre (in parte divenute prive di oggetto per i motivi di cui al consid. 1.5) sono/sarebbero state respinte, non si prelevano tassa di giustizia e spese, rispettivamente non si assegnano ripetibili, ma le rispettive pretese vengono compensate (art. 442 cpv. 4 CPP).

 

 

 

 

Per questi motivi,

richiamati gli art. 197, 255, 260, 382, 393 CPP ed ogni altra disposizione applicabile,

 

 

 

 

pronuncia

 

 

 

                                 1.   Il reclamo, per quanto non divenuto privo d’oggetto, è parzialmente accolto.

 

Le impronte papillari di RE 1, raccolte il 30.12.2021, devono essere distrutte.

 

 

                                 2.   Tassa di giustizia, spese e ripetibili compensate.

 

 

                                 3.   Rimedio di diritto:

                                       Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                 4.   Intimazione:

 

-        

 

 

 

 

 

 

Per la Corte dei reclami penali

 

Il presidente                                                         La cancelliera