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Incarto n. |
22 febbraio 1999 |
In nome |
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composto dai giudici: |
Efrem Beretta, presidente,
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vicecancelliera |
Daniela Regazzi Fornera |
visto il ricorso del 20 novembre 1997 di
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Comune di _________, _________, rappr. da: Municipio di _________, __________ _________,
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contro |
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la decisione del Consiglio di Stato no. __________ del __________ ottobre 1997 che approva il nuovo Piano Regolatore del Comune di _________;
vista la risposta del Governo del __________ marzo 1998;
letti ed esaminati gli atti;
esperiti i necessari accertamenti; |
r i t e n u t o
in fatto
a. Con risoluzione
governativa __________ottobre 1997, n°__________, il Consiglio di Stato ha
approvato la revisione del PR.
Nell’ambito di quest’approvazione il Governo ha negato l’attribuzione dei particellari
no. __________ e __________RFD, siti in località _________, alla zona
edificabile semi estensiva (RSE) ritenuto come non sia pianificatoriamente
corretto considerare il comparto in oggetto alla stessa stregua del resto della
zona edificabile del comune vista la diversa situazione territoriale (comparto
isolato, inquinamento fonico, ecc.). Rispettivamente non ha approvato, per
mancanza della procedura di dissodamento, l’attribuzione del mappale no.
__________, sito in località _________, alla zona RSE, confermando la zona
boschiva.
b. Contro questa decisione è insorto in data 20 novembre 1997 il Comune di _________ presso questo Tribunale chiedendo l’annullamento della decisione del Consiglio di Stato e quindi l’attribuzione dei fondi __________, __________e __________alla zona edificabile così come da lui deciso con l’adozione del nuovo PR.
c. Nella risposta
all’impugnativa il Consiglio di Stato si riconferma nella sua tesi e chiede la
reiezione del ricorso.
In particolare per quel che concerne la località _________, ossia i mappali no.
__________ e no. __________ il Governo ha ravvisato due situazioni diverse: per
l’area relativa al particellare no __________, posta a nord della strada
d’accesso, ha previsto l’assegnazione del fondo alla limitrofa zona agricola. Percontro
per quanto riguarda l’area a sud della strada d’accesso (mappale no. 4),
considerata la presenza di un ristorante ma l’impossibilità di applicare in
loco i parametri previsti per la zona RSE visto l’inquinamento fonico a cui
essa è soggetta, il Consiglio di Stato ha ritenuto opportuno imporre al Comune
lo studio di una variante che prevedesse la creazione di una zona edificabile
particolare capace di garantire la continuità d’uso.
d. In data 26 maggio 1998 si è tenuta un’udienza in contraddittorio; all’occasione le parti si sono riconfermate nelle rispettive allegazioni e domande, rinunciando al dibattimento finale e alla presentazione di conclusioni.
c o n s i d e r a t o,
in diritto
1. A norma dell’art. 38 LALPT contro le decisioni del Consiglio di Stato è dato ricorso al TPT entro 30 giorni dalla notificazione.
L’art. 38 LALPT legittima a ricorrere il comune (cpv. 4 lett. a), i già ricorrenti, per gli stessi motivi (cpv. 4 lett. b), e ogni altra persona o ente che dimostri un interesse degno di protezione a dipendenza delle modifiche decise dal Consiglio di Stato (lett. c).
In concreto, la legittimazione ricorsuale è data a norma dell’art. 38 cpv. 4 lett. a LALPT e il ricorso, intimato nel termine di 30 giorni di cui all’art. 38 LALPT, è tempestivo.
