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Incarto n.
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Lugano
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In nome |
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La Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello |
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composta dai giudici: |
Ivano Ranzanici, vicepresidente, |
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cancelliera: |
Diana Buetti |
sedente per statuire sul reclamo 11/12.07.2023 presentato da
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RE 1, __________, patr. da: PR 2, |
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contro |
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il decreto di non luogo a procedere 26.06.2023 emanato dal procuratore pubblico Daniele Galliano nell’ambito del procedimento penale dipendente dalla sua denuncia/querela 15.06.2023 nei confronti di PI 1, __________, per titolo di violazione di domicilio, calunnia, diffamazione e falsità in documenti (NLP __________); |
richiamati gli scritti 17/18.08.2023 e 06/07.09.2023 del procuratore pubblico, con i quali comunica di non avere osservazioni e si rimette al giudizio di questa Corte, e gli scritti 17/18.08.2023 (osservazioni) e 27/28.09.2023 di PI 1, con i quali chiede la reiezione del gravame;
richiamata la replica 01/04.09.2023 di RE 1, con la quale si riconferma nel proprio gravame;
letti ed esaminati gli atti;
considerato
in fatto
a. RE 1 e PI 1 si conoscono ed hanno un passato di collaborazione in seno alla __________ SA , società che RE 1 ha amministrato e presieduto fino al 18.11.2022 e per la quale PI 1, almeno fino al momento dei fatti, è stato dipendente (stando all’esposizione dei fatti della denuncia 15.05.2023, AI 1). La società è oggi amministrata da __________ (AU), mentre __________, marito di __________, per quanto evidenzia l’esposto di denuncia, amministrerebbe di fatto la società di cui sono azionisti __________ ed RE 1 in ragione del 50% ciascuno.
b. Con esposto 15.06.2023, RE 1 ha denunciato e querelato PI 1 per calunnia (e subordinatamente diffamazione), per violazione di domicilio e falsità in documenti. L’esposto si inserisce nel contesto di una serie di controversie di natura civile, pendenti, rispettivamente nel frattempo chiuse, in parte coinvolgenti terzi, e presentate alla Pretura di __________.
L’esposizione, quale premessa, richiama le procedure sia civili sia penali coinvolgenti querelante, querelato così come terzi, evocando una causa avviata da RE 1 nei confronti di __________ e tesa all’adozione di misure necessarie fondate sull’art. 731b CO per pretese lacune nell’organizzazione della società (incarto __________); una procedura avente per oggetto l’accertamento dell’inesistenza di un credito fatto valere da __________ nei confronti della moglie di RE 1, __________, causa formante l’incarto __________ che – per quanto indicato dal denunciante – sarebbe stata nel frattempo stralciata dai ruoli, ed una causa (inc. __________) avviata da __________ Sagl , di cui RE 1 è socio e gerente, per un credito vantato nei confronti di __________ e riferita a prestazioni eseguite, ed assertivamente non pagate, da __________.
Per quanto attiene alle procedure penali l’esposizione richiama invece la propria querela 21 marzo 2023 per reati contro l’onore e coazione rispettivamente tentata coazione, due denunce e querele sporte in odio del signor RE 1 per reati patrimoniali, danneggiamento e falsità in documenti la prima e per reati contro la libertà personale e per vie di fatto la seconda, esposti che non occorre comunque qui approfondire.
c. Nell’ambito della procedura civile dinanzi alla Pretura di __________ che oppone __________ a __________ (inc. __________) il legale di __________ ha presentato, durante l’udienza di conciliazione dell’11.05.2023, “delle inusuali osservazioni spontanee producendo quale Dc. 2 una dichiarazione scritta rilasciata da PI 1”, contenente delle affermazioni ritenute dal querelante lesive del suo onore (cfr. reclamo n. 32; denuncia n. 19, AI 1) e costitutive di un falso documentale (denuncia n. 43 e 47 ss.).
Nello specifico, PI 1 avrebbe “falsamente” attestato in forma scritta che RE 1 gli avrebbe chiesto di trovare una persona che lo aiutasse a “togliere” __________ dalla __________; che ci sarebbe stato un incontro tra RE 1, __________ – assistente di RE 1 – e __________, durante il quale RE 1 (e __________) avrebbero discusso una strategia “per abbassare l’utile societario e pertanto avrebbe fatturato abbonamenti e quant’altro soprattutto nel 2023, solo qualche fattura richiesta dai clienti per il 2022 avrebbe dato seguito”; che “RE 1 voleva fare in modo che __________ si abbassasse come valore, per poi fare proposta “oscena” al socio; la ritiro con pochi spiccioli (…)”; che avrebbe constatato personalmente un “casino in ditta”, con “pratiche mancanti o incomplete; Clienti aggressivi perché non seguiti; Clienti che non hanno ricevuto assistenza a casa e sono al freddo; Operai che si lamentavano perché non trovavano più attrezzi di lavoro sia in magazzino che sui furgoni; Ore straordinarie non retribuite; Ecc.”.
d. Con il medesimo atto del 15 giugno 2023 RE 1 ha pure querelato PI 1 per i reati di violazione di domicilio poiché quest’ultimo avrebbe occupato abusivamente un appartamento di proprietà di RE 1 e di __________ in ragione di ½ ciascuno. Il contratto di locazione sarebbe stato sottoscritto soltanto da __________ senza l’accordo di RE 1, senza che quest’ultimo ne fosse al corrente e senza aver ricevuto la propria parte delle pigioni.