2. Il comune gode di
autonomia in quelle materie che il diritto cantonale o federale non regola
esaurientemente, ma lascia in tutto o in parte alla regolamentazione del
comune, conferendogli una notevole latitudine decisionale (DTF 115 Ia 44). Il
comune ticinese usufruisce di questa autonomia in materia di pianificazione del
territorio (art. 1 LE 73, art. 24 LALPT; DTF inedita 21 novembre 1990 in re
comune di __________). L’autonomia non è però assoluta. Giusta l’art. 33 cpv. 3
lett. b) LPT il diritto cantonale deve garantire il riesame completo del PR da
parte di almeno un’istanza. Nel Cantone Ticino l’autorità competente è, a norma
dell’art. 37 LALPT, il Consiglio di Stato, che decide i ricorsi ed approva il
PR con pieno potere cognitivo. Ciò significa controllo non solo della
legittimità ma pure dell’opportunità delle scelte pianificatorie comunali. A
contemperare l’estensione di tale controllo con l’autonomia riconosciuta al
comune interviene il principio dell’art. 2 cpv. 3 LPT: Le autorità
incaricate di compiti pianificatori badano di lasciare alle autorità loro
subordinate il margine d’apprezzamento necessario per adempiere i loro compiti.
Il Consiglio di Stato non può, dunque, semplicemente sostituire il proprio
apprezzamento a quello del comune, ma deve rispettarne il diritto di scegliere
tra più soluzioni adeguate quella ritenuta più opportuna. Il Consiglio di Stato
non può però limitarsi a intervenire nei soli casi in cui la soluzione comunale
non poggi su alcun criterio oggettivo, sia manifestamente insostenibile. Deve
al contrario rifiutare l’approvazione di quelle soluzioni che disattendono i
principi e gli scopi pianificatori fondamentali del diritto federale o non
danno loro sufficiente attuazione, rispettivamente che non tengono
adeguatamente conto della pianificazione di livello cantonale, segnatamente dei
dettami del Piano Direttore cantonale.
L'autorità governativa verificherà segnatamente che sia stata effettuata in
modo corretto la ponderazione globale degli interessi richiesta dall'art. 3
OPT.
Se l’autorità di approvazione esige dal comune, per motivi oggettivi, di porre
il PR in consonanza con l’ordinamento giuridico e in primo luogo con la
Costituzione, il comune invocherà invano la lesione della sua autonomia (DTF 1.
giugno 1995 in re Comune di Gandria, 116 Ia 226 seg. consid. 2a; Alfred Kuttler,
Zum Schutz der Gemeindeautonomie in der neueren bundesgerichtlichen Rechtsprechung,
in Rep. 1991, pag. 45 seg., in part. 55).
Quanto al Tribunale della pianificazione del territorio non dispone,
contrariamente al Consiglio di Stato, del sindacato d’opportunità (tranne, in
applicazione dell’art. 33 cpv. 3 lett. b LPT, se col ricorso è impugnata una
modifica d’ufficio del PR; cfr. DTF 23.6.1995 1P.135/1995 in re Fond. University
of philosophy conc. PR __________).
Il ricorso è infatti proponibile solo contro la violazione del diritto (in
particolare contro l’errata o mancata applicazione di una norma stabilita dalla
legge o risultante implicitamente da essa, l’apprezzamento giuridico erroneo di
un fatto, l’eccesso o l’abuso di potere, la violazione di una norma essenziale
di procedura) e contro l’accertamento inesatto o incompleto dei fatti rilevanti
per la decisione (art. 38 cpv. 2 e 3 LALPT).
A mente di questo Tribunale, in concreto non sussistono i presupposti per
ritenere violata l'autonomia comunale. Il Governo cantonale ha agito nei limiti
del suo potere di apprezzamento, che, ricordiamo, abbraccia anche il sindacato
d'opportunità, ma soprattutto la verifica del rispetto dei principi
fondamentali della pianificazione del territorio, tra cui appunto il principio
volto ad un uso parsimonioso del suolo in vista di un insediamento ordinato,
commisurato ai bisogni della popolazione e dell'economia e rispettoso della
salute dell’uomo e dell’ambiente. Concetti questi disattesi dall’autorità
comunale, come diremo meglio in seguito, ragion per cui la modifica operata dal
Consiglio di Stato appare giustificata.
3. Scopo essenziale della pianificazione è di “assicurare una funzionale utilizzazione del suolo e una razionale abitabilità del territorio” (art. 22 quater Cost.).
La LPT riprende e sviluppa tale postulato. Secondo l’art. 1 LPT il suolo dev’essere utilizzato con misura, l’insediamento ordinato in vista di uno sviluppo armonioso del paese. A questo scopo la pianificazione deve tener conto delle condizioni naturali, dei bisogni della popolazione e dell’economia. Deve proteggere le basi naturali della vita, come il suolo, l’aria, l’acqua, il bosco e il paesaggio. Deve garantire la difesa nazionale. Giusta l’art. 3 LPT il paesaggio va tutelato sia mantenendo sufficienti superfici coltive per l’agricoltura, sia integrando in esso gli insediamenti, conservando i siti naturali e gli spazi ricreativi, permettendo al bosco di adempiere le sue funzioni. Gli insediamenti vanno strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione. Si dovrà aver cura di preservare l’abitato da immissioni nocive e moleste, di inserire molti spazi verdi e alberati, di creare vie pedonali e ciclabili. Si tratta di esigenze spesse volte contrastanti, di una realtà troppo complessa per poter essere gestita con formule riduttivamente rigide e schematiche. In realtà, solo un’attenta ponderazione dei molteplici e contrastanti interessi in giuoco consente di comporre in modo ottimale i conflitti tra le diverse utilizzazioni del territorio, al fine di consentire un insediamento equilibrato, dallo sviluppo armonioso, che rispetti la natura e più specificamente l’ambiente, rispondendo in modo diversificato ai bisogni e alle aspirazioni della popolazione (cfr. DTF 117 Ia 432 consid. 4b, 115 Ia 339 consid. 5, 113 Ia 461 consid. 5a).
4. Come già rilevato
nei fatti, con la decisione qui impugnata il Consiglio di Stato ha innanzitutto
negato l’approvazione dell’inserimento dei mappali no. __________ e no.
__________, siti in località _________, nella zona edificabile semi estensiva.
4.1. Il Comune censura
dapprima la mancata attribuzione del mappale no. __________ alla zona
edificabile RSE, ritenuto come in concreto questo tipo d’azzonamento sarebbe
necessario data la presenza sul mappale di un esercizio pubblico.
Al riguardo di questa censura va previamente verificato se è adempiuto il
presupposto processuale dell’esistenza di un oggetto litigioso (Streitgegenstand),
ovvero una decisione impugnabile ai sensi dell’art. 37 LALPT.
Per risolvere questa questione occorre analizzare attentamente il contenuto
della decisione censurata. Al proposito il Consiglio di Stato ha da un lato,
ovvero al capitolo 4.2.3 della sua risoluzione, indicato che non intendeva
approvare l’inserimento in zona residenziale RSE del mappale no. __________ e
che di conseguenza sospendeva l’approvazione dando compito al Comune di
studiare una variante più consona alle reali esigenze, entro un anno dalla
risoluzione (vedi pag. 19 ); mentre dall’altro lato, ossia nel punto q del
dispositivo, a pag. 38 della decisione, ha risolto che per quanto riguardava il
tema di cui al punto 4.2.3, avrebbe statuito definitivamente solamente in un
secondo tempo, dopo che il Municipio e i proprietari dei fondi interessati si
sarebbero espressi in merito mediante la presentazione di proprie osservazioni
entro un mese dalla scadenza di pubblicazione all’albo comunale. Giusta il
punto 7 a pag. 40 del dispositivo, il Municipio e i proprietari interessati
dalla posticipazione della decisione, avrebbero potuto ricorrere davanti a
questo Tribunale solo una volta emanata la decisione definitiva del Governo.
Decisione quest’ultima che non risulta sia stata mai presa dall’autorità
cantonale, come del resto non risulta neppure che il Municipio abbia presentato
delle osservazioni.
In conclusione si può dire che, per quanto riguarda specificamente l’azzonamento
del particellare no. __________ di cui all’allegato no . __________ della
risoluzione, non esiste al momento attuale ancora nessuna decisione governativa
definitiva suscettibile di essere impugnata. La ricevibilità del ricorso su
questo punto non può di conseguenza che essere negata.
4.2. Per quel che concerne
il mancato azzonamento del particellare no. __________in zona edificabile semi
estensiva con conseguente azzonamento d’ufficio in zona agricola, va rilevato
per contro quanto segue.
4.2.1 A norma dell'art. 15 LPT la zona edificabile comprende i terreni idonei all'edificazione già edificati in larga misura o prevedibilmente necessari all'edificazione e urbanizzati entro quindici anni.