L’esposto è stato registrato come inc. MP __________.
e. Il 26.06.2023, il pubblico ministero ha decretato il non luogo a procedere in ordine all’esposto, concludendo che i fatti esposti nella querela non adempirebbero i requisiti legali per i reati di diffamazione e calunnia né per quelli di falsità in documenti e violazione di domicilio.
Il PP ha ritenuto che la dichiarazione redatta da PI 1 costituisce “una mera allegazione di parte”, con cui il denunciato e querelato ha “riportato un vissuto personale, contenente dei giudizi prettamente personali, il tutto in quanto potenzialmente utile nella causa civile pendente”.
Il magistrato inquirente ha poi considerato che, nella valutazione della valenza di un’esternazione, andrebbe considerato anche il contesto in cui questa viene proferita concludendo che nella fattispecie in questione sarebbe applicabile la giurisprudenza del Tribunale federale secondo cui “una parte in giudizio può fare delle affermazioni in sé esagerate e lesive dell’onore a condizione che queste affermazioni concernano l’oggetto del litigio e non esorbitino da quanto necessario, che abbiano un contenuto appropriato (DTF 116 IV 211 consid. 4a)” e che “le affermazioni lesive dell’onore fatte da un Avvocato durante un processo possono essere giustificate dal dovere di perorare la causa e dal dovere professionale (DTF 131 IV 154 consid. 1.3.1)”. In concreto la lesione dell’onore da parte del denunciato sarebbe avvenuta “nell’ambito di una causa giudiziaria” e, nelle sue dichiarazioni “di parte”, egli avrebbe sempre contestualizzato le proprie impressioni, restando tuttavia piuttosto generico e riportando, in parte, fatti di cui aveva solo “sentito dire”. Inoltre, le persone coinvolte nella causa civile si conoscono da molto tempo e avrebbero dei rapporti “degradati”.
f. Con gravame 11/12.07.2023, RE 1 chiede, in via preliminare, la concessione dell’effetto sospensivo e nel merito contesta il decreto di non luogo a procedere 1603/2023 del 26.06.2023, limitatamente ai reati di calunnia e diffamazione (consid. 1-3). Non contesta i consid. 4 e 5 concernenti i reati di violazione di domicilio e falsità in documenti (cfr. reclamo n. 11, p. 3).
Il reclamante, dopo aver ripercorso i fatti, sostiene che il decreto di non luogo a procedere emanato dal procuratore pubblico violerebbe manifestamente e in maniera grave il diritto. Egli contesta l’applicazione al caso concreto della giurisprudenza citata dal procuratore pubblico. Questa si baserebbe infatti sull’art. 14 CP, che si applicherebbe però “solo alle parti in causa, tra cui per esempio i testimoni” e che sarebbe un motivo giustificativo (Rechtfertigungsgrund) “per coloro che, durante un interrogatorio o un’audizione testimoniale, esternano frasi lesive dell’onore su un terzo”. Nel caso concreto, PI 1 non sarebbe mai stato parte in causa, non avrebbe qualità di testimone e non sarebbe stato citato dalla Pretura di __________ per partecipare ad un’audizione testimoniale. Egli avrebbe, al contrario, volontariamente presentato una dichiarazione scritta “come persona esterna alla procedura giudiziaria”, pertanto le affermazioni ivi contenute non ricadrebbero sotto la protezione dell’art. 14 CP.
Il reclamante precisa pure che quanto dichiarato per scritto da PI 1 non rientrerebbe nemmeno nell’oggetto del litigio, poiché la procedura giudiziaria in questione riguarderebbe dei crediti scoperti della __________ nei confronti della __________ e aggiunge che lo stesso procuratore pubblico, al consid. 3 del suo decreto, avrebbe confermato il contenuto lesivo dell’onore della dichiarazione.
Contesta pure l’applicazione della giurisprudenza relativa all’agire dell’avvocato, poiché nel caso concreto si tratterebbe “di un’estensione dell’applicazione della scriminante prevista dall’art. 14 CP per le parti in causa anche all’avvocato”.
Il reclamante chiede infine che, sulla base del principio in dubio pro duriore, il magistrato inquirente proceda all’apertura dell’inchiesta e quanto meno interroghi PI 1 ed accerti i motivi che lo avrebbero spinto ad allestire la dichiarazione in questione.
g. Delle ulteriori argomentazioni, così come delle osservazioni e degli altri scritti, si dirà, per quanto necessario, in seguito.
in diritto
1. 1.1.
Ai sensi degli art. 310 cpv. 2 e 322 cpv. 2 CPP un decreto di non luogo a procedere può essere impugnato mediante reclamo.