L’art. 15 LPT pone le condizioni minime perché l’attribuzione alla zona edificabile possa entrare in linea di conto. Al disotto di questa soglia l’azzonamento è escluso, a priori.
Non basta, per converso, che i requisiti legali siano tutti dati, e in modo chiaro e incontrovertibile, perché l’inserimento in zona edificabile si imponga. Un comprensorio può infatti rispondere alla definizione legale di più zone, prestarsi ad es. sia all’edificazione sia all’agricoltura o contenere valori naturali e paesaggistici che ne impongano la protezione a dispetto delle altre idoneità.
Spesso non può essere categoricamente risposto al quesito se i singoli requisiti sono effettivamente adempiuti (ad es. se il terreno si presta effettivamente alla costruzione, se rientra o può esser fatto rientrare in un comprensorio già largamente edificato e neppure se sarà necessario per l’edificazione nei prossimi quindici anni). In simili circostanze i criteri dell’art. 15 LPT intervengono come punti di vista, elementi di giudizio da mettersi a raffronto con le opposte ragioni, in una ponderazione degli interessi che in quei casi è imprescindibile (DTF 113 Ia 448 segg. consid. 4bc/bd, 114 Ia 250 segg. consid. 5b, 118 Ib 344 segg. consid. 4a).
Tranne, dunque, nella misura in cui servano ad escludere incontrovertibilmente l’appartenenza di un terreno alla zona da essi definita, gli articoli 15, 16 e 17 LPT vanno relativizzati.
Si consideri inoltre che per la loro funzione eminentemente pianificatoria i criteri da essi enunciati possono solo riferirsi a interi comparti e non a singole particelle; essi intervengono in una prospettiva generale, d’ordine superiore che li rende inadeguati a risolvere i problemi attributivi di terreni isolati.
4.2.2 L’idoneità va generalmente riconosciuta se il terreno si presta per le sue caratteristiche naturali (morfologiche, topografiche, climatiche, ecc.) all’uso che si vuol fare del suolo.
La sua attribuzione a zona edificabile deve peraltro rispettare i principi pianificatori degli art. 1 e 3 LPT. Dev’essere in particolare compatibile con l’esigenza di creare e conservare insediamenti accoglienti (art. 1 cpv. 2 lett. b LPT), consentire una razionale ripartizione delle abitazioni e delle attività lavorative, offrire un sufficiente accesso attraverso la rete viaria pubblica, preservare l’abitato dalle immissioni nocive o moleste (art. 3 cpv. 3 lett. a e b LPT). Deve inoltre tener adeguatamente conto delle necessità delle infrastrutture pubbliche (DTF 114 Ia 251 consid. 5c).
4.2.3 Per stabilire se un terreno è già ampiamente edificato si tiene conto delle costruzioni già esistenti, della natura della loro utilizzazione, delle infrastrutture presenti, delle licenze edilizie già rilasciate per progetti pubblici e privati, dell’attività edificatoria fin lì intrapresa, ecc. Entrano in considerazione solo le costruzioni che per la loro tipologia e l’impiego fattone appartengono di per sé alla zona edificabile, a eccezione segnatamente delle costruzioni agricole. Determinanti non sono però le singole costruzioni, né le singole particelle. Il requisito va invece esaminato per rapporto a tutto il comprensorio. Bisogna che le costruzioni creino un gruppo di case effettivamente abitato e utilizzato, purché non lo sia a scopo agricolo. Né basta peraltro la semplice presenza di un gruppo di case: queste devono presentare assieme il carattere di un insediamento unitario, devono formare un insieme sufficientemente concluso, avere una fisionomia abbastanza marcata, un minimo di coerenza formale e funzionale, che ne faccia un nucleo vitale e non una casuale disseminazione di case più o meno ravvicinate.
Si terrà conto che l’art. 3 LPT esigendo che gli insediamenti siano strutturati secondo i bisogni della popolazione e limitati nella loro estensione pone il principio della concentrazione delle aree edificabili e, implicitamente, della densificazione edificatoria. L’edificazione sparsa (Streubauweise) è condannata, per lo spreco di terreno e l’irrazionalità dell’assetto territoriale che ne consegue; la creazione di piccole zone lontano dall’abitato può essere considerata non solo indesiderata ma addirittura contraria al diritto federale (DTF 116 Ia 336 segg. consid. 4, 114 Ia 255 consid. 3c).
Va tuttavia considerato che il criterio della preesistenza di un’ampia edificazione, come gli altri dell’art. 15 LPT, può assumere valenza assoluta solo in senso negativo, serve cioè a escludere l’attribuzione a zona edificabile solo di quei terreni che incontrovertibilmente non presentino i requisiti necessari. Negli altri casi si dovrà procedere a ponderazione (DTF 113 Ia 450 segg. consid. 4 d).
4.2.4 Il requisito più delicato è quello della prevedibile necessità di usare determinati fondi per l’edificazione nell’arco di quindici anni.
Il metodo solitamente usato consiste nel determinare quale è stato il fabbisogno di terreno edificabile negli ultimi anni, se ne estrapola quindi il trend per pronosticare il fabbisogno dei prossimi quindici anni; nel contempo si rileva l’evoluzione demografica degli ultimi anni, ricavandone una prognosi di sviluppo per i prossimi quindici. Si confronta infine questi dati con la contenibilità del piano. Il metodo è stato ritenuto compatibile con l’art. 15 LPT dal Tribunale federale (DTF 116 Ia 230). Un altro metodo basa la prognosi dell’art. 15 sul rapporto tra superfici costruite e rimaste libere all’interno della zona edificabile. Dal raffronto annuale si evince il tasso di utilizzo delle riserve di aree edificabili negli ultimi anni e se ne calcola il fabbisogno per i prossimi 15. Pure questo metodo ha avuto l’approvazione del Tribunale federale (DTF 114 Ia 369, 116 Ia 231). Importante alla fin fine è che la riserva di aree edificabili offra sufficiente ricettività alla popolazione pronosticata.
Una volta fatto il raffronto tra contenibilità e presumibile fabbisogno rimane da stabilire se la prima è ragionevolmente commisurata al secondo. Il Tribunale federale ha giudicato che il fattore due, ossia il raddoppio del numero degli abitanti nel termine di 15 anni, poteva essere accettato quale principio pianificatorio, purché si limitasse a fissare il dimensionamento massimo della zona edificabile ammissibile in casi estremi e in quelli solo, non invece se dovesse valere quale generale licenza di aumentare la zona edificabile sì da contenere il doppio della popolazione (DTF 116 Ia 230). Il Tribunale federale ha condannato l’eccessivo schematismo di simili formule.
Pure qui si riterrà violato l’art. 15 LPT solo se è manifesto che la zona edificabile è eccessivamente dimensionata. L’art. 15 LPT, avverte il Tribunale federale, non ha carattere di assolutezza, non è da solo determinante. L’azzonamento deve tendere come tutta la pianificazione a realizzare un insediamento equilibrato, commisurato allo sviluppo che si vuole imprimere al paese. Ciò richiede la ponderazione generale di tutti gli aspetti ed interessi essenziali attinenti al territorio (DTF 116 Ia 232, 114 Ia 369, 113 Ib 230 segg. consid. 2c).
4.2.5 Nel caso in esame
questo Tribunale ritiene che l’assegnazione del particellare no. 752 alla zona
edificabile non si giustifica
essenzialmente perché il requisito di cui alla lett. a) dell’art 15 LPT
sviluppato nel precedente considerando no. 4.2.3, che prevede la presenza di un
comparto già ampiamente edificato, rispettivamente che sancisce il principio
della concentrazione delle aree edificabili e condanna l’edificazione sparsa, non
è adempiuto. Il fondo in questione risulta infatti completamente staccato dal
comparto edificabile. Posto nella parte bassa del comune, esso costituisce in
pratica un lembo di terra incuneato tra l’autostrada e il fiume, confinante a
nord con la zona agricola e a sud con una sola particella (mapp. no 4), sulla
quale sorge un esercizio pubblico. Attribuire a questo comparto il carattere di
zona edificabile marginale secondaria, come la giurisprudenza riconosce a certi
piccoli territori posti al bordo della zona edificabile (cfr. DTF 124 II 394 ss),
non è a mente di questo Tribunale corretto, trattandosi come detto di un
terreno isolato che in nessun modo condivide la funzione insediativa
dell’abitato principale del comune. Inoltre esso non possiede di per se nessun
carattere insediativo unitario. A nulla giova la presenza sul fondo medesimo e
su quello adiacente di due costruzioni. Determinante ai fini dell’art 15 LPT
non è infatti che la singola particella sia edificata, ma che lo sia l’intero
comprensorio della quale essa fa parte.