Con il gravame, da introdurre davanti alla giurisdizione di reclamo (art. 20 cpv. 1 lit. b CPP), ovvero – in Ticino – alla Corte dei reclami penali (art. 62 cpv. 2 LOG), si possono censurare le violazioni del diritto, compreso l’eccesso e l’abuso del potere di apprezzamento e la denegata oppure ritardata giustizia (art. 393 cpv. 2 lit. a CPP), l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti (art. 393 cpv. 2 lit. b CPP) e, ancora, l’inadeguatezza (art. 393 cpv. 2 lit. c CPP).
Il reclamo deve essere presentato per iscritto e motivato (secondo l’art. 396 cpv. 1 CPP), con riferimento in particolare all’art. 390 CPP per la forma scritta ed all’art. 385 CPP per la motivazione.
Esso deve indicare – in particolare – i punti della decisione che intende impugnare, i motivi a sostegno di una diversa decisione ed i mezzi di prova auspicati (art. 385 cpv. 1 lit. a, b e c CPP).
1.2.
Il gravame, inoltrato l’11/12.07.2023 contro il decreto 26.06.2023 del procuratore pubblico, recapitato alla reclamante in data 01.07.2023, è tempestivo (siccome presentato nel termine di dieci giorni giusta i combinati art. 310 cpv. 2 e 322 cpv. 2 CPP) e, parimenti, proponibile (BSK StPO – M. HEINIGER / R. RICKLI, 3. ed., art. 322 CPP n. 5; BSK StPO – P. GUIDON, op. cit., art. 393 CPP n. 10; ZK StPO – N. LANDSHUT / T. BOSSHARD, 3. ed., art. 322 CPP n. 7; ZK StPO – A.J. KELLER, op. cit., art. 393 CPP n. 16).
1.3.
1.3.1.
In applicazione dell’art. 382 cpv. 1 CPP sono legittimate a ricorrere contro una decisione le parti che hanno un interesse giuridicamente protetto all’annullamento oppure alla modifica della pronuncia (sentenza TF 1B_275/2020 del 22.09.2020 consid. 3.2.).
L’interesse giuridicamente protetto ex art. 382 cpv. 1 CPP [che non presuppone un pregiudizio irreparabile giusta l’art. 93 cpv. 1 lit. a LTF (DTF 143 IV 475 consid. 2.9.; decisioni TF 1B_549/2019 del 10.3.2020 consid. 2.4.; 1B_559/2018 del 12.3.2019 consid. 2.2.)] implica che il ricorrente sia personalmente, direttamente (DTF 145 IV 161 consid. 3.1.; 142 IV 82 consid. 2.3.2.; decisione TF 7B_51/2024 del 25.4.2024 consid. 2.2.1.) e (di principio: decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid. 4.1.; BSK StPO – J. BÄHLER, op. cit., art. 382 CPP n. 7) attualmente (DTF 144 IV 81 consid. 2.3.1.) leso dalla decisione che impugna (StPO Praxiskommentar – D. JOSITSCH / N. SCHMID, 4. ed., art. 382 CPP n. 2).
Un mero interesse di fatto non è sufficiente giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP (decisione TF 1B_55/2021 del 25.8.2021 consid. 4.1.).
1.3.2.
RE 1, accusatore privato, è legittimato a reclamare giusta l’art. 382 cpv. 1 CPP avendo un interesse giuridicamente protetto alla modifica o all’annullamento del decreto di non luogo a procedere che ha negato l’esistenza dei reati ipotizzati di diffamazione e calunnia, che gli avrebbero cagionato un danno personale, diretto ed attuale.
1.4.
Le esigenze di forma e motivazione del reclamo sono rispettate.
L’impugnativa, in queste circostanze, è pertanto ricevibile.
2. Il pubblico ministero apre l’istruzione se (tra altre situazioni) dalla denuncia (o altrimenti) emergono sufficienti indizi di reato (art. 309 cpv. 1 lett. a CPP). Egli emana invece un decreto di non luogo a procedere se accerta (sulla base della denuncia o dal rapporto di polizia) che gli elementi costitutivi del reato o i presupposti processuali non sono concretamente dati, se vi sono impedimenti a procedere o se si giustifica la rinuncia all’azione penale per uno dei motivi di cui all’art. 8 CPP (art. 310 cpv. 1 CPP).
Per accogliere il reclamo contro un decreto di non luogo a procedere occorre quindi il sussistere di sufficienti indizi di reato in assenza di impedimenti a procedere rispettivamente quando non si giustifichi rinunciare siccome date le condizioni di cui agli art. 52–54 CP o quando sia possibile prescindere dall’azione penale in base all’art. 8 cpv. 2 e 3 CPP.
L’azione penale è di principio obbligatoria e svolta dalle autorità penali, quindi è essenzialmente pubblica (art. 7 cpv. 1 CPP). Essa è svolta dal Ministero pubblico (art. 67 cpv. 1 LOG) e, per tale ragione, non può essere lasciata all’arbitrio o al sentimento soggettivo delle parti, ma deve fondarsi su oggettivi, concreti e sufficienti elementi indizianti. In questo senso non basta una diversa interpretazione delle risultanze da parte del reclamante, ma occorre la dimostrazione della verosimiglianza di alto grado circa altra conclusione che merita approfondimento.