In conclusione quindi già per questo motivo l’assegnazione del particellare no.
__________alla zona edificabile non si giustifica.
4.2.6 In concreto non risulta del resto neppure adempiuto il requisito della prevedibile necessità all’edificazione sancito dalla lett. b dell’art 15 LPT. Dal rapporto di pianificazione si evince che attualmente il comune di _________ conta 798 unità insediative, comprendente 693 abitanti, 45 posti lavoro e 60 posti turistici. Ritenuto che il nuovo PR è dimensionato per circa 1’400 unità insediative, suddivise in 1’130 abitanti, 220 posti di lavoro e 69 posti turistici, esiste un potenziale di riserva per l’edificazione che permette quasi il raddoppio dell’attuale popolazione. In simili circostanze è evidente che l’attribuzione di altri 2’000 mq di terreno alla zona edificabile non solo non è necessaria, ma contraria ai principi di legge di cui si è detto sopra.
4.2.7 Abbondanzialmente va inoltre rilevato che in concreto si ha motivo di credere che neppure il requisito dell’idoneità all’edificazione è adempiuto.
Infatti giusta l'art. 3
cpv. 3 lett. b) LPT le autorità incaricate di compiti pianificatori devono tra
l'altro provvedere a che i luoghi destinati all'abitazione vengano preservati
il più possibile da immissioni nocive o moleste per l'uomo, come può essere ad
esempio il rumore. A questo proposito i piani regolatori rappresentano gli
strumenti adatti per concretizzare le necessarie misure di protezione
attraverso l’attribuzione di gradi di sensibilità al rumore alle diverse zone
di utilizzazione (art. 43 OIF). Alle zone in cui non sono ammesse attività
moleste, in particolare a quelle destinate all’abitazione, dovrà essere
assegnato di regola il grado II. A norma dell’art. 24 cpv. 1 LPA , le nuove
zone destinate alla costruzione di abitazioni per il soggiorno prolungato di
persone, possono essere create soltanto nelle regioni in cui le immissioni
foniche non superano i valori di pianificazione o nelle quali questi valori
possono essere rispettati mediante misure di pianificazione, sistemazione o
costruzione. Questo anche per attuare il principio di cui all'art. 1 cpv. 2 LPA
postulante una preventiva protezione contro eventuali effetti dannosi
dell'ambiente sull'uomo.
Per il caso all’esame risulta dagli atti dell’incarto che l’attribuzione del particellare
__________alla nuova zona residenziale con conseguente assegnazione del grado
di sensibilità II, non permette il rispetto dei valori di pianificazione. In
effetti il fondo è situato proprio a ridosso dell’autostrada, oltre che in
prossimità di importanti svincoli stradali e, come osserva la Sezione
dipartimentale della protezione dell’aria e dell’acqua, è esposto ad un elevato
carico fonico. Non si vede con quali provvedimenti pianificatori, di
sistemazione o di costruzione si possa ridurre il rumore entro i limiti dei
valori di pianificazione.
4.2.8 Confermato il mancato adempimento dei presupposti per l’assegnazione alla zona edificabile, resta da esaminare la fondatezza dell’assegnazione di questo particellare alla zona agricola, censurata dal Comune ritenendo l’area in questione poco pregiata dal profilo agricolo.
Ai sensi dell’art. 16 LPT le zone agricole comprendono i terreni idonei all’utilizzazione agricola o all’orticoltura e i terreni che, nell’interesse generale, devono essere utilizzati dall’agricoltura, con l’avvertenza che, per quanto possibile, devono essere delimitate ampie superfici contigue.
Va tenuto presente che i terreni agricoli hanno subito una drastica riduzione negli anni addietro, il che rende particolarmente importante ed attuale la salvaguardia di quelli superstiti e ciò per tutta una serie di motivi, che vanno dalle necessità dell’agricoltura stessa, all’esigenza di assicurare l’approvvigionamento alimentare del paese in caso di grave crisi, alla riserva di aree impregiudicate per le prossime generazioni e infine alla protezione del paesaggio.
Come rileva il Tribunale
federale, le finalità della zona agricola sono molteplici: travalicano
l’ambito meramente agricolo per invadere la politica dell’alloggio, del
mercato immobiliare, della protezione dell’ambiente, ecc. La zona agricola è
l’antagonista per eccellenza della zona edificabile di cui è chiamata a
contrastare l’invadenza. In questa funzione deve mantenere libere anche aree
mediocremente idonee all’agricoltura ma meritevoli per altre considerazioni di
essere conservate.
Né la legislazione cantonale né quella federale, e tanto meno la
giurisprudenza, prescrivono di attribuire alla zona agricola solo i comparti
territoriali fertili, vasti e pianeggianti. Certo, questi, ed in particolare le
aree SAC, sono i primi da inserire in zona agricola. Anche terreni meno idonei
possono però senz’altro esservi inclusi.
Nel caso concreto, il sopralluogo ha evidenziato che l’inserimento in zona agricola è assolutamente conforme all’art. 16 LPT; l’area all’esame non è infatti né improduttiva né tanto meno sterile.
Il terreno é di natura essenzialmente prativa (adatto allo sfalcio quindi). Morfologia e clima lo rendono potenzialmente atto anche alla viticoltura.
Nel complesso, ed in particolare se si considerano anche i terreni agricoli adiacenti, si tratta di un’area sufficientemente vasta (perlomeno alle nostre latitudini) e soprattutto contigua, ed in questo si realizza quanto auspicato dal cpv. 2 dell’art. 16 LPT.
Ciò considerato questo Tribunale ritiene pertanto che l’inserimento in zona agricola del particellare no __________è sicuramente conforme all’art. 16 LPT nonché ai principi di cui sopra. Anche su questo punto quindi la censura del ricorrente non può venir accolta.
5. Il Consiglio di
Stato ha pure negato l’attribuzione del mappale no. __________alla zona RSE,
mantenendolo in zona boschiva, ritenuta la mancata presentazione preventiva di
una domanda di dissodamento giusta l’art. 12 LFo.
La decisione merita conferma. In effetti l’inclusione di foreste in una zona di
utilizzazione è subordinata, a norma dell’art. 12 Lfo, all’ottenimento di un
permesso di dissodamento.
Questo permesso non è stato né chiesto né ottenuto e in assenza il Consiglio di
Stato non avrebbe potuto approvare l’azzonamento senza violare la Lfo e
disattendere il principio del coordinamento, ora consacrato dall’art. 25 a LPT
e peraltro dall’art. 2 OPT, ma già sancito da una ormai consolidata
giurisprudenza federale, inaugurata con la nota sentenza Chrüzlen (DTF 116 Ib
50; per gli sviluppi v. in part. DTF 122 II 81 consid. 6 pag. 85 seg. ma pure
117 Ib 325 consid. 2b pag. 329/330). Per queste ragioni il ricorso va respinto
pure su questo punto.
6. Considerato come il Comune di _________ è in parte intervenuto a difesa di propri interessi patrimoniali (è proprietario del particellare no. __________), risulta giustificata l’assegnazione di tasse di giustizia e spese.
Per questi motivi,
visti gli articoli di legge applicabili alla fattispecie,
dichiara e pronuncia
1. Nella misura in cui è ricevibile, il ricorso é respinto.
2. Il Comune é condannato al
pagamento delle tasse di giudizio e
delle spese per complessivi fr. 300.--.
3. Intimazione:
- Municipio di _________
- Consiglio di Stato, Bellinzona
- Sezione pianificazione urbanistica, Bellinzona
Tribunale della pianificazione del territorio
Il presidente Il segretario