3. 3.1.
Come indicato nelle considerazioni di fatto RE 1 ipotizza i reati di diffamazione giusta l’art. 173 cifra 1 CP [secondo cui è punito chiunque, comunicando con un terzo, incolpa o rende sospetta una persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla reputazione di lei o divulga una tale incolpazione o un tale sospetto (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, 4. ed., art. 173 CP n. 1 ss.)] e di calunnia giusta l’art. 174 cifra 1 CP [secondo cui è punito chiunque, comunicando con un terzo e sapendo di dire cosa non vera, incolpa o rende sospetta una persona di condotta disonorevole o di altri fatti che possano nuocere alla reputazione di lei o, sapendo di dire cosa non vera, divulga una tale incolpazione o un tale sospetto (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 174 CP n. 1 ss.)] in relazione alla dichiarazione scritta redatta da PI 1 e, come sostenuto dal querelante, prodotta dal legale della __________ nell’ambito della causa civile che vede opposta la __________ alla __________.
3.2.
3.2.1.
Gli art. 173 ss. CP proteggono l’onore, che è il diritto di ognuno di non essere considerato una persona da disprezzare.
Queste disposizioni proteggono l’onore personale, la reputazione ed il sentimento di essere uomo d’onore, di comportarsi secondo le regole e gli usi riconosciuti (decisioni TF 6B_673/2020 del 16.03.2021 consid. 4.2.; 6B_582/2020 del 17.12.2020 consid. 3.2.; DTF 145 IV 462 consid. 4.2.2.); sfuggono invece alla protezione penale quelle espressioni che – senza far apparire spregevole la persona attaccata – offuscano la reputazione di cui quest’ultima gode in ambito politico (decisioni TF 6B_1423/2019 del 26.10.2020 consid. 4.2.; 6B_1254/2019 del 16.03.2020 consid. 6.1.; DTF 145 IV 462 consid. 4.2.2.) o professionale (decisione TF 6B_1423/2019 del 26.10.2020 consid. 4.2.) oppure, ancora, l’opinione che ha di sé medesima (BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor art. 173 CP n. 5 ss.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, 3. ed., vor art. 173 CP n. 1 ss.).
Accusare qualcuno di avere avuto un comportamento potenzialmente sussumibile a un reato penale, costituisce un’offesa contro l’onore giusta gli art. 173 ss. CP (decisione TF 6B_178/2020 del 20.03.2020 consid. 4.1.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor art. 173 CP n. 21; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, op. cit., vor art. 173 CP n. 4). Laurent Rieben / Miriam Mazou, Commentaire Romand del Codice penale (CR CP) II ad art. 173 n. 1 e 2 rammentano come sia “… punissable selon cette disposition, celui qui, en s’adressant à un tiers, aura accusé une personne ou jeté sur elle le soupçon de tenir une conduite contraire à l’honneur, ou de tout autre fait propre à porter atteinte à sa considération, ainsi que celui qui aura propagé une telle accusation ou un tel soupçon … L’honneur se conçoit comme le droit au respect, droit qui est violé en présence d’une allégation de fait de nature à exposer la personne visée au mépris en sa qualité d’être humain. Il s’agit de la réputation et du sentiment d’être une personne honorable, qui se comporte comme une personne digne à coutume de le faire selon les conceptions généralement admises” (si vedano anche le note 1 – 55 dell’introduzione alle norme CP 173-178).
Deve quindi trattarsi di una allegazione di fatti, comunicati a terzi (ad esclusione dell’autore dell’allegazione e della parte che si ritiene lesa dall’affermazione). Il leso deve essere identificato nell’allegazione, ma è sufficiente che questi sia riconoscibile. L’affermazione, come indicato, deve accusare o gettare il sospetto di un comportamento del leso contrario all’onore.
3.2.2.
La questione a sapere se un’affermazione sia tale da nuocere alla reputazione di una persona deve essere decisa non secondo il senso che possono averle dato quelli che l’hanno sentita, ma secondo il senso che essa ha in base ad un’interpretazione oggettiva, ovvero secondo il senso che le attribuirebbe l’uditore o il lettore non prevenuto (decisioni TF 6B_673/2020 del 16.03.2021 consid. 4.2.; 6B_582/2020 del 17.12.2020 consid. 3.2.; DTF 145 IV 462 consid. 4.2.3.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor art. 173 CP n. 28 ss.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, op. cit., vor art. 173 CP n. 11).
3.2.3.
I reati contro l’onore presuppongono intenzionalità, che deve riferirsi all’affermazione lesiva dell’onore e – nel caso degli art. 173 s. CP – anche alla presa di conoscenza da parte del terzo (decisione TF 6B_584/2016 del 06.02.2017 consid. 3.1.1.). Il dolo eventuale è sufficiente per i reati di diffamazione e di ingiuria. Non è invece necessario un particolare “animus iniuriandi”, bastando che l’autore dei reati sia consapevole del fatto che le sue affermazioni possano nuocere alla reputazione della persona interessata e che ciò nonostante le proferisca (decisione TF 6B_541/2019 del 15.07.2019 consid. 2.1.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, op. cit., art. 173 CP n. 11 / art. 174 CP n. 3 / art. 177 CP n. 6; BSK Strafrecht II – F. Riklin, op. cit., ad art. 173 CP n. 9 e s. / art. 174 CP n. 6 / 177 CP n. 14; B. Corboz – Les infractions en droit suisse, vol. I, 3 ed., art. 173 CP n. 48 e ss. / 174 CP n. 11 e ss. / art. 177 CP n. 24 e s.).
3.2.4.
Il reato di ingiuria è applicabile qualora un giudizio di valore (“Werturteil”) sia stato proferito verso il leso stesso oppure al cospetto di terza persona (A. DONATSCH, Strafrecht III, 10. ed., p. 377) rispettivamente nel caso in cui un fatto (“Tatsachenbehauptung”) sia stato espresso verso il leso (A. DONATSCH, op. cit., p. 377).
Se un fatto è formulato alla presenza di terzi, è sussunto ai reati di diffamazione o di calunnia (A. DONATSCH, op. cit., p. 377).
“Terzo” è qualunque persona che non sia l’autore del reato o il leso dal reato (DTF 145 IV 462 consid. 4.3.3.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 173 CP n. 6 s.; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, op. cit., art. 173 CP n. 4 s.).
3.2.5.
In applicazione dell’art. 176 CP alla diffamazione e alla calunnia verbali sono parificate la diffamazione e la calunnia commesse mediante scritti, immagini, gesti oppure qualunque altro mezzo.
3.3.
3.3.1.
Come evocano dottrina e giurisprudenza (si vedano StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / V. LIEBER, op. cit., art. 173 CP n. 6-9; B. Corboz, op. cit., ad art. 173 n. 101 e ss.; BSK Strafrecht II – Riklin, Vorbem. zu Art. 173 ff n. 55 e ss. e CR CP II – L. RIEBEN / M. MAZOU, ad art. 173 CP n. 17) l’atto contemplato dall’art. 173 CP può essere reso lecito in presenza di fatti giustificativi, in applicazione in particolare dell’art. 14 CP (atto permesso dalla legge) che prevede che “chiunque agisce come lo impone o lo consente la legge si comporta lecitamente anche se l’atto in sé sarebbe punibile secondo il presente Codice o un’altra legge”. I motivi giustificativi della parte generale del CP sono prioritari rispetto alle condizioni che conducono all’esenzione di pena previste dall’art. 173 cpv. 2 CP (in questo senso DTF 123 IV 97 consid. 2c/aa e STF 6B_698/2012 consid. 3.3.). Nel loro commentario LAURENT Rieben / MIRIAM Mazou ricordano come “Il ne suffit cependant pas que l’énoncé incriminé intervienne dans le cadre de l’exercice d’une fonction ou d’une profession. Ainsi, le fonctionnaire qui agit dans le cadre de ses fonctions doit le faire conformément aux normes légales. Le magistrat qui impute des faits déshonorant au prévenu ne commet pas l’infraction de CP 173 tant qu’il se limite à ce qui est nécessaire et s’exprime de bonne foi en toute conscience, par exemple, pour motiver son jugement, ou son réquisitoire s’agissant d’un procureur. Il en va de même de l’avocat. Il est possible à celui-ci d’alléguer, par exemple dans une plaidoirie, un fait diffamatoire en remplissant son devoir de profession et en toute licéité pour autant que ledit devoir découle d’une norme juridique et que l’avocat ne dépasse pas les limites autorisées. L’avocat doit ainsi se limiter à ce qui est nécessaire et pertinent, articuler ses propos de bonne foi et présenter comme tel ce qui n’est que supposition. Cette jurisprudence s’applique également aux parties au procès et participants à la procédure. La question de savoir si l’auteur a agi dans le cadre d’un fait justificatif est prioritaire sur celle d’éventuelles preuves libératoires. Ainsi, le témoin qui, tout en remplissant correctement son devoir, exprime des allégations diffamatoires ne doit pas en plus apporter la preuve de la vérité ou de sa bonne foi”.
3.3.2.
Il Tribunale federale, nella giurisprudenza sviluppata in relazione all’art. 14 CP (che deve essere esaminato, come indicato, prima dell’art. 173 cifra 2 CP, v. STF 6B_1254/2019 del 16.03.2020 consid. 7.1.; DTF 131 IV 154 consid. 1.3.1.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., art. 173 CP n. 12), reputa che nell’ambito di una procedura giudiziaria le dichiarazioni lesive dell’onore espresse da una parte oppure dal suo patrocinatore sono giustificate dal diritto di perorare la propria causa e dai doveri a questo relativi, risultanti dalla Costituzione e dalla legge, purché siano pertinenti, non esorbitino da quanto necessario, non siano inutilmente offensive e non vengano diffuse in mala fede e purché semplici ipotesi siano designate come tali (decisioni TF 6B_1254/2019 del 16.03.2020 consid. 7.1.; 6B_541/2019 del 15.07.2019 consid. 2.2.; 6B_877/2018 del 16.01.2019 consid. 1.2.; DTF 135 IV 177 consid. 4.; 131 IV 154 consid. 1.3.1.; BSK Strafrecht I – M.A. NIGGLI / C. GÖHLICH, 4. ed., art. 14 CP n. 18 s.; BSK Strafrecht II – F. RIKLIN, op. cit., vor art. 173 CP n. 61; StGB Praxiskommentar – S. TRECHSEL / M. PIETH / C. GETH, op. cit., art. 14 CP n. 5).
Secondo l’Alta Corte alle parti va in sostanza riconosciuta una certa libertà di retorica che permette loro pure l’esternazione di valutazioni un po’ esagerate o addirittura di provocazioni, nella misura in cui le loro dichiarazioni non appaiano completamente prive di pertinenza o inutilmente offensive (decisioni TF 2C_103/2016 del 30.08.2016 consid. 3.2.1.; 6B_118/2015 del 16.07.2015 consid. 3.4.2.; 6B_666/2011 del 12.03.2012 consid. 1.2.).
Questa giurisprudenza è però applicabile soltanto a chi ha l’obbligo di esprimersi, non a chi sceglie liberamente di pronunciarsi [decisioni TF 6B_498/2012 del 14.02.2013 consid. 6.1.; 6B_698/2012 del 28.01.2013 consid. 3.2.1.; DTF 123 IV 97 consid. 2.c)aa)]. Nella STF 6B_498/2012 il TF, riferendosi all’applicazione dell’art. 14 CP, ha rammentato come tale norma possa essere invocata da una parte al processo (con le limitazioni descritte in precedenza) e non entra in considerazione, in relazione alle infrazioni contro l’onore, che se l’autore “était obligé de s’exprimer”. Su questo aspetto CORBOZ (op. cit., ad art. 173 n.104 e ss.) precisa come “aucune disposition légale, aucun devoir de fonction ou de profession n'ordonne ou n'autorise une diffamation au sens de l'art. 173 CP, c'est-à-dire d'adresser à un tiers une communication attentatoire à l'honneur d'autrui sans être en situation d'apporter une preuve libératoire. … Il se peut cependant que la loi institue un devoir de parler. Or, l'art. 173 CP est conçu en partant de l'idée que l'auteur est libre de s'exprimer ou non et qu'il choisit donc de porter atteinte à l'honneur d'autrui; cela explique qu'on exige de lui qu'il ne le fasse pas sans motif suffisant, principalement dans le dessein de dire du mal et sans indices sérieux. En revanche, si une personne est obligée de dire ce qu'elle tient pour vrai, sa situation est fondamentalement différente et il n'y a pas de raison de ne pas appliquer l'art. 14 CP (ATF 123 IV 98 s. [recte: 123 IV 97]) … Ainsi, le juge ou le fonctionnaire, qui a l'obligation légale de motiver sa décision, n'est pas punissable, en raison de son devoir de fonction, s'il se limite à ce qui est nécessaire et s'exprime de bonne foi, en toute conscience … Il en va de même du policier qui a le devoir de faire rapport, pour autant qu'il ne brode pas et décrive comme telles les simples rumeurs … La solution est la même dans le cas d'un fonctionnaire chargé de donner des informations à la presse, pour autant que la communication ait un contenu approprié et qu'il se soit exprimé avec la retenue nécessaire”. In merito al testimone il medesimo autore precisa che : “Le témoin, tenu de déposer, n'est pas punissable s'il se borne à répondre, sans formules inutilement blessantes, aux questions posées, en disant ce qu'il considère comme vrai (ATF 135 IV 178 consid. 4; 116 IV 214, 80 IV 60 consid. 2). La jurisprudence a assimilé au cas du témoin celui de la personne entendue à titre de renseignement qui pourrait refuser de déposer (ATF 135 IV 178 s consid. 4) … parce que la personne est invitée par une autorité à dire ce qu'elle sait dans l'intérêt public, en l'occurrence l'intérêt à une bonne administration de la justice; son devoir civique de contribuer à la manifestation de la vérité existe, mais elle pourrait s'y soustraire; en choisissant de s'y soumettre, elle demeure sous une pression morale qui justifie de ne pas l'assimiler à une personne qui s'exprimerait spontanément”. Corboz evidenzia quindi (op. cit., ad art. 173 n. 111) come l’art. 14 CP trovi applicazione (alle condizioni descritte in precedenza) se sussiste un vero e proprio dovere di dire, riferendosi al primo termine della norma (“Chiunque agisce come lo impone … la legge …”). Per quanto attiene invece all’aspetto del secondo termine della legge (“Chiunque agisce come … consente la legge …”) l’autore ammette l’esistenza di una zona grigia e ricorda come, rovesciando la precedente giurisprudenza, l’Alta Corte (nella DTF 135 IV 178 consid. 4) ha ritenuto che “le devoir procédural d'alléguer les faits constituait un devoir de s'exprimer selon l'art. 14 CP; une partie (et son avocat) peut ainsi invoquer cette disposition à la condition de s'être exprimée de bonne foi, de s'être limitée aux déclarations nécessaires et pertinentes et d'avoir présenté comme telles de simples suppositions”. In sostanza, in base alla giurisprudenza federale, all’avvocato ed al giornalista va riconosciuto un sostanziale obbligo di natura professionale (di patrocinare il cliente rispettivamente di informare il pubblico). Corboz, critico verso un’interpretazione estensiva dell’art. 14 CP, evidenzia (n. 114) comunque come “plus on s'éloigne d'un devoir de parler au sens strict, plus la jurisprudence insiste sur le fait que la personne doit se borner à exprimer, sans formule inutilement blessante, ce qu'elle tient de bonne foi pour vrai; on en vient ainsi à créer une certaine confusion avec la preuve libératoire de la bonne foi. Or, le fait justificatif de l'art. 14 CP ne doit pas conduire à éluder le système des preuves libératoires voulu par le législateur”.
3.4.
3.4.1.
In concreto, occorre anzitutto analizzare la natura lesiva dell’onore insita nelle affermazioni contenute nella dichiarazione scritta di PI 1 (doc. E allegato alla denuncia, AI 1) diffusa a terzi. Il procuratore pubblico, in maniera apparentemente contradittoria, sembrerebbe, da un lato, aver ritenuto che la dichiarazione scritta di PI 1 non fosse lesiva dell’onore. Egli ha, infatti, concluso che “dopo un’analisi dei fatti non si può che concludere che i fatti esposti nella querela non adempiono i requisiti legali né per il reato di diffamazione, né per quello di calunnia”, e che, “premesso che la dichiarazione scritta di PI 1 è una mera allegazione di parte, lo stesso ha riportato un vissuto personale, contenente dei giudizi prettamente personali, il tutto in quanto potenzialmente utile nella causa civile pendente (perlomeno all’epoca dei fatti)”. Dall’altro lato, il magistrato inquirente ha invece applicato alla fattispecie il motivo giustificativo dell’atto permesso dalla legge (così la marginale della norma) previsto dall’art. 14 CP, che presuppone, però, la realizzazione delle condizioni poste dal reato ritenuto di diffamazione. In altri termini per giungere all’applicazione, nel caso di specie, del motivo giustificativo dell’art. 14 CP il magistrato d’accusa deve avere ritenuto che lo scritto del signor PI 1 adempisse gli elementi oggettivi e soggettivi dell’art. 173 cpv. 1 CP, ma che tale agire fosse (perlomeno) consentito dalla legge. Il PP ha quindi implicitamente riconosciuto che quanto affermato da PI 1 nella propria dichiarazione scritta fosse lesivo dell’onore.
Ora, con le affermazioni riportate nella propria dichiarazione, per cui a RE 1 (e __________) “… interessava abbassare l’utile societario (__________ stava già operando in tal modo e ci fece vedere dei bilanci provvisori fatti) e pertanto avrebbe fatturato abbonamenti e quant’altro soprattutto nel 2023, solo qualche fattura richiesta dai clienti per il 2022 avrebbe dato seguito)”; che “RE 1 voleva fare in modo che __________ si abbassasse come valore, per poi fare proposta “oscena” al socio; la ritiro con pochi spiccioli, anche perché con CHF 100'000.- ne faccio un’altra di società simile ad __________, ho già tutto ed il resto continuo a portare via”; che “dal modo di parlare e dalle idee scaturite durante l’incontro (idee di come far saltare a breve la ditta agli occhi del soci, per poi riprenderla eventualmente) […]”; che “lei per prima, RE 1 in seconda battuta, propendessero per affossare la __________ sostituendola con una nuova o meglio con la __________ già operativa”, PI 1 ha lasciato intendere rispettivamente ha perlomeno gettato il sospetto che RE 1 (in quel periodo, ossia settembre 2022, presidente del CdA della __________) avesse l’intenzione di commettere delle irregolarità di natura contabile unitamente alla signora __________ (ritardi nelle fatturazioni con posticipazioni all’anno successivo) ed intendesse diminuire l’utile societario, con l’intento di diminuire il valore della società (“voleva fare in modo che __________ si abbassasse come valore”) allo scopo di ritirarla dal socio “con pochi spiccioli”, definendo “oscena” la proposta. __________, per quanto indica il doc. E, doveva (secondo la volontà attribuita da PI 1 a RE 1), essere tolto di mezzo. Il reclamante e __________, sempre in base al contenuto del doc. E, dopo avere appreso che non sarebbe stato possibile alla signora __________ amministrare __________ sarebbero stati propensi “per affossare” la società “sostituendola con una nuova o meglio la __________ già operativa”. PI 1 ha, così, reso sospetto RE 1 di un agire avente possibile rilevanza penale con l’intento di ledere il patrimonio societario, rispettivamente del socio.
3.4.2.
Il magistrato inquirente, ha, come indicato, implicitamente ritenuto lesive dell’onore le affermazioni contenute nel doc. E in danno di RE 1 (e __________), ma ha applicato al caso l’art. 14 CP, concludendo che le affermazioni (lesive dell’onore) erano state proferite nell’ambito di una procedura giudiziaria e che si era quindi trattato di dichiarazioni “di parte”.
Per quanto sostenuto nella querela 16 giugno 2023, e non contestato dal PP rispettivamente da PI 1 nelle loro rispettive osservazioni, il querelato PI 1 non è parte nella procedura giudiziaria in questione. Detta procedura civile (inc. __________) è, infatti, stata avviata dalla __________ (parte attrice), di cui RE 1 era socio e gerente, nei confronti della __________ (parte convenuta), di cui __________ è divenuta amministratrice unica a contare dal 18 novembre 2022 (cfr. estratto RC consultato online il 4 ottobre 2024), ed avente per oggetto prestazioni della società attrice che la stessa pretende non solute dalla convenuta __________. PI 1 non è, e non è stato in passato, membro del consiglio d’amministrazione della __________ con cui ha collaborato, e non risulta neppure azionista della medesima. Una collaborazione con __________ non attribuisce a PI 1 la qualità di parte nella procedura civile.
Va pure rilevato, sempre da quanto emerge dalla denuncia, che PI 1 non godrebbe neppure della qualità di testimone, non essendo stato in nessun momento citato dal Pretore a testimoniare, e comunque il doc. E non è stato redatto rispettivamente prodotto in occasione di una testimonianza resa dinanzi al Giudice civile. Il querelato si sarebbe limitato a consegnare in qualità di terzo, estraneo alla procedura civile, una dichiarazione scritta al legale di __________, il quale l’avrebbe poi a sua volta prodotta al Pretore quale doc. 2 allegato a delle osservazioni spontanee presentate durante l’udienza di conciliazione dell’11.05.2023. Alle dichiarazioni di PI 1 non può quindi essere applicato il motivo giustificativo previsto dall’art. 14 CP. Come ricordato da Corboz (op. cit. n. 109) “Le témoin, tenu de déposer, n'est pas punissable s'il se borne à répondre, sans formules inutilement blessantes, aux questions posées, en disant ce qu'il considère comme vrai (ATF 135 IV 178 consid. 4; 116 IV 214, 80 IV 60 consid. 2)”. In casu nessuna citazione a teste, nessuna audizione e nessuna domanda specifica da parte del giudice civile o delle parti da esso autorizzate. Si deve comunque evidenziare che, come stabilito dalla giurisprudenza, occorre distinguere tra chi ha l’obbligo di esprimersi perché citato quale teste (con gli obblighi di procedura noti) e chi sceglie liberamente di pronunciarsi. In concreto, PI 1, come indicato, non è parte e neppure testimone, è un terzo che ha redatto e consegnato spontaneamente al legale della __________ la dichiarazione scritta in questione (cfr. duplica 27.09.2023 p.1, doc. CRP 11), legale che, altrettanto spontaneamente, ha prodotto la medesima al Pretore nell’ambito della causa civile.
Di conseguenza, l’art. 14 CP non è applicabile al caso concreto.
3.5.
Alla luce di quanto precede il decreto di non luogo a procedere del 26 giugno 2024 deve essere annullato.
Gli atti sono ritornati al magistrato inquirente il quale dovrà compiere i necessari atti istruttori al fine di esaminare gli ulteriori requisiti dei reati ipotizzati, nonché di effettuare gli approfondimenti necessari concernenti la prova della verità e della buona fede.
4. Il gravame è accolto. Non si prelevano tassa di giustizia e spese (art. 428 cpv. 4 CPP). Lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà al reclamante, vincente, un’adeguata indennità (art. 436 cpv. 3 CPP).
Per questi motivi,
richiamati gli art. 173 e 174 CP, 379 ss. e 393 ss. CPP, 1 ss. e 25 LTG ed ogni altra disposizione applicabile,
pronuncia
1. Il reclamo è accolto. Di conseguenza:
§ Il decreto di non luogo a procedere 26.06.2023 (NLP 1603/2023) del procuratore pubblico Daniele Galliano è annullato.
§§ Gli atti dell’inc. NLP 1603/2023 sono ritornati al magistrato inquirente per i suoi incombenti.
2. Non si prelevano tassa di giustizia e spese. Lo Stato della Repubblica e del Cantone Ticino rifonderà a RE 1, __________, CHF 800.-- (ottocento) quale indennità.
3. Rimedio di diritto:
Contro decisioni finali, contro decisioni parziali, contro decisioni pregiudiziali e incidentali sulla competenza e sulla ricusazione e contro altre decisioni pregiudiziali e incidentali (art. 90 a 93 LTF) è dato, entro trenta giorni dalla notificazione della decisione (art. 100 cpv. 1 LTF), il ricorso in materia penale al Tribunale federale, per i motivi previsti dagli art. 95 a 98 LTF (art. 78 LTF). La legittimazione a ricorrere è disciplinata dall’art. 81 LTF.
4. Intimazione:
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arch. Leo Rauseo, Via Besso 42a, 6900 Lugano
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Per la Corte dei reclami penali
Il vicepresidente La cancelliera